ATTO IV.Lo studio di Stefano Baldi ha un aspetto squallido. — È sera. Non è accesa che la lampadina elettrica della scrivania. — I grandi scaffali sono vuoti e sembrano grandi nicchie mortuarie. Le piante pregevoli, le statuine, i ninnoli preziosi non ci sono più. Sulla scrivania, nè giornali, nè manoscritti: soltanto un piccolo rimasuglio di carte d'affari. Nella penombra, si vedono a terra alcune casse di legno contenenti dei libri, le quali spiccano per il colore bianchiccio, e una valigia, un baule, e anche degli altri libri tolti dagli scaffali.SCENA I.STEFANO, VALENTINO, poi un DOMESTICO e un FACCHINO.Stefano(seduto alla scrivania, pallido, curvo, scrive delle lettere.)Valentino(aggiusta attentamente i libri in una cassa.)(Il triste silenzio si prolunga per qualche minuto.)Stefano(senza cessare di scrivere)Chiudi quel baule e quella valigia, e dammi le chiavi.ValentinoHai altro da riporvi?StefanoNo.Valentino(chiude, e mette le chiavi sulla scrivania.)Stefano(conservando in tasca le chiavi)Manda via.Valentino(alla comune, chiama)Voi!... Favorite.(Entrano due uomini: uno è unDOMESTICO, l'altro unFACCHINO.)Valentino(indicando)Questi due colli.(A Stefano)Direttamente alla stazione?StefanoSono persone che sanno quel che devono fare.(Al domestico)Tonio, direte alla principessa che verso le undici sarò alla stazione. Il treno parte alle undici e quindici.(IlFACCHINOsi carica sulle spalle il baule; ilDOMESTICOprende la valigia.)Valentino(aprendo la porta in fondo)Per di qua.(I due uomini escono.)ValentinoSicchè, partite tutti e due stasera?StefanoSe lo hai capito, perchè me lo domandi?(Ancora silenzio.)Valentino(accovacciato, incassa i pochi libri che sono ancora a terra.)E tutta questa letteratura? Tutti questi libri?Stefano(continuando a scrivere lettere)Te li piglierai tu. Te li porterai a casa.ValentinoIl problema sarà di averla una casa.StefanoLi venderai. Li brucerai.ValentinoDomani, quando quel buon signor Marcolini verrà a prendere possesso, glie li offrirò a un soldo l'uno. Non sarà troppo caro. È vero ch'egli mi ha dichiarato di avere per i libri la stessa antipatia che ha per le scimmie; ma c'è sua moglie.... Quella lì dice che ama le bestie.... Potrà amare anche la letteratura.(Prendendo l'ultimo libro rimasto fuori, borbotta:)La cassa è riempita.... Dove lo metto questo?(Legge sul dorso:)Nietzsche.(Riflette:)Morto?... Per i morti c'è sempre posto.(Lo ficca dentro alla meglio.)(Pausa.)StefanoAvrai poi la cortesia di far recapitare queste lettere. Bada: sono quattro.Valentino(si avvicina alla scrivania.)Stefano(gli consegna cinque buste chiuse.)ValentinoSono cinque.StefanoNo. In questa busta più grande c'è un po' di danaro per te. Finchè non avrai trovata un'occupazione, potrai cavartela.ValentinoTi ringrazio.StefanoQuanto al resto, ogni cosa è a posto. Tu avevi ragione quando mi dicevi che, pure acquietando i creditori principali, ci sarebbe rimasto un margine dalla vendita del villino. Non è gran cosa; ma ho messo tutto nelle mani del notaio Zino e il redditoannuo basterà a pagare la Casa di Salute. Ho cercato di escludere l'intervento della zia, perchè quella donna non mi affida. Col direttore della Casa ho preso gli accordi necessarii; ed egli mi ha promesso che Teresa avrà un trattamento eccezionale.(Pausa. Dissimulando l'angoscia)Domani, alle otto del mattino, sarà qui una carrozza chiusa con una infermiera. Tu ti unirai a lei per accompagnare Teresa sin là. Al direttore ho già detto che sei un nostro parente e come tale sarai da lui considerato. Se non ti parrà inutile per Teresa, di tanto in tanto... ti sarà permesso di visitarla. Va bene?ValentinoVedo, difatti, che hai pensato a tutto.StefanoE atutti! Anche a te, se non mi sbaglio.ValentinoIo ti ho già ringraziato.StefanoPer il danaro.ValentinoNaturalmente: per il denaro che mi hai favoritoStefanoE adesso, di niente altro mi ringrazii?ValentinoScusa... non saprei....Stefano(guardandolo fiso)Non ti ho dato forse il mezzo di visitarla, di vederla?...Valentino(con un po' d'incosciente imbarazzo)Ah sì! Di questo ti ringrazio specialmente per lei. Non dubito che lì le saranno prodigate tutte le cure possibili. Ma saranno sempre le cure di persone pagate, di persone estranee. E giacchè su quella vecchia fanatica, che ancora dovrebbe farle da madre, non c'è da contare, meglio io che nessuno. Chi sa che la povera pazza non ne abbia davvero qualche sollievo! Si afferma che ella non distingua più un individuo da un altro? Fino a un certo punto, dico io. Da te, per esempio, è lontana come se fosse morta; e si direbbe quasi che ci tenga a essere morta per te. Io ci scommetterei che in quella completa oscurità di coscienza si nascondano dei ricordi perenni che sono come... come gli avanzi d'un naufragio conficcati nell'arena in fondo all'abisso del mare.