IV.

Poichè riebbe alquanto lo spirito smarrito, s'avviò la dolente col pio guerriero all'oratorio di Ginistrello, nè stette molto che se le annunziò giungere fra l'armi Girani. Ei veniva con serena fronte, e serbava fra il dolore la dignità dell'innocenza, chè tale il rendea la coscienza di non aver commessa viltà. Accennava come lieto si avvicinasse all'altare onde di là passare al riposo della tomba, ed essergli bastante compenso se restava della sua perdita orma di dolore ne' suoi compagni d'armi; solo corrucciarlo di non essergli concesso rivedere la sua Marcellina, e almeno darle l'estremo addio ed apprenderle col proprio esempio a sostenere l'animo forte fra tante disavventure.

Poichè fu poco lunge, Marcellina, scoprirlo, chiamarlo, gittarsi fra i soldati ed abbracciarlo, fu un punto solo. Ognuno si ritirò al cenno del Colonnello, nè alcuno s'ardì turbarli: volò terzo fra tanto duolo il cadente Nebiolo, ed era una compassione vedere Girani stringere al seno il padre e la figlia, compartire e ricevere tanta soavità d'affetti che a lungo loro non permisero di formare un accento, e solo rompea quel miserando silenzio qualche repentino prorompere di pianto.

Fu prima Marcellina a sciorre quella soffocata ambascia, nè più avendo mente ov'ella si fosse, nè più la giovanile timidezza ponendo freno al suo sentire, disperatamente dimandava lo sposo e aperto manifestavagli l'interno affanno.—Dunque io che ti amo, cui solo era dolce il pensiero di teco vivere i miei dì, io sarò cagione della tua morte?… e tu che ora qui palpiti a me vicino, che stringo con tanto amore al seno, che mi ami, tu, mio Girani, mio sposo… dovrai?… oh Dio! ahi disperato pensiero! ed io in tanto?… io sola?… Ah no! ch'io teco divida questo istante funesto… io t'infonderò coraggio, e mi sarà dolce con te… Chi potrà impedirlo… chi sì crudo fia che nieghi d'aver comune la morte,… a chi dovea dividere teco la vita?… ma e si potrebbe impedirlo a un animo deliberato?… io stretta a questo petto, io stretta a Girani… ah niuno! niuno varrà a dividerci…—

Ma il giovane tristo più per questa desolazione dell'amica che pel proprio destino, procurava di lenire tanta amarezza.—Poni in calma i turbolenti affetti, e piega il capo alla necessità, che forse non è sì acerba quale la fingi… E se fossi caduto in Egitto, solo, pesto dall'infuriare della battaglia, e invano chiedente pietà? Almeno ora ti è dato porgermi l'estremo amplesso, almeno fra queste braccia senti che gli ultimi moti del mio cuore si ridestano per te, almeno sei certa ch'io t'amo… No, Marcellina, non prostrare l'animo mio, non darmi doppia morte coll'aggiungere all'irreparabile mio fato la tua disperazione: a questa sola mal saprebbe reggere la contrastata anima mia… Il solo pensiero della tua felicità dava forza al mio labbro, ma suonò invano il tuo nome in mezzo ai figli di guerra:… il Colonnello volle pure farsi scudo allo sventurato, ma invano;… amore ci richiamava al maggior dei beni, e dopo tanto desìo, amore spezza per sempre quel nodo che già era presso a formarsi. Ah, Marcellina, non piangere, non desolarmi… noi saremo ricongiunti in cielo…—

Già l'ara e il sacerdote attendevano il mortale designato al supplizio, e la lugubre campana che lo chiamava all'ultima benedizion del Signore, percuoteva di terrore tutto l'esercito. Scese quel suono spaventoso in cuore a Marcellina, e voce pietosa d'amico in seno a Girani: l'una inchinò il capo dipinta di mortale angoscia, l'altro cercando cogli occhi erranti la luce del cielo, parea schiudere il labbro al sorriso di pace.—Senti, Marcellina, questo bronzo? In triste suo metro ei m'annunzia il prossimo mio fine; è il principio della mia agonìa, ma mi chiama ove la religione de' nostri padri ci apre i tesori de' suoi conforti, ci schiude la via a una vita più eguale… Forse un giorno ho profanato con amorosi pensieri la castità del tempio, allorchè bevvi per la prima volta l'amore pe' tuoi occhi, compresi, ben mel rimembra, da innocente pudore e da terror religioso: ora vuolsi lavare ogni macchia, e rendere l'animo mondo quale è il tuo, al bacio dell'eterno… Ah, Marcellina! abbiano calma per poco i terreni pensieri, e mentre colà mi reco onde prepararmi al nuovo mio viaggio, teco resti l'amor mio, teco resti la ricordanza delle nostre sventure.—

Si alzò dal sasso su cui avea preso qualche riposo, e dava un abbraccio alla dolorosa per dividersi ed inoltrare nella vicina chiesetta, ma essa come chi sull'orlo d'un precipizio si aggrappa a quanto le scorre alle mani per sostenersi, forte si avviticchiava a Girani.—Ah non fia no ch'io ti abbandoni: io vo' seguirti all'altare, e dividere teco proponimenti e preghiere… I nostri affetti sono puri, nè saranno forse disaggradevoli in cielo le preci di due cuori che si amano: se meno acerba ne si volgea la fortuna sarebbero voti di felicità… saranno voti di eterno pianto.—

Niuno ardì opporsi al pio desiderio, e la coppia sfortunata inoltrò nella chiesa. Ivi la Marcellina, siccome angelo tutelare, soccorse all'amico negli uffici della religione, si sparsero pie lagrime e sciolsero l'ali all'etere fra i vortici degli incensi le devote preghiere. Penetrava dalla finestra del tempio un raggio di sole, e ferìa i gradini dell'altare sui quali erano genuflessi i penitenti amici, sicchè si diffondea su' loro volti la luce: parea che il cielo mosso a tanta pietà, spargesse un'aura divina che valesse a rinnovellare le forze ne' loro agitati petti.

Poichè ebbero compimento le religiose cerimonie e si tolsero dal sacro loco gli sconsolati, Girani si accorse che fuori della chiesa tutti stavano in inquieta attenzione i suoi compagni d'armi, e non lunge scoprì breve drappello di soldati che tenevano le bocche de' fucili a terra, ed erano preceduti da alcuni tamburi coperti di negro velo. Girò intorno le dubbie pupille e lesse nel volto di tutti il proprio destino, e volto a Marcellina stringendole la mano:—Marcellina, mia compagna nella sventura, ecco già pende il momento del mio fine:… ricevi in questo amplesso l'ultimo pegno dell'amor mio, e ti allontana da questi luoghi funesti. Mi serbi il tuo cuore qualche dolce ricordanza, serbami i tuoi affetti,… ma tu non devi stare presente,… fra pochi istanti io non sarò più…—

Allora la dolente, che stretta da profonda melanconia stava col capo abbandonato, come chi si giace dimentica dell'esistenza, fu da subito terrore riscossa, si strinse a Girani, e riguardava in atto di dolore e di sdegno il padre che la sorreggeva e volea allontanarla.—Ah no! non fia mai ch'io mi diparta dal tuo fianco,… i crudeli ci uccideranno insieme… Chi sa forse mossi a pietà pel mio dolore,… forse, vorranno perdonare…—Ah no non ti seducano, mia cara, sì folli illusioni: è morta ogni speranza… Vedi quella mano di soldati che non lunge mi attende?… quando que' tamburi di morte ridesteranno lugubre suono, allora mi chiamerà la mia ora estrema, io partirò, e dopo pochi istanti ti ferirà un fragore, uno scoppio… allora… ah, Marcellina!… Tu ottieni la mia spoglia, e ti adopera perchè sia sepolta presso a quella di tua madre: almeno mi sia dato dopo morte ottenere fra le natìe mie glebe quella pace che invano ho vezzeggiata in vita: almeno ch'io non sia troppo lunge da que' luoghi che fai beati di tua presenza;… e sappia, e cada col dolce pensiero che verrai talora su quella terra a versare qualche tributo di pianto. Sostieni il cadente tuo padre, e talora ricordagli lo sposo che hai perduto; ma giacchè la sua età lo richiede, un altro figlio… Ah, Marcellina!… almeno affatto non dimenticarti di me; tel chiedo in solo compenso di tanto affetto che ti serbava in cuore… Perchè altri però non turbi con larve gelose la tua pace, allorchè pietà ti muova del perduto amico,… digli che vieni a visitare il riposo di tua madre, e tacita e in te ristretta, spargi anche sulla mia fossa qualche sommesso sospiro… E voi, mio buon padre, padre della mia Marcellina, voi datemi l'estremo vostro abbraccio, l'ultimo pegno di paterno affetto… Per questo sì tenero amplesso, per quelle lagrime che sì copiose vi piovono dagli occhi, vi raccomando questa povera fanciulla: compatite al suo dolore, nè muovetele rampogna se in lei sia soverchia l'amarezza pel doloroso mio fine: io la ho amata tanto… deh non vogliate far forza al suo cuore…

Trepidava l'afflitto veglio, nè sapea fargli altra risposta che di singhiozzi e di pianto, abbracciava, baciava a vicenda Girani e la figlia, nè avresti detto quale dei tre fosse più infelice o sventurato.

