—Dai venticinque ai trent'anni, penso.
—Ha nome Camilla?
—Federico la chiamò così. Ditemene qualche cosa….
Marco stette alquanto perplesso; indi;
—Sentite: io vi dirò quanto ne so; non date poi maggior peso di quel, che è saggio, alle mie parole…
—Dite, dite….
—Se è la persona che io intendo, è dalmatina di nascita; ma suo padre viaggiava continuamente; si fermava ora in un luogo, ora in un altro…. Anche a Venezia aveva una casa…. Egli….
E Marco si arrestò, come non sapesse risolversi.
—Ebbene?
—Era di origine zingaro; guadagnò tesori in fabbricare veleni potentissimi, anche di quei veleni, che uccidono col solo olfato….
—Oh mio Dio! Ella forse pensava servirsi di qualcheduno di essi contro i miei figli, se io parlavo….
Gabriella impallidì come la morte; poi:
—E Federico vive seco! Oh sventurato!
—Vi dissi questo, per quanto mi dolga spaventarvi: così per una precauzione…. Del resto è probabile che non sarà scellerata al segno da adoperare la perfida mercanzia di suo padre. Ne è prova il non essersene servita contro di voi.
—È vero, sì: disse Gabriella rassicurata alquanto. Comincio a credere che voi aveste ragione nel pensare, che, legata a mio marito da qualche segreto, l'abbia ajutato senza conoscermi…. Egli l'avrà minacciata….
—Oh sicuro…. Ma verrà forse un giorno, in cui ne sarà dato scoprire tutti questi misteri….
—Purchè non sia per il peggio….
—Calmatevi, cara Gabriella.
—Mio fratello avrebbe sposato una donna di tal nascita….
—Insomma, che cosa volete fare?… Come avevo principiato a dirvi, suo padre divenne ricchissimo: non vendeva soltanto veleni, ma anche droghe strane per mille usi diversi, filtri, che so io?… Si andava la notte da lui: mi fu quasi accertato che anche molti principi vi ricorsero talvolta…. Ma non so se sia vero…. Egli morì che sua figlia non aveva più di vent'anni…. Ma siccome era sempre stata nascosta, nessuno la conosceva; dopo la morte del padre ella assunse il nome di Camilla Bosconero, ed apparve come una ricca orfana, senza parenti….
—Ma voi come sapete tutto questo?
—Oh io!… fu per un caso strano…. Sono diversi anni che ella transitò dalla Dalmazia a Chioggia sopra la mia nave…. Uno de' miei marinaj, che poi in uno scontro coi corsari, avvenuto qualche mese dopo, rimase prigioniero, me la mostrò; dicendomi che egli era stato inviato segretamente e a più riprese da suo padre: che ella però non poteva certo riconoscerlo, perchè una sol volta l'aveva veduta…. Mi narrò di lei in segreto quanto ve ne dissi, aggiungendomi che in avvenire io solo forse conoscerei con lui la vera origine di quella giovane e la sorgente delle sue ricchezze…. Ella era accompagnata da una vecchia domestica…. La imponente bellezza di Camilla aveva già attirato sopra di lei la mia attenzione…. Dopo quanto m'aveva narrato quel marinajo, la esaminai di nuovo; ma siccome non è mio costume incantarmi nella contemplazione di una donna, per quanto sia bella, cessai tosto dall'occuparmene…. Poi avemmo una notte di bufera orribile, nella quale Camilla pure arrischiò di rimaner sommersa, fu salva a stento, e mi deve quasi la vita….
Marco si arrestò, colpito da una subita idea…. Ma non lasciò scorgere a Gabriella il suo turbamento, eppure era grande. In quell'istante si era chiesto ad un tratto se quella donna, ch'egli aveva creduta addormentata, avesse mai udito il marinajo, quando gli rivelava i segreti di lei…. Ohimè! pensò, sarebbe mai possibile?… Sarei stato io senza saperlo cagione di…?
E guardò Gabriella colla più tenera compassione. Per qualche tempo rimase muto.
La giovane non si era avveduta di quell'improvviso arrestarsi; od almeno lo credette cagionato soltanto dai dubbj, dai sospetti, che entrambi provavano. E volgendosi al veneziano:
—Dopo non la rivedeste più? gli chiese.
—La rividi diverse volte, sempre con giovani cavalieri; è per questo che non mi meravigliai vedendola con vostro fratello, e la credetti sua amante…. Però, potrebbe averla sposata…. Ella è molto bella: in un istante di pazzia uno sproposito è presto fatto….
—Chi sa? Federico è un po' stordito: voglia il cielo non abbia a pentirsi!…
—Del resto, continuò Marco, io non so a carico di quella donna che quanto mi narraste voi stessa…. Non credo abbia commesso altre cattive azioni…. Potrebbe darsi davvero che vostro marito conoscesse l'origine di lei…. che per questo fosse stata trascinata a secondarlo, non per naturale perversità….
Il veneziano diceva questo, perchè gli sembrava crudele spaventarGabriella: ma invece pensava tutto all'opposto, e ne aveva ben d'onde.
—Ma, interruppe la giovane, e le minacce che ella mi fece inBologna….
—Avrà conosciuto che eravate dolce, timida; che era agevole atterrirvi, e vi avrà ricorso come ad uno spauracchio.
—Bisogna dire che le prema assai non alienarsi mio fratello.
—Così credo anch'io.
Marco era quasi pentito di quanto aveva detto. Temeva aver gettato nell'animo di Gabriella un nuovo germe d'angoscia: ma non aveva saputo resistere all'idea di premunirla…. Avrebbe richiamate le sue parole forse…. Ma no: potevano divenir necessarie…. E se fosse stato d'uopo dire anche più…. Ma non ne ebbe il coraggio…. Egli era in una di quelle situazioni dolorose, nelle quali non si sa a che risolversi: si teme dir poco, si teme dir troppo, e si finisce per prendere una via di mezzo, la più pericolosa sovente.
Ah se Gabriella avesse letto nell'animo dell'amico suo, quanto maggiormente sarebbe stata atterrita!
Il giovane veneziano, benchè d'indole più che calma, provava un'amarezza profonda; ma richiamò tosto la sua ragione: pensò che quanto di meglio gli rimaneva a fare era vegliar su Gabriella ed i suoi figli. Quindi:
—Ho veduto i vostri bambini, le disse: sono vezzosi e vi rassomigliano.
—Oh quanto temo per loro, Marco!
—Via, via, non inquietatevi: quando saranno più grandicelli, penseremo insieme al loro avvenire.
—Come devo io condurmi, secondo voi? Devo rimanere a Rimini?
Egli rifletteva. La voce della sua antica fidanzata lo tolse a' pensieri, che riguardavano però lei ancora. E con quella rapidità, colla quale si risponde sempre, quando si teme lasciare scorgere una preoccupazione qualunque, disse:
—Oh per ora non vi vedo alcun pericolo. Quest'aria vi fa bene?
—Così, non saprei: non ho migliorato, ma non ho peggiorato nemmeno.
—Bene, stateci per adesso: nessuno verrà a cercarvi, credetelo: non si sa nemmeno dove siate. Dei vostri figli non vi preoccupate; penseremo poi in seguito a tutto….
E si alzò.
—Quando vi rivedrò ancora? domandò Gabriella, alzandosi parimenti.
—Fra poco: devo fare un piccolo viaggio, da cui non posso esimermi, quindi tornerò da voi.
—Come mai posso ringraziarvi d'avermi serbata tanta affezione?
—Riguardandomi come il vostro migliore amico; mi conoscete da lungo tempo: sapete che quanto fo, lo fo di cuore.
—Ah finalmente non sono più sola!
—No, Gabriella: e se vi decideste ad accettare la mia mano, io sono sempre disposto, benchè non abbia voluto insistere, onde lasciarvi tempo a riflettere…. Addio intanto.
—Addio: vi attenderò con vera impazienza.
Marco le strinse la mano, la guardò qualche istante; indi sortì dalla stanza, soffocando un sospiro.
