CAPITOLO IX.

CAPITOLO IX.Torniamo nel sucido cortiluccio del ghetto in cui si apre la porta ferrata del misero stambugio di Jacob Arom il rigattiere ebreo.Molte ore sono passate dacchè abbiam visto il vecchio avaro prendere colla figliuola il suo pasto frugalissimo apparecchiato dalla modesta scienza culinare della vecchia Debora. Lo donne sono sole di nuovo nella stanzaccia a pian terreno; e l'ombra della sera, prima ancora del solito per la nebulosità della giornata, incomincia ad invadere quel luogo tristissimo, fatto più tristo da quell'ora crepuscolare. Come prima, come sempre da varii giorni, le donne parlano di quel tremendo avvenire che la sventurata maternità sopraggiunta minaccia alla povera Ester. Aspettano con ansia che Gian-Luigi, fattone avvertito, compaia a rassicurarle, venga a dir loro che ha bello e trovato il modo di salvare la povera figliuola dall'ira, che sarà implacabile, del padre.In realtà Debora ha maggior dose di speranza di quel che non abbia la povera Ester. Questa, nei meno ardenti trasporti degli ultimi convegni avuti insieme, nella lunga di lui assenza, ha sentito nell'amante sminuita quella passione che gli aveva fatto superare ogni ostacolo, vincere ogni circostanza per potere arrivare sino a lei. Ora — e l'istinto di donna meravigliosamente lo avverte — ogni amore che scema è amore che parte; quando non si ama più all'eccesso si è avviati a non amar più abbastanza; dietro la calma del primitivo ardore, sta la indifferenza e la sazietà. Ester aveva immensamente sofferto anche prima che la terribile verità del suo stato le fosse rivelata; di poi la sua pena era diventata doppia, e soffriva passando a vicenda da un'esaltazione d'animo ad un abbattimento rassegnato, ma di disperazione sempre.Debora adunque la confortava alla speranza con ogni miglior argomento che sapesse trovare; e la infelice fanciulla scuotendo la sua stupenda testa degna del pennello di Tiziano esclamava con cupa risolutezza che era tale da far paura:— No, Debora, vedrai ch'egli non verrà nemmanco. Il perfido! E' mi ha dimenticata del tutto... Chi lo avrebbe creduto?... Ah mio padre ha ragione. Tutti i cristiani sono mancatori di fede... Sai tu che cosa solo mi resta? Morire.La vecchia alzava le mani secche e rugose verso il cielo, sclamando spaventata:— Che cosa dite?... Vi dà di volta il cervello Ester?... Come siete sempre eccessiva, voi!... Vi dico che il signor Quercia verrà, e troverà modo di levarvi di qui; ed io vi seguirò, perchè già non voglio mica rimanere allo sdegno di vostro padre che cascherebbe tutto su di me, e che non sarà una giuggiola, no; e tutto sarà aggiustato.Ester lasciò cadere abbandonatamente sopra le ginocchia la bella destra con cui si sosteneva il viso, e reclinò sul petto il capo.— Mio padre! diss'ella a mezza voce, ma con espressione di molto cordoglio nell'accento. Abbandonarlo!... E sarà per sempre di certo... Non lo vedrò mai più, mai più in questa vita!... E nell'altra?... Ahi c'è forse un'altra vita?... Ancorchè ci sia, mai più, mai più egli non mi perdonerà, vivesse gli anni dell'Eterno... La sua maledizione, quella maledizione onde mi minacciava poc'anzi mi perseguirà traverso i secoli con odio implacato... Ed egli ora mi ama pure!... Quasi al pari de' suoi tesori... Ed io devo dargliene tanto dolore!... Che farà egli, quando solo, senza più affetto nessuno, fuggito dalla figliuola?Debora la interruppe.— Eh! non vi crucciate di codesto.... Che cosa farà? È facile indovinarlo. Si consolerà col suo denaro che in fin fine è ciò che ama di più, è anzi la sola cosa che ama.Un picchio discreto risuonò all'uscio del cortile; le due donne sussultarono e si guardarono in faccia commosse.— Se fosse lui! mormorò Ester diventata pallida, poi tosto arrossita.— Gli è lui di certo: disse la fante levandosi più affrettatamente che poteva: ne riconosco il modo di battere, ve l'ho detto io che sarebbe venuto.Si accostò all'uscio, e traverso i battenti gridò colla sua voce fiacca e balzellante da vecchia:— Chi è là?— Apri, Debora, son io: rispose la voce sonora di Gian-Luigi.Ester fu dritta di balzo con un grido: e poichè le mani tremanti di Debora non erano abbastanza sollecite ad aprir la serratura e tirare i chiavistelli,accorse la giovane all'uscio ed in un attimo ebbe essa medesima spalancato il battente innanzi al suo amante che entrava avviluppato nell'ampio mantello scuro, il cappello rabbattuto sugli occhi.La penombra che regnava in quell'ambiente, non lasciava scorgere alla giovane l'espressione della faccia di Gian-Luigi; e fu ventura per lei, chè l'aspetto d'impaziente contrarietà ch'egli aveva entrando sarebbe stato per la misera un nuovo dolore, una piena conferma dei timori che istintivamente provava l'anima sua. Ma pur tuttavia, qual differenza di maniere fra il presente contegno dell'amante e quello ch'egli aveva un tempo ne' suoi incontri colla fanciulla! Era egli allora che tosto, ratto, impetuosamente l'afferrava con amorosa violenza, la stringeva con braccia appassionatamente desiose, le copriva di caldi baci il leggiadro viso arrossito, le diceva un mondo di soavi parole amorose; ora Gian-Luigi entrò senza manco un saluto; fu essa che, lasciando a Debora il richiudere accuratamente la porta, gettò al collo di lui le sue braccia e tutta abbandonandosi al suo petto, disse con voce tremante d'emozione ed amore:— Sei tu!... Sei pur tu alla fine!... Oh quanto tempo che non ci siam visti!... Cattivo!... Perchè rimaner tanti giorni?... Li ho contati: e' mi parevano ciascuno un'eternità... Che cosa hai tu fatto in questo frattempo? Come non hai tu mai pensato a me? Potresti tu mai dimenticare che sei tu il sole della mia vita?E queste parole, susurrate in quel tenace amplesso, venivano frammiste ai più caldi baci di quelle calde labbra color di corallo.L'amoroso effluvio di quella avvenente persona che pendeva dal suo collo, l'ardore di quei baci che gli scoccavan fiamme nel volto, la passione di quelle parole poterono assai sull'animo di Gian-Luigi e ne dileguarono per quel momento la malavoglia e l'uggia con cui era egli colà venuto; onde fu con voce temperata a molto affetto e non senza rispondere col suo all'amplesso della giovane, che egli disse a sua volta:— Dimenticarti, mia cara Ester!.... Non pensare a te!.... Sei tu la cattiva che puoi credere di simili cose e dirmele.Le poche parole del giovane fecero maggior effetto sulla figliuola di Jacob che le molte della vecchia Debora. Ella sentì il suo cuore riconfortato. Per la donna, in generale, la parola dell'uomo che essa ama, per quanto destituita di prove, per quanto priva ben anco delle apparenze della verità, sarà sempre un'autorità degna di fede. Gian-Luigi poteva egli mentire? Mai più! Tanto eccesso di lui sì lo poteva ella pensare quando egli era lontano dagli occhi suoi, e non le stava presente la malìa della persona adorata; ma stretta dalle braccia di lui, sotto i suoi baci, udendone la dolcezza della voce, la misera, tutta posseduta dall'amore, non aveva più resistenza di sospetto, nè difesa di diffidenze.— Tu dunque m'ami ancora? riprese Ester con più vivace prorompere che era tutto una gioia. Tu m'ami dunque?.... oh giuramelo di nuovo....Queste parole raffreddarono alquanto l'effimero ardore che s'era suscitato in Gian-Luigi. Le donne hanno la grande smania di far ripetere giuramenti d'amore; e questa è od una inutilità, o una malaccortezza: se l'uomo continua ad amare, non v'è bisogno di nessun giuramento, il quale in realtà non riesce mai a guarentire in nessun modo l'avvenire, od egli ha cessato o viene cessando d'amare, e la necessità in cui lo si pone di dare un falso giuramento, o di subire una scena di rimproveri e di lacrime lo indispone anche peggio e gli accresce il desiderio di togliersi da quei legami. Fu qualche cosa di simile che provò Gian-Luigi, ed un poco di quell'impazienza con cui si era affacciato primamente alla porta gli rinacque nell'animo. Si sciolse pianamente dalle braccia della giovane, e senza rispondere altrimenti alle parole di lei, disse freddamente come si parla di cose indifferenti:— Lasciami levar via questo mantello che è bagnato dalla neve.Trasse un po' in là Ester e si tolse dalle spalle il mantello: nell'ombra lucicchiavano vivamente gli occhi della giovane ebrea fissati su di lui con infinito ardore. Nella mente delmedichinosorse di botto un sospetto, ch'egli accolse come una speranza, ed era questo: che la fanciulla avesse inventata la novella della sua maternità per avere un mezzo potente da farlo venire da lei.— Ehi Debora: diss'egli alla vecchia che, richiusa ben bene la porta, s'avanzava trascinando le sue pianelle scalcagnate verso il centro della stanza: se tu accendessi un lume non faresti male; qui non ci possiamo nè anco veder in viso.La fante prese una lucernetta sucida di ottone, invasa dal verderame e, venuta presso il fornelletto l'accese mercè uno zolfino: i deboli raggi giallognoli di quella poca luce si diffusero oscillando per la tenebrìa di quello stanzone; gli occhi di Gian-Luigi corsero a mirare così rischiarati i lineamenti di Ester, la quale stava immobile, piantata, a quel luogo dove l'aveva spinta la mano di lui, allontanandola da sè. La emozione di quel momento aveva arrossite le guancie della giovane così che non ci si vedevan più quelle traccie dei patimenti a cui da alcun tempo andava soggetta, le quali quella stessa mattina ci aveva notate suo padre.— Eh via, pensò Gian-Luigi: è stato un sotterfugio di questa furbacchiotta per farmi venire.E si riavvicinò con un sorriso malizioso alla giovane che rimaneva ancora immobile a quel luogo.— Ester, diss'egli, tu hai voluto vedermi ad ogni costo, non è vero? Ma come diavolo ti è saltato in mente di usare un mezzo qual fu quello del bigliettino che mi hai scritto?La giovane lo guardò stupita, senza comprendere.— Tu mi hai fatto bestemmiar la sorte e maledire il Cielo, poichè più disgraziato avvenimento non poteva capitarci di quello che mi annunziavi....Ester cominciò allora a capire il sorriso e il tono di leggerezza dell'amante.— Che? esclamò essa con isdegnosa vivacità nell'accento e nella mossa, avanzandosi d'un passo verso di lui: tu dubiti?...Levò le mani verso il cielo in un atto di protesta, di meraviglia, di risentimento, cui non aveva parole a poter bene esprimere.— Debora! soggiuns'ella dirigendosi alla fante come per prenderla a testimonio di tanto eccesso: egli non crede alle mie parole, egli mi accusa di menzogna, egli nega fede alla mia sventura.Queste parole, il modo ond'eran dette, il profondo turbamento dei tratti di lei, furono prova più che sicura a Gian-Luigi che la novella scrittagli da Ester era una verità. Le si accostò, la prese per la mano, e piantandole negli occhi il suo sguardo, disse con accento cupo che pareva una minaccia:— Gli è dunque vero?... Maledizione!...La giovane tolse via la sua dalla mano di lui, e si arretrò spaventata.— Luigi!... Eterno Iddio!... Tu mi fai paura.Ilmedichinosi frenò di subito con quel dominio su se stesso che gli abbiamo già visto esercitar tante volte.— Via, via, riprese egli con aspetto tornato tranquillo, pensiamo freddamente ai casi nostri... Abbiamo del tempo innanzi a noi; prima che la cosa possa venire scoperta, ci rimane agio ad immaginare e porre in esecuzione quel progetto che converrà meglio... Frattanto a te Ester che cosa sarebbe venuto in mente di fare?Ester levò sul volto di lui i suoi grandi occhioni neri, e disse lentamente a voce bassa:— Mi sembra che una cosa sola mi rimane da poter fare: fuggire, andare a nascondere la mia colpa all'abbominio de' miei ed all'ira di mio padre.Gian-Luigi crollò le spalle.— Fuggire!..... Dove?..... Come e in qual luogo trovare questo ritiro?La fanciulla lo interruppe con accento quasi severo:— Ho pensato che codesto era dover tuo e che tu l'avresti compito.Ilmedichinonon dissimulò un atto d'impazienza.— Dovere! dovere! diss'egli. Eh! ho io ben altri affari e di maggior rilevo a cui pensare.Ester impallidì nello stesso mentre che i suoi occhi lanciavano fiamme.— Tu parli non solo come uno spergiuro, disse ella con forza, ma come uomo senza cuore.— Ah! non facciamo delle frasi e non scendiamo a bisticciarci per carità... Io non ti abbandonerò certo, e se una fuga sarà assolutamente necessaria, bene, ti ci aiuterò; ma prima di sobbarcarci ad un tal passo, vediamo se non ci sarebbe altro mezzo...— E quale? proruppe la giovane con impeto. Non sai tu che apprendendo la verità, mio padre è capace di uccidermi?— Ah! se ci fosse costì sotto mano un qualche dabbene da sposare!....Ester drizzò il capo con moto vivace di risentimento e di ripugnanza.— Se tu parli per ischerzo, diss'ella con nobile fierezza, questi non sono nè il caso nè il momento da ciò; se parli dassenno oh che stima e che amore hai tu di me?Gian-Luigi non rispose, assorto com'egli apparve in un nuovo pensiero che gli rendeva cupa la fisionomia.— Ci sarebbe pure un mezzo, diss'egli a voce bassa, non osando guardare in volto la fanciulla.Fece una pausa: essa si accostò ansiosamente per udire ciò ch'egli stava per soggiungere; il tristo continuava smorzando ancora di più il suono delle sue scellerate parole:— La mia medicina me lo può dare questo mezzo.....Susurrò alcune frasi cui potè cogliere soltanto l'orecchio di Ester verso la quale egli si chinò.La giovane rimase immobile, fissandolo con occhi larghi come di chi non capisce, ma uno sguardo ratto e vivissimo di lui parve di colpo rischiarare in essa il senso di quelle misteriose susurrate parole; Ester si arretrò con una mossa ed un grido di orrore.— Mio figlio!.... Mio figlio! esclamò essa con forza: osereste attentare alla sua esistenza?.... Ma io lo difenderò contro tutto e contro tutti.