(Accalorandosi)E difatti, se non fosse così, in che modo si spiegherebbe ilfenomeno per cui ella ripete continuamente i versetti che il vecchio mendicante recitava all'epoca dei vostri giorni felici? In che modo si spiegherebbe che ella si compiace spesso d'indossare o d'avere tra le mani l'abito che ordinò in quella sera indimenticabile?...(Quasi pentendosi d'aver parlato con troppo acume)Del resto, lo so... c'è poco da raccapezzarsi. La pazzia ha misteri grandi e impenetrabili e chiude la sua porta di ferro in faccia a ogni presuntuoso che pretenda di penetrarli.Stefano(levandosi e fissandolo più da vicino)Intantotuparli come uno che li abbia penetrati senza trovare ostacoli.ValentinoIo?!...StefanoNon lo dichiari apertamente, ma sei convinto d'esserle di sollievo. Sì, sei convinto che tra i ricordi perenni nascosti nell'abisso ci sia quello della tua devozione. Cosicchè, oltre ad avere l'opportunità d'appagare il desiderio di vederla, avrai pure il privilegio di farle del bene, di esserle prezioso: avrai pure la speranza... ma che dico «la speranza»!... avrai la sicurezza d'essere da lei preferito fra tutti. E ciò ti riempirà di gioia, ti riempirà d'orgoglio, ti renderà felice!...Valentino(difendendosi e supplicando)Ma Stefano!Stefano(con amara violenza)Lasciami gridare ciò che penso e ciò che sento! Lasciami gridare che t'invidio!ValentinoIo sono stato il tuo servo, Stefano! Non mi mortificare così.StefanoT'invidio, sì, t'invidio per quello che sarai domani e anche per quello che sei stato sinora! Che t'importava di trascinare la misera persona fra le miserie naturali della tua vita? Eri un deforme? Ma sapevi di esserlo. Eri un debole? Ma sapevi di esserlo. Eri il mio servo? Ma te ne accontentavi. E quando potevi rivolgere la parola umile e affettuosa alla donna dalla quale io ero idolatrato, quando, più tardi, dopo che la demenza l'ebbe distaccata da me, potevi guardarla lungamente dalla tua finestra, nel silenzio della sera, sola, smarrita nel giardino dove tante volte mi aveva coperto di baci, a te pareva di conseguire un premio immeritato e dovevi senza dubbio averne delle estasi profonde!Valentino(in una specie di avvilimento, piega la testa sul petto.)StefanoCos'è? Abbassi la fronte, adesso?! Non t'era mai passato per il cervello che io ti avrei indovinato?... che io t'avrei fatto l'onore di spiare le tue contemplazioni per sorprendere il tuo più intimo pensiero?ValentinoNon ne avevi il diritto!StefanoPerchè?Valentino(animandosi)No, non ne avevi il diritto, e, trattandosi d'una meschina creatura come me, non dovresti essere così ferocemente crudele.StefanoAh! Tu sei, dunque, il mio rivale sacro e inviolabile?!Valentino(con uno scatto audace)Ciò che tu fai in questo momento è una viltà!StefanoEd osi anche di giudicarmi, tu, che stai lì, in agguato, per pigliarti quel poco che resta di quanto fu solamente mio?!Valentino(ancora implorante)Stefano, non tormentarmi di più!Stefano(prorompendo con asprezza)Sii maledetto per tutto quello che mi fai provare e per tutto quello che sai farmi dire!(Si copre il viso con le mani. Dopo un silenzio, si sforza di recuperare un po' d'energia. Va alla scrivania per prendervi ancora delle carte.)Valentino(siede annichilito.)SCENA II.STEFANO, VALENTINO, TERESA.Teresa(entra dalla destra. È vestita dimessamente, in disordine; ma ha tuttora nei capelli scompigliati l'ornamento che le cade sulla fronte e porta in una mano il suo abito prediletto lasciandolo strascicare per terra. Porta poi sulle spalle molti merletti e nastrini di vario colore, che le pendono da tutte le parti.)Stefano(al suo apparire, come di solito, si paralizza e vorrebbe quasi nascondere la sua ansia scrutatrice.)Teresa(si accosta a Valentino)Di': hai mai visto il mio abito nuovo?(Glielo mostra)Guarda che magnificenza!Valentino(non osa più alzare gli occhi a lei, e si confonde ed arrossisce)Sì... sì... lo conosco, signora Teresa.TeresaE lo sai che ci metterò anche tutti questi nastri e tutti questi merletti?... Ma tu non guardi. Faimale!...(Ha un gesto ammonitore)«Apri gli occhi sulla terra»!...Stefano(per sottrarsi a quella voce che gli entra nell'anima e nella carne come una vite, affretta bruscamente la partenza)Non più, non più!... Tronchiamo!...