XXXX.LA DIVINA COMEDIA

XXXX.LA DIVINA COMEDIANella sua prima giovinezza, “passando... per un cammino lungo lo quale sen gìa un rivo chiaro molto„, (VN. 19) chè può ben essere il “fiumicelche nasce in Falterona„, (Pur. 14, 17) e non differire dal “fiume bello e corrente e chiarissimo„, (VN. 9) lungo il quale gli era già apparso Amore peregrino; Dante concepì un suo primo disegno di ciò che fu la Comedia; la quale fu richiamata al pensiero, e così disegnata come ella è, più di venti anni dopo,iuxta Sarni fluenta,[564]cioè lungo il medesimo fiume d'allora. E quest'ultima circostanza spiega benissimo, come a un tratto, quasi in un baleno, negli stessi luoghi a lui venisse la stessa ispirazione.[565]Il primo disegno era questo. Dante ispirato dalle confessioni di S. Agostino, il quale narra come di buono divenisse cattivo e di cattivo tornasse buono e migliore e ottimo,[566]imaginava o narrava d'essere stato ingannato, nella sua adolescenza, dall'amore, incolpevole, sementa come d'ogni virtù così d'ogni vizio, e d'essere stato distolto di amar Beatrice; e poi di ritornare a lei pentito.[567]Per mostrare chel'amore è passione incolpevole, mentre è colpevole chi male ama e disama, il Poeta adolescente faceva che Amore stesso, mal vestito e vergognoso ed errante, desse prima il consiglio cattivo, e poi il rimprovero o il compianto d'averlo seguito. Per mostrare che ell'erano false imagini di bene, cioèsimulacrad'amore, Dante fingeva che il suo nuovo amore (vero o non vero che in sè fosse) fosse un amor simulato. Ora Dante si pentiva e tornava alla sua Beatrice.Beatrice o Bice era veramente una fanciulla fiorentina ch'egli amò sin da bambino. L'amò invero come si ama, desiderando e sognando,[568]struggendosi e adorando.[569]Ella era una donna reale; che se tale non era, egli non aveva bisogno di fingere ch'ella morisse, quando per il suo disegno poetico e filosofico ebbe necessità di tal morte: poteva narrare ch'ella era morta.[570]E invece fu la vera morte di lei che interruppe quel disegno primo!Bice era una donna reale, ma a Dante negata o vietata. E Dante allora trasfigurò, ispirandosi a un'altra opera di S. Agostino (ai libri contro Fausto il qual Fausto è ricordato nelle Confessioni), inSapienzaoSperanza dell'eterna contemplazione.[571]Essa, la Rachele del patriarca, non si può vedere, se non morendo, se non liberandosi del grave involucro corporeo.[572]E così Dante in due canzoni, chedi quel primo disegno ci rimangono, cantava, nella prima, come Beatrice fosse codesta speranza, per cui l'uomo si salva, nella seconda, come egli avesse sognato ch'ell'era morta e che esso moriva, raggiungendo così la sapienza. Queste canzoni, specialmente, se non esclusivamente, costituivano lenove rimescritte condolce stil nuovoobello stile, che gli fece onore, e ch'egli dedusse dallostudiodei poeti regolari e grandi.[573]E poichè questi un verace intendimento filosofico (e in ciò stava la loro eccellenza) solevano coprire d'una vesta di figura o colore retorico, anch'esso d'una simil vesta copriva un intendimento profondo, pieno di mistero. Dalle poesie e prose (ma meglio dalle poesie) che nel libello giovanile precedono e seguono le due canzoniDonne che aveteeDonna pietosa, s'inducono altri particolari di questa cotal tragedia che Dante non compiè. Nella via della contemplazione, nella quale s'entra morendo, Dante era probabilmente guidato da Amore, da quell'amore che gli si mostrava ora in figura di un signore di pauroso aspetto in mezzo a una nebula di colore di fuoco, con nuda tra le braccia la sua fanciulla, ora come peregrino leggermente vestito di vil drappi, ora come un giovane piangente vestito di bianchissime vestimenta: era guidato da Amore a impetrare il perdono della donna amata. Incontrava, forse, in questo cammino prima Giovanna la precorritrice, ossia la Primavera, che è l'Arte cheprima verràdella Sapienza. Dopo, avrebbe veduta, uscito di sè,la Beatrice. Ciò nel suo anno vigesimo quinto, nel 1290, quand'egli stava per lasciar l'età adolescente. Il suo traviare, vero o non vero, era avvenuto a mezzo, presso a poco, del cammino della sua vita nuova. E così avrebbe mostrato (questo era il verace intendimento delleRime nove) che facilmente nell'anima semplicetta si torce il tallo o appetito sensitivo, il quale, se non si raddrizza o riferma nella sua stagione, fa che il seme, quanto si voglia buono, dia amari frutti nella vita. Ma quest'argomento non era una mera speculazione astratta e nemmeno un trattato puramente morale: Dante s'ispirava già alLiber Sapientiae, e certo, a esempio di quel libro che è in persona d'un re e si volge ai giudici della terra, egli voleva insegnare al mondo come governarsi per essere felice.Quando, Beatrice morì, e la Tragedia restò a mezzo. Dante che per la necessità del suo soggetto aveva finta poetando la morte di Beatrice e la sua (e con ciò le sue rime erano usate di portar letizia), ora pianse la morte vera, e su quella non seppe più accomodare la sua ultro-umana concezione. E pare che del suo intendimento morale e politico volesse fare un trattatello in latino, con istile biblico, una specie diLiber Sapientiae, ispirato profeticamente, rivolgendosiai principi della terra, a cui si rivolge Salomone e di cui parla Geremia.Non corre molto tempo; e Dante, nel 1292 o giù di lì,[574]mette insieme il suo libello, accogliendovi, delle rime fatte sino ad allora, alcune, e vigliandone altre: il tutto collegando con un racconto ecomento in prosa. Ciò perchè aveva riconcepito il suo primo disegno. Invero gli s'era presentata unaMirabile Visione, per la quale narrare degnamente, molti anni occorrevano e molto studio. In tanto mettendo insieme quelle prime poesie e collegandole e lumeggiandole con quella prosa, segnava l'antefattodel futuro poema. Il quale non differiva gran che, nel suo principio essenziale, da quel che fu la divina Comedia e da quel che doveva essere la giovanile Tragedia. Beatrice era morta (nella Tragedia la morte si fingeva) veramente. Dante, dopo averla pianta, si commoveva della pietà che una Donna gentile mostrava per lui. Dopo un traviamento, così leggero così attenuato come quel primo o quei primi, che erano amori simulati e schermi e difese, cioèsimulacra, cioè imagini di bene false; dopo un traviamento così scusabile, perchè ispirato da non altro che pietà, sentimento buono se altri mai; Dante tornava, in pianto, a Beatrice morta, e la vedeva beata in cielo. Il traviamento fu vero? la Donna gentile era una donna reale? È lecito dubitarne. Si ispirava Dante, anche questa volta, alle Confessioni, e anche questa volta voleva trattare di quel decisivo torcersi del tallo. Questa volta poneva lacrisidell'anima sensitiva alla fine dell'adolescenza o meglio al principio della gioventù; un anno dopo la morte della gentilissima. Ritornava in sè quasi subito, alla fine del terzo novennio della sua vita.[575]Poichè nel libello, che è come un proemio alla futura Comedia, introduce anche i traviamenti primi, avvenuti in vita di Beatrice, si può arguire che, seguendo in parteAgostino che a diciott'anni è preso d'amore per la sapienza e poi per un novennio è sedotto e seduce,[576]dei tre novenni assegnasse uno alla puerizia incosciente, un altro alla bontà, il terzo alle seduzioni, finchè la morte di Beatrice lo fa tornare in sè, non senza un ultimo traviamento, il più inescusabile e più doloroso di tutti, perchè a Beatrice, con la morte, era cresciuta bellezza e virtù.E si diede dunque, più fervorosamente, allo studio, e più che mai risolvè nel suo cuore di dar la vita alla contemplazione, non all'azione.[577]Studiò, segregato dal mondo, trenta mesi. Nel 1295 abbandonava la via sino ad allora seguìta, rinunziava al proposito fatto e confermato, e si metteva nella via della vita civile o del mondo, la quale di lì a qualche anno doveva imparare a sue spese che non era la via vera per lui. Forse ebbe qualche momento nell'incamminarvelo l'apparizione fastosa e leggiadra di Carlo Martello in Fiorenza e la benevolenza di quel principe per Dante. Il fatto è che Dante, dandosi alla politica, metteva da parte laMirabile Visione. Del libello giovanile, già pubblico, faceva quasi ammenda, scrivendo la canzoneVoi che intendendo.[578]In essa esprime il concetto che una vera donna (cioèdomina) lo consola della perdita di Beatrice e lo attira a sè: è, anagogicamente, la Madonna, allegoricamente, la Filosofia. Anche Beatrice egli aveva rappresentata e come Madonna (una specie di Madonna) e come Sapienza. E qui dunque contradice il suo primo libello, e toglie alla morta la sua aureolamistica, lasciandole peraltro il suo pallore di carne che palpitò. Continua a poetare giovandosi degli studi fatti; ma la rinunzia alla vita attiva, che è la pietra angolare della Comedia, egli naturalmente non la canta più. Adoperando ad altro fine i materiali preparati per quell'edifizio, mostra di non volerlo inalzare più il monumento mistico del pensiero medioevale.Invece egli si dà a scrivere canzoni sulle virtù morali necessarie alla vita civile,[579]facendole precedere da una triade, che significa l'abbandono delle rime d'amore e cancella così nellaVita Novatutto il significato filosofico e mistico ch'ella aveva ed ha.Nel cammino della vita attiva Dante trovò ben presto la lupa, cioè la superbia invidia e avarizia de' suoi avversarii, gente avara invidiosa e superba; cioè i lupi che facevano guerra all'ovile della sua patria. Fu bandito, andò ramingo, divenne vile agli occhi degli uomini tra cui s'avveniva. Per non perder vita, per non trapassare come non nato, per non essere oscuro come i più, arbori e pietre piuttosto che uomini, cominciò dopo alcuni anni d'esilio, a raccogliere le canzoni che aveva scritte, di rettitudine, e a fare e disegnare le altre e incorniciarle (come aveva fatto per le dolci rime di amore) in un vero trattato di vita attiva. Nel frattempo, in latino (quasi, oltre che per altre ragioni, a mostrare che in latino sapeva pur comporre) componeva il trattato di Eloquenza volgare, col quale giustificava il suo Convivio volgare e gli procacciava onore elode. LaMirabile Visioneera dimenticata.[580]Ma e il Convivio volgare e il trattato latino restarono a mezzo. Questi due libri, cospirando insieme, dovevano farlo vivere nell'estimazione delle genti e impetrargli il ritorno in patria. Il ritorno in patria, ora, gli era fatto sperare da un avvenimento di pace: dalla discesa di Arrigo imperatore che calava a conciliare le fazioni e raddrizzare i torti e cancellare i peccati. Dante pose mano al suo alto stile latino, e cominciò a scrivere i libride Monarchia.[581]Breve illusione! Tutto si sommuove in Italia avanti l'imperatore della pace; Fiorenza gli si oppone fieramente. E Dante che ha scritte epistole, a mano a mano più severe; che ha implorato, sgridato, minacciato, maledetto; ridottosi alla fonte dell'Arno, nell'aspettazione ogni dì più ansiosa di scendere lungo quella corrente e rivedere il suo bel S. Giovanni, sente che l'imperatore è morto e che la patria, la quale pochi anni prima confidava di muovere con la sua dottrina e gloria, e ora sperava di forzare con l'armi dell'imperatore, spronato dai suoi consigli e dai suoi rimbrotti; la patria, da lui offesa e a lui divenuta ora più ostile che mai, non gli si sarebbe aperta forse più mai per accoglierlo nel suo dolcissimo seno.E allora lungo quel fiume da lui detto anche fiumicello (e perchè non ancherivo?), gli riapparisce laMirabile Visionedi prima del 1290, la visione, veduta forse andando armato ver Campaldino, la visione ch'egli rivide nel piangere per Beatrice mortae disamata e riamata. Una donna gli apparve come folgore: la divina Comedia. Seguì un tuono pieno di terrore. Egli ne vide, in un lampo, la forma e la sublimità e la gloria: ne sentì, nel lungo e terribile tuono, la difficoltà lunga e terribile. Ciò dunque nel 1313 avanzato.[582]Se fin qui non raggiungemmo se non il verisimile, di qui innanzi siamo nel vero e nel certo. Dato il concetto fondamentale della Comedia, che è la rinunzia alla vita attiva, resa impossibile dalla lupa, dato che la Comedia è l'attuazione stessa di quel proposito, di lasciare il mondo e darsi a Dio; la Comedia è dunque la conclusione della vita di Dante. E tale si dimostra con un fatto irrefutabile, che in un epitafio, composto per il suo monumento, è scritto ch'egli morì (evulnere saevae necissi deve interpretare,impensatamenteeacerbamente) mentre scriveva il paradiso.[583]E chi compose l'epitafio era tale, per familiarità col Poeta, che si può ben essere certi ch'egli attesta quel primo dubbio, quella prima ansia, quel primo rammarico de' figli e di tutti, che il gran morto non avesse compiuta la grande opera.