Corsero alcuni istanti fra sì tenera commozione, e poichè ebbe qualche tregua il compianto, Girani composto a serenità il volto e ripreso animo, volgea ai commilitoni più ferme parole—Mio Colonnello, che sempre anzi che capo mi foste padre amoroso, e voi soavi amici porgetemi l'estremo vostro abbraccio, e dimettere vi piaccia al morente socio quanto in lui vi parve riprovevole ne' tempi trascorsi. Deh non sia presso di voi la mia memoria turbata da alcuna sinistra ricordanza. Io sono stretto a dividermi da voi, ma non n'è colpa che giovanile imprudenza d'amore: non vogliate arrossire d'avermi avuto a compagno, poichè l'onore fu sempre l'unica meta cui miravano i miei pensieri. Io divisi con voi i perigli e la fortuna dell'armi, voi dividete con me il dolore che mi preme per questa fatale mia partita… Se mai vi fui caro, se mai non venni meno presso di voi al dover mio, all'amicizia, deh non patite, ve ne prego, che questa povera fanciulla e questo vecchio, dopo la mia caduta vadano insultati dalla marziale durezza. Sia loro libero trasportare seco l'estinta mia salma, perchè riposi vicino ad essi almeno dopo la morte. Se non fui l'ultimo nelle battaglie, spero che voi, mio Colonnello, vorrete di tanto essermi cortese, chè sarebbe crudeltà abbandonare le spoglie d'un soldato di onore fra questi campi obbliviosi, su cui scorrerà il tumulto delle prossime pugne: voi l'otterrete, chè non vive ira di giustizia oltre la tomba.—

Gemeano tutti intorno allo sfortunato, e si iteravano intanto i dolorosi complessi e le parole e i baci, ed era una mestizia, un lamento che ti cercava il cuore. A questi, Girani rendea pur grazie di antichi benefizj, a quelli ricordava la vita insieme condotta, i corsi perigli e le palme mietute:—ma per me tutto ha fine, e quale!… a voi sta chiuso il campo della gloria, a me la fossa… Almeno fossi caduto combattendo, che il mio nome andrebbe scritto fra quello de' valorosi figli della patria. Ahi dolce nome che rapito alla natìa rozzezza ora cominciava sì altamente a intendere!… ahi inutili speranze e più inutile pianto!—

Provvide quindi come bramava si compartissero le sue cose, e fattasi venire una sua spada assai bella, dono del suo Generale al ritorno d'Egitto, la baciò e porgendola al Colonnello:—Eccovi l'arme onorata che m'acquistò il mio coraggio: questa era la sola eredità che avrei lasciata a' miei figli, se un dì avessi diviso con Marcellina… inutili speranze! A voi ora la porgo perchè non sentiate vergogna ove vi soccorra del mio fine: questa vi farà testimonianza ch'io non fui l'ultimo dei vostri soldati. Questa è l'estrema volta ch'io tratto l'armi d'onore, di cui fra poco verrò spogliato fino delle insegne: io la bacio e la bagno di pianto, certo il solo pianto che non la disonori, poichè non è figlio della viltà, ma del dolore di lasciarla.—

Levò quindi quel vezzo di perle di cui era stato presentato in Egitto, e lo pose al collo di Marcellina.—Tieni, mia sconsolata amica, questo l'ebbi in Egitto, allorchè pensando a te, salvai una vita preziosa. Io divisava di offrirtelo il giorno delle tue nozze, e te lo offro nell'ultimo momento della mia vita: ricordati a qual fine era destinato, e quando il ricevesti… ricordati…—

Ma il funereo suono de' tamburi annunziava l'ora fatale: Girani riscosso stette ad udirlo, e intrepido come ebbe rivolto uno sguardo confortatore alla sua Marcellina—Sì, t'intendo, voce di morte, io vengo.—

Marcellina svenne fra le braccia di suo padre, che la sostenea combattuto da doppia ambascia: Girani riguardava l'amato viso che dipinto di pallore mortale gli richiamava il suo prossimo destino; tra commosso e addolorato strinse teneramente la mano della misera, la accostò alla tremante bocca, e pronunziando il di lei nome, per l'ultima volta parve fruire la vita fuggitiva dalla cara morente luce del di lei volto: indi innalzati gli occhi al cielo, si mise coraggioso fra i soldati che doveano scorgerlo sul sentiero di morte.

Procedeva a lento passo il corteggio funebre e pervenne a una vicina campagna, ove era schierata gran parte dell'esercito e lo stato maggiore. Girani in cui più non poteano nè dolore nè amor di vita, inoltrò senza far motto nel fatale recinto: se gli strapparono dalle spalle le onorate insegne del suo grado, ma prima che si gittassero a terra volle baciarle, e con quel bacio parea dire che mai non le ebbe disonorate.

Ruppe solo il silenzio allorchè si volea bendargli gli occhi.—Io vissi sempre siccome soldato d'onore e muojo senza viltà: non ebbi mai alle spalle l'inimico, non fuggii mai i perigli, nè ora tremerò di vedere la morte. Vibrino i miei amici al cuore, ei solo n'è colpevole: io perdono loro questa necessità e gli amo come fratelli.—Colle braccia aperte ponendo gli occhi al cielo, e susurrando il nome della sua Marcellina, calava il ginocchio l'intrepido e stava attendendo il dardo mortale.

Dopo pochi istanti che Girani erasi dipartito, la deserta di Nebiolo ripigliava l'anima smarrita, e sporgendo le braccia tremanti, e vuote ritraendole al seno, dicea con interrotti singhiozzi:—No, mio Girani, non fuggirmi per pietà… qui, qui meco…—In tanto viene in sè stessa e più nol vede, e sola si trova col padre adagiata su d'un sasso, e sente il proprio errore: alza gli occhi, scopre già lontani i soldati, e senza far motto, accesa da improvviso coraggio, vola, si precipita ove più folta è l'oste schierata.

Giunse fra le file quando Girani rifiutava la benda, e per gli spazj che si aprono fra schiera e schiera vederlo e volare a lui fu un punto solo, sicchè niuno se ne avvide o potè impedirla. Lo raggiunse nel momento che ei piegava il piede, se gli prostrò vicino, se gli strinse al seno, e perchè l'ansia affannata le soffocava gli accenti, accennava sè stessa e percoteasi il petto riguardando l'amico, quasi dicesse di voler morire con lui.

Fu universale la maraviglia a tanto coraggio, si sostennero i fucili già inchinati onde scoccare il colpo fatale, e tosto alcuni soldati tenendola presa da pazzìa erano accorsi per trasportarla altrove. Marcellina aveasi con tanta forza avviticchiata a Girani che era malagevole il dividernela: non parlava, non piangeva, spirava disperazione dagli occhi e si difendea colle mani, co' piedi e co' denti da que' barbari che si attentavano strapparla dal suo amico. Era una compassione a vedere una lotta fra soldati e una donna che per ogni modo cercava di avvinghiarsi a colui dal quale si volea separarla, nè altro mettea dal petto che qualche disperato grido ogni volta che pareano venirle meno le forze.