(Va per prendere il cappello di su una sedia.)Valentino(avvicinandosi a lui, energicamente)Ma làsciati vincere, invece. Non ti ostinare.Stefano(si ferma.)Valentino(abbassando la voce e parlando concitatamente)Vai a correre dietro a una donna che disprezzi, soltanto per l'ubbriachezza della disperazione. E quando l'ubbriachezza sarà svanita, ti sentirai nauseato del fango in cui quella donna t'avrà fatto precipitare.Stefano(frenando lo spasimo con rude caparbietà)No!ValentinoTi sentirai avvilito dai suoi milioni, accumulati Dio sa con quali turpitudini!StefanoNo!ValentinoResta qui, resta qui, tu, e pensa piuttosto... che spetta a me oramai di prendere il volo!StefanoA te?!Teresa(intanto, si è seduta sopra una delle casse piene di libri ed è tutta dedita ad ornare di merletti il suo vestito.)ValentinoSì, sì, a me! Alla malora gl'intrusi!...(Ridiventando umile)D'altronde, dopo la mortificazione che mi hai inflitta, io non saprei adempiere a quello che io credevo fosse un dovere... e nemmeno saprei profittare del tuo denaro. Se te ne meravigli, non ti do torto, no, perchè la malattia della fierezza io non l'ho mai avuta. Ma ecco che essa mi capitaaddosso all'improvviso e viene ad aumentare i miei guai!... Si vede che non sono fortunato.(Cava dalla tasca la busta contenente il danaro e la pone sulla scrivania.)Stefano(raddolcito, commosso)Quel po' di danaro che ti dovevo per i servigi che mi hai resi non ti vieterà di essere fiero. Riprendilo, te ne prego. E quanto al resto, dimentica le parole che per un istante ti hanno frugato nell'anima. Esse non erano che il vaniloquio d'un uomo che tra breve... sparirà.Valentino(facendo un estremo vivace tentativo di persuasione)Non lo capisci, dunque, non lo capisci che solamente in questa sventurata puoi trovare ancora la tua salvezza?StefanoElla è da me lontana come se fosse morta. L'hai detto tu stesso.ValentinoMa le persone migliori, Stefano, muoiono forse appunto per esercitare su noi, da lontano, quella influenza benefica a cui durante la loro vita ci ribellammo.StefanoNon è vero! Restando qui morirei anch'io.... Mi consumerei di crepacuore!(Un'ultima pausa di perplessità angosciosa. Poi dolorosamente, quasi abbracciandolo)Addio, Valentino!Valentino(con un groppo alla gola)Addio!Stefano(piglia il cappello e impulsivamente va verso la pazza.)Teresa(si leva subito per scostarsi un poco, e interroga con una intonazione di curiosità diffidente)Che vorresti?Stefano(in un impeto di profonda commozione, gli occhi pieni di lagrime, la stringe al petto in un lungo amplesso e le bacia la fronte)Vorrei che tu vedessi... che io piango.(Si distacca da lei, ed esce rapidamente.)SCENA III.TERESA e VALENTINO.Teresa(impassibile, prende i nastri che le scendono dalle spalle e accuratamente ne sceglie uno. L'abito è rimasto sulla cassa.)Valentino(dopo qualche minuto di tragico sbalordimento, immobile, siede e si accascia sotto il peso dei suoi pensieri.)Teresa(tenendo per un capo il nastro che ha scelto, lo fa svolazzare nell'aria seguendo con lo sguardo il piccolo volo frenato. Poi, con maggiore slancio, lo lascia a sè stesso, gettandolo in alto. Vorrebbe afferrarlo; ma il nastro cade. Ella ha un moto di dolore.)Oh!...(Si rivolge a Valentino e lo chiama:)Ei!... Tu!...(Indicando il nastro caduto)Non vedi?... Aiutami.Valentino(si scuote; si alza; lo raccoglie e glielo porge con un lieve tremito nel braccio, evitando di guardarla e d'esserne guardato.)Teresa(riprendendo il nastro)Hai paura di me?ValentinoNo, signora Teresa.Teresa... Hai ribrezzo?ValentinoMi addolora molto che vi corrano alle labbra dei dubbii di questo genere.Teresa... Non so nemmeno chi sei.ValentinoE chi volete che io sia!... Sono... un gobbo.TeresaE poi?ValentinoE poi sono... un triste parassita.TeresaPerchè?ValentinoPerchè specialmente dal male degli altri cavo quello che mi occorre per vivere. Non posso negarlo. Poco fa egli aveva ben ragione di colpirmi. Io anzi ho arrossito. M'è parso perfino che non avrei avuto più il coraggio di avvicinarmi a voi, di rivolgervi la parola.... Ma, invece, no. Sono peggio di prima. Essendo adesso sicuro che nessuno mi spia, io mi avvantaggio più che mai del fatto che voi non mi vedete e non mi ascoltate. Vi sto vicino, vi guardo, vi parlo liberamente, e vivo l'ora più dolce della mia vita. Se voi non foste la vittima d'una grande sciagura, quest'ora non mi sarebbe concessa.TeresaEcco: tu mi convinci. E credo che fra noi due c'intenderemo perfettamente. Parliamo,... parliamo di tutto.(Lo tira a sè, e se lo fa sedere molto dappresso.)Parliamo come se fossimo due amici.Valentino(animandosi molto, — con gli occhi luminosi)Sì, sì, parliamo come se fossimo due amici.SCENA IV.VALENTINO, TERESA, STEFANO.La voce di Stefano(lontana)Valentino!... Valentino!...Valentino(sobbalzando di meraviglia e di timore, quasi gli paresse di esser sorpreso in flagranza)Lui!la voce di StefanoSono qua, sono qua, Valentino!...Valentino(scosta la sua sedia da Teresa, e in preda a una viva emozione corre alla porta.)Teresa(si alza allarmata e riprende in fretta il suo abito, agitandosi e gridando:)No! No!... Non farlo entrare! Per carità, non farlo entrare! Son vestita come una serva.... Non è così che debbo ricevere questo signore!Valentino(è sotto l'arco della porta.)Stefano(arriva di corsa, trafelato e gli getta le braccia al collo, abbattendosi su lui.)Teresa(si rifugia paurosamente in un angolo, cercando di nascondersi, e, senza più gridare, continua, supplichevole:)No!... No!... Mandalo via... Mandalo via....