»Mio padre non dimenticherà che senza di voi sarebbe morto, ed io precipitata nelle onde prima che cadere fra le mani dei corsari.
»Continuate dunque ad amarmi, scacciate dei timori, delle perplessità lodevoli, ma soverchie.
»Alfine siete nobile, valoroso; che m'importa se non siete ricco!
»Amo voi solo, vi amerò sempre; sarò vostra in ogni modo se il cielo vi salverà dai perigli, che l'onore vi consiglia ad affrontare.
Donna Livia del Faro.»
—Ora capisco tutto, disse donna Maria, l'ha salvata dai corsari, che tante volte infestano le nostre rive, e fu ferito nello scontro. Il marchese del Faro abitava un magnifico castello sulla riva del mare. Era molto ricco, ma viveva ritiratissimo, perchè assai originale. Allevò donna Livia, originale ella pure, in un modo tutto suo. La teneva sempre seco, ed il castello era il ritrovo di poeti, letterati, filosofi, che so io?… ma tutti vecchi, a quanto credo…. Vostro marito, dopo il servigio reso, avrà passato qualche tempo al castello del marchese per guarire dalle ferite. Egli era un'eccezione a tutti gli ospiti avuti fin là, sicchè è facile comprendere come donna Livia lo abbia amato tosto… Ecco spiegata ogni cosa dunque; egli è colui, che la duchessa fece cercare dal conte; ciò basterà a perderla…. Ora però penso che il duca deve saper qualche cosa di questi amori.
—Davvero?
—Sì; fu a quel castello vicino a Messina ch'egli sposò donna Livia, dopo avervi passato qualche tempo. Anch'egli è un letterato, ed era anche perciò molto caro al marchese. Questi certamente gli avrà narrato della miracolosa avventura e del cavalier salvatore. Dopo la creduta morte di lui, avranno concluso tra loro le nozze. Il marchese era gravemente ammalato: morì quasi subito dopo il matrimonio. Tal matrimonio fu celebrato quasi segretamente: nessuno vi assisteva, nemmeno il duca mio padre. La malattia del marchese ne fornì il pretesto. A don Francesco premeva molto sposar donna Livia perchè ricchissima. L'amante era morto, dunque…. Donna Livia, quando venne a Catania, era molto triste, molto seria, come del resto lo è ancora…. E suo marito non mostrava preoccuparsene. Ciò prova che sapeva tutto…. Ma non importa: quando saprà che il suo rivale è vivo ed è figlio del cavaliere dell'Isola, quello zio che donna Livia fece ricercare a suo dispetto dal conte, salirà in furore…. Una di queste lettere finirà di esasperarlo.
—Non gliele mandate entrambe?
—No, l'altra servirà per il cavaliere di Malta, il fedele paladino della duchessa. L'ama tanto, che, se non lo disingannassi, sarebbe capace di voler morire per difenderla.
—Ma, principessa, obbiettò Camilla, il conte sa benissimo cheFederico credevasi figlio di un nobile veneziano senza fortuna.
—Eh che importa? Il conte è innamorato: vedendo quanto donna Livia amò vostro marito, pensando che forse lo ama ancora, si allontanerà da lei. Ora scriverò al duca, poi mi occuperò del cavaliere. Venite meco, vi confiderò ciò che conto fare.
Camilla la seguì in un gabinetto vicino.
Appena lasciata donna Livia, il duca si recò nella sala, ove l'attendevano il principe degli Alberi ed il superiore dei cappuccini.
Don Francesco, benchè ardente di sdegno contro la sorella, appariva come al solito freddo ed altiero.
Nondimeno gettò uno sguardo fulminante al giovane cognato, e dall'aria sorpresa e gentile di questo, comprese ch'ei nulla sapeva.
Pensò dunque non prendersela per allora col principe, e con molta flemma salutò il superiore.
—Ho ricevuto la vostra lettera, padre, gli disse, ed ora vedrò di combinare.
—Non m'attendevo meno da voi, duca, rispose il frate, perciò consigliai mio nipote a rimettersi in voi. Vedo che siete persuaso della giustizia de' suoi reclami.
—Prima d'altro però, interruppe don Francesco, vorrei avere maggiori schiarimenti, qualche dettaglio sulla vita passata del cavaliere defunto e de' suoi figli… Comprenderete facilmente, padre, che prima di vederli portare il mio nome….
E si arrestò con una certa affettazione.
Il duca era molto insolente in quell'istante…. Eppure avrebbe desiderato far peggio… Quanto volentieri avrebbe trattato quel nobile superiore come altra volta il povero benedettino; ma sapeva bene che ciò non gli sarebbe stato possibile.
—Duca, rispose il frate anch'egli con alterigia, se io m'interposi a favore de' miei nipoti, se gli ho riconosciuti, vuol dire che essi ne sono degni, e degni quindi anche di portare il nome degli Isola.
Maledetto! disse tra sè don Francesco…. Però senza il menomo imbarazzo:
—Ne sono persuasissimo, padre; ma mi sembra naturale che desideri saperne anch'io quanto ne sapete voi.
Tutti erano seduti: il principe serbava un contegno affatto passivo; faceva ogni sforzo per mantenersi serio.
—Vi narrerò tutto in brevi parole, disse il superiore al duca.
—Poi, riprese questi, guardando con indifferenza il principe, vorrei anche sapere in qual modo la notizia della morte di mio padre giunse a cognizione dei figli del cavaliere.
Il superiore non aveva creduto conveniente parlare al duca della sorpresa, che avrebbe dovuto cagionargli la sua lettera. Don Francesco era troppo di malumore per simularla.
—Lo seppero a caso, rispose il cappuccino, da persone giunte a Milano dalla Sicilia.
—Ah vedo!
E tra sè: Come mai donna Maria ha potuto in sì breve tempo…. Stavan dunque coll'orecchio teso!
Poi ad alta voce:
—Il figlio del cavaliere dell'Isola è dunque ufficiale nell'armata spagnuola?
—Sì, duca: valoroso, notissimo, ma sotto un falso nome, che il cavaliere mio nipote, per riguardi alla famiglia, aveva lasciato il suo.
—Agì molto saviamente in questo, osservò il duca con ironia.
Il superiore pensò bene non dar peso a questo nuovo sarcasmo. Già gli era stato detto essere don Francesco alquanto mordace. Temo soltanto, pensava, che mio nipote abbia ad offendersi, se il duca anche con lui persistesse in tali motteggi…. Basta; farò non si parlino a lungo, che altrimenti la cosa finirebbe male… Ma Federico è disposto a lasciar la Sicilia… sì… sì… sarà meglio…. Mai il duca lo tratterà da cugino….
—E chi ha sposato questo ufficiale? domandò don Francesco, che almeno voleva umiliare i suoi parenti, giacchè non poteva spogliarli.
—Una dalmatina.
—Nobile?
—No, duca, egli allora era soltanto un guerriero di ventura; non conosceva la sua origine e credevasi figlio di un militare nobile, ma senza fortuna; dunque bisogna compatirlo se….
Il superiore era pentito di aver promesso al cavaliere di Malta il silenzio: chè altrimenti avrebbe potuto far arrossire don Francesco, il quale si serviva dello stratagemma per deriderlo.