Era perturbato tutto l'esercito, e commoveano ogni petto il silenzio di Girani, quella miserrima lotta e le grida disperate della donna. Il Generale trasse a quella mischia, ordinò di ritirarsi ai soldati, e accostatosi alla Marcellina la richiese fra dolce e severo quale follìa la prendesse, e perchè fanciulla volesse porre a sì imprudente partito il proprio onore. Com'ella vide rimossi i crudi che voleano farle violenza, tenendosi tuttavia stretta al suo amico, poichè l'affanno le permise la voce, con incredibile coraggio franca e deliberata gli rispondeva—Non isperate mai,… mai ch'io mi divida da lui: trafiggetemi, ponetemi in brani, io non lo lascerò,… morirò con lui… io fui la cagione, egli è innocente… Niuno s'attenti di avvicinarsi, non sento parole… e chi, chi siete voi che mi parlate d'onore… se perdo tutto?…—

In tanto erasi avvicinato il vecchio Nebiolo e atterrato, stringendo le ginocchia a Lannes gli domandava commiserazione, e con lui molti dello stato maggiore chiedeano grazia per Girani. Come Marcellina s'avvide che quegli era il Generale, ispirata e desta da nuova speranza se gli gittò ai piedi e lasciando libero il pianto, ora stringendogli le ginocchia ed ora baciandogli l'elsa della spada pregava clemenza, perdono pel suo amico—Grazia per pietà, egli è innocente, ei non volea fuggire… me, me qui trafiggete, ma vi stringa compassione di lui… Non macchiate di questo sangue il nome vostro, datelo alla vostra gloria, al mio pianto, al dolore di tutti… Se avete figli ah pensate! a qual duro passo possa trascinargli una cieca passione e compatite al vostro soldato… Che vi avvenne di male per ciò, che vi occorra tanto rigore?… che vi feci io misera orfanella che vogliate strapparmi il cuore colle vostre mani?… Ah no pietà, perdono…—

Stava silenziosa, ansante tutta al di lui volto, e tacito se le volgea sulle gote a rivi il pianto, e con quello sguardo, con quelle lagrime, con quei repressi sospiri, sembrava pur chiedergli grazia e perdono. Mosse Lannes intorno gli occhi, e parvegli tutto lo stato maggiore dipinto di pietà e di duolo ripetergli con Marcellina, perdono. Egli sollevò la misera coll'una mano, e stesa l'altra a Girani, che era stato muto a sì diversa scena, gli ordinò di raccogliere le insegne del suo grado, e disse che ove nella prossima battaglia lavasse con valore le macchie apposte all'onor suo, gli era fatta perdonanza; indi di sua mano gli restituì la spada.

Fu universale la letizia, e mentre Girani quasi preso da stupore, come quello cui passò vicino il fulmine e non l'offese, vedeasi cinto dagli amici che gli metteano coraggio e gli faceano intorno piacevole e lieta festa; la Marcellina rapita all'entusiasmo dalla gioja, volea di nuovo per gratitudine prostrarsi innanzi al clemente Generale. Ma ei mitigava con blandi accenti quella sfavillante letizia, le applaudiva a quella costanza di affetti onde a tanto fu mossa, e le proferiva consigli perchè con maggior prudenza il suo amante per lo innanzi adoprasse per coglierne non amari frutti.

Intanto Girani ebbe restituito all'omero l'onor perduto, ed abbassata innanzi al Comandante la punta ossequiosa del reso acciaro, gli riferiva i sensi del grato animo suo.—Non già perchè mi pesasse il morire, non già perchè onta mi pungesse di commesso delitto, chè ben sentiva la necessità segnare dura condanna a lieve colpa, e ciò che è più, l'animo mio mi giudicava ch'io era innocente. Voi mi restituite alla vita, voi mi ridonate al mio grado, all'onor mio, a quanto mi è di più caro, ed io giuro per questa spada che innanzi a voi si inchina, giuro che nel primo fatto d'arme saprò rendermi degno di queste insegne o morire: tergerò dalla fronte la macchia che s'attenta deturparla, o non la innalzerò mai più innanzi ai vessilli della gloria. Dopo la pugna io deporrò questo ferro al vostro piede, nè mi verrà restituito se i miei compagni non giudicheranno che io ne abbia buon merito. Se fia mi succeda tanto amica la fortuna, allora vi porrò voti perchè abbiano qualche ricompensa le virtù di questa povera fanciulla e fine i suoi lunghi patimenti.—

Il Generale accolse al seno il valente giovinetto e lo accertava come ei conoscesse le sue virtù, e di quanto sen dolesse innanzi colla dura necessità, che lo armava di tanto rigore. Fu cortese anche alla Marcellina di lusinghevoli encomj, le applaudì l'umano cuore, e il maschile coraggio, dicendole come gli intensi suoi affetti aveano forza di pigliare qualunque alto animo, e piacergli che di tanto l'avesse in cuore Girani: le porse nuovamente fede di tenere quanto poco dianzi avea promesso, e la confortò e nudrì di buone speranze pel conseguimento di una prossima felicità. Trepidava la bella solo occupata del pensiero che fosse salvo l'amico, e dietro il velo delle inchinate palpebre muovea furtivamente gli occhi sopra di lui, se non che al suono di quella lode correva un lieve vermiglio a dipingerle il viso, che la rendeva in suo pudore più bella.

Si diffuse per tutto il campo la gioja e su ogni bocca suonavano i nomi di Girani e della Marcellina, e per ognuno si applaudiva al novello coraggio di lei che salvò allo sposo la vita. Tutti s'affollavano intorno al racquistato amico ed era loro grazioso parlargli, e chi ne era impedito si studiava manifestargli colla mano i sensi ascosi, chi il confortava nella vista alla letizia, chi vel richiamava con improvvise grida di tripudio che ad abbondanza usciano dai petti, e sfavillava sul volto di tutti sì verace la gioja, che Girani sovente a tanta amicizia commosso, stretto soavemente fra l'altrui braccia era sforzato a lagrimare, che è pur dolce in uman cuore la voluttà d'essere caro altrui. Dolce voluttà che il mio cuore anela più d'ogni vana fola che vezzeggia il bel mondo e chiama onore l'orgoglio de' mortali; soavissimo nettare che ove si delibi presso un animo gentile, addolcisce l'amaro calice di vita e le mortali catene infiora di rose le quali olezzano di paradiso: voluttà cui ignora il cieco volgo e il procace mortale che non innalza mai l'ali del desìo sopra la paludosa terra, che il Sofo vestì tutta di celesti spoglie, e che ove si contemperi coll'affetto più tenero dell'alma, ove si attinga fra i fiori di un gentil volto o dalla luce fuggitiva di due occhi amorosi, è il solo e più pregiato conforto dell'umana vita.

Ma ove la letizia correva all'estremo, era in Marcellina in cui fu estremo il dolore. Ella non trovava modi e parole ad esprimerla: contrastata ad un tempo dalla modestia e dall'amore, da tutti riguardata ed applaudita, non sapea a cui volgersi, quali accenti formare in mezzo al tumulto di un campo, fra genti a lei sì strane per costumi, per maniere e per favella. Pure non sapea starsi queta, e chiudere nel silenzio del cuore il piacere chè ad ogni istante lo schiudeva a un nuovo palpitare: divideva la soavità del contento col padre e coll'amante, or careggiava colla timida mano il canuto capo di questo, e ne baciava la gota lanosa, or movea su quegli soave il favellare de' bei lumi cui seguiva il raggiare di più seducente sorriso. Figlia ed amante, siccome pria fu la compassione, ora era l'amore di tutti, e batteva furtivo in ogni petto vaghezza, non che di vederla, di ottenere gli ultimi suoi sguardi, allorchè modestamente a sè li raccoglieva, come chi siegue colla bramosia del volto gli estremi raggi del sole che si nasconde.

Erano intanto accorsi d'ogni intorno gli abitatori della collina; poichè la loquace fama avea sparso sui monti il venir di Girani. Egli era a tutti diletto e il suo caso riusciva più acerbo quanto più ognuno era tenero per la Marcellina. Quindi più ratta si propagava la propizia novella, quindi più festevole si diffondea fra loro la gioja, che meglio schietta e pura suole risplendere su quegli animi che meno si accostano alla civiltà, nè risentono i legami sociali, i quali non che al pensiero, impongono dure catene fino alle care affezioni del cuore.

Scendevano que' semplici fra l'armi, ed erano intromessi nel campo, e vedeano il lor paesano, e con grida e con gesti e con parole gli aprivano il proprio affetto e la gioja onde erano piacevolmente cercati: Girani rendea loro grazie per voti e abbracciamenti e baci.

Ognuno recava seco qualche donativo, e chi portava i polli, chi il capretto, chi il latte ed il formaggio. Venivano questi divisi fra i soldati che ne faceano festa, e coperte di brani quelle bestie innocenti, ridestati nella campagna i fuochi, talora con pentole e con i spiedi, spesso con vecchie bajonette ne arrostivano le carni e ne imbandivano un banchetto. Si divideva in varj gruppi il campo, e ognuno intendeva a cure diverse. Qui si stringeva una mano di montanari intorno a varj soldati che eran pur nati sui colli, altrove gli amici insieme prendeano riposo dalle fatiche: ove si conveniva ad un desco, ove si allestiva un cibo, e mentre l'uno si tenea buono se rendeva acquavite per latte, l'altro era desioso a più spiritosi beveraggi. Girava la tazza spumante di pretto liquore, il gaudio sovente usciva in liete risa ed in festevoli grida, e spesso la gioja moveva il piede all'agile danza.