[584]Il che è confermato da una notizia che abbiamo da Dante stesso, ch'egli nel 1319, due anni perciò avanti la morte, era al principio del paradiso, il quale, perciò, non era meraviglia non si trovasse compiuto due anni dopo. E questa notizia è certissima e liquidissima. Dante riceve un'epistolain versi latini da Giovanni del Virgilio, il quale con essa vuol indurloa scrivere in latino per i dotti. Risponde con un'ecloga pastorale, in cui, per convenienza di stile, trasforma l'espistoladel Bolognese inmodulaminae lui stesso in mandriano di bovi, mentre sè pone in figura di pastore di pecore. Tutto dice che Dante ha nel pensiero l'ecloga X di Virgilio e il verso:Nec te poeniteat pecoris, divine poeta. Tutto porta a concludere che tra il mandriano di bovi e il pastore di pecore è la proporzione che trapoetalatino o grande o regolare, erimatorevolgare; non quella che tra grande e piccolo nella medesima poesia latina. Se fosse così, in quest'ultimo modo; poichè la finzione pastorale varrebbe a indicare per l'un de' due, cioè per Dante, anche il proprio genere di poesia latina ch'egli vuol coltivare e coltiva, cioè la poesia latina bucolica; la finzione pastorale dovrebbe valere anche per l'altro, cioè per Giovanni: a indicare che cosa? un genere pastorale più elevato? bovino e non ovino? Ma il maestro Bolognese non aveva mandato all'esule Fiorentino un saggio di poesia pastorale o mandriale; sì di poesia latina in genere, o disermo, anziepistola, in ispecie. E perciò se chiamar mandriano di bovi Giovanni non è affermarlo poeta bucolico, ma latino, così chiamar sè pastor di pecore non è affermarsi poeta bucolico, inferiore o no, ma volgare. Inoltre chiaramente Dante allude nella sua ecloga alpeanacon cui comincia il paradiso e che riecheggia a principio del canto XXV, del canto della speranza per cui fu salvo. Perciò è certo che a Giovanni, ammiratore di lui e delle prime due cantiche del poema volgare, a Giovanni che tuttavia chiedeva a Dante qualcosa di più alto e più negato al volgo e più cònsono alla grande arte degli antichi, egli prometteval'ultima cantica del poema sacro, con la quale il Poeta, chiaramente a principio del primo canto e del vigesimo quinto, pronunziava ch'egli aveva attinte le cime dell'arte e aveva guadagnata la fronda peneia e il nome dipoeta.E questa vecchia interpretazione diventa più che mai indubitabile, quando si consideri che nell'ecloga è detto come Dino Perini non sappia di latino, almen tanto da leggere da sè la epistola di Giovanni del Virgilio, la cui poesia (di mandriano di bovi) è separata dal vulgo mediante l'alveolusche solo chi sa di latino può passare. Ma l'ovisdel pastore di pecore, questa sì, è conosciuta dall'umile amico; dunque non è un'ovislatina. Oh! ella è l'ovis gratissimaall'autore di tanti sonetti e ballate e canzoni e di due cantiche del poema sacro; ella è l'ovisfacile ed agevole a mungersi dal divino pastore di pecore che in sì breve tempo compie sì lunga opera; ella è l'oviscosì ricca di latte quale noi vediamo che era, noi che leggiamo i cento canti del poema sacro: è la Comedia nella sua terza sublime cantica, la quale Dino sa e Giovanni no. Ma questi ne avrà in dono dal pastoredecem vascula(da una pecora, intendi,decem vascula!) di latte, e allora comprenderà che si può essere poeti come gli antichi, degni della laurea Delfica, anche senza scrivere in latino. Dunque nel 1319 Dante era intorno ai primi dieci canti del paradiso.[585]E questa conclusione, alla quale invano si oppone che l'ovis, tra le altreoves(quali? le sue poesie volgari? e allora “pastor di pecore„ non significa poeta bucolico)gratissima(anche più cara della Comedia?), che Dino conosce (sebbene non munta mai, come si dovrebbe dire per significare che non esistevaprimadi quest'eclogaprima; e invece è detta abbondevole di latte e facile e solita a mungersi!); che l'ovissia la poesia bucolica che a Dante ispirerà la classica decuria d'ecloghe; questa conclusione indubitabile, quando all'ecloga si confronti il principio del paradiso, dove è persino l'indignatio(sì rade volteetc. 28) che nell'ecloga accompagna il prenunzio del peana; questa conclusione vince anche l'obbiezione di coloro che non credono verosimile il compimento in sì breve tempo di poema così grande. In otto anni per vero potè esser compiuto il poema di cento canti, dei quali ventitrè almeno mancavano nel 1319. E il fatto di codeste ecloghe poi dà un singolar valore al verso di Minghino e alla notizia del Boccaccio, riguardo l'interruzione creduta di questa cantica, della quale Dante stesso aveva affermata l'eccellenza in tale celebre, come si ha a credere, corrispondenza poetica.Potè il poema essere compiuto dal 1313 al 1321, e non potè essere cominciato prima del 1313; quandoil cacciatore imperiale, coi suoi indugi a Dante increscevoli, non seppe prendere lavulpeculae perciò sgombrare a Dante la via del ritorno e del governo. Dopo la morte di Arrigo scrisse Dante il suo canto proemiale, in cui è espressa l'impossibilità della vita attiva, per Dante e per tutti, infin che non venga col tempo un veltro, uncaneben diverso da Arrigo, contro la lupa in cui s'è trasformata lavulpecula.[586]Nessuna o notizia o ragione contrasta a tal data del cominciamento.[587]E tutto la conferma.Il poema rimeditato nel Casentino,sub fonte Sarni, fu cominciato e compiuto a Ravenna, dove, secondo la notizia del Boccaccio che del soggiorno di Dante a Ravenna era particolarmente ben informato, Dante si recò subito dopo la morte di Arrigo.[588]La parte che ha la Romagna nella Comedia, ci persuaderebbe senz'altro ad ammettere che lungo fosse il soggiorno di Dante in Romagna e a Ravenna. L'onore ch'egli fa, e parlando a Guido Montefeltrano e con l'episodio di Francesca, alla casa di Polenta, ci fa certi che il Poeta era là a Ravenna, ospite o in qual altra condizione si voglia, presso Guido Novello, quando scriveva non solo il canto XXVII ma il V dell'inferno. La divina foresta è suggerita dalla pineta di Chiassi, come Dante medesimo ci fa vedere. Ora la selva oscura, con cui comincia il primo canto del poema, è, come antitesi di essa foresta, così derivazione, per il contrario, di quella. Dunque è verosimile che a Ravenna egli scrivesse quel primocanto.[589]E così è probabile che il dramma di Ugolino egli pensasse o ripensasse nel Casentino o in una sua gita a Pisa nel tempo che in Pisa sostava Arrigo: ora da quel dramma dipende, per antitesi, l'episodio di Francesca. Dunque è verosimile, se non fosse certo per tante altre ragioni, che Dante, mentre dimorava nel Casentino, mentre si recava a Pisa, mentre era ancor vivo Arrigo, non avesse cominciata la Comedia. E poi c'è un'altra prova, misteriosa sì ma molto persuasiva. Dante in persona, con l'epistola a Moroello Malaspina e con la canzone sua montanina, racconta il ritorno nel suo animo dell'esule visione:[590]il che avvenne quand'egli era fermoin finibus Thusciae sub fonte Sarni. E l'epistola a Moroello, la quale nessuno vorrà credere modellata sul racconto del Boccaccio, viene a riprocacciare fede al Boccaccio in cosa che meno gli si credeva, nel fatto dei sette canti; come gli epitafi di Minghino e del Canaccio e la corrispondenza in versi latini confortano l'altro così ostico racconto di lui intorno ai tredici canti. E così il novellatore riacquista credibilità anche nel resto.Negli otto ultimi anni, dunque, nella sua vita raminga, in Ravenna, Dante cominciò e compiè (appena, appena) la divina Comedia. Il che non si troverà così superiore alla fede da chi consideri il disegno semplice del poema. Chi crede che il poema sia un laberinto irremeabile, non si acconcerà mai a crederlo finito dal suo Dedalo in così breve tempo. Ma io sottopongo al lettore gli schemi della grandecostruzione; i quali saranno così il riassunto degli altri capitoli del libro.Vediamo prima, analiticamente, i rapporti tra l'Eneide, lib. VI (i versi che numero, sono del VI quando altro non aggiungo), e l'inferno e purgatorio: tral'alta tragediaela divina comedia(Enea nel sesto libro è esempio di virtù nella giovinezza “colmo della nostra vita„. Co. 4, 26)Dante nel mezzo del cammin di nostra vita, Inf. 1, 1vain antiquam silvam179 (per incertam lunam in silvis270)si ritrova in una selva oscura, 1, 2 (la luna per la selva 20, 127)exanimum corpus amici149l'animo... con lena affannata, 1, 22, 25pelagi defuncte periclis!83uscito fuor del pelago 1, 23fugitivus.Serv.ad136l'animo... che ancor fuggiva, 1, 25ramus necesse erat ut unius causa esset interitusServ.ib.[591]lo passo che non lasciò giammai persona viva, 1, 26stabula alta ferarum179le tre fiere.Sibylla,Virgilio cantor della Sibilla.magnam cui mentem animumque Delius inspirat vates,Degli altri poeti onore e lume, 1, 82 e al Cfr. Par. 1, 13 e al.aperitque futura10 sqq.[592]praescia venturi66et. al.insin che il Veltroverrà... cfr. Pur. 22, 64 sgg.lucis praefecit Avernis118(Virgilio si mostra presso la selva e poi muove per cammino Silvestro, 2, 142, e il limbo dove dimora, è unaselvadi spiriti spessi, 4, 65. Egli è il primo dei poeti, primi degli spiriti magni).miserere117miserere 1, 65o sanctissima vates!65o se' tu... o degli altri poeti etc. 1, 79o virgo!104quelVirgilio? 1, 79potes... omnia... te...[593]praefecit...117 sq.... famoso saggio 1, 89graviora manent... bella, horrida bellaetc. 84 sqq.se vuoi campar etc. 1, 93 sgg. sostener la guerra 2, 4causa mali tanti...93questa bestia... 1, 94coniunx...93s'ammoglia 1, 100via... salutis96altro viaggio 1, 91Accipe quae peragenda136per lo tuo me' etc. 1, 112hunc conde sepulcro152[594]trarrotti per loco eterno etc. 1, 114 sgg.omnia... ante peregi105l'impresa nel cominciar cotanto tosta 2, 42Deus ecce Deus!46mitte hanc de pectore curam85audentior ito95(la narrazione di Virgilio per mostrare che la sua venuta è voler di Dio, e i rimbrotti e conforti 2, 44 sgg.).doceas iter et sacra ostia pandas109Poeta, i' ti richieggo etc. mi meni... la porta... 1, 130 sgg. son tornato nel primo proposto 2, 138ire ad conspectum cari genitoris108(Dante apprende da Virgilio che giungerà a Beatrice... 2, 53 sgg.)orans mandata dabat116tua... imago695 cfr. V 722(Beatrice in sogno o altrimenti rivocava Dante Pur. 30, 134)pauci quos... ardens evexit ad aethera virtus, dis geniti potuere129 sqq.chi 'l concede? etc. 2, 31. Cfr. VE. 2, 4. Dante afferma col fatto esser di cotestidis geniti.Dopo il colloquio di Enea con la Sibilla e di Dante con Virgilio, le due coppie scendono agl'inferi. Due porte ha l'inferno di Virgilio, due quello di Dante; il quale poi confonde la porta del re d'Averno con quella del Tartaro. Si veda.Inferni ianua regis et tenebrosa palus106 sq.Questa è in Dante la porta più segreta con avanti la palude Stige;patet atri ianua Ditis127la porta di Dite, che ora Dante trova chiusa. Dunque? Dite al tempo di Enea regnava sino alla porta men segreta;vestibulum ante ipsum primisque in faucibus273vagitus... in limine primo426 sq.a questa: la qualepatebatperchè era chiusa. Invero Gesù l'infranse, e questo avere infranta la porta, significa aver chiuso l'inferno, cioè la fatale dannazione del genere umano.sub rupe sinistra moenia lata548 sq.porta adversa ingens552Tisiphone555vestibulum556vestibulo575,limina ib. gemitus557Questa è la porta del Tartaro, ma Dante, conscio o no, per quell'adversarichiamato daadverso fornice631 eadverso limine636, la confonde con laianua inferni regisoDitis,Cyclopum educta caminis moenia... adverso fornice portas631 sq.adverso in limine636che è questa qui, sotto un certo aspetto, e sotto un altro, no, perchè invero ella nonpatet.E vediamo ora il concetto Dantesco della porta dell'inferno rispetto agli avari.Inferni ianua regis104Pluto il gran nemico, 6, 115, che gridaPape Satan, e che è maledettolupo, 7, 1 sgg., lupo che è figura del diavolo che invidia gli uomini; è una anticipazione delregis inferni34, 1. Così laianuainfranta da Gesù viene a essere rispetto agli avari laatri ianua Ditis, men segreta, che non fu infranta dal redentore.et tenebrosa palus105Invero nel cerchio degli avari si mostra un'acquabuiache fa lapaludeStige 7, 103 sgg.Acheronte refuso105Lo Stige deriva da Acheronte. Nelle parole di Virgilio Dante vedeva forse la speciale inutilità della redenzione per questi speciali peccatori che sono tuttichercuti.saxum ingens volvunt616voltando pesi 7, 27La pena è tartarea, di dentro Dite. In vero per questicherciepapiecardinalila porta men segreta è misticamente laianua Ditisoregis inferni. Il che non toglie che nel prospetto che segue siano incontinenti, non felli, e ignavi o sciaurati o non mai vivi. Segue il prospetto della Tragedia in comparazione della Comedia in quanto l'inferno di Dante è ancora quello di Enea.patet atri ianua Ditis127Dante intende queste parole così: l'inferno, avanti Cristo, era aperto a tutti. Ma Cristo infranse la porta, cioè chiuse l'inferno. Sicchè il fatto d'essere aperta al tempo di Enea, equivale all'essere chiusa. Al tempo di Dante invece ella era aperta per il fatto che era senza serrame 8, 126. Ma non per i dannati! Per i dannatipatet, cioè è chiusa; sicchè al verso Virgiliano corrisponderebbe questo:patet... ianualasciate ogni speranza 3, 9revocare gradum... hoc opus, hic labor128parole di colore oscuro 3, 10, il senso lor m'è duro 3, 12Luctus274quivi sospiri etc. 3, 22Metus276Letum277Sopor278mai non fur vivi etc. 3, 64Labosque277girando correva 3, 53ultrices Curae274mosconi... vespe 3, 66centum... annos329antichi spiriti 1, 116errant329circumgirando 3, 53volitantque329come la rena 3, 30inops... turba325ignudi 2, 65 cattivi 62 sciaurati 64inhumata325orantes313ripae ulterioris amore314non hanno speranza di morte 3, 46 la seconda morte ciascun grida 1, 117 invidiosi son 3, 48quos vehit unda sepulti326codesti... son morti 3, 89in silvis..... cadunt folia309sq.tenent media omnia silvae131ulmus opaca ingens283et al.[595]come d'autunno etc. 3, 112. La turba, stimolata da insetti, è unaselvasemovente.multae... aves311come augel 117sortem miseratus iniquam332ne lagrimai 24cernit ibi maestos et mortis honore carentis333v'ebbi alcun riconosciuto 58 senza infamia e senza lodo 36maestum cognovit340guardai e vidi l'ombra di colui etc. 59 cfr. 34 sgg.en haec promissa fides est?346 (?)colui che fece il gran rifiuto 60 (?)inhumatus374colui etc.Acherontis undae295riviera d'Acheronte 78Cocyto eructat harenam297scilicet per StygemServ.ad h. v.Acheronte, Stige e Flegetonte... 14 116 fanno Cocito 119Portitor ille Charonetc. 299ed ecco etc. 3, 82 sgg.fluvio propinquantetc. 384infino al fiume... 81corpora viva nefas390[596]animaviva 88pietate insignis403vuolsi così colà... 95 (è grazia, cioè meritata dalpius vates)ramum hunc406unius causa interitusServ.ad136.più lieve legno (la croce) 93 col quale si è conseppellito al Cristohunc conde sepulcro152mi vinse ciascun sentimento e caddi... 135 sg.sic demum lucos... aspicies155 (ostia... lucumGeorg. IV 467)vero è che etc. 4, 7 la selva, la selva, dico, di spiriti spessi 65trans fluvium vatemque virumque415incominciò il Poeta... 