—Oh capisco, disse il duca; vedo che bisognerà passar sopra a molte cose.
E continua di tal passo! pensò il frate, che non rispose.
—E la figlia del cavaliere chi ha sposato?
—Un guerriero che aveva lasciato il servizio.
—E che cosa fa?
—Viveva in una sua campagna.
—Bene, bene.
—Ella, continuò il superiore, ha nella sua fisonomia il tipo degli Isola: rassomiglia a donna Rosalia vostra sorella in modo sì sorprendente che qui il principe e donna Maria sua sposa la credettero lei nei primi istanti.
—Donna Rosalia! oh che combinazione! esclamò il duca.
E con un impercettibile sorriso si rivolse al principe, che divenne di fuoco.
Veramente, disse tra sè il giovane, don Francesco è insopportabile; e se non fosse sì terribile spadaccino…. ma credo che la sua insolenza derivi da questo.
E come per prendersi una piccola vendetta:
—Alloggiano in casa mia questi vostri cugini, duca; e sono lietissimo di ospitarli; donna Maria pure.
—Ah si!
Me la pagherete entrambi, pensò don Francesco.
In quell'istante egli si conteneva a stento.
Si indirizzò nuovamente al superiore:
—E queste carte, di cui mi parlaste, padre, nella vostra lettera?
—Eccole, rispose il frate mostrando al duca, un fascio di carte, che aveva deposte sulla tavola nell'entrare.
Erano quelle rinchiuse nella cassetta d'ebano intarsiata d'argento, che Camilla aveva mostrato a Milano al conte di San Giorgio ed a Federico.
—Questo, disse il superiore, additando una di quelle carte al duca, è l'atto di matrimonio tra il cavaliere dell'Isola e…. la madre dei miei nipoti.
Il duca lo prese e lo scorse.
—Ah sì, vedo, disse a mezza voce; tra il cavaliere dell'Isola e la signora….. una signora Emma qualunque….
Il superiore arrossì fino agli orecchi, chè in fondo, perchè di meno spirito, era assai più aristocratico del duca, il quale continuava a burlarsi di lui.
Però nemmeno questa volta mostrò avvedersi di tali scherni, e consegnando un'altra carta a don Francesco:
—Questa, disse, appoggiando alquanto sulle sue parole, questa è la fede di nascita del cavaliere dell'Isola, figlio del duca vostro avo e di donna Gabriella dei principi della Concordia, mia sorella.
—Ah! l'aveva preso seco.
Era prudente questo signor cavaliere, aggiunse tra sè; don Francesco avrebbe detto volentieri anche ciò ad alta voce, ma gli sembrava bastasse.
—Ora, riprese il superiore, ecco una memoria scritta da mio nipote, firmata col nome, che aveva assunto da una terra comperata nel Vicentino.
Il duca la prese con distrazione, guardò la firma, divenne pallido come la morte.
Si alzò involontariamente.
—Chiarofonte!… disse; il cavaliere dell'Isola aveva assunto questo nome?
—Sì! esclamò sorpreso il superiore; lo intendeste forse pronunziare altra volta?
Don Francesco non rispose: con uno sforzo violento, ritornò a sedere, indi:
—E questo figlio, questo ufficiale militò sempre nell'armata spagnuola?
Egli attendeva con terrore.
—No, rispose il frate; era dapprima guerriero della repubblica veneta; lasciò il servizio di questa dopo Lepanto, dove era rimasto gravemente ferito.
—Ah! è lui!… mormorò il duca… Non era morto!… Comprendo il deliquio di donna Livia… aveva riconosciuto i suoi caratteri.
—Ma che avete duca? chiese il capuccino, voi impallidite!
—Nulla!
Ah, disse tra sè, è meglio che io soffochi per ora… che almeno il mio rossore non sia palese…
Non poteva parlare… In quell'istante, nessuno soffriva più di lui…Era come atterrato sotto il peso del dolore, della sorpresa…
—Quando crederete, duca, gli disse il frate, vi presenterò vostro cugino: spero vi riescirà simpatico.
—Ne cercherò io, rispose don Francesco con un terribile sorriso.
—Voi, duca!
—Sì, io! desidero assai conoscerlo; me ne fu lodato molto il valore.
—Ma ciò mi consola!
Sì, consòlati, pensò il duca… Maledetti!…
—Dunque, continuò il cappuccino, gli dirò…
—Ditegli che attenda mie notizie; ne riceverà prestissimo.
Il superiore si alzò e con lui il principe.
—Bisogna, disse il primo, che io lasci domani Catania. Incaricherò un mio procuratore di rappresentarmi: è un uomo fidatissimo, segreto ed assai pratico di affari; presso lui depositerò le carte, se lo credete, ed egli verrà domani stesso a ricevere i vostri ordini. Che ve ne pare, duca?
—Va benissimo.
—Vi ringrazio della arrendevolezza vostra nel ricevere i reclami de' miei nipoti. Sono lieto di vedervi ben disposto per Federico.
Questo nome, al solo udirlo pronunziare, cagionò a don Francesco un fremito di rabbia.
Rispose come un automa ai saluti cerimoniosi del superiore e del principe.
Finalmente essi escirono.
Ah! con quanta impazienza attendeva. Non avrebbe potuto, no, tollerare ancora.
Fece per lasciare la sala, ma si arrestò vedendo entrare il suo cameriere con una lettera in mano.
Gliela strappò… Di chi sarebbe?…
—L'ha portata un servo della principessa, disse il cameriere, ritirandosi spaventato.
Donna Maria! saprebbe mai?.. Ah poteva leggere!.. la duchessa non gli sfuggirebbe per un istante, e neppur Federico!
A misura che percorreva la lettera, il suo volto, già sì pallido, si faceva di fuoco.
«Voi forse don Francesco,—gli scriveva la principessa—sarete adirato meco. Sospetterete, vedendo il principe, che io abbia rivelato il segreto, che volevate serbare. Ma non fui io a tradirvi; fu la vostra sposa. Io ho sempre pensato che vi eravate recato al suo castello la sera, in cui ella vi aveva dato abboccamento al conte. Ma in ogni modo non udiste tutto ciò che dissero.
»Ella lo incaricò di andar in cerca del cavaliere dell'Isola, o piuttosto di suo figlio, e questo figlio ella sapeva bene chi fosse… Lo aveva amato, amato perdutamente sotto il nome di Chiarofonte.
»Per prova di quanto asserisco, vi mando una lettera scritta da donnaLivia al suo amante, al quale fu involata dalla moglie.
»La duchessa si burlò così di voi e del conte nel medesimo tempo.
»Non direte più, mi pare, che io lancio ingiuste accuse, e che sono perfide insinuazioni le mie.
»D'altronde io dovevo giustificarmi per me e per mio marito.
Donna Maria.»
Il duca lacerò quasi l'altra lettera nell'aprirla.
—Ah sì, è lei!… mormorò.
Erano le prime parole che proferisse dacchè si trovava solo.
La lettera scelta da donna Maria era quella d'addio a Federico.
Queste frasi—amo voi solo—vi amerò sempre—desidero essere felice—nessuno potrà mai forzarmi ad un altro nodo, che mi sarebbe odioso….
