—Bene, bene, non parliamone più. Io affretterò il riconoscimento; farò che presto i figli del cavaliere dell'Isola riprendano il loro nome….
—Egli si recherà subito dopo nell'Italia superiore.
—Lo spero. Possa trattare ogni cosa col procuratore di quel cappuccino, che parte domani, e lo preferisco perchè anche quel frate mi è riescito antipatico. In pochi giorni tutto sarà finito.
Ed aggiunse:
—Donna Livia, io vi ho creduto…. ma, finchè costoro si tratterranno a Catania, voglio che non lasciate il vostro appartamento….
Voglio! era una parola, che suonava sempre un po' male all'orecchio indipendente di donna Livia, che tante volte l'aveva udita dal duca.
E rispose:
—Oh! l'avevo già pensato; comprendete che non desidero vedere alcuno.
—Va bene. Ora mi occuperò della vostra lettera. Se donna Maria la possiede dovrà renderla.
Si alzò, si fece portare da un servo un tavolino coll'occorrente per iscrivere e sedette un po' più lungi.
«Cielo! ti ringrazio, pensò allora la duchessa, di avermi data tanta forza!… Ah! se avessi ascoltato quel movimento di passione, che mi destò in cuore la vista di Federico, che sarebbe avvenuto di me?… dove sarei caduta?… Ed invece potei escire da una situazione pericolosa, ed evitare quel duello fatale!… Sono tranquilla, quasi lieta!… Ah sì! si deve saper vincere sè stessi….»
Tale impresa ella l'aveva compiuta ed era degna di lei….
«Poi, pensava, ebbi prove dell'amore del duca; sarei ingrata se non lo riconoscessi!… Ed ora che cominciò a cedere, spero poterlo cangiare intieramente, e condurlo al bene….»
Donna Livia potrà sembrare a qualcheduno un po' fredda, un po' severa. Vi è chi dice che il preferire l'onore alla passione è troppa riflessione, od è egoismo…. Ma allora è un virtuoso egoismo, un egoismo eroico, che innalza al disopra della materia….
Che rimane poi d'un amore colpevole? Taluni persino lo strazio di dover arrossire dinanzi a chi ne fu oggetto.
Da alcune donne tale strazio non può venir sentito, come non ponno venir sentiti i rimorsi…. Ma certo la duchessa non aveva con costoro somiglianza alcuna.
Mentre ella rifletteva, ecco che cosa scriveva il duca a donna Maria:
«Sì, sono ancora ingiuste le vostre accuse, e perfide ancora le vostre insinuazioni.
»Nulla mi apprendeste di nuovo. Sapevo che la duchessa aveva amato un guerriero veneziano chiamato Chiarofonte, il quale le aveva salvato la vita. Me lo aveva detto ella medesima prima di accettare la mia mano.
»Non vi dico che le era impossibile sospettare che ei fosse figlio del cavaliere dell'Isola, poichè sono persuaso che lo sapete benissimo.
»Donna Maria, ci conosciamo ……………………………………………………….. ………………………………………………………..
E qui seguiva una lunga interruzione, che ad una giovane di spirito come la principessa doveva dire assai…
Indi:
»Sapevo della missione affidata al conte, ma non è per dirvi tutto questo che io vi scrivo, chè certo non vi devo spiegazione alcuna.
»Voi dovete possedere un'altra lettera di donna Livia, nella quale si parla dell'assenso del marchese del Faro….
»Mandatemela dal servo, che vi porterà questa mia, altrimenti domani vostro marito me ne renderà ragione.
Suggellò il foglio e lo consegnò egli stesso al suo cameriere, ordinandogli di non ritornare senza risposta.
—Se donna Maria ha quella lettera non dubito vi sarà restituita fra poco, disse quindi alla duchessa.
—Lo desidero.
—Ora, riprese don Francesco, ho voglia di veder terminato tutto. Fra pochi giorni la terra di S…. colle sue dipendenze sarà resa ai figli del cavaliere dell'Isola…. Siete contenta?
—Sì certamente; vedo che vi sareste poi pentito della vostra ostinazione.
Il duca credette bene non rispondere.
—Il voto di vostro padre moribondo sarà appagato, continuò donnaLivia…. Egli vi benedirà dalla sua tomba….
—Lasciate le tombe, cara duchessa; ora sono felice, e non voglio pensare ad esse…. Ma qui fa un caldo soffocante…. Volete respirare un po' d'aria in giardino?
—Volentieri.
Ed ella si alzò, ed escì con lui dalla sala.
Vi rientrarono qualche tempo dopo.
Il cameriere attendeva in piedi con una carta in mano.
La porse al duca; egli la scorse, indi:
—Va bene.
Ed il servo escì.
—Eccovi la vostra lettera, disse don Francesco alla duchessa, che la prese.
—Donna Maria ha creduto conveniente, continuò egli, non aggiungere nulla del suo.
Guardava intanto donna Livia, che stava abbruciando la lettera.
Ella dava con quell'atto al passato un eterno addio; e quando quella carta fu consumata volse lo sguardo al duca, il quale, ad onta della sua incredulità, provò per lei una sincera ammirazione:
—Siete davvero una donna eccezionale, le disse: ed in avvenire, lo spero, sarete anche felice….
Lo stesso giorno, appena inviata la prima lettera di donna Livia al duca, la principessa degli Alberi si volse a Camilla, colla quale era ritornata nella sala, ove poco prima avevano stretta la loro precipitosa amicizia.
—Sentite, signora, le disse, non bisogna perder tempo; ogni istante è prezioso. Ov'è il cavaliere di Malta?
—Ad una sua terra vicinissima, discosta appena una mezza lega dalla città.
—So, so…. Bene: scrivetegli tosto che venga qui all'istante…. Lo manderò a prendere con una mia carrozza chiusa di campagna, ordinando al cocchiere di non dirgli che è mandato da me. Così entrerà in palazzo senza esitazione, deve ignorare ancora il mio matrimonio…. È inutile dirvi perchè faccio questo…. Capite…. Diffida di me, mi odia, perchè sa che non posso soffrire la sua dama…. quella che oggi sarà perduta…. Vado a dare gli ordini…. Egli deve attendere con ansietà qualche notizia…. Scrivetegli che tutto va bene; ma che vi è indispensabile vederlo un momento in segreto…. Credetemi, è necessario…. Se venisse a sapere la catastrofe, che colpirà la duchessa senza esserne prima disingannato, se la prenderebbe con noi; farebbe mille pazzie, provocherebbe vostro marito, il mio…. Egli è un famosissimo spadaccino….
Ed escì precipitosamente.
Camilla, seguendo il consiglio della giovane principessa, scrisse tosto al conte poche parole, che dovevano deciderlo a venire subito.
Ed alcuni istanti dopo la carrozza di campagna partiva per la terra del cavaliere, trascinata con vivacità estrema da due focosi cavalli.
—Voi vi tenete dunque certa dell'esito? domandò Camilla a donnaMaria.
—Sì, non ne dubito. Se conosceste il duca non dubitereste voi pure.M'immagino il suo furore, la rabbia, i trasporti brutali, orribili….Vel dissi, Donna Livia è perduta….
Un sorriso di malvagia gioia sfiorò le labbra della bella dalmatina; gliene fece riscontro un altro più impercettibile, ma anche più fino della seducente catanese.
Per qualche, istante esse tacquero.
Attendevano….
—E mio marito? disse poi Camilla; potrò nascondergli sempre che possedevo quelle lettere?
—Lo spero…. Ma che? tanto lo temete?
E donna Maria sorrise, che a lei certo Federico non metteva paura.