14Cerberus haec... regna personat417 sq.tuono d'infinitiguai9, che giungono dairegnadi Cerberooccupat Aeneas aditum424sulla proda mi trovai 7infantum animae427d'infanti 30in limine primo427nel primo cerchio 24hos iuxta430sto io coi parvoli Pur. 7, 31falso damnati crimine mortis430insontes434[597]viri 39 non per... rio semo perduti 40 sg.sibi letum insontes peperere manu434 sq.Catone era nel limbo Pur. 1, 72 e nel limbo è Lucrezia, Empedocles etc.quam vellent...436fas obstat438in disio 42 senza speme 42lugentes campi441 sqq.tanto più dolor... 5, 3Cerberus haec... regna... personat417 sqq.[598]a guaio 3durus amor... peredit442Amor... dipartille, 69 Amor condusse noi ad una morte 106dulci... adfatus amore455o anime affannate 80 l'affettuoso grido 87monstrantem vulnera446recens a vulnere450noi che tignemmo il mondo di sanguigno 90Infelix Dido!456[599]Francesca, i tuoi martiri 116coniunx etc.473mai da me non fia diviso 135curae non ipsa in morte relinquunt444animeaffannate180 nessun maggior dolore etc. 121 (?)prosequitur lacrimis476di pietade i' venni men... 141Cerberus417Cerbero 6, 22bello clari478Farinata etc. 6, 79multum fleti...481che fur sì degni ib.caduci481cadde... 93ingemuit483a lagrimar m'invita 59Danaum proceres489Farinata (il fiero ghibellino avverso a Dante e a' suoi maggiori)laniatum494...lacerum... manus ambas495 sq.il Mosca 80 (cfr. 28, 103 sgg.)vix adeo agnovit498riconoscimi se sai etc. 41notis... vocibus499tu fosti prima ch'io disfatto, fatto 42reddar tenebris545a par degli altri ciechi 93 più non si desta 94I decus, i, nostrum...546Giusti son due... 73 (non è un d'essi Dante?)moenia lata videt549porta adversa552Quivi trovammo Pluto il gran nemico 115 (Misticamente Dante vede nel cerchio degli avari l'inferno basso a cui l'avarizia conduce. Questo cerchio è misticamente entro Dite).E Dante torna a rileggere l'alta Tragedia col pensiero che laianua inferni regischepatetossia è chiusa, sia veramente quella di Dite che è chiusa sì nella Tragedia e sì nella Comedia. Torna dunque a capo, come si vedrà.Inferni ianua regis et tenebrosa palus106 sq.Pluto il gran nemico 6, 115 l'acqua buia 7, 103mortis honore carentes333Stygias aquas374Stygia... unda385 (detto dell'Acheronte e così)Stygia palus323, 371la sconoscente vita... ad ogni conoscenza or li fa bruni 7, 53 una fonte che bolle e riversa etc. 101 sgg.inops inhumataque turba325ignude 7, 111 come quelle del vestibolo.mortis honore carentis(naufraghi) 333genti fangose in quel pantano 110 (innominabili anch'esse) bontà non è che sua memoria fregi 8, 47Navita... stygia ab unda385un galeoto 17 il nocchiere 80Phlegyas...618Flegias Flegias 19magna voce619gridava 18 forte ci gridò 80 sg.discite iustitiam620et non temnere divosib.animafella(cioè de'felli, 11, 88 rei contro laiustitiae lapietasereligio). Flegias è pien d'ira8, 24, perchè l'ira è la prima specie d'ingiustizia (violenza o bestialità), e l'incontinenza d'irascibile, che nasce dall'incont. di concupiscibile, porta all'ingiustizia.increpat387gridava etc. 18gemuit sub pondere cumba413quand'i' fui dentro parve carca 27effusus in undas339un pien di fango 32tu Stygias inhumatus aquas?374[600]rimani! 38 via costà 42ramum hunc...(sempre l'interitusbattesimale che ha impresso in Dante ilcharacter) tu gridi a vuoto! etc. 19tumida ex ira tum corda residunt407nell'ira accolta 24sub rupe sinistra moenia lata videt548 sq.le sue meschite etc. 70quae flammis ambit Phlegethon550 sq.il foco ch'entro le affoca 73 sg.Ma questa è misticamente la medesimaianua regis infernicon latenebrosa palus, è laianua Ditisper cui si entra nell'infernovirgiliano e quella per cui s'entra nel Tartaro, chè Dante confonde le due porte della reggia e del Tartaro. Vediamo prima questa confusione o fusione ultima.ianua Ditis127la città c'ha nome Dite 69(via)dextera... Ditis magni541alla man destra si fu volto 9, 132laeva malorum542sub rupe sinistra548volse a man sinistra 10, 133Ora si veda come laianuadi tutto l'inferno è assimilata misticamente allaianuadi Dite o del Tartaro che sono una sola per Dante.per domos Ditis269dextera Ditis magni541la città Dite 8, 69per lunam270la donna 10, 80sub luce maligna270mala luce 100Luctus...274sospir dolenti 9, 126Letumque277seppellite 125 sepolto 130 etc.Bellum279lo strazio etc. 10, 85Discordia280mia parte etc. 47auditae voces426si fan sentir 9, 126lucemque perosi proiecere animas435 sq.mala luce 100, l'anima col corpo morta 10, 15Styx cohercet439(lo Stige circonda Dite)lugentes campi441campagna piena di duolo 9, 110me iussa deum461da me stesso non vegno 10, 61corripuit sese472supin ricadde e più non parve fuora 72miseratur476di mia colpa compunto 109bello clari478Farinata 32belloque caduci481lo strazio etc. 85Danaum proceres489a ciò non fui io sol etc. 89Deiphobum vidit495(Il Mosca 28, 103 sgg.) Ma a Deifobo s'ispira anche nell'episodio di Cavalcante, padre del suo compagno d'arte e forse d'arme.sed te qui vivum casus?531se per questo cieco etc. 58i decus, i, nostrum...546(è sottintesa la glorificazione di Dante che si fece seguace dello Studio)melioribus utere fatis546...(arde nelle parole di Dante la pietà e il rammarico per il primo suo amico degno di miglior fato)in verbo...547quando s'accorse... ricadde 10, 70 sgg.quae scelerum facies? o virgo560alcun compenso etc. 11, 13 sgg.tum vates sic orsa loqui562figliuol mio etc. 16Gorgones289Tisiphone555, 571Tesifone 9, 48 etc. il Gorgon 56Eumenides280sorores572tre furie 38vipereum crinem281anguis572idre serpentelli ceraste 40 sg.Centauri in foribus286Lapithae601Centauri 12, 56[601]Harpyiae289Arpie 13, 10Scyllae biformes286nere cagne 125forma tricorporis umbrae289una figura... sgg. 15, 131Briareus287Titania pubes580Giganti 31, 44, Briareo 98belua Lernae287hydra saevior576furiarum maxima605Dite 34, 20myrtea silva443la dolorosa selvaextrema secutam457dei suicidi 13, 2 sgg.Dopo aver osservato che il Minotauro è richiamato da ben più lontano vestibolo, (in foribus20Minotaurus inest26, comeCentauri in foribus stabulant286) dove quel numero settenario (septena21) può aver influito sulla settenaria divisione del regno del Minotauro (tiranni, ladroni, suicidi, dissipatori, bestemmiatori, sodomiti, usurieri); passiamo al ramo o verghetta, di Enea, nel qual episodio è fusa la porta più segreta con la men segreta.Invero il ramo serve ad Enea con Caron per passare l'Acheronte, ma l'Acheronte è pur detto Stige; lo figge nell'adversoliminedellaianua Ditis, che Dante confonde con laporta adversadel Tartaro, e misticamente equipara allaianua Ditischepatet.patet ianua Ditis127(dunque misticamente è chiusa) chiuser le porte 8, 115Ditis magni moenia541la città ha nome Dite 68moenia lata etc.549le mura di ferro 78porta adversa ingens552adverso fornice portas631chiuser... quei nostriavversari115inferni ianua regis et tenebrosa palus106 sq.(Lo Stige circonda la terra)Stygia ab unda385Stygia carina391ramum hunc406passava Stige 81 (il ramo è simbolo di quella morte per cui si passa l'Acheronte)occupat Aeneas aditum635 (Ditis magni)giunse alla porta 89 (di Dite)corpus spargit aqua635 sq. (quia impiatusal.inquinatus fueratServ.ad h. v.)quell'aer grasso etc. 82ramum adverso in limine figit636con una verghetta l'aperse 90(il ramo è perProserpina142. Nel mostrarlo aCharon, la Sibilla ricordaProserpina402.Hecate56)(Proserpina è accennata in quest'episodio di Dite al 9, 44, e comedonna che reggeal 10, 80)(Charon prima di vedere il ramoStygia ab undaparla:)Stygia carina391(l'episodio del Messo è nello Stige)Alciden392Tartareum custodem395Cerbero vostro etc. 98 sgg.dominam Ditis397la regina dell'eterno pianto, 9, 44donna10, 80 (è superbia, quindioltracotanza93: per essa furon cacciati dal cielo 91 gli angeli rei)(La Sibilla risponde)ingens ianitor400Cerbero 98Proserpina4029, 44; 10, 80pietate insignis403,pietatis imago105quella voglia 94 sgg.ramum hunc406verghetta 89ex ira corda residunt407non v'ebbe alcun ritegno 90. Cfr. m'adiri 8, 121 senz'ira 9, 33.nec plura his408e non fa motto 101(Aggiungi questo tratto:)fatalis virgae409 (cfr.si te fata vocant147,virga144)[602]nellefata97Riprendiamo la via perdomos Ditis, di cui abbiamo già veduti i simboli in generale e coloro dalla mala luce. Flegias col suo doppio ammonimento divide in due l'ultima parte dell'inferno Dantesco, di rei contro laiustitiae di rei contro lapietasereligio(non temnere divos). Questi sonofelli.Iustitiam620d'ogni maliziaingiuriaè il fine 11, 22 sgg.In foribus Minotaurus20, 26 eCentauri286(l'ingiustizia senza intelletto spiace meno a Dio 11, 25)ausi omnes immane nefas624 (?)son tiranni etc. 12, 104 sgg. colui fesse 119 etc.(silva myrtea442 III 23)la dolorosa selva 14, 10, 13, 2 sgg.Aloidae582Salmoneus585Capaneo 14, 46 (quel grande)vetiti hymenaei623 (?)d'un peccato lerci 15, 108divitiis soli incubuere610usurieri 17, 35sedet aeternumque sedebit617gente seder 36fraus609doli567frode più spiace a Dio 11, 25 sg.forma tricorporis umbrae289una figura 16, 131 imagine di froda 17, 7 (faccia d'uomo, fusto di serpente e due branche pilose)ultrix accincta flagello570(i primi puniti di Malebolge sono battuti da dimoni con gran ferze 18, 35)ob adulterium612di Medea si fa vendetta 96vetiti hymenaei623Mirra 30, 38vendidit hic auro621per oro e per argento 19, 4quae forma615scelerum formas626 (?)di nuova pena 20, 1 (?) (Euripilo ebbe nome... 112)fixit leges pretioetc. 622barattieri 21, 4 sgg.dominumque potentem imposuit622 (?)dominorum fallere dextras613 (?)servo d'un signor 22, 49; i nimici di suodonno83;donnoMichel Zanche 88 (?)miserrimus... per umbras618 sq.giva intorno 23, 59; stanca e vinta 60. O in eterno... 67 tristo pianto 69.atra silex... cadenti adsimilis601 (?)a questo è rotto 23, 134 sgg.Tityos595un crocifisso in terra 111Tisiphone intentans anguis571 sq.serpenti 24, 83castigat dolos subigitque fateri567io non posso negar 136furto inani568io fui ladro... e falsamente già fu apposto altrui 137 sgg.apud superos568le mani alzò... Togli, Dio! 25, 2 sg.laetatus568non mucci 24, 127 (e tutto l'atteggiamento del ladro)continuo ultrix570 (che ha un flagello e serpenti)una gli s'avvolse etc. 25, 4un centauro pien di rabbia etc. 17 (con bisce 20)fraus innexa609 (?)si geme l'aguato 26, 58 sg. l'arte 61innexa clienti609 (?)mi chiese per maestro etc. 27, 96 sgg.nec fibris requies ulla renatis600le ferite son richiuse etc. 28, 41arma secuti impia612or di' a Fra Dolcin che s'armi 55 etc.fraus innexa clienti609volle ch'io gli mostrassi l'arte 29, 115fraus609alchimia 119furto laetatus inani568Minos a cui fallir non lece 120divitiis repertis610 (?)falsai li metalli 137 etc. (?)epulae ante ora paratae604li ruscelletti etc. 30, 64non temnere divosl'amor s'oblia... ch'è poi aggiunto 11, 61 sgg. di che lafedeetc. (Caino èfideicida, Giuda èdeicida, Giganti fer paura ai dei. Dante adopera l'espressione “uccidere„ 55)genus antiquum Terrae580i giganti 31, 21Briareus287Briareo 98invisi fratres608d'un corpo usciro 32, 58 etc.pulsatusve parens609Mordrec 61 etc.vendidit hic patriam621Bocca 32, 106fallere dextras613 (?)fidandomi di lui 33, 17 etc.districti pendent617pende dal nero ceffo 34, 65Furiarum maxima prohibet... intonat ore605 sgg.(Lucifero dirompe coi denti i tre peccatori massimi)pendentem scopuloVIII 669pende etc. 65furiarum ora trementemib.(quasi le furie, come suppongo che Dante interpretasse, volessero mangiarlo)(porta) candenti nitens elephanto895per la buca d'un sasso 34, 131porta emittit eburna898(il sasso è bianco come l'avorio, pensava forse Dante)viam secat ad navis(Dante si trova nell'altro emisfero sul mare, dove apparisce di lì a poco una vela Pur. 1, 117; 2, 32)Così siamo nel purgatorio. Nell'Eneide Dante leggeva che all'Elisio si vahac, 541, cioè per la destra; e nel purgatorio invero va sempre a destra; per la via stessa che conduce allemoenia Ditis magni, 541. Invero dalla città di Dite riesce al monte santo che in cima ha l'Elisio. Il discorso di Anchise sulla purgazione delle anime si trasforma in un purgatorio locale, che viene prima della visione, che è in Virgilio e in Dante, dell'avvenire di Roma.devenere locos laetos638per canti s'entra Pur. 12, 113 sg. (l'amenità del luogo 1, 13 sgg.)his dantem iura CatonemVIII 670Catone 1, 31 (ma non ha, sino al gran dì, i pii cui deve presiedere)in valle reducta seclusum nemus703valletta amena 7, 73 con molte particolarità comuniexercentur poenis739il debito si paghi 10, 108 etc.ad ventos741mi batteo l'ale 12, 98 etc.exuritur igni742il fuoco 27, 11 etc.sub gurgite vasto741tratto m'avea nel fiume 31, 94Lethaeum ad fluvium749d'una fontana 32, 113velle reverti751Eunoè33, 827cfr.Lethaei fluminis undam potant715lo dolce ber 138te tua fata docebo759perchè... non guardi? 29, 59 sgg.huc flecte acies788al carro tieni or gli occhi 32, 104hic vir, hic est791un cinquecento dieci e cinque 33, 43Alcides... fixerit801anciderà la fuia 44et dubitamus adhuc806Tu nota... 52 etc.heu quantum inter se bellum828qual hai vista la pianta 56 etc.incenditque animum famae venientis amore889sì le insegna ai vivi 53exin bella viro memorat890(la qual missione ricevuta da Beatrice s'integra col monito di Cacciaguida Par. 17, 46 sgg.)Mi sembra inutile metter di nuovo a confronto i passi dell'Eneide e della Comedia per veder chiaro il pensiero di Dante intorno ai suoi sospesi del Limbo, destinati alsuperum lumene allargior aetherdella divina foresta. Vedi a pag. 432 sgg. Qui basti aggiungere che il fuoco o l'incendio (Inf. 4, 68; 2, 93) del Limbo, come è il medesimo muro ultimo tra la purgazione e l'Eden, così è quellumen purpureumdell'Elisio Virgiliano (645).[603]La Comedia è per le due prime cantiche un'Eneide novella fusa con l'interpretazione mistica della lotta di Giacobbe e delle sue nozze. Vediamo questa fusione. Segno dell'Eneide i dati principali. Dante[604]come Eneacome Giacobbenell'antica selva, di notte,per incertam lunam179, 268, 270 sq.lotta nelle ore antelucane. La luna c'è e non c'è Inf. 20, 127 con lena affannata Inf. 1, 22ad fauces201il passo di Iaboc e il luogo Phanuel 26(leni vento209) (?)sorge il mattino 38.............zoppicava 30 è salvo per la speranza Pur. 30, 83 ma non oltrepedes.