Queste frasi naturalmente dovevano far effetto sul duca.
Ed egli fremeva ad ognuna di esse.
Fece in due pezzi quella lettera, e la mise nel suo giustacuore.
Oh! disse quindi, indegna… come lo ha amato!…. Ma non lo sapevo io forse? Ed avrebbe mandato a cercar di lui conoscendo che… No, no: questo è impossibile…. Il marchese, ella stessa lo ritenevano un nobile Veneziano… Poi non mi disse quel superiore che, quando egli si ammogliò, ignorava la sua origine?… D'altronde ella lo credeva davvero estinto… Non era io presente quando dal Pozzo portò al marchese la nuova della morte di costui?… Fu allora soltanto che, cedendo alle preghiere di suo padre moribondo, ella acconsentì a sposarmi… Poi quest'oggi era assai calma!… Fu solo nel vedere la lettera di colui che si turbò e svenne! No… no, è impossibile ch'ella sospettasse nemmeno!…
Ma che importa? Che farà ella, ora che costui esiste?… che è qui?… Lui!… che credeva morto, e la cui sola memoria bastò a renderla sempre fredda al mio amore!… Ah sì!… ella lo ama ancora!… Il suo turbamento non sarà stato terrore soltanto!… È ammogliato!… ma che monta!… saprà bene giustificarsi!… Ed io devo evitare… tu mi dicesti una sera, è poco, che le minacce non ti tratterrebbero!.. ma io non ti minaccerò… Non ti lascerò il tempo d'errare… Provvederò prima… Non potrai, no, essermi infedele!.. Poi ella è finta, menzognera!… inviò il cavaliere di Malta in traccia di costoro… contro il mio volere, a mio dispetto!… E nulla me ne disse!… Chiedermi oggi di chi sospettassi?… ed io domandavo a tutti il silenzio… Tutti mi derisero per consiglio suo… E quel conte indegno?… Ma ora non posso pensare a lui… È di quest'altro che mi abbisogna il sangue… Questo Federico!… Egli… Chiarofonte… Ed è della mia famiglia?.. Maledizione!.. Ed ora, quest'oggi, che quasi ella mostrava della premura per me… Ah scimunito ch'io fui! la mia testa si confonde!.. Ma che faccio?.. A che mi trattengo?… Sarei io debole a tal segno?.. No… no… Mi sentirà.
Ed escì furioso.
Corse nell'appartamento di donna Livia; credeva trovarvela.
Si fingerà svenuta, diceva; ma non le gioverà nè punto nè poco.
Entrò come un fulmine nel gabinetto, indi nella stanza da letto della duchessa, ove ei l'aveva lasciata.
Nessuno.
Traversò un'altra camera… Nessuno ancora.
S'incontrò in una delle donne, che rimase atterrita all'aspetto di lui.
—Ov'è la duchessa? le domandò.
Ella esitò un istante.
—Ov'è la duchessa? ripetè egli.
—Non so, rispose tremante la camerista.
—Come?
—Non l'ho veduta, eccellenza.
—Non mentire, diss'egli scuotendola. Parla!…
In quel momento entrò un'altra donna.
Don Francesco la interrogò.
—È discesa, rispose la nuova venuta.
Egli non udì altro.
In un attimo fu fuori dall'appartamento.
Fece le scale a precipizio.
«Ma crede ella evitarmi, sfuggirmi con sì puerili precauzioni?… Ha dunque perduto la testa pel dolore, per l'amore?… Ah sì, questo suo spavento è prova che lo ama ancora….»
Sì, era ben Federico, che attendeva la duchessa nell'oratorio, ove lo aveva introdotto la vecchia governante.
Era ben lui!
E donna Livia all'entrare lo riconobbe tosto; credette svenire nuovamente in vederlo.
Ov'era la sua calma? Ove la sua ragione in quell'istante?…
Ma tal turbamento durò un lampo: la duchessa lo sormontò
—Veglia qui presso, disse alla vecchia.
E fece un passo verso Federico.
L'ufficiale pallido, agitato le moveva incontro.
—Ohimè, donna Livia! ohimè, le disse, qual caso, quali avvenimenti!… Ah! che non posso nemmeno parlare!…
Ella fu di lui più forte, eppure aveva amato assai più!…
—Tutto è finito fra noi, Federico, gli rispose; dovete comprenderlo.
—Sì, donna Livia, lo comprendo, ed è soltanto per giustificarmi che cercai rivedervi; prima voglio dirvi che io credevo davvero morire a Lepanto, quando gravemente ferito consegnai a dal Pozzo quel vostro ricordo onde rendervi la libertà.
—Lo credo.
—E dopo, a che sarei ritornato? Vi avrei certamente trovata maritata…. Ora ciò che sopratutto mi preme dirvi, gli è che, sino all'arrivo del conte di San Giorgio a Milano, io ignorai la mia origine, e che non sapevo esser voi la moglie del duca dell'Isola, perchè altrimenti mai io avrei consentito a reclamare, quantunque mio padre me lo comandasse in una sua memoria…. Mi sarei ucciso prima!… Oh ditemi che neppure un istante mi credeste capace di tale viltà!…
—No certamente.
E donna Livia sospirò, quindi:
—Affrettatevi, affrettatevi….
E come involontariamente:
—Ma voi avete moglie, Federico? vi legaste ad altri, e non vi foste costretto….
L'ufficiale arrossì.
—Oh, disse, donna Livia! voi eravate perduta per me. La donna che sposai mi ebbe in sua casa ferito dopo Lepanto…. mi amava…. le dovevo molta riconoscenza: io non ebbi, lo confesso, il coraggio di rinunciare eternamente all'amore!…
La duchessa non rispose: pensò che un tal coraggio ella lo avrebbe avuto.
—Donna Livia, continuò l'ufficiale, non vi offendete, mai vi avrei riveduta…. però a voi ho pensato sempre…. Siete la donna, che amai sopra tutte…. Di voi serbai una memoria incantatrice….
—Tacete, tacete…. Ve lo dissi, tutto è finito…. Voi voleste vedermi per giustificarvi, ed io per ottenere da voi una promessa!
—Quale?
—Che non vi batterete col duca….
Federico esitò.
—Lo amate dunque?… disse guardandola.
—La vostra memoria me lo impediva, ma egli mi ama…. Giuratemi quanto vi chiedo….
Egli esitava ancora.
—Federico, giuratemi….
—Ma, donna Livia, vorreste che io soffrissi in pace un insulto?… E se il duca mi provoca….
—Non vi provocherà, lo spero; farò il possibile per ottenerlo….Giurate dunque….
E non ricevendo risposta:
—Ma che! anche voi siete sì orgoglioso?
—Sarebbe una viltà….
—No…. rigettereste voi una mia preghiera?…
—Ah no! donna Livia….
—Dunque mi promettete?…
—Sì, vi do parola di evitare il duca, di non battermi seco lui a meno d'esserne insultato….
—Respiro…. Grazie…. Ora partite….
—Sì presto?
—Ma non sapete che se il duca mi trovasse qui con voi mi ucciderebbe?
—Che! per un semplice sospetto?..