(Una pausa.)Stefano(ansimando)Non ho potuto!(Si solleva per prendere fiato.)Valentino(gli toglie di mano il cappello e lo getta sopra una sedia.)StefanoPer allontanarmi da qui... ho lottato... ho lottato... come una belva che vuole spezzare i ferri della sua gabbia.... E questa lotta terribile... mi ha esaurito. Non reggo più.(Affranto, annientato, appoggiandosi a Valentino, si trascina sino al divano e vi si abbandona.)ValentinoAvevi anche passate tante notti insonni.... Càlmati, ripòsati.... Lo potrai, perchè i narcotici ai quali invano sei ricorso finora agiranno, stasera, beneficamente. E ti garantisco che ti sveglierai sano e forte, come non sei stato mai.StefanoNon lo spero ancora....(Con gli sguardi irrequieti, cerca Teresa, e la vede lì rincantucciata e paurosa.)ValentinoChiamala a te.StefanoNon verrebbe.Valentino(si accosta a lei affettuosamente)Volete parlare con quel signore?Teresa(accennando alla sua veste dimessa)Chi sa che cosa avrà pensato di me!ValentinoTentate di farvi scusare.TeresaE come?Valentino(la prende per una mano e quasi senza fargliene accorgere la conduce a Stefano piano piano, esortandola confidenzialmente:)Ditegli che avete un altro abito. Mostrateglielo, anzi. E se proprio egli aveva pensato male di voi, si ricrederà. È vero, Stefano, che ti ricrederai?StefanoSì, certo.Teresa(gli mostra l'abito)Ti piace?Stefano(trasognato, ravvivandosi in viso)È bello!Valentino(con una serena voce suggestiva)Sedetegli accanto.Teresa(siede automaticamente accanto a Stefano.)ValentinoFategli capire che sarà anche più bello.StefanoSì, spiegatemelo bene.TeresaAspetta, e vedrai.(Prende qualcuno dei suoi nastri, e s'industria a infilarlo nei trafori del merletto di cui ha adornato l'abito.)Valentino(sommessamente, alle spalle di lui)Io me ne vado su, nella mia camera, Stefano. A rivederci.Stefano(a Teresa)Ma, a questa luce fioca, non bisogna lavorar troppo. Ne soffrirete.Teresa(sorridendo)Non importa.Valentino(curando di non far sentire il rumore dei suoi passi, esce a sinistra.)StefanoRiposiamo insieme, adesso. E domani poi tutti e due torneremo al lavoro. Io sarò paziente... come voi. E voi mi consiglierete.... Voi mi darete l'esempio.... Voi sarete la mia Virtù.TeresaIo sono piccola piccola....Stefano(ripete con vaga tenerezza pensosa:)Piccola piccola....(Timidamente, la circonda con le braccia.)Teresa(non oppone alcuna resistenza e cessa di lavorare.)Stefano(stringendosi a lei, e posando il capo sulla spalliera del divano)Così.TeresaPerchè sei stanco?... Hai fatto un lungo cammino?StefanoAssai lungo.TeresaVuoi dormire?StefanoSì.(Un silenzio.)Stefano(socchiude gli occhi, e mormora:)Ecco: a poco a poco, tutto mi sparisce intorno.... Non vedo che voi... come se foste la mia anima.... Vi vedo tranquilla.... Tanto tranquilla!... Finalmente, è il riposo.(Un silenzio.)Stefano(dorme.)Teresa(delicatamente, si svincola dalle braccia di lui. — Si leva. — Come per una impercettibile intenzione gentile lascia cadere l'abito sulle ginocchia e sui piedi di Stefano. Sorride un'altra volta, e si allontana guardandolo. A un punto, comincia a ripetere, lentissimamente,con un accento lieve monotono e melodico, una strofetta del vecchio mendicante:)Sopra il mare — non guardare.Chiudi gli occhi — e poi cammina....(Ella dilegua nel parco; ma la strofetta giunge ancora, fievolissima:)C'è un'amica — a te vicina.Chiudi gli occhi — e poi...... cammina....La voce di Valentino(urgente e spaventosa, ma quasi dispersa dalla lontananza)Accorri, Stefano! La signora Teresa è in piedi sul parapetto, e tende le braccia al mare!(Valentinoentra dalla sinistra, si precipita verso il parco e sparisce.)(Si ode il suo grido di terrore.)(Sipario.)Fine del dramma.
Lo studio di Stefano Baldi ha un aspetto squallido. — È sera. Non è accesa che la lampadina elettrica della scrivania. — I grandi scaffali sono vuoti e sembrano grandi nicchie mortuarie. Le piante pregevoli, le statuine, i ninnoli preziosi non ci sono più. Sulla scrivania, nè giornali, nè manoscritti: soltanto un piccolo rimasuglio di carte d'affari. Nella penombra, si vedono a terra alcune casse di legno contenenti dei libri, le quali spiccano per il colore bianchiccio, e una valigia, un baule, e anche degli altri libri tolti dagli scaffali.