[605]le fiere 170.............Miserere117; Inf. 1, 65. Virgilio è laSibylla, che conduce Dante “ad immortale secolo„.o uomo certo... 1, 66; non uomo... 67 (et ecce vir... dic mihi quo appellaris nomine...Gen. 32) Virgilio non è nè Dio nè un angelo, ma è mandato da Dio e Dante lo chiamasignore(vidi Dominum facie ad faciem et salva facta est anima mea. Gen. ib.); e a lui Dante diceMiserere, comemisericordia(Purg. 9, 110) chiede all'angelo.Seppellisce Miseno, ossia si conseppellisce al Cristo, passando l'AcheronteIaboc e Phanuel ripetuti. Dante fedele di Lucia (cioè servo di Laban) passa con più lieve legno.(Charon)la grazia battesimalePassaStigeoincontinenza, prima,di concupiscibilemortifica, contemplando, sette peccati (serve i primisetteanni): ossia— usa latemperanza—Minos(corrispondente al Minotauro)lussuriaCerbero(simbolo precipuo)golaPluto(corrispondente a Dite)avariziache riconoscono ilcharactersimboli unicorporieincontinenza d'irascibile— usa lafortezza—Flegias(ossia l'irascibile che porta all'ingiustizia)— usa laprudenza—con quelli della mala luce(color cui vinse l'ira e che portarono accidioso fummo; che furono audaci e tronfi, e timidi e poveri di cuore; che peccarono contro la fortezza e la magnanimità, ossia)accidiaFlegetonteo incontinenza d'irascibile con mal volere, ossiaingiustiziaconforza(violenza o bestialità o)ira— usa lagiustizia—Minotauro,Centauri,Arpie,CagneoScille,fuoco(flammis torrentibus)simboli biformi perchè l'ira sopra il mal voler s'aggueffaCocitoo mal volere con intelletto, ossia ingiustiziacon frode semplice(malizia con frode in chi non si fida, o)invidia— usa lagiustizia(comune) e laprudenzaGerioneilserpedell'invidia infernaleecon tradimento(malizia con frode in chi si fida, o)— usa lagiustizia(speciale, ossiapietasereligio) e laprudenza—superbiaDiteLucifero o il primosuperbohis dantem iura Catoneml'uomo che si è ucciso (si è mortificato al peccato) e perciò è, vale a dire è libero (Dante non sarà veramente libero, per altro, se non al sommo del monte dove appunto è destinato a essere Catone)Il fedele di Lucia, cioè servo di Laban è portato occultamente e gratuitamente a purificarsi di sette macchie e ottenere la promessa di sette beatitudinisuspensae ad ventosBeati pauperes spiritu— Superbia 12, 110(aere ventilanturServ.ad 741vedi Pur. 12, 121 sgg.) mi batteo l'ale per la fronte Pur. 12, 98item(nonè espresso il ventilare: pare un'anticipata purificazione persplendorePur. 15, 10 sg.: ma pur qui si dice delle piaghe, che sono) spente Pur. 15, 79Beati misericordes— Invidia 15, 38itemsenti'mi... ventarmi nel volto Pur. 17, 68Beati pacifici, senz'ira mala — Ira 17, 68 sg.itemventilonnePur. 19, 49Qui lugent beati— Accidia 19, 50itemuncolpo raso Pur. 22, 3Beati quelli chesitiuntgiustizia — Avarizia 22, 4 sgg.itemunvento dar per mezza la fronte Pur. 24, 148 sg.Beati gliesurientesquanto è giusto — Gola 24, 151exuritur ignipiùnon si va se pria non morde... il fuoco Pur. 27, 10Beatimundo corde— Lussuria 27, 8(Musaeus) la Musa o ArteMatelda (Lia nonlaboranse che non èlippis oculis)(Anchises) laSapientiaBeatrice (che siede con l'antica Rachele)Visione di Roma (Chiesa e Imperodivisi e riconciliati)(Visione della grande scala che porta al cielo. Gen. 28)Ed Enea-Giacobbe diventa S. Paolo e va al cielo.Paragoniamo ora ilcorto andareper la piaggia diserta infestata dalle tre fiere, ossia la vita attiva come fine a sè stessa, e impossibile senza il veltro, e l'altro viaggioper l'inferno e il purgatorio, viaggio dispositivamente di contemplazione, ossia la vita attiva come disposizione alla contemplativa. A ciò riporto un passo di Lattanzio che ci dà i tre nomi coi quali,metonimicamente, possiamo chiamare le tre fiere.[606]“Tressunt adfectus qui homines inomniafacinora praecipites agunt, ira, cupiditas, libido.Iraultionem desiderat,cupiditasopes,libidovoluptates„. Sono forse i tre nomi che Dante avrebbe segnati in margine a' suoi versi. Il leone che ha una brama sola,ultionem, èira; la lupa che ha tutte brame,opes, ècupiditas; la lonza che ammalia e snerva, con le suevoluptates, èlibido. Il collocare questi tre nomi di faccia ai loro equivalenti dottrinali, c'insegnerà molte cose e ci toglierà ogni dubbio.LibidoIraCupiditaslibido1 lussuria2 gola3 avariziaira4 accidia(sì difummosì di color cui vinsel'ira)5irafolle ovvero (ciecacupidigia)cupiditas6 invidia7 superbiaSi vede come la lonza —libido, cioè lussuria gola (e anche mal tenere e mal dare), mediante la conseguente accidia (a ciò la definizionecui vinse l'ira) confini cioè si fonda nel leone —ira, cioè peccato d'ira o violenza o bestialità, peccato metà di incontinenza e metà di malizia, il quale mentre confina, come incontinenza, con la lonza, sparisce poi, come cupidigia, nella lupa —cupiditas, cioè avarizia che dal mal tenere e mal dareopes, passa a volerle prendere altrui con frode o con tradimento.E propongo un altro quadretto in cui si veda l'equivalenza delle tre appellazioni Lattanziane con quelle Aristoteliche:lussuriaInc.di conc.golaavarizialibidolonzad'irasc.accidiairaleoneMal.con forzaira (cieca cupid.)cupiditaslupacon frodeinvidiasuperbiaCosì il lettore può vedere come la lonza sia in iscena quando sopraviene il leone, e poi sparisca al suo apparire; lalibidolonza contenendo anche l'accidia (tristitia), la quale appartiene (spec. ma non escl. come divinti dall'ira) anche all'iraleone, è un po' anch'essa leone (invero èleonza). E poi il lettore vede come l'iraleone, unito alla leonza per la conseguenza della lussuria e gola, che ètristitia, e per il fatto ch'egli è la bestialità, ossia per metà incontinenza, per metà malizia o ingiustizia, sia ancora unito alla lupa oleopede per la cupidigia che in esso è unica e rabbiosa, e nell'altra è molteplice e accorta. Vede anche come laleopede, per mezzo della cupidigia, contenga illeonee perciò laleonza, alla quale è poi unita anche per mezzo dell'avarizia che è cupidità iniziale,in fieri, direi. E così ella è tutto il peccato e tutta la trinità del male,libido iraecupiditasin genere, e avarizia, invidia e superbia in ispecie. Il che risulta da quest'altro specchietto:inordinazionenell'appetitoconcupiscibileleonzalibidoleopedecupiditasirascibileleoneiranella volontànell'intellettoe da quest'ancora:incontinenzadi concup.|lonzaincont. d'irasc.|leoneingiustizia|lupafrodeVedi ora, o lettore, come le bestie spariscano l'una nell'altra? come dall'incontinenza, contro cui vale lacorda, si caschi nelle branche di Gerione?E veniamo al paragone trail corto andareel'altro viaggioinfernopurgatorioTenebra o miseria originaleTenebra o miseria originaleOriginale felicità, libertà e innocenza con Catone che volle esser libero ed ebbe i raggi delle quattro virtù, e sarà beato,longa cum veste, tra i pii sospesi del limbo, nel gran dì: e allora egli avrà ai suoi piedi le sette cornici dove erano i sospesi del purgatorio, in quest'ordineselva oscura (antiqua silva)vestibolo con la selva semoventepasso (interitusdel servo fuggitivo) della riviera o dell'acqua perigliosapasso dell'Acherontepiaggia diserta (ritorno dove il sol tace, camminoselvaggio, dove si trova Virgilio)selva di spiriti spessi, tra i quali è VirgilioOmbra della carneLonza, snelletta e leggeraRovina. Principio invisibile dello Stigelussuria (Minos)lussuriagola (Cerbero)gola (i due alberi)avarizia (innominabile, Pluto) Principio visibile dello Stigeavarizia (con la maledizione alla lupa)accidia operativaaccidia in acquistarea bene sperar m'era cagione... l'ora del tempo e la dolce stagioneStige che si fa palude e incontinenza di concupiscibile che si fa incontinenza d'irascibile, o carnalità che si fa accidia,libidoche si mescola adira; contro cui gioverebbe il sole e l'aer dolce.Accidia contemplativaaccidia in vedereVelenoLeone, con rabbiosa fame, che apparisce quando si vede tuttora la lonza, la quale sparisce al suo apparire(Il fuoco di Flegetonte affoca le mura di Dite 8, 73) Rovina. Incontinenza d'irascibile o tristizia o ira (passione) che si mescola al mal volere o ingiustizia. Minotauro. Ira folle e cieca cupidigia di vendetta. Flegetonte.iraLupa, con tutte brame, che viene a poco a poco, che apparisce insieme col leone il quale sparisce al suo apparireFlegetonte cade nel baratro. L'ingiustizia d'incontinenza e mal volere si unisce all'intelletto, e diventa frode, di cui la specie più grave è la ipocrisia, nella cui bolgia è la terza rovina. L'avarizia si fa cupidità; la cieca cupidigia si fa oculata. Gerione o il serpe infernale. Malebranche o neri cherubini, convirtùmal volere e intelletto. Invidia (contro uomini in generale).invidiaGiganti, contro gli Dei, con possa, mal volere e mente. Dite o il primo superbo, unico serafino caduto, tricipite. Superbia (contro Dio o chi di Dio più tiene) Cocitosuperbiaritardatari e valletta amenascomunicatii quali corrispondono doppiamente al vestibolo e limbo infernale, così:RitardatariSciauratiscomunicatinon battezzativalletta amenanobile castello con spiriti magniesclusi dalla chiesanon mai vivi, esclusi dall'inferno.Infine tentiamo di ricomporre (in diversi pezzi come si vedrà) la grandescidulache l'Alighieri dovè tenere avanti gli occhi in quei terribili otto anni del Poema Sacro. Io numero i singoli prospetti e le singole divisioni d'ognuno, sì che il lettore, accostandoli, possa fare il quadro complessivo.Comincio dalla ragione astrologica. Noto che più importante d'ogni altra notizia, a spiegarci la Comedia, è quella dei nove giri di Stige posti a confronto dei nove cerchi del Cielo;[607]ma che, in fuori di questa base primitiva, il modo con cui sono fatti combinare i peccati e difetti con le sfere, è secondario.[608]I.corto andarealtro viaggiosalita al cieloooovita attiva in sèvita dispositivamente contemplativacontemplazioneinf.purg.noviens Styxnovem circuliporta infrantaselva oscura 1(0) selva semovente1 scomunicati1 LunapassoAcherontedove il sol tace 2(1) selva di spiriti e nobile castello[609]2 ritard. flemmatici e valletta2 Mercuriolonza[610]RovinaStige invisibile3 (2) lussuria9 superbia3 Venere4 (3) gola8 invidia4 Sole5 (4) avarizia innominab.Stige buio7 ira5 Marte6      accidiaStige brago6 accidia6 Giove(5) in operarein vedere e(6) in vedereRovinain acquistareleone7 (7) ira (o violenza etc.)Flegetonte5 avarizia7 Saturnolupa8 (8) invidia (o frode)Cocito invisibile rovina4 gola8 Stelle9 (9) superbia (o trad.)Cocito3 lussuria9 Primo Mobile10 selva oscura10 foresta10 EmpireoII.[611]sferecorto andareinfernopurgatorioparadiso1 Lunahylee piante (incerta luna)hylee piante (fioco lume)flemma acqua etc. (di giorno e non di notte)instabili, mobili etc. (cielo della luna)2 Merc.oracoli, Virgilio profeta e poeta etc.spiriti magnivalletta amena (cupiditasche è la biscia)per l'onore e la fama3 Venerelonza lascivaamor... amore... vizio di lussuria (noi leggevamo etc.)fuoco purificatoremondizia degli occhi, amicizia, versi4 Sole(il sol montava in su)nutrizione dominante sulla illuminazionenutrizione e illuminazione: i due alberiilluminazione (summe divinitatis contemplatio)5 Martecherci, o milizia che non pugnòcherci (salvo un prog. di re)martiri della fede6 Giovere nel brago etc.Ebrei e Troianigiusti re7 Sat.leone (cfr. Par. 21, 13 sg.)violenza (ira implacabile)iracondi (melanconici)contemplativi (religiosi)8 CS.lupaaiuola che ci fa ferociocchi che mirano a terraperfezione (ingegno di Dante)9 PM.Lucifero colnoviens StyxLucifero che scende folgoreggiando etc.Dio coi nove cerchi d'angeliIl paradiso si unisce col mezzo delle beatitudini e dei doni dello Spirito Santo al purgatorio.III.[612]PurgatorioParadisoBeati pauperes sp. timor9miseri(Pur. 10, 121)libera a maloetc. paura di Dante 9 angeli fedeli che temerono Diomisericordes pietas8 amore, pietà, caritàSapiachesapitepraecipitetc.8 in te misericordia! in te pietate! etc.pacifici scientia7 iracondi (fumo)sapere,vederenella via del mondo7 contemplativi (nemo sine pace videt visionem)mondanitàde' contemplativilugentes6 Ebrei e Troianilugenteseflentes[613]6 letizia etc.fortitudo(manco di possa e virtù, sonno) libertà del voleremilizia del cielo, l'aquilasitientes consilium5sete,giustiziaetc. inganni nelle cose umane5seteetc. conoscimento delle cose umaneesurientes intellectus4ciboesavereetc. inganni nelle cose divine4ciboetc. conoscimento delle cose divinemundo corde sapientia3 purif. dell'occhiodel cuore per ottener la visione3 l'occhio è puro vedere, antivedere etc.2 Ahi serva Italia etc. 6, 76 Giustiniano 6, 89 Colui che etc. 7, 91 sqq.2sermo scientiaedi Giustiniano intorno all'aquila1 Matto è chi spera che nostra ragione 3, 34 Se 'l pastor... avesse in Dio ben letta... 3, 124 Se Castore e Polluce... 4, 61[614]1sermo sapientiaedi Beatrice intorno alla luna e al voto.Per la contemplazione della Trinità e l'uffizio degli angeli si veda il seguente prospetto.IV.[615]1 Angelieccitano al fervore e consolanotoccano le cose più evidenticontemplano lo Spirito rispetto allo Spirito2 Arcangelirivelano i principali misterila carità dello Spir. con la sapienza del Figlio3 Principatiarte di “principare„ e conversione al vero principatola car. dello Spir. con la potestà del Padre4 Potestatidirezione alle cose divinela sap. del F. con la pot. del Padre[616]5 Virtutiforte virilità senza tacer nullala sap. del F. rispetto al Figlio6 Dominazionidominazione a imagine di Diola sap. del F. con la car. dello Spir.7 Tronidivino studio di ciò che è sommola pot. del P. con la car. dello Spir.8 Cherubinitrasfusione senza invidia della conoscenza di Diola pot. del P. con la sap. del F.[617]9 Serafini (con sei ali)umile e pronta e cieca ubbidienzala pot. del Padre rispetto al PadreCosì termina questo abbozzo della storia intima del Poema Sacro. Mancano certo molte linee, e molte che vi sono, devono essere certo emendate. Pure a me sembra cheLa Mirabile Visionesia così assai chiara. Quanto, per la sua maggior chiarezza, riesca anche più mirabile, si vedrà nel volume che è per seguire e che ha il titoloLa poesia del mistero Dantesco.FINE