—Sì, sa che io ho amato un cavaliere chiamato Chiarofonte…. Udendo ora questo nome da vostro zio, comprenderà tutto, cercherà di me…. E trovandomi qui con voi, vel dissi, mi ucciderebbe!…
—Ucciderebbe prima me, donna Livia! troverebbe la mia spada….
—Dimenticate già la vostra promessa, Federico?
—No, ma credete voi che io tema?
—Come potrei io crederlo? io che al vostro valore, al vostro coraggio devo la vita di mio padre e la mia?…
—Ebbene, rinuncierò a tutto, così non sarò costretto a vedere il duca; avevo già accettato con ripugnanza, e solo per obbedire a mio padre….
—Non fate questo, i vostri reclami sono sì giusti…. Io stessa, senza poter sospettare che voi foste figlio del cavaliere dell'Isola, desiderai vivamente vedervi reintegrato.
—Cielo! quale avvenimento impreveduto!
—La vostra rinunzia offenderebbe ora il duca, gli desterebbe mille sospetti….
—Ma allora come non vederlo?
—Rimettetevi in vostro zio….
—Oh perchè lasciai Milano? È là che mi trovò il conte, a cui mai io chiesi di voi per timore di compromettervi…. Contavo informarmi segretamente a dal Pozzo…. Lascerò la Sicilia…. volevo farlo senza rivedervi, per non turbarvi…. Quest'oggi soltanto seppi che, voi eravate la duchessa dell'Isola….
—Chi vel disse?
—La principessa degli Alberi, nel cui palazzo fui condotto da mio zio con mia sorella, di cui non vi ho mai parlato, perchè la credevo morta….
—Ah! e con vostra moglie….
—Eh, donna Livia, il destino ci ha divisi, null'altro… Ah voi siete un po' sdegnata perchè mi ammogliai?…
—No, no, il diceste, voi non potevate rinunciare eternamente all'amore!… Però, ove anche mi foste stato fedele, non esiterei a dirvi, benchè con maggior pena:—Federico, un abisso ci divide, non tentate varcarlo… esso ci inghiottirebbe…. partite….
L'ufficiale non si mosse.
—Ma non comprendete che un minuto d'indugio è pericoloso, fatale forse?…
—Sì, parto, donna Livia, ma….
—Se acconsentii a vedervi, fu, già vel dissi, per evitare un duello tra voi ed il duca…. Ora partite, ho la vostra promessa, mi basta….
—Ma a meno di un insulto, donna Livia.
—Sì, sì; ah rabbrividii all'idea di un tal duello…. Federico, immaginatevi come la morte di uno di voi mi esaspererebbe….
—Addio dunque, cara donna Livia.
—Addio, rispose ella dolcemente, non dimenticherò giammai che vi devo la vita.
—Ed io mai scorderò che voleste darmi la vostra fortuna, voi stessa soprattutto….
La duchessa era commossa, agitata.
—Quel tempo fu un sogno, Federico…. devo pensare a mio figlio, al mio onore…. Ma ora non differite più oltre….
—Sì, sì, avete ragione…. Mai più vi rivedrò, lo giuro…. Lascerò la Sicilia per sempre, appena terminati questi affari….
—Vi ringrazio.
—Fui un po' leggiero, un po' incostante, donna Livia! perdonatemi.
—Attendete…. una domanda…. vostra moglie sa….
—Ignora tutto….
Donna Livia respirò, indi:
—Le mie lettere le possedete ancora, Federico?
—No, volevo mi seguissero nella tomba. Fui diversi giorni in delirio; quando rinsensai, ero su una galea; mi si conduceva a Venezia…. Cercai quelle lettere, che portavo sopra di me, più non vi erano…
—Pazienza!…
—State tranquilla, le avrò perdute nella battaglia, in mare forse….
—Addio dunque….
—Addio.
E l'ufficiale prese una mano della duchessa, e la baciò.
—Partite, diss'ella risolutamente.
—Perdonate.
—Tutto vi perdono, Federico, troppo vi devo per non farlo…. E la promessa, che da voi ora ottenni, aggiunge alla mia riconoscenza. Addio…. partite!…
Quante volte gli aveva detto di partire! Ma questa fu l'ultima!…
Donna Livia chiamò la governante, che con mille precauzioni accompagnò l'ufficiale alla porta, che metteva alla chiesa….
Egli si era al lontanato sospirando, dopo avere scambiato un lungo e triste sguardo con donna Livia….
La duchessa ebbe un istante di dolore, di vera angoscia….
«No, mai più lo rivedrò, disse quindi…. Dio! fate che io possa dimenticarlo!… pensai morire in vederlo!… Ma non mi ha amata quanto credevo!… Però non avrei esitato egualmente…. Ora non ho tempo da perdere.
Ed escì dall'oratorio.
Mentre attraversava il giardino:
«Ohimè! dicevasi, bisogna che io pensi a salvarmi per mio figlio…. Ah! non è che brami vivere!… Tante volte desiderai morire!… Devo rammentarmi ciò che dissi a donna Rosalia…. Amori, delirii, tutto passa, tutto finisce…. Dovrei aver riflettuto sulle passioni per gli altri soltanto e non per me…. Sì, mi farò coraggio…. Iddio mi ajuterà…. Mi salverà forse dall'ira del duca!… Altrimenti morrò!… Se egli sapesse che io vidi Federico!… Ah non mi lascerebbe nemmeno parlare…. Cielo!… ho d'uopo di molta forza!… Che avrà detto il duca, che avrà pensato udendo quel nome?… Egli così violento!… Pure per me s'ingentilisce talvolta!… Mi ama più di quanto mi amò Federico…. Non è amabile come lui, certo, pure molto mi perdonò….»
Intanto, continuando nelle sue riflessioni, entrò nella sala terrena già rischiarata, perchè la notte si avvicinava.
Donna Livia si assise.
«D'altronde da più di due anni, pensava, vivo col duca…. Ah se ei mi ama, come io amai Federico, quanto ha dovuto soffrire della mia indifferenza!… Io l'ho sempre un po' tormentato per verità….. Mi attendo a dei trasporti di collera…. E se venisse a sapere che io inviai il cavaliere di Malta!… Anche quel povero conte, quell'amico così devoto, che dirà di me?… Basta, cercherò conservare la mia calma, la mia ragione!… È il miglior mezzo per escire da ogni periglio…. Ora mi aspetto ad ogni istante veder giungere furioso il duca…. Salirà prima nel mio appartamento…. Se mi vi recassi?… Ma no…. Ma no…. Se mi trovasse sulle scale, sarebbe peggio…. Vorrei poterlo calmare…. Ha riparato quell'ingiustizia, io posso stimarlo…. Alfine è il padre di mio figlio, e assai mi ama!… Ah! lessi nell'animo di Federico!… È molto appassionato, molto gentile…. ma se fosse stato mio marito, avrei io potuto cattivarlo sempre come il duca?… No, lo temo…. Troppo presto si legò ad altra donna!… Ah Federico, morto a Lepanto colla mia memoria in cuore, mi era assai più caro che Federico ammogliato, amabile sempre, ma incostante e leggiero!…
»Quante accuse peseranno sopra di me!… Donna Maria potrebbe sapere ogni cosa, prevenire don Francesco!… Si sarebbe egli già recato in traccia di Federico, pria che venir da me?… Ed allora, se lo provoca, non resisterà…. Pur troppo anch'egli ha di quest'orgoglio ostinato, di questa manìa di trarre la spada ad ogni istante…. E se facessi chiedere io stessa del duca? Ma no…. lo conosco…. Direbbe che mi sono preparata ad una scena…. Lo attenderò qui….»