STEFANO, VALENTINO, poi un DOMESTICO e un FACCHINO.
Stefano
(seduto alla scrivania, pallido, curvo, scrive delle lettere.)
Valentino
(aggiusta attentamente i libri in una cassa.)
(Il triste silenzio si prolunga per qualche minuto.)
Stefano
(senza cessare di scrivere)Chiudi quel baule e quella valigia, e dammi le chiavi.
Valentino
Hai altro da riporvi?
Stefano
No.
Valentino
(chiude, e mette le chiavi sulla scrivania.)
Stefano
(conservando in tasca le chiavi)Manda via.
Valentino
(alla comune, chiama)Voi!... Favorite.
(Entrano due uomini: uno è unDOMESTICO, l'altro unFACCHINO.)
Valentino
(indicando)Questi due colli.(A Stefano)Direttamente alla stazione?
Stefano
Sono persone che sanno quel che devono fare.(Al domestico)Tonio, direte alla principessa che verso le undici sarò alla stazione. Il treno parte alle undici e quindici.
(IlFACCHINOsi carica sulle spalle il baule; ilDOMESTICOprende la valigia.)
Valentino
(aprendo la porta in fondo)Per di qua.
(I due uomini escono.)
Valentino
Sicchè, partite tutti e due stasera?
Stefano
Se lo hai capito, perchè me lo domandi?
(Ancora silenzio.)
Valentino
(accovacciato, incassa i pochi libri che sono ancora a terra.)E tutta questa letteratura? Tutti questi libri?
Stefano
(continuando a scrivere lettere)Te li piglierai tu. Te li porterai a casa.
Valentino
Il problema sarà di averla una casa.
Stefano
Li venderai. Li brucerai.
Valentino
Domani, quando quel buon signor Marcolini verrà a prendere possesso, glie li offrirò a un soldo l'uno. Non sarà troppo caro. È vero ch'egli mi ha dichiarato di avere per i libri la stessa antipatia che ha per le scimmie; ma c'è sua moglie.... Quella lì dice che ama le bestie.... Potrà amare anche la letteratura.(Prendendo l'ultimo libro rimasto fuori, borbotta:)La cassa è riempita.... Dove lo metto questo?(Legge sul dorso:)Nietzsche.(Riflette:)Morto?... Per i morti c'è sempre posto.(Lo ficca dentro alla meglio.)
(Pausa.)
Stefano
Avrai poi la cortesia di far recapitare queste lettere. Bada: sono quattro.
Valentino
(si avvicina alla scrivania.)
Stefano
(gli consegna cinque buste chiuse.)
Valentino
Sono cinque.
Stefano
No. In questa busta più grande c'è un po' di danaro per te. Finchè non avrai trovata un'occupazione, potrai cavartela.
Valentino
Ti ringrazio.
Stefano
Quanto al resto, ogni cosa è a posto. Tu avevi ragione quando mi dicevi che, pure acquietando i creditori principali, ci sarebbe rimasto un margine dalla vendita del villino. Non è gran cosa; ma ho messo tutto nelle mani del notaio Zino e il redditoannuo basterà a pagare la Casa di Salute. Ho cercato di escludere l'intervento della zia, perchè quella donna non mi affida. Col direttore della Casa ho preso gli accordi necessarii; ed egli mi ha promesso che Teresa avrà un trattamento eccezionale.(Pausa. Dissimulando l'angoscia)Domani, alle otto del mattino, sarà qui una carrozza chiusa con una infermiera. Tu ti unirai a lei per accompagnare Teresa sin là. Al direttore ho già detto che sei un nostro parente e come tale sarai da lui considerato. Se non ti parrà inutile per Teresa, di tanto in tanto... ti sarà permesso di visitarla. Va bene?
Valentino
Vedo, difatti, che hai pensato a tutto.
Stefano
E atutti! Anche a te, se non mi sbaglio.
Valentino
Io ti ho già ringraziato.
Stefano
Per il danaro.
Valentino
Naturalmente: per il denaro che mi hai favorito
Stefano
E adesso, di niente altro mi ringrazii?
Valentino
Scusa... non saprei....
Stefano
(guardandolo fiso)Non ti ho dato forse il mezzo di visitarla, di vederla?...
Valentino
(con un po' d'incosciente imbarazzo)Ah sì! Di questo ti ringrazio specialmente per lei. Non dubito che lì le saranno prodigate tutte le cure possibili. Ma saranno sempre le cure di persone pagate, di persone estranee. E giacchè su quella vecchia fanatica, che ancora dovrebbe farle da madre, non c'è da contare, meglio io che nessuno. Chi sa che la povera pazza non ne abbia davvero qualche sollievo! Si afferma che ella non distingua più un individuo da un altro? Fino a un certo punto, dico io. Da te, per esempio, è lontana come se fosse morta; e si direbbe quasi che ci tenga a essere morta per te. Io ci scommetterei che in quella completa oscurità di coscienza si nascondano dei ricordi perenni che sono come... come gli avanzi d'un naufragio conficcati nell'arena in fondo all'abisso del mare.(Accalorandosi)E difatti, se non fosse così, in che modo si spiegherebbe ilfenomeno per cui ella ripete continuamente i versetti che il vecchio mendicante recitava all'epoca dei vostri giorni felici? In che modo si spiegherebbe che ella si compiace spesso d'indossare o d'avere tra le mani l'abito che ordinò in quella sera indimenticabile?...(Quasi pentendosi d'aver parlato con troppo acume)Del resto, lo so... c'è poco da raccapezzarsi. La pazzia ha misteri grandi e impenetrabili e chiude la sua porta di ferro in faccia a ogni presuntuoso che pretenda di penetrarli.