— Calmati, calmati; disse Gian-Luigi che parve non aspettarsi quello scoppio di indignazione.Ma i commovimenti in quell'anima sensitiva di fanciulla da parecchi giorni sì frequenti e sì vivaci l'avevano indebolita ed affranta. Ester si diresse vacillando verso la seggiola su cui soleva stare e lasciandovisi cadere abbandonata, coprendosi con ambo le mani la faccia, ruppe in un pianto dirotto.Ilmedichinostrinse le braccia al petto e rimase immobile a guardarla; sul suo volto era un'espressione di durezza malvagia ed ironica: quella d'un uomo che ad un suo volere incontra un inciampo nell'altrui debolezza che non gl'ispira se non fastidio e disprezzo.La vecchia Debora s'accostò con interesse alla piangente e volle dirle alcuna parola di conforto; ma Ester non le prestò menomamente attenzione.A poco a poco l'espressione della faccia di Gian-Luigi si venne rimutando; in presenza di quello sfogo di dolore della povera fanciulla, il quale in realtà gli rivelava tutto ciò ch'essa aveva sofferto e soffriva, alcuna parte dei buoni istinti della sua natura, che tuttavia erano rimasti in lui, si suscitòe si commosse. I lineamenti del suo leggiadro volto si distesero, per così dire, abbandonando il maligno atteggio che li contraeva; una sembianza di pietà e d'affetto ne prese il luogo. S'accostò egli allora alla giovane, trasse in là bruscamente Debora che, stando sempre attorno ad Ester a dire di sue parole di conforto a cui non si badava, gli impediva il passo, e chinandosi verso la misera che piangeva, le prese una mano, glie la staccò con affettuosa violenza dal volto, e disse con voce veramente impressa d'amore questa sola parola:— Ester!In costei parve ritornata di subito la sua energia. Sorse di scatto, saettò il suo amante d'uno sguardo pieno di mille espressioni, e con forza d'accento quale danno soltanto le più accese passioni dell'animo, gli disse:— In tutto codesto sai tu ciò ch'io scorgo di più tremendo per me e che mi rompe il cuore? Si è che tu più non mi ami.Gian-Luigi volle protestare con un gesto: ma ella riprendendo con più vigore ancora:— No, più non m'ami... Se tu m'amassi, mi avresti tu parlato a quel modo?... Tutto il resto posso sopportare, tutto affrontare... anche lo sdegno di mio padre: ma questa sciagura no... Ella mi fa perdere il senno, ella mi fa capace di tutto, sai!Pose le due mani sulle spalle del suo seduttore e stando lì faccia a faccia con aspetto di risoluzione in cui avreste detto esservi qualche cosa di feroce, continuò:— Sì, capace di tutto!... Oh con che passione, con che furore io t'ami, tu non hai ancora saputo discernere... T'amo da commettere un delitto se tu mi tradissi... Sono gelosa come donna forse non fu mai... Io, qui, nella mia solitudine, talvolta, pensando che tu lontano potevi parlar d'amore a un'altra donna, soltanto rivolgerle uno di que' tuoi sguardi infuocati che mi hanno incendiata l'anima, io soffrii e soffro degli spasimi mortali... Se tu cessi d'amarmi, morrò... Se ne ami un'altra... Oh! sono capace di ucciderla quella donna.La esaltazione di questa giovane, ond'ella era fatta ancora più bella, commosse anche in quell'istante l'animo di Gian-Luigi. Rinacquero per allora le fiamme che in lui avevano desta la beltà della custodita fanciulla e la difficoltà di ottenerla; la cinse con appassionato amplesso fra le sue braccia, e le disse con accento di trasporto, in cui ciascuno avrebbe creduto sentire, e in quel punto era forse davvero la sincerità:— Ma sei tu, donna mia, che io amo al mondo: che parli tu di altre, che temi tu di abbandoni o tradimenti?... T'amo!, t'amo! t'amo!La infelice Ester si abbandonò sul seno dell'amante con quella tenerezza e quell'intima gioia che le inondavano l'anima nei primi giorni dell'amor loro.Ma in quella, ecco all'uscio d'entrata una mano che picchiava dal di fuori, e la voce del vecchio Jacob che per la toppa della serratura cacciava dentro queste parole:— Apri, Debora, apri senza paura: son io.— Misericordia! il padrone! disse la vecchia fante quasi con isgomento.Ester si strappò dalle braccia dell'amante e fuggì come atterrita all'altro capo della stanza. Debora corse ad aprire.Il rigattiere entrò col suo passo, col suo aspetto, colla sua guardatura cautelosi e diffidenti; la prima cosa che vide fu la lucernetta accesa sopra il tavolo a metà della stanza.— Ecchè? diss'egli con voce piena di rampogna e di disgusto: non è ancora notte affatto chiusa e ci avete già il lume acceso! Che cosa vi salta in capo di sciupar l'olio di questa maniera?Nello stesso tempo ch'ei parlava, il suo sguardo corse per tutta la stanza; vide in un canto lontano dalla tavola su cui era il lume, la figliuola seduta, il capo chino sopra certo suo lavoro, come se fosse intentissima ad esso, benchè il fioco chiarore della lucerna che appena giungeva sino a lei non fosse tale da bastarle a lavorare, si meravigliò ch'ella non gli fosse mossa all'incontro come soleva ad ogni volta ch'egli rientrava, gli parve notare nel contegno di lei, nella ostinazione a tenere chinato il capo un certo imbarazzo; vide dritto presso la tavola a cui si appoggiava, ilmedichinosenza la menoma traccia d'impaccio, egli, con tutta l'agiatezza che era propria della sua elegante persona; e la presenza di costui in casa sua, mentr'egli erane assente, dispiacque forte al vecchio ebreo.— Ah! gli è qui Lei! disse Arom punto non curandosi di dissimulare il suo malcontento. Che cosa viene Ella a cercare in mia casa, mentre io non ci sono?Gian-Luigi si atteggiò a tutta l'imponenza della sua mossa la più superba, guardando dall'alto in basso quell'omiciattolo che si avanzava verso di lui.— Olà, mastro Jacob, diss'egli con tono compagno all'aspetto, con chi ti pensi tu di parlare?Il vecchio usuraio tornò di botto in tutta la sua umiltà di contegno e di parole.— Scusi, diss'egli, non voglio mica offenderla... Ma in casa mia, sa bene, sono avvezzo a non lasciar entrar gente quando io non ci sono... Tutti hanno le loro idee; ed io ho codesta. E d'altronde ho premura di sapere in che cosa posso servirla e che mi ha valso l'onore d'una sua visita.Debora tremava, cercando di mettersi nella parte più scura della stanza, quasi per nascondersi agli occhi del padrone, del quale era pur certa che l'ira sarebbe caduta su di lei; avrebb'ella voluto difendersi, ma non sapeva troppo che cosa dire; onde benedisse in cuor suo il giovane che, sempre colla medesima alterigia, si degnò di dare al vecchio la seguente spiegazione:— Sono venuto per parlarti, e di cosa che mi preme; e tu sai che sia. Volli dunque entrare ad ogni costo per attender qui il tuo ritorno.— Va bene, s'affrettò a dire Jacob più umile e sommesso che mai. Io sono il suo servitore, non ha che da comandarmi.— Ti ho portata quella carta e sottoscritta col nome che tu hai voluto; spicciamoci dunque a terminar quell'affare.Il rigattiere s'inchinò fino a terra.— Agli ordini suoi: rispose. Vossignoria favorisca lasciarmi vedere quella scritta ed io mi solleciterò ad obbedire al voler suo.Ilmedichinotrasse di tasca il suo elegante portafogli, e da questo levò una cambiale per l'ammontare di cinquanta mila lire, sotto cui si stendeva nel suo carattere minuto ed elegante di donna la firma della contessa Candida Langosco di Staffarda nata La Cappa.Jacob prese quel pezzo di carta con un certo rispetto e spiegatolo se l'accostò talmente agli occhi per esaminarlo con attenzione, che avreste detto lo volesse fiutare. Due minuti e forse più rimase egli scrutando la polizza da ogni parte, e in questo mentre Gian-Luigi lo stava guardando con una fissità in cui non avreste potuto dire che c'era un'ansia, ma un'aspettativa impaziente e un po' inquieta.— Va bene, disse poi l'ebreo ripiegando lentamente quel fogliolino; la mi aspetti qui un poco e le porto la somma.Mandò un profondo sospiro.— Aimè! Tutti quei pochi miei risparmi che ho potuto fare; la sola scorta che abbia questo povero vecchio! Ma per Lei, che cos'è che non vorrei dare?....— Risparmiami le tue imposture: disse bruscamente Gian-Luigi impazientito; e sollecita chè ho fretta.Arom prese la lucerna di sulla tavola e s'avviò verso la scala a chiocciola che saliva al piano superiore.— Olà! sclamò ilmedichino; vuoi tu lasciarci qui allo scuro?— Ah! è vero: rispose Jacob. Scusi, non ci badavo.Mandò un altro sospiro di rincrescimento e soggiunse:— Debora, accendi un altro lume; questo io lo porterò di sopra.Poichè la fante ebbe obbedito, il rigattiere continuò la sua strada, e già aveva un piede sopra il primo scalino della scala, quando, come per nuovo pensiero sopravvenutogli, si fermò e volto all'angolo in cui stava tuttavia quasi rannicchiata la figliuola, le disse:— Ester, vieni un po' su con me, ho bisogno del tuo aiuto.La fanciulla si levò sollecita. Aveva avuto tempo di dare alla sua fisionomia l'aria tranquilla ed indifferente, ma sulle guancie le stava una pallidezza marmorea, in mezzo a cui splendevano ardenti i suoi grandi occhi neri. Venne presso a suo padre con passo affrettato, ma passando vicino a Gian-Luigi, tanto non fu padrona di sè che non iscoccasse una ratta occhiata su di lui. Jacob travide questo sguardo che a lui, sospettoso com'era, parve quasi d'intelligenza. Non poteva credere che fra sua figlia ed ilmedichinofosse avviato nessun accordo, ma pure un'indefinita paura gli entrò nell'anima, e si promise di far ben bene attenzione, e di raddoppiare intorno ad Ester la vigilanza.Padre e figlia salirono al piano superiore.— Ah signore, disse Debora supplicante almedichinoallorchè furono rimasti soli, per carità non tardi a levarci dalle branche del padrone. Quello lì è un uomo di vista acuta che vede tutto, che indovina tutto. Sono persuasa che fra breve quel demonio saprà il nostro segreto meglio di noi; ed allora la passeremo brutta, la povera Ester ed ancor io.— Sì, rispose Gian-Luigi, il quale si trovava ancora sotto l'effetto di quel rinfocolamento sensuale di passione che gli aveva cagionato il trasporto della giovane innamorata: sì, rassicura la tua padroncina. Io mi occuperò senza indugio di lei e delle cose nostre: saprò trovarle un asilo così ben nascosto che niuno al mondo giungerà a scoprirlo mai, e colà segregati dall'universo, l'amore ci farà passare delle ore deliziose.— Ma che ciò sia presto, la supplico, la scongiuro: insisteva la vecchia, la quale era eccitata a tanto zelo dal timore che aveva per se medesima: altrimenti non saremo più a tempo; chè una volta scoperta la cosa o sospettata solamente dal padrone siam belle e fritte, e di poterci salvare scappando non se ne può far niente più.Discorrevano da alquanti minuti di codesto argomento, e già ilmedichinoveniva divisando alla fante come avrebbe fatto per rendere avvertita Ester di quello che aveva provveduto per lei e della maniera e del tempo di fuggire dalla casa paterna, quando al di sopra di loro, nelle stanze dov'erano saliti il rigattiere e la sua figliuola s'udì un colpo come di cosa grave che cade con violenza per terra, poi un calpestìo di passi concitati e la voce di Jacob che con tutta quella poca forza ond'era capace gridava aiuto.Gian-Luigi e Debora corsero verso la scala; ed ecco in alto della medesima comparire il vecchio Arom, la faccia tutto sconvolta e spaventata che con accento di grandissimo affanno gridava:— La mia figliuola!... La mia figliuola!... Potenza dell'Eterno! Ella è svenuta che la mi par morta.— O mio Dio! non potè trattenersi dall'esclamare con molta passione ilmedichino: Ester!E si slanciò su per la scaletta con un impeto cheera indizio assai chiaro della ragione del suo commuoversi. Il padre di Ester, nel suo pur profondo turbamento, aveva tuttavia tanta libertà d'avviso da notare e interpretare codesto diportarsi del giovane intorno cui già era nato in esso alcun sospetto. Quel grido e sopratutto quel nome così domesticamente pronunziato furono per lui come una rivelazione: il fatto stesso dello svenimento di Ester e il come questo era avvenuto gli confermavano i suoi dubbi. Senza pure immaginarsi il meno del mondo che il male fosse così grave com'era in realtà, giudicò che nelmedichinov'era più che un insidiatore, un rapitore di uno de' suoi tesori, il cuore della figliuola, e sentì di botto un odio immenso contro quel giovane sorgergli nel cuore in luogo di quella deferenza quasi ammiratrice che aveva per lui. Arrestò per un braccio Gian-Luigi che voleva penetrare nelle stanze superiori e gli disse freddamente:— Non occorre che la si scomodi.Il giovane volse sul rigattiere quel suo sguardo imperioso innanzi a cui quasi tutti gli occhi dovevano abbassarsi: per la prima volta le pupille affondate del vecchio ebreo sostennero imperterrite quello sguardo.— In mia qualità di medico, disse Gian-Luigi, posso tornar utile a vostra figlia.— No signore. Ella non lo è abbastanza medico, per mia figlia... o lo è troppo. Preferisco ricorrere alla scienza di un altro. Debora va tu presso Ester, e soccorrila come sai; io termino un piccolo affare con questo signore e poi ti raggiungo... Se sarà bisogno di un medico lo andremo allora a chiamare.Gian-Luigi non ribattè parola: ridiscese nella stanzaccia terrena seguito dal vecchio, e della fanciulla svenuta non parlò più, come se ciò null'affatto lo interessasse.— Eccole i cinquanta mila franchi: disse Jacob, che pareva aver dimenticato del tutto ancor egli la figliuola, e schierò sulla tavola altrettanti mucchietti di napoleoni d'oro di cinquecento lire ciascuno.Quando il denaro fu contato, avvolto a rotoli nella carta, intascato da Gian-Luigi, Jacob si affrettò ad aprir l'uscio che metteva nel cortile, significando tacitamente con ciò che gli premeva il suo visitatore se ne andasse.Ilmedichinos'avviluppò bene nel suo mantello, si trasse fin sugli occhi il cappello ed uscì; sul passo della porta si fermò per dire all'ebreo:— Questa sera c'è grande adunanza per importanti risoluzioni. Ci verrai?— Spero di sì: disse laconicamente Jacob, che dimenticò di salutare con tutta quell'umiltà che mostrava ogni altra volta.Gian-Luigi s'allontanò; il padre di Ester chiuse accuratamente l'uscio dietro di lui, spense la lucerna che ardeva sulla tavola, ed a tentoni andò verso la scala e salì di sopra.Ester, abbandonata sopra una seggiola come corpo morto, non era ancora tornata in sè; ed ecco in che modo era accaduto ch'ella fosse colta da un sì grave svenimento.Appena saliti al piano superiore Ester e suo padre, questi che si mostrava preoccupato e sopra pensiero, mettendo il lume in mano alla figliuola, passò innanzi e si diresse verso l'ultimo scompartimento in cui era stata divisa la stanza, colà dove egli teneva ben bene serrata nello scrigno una parte, e la menoma, dei suoi denari. Padre e figlia ci giunsero in silenzio; Jacob guardava Ester con certo modo scrutatore e penetrativo, ond'ella si sentiva tutta conturbare: ma il vecchio non disserrava le labbra e la fanciulla era tutt'altro che disposta essa a parlare per prima.Arom fece segno alla figliuola mettesse il lume sulla tavola che abbiam visto esserci colà e su cui quella stessa mattina l'avarissimo uomo aveva contato anche una volta fra le tante il suo denaro: poi spiegata di nuovo la carta della cambiale che il medichino gli aveva lasciato tra le mani, tornò ad esaminarla ben bene. Qui si trovava in presenza di un affare, e la sua preoccupazione cominciò a cedere a quell'attenzione della mente ch'egli soleva dare a ciò che per lui, per la sua smania di guadagno, aveva la massima importanza nel mondo. Anche questa seconda volta l'esame di quella carta non gli fece cattiva impressione, perchè sulle sue labbra livide e sottili apparve un certo stiramento che faceva funzione da sorriso, e senz'altro egli prese nel solito nascondiglio le chiavi dell'armadio ed andò ad aprirlo.Quando ebbe dischiusa innanzi la cassa di ferro che era colà dentro e potè bearsi della vista dei sacchetti così bene ordinati in ischiera, ogni pensiero altro che la sua passione pel denaro non fosse, si dileguò del tutto dall'animo suo. Prese con mano che si potrebbe dire amorosa, uno di quei rigonfi sacchetti; avreste detto che lo palpava carezzevolmente, recandoselo in grembo, lo strinse al petto con affettuoso riguardo nel portarlo sulla tavola: colà ne sciolse il legacciolo e con precauzione e lentamente, perchè non sonassero di troppo, versò sul piano della tavola le monete d'oro che lo riempivano. Gli occhi del vecchio avaro brillavano, ne tremavan le mani, ne diventava affannoso come per troppa commozione il rifiato, si disegnava di più in più sulle sue labbra tirate la smorfia del suo sorriso.