—Oh io non temo di nulla! rispose Camilla con indifferenza. Ma lo amo, ve lo confesso…. Vorrei, se fosse possibile, che ignorasse…. Del resto, aggiunse con alterigia, ciò non mi avrebbe arrestata.
—Lo credo. Per compiacervi non feci sospettare al duca che vostro marito potesse essersi recato da donna Livia.
—Ma non vel dissi, principessa? Mio marito è valorosissimo, tenuto per uno dei primi schermidori…. Ha avuto molti duelli, e sempre riescì vincitore…. Se si batteva col duca, poteva ucciderlo prima ch'ei punisse sua moglie.
—Sì; ciò mi decise, benchè il duca abbia fama di essere la prima spada di Sicilia.
—L'esito di un duello tra due avversarj egualmente esperti è incerto sempre, osservò Camilla.
—Sì, comprendo; feci bene a non comunicare al duca i nostri sospetti…. D'altronde non avrebbe trovato vostro marito da donna Livia…. Ella è custodita con tanta gelosia!… Le sarebbe stato impossibile, se anche egli avesse tentato vederla, di riceverlo. Era correre incontro alla morte; per quanto ella sia originale, non la credo pazza a tal segno.
—E il duca riceverà presto la vostra lettera, principessa?
—Non so; nel palazzo di mio fratello una lettera passa per cento mani prima di giungere a lui…. D'altronde, quando gliel'ho inviata, sarà stato col principe e col superiore; gli verrà consegnata dopo.
—Se egli sa che sua moglie ha amato un guerriero veneziano, se ne conosce il nome, che dirà nell'udir pronunziare tal nome, o nel vederlo scritto?
—Credo si sentirà strozzare dalla collera…. Basterebbe questo per perdere la duchessa; ma la mia lettera colmerà la misura.
—Se tanto si adira, lascerà dunque soli il principe ed il superiore per correre da sua moglie?
—Oh! si conterrà in faccia loro; non lascerà scorgere il suo turbamento, dovesse averne poi un accesso di bile. Prima che umiliarsi, dar a ridere di lui, morrebbe lì…. Ma non sopporterà lo scorno… È così superbo!… Davvero sono curiosa vedere quanto accadrà… Desidero molto anche l'arrivo del cavaliere di Malta…. Gli si fece fare una bella figura!…
E donna Maria si alzò; fece qualche giro nella stanza, poi tornando al suo posto, e con un sorriso amichevole a Camilla:
—Da sì poco vi conosco, cugina, le disse; tante cose importanti avemmo a trattare, che non ebbi ancora il tempo di narrarvi come donna Livia istessa abbia distrutto l'atto, che diseredava il cavaliere dell'Isola e conteneva la di lui rinuncia.
—Che dite?
—Mio fratello voleva fosse serbato il silenzio, come anche quella carta….
—Se mio marito sapesse questo, troncherebbe ogni trattativa. Già di mala voglia, e soltanto per obbedire agli ordini di suo padre, si era deciso ad accettare ed a lasciar Milano…. Ma ora ne comprendo il motivo: temeva trovar qui questa donna Livia; paventava i suoi rimproveri….
—Infatti ei non fu un modello di fedeltà, disse sorridendo la principessa; e donna Livia deve trovarsi un po' burlata; ma vostro marito era sì giovane ancora…. si sa…. un militare, un così brillante cavaliere non poteva serbare eterna costanza come un pastore!… Perduta la vostra rivale, sarà forse possibile evitare un duello col duca, e potrete vivere sicura…. D'altronde non vi preferì egli a lei?…
Camilla non rispose; chè, se Federico l'aveva amata un tempo, ora ne sembrava alquanto annojato.
Ed ella, cosa strana in una donna di tal carattere, soffriva crudelmente della trascuratezza dell'ufficiale; tanto crudelmente che, prima di vederlo amare un'altra e divenire per lei affatto indifferente, preferiva farlo uccidere dal duca.
—E questa vostra cognata, mia cugina, che donna è? le chiese poi donna Maria.
Certo, parlare della povera Gabriella non poteva piacere molto aCamilla; ma interrogata, dovette rispondere:
—È una buona giovane, disse, semplice, semplice; capite, principessa….
—Sì, sì, una sciocca: vedo che non soltanto nei tratti rassomiglia a donna Rosalia, mia sorella.
—Ah ella pure?…
—Sì, sì; è così anche lei, un misto d'insulsaggini e di fanatismo.Ora è novizia a Messina.
Ed alzandosi di nuovo:
—Ma il cavaliere non dovrebbe tardare…. quei cavalli volavano…. È tanto vicina la sua terra; non vorrei che diffidasse….
—Oh è impossibile! sarà stato forse assente.
—Sarà andato a sospirare nella campagna. Vi mancherebbe questo….
Passò molto tempo….
Finalmente donna Maria esclamò:
—La carrozza torna…. udite!
—Sì.
E Camilla si alzò parimenti.
—Entra in palazzo, disse donna Maria. Di qui non si può vedere: vi sarà egli?
Entrambe attendevano.
Apparve un servo. Prima che donna Maria lo interrogasse annunciò il conte di San Giorgio.
La principessa provò una maligna gioja.
Quell'uomo, che l'aveva sempre evitata, il protettore di donna Rosalia, l'amico devoto della duchessa, stava per pagarle cara ogni umiliazione…. Ella non aveva dimenticato le parole sprezzanti, indirizzatele da lui dopo la distruzione della pergamena.
Ah come gioirebbe della sua confusione!
Il conte un po' agitato mosse verso Camilla, che prima aveva veduta, perchè stava dinanzi alla principessa, alquanto nell'ombra.
—Spiegatemi, signora, disse alla moglie di Federico, il motivo pel quale voleste vedermi, e come mai vi trovate in casa del principe degli Alberi….
Si arrestò vedendo donna Maria, che lo salutava.
—Oh donna Maria, voi siete già sposa?…
Ma era confuso; la vista di quella giovane non gli annunziava nulla di buono.
—Sì, rispose con un sorriso equivoco la principessa; da quasi due mesi son maritata. Ed ora ho il piacere di ospitare questi nostri parenti, che la duchessa v'inviò a cercare.
Ohimè! pensò il conte: che vuol dir ciò? Ella forse… è tanto astuta!… immaginando, supponendo il vero, gli ha fatti parlare…. Certo fu il superiore a condurli qui…. Mio Dio! che avverrà?
E siccome non era nè sarcastico come il duca, nè subitaneo e vivo comeFederico, rimase perplesso, silenzioso.
—Oh voi sapete? disse a donna Maria dopo un istante di pausa….
—Certamente! ne so anzi più di voi, cavaliere.
Camilla taceva; che la principessa le sembrava giovane da non aver bisogno d'ajuto.
—Che volete dire, donna Maria? chiese il cavaliere di Malta alquanto accigliato.
—Molte cose ho a dirvi: sedete, e tutto vi narrerò.
Il conte obbedì; gli sembrava non poter far altro. Sedette tra donnaMaria e Camilla.
—Ho a rivelarvi cose gravissime, cavaliere, continuò la principessa.
—Parlate, rispos'egli seccamente.
—Voi, riprese la giovane, avete sempre dimostrato per me dell'allontanamento.
—Che dite?
—Il vero, e lo sapete; trattavate me con una freddezza che doveva offendermi; ma io però vi ho perdonato.
—Oh….
—Vi sorprenderà che, in faccia a questa nostra cugina, conosciuta da sì poco, io vi parli così:… ma ella sa ogni cosa….
—Non comprendo a che vogliate venirne.
—Lo comprenderete, non dubitate. Voi, conte, pensaste sempre, il so, che ingiustamente io odiassi la duchessa; ora vi proverò che, ritenendola falsa ed ipocrita, non mi ero ingannata.