Stefano
(levandosi e fissandolo più da vicino)Intantotuparli come uno che li abbia penetrati senza trovare ostacoli.
Valentino
Io?!...
Stefano
Non lo dichiari apertamente, ma sei convinto d'esserle di sollievo. Sì, sei convinto che tra i ricordi perenni nascosti nell'abisso ci sia quello della tua devozione. Cosicchè, oltre ad avere l'opportunità d'appagare il desiderio di vederla, avrai pure il privilegio di farle del bene, di esserle prezioso: avrai pure la speranza... ma che dico «la speranza»!... avrai la sicurezza d'essere da lei preferito fra tutti. E ciò ti riempirà di gioia, ti riempirà d'orgoglio, ti renderà felice!...
Valentino
(difendendosi e supplicando)Ma Stefano!
Stefano
(con amara violenza)Lasciami gridare ciò che penso e ciò che sento! Lasciami gridare che t'invidio!
Valentino
Io sono stato il tuo servo, Stefano! Non mi mortificare così.
Stefano
T'invidio, sì, t'invidio per quello che sarai domani e anche per quello che sei stato sinora! Che t'importava di trascinare la misera persona fra le miserie naturali della tua vita? Eri un deforme? Ma sapevi di esserlo. Eri un debole? Ma sapevi di esserlo. Eri il mio servo? Ma te ne accontentavi. E quando potevi rivolgere la parola umile e affettuosa alla donna dalla quale io ero idolatrato, quando, più tardi, dopo che la demenza l'ebbe distaccata da me, potevi guardarla lungamente dalla tua finestra, nel silenzio della sera, sola, smarrita nel giardino dove tante volte mi aveva coperto di baci, a te pareva di conseguire un premio immeritato e dovevi senza dubbio averne delle estasi profonde!
Valentino
(in una specie di avvilimento, piega la testa sul petto.)
Stefano
Cos'è? Abbassi la fronte, adesso?! Non t'era mai passato per il cervello che io ti avrei indovinato?... che io t'avrei fatto l'onore di spiare le tue contemplazioni per sorprendere il tuo più intimo pensiero?
Valentino
Non ne avevi il diritto!
Stefano
Perchè?
Valentino
(animandosi)No, non ne avevi il diritto, e, trattandosi d'una meschina creatura come me, non dovresti essere così ferocemente crudele.
Stefano
Ah! Tu sei, dunque, il mio rivale sacro e inviolabile?!
Valentino
(con uno scatto audace)Ciò che tu fai in questo momento è una viltà!
Stefano
Ed osi anche di giudicarmi, tu, che stai lì, in agguato, per pigliarti quel poco che resta di quanto fu solamente mio?!
Valentino
(ancora implorante)Stefano, non tormentarmi di più!
Stefano
(prorompendo con asprezza)Sii maledetto per tutto quello che mi fai provare e per tutto quello che sai farmi dire!(Si copre il viso con le mani. Dopo un silenzio, si sforza di recuperare un po' d'energia. Va alla scrivania per prendervi ancora delle carte.)
Valentino
(siede annichilito.)
STEFANO, VALENTINO, TERESA.
Teresa
(entra dalla destra. È vestita dimessamente, in disordine; ma ha tuttora nei capelli scompigliati l'ornamento che le cade sulla fronte e porta in una mano il suo abito prediletto lasciandolo strascicare per terra. Porta poi sulle spalle molti merletti e nastrini di vario colore, che le pendono da tutte le parti.)
Stefano
(al suo apparire, come di solito, si paralizza e vorrebbe quasi nascondere la sua ansia scrutatrice.)
Teresa
(si accosta a Valentino)Di': hai mai visto il mio abito nuovo?(Glielo mostra)Guarda che magnificenza!
Valentino
(non osa più alzare gli occhi a lei, e si confonde ed arrossisce)Sì... sì... lo conosco, signora Teresa.
Teresa
E lo sai che ci metterò anche tutti questi nastri e tutti questi merletti?... Ma tu non guardi. Faimale!...(Ha un gesto ammonitore)«Apri gli occhi sulla terra»!...
Stefano
(per sottrarsi a quella voce che gli entra nell'anima e nella carne come una vite, affretta bruscamente la partenza)Non più, non più!... Tronchiamo!...(Va per prendere il cappello di su una sedia.)
Valentino
(avvicinandosi a lui, energicamente)Ma làsciati vincere, invece. Non ti ostinare.
Stefano
(si ferma.)
Valentino
(abbassando la voce e parlando concitatamente)Vai a correre dietro a una donna che disprezzi, soltanto per l'ubbriachezza della disperazione. E quando l'ubbriachezza sarà svanita, ti sentirai nauseato del fango in cui quella donna t'avrà fatto precipitare.
Stefano
(frenando lo spasimo con rude caparbietà)No!
