Il conte di San Giorgio ascoltava senza battere palpebra, chè non voleva tradire un troppo vivo interesse per la giovane duchessa.
L'altro proseguiva:
—Sì, continuò donna Livia, sposerò don Francesco. Io, che avrei resistito a dei comandi, cedetti a delle preghiere; ciò che la violenza non avrebbe ottenuto giammai, lo ottenne la dolcezza. Ma rassegnatevi, diss'io, cara donna Livia, potrete essere ancora felice. Felice con don Francesco! riprese ella amaramente. Però piangerò in segreto; non voglio essere nè rimproverata, nè motteggiata delle mie lagrime. E salì nelle sue stanze, dopo avermi stretta la mano. Il marchese mi fece domandare. Era solo; m'invitò a restare al castello finchè donna Livia fosse maritata al futuro duca dell'Isola, che a lui certo piaceva assai più del brillante Federico. Io non potevo dare assoluto torto al marchese; voleva assicurare l'avvenire della figlia; era naturale! Gli promisi ajutarlo a persuaderla; perchè, dissemi, se si mostrasse troppo malcontenta, temerei che don Francesco se ne offendesse, ora che è il suo fidanzato. E quando la sposerà? Fra qualche giorno; capisco che è un po' crudele affrettar tanto; ma io, vedete, non ho tempo da perdere; se morissi prima ch'ella si legasse, sarebbe capacissima di non voler più maritarsi, come si era già proposta. Spero che in avvenire comprenderà che io ebbi ragione, e benedirà, fors'anche la mia memoria. Infine non potrebbe trovare un partito migliore di don Francesco; benchè un po' troppo serio, un po' burbero, è un cavaliere di gran merito. L'ama molto; finirà poi per amarlo anche lei. Sembra rassegnata, risposi. Ve lo disse lei? Sì. Il marchese respirò. Vedo che le vostre parole le fanno bene, e mi strinse la mano. Io era commosso; quel povero vecchio mi faceva quasi compassione. In quella entrò don Francesco. Mia figlia è vostra, gli disse il marchese. Avete il suo consenso? chiese egli con qualche vivacità. Sì.—Benissimo; sarebbe stata vera pazzia il distruggersi su di una tomba. Egli si arrestò vedendomi. Non temete, gli disse il marchese; Dal Pozzo è un giovane saggio, un giovane prudente: mi approva, e consigliò anch'egli donna Livia a non perdere miseramente il suo avvenire. Egli, pensando forse che gli avevo giovato, parve rabbonirsi meco, e infatti, chi è ragionevole mi disse, comprende che sarebbe stata una vera follia. E volgendosi al marchese: Dunque il matrimonio è per lunedì? Sì; potete parlare a mia figlia quando volete. Egli sorrise. Va bene, disse. Perdonate la sua tristezza, don Francesco, continuò il marchese; bisogna compatirla; l'annunzio di questa morte, benchè preveduta da tanto tempo, la mia malattia istessa…. Oh già vel dissi! sono capricci di donna, che passeranno. Mi sarei già offeso delle sue ripulse, aggiunse con alterigia, se non le riguardassi come tali. Come avevo promesso al marchese, io rimasi al castello, perchè donna Livia istessa mi disse che la mia presenza le era cara. Passarono quattro giorni. Donna Livia era molto triste, parlava poco, ma, come lo aveva detto, non si lasciava scorgere a piangere.
Ah! pensava il conte: è proprio del carattere di don Francesco di ostinarsi, e volere una cosa a qualunque costo, assolutamente…. Sempre fu così! Povera giovane!
—Giunse il lunedì; si fecero le nozze nella cappella, quasi segretamente. Il marchese istesso volle assistervi, e vi si fece trasportare nel suo gran seggiolone. Quali nozze! che foschi presagi! Ed erano gli eredi di due grandi famiglie che si maritavano in quel modo. Don Francesco sembrava quel giorno meno accigliato; donna Livia invece era più seria del solito, ma molto calma.
Io pensavo a Federico; provavo una specie di voluttà amara nell'assistere al matrimonio di donna Livia, che lo aveva amato tanto; ma pensavo anche se quella giovane così costante sarebbe stata poi felice col mio amico, tanto facile ad innamorarsi di tutte.
—Ah ella era calma?
—Sì; donna Livia, il saprete, signor conte, è molto energica, molto coraggiosa; però non si riesce a vincere il morale, se non a danno del fisico…. Ed ella lo provò in quel giorno. Appena escita dalla chiesa, fu presa da un forte deliquio, da una specie di convulsione.
Il cuore del conte si strinse.
—Però di quelle convulsioni ne aveva sofferto altre volte. Il medico del marchese si provò a farla rinsensare; ma fu inutile ogni rimedio. Don Francesco allora disse che certo ella abbisognava di riposo; la portò egli stesso nel suo appartamento. Il marchese era già stato posto a letto, essendo molto stanco ed abbattuto. Io andai da lui; gli narrai dello svenimento di donna Livia, ed egli mi mandò a prendere sue notizie. Obbedii, e ne chiesi all'uscio della camera in nome suo. Don Francesco mi rispose che era rinsensata, e stava meglio. Io mi allontanai. Il giorno dopo salutai il marchese, andai a congedarmi da donna Livia, che mi sorrise con amarezza; non potè che dirmi poche parole di commiato; suo marito era là. Partii. All'istante di lasciare il castello, vidi don Francesco venire a me. Signor Dal Pozzo, mi disse, io desidero che nessuno sappia mai ciò che avvenne qui in questi giorni; che mai proferiate con alcuno il nome del vostro amico, e narriate la strana avventura, che lo fece conoscere a mia moglie. Se faceste il contrario, me ne rendereste ragione.—Mi guardò in modo, come se volesse atterrirmi. Non ho bisogno di queste minacce, signore, risposi, per essere discreto. So quanto devo a donna Livia, al marchese ed a voi. Egli mi guardò allontanare con qualche diffidenza. In seguito, vedendo che io non avevo mancato alla mia promessa, dovette essere contento di me, poichè lo incontrai diverse volte, e sempre mi salutò con benevolenza.
Ecco, signor conte, perchè l'amore di donna Livia per Federico rimase a tutti segreto. È naturale che il duca desiderasse tenerlo celato. Credo però che mille volte abbia maledetto Chiarofonte e la sua memoria. Chi gli avrebbe detto ch'egli era suo cugino? che aveva diritto di portare il di lui nome? Il marchese per previdenza forse, o per altri motivi, aveva voluto che donna Livia non dicesse ad alcuno che egli l'aveva promessa a Chiarofonte; voleva attendere per farlo, diceva, il momento delle nozze. Il carattere riservato di donna Livia, la delicatezza di Federico fecero che neppure i servi sapessero ch'essi erano fidanzati.
—È un caso stranissimo, disse il conte, che non aveva voglia di parlare.
—Certo, continuò Dal Pozzo, don Francesco in fondo, checchè ne avesse detto, si dava pensiero di quell'amore, benchè credesse morto il rivale. Difatti il giovedì, che precedette il suo matrimonio con donna Livia, io lo udii dire al suo futuro suocero: Ah marchese, marchese, che avete voi fatto a promettere vostra figlia ad un guerriero di ventura? Me ne pentii tosto, già vel dissi, rispondeva il marchese: ma alfine gli dovevo la vita mia e quella di donna Livia. Dovevate ricompensarlo, largamente ricompensarlo! Oh! riprese debolmente il vecchio, offrirgli una ricompensa!… Guai, se lo avessi fatto! me l'avrebbe gettata in viso; era altiero quanto potete esserlo voi, don Francesco….