Gabriella volle accompagnarlo sino alla porta.
—Ah! esclamò: chi mi avrebbe detto, quando sono venuta ad aprirvi, che dopo tanto tempo vi ritroverei sempre lo stesso?…
Il veneziano cercò sorriderle:
—Vedete dunque, disse, che non bisogna mai disperare di nulla, e che non dovete più atterrirvi come lo faceste vedendomi.
E dopo averla salutata nuovamente, escì.
Quasi subito dopo Marco entrava nella locanda, ove dimorava dopo il suo arrivo a Rimini, cioè da pochi giorni; durante i quali aveva preso tutte le informazioni, che gli era stato possibile avere su Gabriella, che egli credeva disonorata e perduta.
La vita che ella conduceva sì ritirata ed oscura, la tristezza letta sul suo volto le poche volte, che nascostamente l'aveva veduta; l'affetto, che mostrava a' suoi bambini, tutto ciò lo aveva deciso ad andare da lei.
Gabriella, se era stata colpevole, era pentita; poichè sembrava aver molto sofferto. Questa idea, unita a timori ancor vaghi, lo aveva guidato alla dimora della giovane vedova: e quando ella gli ebbe detto che non era fuggita, ma stata condotta via suo malgrado, egli non aveva dubitato un istante: lo aveva mostrato, offrendole la sua mano.
La sua emozione, nell'udire i casi di Gabriella, era stata profonda; assai più di quanto si sarebbe potuto supporre dal contegno serbato da lui dinanzi alla giovane donna.
Appena fu solo nella sua stanza, vi si rinchiuse: aveva bisogno di riflettere, di non vedere alcuno. Non pensava, come si sarebbe potuto immaginare, che, se Gabriella non era fuggita di sua volontà con un altro aveva finito però per amarlo, od almeno per rassegnarsi.
No: la cognata di Gabriella soltanto lo preoccupava. La sentiva come un incubo pesargli sul cuore: la vedeva, nell'immenso orizzonte della fantasia, apparirgli ora minacciosa, ora insinuante; ma sempre fatale a Gabriella, fors'anche a lui medesimo…. E rabbrividiva, temeva, esitava….
Poi provava come una specie di rimorso, che non meritava avere, eppur crudele assai, nel dire a sè stesso che egli solo forse aveva cagionato le sventure di Gabriella.
—Ohimè! pensava, sarebbe vero? Sì, pur troppo lo temo…. Ecco dunque per una trama, ordita da colei, che cosa è divenuta una fanciulla pura, buona, che io avrei resa una donna rispettata e felice! Ah! se avessi potuto prevedere tutto questo in quella notte d'uragano…. Ma no, non avrei avuto cuore…. Eppure gettarla in mare non sarebbe stato meglio? Non avrei evitato con ciò mille sciagure, anche per l'avvenire forse?… Ah perchè una di quelle onde impetuose, che entravano nella nave, non l'ha travolta seco?… Ed io che feci il possibile per salvarla?…. Dunque, si può pentirsi del bene, rimpiangere di non aver fatto il male?…. Non lo avrei mai creduto, ma, a quanto vedo, sì….
E seguendo il corso delle sue idee:
—Ma non è possibile che Federico di Chiarofonte l'abbia sposata…. Oh perchè non indovinai la perfida mano di Camilla nella disparizione di quella povera ragazza? Certe perversità io non so nemmeno immaginarle…. Le immaginerei ora, ne immaginerei molte, ma a che varrebbe? il male è fatto. Ah se avessi saputo tutto il giorno ch'io la vidi in gondola con Federico! sarei corso a loro…. l'avrei accusata innanzi a lui, poichè è questo che ella teme…. Ma dunque lo ama…. Ma che? tali donne possono amare?… Perchè no?… Non amano talvolta anche i più grandi scellerati?… Ed allora…. Ohimè! guai a chi è posto tra essi e le loro passioni!…. Sì, ella potè invaghirsi perdutamente di Federico di Chiarofonte:…. egli è di quegli uomini, pei quali si fanno pazzie…. Non se ne fecero già molte per lui a Venezia, persino da orgogliose patrizie?… Ed io, che sempre provai una specie di terrore per le passioni sfrenate, devo occuparmene per gli altri?… Oh fui felice io ascoltando la sola ragione!
Una specie di sorriso ben amaro, come derisorio verso sè medesimo, gli sfiorò le labbra:
—Chi mi avrebbe detto che Gabriella…. Ah gli eccessi d'ogni genere sono sempre pericolosi! Se io avessi amato quella fanciulla con passione, se non fossi stato sì fiducioso, sarei stato spinto dalla gelosia ad occuparmi maggiormente di lei; a badare, osservare con cura se alcuno ne fosse invaghito…. avrei scoperto colui, impedito forse quel rapimento…. Disgraziata! Di chi dunque fu sposa? Chi amò dessa? A chi perdonò?… Oh potessi almeno metterla al coperto da ulteriori perigli!… Ma Camilla! come potrò io mai lottare contro di lei? Indovinare i suoi raggiri?… E se il motivo, che la guidò a far rapire Gabriella, è quello che io presumo, com'è che non cercò colpire me a dirittura?… Ma non lo avrà potuto…. Ero sempre in mare…. E se m'inganno?… Se…. Pure, è impossibile quasi che sin d'allora ella amasse Chiarofonte…. Nulla discerno in questa confusione d'idee, d'impressioni….
E, ritornando ad un pensiero, che un istante prima lo aveva preoccupato:
—Chi sarà stato mai il marito di Gabriella? Certo egli promise a Camilla che mai avrebbe riveduta la fanciulla che rapivano: pare fosse un uomo rozzo, un militare di ventura…. Non compresi bene…. Povera Gabriella!…. Ove fuggì quel suo sorriso, sì calmo e puro, in cui leggevo le promesse di un avvenire sereno? di una esistenza senza scosse, senza dolori, la sola che potesse tentarmi?… Ohimè! non provo che amarezze, inquietudini tormentose, terrori orribili!…
Marco si assise dinanzi ad una tavola, col capo fra le mani.
Per la prima volta in sua vita aveva provato emozioni fortissime, terribili…. ed esse, come per vendicarsi di averle egli sino ad allora sapute evitare, gli facevano sentire tutta la loro forza; lo agitavano; gli destavano in cuore tormenti sconosciuti; rimpianti inutili, e perciò crudeli: l'opprimevano insomma; lo schiacciavano….
Marco soffriva! Egli, che aveva con tristezza, ma senza disperazione sopportata la fuga di una fidanzata, fuga che credeva allora spontanea; non sapeva resistere all'idea di aver egli involontariamente cagionate le sventure di Gabriella.
Non aveva fatto nulla di male, ed era pentito; non aveva mai provato gli entusiasmi dell'amore; ma ne sentiva tutte le amarezze, tutti i disinganni.
E, più che tutto, temeva l'avvenire.
Lo temeva, ed a ragione.
Non era soltanto il modo indegno, con cui Gabriella era stata data in mano ad uno sconosciuto, che gli faceva credere scellerata l'amante, o la moglie di Federico di Chiarofonte; no, per quanto odioso fosse stato un simile procedere, egli, come aveva detto e lasciato pensare a Gabriella, avrebbe trovata nell'origine di Camilla, nel suo timore di vederla rivelata, una scusa, o piuttosto una causa: ed avrebbe dubitato, diffidato di quella donna; ma non si sarebbe lasciato prendere da sì grande spavento, da sì crudeli angosce….
Ben altro sapeva di Camilla, benchè avesse assicurato Gabriella del contrario.
Una vecchia, sconosciuta a tutti, era morta due anni prima in Venezia in modo strano, improvviso: talchè si era detto da un medico fosse stata avvelenata…. Ma siccome non si sapeva chi accusare, e che nessuno si curava di quella vecchia, non si aveva abbadato alle parole del medico….
Ma Marco l'aveva veduta a caso morta; riconosciutala per la compagna della bella Camilla Bosconero.