Valentino
Ti sentirai avvilito dai suoi milioni, accumulati Dio sa con quali turpitudini!
Stefano
No!
Valentino
Resta qui, resta qui, tu, e pensa piuttosto... che spetta a me oramai di prendere il volo!
Stefano
A te?!
Teresa
(intanto, si è seduta sopra una delle casse piene di libri ed è tutta dedita ad ornare di merletti il suo vestito.)
Valentino
Sì, sì, a me! Alla malora gl'intrusi!...(Ridiventando umile)D'altronde, dopo la mortificazione che mi hai inflitta, io non saprei adempiere a quello che io credevo fosse un dovere... e nemmeno saprei profittare del tuo denaro. Se te ne meravigli, non ti do torto, no, perchè la malattia della fierezza io non l'ho mai avuta. Ma ecco che essa mi capitaaddosso all'improvviso e viene ad aumentare i miei guai!... Si vede che non sono fortunato.(Cava dalla tasca la busta contenente il danaro e la pone sulla scrivania.)
Stefano
(raddolcito, commosso)Quel po' di danaro che ti dovevo per i servigi che mi hai resi non ti vieterà di essere fiero. Riprendilo, te ne prego. E quanto al resto, dimentica le parole che per un istante ti hanno frugato nell'anima. Esse non erano che il vaniloquio d'un uomo che tra breve... sparirà.
Valentino
(facendo un estremo vivace tentativo di persuasione)Non lo capisci, dunque, non lo capisci che solamente in questa sventurata puoi trovare ancora la tua salvezza?
Stefano
Ella è da me lontana come se fosse morta. L'hai detto tu stesso.
Valentino
Ma le persone migliori, Stefano, muoiono forse appunto per esercitare su noi, da lontano, quella influenza benefica a cui durante la loro vita ci ribellammo.
Stefano
Non è vero! Restando qui morirei anch'io.... Mi consumerei di crepacuore!(Un'ultima pausa di perplessità angosciosa. Poi dolorosamente, quasi abbracciandolo)Addio, Valentino!
Valentino
(con un groppo alla gola)Addio!
Stefano
(piglia il cappello e impulsivamente va verso la pazza.)
Teresa
(si leva subito per scostarsi un poco, e interroga con una intonazione di curiosità diffidente)Che vorresti?
Stefano
(in un impeto di profonda commozione, gli occhi pieni di lagrime, la stringe al petto in un lungo amplesso e le bacia la fronte)Vorrei che tu vedessi... che io piango.(Si distacca da lei, ed esce rapidamente.)
TERESA e VALENTINO.
Teresa
(impassibile, prende i nastri che le scendono dalle spalle e accuratamente ne sceglie uno. L'abito è rimasto sulla cassa.)
Valentino
(dopo qualche minuto di tragico sbalordimento, immobile, siede e si accascia sotto il peso dei suoi pensieri.)
Teresa
(tenendo per un capo il nastro che ha scelto, lo fa svolazzare nell'aria seguendo con lo sguardo il piccolo volo frenato. Poi, con maggiore slancio, lo lascia a sè stesso, gettandolo in alto. Vorrebbe afferrarlo; ma il nastro cade. Ella ha un moto di dolore.)Oh!...(Si rivolge a Valentino e lo chiama:)Ei!... Tu!...(Indicando il nastro caduto)Non vedi?... Aiutami.
Valentino
(si scuote; si alza; lo raccoglie e glielo porge con un lieve tremito nel braccio, evitando di guardarla e d'esserne guardato.)
Teresa
(riprendendo il nastro)Hai paura di me?
Valentino
No, signora Teresa.
Teresa
... Hai ribrezzo?
Valentino
Mi addolora molto che vi corrano alle labbra dei dubbii di questo genere.
Teresa
... Non so nemmeno chi sei.
Valentino
E chi volete che io sia!... Sono... un gobbo.
Teresa
E poi?
Valentino
E poi sono... un triste parassita.
Teresa
Perchè?
Valentino
Perchè specialmente dal male degli altri cavo quello che mi occorre per vivere. Non posso negarlo. Poco fa egli aveva ben ragione di colpirmi. Io anzi ho arrossito. M'è parso perfino che non avrei avuto più il coraggio di avvicinarmi a voi, di rivolgervi la parola.... Ma, invece, no. Sono peggio di prima. Essendo adesso sicuro che nessuno mi spia, io mi avvantaggio più che mai del fatto che voi non mi vedete e non mi ascoltate. Vi sto vicino, vi guardo, vi parlo liberamente, e vivo l'ora più dolce della mia vita. Se voi non foste la vittima d'una grande sciagura, quest'ora non mi sarebbe concessa.
Teresa
Ecco: tu mi convinci. E credo che fra noi due c'intenderemo perfettamente. Parliamo,... parliamo di tutto.(Lo tira a sè, e se lo fa sedere molto dappresso.)Parliamo come se fossimo due amici.
Valentino
(animandosi molto, — con gli occhi luminosi)Sì, sì, parliamo come se fossimo due amici.
VALENTINO, TERESA, STEFANO.
La voce di Stefano
(lontana)Valentino!... Valentino!...
Valentino
(sobbalzando di meraviglia e di timore, quasi gli paresse di esser sorpreso in flagranza)Lui!
la voce di Stefano
Sono qua, sono qua, Valentino!...
Valentino
(scosta la sua sedia da Teresa, e in preda a una viva emozione corre alla porta.)