Signor conte, vi ho detto forse più di quanto avrei dovuto; ma la mia fiducia in voi è intiera…. D'altronde la risurrezione di Federico fa che il segreto assoluto non sia più possibile.
—Non dubitate, rispose il cavaliere.
Comprendo, pensava, perchè don Francesco tiene tanto rinchiusa sua moglie, ed è sì diffidente; avrà temuto ch'ella si vendicasse in modo indegno di lei. Povera donna Livia! Però egli l'ama; e se questa volta si è dato pace, se le perdonò la distruzione della pergamena e le sue conseguenze, vuol dire che questo amore è grande davvero…. Poi con quella lettera, che scrisse a donna Maria, in verità mi diede piacere. Forse in questo giorno istesso donna Livia si riconciliò col duca; ma temo sia stato soltanto dopo scene terribili.
—Quanto vi narrai, signor conte, vi rattristò forse? chiese Dal Pozzo scorgendo l'emozione del cavaliere di Malta.
—Oh no! e nuovamente vi ringrazio della fiducia, che in me riponeste. Però, credetelo, donna Livia è sempre calma; ha un figlio, il saprete; lo ama molto; poi l'abitudine di vivere col duca….
—Sì, dite bene; d'altronde non vel dissi? era rassegnata fin d'allora. Suo padre, il so, l'ha supplicata di essere ragionevole; avrà cercato seguire i suoi consigli; ella è assai buona, molto sensibile, benchè un po' troppo seria…. Voi, essendo cugino del duca, la vedrete sovente!
—Sicuro.
—Se sapeste come era agitato quando vi trovai, signor conte!
—Comprendo.
—Federico è irriflessivo; temevo assai. Ma, se è cugino del duca, come fare che non si trovi seco?
—Sarà possibile evitarlo; entrambi lo desidereranno. Vi è di mezzoper combinare gli affari lo zio materno del cavaliere dell'Isola, donAnselmo dei principi della Concordia, superiore dei cappuccini aMessina.
—Lo conosco. Certamente Federico lascierà tosto la Sicilia.
—Sì; fin da quando lo trovai a Milano, mi comunicò questa sua intenzione. Ora ne comprendo il principale motivo.
—Ma egli non avrà saputo che donna Livia era moglie del duca dell'Isola.
—No; io naturalmente non gli ho mai parlato di lei, ed egli non me ne chiese mai.
—Avrà temuto comprometterla.
—Fece benissimo.
—Domani lo vedrò. Mi preme persuaderlo di evitare il duca e di non fare alcun tentativo per riveder donna Livia onde giustificarsi. Capite che a lui io non dirò quanto a voi dissi, cioè ch'ella sposasse così di contraggenio don Francesco.
—Avete ragione.
—Ah! Ella pianse tanto Federico estinto!
—Casi della guerra! signor Dal Pozzo.
—E dove alloggia il mio amico?
—Nel palazzo del principe degli Alberi, il di cui zio fu amico intrinseco del superiore. Il giovane principe… e si arrestò come disgustato… Indi: ha sposato da quasi due mesi donna Maria, una delle sorelle del duca.
—Vedo.
—Voi, Dal Pozzo, continuò il cavaliere, dite pure a Federico che alloggiate in mia casa, e che vi narrai in qual modo io l'ho ritrovato e la storia di suo padre, ma tacetegli di quanto mi raccontaste dell'amore di donna Livia per lui. Ditegli, se ve ne chiede, che io lo ignoro. È un riguardo, che devo al duca mio cugino.
—Ve ne do parola. Io farò il possibile, lo giuro, onde non tenti in alcun modo turbare la pace di una donna, ch'egli deve rispettare. D'altronde è ammogliato; è un bene, credetelo, signor conte: così la duchessa in avvenire proverà per lui soltanto della riconoscenza.
Si venne ad annunziare la cena, che, quantunque improvvisata, era certo migliore assai di quelle fatte tante volte dal cavaliere di Malta quando viaggiava per obbedir donna Livia, e compiere il voto del vecchio duca.
Durante la cena egli e Dal Pozzo continuarono a parlare degli strani casi, dello strano passato, che facevano del duca e di Federico due cugini e due mortali nemici.
Che tutto finisse bene dicevano sperarlo, ma ne dubitavano ancora; il conte sopratutto, che in Gabriella, in Camilla, in donna Maria vedeva misteri, raggiri, complotti, minacce future.
L'indomani Dal Pozzo si metteva in cerca di Federico; ne domandò al palazzo del principe, e gli fece dire da un servo che Dal Pozzo desiderava parlargli.
L'ufficiale non si fece aspettare. Oltre che aveva gran voglia di vedere il messinese, questi veniva a toglierlo da una situazione penosa. Gli pesava trovarsi in quella casa ove si parlava del duca, della duchessa ad ogni istante, con insistenza quasi.
Non aveva ricevuto notizie di don Francesco, ed era già il dopo pranzo; ciò gli faceva pensare che egli pure avesse ceduto a donna Livia.
Camilla non gli aveva fatto alcuna domanda, che a lei doppiamente sarebbe riescita sconveniente e dannosa. Suo marito credeva ch'ella ignorasse tutto; poi ei poteva risponderle con altre interrogazioni sulle carte del cavaliere dell'Isola e su Gabriella. La gelosia non l'aveva turbata a tal segno. D'altronde la gelosia istessa la consigliava a tacere onde poter macchinare segretamente a danno della duchessa. Come donna Maria, credeva più saggio dissimulare.
Dopo i primi saluti pieni di effusione, i due amici si allontanarono dal palazzo del principe; contavano fare una passeggiata nella campagna.
—Ah! disse Federico, se tu sapessi! Quali avvenimenti!.. Io sono cugino del duca, del marito di donna Livia… Ma che? lo sai?
—Sì.
—Chi tel disse?
—Il conte di San Giorgio, a cui domandai di te, e che mi narrò tutto.
—Il conte? Sa egli ch'io amai donna Livia?.. che ne fui amato tanto?
—No.
—Ah! son contento; chè troppo avrei arrossito se lo avesse saputo. Avrebbe potuto sospettare che io reclamassi conoscendo tutto, benchè io non gli abbia mai chiesto notizie di lei per timore di comprometterla. Fu soltanto ieri in casa della principessa appena giunto qui che intesi essere donna Livia la moglie del duca. Immaginati la mia emozione!
—Dimmi il vero, cercasti vederla?
—La vidi.
—La vedesti? E non avvennero catastrofi?.. È possibile?.. Il duca è gelosissimo…
—Tranquillati. Io feci cercare segretamente della vecchia governante, che m'introdusse dalla chiesa nell'oratorio del palazzo. Vidi donna Livia, mentre il duca era trattenuto da mio zio il superiore e dal principe degli Alberi.—Ed aggiunse sorridendo: Oh non ho perduto un secondo!
—Mi pare.
—Però, continuò l'ufficiale, nessuno il saprà mai. D'altronde volli parlarle soltanto per giustificarmi. Contava partire senza rivederla se non fosse stata la moglie del duca.
—E che ti disse?
—Che tutto era finito tra noi, che mi credeva, e mi perdonava. Poi mi fece promettere di evitare il duca e di non battermi seco.
—Povera donna Livia! E promettesti?
—Sì; ma a condizione che egli non mi provochi. Ella mi assicurò che sperava ottener questo da lui. Bisogna dire sia riescita perchè il duca non mi mandò finora messaggio alcuno, mentre ieri, all'udire che avevo portato il nome di Chiarofonte, egli disse a mio zio che avrebbe fatto chiedere di me, e che desiderava, assai conoscermi. Donna Livia mi aveva narrato che egli sapeva del nostro amore; compresi dunque che cosa volesse il duca da me…. Ma, te lo ripeto, non ebbi finora sue notizie.