Ed ora ei dicevasi che certo quel medico non si era ingannato.
Come dunque avrebbe potuto lusingarsi che un delitto, per quanto terribile potesse essere, arresterebbe colei?
Chi muove il primo passo nella via del vizio o della colpa, chi non s'arresta inorridito una volta, di rado si arresterà alla seconda; come colui che, dovendo passare sopra un precipizio per un piccolo ponte od un fragile assicello, si arrischia tremante; e ritornando affronta con minor timore, con maggior sicurezza lo stesso periglio, ripassa senza grande difficoltà: perchè i suoi occhi si sono avvezzati all'abisso, ove potrebbe cadere.
Soltanto l'interesse proprio può arrestare gli scellerati.
Ed in questa circostanza sperava Marco: in essa sola trovava qualche fiducia.
Il pentimento sincero, profondo, che rende possibile la riabilitazione innanzi a sè stessi, il veneziano lo credeva impossibile. Infatti pur troppo, checchè se ne dica, è una splendida utopia, che soltanto può venire realizzata da coloro, che commisero il male sotto l'impulso di qualche passione.
Marco, sì onesto, abborrente per natura dal vizio, non comprendeva come si possa cangiare il cuore. Se quella donna non fosse stata malvagia, pensava, non avrebbe fatto, no, quanto fece.
—Ma, poichè Gabriella l'ha obbedita; poichè vive nascosta, ignorata; e Camilla si tien sicura del suo silenzio…. perchè mi atterrisco?… Passarono già sei mesi dacchè l'ha veduta…. dunque: se avesse voluto sbarazzarsene, lo avrebbe già fatto…. D'altronde ignora dove sia…. Pure…. ma come posso io indovinare i pensieri di una persona da me sì diversa?… E come mai di me non si occupò?…
Questa domanda veniva ad ogni tratto a mettersi tra Marco e le sue congetture…. Se la faceva ad ogni istante: non sapeva rispondervi in modo che lo soddisfacesse intieramente, ed essa finiva di gettare la confusione, il caos nel suo cervello.
Prima di aver riflettuto che il suo colloquio col marinajo, di cui aveva parlato, poteva aver cagionato la sventura di Gabriella, egli aveva scôrti gli stessi perigli; se ne era spaventato per la sua amica; ma non come lo faceva ora…. Non era soltanto terrore che provava adesso, ma afflizione profonda.
Marco sapeva opporre il coraggio ai mali, che gli venivano dalla sorte, senza che gli fosse stato possibile scansarli: ma la sua fermezza era caduta innanzi a quel continuo pensiero, che gli replicava ad ogni istante come se ei non si fosse fermato ad udire quel marinajo, forse….
Tal pensiero era fisso; lo stancava; gli suscitava l'inferno nel cuore. Veramente era il solo, che potesse gettar lui in tanta costernazione.
E se voleva occuparsi d'altro, si sentiva trascinato a confrontareGabriella qual era stata in passato, qual era adesso….
Che amara diversione!
Gabriella, giovane d'anni, ma sì abbattuta, sì vicina forse alla tomba; Gabriella che aveva esaurito ogni forza di volere, la sua parte di felicità: stanca, umiliata, avvilita….
Accettando la mano, ch'ei le aveva offerta, Gabriella non contribuirebbe certo a mantenere alcuna delle illusioni, di cui ha bisogno per sin l'amicizia; chè anzi farebbe cadere le sue, se gliene potevano rimanere dopo sì crudeli scosse…. Non si pentiva però di quell'offerta.
—D'altronde, pensava, non sarà più generosità la mia, se veramente senza volerlo fui causa che la si rapisse…. Sarà una riparazione, che le è dovuta; un dovere, che io compirò.
Dopo qualche tempo trascorso in sì angosciose preoccupazioni Marco pensò che, comunque fossero le cose, il meglio che gli restasse fare era cercar dei rimedj; tentare di antivenire dei perigli; e benchè a fatica, vinse l'abbattimento in cui era caduto.
Richiamò la sua energia; ma l'amarezza, ch'ei si sentiva in cuore, non poteva certo vincerla; e per allora ogni tentativo sarebbe stato vano.
Si propose partire subito, chè gli conveniva affrettarsi; benchè una specie d'afa pesante lo avvolgesse, sembrasse inchiodarlo ove si trovava, lo condannasse all'inerzia.
Malgrado di ciò, poco dopo con passo fermo, pallido ma risoluto escì dalla locanda.
Si diresse verso il porto. La sua nave l'attendeva. I marinai sapevano che dovevano andare in Dalmazia; ma ad un tratto egli, colpito da una subita idea:
—A Venezia, disse: a Venezia; e tosto.
Fu obbedito…. si spiegaron le vele….
—Qualche giorno mi basterà, mormorò Marco allontanandosi dalla spiaggia, oh sì qualche giorno; tanto per ora Gabriella è sicura…. Camilla non sa ove ella sia…. poi io l'ho messa in guardia….
……………………………………………………….. ………………………………………………………..
Sul finir della settimana Marco era nella sua città natale. Si recò tosto in un ritiro di vecchie signore, ove dimorava la zia, che lo aveva fidanzato a Gabriella ed allevata questa.
—Dite alla signora Lorini che Marco Sabbia desidera parlarle all'istante, rispose egli ad un servo del luogo, che gli chiedeva cosa volesse colà.
Fu obbedito. Quel servo ritornò subito, dicendo che la signora Lorini lo attendeva con impazienza.
Marco seguì il domestico, che lo introdusse in una piccola sala. Rinchiuse la porta, e si avanzò verso sua zia, che lo abbracciò piangendo.
Era la signora Lorini una donna di circa cinquant'anni, ma ancor bella ed imponente.
Il marinajo era pallidissimo: nel suo aspetto aveva qualche cosa di duro e di tetro, che non gli era abituale.
La signora Lorini ne rimase tosto colpita.
—Che avete mai? gli chiese.
—Ho ritrovato Gabriella, signora.
—Che? sarebbe vero? e dov'è dessa? dove è stata sinora? Con chi era fuggita?
A queste domande, fatte con precipitazione estrema, Marco non rispose subito: per qualche momento rimase muto.
La signora Lorini lo guardava atterrita.
—Ma spiegatevi dunque, balbettò.
Marco fece uno sforzo, ed in succinto, più che gli fosse possibile, narrò i casi di Gabriella; ma senza accennare però nè a Federico, nè alla moglie di lui. Solo disse che era stata rapita da uno sconosciuto.
La signora Lorini ascoltava con emozione vivissima.
—Povera fanciulla! andava mormorando: povera fanciulla!
E quando Marco ebbe finito:
—Mi sembrava impossibile, disse, che ella ci avesse ingannati…. E non potrò vederla?
—Per ora no: è un po' ammalata.
—Ma se mi recassi da lei a Rimini?
—No: per ora, credetelo, val meglio non agitarla.
—Siete venuto per narrarmi tutto questo, è vero?
—Per questo, e per altro ancora, zia, rispose un po' imbrogliato il marinajo.
Ella lo interruppe.
—Vi credeva disgustato meco.
—Perchè?
—Dacchè Gabriella è sparita, non vi ho più veduto quasi.
—Oh sono sempre stato in viaggio….
Ed egli si arrestò fissando un istante sua zia, indi:
—Ho offerto nuovamente a Gabriella di sposarla.
—Voi siete sempre generoso, mio buon Marco.
Il giovane si turbò, ma cercò nascondere la sua emozione.
—Non so se ella accetterà, disse, stante la sua mala salute, ma in ogni modo desidero conoscere la vera origine di Gabriella.
—La sua origine? non la conoscete? rispose un po' accigliata la vedova.
Marco la esaminò attentamente; quel turbamento accrebbe i suoi sospetti; poi:
—La conosco, la conosco…. cioè so quanto me ne diceste voi…. So ch'ella è figlia d'un guerriero di ventura; sorella ad un altro guerriero di ventura, Federico di Chiarofonte…. Una volta ciò poteva bastarmi, ora no…. Io non ho più vent'anni…. L'esperienza, che feci degli uomini, mi insegnò a diffidare di tutto ciò che è oscuro.