Era bello fra tanto rumore e tripudio l'ordine che reggeva ogni cosa, e il cambiarsi delle scolte, il correre de' messi, il sostenere de' carri nel cammino sconnessi, la distribuzione de' viveri e de' foraggi, e il ricevere e il dar ordini, e il severo comandare e il subito ubbidire. Era bello vedere ai tumulti e agli evviva, al battere de' tamburi, succedere il silenzio e la quiete, e un correre a' fucili, un allestire i cavalli, un porsi nelle file, e destramente eseguire le militari evoluzioni. La sola voce del Comandante muove a sè d'intorno in varj giri, in eguali atteggiamenti e in armoniose file, miliaja di soldati: or incedono i fanti, ora precipitano i cavalli, questi procedono con ordinanza, quegli soccorrono con apparente disordine, gli uni traggono pesanti carri, gli altri i cavi bronzi, che in un lampo rivolgono, puliscono, v'infondono nel seno la combustibile polve e coll'occhio sagace divisano ove debba cadere il telo mortale. Tutto è movimento ed opra, e ti piace in questi l'agilità, in quelli la fierezza, sugli elmi degli uni scuotersi l'equina criniera, su quelli degli altri ondeggiare le variopinte piume, e i raggi del sole infrangersi ne' puliti fucili, e nelle sguainate spade, sicchè ti pare sovente vedere sull'armi di guerra il settemplice arco di pace.

Corsero due giorni in questo modo, e mentre i soldati prendeano riposo dei sostenuti disagi, il Comandante ordinava che si scorressero i colli e pigliava cognizione delle posizioni delle forze dell'oste contraria. Talora si udiva nelle valli qualche strepito d'armi, e ritornavano poscia i brevi drappelli che eransi mandati a spiare o vinti o vincitori: ora redivano scemi di numero, ora traevano prigioni vinti all'inimico.

Girani cui troppo addentro premea l'onta del passato giudizio, mai non restava inoperoso, e sempre ottenea dal suo Colonnello di andare capo delle bande che scorreano i dintorni. Cittadino delle rupi egli era più d'ogni altro esperto de' luoghi, più ardito: inoltrò fra vallate inospite, si arrampicò su luoghi dirupati, e adoprò con tanta audacia, che potè spiare quai posti occupasse l'inimico; portò sì innanzi il piede che gli convenne talora venire alle mani colle avverse scolte avanzate, e potè condurre al campo alcuni prigionieri in testimonianza del proprio coraggio.

Volgeva egli nella mente alte cose cui alimentavano più alti desiderj. Avea da lungi scoperti sulle alture di Casteggio alcuni apparati di guerra, nè sapea comprendere come si fossero colà situati ed ordinati: non potea conoscerne la forza, e bramava d'esserne accertato innanzi di aprire al Generale i suoi disegni. Allora gli suggerì la Marcellina, e parve che assai bene l'opera di lei verrebbe in destro.

Era la Marcellina con altre donne e col padre sempre nel campo, e solo si ritraeva a Montebello, allorchè l'esercizio militare richiamava nel bivacco la quiete. Essa provvedeva i cibi al suo amico ed al Colonnello di lui, e talora presentò lo stesso Generale col fresco latte delle sue capre che a Nebiolo iva a spremere il padre, e un dì gli offrì di quello stesso squisito cibo che già aveva posto a Girani la prima volta che venne a lavorare i suoi campi: lo aggradì l'eroe, e mentre assiso nella tenda lo gustava, ella piacevolmente narrava a lui la storia di quel giorno.

Fu Girani dalla fanciulla, e accennatole quanto gli tenesse di rendersi accetto a Lannes, le manifestò come per un suo divisamento gli era mestieri di sapere quanto operavasi sopra Casteggio, e se le desse l'animo di recarvisi.—Perigliosa e difficile è l'impresa, ma a niuno meglio deve uscire agevole che a te, giacchè non può cadere sospetto in mente ad alcuno che una semplice contadina possa covare pensieri di guerra. Non richiedermi di più: l'evento ti renderà più accetto lo sposo, e sorriderà amico alla nostra felicità.—

Marcellina di buon animo assecondò i desiderj dell'amante, e poste in un paniere alcune frutta, delle ova e due colombi, ben avvisata del modo con cui dovea adoperare, entrò in cammino verso Casteggio per la via della collina lungo i tortuosi meandri della Copia. Passò illesa in mezzo alle sentinelle, e insieme con altri montanari che andavano e redivano chi recando polli, chi frutta, potè conseguire ogni suo desiderio.

Casteggio, sede antica di un presidio non ignoto nelle romane guerre, e intorno a cui sono celebri e la fontana d'Annibale e il monte di Cesare e luoghi la vestustà del cui nome ricorda la presenza dell'Aquila latina; è posto sul pendìo che riunisce quasi apice di angolo la doppia catena di colline, l'una delle quali muove verso Voghera, l'altra seconda il corso del Po. Gli corre al piede la romana via, e dove forse un dì fremeva l'onda dell'incostante Eridano, ora le prime mura sorgono del paesetto che in varia foggia a riguardarsi sale mano mano sul poggio in fino alla cima: l'una casa sovrasta all'altra e s'aderge più orgogliosa quanto più s'accosta al vertice, l'un tetto è quasi di gradino all'altro, e ti presenta a riguardarsi un colle di riunite abitazioni fra le quali innalza più orgoglioso il capo qualche chiesetta. Una spaziosa via dalla radice mena alla sommità e divide il paese, e lungo questa si schiudono officine d'ogni sorta a cui hanno ricorso pel bisognevole i cultori della montagna. Sulla vetta spaziosa grandeggia da un lato il maggior tempio, la cui torre ornata di graziosa cupola, rende più vago a riguardarsi da lungi quella piacevole altura: dall'altro è fabbricato un moderno convento, ed era forse un'antica rocca, e innanzi ad esso si stende un ameno praticello da cui, mentre ti pare di avere al piede ossequioso il villaggio, spingi curioso lo sguardo per l'immensa pianura, e ti diletta vedere il corso del Po, le feraci campagne di Lombardia, i castelli del Piemonte; nè la tua curiosità ha confine se non se dal connubio del cielo cogli orgogliosi gioghi del Cinisio e del Monte Rosa. A questo poggio, che è il più dilettoso, e vien denominato il Pistornino, trae sovente il curioso viaggiatore a deliziarsi nel contemplare le lontane bellezze.

Marcellina non curata innoltrò col suo cesto fino al mercato. Questa è una piazza che quasi riposo giace a metà del colle, e dall'una parte è ornata di una chiesetta, dall'altra si spazia fino al dirupo e sovrastandogli il Pistornino presenta tuttora la vista dello spalto d'una fortezza. Da questa piazza per salire più in alto, conviene passare sotto un arco, sicchè lo diresti la porta della rocca, e se su quella cima si assise l'ira di guerra, quivi certo erano poste le prime fortificazioni. Ivi in fatti avea l'oste raddoppiate le guardie, abbenchè non potessero impedire il passaggio ai montanari, poichè ove loro pur fosse stata chiusa questa via, ne restavano altre assai per salire e rendersi alla parte più erta di Casteggio.

Molti venivano intorno alla Marcellina per fare mercato di quanto portava; ma la destra forosetta sentendo che ove ne avesse consumata la vendita, non avea più con che far velo al suo andare, richiedeane molto prezzo sicchè niuno volea comperarsi il suo. Non facea risposta che di un modesto sorriso a quanto alcuno motteggiando diceale, e in sè ristretta e chiusa procedea in suo cammino, e tripudiava nell'idea di condurre a meta ogni suo desiderio.

Per tal modo d'uno in altro luogo trascorrendo, mettendosi or con questa or con quella donna, delle quali per avventura alcuna conosceva, ella potè pervenire fino alla cima di Casteggio. Quivi quasi presa da femminile vaghezza, e come se fosse selvaggia del loco, addimandava ora l'uno ora l'altro che si facessero i soldati in questa od in quella parte, e avendo più avanti l'ardir suo, rimirando intorno come chi assaggia nuove cose, inoltrò con diversi cicalecci fino al Pistornino. Ivi vendette i suoi colombi e le ova, e in tanto a suo grand'agio potè comprendere come in quel luogo si fossero posti de' cannoni ed innalzate alcune fortificazioni. Poichè ogni cosa vide e notò, bellamente ritirandosi lasciò quella terra, e in brev'ora di ritorno al suo Girani, gli narrò distintamente quanto erale occorso di osservare.

Da tanto ben sentì il sagace soldato come il nemico si fosse afforzato sul Pistornino e nel Monastero. Nè ciò senza molta accortezza, poichè dominando quel luogo il sottoposto paese, non solo si teneano soggetti gli abitanti, ma rendeasi micidiale l'impresa di chi si fosse attentato di penetrarlo, mentre que' cannoni impunemente vi piombavano sopra sterminio e morte.