—Sia ringraziato il cielo! Se tu sapessi quanto ho temuto, allorchè il mio servo mi raccontò di averti veduto risuscitato, e che ti recavi a Catania! Non potendo sospettare il vero, pensai che tu volessi riveder donna Livia… Lasciai Messina all'istante, e corsi qui come un pazzo.
—Comprendo, ma non avrei fatto scene; non sono sì imprudente.
—Meglio così; d'altronde hai moglie; è da un pezzo?
—Da due anni, rispose imbarazzato l'ufficiale.
—Come?… Appena….
—Sì: fui curato da lei tanto affettuosamente; ero in sua casa…. È un destino il mio che abbia sempre a trovarmi ferito vicino a donne belle!…
Dal Pozzo sorrise.
—Non avevo dimenticato donna Livia però. L'ho amata sempre: ma a che sarei ritornato? A che darle mie notizie?… Doveva essere già maritata, pensava. Il marchese, lo comprendevo bene, non avrebbe perduto tempo. Egli non era contento; sai che l'ho sempre pensato. Per questo ero pentito d'aver parlato a donna Livia d'amore…. e dolente quasi d'esserne amato tanto…. Ah! perchè non ho saputo tacere?… Non avrei turbata la sua esistenza…
—Infatti sarebbe stato meglio. Tu mi sembri alquanto triste,Federico.
—Come posso essere lieto? Mi trovo in una situazione imbrogliatissima. Questi parenti, questo riconoscimento, donna Livia, il duca, mia moglie… son tormentato da mille demoni.
—Datti pace; già fra poco potrai partire.
—Lo spero.
—Lascerai la vita militare appena ripreso il nome di tuo padre?
—No; cosa farei? Vorrei essere inviato alla guerra domani; sarebbe una distrazione. Sono così confuso!…
—Io starò teco in questi giorni.
—Mi farai il più grande piacere del mondo. Avrò una scusa per star lontano da questi parenti. Li vedrò soltanto nelle ore, in cui non potrò esimermene.
—Che disse donna Livia in saperti ammogliato?
—Parve un po' offesa; benchè mi abbia parlato assai dolcemente.Basta, ora è fatta.
—Meglio così; ciò avrà contribuito a ricondurre la pace nel suo spirito.
—Ma dove andiamo? Non mi conduci verso la campagna dunque?
—Non vi pensava più. Hai ragione; siamo nel centro di Catania: cambiamo strada.
E si diressero da un'altra parte.
Allo svolto della via s'incontrarono in un cavaliere, che veniva verso di loro.
Dal Pozzo strinse fortemente il braccio di Federico.
—Il duca; mormorò.
Sì, era il duca, egli pure li vide.
Dal Pozzo, pensò, con un cavaliere forestiero! È lui!
E non potè fare a meno di gettare gli occhi sul cugino, che dal canto suo fece altrettanto.
Quei due sguardi s'incrociarono come per gettarsi una sfida superba, e si ricambiarono una fiamma di odio.
Ma fu un lampo!…
Il duca ebbe bisogno di tutto il suo impero sopra sè medesimo per proseguire il cammino.
Ah se la promessa fatta a donna Livia non lo avesse trattenuto!…
Questa volta, invece di salutare Dal Pozzo con benevolenza, non lo salutò affatto.
Si allontanò fremendo.
Qual pericoloso rivale! mormorò poi tremante di sdegno… Qual aria altiera, provocatrice! Ah sì! lo comprendo… Costui non mi avrebbe evitato… È valoroso, il so… Comprendo anche come il marchese non abbia ardito offrirgli una ricompensa.
Me l'aveva detto che era un bel giovane, ma non credevo poi… Difficilmente si vedono tali sembianti… E quei tratti nobili e delicati, quell'insieme elegante e marziale, quell'ammirabile espressione…. ed è mio cugino!… Maledetto!…
Donna Livia non lo rivedrebbe più, è vero, ma egli era geloso anche de' suoi pensieri.
Ah, diceva tra sè, quando rifletto che lo ha amato tanto!… Ma a che temere? No, non voglio più dubitare di lei; sarebbe offenderla. Non le dirò d'averlo incontrato però!…
Ah, signor cavaliere dell'Isola, appena vi si chiamerà con tal nome, ve ne andrete, lo spero, chè non potrei poi vedervi sovente, e tollerare ancora… Sì, affretterò il riconoscimento; poco starete a Catania… E costui, che in fondo dev'essere incostante e leggiero, alloggia in casa di donna Maria?… Sono persuaso che ella lo vede volentieri… Vi è la moglie di mezzo; chè per il principe è un imbecille… È lietissimo di ospitarlo… Non me lo disse lui? Basta vi pensino loro!…
Donna Livia mi disse finalmente d'amarmi!… Perdonò i miei trasporti!… dunque… Costui se ne andrà per sempre… Ora ella è rinchiusa nel suo appartamento… Mai lo rivedrà!… Me lo ha giurato!…
Ed il duca più calmo si diresse verso il suo palazzo.
Egli non aveva fatto a Federico minor effetto di quanto questi ne avesse fatto su lui, benchè tal effetto fosse in parte diverso.
—Ah! disse l'ufficiale a Dal Pozzo, appena il duca si fu allontanato, che sembiante, quale contegno orgoglioso, provocante!… Povera donna Livia! Ed è fra le mani di costui?
—Ma ascolta, rispose il messinese; avresti preferito che ella ti avesse atteso per trovarti ammogliato?
—No, ed io dal resto le ho sempre offerto di renderle la sua libertà; chè troppo grande era la distanza, che ci separava; solo sembrami che questo duca debba farle paura. Hai veduto come mi fissò? Sembrava volesse gettarsi sopra di me!…
—E neppur tu l'hai guardato in modo amabile… Credetti che gli occhi d'entrambi stessero per prender fuoco!… Per fortuna che nessuno si fermò!…
—Volevi tu che io volgessi il capo?
—Sarebbe stato assai più conveniente in te che in lui… Alfine, se tu hai una ragione d'odiarlo, egli ne ha cento… È vero che tuo padre fu spogliato dal suo, ma egli non c'entra.
—Oh questo non monta! Ma, se avessi volto il capo, avrebbe creduto che lo facessi per paura, ed io non temo alcuno, il sai?
—Oh lo so, lo so! Ma senti, penso che se egli, anche vedendoti e riconoscendoti, come mostrò di riconoscerti, o piuttosto d'indovinarti, si trattenne; bisogna dire che donna Livia abbia su lui un gran potere, giacchè egli ha per costume di provocar tutti.
—È valoroso?
—La prima spada di Sicilia, a quanto dicono.
—Eh non sarebbe stato questo, che mi avrebbe impedito… La mia non ha soggezione di nessuna!… Poi che cosa è la morte? L'ho affrontata cento volte.
—Sì, è vero; sei stato anche pianto estinto!
—Ma è inutile pensare ad un duello col duca…
—Mi pare… Comprendo che non sarete mai due buoni cugini… Ho avuto un momento di angoscia a quell'incontro improvviso.
—Ed io vidi vicina una sfida!
—Del resto tu non sei mai riescito simpatico ad alcun marito.
—Oh, dopo che amai donna Livia, non fui più lo stesso! Quell'amore fu diverso da tutti gli altri… E… guarda! Ora, te lo giuro, sono annojato di donne. Ho un'amarezza in cuore… un senso di disgusto…
—Che dici? ma tua moglie non l'ami?
—L'ho amata, il confesso, perchè è davvero bellissima; ma il suo carattere non mi piace. Basta, bisogna subire il destino tal quale è… strano, stranissimo…
—Infatti vi è del maraviglioso nel tuo… Ma dimmi, quando sapesti che la famiglia di tuo padre dimorava in Sicilia, che qui dovevi recarti, che pensasti?