Il cavaliere si fece di fuoco.
—Voi offendete donna Livia! esclamò, la moglie di vostro fratello!
La giovane principessa si volse a Camilla, come per dirle:—Vedete se si scalda.
La dalmatina rimase immobile.
—Cavaliere, continuò donna Maria, siete in mia casa; non dimenticherete certo quanto mi dovete…. Ma non voglio offendermi di queste vostre parole, e le perdono come dettate dalla passione.
—La passione?
—Oh mio Dio! credete non si sappia che voi amate donna Livia?… Bel segreto!
Il conte non potè rispondere….
—Sì, voi l'amate, proseguiva la principessa; ed ella si rise di voi, come del resto si rise anche del duca.
—Spiegatevi chiaramente, donna Maria; o che io esco all'istante dal vostro palazzo.
—Cavaliere, perdono i vostri trasporti, già il dissi, alla passione; e mi spiegherò tosto, come chiedete…. La duchessa aveva amato il figlio del cavaliere dell'Isola, amato perdutamente sotto il nome di Chiarofonte.
Il conte si turbò grandemente.
—Non è possibile, mormorò; giammai crederò quanto dite.
—E se io ve ne fornissi le prove? disse donna Maria alzandosi.
Il cavaliere rimase confuso; indi:
—Quali prove?
Tutto si attendeva, fuorchè quel colpo.
La principessa andò tranquillamente a prendere la lettera di donna Livia a Federico, quella, in cui gli annunciava l'assenso del marchese del Faro alle loro nozze, e mostrandola al conte:
—Conoscete voi i caratteri della duchessa? gli domandò.
—Sì; ho veduto qualche suo scritto, balbettò egli.
—Tenete allora.
Il conte un po' tremante prese la lettera, che gli stendeva la giovane principessa.
Riconobbe tosto i caratteri di donna Livia…. Eppure si chiese se i suoi occhi non l'ingannassero.
Rimase atterrato. Lesse con un solo sguardo prima; indi volle accertarsi ancora…. Non potè profferir parola.
—Ah! disse donna Maria; vi ho io ingannato?
Il cavaliere richiamò la sua ragione, la sua calma.
—Ingannato, rispose, nel farmi supporre che la duchessa mi avesse inviato a cercare il cavaliere dell'Isola, sapendo che egli aveva assunto il nome di Chiarofonte…. Sì, ingannato in questo, lo giurerei.
Donna Maria provò un vivo movimento di collera, di dispetto.
—Neghereste voi ch'ella lo ha amato? chiese con crudele ironia.Questa lettera non è della duchessa?
—Sì, è sua: comprendo ch'ella, lo amò, ch'ei fu il suo fidanzato, che le salvò la vita:… null'altro io comprendo.
Camilla e la principessa si ricambiarono uno sguardo di rabbia per loro, di compassione pel conte…. Ma egli è pazzo! pensavano.
Il cavaliere sorprese quello sguardo; si volse alla moglie diFederico, e con accento severo:
—E voi, signora, le disse, come poteste ascoltare e tacere? Voi, la sposa, che sarebbe offesa…. Voi, che sola possedevate le carte del cavaliere dell'Isola ed il suo segreto?… che sapete come vostro marito si fosse sempre creduto figlio di un nobile veneziano senza fortuna, e come nemmeno sospettasse la sua origine?…
Questa domanda era un'accusa.
Camilla lo comprese. Per un istante se ne spaventò. La gelosia comprometterebbe forse i piani orditi da tanto tempo, e con tanta pazienza condotti? Per riescire nei quali non si era arrestata dinanzi al delitto?… La sua confusione però non durò a lungo.
—Io dissi questo alla principessa, rispose con dignità; ma siccome mio marito, nell'udir qui casualmente il nome, il casato della duchessa, rimase come percosso dalla folgore; siccome tal nome era quello apposto a due lettere di una sua innamorata, che io gli avevo involate nascostamente, mentre era in mia casa ferito; così è naturale che abbia concepito mille sospetti…. Io non sono come voi, signor conte; amo, ma dubito.
La principessa approvò questa risposta, Camilla meritava davvero d'esserle amica.
—Sembra, disse il cavaliere di Malta alla dalmatina, che voi tacciate vostro marito di mentitore. Credete dunque ch'ei conoscesse la sua origine?…
—Io non dico questo; ma so che ha amato questa donna, la duchessa; so che ne sono gelosa; ch'ella lo ama ancora, e ch'egli è incostante.
Ed il volto di Camilla si fece cupo.
Il cavaliere non rispose; donna Maria lo guardava attentamente.
—Signora, diss'egli dopo un istante, volgendosi nuovamente a Camilla, io vi compatisco se la gelosia potè turbarvi lo spirito a tal segno, oscurare la vostra ragione, e farvi accogliere le insinuazioni di donna Maria…. Non siete come me, dite, perchè non dubitai della duchessa? Il confronto non sta; il paragone non regge…. Siete gelosa di vostro marito? siatelo…. Ne avete il diritto, come avete quello d'amarlo; mentre io non posso amar la duchessa, nè esserne geloso…. Sono di lei un parente affezionato, un amico devoto; ma nulla più. Del resto se la conosceste, signora, non dubitereste che ella possa amare ancora il vostro sposo, come sembra crederlo la principessa. Donna Livia è una donna d'onore, incapace di mancare a' suoi doveri….
—Eh, cavaliere, interruppe donna Maria, ammiro la vostra costanza: veramente voi siete un uomo raro…. Amare in tal modo, senza speranza, è gran virtù: ma però v'ingannate….
—M'inganno? in che?
—Nel credere la duchessa incapace d'errare… Ella è donna come le altre…. Perchè la credete sì virtuosa?—aggiunse con leggiera ironia:—perchè fu severa con voi?
—Donna Maria, se persistete in tali motteggi potrei dimenticare….
—D'essere in mia casa? diss'ella guardandolo con sprezzo; non lo credo e proseguo: nuovamente vi dico che voi v'ingannate. Che cosa prova se donna Livia non accolse il vostro amore? che non le piacevate, e null'altro.
Era troppo!
Il cavaliere si alzò.
—Chi vi disse che io le abbia parlato mai d'amore? Ella merita d'essere rispettata, la duchessa è una donna superiore, che nulla ha di comune colle altre, nulla soprattutto con voi, donna Maria…. E, se un istante potei alla lettura di quel foglio rimaner confuso, le vostre parole mi fanno persuaso che feci bene a scacciare quel turbamento cagionato dalla sorpresa, ed a non prestarvi fede.
—Dite quel che volete, rispose donna Maria impassibile; vi compatisco vedendo che non ragionate; perchè altrimenti vi sarebbe facile riconoscere che donna Livia non ama il duca, che non lo ha amato mai, benchè seco si trattenga sovente, benchè per accortezza non ardisca provocarlo troppo.
Il cavaliere si turbò, chè tante volte l'aveva notato…. E la tristezza della giovane duchessa, l'idea ch'ella fosse infelice erano state prima causa del suo amore per lei.
Donna Maria si avvide di quella involontaria agitazione e proseguì:
—Se non ama il marito che vuol dire? Che ama un altro…. Il duca non è molto gentile; è sofistico, collerico, mordace; ma alfine egli ha appena trentacinque anni; è bel cavaliere; cento donne gli correrebbero dietro.
—Io vi lascio dire, donna Maria, di certe cose non m'immischio.
—Sì, ama un altro, continuò la principessa; quest'altro è quello che voi andaste a cercare per obbedire a lei, ed il duca lo sa.
—Perchè non dirmelo prima? esclamò spaventato il conte.
—Che volete fare?