Fermo nel suo proposto e pieno di alte speranze, venne Girani al Generale, gli narrò quali fossero le difese di Casteggio e il modo con cui tutto ebbe scoperto, sicchè quegli ne fu ad un tempo meravigliato e dolente, poichè vide turbati i suoi progetti, e temea forte la presa del Pistornino non dovesse costargli molto sangue. Girani scoprendo i propri pensieri, gli disse a ciò solo essere venuto, presto a trarlo dal duro impaccio: gli chiese una mano di arditi e presti a porre per la gloria la vita, e gli svelò come proponeasi, girando nella valle opposta, condurli dietro al colle di Casteggio, e mentre fervea la battaglia nella pianura, e tutte le forze dell'inimico erano volte a difendersi ove erano assalite, egli arrampicandosi co' suoi sul colle, gli piglierebbe alle spalle, e renderebbe inoperosa quella fortificazione. Lannes rivolto l'animo a siffatto proponimento, gliene piacque, gli acconsentì una squadra di pochi arditi de' quali il pose al comando, e baciatolo in fronte gli disse:—Bravo capitano, sappiti col tuo valore procacciar questo grado nella battaglia.—

Ogni cosa era ordinata fra il Generale e il giovane ardito, se non che il primo sentiva, come, se Girani si fosse scagliato a prendere il Pistornino innanzi che egli di fronte si fosse mischiato nella battaglia, e il nemico accorgendosi del nuovo assalimento rivolgesse a quelle parti le forze; sarebbesi gittata l'impresa, e inutilmente avventurati a indubitata perdita i suoi. Perciò stavano fra loro ragionando del modo con cui dare un segno, ma non sapeano ravvisarne uno sicuro. Allora il Generale soggiunse—Se un ardito potesse salire la torre del tempio…—Un lampo parve balenare innanzi a Girani, che rispondea interrompendo—È fatto: a ciò basta Marcellina.—

Sorrise l'uomo delle battaglie e gli applaudì che meglio gli parve dover riescire per amore, quanto avrebbe durato fatica a ottenere altrimenti, e disse:—Che questa giovane oggi richiamare dovesse la fanciulla d'Arco?—e accompagnò tai detti di un sorriso che ad un tempo accennava e la fidanza della vittoria e il plauso che ne dava a chi schiudeane la via. Dileguarono innanzi all'accortezza di Girani gli ostacoli che poteano nascere in questa impresa, e posero fra loro che allorchè il Generale farebbe volare dalle sue truppe al cielo un foco artifiziato, Marcellina moverebbe a suono le campane del tempio, affinchè dall'opposta valle volasse novella che si operava l'assalto.

Girani aprì questi pensieri alla Marcellina e trovolla presta a seguirli, abbenchè il padre ne fosse alquanto turbato, sicchè ne fu malagevole ottenerne il consenso. Amore è duce d'ogni audace impresa, desto in cuor di donna l'arma d'ardire, la sprona fra i perigli, e sovente poca scintilla per lui seconda gran fiamma di gloria: amore accese nuovi pensieri in animo alla vergine di Nebiolo, le sparse di rose la via de' perigli che la scorgeva a conseguire lo sposo. Perchè non le fallisse il misterioso andare, venne a Casteggio la sera che precedeva il dì della battaglia, ivi prese alloggio presso una buona femmina con cui teneva amicizia, e la cui casa usava ogni volta che traeva al mercato, e la quale era forse d'un trarre d'arco lunge dalla chiesa.

L'amante innanzi di separarsi da lei le dava ricordi e preghiere, e perchè bene le riuscisse l'impresa, e perchè non la cogliesse qualche sventura. Sentiva egli un'insolita letizia scorrersi in petto scoprendo il coraggio della bella, e precorrendo col pensiero il bene che lo attendeva, ma ad un tempo il timore pareva amareggiargli il calice cui appressava le labbra assetate, od offuscargli la luce che gli raggiava sugli occhi: ei spesso timoroso, come barchetta in mezzo all'onde contrastata da opposti venti che or l'uno la rapisce, or l'altro la spinge nè sa rimuoversi, da doppio affetto sospinto non sapea sciogliersi dall'amica e lasciarla libera al suo cammino. Ma vinse in fine la brama d'onore e la data fede, vinse l'amoroso desìo, strinse la bella pudibonda al petto, e additandole il cammino—Va, anima mia: ci dividiamo solo ancora per pochi istanti, poscia nulla potrà separarci giammai. Va, ricordati di chi non vive che nell'amor tuo, e domani i nostri cuori ritornando a' più soavi amplessi, possano dirsi in loro favella: noi siamo felici, ma lo abbiamo meritato.—

E a lui la Marcellina, cui la commozione amorosa non diminuiva per nulla il vigore dell'animo—Fatti sicuro, mio unico amico, omai mi sento il coraggio di un soldato. Il tuo trionfo è certo, e questo abbraccio sarà l'ultimo che non ci scambieremo se non che sposi. Animi entrambi il pensiero della nostra felicità. Io vedrò fischiarti intorno il periglio e pure oserò accennarti la strada che ti adduce a combatterlo,… ma tu fra l'ardire e la mischia, ricordati che hai qualche parte di te,… che taluna trema sulla tua sorte; ricordati che un cuore amante e sì a lungo contristato dagli affanni, ti serba il premio di un costante affetto e della vittoria; sieguila audace sì, ma in modo che vane non riescano le nostre speranze… Girani, non dimenticarti mai di Marcellina, e son certa che ritornerai salvo al mio seno.—

Il sanguigno colore onde l'alba novella vestì le prime nubi in oriente, annunziava il dì della battaglia. Tutto è ordine, opra e silenzio nell'un campo e nell'altro: si stringono gli offiziali intorno al Comandante, e dal correre, dal breve starsi e dal partire si argomenta il succedersi delle ordinanze. Volano dalle prime alle ultime squadre gli operosi aiutanti, scorrono di fila in fila gli ordini severi: il suono delle trombe o de' tamburi impongono i movimenti, or avanzano gli audaci picchetti, or si stendono, or si dividono, or si riuniscono le schiere. Il fragor dei carri pesanti, lo scalpitare de' cavalli commettono all'aure un mormorìo confuso ed una nebbia di polve, che sale a rapire i puri raggi del sole e rende più truce il momento della battaglia: ti avvisi di sentire nelle nubi muta mormorare la tempesta pria che dirompa sulla terra, e quella nebbia e quel mormorìo ti mettono terrore.

Accorrono d'ogni parte gli abitatori de' monti e si arrampicano quali sui dirupi, quali fra i rami delle lontane piante, ansii di riguardare nella vasta pianura il commovimento delle schiere, lo scintillare dell'armi e l'ondeggiare dei cavalli. Ricordano gli amici ed i congiunti, ricordano le antiche tradizioni dei padri e le trascorse guerre: ondeggiano fra il terrore e la maraviglia, quindi li prostra l'idea di pericolare, quindi gli accende amore di novità, sieguono coll'occhio e colla mente l'ordine della battaglia, e contrari sorgono i timori o le speranze, siccome muove gli animi amore di parte o diversità di consiglio. Intanto il soldato nella sua fila mentre muto opra ognora novelli movimenti e lo perchè non sa, ebbro di sconosciuto foco, mosso da un'ignota forza gira l'incerto sguardo bramoso di nuove cose, nè più teme perigli, nè più pensa a serbare la vita, e anela e chiede la battaglia.

Fu lo scontro di due picchetti che diede il segno della pugna: in un istante tutto fu movimento e fuoco e sangue nella desolata pianura. Una fila succede all'altra, volano ad un punto, fischiano per l'aura mille teli di morte: tra il fumo e il rumore, questo vince, quel retrocede: or tacita un'ala s'avanza con passo accelerato e pare agogni al trionfo, or un drappello rintuzzato da forza maggiore piega e manda rovina quasi leon che s'accoscia e mette spavento col fiero ruggito: or si dividono i fanti e danno luogo all'oprare de' cavalieri, che furiosi precipitano nella mischia, piovano dagli sguainati brandi sterminio e morte. Altrove si scatena dal cavo bronzo fulmine distruggitore; tronca, abbatte, fora, uccide quanto si oppone al suo passaggio, e precipita quasi dalle nubi e manda dall'ignivomo seno, come vulcano dall'ardente gola, mille infocate saette, che scagliano intorno lagrimevole strage col temuto rimbombo del tuono; ma il soldato imperterrito stampando orme di sangue, fra il maggior cimento più s'accende alla vittoria: si lasciano i caduti, si stringono le file, e mentre la fiera artiglieria gli tempesta contro la rovina, ei quasi la disprezzi, se le scaglia incontro, l'aproccia, l'assale e la rende inoperosa; ardire solo concesso all'orgoglio dell'uomo.

Così per più ore pendeva dubbia la battaglia, l'un campo e l'altro facea prodigi di valore, e volava la vittoria or sugli stendardi dell'uno, ora sfavillava sull'armi dell'altro. Il Duce franco intanto volse un'ala del suo esercito sopra Casteggio, e mentre parea tutto occupato nel dargli l'assalto, mentre dalla cima grondava su lui una pioggia di fuoco, ecco vola per l'aere aperto l'artifiziale cometa, e Marcellina che di soppiatto e mentre niuno sel curava avea salita la torre, mise improvvisamente a suono i sacri bronzi.