L'accento secco di Marco spaventò la signora Lorini; mai egli le aveva parlato in tal modo.
—Io non vi riconosco più, nipote mio, mormorò.
Marco si sforzava a soffocare gl'impulsi del cuore, e col tuono di prima:
—Signora, rispose, voi sapete sui parenti di Gabriella più di quanto me ne avete detto sin qui… Del resto, l'ho sempre pensato, aggiunse.
In quel momento egli mentiva, e davvero vi aveva cattiva grazia.
La vedova rimase silenziosa.
—Zia! esclamò Marco.
—Che sospettate voi? Quale motivo vi sprona? domandò ella.
—Il motivo mi sembra avervelo detto, signora. Prima di sposar Gabriella, voglio saper meglio chi sia. Rispondetemi francamente. Vi è dunque qualche vergogna legata alla nascita di quella ragazza?
La vedova arrossì vivamente.
—No, rispose con sdegno; e poichè siete sì diffidente, poichè avete bisogno di saper tutto, vi soddisferò.
—Parlate, disse Marco, lasciando alquanto il tuono burbero di prima.Perchè non foste più franca meco in passato?
—Avete ragione, amico mio, rispose la vedova tristamente; avrei dovuto, forse sin dal giorno, in cui acconsentiste a fidanzarvi a Gabriella, dirvi quanto sapeva di lei; ma mi pesava troppo il farlo: ora ve ne dirò il perchè…
Marco era impaziente.
—D'altronde, continuò ella, voi nulla mi chiedeste allora; vi accontentaste di quanto vi dissi…
—Proseguite, proseguite…
—Ebbene… la origine di Gabriella e di Federico è illustre…
—Illustre?
—Per questo, continuò la vedova alquanto confusa, ero lietissima di averla fidanzata a voi…
—Che diavolo dite? Io non sono un patrizio…
—No, ma ricco e di nobili costumi. Gabriella certo non poteva sperare di più… Avevo temuto tanto essere costretta dalle circostanze, in cui versavo allora, ad unirla a qualcheduno che non avesse per lei i riguardi che meritava… Ahi! che quei miei timori si realizzarono invece, a quanto mi narraste… Se suo fratello se ne fosse occupato!…
Marco sospirò.
—Basta, chi sa che voi possiate ancora renderla felice.
—Felice! interruppe amaramente il giovane: poi, temendo di lasciar indovinare la sua agitazione, aggiunse con calma. Speriamo!…
La vedova interpretò quel momentaneo imbarazzo, come cagionato dall'idea che Gabriella era stata d'un altro, e lo trovò naturale. Ritornò al tema di prima.
—Vent'anni sono, disse, io conobbi il signor di Chiarofonte; egli era ancora assai giovane e militava nell'armata della repubblica. Non vi dirò in qual modo una semplice relazione divenne sincera amicizia, intrinsichezza anzi; benchè i nostri rapporti non abbiano mai assunto, ve lo giuro, il carattere dell'amore…. Entrambi eravamo infelici: io, per causa di un marito che mi aveva abbandonata per un'altra donna; egli, per ragione di una moglie infedele; ignoravamo entrambi se eravamo vedovi o liberi.
Però mai, ad onta nella stima che mi professava, dell'affezione, ch'egli aveva per me, mi disse il suo vero nome; nè mai io glielo chiesi, benchè comprendessi che quello da lui portato non era il suo…
La voce della signora Lorini era assai commossa: al turbamento, con cui parlava del padre di Gabriella, era facile scorgere che i suoi sentimenti per lui avevano varcato i contini dell'amicizia…. che lo aveva amato insomma…
E Marco lo comprese; ma non se ne dava pensiero molto; che gl'importava?…
—Io non aveva figli, proseguiva la signora Lorini; egli invece due: Gabriella era allora nell'età di cinque anni, suo padre l'amava assai, e se ne preoccupava ad ogni istante. Federico non gli dava tanta pena… Era già grandicello; il signor di Chiarofonte l'aveva consegnato ad un precettore. Sarà soldato al pari di me, diceva egli tristamente. Ha molta inclinazione per le armi, molto brio, molta vivacità… Ma Gabriella?… Non posso condurla meco, e da un istante all'altro sarò costretto recarmi a guerreggiare in qualche luogo lontano…
Io gli proposi presto di confidarmela; egli accettò con gioja, a condizione però che acconsentissi a ricevere una pensione per lei e…
Marco durava fatica a frenare la propria impazienza. Sua zia non era molto prolissa, eppure… Gli sembrava ch'ella andasse per le lunghe; ma non la interruppe, temendo sprecare altro tempo.
—Infatti, finchè egli visse, ricevetti da lui tale pensione; negli ultimi anni di sua vita fu quasi sempre assente. Veniva a vedermi alla sfuggita quando si recava a Venezia…. Federico contava appena diciotto anni, Gabriella tredici, quando il loro padre morì lontano da tutti… Marco, questo lo sapete.
—Sì, sì, continuate; ma non capisco, non vi fece altre confidenze?…
—A voce no, ma…
Ella si arrestò; sembrava perplessa ancora…
Il giovane marinajo la fissò; il suo sguardo era insistente, pieno di domande e di eccitamenti.
La vedova ne comprese l'espressione.
—Sì, voi volete saper tutto, Marco, ed io promisi soddisfarvi…
—Bene.
—Qualche mese dopo la sua morte ricevetti una lettera di lui; uno de' suoi soldati, che gli era intieramente devoto, me la recò; egli solo aveva assistito alla morte del signor di Chiarofonte…
—E questa lettera?
La signora Lorini non rispose, ma si mosse; aprì uno scaffale, e ne trasse un foglio, che porse a Marco con mano poco ferma.
—Oh che io manco a quanto ei mi chiese! mormorò; ma è pel bene di sua figlia; d'altronde io potrei morire; tale responsabilità mi pesa troppo….
Marco non la udì; stava spiegando la lettera; la lesse; ecco che cosa conteneva.
«Mia buona signora e cara amica….
»Quando partii da Venezia l'ultima volta, quando mi recai ad abbracciare allora i miei figli, un segreto presentimento sembrava avvertirmi che mai gli avrei riveduti. Vel rammentate? Voi cercaste combattere le idee melancoliche, da cui mi sentivo preso, ma non poteva riuscire a scacciarle… I miei timori si realizzarono. Muoio qui solo, abbandonato, lontano… Giammai rivedrò Federico, giammai rivedrò Gabriella…. A stento posso tracciare queste parole…
»Io voglio prima di morire confidarvi tutto…. Sì tutto…. Anche il mio nome di famiglia, che mio padre mi aveva ordinato, sotto le più terribili minacce, di non profferire mai con alcuno; ma prima di morire…. alle volte…. io sono tanto certo del vostro silenzio…. Ebbene, io sono il figlio secondogenito del duca dell'Isola di Catania.
»Un amore insensato, violento fu la prima causa de' miei mali; per esso io perdetti famiglia, averi; dovetti rinunziare ad un nome illustre…. E quella donna, cui avevo tutto sacrificato, benchè non sapessi allora quando la sposai di essere così terribilmente punito; quella donna, la madre de' miei figli… io vi dissi che mi fu infedele, ma non vi narrai ancora in qual modo…
»Voi, coll'usata vostra discrezione e delicatezza, non mi domandaste mai più di quanto io vi dicevo… Oh mia buona amica! quanta riconoscenza!…
»Ma sulla incertezza di poter ultimare questa lettera, mi conviene affrettare…
»Col denaro, che avevo ricevuto dalla mia famiglia, io comperai nel Vicentino una terra isolata, chiamata Chiarofonte, e ne assunsi il nome…. Ma fui presto obbligato a venderla… Mia moglie, ella, che avevo tratto dalla miseria…. anzi da…. ma non voglio dire di più… Ohimè! consumò presto la nostra fortuna abbastanza ragguardevole, e colla quale ai miei figli avrei potuto assicurare un'agiata esistenza…
»Prima di essere ridotto nella miseria presi servizio nell'armata della repubblica veneta; comperai un grado… ero alla guerra da qualche mese, quando mia moglie fuggì con un ricco condottiero di un reggimento tedesco, che da poco era giunto ove ella si trovava.