— Ester, Esteruccia, diss'egli colla voce soffocata, aiutami a contare per cinquanta mila lire di marenghi... Poveri marenghi! Essi hanno da andar via, sono condannati a lasciarmi, a lasciare i loro compagni, ma non temere; e' torneranno... oh oh! se torneranno!... e conducendo con esso loro una buona e bella quantità di compagni.Ester stava immobile presso la tavola, appoggiataa questa colla sua bianca mano, e il suo pensiero era ben lungi dalle idee di suo padre; le suonavano ancora nell'anima le ultime voci amorose che erano uscite dalle labbra del suo amante, come in una nebulosa visione le comparivano alla mente le linee vaghe ed incerte d'un delizioso avvenire in una solitudine che il suo Luigi le avesse procurata, cui il suo Luigi imparadisasse del suo amore. Si mise a contare i denari macchinalmente per aiutare nell'opera sua il padre, il quale ad ogni mucchietto di monete che metteva in disparte per dar poi al medichino, mandava un sospiro che pareva un gemito.Quando la numerazione del danaro fu finita, Jacob prese di nuovo in mano la cambiale datagli da Gian-Luigi e disse con quel suo cachinno:— Pensare che questo straccio di carta vale tutto quel denaro lì!... E che potrebbe valere anche di più!...Additò col suo indice magro, adunco, unghiato, che pareva un artiglio di falco, la sottoscrizione della contessa di Staffarda.— Queste poche parole qui, soggiunse, valgono più che la firma d'un banchiere, e sono certo che loro si farà onore più che non faccia la miglior casa di questo mondo.L'occhio di Ester cadde sbadatamente là dove accennava il dito di suo padre; essa ci vide il nome di Luigi e sotto quello d'una donna; un lieve rossore le venne alle guancie ed una qualche animazione nello sguardo.— Chi è quella donna? domandò con interesse.Arom sogghignò della più bella e crollò il capo maliziosamente.— Chi è? Chi è? La è una gran dama, proprio coi fiocchi, la quale non si farà certo tirar l'orecchio per pagare. Di valor legale questa carta non ne ha nessuno, ma ne possiede uno ancora più sicuro. Quando io mi presenti per l'esazione si farà qualunque sacrificio per soddisfarmi.— Perchè? domandò la giovane che si sentiva opprimere da un'indefinibile inquietudine.— Perchè Quercia è l'amante di questa contessa imprudente.Ester gettò un'esclamazione soffocata di vivo dolore.— Impossibile! diss'ella.— È la verità. Lo sanno tutti.La giovane, posto in oblio ogni consiglio di prudenza, prese fra le sue le mani del padre e le strinse con forza.— Giuratemelo!— Sì che lo giuro..... Ma per la potenza dell'Eterno, Ester, che vuol dir codesto mai?La piccola, curva persona del vecchio ebreo si era drizzata, e i suoi occhi saettavano fiamme: ma non ebb'egli campo ad aggiungere altre parole; Ester era diventata color d'un cencio lavato e senza manco un grido era caduta stramazzoni per terra. Jacob per prima cosa erasi affrettato a sollevarla e non senza molto sforzo era riuscito a trarla su e metterla comechessia sopra una seggiola, mentre chiamava soccorso; ma poi tosto si ricordò che di sotto non c'era Debora soltanto, ma quell'uomo altresì intorno a cui s'erano oramai così afforzati i suoi sospetti da esser quasi certezza; inoltre egli aveva ancora lo scrigno e l'armadio aperto e non voleva che ilmedichinovedesse Ester svenuta, nè il ripostiglio de' suoi denari, e quest'ultimo non voleva comparisse dischiuso nè anco a Debora. Con una rapidità di mosse che avreste creduta impossibile in quel corpo vecchio e in apparenza affatto svigorito, Jacob chiuse la cassa di ferro e l'armadio, insaccò i denari contati, nascose nella cappa del camino le chiavi, e fu a tempo a capo della scala per impedire che Gian-Luigi penetrasse nel piano superiore.Quando ilmedichinosi fu partito, Arom tornò nella stanza di sopra. Ester giaceva sempre a quel modo ed a nulla valevano per farla risensare le cure di Debora che si disperava intorno ad essa.Il vecchio guardò un momento col suo occhio d'avoltoio la figliuola svenuta, e sulla sua faccia macilenta e raggrinzita non c'era altra espressione fuor quella d'un tremendo corruccio. Mise pesantemente la sua mano adunca sopra la spalla di Debora, e le disse minacciosamente fra i denti serrati:— Tu mi spiegherai tutto codesto, vecchia scellerata. Che attinenze passano fra mia figlia e quel maledetto cristiano che è uscito or ora di qui?Debora protestò per la legge e pei profeti che la non sapeva di niente e che non c'era niente.Ester intanto, durando ancora lo svenimento, era stata assalita da movimenti convulsi che ne scuotevano miserabilmente le povere membra.— Oh la mia padrona, oh la mia padroncina! gemeva la vecchia fante; ella si muore per sicuro...Una qualche espressione di pietà tornò ad adombrarsi sulla trista faccia del rigattiere.— L'abbiamo da lasciar morire così? continuava Debora torcendosi le braccia in atto di desolazione.— No: disse allora Jacob scosso. Son disposto a qualunque sacrifizio per la mia figliuola..... anche quello di far venire un medico..... e vado a cercarne uno.Fece alcuni passi e s'arrestò di subito.— Ah! i medici costano l'occhio della testa, e non ne sanno nulla più di noi... e poi sono tutti cristiani... Debora, non ti pare che la vada meglio e che la sia per risensare?— No pur troppo... Anzi!... veda che convulsioni!— Allora vado... e pazienza!Trasse un profondo sospiro e si decise realmente a partire. Corse traverso le strade già scure affattoper la notte fino alla più vicina farmacia, e colà pregò un medico, che per caso appunto ci si trovava, a voler venire con lui per una donna assalita subitamente da un terribile deliquio. Il medico non si fece pregare e seguitò di buon animo l'ebreo sino colà dove giaceva ancora nel medesimo stato la bella giovane; guardò, esaminò, interrogò, tastò i polsi, studiò, ordinò un semplice calmante e poi sbattendo con forza dell'acqua nel volto alla svenuta la fece risensare.Ester, quando si vide dappresso un estraneo e seppe che gli era un medico, arrossì, si confuse e si alzò precipitosamente come se volesse fuggire: ma le forze non bastandole ricadde sulla sua seggiola.— Non è nulla, disse il medico, che parve dare importanza veruna a quel caso; voi siete maritata quella giovane?La figliuola di Jacob arrossì più che mai: fu il padre che rispose:— No, signor dottore.— Ah ah! fece il medico in un certo tono strano che diede da pensare al sospettoso vecchio. Poco monta. Fate del moto, ma discretamente, non vi affaticate in nulla, e state di buon animo; ecco tutto.S'alzò, salutò e si mosse per partire. Jacob lo accompagnò giù della scala facendogli lume, e fino all'uscita ad aprirgliene la porta.— Non è dunque un affare grave? domandò il padre di Ester al dottore mentr'egli stava per partire.— Niente affatto: rispose il medico con un sorrisetto malizioso.— Ma che cos'è? insistette il vecchio rigattiere.Se si fosse trattato di persona in altra condizione sociale più elevata, il medico ci avrebbe messo un po' più di riguardi, ed avrebbe fors'anco taciuto la verità; ma non si trattava che d'un miserabile ferravecchi e d'un ebreo; egli rispose ridendo:— Che cos'è? Gli è che tutto dà a credere che quella giovane sia incinta da tre mesi.Arom non mandò una voce, non fece un atto, impallidì e rimase immobile lì a quel posto, tenendo con una mano il lume, coll'altra il battente dell'uscio che aveva aperto, mentre il vento notturno gli cacciava sul volto la neve che fioccava: il medico, allontanatosi di buon passo, era già fuori del cortile che il vecchio padre di Ester stava ancora piantato sulla soglia del suo quartiere.Un più forte buffo di vento che gli spense il lume tra mano e gli sbattè in volto più abbondanti i fiocchi della neve, lo fe' riscuotersi. Entrò e chiuse dietro di sè a tentoni, con tutte le sbarre che l'afforzavano, l'uscio pesante; s'avanzò nella stanza scura come una caverna sotterra finchè la sua mano tesa innanzi a sè non ebbe incontrato la tavola che ci stava in mezzo; depose su questa la lucerna spenta e poichè il suo stinco aveva urtato nella traversa d'una seggiola posta lì presso, egli vi si lasciò andar su e stette lì con una gran lassitudine d'anima e di corpo. Che cosa pensasse, o credesse o volesse non sapeva neppur egli, tanta era la confusione della sua mente. Quel colpo era stato così inaspettato e così violento che lo aveva tutto sbalordito. Non si faceva un'idea precisa della situazione, perchè in quel momento era incapace di connettere due idee; ma sentiva che un'irrimediabile sciagura gli era capitata addosso a rovinare tutti i suoi progetti d'avvenire, frustrare tutti i suoi desiderii, distrurre una gran parte della sua vita.Tendeva l'orecchio ai lievi rumori che venivano dalla stanza superiore dov'eran le donne: un soffocato susurro di voci che parlavano, quantunque agitate, sommesso, il trascinarsi qua e colà delle pianelle di Debora che andava e veniva. Si domandava se era possibile che nella sua casa, senza che egli punto se ne avvedesse, sotto gli acuti e veglianti occhi suoi fosse avvenuto tal fatto che tutte cambiava le condizioni, tutto il suo destino e della famiglia.— Non è vero, non è vero: diceva a se stesso scuotendo il capo, e si ripeteva queste parole molte e molte volte come per convincersene meglio egli medesimo.Ma invece, a dispetto di ciò, a seconda che il primo turbamento veniva calmandosi, s'accresceva in lui la convinzione contraria. Ricordava lo strano umore, le melanconie, la pallidezza, le bizzarrie di idee e di gusti della figliuola da alcun tempo; e di subito, a fare il più luminoso commento a codesto, il turbato contegno di Ester al giunger del padre poc'anzi, la presenza delmedichino, gli sguardi scambiati fra i giovani e da lui sorpresi, lo svenimento di lei all'apprendere che Quercia aveva un'amante.— È lui lo scellerato: diceva Jacob a bassa voce, coi denti stretti. Su di lui piombi la maledizione dell'Eterno!... Ma come potè egli compire l'infame attentato?In quella s'udì il trascinio delle pianelle di Debora accostarsi alla scala che scendeva colà dov'era coll'anima travagliata il padre di Ester, e la voce della vecchia cacciò giù queste parole:— Siete costì messer Jacob?Le due donne, dopo aver udito richiusa la porta, non avendo più visto comparire il vecchio nè sentito rumore di sorta, pensarono che uscito fosse ancor egli e ch'elle eran rimaste sole di nuovo, la qual cosa molto loro andava a versi, poichè avevano così tempo ed agio di concertarsi e studiare insieme intorno al modo di regolarsi. Ester poi aveva da sfogare l'immenso dolore che le aveva cagionato la per lei crudissima novella appresa dalla bocca di suo padre, che cioè Luigi avesse un'altra amante. State così un poco ad orecchiare, e nonvenendo loro fatto di cogliere il menomo rumore che indicasse l'esistenza d'un'anima viva, non sapendo d'altronde darsi ragione del perchè il vecchio si rimarrebbe nella stanza di sotto senza tornare presso la figliuola della cui salute doveva pur essere e si era mostrato inquietissimo, le si persuasero d'esser sole; e Debora, per assicurarsene di meglio, venne alla botola della scala e disse quelle parole che ho più su riferite.Ma queste indifferenti parole, o meglio la voce della fante, venne in tal punto che servi come di sprazzo di luce ad illuminare la mente di Jacob nella complicata quistione ch'egli si era posta dinanzi e che non sapeva affatto risolvere: come ilmedichinofosse pervenuto al compimento dell'empio disegno. Debora facendo ricordare la sua presenza in quel punto, veniva a chiamar su di sè l'attenzione del tradito padrone, veniva involontariamente a denunciarsi. Jacob non esitò pure un momento a credere che la scellerata vecchia era stata compra dal seduttore e s'era fatta l'infame suo stromento. Un'ira impetuosa, irrefrenabile, selvaggia lo prese: s'alzò con islancio furibondo e corse alla scala, tremante in tutte le membra per la collera che lo dominava.— Sì, ci sono per tua disgrazia, vecchia figliuola di Baal! gridò egli con voce strozzata in gola dall'eccesso della rabbia, e fatte di volo le scale con una rapidità di cui non si sarebbero credute capaci le sue vecchie gambe, comparve nella stanza della figliuola, spaventoso per l'espressione feroce e tremenda delle sue sembianze orridamente contratte.Debora all'udir solamente la risposta datale dal padrone, aveva capito che per lei era giunto un brutto momento e s'era affrettata a tornare presso di Ester, quasi come ad un rifugio.— Aimè! Aimè! aveva ella detto tremando, vostro padre è furibondo..... Non l'ho udito parlare col tono d'adesso che una volta sola, quando ebbe perso quelle due mila lire.....E già dietro la vecchia atterrita sopraggiungevano i passi concitati, quasi direi convulsi di Jacob e il soffio grave e affannoso del suo affrettato respiro. Appena nel cerchio di luce che mandava il lume, vide comparire la faccia allividita, gli occhi sfavillanti d'una cupa fiamma in fondo alle occhiaie, le labbra frementi di suo padre, Ester comprese ch'egli sapeva tutto e che un supremo momento era venuto per essa.Ella stava ancora seduta, non essendole tuttavia tornate le forze ammorzate da quel penoso e lungo svenimento; ma al veder comparire in quell'aspetto suo padre s'alzò ed appoggiandosi alla tavola stette in piedi come preparata di meglio così ad accogliere quel pericolo che le precipitava addosso: le gambe le tremavano, il cuore le palpitava da impedirle il rifiato; gli occhi vedevano torbido e come dei lampi passavano innanzi alla sua vista offuscata. Quel momento terribilissimo che essa aveva temuto cotanto, per isfuggire il quale avrebbe tutto tentato, a salvarla dal quale aveva supplicato l'amante; quel momento era giunto. Quale scampo più le rimaneva? Nessuno. Che cosa stava per avvenire? Che sarebbe di lei?Jacob a tutta prima non rivolse il suo furore contro la figliuola; non gettò su di lei che uno sguardo di sbieco, ma uno sguardo da agghiacciare il sangue nelle vene, tanto era niquitoso, e si slanciò con un balzo da tigre sopra Debora; l'afferrò pel collo così che le sue mani adunche le impressero nella pelle rugosa ed asciutta le unghie e con una forza che solo il furore poteva dare a quelle vecchie membra la trasse in terra cadendole sopra ancor esso.— Miserabile!..... Infame!..... Sporca mezzana, quanto hai tu ricevuto per vendere mia figlia? diss'egli con voce soffocata dal parosismo dell'ira.La vecchia si mise a strillare per quanto le concedea la stretta alla strozza delle mani convulse di Jacob.— Misericordia!... Aiuto!... Per carità, gridava essa colla voce arrangolata; non mi ammazzate, sono innocente...— Ah! innocente! sclamò con rabbia sempre maggiore Arom, il quale alzatosi prese a percuotere coi talloni la vecchia caduta, mentre questa liberata dalla stretta della gola urlava con quanto ne aveva in corpo:— Soccorso!..... Accorr'uomo!..... o povera me!... Mi ammazzano!... Ahi! Ahi! Ahi!— Taci!.... Vuoi tacere!.... diceva il furibondo percotendola sempre a quel modo.Ma una persona s'avanzò, e, preso il vecchio alle spalle, lo allontanò dalla donna con una specie di autorità; era Ester. In lei s'era calmato alquanto il profondo turbamento del primo istante; nella gravità delle circostanze un'anima non fiacca trova sempre anche contro ogni previsione la forza e la risolutezza che occorrono; quando quella sventura o quel pericolo che tanto si sono temuti vi hanno sopraggiunto, per sopportarli ed affrontarli voi vi trovate ad un tratto una certa energia di cui non vi sareste manco creduti capaci. Ester in presenza della tragica solennità di quella scena tanto paventata sentì ben tosto riagire in sè un sentimento che era un'irritazione ancor esso, uno sdegno, un nuovo coraggio. Quando uno si sa minacciato da un disastro e vive nell'incertezza di quando e di come abbia esso a piombargli sopra, quasi desidera che presto avvenga la catastrofe per esserne fuori pur finalmente. Fu qualche cosa di simile ciò che pensò Ester in quel punto: la catastrofe era lì, presente; bisognava farle buon viso. La compassione per Debora così maltrattata dal vecchio inferocito venne a darle la spinta: a lei s'apparteneva d'entrare in mezzo a sostenere la parte principale in quell'orribilescena. Su di sè era suo debito di chiamare lo sfogo di quel selvaggio furore; Ester, come vedemmo, si frammise fra Debora e suo padre.— Tornate in voi: diss'ella freddamente e di guisa che appena era in lei un lieve tremito delle labbra a manifestare l'interna emozione. Non è con Debora che dovete prendervela, ma con me.Jacob mandò una voce di furore, che pareva un ruggito soffocato e sembrò volersi lanciare su di Ester. Ella rimase immobile guardandolo con occhio triste, ma sicuro. Padre e figlia stettero così un minuto fronte a fronte, coll'aspetto egli d'un furibondo capace d'ogni eccesso, colla rassegnata fermezza ella d'una vittima pronta a tutto. Ma l'influsso di quelle avvenenti sembianze sull'anima del padre, in cui la figliuola era pure uno dei due unici suoi e potentissimi amori, non era tuttavia svanito così che fissando i suoi negli occhi di Ester non si commovesse in alcuna misura il suo cuore. Egli si tirò indietro d'un passo e la minacciosa ferocia della sua fisionomia lasciò alquanto luogo ad una espressione di profondo dolore.— Tu dunque lo confessi, sciagurata! diss'egli con un gemito.Liberata di quella guisa per l'intervento della padrona, Debora tutta indolenzita e sbalordita, erasi alzata lentamente tastandosi la persona: una paura indomabile la occupava; credevasi giunta alla sua ultima ora ed in lei gli anni non lasciavano bastevole vigoria da riagire contro il pericolo. Un pensiero solo rimaneva nella sua testa confusa, nella sua ragione smarrita: salvarsi da quegli artigli del vecchio, fuggire quel suo furore, cercare difesa contro nuovi eccessi del padrone dissennato dall'ira.Ma come fuggire? Le gambe tremanti la reggevano appena: mai più non avrebbe avuto tempo di correr giù delle scale, precipitarsi all'uscio, aprirlo e guizzar fuori prima che Jacob l'avesse raggiunta. Guardando cogli occhi sbarrati tutt'intorno per cercare un modo di scampo, le venne fatto di veder lì presso la finestra: non ci stette a ragionar su nè poco nè assai, si gettò verso di essa, ne aprì le invetrate colle mani frementi e chinandosi all'infuori, con tutto quel più di voce che le consentiva la terribile sua emozione si diede a gridare per la tenebra della notte:— Aiuto! aiuto!... Ci assassinano!Non potè aggiungere altre parole chè Arom le arrivava sopra e ghermendola colla destra per quel poco di viluppo che le facevano sulla nuca le magre treccie delle sue chiome canute, la trasse violentemente entro la stanza, mentre coll'altra mano le tappava la bocca.— Taci, mala femmina, o ch'io, com'è vera l'esistenza dell'Eterno, ti strozzo.— Lasciate quella misera: disse Ester intromettendosi nuovamente: non la maltrattate ed ella tacerà; ve lo prometto io. Non è vero, Debora, che per far piacere a me tu tacerai?La vecchia fante, ancorchè avesse voluto, non avrebbe potuto più continuare le sue grida. Ogni forza era assolutamente spentasi in lei. Jacob sentì che gli mancava sotto le mani, e poichè egli la lasciò andare, ella si accoccolò in terra non isvenuta, ma senza precisa e piena coscienza di sè e delle cose che avvenivano intorno a lei, quasi imbecillita.Ester chiuse ella medesima la finestra: questa guardava in un altro cortiluccio interno del ghetto, diverso da quello in cui era l'uscio d'entrata; alcuni probabilmente dagli alloggi vicini avevano udito le grida di Debora, ma per quella fredda, nevosa notte d'inverno, nessuno aveva pensato bene di scomodarsi pur tanto da aprir la sua finestra a guardare donde partissero quelle grida e che cosa le cagionasse.Abbandonata la fante, il padre di Ester si rivolse di nuovo alla figliuola; ma dal suo volto era scomparsa ogni traccia di men crudo sentimento e vi stava sola l'espressione dell'ira feroce.— Tu lo confessi! ripetè digrignando i denti o, per meglio dire, le gengive. Tu sei colpevole?...Ester sollevò nobilmente la testa, e con coraggiosa fermezza rispose:— Amo!Jacob abbassò la voce, ma l'accento era terribile:— Tu se' madre?La giovane curvò il capo.— Maledizione! urlò il vecchio: e come hai tu potuto credere che io tollerassi una tanta infamia, una simil vergogna?... Ed è questo il compenso al tanto amore che ti portavo?... Pel Dio d'Abramo! La scelleraggine nasce adunque compagna alla donna e cova in lei seconda natura? La tua anima è un nido di vipere. Tu hai tradito tuo padre ingannandolo giorno per giorno, porgendo sfacciatamente al suo bacio una fronte infamata!... Oh mi annienti il fuoco del cielo se tu non avrai da scontare con lagrime di sangue, con lagrime per tutta la vita l'orrenda colpa: tu e quella sciagurata là, più vile d'ogni vil cosa in questo mondo.Ed accostatosi alla vecchia Debora sempre accosciata a quel modo per terra, la percosse con un calcio.La misera mandò un gemito.— Per carità! per carità! susurrò essa con quel poco fiato che le rimaneva.Ma il vecchio furibondo, assalito in quella da un'altra idea, si slanciava di nuovo contro la figliuola.— E il tuo complice? Oh oh su di lui avrà da piombare eziandio la mia giusta vendetta... Io sono un povero vecchio.. un ebreo... un nulla, a cui si può impunemente recare la più fiera offesa, un verme che si schiaccia, senza il menomo riguardoe senza il menomo rischio, passando... Quell'infame lo crede; e di certo ride di me, del debole padre ingannato e beffato... Miserabile! Il suo riso gli rimarrà nella strozza... Trema per lui, qualunque siasi, fosse pur anco un potente, trema per lui, donna perduta che tu sei, trema se tu l'ami!... Io no, non sono il verme innocuo che si calpesta impunemente; sono un essere che striscia nel fango, sono un rettile; sia; ma un rettile velenoso che morde il piede incauto che gli si posa sopra ed uccide il suo calpestatore... Il tuo amante, il padre di quel frutto infame che tu porti nelle tue viscere, te lo dico io, morrà, di cruda, orribil morte, morrà... E tu pure morrai; e la tua creatura maledetta nel tuo seno morrà senza veder la luce del sole.Avanzava verso la figliuola il suo orribil viso di animale di rapina, acceso da una orribil fiamma di sdegno feroce. Ester incrociò le braccia al suo seno e disse fieramente ancor essa, con un lampo di superba audacia nei begli occhi neri:— Credete voi che io non saprò difendere la vita di mio figlio? La mia poco m'importa; l'abbandonerei alla vostra vendetta; ma l'esistenza della mia creatura, oh per tutte le potenze del cielo e della terra, la difenderò anche contro di voi.— Stolta! Povera stolta!... Tu non conosci ancora tuo padre... La tua colpa ha cambiato in lui l'amore che aveva per te in odio profondo... Tu lo troverai implacabile!..... Esso te lo ha detto: quando tu cessassi di camminar nelle sue vie egli avrebbe scatenato su di te tutte le maledizioni ed avrebbe invocate anche quelle dell'Eterno. Jehova, il Dio terribile, il Dio della vendetta, conferma le maledizioni de' padri!... Difendere la tua creatura! Come la potrai difendere contro la fame?A questa orrenda parola che le rivelava l'avvenire minacciatole da suo padre, Ester non potè trattenere un grido e vacillò come se materialmente colpita da un urto.— Ah padre! diss'ella giungendo le mani, non per me, ma per mio figlio, pietà! Esso è innocente.— Pietà nessuna!Ester tornò in un'espressione di riagente fierezza.—Egli, disse con una certa enfasi, saprà sottrarci, e me e suo figlio alle vostre mani.Il parosismo della collera di Jacob che pur sembrava aver già toccato l'estremo suo limite, s'accrebbe ancora; le guancie gli diventarono color della cenere, mentre gli occhi avreste detto che in realtà schizzavan fiamme.— Egli! Chi egli? Il tuo drudo, sgualdrina?.... Oh sentiamo un po' chi è costui!.... Ho gusto d'udirne pronunziato il nome dalle tue labbra..... Su via: chi è? Parla.Ester scosse il capo in modo negativo. Il padre le afferrò le braccia ai polsi e stringendole colla forza convulsa del suo furore, ripetè:— Chi è? Voglio saperlo..... Parla!La giovane mandò un grido di dolore.— Parlerai tu?Ella si liberò con una violenta strappata da quella stretta che le lasciò un cerchio livido intorno le braccia e corse all'altro capo della stanza.— Non ve lo dirò, non ve lo dirò mai: gridò essa con risolutezza disperata; e poichè vide suo padre accennare di accostarsele, soggiunse col medesimo accento: ah non tentate farmi violenza che io risponderei colla forza alla forza.La sua attitudine la dimostrava pronta anche all'orribil lotta. Jacob si fermò: e padre e figlia si stettero guardando come sfidati nemici. Era un'orrenda scena!— Che ho io bisogno tu mi dica il suo nome? riprese dopo un po' di silenzio il padre. La vostra imprudenza me lo ha rivelato; il mio istinto medesimo, anche senza di ciò, l'avrebbe saputo indovinare... Gli è un miserabile cristiano!..... Certo un così empio uomo, un vil seduttore di tal fatta non poteva che appartenere a quella razza di scellerati... Dio de' miei padri!... Mia figlia in potere di un cristiano; mia figlia contaminata dai baci d'uno di quei persecutori d'Israele!... Ma tu sciagurata non sai manco qual sia colui a cui ti sei prostituita! È un uomo che non ha nè fede nè legge; è un uomo a cui lo spergiuro e il delitto sono così facili come la parola ed il sorriso; è un uomo che ha le mani macchiate di sangue, che io potrei quando che sia far salir sul patibolo... E così farò, te lo giuro, e tu vivrai tanto solamente da vederlo per mano del boia appiccato, il tuo amante...— Oh tacete! proruppe con esplosione d'orrore la giovane. Sperate voi ch'io creda queste assurde accuse?...— Assurde!... Sono verità sacrosante; e lo vedrai. Ah! ci saranno eziandio altri occhi di donna oltre i tuoi che piangeranno sul supplizio disonorato di questo leggiadro rapitore di cuori..... Arrossisci e confonditi nella tua vergogna, miserabile druda d'un ladro ed assassino. Nè anco il suo amore tu non lo possedesti mai, ed egli uscendo dalle tue braccia andava a recare altrove i suoi sozzi amori deridendo con altre la tua credulità e l'abbandono dei tuoi trasporti.Ester fece un sobbalzo come se tocca da ferro affuocato.— Voi mentite! gridò essa con forza indignata; io non credo nulla di queste scelleraggini... Ah se lo credessi!— Ebbene che faresti?Gli occhi della giovane balenarono fieramente.— Vorrei anch'io, disse, e saprei anch'io vendicarmi.Il vecchio fece un orrido sogghigno.— Va bene! Vedo che qualche goccia di mio sangue c'è pure nelle tue vene..... Vendicarti?..... Va là, che sarò io ad ottenerti la più compiuta vendetta.... Ci vendicherò entrambi a misura di carbone....La figliuola si accostò a Jacob e soggiunse con solenne accento:— Giuratemi, padre, pel nostro Dio e per Israele, che quanto mi avete detto di quell'uomo è la verità.Arom tese la scarna mano.— Per Jehova e per Israele, per la memoria di tua madre e per la speranza del Messia ti giuro che tutto ciò che ti ho detto è vero.E le raccontò gli amori di Luigi colla contessa di Staffarda, colla cortigiana Zoe, coll'abbietta Maddalena.Ester divenne ancora più pallida di quel che fosse, strinse con forza convulsa le mani l'una nell'altra e disse con fiera pacatezza:— Sta bene.... Fate di me e di lui quello che volete, padre.In quel momento ella non pensava manco più all'innocente creatura che portava nel suo seno.Questa rassegnazione parve placare alquanto il vecchio furibondo.— Farò, farò, diss'egli, e si rallegreranno dell'opera mia gli angeli delle tenebre.Volse lo sguardo verso Debora, che giacendo sempre per terra, pareva un viluppo di sordidi panni.— E prima di tutto a questa infame!....Le venne presso e la riscosse col piede come si farebbe ad un cane tignoso.— Su, strega, alzati e seguimi.La vecchia allargò tanto d'occhi in faccia al padrone e disse con voce piagnuccolosa:— Per carità, non mi fate male.— Alzati, ripetè Jacob.Debora si drizzò.Arom prese l'unico lume che ardeva sulla tavola, ed accennando l'uscio che metteva nel primo scompartimento dei due in cui era divisa la stanza, le comandò:— Va!La fante, vacillando sulle sue gambe che tremavano, s'affrettò ad obbedire.Jacob, sul punto di uscire ancor egli, disse alla figlia:— Questa sarà la tua carcere —per ora!Varcò la soglia e chiuse dietro di sè la porta a chiave. Ester immobile pareva non prestar più attenzione a nulla che le avvenisse dintorno. Udì incommossa le ultime parole di suo padre, udì chiuder l'uscio di quella stanza da cui non sapeva se ancora sarebbe andata fuori vivendo; rimase all'oscuro, sola, e continuò a star dritta a quel luogo in cui si trovava — gli occhi fissi innanzi a sè, ai quali apparivano chi sa che crudeli visioni!Il fiero vecchio intanto trasse Debora più morta che viva fin nel sotterraneo ripostiglio dove sappiamo ch'egli teneva nascosta la maggior parte dei suoi tesori. Cacciò là dentro la povera fante tramortita e ve la chiuse senza pure una coperta a difendere le sue vecchie membra dal freddo umidiccio di quel luogo.— Le non mi scappan più: diss'egli risalendo alla stanza del pian terreno, e così non possono avvisar di nulla ilmedichino... Ah ah! gli è con costui ora che bisogna avviare una difficil partita. Bisogna perderlo senza perder me. Egli è furbo, egli è potente, egli è audacissimo...Sedette in quello stanzone in cui ora si trovava solo, e messo il capo fra le due mani stette lungo tempo a meditare, senza che una sola parola più gli uscisse dal labbro. Si riscosse finalmente, s'alzò, prese il suo frusto cappello, il suo frustissimo pastrano, e si dispose ad uscire.— Andiamo all'importante convegno dellacocca: disse fra sè. Conviene che nessuno sospetti di niente, e intanto da quello che si farà e si dirà stassera, avrò forse qualche elemento per saper di meglio come regolarmi.Ed uscito di casa, dopo aver chiuso con ogni maggior cura la sua porta venne fuor del ghetto e si diresse verso quella parte della città in cui era la bottega del suo collega rigattiere, ilBaciccia.

Torniamo nel sucido cortiluccio del ghetto in cui si apre la porta ferrata del misero stambugio di Jacob Arom il rigattiere ebreo.

Molte ore sono passate dacchè abbiam visto il vecchio avaro prendere colla figliuola il suo pasto frugalissimo apparecchiato dalla modesta scienza culinare della vecchia Debora. Lo donne sono sole di nuovo nella stanzaccia a pian terreno; e l'ombra della sera, prima ancora del solito per la nebulosità della giornata, incomincia ad invadere quel luogo tristissimo, fatto più tristo da quell'ora crepuscolare. Come prima, come sempre da varii giorni, le donne parlano di quel tremendo avvenire che la sventurata maternità sopraggiunta minaccia alla povera Ester. Aspettano con ansia che Gian-Luigi, fattone avvertito, compaia a rassicurarle, venga a dir loro che ha bello e trovato il modo di salvare la povera figliuola dall'ira, che sarà implacabile, del padre.

In realtà Debora ha maggior dose di speranza di quel che non abbia la povera Ester. Questa, nei meno ardenti trasporti degli ultimi convegni avuti insieme, nella lunga di lui assenza, ha sentito nell'amante sminuita quella passione che gli aveva fatto superare ogni ostacolo, vincere ogni circostanza per potere arrivare sino a lei. Ora — e l'istinto di donna meravigliosamente lo avverte — ogni amore che scema è amore che parte; quando non si ama più all'eccesso si è avviati a non amar più abbastanza; dietro la calma del primitivo ardore, sta la indifferenza e la sazietà. Ester aveva immensamente sofferto anche prima che la terribile verità del suo stato le fosse rivelata; di poi la sua pena era diventata doppia, e soffriva passando a vicenda da un'esaltazione d'animo ad un abbattimento rassegnato, ma di disperazione sempre.

Debora adunque la confortava alla speranza con ogni miglior argomento che sapesse trovare; e la infelice fanciulla scuotendo la sua stupenda testa degna del pennello di Tiziano esclamava con cupa risolutezza che era tale da far paura:

— No, Debora, vedrai ch'egli non verrà nemmanco. Il perfido! E' mi ha dimenticata del tutto... Chi lo avrebbe creduto?... Ah mio padre ha ragione. Tutti i cristiani sono mancatori di fede... Sai tu che cosa solo mi resta? Morire.

La vecchia alzava le mani secche e rugose verso il cielo, sclamando spaventata:

— Che cosa dite?... Vi dà di volta il cervello Ester?... Come siete sempre eccessiva, voi!... Vi dico che il signor Quercia verrà, e troverà modo di levarvi di qui; ed io vi seguirò, perchè già non voglio mica rimanere allo sdegno di vostro padre che cascherebbe tutto su di me, e che non sarà una giuggiola, no; e tutto sarà aggiustato.

Ester lasciò cadere abbandonatamente sopra le ginocchia la bella destra con cui si sosteneva il viso, e reclinò sul petto il capo.

— Mio padre! diss'ella a mezza voce, ma con espressione di molto cordoglio nell'accento. Abbandonarlo!... E sarà per sempre di certo... Non lo vedrò mai più, mai più in questa vita!... E nell'altra?... Ahi c'è forse un'altra vita?... Ancorchè ci sia, mai più, mai più egli non mi perdonerà, vivesse gli anni dell'Eterno... La sua maledizione, quella maledizione onde mi minacciava poc'anzi mi perseguirà traverso i secoli con odio implacato... Ed egli ora mi ama pure!... Quasi al pari de' suoi tesori... Ed io devo dargliene tanto dolore!... Che farà egli, quando solo, senza più affetto nessuno, fuggito dalla figliuola?

Debora la interruppe.

— Eh! non vi crucciate di codesto.... Che cosa farà? È facile indovinarlo. Si consolerà col suo denaro che in fin fine è ciò che ama di più, è anzi la sola cosa che ama.

Un picchio discreto risuonò all'uscio del cortile; le due donne sussultarono e si guardarono in faccia commosse.

— Se fosse lui! mormorò Ester diventata pallida, poi tosto arrossita.

— Gli è lui di certo: disse la fante levandosi più affrettatamente che poteva: ne riconosco il modo di battere, ve l'ho detto io che sarebbe venuto.

Si accostò all'uscio, e traverso i battenti gridò colla sua voce fiacca e balzellante da vecchia:

— Chi è là?

— Apri, Debora, son io: rispose la voce sonora di Gian-Luigi.

Ester fu dritta di balzo con un grido: e poichè le mani tremanti di Debora non erano abbastanza sollecite ad aprir la serratura e tirare i chiavistelli,accorse la giovane all'uscio ed in un attimo ebbe essa medesima spalancato il battente innanzi al suo amante che entrava avviluppato nell'ampio mantello scuro, il cappello rabbattuto sugli occhi.

La penombra che regnava in quell'ambiente, non lasciava scorgere alla giovane l'espressione della faccia di Gian-Luigi; e fu ventura per lei, chè l'aspetto d'impaziente contrarietà ch'egli aveva entrando sarebbe stato per la misera un nuovo dolore, una piena conferma dei timori che istintivamente provava l'anima sua. Ma pur tuttavia, qual differenza di maniere fra il presente contegno dell'amante e quello ch'egli aveva un tempo ne' suoi incontri colla fanciulla! Era egli allora che tosto, ratto, impetuosamente l'afferrava con amorosa violenza, la stringeva con braccia appassionatamente desiose, le copriva di caldi baci il leggiadro viso arrossito, le diceva un mondo di soavi parole amorose; ora Gian-Luigi entrò senza manco un saluto; fu essa che, lasciando a Debora il richiudere accuratamente la porta, gettò al collo di lui le sue braccia e tutta abbandonandosi al suo petto, disse con voce tremante d'emozione ed amore:

— Sei tu!... Sei pur tu alla fine!... Oh quanto tempo che non ci siam visti!... Cattivo!... Perchè rimaner tanti giorni?... Li ho contati: e' mi parevano ciascuno un'eternità... Che cosa hai tu fatto in questo frattempo? Come non hai tu mai pensato a me? Potresti tu mai dimenticare che sei tu il sole della mia vita?

E queste parole, susurrate in quel tenace amplesso, venivano frammiste ai più caldi baci di quelle calde labbra color di corallo.

L'amoroso effluvio di quella avvenente persona che pendeva dal suo collo, l'ardore di quei baci che gli scoccavan fiamme nel volto, la passione di quelle parole poterono assai sull'animo di Gian-Luigi e ne dileguarono per quel momento la malavoglia e l'uggia con cui era egli colà venuto; onde fu con voce temperata a molto affetto e non senza rispondere col suo all'amplesso della giovane, che egli disse a sua volta:

— Dimenticarti, mia cara Ester!.... Non pensare a te!.... Sei tu la cattiva che puoi credere di simili cose e dirmele.

Le poche parole del giovane fecero maggior effetto sulla figliuola di Jacob che le molte della vecchia Debora. Ella sentì il suo cuore riconfortato. Per la donna, in generale, la parola dell'uomo che essa ama, per quanto destituita di prove, per quanto priva ben anco delle apparenze della verità, sarà sempre un'autorità degna di fede. Gian-Luigi poteva egli mentire? Mai più! Tanto eccesso di lui sì lo poteva ella pensare quando egli era lontano dagli occhi suoi, e non le stava presente la malìa della persona adorata; ma stretta dalle braccia di lui, sotto i suoi baci, udendone la dolcezza della voce, la misera, tutta posseduta dall'amore, non aveva più resistenza di sospetto, nè difesa di diffidenze.

— Tu dunque m'ami ancora? riprese Ester con più vivace prorompere che era tutto una gioia. Tu m'ami dunque?.... oh giuramelo di nuovo....

Queste parole raffreddarono alquanto l'effimero ardore che s'era suscitato in Gian-Luigi. Le donne hanno la grande smania di far ripetere giuramenti d'amore; e questa è od una inutilità, o una malaccortezza: se l'uomo continua ad amare, non v'è bisogno di nessun giuramento, il quale in realtà non riesce mai a guarentire in nessun modo l'avvenire, od egli ha cessato o viene cessando d'amare, e la necessità in cui lo si pone di dare un falso giuramento, o di subire una scena di rimproveri e di lacrime lo indispone anche peggio e gli accresce il desiderio di togliersi da quei legami. Fu qualche cosa di simile che provò Gian-Luigi, ed un poco di quell'impazienza con cui si era affacciato primamente alla porta gli rinacque nell'animo. Si sciolse pianamente dalle braccia della giovane, e senza rispondere altrimenti alle parole di lei, disse freddamente come si parla di cose indifferenti:

— Lasciami levar via questo mantello che è bagnato dalla neve.

Trasse un po' in là Ester e si tolse dalle spalle il mantello: nell'ombra lucicchiavano vivamente gli occhi della giovane ebrea fissati su di lui con infinito ardore. Nella mente delmedichinosorse di botto un sospetto, ch'egli accolse come una speranza, ed era questo: che la fanciulla avesse inventata la novella della sua maternità per avere un mezzo potente da farlo venire da lei.

— Ehi Debora: diss'egli alla vecchia che, richiusa ben bene la porta, s'avanzava trascinando le sue pianelle scalcagnate verso il centro della stanza: se tu accendessi un lume non faresti male; qui non ci possiamo nè anco veder in viso.

La fante prese una lucernetta sucida di ottone, invasa dal verderame e, venuta presso il fornelletto l'accese mercè uno zolfino: i deboli raggi giallognoli di quella poca luce si diffusero oscillando per la tenebrìa di quello stanzone; gli occhi di Gian-Luigi corsero a mirare così rischiarati i lineamenti di Ester, la quale stava immobile, piantata, a quel luogo dove l'aveva spinta la mano di lui, allontanandola da sè. La emozione di quel momento aveva arrossite le guancie della giovane così che non ci si vedevan più quelle traccie dei patimenti a cui da alcun tempo andava soggetta, le quali quella stessa mattina ci aveva notate suo padre.

— Eh via, pensò Gian-Luigi: è stato un sotterfugio di questa furbacchiotta per farmi venire.

E si riavvicinò con un sorriso malizioso alla giovane che rimaneva ancora immobile a quel luogo.

— Ester, diss'egli, tu hai voluto vedermi ad ogni costo, non è vero? Ma come diavolo ti è saltato in mente di usare un mezzo qual fu quello del bigliettino che mi hai scritto?

La giovane lo guardò stupita, senza comprendere.

— Tu mi hai fatto bestemmiar la sorte e maledire il Cielo, poichè più disgraziato avvenimento non poteva capitarci di quello che mi annunziavi....

Ester cominciò allora a capire il sorriso e il tono di leggerezza dell'amante.

— Che? esclamò essa con isdegnosa vivacità nell'accento e nella mossa, avanzandosi d'un passo verso di lui: tu dubiti?...

Levò le mani verso il cielo in un atto di protesta, di meraviglia, di risentimento, cui non aveva parole a poter bene esprimere.

— Debora! soggiuns'ella dirigendosi alla fante come per prenderla a testimonio di tanto eccesso: egli non crede alle mie parole, egli mi accusa di menzogna, egli nega fede alla mia sventura.

Queste parole, il modo ond'eran dette, il profondo turbamento dei tratti di lei, furono prova più che sicura a Gian-Luigi che la novella scrittagli da Ester era una verità. Le si accostò, la prese per la mano, e piantandole negli occhi il suo sguardo, disse con accento cupo che pareva una minaccia:

— Gli è dunque vero?... Maledizione!...

La giovane tolse via la sua dalla mano di lui, e si arretrò spaventata.

— Luigi!... Eterno Iddio!... Tu mi fai paura.

Ilmedichinosi frenò di subito con quel dominio su se stesso che gli abbiamo già visto esercitar tante volte.

— Via, via, riprese egli con aspetto tornato tranquillo, pensiamo freddamente ai casi nostri... Abbiamo del tempo innanzi a noi; prima che la cosa possa venire scoperta, ci rimane agio ad immaginare e porre in esecuzione quel progetto che converrà meglio... Frattanto a te Ester che cosa sarebbe venuto in mente di fare?

Ester levò sul volto di lui i suoi grandi occhioni neri, e disse lentamente a voce bassa:

— Mi sembra che una cosa sola mi rimane da poter fare: fuggire, andare a nascondere la mia colpa all'abbominio de' miei ed all'ira di mio padre.

Gian-Luigi crollò le spalle.

— Fuggire!..... Dove?..... Come e in qual luogo trovare questo ritiro?

La fanciulla lo interruppe con accento quasi severo:

— Ho pensato che codesto era dover tuo e che tu l'avresti compito.

Ilmedichinonon dissimulò un atto d'impazienza.

— Dovere! dovere! diss'egli. Eh! ho io ben altri affari e di maggior rilevo a cui pensare.

Ester impallidì nello stesso mentre che i suoi occhi lanciavano fiamme.

— Tu parli non solo come uno spergiuro, disse ella con forza, ma come uomo senza cuore.

— Ah! non facciamo delle frasi e non scendiamo a bisticciarci per carità... Io non ti abbandonerò certo, e se una fuga sarà assolutamente necessaria, bene, ti ci aiuterò; ma prima di sobbarcarci ad un tal passo, vediamo se non ci sarebbe altro mezzo...

— E quale? proruppe la giovane con impeto. Non sai tu che apprendendo la verità, mio padre è capace di uccidermi?

— Ah! se ci fosse costì sotto mano un qualche dabbene da sposare!....

Ester drizzò il capo con moto vivace di risentimento e di ripugnanza.

— Se tu parli per ischerzo, diss'ella con nobile fierezza, questi non sono nè il caso nè il momento da ciò; se parli dassenno oh che stima e che amore hai tu di me?

Gian-Luigi non rispose, assorto com'egli apparve in un nuovo pensiero che gli rendeva cupa la fisionomia.

— Ci sarebbe pure un mezzo, diss'egli a voce bassa, non osando guardare in volto la fanciulla.

Fece una pausa: essa si accostò ansiosamente per udire ciò ch'egli stava per soggiungere; il tristo continuava smorzando ancora di più il suono delle sue scellerate parole:

— La mia medicina me lo può dare questo mezzo.....

Susurrò alcune frasi cui potè cogliere soltanto l'orecchio di Ester verso la quale egli si chinò.

La giovane rimase immobile, fissandolo con occhi larghi come di chi non capisce, ma uno sguardo ratto e vivissimo di lui parve di colpo rischiarare in essa il senso di quelle misteriose susurrate parole; Ester si arretrò con una mossa ed un grido di orrore.

— Mio figlio!.... Mio figlio! esclamò essa con forza: osereste attentare alla sua esistenza?.... Ma io lo difenderò contro tutto e contro tutti.

— Calmati, calmati; disse Gian-Luigi che parve non aspettarsi quello scoppio di indignazione.

Ma i commovimenti in quell'anima sensitiva di fanciulla da parecchi giorni sì frequenti e sì vivaci l'avevano indebolita ed affranta. Ester si diresse vacillando verso la seggiola su cui soleva stare e lasciandovisi cadere abbandonata, coprendosi con ambo le mani la faccia, ruppe in un pianto dirotto.

Ilmedichinostrinse le braccia al petto e rimase immobile a guardarla; sul suo volto era un'espressione di durezza malvagia ed ironica: quella d'un uomo che ad un suo volere incontra un inciampo nell'altrui debolezza che non gl'ispira se non fastidio e disprezzo.

La vecchia Debora s'accostò con interesse alla piangente e volle dirle alcuna parola di conforto; ma Ester non le prestò menomamente attenzione.

A poco a poco l'espressione della faccia di Gian-Luigi si venne rimutando; in presenza di quello sfogo di dolore della povera fanciulla, il quale in realtà gli rivelava tutto ciò ch'essa aveva sofferto e soffriva, alcuna parte dei buoni istinti della sua natura, che tuttavia erano rimasti in lui, si suscitòe si commosse. I lineamenti del suo leggiadro volto si distesero, per così dire, abbandonando il maligno atteggio che li contraeva; una sembianza di pietà e d'affetto ne prese il luogo. S'accostò egli allora alla giovane, trasse in là bruscamente Debora che, stando sempre attorno ad Ester a dire di sue parole di conforto a cui non si badava, gli impediva il passo, e chinandosi verso la misera che piangeva, le prese una mano, glie la staccò con affettuosa violenza dal volto, e disse con voce veramente impressa d'amore questa sola parola:

— Ester!

In costei parve ritornata di subito la sua energia. Sorse di scatto, saettò il suo amante d'uno sguardo pieno di mille espressioni, e con forza d'accento quale danno soltanto le più accese passioni dell'animo, gli disse:

— In tutto codesto sai tu ciò ch'io scorgo di più tremendo per me e che mi rompe il cuore? Si è che tu più non mi ami.

Gian-Luigi volle protestare con un gesto: ma ella riprendendo con più vigore ancora:

— No, più non m'ami... Se tu m'amassi, mi avresti tu parlato a quel modo?... Tutto il resto posso sopportare, tutto affrontare... anche lo sdegno di mio padre: ma questa sciagura no... Ella mi fa perdere il senno, ella mi fa capace di tutto, sai!

Pose le due mani sulle spalle del suo seduttore e stando lì faccia a faccia con aspetto di risoluzione in cui avreste detto esservi qualche cosa di feroce, continuò:

— Sì, capace di tutto!... Oh con che passione, con che furore io t'ami, tu non hai ancora saputo discernere... T'amo da commettere un delitto se tu mi tradissi... Sono gelosa come donna forse non fu mai... Io, qui, nella mia solitudine, talvolta, pensando che tu lontano potevi parlar d'amore a un'altra donna, soltanto rivolgerle uno di que' tuoi sguardi infuocati che mi hanno incendiata l'anima, io soffrii e soffro degli spasimi mortali... Se tu cessi d'amarmi, morrò... Se ne ami un'altra... Oh! sono capace di ucciderla quella donna.

La esaltazione di questa giovane, ond'ella era fatta ancora più bella, commosse anche in quell'istante l'animo di Gian-Luigi. Rinacquero per allora le fiamme che in lui avevano desta la beltà della custodita fanciulla e la difficoltà di ottenerla; la cinse con appassionato amplesso fra le sue braccia, e le disse con accento di trasporto, in cui ciascuno avrebbe creduto sentire, e in quel punto era forse davvero la sincerità:

— Ma sei tu, donna mia, che io amo al mondo: che parli tu di altre, che temi tu di abbandoni o tradimenti?... T'amo!, t'amo! t'amo!

La infelice Ester si abbandonò sul seno dell'amante con quella tenerezza e quell'intima gioia che le inondavano l'anima nei primi giorni dell'amor loro.

Ma in quella, ecco all'uscio d'entrata una mano che picchiava dal di fuori, e la voce del vecchio Jacob che per la toppa della serratura cacciava dentro queste parole:

— Apri, Debora, apri senza paura: son io.

— Misericordia! il padrone! disse la vecchia fante quasi con isgomento.

Ester si strappò dalle braccia dell'amante e fuggì come atterrita all'altro capo della stanza. Debora corse ad aprire.

Il rigattiere entrò col suo passo, col suo aspetto, colla sua guardatura cautelosi e diffidenti; la prima cosa che vide fu la lucernetta accesa sopra il tavolo a metà della stanza.

— Ecchè? diss'egli con voce piena di rampogna e di disgusto: non è ancora notte affatto chiusa e ci avete già il lume acceso! Che cosa vi salta in capo di sciupar l'olio di questa maniera?

Nello stesso tempo ch'ei parlava, il suo sguardo corse per tutta la stanza; vide in un canto lontano dalla tavola su cui era il lume, la figliuola seduta, il capo chino sopra certo suo lavoro, come se fosse intentissima ad esso, benchè il fioco chiarore della lucerna che appena giungeva sino a lei non fosse tale da bastarle a lavorare, si meravigliò ch'ella non gli fosse mossa all'incontro come soleva ad ogni volta ch'egli rientrava, gli parve notare nel contegno di lei, nella ostinazione a tenere chinato il capo un certo imbarazzo; vide dritto presso la tavola a cui si appoggiava, ilmedichinosenza la menoma traccia d'impaccio, egli, con tutta l'agiatezza che era propria della sua elegante persona; e la presenza di costui in casa sua, mentr'egli erane assente, dispiacque forte al vecchio ebreo.

— Ah! gli è qui Lei! disse Arom punto non curandosi di dissimulare il suo malcontento. Che cosa viene Ella a cercare in mia casa, mentre io non ci sono?

Gian-Luigi si atteggiò a tutta l'imponenza della sua mossa la più superba, guardando dall'alto in basso quell'omiciattolo che si avanzava verso di lui.

— Olà, mastro Jacob, diss'egli con tono compagno all'aspetto, con chi ti pensi tu di parlare?

Il vecchio usuraio tornò di botto in tutta la sua umiltà di contegno e di parole.

— Scusi, diss'egli, non voglio mica offenderla... Ma in casa mia, sa bene, sono avvezzo a non lasciar entrar gente quando io non ci sono... Tutti hanno le loro idee; ed io ho codesta. E d'altronde ho premura di sapere in che cosa posso servirla e che mi ha valso l'onore d'una sua visita.

Debora tremava, cercando di mettersi nella parte più scura della stanza, quasi per nascondersi agli occhi del padrone, del quale era pur certa che l'ira sarebbe caduta su di lei; avrebb'ella voluto difendersi, ma non sapeva troppo che cosa dire; onde benedisse in cuor suo il giovane che, sempre colla medesima alterigia, si degnò di dare al vecchio la seguente spiegazione:

— Sono venuto per parlarti, e di cosa che mi preme; e tu sai che sia. Volli dunque entrare ad ogni costo per attender qui il tuo ritorno.

— Va bene, s'affrettò a dire Jacob più umile e sommesso che mai. Io sono il suo servitore, non ha che da comandarmi.

— Ti ho portata quella carta e sottoscritta col nome che tu hai voluto; spicciamoci dunque a terminar quell'affare.

Il rigattiere s'inchinò fino a terra.

— Agli ordini suoi: rispose. Vossignoria favorisca lasciarmi vedere quella scritta ed io mi solleciterò ad obbedire al voler suo.

Ilmedichinotrasse di tasca il suo elegante portafogli, e da questo levò una cambiale per l'ammontare di cinquanta mila lire, sotto cui si stendeva nel suo carattere minuto ed elegante di donna la firma della contessa Candida Langosco di Staffarda nata La Cappa.

Jacob prese quel pezzo di carta con un certo rispetto e spiegatolo se l'accostò talmente agli occhi per esaminarlo con attenzione, che avreste detto lo volesse fiutare. Due minuti e forse più rimase egli scrutando la polizza da ogni parte, e in questo mentre Gian-Luigi lo stava guardando con una fissità in cui non avreste potuto dire che c'era un'ansia, ma un'aspettativa impaziente e un po' inquieta.

— Va bene, disse poi l'ebreo ripiegando lentamente quel fogliolino; la mi aspetti qui un poco e le porto la somma.

Mandò un profondo sospiro.

— Aimè! Tutti quei pochi miei risparmi che ho potuto fare; la sola scorta che abbia questo povero vecchio! Ma per Lei, che cos'è che non vorrei dare?....

— Risparmiami le tue imposture: disse bruscamente Gian-Luigi impazientito; e sollecita chè ho fretta.

Arom prese la lucerna di sulla tavola e s'avviò verso la scala a chiocciola che saliva al piano superiore.

— Olà! sclamò ilmedichino; vuoi tu lasciarci qui allo scuro?

— Ah! è vero: rispose Jacob. Scusi, non ci badavo.

Mandò un altro sospiro di rincrescimento e soggiunse:

— Debora, accendi un altro lume; questo io lo porterò di sopra.

Poichè la fante ebbe obbedito, il rigattiere continuò la sua strada, e già aveva un piede sopra il primo scalino della scala, quando, come per nuovo pensiero sopravvenutogli, si fermò e volto all'angolo in cui stava tuttavia quasi rannicchiata la figliuola, le disse:

— Ester, vieni un po' su con me, ho bisogno del tuo aiuto.

La fanciulla si levò sollecita. Aveva avuto tempo di dare alla sua fisionomia l'aria tranquilla ed indifferente, ma sulle guancie le stava una pallidezza marmorea, in mezzo a cui splendevano ardenti i suoi grandi occhi neri. Venne presso a suo padre con passo affrettato, ma passando vicino a Gian-Luigi, tanto non fu padrona di sè che non iscoccasse una ratta occhiata su di lui. Jacob travide questo sguardo che a lui, sospettoso com'era, parve quasi d'intelligenza. Non poteva credere che fra sua figlia ed ilmedichinofosse avviato nessun accordo, ma pure un'indefinita paura gli entrò nell'anima, e si promise di far ben bene attenzione, e di raddoppiare intorno ad Ester la vigilanza.

Padre e figlia salirono al piano superiore.

— Ah signore, disse Debora supplicante almedichinoallorchè furono rimasti soli, per carità non tardi a levarci dalle branche del padrone. Quello lì è un uomo di vista acuta che vede tutto, che indovina tutto. Sono persuasa che fra breve quel demonio saprà il nostro segreto meglio di noi; ed allora la passeremo brutta, la povera Ester ed ancor io.

— Sì, rispose Gian-Luigi, il quale si trovava ancora sotto l'effetto di quel rinfocolamento sensuale di passione che gli aveva cagionato il trasporto della giovane innamorata: sì, rassicura la tua padroncina. Io mi occuperò senza indugio di lei e delle cose nostre: saprò trovarle un asilo così ben nascosto che niuno al mondo giungerà a scoprirlo mai, e colà segregati dall'universo, l'amore ci farà passare delle ore deliziose.

— Ma che ciò sia presto, la supplico, la scongiuro: insisteva la vecchia, la quale era eccitata a tanto zelo dal timore che aveva per se medesima: altrimenti non saremo più a tempo; chè una volta scoperta la cosa o sospettata solamente dal padrone siam belle e fritte, e di poterci salvare scappando non se ne può far niente più.

Discorrevano da alquanti minuti di codesto argomento, e già ilmedichinoveniva divisando alla fante come avrebbe fatto per rendere avvertita Ester di quello che aveva provveduto per lei e della maniera e del tempo di fuggire dalla casa paterna, quando al di sopra di loro, nelle stanze dov'erano saliti il rigattiere e la sua figliuola s'udì un colpo come di cosa grave che cade con violenza per terra, poi un calpestìo di passi concitati e la voce di Jacob che con tutta quella poca forza ond'era capace gridava aiuto.

Gian-Luigi e Debora corsero verso la scala; ed ecco in alto della medesima comparire il vecchio Arom, la faccia tutto sconvolta e spaventata che con accento di grandissimo affanno gridava:

— La mia figliuola!... La mia figliuola!... Potenza dell'Eterno! Ella è svenuta che la mi par morta.

— O mio Dio! non potè trattenersi dall'esclamare con molta passione ilmedichino: Ester!

E si slanciò su per la scaletta con un impeto cheera indizio assai chiaro della ragione del suo commuoversi. Il padre di Ester, nel suo pur profondo turbamento, aveva tuttavia tanta libertà d'avviso da notare e interpretare codesto diportarsi del giovane intorno cui già era nato in esso alcun sospetto. Quel grido e sopratutto quel nome così domesticamente pronunziato furono per lui come una rivelazione: il fatto stesso dello svenimento di Ester e il come questo era avvenuto gli confermavano i suoi dubbi. Senza pure immaginarsi il meno del mondo che il male fosse così grave com'era in realtà, giudicò che nelmedichinov'era più che un insidiatore, un rapitore di uno de' suoi tesori, il cuore della figliuola, e sentì di botto un odio immenso contro quel giovane sorgergli nel cuore in luogo di quella deferenza quasi ammiratrice che aveva per lui. Arrestò per un braccio Gian-Luigi che voleva penetrare nelle stanze superiori e gli disse freddamente:

— Non occorre che la si scomodi.

Il giovane volse sul rigattiere quel suo sguardo imperioso innanzi a cui quasi tutti gli occhi dovevano abbassarsi: per la prima volta le pupille affondate del vecchio ebreo sostennero imperterrite quello sguardo.

— In mia qualità di medico, disse Gian-Luigi, posso tornar utile a vostra figlia.

— No signore. Ella non lo è abbastanza medico, per mia figlia... o lo è troppo. Preferisco ricorrere alla scienza di un altro. Debora va tu presso Ester, e soccorrila come sai; io termino un piccolo affare con questo signore e poi ti raggiungo... Se sarà bisogno di un medico lo andremo allora a chiamare.

Gian-Luigi non ribattè parola: ridiscese nella stanzaccia terrena seguito dal vecchio, e della fanciulla svenuta non parlò più, come se ciò null'affatto lo interessasse.

— Eccole i cinquanta mila franchi: disse Jacob, che pareva aver dimenticato del tutto ancor egli la figliuola, e schierò sulla tavola altrettanti mucchietti di napoleoni d'oro di cinquecento lire ciascuno.

Quando il denaro fu contato, avvolto a rotoli nella carta, intascato da Gian-Luigi, Jacob si affrettò ad aprir l'uscio che metteva nel cortile, significando tacitamente con ciò che gli premeva il suo visitatore se ne andasse.

Ilmedichinos'avviluppò bene nel suo mantello, si trasse fin sugli occhi il cappello ed uscì; sul passo della porta si fermò per dire all'ebreo:

— Questa sera c'è grande adunanza per importanti risoluzioni. Ci verrai?

— Spero di sì: disse laconicamente Jacob, che dimenticò di salutare con tutta quell'umiltà che mostrava ogni altra volta.

Gian-Luigi s'allontanò; il padre di Ester chiuse accuratamente l'uscio dietro di lui, spense la lucerna che ardeva sulla tavola, ed a tentoni andò verso la scala e salì di sopra.

Ester, abbandonata sopra una seggiola come corpo morto, non era ancora tornata in sè; ed ecco in che modo era accaduto ch'ella fosse colta da un sì grave svenimento.

Appena saliti al piano superiore Ester e suo padre, questi che si mostrava preoccupato e sopra pensiero, mettendo il lume in mano alla figliuola, passò innanzi e si diresse verso l'ultimo scompartimento in cui era stata divisa la stanza, colà dove egli teneva ben bene serrata nello scrigno una parte, e la menoma, dei suoi denari. Padre e figlia ci giunsero in silenzio; Jacob guardava Ester con certo modo scrutatore e penetrativo, ond'ella si sentiva tutta conturbare: ma il vecchio non disserrava le labbra e la fanciulla era tutt'altro che disposta essa a parlare per prima.

Arom fece segno alla figliuola mettesse il lume sulla tavola che abbiam visto esserci colà e su cui quella stessa mattina l'avarissimo uomo aveva contato anche una volta fra le tante il suo denaro: poi spiegata di nuovo la carta della cambiale che il medichino gli aveva lasciato tra le mani, tornò ad esaminarla ben bene. Qui si trovava in presenza di un affare, e la sua preoccupazione cominciò a cedere a quell'attenzione della mente ch'egli soleva dare a ciò che per lui, per la sua smania di guadagno, aveva la massima importanza nel mondo. Anche questa seconda volta l'esame di quella carta non gli fece cattiva impressione, perchè sulle sue labbra livide e sottili apparve un certo stiramento che faceva funzione da sorriso, e senz'altro egli prese nel solito nascondiglio le chiavi dell'armadio ed andò ad aprirlo.

Quando ebbe dischiusa innanzi la cassa di ferro che era colà dentro e potè bearsi della vista dei sacchetti così bene ordinati in ischiera, ogni pensiero altro che la sua passione pel denaro non fosse, si dileguò del tutto dall'animo suo. Prese con mano che si potrebbe dire amorosa, uno di quei rigonfi sacchetti; avreste detto che lo palpava carezzevolmente, recandoselo in grembo, lo strinse al petto con affettuoso riguardo nel portarlo sulla tavola: colà ne sciolse il legacciolo e con precauzione e lentamente, perchè non sonassero di troppo, versò sul piano della tavola le monete d'oro che lo riempivano. Gli occhi del vecchio avaro brillavano, ne tremavan le mani, ne diventava affannoso come per troppa commozione il rifiato, si disegnava di più in più sulle sue labbra tirate la smorfia del suo sorriso.

— Ester, Esteruccia, diss'egli colla voce soffocata, aiutami a contare per cinquanta mila lire di marenghi... Poveri marenghi! Essi hanno da andar via, sono condannati a lasciarmi, a lasciare i loro compagni, ma non temere; e' torneranno... oh oh! se torneranno!... e conducendo con esso loro una buona e bella quantità di compagni.

Ester stava immobile presso la tavola, appoggiataa questa colla sua bianca mano, e il suo pensiero era ben lungi dalle idee di suo padre; le suonavano ancora nell'anima le ultime voci amorose che erano uscite dalle labbra del suo amante, come in una nebulosa visione le comparivano alla mente le linee vaghe ed incerte d'un delizioso avvenire in una solitudine che il suo Luigi le avesse procurata, cui il suo Luigi imparadisasse del suo amore. Si mise a contare i denari macchinalmente per aiutare nell'opera sua il padre, il quale ad ogni mucchietto di monete che metteva in disparte per dar poi al medichino, mandava un sospiro che pareva un gemito.

Quando la numerazione del danaro fu finita, Jacob prese di nuovo in mano la cambiale datagli da Gian-Luigi e disse con quel suo cachinno:

— Pensare che questo straccio di carta vale tutto quel denaro lì!... E che potrebbe valere anche di più!...

Additò col suo indice magro, adunco, unghiato, che pareva un artiglio di falco, la sottoscrizione della contessa di Staffarda.

— Queste poche parole qui, soggiunse, valgono più che la firma d'un banchiere, e sono certo che loro si farà onore più che non faccia la miglior casa di questo mondo.

L'occhio di Ester cadde sbadatamente là dove accennava il dito di suo padre; essa ci vide il nome di Luigi e sotto quello d'una donna; un lieve rossore le venne alle guancie ed una qualche animazione nello sguardo.

— Chi è quella donna? domandò con interesse.

Arom sogghignò della più bella e crollò il capo maliziosamente.

— Chi è? Chi è? La è una gran dama, proprio coi fiocchi, la quale non si farà certo tirar l'orecchio per pagare. Di valor legale questa carta non ne ha nessuno, ma ne possiede uno ancora più sicuro. Quando io mi presenti per l'esazione si farà qualunque sacrificio per soddisfarmi.

— Perchè? domandò la giovane che si sentiva opprimere da un'indefinibile inquietudine.

— Perchè Quercia è l'amante di questa contessa imprudente.

Ester gettò un'esclamazione soffocata di vivo dolore.

— Impossibile! diss'ella.

— È la verità. Lo sanno tutti.

La giovane, posto in oblio ogni consiglio di prudenza, prese fra le sue le mani del padre e le strinse con forza.

— Giuratemelo!

— Sì che lo giuro..... Ma per la potenza dell'Eterno, Ester, che vuol dir codesto mai?

La piccola, curva persona del vecchio ebreo si era drizzata, e i suoi occhi saettavano fiamme: ma non ebb'egli campo ad aggiungere altre parole; Ester era diventata color d'un cencio lavato e senza manco un grido era caduta stramazzoni per terra. Jacob per prima cosa erasi affrettato a sollevarla e non senza molto sforzo era riuscito a trarla su e metterla comechessia sopra una seggiola, mentre chiamava soccorso; ma poi tosto si ricordò che di sotto non c'era Debora soltanto, ma quell'uomo altresì intorno a cui s'erano oramai così afforzati i suoi sospetti da esser quasi certezza; inoltre egli aveva ancora lo scrigno e l'armadio aperto e non voleva che ilmedichinovedesse Ester svenuta, nè il ripostiglio de' suoi denari, e quest'ultimo non voleva comparisse dischiuso nè anco a Debora. Con una rapidità di mosse che avreste creduta impossibile in quel corpo vecchio e in apparenza affatto svigorito, Jacob chiuse la cassa di ferro e l'armadio, insaccò i denari contati, nascose nella cappa del camino le chiavi, e fu a tempo a capo della scala per impedire che Gian-Luigi penetrasse nel piano superiore.

Quando ilmedichinosi fu partito, Arom tornò nella stanza di sopra. Ester giaceva sempre a quel modo ed a nulla valevano per farla risensare le cure di Debora che si disperava intorno ad essa.

Il vecchio guardò un momento col suo occhio d'avoltoio la figliuola svenuta, e sulla sua faccia macilenta e raggrinzita non c'era altra espressione fuor quella d'un tremendo corruccio. Mise pesantemente la sua mano adunca sopra la spalla di Debora, e le disse minacciosamente fra i denti serrati:

— Tu mi spiegherai tutto codesto, vecchia scellerata. Che attinenze passano fra mia figlia e quel maledetto cristiano che è uscito or ora di qui?

Debora protestò per la legge e pei profeti che la non sapeva di niente e che non c'era niente.

Ester intanto, durando ancora lo svenimento, era stata assalita da movimenti convulsi che ne scuotevano miserabilmente le povere membra.

— Oh la mia padrona, oh la mia padroncina! gemeva la vecchia fante; ella si muore per sicuro...

Una qualche espressione di pietà tornò ad adombrarsi sulla trista faccia del rigattiere.

— L'abbiamo da lasciar morire così? continuava Debora torcendosi le braccia in atto di desolazione.

— No: disse allora Jacob scosso. Son disposto a qualunque sacrifizio per la mia figliuola..... anche quello di far venire un medico..... e vado a cercarne uno.

Fece alcuni passi e s'arrestò di subito.

— Ah! i medici costano l'occhio della testa, e non ne sanno nulla più di noi... e poi sono tutti cristiani... Debora, non ti pare che la vada meglio e che la sia per risensare?

— No pur troppo... Anzi!... veda che convulsioni!

— Allora vado... e pazienza!

Trasse un profondo sospiro e si decise realmente a partire. Corse traverso le strade già scure affattoper la notte fino alla più vicina farmacia, e colà pregò un medico, che per caso appunto ci si trovava, a voler venire con lui per una donna assalita subitamente da un terribile deliquio. Il medico non si fece pregare e seguitò di buon animo l'ebreo sino colà dove giaceva ancora nel medesimo stato la bella giovane; guardò, esaminò, interrogò, tastò i polsi, studiò, ordinò un semplice calmante e poi sbattendo con forza dell'acqua nel volto alla svenuta la fece risensare.

Ester, quando si vide dappresso un estraneo e seppe che gli era un medico, arrossì, si confuse e si alzò precipitosamente come se volesse fuggire: ma le forze non bastandole ricadde sulla sua seggiola.

— Non è nulla, disse il medico, che parve dare importanza veruna a quel caso; voi siete maritata quella giovane?

La figliuola di Jacob arrossì più che mai: fu il padre che rispose:

— No, signor dottore.

— Ah ah! fece il medico in un certo tono strano che diede da pensare al sospettoso vecchio. Poco monta. Fate del moto, ma discretamente, non vi affaticate in nulla, e state di buon animo; ecco tutto.

S'alzò, salutò e si mosse per partire. Jacob lo accompagnò giù della scala facendogli lume, e fino all'uscita ad aprirgliene la porta.

— Non è dunque un affare grave? domandò il padre di Ester al dottore mentr'egli stava per partire.

— Niente affatto: rispose il medico con un sorrisetto malizioso.

— Ma che cos'è? insistette il vecchio rigattiere.

Se si fosse trattato di persona in altra condizione sociale più elevata, il medico ci avrebbe messo un po' più di riguardi, ed avrebbe fors'anco taciuto la verità; ma non si trattava che d'un miserabile ferravecchi e d'un ebreo; egli rispose ridendo:

— Che cos'è? Gli è che tutto dà a credere che quella giovane sia incinta da tre mesi.

Arom non mandò una voce, non fece un atto, impallidì e rimase immobile lì a quel posto, tenendo con una mano il lume, coll'altra il battente dell'uscio che aveva aperto, mentre il vento notturno gli cacciava sul volto la neve che fioccava: il medico, allontanatosi di buon passo, era già fuori del cortile che il vecchio padre di Ester stava ancora piantato sulla soglia del suo quartiere.

Un più forte buffo di vento che gli spense il lume tra mano e gli sbattè in volto più abbondanti i fiocchi della neve, lo fe' riscuotersi. Entrò e chiuse dietro di sè a tentoni, con tutte le sbarre che l'afforzavano, l'uscio pesante; s'avanzò nella stanza scura come una caverna sotterra finchè la sua mano tesa innanzi a sè non ebbe incontrato la tavola che ci stava in mezzo; depose su questa la lucerna spenta e poichè il suo stinco aveva urtato nella traversa d'una seggiola posta lì presso, egli vi si lasciò andar su e stette lì con una gran lassitudine d'anima e di corpo. Che cosa pensasse, o credesse o volesse non sapeva neppur egli, tanta era la confusione della sua mente. Quel colpo era stato così inaspettato e così violento che lo aveva tutto sbalordito. Non si faceva un'idea precisa della situazione, perchè in quel momento era incapace di connettere due idee; ma sentiva che un'irrimediabile sciagura gli era capitata addosso a rovinare tutti i suoi progetti d'avvenire, frustrare tutti i suoi desiderii, distrurre una gran parte della sua vita.

Tendeva l'orecchio ai lievi rumori che venivano dalla stanza superiore dov'eran le donne: un soffocato susurro di voci che parlavano, quantunque agitate, sommesso, il trascinarsi qua e colà delle pianelle di Debora che andava e veniva. Si domandava se era possibile che nella sua casa, senza che egli punto se ne avvedesse, sotto gli acuti e veglianti occhi suoi fosse avvenuto tal fatto che tutte cambiava le condizioni, tutto il suo destino e della famiglia.

— Non è vero, non è vero: diceva a se stesso scuotendo il capo, e si ripeteva queste parole molte e molte volte come per convincersene meglio egli medesimo.

Ma invece, a dispetto di ciò, a seconda che il primo turbamento veniva calmandosi, s'accresceva in lui la convinzione contraria. Ricordava lo strano umore, le melanconie, la pallidezza, le bizzarrie di idee e di gusti della figliuola da alcun tempo; e di subito, a fare il più luminoso commento a codesto, il turbato contegno di Ester al giunger del padre poc'anzi, la presenza delmedichino, gli sguardi scambiati fra i giovani e da lui sorpresi, lo svenimento di lei all'apprendere che Quercia aveva un'amante.

— È lui lo scellerato: diceva Jacob a bassa voce, coi denti stretti. Su di lui piombi la maledizione dell'Eterno!... Ma come potè egli compire l'infame attentato?

In quella s'udì il trascinio delle pianelle di Debora accostarsi alla scala che scendeva colà dov'era coll'anima travagliata il padre di Ester, e la voce della vecchia cacciò giù queste parole:

— Siete costì messer Jacob?

Le due donne, dopo aver udito richiusa la porta, non avendo più visto comparire il vecchio nè sentito rumore di sorta, pensarono che uscito fosse ancor egli e ch'elle eran rimaste sole di nuovo, la qual cosa molto loro andava a versi, poichè avevano così tempo ed agio di concertarsi e studiare insieme intorno al modo di regolarsi. Ester poi aveva da sfogare l'immenso dolore che le aveva cagionato la per lei crudissima novella appresa dalla bocca di suo padre, che cioè Luigi avesse un'altra amante. State così un poco ad orecchiare, e nonvenendo loro fatto di cogliere il menomo rumore che indicasse l'esistenza d'un'anima viva, non sapendo d'altronde darsi ragione del perchè il vecchio si rimarrebbe nella stanza di sotto senza tornare presso la figliuola della cui salute doveva pur essere e si era mostrato inquietissimo, le si persuasero d'esser sole; e Debora, per assicurarsene di meglio, venne alla botola della scala e disse quelle parole che ho più su riferite.

Ma queste indifferenti parole, o meglio la voce della fante, venne in tal punto che servi come di sprazzo di luce ad illuminare la mente di Jacob nella complicata quistione ch'egli si era posta dinanzi e che non sapeva affatto risolvere: come ilmedichinofosse pervenuto al compimento dell'empio disegno. Debora facendo ricordare la sua presenza in quel punto, veniva a chiamar su di sè l'attenzione del tradito padrone, veniva involontariamente a denunciarsi. Jacob non esitò pure un momento a credere che la scellerata vecchia era stata compra dal seduttore e s'era fatta l'infame suo stromento. Un'ira impetuosa, irrefrenabile, selvaggia lo prese: s'alzò con islancio furibondo e corse alla scala, tremante in tutte le membra per la collera che lo dominava.

— Sì, ci sono per tua disgrazia, vecchia figliuola di Baal! gridò egli con voce strozzata in gola dall'eccesso della rabbia, e fatte di volo le scale con una rapidità di cui non si sarebbero credute capaci le sue vecchie gambe, comparve nella stanza della figliuola, spaventoso per l'espressione feroce e tremenda delle sue sembianze orridamente contratte.

Debora all'udir solamente la risposta datale dal padrone, aveva capito che per lei era giunto un brutto momento e s'era affrettata a tornare presso di Ester, quasi come ad un rifugio.

— Aimè! Aimè! aveva ella detto tremando, vostro padre è furibondo..... Non l'ho udito parlare col tono d'adesso che una volta sola, quando ebbe perso quelle due mila lire.....

E già dietro la vecchia atterrita sopraggiungevano i passi concitati, quasi direi convulsi di Jacob e il soffio grave e affannoso del suo affrettato respiro. Appena nel cerchio di luce che mandava il lume, vide comparire la faccia allividita, gli occhi sfavillanti d'una cupa fiamma in fondo alle occhiaie, le labbra frementi di suo padre, Ester comprese ch'egli sapeva tutto e che un supremo momento era venuto per essa.

Ella stava ancora seduta, non essendole tuttavia tornate le forze ammorzate da quel penoso e lungo svenimento; ma al veder comparire in quell'aspetto suo padre s'alzò ed appoggiandosi alla tavola stette in piedi come preparata di meglio così ad accogliere quel pericolo che le precipitava addosso: le gambe le tremavano, il cuore le palpitava da impedirle il rifiato; gli occhi vedevano torbido e come dei lampi passavano innanzi alla sua vista offuscata. Quel momento terribilissimo che essa aveva temuto cotanto, per isfuggire il quale avrebbe tutto tentato, a salvarla dal quale aveva supplicato l'amante; quel momento era giunto. Quale scampo più le rimaneva? Nessuno. Che cosa stava per avvenire? Che sarebbe di lei?

Jacob a tutta prima non rivolse il suo furore contro la figliuola; non gettò su di lei che uno sguardo di sbieco, ma uno sguardo da agghiacciare il sangue nelle vene, tanto era niquitoso, e si slanciò con un balzo da tigre sopra Debora; l'afferrò pel collo così che le sue mani adunche le impressero nella pelle rugosa ed asciutta le unghie e con una forza che solo il furore poteva dare a quelle vecchie membra la trasse in terra cadendole sopra ancor esso.

— Miserabile!..... Infame!..... Sporca mezzana, quanto hai tu ricevuto per vendere mia figlia? diss'egli con voce soffocata dal parosismo dell'ira.

La vecchia si mise a strillare per quanto le concedea la stretta alla strozza delle mani convulse di Jacob.

— Misericordia!... Aiuto!... Per carità, gridava essa colla voce arrangolata; non mi ammazzate, sono innocente...

— Ah! innocente! sclamò con rabbia sempre maggiore Arom, il quale alzatosi prese a percuotere coi talloni la vecchia caduta, mentre questa liberata dalla stretta della gola urlava con quanto ne aveva in corpo:

— Soccorso!..... Accorr'uomo!..... o povera me!... Mi ammazzano!... Ahi! Ahi! Ahi!

— Taci!.... Vuoi tacere!.... diceva il furibondo percotendola sempre a quel modo.