Allora anche Lannes investì coll'artiglieria il paese, e mentre inutili sforzi volgea contro l'armata cima da cui gli grandinavano sopra infallibili colpi, Girani co' suoi pochi arditi uscì dalla macchia ove si era appiattato, si arrampicò precipitosamente sul colle e fu sopra alle fortificazioni de' nemici in meno che nol videro. L'opera dei bronzi è omai vana: le spade ignude e deliberato ardire sono soli ministri al conflitto. Richiamati dal nuovo assalto, abbandonano gli artiglieri l'opera de' fuochi, e lasciano libera la strada a quella cima alle francesi truppe della pianura; il breve drappello degli arditi assalitori lotta con indomito valore cogli animosi che si sforzavano a respingerli: si pugna colle spade, colle bajonette e colle mani, si combatte fin sui cannoni: cadono intorno a Girani i seguaci, son pari la speme e il timore, ma in fine i sussidj vicini, un risoluto coraggio e disperate grida furono il segno della vittoria.

Già s'udivano d'ogni parte i bellici oricalchi in suono di gioja, le ostili schiere si ritiravano verso il Po; scorreva ogni fila il grido della vittoria, e il nome glorioso di Girani. Ei scese asperso di sudore e di sangue, e sulla piazza del mercato si avvenne nel Generale che moveagli incontro: stette a lui dinanzi in atto ossequioso, e offrendogli la propria spada, gli disse che omai decidesse del suo destino. Commosso il Duce gliela restituì con un amplesso, spiccò dal suo petto l'insegna d'onore, e la pose al vincitore proclamandolo colonnello e l'eroe della battaglia.

Risuonavano a lui d'intorno gli evviva, chè ognuno accogliea vera gioja per la gloria dell'amico. Si applaudiva anche all'ardire di Marcellina, ma ella non si vedeva:—Venga, dicea il Generale, ben venga questa figlia dei prodigi, e qui sul campo della gloria abbia la mano dello sposo e il premio che si conviene al suo coraggio.—Ognuno cercava di lei impaziente, suonava su ogni bocca il suo nome ed era Marcellina il desìo ed il voto di tutti.

I sacri bronzi dato appena il pattuito segno aveano cessato dal suono, e la vergine di Nebiolo essere dovea discesa dalla torre. Girani annuncia in qual casa potea avere ricovrato, si accorre, si cerca, si dimanda, si torna, ma mesti dolenti portano tutti un'inutile brama, la bella non si trova. Diverso si dipinge sui volti l'affetto: chi spera, chi teme, chi palpita presago di qualche sventura. Ma ecco in fine piangente il vecchio Nebiolo, e un grido universale gli chiede di Marcellina…—Marcellina non è più…—

Meraviglia, dolore, pietà, stringono i petti; l'un preme, l'altro chiede, tutti domandano che avvenne di lei chi colla voce, chi col gesto, chi coll'impaziente interrogare degli occhi.

Appena Marcellina ebbe dato il segno, accortasi che Girani co' suoi pochi saliva il colle, discese dalla torre per restituirsi all'asilo ove avea ricoverato, e impaziente attendere il destino dell'amico. L'improvviso squillo de' muti bronzi avea mosso meraviglia e curiosità, e attirate varie persone al tempio, per che quando ella discese, per quanto andasse cauta, non potè a tutti tenersi celata. In quello stesso mezzo si gridò al tradimento, si conobbe lo stratagemma militare e il fine per cui erasi desto quel suono. Scorreva il paese lo sdegno di guerra, lo spavento negli uni, la speranza negli altri: alcuni cacciatori pieni d'ardire cercavano ogni angolo, salivano sui tetti delle case, e cogli infallibili fucili dardeggiavano intorno la morte. Altri eransi indirizzati al tempio a rinvenire i complici del tradimento, e mentre la militare ferocia spargeva il terrore in quell'asilo, qualche voce imprudente accennò la Marcellina.

Già si annunziava la presa del Pistornino e il trionfo dell'inimico, si suonava a raccolta e si dava il segno della ritirata. Il Comandante della banda che avea assalito il tempio innanzi di ritirarsi, agognando a qualche vendetta, trasse furioso contro colei che gli venia indicata, e l'avrebbe trafitta, nè la vittima se gli opponeva, se il sacerdote non frapponea la mano di pace in mezzo ai micidiali ferri, e non chiedeva atteggiato di pietà e di sdegno, che non si macchiasse di sangue la casa di Dio. Allora il furente soldato ordinò a' suoi che seco trascinassero la Marcellina, serbandola a miglior uopo all'ira vendicatrice de' traditi, e si precipitò dal colle per condursi a salvamento.

Tanto narrava dirotto nel pianto il padre, che inquieto sul destino della figlia erasi coll'alba condotto a Casteggio, e nel bollore della mischia avea osato inoltrare il piede in fino alla chiesa. Fu il misero presente al duro caso, invano pianse e pregò, seguì da lunge il fuggiasco stuolo, imprecando ai crudi che gli strappavano l'unica sua figlia; ma temendo lui pure non facessero prigioniero nè più potesse giovare alla figlia, abbenchè con acerbissima ambascia, diede ai crudi le spalle, e coll'incerto piede ricalcando la via già trita, mentre lasciava addietro il cuore, venne in traccia di Girani. Gli chiede Marcellina e mettea col disperato dolore compassione, e animava ora questo ora quello a seguirla e sottrarla a tanto infortunio.

Fu turbato Lannes all'improvviso disastro, e mille smanie di dolore e di gelosia trafiggeano a prova il povero Girani, nell'idea della sua sposa abbandonata alla licenza de' soldati, o fra le estreme agonìe d'obbrobriosa morte. Si volse disperato al Generale, e per tutto premio di quanto avea operato, chiese una banda di arditi con cui volare a liberare la sposa.

Si annuì all'inchiesta e tosto i più animosi si strinsero intorno a lui: presentendo la via che doveano percorrere i nemici, si misero con disperato coraggio in cammino. Era un correre, un precipitarsi l'andar di que' prodi, era un anelito, una smania il lor desiderio: non ebber sosta finchè videro lontano il nemico drappello che nelle campagne di Casatisma camminava verso il Po.

Si era l'ostile banda assai ingrossata raccogliendo i fuggiaschi, ma nel pensiero che fra quegli era la rapita sposa nulla trattenne Girani, chè amore non sente nè forza nè perigli. I suoi voleano far fuoco, ma ei pensò come taluno di questi dardi di offesa poteano innocenti ferire colei che voleasi liberare.—Amici, le vostre sole spade ne dieno la vittoria.—Disse, e gridando Marcellina, d'un tratto raggiunse i fuggitivi, si accese la pugna e cadeano d'ogni parte colpi e ferite.

Marcellina riconobbe lo sposo, il chiamò, e fu quella voce esca novella all'incendio di lui ed al valore dei soldati, sicchè fu tanta la calca e la strage, che cedeva il nemico e prendeva la fuga. Allora il feroce capitano, quello stesso che avea dal tempio rapita Marcellina, avvicinatosi a lei che quasi libera stava per volare fra le braccia dello sposo, gridò—Il tradimento non fia impunito, abbiti francese la tua vittima,—e colla spada ferì la misera che cadde.—Assassino—grida Girani, e già lo ha steso al suo piede, mentre i di lui seguaci si dileguano.

Amore vince la sete di vendetta ed è paga di quel solo sangue la spada di Girani, e mentre i suoi inseguono i fuggitivi, anelante ei raccoglie la sua Marcellina, la chiama, studia ridestare in lei lo spirito smarrito, accosta tutto tremante le labbra alle labbra di lei, e si adopera ad infonderle spirito e vita. Le lagrime che frequenti gli pioveano dagli occhi e tutto irroravano alla misera il volto, ebbero tanta virtù che poterono richiamarla, e a misura che riprendevano le sue gote la smarrita rosa e la bocca il natio cinabro, tripudiava l'animo al giovinetto amoroso: ei dimandava con tanta ambascia la trafitta che ne piangeano quelli che officiosi gli prestavano soccorso.

Schiuse ella in fine gli occhi, e ripigliata alquanto, fu lieta di ritrovarsi fra le care braccia, e muovendo sul labbro un lieve sorriso il dimandò se ormai fosse sua. Come sentì d'essere libera, tutto per gioja quasi se le fea raggiante il viso, volse gli occhi ossequiosi al cielo e poscia teneramente li pose all'amico, e parve invitarlo a dividere con lei la nuova letizia che le cercava l'animo: intese il linguaggio affettuoso il giovinetto, s'inchinò sull'amato volto, e tutto tremante le baciò la bocca amorosa e ne raccolse un soave sospiro.