»Ora una cosa voglio dirvi; ella condusse seco l'ultimo dei nostri figli… Fu una bizzarria, chè certo non poteva essere sensibilità; ma lo amava con trasporto, a quanto mi si disse…. Era nato un mese dopo la mia partenza, io non l'ho mai veduto.
»Ohimè! quel fanciullo lo odiai un tempo, perchè sua madre lo amò; ma in questi istanti supremi sento che il suo ricordo mi trafigge il cuore…. esiste egli ancora?… od è morto?… Lo ignoro, e nulla posso fare, nulla posso dire, perchè lo troviate…. Io non ho voluto cercarlo; mai l'ho tentato, perchè di sua madre non volevo saper più nulla, temendo vendicarmi in modo orribile….
»Non potrò più continuare a lungo. Ora una preghiera vivissima… Che mai Gabriella, che mai Federico istesso sappiano il mio nome e quanto vi rivelai… Inutilmente, e parlo con fondamento, i miei figli potrebbero aprire il cuore a speranze vane… Io fui costretto firmare un atto, in cui rinunziavo ad ogni diritto…. Speravo, il confesso, che prima di morire mio padre mi perdonasse… ma egli non è più… Me ne informai segretamente; morì senza ritirarmi la sua maledizione.
»Oh se potessi rifabbricare il passato!… Che i miei figli ignorino dunque…. Io vi confidai ogni cosa, perchè, se il duca mio fratello provasse un sentimento di pietà, facesse cercar di me nell'armata della repubblica, questa lettera potrebbe servir di prova; ma non mostratela ai miei figli che in un supremo momento… Io non possiedo più le mie carte di famiglia, che avevo portate meco da Catania, e che stavano, con qualche memoria scritta di mia mano, rinchiuse in una cassetta d'ebano intarsiata d'argento. Mia moglie deve averla involata; per quale scopo non so!… Voleva ella forse provocare scandali, accrescere il mio rossore?… Indegna!…
»Non parlate mai a' miei figli della loro madre…. Gabriella ve la raccomando…. Addio… Federico è ora un uomo; mi si promise dargli il mio grado, entrerà tosto nell'armata, e si farà onore…
»Fra poco io non sarò più…
»Addio… signora Matilde… addio…
»Anselmo cavaliere dell'Isola».
Durante la lettura di questo foglio mille sensazioni diverse colorivano e scolorivano a vicenda il volto di Marco; quel volto sì bruno, che sembrava non dover lasciare scorgere impressione alcuna.
Quando ebbe finito di leggere, che sperò? che disse?.. Nulla disse, nulla sperò.
Aveva voluto conoscere esattamente l'origine di Gabriella, pensando che tale conoscenza potesse condurlo a qualche scoperta, che gli alleggerisse il peso enorme, da cui sentivasi oppresso; onde vedere se altri motivi, fuorchè quello supposto prima, avessero guidato Camilla… Ma che scorgeva ora?
Nulla, od almeno supposizioni orribili, che accrescevano la sua confusione, il suo terrore.
Era agitato… e lo diveniva sempre più… Pallido, commosso, senza sapere ciò che doveva fare, si alzò… Si appoggiò ad una tavola, e rimase immobile.
La signora Lorini, benchè agitatissima ella pure, si scosse prima di lui; prima di lui ruppe il silenzio.
—Ebbene? Marco? mormorò; perchè tale agitazione, tale perplessità?…Gabriella non è forse degna di voi?
Il giovane non rispose.
—Comprendete, continuò la vedova, tra la sorpresa ed il timore, come la sola speranza di render felice la figlia del migliore amico che abbia avuto al mondo, potè persuadermi a mostrarvi questa lettera;… ma perchè tacete? Non comprendete quanto mi è costato il permettervi di leggerla?
E con qualche veemenza la tolse al nipote, che la lasciò fare: sembrava pietrificato.
Povero Marco! non era nato per gl'intrighi, per i delitti. Il suo pensiero vi si smarriva…. Quella curiosa penetrazione, che spinge talvolta delle persone onestissime ad occuparsi di essi con ardore, onde prevenirne di nuovi, ei non la possedeva…. Però sapeva cercare di comprendere qualche cosa, come aveva già fatto a Rimini….
—Sono confuso, disse a sua zia; mai avrei immaginato che Gabriella fosse una gran dama; credevo suo padre nobile sì, ma senza parenti, che potessero rimproverarla d'aver contratto matrimonio con un capitano di nave.
La signora Lorini sospirò.
Però Marco aveva lasciato il tuono secco e brusco di prima; ciò la tranquillizzava.
—Ohimè! disse: mi avevate atterrita!
—Che volete? mi sembra naturale il mio stupore.
—Infatti.
Ella si appagò di quella risposta.
—Vedete dunque, riprese poi, che potete senza timore offrire di nuovo la vostra mano a Gabriella?
—Oh no!… Ora che so chi ella è, non oserei!
—Ma non vedete che mai sarà riconosciuta?… Suo padre non nutriva alcuna speranza, e passarono tanti anni dalla sua morte….
—È vero….
E dopo un istante di esitazione dubbiosa;
—Ma questo figlio, di cui parla il signor di Chiarofonte?… Non giungeste mai a saperne qualche cosa?…
Ed intanto tra sè diceva: Ah sì! lo temo; Camilla ha sposato davveroFederico….
—Come lo avrei potuto? rispondevagli intanto la signora Lorini. Sua madre lo avrà condotto seco in Alemagna…. Chiarofonte non dice il nome del seduttore della sua sposa…. Forse lo ignorava, e per tal mezzo soltanto sarebbe stato possibile….
—Ciò che dite è giusto, interruppe Marco.
E si chiese un istante se dovesse confidar tutto a sua zia, onde ella lo ajutasse a decifrare nell'orribile bujo, in cui temeva penetrar collo sguardo, allucinato dalle immagini terribili, che sole vi scorgeva. La signora Lorini amava Federico e Gabriella: sapeva serbare anche per lunghi anni un segreto; egli ne aveva avuto la prova quel giorno istesso; senza timore adunque poteva confidarle le sue inquietudini, narrarle….
Per qualche momento riflettè, esitò…. Ma ad un tratto si decise a respingere una tale idea…. Lo spavento, la tenerezza istessa potrebbero condurre la vedova a qualche passo imprudente…. Perchè d'altronde far dividere a quella povera donna l'inferno, ch'ei sentivasi in cuore?… Se fosse necessario, sarebbe sempre a tempo a parlare con franchezza in avvenire…
—Marco, gli diceva intanto sua zia, voi non comunicherete mai aGabriella, a nessuno ciò che sapeste quest'oggi, n'è vero?
—Mai, a meno che impreveduti casi mi vi costringessero.
—Come? io credeva ad un silenzio incondizionato… E poichè la famiglia del signor di Chiarofonte lo ha dimenticato, perchè agitare i suoi figli?…
Ed aggiunse con amarezza:
—Vi fu un tempo, in cui non avreste esitato a promettermi quanto vi chiedo; possibile che siate divenuto sì diffidente…. che di tutto sospettiate?…
Marco alzò un poco le spalle. Era stato lì, lì per gridare: Se sapeste quanto ne so io!… sospettereste assai più di me; ma non profferì parola.
—Che casi potete voi prevedere? continuava la vedova…. Vedete bene….
—Non so; io dissi così perchè certo, se venisse un giorno, nel quale il parlare potesse essere necessario a Gabriella, parlerei….
—Almeno promettetemi che non lo farete senza di ciò.