—Recarmi dal duca all'istante; io solo sono responsabile della missione, che condussi a termine.
E fece per escire.
—Oh che stolido! mormorò donna Maria; l'ama ancora!
Ed infatti molti avrebbero trovato ch'ella aveva ragione.
Egli, povero innamorato, posto tra un marito, armato de' suoi diritti; un marito come il duca; ed un amante adorato un giorno; un amante come Federico!… Nella lotta orribile, ch'ei supponeva dovesse aver luogo nell'animo di donna Livia, egli non avrebbe certamente la menoma parte!…
La sua situazione era di un'amarezza derisoria!
Quale amore non vi avrebbe soggiaciuto?…
Ma il suo non era amore; era culto, e resistette!
Voleva fare il possibile per salvar la duchessa, dovesse perder la vita!…
Per questo contava andare dal duca; per questo stava per escire….
Mentre si avvicinava alla porta un servo entrò; aveva una lettera.
—È del signor duca dell'Isola, disse, l'ha recata il suo cameriere.
Il conte rimase immobile; un'angoscia orribile, un orribile terrore lo agghiacciò….
Ah! don Francesco scriveva a donna Maria! Le annunziava forse una vendetta!…
Si arrestò.
Donna Maria, Camilla non erano meno impazienti di lui.
Il servo, nel porgere la lettera alla principessa, le disse:
—Il cameriere del signor duca attende la risposta di Vossignoria illustrissima.
La risposta?… di che?…
Questa domanda se la fecero colla stessa rapidità subitanea quei tre strani cugini; e tutti pensarono che, vendicato della duchessa, don Francesco chiedesse ove trovar Federico.
—Va, disse donna Maria al servo, la risposta la recherò io stessa.
Quegli obbedì.
Il cavaliere di Malta non aveva forza alcuna; sembrava inchiodato al suo posto.
Finalmente:
—Che scrive? domandò a donna Maria con voce tronca, ditemelo.
Guardate voi stesso, conte, disse la giovane principessa rimettendogli il foglio ancora piegato, leggete ad alta voce.
Ella si teneva sicura!… Era quella la prima lettera, che in sua vita riceveva dal duca…. Certo non era senza grave motivo…. Se non le avesse creduto, non le avrebbe scritto…. Se le aveva creduto, si era vendicato!… Poi non attendeva egli una risposta? Ciò toglieva ogni dubbio….
Il conte, prima di leggere ad alta voce, divorò solo quel foglio.
La sua ansietà era troppo viva.
—Ma leggete dunque!… gli disse donna Maria.
—Sì, sì, fece Camilla.
Il conte aveva già letto: respirava!
—Sì, leggerò ad alta voce, rispose, guardando fissamente donna Maria…. Ma no, aggiunse, io son troppo generoso, perchè voglia gioire della vostra confusione, come voi volevate gioir della mia… Donna Livia è salva!… Il duca non vi ha creduto!… Leggete la sua lettera…. ed arrossite!…
Ciò detto, escì….
Donna Maria si era fatta pallidissima invece di arrossire.
La rabbia si dipingeva sul volto di Camilla.
—Leggete dunque, signora, disse alla principessa.
Donna Maria lesse, ma a bassa voce e sola.
Le parole del conte glielo avevano suggerito. Il dispetto, che provò a quella lettura, fu sì vivo che toccò il vero dolore.
Oh, mormorò, ecco dunque quanto ottenni! Il duca di me si ride; mi disprezza!…
Esitò un momento, indi:
Ah bisogna che gliela invii quella lettera! pensò.
E lasciò la sala precipitosamente, dicendo a Camilla.
—Attendetemi.
E subito, dopo averla suggellata nel vicino gabinetto, consegnava al cameriere del duca la lettera di donna Livia, mostrata poco prima al conte.
Poi rientrò quasi vergognosa.
—Ma così? chiese Camilla.
—Che volete che io dica? mormorò finalmente con un certo sdegno aristocratico, che sapeva prendere benissimo e che sperava dovesse imbarazzare Camilla. Il duca sapeva che donna Livia aveva amato vostro marito; sapeva che il conte ne era andato in traccia, e che ella non poteva sospettare esser egli figlio del cavaliere dell'Isola…. Sapeva tutto, a quanto ne dice.
Il tuono glaciale di donna Maria sconcertò un istante Camilla; ma la sconcertò per poco.
Ed ella pure con alterigia:
—Ma qualunque ne sia il contenuto, lasciate che io veda quella lettera, principessa.
—Non l'ho più.
—Come?
—L'ho rimandata al duca.
—Ma perchè?
—Potevo io ritenere una lettera, in cui mio fratello mi accusava in termini risentiti di avervi troppo leggermente creduta, troppo facilmente assecondata?
—Ah! vi scriveva questo?
—Sì, rispose donna Maria.
E riprendendo il tuono amichevole di prima:
—Non me ne pento però, cugina; perchè sono persuasissima essere la vostra gelosia fondata.
Camilla fece un gesto di furore; indi:
—Ma voi mi diceste che il duca era sì geloso, sì violento, sì altiero!… Come mai dunque si persuase con tanta facilità?
—Io non esagerai menomamente nel dipingervelo…. A me pure sembra impossibile, ed anzi quasi sospetto ch'ei dissimuli, che s'infinga, onde non far ridere di lui….
—Eh, signora, questa donna Livia, sua moglie lo avrà convinto; ecco tutto!… Ma che ha ella dunque?… Non vedeste, principessa, anche il conte?… Non si poteva toccargliela…. È dessa sì bella?…
—Vi ho già detto che non è bellissima; voi siete, signora, ve lo assicuro, più bella assai….
E donna Maria, gettando gli occhi su d'un grande specchio, che le stava di fronte, sorrise come per dire: Ed io pure lo sono molto, molto più….
—Ma dunque? chiese Camilla.
—Vi dissi che innamora di sè gli uomini stravaganti…. Il duca è stravagantissimo…. ed il conte, lo vedeste, è pazzo a dirittura.
—Infatti!… Ah! non sarò vendicata!
—Pazientate!…
—Sperate ancora?
—Sì….
—E quella lettera di donna Livia a mio marito?
La principessa esitò un poco; poi:
—Il duca la volle, ed io gliela inviai.
—Come?
—Se nol faceva, minacciava all'istante rintracciare vostro marito ed obbligarlo a renderla…. So che egli ignora…. che voi possedeste…. quelle lettere; che desiderate nol sappia, ed io credetti farvi piacere…. Poi temevate un duello fra loro….
—Oh, rispose Camilla, lo preferirei al dolore di rimanere invendicata!…
—Avete ragione.
—Ed ora, continuò la dalmatina, egli non ritorna!.. Sono certa ch'ei vuole rivedere ad ogni modo la sua antica fidanzata.
—Sarebbe fortuna: non credo poi che il duca lo sopporterebbe…. Se perdonò a donna Livia, sarà stato a condizione ch'ella giammai lo rivedesse…. E…. se ella lo ama ancora, se non potesse resistere alla tentazione di trovarsi con lui!…
—Oh lo ama ancora certamente!… ed egli pure!…
—Non perdete ogni speranza di vendetta; io pure fui insultata per causa della duchessa, e certo vi aiuterò…. Ah! quando penso alla lettera del duca, alle parole del conte!…
—Sì, il conte vi ha insultata, principessa, disse Camilla, che non voleva perdere, il concorso della giovane…. Crudelmente insultata! Io meravigliai della vostra sofferenza!…
Donna Maria fremette di rabbia.
—Oh, disse, non lo soffrii impunemente! Udiste come gli risposi?
—Sì, sul principio: ma alle ultime parole, che vi indirizzò nel rendervi la lettera del duca…. quelle parole così umilianti….