—Il mio primo pensiero fu di rinunciare a tutto; ma poi riflettendo che nessuno mi conosceva a Catania, che mi sarebbe stato possibile informarmi segretamente a te di donna Livia senza rivederla, e che siccome la famiglia istessa di mio padre desiderava il riconoscimento avvenisse nell'ombra, pensai che partendo appena ripreso il mio nome, donna Livia non avrebbe saputo nulla… Poi avevo già accettato, consentito già a reclamare… Il conte mi sollecitava, mio padre in una sua memoria mi ordinava di riprendere il suo nome e le sostanze se mi venissero offerte… D'altronde il nome che portavo era come a prestito… non sapevo nemmeno più come chiamarmi… Rimasi confuso, stordito… e venni…
—Comprendo la tua posizione… Ma alfine, poichè tutto procede bene, finirai per esser contento di divenire il cavaliere dell'Isola.
—Non credo.
—Fra qualche tempo penserai forse diversamente.
Federico non rispose. Egli era veramente triste, era pentito della sua leggerezza.
La costanza è creduta una virtù rarissima… Eppure lo è anche più di quanto lo si creda.
Alcuni sono fedeli perchè non possono far altro, ma chi si trova in mezzo alle seduzioni resiste di rado.
Quegli amori profondi, generosi, che tutto rifiutano, il cui solo ricordo basta ad una intiera esistenza, tali amori si possono trovare, benchè difficilmente, in donne come la duchessa e donna Rosalia, quantunque di carattere diverso, ma sono quasi impossibili in un giovane abituato ai piaceri.
E del resto chi, lontano da una donna creduta già legata, perduta per lui, trovandosi vicino ad un'altra bellissima, come Camilla, non avrebbe fatto come Federico?
Pochi certamente…
D'altronde nell'ufficiale l'alterigia aveva sempre superato l'amore, ed appena aveva creduto scorgere qualche cangiamento nel marchese, si era pentito di aver ispirato una sì viva passione alla figlia.
Mille cose dunque l'avevano trascinato, e la gran facilità ad amare, la leggerezza avevano fatto il più.
Eppure egli era un uomo d'onore, di rara delicatezza: e, cosa strana ma vera, queste qualità appunto lo avevano fatto mancare alle sue promesse a donna Livia….
Per giustificarsi dinanzi a sè stesso, dopo i leggieri rimproveri indirizzatigli dalla duchessa, continuava a ripetersi che egli aveva preso moglie come si prende un rimedio eroico.
Poi altre ragioni contribuivano al suo pentimento. Benchè non avesse rimproverato molto Camilla del silenzio serbato con lui su di un affare, che riguardava lui solo, benchè avesse detto di perdonarle, pure da quel tempo provava per lei un senso di diffidenza vivissima.—Sapeva tutto!… Sapeva di Gabriella!… pensava…. Basta, terminati questi affari, vedrò….
E tali riflessioni lasciavano nell'animo suo una traccia dolorosa, mille dubbii…. ed il timore di essersi troppo facilmente legato ad una donna indegna di lui!…
E Federico sì ammirato, invidiato forse, oggetto di tanti pensieri, Federico, di cui il duca era sì geloso, Federico, che stava per assumere un gran nome, che si vedeva trattato con cortesia ed amicizia da nobili parenti, era più infelice di quanto lo fosse stato mai in passato, anche nelle circostanze più dolorose della sua vita….
E quel dover contenersi di continuo, dover parlare, discorrere, recitare una eterna commedia aggiungeva alle sue noje, accresceva le sue amarezze.
Il duca, benchè tutt'altro che mite, se gli avesse letto nell'animo, si sarebbe sentito vendicato molto più che uccidendolo di sua mano.
La fatalità pesava veramente sui figli del cavaliere dell'Isola, come si era aggravata sopra di lui!
Ma Federico poteva trovare forse la pace, qualche conforto nell'avvenire….
Dal Pozzo continuava a ripeterglielo, e tentava calmare le agitazioni, le inquietudini, cui lo vedeva in preda.
—Via, gli diceva, via, non istare a tormentarti così…. Tu, che hai sempre preso la vita dal lato migliore, fa lo stesso ancora; pensa a tuo padre; gli daresti dolore col non essere lieto d'ottenere quanto ei bramava per te.
—Povero padre! Egli fu molto sventurato, interruppe l'ufficiale.
—Ma egli non ti disse mai una parola sull'esser suo?
—No, mai: credeva ogni speranza vana, i suoi parenti inflessibili, eternamente sdegnati; per tenerezza voleva risparmiarmi inutili emozioni…. Io non avevo il menomo sospetto, non tel disse il conte?
—Sì.
E Dal Pozzo si arrestò a riflettere.
L'ufficiale tornò a parlare di donna Livia, e chiese in qual modo avesse sposato il duca.
Dal Pozzo gli rispose soltanto che, dopo essere stata certa della sua morte, si era rassegnata a seguire i consigli del marchese moribondo.
Federico, stanco di vivere, come lo sembrava, non aveva certo bisogno di nuove emozioni.
—Ora donna Livia ha un figlio, aggiunse Dal Pozzo; lo ama molto, a quanto ne udii. Io credo in fondo il duca più stravagante che cattivo. La vita ritirata, che conduce donna Livia, probabilmente se la elesse ella medesima…. Sai che amava star sola, e non si curava di piaceri…. Poi ha una certa libertà: per esempio, so che sovente si reca ad un suo vicino castello, dove passa molto tempo; insomma è tranquilla, se non felicissima…. Tu le salvasti la vita: ciò farà che sempre ella serbi di te grata memoria…. Sarai meno coraggioso di lei? tu, che alfine, lascia che io te lo dica, fosti assai meno costante?…
—Hai ragione; forse quando sarò lontano di qui….
E l'ufficiale sospirò con una certa apatia elegante, che assumeva alle volte e che gli era tutta particolare…
Dal Pozzo comprese però che quelle penose riflessioni provenivano più da stanchezza di sè medesimo che da amore per donna Livia. E cercò distrarlo….
—Dunque, gli disse, tua moglie possedeva le carte del cavaliere dell'Isola, tuo padre?
Aveva scelto un bel diversivo. Ma egli non era molto fino; d'altronde non poteva saper tutto.
Federico si annuvolò più di prima.
—Sì, rispose secco secco.
Pareva che su quell'argomento ei non volesse altre interrogazioni.
Dal Pozzo mutò discorso.
—Ah sì! una cosa volevo chiederti; hai una sorella dunque?
Federico lo interruppe.
—So che vuoi dirmi. Infatti è naturale ti sorprenda come non te ne abbia parlato mai; ma la credevo fuggita coll'amante, disonorata, morta per me…. Ed invece si era maritata in casa della signora, cui la aveva affidata nostro padre…. Quella signora…. io…. l'avevo perduta di vista…. Seppi dopo tutto ciò…. Mi fu mostrato l'atto di matrimonio…. Compresi che mi ero ingannato, e mi riconciliai seco….
—Ah capisco tutto.
Capiva anche che, se il discorso di prima non era piaciuto a Federico, questo era lungi dall'essergli grato; e che, come per troncarlo, aveva con precipitazione dato gli schiarimenti, che dovevano terminarlo.
Dal Pozzo non sapeva che pensare.
Vedi, rifletteva filosoficamente, fragilità delle grandezze umane!