—Ve ne ho già data parola.
La signora Lorini non rispose; bisognava che si accontentasse.
Intanto una nuova idea aveva attraversato lo spirito del giovane; se avesse avuto motivo di credere fondata questa idea, egli avrebbe scorto più in là di quanto vedeva.
Per sapere se potesse accoglierla, fece alla vedova la seguente domanda:
—La madre di Gabriella non sarà stata sempre in Alemagna? Sapete voi di sicuro che non sia più ritornata in Italia?…
—Nulla so di sicuro, ma presumo questo, perchè la collera di suo marito offeso dovrebbe averla tenuta lontana di qui. È probabile che il timore di una vendetta l'avrà persuasa a non riporre il piede sulle nostre terre. Chiarofonte non l'ha più riveduta; da lungo tempo è morto, è vero, ma forse ella lo crederà ancora in vita…. Forse ella stessa non è più!…
—Potrebbe essere!
—Ma che importa questo? Ella è morta pei suoi figli; e voi, se sposate Gabriella, non dovete preoccuparvene.
Marco si accontentò di rispondere con un cenno equivoco.
—E siccome, continuò la vedova, parlai di entrambi i suoi figli, sapreste dirmi ora ove si trova Federico? So che si è ammogliato: me lo hanno detto.
Marco fece un movimento di terrore, ma sì impercettibile, che non fu notato dalla zia.—Ah sì! l'ha sposata davvero, pensò. Colei sa forse tutto.
La signora Lorini proseguiva.
—So che egli ha lasciato bruscamente Venezia; so che la sua sposa è ricca…. Mi sembra impossibile ch'ei non sia più militare; forse prese servizio in qualche altra armata…. Dite: non ne sapete nulla?
—No; l'ho veduto una volta, ma non gli ho parlato.
—Colla sua sposa?
Chiedere di colei a Marco…. obbligarlo a parlarne… ah veramente era più di quanto potesse fare in quel momento!
—No, no, rispose.
—Ahimè! nulla potete dirmi di Federico?
—Nulla.
Marco era sazio di fingere; ma non voleva partire ancora. Che sperasse trattenendosi? Nol sapeva…. Gli sembrava aver a fare altre domande importanti…. Eppure non ne trovava alcuna.
Quanti non hanno provato in certe circostanze quella specie di speranza, che resiste alla volontà, che trattiene in un luogo ove si trova male?…
E Marco era ben lungi dal sentirsi a suo agio, dinanzi a quella donna, che gli aveva confidato sì importante segreto…. che nulla gli aveva nascosto…. lasciatogli leggere persino nel proprio cuore…. indovinare i sentimenti, che lo avevano fatto battere quando era giovane e bella… sentimenti celati sin là…
Egli la ingannava:… era pel bene istesso di lei, per la sua pace….
Ma quel simulare, che per tanti è una graziosa abitudine, a lui era una cosa insopportabile.
Eppure si tratteneva ancora.
—Federico, continuava la vedova, mi ha sempre trascurata; e dopo la disparizione di Gabriella non è più venuto in mia casa. Era a Venezia di rado, è vero, poi certamente ha creduto che io non avessi vegliato bene su sua sorella…. Lo compatisco…. Ah se avesse saputo quanto ho sofferto nel perdere quella fanciulla!… che amavo ed amo ancora come fosse mia figlia!…
E la signora Lorini si mise a piangere.
Marco si sentì commosso.
—Via, le disse dolcemente: non vi affliggete. Vedrete Gabriella, ve lo prometto, appena sarà ristabilita…. combinerò di condurvela; vi vedrà tanto volentieri.
Un raggio di gioja apparve sul volto della signora Lorini.
—Temevo, disse, che non mi aveste perdonato di avervi mentito un giorno.
—No, zia, vi compatisco; alle volte si sa, bisogna mentire per forza.
Ed infatti egli la compativa davvero.
—Povera donna! aggiunse, stringendo tra le sue mani la destra ancor delicata di lei.
Se in quell'istante il giovane non si fosse fatto forza, avrebbe pianto con essa; tanto era amareggiato! Se trattenne le lagrime che sentiva vicino, non fu però per timore di mostrarsi debole, ma perchè comprendeva essergli necessario conservare il suo sangue freddo più che gli fosse possibile.
Per qualche tempo ella pianse, ed e gli cercò farle coraggio, e soprattutto infonderne a sè medesimo.
Ad un tratto la signora Lorini si rasserenò:
—Perdonate la mia debolezza, disse al nipote; ma ora sono vecchia, ed i vecchi, il sapete, piangono talvolta senza ragione. Infatti, continuò cercando sorridere, come volesse far dimenticare lo sfogo involontario di prima; io non ne ho alcuno, non devo essere forse più lieta? Credevo Gabriella perduta, ed invece la ritrovaste; un po' sofferente, ma alfine non disonorata, come lo temetti per tanto tempo…. Il suo stato di salute è malfermo, ma non disperato, mi diceste.
—Oh no, no….
—Dunque non so davvero quali idee mi vennero; da tanto tempo conduco una vita sì uniforme, sì isolata…. La vostra venuta…. quanto mi narraste…. le domande che mi faceste…. la lettera di Chiarofonte che vi mostrai…. tutto ciò mi scosse…. mi alterò…. Mi sentii come mancare….
Marco non era sorpreso da queste parole, che ad un altro avrebbero potuto sembrare incoerenti…. Aveva sempre conosciuto sua zia per una donna energica, ferma tanto, che per indurla alle confidenze ottenutene, gli era sembrato necessario prenderla un po' colle brusche. Quella sua emozione, quel cangiamento rapido non gli facevano dunque gran colpo…. Poi da qualche giorno nella mente di lui eranvi stati tanti contrasti, che non poteva meravigliarsi di trovarne negli altri, nè aver tempo e voglia di occuparsi ad osservarli.
—Ora, caro Marco, vi aprii il mio cuore, disse la signora Lorini con dolcezza ed insieme con dignità. Sono sicura di non aver a pentirmi. I casi impreveduti, cui accennaste, io li ritengo affatto impossibili…. Chiarofonte, lo vedeste, desiderava il segreto…. Non lo approvate voi di aver voluto evitare a' suoi figli agitazioni inconsulte, rifiuti umilianti se si fossero presentati alla sua famiglia? ed anche di aver loro impedito d'arrossire della loro madre?…
—Certamente.
—Dunque sono tranquilla, Marco; e spero in un più lieto avvenire.
Ed ella asciugava le ultime vestigia delle lagrime, che suo malgrado aveva versate.
Ebbi ragione, pensò il giovane, di non dirle nulla. Perchè gettare in lei le angosce, che io provo? Ella ha in passato abbastanza sofferto…. Che non darei per sperare, come ella spera?
—Di Federico, continuava ella, non posso dolermi molto, non ha mai saputo quale amicizia mi legasse a suo padre; ignora che io possiedo i suoi segreti…. È naturale che egli, cavaliere brillante, ricercato, non abbia potuto occuparsi di me: suscettibile, come tutti i militari valorosi, è giusto che il disonore di una sorella lo abbia offeso al punto, da rendergli impossibile il parlarne…. soprattutto con chi l'aveva in custodia… Ma non dispero disingannarlo…. Se sapesse la verità, si pentirebbe; tornerebbe a vedermi…. Cercatelo, Marco, narrategli tutto, ditegli che io comprendo la sua freddezza verso di me e la scuso, e che prima che io muoja mi dia la consolazione di vederlo ancora una volta…. Ditegli che mi conduca la sua sposa….
—Sì, sì, interruppe Marco. Cercherò,—ora, aggiunse, volendo dare un altro indirizzo al discorso, capite come io voglia pensare soltanto a Gabriella….
—Sì, e vi approvo…. Oh se desidero tanto veder Federico, che non ho allevato, pensate come brami stringere fra le mie braccia quella povera ragazza, la quale, come vi dissi altra volta, è il ritratto dello sventurato suo padre. Seguendo i vostri consigli, non recandomi a vederla, io vi faccio un gran sacrifizio…. un sacrifizio che mi costa infinitamente….