—Sì, sì, è vero, interruppe donna Maria; ma non ho d'uopo d'incitamenti, signora, aggiunse con alterigia…. Se soffrissi in pace, ne morrei!… Nessuno potrà dire giammai d'avermi offesa impunemente…. Mi vendicherò…. E la mia vendetta è legata alla vostra….
—Lo comprendo!… non dubitate…. Ah! che le vostre parole mi avevano fatto sperare di raggiungerla quest'oggi la vendetta!
—Io pure il credetti; non avevo dubbio alcuno…. Ma vien gente!…Il principe, il superiore…. Contenetevi….
—Non temete. Oh mio marito è con loro. Guardate!..
—Sì, sì; ma dissimulate; credetemi, è meglio assai.
A chi mai consigliava donna Maria la dissimulazione?… Ad una, che ne sapeva più di lei, e che glielo mostrò rimanendo impassibile come statua.
Eppure quel giorno Camilla, traviata dalla gelosia, non era alla solita altezza.
Esse risposero sorridendo ai saluti di coloro che entravano.
—Perdonate, principessa, la mia brusca partenza, disse Federico inchinandosi a donna Maria.
—Oh che dite, cugino? Siete in casa di buoni parenti; trattateci come tali: noi lo desideriamo, n'è vero, principe?
E si volse sorridente allo sposo.
Il principe era abituato a dir sempre di sì, donna Maria in sì breve tempo lo aveva avvezzato perfettamente.
—Ma sicuro, disse con grazia all'ufficiale, dovete riguardarvi assolutamente come in vostra casa istessa, e voi pure, signora, aggiunse volgendosi a Camilla.
Questa si contentò di sorridere.
—Sono confuso da tanta cortesia, rispose Federico: spero però non abusarne.
—Come? chiese donna Maria. Pensate già a partire?
—Appena tutto sarà terminato, principessa, rispose egli con qualche distrazione.
—Ma voi, nipote, interruppe il cappuccino, non riflettete che queste dame non sanno ancora, che non abbiamo lor detto…. come il duca sia pronto a reintegrarvi tosto nei vostri diritti….
Le due dame, come le chiamava il cappuccino, guardarono attentamenteFederico.
Ma il bel volto di lui rimase calmo.
—Ah! disse donna Maria, che non poteva tacere a lungo, mio fratello sarà contento!
—Sì, principessa, rispose il superiore; non fece difficoltà alcuna; ci accolse…. benissimo; non è così, principe?
—Sì, rispose il giovane sorridendo.
E tra sè: Ma si accontenta di poco questo superiore!.. Oh capisco; fingerà per riguardo al nipote, che sembra molto altiero….
Intanto il frate continuava:
—E, quando il duca udì il nome portato sin qui da Federico, disse che voleva conoscerlo.
L'ufficiale era sulle spine, e suo zio proseguiva sempre:
—Disse, che gliene era stato lodato molto il valore, ch'egli stesso cercherebbe di lui, e che attendesse sue notizie.
Camilla e donna Maria pensarono insieme che un duello era imminente.
—Come mai, cugino, chiese la curiosa principessa a Federico, cui volentieri indirizzava la parola, come mai il duca potè aver contezza di voi?
—Non saprei, rispose il giovane con un sorriso alquanto forzato.
Ed il frate:
—Ma non v'è da stupirsi; qui vi sono gli spagnuoli… qualcheduno di loro, stato prima a Milano, avrà parlato di Chiarofonte…. la cosa è naturalissima….
—Sarà così certamente, disse il principe, che si era spiegato l'improvviso cangiamento di don Francesco colla supposizione che il figlio del cavaliere dell'Isola fosse noto nell'armata spagnuola come un grande duellista, che non era saggio inimicarsi.
—In ogni modo, continuò il superiore, di tal circostanza io son contentissimo.
Donna Maria, ad onta di tutto il suo sdegno, durò fatica a non ridere della situazione comica, in cui era stato posto l'aristocratico frate, e delle sue interpretazioni ancora più comiche.
Ed il povero cappuccino continuava sempre:
—Così posso ritornare domani a Messina.
—Come, padre, ve ne andate di già?
—Sì, principessa, è necessario…. ma i miei nipoti, i vostri cugini vi rimarranno, per qualche giorno almeno, finchè si conducono a termine le trattative. Ho presentato ora Federico ad un mio procuratore, che è incaricato di tutto, e che si recherà domani dal duca, il quale ha già annuito alla mia proposta.
In qualche giorno potevano avvenire delle cose assai…. Camilla e donna Maria lo pensarono.
—E, continuò il frate ov'è mia nipote Gabriella?
—Era stanca, abbattuta, padre; desiderò ritirarsi onde prendere un po' di riposo.
—Ah, sicuro; infatti ella è molto delicata….
—Ma spero interverrà alla cena, riprese la principessa.
Camilla e donna Maria avrebbero dato assai, assai per sapere ciò che passasse nell'animo dell'ufficiale, e dove fosse corso qualche ora prima.
Ma il suo contegno, benchè gentile, non invitava ad interrogazioni indiscrete.
—E che disse il duca, domandò donna Maria al principe, quando seppe che i nostri cugini alloggiano da noi?
—Nulla.
—Voi non conoscevate mio fratello, padre? chiese quindi al superiore donna Maria.
—No; l'avevo veduto soltanto quando era ancora ragazzo.
—E la duchessa la conoscete?
—Di nome soltanto; so che è figlia del defunto marchese del Faro.
—Ah! credevo, siccome è messinese.
—Il marchese, rispose sorridendo con qualche ironia il frate, era un grande originale. Viveva ritiratissimo; gentiluomo di molta dottrina del resto.
—Ah sì! viveva molto ritirato, interruppe ancora donna Maria. Egli e la figlia abitavano sempre in un castello, sulla riva del mare…. in mezzo ai libri ed agli scienziati… Fu là che donna Livia sposò il duca.
Camilla guardava intanto Federico; ma egli sembrava aver giurato a sè stesso di celare ogni emozione.
—La duchessa pure è una donna molto colta, disse il principe; un po' troppo seria; ma ciò proverrà dal modo, con cui fu allevata…. Anche don Francesco è un letterato, e forse per questo si sarà innamorato della figlia del marchese.
—Hanno un figlio, n'è vero? domandò il superiore.
—Sì, un bambino.
Povero Federico! Era una specie di piccola tortura, che gli si dava, e che per quanto fosse leggiera l'infastidiva assai.
Ma nulla lo tradì.
Ah! pensava intanto, il duca disse a mio zio che io attenda sue notizie?… Se donna Livia non lo persuade, se, ei mi provoca, accetterò la sfida.
Per fortuna dell'ufficiale si venne ad annunziare la cena.
Tutti si recarono in una magnifica sala illuminata splendidamente.
Si mandò ad avvertire Gabriella, che poco dopo apparve, non avendo osato rifiutarsi. Era pallida e triste come sempre.
La sua veste nera, ricca ma semplice, il suo abbattimento, la sua timidezza facevano uno strano contrasto cogli abiti sfarzosi, il brio, la franchezza di donna Maria e di Camilla.
Il conte di San Giorgio era sortito dal palazzo di donna Maria come si esce da un luogo di pena: però era più calmo.
La lettera del duca lo aveva rassicurato sul conto di donna Livia; ma certo non era in una situazione di spirito assai lieta.
Egli, che tanto aveva corso, tanto affaticato; sopportato tante noje per compiere la missione affidatagli dalla duchessa, che a forza di pazienza, di indagini aveva scoperto i figli del cavaliere dell'Isola, non poteva esimersi dal provare una profonda amarezza nel pensare che aveva condotto egli stesso in Sicilia l'amante di donna Livia, la sola donna, ch'egli avesse amata.