Federico, guerriero di ventura, colla sola sua spada per fortuna, era assai più felice…. Ed io stesso, che ho desiderato tante volte, che il cielo me lo perdoni! la morte di don Alfonso mio zio, che mi teneva sì corto, ora che possiedo tutto il suo, quante volte non mi annojo!…
E per qualche tempo entrambi si tacquero.
Erano nella campagna bella e sorridente, in tutto il lusso di una vegetazione di giugno; magnifici panorami si stendevano dinanzi a loro…. e non vi badavano….
Un sole ardente li feriva de' suoi raggi…. e non si curavano di evitarli….
Ad un tratto il rumore di una carrozza gli scosse…
Si volsero.
Era essa trascinata da focosi cavalli neri, condotta da servi vestiti con uno sfarzo eccessivo.
Due donne di rara bellezza sedevano in quella carrozza.
Vedendo Federico ed il suo amico, una di esse, la più giovane, ordinò ai servi di rattenere i cavalli, e volgendosi all'ufficiale:
—Conduco vostra moglie a visitare un mio vicino castello, gli disse sorridendo, lo vedete? sfidiamo il sole.
Camilla sorrise. E prima che Federico avesse tempo a rispondere, quella, che aveva già parlato prima, continuò:
—Vi direi di venire con noi, cugino; ma vedo che siete in compagnia….
E sorrise anche a Dal Pozzo, che s'inchinò estatico.
—Sì, principessa, rispose l'ufficiale, ho ritrovato qui un amico, un antico compagno d'arme.
—Siciliano?
—Messinese.
Le due sirene si scambiarono uno sguardo più rapido del lampo, che voleva dire: Costui sa tutto.
—Allora vi lasciamo seco, riprese donna Maria; ci rivedremo al palazzo.
E la carrozza si allontanò.
—Per bacco! esclamò Dal Pozzo. Sono stato lì lì per avere un capogiro: che eleganza! che bellezza! che sorrisi! che brio!… Vedo che non ti mancheranno distrazioni….
L'ufficiale per tutta risposta sorrise tristamente.
—Quella dai capelli neri è tua moglie?
—Sì, rispose Federico, che non si era curato di presentargliela.
—Divina! non c'è che dire, e comprendo….
Federico fece un movimento quasi d'impazienza.
L'altro continuava.
—E la bionda è la principessa degli Alberi, n'è vero?
—Sì, la cognata di donna Livia.
—Affascinante e gentile insieme! Adorabile insomma! Vedesti come ha sorriso anche a me?… Sono rimasto incantato!…
—Vedi, disse l'ufficiale, se io non sono più quel d'una volta!… Se una di quelle donne non fosse mia moglie, io non vi penserei nemmeno; nemmeno vi baderei!
—Mi spaventi davvero! Donna Livia è più seria, e non è sì bella.
—Donna Livia lascia impressioni più profonde…. Sono sazio di sorrisi continui, di questo spirito leggiero, di questi motti frizzanti…. Fuochi fatui che brillano senza illuminare!… Vedi, Dal Pozzo, queste donne, che incantano alla prima, finiscono per annojare….
Dal Pozzo non rispose. A lui sembrava che donne sì belle non potessero annojare giammai!… Non sapeva che il povero ufficiale aveva gravi motivi per parlare così. Sarà, pensava, perchè molte lo hanno amato…. Ciò rende difficile. Io non sono mai stato guastato….
—Vogliono essere ammirate continuamente tali donne, proseguì l'ufficiale con una specie d'ironia.
—Si ammira!… disse sorridendo l'altro.
—Ammirare non è amare! lo comprendo pur troppo… Se ciò non fosse, allora, posto tra donne egualmente belle, non sapresti chi scegliere.
—Forse hai ragione; ma io non ho mai provato…. Non mi sono mai confuso nell'abbondanza, io….
—Basta; ora non ho che un desiderio: lasciar questi luoghi al più presto! lasciarli per sempre!… Ti raccomando di nuovo, Dal Pozzo, rimanti meco in questi giorni….
—Non dubitare; ed ora che vedo a chi mi preferisci, son lusingato davvero.
—Parliamo d'altro….
—Sì, sì….
E si allontanarono.
……………………………………………………….. ………………………………………………………..
Qualche tempo dopo la carrozza di donna Maria rientrava in città.
Allora Camilla si volse alla principessa.
—E non si potrebbe, le disse, vedere la duchessa ad una finestra?
—Comprendo il vostro desiderio, rispose donna Maria; ordinerò si passi innanzi al palazzo del duca, ma sarà difficile che scorgiate donna Livia. Proveremo però.
E diede gli ordini al cocchiere.
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Delle molte stanze, che componevano il vasto e ricco appartamento della duchessa, una sola, quella delle sue donne, dava sulla via.
Donna Livia non vi si recava quasi mai.
Era quel dopo pranzo nel suo gabinetto col bambino. Il duca ne era appena escito, quando ella vide entrare la vecchia governante.
—Illustrissima, le disse sotto voce, la carrozza di donna Maria si dirige verso il palazzo lentissimamente…. Venite a vedere; è con lei una dama forestiera; entrambe guardano alle finestre.
Donna Livia sapeva benissimo che sarebbe stato meglio non andare; tale curiosità esciva dal suo carattere: ma pure….
Si alzò tosto, si recò nella stanza delle donne, e dalla fessura delle imposte, quasi chiuse per garantire dagli ardentissimi raggi del sole, guardò.
Vide, non veduta, Camilla….
Ah! ch'ella era troppo bella perchè Federico l'avesse sposata soltanto per riconoscenza!…
Da quel giorno ne scorsero otto.
Nessun avvenimento importante, nessun incidente notevole.
Il duca esciva pochissimo; si tratteneva nel suo gabinetto col procuratore del nobile cappuccino, che si era presentato a don Francesco lo stesso giorno, in cui questi aveva incontrato l'ufficiale spagnuolo.
Sì, il duca, che tanto si era ostinato a non voler riconoscere i suoi parenti spogliati, ora moriva di voglia di far presto a render loro il nome e le sostanze, che ad essi spettavano.
Non vedeva l'ora soprattutto che se ne andassero!
Ed intanto colui, che stava per venir chiamato il cavaliere dell'Isola, il povero Federico, faceva vita con Dal Pozzo, preoccupandosi poco di quanto direbbero o penserebbero di lui i suoi nobili ospiti.
Come si era proposto, stava seco loro soltanto quando non poteva farne a meno; e quella sua condotta, la freddezza gentile, ma glaciale, che appariva in ogni suo atto, sul suo bel volto, sembrava strana al principe, ed impensieriva assai donna Maria e Camilla.
Queste erano divenute due vere amiche, perchè nulla lega più facilmente degli interessi comuni. Fra loro quelle due donne tanto belle, quanto malvagie, avevano conclusa una specie di alleanza offensiva e difensiva: offensiva verso il duca e la duchessa, difensiva verso il cavaliere di Malta, del quale ridevano, ma il ricordo delle cui parole le faceva fremere di rabbia; donna Maria soprattutto.
Eppure egli era stato generoso; a nessuno aveva narrato la scena scandalosa fattagli nel palazzo del principe.
Ma di tal generosità non gli erano desse menomamente grate, perchè ne comprendevano il vero motivo. Era rispetto per la duchessa, timore di comprometterla, che aveva trattenuto il conte dall'accusarle innanzi al duca, al principe ed a Federico.
Null'altro.
Perdendo donna Livia, che egli amava si scioccamente, come esse dicevano, si sarebbero vendicate di lui pure.
La condotta di donna Maria, persistendo in tali propositi, era indegna di una dama non solo, ma anche della sua naturale perspicacia; ma in lei eravi quel focolare di odio, che sì sovente trovasi nelle donne e negli uomini della sua isola natale; vendicativa all'eccesso, non poteva, non poteva assolutamente sopportare in pace il ricordo delle offese ricevute sì, ma che ella aveva meritate però.