Ella volse il capo udendo dei passi in giardino….
Un uomo si avanzava rapidamente verso la sala….
Lo riconobbe tosto, ad onta del crepuscolo già avanzato…. Era il duca….
Il duca, pallido come la morte, minaccioso, terribile….
Per quanto donna Livia fosse coraggiosa, non potè a meno di provare un brivido….
Che le direbbe?… Ah! forse sapeva tutto….
Attese immobile….
Egli aveva percorso molte stanze terrene; finalmente un servo gli aveva detto che la duchessa era stata veduta entrare nella gran sala, che dava nel giardino….
Don Francesco vi correva come un pazzo.
In un attimo fu vicino a donna Livia, le afferrò le mani, con esse le coprì il volto, come se ella avesse dovuto arrossire innanzi a lui.
Poi, guardandola tra la passione e la rabbia, con voce soffocata, tremante per la collera, per il dolore:
—Io so tutto, signora, mormorò, tutto mi è noto!
Un istante di confusione, di abbattimento, male interpretato da donFrancesco, un grido solo, un solo gemito avrebbe perduto la duchessa.
Ella lo comprese; misurò la situazione.
Ah! le abbisognava un gran coraggio!
Tal coraggio, impossibile ad una donna volgare in quell'istante, donnaLivia lo trovò.
Senza perdere un secondo, soffocando l'emozione immensa, che per tanti motivi sentivasi in cuore, si sciolse alquanto dal duca, e guardandolo con sicurezza:
—Ebbene? domandò.
Egli, che dal gran turbamento mostrato da lei poco tempo prima, nel riconoscere i caratteri di Federico, aveva creduto trovarla avvilita, disperata, che si era atteso a simulati deliquii, rimase attonito…. Si chiese un istante se ella fosse ancora la stessa donna, o se fosse impazzita per lo spavento.
La lasciò in libertà e la guardò immobile.
Non vi era provocazione nell'accento di donna Livia, non sfrontatezza ne' suoi begli occhi.
Ella si alzò.
—Quale colpa ho io commessa? disse al duca, quale errore perchè vi lasciate andar meco a tali trasporti?
La calma, il coraggio sono i soli ostacoli, nei quali dovrebbe urtar sempre il furore.
Quante volte non avrebbero essi evitate crudeli sventure!…
Il duca fissò severamente donna Livia.
—Quale errore?… Ma che! credereste voi di potervi giustificare?…V'ingannate, io so tutto, vel dissi.
—Nulla saprete, di cui io debba arrossire. Credevo non aver d'uopo di giustificarmi.
—Quale ardire!
—So che volete dirmi; il figlio del cavaliere dell'Isola….Chiarofonte….
—Non profferite quel nome, odioso sempre per me, e insopportabile sulle vostre labbra.
«Ohimè! pensò donna Livia, come potrò io persuaderlo?»
Ma senza perder tempo:
—E che per questo? quando lo amai ero libera, potevo disporre di me. Avreste ragione di rimproverarmi se io vi avessi lusingato, se per isposarvi vi avessi celato il vero…. Ma io non v'ingannai, vi dissi ogni cosa. Mi rispondeste, il rammentate? che ciò non vi preoccupava menomamente.
—Perchè, rispose il duca un po' confuso, perchè credeva che colui fosse morto, signora…. chè altrimenti certo me ne sarei dato pensiero….
Ed aggiunse furioso:
—Ma ora…. ora….
—Ora, signore, io non lo rivedrò giammai, ve lo giuro.
—Perchè sapete che ciò non vi sarebbe possibile.
—Credete dunque che il solo timore mi abbia fatto prendere tale risoluzione?
—Eh, signora, vedo che non vi lasciate mai sorprendere…. Ma dovrete rispondermi di molte cose.
Ed appoggiandosi ad un mobile vicino, guardò la duchessa con sdegno.
«Di molte cose? pensò ella, sa tutto davvero.»
—Voi lo amate ancora colui, disse con rabbia il duca. Lo compresi quest'oggi….. ah, vi sentivate male?… vi si oscurava la vista, eh?… Avevate riconosciuto i suoi caratteri…. Lo amate!…
—Lo amai….
Egli la guardò sorpreso:
—Che volete dire?
—Che ora voglio dimenticarlo.
—No, no, voi mentite…. È per salvargli la vita che parlate così…. Ma non vi riescirà di farlo…. Quest'uomo, che odiai sconosciuto, che abborrii, benchè creduto estinto, quest'uomo, donna Livia, deve morire….
E si mise a percorrere la sala a lunghi passi.
La duchessa rabbrividì; per un istante si tacque, indi:
—Non morrà! esclamò risolutamente.
—Come?… E dite che volete dimenticarlo?
—Lo ripeto, ma non posso dimenticare che lo amai…. e….
—Tacete.
—Non posso dimenticare soprattutto ch'ei salvò la vita a me ed a mio padre…. Voi pure, se mi amaste, dovreste pensare a questo.
—Perchè non mi dite a dirittura che io gli devo della gratitudine?… Molta gratitudine!—aggiunse con amara ironia;—perchè preferiste sempre la memoria di lui, creduto morto, a me vostro marito, che vi amo, e che voi derideste in mille modi diversi…. Ah non credeva esser giuocato a tal segno!… No, donna Livia, non vi supponevo sì mentitrice!… Chiedermi oggi di chi sospettassi!… Voi, che avevate inviato, il cavaliere a mio dispetto…. in traccia di colui!…—aggiunse con furore.
«Ohimè! sa tutto, e si contiene a stento, il vedo!» pensò donna Livia.
—Saprete però, gli disse, che io non potevo sospettare ch'ei fosse figlio del cavaliere dell'Isola…. Sapete bene d'altronde che lo credeva morto…. Ditemi almeno che non pensaste questo di me.
—Questo no…. Ma non più una parola di colui;—aggiunse con imperio.—Oh! ma sarà risuscitato per poco, ve lo prometto io….
—No!
—Perchè?
—Non innalzerete tra voi e me il suo sangue; sarebbe una barriera, che io, ve lo giuro, non oltrepasserei giammai!
Ella aveva esclamato ciò con fuoco.
Quelle parole ferirono l'alterigia del duca.
—Eh signora, le disse, meno orgoglio! Che cosa sono queste minacce?… Son vostro marito alfine. Che potreste voi fare?
—Saprei morire.
—Morire!… Pria che veder perir lui, n'è vero?
—Morire, prima che veder un duello tra voi e vostro cugino.
—Non chiamate colui mio cugino! Oh indegno! Come suo padre era destinato a versar l'onta, il disonore sulla nostra famiglia.
—Onta! Disonore! In che cosa vi ha disonorato?
—Se io vi credessi, ciò non tarderebbe.
—Voi mi offendete…. Sono pronta a dimenticare un uomo, che ora non devo più amare, a non più rivederlo, ed è così che mi parlate? Prendendo tale risoluzione, nulla faccio più del mio dovere, il so e non intendo vantarmene con voi, ma speravo almeno aveste a riconoscere che io non esitai in compierlo. Ed invece m'insidiate!… Non dite più che mi amate…. Quando si ama, si crede….
—Si crede, signora, si crede, quando non si è già stati ingannati….E voi, in cento cose mi avete mentito.
La duchessa credette inutile parlare allora del conte, della missione affidatagli. Comprendeva che don Francesco ne faceva un affare secondario.
Pensò tentare la via della tenerezza, non mai tenuta con lui, non certo sciupata, e che per questo doveva riescire.
E guardandolo con insolita dolcezza, e con una emozione, che però era sincera:
—Poi…. se in questo duello moriste voi?…. gli disse.
Il duca parve scosso.
«Che significa questo?» pensò.
—Eh signora, signora!
E siccome ella lo guardava ancora.
—Che?… davvero…. vi dorrebbe…. se io morissi?…
—Ne dubitereste?… E se moriste in tal modo, non me ne consolerei giammai….
—Sareste liberata da una catena odiosa, da un uomo che vi tiranneggia, che vi annoja!…—esclamò don Francesco tra la tenerezza e la rabbia.
E dopo un istante:
—Ammiro la vostra presenza di spirito, ma non m'ingannerete…. È la vita di colui che vi preme; quella sola…. lo comprendo…. Ma non riescirete a serbargliela, no.
«Ah, disse tra sè donna Livia, sarà assai difficile persuaderlo!… E se sapesse che ho veduto Federico! Cielo!… Eppure io ho dei nemici…. quelli, che gli narrarono del cavaliere di Malta…. Ah! forse non potrò salvarmi!»
E volgendosi al duca:
—Io dissi il vero. Se voi moriste in questo duello, quale esistenza mi rimarrebbe? Sarei straziata da rimorsi immeritati, e che pur nondimeno mi riescirebbero insopportabili…. Se morisse egli, che mi salvò la vita, non potrei più vedervi senza orrore….
—Orrore!
—Sì; dunque che mi rimane? Qualunque sia il risultato di questo duello, e voi sapete benissimo che non può essere certo nemmeno per voi, io sarei sempre infelice…. infelice tanto che prima eleggo morire. Vedrete che non lo dico invano! Il suicidio, dal quale abborrii sempre, nella posizione in cui mi trovo, è una necessità…. Vi ricorrerò senza esitare…. Iddio mi perdonerà!
E si assise dinanzi alla tavola, appoggiò il capo ad una mano e rimase immobile.
Il duca era un po' spaventato.
La duchessa era profondamente triste, ma risoluta.
«Ho timore faccia davvero!—pensò egli.—Non vorrei poi perderla!… E se fosse proprio disposta a dimenticarlo?… Ma pure di colui mi abbisogna il sangue.»
Si accostò un poco a sua moglie, senza profferir parola.
Per molto tempo durò il silenzio.
Vedendo che donna Livia nol romperebbe, il duca si decise di romperlo lui.
—Ma, signora, le disse con sdegno, dovrei dunque sopportare dinanzi agli occhi un uomo, che io odio?
—Non è soltanto un uomo, che voi odiate, è un vostro stretto parente spogliato sin qui, un uomo, che mi salvò la vita a prezzo del suo sangue….
—Tacete, non comprendete dunque che colle vostre parole, colle quali volete difenderlo, riaccendete il mio sdegno invece di calmarlo?
Ella tacque.
—Vi salvò la vita…. Vi salvò la vita…. sempre questo gran merito…. Se fossi stato nel suo caso, avrei fatto lo stesso anch'io…. Fu combinazione…. nulla più.
Attese un poco, indi:
—A che pensate?
—Che tutto è finito per me. Diceste che io desiderava esser liberata da voi, ebbene! sarete voi invece che rimarrete libero. Sposerete un'altra donna; sarà di me più dolce, vi renderà di me più felice. Mi duole, assai mi duole per mio figlio!… Ma sono risoluta. Dimenticherete presto una che vi derise, a quanto dite…. Eppure, nell'inviare il conte contro il vostro volere, feci soltanto quanto mi dettava la coscienza. Se dovetti ricorrere a qualche raggiro, fu mio malgrado…. perchè vi rifiutaste a riparare voi stesso, come ve lo avevo chiesto…. Pazienza, morrò!
—Eh via! disse il duca con una certa emozione, ed insieme con incredulità, eh via! che non morrete, e che io non isposerò un'altra donna, chè non potrei soffrirne alcuna.
—Se fosse vero, non esitereste a promettermi quanto vi chiedo.
—Sempre colui! esclamò il duca con furore. È una idea fissa! è il vostro pensiero continuo! Lo amate tanto! tanto vi preoccupa che per salvargli la vita vi raddolcite meco, mi parlate come non mi parlaste giammai.
Donna Livia pensò bene non rispondere.
Egli, dopo breve pausa, continuò:
—Ma non sarò vostro zimbello; abbastanza vi ho creduto…. e…. sì, stavo per credervi ancora…. Ma vedo a che mirate: è la salvezza di colui!… Tutte le vostre parole sono mezzi per giungervi…. Io stesso sarei un mezzo…. Non vi credo!
—Vi ho detto, interruppe la duchessa, perchè tal duello mi getterebbe nella disperazione…. Speravo vi persuadeste delle mie ragioni, ma poichè non mi prestate fede, poichè sempre di me dubitate…. morrò!… Credeva darvi una prova di fedeltà, ed invece mi trattate come se vi avessi tradito.
Il duca rimase pensieroso.
«Se non la sapessi sì accorta!… disse tra sè; eppure!…»
Eppure questa volta l'essere ostinato gli costava assai….
—Che pensate fare? chiese con una certa asprezza a donna Livia, per timore di lasciarle scorgere la sua emozione.
—Vel dissi: morire.
—Morire!… Questa parola le donne l'hanno sempre sulle labbra….Tutti i giorni vogliono morire….
—Da me tale parola non l'avrete intesa mai.
«È vero infatti, pensò il duca. Poi ella non è una donna come le altre.»
E non sapendo a che decidersi:
—Voi scherzate! le disse.
—Come potete voi presumere che io scherzi in tal momento? rispose amaramente donna Livia. Vi avvedrete che non scherzai quando non sarete più in tempo da richiamarmi in vita….
—Ma sarebbe una follia, signora; e per vostro figlio almeno dovreste vivere.
—Lo dovrei, ma nol posso. D'altronde io non gli sono assolutamente necessaria…. Voi gli rimarrete…. Allora, quando sarò morta, mi avrete conosciuta. Vi rimprovererete la vostra durezza, che mi avrà spinta a privarmi di vita…. Vi occuperete maggiormente di quel fanciullo…. lo avrete caro come una mia memoria….
Il duca era commosso ed assai perplesso.
—Ma, siete risoluta davvero? disse quindi.
—Sì, non morrò senza pena, il confesso, ma non esiterò.
Don Francesco passeggiò qualche tempo; poi arrestandosi:
—Ma colui, mormorava, come potrei soffrire di vederlo?
—E chi vi costringe a vederlo?
—L'inferno vuole ch'ei sia mio…. mio cugino…. sì…. dunque vi è questo riconoscimento di mezzo….
—Che importa! Tratterete con suo zio; non è necessità che lo vediate….
—Poi si fermerà in Sicilia…. a Catania…. Potevo soffrire che pensaste ad una tomba, ma non ad un uomo, che si aggirerà fra queste mura…. che potreste vedere ad ogni istante…. D'altronde si saprà che voi lo avete amato…. Sarei io dunque uno di quei mariti…. Ah mai!… mai!… mai!…—aggiunse con rabbia.
—E…. disse donna Livia, benchè un po' esitante… se egli fosse disposto ad allontanarsi per sempre… se…
Il duca la interruppe.
—Che significa ciò? chiese alteratissimo; come potete voi dir questo?… Se sapessi che un solo istante lo avete veduto, guai…
La guardò come se avesse voluto fulminarla. Indi:
—Parlate, rispondete…
A che doveva risolversi donna Livia? Federico poteva essere stato veduto. Se il duca venisse a sapere del colloquio avuto da altri che da lei, sarebbe stato peggio. Ella si decise.
—Ebbene sì, per un istante lo vidi, disse.
—Lo vedeste? gli parlaste? e me lo confessate?… Siete voi divenuta pazza?… Oh! il vile!… Vi ha pregata lui che gli salvaste la vita… Ma ora non isperate da me alcuna pietà…
E fece per avvicinarsele… Poi ad un tratto arrestandosi… Ma se fu per un istante!… Se me lo confessa ella medesima!…
—Attendete, gli disse amaramente donna Livia…. Potete farlo senza timore… Già io non saprei sfuggirvi…. D'altronde sono risoluta a nulla tentare per sottrarmi alla vostra collera…. Ma prima voglio dirvi che per un solo momento acconsentii a riceverlo nell'oratorio… che gli parlai in piedi mentre eravate col principe e con quel superiore….
—Ah! egli non ha perduto tempo! esclamò furioso il duca…. E voi pure…. Il vostro deliquio cessò per trovarvi seco… Ah questo è troppo… Ma che fate?… Vi serbate calma!… Credete voi salvarvi?
—Io no! sono disposta a morire: chè, se persistete a volervi batter seco, morrei egualmente se voi non mi uccidete….
—Ma, che vi disse quel seduttore, quell'indegno?
—Che sino all'arrivo del conte a Milano ignorò la sua origine, e che non sapeva esser io la duchessa dell'Isola… perchè altrimenti mai si sarebbe indotto a reclamare.
—Dunque gli preme la vostra stima?
—Per questo volle vedermi, ed io acconsentii a riceverlo, perchè volevo chiedergli ciò che chiesi invano a voi….
—Ed ei promise? domandò il duca con sanguinosa ironia.
—Promise d'evitarvi e non battersi con voi, a meno di un insulto…. Sì, questo sacrificio d'orgoglio ei me lo fece, e non senza molta esitazione, chè egli pure è valoroso, il sapete…. Perchè non mel farete voi?…
—Ma sperate persuadermi ancora?
—Nulla io spero; siete, come sempre, il vedo, duro ed inflessibile…. Non ragionate nemmeno; chè, se il voleste, potreste ben comprendere che io non v'inganno…. Mi lasciaste nella mia camera, vi rimasi un poco ancora;… da un pezzo ero già qui…. Appena ebbi il tempo di scambiar seco poche frasi…. Tutto è finito tra noi, gli dissi…. Ed egli, che più di voi mi stima, mi rispose che lo comprendeva, che si allontanerebbe per sempre….
Il duca parve scosso.
—Uccidetemi pure, continuò donna Livia, perchè volli evitarvi un duello, perchè dissi eterno addio ad un uomo, che amai quando non vi conoscevo, perchè lo esortai a lasciar la Sicilia…. Tanto io non potrei poi tollerare a lungo d'essere continuamente supposta, offesa…. Voi non fate di me alcuna stima…. Sembra quasi crediate che, se avessi un istante di libertà, ne approfitterei tosto per disonorarvi…. Pensate voi che ciò non mi muova a sdegno?… Se non faccio scene gli è perchè date subito in mille trasporti…. Io non vi temo però…. Vedo che in un modo o nell'altro dovrò morire, e sono pronta:… chè alfine la morte è preferibile al vedermi trattata come una mentitrice, una ipocrita; considerata come una donna senza carattere….
Don Francesco l'aveva ascoltata colle braccia incrociate, le ciglia corrugate: immobile, pensieroso….
Infatti, rifletteva, ha forse ragione: per pochi istanti rimase seco…. Ella fu sempre di costumi austeri… Ma l'idea che lo ha amato tanto!…
Donna Livia non parlava più….
È coraggiosa davvero, pensò il duca.
—Via, le disse quindi perplesso…. continuate.
—Più nulla mi rimane a dirvi.
Il duca era agitatissimo. Finalmente si avvicinò a lei, e prendendole una mano:
—Giuratemi che diceste il vero.
—Lo giuro!
—Ebbene, vi credo: perdono, ma a voi sola; chè di colui io voglio vendicarmi…. Non rispondete?… Non siete dunque lieta?
—Lo sarò quando mi avrete promesso che non vi batterete….
—Ma egli osò venir qui… parlarvi…. E se fosse stato per lui…. certo….
—Già vi dissi perchè vi venne…. Se non fossi stata vostra moglie, contava partire senza rivedermi…. Mi supponeva maritata, non voleva turbarmi; tanto temeva di compromettermi che non chiese mai che fosse avvenuto di me al conte di San Giorgio…. Egli è un uomo d'onore….
—Ah voi volete salvarlo ad ogni modo; se non siete colpevole, i vostri pensieri sono per lui ancora…. Ciò basta.
—Siete deciso?
—Sì.
—Bene, sono decisa anch'io…. Morrò.
Il duca rimase silenzioso…. sembrava non sapesse a che risolversi….
—Voi direte a mio figlio, continuò donna Livia con un amaro sorriso, che mi lasciaste perire innocente, anzichè sacrificare una sol volta il vostro orgoglio…. Gli direte che confidai invano in voi…. e….
Donna Livia era necessaria al duca…. Senza di lei la sua esistenza sarebbe stata cupa e buja come l'inferno…. Mai un raggio d'amore l'avrebbe allietata… Ella era la sola, che egli avesse potuto amare…. Vicino anche a donne più belle avrebbe sempre sospirata la duchessa…. Poi non gli era dessa fedele?… Perchè la perderebbe?… Ah! non resistette!…
—Ebbene sì…. giuro…. disse, tutto quel che volete….
Povera donna Livia! ella abbisognava di queste parole…. Non avrebbe potuto sopportare il prolungarsi di quella situazione penosa!…
—Sia lodato il cielo! esclamò alzandosi, che una volta avete ceduto!
—Per Iddio! donna Livia, chè Iddio stesso non mi avrebbe strappata tal concessione!… Se sapeste quanto essa mi costa!…
—Lo comprendo, rispose ella, e vi ringrazio!…
Poi, cedendo ad un movimento del cuore, ad un subito impulso, gli stese la mano.
Era il segnale di una riconciliazione!
Il duca lo comprese…. Strinse quella mano tra le sue: e:
—Mi amerete voi?… le chiese.
—Sì!
—Sia lodato il cielo! posso dire anch'io, che una volta avete ceduto….
Ed aggiunse sorridente:
—Dopo di me però….
Donna Livia sedette, che le mancavano le forze.
Dopo qualche tempo di emozione il duca, che era andato a sederle vicino, le domandò:
—E null'altro diceste a quel signore?
—Lo pregai a rendermi due lettere, che di me possedeva.
—Tale domanda era giusta: e che vi rispose?
—Che le aveva sopra di sè quando rimase ferito a Lepanto, e più non le trovò allorchè esci dal delirio…. Crede quindi averle smarrite colà….
Il duca esitò un poco: indi:
—Di una di queste lettere, disse, potrei darvi notizia io….
—Voi? chiese ella attonita.
—Sì, eccola.
E trasse quella, che gli era stata inviata dalla principessa.
—Date qui, disse donna Livia arrossendo un poco… Come mai capitò in vostra mano?
—Or ora ve lo dirò…. Lasciate prima che vi dia un'altra occhiata….
—È lacerata!
—L'ho lacerata io!… Perchè…. vi sono delle frasi… che non mi garbano…. Qui per esempio è scritto:—Nessuno potrà mai forzarmi ad un altro nodo, che mi sarebbe odioso.
E la guardò sorridendo.
—Si scrivono tante cose, diss'ella…. Io non pensavo allora ciò che penso adesso…. Via, non mi tormentate…. Abbruciate quella lettera, aggiunse con qualche imperio.
Il duca attese un poco, chè gli piaceva tenerla perplessa. Egli era molto originale.
Finalmente si alzò; accostò i due pezzi della lettera alla fiamma d'una candela, della lumiera che li distrusse.
—Mi rammento, disse tornando al suo posto, quando voi abbruciaste la pergamena.
—Che! ne parlerete ancora?…
—Perchè no?
—Feci male forse?
—Comincio a credere che faceste bene.
—Ma in qual modo vi giunse quella lettera?
—Mi fu inviata da donna Maria.
—Ella?
—Sì, guardate la sua accompagnatoria.
E le mostrò la lettera della giovane principessa.
Donna Livia la scorse.
—Ah! vostra sorella ha creduto che avessi inviato il conte, sapendo chi era il figlio del cavaliere dell'Isola?
—Se non lo ha creduto finse crederlo.
—Ma voi sapevate dunque dell'abboccamento, che io ebbi col conte al castello?
—Sì….
—Donna Maria pensa che vi abbiate assistito….
—E infatti…. un poco….
—Come mai non me ne parlaste? chiese sorpresa donna Livia. Non udiste quale ne era lo scopo?
—No; intesi discorrere di donna Rosalia e del principe…. Sentii anche che l'amore del cavaliere per voi era affatto platonico e senza speranza…. Ciò mi bastò e ritornai a Catania.
—Se udiste quanto mi diceva il conte…. perchè dunque?…
—Ne mostrai talvolta gelosia?… Oh perchè…. vi vedevo sempre pensierosa; riflettei che potevate cangiare….
—Spero però che in avvenire non diffiderete più di me.
—No, no….
Ed aggiunse con sdegno:
—Ma il conte ha mentito, mi ha deriso…. Mostrarmi un ordine del gran Maestro! Indegno! Me ne renderà ragione….
—Oh non fate questo!
—Che! vi preme anche il conte?
—Mi preme che non affrontiate inutilmente la vostra vita….D'altronde io stessa gli consigliai quell'artifizio….
—Voi?…
—Non so che dire, ma è così: dunque non pensateci più.
—Veramente, disse il duca sorridendo con ironia. deve essersi divertito assai nell'obbedirvi…. Corse fino a Milano, a quanto ne udii…. Mi sembra vederlo quel povero conte cavalcare per le strade della penisola dietro alla sua impresa…. impresa, da vero cavaliere di Malta….
—Quando il vedrete non lo stuzzicate. Ei non lo fece per me soltanto, ma perchè gli pesava molto la responsabilità lasciata a tutti, ed a lui in particolare dal padre vostro…. Dunque pacificatevi con lui….
—Non vi basta quanto feci?
—Molto faceste, ma molto vi rimane ancora. Se volete che io vi ami ingentilitevi, moderatevi, don Francesco…. Datemi un'altra prova dell'amor vostro pacificandovi col conte.
—Volete dunque che io non tragga più la spada?
—Inutilmente no.
—Eh via! voi siete coraggiosa! Guardavate alla morte sì freddamente….
—Era un caso diverso; promettetemi pacificarvi col conte!…
Il duca esitò un poco, indi:
—Sì, via; farò anche questo per voi…. D'altronde quando penso all'esito della sua impresa, al vantaggio che ne ottenne…. non posso adirarmi seco.
—Basta…. sono contenta….
Poi, gettando gli occhi sulla lettera di donna Maria, che teneva sulle ginocchia:
—Ah! disse, vedo, sua moglie gliel'aveva involata.
—Oh! non credo vogliate pigliarmi a confidente ora!…
—Dissi così, perchè pensavo che donna Maria potrebbe possedere anche l'altra, e che vorrei ricuperarla.
Il duca si annuvolò.
—È vero! colei è capace di mostrarla a tutta Catania per vendicarsi e deridermi. Lasciate fare a me…. Che gli scrivevate nell'altra lettera?
—Che mio padre aveva dato il suo assenso, e che egli poteva presentarsi a lui.
—Infatti il marchese mi disse che avevate condotta la cosa in modo, così abilmente, che gli era stato impossibile rifiutarsi.
—Come potete tenermi ora tali discorsi? disse sorridendo donna Livia.
—Perchè pensavo che vostro padre aveva ragione nel dirmi che, quando vi eravate fitta una cosa in capo, o per una via, o per l'altra vi giungevate sicuro…. Lo so per prova…. E ditemi, aggiunge con quella curiosità, che in lui era un po' eccessiva, ed anche per rischiarare un suo dubbio; vi dolse, eh! il sapere che quel signore aveva moglie?
—Compresi che non mi aveva amata quanto credevo; però vi prego persuadervi che il dispetto non mi fu consigliere, e che non avrei esitato egualmente a fare quanto feci.
—Lo credo, ma confessate che rimaneste offesa nel non trovare in lui una fedeltà eguale a quella, che voi avreste voluto serbargli.
—Ebbene non lo nego.
—Vedo dunque che questa vostra grazia, così difficile ad acquistarsi, ed io lo so, si può anche perdere.
E siccome ella taceva, proseguì:
—Quante volte, donna Livia, non fui per istancarmi!….
—Non parlate più del passato. D'altronde non potevo essere tranquilla…. Mio padre, con qualche frase un po' pungente, aveva quasi spinto vostro cugino a recarsi a Lepanto, ove avrebbe potuto esimersi dall'andare…. Cosicchè io provavo anche come un rimorso della sua morte.