Come mai quell'amore della figlia del marchese era rimasto sempre celato a tutti?
Come mai non aveva udito una sol volta pronunziare da alcuno il nome di Chiarofonte? del cavaliere, che l'aveva salvata, e ch'ella aveva pianto estinto?
Il duca, diceva tra sè, sapeva tutto davvero…. Donna Livia non avrà voluto ingannarlo…. Ed egli, credendo morto il rivale, non si sarà arrestato per un'avventura romanzesca.
Ah! Federico fu da lei amato, amato molto! lo compresi…. Fortunato!… Chi mi avrebbe detto, quando lo vidi a Milano la prima volta, ch'egli aveva posseduto, che possedeva forse ancora gli affetti, i pensieri di donna Livia?
Come mai il duca, chiedevasi quindi, potè sapere della missione da me compita? Non ne sembra adirato però…. Bisogna dire che qualche spiegazione sia avvenuta tra lui a la duchessa…. Ohimè, come potrò io vederla ora?… I miei sentimenti per lei, ad onta di tutte le mie precauzioni, son conosciuti…. Ma già lo sospettavo sin da quando partii….
Andrò a Malta…. andrò a Malta….
Perfida donna Maria! È davvero una creatura infernale!… Quali motteggi! Che favellare ardito, sconveniente!…
Ah se non fosse per compromettere la duchessa, chiederei ragione al principe degli insulti, che ricevetti in sua casa…. Ma colei sapeva bene che non lo avrei fatto; che avrei taciuto per riguardo a donna Livia: che poteva offendermi impunemente….
E quell'altra, la moglie di Federico…. la credo un'altra intrigante….
Sì; il principe me ne avrebbe reso ragione…. quell'imbecille, che ingannò la mia figlioccia…. Ove sarà ella, quella povera ragazza?… Come avrà sopportato tante pene? Davvero è sfortunata al pari del suo padrino….
Ah! tutto mi attendevo fuori di quanto udii in casa di donna Maria….
Ed il cavaliere di Malta si dirigeva verso la campagna…. Ad un tratto si arrestò….
—Perchè non ritornerei a casa mia? pensò. Poichè il duca sa tutto, sarebbe una sciocchezza temere d'esserne veduto…. Dalla sua lettera non sembra sdegnato…. Poi avvenga che può….
Quanto desidererei saper qualche cosa sugli amori di donna Livia e di Federico!… Certo non posso chiederne a lui…. Ed egli ne sposò un'altra…. Ma già, è un po' leggiero…. incostante…. Non udii io stesso a Venezia da quel suo amico che molte bellezze lo rimpiangevano…. Ma ch'ei fosse rimpianto da donna Livia non lo avrei sospettato mai….
Mi pare ancora impossibile che don Francesco prenda le cose in pace…. Se, conoscendo tutto, non potè adirarsi colla duchessa, certo non sopporterà di vedersi sotto gli occhi questo nostro cugino…. questo bel cavaliere…. che io andai a prendere, e che condussi qui…. Veramente la sorte si prende giuoco di me…. Se non soffrissi, riderei di me stesso…. Basta; andrò a Malta presto…. La duchessa è salva!…
Passò dinanzi al palazzo dell'Isola. Voleva essere rassicurato intieramente; il caso lo favorì.
Vide il vecchio cameriere del duca suo zio, seduto fuori della porta; sapeva che di quell'uomo poteva fidarsi intieramente.
—Ascolta, gli disse, mentre quegli dava in esclamazioni di sorpresa e di ossequio nel riconoscerlo:—Sapresti dirmi ov'è il duca?
—Passeggia da qualche tempo in giardino colla duchessa.
Ah! pensò il conte con gioja, ella è salva davvero!
E volgendosi di nuovo al servo:
—Non dire per ora ad alcuno che mi hai veduto; mi farai piacere.
—Oh Eccellenza, non dubiti.
—Addio….
Ed il conte si allontanò.
Aveva fatto pochi passi, quando fu arrestato da un giovane.
Lo riconobbe subito, grazie allo splendido chiarore di luna, che illuminava la via.
Era un gentiluomo assai bruno, alto della persona, di un portamento affatto militare.
Il cavaliere si era trovato qualche volta con lui a Messina.
—Signor conte, signor conte: gli disse quegli agitatissimo. Una parola in grazia….
—Vi ascolto, signor dal Pozzo; che volete?
—Perdonate la libertà, ma desidero sapere da voi se vedeste da queste parti, in vicinanza di questo palazzo, un ufficiale spagnuolo, forestiero, giunto oggi a Catania?
Il conte si scosse ad una tale domanda.
L'altro proseguiva agitatissimo.
—Un bel giovane, grande, con baffi e capegli neri…. un bellissimo giovane.
Certo era Federico.
—Come si chiama questo ufficiale? domandò il cavaliere.
—Chiarofonte. Il conoscereste?
—Sì…. oh molto!
—Davvero! e dov'è?
—Non so; ma perchè tale agitazione, signor dal Pozzo?
—Perchè…. perchè…. non posso parlare…. ma vi è di mezzo l'onore di una dama, la vita forse….
Il cavaliere comprese tutto….
—E…. abbiate fiducia in me, dal Pozzo; io potrò tranquillarvi, lo spero.
Il giovane esitò un poco; poi:
—Ebbene, sì; ora già la mia promessa non tiene più…. D'altronde vi conosco, signor conte, so che mi serberete il segreto su quanto vi dirò.
—Certamente.
—Allora sappiate che un mio amico, Chiarofonte, col quale militai nell'armata veneta, creduto morto a Lepanto, fu veduto jeri dal mio servo a Messina; gli disse d'annunziarmi che veniva a Catania: e qui, a Catania, in questo palazzo dimora una donna, che lo ha perdutamente amato…. E tal donna è la moglie del duca dell'Isola, vostro cugino, signor conte.
Il cavaliere di Malta non desiderava egli dei dettagli sul misterioso amore della duchessa? Ora ne avrebbe.
Ma prima bisognava rassicurare il messinese, che andava esclamando:
—Ohimè! imprudentissimo Federico!… un marito come, il duca?… Che cosa succederà!… Sarò in tempo?…
—Ma via, signor Dal Pozzo, gli disse il conte, calmatevi. So tutto…. Il duca non è adirato…. Donna Livia è salva!…
—Respiro. Ma come mai sapete che il duca….
—Lo so, vi dico, lo so.
—Dov'è Federico?
—Non preme per ora: ho da narrarvi ben altro. Questo Chiarofonte sapete voi chi sia?
—Ma certamente, rispose attonito Dal Pozzo… Chiarofonte è l'amico più intrinseco, che abbia avuto mai.
Il conte lo guardò. Sì, saprà tutto, pensava, è di Messina. Poi:
—Ma non ne saprete di lui più di quanto ei ne sapeva in passato.
—Come? non comprendo.
—Signor Dal Pozzo, la vostra fiducia merita la mia. Il padre diFederico era il cavaliere dell'Isola, lo zio del duca ed il mio.
—Che ascolto? sarebbe vero?
—Certamente.
—Federico cugino del duca?… Cugino del marito di donna Livia?… Ma narratemi….
—Tutto vi narrerò; seguitemi.
—Dove?
—In mia casa. Alloggerete da me; domani cercherete di Federico….D'altronde la sera è già inoltrata.
—Avete ragione.
—Accettate dunque?
—Accetto. Grazie, signor conte.
—Mi fate favore. Venite.
—Sono così sorpreso! diceva Dal Pozzo, seguendolo.