Ma una persona s'avanzò, e, preso il vecchio alle spalle, lo allontanò dalla donna con una specie di autorità; era Ester. In lei s'era calmato alquanto il profondo turbamento del primo istante; nella gravità delle circostanze un'anima non fiacca trova sempre anche contro ogni previsione la forza e la risolutezza che occorrono; quando quella sventura o quel pericolo che tanto si sono temuti vi hanno sopraggiunto, per sopportarli ed affrontarli voi vi trovate ad un tratto una certa energia di cui non vi sareste manco creduti capaci. Ester in presenza della tragica solennità di quella scena tanto paventata sentì ben tosto riagire in sè un sentimento che era un'irritazione ancor esso, uno sdegno, un nuovo coraggio. Quando uno si sa minacciato da un disastro e vive nell'incertezza di quando e di come abbia esso a piombargli sopra, quasi desidera che presto avvenga la catastrofe per esserne fuori pur finalmente. Fu qualche cosa di simile ciò che pensò Ester in quel punto: la catastrofe era lì, presente; bisognava farle buon viso. La compassione per Debora così maltrattata dal vecchio inferocito venne a darle la spinta: a lei s'apparteneva d'entrare in mezzo a sostenere la parte principale in quell'orribilescena. Su di sè era suo debito di chiamare lo sfogo di quel selvaggio furore; Ester, come vedemmo, si frammise fra Debora e suo padre.

— Tornate in voi: diss'ella freddamente e di guisa che appena era in lei un lieve tremito delle labbra a manifestare l'interna emozione. Non è con Debora che dovete prendervela, ma con me.

Jacob mandò una voce di furore, che pareva un ruggito soffocato e sembrò volersi lanciare su di Ester. Ella rimase immobile guardandolo con occhio triste, ma sicuro. Padre e figlia stettero così un minuto fronte a fronte, coll'aspetto egli d'un furibondo capace d'ogni eccesso, colla rassegnata fermezza ella d'una vittima pronta a tutto. Ma l'influsso di quelle avvenenti sembianze sull'anima del padre, in cui la figliuola era pure uno dei due unici suoi e potentissimi amori, non era tuttavia svanito così che fissando i suoi negli occhi di Ester non si commovesse in alcuna misura il suo cuore. Egli si tirò indietro d'un passo e la minacciosa ferocia della sua fisionomia lasciò alquanto luogo ad una espressione di profondo dolore.

— Tu dunque lo confessi, sciagurata! diss'egli con un gemito.

Liberata di quella guisa per l'intervento della padrona, Debora tutta indolenzita e sbalordita, erasi alzata lentamente tastandosi la persona: una paura indomabile la occupava; credevasi giunta alla sua ultima ora ed in lei gli anni non lasciavano bastevole vigoria da riagire contro il pericolo. Un pensiero solo rimaneva nella sua testa confusa, nella sua ragione smarrita: salvarsi da quegli artigli del vecchio, fuggire quel suo furore, cercare difesa contro nuovi eccessi del padrone dissennato dall'ira.

Ma come fuggire? Le gambe tremanti la reggevano appena: mai più non avrebbe avuto tempo di correr giù delle scale, precipitarsi all'uscio, aprirlo e guizzar fuori prima che Jacob l'avesse raggiunta. Guardando cogli occhi sbarrati tutt'intorno per cercare un modo di scampo, le venne fatto di veder lì presso la finestra: non ci stette a ragionar su nè poco nè assai, si gettò verso di essa, ne aprì le invetrate colle mani frementi e chinandosi all'infuori, con tutto quel più di voce che le consentiva la terribile sua emozione si diede a gridare per la tenebra della notte:

— Aiuto! aiuto!... Ci assassinano!

Non potè aggiungere altre parole chè Arom le arrivava sopra e ghermendola colla destra per quel poco di viluppo che le facevano sulla nuca le magre treccie delle sue chiome canute, la trasse violentemente entro la stanza, mentre coll'altra mano le tappava la bocca.

— Taci, mala femmina, o ch'io, com'è vera l'esistenza dell'Eterno, ti strozzo.

— Lasciate quella misera: disse Ester intromettendosi nuovamente: non la maltrattate ed ella tacerà; ve lo prometto io. Non è vero, Debora, che per far piacere a me tu tacerai?

La vecchia fante, ancorchè avesse voluto, non avrebbe potuto più continuare le sue grida. Ogni forza era assolutamente spentasi in lei. Jacob sentì che gli mancava sotto le mani, e poichè egli la lasciò andare, ella si accoccolò in terra non isvenuta, ma senza precisa e piena coscienza di sè e delle cose che avvenivano intorno a lei, quasi imbecillita.

Ester chiuse ella medesima la finestra: questa guardava in un altro cortiluccio interno del ghetto, diverso da quello in cui era l'uscio d'entrata; alcuni probabilmente dagli alloggi vicini avevano udito le grida di Debora, ma per quella fredda, nevosa notte d'inverno, nessuno aveva pensato bene di scomodarsi pur tanto da aprir la sua finestra a guardare donde partissero quelle grida e che cosa le cagionasse.

Abbandonata la fante, il padre di Ester si rivolse di nuovo alla figliuola; ma dal suo volto era scomparsa ogni traccia di men crudo sentimento e vi stava sola l'espressione dell'ira feroce.

— Tu lo confessi! ripetè digrignando i denti o, per meglio dire, le gengive. Tu sei colpevole?...

Ester sollevò nobilmente la testa, e con coraggiosa fermezza rispose:

— Amo!

Jacob abbassò la voce, ma l'accento era terribile:

— Tu se' madre?

La giovane curvò il capo.

— Maledizione! urlò il vecchio: e come hai tu potuto credere che io tollerassi una tanta infamia, una simil vergogna?... Ed è questo il compenso al tanto amore che ti portavo?... Pel Dio d'Abramo! La scelleraggine nasce adunque compagna alla donna e cova in lei seconda natura? La tua anima è un nido di vipere. Tu hai tradito tuo padre ingannandolo giorno per giorno, porgendo sfacciatamente al suo bacio una fronte infamata!... Oh mi annienti il fuoco del cielo se tu non avrai da scontare con lagrime di sangue, con lagrime per tutta la vita l'orrenda colpa: tu e quella sciagurata là, più vile d'ogni vil cosa in questo mondo.

Ed accostatosi alla vecchia Debora sempre accosciata a quel modo per terra, la percosse con un calcio.

La misera mandò un gemito.

— Per carità! per carità! susurrò essa con quel poco fiato che le rimaneva.

Ma il vecchio furibondo, assalito in quella da un'altra idea, si slanciava di nuovo contro la figliuola.

— E il tuo complice? Oh oh su di lui avrà da piombare eziandio la mia giusta vendetta... Io sono un povero vecchio.. un ebreo... un nulla, a cui si può impunemente recare la più fiera offesa, un verme che si schiaccia, senza il menomo riguardoe senza il menomo rischio, passando... Quell'infame lo crede; e di certo ride di me, del debole padre ingannato e beffato... Miserabile! Il suo riso gli rimarrà nella strozza... Trema per lui, qualunque siasi, fosse pur anco un potente, trema per lui, donna perduta che tu sei, trema se tu l'ami!... Io no, non sono il verme innocuo che si calpesta impunemente; sono un essere che striscia nel fango, sono un rettile; sia; ma un rettile velenoso che morde il piede incauto che gli si posa sopra ed uccide il suo calpestatore... Il tuo amante, il padre di quel frutto infame che tu porti nelle tue viscere, te lo dico io, morrà, di cruda, orribil morte, morrà... E tu pure morrai; e la tua creatura maledetta nel tuo seno morrà senza veder la luce del sole.

Avanzava verso la figliuola il suo orribil viso di animale di rapina, acceso da una orribil fiamma di sdegno feroce. Ester incrociò le braccia al suo seno e disse fieramente ancor essa, con un lampo di superba audacia nei begli occhi neri:

— Credete voi che io non saprò difendere la vita di mio figlio? La mia poco m'importa; l'abbandonerei alla vostra vendetta; ma l'esistenza della mia creatura, oh per tutte le potenze del cielo e della terra, la difenderò anche contro di voi.

— Stolta! Povera stolta!... Tu non conosci ancora tuo padre... La tua colpa ha cambiato in lui l'amore che aveva per te in odio profondo... Tu lo troverai implacabile!..... Esso te lo ha detto: quando tu cessassi di camminar nelle sue vie egli avrebbe scatenato su di te tutte le maledizioni ed avrebbe invocate anche quelle dell'Eterno. Jehova, il Dio terribile, il Dio della vendetta, conferma le maledizioni de' padri!... Difendere la tua creatura! Come la potrai difendere contro la fame?

A questa orrenda parola che le rivelava l'avvenire minacciatole da suo padre, Ester non potè trattenere un grido e vacillò come se materialmente colpita da un urto.

— Ah padre! diss'ella giungendo le mani, non per me, ma per mio figlio, pietà! Esso è innocente.

— Pietà nessuna!

Ester tornò in un'espressione di riagente fierezza.

—Egli, disse con una certa enfasi, saprà sottrarci, e me e suo figlio alle vostre mani.

Il parosismo della collera di Jacob che pur sembrava aver già toccato l'estremo suo limite, s'accrebbe ancora; le guancie gli diventarono color della cenere, mentre gli occhi avreste detto che in realtà schizzavan fiamme.

— Egli! Chi egli? Il tuo drudo, sgualdrina?.... Oh sentiamo un po' chi è costui!.... Ho gusto d'udirne pronunziato il nome dalle tue labbra..... Su via: chi è? Parla.

Ester scosse il capo in modo negativo. Il padre le afferrò le braccia ai polsi e stringendole colla forza convulsa del suo furore, ripetè:

— Chi è? Voglio saperlo..... Parla!

La giovane mandò un grido di dolore.

— Parlerai tu?

Ella si liberò con una violenta strappata da quella stretta che le lasciò un cerchio livido intorno le braccia e corse all'altro capo della stanza.

— Non ve lo dirò, non ve lo dirò mai: gridò essa con risolutezza disperata; e poichè vide suo padre accennare di accostarsele, soggiunse col medesimo accento: ah non tentate farmi violenza che io risponderei colla forza alla forza.

La sua attitudine la dimostrava pronta anche all'orribil lotta. Jacob si fermò: e padre e figlia si stettero guardando come sfidati nemici. Era un'orrenda scena!

— Che ho io bisogno tu mi dica il suo nome? riprese dopo un po' di silenzio il padre. La vostra imprudenza me lo ha rivelato; il mio istinto medesimo, anche senza di ciò, l'avrebbe saputo indovinare... Gli è un miserabile cristiano!..... Certo un così empio uomo, un vil seduttore di tal fatta non poteva che appartenere a quella razza di scellerati... Dio de' miei padri!... Mia figlia in potere di un cristiano; mia figlia contaminata dai baci d'uno di quei persecutori d'Israele!... Ma tu sciagurata non sai manco qual sia colui a cui ti sei prostituita! È un uomo che non ha nè fede nè legge; è un uomo a cui lo spergiuro e il delitto sono così facili come la parola ed il sorriso; è un uomo che ha le mani macchiate di sangue, che io potrei quando che sia far salir sul patibolo... E così farò, te lo giuro, e tu vivrai tanto solamente da vederlo per mano del boia appiccato, il tuo amante...

— Oh tacete! proruppe con esplosione d'orrore la giovane. Sperate voi ch'io creda queste assurde accuse?...

— Assurde!... Sono verità sacrosante; e lo vedrai. Ah! ci saranno eziandio altri occhi di donna oltre i tuoi che piangeranno sul supplizio disonorato di questo leggiadro rapitore di cuori..... Arrossisci e confonditi nella tua vergogna, miserabile druda d'un ladro ed assassino. Nè anco il suo amore tu non lo possedesti mai, ed egli uscendo dalle tue braccia andava a recare altrove i suoi sozzi amori deridendo con altre la tua credulità e l'abbandono dei tuoi trasporti.

Ester fece un sobbalzo come se tocca da ferro affuocato.

— Voi mentite! gridò essa con forza indignata; io non credo nulla di queste scelleraggini... Ah se lo credessi!

— Ebbene che faresti?

Gli occhi della giovane balenarono fieramente.

— Vorrei anch'io, disse, e saprei anch'io vendicarmi.

Il vecchio fece un orrido sogghigno.

— Va bene! Vedo che qualche goccia di mio sangue c'è pure nelle tue vene..... Vendicarti?..... Va là, che sarò io ad ottenerti la più compiuta vendetta.... Ci vendicherò entrambi a misura di carbone....

La figliuola si accostò a Jacob e soggiunse con solenne accento:

— Giuratemi, padre, pel nostro Dio e per Israele, che quanto mi avete detto di quell'uomo è la verità.

Arom tese la scarna mano.

— Per Jehova e per Israele, per la memoria di tua madre e per la speranza del Messia ti giuro che tutto ciò che ti ho detto è vero.

E le raccontò gli amori di Luigi colla contessa di Staffarda, colla cortigiana Zoe, coll'abbietta Maddalena.

Ester divenne ancora più pallida di quel che fosse, strinse con forza convulsa le mani l'una nell'altra e disse con fiera pacatezza:

— Sta bene.... Fate di me e di lui quello che volete, padre.

In quel momento ella non pensava manco più all'innocente creatura che portava nel suo seno.

Questa rassegnazione parve placare alquanto il vecchio furibondo.

— Farò, farò, diss'egli, e si rallegreranno dell'opera mia gli angeli delle tenebre.

Volse lo sguardo verso Debora, che giacendo sempre per terra, pareva un viluppo di sordidi panni.

— E prima di tutto a questa infame!....

Le venne presso e la riscosse col piede come si farebbe ad un cane tignoso.

— Su, strega, alzati e seguimi.

La vecchia allargò tanto d'occhi in faccia al padrone e disse con voce piagnuccolosa:

— Per carità, non mi fate male.

— Alzati, ripetè Jacob.

Debora si drizzò.

Arom prese l'unico lume che ardeva sulla tavola, ed accennando l'uscio che metteva nel primo scompartimento dei due in cui era divisa la stanza, le comandò:

— Va!

La fante, vacillando sulle sue gambe che tremavano, s'affrettò ad obbedire.

Jacob, sul punto di uscire ancor egli, disse alla figlia:

— Questa sarà la tua carcere —per ora!

Varcò la soglia e chiuse dietro di sè la porta a chiave. Ester immobile pareva non prestar più attenzione a nulla che le avvenisse dintorno. Udì incommossa le ultime parole di suo padre, udì chiuder l'uscio di quella stanza da cui non sapeva se ancora sarebbe andata fuori vivendo; rimase all'oscuro, sola, e continuò a star dritta a quel luogo in cui si trovava — gli occhi fissi innanzi a sè, ai quali apparivano chi sa che crudeli visioni!

Il fiero vecchio intanto trasse Debora più morta che viva fin nel sotterraneo ripostiglio dove sappiamo ch'egli teneva nascosta la maggior parte dei suoi tesori. Cacciò là dentro la povera fante tramortita e ve la chiuse senza pure una coperta a difendere le sue vecchie membra dal freddo umidiccio di quel luogo.

— Le non mi scappan più: diss'egli risalendo alla stanza del pian terreno, e così non possono avvisar di nulla ilmedichino... Ah ah! gli è con costui ora che bisogna avviare una difficil partita. Bisogna perderlo senza perder me. Egli è furbo, egli è potente, egli è audacissimo...

Sedette in quello stanzone in cui ora si trovava solo, e messo il capo fra le due mani stette lungo tempo a meditare, senza che una sola parola più gli uscisse dal labbro. Si riscosse finalmente, s'alzò, prese il suo frusto cappello, il suo frustissimo pastrano, e si dispose ad uscire.

— Andiamo all'importante convegno dellacocca: disse fra sè. Conviene che nessuno sospetti di niente, e intanto da quello che si farà e si dirà stassera, avrò forse qualche elemento per saper di meglio come regolarmi.

Ed uscito di casa, dopo aver chiuso con ogni maggior cura la sua porta venne fuor del ghetto e si diresse verso quella parte della città in cui era la bottega del suo collega rigattiere, ilBaciccia.


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