Teresa
(si alza allarmata e riprende in fretta il suo abito, agitandosi e gridando:)No! No!... Non farlo entrare! Per carità, non farlo entrare! Son vestita come una serva.... Non è così che debbo ricevere questo signore!
Valentino
(è sotto l'arco della porta.)
Stefano
(arriva di corsa, trafelato e gli getta le braccia al collo, abbattendosi su lui.)
Teresa
(si rifugia paurosamente in un angolo, cercando di nascondersi, e, senza più gridare, continua, supplichevole:)No!... No!... Mandalo via... Mandalo via....
(Una pausa.)
Stefano
(ansimando)Non ho potuto!(Si solleva per prendere fiato.)
Valentino
(gli toglie di mano il cappello e lo getta sopra una sedia.)
Stefano
Per allontanarmi da qui... ho lottato... ho lottato... come una belva che vuole spezzare i ferri della sua gabbia.... E questa lotta terribile... mi ha esaurito. Non reggo più.(Affranto, annientato, appoggiandosi a Valentino, si trascina sino al divano e vi si abbandona.)
Valentino
Avevi anche passate tante notti insonni.... Càlmati, ripòsati.... Lo potrai, perchè i narcotici ai quali invano sei ricorso finora agiranno, stasera, beneficamente. E ti garantisco che ti sveglierai sano e forte, come non sei stato mai.
Stefano
Non lo spero ancora....(Con gli sguardi irrequieti, cerca Teresa, e la vede lì rincantucciata e paurosa.)
Valentino
Chiamala a te.
Stefano
Non verrebbe.
Valentino
(si accosta a lei affettuosamente)Volete parlare con quel signore?
Teresa
(accennando alla sua veste dimessa)Chi sa che cosa avrà pensato di me!
Valentino
Tentate di farvi scusare.
Teresa
E come?
Valentino
(la prende per una mano e quasi senza fargliene accorgere la conduce a Stefano piano piano, esortandola confidenzialmente:)Ditegli che avete un altro abito. Mostrateglielo, anzi. E se proprio egli aveva pensato male di voi, si ricrederà. È vero, Stefano, che ti ricrederai?
Stefano
Sì, certo.
Teresa
(gli mostra l'abito)Ti piace?
Stefano
(trasognato, ravvivandosi in viso)È bello!
Valentino
(con una serena voce suggestiva)Sedetegli accanto.
Teresa
(siede automaticamente accanto a Stefano.)
Valentino
Fategli capire che sarà anche più bello.
Stefano
Sì, spiegatemelo bene.
Teresa
Aspetta, e vedrai.(Prende qualcuno dei suoi nastri, e s'industria a infilarlo nei trafori del merletto di cui ha adornato l'abito.)
Valentino
(sommessamente, alle spalle di lui)Io me ne vado su, nella mia camera, Stefano. A rivederci.
Stefano
(a Teresa)Ma, a questa luce fioca, non bisogna lavorar troppo. Ne soffrirete.
Teresa
(sorridendo)Non importa.
Valentino
(curando di non far sentire il rumore dei suoi passi, esce a sinistra.)
Stefano
Riposiamo insieme, adesso. E domani poi tutti e due torneremo al lavoro. Io sarò paziente... come voi. E voi mi consiglierete.... Voi mi darete l'esempio.... Voi sarete la mia Virtù.
Teresa
Io sono piccola piccola....
Stefano
(ripete con vaga tenerezza pensosa:)Piccola piccola....(Timidamente, la circonda con le braccia.)
Teresa
(non oppone alcuna resistenza e cessa di lavorare.)
Stefano
(stringendosi a lei, e posando il capo sulla spalliera del divano)Così.
Teresa
Perchè sei stanco?... Hai fatto un lungo cammino?
Stefano
Assai lungo.
Teresa
Vuoi dormire?
Stefano
Sì.
(Un silenzio.)
Stefano
(socchiude gli occhi, e mormora:)Ecco: a poco a poco, tutto mi sparisce intorno.... Non vedo che voi... come se foste la mia anima.... Vi vedo tranquilla.... Tanto tranquilla!... Finalmente, è il riposo.
(Un silenzio.)
Stefano
(dorme.)
Teresa
(delicatamente, si svincola dalle braccia di lui. — Si leva. — Come per una impercettibile intenzione gentile lascia cadere l'abito sulle ginocchia e sui piedi di Stefano. Sorride un'altra volta, e si allontana guardandolo. A un punto, comincia a ripetere, lentissimamente,con un accento lieve monotono e melodico, una strofetta del vecchio mendicante:)
Sopra il mare — non guardare.Chiudi gli occhi — e poi cammina....
Sopra il mare — non guardare.
Chiudi gli occhi — e poi cammina....
(Ella dilegua nel parco; ma la strofetta giunge ancora, fievolissima:)
C'è un'amica — a te vicina.Chiudi gli occhi — e poi...... cammina....
C'è un'amica — a te vicina.
Chiudi gli occhi — e poi...... cammina....
La voce di Valentino
(urgente e spaventosa, ma quasi dispersa dalla lontananza)Accorri, Stefano! La signora Teresa è in piedi sul parapetto, e tende le braccia al mare!
(Valentinoentra dalla sinistra, si precipita verso il parco e sparisce.)
(Si ode il suo grido di terrore.)
(Sipario.)
Fine del dramma.