Indi:
—Ma perdonatemi, cavaliere, come sapeste dell'amore di donna Livia per Federico? Il duca voleva fosse tenuto segreto: io solo lo conoscevo,
—Voi?
—Sì, e quando mi avrete narrato la storia del cavaliere dell'Isola, ed in qual modo fu scoperto e ritrovato suo figlio, vi racconterò tutto.
Il conte era impaziente. Per questo si affrettò a narrare la storia del cavaliere dell'Isola, e come egli stesso, il conte, avesse ritrovato Federico e Gabriella.
Qui Dal Pozzo esclamò:
—Come? aveva una sorella? non me l'ha mai detto…. Che stravaganza!
Il conte a quelle parole vide dei nuovi imbrogli, che si propose chiarire più tardi. Per allora aveva altro in capo che Gabriella.
Ed intanto andava innanzi a narrare di Camilla e delle sue carte.
—Ah! che caso strano!… Ha moglie Federico?
—Sì….
—Chi ha sposato?
—Una donna bellissima; non ne so altro…. Ecco la mia casa.
Battè alla porta, che venne tosto aperta. Entrarono.
I servi ignoravano il ritorno del loro padrone. Lo accolsero sorpresi; si diedero a correre affaccendati di qua e di là.
Qualche momento dopo il conte ed il messinese erano seduti in un'ampia sala, alle cui pareti stavano appese spade, lance, armi d'ogni genere, ed anche qualche trofeo conquistato sui Turchi all'assedio di Malta. Quella sala era illuminata da molte candele, poste in pesanti doppieri d'argento, cesellati magnificamente. Il conte era molto ricco, e soltanto per amore alle armi, per un capriccio quasi, si era fatto cavaliere di Malta.
Per molto tempo egli dovette dare ancora a Dal Pozzo dei dettagli sui meravigliosi avvenimenti, che tanto sorprendevano il messinese.
Finalmente questi fu persuaso che Federico era proprio cugino del duca.
—Ora narrate voi, disse il conte, quanto mi avete promesso, giacchè oggi soltanto udii confusamente che Federico era stato fidanzato a donna Livia, ma non conosco alcun particolare in proposito!
—Sappiate dunque, cominciò Dal Pozzo, che sulla fine del 1570 Federico ed io fummo mandati a Corfù: come vi dissi, eravamo amici intrinseci, benchè tale amicizia non datasse da lungo tempo. Passammo là tutto il verno. Io, che da due anni ero assente dalla mia patria, chiesi nell'aprile del 1571 un permesso di recarmi a Messina, a visitarvi don Alfonso mio zio, che viveva ancora. Pregai Chiarofonte di accompagnarmi, egli accettò, chè tanto non vi era guerra pel momento. D'altronde la nostra assenza doveva durare un mese soltanto. Partimmo insieme. Nei primi giorni del nostro arrivo in Sicilia io ed il mio amico noleggiammo una barca, e ci recammo a fare una passeggiata sul mare. Non ci allontanammo molto dalla riva, che era affatto deserta. Ad un tratto udimmo vicino a noi delle grida. Vi era un piccolo promontorio, che ne impediva vedere, ma in pochi istanti lo passammo. Una barca, condotta da domestici riccamente vestiti, era stata assalita dai corsari, i quali ne erano già padroni. Uno di loro stava per uccidere un vecchio cavaliere, un altro per trascinare nella loro barca una giovane, che tentava gettarsi in mare.
—Donna Livia! esclamò il conte.
—Sì, donna Livia ed il marchese. Alla nostra vista i corsari lasciarono le loro prede, e si posero sulle difese. Federico si gettò come un fulmine nella barca investita; non perdette un secondo, fece prodigi di valore. Io, benchè meno pronto, lo secondai tosto. Seguì una lotta disperata. Alfine riescimmo a liberare il marchese e sua figlia, perchè anche i servi, incoraggiati dal nostro ajuto, fecero del loro meglio, e si riscossero dall'abbattimento di prima…. Io conoscevo il marchese del Faro sino dalla mia fanciullezza; molte volte per diversi motivi ero andato al suo castello…. Appena fuggiti i corsari, gli sguardi di tutti si portarono su Federico, che era stato il vero eroe di quella avventura. Ci atterrimmo vedendolo coperto di sangue. Aveva ricevuto diverse ferite, e mentre tentava rispondere al marchese ed a donna Livia, che stavano esprimendogli la loro entusiastica riconoscenza, egli svenne. Senza di lui tutto sarebbe stato finito per donna Livia e per il marchese. Questi lo fece trasportare al suo castello, dove gli vennero prodigate mille cure. Per più d'un mese le sue ferite lo obbligarono al letto. Io andava dal castello a Messina, da Messina al castello, ove talvolta mi fermavo anche più giorni di seguito. Ora che vi dirò, signor conte?… Federico guarì; convalescente, passeggiava pel giardino con donna Livia, che aveva molta libertà, parlava seco a lungo; nessuno conosce meglio del mio amico l'arte di farsi amare. Le donne hanno sempre fatto pazzie per lui…. Donna Livia aveva vissuto ritiratissima; trattato soltanto fino allora gli ospiti di suo padre, vale a dire vecchi filosofi, frati, ed altre persone di simil genere, che certo non potevano ispirarle amore…. Dunque, capite, signor conte….
—Capisco….
—Donna Livia s'invaghì tanto di Federico che riescì ad ottenere dal marchese l'assenso alle nozze di lei, ricchissima, con un guerriero di ventura, nobile ma senza fortuna. Forse la riconoscenza contribuì a persuadere il marchese. Anche Federico amava molto donna Livia; solo gli doleva assai la distanza delle loro condizioni. Ella cercava tranquillarlo continuamente, ed il marchese lo trattava assai bene. Così si giunse al settembre; che il marchese, o perchè pentito, o per altro, non si curava di sollecitare le nozze. Quell'amore era tutto poetico, tutto gentile….
Al cavaliere di Malta quei dettagli davan certo poco piacere; pure ascoltava con viva attenzione. Perchè? Forse non lo sapeva egli stesso.
Dal Pozzo proseguiva.