Ella pensava d'altronde che senza audacia non si giunge a nulla, massima questa, che aveva condotto Camilla al delitto, e che poteva trascinarvi anche la principessa…. Ed anzi, non ve l'aveva già trascinata?… Se il duca, credendole, ebbro di collera, di furore, avesse ucciso donna Livia, non sarebbe stata responsabile di tal morte, più che lui, donna Maria?… ella, che in pochi momenti aveva ordito la perfida trama!…
Ma vi sono certi delitti che, quantunque orribili, si sottraggono alla punizione, e quasi non vengono biasimati.
Poi donna Maria amava gli intrighi; era nata per essi.
Dal Pozzo continuava ad alloggiare dal conte di San Giorgio, il quale non usciva mai. In quella casa talvolta si recava anche l'ufficiale a ricondurvi l'amico suo. Federico credeva che il conte ignorasse i suoi amori con donna Livia; per questo trattava senza timore quel cavaliere, che per ritrovarlo si era preso tanti imbarazzi, e che egli preferiva di gran lunga a tutti gli altri parenti, perchè silenzioso, discreto.
L'ufficiale aveva pregato Dal Pozzo a non entrare nel palazzo degli Alberi, benchè donna Maria avesse fatto intendere che volentieri ve lo avrebbe ricevuto. Tal preghiera dell'ufficiale all'amico era stata fatta in modo, che era sembrata a questo un comando.
Comprendo, diceva tra sè il messinese; egli teme che quelle due incantatrici mi tirano giù; che senza saperlo io commetta qualche imprudenza; forse ha ragione, se pensa questo!… È meglio che io non vada, anche per me; perchè, se fossi indiscreto, mi tirerei addosso la collera del duca e di Federico insieme; e basterebbe quella d'uno solo di loro.
Così aveva promesso all'amico, proponendosi bene di non mancare.
Egli non si era ingannato supponendo pericoloso per lui trovarsi colla principessa e con Camilla, benchè credesse che queste ignorassero l'amore di donna Livia per Federico.
Donna Maria e la dalmatina avevano davvero fatto qualche assegnamento su Dal Pozzo sino dal primo istante in cui si erano avvenute in lui. Pensando che egli doveva essere quell'amico, a cui accennava donna Livia in uno de' suoi fogli, si erano lusingate di potersene servire destramente onde condurre Federico a qualche insano tentativo per riavvicinarsi, non fosse che una volta, a donna Livia.
Ma le loro speranze su Dal Pozzo essendo andate deluse, pensarono ad altro per perdere la duchessa.
Bisognava decidersi senza indugio.
E dopo quei pochi giorni di riposo, di tregua, sole nel gabinetto della principessa, se lo ripetevano.
Gabriella dava loro pochissimo imbarazzo. Stava nella sua stanza non meno volentieri di quanto esse ve la lasciassero.
Non ne esciva che per il pranzo e la cena, e per recarsi la mattina in chiesa accompagnata da una camerista.
—Dunque, diceva donna Maria alla dalmatina, sembra anche a voi il meglio?
—Sì, rispose Camilla.
—La riuscita vi par sicura, n'è vero?
—Sicurissima.
—Il progetto è un po' audace, disse esitante la bella principessa, che alle volte chiedevasi se non si porrebbe per avventura in troppo serii impicci.
—Non ve n'è altro.
—Sì, sì.
—Se non l'adottiamo, riprese Camilla con una freddezza glaciale, la duchessa escirà non solo illesa dai perigli corsi, ma ne escirà coll'amore del duca, la stima del cavaliere dì Malta e l'ammirazione di mio marito…. Ed a noi rimarrà l'onta di aver tentato perdere una donna superiore, come la chiama il conte…. Presto ogni cosa, credetelo, sarà scoperta…. E tale onta, tale accusa a me la getterà in viso mio marito ed a voi, principessa, il duca vostro fratello ed il cavaliere di Malta, che presto parlerà…. E donna Livia? Ci compiangerà col duca: compatirà col conte ai nostri sentimenti bassi, volgari…. oh me l'attendo!…
Donna Maria si alzò.
—Non sarà mai! esclamò con fuoco. Vi ho già detto, signora, che non ho d'uopo d'incitamenti: che nessuno potrà dire d'avermi impunemente offesa.
—Ed io vi ripeto che non ne dubito; ma siccome mostraste temere che il progetto fosso troppo audace….
—Non lo temo più. Ah! mi sembra vedere il duca sprezzante, ironico!… Udire il cavaliere insultarmi!… No, no; mi decido….
—Bene!
—Domani dunque!
—Come credete….
—È il giorno migliore, più favorevole! Don Francesco deve recarsi alla terra di S…. Lo udiste dal procuratore? Vuol assistere egli stesso alla consegna, alle ultime formalità. Non si fida di alcuno; vuol veder tutto…. è sempre stato così!…
La dalmatina non rispose.
Donna Maria continuò:
—Già vi dissi che la duchessa è rinchiusa nel suo appartamento, rinchiusa letteralmente; la mia fidata camerista Caterina lo seppe dalle donne del palazzo. Ciò che prova? Prova che, se mio fratello credette alla moglie, ed ella, prendendo pretesto dall'averle vostro marito salvato la vita, ottenne dal duca che non lo sfidasse, egli promise, a condizione soltanto ch'ella giammai il rivedesse, neppure un istante.
—È chiaro.
—Il duca istesso esce di rado. Perchè? Perchè teme incontrare il rivale; dunque lo odia ancora; ancora ne è geloso.
—Certamente.
—Se donna Livia mancasse alle sue promesse, se si trovasse un solo momento col suo antico amante, per sicuro questa volta il duca non le crederebbe. E l'indulgenza, usatale prima, aggiungerebbe alla sua ira, al suo furore…. Non lo credo cangiato.
In quell'istante donna Maria era più spregevole di Camilla: questa almeno aveva a scusa una gelosia, che la esasperava….
—Riesciremo, rispose ella laconicamente.
—Ora, disse la principessa, scrivo la lettera al duca: è la prima, che deve inviarsi.
E sedendo ad uno scrittojo tracciò lentamente e riflettendo poche linee; indi suggellò il foglio. E girandolo fra le mani:
—Questa lettera la spedirò subito, disse; le altre domani, appena il duca avrà finto partire per S…. Capite….
—Voi pensate a tutto.
La principessa sorrise, lusingata dal complimento.
—Ora, disse, possiamo preparare gli altri. Voi scrivete quello per la duchessa, che non conosce i vostri caratteri.
—Ah se mio marito lo vedesse!
—Rimproveraste me di timori, ed esitate?
—Avete ragione, rispose la dalmatina.
Ah! pensò quindi, egli non mi ama più; diffida di me, lo compresi: mi parve persino che ieri ei volesse parlare in segreto a Gabriella; si trattenne per soggezione della principessa soltanto…. Poi non saprà nulla…. Il duca li sorprenderà tosto; sì…. sì….
E si assise, ove poco prima stava seduta la principessa.
Scrisse come lei con qualche lentezza.
Dopo pochi istanti presentò il foglio a donna Maria, che lesse a mezza voce queste parole.
«Federico scongiura donna Livia a riceverlo un istante, mentre il duca è alla terra di S…. Ha un importante segreto da rivelarle. Un abboccamento è necessario. Non scrive egli per una precauzione di più, e prega donna Livia a distruggere all'istante questo biglietto.»
—Benissimo, disse donna Maria: farà il suo effetto.
—Ora a voi, principessa.
—Per dirla, è arrischiare un poco. Ah, se la mia fidata camerista sapesse scrivere!