Pure gemea Girani per la disgrazia ond'era colta, e Marcellina ognor meglio racquistando le forze, lo rassicurava non doversi temere la sua ferita.—No, mio amico, mio sposo, datti pace nè conturbare il gaudio di questa nostra unione con fatali presentimenti. Il fiero che si attentò trafiggermi nella chiesa, non sostenne che salva gli sfuggissi,… ma forse la sua mano tremante per un delitto, non ferì sì addentro quanto bramava la sua crudeltà. Si dilegua ogni dolore ed ogni male nel vederti salvo e nel sapermiti restituito: questo pianto di cui mi bagni, è una rugiada che in me rinverda la vita, il pensiero che son tua è un balsamo che sana tutte le mie piaghe e toglie ogni acerba ricordanza.—

Girani intanto si studiava di tergerle la ferita e in qualche modo stagnarle il sangue che ne sgorgava, nè per quanto vedesse ripigliarsi la Marcellina, ei si svestia del timore o rattemprava il duolo.—Ahi me infelice! invano co' blandi accenti aqueti l'affannata anima mia e i suoi tristi presagi… e tu in tanta sciagura sei pur per mia colpa: oh dolore! oh pensiero che mi allaccia lo spirito e mi scioglie la lena che mi regge! fida, impareggiabile Marcellina; e tu pur m'ami? e a tanto affetto io corrispondo doni di sangue… Ben io dovea, ben io, volare non alla pugna ma a te, e farmi tuo scudo: avrebbe il crudo trapassato il mio petto prima di giungere a questo seno amoroso: forse quel ferro micidiale quivi saziava la sete, forse… oh me felice se col versato mio sangue avessi a te data la vita!—

Marcellina gli stendeva la titubante mano e si procacciava di calmarlo, e mentre ei la adagiava per trasportarla, soffocava la misera il dolore ed i sospiri perchè li vedea altrettanti strali che laceravano a prova il cuore di Girani: richiamava la serenità nelle dubbie pupille: con qualche accento si studiava deviarlo dai tristi presentimenti e spogliargli ogni timore, ma il dolente la riguardava fiso e non poteva rattemprare l'angoscia.—A lungo, sì, navigai ne' mali, ma ora che parea spirare aura propizia, non paventava così dura tempesta che rovescia ogni nostra speranza… Dolce sì mi riesce il conforto che mi viene da' tuoi occhi, impareggiabile Marcellina, dolce la fidanza che ti accende, e in me par quasi diffonda la calma che ti siede in cuore. Ecco ho già rasciutto il pianto, chè sol da te hanno legge i miei affetti: essi son tutti tuoi, io non respiro che per te, per serbarti a più sereni giorni se tanto ne acconsenta la sorte avversa che ne fischia intorno. Ch'io medichi a' tuoi mali, teco io tutto divida, chè teco solo mi è dolce la vita.—

Porgevano queste parole un soave ricreamento a Marcellina, e già si avvisava attingere la sospirata felicità, misera! allorchè la coglieva il più crudo disastro.

Mentre Girani favellava, uno de' fuggiaschi cacciatori che erasi appostato dietro una pianta, agognando vendetta dell'estinto suo capitano, appunta il fucile al capo del misero, e scocca il colpo; lo sventurato giovane colto nella fronte con un grido cadde estinto sul petto della sua Marcellina.

Ahi figlia sfortunata! invano festi prova di magnanimo ardire, invano pur accoglievi nell'affanno di morte qualche speme e traevi refrigerio alla sventura nella vista dell'amor tuo. Tu eri sortita agli infortunii, tu segnata a sopravvivere al tuo fido perchè dovessi patire doppia morte accogliendolo trafitto in petto. Invano il vindice sdegno dei soldati ti uccise innanzi l'assassino dello sposo, chè il tuo cuore rifuggiva dalla fiera vendetta, e tu versando il represso sangue dalla riaperta piaga stringevi con mestissimi ululati la cruenta spoglia ed invocavi la morte.—Ahi… Girani, mio amico, mio sposo, Girani!… Ah più non è, più non risponde… Oh Dio qual sangue tutto mi allaga il seno? di qual sangue io ritraggo bagnate le mani stese all'amato capo!… Ahimè, dolente me! ahi disgraziato Girani! più non ti trovo, e ove sedeva lo sguardo più non v'hanno che ossa infrante, e lacere carni e distruzione!… Ahi misera, misera! a tanto mi ha serbata la nemica fortuna! doveva io raccoglierti fra queste braccia coperto di ferite e di morte?… Ahi, chi l'orrendo colpo scagliò? maledetto il fiero che troncò sì preziosa vita! e che mi vale s'essi punirono l'assassino quando io ho perduto per sempre l'amico? Allora dovea cadere che stava per iscagliare la fatale ferita, allora… Pietoso cielo, dove dormia la tua giustizia quando all'infame attentato commise la mano! a che nol travolgesti nel nulla? in che t'ebbi io offeso… perchè di tanto mi perseguiti?… O se era segnato sì nefando lutto, perchè un colpo solo ad entrambi non troncava la vita? a che sorridermi propizio, e solo perchè più fatale seguisse la mia rovina, mentre rifiorìa la mia speranza, qui su questo petto stendermi trucidato colui per cui unicamente vivea? e quasi per saziare l'amorosa mia sete, darmi da bere il sangue delle sue vene?… Ahi sventura, sventura…—

La derelitta atteggiata di disperazione così prorompea nei lamenti e maravigliava perchè non la uccidesse il dolore. Si strappava le chiome scarmigliate e passe, percuoteasi il petto, e riscossa, fatta forza a sè stessa, soffolta sulla mano tremante s'innalzava dal suolo su cui era prostesa, e sostenuta dai lagrimosi soldati, stette assisa sull'ignuda terra. Teneva in grembo l'ucciso amico, a vicenda riguardava l'infranto volto e stretta da raccapriccio faceva agli occhi un velo colle mani sanguinose, volea pur dargli un bacio, ma la tremante bocca non trovava ove fermarsi.—Ahi, Girani, miserissimo Girani!… ch'io ancora ti stringa a questo cuore che in petto forte mi piange;… ancora pria che allacci queste labbra la morte, che pietosa già a te mi congiunge, esse ti dieno un bacio estremo… Ma che cerco io mai? qual fia in questo infranto capo, breve asilo incruento su cui io spiri l'ultimo fiato?… Ahi misera! cerco un bacio e non trovo che sangue! vo raccorre gli estremi suoi aneliti e non bevo che sangue!… Ah duro cuore, e a tanto lutto non mi scoppj in petto? e a sì lagrimevole vista non vi offuscate inutili miei occhi? ei qui giace nel mio seno, ed io ancor vivo?…

Piangevano i circostanti a sì dolorosa scena, nè reggea loro l'animo di lasciare Marcellina in quella situazione, nè riescivano a partirla da quella estinta spoglia, cui si avviticchiava furibonda e minacciava in suono di pietà e di sdegno.—Ah no, non mi dividete da lui… Crudeli, egli è mio, è mio, nessuno lo tocchi… guai a chi tanto osa… io voglio morirgli vicino.—

E qui rinnovellava il pianto e i delirj, se non che parve a poco a poco non già calmarsi ma affievolirsi, e stretta dal profondo dolore le fuggirono le prostrate forze e tornò a ricadere, e si chiusero quasi in sonno di morte i suoi occhi. Allora que' pietosi soldati la divisero dall'estinto e la trassero dal lago di sangue in cui giacea.

Vennero trasportate al campo l'emunta salma dell'uffizial d'onore e la morente Marcellina, e il giorno della vittoria si converse in giorno di lutto per l'acerbo e duro caso. Si diffusero la mestizia, i singhiozzi, le doglianze in ogni fila e in ogni schiera, l'angoscia piovea le lagrime sul ciglio; tremava ogni petto, era ogni volto squallido di dolore.

Il vecchio misero di Nebiolo, che Lannes tenea seco alimentandogli la speranza per la libertà della figlia, come vide giungere il drappello, reputandolo vittorioso, precipitò ad incontrarlo: ma visto l'alto infortunio, preso da subito terrore ristè, oppresso dal dolore teneva fisi gli occhi in Marcellina, non gli spuntava una lagrima, non formava un accento, non movea un sospiro e male avresti avvisato s'egli era in vita, sì impetrò.