Nella sua prima giovinezza, “passando... per un cammino lungo lo quale sen gìa un rivo chiaro molto„, (VN. 19) chè può ben essere il “fiumicelche nasce in Falterona„, (Pur. 14, 17) e non differire dal “fiume bello e corrente e chiarissimo„, (VN. 9) lungo il quale gli era già apparso Amore peregrino; Dante concepì un suo primo disegno di ciò che fu la Comedia; la quale fu richiamata al pensiero, e così disegnata come ella è, più di venti anni dopo,iuxta Sarni fluenta,[564]cioè lungo il medesimo fiume d'allora. E quest'ultima circostanza spiega benissimo, come a un tratto, quasi in un baleno, negli stessi luoghi a lui venisse la stessa ispirazione.[565]

Il primo disegno era questo. Dante ispirato dalle confessioni di S. Agostino, il quale narra come di buono divenisse cattivo e di cattivo tornasse buono e migliore e ottimo,[566]imaginava o narrava d'essere stato ingannato, nella sua adolescenza, dall'amore, incolpevole, sementa come d'ogni virtù così d'ogni vizio, e d'essere stato distolto di amar Beatrice; e poi di ritornare a lei pentito.[567]Per mostrare chel'amore è passione incolpevole, mentre è colpevole chi male ama e disama, il Poeta adolescente faceva che Amore stesso, mal vestito e vergognoso ed errante, desse prima il consiglio cattivo, e poi il rimprovero o il compianto d'averlo seguito. Per mostrare che ell'erano false imagini di bene, cioèsimulacrad'amore, Dante fingeva che il suo nuovo amore (vero o non vero che in sè fosse) fosse un amor simulato. Ora Dante si pentiva e tornava alla sua Beatrice.

Beatrice o Bice era veramente una fanciulla fiorentina ch'egli amò sin da bambino. L'amò invero come si ama, desiderando e sognando,[568]struggendosi e adorando.[569]Ella era una donna reale; che se tale non era, egli non aveva bisogno di fingere ch'ella morisse, quando per il suo disegno poetico e filosofico ebbe necessità di tal morte: poteva narrare ch'ella era morta.[570]E invece fu la vera morte di lei che interruppe quel disegno primo!

Bice era una donna reale, ma a Dante negata o vietata. E Dante allora trasfigurò, ispirandosi a un'altra opera di S. Agostino (ai libri contro Fausto il qual Fausto è ricordato nelle Confessioni), inSapienzaoSperanza dell'eterna contemplazione.[571]Essa, la Rachele del patriarca, non si può vedere, se non morendo, se non liberandosi del grave involucro corporeo.[572]E così Dante in due canzoni, chedi quel primo disegno ci rimangono, cantava, nella prima, come Beatrice fosse codesta speranza, per cui l'uomo si salva, nella seconda, come egli avesse sognato ch'ell'era morta e che esso moriva, raggiungendo così la sapienza. Queste canzoni, specialmente, se non esclusivamente, costituivano lenove rimescritte condolce stil nuovoobello stile, che gli fece onore, e ch'egli dedusse dallostudiodei poeti regolari e grandi.[573]E poichè questi un verace intendimento filosofico (e in ciò stava la loro eccellenza) solevano coprire d'una vesta di figura o colore retorico, anch'esso d'una simil vesta copriva un intendimento profondo, pieno di mistero. Dalle poesie e prose (ma meglio dalle poesie) che nel libello giovanile precedono e seguono le due canzoniDonne che aveteeDonna pietosa, s'inducono altri particolari di questa cotal tragedia che Dante non compiè. Nella via della contemplazione, nella quale s'entra morendo, Dante era probabilmente guidato da Amore, da quell'amore che gli si mostrava ora in figura di un signore di pauroso aspetto in mezzo a una nebula di colore di fuoco, con nuda tra le braccia la sua fanciulla, ora come peregrino leggermente vestito di vil drappi, ora come un giovane piangente vestito di bianchissime vestimenta: era guidato da Amore a impetrare il perdono della donna amata. Incontrava, forse, in questo cammino prima Giovanna la precorritrice, ossia la Primavera, che è l'Arte cheprima verràdella Sapienza. Dopo, avrebbe veduta, uscito di sè,la Beatrice. Ciò nel suo anno vigesimo quinto, nel 1290, quand'egli stava per lasciar l'età adolescente. Il suo traviare, vero o non vero, era avvenuto a mezzo, presso a poco, del cammino della sua vita nuova. E così avrebbe mostrato (questo era il verace intendimento delleRime nove) che facilmente nell'anima semplicetta si torce il tallo o appetito sensitivo, il quale, se non si raddrizza o riferma nella sua stagione, fa che il seme, quanto si voglia buono, dia amari frutti nella vita. Ma quest'argomento non era una mera speculazione astratta e nemmeno un trattato puramente morale: Dante s'ispirava già alLiber Sapientiae, e certo, a esempio di quel libro che è in persona d'un re e si volge ai giudici della terra, egli voleva insegnare al mondo come governarsi per essere felice.

Quando, Beatrice morì, e la Tragedia restò a mezzo. Dante che per la necessità del suo soggetto aveva finta poetando la morte di Beatrice e la sua (e con ciò le sue rime erano usate di portar letizia), ora pianse la morte vera, e su quella non seppe più accomodare la sua ultro-umana concezione. E pare che del suo intendimento morale e politico volesse fare un trattatello in latino, con istile biblico, una specie diLiber Sapientiae, ispirato profeticamente, rivolgendosiai principi della terra, a cui si rivolge Salomone e di cui parla Geremia.

Non corre molto tempo; e Dante, nel 1292 o giù di lì,[574]mette insieme il suo libello, accogliendovi, delle rime fatte sino ad allora, alcune, e vigliandone altre: il tutto collegando con un racconto ecomento in prosa. Ciò perchè aveva riconcepito il suo primo disegno. Invero gli s'era presentata unaMirabile Visione, per la quale narrare degnamente, molti anni occorrevano e molto studio. In tanto mettendo insieme quelle prime poesie e collegandole e lumeggiandole con quella prosa, segnava l'antefattodel futuro poema. Il quale non differiva gran che, nel suo principio essenziale, da quel che fu la divina Comedia e da quel che doveva essere la giovanile Tragedia. Beatrice era morta (nella Tragedia la morte si fingeva) veramente. Dante, dopo averla pianta, si commoveva della pietà che una Donna gentile mostrava per lui. Dopo un traviamento, così leggero così attenuato come quel primo o quei primi, che erano amori simulati e schermi e difese, cioèsimulacra, cioè imagini di bene false; dopo un traviamento così scusabile, perchè ispirato da non altro che pietà, sentimento buono se altri mai; Dante tornava, in pianto, a Beatrice morta, e la vedeva beata in cielo. Il traviamento fu vero? la Donna gentile era una donna reale? È lecito dubitarne. Si ispirava Dante, anche questa volta, alle Confessioni, e anche questa volta voleva trattare di quel decisivo torcersi del tallo. Questa volta poneva lacrisidell'anima sensitiva alla fine dell'adolescenza o meglio al principio della gioventù; un anno dopo la morte della gentilissima. Ritornava in sè quasi subito, alla fine del terzo novennio della sua vita.[575]Poichè nel libello, che è come un proemio alla futura Comedia, introduce anche i traviamenti primi, avvenuti in vita di Beatrice, si può arguire che, seguendo in parteAgostino che a diciott'anni è preso d'amore per la sapienza e poi per un novennio è sedotto e seduce,[576]dei tre novenni assegnasse uno alla puerizia incosciente, un altro alla bontà, il terzo alle seduzioni, finchè la morte di Beatrice lo fa tornare in sè, non senza un ultimo traviamento, il più inescusabile e più doloroso di tutti, perchè a Beatrice, con la morte, era cresciuta bellezza e virtù.

E si diede dunque, più fervorosamente, allo studio, e più che mai risolvè nel suo cuore di dar la vita alla contemplazione, non all'azione.[577]Studiò, segregato dal mondo, trenta mesi. Nel 1295 abbandonava la via sino ad allora seguìta, rinunziava al proposito fatto e confermato, e si metteva nella via della vita civile o del mondo, la quale di lì a qualche anno doveva imparare a sue spese che non era la via vera per lui. Forse ebbe qualche momento nell'incamminarvelo l'apparizione fastosa e leggiadra di Carlo Martello in Fiorenza e la benevolenza di quel principe per Dante. Il fatto è che Dante, dandosi alla politica, metteva da parte laMirabile Visione. Del libello giovanile, già pubblico, faceva quasi ammenda, scrivendo la canzoneVoi che intendendo.[578]In essa esprime il concetto che una vera donna (cioèdomina) lo consola della perdita di Beatrice e lo attira a sè: è, anagogicamente, la Madonna, allegoricamente, la Filosofia. Anche Beatrice egli aveva rappresentata e come Madonna (una specie di Madonna) e come Sapienza. E qui dunque contradice il suo primo libello, e toglie alla morta la sua aureolamistica, lasciandole peraltro il suo pallore di carne che palpitò. Continua a poetare giovandosi degli studi fatti; ma la rinunzia alla vita attiva, che è la pietra angolare della Comedia, egli naturalmente non la canta più. Adoperando ad altro fine i materiali preparati per quell'edifizio, mostra di non volerlo inalzare più il monumento mistico del pensiero medioevale.

Invece egli si dà a scrivere canzoni sulle virtù morali necessarie alla vita civile,[579]facendole precedere da una triade, che significa l'abbandono delle rime d'amore e cancella così nellaVita Novatutto il significato filosofico e mistico ch'ella aveva ed ha.

Nel cammino della vita attiva Dante trovò ben presto la lupa, cioè la superbia invidia e avarizia de' suoi avversarii, gente avara invidiosa e superba; cioè i lupi che facevano guerra all'ovile della sua patria. Fu bandito, andò ramingo, divenne vile agli occhi degli uomini tra cui s'avveniva. Per non perder vita, per non trapassare come non nato, per non essere oscuro come i più, arbori e pietre piuttosto che uomini, cominciò dopo alcuni anni d'esilio, a raccogliere le canzoni che aveva scritte, di rettitudine, e a fare e disegnare le altre e incorniciarle (come aveva fatto per le dolci rime di amore) in un vero trattato di vita attiva. Nel frattempo, in latino (quasi, oltre che per altre ragioni, a mostrare che in latino sapeva pur comporre) componeva il trattato di Eloquenza volgare, col quale giustificava il suo Convivio volgare e gli procacciava onore elode. LaMirabile Visioneera dimenticata.[580]Ma e il Convivio volgare e il trattato latino restarono a mezzo. Questi due libri, cospirando insieme, dovevano farlo vivere nell'estimazione delle genti e impetrargli il ritorno in patria. Il ritorno in patria, ora, gli era fatto sperare da un avvenimento di pace: dalla discesa di Arrigo imperatore che calava a conciliare le fazioni e raddrizzare i torti e cancellare i peccati. Dante pose mano al suo alto stile latino, e cominciò a scrivere i libride Monarchia.[581]Breve illusione! Tutto si sommuove in Italia avanti l'imperatore della pace; Fiorenza gli si oppone fieramente. E Dante che ha scritte epistole, a mano a mano più severe; che ha implorato, sgridato, minacciato, maledetto; ridottosi alla fonte dell'Arno, nell'aspettazione ogni dì più ansiosa di scendere lungo quella corrente e rivedere il suo bel S. Giovanni, sente che l'imperatore è morto e che la patria, la quale pochi anni prima confidava di muovere con la sua dottrina e gloria, e ora sperava di forzare con l'armi dell'imperatore, spronato dai suoi consigli e dai suoi rimbrotti; la patria, da lui offesa e a lui divenuta ora più ostile che mai, non gli si sarebbe aperta forse più mai per accoglierlo nel suo dolcissimo seno.

E allora lungo quel fiume da lui detto anche fiumicello (e perchè non ancherivo?), gli riapparisce laMirabile Visionedi prima del 1290, la visione, veduta forse andando armato ver Campaldino, la visione ch'egli rivide nel piangere per Beatrice mortae disamata e riamata. Una donna gli apparve come folgore: la divina Comedia. Seguì un tuono pieno di terrore. Egli ne vide, in un lampo, la forma e la sublimità e la gloria: ne sentì, nel lungo e terribile tuono, la difficoltà lunga e terribile. Ciò dunque nel 1313 avanzato.[582]

Se fin qui non raggiungemmo se non il verisimile, di qui innanzi siamo nel vero e nel certo. Dato il concetto fondamentale della Comedia, che è la rinunzia alla vita attiva, resa impossibile dalla lupa, dato che la Comedia è l'attuazione stessa di quel proposito, di lasciare il mondo e darsi a Dio; la Comedia è dunque la conclusione della vita di Dante. E tale si dimostra con un fatto irrefutabile, che in un epitafio, composto per il suo monumento, è scritto ch'egli morì (evulnere saevae necissi deve interpretare,impensatamenteeacerbamente) mentre scriveva il paradiso.[583]E chi compose l'epitafio era tale, per familiarità col Poeta, che si può ben essere certi ch'egli attesta quel primo dubbio, quella prima ansia, quel primo rammarico de' figli e di tutti, che il gran morto non avesse compiuta la grande opera.[584]Il che è confermato da una notizia che abbiamo da Dante stesso, ch'egli nel 1319, due anni perciò avanti la morte, era al principio del paradiso, il quale, perciò, non era meraviglia non si trovasse compiuto due anni dopo. E questa notizia è certissima e liquidissima. Dante riceve un'epistolain versi latini da Giovanni del Virgilio, il quale con essa vuol indurloa scrivere in latino per i dotti. Risponde con un'ecloga pastorale, in cui, per convenienza di stile, trasforma l'espistoladel Bolognese inmodulaminae lui stesso in mandriano di bovi, mentre sè pone in figura di pastore di pecore. Tutto dice che Dante ha nel pensiero l'ecloga X di Virgilio e il verso:Nec te poeniteat pecoris, divine poeta. Tutto porta a concludere che tra il mandriano di bovi e il pastore di pecore è la proporzione che trapoetalatino o grande o regolare, erimatorevolgare; non quella che tra grande e piccolo nella medesima poesia latina. Se fosse così, in quest'ultimo modo; poichè la finzione pastorale varrebbe a indicare per l'un de' due, cioè per Dante, anche il proprio genere di poesia latina ch'egli vuol coltivare e coltiva, cioè la poesia latina bucolica; la finzione pastorale dovrebbe valere anche per l'altro, cioè per Giovanni: a indicare che cosa? un genere pastorale più elevato? bovino e non ovino? Ma il maestro Bolognese non aveva mandato all'esule Fiorentino un saggio di poesia pastorale o mandriale; sì di poesia latina in genere, o disermo, anziepistola, in ispecie. E perciò se chiamar mandriano di bovi Giovanni non è affermarlo poeta bucolico, ma latino, così chiamar sè pastor di pecore non è affermarsi poeta bucolico, inferiore o no, ma volgare. Inoltre chiaramente Dante allude nella sua ecloga alpeanacon cui comincia il paradiso e che riecheggia a principio del canto XXV, del canto della speranza per cui fu salvo. Perciò è certo che a Giovanni, ammiratore di lui e delle prime due cantiche del poema volgare, a Giovanni che tuttavia chiedeva a Dante qualcosa di più alto e più negato al volgo e più cònsono alla grande arte degli antichi, egli prometteval'ultima cantica del poema sacro, con la quale il Poeta, chiaramente a principio del primo canto e del vigesimo quinto, pronunziava ch'egli aveva attinte le cime dell'arte e aveva guadagnata la fronda peneia e il nome dipoeta.