—Poichè non sa che volete fare?
—Sì, sì; poi è meglio non fidarsi degli altri.
—Dite a nome della duchessa che, se egli è un cavaliere d'onore, distrugga tosto il biglietto. Sono persuasa che non esiterà. Io sono meno sicura di voi. Un uomo a questi comandi obbedisce assai più di una donna. D'altronde Federico è stordito….
Queste parole persuasero la principessa. Oh! lo distruggerà, pensò…. Perchè perderei sì buona occasione?… Non posso, no, rimanere invendicata!… Poi se il cavaliere, pacificato col duca, gli narrasse la scena che…. guai! uno di loro provocherebbe il principe!… E allora! D'altronde io non posso sopportare l'idea che donna Livia sia posta da loro tanto al disopra di me!… che mi si disprezzi…. No, no….
E tornò a porsi allo scrittojo.
Quando ebbe finito mostrò l'opera sua a Camilla, che lesse.
«Il duca è alla terra di S…. Donna Livia può vedervi un'ultima volta senza pericolo, essendo sicura dei servi. Ella esitò, ma non seppe resistere. D'altronde ha da comunicarvi cose importanti, perchè ella non è forse salva ancora. Vi attende tosto in preda all'agitazione più viva. Vi chiede in nome dell'onore che distruggiate tosto questo scritto, benchè non abbia osato vergarlo di sua mano. Affrettatevi….»
—Va bene? chiese donna Maria alla sua complice.
—Benissimo, rispose la dalmatina. Oh lo distruggerà senz'altro, non temete!
—Spero bene, chè altrimenti non lo avrei scritto. Ma credete poi ch'ei si recherà all'invito?
—Non ne dubitate, rispose Camilla con amarezza. Non vedete a quali angosce è in preda? Teme rimanere in palazzo, piglia pretesto da quel messinese per assentarsi continuamente. Manca persino alle convenienze, egli, che fu sempre gentile, abituato a Venezia a frequentare le case patrizie, la società più scelta…. Dunque di tutto ciò è causa l'amore per donna Livia…
—Certamente.
—Ora, principessa, mandate al duca la lettera; è già tardi.
—Dite bene.
E chiamato un servo, donna Maria gli consegnò il foglio, destinato pel fratello, ordinandogli di recarlo al palazzo dell'Isola all'istante e di rimetterlo soltanto nelle mani del cameriere di don Francesco.
Il servo partì tosto, fece l'ambasciata e consegnò la lettera al cameriere del duca.
—Chi la portò? domandò don Francesco, che era solo nel suo gabinetto.
—Un servo della principessa, eccellenza.
Il duca si annuvolò.
Che può scrivermi ancora quell'intrigante? disse tra sè.
Fu un istante per rimandare la lettera; ma poi pensò che, se donnaMaria ardiva scrivergli ancora, non era senza grave motivo.
—E…. dà qui, disse al cameriere, che gli consegnò il foglio.
Poi con un cenno congedò il servo.
Rimasto solo, aprì la lettera di donna Maria, che era così concepita.
«Ci conosciamo! voi mi scriveste, duca.—No, vi ingannaste…. Io credeva conoscervi: ma compresi che ciò non era. Non avrei creduto mai che vi lasciaste impunemente insultare, schernire, deridere…
»Prestate pur fede alla duchessa; lasciate che Federico di Chiarofonte, o il cavaliere dell'Isola, come più vi piacerà chiamarlo, possa vantarsi d'essere amato da vostra moglie, senza che voi gliene chiediate ragione. Fate pure. Io dovrei vendicarmi dello sprezzo, con cui mi trattaste, ridendo di voi, come ne ridono tutti. Ma non posso dimenticare che siete mio fratello. L'onore della nostra famiglia mi è assai più caro di quanto crediate.
»Per questo vi avverto che domani mentre sarete alla terra di S…. nostro cugino si recherà da vostra moglie. Attendete a giudicar tutti quando vedrete che non v'inganno; quando finalmente avrete riconosciuto che io non lancio nè ingiuste accuse, nè perfide insinuazioni.
Donna Maria.»
La rabbia, l'indignazione, il dispetto si dipingevano a volta, a volta sul viso del duca a misura che leggeva, e lo oscuravano ancora più….
Sarebbe possibile, mormorò, che donna Livia lo ricevesse?… No, non è capace d'ingannarmi così!… Dopo ch'ella mi disse d'amarmi sarebbe peggio di prima…. Sarebbe una colpa non solo, ma il massimo dell'ipocrisia, dell'abbiezione…. No, no, non voglio nemmeno pensarvi!…. Oh maledetta donna Maria, che viene ad avvelenarmi ogni gioia!… Però se posso accertarmi di quanto dice; se ella me ne offre il mezzo devo attendere a giudicarla.
Se veramente colui si recasse domani al mio palazzo, per vedere mia moglie…. ebbene!… sarà egli solo l'ardito; ma allora la promessa, che feci a donna Livia, sarebbe sciolta, sciolta da lui stesso, se manca all'impegno, se ritorna in mia casa!…
E colpito da una subita idea:
Oh comprendo! Dal Pozzo gli avrà narrato delle difficoltà fatte da donna Livia per isposarmi; dello svenimento, a cui soggiacque appena datami la mano: dettogli che il dolore ne fu cagione, perchè amava lui solo…. ed egli si sarà proposto di rivederla per ringraziarla di tanta costanza, di tanta fede…. Ah sì! è così…. Indegno Dal Pozzo! me la pagherà…..
Ed il duca si mise a passeggiare fremendo.
Poi, come se avesse d'uopo di nuovi fomenti al suo sdegno:
Si ride di me? dice donna Maria; tutti mi burlano…. Ma che?… Colui a quanto pare osa parlare della duchessa…. dell'amore, ch'ella ebbe per lui!… Ah è troppo!…. Ed io troppo fui vile…. Se donna Maria dice il vero…. se colui vuol rivedere mia moglie, domani sarà l'ultimo giorno di sua vita…. Ma dissimulerò con donna Livia…. Ella non saprà nulla…. perchè….
Ed il duca si assise triste e pensieroso.
Indi alzandosi dopo qualche tempo:
—Oh non ispunterà mai questo domani!… disse con rabbia….
………………………………………………………..
L'indomani spuntò…. come un giorno atteso con impazienza da tre persone, che lo salutarono con ansietà.
Il duca escì in carrozza al mattino dalla porta del suo palazzo. DonnaLivia non dubitava menomamente ch'ei non si recasse alla terra diS….
Poco dopo la partenza di don Francesco ella ricevette il biglietto, preparato per lei, e che le si disse essere stato portato da uno sconosciuto.
Donna Livia, che non riceveva mai alcuna lettera, rimase un momento perplessa.
Poi pensò che poteva essere del conte di San Giorgio, il quale approfittava dell'assenza del duca per dirle due parole; che, fors'anche ingannato, si lagnava di lei, e la aprì.
Non v'era indirizzo: i caratteri le erano affatto sconosciuti, ma il nome di Federico, che vide tosto, la colpì.
Lesse agitatissima, e dopo la lettura rimase più agitata ancora.