Ella intanto dal suo letto che era intrecciato di tronchi rami, volgeva a lui le pupille affievolite, e come fu posta al suolo muovea dal fioco labbro questi accenti:—Ahi padre infelice, orbato padre! ecco quale a voi ritorna la sfortunata figlia vostra, ecco quai nozze mi preparava il cielo… Egli correva a soccorrere alla rapita amica, a trarmi dal periglio, ei volea restituirmi al vostro amplesso paterno, misero! ei trovò sul mio petto la morte… Così si spense ogni mia speranza, si troncò il filo cui era affidata la mia vita… Sì, padre amoroso e infelice, io lo raggiungerò e in breve: sia per me un sollievo, un fine ancor dolce a tanti guai il morire…

Intanto si sciolse lo stupore che pel gran duolo erasi al cuore ristretto del padre, sicchè infine la sua angoscia uscì dagli occhi e dal petto in lagrime e in singhiozzi.—Padre, voi piangete, voi che non perdete uno sposo, cui non si recide sul più bel fiorire ogni speranza? Piangete per me? non cesso io forse dai patimenti? non s'ammutolisce finalmente il mio lamentar lungo? a che pur starsi ogni dì a contristarvi coll'eterno mio pianto… Rattemprate l'ambascia: omai esservi dovea di solo peso la mia vita dolente… non vi sia però ne' dì della vostra vecchiezza, dispiacevole la ricordanza di Marcellina: padre, la figlia vostra oltre l'amore non sentì altro affetto che quel dolce fremere che nel mio cuore commoveano i vostri accarezzamenti, altra vaghezza che raccorre dal soave volgermi del ciglio testimonianza di paterna tenerezza… Ah non restatevi lungi da me a spargere lagrime!… qui… qui le versate in questo seno ove egli versò col sangue la vita… Cingetemi colle vostre braccia: ch'io possa ancora, mentre rendo gli spiriti estremi, deliziarmi di qualche affettuoso amplesso; che questo cuore schiuso ad ogni infortunio possa anche una volta palpitare soavemente e poi tacersi per sempre.—

Provocato il veglio da que' lagni, inchinato sulla figlia, alternava abbracciamenti e meste querimonie.—Me dolente, me tapino! a che mi ha serbato la mia vecchiezza?… quai delitti ho io commessi nell'innocenza della mia capanna, perchè debbano a prova lacerarmi tanti infortunii… Tutto ho perduto, una sposa, la pace, ma pur restava a sollievo della mia canizie questa unica figlia che ringiovania del suo sorriso le mie membra cadenti,… ed ora anch'essa mi è tolta,… mi è tolta quando avea fidanza di vederla felice… Ahi! Girani sfortunato e a me fatale Girani?…—No, padre, non vi riesca dolorosa la sua ricordanza… mi uccide doppiamente la vostra rampogna. Ei mi amò, ei perì per salvarmi e perì fra queste braccia… Infelice! avea tersa la mia ferita, stava richiamando i miei spiriti smarriti, e mi piovea tanta dolcezza dagli occhi amorosi che mi racquistava la vita… Io riguardava quel volto di foco, quando… oh perchè ebbi la vista?… oh perchè pur non morii di dolore che ora non udrei… oh padre… ah Girani…—

Piangevano tutti intorno alla misera perchè la non lontana spoglia del giovane, e il sangue onde avea l'altra grondante il petto e lorde le mani e il viso, metteano ad un tempo terrore e compassione. Il padre con atti e aspetto di calma parlava all'angosciosa conforti e persuasioni, che niuna amarezza gli tenea contro il di lei perduto sposo, ed accorgendosi che ognor più se le diffondea sulla fronte il pallore di morte, le raccomandava di dare triegua all'affanno onde restituire le affievolite forze. Marcellina però paga di quanto affidavala il padre, di niun altro pensiero lo trattenea fuorchè dell'amico.—Ch'io sappia s'ei fu trasportato nel campo, che io sappia se voi cosparsa avete di qualche lagrima la sua spoglia, e gli perdonate dovermi amata,… se fu pure questo amore che vi lascia vedovo ed orbato della figlia nella vostra vecchiezza.—

Le fu detto essere poco lungi il feretro ove giacea Girani, e venirle impedito di vederlo per alcuni pietosi che postisi in mezzo la copriano. Li pregò perchè volessero dileguarsi, ed essi se le tolsero dinanzi, e inclinando i mesti volti pareano accennarle ove giacea il trafitto.—Ah sì toglietevi, toglietevi ond'io sappia ch'ei non è lungi da me: ei spirò fra le mie braccia e a me sia dato rendere vicino a lui la vita. Colà volgetevi, o padre, fissate gli occhi in quel miserrimo spettacolo… e benedite alla fredda spoglia,… chiamate lo spirito che forse ancora le geme d'intorno, e ditegli che io son presta a seguirlo… Sì, caro padre, sento venir meno la vita,… allaccia i miei sensi invincibil forza di sonno… voi mel diceste, è il sonno di pace, ma almeno ch'io il dorma presso al mio Girani… All'ultimo mio desiderio, se nel richiedete per me, acconsentirà quell'uomo pietoso che già alle mie lagrime fe' dono ahi sì per poco! della preziosa vita a me sì cara… almeno se la sua pietà non valse a riunirci in vita, insieme ne congiunga nel riposo del sepolcro…

Già la voce di Marcellina era affievolita e fioca, e non uscivano dalle tremanti sue labbra che tronche parole. Volle che si rivolgesse la sua faccia verso di Girani, e come scoprì il luttuoso letto e il giacente, parve che le tremasse il pensiero e la mente, metteva più frequenti singhiozzi, rivolse al cielo i lumi sbigottiti, e pieni di profondo dolore e di pianto—Padre, grata vi sono del benefizio estremo,… i miei occhi si vanno offuscando, ma fruirono colla fuggente luce la cara e dolorosa vista… Padre, pregate alla morente figlia vostra,… stendetemi, deh stendetemi la mano perchè io più omai non vi ravviso… ancora un paterno bacio… e raccogliete l'ultimo mio sospiro… ei vola a voi… a voi e a lui…

Il singhiozzo di morte le soffocava la voce, e l'anima fuggitiva più non le consentiva forze alle parole. Movea le labbra tremanti e pareano susurrare il nome di Girani, e sgorgando copioso sangue dalla ferita, spirò.

Fu squallore in tutto il campo, chè alla disgrazia de' miseri accresceva terrore il dolor disperato del povero Nebiolo. Ei si era precipitato al suolo presso a Marcellina, a vicenda la dimandava e cercava per pietà di seguirla: era lagrimevole e doloroso a vederlo innalzare il bianco capo bagnato nel sangue della figlia, e col rugoso volto e gli occhi pieni di disperazione rivolgersi al cielo e dimandare la morte. Non vi avea consolazione o parole che valessero a mitigare il suo affanno, nè si potè rimuoverlo finchè prostrato dall'angoscia e vinto dalla stanchezza, si potè trasportare il miserando veglio nella tenda.

Vestirono i prodi di guerra la mesta gramaglia come allorchè muore de' primi capitani, si compose con tronchi e frondi un letto funebre, e sopra vi si adagiarono gli estinti, si fregiò Girani delle insegne di Colonnello, e si coprì il mesto feretro con due bandiere, ad accennare che entrambi aveano operato nella battaglia ed avuta parte nella vittoria. Si posero sull'armi i soldati, sciolsero le trombe ed i timballi una mesta armonìa ed annunziarono la funerale pompa, mentre traevano d'ogni parte i rustici nel campo, e stavano mesti spettatori della dolente cerimonia.

I più fidi soldati di Girani levarono sulle loro spalle la squallida bara, e per lungo giro la recarono a un'ara che si era innalzata in mezzo al campo. La precedevano e la seguivano numeroso corteggio di fanti e di cavalli, e intorno al feretro stavano mesti il Generale collo stato maggiore: si alternava un fioco suono di tamburi che imitava un lontano lamento, ed una querula melodìa che gittava la melanconìa ne' petti, e ognuno presso cui passava il funereo convoglio metteva qualche sospiro sulla coppia infortunata.

Collocato innanzi all'ara il cataletto, s'innalzò il compianto degli amici e de' congiunti, e si alternarono le nenie di pietà e il canto degli estinti. Quindi siccome avea desiderato Giovanni, la compagnia di Girani e la lamentevole banda accompagnarono il feretro sulla collina, e traevagli dietro lunga fila di montanari, de' quali altri narravano il duro caso, altri pregavano pace alle anime benedette.

L'uno presso l'altro adagiati gli amanti della sventura, sulla stessa vetta, nella stessa fossa, furono posti a sepoltura sotto la pianta dei sospiri. Ivi erano accorsi tutti que' di Nebiolo, uomini e figli: innalzavano un mesto pianto e faceano risuonare per que' luoghi abbandonati i cari nomi di Marcellina e di Girani, e a quei nomi rispondeano le conscie valli con pietosi ululati, mentre i soldati salutavano la terra che ricopriva gli estinti colla fiera armonia dei fucili. Ivi s'innalzarono le bandiere della gloria, e ognuno riguardando la capanna di Marcellina compiangea l'orfano colle e il vedovo padre.


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