E questa vecchia interpretazione diventa più che mai indubitabile, quando si consideri che nell'ecloga è detto come Dino Perini non sappia di latino, almen tanto da leggere da sè la epistola di Giovanni del Virgilio, la cui poesia (di mandriano di bovi) è separata dal vulgo mediante l'alveolusche solo chi sa di latino può passare. Ma l'ovisdel pastore di pecore, questa sì, è conosciuta dall'umile amico; dunque non è un'ovislatina. Oh! ella è l'ovis gratissimaall'autore di tanti sonetti e ballate e canzoni e di due cantiche del poema sacro; ella è l'ovisfacile ed agevole a mungersi dal divino pastore di pecore che in sì breve tempo compie sì lunga opera; ella è l'oviscosì ricca di latte quale noi vediamo che era, noi che leggiamo i cento canti del poema sacro: è la Comedia nella sua terza sublime cantica, la quale Dino sa e Giovanni no. Ma questi ne avrà in dono dal pastoredecem vascula(da una pecora, intendi,decem vascula!) di latte, e allora comprenderà che si può essere poeti come gli antichi, degni della laurea Delfica, anche senza scrivere in latino. Dunque nel 1319 Dante era intorno ai primi dieci canti del paradiso.[585]

E questa conclusione, alla quale invano si oppone che l'ovis, tra le altreoves(quali? le sue poesie volgari? e allora “pastor di pecore„ non significa poeta bucolico)gratissima(anche più cara della Comedia?), che Dino conosce (sebbene non munta mai, come si dovrebbe dire per significare che non esistevaprimadi quest'eclogaprima; e invece è detta abbondevole di latte e facile e solita a mungersi!); che l'ovissia la poesia bucolica che a Dante ispirerà la classica decuria d'ecloghe; questa conclusione indubitabile, quando all'ecloga si confronti il principio del paradiso, dove è persino l'indignatio(sì rade volteetc. 28) che nell'ecloga accompagna il prenunzio del peana; questa conclusione vince anche l'obbiezione di coloro che non credono verosimile il compimento in sì breve tempo di poema così grande. In otto anni per vero potè esser compiuto il poema di cento canti, dei quali ventitrè almeno mancavano nel 1319. E il fatto di codeste ecloghe poi dà un singolar valore al verso di Minghino e alla notizia del Boccaccio, riguardo l'interruzione creduta di questa cantica, della quale Dante stesso aveva affermata l'eccellenza in tale celebre, come si ha a credere, corrispondenza poetica.

Potè il poema essere compiuto dal 1313 al 1321, e non potè essere cominciato prima del 1313; quandoil cacciatore imperiale, coi suoi indugi a Dante increscevoli, non seppe prendere lavulpeculae perciò sgombrare a Dante la via del ritorno e del governo. Dopo la morte di Arrigo scrisse Dante il suo canto proemiale, in cui è espressa l'impossibilità della vita attiva, per Dante e per tutti, infin che non venga col tempo un veltro, uncaneben diverso da Arrigo, contro la lupa in cui s'è trasformata lavulpecula.[586]Nessuna o notizia o ragione contrasta a tal data del cominciamento.[587]E tutto la conferma.

Il poema rimeditato nel Casentino,sub fonte Sarni, fu cominciato e compiuto a Ravenna, dove, secondo la notizia del Boccaccio che del soggiorno di Dante a Ravenna era particolarmente ben informato, Dante si recò subito dopo la morte di Arrigo.[588]La parte che ha la Romagna nella Comedia, ci persuaderebbe senz'altro ad ammettere che lungo fosse il soggiorno di Dante in Romagna e a Ravenna. L'onore ch'egli fa, e parlando a Guido Montefeltrano e con l'episodio di Francesca, alla casa di Polenta, ci fa certi che il Poeta era là a Ravenna, ospite o in qual altra condizione si voglia, presso Guido Novello, quando scriveva non solo il canto XXVII ma il V dell'inferno. La divina foresta è suggerita dalla pineta di Chiassi, come Dante medesimo ci fa vedere. Ora la selva oscura, con cui comincia il primo canto del poema, è, come antitesi di essa foresta, così derivazione, per il contrario, di quella. Dunque è verosimile che a Ravenna egli scrivesse quel primocanto.[589]E così è probabile che il dramma di Ugolino egli pensasse o ripensasse nel Casentino o in una sua gita a Pisa nel tempo che in Pisa sostava Arrigo: ora da quel dramma dipende, per antitesi, l'episodio di Francesca. Dunque è verosimile, se non fosse certo per tante altre ragioni, che Dante, mentre dimorava nel Casentino, mentre si recava a Pisa, mentre era ancor vivo Arrigo, non avesse cominciata la Comedia. E poi c'è un'altra prova, misteriosa sì ma molto persuasiva. Dante in persona, con l'epistola a Moroello Malaspina e con la canzone sua montanina, racconta il ritorno nel suo animo dell'esule visione:[590]il che avvenne quand'egli era fermoin finibus Thusciae sub fonte Sarni. E l'epistola a Moroello, la quale nessuno vorrà credere modellata sul racconto del Boccaccio, viene a riprocacciare fede al Boccaccio in cosa che meno gli si credeva, nel fatto dei sette canti; come gli epitafi di Minghino e del Canaccio e la corrispondenza in versi latini confortano l'altro così ostico racconto di lui intorno ai tredici canti. E così il novellatore riacquista credibilità anche nel resto.

Negli otto ultimi anni, dunque, nella sua vita raminga, in Ravenna, Dante cominciò e compiè (appena, appena) la divina Comedia. Il che non si troverà così superiore alla fede da chi consideri il disegno semplice del poema. Chi crede che il poema sia un laberinto irremeabile, non si acconcerà mai a crederlo finito dal suo Dedalo in così breve tempo. Ma io sottopongo al lettore gli schemi della grandecostruzione; i quali saranno così il riassunto degli altri capitoli del libro.

Vediamo prima, analiticamente, i rapporti tra l'Eneide, lib. VI (i versi che numero, sono del VI quando altro non aggiungo), e l'inferno e purgatorio: tra

Vediamo prima, analiticamente, i rapporti tra l'Eneide, lib. VI (i versi che numero, sono del VI quando altro non aggiungo), e l'inferno e purgatorio: tra

l'alta tragediaela divina comedia(Enea nel sesto libro è esempio di virtù nella giovinezza “colmo della nostra vita„. Co. 4, 26)Dante nel mezzo del cammin di nostra vita, Inf. 1, 1vain antiquam silvam179 (per incertam lunam in silvis270)si ritrova in una selva oscura, 1, 2 (la luna per la selva 20, 127)exanimum corpus amici149l'animo... con lena affannata, 1, 22, 25pelagi defuncte periclis!83uscito fuor del pelago 1, 23fugitivus.Serv.ad136l'animo... che ancor fuggiva, 1, 25ramus necesse erat ut unius causa esset interitusServ.ib.[591]lo passo che non lasciò giammai persona viva, 1, 26stabula alta ferarum179le tre fiere.Sibylla,Virgilio cantor della Sibilla.magnam cui mentem animumque Delius inspirat vates,Degli altri poeti onore e lume, 1, 82 e al Cfr. Par. 1, 13 e al.aperitque futura10 sqq.[592]praescia venturi66et. al.insin che il Veltroverrà... cfr. Pur. 22, 64 sgg.lucis praefecit Avernis118(Virgilio si mostra presso la selva e poi muove per cammino Silvestro, 2, 142, e il limbo dove dimora, è unaselvadi spiriti spessi, 4, 65. Egli è il primo dei poeti, primi degli spiriti magni).miserere117miserere 1, 65o sanctissima vates!65o se' tu... o degli altri poeti etc. 1, 79o virgo!104quelVirgilio? 1, 79potes... omnia... te...[593]praefecit...117 sq.... famoso saggio 1, 89graviora manent... bella, horrida bellaetc. 84 sqq.se vuoi campar etc. 1, 93 sgg. sostener la guerra 2, 4causa mali tanti...93questa bestia... 1, 94coniunx...93s'ammoglia 1, 100via... salutis96altro viaggio 1, 91Accipe quae peragenda136per lo tuo me' etc. 1, 112hunc conde sepulcro152[594]trarrotti per loco eterno etc. 1, 114 sgg.omnia... ante peregi105l'impresa nel cominciar cotanto tosta 2, 42Deus ecce Deus!46mitte hanc de pectore curam85audentior ito95(la narrazione di Virgilio per mostrare che la sua venuta è voler di Dio, e i rimbrotti e conforti 2, 44 sgg.).doceas iter et sacra ostia pandas109Poeta, i' ti richieggo etc. mi meni... la porta... 1, 130 sgg. son tornato nel primo proposto 2, 138ire ad conspectum cari genitoris108(Dante apprende da Virgilio che giungerà a Beatrice... 2, 53 sgg.)orans mandata dabat116tua... imago695 cfr. V 722(Beatrice in sogno o altrimenti rivocava Dante Pur. 30, 134)pauci quos... ardens evexit ad aethera virtus, dis geniti potuere129 sqq.chi 'l concede? etc. 2, 31. Cfr. VE. 2, 4. Dante afferma col fatto esser di cotestidis geniti.

Dopo il colloquio di Enea con la Sibilla e di Dante con Virgilio, le due coppie scendono agl'inferi. Due porte ha l'inferno di Virgilio, due quello di Dante; il quale poi confonde la porta del re d'Averno con quella del Tartaro. Si veda.

Dopo il colloquio di Enea con la Sibilla e di Dante con Virgilio, le due coppie scendono agl'inferi. Due porte ha l'inferno di Virgilio, due quello di Dante; il quale poi confonde la porta del re d'Averno con quella del Tartaro. Si veda.

Inferni ianua regis et tenebrosa palus106 sq.Questa è in Dante la porta più segreta con avanti la palude Stige;patet atri ianua Ditis127la porta di Dite, che ora Dante trova chiusa. Dunque? Dite al tempo di Enea regnava sino alla porta men segreta;vestibulum ante ipsum primisque in faucibus273vagitus... in limine primo426 sq.a questa: la qualepatebatperchè era chiusa. Invero Gesù l'infranse, e questo avere infranta la porta, significa aver chiuso l'inferno, cioè la fatale dannazione del genere umano.sub rupe sinistra moenia lata548 sq.porta adversa ingens552Tisiphone555vestibulum556vestibulo575,limina ib. gemitus557Questa è la porta del Tartaro, ma Dante, conscio o no, per quell'adversarichiamato daadverso fornice631 eadverso limine636, la confonde con laianua inferni regisoDitis,Cyclopum educta caminis moenia... adverso fornice portas631 sq.adverso in limine636che è questa qui, sotto un certo aspetto, e sotto un altro, no, perchè invero ella nonpatet.

E vediamo ora il concetto Dantesco della porta dell'inferno rispetto agli avari.

E vediamo ora il concetto Dantesco della porta dell'inferno rispetto agli avari.

Inferni ianua regis104Pluto il gran nemico, 6, 115, che gridaPape Satan, e che è maledettolupo, 7, 1 sgg., lupo che è figura del diavolo che invidia gli uomini; è una anticipazione delregis inferni34, 1. Così laianuainfranta da Gesù viene a essere rispetto agli avari laatri ianua Ditis, men segreta, che non fu infranta dal redentore.et tenebrosa palus105Invero nel cerchio degli avari si mostra un'acquabuiache fa lapaludeStige 7, 103 sgg.Acheronte refuso105Lo Stige deriva da Acheronte. Nelle parole di Virgilio Dante vedeva forse la speciale inutilità della redenzione per questi speciali peccatori che sono tuttichercuti.saxum ingens volvunt616voltando pesi 7, 27

La pena è tartarea, di dentro Dite. In vero per questicherciepapiecardinalila porta men segreta è misticamente laianua Ditisoregis inferni. Il che non toglie che nel prospetto che segue siano incontinenti, non felli, e ignavi o sciaurati o non mai vivi. Segue il prospetto della Tragedia in comparazione della Comedia in quanto l'inferno di Dante è ancora quello di Enea.

La pena è tartarea, di dentro Dite. In vero per questicherciepapiecardinalila porta men segreta è misticamente laianua Ditisoregis inferni. Il che non toglie che nel prospetto che segue siano incontinenti, non felli, e ignavi o sciaurati o non mai vivi. Segue il prospetto della Tragedia in comparazione della Comedia in quanto l'inferno di Dante è ancora quello di Enea.

patet atri ianua Ditis127Dante intende queste parole così: l'inferno, avanti Cristo, era aperto a tutti. Ma Cristo infranse la porta, cioè chiuse l'inferno. Sicchè il fatto d'essere aperta al tempo di Enea, equivale all'essere chiusa. Al tempo di Dante invece ella era aperta per il fatto che era senza serrame 8, 126. Ma non per i dannati! Per i dannatipatet, cioè è chiusa; sicchè al verso Virgiliano corrisponderebbe questo:patet... ianualasciate ogni speranza 3, 9revocare gradum... hoc opus, hic labor128parole di colore oscuro 3, 10, il senso lor m'è duro 3, 12Luctus274quivi sospiri etc. 3, 22Metus276Letum277Sopor278mai non fur vivi etc. 3, 64Labosque277girando correva 3, 53ultrices Curae274mosconi... vespe 3, 66centum... annos329antichi spiriti 1, 116errant329circumgirando 3, 53volitantque329come la rena 3, 30inops... turba325ignudi 2, 65 cattivi 62 sciaurati 64inhumata325orantes313ripae ulterioris amore314non hanno speranza di morte 3, 46 la seconda morte ciascun grida 1, 117 invidiosi son 3, 48quos vehit unda sepulti326codesti... son morti 3, 89in silvis..... cadunt folia309sq.tenent media omnia silvae131ulmus opaca ingens283et al.[595]come d'autunno etc. 3, 112. La turba, stimolata da insetti, è unaselvasemovente.multae... aves311come augel 117sortem miseratus iniquam332ne lagrimai 24cernit ibi maestos et mortis honore carentis333v'ebbi alcun riconosciuto 58 senza infamia e senza lodo 36maestum cognovit340guardai e vidi l'ombra di colui etc. 59 cfr. 34 sgg.en haec promissa fides est?346 (?)colui che fece il gran rifiuto 60 (?)inhumatus374colui etc.Acherontis undae295riviera d'Acheronte 78Cocyto eructat harenam297scilicet per StygemServ.ad h. v.Acheronte, Stige e Flegetonte... 14 116 fanno Cocito 119Portitor ille Charonetc. 299ed ecco etc. 3, 82 sgg.fluvio propinquantetc. 384infino al fiume... 81corpora viva nefas390[596]animaviva 88pietate insignis403vuolsi così colà... 95 (è grazia, cioè meritata dalpius vates)ramum hunc406unius causa interitusServ.ad136.più lieve legno (la croce) 93 col quale si è conseppellito al Cristohunc conde sepulcro152mi vinse ciascun sentimento e caddi... 135 sg.sic demum lucos... aspicies155 (ostia... lucumGeorg. IV 467)vero è che etc. 4, 7 la selva, la selva, dico, di spiriti spessi 65trans fluvium vatemque virumque415incominciò il Poeta... 14Cerberus haec... regna personat417 sq.tuono d'infinitiguai9, che giungono dairegnadi Cerberooccupat Aeneas aditum424sulla proda mi trovai 7infantum animae427d'infanti 30in limine primo427nel primo cerchio 24hos iuxta430sto io coi parvoli Pur. 7, 31falso damnati crimine mortis430insontes434[597]viri 39 non per... rio semo perduti 40 sg.sibi letum insontes peperere manu434 sq.Catone era nel limbo Pur. 1, 72 e nel limbo è Lucrezia, Empedocles etc.quam vellent...436fas obstat438in disio 42 senza speme 42lugentes campi441 sqq.tanto più dolor... 5, 3Cerberus haec... regna... personat417 sqq.[598]a guaio 3durus amor... peredit442Amor... dipartille, 69 Amor condusse noi ad una morte 106dulci... adfatus amore455o anime affannate 80 l'affettuoso grido 87monstrantem vulnera446recens a vulnere450noi che tignemmo il mondo di sanguigno 90Infelix Dido!456[599]Francesca, i tuoi martiri 116coniunx etc.473mai da me non fia diviso 135curae non ipsa in morte relinquunt444animeaffannate180 nessun maggior dolore etc. 121 (?)prosequitur lacrimis476di pietade i' venni men... 141Cerberus417Cerbero 6, 22bello clari478Farinata etc. 6, 79multum fleti...481che fur sì degni ib.caduci481cadde... 93ingemuit483a lagrimar m'invita 59Danaum proceres489Farinata (il fiero ghibellino avverso a Dante e a' suoi maggiori)laniatum494...lacerum... manus ambas495 sq.il Mosca 80 (cfr. 28, 103 sgg.)vix adeo agnovit498riconoscimi se sai etc. 41notis... vocibus499tu fosti prima ch'io disfatto, fatto 42reddar tenebris545a par degli altri ciechi 93 più non si desta 94I decus, i, nostrum...546Giusti son due... 73 (non è un d'essi Dante?)moenia lata videt549porta adversa552Quivi trovammo Pluto il gran nemico 115 (Misticamente Dante vede nel cerchio degli avari l'inferno basso a cui l'avarizia conduce. Questo cerchio è misticamente entro Dite).

E Dante torna a rileggere l'alta Tragedia col pensiero che laianua inferni regischepatetossia è chiusa, sia veramente quella di Dite che è chiusa sì nella Tragedia e sì nella Comedia. Torna dunque a capo, come si vedrà.

E Dante torna a rileggere l'alta Tragedia col pensiero che laianua inferni regischepatetossia è chiusa, sia veramente quella di Dite che è chiusa sì nella Tragedia e sì nella Comedia. Torna dunque a capo, come si vedrà.

Inferni ianua regis et tenebrosa palus106 sq.Pluto il gran nemico 6, 115 l'acqua buia 7, 103mortis honore carentes333Stygias aquas374Stygia... unda385 (detto dell'Acheronte e così)Stygia palus323, 371la sconoscente vita... ad ogni conoscenza or li fa bruni 7, 53 una fonte che bolle e riversa etc. 101 sgg.inops inhumataque turba325ignude 7, 111 come quelle del vestibolo.mortis honore carentis(naufraghi) 333genti fangose in quel pantano 110 (innominabili anch'esse) bontà non è che sua memoria fregi 8, 47Navita... stygia ab unda385un galeoto 17 il nocchiere 80Phlegyas...618Flegias Flegias 19magna voce619gridava 18 forte ci gridò 80 sg.discite iustitiam620et non temnere divosib.animafella(cioè de'felli, 11, 88 rei contro laiustitiae lapietasereligio). Flegias è pien d'ira8, 24, perchè l'ira è la prima specie d'ingiustizia (violenza o bestialità), e l'incontinenza d'irascibile, che nasce dall'incont. di concupiscibile, porta all'ingiustizia.increpat387gridava etc. 18gemuit sub pondere cumba413quand'i' fui dentro parve carca 27effusus in undas339un pien di fango 32tu Stygias inhumatus aquas?374[600]rimani! 38 via costà 42ramum hunc...(sempre l'interitusbattesimale che ha impresso in Dante ilcharacter) tu gridi a vuoto! etc. 19tumida ex ira tum corda residunt407nell'ira accolta 24sub rupe sinistra moenia lata videt548 sq.le sue meschite etc. 70quae flammis ambit Phlegethon550 sq.il foco ch'entro le affoca 73 sg.

Ma questa è misticamente la medesimaianua regis infernicon latenebrosa palus, è laianua Ditisper cui si entra nell'infernovirgiliano e quella per cui s'entra nel Tartaro, chè Dante confonde le due porte della reggia e del Tartaro. Vediamo prima questa confusione o fusione ultima.

Ma questa è misticamente la medesimaianua regis infernicon latenebrosa palus, è laianua Ditisper cui si entra nell'infernovirgiliano e quella per cui s'entra nel Tartaro, chè Dante confonde le due porte della reggia e del Tartaro. Vediamo prima questa confusione o fusione ultima.

ianua Ditis127la città c'ha nome Dite 69(via)dextera... Ditis magni541alla man destra si fu volto 9, 132laeva malorum542sub rupe sinistra548volse a man sinistra 10, 133

Ora si veda come laianuadi tutto l'inferno è assimilata misticamente allaianuadi Dite o del Tartaro che sono una sola per Dante.

Ora si veda come laianuadi tutto l'inferno è assimilata misticamente allaianuadi Dite o del Tartaro che sono una sola per Dante.

per domos Ditis269dextera Ditis magni541la città Dite 8, 69per lunam270la donna 10, 80sub luce maligna270mala luce 100Luctus...274sospir dolenti 9, 126Letumque277seppellite 125 sepolto 130 etc.Bellum279lo strazio etc. 10, 85Discordia280mia parte etc. 47auditae voces426si fan sentir 9, 126lucemque perosi proiecere animas435 sq.mala luce 100, l'anima col corpo morta 10, 15Styx cohercet439(lo Stige circonda Dite)lugentes campi441campagna piena di duolo 9, 110me iussa deum461da me stesso non vegno 10, 61corripuit sese472supin ricadde e più non parve fuora 72miseratur476di mia colpa compunto 109bello clari478Farinata 32belloque caduci481lo strazio etc. 85Danaum proceres489a ciò non fui io sol etc. 89Deiphobum vidit495(Il Mosca 28, 103 sgg.) Ma a Deifobo s'ispira anche nell'episodio di Cavalcante, padre del suo compagno d'arte e forse d'arme.sed te qui vivum casus?531se per questo cieco etc. 58i decus, i, nostrum...546(è sottintesa la glorificazione di Dante che si fece seguace dello Studio)melioribus utere fatis546...(arde nelle parole di Dante la pietà e il rammarico per il primo suo amico degno di miglior fato)in verbo...547quando s'accorse... ricadde 10, 70 sgg.quae scelerum facies? o virgo560alcun compenso etc. 11, 13 sgg.tum vates sic orsa loqui562figliuol mio etc. 16Gorgones289Tisiphone555, 571Tesifone 9, 48 etc. il Gorgon 56Eumenides280sorores572tre furie 38vipereum crinem281anguis572idre serpentelli ceraste 40 sg.Centauri in foribus286Lapithae601Centauri 12, 56[601]Harpyiae289Arpie 13, 10Scyllae biformes286nere cagne 125forma tricorporis umbrae289una figura... sgg. 15, 131Briareus287Titania pubes580Giganti 31, 44, Briareo 98belua Lernae287hydra saevior576furiarum maxima605Dite 34, 20myrtea silva443la dolorosa selvaextrema secutam457dei suicidi 13, 2 sgg.

Dopo aver osservato che il Minotauro è richiamato da ben più lontano vestibolo, (in foribus20Minotaurus inest26, comeCentauri in foribus stabulant286) dove quel numero settenario (septena21) può aver influito sulla settenaria divisione del regno del Minotauro (tiranni, ladroni, suicidi, dissipatori, bestemmiatori, sodomiti, usurieri); passiamo al ramo o verghetta, di Enea, nel qual episodio è fusa la porta più segreta con la men segreta.Invero il ramo serve ad Enea con Caron per passare l'Acheronte, ma l'Acheronte è pur detto Stige; lo figge nell'adversoliminedellaianua Ditis, che Dante confonde con laporta adversadel Tartaro, e misticamente equipara allaianua Ditischepatet.

Dopo aver osservato che il Minotauro è richiamato da ben più lontano vestibolo, (in foribus20Minotaurus inest26, comeCentauri in foribus stabulant286) dove quel numero settenario (septena21) può aver influito sulla settenaria divisione del regno del Minotauro (tiranni, ladroni, suicidi, dissipatori, bestemmiatori, sodomiti, usurieri); passiamo al ramo o verghetta, di Enea, nel qual episodio è fusa la porta più segreta con la men segreta.

Invero il ramo serve ad Enea con Caron per passare l'Acheronte, ma l'Acheronte è pur detto Stige; lo figge nell'adversoliminedellaianua Ditis, che Dante confonde con laporta adversadel Tartaro, e misticamente equipara allaianua Ditischepatet.

patet ianua Ditis127(dunque misticamente è chiusa) chiuser le porte 8, 115Ditis magni moenia541la città ha nome Dite 68moenia lata etc.549le mura di ferro 78porta adversa ingens552adverso fornice portas631chiuser... quei nostriavversari115inferni ianua regis et tenebrosa palus106 sq.(Lo Stige circonda la terra)Stygia ab unda385Stygia carina391ramum hunc406passava Stige 81 (il ramo è simbolo di quella morte per cui si passa l'Acheronte)occupat Aeneas aditum635 (Ditis magni)giunse alla porta 89 (di Dite)corpus spargit aqua635 sq. (quia impiatusal.inquinatus fueratServ.ad h. v.)quell'aer grasso etc. 82ramum adverso in limine figit636con una verghetta l'aperse 90(il ramo è perProserpina142. Nel mostrarlo aCharon, la Sibilla ricordaProserpina402.Hecate56)(Proserpina è accennata in quest'episodio di Dite al 9, 44, e comedonna che reggeal 10, 80)(Charon prima di vedere il ramoStygia ab undaparla:)Stygia carina391(l'episodio del Messo è nello Stige)Alciden392Tartareum custodem395Cerbero vostro etc. 98 sgg.dominam Ditis397la regina dell'eterno pianto, 9, 44donna10, 80 (è superbia, quindioltracotanza93: per essa furon cacciati dal cielo 91 gli angeli rei)(La Sibilla risponde)ingens ianitor400Cerbero 98Proserpina4029, 44; 10, 80pietate insignis403,pietatis imago105quella voglia 94 sgg.ramum hunc406verghetta 89ex ira corda residunt407non v'ebbe alcun ritegno 90. Cfr. m'adiri 8, 121 senz'ira 9, 33.nec plura his408e non fa motto 101(Aggiungi questo tratto:)fatalis virgae409 (cfr.si te fata vocant147,virga144)[602]nellefata97

Riprendiamo la via perdomos Ditis, di cui abbiamo già veduti i simboli in generale e coloro dalla mala luce. Flegias col suo doppio ammonimento divide in due l'ultima parte dell'inferno Dantesco, di rei contro laiustitiae di rei contro lapietasereligio(non temnere divos). Questi sonofelli.

Riprendiamo la via perdomos Ditis, di cui abbiamo già veduti i simboli in generale e coloro dalla mala luce. Flegias col suo doppio ammonimento divide in due l'ultima parte dell'inferno Dantesco, di rei contro laiustitiae di rei contro lapietasereligio(non temnere divos). Questi sonofelli.

Così siamo nel purgatorio. Nell'Eneide Dante leggeva che all'Elisio si vahac, 541, cioè per la destra; e nel purgatorio invero va sempre a destra; per la via stessa che conduce allemoenia Ditis magni, 541. Invero dalla città di Dite riesce al monte santo che in cima ha l'Elisio. Il discorso di Anchise sulla purgazione delle anime si trasforma in un purgatorio locale, che viene prima della visione, che è in Virgilio e in Dante, dell'avvenire di Roma.

Così siamo nel purgatorio. Nell'Eneide Dante leggeva che all'Elisio si vahac, 541, cioè per la destra; e nel purgatorio invero va sempre a destra; per la via stessa che conduce allemoenia Ditis magni, 541. Invero dalla città di Dite riesce al monte santo che in cima ha l'Elisio. Il discorso di Anchise sulla purgazione delle anime si trasforma in un purgatorio locale, che viene prima della visione, che è in Virgilio e in Dante, dell'avvenire di Roma.

devenere locos laetos638per canti s'entra Pur. 12, 113 sg. (l'amenità del luogo 1, 13 sgg.)his dantem iura CatonemVIII 670Catone 1, 31 (ma non ha, sino al gran dì, i pii cui deve presiedere)in valle reducta seclusum nemus703valletta amena 7, 73 con molte particolarità comuniexercentur poenis739il debito si paghi 10, 108 etc.ad ventos741mi batteo l'ale 12, 98 etc.exuritur igni742il fuoco 27, 11 etc.sub gurgite vasto741tratto m'avea nel fiume 31, 94Lethaeum ad fluvium749d'una fontana 32, 113velle reverti751Eunoè33, 827cfr.Lethaei fluminis undam potant715lo dolce ber 138te tua fata docebo759perchè... non guardi? 29, 59 sgg.huc flecte acies788al carro tieni or gli occhi 32, 104hic vir, hic est791un cinquecento dieci e cinque 33, 43Alcides... fixerit801anciderà la fuia 44et dubitamus adhuc806Tu nota... 52 etc.heu quantum inter se bellum828qual hai vista la pianta 56 etc.incenditque animum famae venientis amore889sì le insegna ai vivi 53exin bella viro memorat890(la qual missione ricevuta da Beatrice s'integra col monito di Cacciaguida Par. 17, 46 sgg.)