—Intanto si parlò di una grande guerra, di una lega dei Cristiani contro i Turchi. Il marchese, che certo, benchè riconoscentissimo al mio amico, non era incantato d'averlo per genero, si adoperò tosto a dimostrare con gran finezza ed assai velatamente come un guerriero valoroso non possa mai nel momento del periglio disertare la sua bandiera. Federico non aveva bisogno di molti incitamenti, egli è suscettibilissimo; alle prime parole dichiarò che voleva partir per la guerra. Il marchese l'approvò, dicendo che donna Livia, una fanciulla coraggiosa, ferma, non doveva opporsi. Ed infatti ella, benchè con molta pena, si rassegnò. Prima di lasciare il castello, Federico per delicatezza, dopo essersi congedato da donna Livia, le scrisse una lettera, che io stesso le recai, e nella quale le rendeva la sua libertà. Ma ella non l'accettò; lo rimproverò anzi con un suo foglio di temer sempre ch'ella avesse a pentirsi.—Donna Livia non è niente aristocratica, il saprete; di ricchezze non si preoccupava. Suo padre era certo pentito di non averla maritata prima; ma gli piaceva averla seco, e contava sceglierle uno sposo più tardi…. Ed intanto se l'era scelto lei…. Prima che io partissi, il marchese mi fece chiamare: Sentite, Dal Pozzo, mi disse: se, avvenisse qualche accidente a Chiarofonte in questa guerra, avvisatemene il più presto possibile. Io promisi e partii con Federico. Raggiungemmo l'armata veneta. A Lepanto il mio amico ed io eravamo sulla nave capitana del Barbarigo, a fianco del quale Chiarofonte combattè disperatamente. Dopo la battaglia, corsi in traccia di lui; egli era ferito mortalmente, a quanto ne diceva il medico. Mi riconobbe però e mi consegnò un anello di brillanti datogli da donna Livia, ma non potè parlare. Compresi egualmente la sua intenzione. Egli intanto svenne; mi fermai ancora qualche momento; vedendo che non rinsensava, lo credetti già morto, e mi allontanai piangendo da quella scena funesta di cadaveri e di feriti. La notte istessa mi s'inviò su di un'altra nave a Candia. La morte di Federico mi aveva disgustato della vita militare…. Appena fui libero, ritornai a Messina; ma non fu che quasi cinque mesi dopo la battaglia di Lepanto. Trovai morto don Alfonso mio zio, che mi aveva lasciato tutte le sue sostanze. E dopo qualche giorno consacrato ai miei affari, mi recai al castello dal marchese. Fui introdotto nella sua stanza da letto. Egli era sdrajato su di una lunga seggiola. Era assai cangiato: sembrava aver poco da vivere. Sua figlia seria e triste gli sedeva vicina. Un po' più lungi stava un cavaliere, che leggeva, o fingeva leggere. Era don Francesco, il duca, che io non avevo mai veduto. Non me ne preoccupai, chè egli anche allora mostrava assai più anni che non ha, o colla sua aria burbera, accigliata sembrava più un amico del marchese che un amante di donna Livia. Ero atteso. Infatti se Federico fosse stato in vita, da molto tempo sarebbe stato già là. Vedendomi, il marchese mi disse debolmente: È dunque morto?—Sì, risposi io commosso, da valoroso. Allora il cavaliere, che stava leggendo, si alzò, involontariamente certo perchè tornò a sedere, senza profferire parola. Donna Livia escì rapidamente, io feci per seguirla. Sì andate, mi disse sommessamente il marchese, persuadetela voi….. Infine se è morto…. Obbedii; mentre escivo, udii queste parole nella stanza del marchese: Ora sarà mia? Ve lo prometto. Raggiunsi presto donna Livia, e mi assisi vicino a lei in una delle sale terrene. Ella piangeva. Dopo qualche tempo mi chiese i particolari della morte di Federico. Glieli diedi, e le rimisi l'anello, ch'ei mi aveva incaricato renderle, e ch'ella baciò sospirando.—Fatevi forte, donna Livia, le dissi: voi non siete una donna volgare; dovete saper sopportare questa sventura. D'altronde da un pezzo dovevate attendervi a tale annunzio. Infatti lo prevedevo. Sono già passati cinque mesi da quella battaglia. Basta, mi sforzerò…. Eppure non potrò nemmeno piangere Federico. Mio padre vuol maritarmi…. Ed ora, che non avrò più pretesti, dovrò obbedire, lo comprendo.—Mi spiegai allora le parole udite poco prima nella stanza del marchese. Con quel cavaliere, che stava leggendo? domandai. Sì, con lui. Chi è? Don Francesco dell'Isola, figlio del vecchio duca. Lo conosco di nome, risposi; è di Catania. Ella tacque. Rassegnatevi; che volete fare? le dissi. Taceva ancora. Avete dell'attaccamento per lui? Perdonate, cara donna Livia; è come amico di Federico, che mi permetto tal libertà. Oh io ho fiducia in voi, rispos'ella. Vi narrerò tutto. Mio padre era certo malcontento di avermi promessa al povero Federico: eppure non gli dobbiamo noi la vita?…. Dopo la vostra partenza, andava dicendomi che mi sarei poi pentita di tanta costanza; che alfine Chiarofonte aveva offerto tante volte di rendermi la mia libertà; ma non mi esortava a lasciarlo; di lui parlava pochissimo. Intanto era avvenuta la battaglia di Lepanto; i giorni, le settimane passavano: nessuno….. Mio padre ripetevami che certo Chiarofonte doveva esser morto…. Quanto soffrivo! Pure mi sforzava a mantenermi calma, e rispondevo sempre a mio padre che tal morte non era certa. Tre mesi fa, sul principio del dicembre, giunse qui don Francesco. Eravamo soli al castello. Mio padre me lo presentò come un amico, che era lietissimo di ospitare, senza farmi menomamente sospettare ch'egli aspirasse alla mia mano. Io, benchè tanto triste, cercai di accoglierlo bene per compiacere mio padre. Parlavo seco lui a lungo, come ho sempre fatto coi tanti, che venivano qui. Mio padre intanto ammalò: don Francesco era sempre seco; per necessità dovevo trovarmi con lui. La sua aria imperiosa, altiera sprezzante mi piaceva poco…. Ma, siccome egli non mi parlava mai d'amore, non me ne preoccupavo. Io volevo rimaner fedele a Federico, fosse anche alla sua tomba. Però don Francesco alle volte mi guardava in una certa maniera, che mi turbava. Finalmente un giorno, trovandosi solo con me, mi disse che mi amava, e che mio padre con gran gioja mi avrebbe data a lui.—So, aggiunse, che non volete maritarvi; ma è impossibile persistiate in tale follia.—Follia! risposi; perchè? quando io ne sono contenta…. Io, don Francesco, non posso più amare, perchè amai quello, cui devo la vita.—Lo so, lo so, mi rispose; il marchese mi ha raccontato tutto. E se lo sapete, signore, perchè mi offrite la vostra mano?—Egli si accigliò. La rifiutate? mi disse.—Compresi che ora molto alterato.—Non ve ne offendete, don Francesco, risposi; apprezzo l'onore che voi mi fate, e mi duole, credetelo, dare un rifiuto ad un cavaliere del vostro merito; ma non voglio ingannarvi…. Io non posso più amare, vel dissi.—Egli fece un vivissimo movimento d'impazienza, e mi lasciò dicendomi: bene, rifletterete; già colui è morto. Mi attendevo quasi vederlo lasciare il castello: ma invece vi rimase e tornò a parlarmi come prima. E voi? Io non potevo evitarlo; ero forzata a trovarmi sempre seco nelle stanze di mio padre, il quale ha per lui una gran deferenza, e mi esortava a sposar don Francesco, dicendomi che Chiarofonte era morto certamente, e che gli cagionavo un gran dolore ostinandomi. Potete immaginarvi, Dal Pozzo, quanto abbia sofferto in mezzo a tante contraddizioni; però tenevo fermo. Datevi pace, le dissi io allora; infine se questo cavaliere vi vuol bene! Oh, rispose ella, io non amerò altri mai che Chiarofonte. Quanto volentieri rimarrei libera! Vivrei da sola! Per qualche tempo si tacque. Ma vostro padre è molto ammalato, le dissi io. Pur troppo! e per questo non potrò negargli quanto mi chiederà. Un uscio si aprì: entrò don Francesco. Donna Livia, le disse guardandola fissamente, vostro padre vi domanda. Ella si alzò per andar dal marchese senza profferire parola. Io rimasi solo col duca. Mi squadrò con quell'aria burbera, che gli è affatto particolare, indi: Signore, mi disse, il marchese desidera che non rattristiate troppo sua figlia con dettagli inutili…. Ciò mi sorprende, signore, risposi; il marchese mi conosce; dovrebbe sapere che desidero la pace sua e quella di donna Livia, e che nulla farò per turbarla. Benissimo. Fece qualche giro nella sala, poi si allontanò. Poco dopo ritornò donna Livia. E così? le domandai. Così, non vel dissi? che nemmeno avrei potuto piangere Chiarofonte? Mio padre mi parlò con amore; mi disse che sarebbe morto disperato, se non acconsentivo a sposar don Francesco; egli piangeva…..—E voi prometteste? Ed io promisi.