—Voi, chiese Marco, non diceste mai nulla a Federico, n'è vero, che potesse fargli sospettare la sua origine?
—Mai, mai una parola più di quanto dissi a Gabriella ed a voi in passato. Comprendete che i segreti bisogna serbarli intieramente, e che le mezze confidenze sono più dannose delle complete.
—Egli non sa dunque nemmeno che soltanto per affetto teneste per tanto tempo luogo di madre a Gabriella?
—No; vi è noto come io asserissi sempre essere stata pagata per lunghi anni da suo padre; ei forse ha creduto fare abbastanza per me, non chiedendomi conto alcuno—aggiunse con qualche amarezza: ma poichè ignora ogni cosa, non è colpevole; mi duole soltanto che allora io non potei far vivere Gabriella che ristrettamente…. Voi lo sapete, non fu se non dopo la morte di mio marito, che ricuperai tutto il mio.
—Non voleste mai accettar nulla da me….
—Potete voi biasimarmi di ciò, caro Marco? Non avreste voi fatto lo stesso?—Ed aggiunse con un mezzo sorriso—-Ma il so, serbate per gli altri una misura diversa che per voi…. Severo nel giudicarvi, siete indulgente con tutti….
—Non ho tanta virtù, zia; non vi ho forse rimproverata quest'oggi stesso?…
—Non parliamone più; io vi approvo, benchè abbia penato nel soddisfarvi: sarà per il meglio….
Ella nuovamente cercava persuadersi che tutto andava bene… Marco non voleva turbarla. Posso partire, pensò, più nulla mi rimane a chiederle, e giacchè le mie domande imprevedute non le destarono alcun sospetto, a che rimango?
—Nuovamente vi prego, gli disse la vedova, vedendo che egli stava per partire; appena Gabriella non avrà più bisogno di voi cercate di Federico…. Desidero tanto ch'ei sappia ciò che è avvenuto di sua sorella…. Un tal riguardo d'altronde gli è dovuto….—E con qualche esitazione:—Sperate voi che ei crederà tutto, e non dubiterà di Gabriella?
—Come? Pensate dunque che ella non meriti piena fede?
Ed un sospetto, che non aveva ancora provato, gli avrebbe attraversato la mente forse, se Camilla non si fosse immischiata al rapimento…. Ma no, la sua fiducia in Gabriella sarebbe stata intiera egualmente.
La domanda fatta da Marco aveva atterrita la signora Lorini.
—Oh mio Dio! no…. sarei, disse, sfortunata a segno d'avervi fatto nascere io stessa dei dubbj sulla mia figlia adottiva?
E con vivacità estrema, stringendo le mani del nipote:
—Ditemi che non è vero! esclamò.
Il suo accento era sì straziante, che Marco ne ebbe pietà.
—Oh! io non ho dubitato un istante, rispose. Sono persuasissimo diGabriella.
—Non m'aspettavo meno da voi; però io ebbi torto di gettarvi un sospetto, credendo comunicarvi un mio pensiero…. Comprendete ciò che volevo dire….
—Sì, sì.
—E poichè avevo principiato, mi spiego. Federico visse sempre in un altro mondo di noi. Egli frequentò nobili dissipati, dame viziose…. Vi fu trascinato anche dalla sua posizione, dalle sue brillanti qualità personali, che lo facevano sì ricercato dovunque. Le storie di seduzioni, gli amori sfrenati, colpevoli, gli intrighi, che a noi appajono come attraverso un velo, egli forse li vide in effetto…. E questo può averlo reso incredulo e sospettoso…. Perciò temetti potesse dubitare di sua sorella; benchè io le creda, come le credeste voi, senza restrizione alcuna.
—Avete ragione, ma….
Egli si arrestò; stava per dire: Le ha creduto, ed invece:
—Le crederà, disse.
—Oh spero! adoperatevi, perchè ciò avvenga presto.
—Farò il possibile. Ora, zia, devo lasciarvi; ho qualche affare qui in Venezia; un piccolo viaggio in Dalmazia, da cui non posso esimermi senza dar sospetto…. Desidero terminar tutto presto, onde recarmi sollecitamente a Rimini da Gabriella, che mi attende… Ve la condurrò poi.
—Grazie; ditele quanto io pensi a lei, e che mai l'ho dimenticata.
—Non vi mancherò. Voi pure le foste sempre a cuore, ella stessa me lo disse.
—Poveretta!
—Intanto non narrate ad alcuno che l'abbiamo ritrovata, è un mio desiderio.
—Farò quanto mi chiedete; d'altronde io non vedo più alcuno de' miei antichi conoscenti.
—Bene, taceremo entrambi.
E Marco, fatto un cenno d'addio alla signora Lorini, escì.
«Quali avvenimenti! mormorò allora la vedova, mentre riponeva nello scaffale la lettera del signor di Chiarofonte…. Tante interrogazioni mi avevano fatto temere qualche cosa di male. Povero Marco! egli è davvero generoso e buono. Qual altro uomo avrebbe al pari di lui compatita Gabriella di non aver tentato sfuggire al suo rapitore?… di averlo amato?…. Eppure…. che poteva ella fare?… Quando mai la rivedrò?… Basta, seguirò il consiglio di Marco, checchè me ne costi…. Non andrò a Rimini.»
E si assise.
Voleva riandare nella sua memoria gli avvenimenti trascorsi, le cose udite, le parole di Marco, la storia di Gabriella…. Aveva d'uopo di pensarvi sola ed a lungo…. Poi tutto ciò la conduceva ad altre riflessioni. Le memorie del passato si erano risvegliate in lei tutte quel giorno…. Esso gli appariva non come un sogno lontano, ma come realtà vicina ancora…. e con precisione si rammentava il bene ed il male, che vi aveva trovato.
Il lungo periodo d'esistenza passiva e monotona da lei condotta, che aveva cicatrizzato delle ferite, cancellato dolci emozioni…. in quell'istante era scomparso….
E Marco intanto?
A che pensava?… Quali deduzioni aveva tratte dal segreto rivelatogli?…
Una sola, che Camilla doveva saper tutto….
Dopo la visita di Marco, l'animo di Gabriella si era per così dire rinnovato. Un raggio di speranza era penetrato in quel cuore, amareggiato anzi tempo dai disinganni e dalle umiliazioni.
L'idea che un amico devoto vegliava sopra lei ed i suoi figli le alleggeriva il peso dei passati affanni: le permetteva sopportare con qualche coraggio i timori, cui era in preda.
Quando una persona è giovane, per quanto essa sia sazia della vita, stanca di sè medesima, vi sono momenti, nei quali si sente portata a non disperare affatto.
La tenerezza dimostrata da taluno, le promesse di un migliore avvenire, se anche in esse non si può avere intiera fiducia, bastano a creare tali momenti.
La visita di Marco, la sua bontà, le offerte tanto semplici quanto generose avevano lasciato in Gabriella una specie di gioja; erano discese come un farmaco nel cuore di lei, ed a intervalli sembravano farle dimenticare le pene provate, i motivi di terrore per l'avvenire; ed il suo cervello, che, come lo aveva detto a Marco, si era alquanto indebolito, si prestava a tali momentanei oblii; vi contribuiva.
Sua cognata atterriva Gabriella meno di prima; ciò non era strano. Il rapimento, di cui era stata vittima, le minacce fattele in Bologna, l'avevano convinta, persuasa che quella donna era malvagia. Marco col narrargliene l'origine l'aveva fatta rabbrividire un istante, è vero; ma non certo spaventata più di quanto lo fosse già; e lasciandole scorgere i motivi plausibili, che potevano aver guidata Camilla, l'aveva un po' tranquillata.
Vedeva finalmente, o sembravale veder chiaro in quel mistero, nel quale per tanto tempo erale riuscito affatto impossibile scorgere la benchè menoma traccia del vero.