Mi sembra inutile metter di nuovo a confronto i passi dell'Eneide e della Comedia per veder chiaro il pensiero di Dante intorno ai suoi sospesi del Limbo, destinati alsuperum lumene allargior aetherdella divina foresta. Vedi a pag. 432 sgg. Qui basti aggiungere che il fuoco o l'incendio (Inf. 4, 68; 2, 93) del Limbo, come è il medesimo muro ultimo tra la purgazione e l'Eden, così è quellumen purpureumdell'Elisio Virgiliano (645).[603]La Comedia è per le due prime cantiche un'Eneide novella fusa con l'interpretazione mistica della lotta di Giacobbe e delle sue nozze. Vediamo questa fusione. Segno dell'Eneide i dati principali. Dante[604]

Mi sembra inutile metter di nuovo a confronto i passi dell'Eneide e della Comedia per veder chiaro il pensiero di Dante intorno ai suoi sospesi del Limbo, destinati alsuperum lumene allargior aetherdella divina foresta. Vedi a pag. 432 sgg. Qui basti aggiungere che il fuoco o l'incendio (Inf. 4, 68; 2, 93) del Limbo, come è il medesimo muro ultimo tra la purgazione e l'Eden, così è quellumen purpureumdell'Elisio Virgiliano (645).[603]

La Comedia è per le due prime cantiche un'Eneide novella fusa con l'interpretazione mistica della lotta di Giacobbe e delle sue nozze. Vediamo questa fusione. Segno dell'Eneide i dati principali. Dante[604]

Paragoniamo ora ilcorto andareper la piaggia diserta infestata dalle tre fiere, ossia la vita attiva come fine a sè stessa, e impossibile senza il veltro, e l'altro viaggioper l'inferno e il purgatorio, viaggio dispositivamente di contemplazione, ossia la vita attiva come disposizione alla contemplativa. A ciò riporto un passo di Lattanzio che ci dà i tre nomi coi quali,metonimicamente, possiamo chiamare le tre fiere.[606]“Tressunt adfectus qui homines inomniafacinora praecipites agunt, ira, cupiditas, libido.Iraultionem desiderat,cupiditasopes,libidovoluptates„. Sono forse i tre nomi che Dante avrebbe segnati in margine a' suoi versi. Il leone che ha una brama sola,ultionem, èira; la lupa che ha tutte brame,opes, ècupiditas; la lonza che ammalia e snerva, con le suevoluptates, èlibido. Il collocare questi tre nomi di faccia ai loro equivalenti dottrinali, c'insegnerà molte cose e ci toglierà ogni dubbio.

Paragoniamo ora ilcorto andareper la piaggia diserta infestata dalle tre fiere, ossia la vita attiva come fine a sè stessa, e impossibile senza il veltro, e l'altro viaggioper l'inferno e il purgatorio, viaggio dispositivamente di contemplazione, ossia la vita attiva come disposizione alla contemplativa. A ciò riporto un passo di Lattanzio che ci dà i tre nomi coi quali,metonimicamente, possiamo chiamare le tre fiere.[606]“Tressunt adfectus qui homines inomniafacinora praecipites agunt, ira, cupiditas, libido.Iraultionem desiderat,cupiditasopes,libidovoluptates„. Sono forse i tre nomi che Dante avrebbe segnati in margine a' suoi versi. Il leone che ha una brama sola,ultionem, èira; la lupa che ha tutte brame,opes, ècupiditas; la lonza che ammalia e snerva, con le suevoluptates, èlibido. Il collocare questi tre nomi di faccia ai loro equivalenti dottrinali, c'insegnerà molte cose e ci toglierà ogni dubbio.

LibidoIraCupiditaslibido1 lussuria2 gola3 avariziaira4 accidia(sì difummosì di color cui vinsel'ira)5irafolle ovvero (ciecacupidigia)cupiditas6 invidia7 superbia

Si vede come la lonza —libido, cioè lussuria gola (e anche mal tenere e mal dare), mediante la conseguente accidia (a ciò la definizionecui vinse l'ira) confini cioè si fonda nel leone —ira, cioè peccato d'ira o violenza o bestialità, peccato metà di incontinenza e metà di malizia, il quale mentre confina, come incontinenza, con la lonza, sparisce poi, come cupidigia, nella lupa —cupiditas, cioè avarizia che dal mal tenere e mal dareopes, passa a volerle prendere altrui con frode o con tradimento.E propongo un altro quadretto in cui si veda l'equivalenza delle tre appellazioni Lattanziane con quelle Aristoteliche:

Si vede come la lonza —libido, cioè lussuria gola (e anche mal tenere e mal dare), mediante la conseguente accidia (a ciò la definizionecui vinse l'ira) confini cioè si fonda nel leone —ira, cioè peccato d'ira o violenza o bestialità, peccato metà di incontinenza e metà di malizia, il quale mentre confina, come incontinenza, con la lonza, sparisce poi, come cupidigia, nella lupa —cupiditas, cioè avarizia che dal mal tenere e mal dareopes, passa a volerle prendere altrui con frode o con tradimento.

E propongo un altro quadretto in cui si veda l'equivalenza delle tre appellazioni Lattanziane con quelle Aristoteliche:

lussuriaInc.di conc.golaavarizialibidolonzad'irasc.accidiairaleoneMal.con forzaira (cieca cupid.)cupiditaslupacon frodeinvidiasuperbia

Così il lettore può vedere come la lonza sia in iscena quando sopraviene il leone, e poi sparisca al suo apparire; lalibidolonza contenendo anche l'accidia (tristitia), la quale appartiene (spec. ma non escl. come divinti dall'ira) anche all'iraleone, è un po' anch'essa leone (invero èleonza). E poi il lettore vede come l'iraleone, unito alla leonza per la conseguenza della lussuria e gola, che ètristitia, e per il fatto ch'egli è la bestialità, ossia per metà incontinenza, per metà malizia o ingiustizia, sia ancora unito alla lupa oleopede per la cupidigia che in esso è unica e rabbiosa, e nell'altra è molteplice e accorta. Vede anche come laleopede, per mezzo della cupidigia, contenga illeonee perciò laleonza, alla quale è poi unita anche per mezzo dell'avarizia che è cupidità iniziale,in fieri, direi. E così ella è tutto il peccato e tutta la trinità del male,libido iraecupiditasin genere, e avarizia, invidia e superbia in ispecie. Il che risulta da quest'altro specchietto:

Così il lettore può vedere come la lonza sia in iscena quando sopraviene il leone, e poi sparisca al suo apparire; lalibidolonza contenendo anche l'accidia (tristitia), la quale appartiene (spec. ma non escl. come divinti dall'ira) anche all'iraleone, è un po' anch'essa leone (invero èleonza). E poi il lettore vede come l'iraleone, unito alla leonza per la conseguenza della lussuria e gola, che ètristitia, e per il fatto ch'egli è la bestialità, ossia per metà incontinenza, per metà malizia o ingiustizia, sia ancora unito alla lupa oleopede per la cupidigia che in esso è unica e rabbiosa, e nell'altra è molteplice e accorta. Vede anche come laleopede, per mezzo della cupidigia, contenga illeonee perciò laleonza, alla quale è poi unita anche per mezzo dell'avarizia che è cupidità iniziale,in fieri, direi. E così ella è tutto il peccato e tutta la trinità del male,libido iraecupiditasin genere, e avarizia, invidia e superbia in ispecie. Il che risulta da quest'altro specchietto:

inordinazionenell'appetitoconcupiscibileleonzalibidoleopedecupiditasirascibileleoneiranella volontànell'intelletto

e da quest'ancora:

e da quest'ancora:

Vedi ora, o lettore, come le bestie spariscano l'una nell'altra? come dall'incontinenza, contro cui vale lacorda, si caschi nelle branche di Gerione?E veniamo al paragone tra

Vedi ora, o lettore, come le bestie spariscano l'una nell'altra? come dall'incontinenza, contro cui vale lacorda, si caschi nelle branche di Gerione?

E veniamo al paragone tra

il corto andareel'altro viaggioinfernopurgatorioTenebra o miseria originaleTenebra o miseria originaleOriginale felicità, libertà e innocenza con Catone che volle esser libero ed ebbe i raggi delle quattro virtù, e sarà beato,longa cum veste, tra i pii sospesi del limbo, nel gran dì: e allora egli avrà ai suoi piedi le sette cornici dove erano i sospesi del purgatorio, in quest'ordineselva oscura (antiqua silva)vestibolo con la selva semoventepasso (interitusdel servo fuggitivo) della riviera o dell'acqua perigliosapasso dell'Acherontepiaggia diserta (ritorno dove il sol tace, camminoselvaggio, dove si trova Virgilio)selva di spiriti spessi, tra i quali è VirgilioOmbra della carneLonza, snelletta e leggeraRovina. Principio invisibile dello Stigelussuria (Minos)lussuriagola (Cerbero)gola (i due alberi)avarizia (innominabile, Pluto) Principio visibile dello Stigeavarizia (con la maledizione alla lupa)accidia operativaaccidia in acquistarea bene sperar m'era cagione... l'ora del tempo e la dolce stagioneStige che si fa palude e incontinenza di concupiscibile che si fa incontinenza d'irascibile, o carnalità che si fa accidia,libidoche si mescola adira; contro cui gioverebbe il sole e l'aer dolce.Accidia contemplativaaccidia in vedereVelenoLeone, con rabbiosa fame, che apparisce quando si vede tuttora la lonza, la quale sparisce al suo apparire(Il fuoco di Flegetonte affoca le mura di Dite 8, 73) Rovina. Incontinenza d'irascibile o tristizia o ira (passione) che si mescola al mal volere o ingiustizia. Minotauro. Ira folle e cieca cupidigia di vendetta. Flegetonte.iraLupa, con tutte brame, che viene a poco a poco, che apparisce insieme col leone il quale sparisce al suo apparireFlegetonte cade nel baratro. L'ingiustizia d'incontinenza e mal volere si unisce all'intelletto, e diventa frode, di cui la specie più grave è la ipocrisia, nella cui bolgia è la terza rovina. L'avarizia si fa cupidità; la cieca cupidigia si fa oculata. Gerione o il serpe infernale. Malebranche o neri cherubini, convirtùmal volere e intelletto. Invidia (contro uomini in generale).invidiaGiganti, contro gli Dei, con possa, mal volere e mente. Dite o il primo superbo, unico serafino caduto, tricipite. Superbia (contro Dio o chi di Dio più tiene) Cocitosuperbiaritardatari e valletta amenascomunicati

i quali corrispondono doppiamente al vestibolo e limbo infernale, così:

i quali corrispondono doppiamente al vestibolo e limbo infernale, così:

RitardatariSciauratiscomunicatinon battezzativalletta amenanobile castello con spiriti magniesclusi dalla chiesanon mai vivi, esclusi dall'inferno.

Infine tentiamo di ricomporre (in diversi pezzi come si vedrà) la grandescidulache l'Alighieri dovè tenere avanti gli occhi in quei terribili otto anni del Poema Sacro. Io numero i singoli prospetti e le singole divisioni d'ognuno, sì che il lettore, accostandoli, possa fare il quadro complessivo.Comincio dalla ragione astrologica. Noto che più importante d'ogni altra notizia, a spiegarci la Comedia, è quella dei nove giri di Stige posti a confronto dei nove cerchi del Cielo;[607]ma che, in fuori di questa base primitiva, il modo con cui sono fatti combinare i peccati e difetti con le sfere, è secondario.[608]

Infine tentiamo di ricomporre (in diversi pezzi come si vedrà) la grandescidulache l'Alighieri dovè tenere avanti gli occhi in quei terribili otto anni del Poema Sacro. Io numero i singoli prospetti e le singole divisioni d'ognuno, sì che il lettore, accostandoli, possa fare il quadro complessivo.

Comincio dalla ragione astrologica. Noto che più importante d'ogni altra notizia, a spiegarci la Comedia, è quella dei nove giri di Stige posti a confronto dei nove cerchi del Cielo;[607]ma che, in fuori di questa base primitiva, il modo con cui sono fatti combinare i peccati e difetti con le sfere, è secondario.[608]

I.corto andarealtro viaggiosalita al cieloooovita attiva in sèvita dispositivamente contemplativacontemplazioneinf.purg.noviens Styxnovem circuliporta infrantaselva oscura 1(0) selva semovente1 scomunicati1 LunapassoAcherontedove il sol tace 2(1) selva di spiriti e nobile castello[609]2 ritard. flemmatici e valletta2 Mercuriolonza[610]RovinaStige invisibile3 (2) lussuria9 superbia3 Venere4 (3) gola8 invidia4 Sole5 (4) avarizia innominab.Stige buio7 ira5 Marte6      accidiaStige brago6 accidia6 Giove(5) in operarein vedere e(6) in vedereRovinain acquistareleone7 (7) ira (o violenza etc.)Flegetonte5 avarizia7 Saturnolupa8 (8) invidia (o frode)Cocito invisibile rovina4 gola8 Stelle9 (9) superbia (o trad.)Cocito3 lussuria9 Primo Mobile10 selva oscura10 foresta10 Empireo

II.[611]sferecorto andareinfernopurgatorioparadiso1 Lunahylee piante (incerta luna)hylee piante (fioco lume)flemma acqua etc. (di giorno e non di notte)instabili, mobili etc. (cielo della luna)2 Merc.oracoli, Virgilio profeta e poeta etc.spiriti magnivalletta amena (cupiditasche è la biscia)per l'onore e la fama3 Venerelonza lascivaamor... amore... vizio di lussuria (noi leggevamo etc.)fuoco purificatoremondizia degli occhi, amicizia, versi4 Sole(il sol montava in su)nutrizione dominante sulla illuminazionenutrizione e illuminazione: i due alberiilluminazione (summe divinitatis contemplatio)5 Martecherci, o milizia che non pugnòcherci (salvo un prog. di re)martiri della fede6 Giovere nel brago etc.Ebrei e Troianigiusti re7 Sat.leone (cfr. Par. 21, 13 sg.)violenza (ira implacabile)iracondi (melanconici)contemplativi (religiosi)8 CS.lupaaiuola che ci fa ferociocchi che mirano a terraperfezione (ingegno di Dante)9 PM.Lucifero colnoviens StyxLucifero che scende folgoreggiando etc.Dio coi nove cerchi d'angeli

Il paradiso si unisce col mezzo delle beatitudini e dei doni dello Spirito Santo al purgatorio.

Il paradiso si unisce col mezzo delle beatitudini e dei doni dello Spirito Santo al purgatorio.

III.[612]PurgatorioParadisoBeati pauperes sp. timor9miseri(Pur. 10, 121)libera a maloetc. paura di Dante 9 angeli fedeli che temerono Diomisericordes pietas8 amore, pietà, caritàSapiachesapitepraecipitetc.8 in te misericordia! in te pietate! etc.pacifici scientia7 iracondi (fumo)sapere,vederenella via del mondo7 contemplativi (nemo sine pace videt visionem)mondanitàde' contemplativilugentes6 Ebrei e Troianilugenteseflentes[613]6 letizia etc.fortitudo(manco di possa e virtù, sonno) libertà del voleremilizia del cielo, l'aquilasitientes consilium5sete,giustiziaetc. inganni nelle cose umane5seteetc. conoscimento delle cose umaneesurientes intellectus4ciboesavereetc. inganni nelle cose divine4ciboetc. conoscimento delle cose divinemundo corde sapientia3 purif. dell'occhiodel cuore per ottener la visione3 l'occhio è puro vedere, antivedere etc.2 Ahi serva Italia etc. 6, 76 Giustiniano 6, 89 Colui che etc. 7, 91 sqq.2sermo scientiaedi Giustiniano intorno all'aquila1 Matto è chi spera che nostra ragione 3, 34 Se 'l pastor... avesse in Dio ben letta... 3, 124 Se Castore e Polluce... 4, 61[614]1sermo sapientiaedi Beatrice intorno alla luna e al voto.

Per la contemplazione della Trinità e l'uffizio degli angeli si veda il seguente prospetto.

Per la contemplazione della Trinità e l'uffizio degli angeli si veda il seguente prospetto.

Così termina questo abbozzo della storia intima del Poema Sacro. Mancano certo molte linee, e molte che vi sono, devono essere certo emendate. Pure a me sembra cheLa Mirabile Visionesia così assai chiara. Quanto, per la sua maggior chiarezza, riesca anche più mirabile, si vedrà nel volume che è per seguire e che ha il titoloLa poesia del mistero Dantesco.

FINE


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