Che significa questo? pensò…. Egli vuol rivedermi…. Ha un segreto da comunicarmi…. Dice che posso riceverlo senza periglio durante l'assenza del duca…. Infatti!… Facendolo introdurre segretamente…. Non iscrive egli stesso per precauzione…. Eppure vuole che io distrugga il biglietto…. Vorrà parlarmi forse perchè avrà saputo che sua moglie e donna Maria tentarono perdermi…. dirmi ch'egli ignorava gli fossero state involate le mie lettere…. Sarà per giustificarsi ancora!…
Ed ella riflettè un poco…. indi:
No, non lo riceverò, qualunque sia il motivo, pel quale vuole parlarmi: per quanto mi dolga respingere una sua ultima preghiera…. Non posso vederlo!… Ne diedi parola al duca…. non vi mancherò…. Devo fargli questo sacrificio…. Poi proverei una troppo viva emozione!…
E chiamata la vecchia governante, le ordinò di dire ai servi che a qualunque persona si presentasse a chieder di lei venisse risposto ch'ella non riceveva alcuno; le aggiunse si guardasse bene ella stessa di introdurre ancora segretamente il signor di Chiarofonte.
Dato quest'ordine fu più tranquilla.
Ella non era di quelle donne, le cui risoluzioni possano venire scosse.
Quasi contemporaneamente Federico riceveva l'altro biglietto.
Gli fu consegnato in gran segreto, mentre stava per recarsi dal conte di San Giorgio a prendervi Dal Pozzo.
L'ufficiale si turbò nel leggerlo.
Come? donna Livia mi attende! Ha bisogno di vedermi!… Esitò; ma si decise poi…. Dice che non è salva ancora… Mi chiede in nome dell'onore di distruggere questo foglio…. Obbedirò….
E fece per lacerarlo…. Ad un tratto arrestandosi: E se fosse il duca, che volesse mettere alla prova la fedeltà di lei…. Non mi disse Dal Pozzo che è sì diffidente, sì sospettoso….
Eh non sarebbe un caso nuovo!…
Riflettè un momento, indi:… Conserverò il biglietto. Se mi fu inviato da lei, lo distruggerò sotto a' suoi occhi, spiegandole perchè nol feci prima…. ed ella mi perdonerà certamente…. Ma andrò all'abboccamento, qualunque periglio possa incontrarvi….
Ed invece di recarsi alla dimora del cavaliere di Malta, si diresse verso il palazzo del duca.
Giuntovi entrò, senza avvedersi di un uomo, che lo esaminava attentamente da una finestra socchiusa.
Era il duca, che, dopo aver lasciato la carrozza appena fuori del palazzo, ordinando al cocchiere di continuare la via, era rientrato da una porta segreta. Si era posto, non veduto da alcuno, in osservazione.
Vide entrare Federico.
Ah! mormorò, quale ardire!… E questa volta era ben deciso ad ucciderlo nelle stanze di donna Livia ed a punire questa, se lo ricevesse….
Attese immobile.
Intanto Federico chiedeva ad un servo di voler parlare alla duchessa.
—Non riceve alcuno, illustrissimo, gli fu risposto. Ella stessa fece dare quest'ordine da qualche istante appena.
L'ufficiale si allontanò subito.
Non era rimasto nell'atrio del palazzo che un momento; pure al duca quel momento era sembrato un'ora.
Respirò nel veder escire colui, che riteneva colpevole d'un tentativo audace; e quindi pensò andare da donna Livia a sciogliersi dal suo impegno, perchè l'ufficiale aveva mancato alla sua parola.
Vedendo che io non lo provocai, ne dedusse certo che io lo temo.
E con quest'idea corse da donna Livia.
Ella era nel suo gabinetto, e stava mostrando al bambino un libro d'immagini.
Vedendo il duca apparve sorpresa assai.
—Voi qui? gli disse; come? se vi credevo a S….
Egli la esaminò attentamente; indi:
—Sì, son qui, rispose, il vedete.
—Ma in qual modo?
Il duca era un po' confuso; temeva che quella specie di spionaggio potesse offendere donna Livia; ma poi pensando, come era suo costume, che alla fine egli era padrone di far quanto voleva, si decise a spiegarsi.
—Non sono andato, perchè volevo accertarmi di una cosa.
—E quale?
—Che vi eravate ingannata nel credere alle promesse di colui, e nel ritenerlo un uomo d'onore.
—Non comprendo.
—Ero stato avvertito che durante la mia assenza colui contava venirvi a vedere.
—E dubitaste di me ancora forse?
—No: di lui soltanto.
—Se mi aveste creduto intieramente non avreste simulato meco, accertandomi che vi recavate a S….
—Io tacqui con voi, perchè, se colui non fosse venuto, non vi avrei detto nulla.
La duchessa si turbò.
—Ed invece, aggiunse il duca con fuoco, lo vidi co' miei proprii occhi entrare in palazzo pochi momenti fa.
—Lo vedeste?
—Sì.
—Ebbene?
—Ebbene io non posso più mantenervi la mia promessa; e prima di farmi rendere ragione della sua audacia, sono venuto a dirvi tutto.
Ohimè! pensò donna Livia, siamo da capo.
—Guardate, continuò egli, ecco una lettera di donna Maria, dalla quale appare chiaramente che quell'indegno manca di rispetto a voi e si ride di me.
E le consegnò la lettera.
Donna Livia la lesse; indi:
—Egli non è colpevole, disse.
—Come?
—Fu ingannato, lo giurerei. Guardate questo biglietto, che ho ricevuto da poco tempo, e nel quale a nome suo mi si chiedeva un abboccamento. Non lo distrussi ancora; i caratteri non sono suoi.
Il duca lo prese e lo scorse.
—Appena lo ebbi ricevuto, continuò donna Livia, ordinai che nessuno fosse introdotto da me.
—Faceste bene; ma che sono tutti questi imbrogli? La scrittura non è sua, il vedo; chè quella maledetta scrittura la conosco anch'io; ma il biglietto verrà da lui egualmente, poichè egli venne qui. Ed io non soffrirò tale insulto.
In quella una donna chiese di entrare.
Apparve sulla soglia con una lettera tra le mani.
—Un cavaliere, diss'ella alla duchessa, chiese con istanza che venisse tosto consegnata a vossignoria illustrissima.
E si arrestò vedendo il duca, di cui non si era accorta dapprima.
—Una lettera? domandò egli.
La camerista temette d'aver commessa qualche imprudenza e rimase imbarazzata.
Quel suo contegno insospettì il duca.
—Ti si è forse ordinato che io non la veda? chiese alterato.
—Dammi quella lettera, interruppe donna Livia, e conduci teco il bambino.
La camerista obbedì, contenta, chè aveva avuto paura.
—Questa volta i caratteri sono suoi, disse il duca, mentre donnaLivia stava spiegando la lettera.
Indi:
—Voglio leggerla io!
—Tenete.
Ella non aveva avuto neppure il tempo di gettarvi lo sguardo.
—Mi sembrato agitata?… Di che paventate?…
—Temo che in questa lettera siavi qualche frase, che venga da voi fraintesa.
—Vedremo.
—Leggete ad alta voce.
—Siete ansiosa?
—Davvero, don Francesco, voi mi affliggete. Leggete solo, se più vi piace.
E si allontanò alquanto.
—No, non vi offendete, diss'egli avvicinandosi a lei. Ora ve la leggerò. Guardate se io vi amo!… Leggervi io stesso una lettera di Chiarofonte….
E senz'altro lesse.
Era veramente Federico che scriveva.
«Donna Livia.
»Dal giorno, in cui voi mi diceste che tutto era finito fra noi, io non avrei mai ardito tentare di rivedervi, come del resto non lo avrei osato anche prima senza il desiderio vivissimo di giustificarmi.
»Ed è ancora per giustificarmi che vi scrivo.
»Vi si dirà che cercai di parlarvi; ma fu perchè ricevetti un biglietto, nel quale mi s'invitava da voi all'istante.
»Mi sembrava impossibile; ma pure obbedii. Non fui ricevuto, e compresi che tutto ignoravate. Avevo già sospettato; per questo non distrussi tosto quel biglietto, come mi si raccomandava.