«Ora, diceva tra sè, trovo alfine una spiegazione… Sì, Marco non s'inganna; Camilla avrà ajutato, pagato anche mio marito…. ohimè mio marito!… perchè conscio dell'origine di lei…. per timore che la scoprisse…. Ha operato male certamente; ma infine, la paura di veder palesato il suo nome l'avrà determinata…. la vergogna, che avrebbe provata in tal caso, atterrita…. e senza essere forse perversa come credevo, le sarà stato impossibile resistere alle minacce di mio marito; avrà ceduto ai suoi voleri con ripugnanza forse…. sarà stata trascinata dalle circostanze.»
Queste cose Gabriella cercava sovente persuaderle a sè stessa; rabbrividiva però ogniqualvolta si rammentava il suo incontro con Camilla, l'abboccamento avuto con lei…. Quella rimembranza scuoteva fortemente le credenze, che andavano formandosi nell'animo suo, ma non le distruggeva, chè delle ragioni apparentemente giuste la fortificavano contro quegli assalti dello spavento.
Le ragioni erano che, se Camilla fosse stata veramente crudele, avrebbe ucciso Ferdinando Alboni, si sarebbe sbarazzata di lui, invece che secondarlo…. Dunque il delitto le ripugnava.
«Ella è innamorata di Federico, pensava Gabriella, perdutamente innamorata; lo compresi: il timore di arrossire innanzi a lui avrà fatto che mi minacciasse in quel modo.»
E Gabriella con tali congetture finiva a darsi qualche pace.
Marco non le aveva detto che Camilla poteva averlo udito parlare al marinajo, che la conosceva…. Gabriella non pensava dunque a ciò; il sospetto, che tanto aveva fatto soffrire il giovane veneziano, non le aveva nemmeno attraversato lo spirito.
Non era tranquilla ancora, ma attendava però il ritorno di Marco senza agitazioni convulse. Si trovava in tale situazione d'animo, quando un giorno la sua domestica le disse che un forastiero desiderava parlarle.
Credette fosse Marco, ed ordinò lo s'introducesse all'istante.
Lo straniero entrò subito.
Gabriella, che si era mossa per riceverlo, rimase sorpresa, confusa….
Invece di Marco, le stava dinanzi un cavaliere di aspetto distinto, imponente, che le era affatto sconosciuto.
Il conte di San Giorgio, poichè era lui, la salutò profondamente, mentre per un istante stette a riguardarla.
Dal canto suo Gabriella non potè far altro che inchinarsi. Che poteva voler da lei quel cavaliere?…. Da lei, straniera a tutti, a tutti ignota?… Se lo chiedeva tra la confusione ed il timore; poichè le sembrava dover paventare di tutti, fuorchè di Marco…. Ed in quel momento la calma, ottenuta nei giorni precedenti con tante riflessioni, si dileguò; e fu con accento tremante che chiese finalmente al conte:
—Signore, quale motivo vi conduce in questa casa?
—Un affare di somma importanza, rispose con dolcezza il cavaliere di Malta; ma voi mi sembrate agitata…. Di grazia, signora, tranquillatevi…. Nulla devo dirvi di male; anzi….
—Ebbene, sedete, cavaliere, mormorò Gabriella, sedete.
Il conte di San Giorgio obbedì, dopo aver pregato la giovane donna a sedere la prima.
—Parlate, disse allora Gabriella.
—Nessuno può udirci?
—Nessuno. Perchè?
—L'affare, di cui devo intrattenervi, è, signora, assai delicato, e desidero che nessuno infuori di voi intenda ciò che sto per dirvi.
Lo stupore di Gabriella raddoppiava, ma la fisonomia simpatica e franca del conte, i suoi modi gentili, quasi affettuosi le infondevano qualche coraggio.
—Ascolto, disse.
Il conte di San Giorgio non si saziava dal contemplarla; per lui quella donna non era straniera; le parlava la prima volta, eppure gli sembrava conoscerla da lungo tempo. Ella personificava per lui la sua famiglia lontana….
«No, pensava, io non m'inganno…. ma saprà ella?…»
E con ansietà, simile a quella con cui la giovane attendeva, incominciò:
—Signora, le disse, prima di spiegarvi il motivo della mia visita, io devo principiare dal farvi alcune domande, che vi sembreranno stravaganti non solo, ma sconvenienti…. Ma deh! attendete a giudicarle tali, e rispondete con sincerità….
—Signore, io non comprendo….
—Perdonate, chi è vostro padre? Voi mi guardate attonita….
—Ma, disse Gabriella, non mi avreste presa per un'altra persona? Se non sapete chi sono, come mai venite da me?
—Voi sola potete darmi gli schiarimenti che cerco; non vi ho presa in fallo…. So che siete vedova, ma ciò non preme; è di vostro padre che voglio aver contezza.
—Voi lo conoscevate mio padre? Ah comprendo!…. la rassomiglianza, ch'egli aveva con me, vi ha fatto immaginare che io era sua figlia.
E Gabriella più fiduciosa schiuse le labbra ad un triste sorriso.
Il cavaliere di Malta, aveva ascoltato quelle parole di lei con attenzione estrema; se ella rassomigliava a suo padre, voleva dire che i suoi tratti, il suo tipo della famiglia dell'Isola non erano una stravaganza della natura. Provò una vera soddisfazione, ma anche un senso di dolore pensando che il cavaliere dell'Isola non doveva esser più….
—Assomigliavate a vostro padre! disse a Gabriella, dunque egli è morto?
—Ohimè sì! ma come mai lo ignorate?
E rimase perplessa.
«Ah egli è morto davvero! pensò il conte. Sventurato! morto, credendo che più nessuno della sua famiglia si occupasse di lui…. che suo padre non gli avesse perdonato…. ritirata neppure la sua maledizione…. Rejetto! esiliato!…»
Tali idee cagionavano una vera pena al cavaliere di Malta, che rimaneva silenzioso.
Gabriella lo esaminava inquieta:
—Come? ignorate la sua morte? chiese di nuovo; ma allora…. Essa è avvenuta da un pezzo, signore, da dodici anni…. Perdonate; quando lo avete mai conosciuto? Siete giovane ancora!
E siccome il conte continuava a tacere:
—Ma non fu dunque vostro amico?
Il cavaliere, vedendo che Gabriella non sapeva che pensare, che fors'anche diffidava di lui, credette dover affrettarsi.
—Signora, disse, io non conobbi vostro padre: ma credo conoscere moltissimo la sua famiglia.
—La sua famiglia! interruppe la giovane, ma mio padre non ne aveva!
Questa risposta, stravagante per un altro, era naturale pel conte. Il cavaliere dell'Isola non poteva certo avere una famiglia conosciuta. Era stato lui!… Credeva potersene tener sicuro!…
—E, domandò alla giovane donna, sapete perchè vi s'impose il nome diGabriella?
—Era il nome della madre del mio genitore, a quanto egli mi diceva.
—E vostro padre, come si chiamava?
—Anselmo di Chiarofonte, rispose sempre più confusa Gabriella.
Anselmo era il nome di battesimo del cavaliere dell'Isola. Il conte pensò che tutto giustificava sempre più le sue speranze,
—E de' suoi parenti non parlava mai?
—Ma voi credete veramente conoscerli?
—È per loro mandato che v'interrogo. Nessun altro motivo mi guida, ve ne dò la mia parola.
—Vi credo, signore, ma….
Nella situazione di Gabriella era naturale ch'ella, sospettasse di tutto ed esitasse; le sembrava sì strano che dopo tanti anni, in quel tempo appunto, in cui Marco le aveva detto di diffidare, si venisse a cercare di suo padre…. Quel nobile cavaliere non aveva certo l'aria d'un mandatario di Camilla: ma Gabriella, fatta sospettosa dalla sventura, si chiese con angoscia se la mano di quella donna non istesse per colpire lei ed i suoi figli…. Il suo spavento era visibile, e fece sul cavaliere di Malta una cattiva impressione: