CAPITOLO X.

CAPITOLO X.Abbiamo visto come Don Venanzio e Giovanni Selva, mentre fra Maurilio e Gian-Luigi aveva luogo il colloquio che abbiamo riferito al capitolo VIII, si fossero recati da quella vecchia che era soprannominata laGattona, e li vedemmo pure tornarsene presso il giovane loro amico, animati da una certa emozione, dicendogli che avevano qualche cosa di importante da dire.Per meglio comprendere ciò che era avvenuto ai due amici di Maurilio, bisogna che ci rifacciamo alquanto indietro nella mattinata di quel giorno medesimo, quando nell'occasione dell'arresto del nostro protagonista,Gognino, il nipote dellaGattona, aveva visto quel cotal bottone d'argento e meravigliatosi di trovarlo uguale ad uno cui possedeva eziandio la nonna. Già narrai come il ragazzo avesse contato codesto alla nonna che avea mostrato dare a tanto semplice fatto una certa importanza, ed erasi senza indugio recata al convento del Carmine a consultare il gesuita Padre Bonaventura[6]; già vedemmo eziandio come quest'ultimo fosse andato, subito dopo il colloquio collaGattona, in casa messer Nariccia, e dalle poche parole che abbiamo udito nell'atto in cui l'usuraio riconduceva il frate fino sul pianerottolo dove trovava Gian-Luigi cheveniva da lui per impegnare i diamanti della contessa Candida, da quelle parole abbiamo potuto indovinare che Padre Bonaventura aveva ripetuto a Nariccia i discorsi che s'eran fatti fra lui e la nonna diGognino, che il frate e laGattonaavevano alcun sospetto sull'origine di quel giovane che possedeva il piccolo oggetto veduto dal ragazzo, che l'usuraio non ispartiva que' sospetti, ma intanto approvava il consiglio che Padre Bonaventura aveva dato alla vecchia mendicante, di tacere per ora e cercare di appurar meglio la verità[7].Le parole anzi di Nariccia furono tali che ci appresero aver egli non che alcun interesse in quell'affare misterioso, ma qualche rischio eziandio da correre; e ci è facile l'argomentare che se laGattonacon tanta sollecitudine era corsa ad apprendere al frate la scoperta diGogninoe consultarsene in proposito, e se il frate con pari sollecitudine erasi recato da Nariccia ad istruirlo di tutto, il vero dev'esser che quei tre personaggi hanno avuta una parte qualsiasi, ma certo importante, nel fatto che tolse alla sua famiglia, al suo grado, forse alle sue ricchezze un bambino e che ora dubitano, sia speranza o timore il loro non sappiamo, che questo bambino possa tornar loro innanzi nella persona di Maurilio.E non molto più di questo avremmo potuto scoprire ancorchè avessimo trovato modo di udire i confidenziali colloquii che ebbero luogo in proposito fra laGattonae Padre Bonaventura, e fra costui e Nariccia. Essi parlavano di cosa della quale ogni incidente era loro ben noto, di cui non avevano da richiamare alla mente nè propria, nè dell'interlocutore alcuno dei precedenti, di cui pareva inoltre che niuno avesse molto gusto nel ricordare e ripetere i particolari: essi quindi si capivano a mezze parole e chi ignorava ciò che fosse avvenuto fra di loro, non avrebbe a niun costo potuto ricostrurre il complesso dei fatti dai tronconi che presentavano le loro frasi.Fra non molto ci sarà dato di penetrare in questo mistero, intorno a cui gravita e s'aggira gran parte del nostro dramma; per ora contentiamoci di questo adombramento che ci mostra uniti nel passato da un certo legame, forse di complicità, i tre poco nobili e poco simpatici personaggi, del gesuita, dell'usuraio e della vecchia spigolistra, mezzana e peggio.Costei, dopo il colloquio col frate, era stata ancora un poco alla soglia della chiesa del Carmine coi suoi candelotti, cui alla richiesta di questo o di quel divoto andava ad accendere ad uno od all'altro altare per la ricompensa di due soldi ciascuno; ma quella mattina la donna non aveva la mente rivolta a questo religioso e stupido commercio, sibbene stava fra sè ruminando ben diversi e più gravi pensieri ed a suo avviso ben più importanti per la sua sorte medesima.Ecco press'a poco le cose che le frullavano per la testa:— Se questo fosse proprio il ragazzo ch'io credo, qual conseguenza ne verrebbe per me? Buona o cattiva?.... Cattiva è impossibile..... Non son io che ho deciso la sua scomparsa ed ho invece procurato fosse ancora possibile il rintracciarlo un giorno.... E poi in più cattive acque di quelle dove affogo non ci posso cascare..... Se invece la scoperta di codestui è presa pel buon verso, non è forse il caso ch'io mi debba aspettare qualche larga ricompensa?.... Se mi ricordo bene, il figliuolo del padrone non voleva la sparizione del bambino. È un uomo così onesto che se gli si conducesse davanti quel giovane e gli si provasse chiaro esser suo sangue, lo accoglierebbe a braccia aperte e lo vorrebbe risarcire del tempo trascorso; lo farebbe, non foss'altro che in memoria della morta..... Impossibile che lasci nella miseria la persona che facesse questo miracolo!.... E il giovane balzato così ad un tratto in mezzo alla ricchezza, che riconoscenza non dovrebb'egli avere per me?Sorrise colla sua bocca sdentata alla prospettiva delle ricompense che le avrebbe dato siffatta gratitudine.— Padre Bonaventura, così continuava seco stessa, vuole ch'io non muova nè anco un dito, che lascii fare a lui.... Già, perchè vuol tirar l'acqua al suo mulino, vantaggiarsene egli, ed a me levarmene ogni merito..... E fors'anco che a lui ed a quel birbante di messer Nariccia conviene di più metter la cosa in tacere, che la continui ad andare come la è ita fin adesso, e chi ha avuto, ha avuto. Ma se la è così, non foss'altro che per far danno a quello scellerato d'un Nariccia che si avvoltola nell'oro e me lascia nella miseria, dovrei parlare... L'importante si è di saper bene su che terreno si mette il piede prima di fare un passo; bisogna conoscere anzi tutto se quel certo bottone è proprio quello, e inoltre investigare le disposizioni d'animo di colui dal quale tutto dipende... Se potessi vederlo!... A comparirgli dinanzi mi ci perito... ma via ho abbastanza di coraggio da superare ogni simile esitazione... Il guaio si è che pare aver egli giurato di non ricevermi più: per quante volte mi sono presentata al suo palazzo, e' mi ha fatto dar l'elemosina ma non mi ammise mai al suo cospetto. Potrei scrivergli una brava lettera, in cui gli direi che bisogna assolutamente ch'io gli parli, che si tratta di cose che lo riguardano... Ma per far ciò bisognerebbe che avessi già dall'altra parte chiarito il vero intorno a quel giovinotto: ed ora per contrattempo egli è arrestato e chi sa fin quando non potrò parlargli!...Affondò nelle palme delle mani la sua testa dalle chiome bianche, arruffate, mal coperte da uno sporcoe lacero fazzoletto, e rimase alcuni minuti in una tensione di mente straordinaria. Nel suo cervello si urtavano delle frasi bell'e fatte di quella lettera cui erale venuto in pensiero di scrivere.— Finchè ci ho l'idea, bisogna ch'io non la mi lascii scappare, diss'ella poi riscuotendosi; comincerò per metter giù la mia brava missiva, a patto di farla ricapitar poi quando convenga.Diede una gomitata aGogninoche, accoccolato presso di lei, tutto tremante e intirizzito dal freddo, sbadigliava a ganascie larghe.— Animo, su, marmottone, drizzati, prendi il cestello dei candelotti e dei rosarii e vienmi dietro.Il ragazzo non se lo fece dire due volte e passato il braccio nel manico della cesta seguitò la nonna co' suoi passetti stentati e zoppicanti per l'intirizzimento dei suoi poveri piedini indolenziti dai geloni.Quando furono nella miserabile soffitta in cui la sera innanzi Maurilio s'era introdotto dietro la scorta diGognino, per prima cosa laGattonaprese dal braccio del fanciullo il suo cesto dei candelotti, dei rosarii e degliagnusdei, e vi sostituì un altro con dentrovi alcune dozzine di mazzi di fiammiferi.— To', diss'ella come desiosa di presto liberarsi del piccino, va e guarda di fare ammodo e di non baloccarti secondo il solito. Se questa sera non mi porti i dieci soldi, sta pur sicuro che ballerai una bellacorrenta.Gogninoallargò tanto d'occhi e guardò con istupore profondo il cestello che gli era stato messo al braccio e la nonna.— Ebbene? disse ruvidamente costei dando colla mano uno spintone al ragazzo; che cosa c'è da star lì incantato? Non hai capito, o sei sordo?— Ma.... balbettòGognino.— Ma, ma, ma, che ma vuoi tirar fuori adesso?— Quel signore di ieri sera, disse timidamente il fanciullo, aveva detto che non mi mandaste più a vendere....La nonna lo interruppe....— Quel signore ha detto ciò che gli piaceva, ed io faccio quel che mi garba; va....— E che vi dava dieci soldi per giorno: soggiunseGogninosenza muoversi dal posto, ma contorcendosi della persona come usava fare quand'era preso dalla malavoglia di obbedire.— Olà! Che cosa vogliono dire tante ragioni? disse la vecchia corrugando minacciosamente le sopracciglia.MaGognino, che era in vena di coraggio, ardì ancora di soggiungere:— E questa mattina i dieci soldi e' ve li ha dati.La Gattona alzò la mano per misurare al piccino uno schiaffo.— Ve' l'impertinente!.... Che sì che ti mostro io il modo di parlare, tristanzuolo che tu sei!... Tira via subito senz'altre parole, o che ti levo io il ruzzo di capo: hai capito?Il ragazzo fece greppo ma capì che il più conveniente per lui era l'obbedire.— E da mangiare: diss'egli ancora colla voce fatta piagnolosa: quand'è che me ne date da mangiare?... Ho fame.— Santa Madonna del Carmine! esclamò la vecchia come scandolezzata da quella richiesta. Questo maladetto ragazzo è un abisso senza fondo; e' mangierebbe il reddito di sette parrocchie!— Ho fame! ripetèGogninocominciando a piangere per davvero.La nonna prese per colà un pezzo di pane inferigno e lo gettò nella cestina del ragazzo.— Prendi e va che il diavolo ti porti.Lo prese ad una spalla e messolo fuori chiuse l'uscio dietro di lui. Quando fu sola nella soffitta, laGattonatirò fuori da un suo ripostiglio un pezzo di carta che poteva ancora dirsi bianco ed un calamaio di maiolica sporca in un bucherello del quale piantata una penna d'oca dalle ispide barbe; pose il tutto sul tavolo zoppo che si reggeva contro la muraglia e sedutasi colà colla carta davanti e la penna in mano s'accinse a scrivere.Non ebbe da aspettare pure un momento l'ispirazione, perchè, come ho detto, fin da quando era in chiesa le pullulavano nella testa le idee onde quella lettera doveva essere concepita; e di subito la si pose a scrivere con un'ortografia ed una lingua tutte sue particolari.«EcelensaSonno io sotoscrita Modestina Luponi la cuale sonno statta bon[8]in chasa suva, la cuale con cuesta mia.....»La era a questo punto della sua produzione letteraria, quando si picchiò all'uscio della soffitta.— Chi va là? disse con accento malgrazioso laGattonascontenta d'essere disturbata.— Amici, rispose una voce franca e simpatica, che vi abbiamo da parlare di cose molto rilevanti.LaGattona, benchè di mala voglia, pur tuttavia s'alzò e venne ad aprire. Entrarono Don Venanzio e Giovanni Selva.— Siete voi, cominciò Selva senz'altro, quella donna cui chiamano laGattona?— Son io: rispose la vecchia facendo una riverenza a Don Venanzio la cui bella figura e l'abito pretesco sopratutto glie ne imposero di botto: Modestina Luponi è il mio vero nome, e son qui per servirli.— Noi veniamo a parlarvi di cosa molto delicata e che può avere gravi conseguenze....— Santa Madonna! esclamò la nonna diGogninoalquanto sgomentata da tali parole e dalla facciaseria ed anzi severa con cui le parlava quel giovane ch'ella non ricordava d'aver visto ancora mai. Che cosa può essere? Che cosa posso aver io, povera donna, di comune con lor signori che non conosco?... Io sono una buona vecchia che non faccio male a nessuno, e spero che non si tratterà nemmeno di far del male a me....— Tutt'altro! rispose Giovanni. Si tratta invece che molto probabilmente voi siete in grado di fare assai bene a qualcheduno.... e quindi anco a voi, perchè questo qualcheduno vi sarebbe di molto riconoscente.LaGattonacominciò ad aprir le orecchie e prestare più volenterosa attenzione.— Ah sì? diss'ella. Ma s'avanzino, li prego, s'accomodino.E tirò innanzi verso i due visitatori due scanni. Don Venanzio, a cui l'età rendeva faticoso il salir delle scale, e che perciò dopo i cento e cinquanta scalini montati per venire fin colassù sentivasi assai lasso, sedette sur una di quelle seggiole, mentre il suo fidoMoretto, entrato ancor egli dietro i calcagni del padrone, veniva a sdraiarglisi in mezzo alle gambe; Giovanni Selva, precisamente come aveva fatto la sera innanzi Maurilio, andava ad appoggiarsi alla tavola zoppa, a cui stava scrivendo la vecchia, quando i due visitatori erano venuti a picchiare.— Mia buona donna: disse allora colla sua voce cotanto buona e affatto corrispondente alla soavità delle sembianze il canuto parroco; non è per nostro conto che noi veniamo a parlarvi, ma gli è per una persona che molto molto ci interessa, e cui, se siamo bene informati, voi per una ventura che è forse l'effettuazione d'un decreto della Provvidenza, avete conosciuto ieri sera.La vecchia raddoppiò la sua attenzione e non cercò nemmeno di dissimulare la viva curiosità e il vivissimo interesse che in lei destavano siffatte parole.— La vorrebbe dire per caso mai quel cotal signore che ier sera mi venne in casa accompagnato daGognino?... che mi lasciò qui la polizza col suo nome scritto... Dove mai la si è cacciata?... Tò; eccola qui... Maurilio Nella... Gli è quello?— È quello precisamente.LaGattonasi meravigliò seco stessa di quella combinazione della sorte, per cui nel punto ch'ella stava occupandosi di quel cotale e pensando al modo di averne informazioni, le venivano innanzi di tali con un proposito forse uguale, con fine probabilmente identico ed era facile che le recassero quelle nozioni appunto ch'ella desiderava.Ma ne lo stesso mentre che seco stessa si rallegrava di questo incidente, la sua naturale furberia le suggerì più conveniente partito esser quello di rinserrarsi in un cauteloso riserbo per cui la potesse riuscire ad apprender essa ciò che voleva, senza svelare, da parte sua, agli altri nulla che la potesse compromettere.— Che bravo signore! esclamò essa: che bell'anima!... Senza conoscermi, egli mi parlò come un vero benefattore, e si volle assumere verso di me e del mio povero nipotino un'opera di carità fiorita... Io non posso nulla per lui da mostrargli la mia riconoscenza; e se potessi, la Madonna mi legge nel cuore con quanta volontà, con quanto piacere farei qualunque cosa! Non posso che pregare il signore Iddio e i miei Santi protettori che lo ricompensino loro; e l'ho fatto... questa mattina ho sentito una messa di più a sua intenzione, ed ho detto la terza parte del Rosario per lui... E sì che ho appreso poi da mio nipote che una brutta disgrazia gli è piombata addosso questa stessa mattina. Egli fu arrestato...— Ora è già rimesso in libertà: disse Don Venanzio che sperava poter tagliare le ciancie della donna e venir egli a dire ciò che importava.Ma la chiaccherona non si lasciò mica sconcertare per così poco.— Davvero! riprese ella colla foga della sua parlantina, ne ho veramente piacere. Santo cuor di Gesù e di Maria! Non poteva essere altrimenti... E chi sa che anco le mie preghiere... le povere preghiere d'una peccatrice sono qualche volta accolte dalla clemenza della Beata Vergine... e chi sa che anco le mie preghiere non abbiano giovato qualche poco...Selva che era impaziente assai di tutte queste chiacchere della vecchia, interruppe con meno garbo certo di quello che avrebbe usato il buon Don Venanzio:— Meglio che colle preghiere, poichè dite di voler giovare al nostro amico, voi lo potete fare col rispondere francamente e compiutamente alle domande che siamo venuti a farvi.LaGattonasi tacque e parve recarsi un istante sopra se stessa a riflettere.— Queste domande sono venuti a farmele a nome di quel signore?— Appunto.— E come va?.... Scusino la mia domanda, ma io sono una povera donna che non conosco le cose del mondo..... Come va, dico, che poichè quel signore ora è libero, non è venuto egli stesso a farmi quelle domande che lor signori mi dicono importanti e la cui risposta può giovargli?Don Venanzio, temendo qualche meno paziente risposta del suo giovane compagno, s'affrettò a risponder egli.— La vostra osservazione è giustissima; però conviene che sappiate la cosa essere di tal natura, che un estraneo può trattarla colla ponderazione che ci vuole molto più di chi vi è principalmente interessato; inoltre, che ardendo di vivissimo desiderio d'essere chiarito il più presto possibile intornoalle cose che siam qui per domandarvi, e non potendo tosto venire egli stesso perchè trattenuto da alcuna bisogna, Maurilio medesimo ci ha pregati di recarci qui in sua vece; e perchè abbia pregato noi piuttosto che altri, capirete agevolmente, quando saprete che costui — l'avvocato Giovanni Selva — è uno de' più intimi suoi amici, ed io sono un povero prete di campagna che l'ho conosciuto fin dai suoi primi anni, e l'ho educato ed amato sempre quasi come se del mio sangue.LaGattonafece un atto d'acquiescenza, come per significare che quelle spiegazioni la soddisfacevano per l'affatto; poi dopo un poco di silenzio in cui si vedeva ch'ella aveva studiato con molta prudenza il modo di governarsi e le parole da pronunziare, ella disse:— Favoriscano allora di farmele codeste domande ch'io risponderò schiettamente come son usa sempre di fare, e nulla desidero di meglio se non che le mie risposte possano giovare, come loro dicono, a quel signore.Nè Don Venanzio, nè Giovanni, erano molto destri in quell'arte di simulazione e di accortezza che costituisce il pregio d'un buon diplomatico, e il miglior mezzo per arrivare un fine pensavano che fosse, e non sapevano usarne altro, quello di camminare schiettamente, a testa levata verso di esso. Per ciò Giovanni volendo risparmiare al vecchio sacerdote la fatica e il fastidio delle interrogazioni, cominciò egli a dire senza più preamboli:— Conviene che sappiate essere il nostro amico un figliuolo d'ignoti genitori, abbandonato nelle fascie...La vecchia non fu tanto padrona di sè che non mostrasse per un lieve movimento una certa impressione in lei prodotta da questa novella, e Giovanni, che era molto osservatore e che in questa occasione ancora ci poneva tutta la sua attenzione, non fu senza notare quell'effetto, quantunque fugace, delle sue parole.— Con lui bambino, continuava l'amico di Maurilio, furono trovati alcuni oggetti destinati forse nel pensiero di chi ce li aveva posti a farlo riconoscere un giorno....— Che oggetti? domandò con vivo interesse laGattona, a cui fu impossibile frenare o nascondere un sentimento che era qualche cosa di più di una semplice curiosità.— Non ho nessuna difficoltà a dirvelo: questi oggetti erano un rosario, un bottone d'argento da livrea ed una lettera di poche parole.La nonna diGogninochinò gli occhi alla terra perchè lo sguardo del giovane fisso su di lei non potesse vedere entro essi il turbamento che l'aveva presa. Giovanni si tacque come per aspettare che la donna dicesse alcuna cosa; ed ella, rimasta così un poco immobile e muta, cogli occhi bassi, sentendo che qualche parola bisognava pur dirla, domandò poi, evitando studiosamente d'incontrare coi suoi gli occhi del giovane:— Or bene, per che modo ci ho io da entrare in codesto?— Ve lo dico subito. Il vostro nipotino avendo per caso veduto uno di quegli oggetti, cioè quel tal bottone, si lasciò sfuggir detto che voi ne possedevate un altro affatto simile.LaGattonafu così malaccorta da volersi tosto difendere.— E che per ciò? diss'ella. Primieramente codesti bottoni da livrea si rassomiglian tutti, e il mio potrebbe anche non essere identico a quello: e poi, quand'anche fosse, chi sa quanti si troveranno possederne di simili, e si avrà da dire che per ciò hanno da aver avuto parte nel trafugamento, che so io di simile, di quel bambino?Selva sentì nel suo interno un vivo movimento di gioia che ebbe la forza di non lasciar apparire; per lui era oramai quasi una certezza che la sorte li aveva messi sulle buone traccie per iscoprire la origine di Maurilio.— E nessuno dice codesto: rispose egli con tutta pacatezza. Quanto all'essere o non essere uguali i bottoni è una questione che potrà essere presto risolta qui stesso, perchè voi non negherete di farci vedere quel vostro e noi potremo giudicarne di subito. La vostra seconda osservazione poi sarebbe giustissima se si trattasse d'un bottone da livrea d'una famiglia tuttora vivente e di cui molto facile quindi ve ne sieno di sparsi qua e colà; ma la cosa sta invece che là sopra vi è lo stemma d'un casato da molti anni estinto, e di cui non esiste più nè parentela, ne quasi persona che con esso abbia avuta attinenza. Un oggetto come quello che ha il mio amico non c'è ragione alcuna perchè sia stato conservato, da questa infuori, che la sia una memoria; e l'averne voi uno simile fa supporre che anche per voi esso rappresenti qualche ricordo del passato, manifesti qualche attinenza con quelle medesime persone che posero vicino al fanciullo abbandonato un oggetto compagno.La vecchia invocò tutti i santi e le sante del paradiso per protestare ch'essa non sapeva di nulla e che la non ci entrava per nulla.— Ma frattanto, disse allora Don Venanzio colla sua voce calma ed insinuante: avreste voi alcuna ripugnanza a lasciarci vedere quel vostro bottone?La donna stette un momento in forse: ma poi la voglia vivace che in realtà aveva ancor essa di appurare il vero la spinse ad acconsentire alla richiesta. Andò presso una specie di madia che c'era in un angolo, ed apertala trasse dal fondo un cartoccino di carta, sviluppato il quale, fece brillare il terso argento d'un bottone stemmato. Don Venanzio, a cui la vecchia lo porse, non ebbe che da prenderlo in mano per riconoscere che era affatto affatto uguale a quello di Maurilio; la medesima arma gentilizia:nella parte superiore un mezzo leone rampante in campo azzurro, nella inferiore tre stelle disposte a triangolo in campo d'oro, sormontato il tutto da un cimiero con corona comitale, ed intorno una lista ripiegata con scrittavi in carattere gotico la leggenda:voluntas ardua vincit.A Giovanni era bastato eziandio un colpo d'occhio per vedere cheGogninoaveva avuto ragione e quello posseduto dalla vecchia era tale e quale come il bottone trovato addosso al fanciullo abbandonato. I due amici di Maurilio si scambiarono uno sguardo d'intelligenza, il quale manifestava eziandio in ambedue una certa emozione.— Non v'è più dubbio nessuno, disse Don Venanzio, i due bottoni sono perfettamente uguali.... Voi non vi stupirete, brava donna, se noi crediamo dover pregarvi a dirci come e in che modo questo oggetto è venuto nelle vostre mani, se voi avete avuto alcuna attinenza colla famiglia di cui qui sopra sta in rilievo lo stemma, se finalmente voi potete darci alcuno fosse pur anco lievissimo indizio per venire a capo di argomentare da chi sia stato abbandonato infante il nostro giovane amico, se alcun rapporto ha la sua nascita con alcuno che di poco o d'assai appartenesse a quella famiglia ora spenta.... Certo voi potete facilmente smagare ogni nostra domanda colla semplice risposta che già ci avete dato, cioè di non saper nulla: ma pensate, se fosse diversamente, in cosa di tanto rilievo qual carico prenderebbe la vostra coscienza....— Pensate, soggiunse vivamente Giovanni che per vincere le esitazioni della vecchia pensava più acconci argomenti d'altra fatta, pensate che, se restituito col vostro aiuto ad una ricchezza, ad un nome illustre che gli appartengano, il nostro amico vi ricompenserà più che largamente.LaGattonastette un poco senza parlare, profondamente riflettendo seco stessa, senza badare forse che queste sue oscitanze, come le parole che già si era lasciata scappare, davano sempre maggior fondamento alla supposizione che essa qualche cosa sapesse di quel segreto.Quando poi parlò, invece di dare una risposta, fece essa una domanda.— Poichè essi mi dicono che quell'arma appartiene ad una famiglia che ora è spenta affatto, sanno essi qual nome avesse questa famiglia?— Si, rispose Don Venanzio. Ho già fatto, parecchi anni or sono, delle ricerche intorno ad essa e non venni a capo di null'altro che di sapere chiamarsi la medesima De Meyrat.— Ebbene, disse allora la donna, io dirò tutta la verità per quanto mi riguarda e vedranno che la è molto semplice... È vero che quel bottone appartiene alla livrea dei De Meyrat; ed ecco il come si trova in mia mano... Mio marito buon'anima... che la clemenza di Dio gli dia pace nel mondo di là, che in questo, lo scellerato me ne ha fatto vedere di tutti i colori... mio marito era domestico in quella casa. Ne uscì naturalmente, e prima ancora che mi conoscesse, quando il colonnello, ultimo di quel nome, fu ammazzato ad una battaglia di Napoleone... laggiù in Alemagna.... che non mi ricordo più come la si dice.— Lipsia: suggerì Don Venanzio che l'aveva udita rammentare ancora quella stessa mattina dal marchese di Baldissero.— Sarà benissimo come Lei dice. Alla vendita che si fece di tutta la roba famigliare, si rubò a man salva da ogni parte, e l'intendente, com'è naturale, rubava più di tutti... Mio marito che allora era giovanissimo e inesperto... ah! se fosse stato più tardi avrebbe saputo farla un po' meglio..... non portò via che alcuni miseri gioielli e degli abiti, fra cui alcuni da livrea; è vero che di questi seppe scegliere quelli che avevano i bottoni e i galloni di vero argento, lusso che quella famiglia si permetteva, e che ora non si vede più... Come lor signori posson capire, tutta questa roba andò via via fondendo a poco a poco, e quando parecchi anni più tardi io sposai quel benedetto uomo... per mia disgrazia devo dire, ed in quel momento la Beata Vergine mia special patrona ed avvocata mi ebbe levato la sua santa protezione, chè ne ho visto di tutti i colori con quell'animale... basta!, quando lo sposai non rimaneva più che una filza di cotali bottoni; e questi gli uni dopo gli altri andarono ancor essi dall'argentiere, finchè non me ne rimase più che quello lì ch'io ho voluto conservare in ricordo d'un tempo migliore e come memoria del mi' uomo che Dio abbia in gloria... E questa è la verità sacrosanta, parola sacratissima di Modestina Luponi; e voglio che il Cielo miperfondise ho detto tanto così che non sia.In tutto codesto, fosse o no la verità, non v'era lume alcuno da avere per l'intricata quistione cui proseguivano i due amici di Maurilio; e non potendosi essi acquetare così facilmente a rinunciare alla concepita speranza di trovare in quel fatto un bandolo della matassa, vennero muovendo e l'uno e l'altro a vicenda interrogazioni e sollecitazioni ed anco preghiere varie, insinuanti, accalorate; ma tutto inutilmente. La vecchia, lieta in sè stessa di essere da sua parte chiarita di quanto voleva sapere, pensava buona politica per suo interesse di lasciare i suoi interlocutori al buio, affine di poter agire essa sola in proposito e secondo sue convenienze.I due amici di Maurilio, disperando oramai di vincere l'ostinazione della vecchia, e poco lontani dal persuadersi, che in realtà poi ella non avesse nulla da dire, stavano per andarsene, quando, per fortuna gli occhi di Giovanni Selva caddero sul foglio di carta cui laGattonastava scrivendo prima del loro arrivo, ed al quale egli, appoggiato alla tavola, aveva sin'allora volto le spalle.Il giovane mandò un'esclamazione in cui v'erasorpresa, soddisfazione e trionfo, e senz'un nè due s'impadronì di quel pezzo di carta.— Ah ah! diss'egli agitando in aria come un trofeo lo scritto dellaGattona. Oserete ancora negare?La vecchia non comprese per qual ragione Selva mostrasse tanta gioia di aver trovato quel foglio e paresse considerarlo come una prova a di lei carico: ma tuttavia domandò vivamente che quella carta le si restituisse e fece a prenderla ella stessa colle sue mani d'arpia.— Piano: disse Giovanni, levando tanto in alto il foglio che la donna non lo potesse arrivare; questo è un documento prezioso che non abbandono più. Ah! voi protestate che del povero bimbo non sapete nulla?... Va benissimo; ma presso il meschinello, colle altre cose fu trovato anche un biglietto che diceva come foss'egli battezzato e con qual nome, e questo nome essere quello di suo padre; or bene la scrittura di quel biglietto è questa qui, la quale non può essere d'altri che di voi o di qualcuno che è qui con voi e che ci dovete nominare.Don Venanzio che verificò la cosa essere appunto come Giovanni la diceva, ringraziò la Provvidenza la quale evidentemente si faceva collaboratrice dell'opera loro, e si unì al giovane suo compagno per pressare di questioni la vecchia, che a quel colpo inaspettato rimase allibita e per così dire gittata fuor degli arcioni.Dopo inutili tentativi di ripigliarsi e combattere quell'evidenza, la vecchia rinunziò ad ogni simile difesa e finì per dire:— Ebbene sì, molto probabilmente io potrei svelare l'arcano che copre la nascita di quel giovane... Ma è un grande segreto... un tremendo segreto che tremo tutta, solo a ricordarmene... C'è di mezzo una potente famiglia... potentissimi personaggi. Santa Madonna!... C'è da rifletterci due volte!... Ora, qui, subito, non posso parlare... Bisogna che raccolga i miei pensieri e le mie memorie... Bisogna eziandio ch'io mi consulti... Ah! non farei mai una cosa di tanta importanza senza sentire il parere del mio confessore... Gesù buono! Si tratta della tranquillità della mia coscienza... Si tratta di così gravi interessi!...Per quanto dicessero i due amici di Maurilio, nulla valse a rimuovere la vecchia dalla sua ferma risoluzione.— Ma quando in fin dei conti vi disporrete voi a parlare? domandò poscia Giovanni impazientito.— Fra due giorni: domando due giorni di tempo per poterci riflettere.Selva tese verso la vecchia la mano chiusa col solo dito indice puntato al di lei petto in atto di intimazione.— Badate che cerchereste invano di sottrarvi! Ora che abbiamo posta la mano sopra un bandolo, non lo lasciamo andar più.... Guai a voi se tentaste sfuggirci, o prepararvi a deviarci dal cammino della verità!.... Intanto questo vostro scritto, che è sì chiara prova contro di voi, lo conservo appo me.LaGattonaprotestò che ella era disposta a tutt'altro che a voler dissimulare il vero, poichè la Provvidenza dopo tanto tempo ch'ella credeva quel bambino affatto perso, aveva voluto così inaspettatamente menarglielo dinanzi; e Don Venanzio e Giovanni, a cui premeva recare le importanti novelle a Maurilio, tornarono con passo affrettato presso di costui, giungendo, come vedemmo, quando appunto aveva termine il colloquio dei due giovani, compagni d'infanzia.Maurilio, all'udire le rivelazioni recategli dai suoi due amici, rimase sbalordito. Le vaghe speranze che egli aveva pur sempre carezzate nell'animo di poter un giorno penetrare il mistero della sua sorte, non avevano mai preso innanzi a lui un corpo così solido e preciso. La sua fu una commozione che parve quasi uno sgomento. Come avviene quando troppo ardentemente si è anelato ad una cosa da cui dipende la vostra sorte, che all'annunzio dell'effettuarsi della medesima una trepidazione vi assale per cui quasi vorreste tornare addietro e rigettarvi nell'ansia dell'aspettativa e negli stimoli del non appagato desiderio, così Maurilio sentì poco meno che una paura di quell'enimma che accennava voler levare il suo velo e pronunziare il suo motto misterioso: fu lieto di aver ancora due giorni innanzi a sè in cui misurare nelle intime fantasticaggini le audacie segrete della sua anima con quell'ignoto. Non ebbe molte parole: la sua meraviglia non si sfogò che in tronchi monosillabi e in esclamazioni tosto raffrenate, ma il pallore e il rossore che in lui s'avvicendavano e il fremito contenuto della sua voce rivelavano la sua emozione profonda.Ad un punto si prese fra le sue mani grossolane la sua grossa testa e se la serrò forte, come se vi volesse contenere per entro qualche cosa che minacciasse scoppiare. Un'idea agitatrice gli scombuiava nella mente tutte le categorie de' suoi pensieri. Una domanda gli alitava sulle labbra, che finì per tradursi in parole accompagnate da un vivissimo rossore.— Quella vecchia disse che in codesto è interessata una potente famiglia..... Oh! avrei io dunque illustre sangue nelle vene?Ah! non era una sciocca e fatua vanità quella che gli metteva a forza sulle sue labbra ripugnanti queste parole. No: nel tumultuoso aggirarsi di idee e di immagini nel cervello in tramestio s'era levata di botto una splendida figura di grazia raggiante e di bellezza: — Virginia!Se di nobile lignaggio nascesse egli pure, veniva atterrata quella fatale barriera che aveva visto fino allora innalzata ed insuperabile fra sè e l'amata fanciulla. Avrebbe dunque potuto aspirare a possederla!...Le idee di Don Venanzio, naturalmente, avevano preso un altro corso.— Quelle parole della vecchia, diss'egli, intorno ad una potentissima famiglia, a potentissimi personaggi, di cui pare ch'essa abbia timore, mi fanno supporre che siavi alcuno interessato a non lasciar ricomparire in mezzo ai suoi il bambino trattone chi sa per che motivi, e chi sa con che mezzi!... Credo che sarebbe assai bene se potessimo avvalerci poi da parte nostra d'un qualche influente protettore, e penso che potrebbe esser tale per noi appunto il marchese di Baldissero che ha mostrato tanto desiderio di conoscerti, ed a cui ho promesso di presentarti oggi stesso.Giovanni fu compiutamente del parere medesimo.Maurilio tacque per un poco: quindi mosse alcune obiezioni, riuscendo a frenare il profondo turbamento a cui era in preda.Era egli opportuno, era prudente di svelare quel fatto fin d'allora ad un estraneo, senza sapere bene ancora quale sarebbe poi stata la verità che s'aveva da apprendere?Don Venanzio riconobbe la giustezza dell'osservazione, ma rispose che nel suo concetto non trattavasi già di contar la faccenda subito e senz'altro al marchese, sì invece di introdursi, Maurilio, nella casa e nelle buone di lui grazie, per aver egli più facilmente di poi, quando ne fosse il caso, entratura a parlare a quel potente personaggio di ciò che lo riguardava.Il giovane non trovò più nulla ad opporre, e mezz'ora dopo Don Venanzio e Maurilio salivano le scale che conducevano all'appartamento del marchese. Come al giovane trovatello battesse il cuore, ve lo lascio pensare.

Abbiamo visto come Don Venanzio e Giovanni Selva, mentre fra Maurilio e Gian-Luigi aveva luogo il colloquio che abbiamo riferito al capitolo VIII, si fossero recati da quella vecchia che era soprannominata laGattona, e li vedemmo pure tornarsene presso il giovane loro amico, animati da una certa emozione, dicendogli che avevano qualche cosa di importante da dire.

Per meglio comprendere ciò che era avvenuto ai due amici di Maurilio, bisogna che ci rifacciamo alquanto indietro nella mattinata di quel giorno medesimo, quando nell'occasione dell'arresto del nostro protagonista,Gognino, il nipote dellaGattona, aveva visto quel cotal bottone d'argento e meravigliatosi di trovarlo uguale ad uno cui possedeva eziandio la nonna. Già narrai come il ragazzo avesse contato codesto alla nonna che avea mostrato dare a tanto semplice fatto una certa importanza, ed erasi senza indugio recata al convento del Carmine a consultare il gesuita Padre Bonaventura[6]; già vedemmo eziandio come quest'ultimo fosse andato, subito dopo il colloquio collaGattona, in casa messer Nariccia, e dalle poche parole che abbiamo udito nell'atto in cui l'usuraio riconduceva il frate fino sul pianerottolo dove trovava Gian-Luigi cheveniva da lui per impegnare i diamanti della contessa Candida, da quelle parole abbiamo potuto indovinare che Padre Bonaventura aveva ripetuto a Nariccia i discorsi che s'eran fatti fra lui e la nonna diGognino, che il frate e laGattonaavevano alcun sospetto sull'origine di quel giovane che possedeva il piccolo oggetto veduto dal ragazzo, che l'usuraio non ispartiva que' sospetti, ma intanto approvava il consiglio che Padre Bonaventura aveva dato alla vecchia mendicante, di tacere per ora e cercare di appurar meglio la verità[7].

Le parole anzi di Nariccia furono tali che ci appresero aver egli non che alcun interesse in quell'affare misterioso, ma qualche rischio eziandio da correre; e ci è facile l'argomentare che se laGattonacon tanta sollecitudine era corsa ad apprendere al frate la scoperta diGogninoe consultarsene in proposito, e se il frate con pari sollecitudine erasi recato da Nariccia ad istruirlo di tutto, il vero dev'esser che quei tre personaggi hanno avuta una parte qualsiasi, ma certo importante, nel fatto che tolse alla sua famiglia, al suo grado, forse alle sue ricchezze un bambino e che ora dubitano, sia speranza o timore il loro non sappiamo, che questo bambino possa tornar loro innanzi nella persona di Maurilio.

E non molto più di questo avremmo potuto scoprire ancorchè avessimo trovato modo di udire i confidenziali colloquii che ebbero luogo in proposito fra laGattonae Padre Bonaventura, e fra costui e Nariccia. Essi parlavano di cosa della quale ogni incidente era loro ben noto, di cui non avevano da richiamare alla mente nè propria, nè dell'interlocutore alcuno dei precedenti, di cui pareva inoltre che niuno avesse molto gusto nel ricordare e ripetere i particolari: essi quindi si capivano a mezze parole e chi ignorava ciò che fosse avvenuto fra di loro, non avrebbe a niun costo potuto ricostrurre il complesso dei fatti dai tronconi che presentavano le loro frasi.

Fra non molto ci sarà dato di penetrare in questo mistero, intorno a cui gravita e s'aggira gran parte del nostro dramma; per ora contentiamoci di questo adombramento che ci mostra uniti nel passato da un certo legame, forse di complicità, i tre poco nobili e poco simpatici personaggi, del gesuita, dell'usuraio e della vecchia spigolistra, mezzana e peggio.

Costei, dopo il colloquio col frate, era stata ancora un poco alla soglia della chiesa del Carmine coi suoi candelotti, cui alla richiesta di questo o di quel divoto andava ad accendere ad uno od all'altro altare per la ricompensa di due soldi ciascuno; ma quella mattina la donna non aveva la mente rivolta a questo religioso e stupido commercio, sibbene stava fra sè ruminando ben diversi e più gravi pensieri ed a suo avviso ben più importanti per la sua sorte medesima.

Ecco press'a poco le cose che le frullavano per la testa:

— Se questo fosse proprio il ragazzo ch'io credo, qual conseguenza ne verrebbe per me? Buona o cattiva?.... Cattiva è impossibile..... Non son io che ho deciso la sua scomparsa ed ho invece procurato fosse ancora possibile il rintracciarlo un giorno.... E poi in più cattive acque di quelle dove affogo non ci posso cascare..... Se invece la scoperta di codestui è presa pel buon verso, non è forse il caso ch'io mi debba aspettare qualche larga ricompensa?.... Se mi ricordo bene, il figliuolo del padrone non voleva la sparizione del bambino. È un uomo così onesto che se gli si conducesse davanti quel giovane e gli si provasse chiaro esser suo sangue, lo accoglierebbe a braccia aperte e lo vorrebbe risarcire del tempo trascorso; lo farebbe, non foss'altro che in memoria della morta..... Impossibile che lasci nella miseria la persona che facesse questo miracolo!.... E il giovane balzato così ad un tratto in mezzo alla ricchezza, che riconoscenza non dovrebb'egli avere per me?

Sorrise colla sua bocca sdentata alla prospettiva delle ricompense che le avrebbe dato siffatta gratitudine.

— Padre Bonaventura, così continuava seco stessa, vuole ch'io non muova nè anco un dito, che lascii fare a lui.... Già, perchè vuol tirar l'acqua al suo mulino, vantaggiarsene egli, ed a me levarmene ogni merito..... E fors'anco che a lui ed a quel birbante di messer Nariccia conviene di più metter la cosa in tacere, che la continui ad andare come la è ita fin adesso, e chi ha avuto, ha avuto. Ma se la è così, non foss'altro che per far danno a quello scellerato d'un Nariccia che si avvoltola nell'oro e me lascia nella miseria, dovrei parlare... L'importante si è di saper bene su che terreno si mette il piede prima di fare un passo; bisogna conoscere anzi tutto se quel certo bottone è proprio quello, e inoltre investigare le disposizioni d'animo di colui dal quale tutto dipende... Se potessi vederlo!... A comparirgli dinanzi mi ci perito... ma via ho abbastanza di coraggio da superare ogni simile esitazione... Il guaio si è che pare aver egli giurato di non ricevermi più: per quante volte mi sono presentata al suo palazzo, e' mi ha fatto dar l'elemosina ma non mi ammise mai al suo cospetto. Potrei scrivergli una brava lettera, in cui gli direi che bisogna assolutamente ch'io gli parli, che si tratta di cose che lo riguardano... Ma per far ciò bisognerebbe che avessi già dall'altra parte chiarito il vero intorno a quel giovinotto: ed ora per contrattempo egli è arrestato e chi sa fin quando non potrò parlargli!...

Affondò nelle palme delle mani la sua testa dalle chiome bianche, arruffate, mal coperte da uno sporcoe lacero fazzoletto, e rimase alcuni minuti in una tensione di mente straordinaria. Nel suo cervello si urtavano delle frasi bell'e fatte di quella lettera cui erale venuto in pensiero di scrivere.

— Finchè ci ho l'idea, bisogna ch'io non la mi lascii scappare, diss'ella poi riscuotendosi; comincerò per metter giù la mia brava missiva, a patto di farla ricapitar poi quando convenga.

Diede una gomitata aGogninoche, accoccolato presso di lei, tutto tremante e intirizzito dal freddo, sbadigliava a ganascie larghe.

— Animo, su, marmottone, drizzati, prendi il cestello dei candelotti e dei rosarii e vienmi dietro.

Il ragazzo non se lo fece dire due volte e passato il braccio nel manico della cesta seguitò la nonna co' suoi passetti stentati e zoppicanti per l'intirizzimento dei suoi poveri piedini indolenziti dai geloni.

Quando furono nella miserabile soffitta in cui la sera innanzi Maurilio s'era introdotto dietro la scorta diGognino, per prima cosa laGattonaprese dal braccio del fanciullo il suo cesto dei candelotti, dei rosarii e degliagnusdei, e vi sostituì un altro con dentrovi alcune dozzine di mazzi di fiammiferi.

— To', diss'ella come desiosa di presto liberarsi del piccino, va e guarda di fare ammodo e di non baloccarti secondo il solito. Se questa sera non mi porti i dieci soldi, sta pur sicuro che ballerai una bellacorrenta.

Gogninoallargò tanto d'occhi e guardò con istupore profondo il cestello che gli era stato messo al braccio e la nonna.

— Ebbene? disse ruvidamente costei dando colla mano uno spintone al ragazzo; che cosa c'è da star lì incantato? Non hai capito, o sei sordo?

— Ma.... balbettòGognino.

— Ma, ma, ma, che ma vuoi tirar fuori adesso?

— Quel signore di ieri sera, disse timidamente il fanciullo, aveva detto che non mi mandaste più a vendere....

La nonna lo interruppe....

— Quel signore ha detto ciò che gli piaceva, ed io faccio quel che mi garba; va....

— E che vi dava dieci soldi per giorno: soggiunseGogninosenza muoversi dal posto, ma contorcendosi della persona come usava fare quand'era preso dalla malavoglia di obbedire.

— Olà! Che cosa vogliono dire tante ragioni? disse la vecchia corrugando minacciosamente le sopracciglia.

MaGognino, che era in vena di coraggio, ardì ancora di soggiungere:

— E questa mattina i dieci soldi e' ve li ha dati.

La Gattona alzò la mano per misurare al piccino uno schiaffo.

— Ve' l'impertinente!.... Che sì che ti mostro io il modo di parlare, tristanzuolo che tu sei!... Tira via subito senz'altre parole, o che ti levo io il ruzzo di capo: hai capito?

Il ragazzo fece greppo ma capì che il più conveniente per lui era l'obbedire.

— E da mangiare: diss'egli ancora colla voce fatta piagnolosa: quand'è che me ne date da mangiare?... Ho fame.

— Santa Madonna del Carmine! esclamò la vecchia come scandolezzata da quella richiesta. Questo maladetto ragazzo è un abisso senza fondo; e' mangierebbe il reddito di sette parrocchie!

— Ho fame! ripetèGogninocominciando a piangere per davvero.

La nonna prese per colà un pezzo di pane inferigno e lo gettò nella cestina del ragazzo.

— Prendi e va che il diavolo ti porti.

Lo prese ad una spalla e messolo fuori chiuse l'uscio dietro di lui. Quando fu sola nella soffitta, laGattonatirò fuori da un suo ripostiglio un pezzo di carta che poteva ancora dirsi bianco ed un calamaio di maiolica sporca in un bucherello del quale piantata una penna d'oca dalle ispide barbe; pose il tutto sul tavolo zoppo che si reggeva contro la muraglia e sedutasi colà colla carta davanti e la penna in mano s'accinse a scrivere.

Non ebbe da aspettare pure un momento l'ispirazione, perchè, come ho detto, fin da quando era in chiesa le pullulavano nella testa le idee onde quella lettera doveva essere concepita; e di subito la si pose a scrivere con un'ortografia ed una lingua tutte sue particolari.

«Ecelensa

Sonno io sotoscrita Modestina Luponi la cuale sonno statta bon[8]in chasa suva, la cuale con cuesta mia.....»

La era a questo punto della sua produzione letteraria, quando si picchiò all'uscio della soffitta.

— Chi va là? disse con accento malgrazioso laGattonascontenta d'essere disturbata.

— Amici, rispose una voce franca e simpatica, che vi abbiamo da parlare di cose molto rilevanti.

LaGattona, benchè di mala voglia, pur tuttavia s'alzò e venne ad aprire. Entrarono Don Venanzio e Giovanni Selva.

— Siete voi, cominciò Selva senz'altro, quella donna cui chiamano laGattona?

— Son io: rispose la vecchia facendo una riverenza a Don Venanzio la cui bella figura e l'abito pretesco sopratutto glie ne imposero di botto: Modestina Luponi è il mio vero nome, e son qui per servirli.

— Noi veniamo a parlarvi di cosa molto delicata e che può avere gravi conseguenze....

— Santa Madonna! esclamò la nonna diGogninoalquanto sgomentata da tali parole e dalla facciaseria ed anzi severa con cui le parlava quel giovane ch'ella non ricordava d'aver visto ancora mai. Che cosa può essere? Che cosa posso aver io, povera donna, di comune con lor signori che non conosco?... Io sono una buona vecchia che non faccio male a nessuno, e spero che non si tratterà nemmeno di far del male a me....

— Tutt'altro! rispose Giovanni. Si tratta invece che molto probabilmente voi siete in grado di fare assai bene a qualcheduno.... e quindi anco a voi, perchè questo qualcheduno vi sarebbe di molto riconoscente.

LaGattonacominciò ad aprir le orecchie e prestare più volenterosa attenzione.

— Ah sì? diss'ella. Ma s'avanzino, li prego, s'accomodino.

E tirò innanzi verso i due visitatori due scanni. Don Venanzio, a cui l'età rendeva faticoso il salir delle scale, e che perciò dopo i cento e cinquanta scalini montati per venire fin colassù sentivasi assai lasso, sedette sur una di quelle seggiole, mentre il suo fidoMoretto, entrato ancor egli dietro i calcagni del padrone, veniva a sdraiarglisi in mezzo alle gambe; Giovanni Selva, precisamente come aveva fatto la sera innanzi Maurilio, andava ad appoggiarsi alla tavola zoppa, a cui stava scrivendo la vecchia, quando i due visitatori erano venuti a picchiare.

— Mia buona donna: disse allora colla sua voce cotanto buona e affatto corrispondente alla soavità delle sembianze il canuto parroco; non è per nostro conto che noi veniamo a parlarvi, ma gli è per una persona che molto molto ci interessa, e cui, se siamo bene informati, voi per una ventura che è forse l'effettuazione d'un decreto della Provvidenza, avete conosciuto ieri sera.

La vecchia raddoppiò la sua attenzione e non cercò nemmeno di dissimulare la viva curiosità e il vivissimo interesse che in lei destavano siffatte parole.

— La vorrebbe dire per caso mai quel cotal signore che ier sera mi venne in casa accompagnato daGognino?... che mi lasciò qui la polizza col suo nome scritto... Dove mai la si è cacciata?... Tò; eccola qui... Maurilio Nella... Gli è quello?

— È quello precisamente.

LaGattonasi meravigliò seco stessa di quella combinazione della sorte, per cui nel punto ch'ella stava occupandosi di quel cotale e pensando al modo di averne informazioni, le venivano innanzi di tali con un proposito forse uguale, con fine probabilmente identico ed era facile che le recassero quelle nozioni appunto ch'ella desiderava.

Ma ne lo stesso mentre che seco stessa si rallegrava di questo incidente, la sua naturale furberia le suggerì più conveniente partito esser quello di rinserrarsi in un cauteloso riserbo per cui la potesse riuscire ad apprender essa ciò che voleva, senza svelare, da parte sua, agli altri nulla che la potesse compromettere.

— Che bravo signore! esclamò essa: che bell'anima!... Senza conoscermi, egli mi parlò come un vero benefattore, e si volle assumere verso di me e del mio povero nipotino un'opera di carità fiorita... Io non posso nulla per lui da mostrargli la mia riconoscenza; e se potessi, la Madonna mi legge nel cuore con quanta volontà, con quanto piacere farei qualunque cosa! Non posso che pregare il signore Iddio e i miei Santi protettori che lo ricompensino loro; e l'ho fatto... questa mattina ho sentito una messa di più a sua intenzione, ed ho detto la terza parte del Rosario per lui... E sì che ho appreso poi da mio nipote che una brutta disgrazia gli è piombata addosso questa stessa mattina. Egli fu arrestato...

— Ora è già rimesso in libertà: disse Don Venanzio che sperava poter tagliare le ciancie della donna e venir egli a dire ciò che importava.

Ma la chiaccherona non si lasciò mica sconcertare per così poco.

— Davvero! riprese ella colla foga della sua parlantina, ne ho veramente piacere. Santo cuor di Gesù e di Maria! Non poteva essere altrimenti... E chi sa che anco le mie preghiere... le povere preghiere d'una peccatrice sono qualche volta accolte dalla clemenza della Beata Vergine... e chi sa che anco le mie preghiere non abbiano giovato qualche poco...

Selva che era impaziente assai di tutte queste chiacchere della vecchia, interruppe con meno garbo certo di quello che avrebbe usato il buon Don Venanzio:

— Meglio che colle preghiere, poichè dite di voler giovare al nostro amico, voi lo potete fare col rispondere francamente e compiutamente alle domande che siamo venuti a farvi.

LaGattonasi tacque e parve recarsi un istante sopra se stessa a riflettere.

— Queste domande sono venuti a farmele a nome di quel signore?

— Appunto.

— E come va?.... Scusino la mia domanda, ma io sono una povera donna che non conosco le cose del mondo..... Come va, dico, che poichè quel signore ora è libero, non è venuto egli stesso a farmi quelle domande che lor signori mi dicono importanti e la cui risposta può giovargli?

Don Venanzio, temendo qualche meno paziente risposta del suo giovane compagno, s'affrettò a risponder egli.

— La vostra osservazione è giustissima; però conviene che sappiate la cosa essere di tal natura, che un estraneo può trattarla colla ponderazione che ci vuole molto più di chi vi è principalmente interessato; inoltre, che ardendo di vivissimo desiderio d'essere chiarito il più presto possibile intornoalle cose che siam qui per domandarvi, e non potendo tosto venire egli stesso perchè trattenuto da alcuna bisogna, Maurilio medesimo ci ha pregati di recarci qui in sua vece; e perchè abbia pregato noi piuttosto che altri, capirete agevolmente, quando saprete che costui — l'avvocato Giovanni Selva — è uno de' più intimi suoi amici, ed io sono un povero prete di campagna che l'ho conosciuto fin dai suoi primi anni, e l'ho educato ed amato sempre quasi come se del mio sangue.

LaGattonafece un atto d'acquiescenza, come per significare che quelle spiegazioni la soddisfacevano per l'affatto; poi dopo un poco di silenzio in cui si vedeva ch'ella aveva studiato con molta prudenza il modo di governarsi e le parole da pronunziare, ella disse:

— Favoriscano allora di farmele codeste domande ch'io risponderò schiettamente come son usa sempre di fare, e nulla desidero di meglio se non che le mie risposte possano giovare, come loro dicono, a quel signore.

Nè Don Venanzio, nè Giovanni, erano molto destri in quell'arte di simulazione e di accortezza che costituisce il pregio d'un buon diplomatico, e il miglior mezzo per arrivare un fine pensavano che fosse, e non sapevano usarne altro, quello di camminare schiettamente, a testa levata verso di esso. Per ciò Giovanni volendo risparmiare al vecchio sacerdote la fatica e il fastidio delle interrogazioni, cominciò egli a dire senza più preamboli:

— Conviene che sappiate essere il nostro amico un figliuolo d'ignoti genitori, abbandonato nelle fascie...

La vecchia non fu tanto padrona di sè che non mostrasse per un lieve movimento una certa impressione in lei prodotta da questa novella, e Giovanni, che era molto osservatore e che in questa occasione ancora ci poneva tutta la sua attenzione, non fu senza notare quell'effetto, quantunque fugace, delle sue parole.

— Con lui bambino, continuava l'amico di Maurilio, furono trovati alcuni oggetti destinati forse nel pensiero di chi ce li aveva posti a farlo riconoscere un giorno....

— Che oggetti? domandò con vivo interesse laGattona, a cui fu impossibile frenare o nascondere un sentimento che era qualche cosa di più di una semplice curiosità.

— Non ho nessuna difficoltà a dirvelo: questi oggetti erano un rosario, un bottone d'argento da livrea ed una lettera di poche parole.

La nonna diGogninochinò gli occhi alla terra perchè lo sguardo del giovane fisso su di lei non potesse vedere entro essi il turbamento che l'aveva presa. Giovanni si tacque come per aspettare che la donna dicesse alcuna cosa; ed ella, rimasta così un poco immobile e muta, cogli occhi bassi, sentendo che qualche parola bisognava pur dirla, domandò poi, evitando studiosamente d'incontrare coi suoi gli occhi del giovane:

— Or bene, per che modo ci ho io da entrare in codesto?

— Ve lo dico subito. Il vostro nipotino avendo per caso veduto uno di quegli oggetti, cioè quel tal bottone, si lasciò sfuggir detto che voi ne possedevate un altro affatto simile.

LaGattonafu così malaccorta da volersi tosto difendere.

— E che per ciò? diss'ella. Primieramente codesti bottoni da livrea si rassomiglian tutti, e il mio potrebbe anche non essere identico a quello: e poi, quand'anche fosse, chi sa quanti si troveranno possederne di simili, e si avrà da dire che per ciò hanno da aver avuto parte nel trafugamento, che so io di simile, di quel bambino?

Selva sentì nel suo interno un vivo movimento di gioia che ebbe la forza di non lasciar apparire; per lui era oramai quasi una certezza che la sorte li aveva messi sulle buone traccie per iscoprire la origine di Maurilio.

— E nessuno dice codesto: rispose egli con tutta pacatezza. Quanto all'essere o non essere uguali i bottoni è una questione che potrà essere presto risolta qui stesso, perchè voi non negherete di farci vedere quel vostro e noi potremo giudicarne di subito. La vostra seconda osservazione poi sarebbe giustissima se si trattasse d'un bottone da livrea d'una famiglia tuttora vivente e di cui molto facile quindi ve ne sieno di sparsi qua e colà; ma la cosa sta invece che là sopra vi è lo stemma d'un casato da molti anni estinto, e di cui non esiste più nè parentela, ne quasi persona che con esso abbia avuta attinenza. Un oggetto come quello che ha il mio amico non c'è ragione alcuna perchè sia stato conservato, da questa infuori, che la sia una memoria; e l'averne voi uno simile fa supporre che anche per voi esso rappresenti qualche ricordo del passato, manifesti qualche attinenza con quelle medesime persone che posero vicino al fanciullo abbandonato un oggetto compagno.

La vecchia invocò tutti i santi e le sante del paradiso per protestare ch'essa non sapeva di nulla e che la non ci entrava per nulla.

— Ma frattanto, disse allora Don Venanzio colla sua voce calma ed insinuante: avreste voi alcuna ripugnanza a lasciarci vedere quel vostro bottone?

La donna stette un momento in forse: ma poi la voglia vivace che in realtà aveva ancor essa di appurare il vero la spinse ad acconsentire alla richiesta. Andò presso una specie di madia che c'era in un angolo, ed apertala trasse dal fondo un cartoccino di carta, sviluppato il quale, fece brillare il terso argento d'un bottone stemmato. Don Venanzio, a cui la vecchia lo porse, non ebbe che da prenderlo in mano per riconoscere che era affatto affatto uguale a quello di Maurilio; la medesima arma gentilizia:nella parte superiore un mezzo leone rampante in campo azzurro, nella inferiore tre stelle disposte a triangolo in campo d'oro, sormontato il tutto da un cimiero con corona comitale, ed intorno una lista ripiegata con scrittavi in carattere gotico la leggenda:voluntas ardua vincit.

A Giovanni era bastato eziandio un colpo d'occhio per vedere cheGogninoaveva avuto ragione e quello posseduto dalla vecchia era tale e quale come il bottone trovato addosso al fanciullo abbandonato. I due amici di Maurilio si scambiarono uno sguardo d'intelligenza, il quale manifestava eziandio in ambedue una certa emozione.

— Non v'è più dubbio nessuno, disse Don Venanzio, i due bottoni sono perfettamente uguali.... Voi non vi stupirete, brava donna, se noi crediamo dover pregarvi a dirci come e in che modo questo oggetto è venuto nelle vostre mani, se voi avete avuto alcuna attinenza colla famiglia di cui qui sopra sta in rilievo lo stemma, se finalmente voi potete darci alcuno fosse pur anco lievissimo indizio per venire a capo di argomentare da chi sia stato abbandonato infante il nostro giovane amico, se alcun rapporto ha la sua nascita con alcuno che di poco o d'assai appartenesse a quella famiglia ora spenta.... Certo voi potete facilmente smagare ogni nostra domanda colla semplice risposta che già ci avete dato, cioè di non saper nulla: ma pensate, se fosse diversamente, in cosa di tanto rilievo qual carico prenderebbe la vostra coscienza....

— Pensate, soggiunse vivamente Giovanni che per vincere le esitazioni della vecchia pensava più acconci argomenti d'altra fatta, pensate che, se restituito col vostro aiuto ad una ricchezza, ad un nome illustre che gli appartengano, il nostro amico vi ricompenserà più che largamente.

LaGattonastette un poco senza parlare, profondamente riflettendo seco stessa, senza badare forse che queste sue oscitanze, come le parole che già si era lasciata scappare, davano sempre maggior fondamento alla supposizione che essa qualche cosa sapesse di quel segreto.

Quando poi parlò, invece di dare una risposta, fece essa una domanda.

— Poichè essi mi dicono che quell'arma appartiene ad una famiglia che ora è spenta affatto, sanno essi qual nome avesse questa famiglia?

— Si, rispose Don Venanzio. Ho già fatto, parecchi anni or sono, delle ricerche intorno ad essa e non venni a capo di null'altro che di sapere chiamarsi la medesima De Meyrat.

— Ebbene, disse allora la donna, io dirò tutta la verità per quanto mi riguarda e vedranno che la è molto semplice... È vero che quel bottone appartiene alla livrea dei De Meyrat; ed ecco il come si trova in mia mano... Mio marito buon'anima... che la clemenza di Dio gli dia pace nel mondo di là, che in questo, lo scellerato me ne ha fatto vedere di tutti i colori... mio marito era domestico in quella casa. Ne uscì naturalmente, e prima ancora che mi conoscesse, quando il colonnello, ultimo di quel nome, fu ammazzato ad una battaglia di Napoleone... laggiù in Alemagna.... che non mi ricordo più come la si dice.

— Lipsia: suggerì Don Venanzio che l'aveva udita rammentare ancora quella stessa mattina dal marchese di Baldissero.

— Sarà benissimo come Lei dice. Alla vendita che si fece di tutta la roba famigliare, si rubò a man salva da ogni parte, e l'intendente, com'è naturale, rubava più di tutti... Mio marito che allora era giovanissimo e inesperto... ah! se fosse stato più tardi avrebbe saputo farla un po' meglio..... non portò via che alcuni miseri gioielli e degli abiti, fra cui alcuni da livrea; è vero che di questi seppe scegliere quelli che avevano i bottoni e i galloni di vero argento, lusso che quella famiglia si permetteva, e che ora non si vede più... Come lor signori posson capire, tutta questa roba andò via via fondendo a poco a poco, e quando parecchi anni più tardi io sposai quel benedetto uomo... per mia disgrazia devo dire, ed in quel momento la Beata Vergine mia special patrona ed avvocata mi ebbe levato la sua santa protezione, chè ne ho visto di tutti i colori con quell'animale... basta!, quando lo sposai non rimaneva più che una filza di cotali bottoni; e questi gli uni dopo gli altri andarono ancor essi dall'argentiere, finchè non me ne rimase più che quello lì ch'io ho voluto conservare in ricordo d'un tempo migliore e come memoria del mi' uomo che Dio abbia in gloria... E questa è la verità sacrosanta, parola sacratissima di Modestina Luponi; e voglio che il Cielo miperfondise ho detto tanto così che non sia.

In tutto codesto, fosse o no la verità, non v'era lume alcuno da avere per l'intricata quistione cui proseguivano i due amici di Maurilio; e non potendosi essi acquetare così facilmente a rinunciare alla concepita speranza di trovare in quel fatto un bandolo della matassa, vennero muovendo e l'uno e l'altro a vicenda interrogazioni e sollecitazioni ed anco preghiere varie, insinuanti, accalorate; ma tutto inutilmente. La vecchia, lieta in sè stessa di essere da sua parte chiarita di quanto voleva sapere, pensava buona politica per suo interesse di lasciare i suoi interlocutori al buio, affine di poter agire essa sola in proposito e secondo sue convenienze.

I due amici di Maurilio, disperando oramai di vincere l'ostinazione della vecchia, e poco lontani dal persuadersi, che in realtà poi ella non avesse nulla da dire, stavano per andarsene, quando, per fortuna gli occhi di Giovanni Selva caddero sul foglio di carta cui laGattonastava scrivendo prima del loro arrivo, ed al quale egli, appoggiato alla tavola, aveva sin'allora volto le spalle.

Il giovane mandò un'esclamazione in cui v'erasorpresa, soddisfazione e trionfo, e senz'un nè due s'impadronì di quel pezzo di carta.

— Ah ah! diss'egli agitando in aria come un trofeo lo scritto dellaGattona. Oserete ancora negare?

La vecchia non comprese per qual ragione Selva mostrasse tanta gioia di aver trovato quel foglio e paresse considerarlo come una prova a di lei carico: ma tuttavia domandò vivamente che quella carta le si restituisse e fece a prenderla ella stessa colle sue mani d'arpia.

— Piano: disse Giovanni, levando tanto in alto il foglio che la donna non lo potesse arrivare; questo è un documento prezioso che non abbandono più. Ah! voi protestate che del povero bimbo non sapete nulla?... Va benissimo; ma presso il meschinello, colle altre cose fu trovato anche un biglietto che diceva come foss'egli battezzato e con qual nome, e questo nome essere quello di suo padre; or bene la scrittura di quel biglietto è questa qui, la quale non può essere d'altri che di voi o di qualcuno che è qui con voi e che ci dovete nominare.

Don Venanzio che verificò la cosa essere appunto come Giovanni la diceva, ringraziò la Provvidenza la quale evidentemente si faceva collaboratrice dell'opera loro, e si unì al giovane suo compagno per pressare di questioni la vecchia, che a quel colpo inaspettato rimase allibita e per così dire gittata fuor degli arcioni.

Dopo inutili tentativi di ripigliarsi e combattere quell'evidenza, la vecchia rinunziò ad ogni simile difesa e finì per dire:

— Ebbene sì, molto probabilmente io potrei svelare l'arcano che copre la nascita di quel giovane... Ma è un grande segreto... un tremendo segreto che tremo tutta, solo a ricordarmene... C'è di mezzo una potente famiglia... potentissimi personaggi. Santa Madonna!... C'è da rifletterci due volte!... Ora, qui, subito, non posso parlare... Bisogna che raccolga i miei pensieri e le mie memorie... Bisogna eziandio ch'io mi consulti... Ah! non farei mai una cosa di tanta importanza senza sentire il parere del mio confessore... Gesù buono! Si tratta della tranquillità della mia coscienza... Si tratta di così gravi interessi!...

Per quanto dicessero i due amici di Maurilio, nulla valse a rimuovere la vecchia dalla sua ferma risoluzione.

— Ma quando in fin dei conti vi disporrete voi a parlare? domandò poscia Giovanni impazientito.

— Fra due giorni: domando due giorni di tempo per poterci riflettere.

Selva tese verso la vecchia la mano chiusa col solo dito indice puntato al di lei petto in atto di intimazione.

— Badate che cerchereste invano di sottrarvi! Ora che abbiamo posta la mano sopra un bandolo, non lo lasciamo andar più.... Guai a voi se tentaste sfuggirci, o prepararvi a deviarci dal cammino della verità!.... Intanto questo vostro scritto, che è sì chiara prova contro di voi, lo conservo appo me.

LaGattonaprotestò che ella era disposta a tutt'altro che a voler dissimulare il vero, poichè la Provvidenza dopo tanto tempo ch'ella credeva quel bambino affatto perso, aveva voluto così inaspettatamente menarglielo dinanzi; e Don Venanzio e Giovanni, a cui premeva recare le importanti novelle a Maurilio, tornarono con passo affrettato presso di costui, giungendo, come vedemmo, quando appunto aveva termine il colloquio dei due giovani, compagni d'infanzia.

Maurilio, all'udire le rivelazioni recategli dai suoi due amici, rimase sbalordito. Le vaghe speranze che egli aveva pur sempre carezzate nell'animo di poter un giorno penetrare il mistero della sua sorte, non avevano mai preso innanzi a lui un corpo così solido e preciso. La sua fu una commozione che parve quasi uno sgomento. Come avviene quando troppo ardentemente si è anelato ad una cosa da cui dipende la vostra sorte, che all'annunzio dell'effettuarsi della medesima una trepidazione vi assale per cui quasi vorreste tornare addietro e rigettarvi nell'ansia dell'aspettativa e negli stimoli del non appagato desiderio, così Maurilio sentì poco meno che una paura di quell'enimma che accennava voler levare il suo velo e pronunziare il suo motto misterioso: fu lieto di aver ancora due giorni innanzi a sè in cui misurare nelle intime fantasticaggini le audacie segrete della sua anima con quell'ignoto. Non ebbe molte parole: la sua meraviglia non si sfogò che in tronchi monosillabi e in esclamazioni tosto raffrenate, ma il pallore e il rossore che in lui s'avvicendavano e il fremito contenuto della sua voce rivelavano la sua emozione profonda.

Ad un punto si prese fra le sue mani grossolane la sua grossa testa e se la serrò forte, come se vi volesse contenere per entro qualche cosa che minacciasse scoppiare. Un'idea agitatrice gli scombuiava nella mente tutte le categorie de' suoi pensieri. Una domanda gli alitava sulle labbra, che finì per tradursi in parole accompagnate da un vivissimo rossore.

— Quella vecchia disse che in codesto è interessata una potente famiglia..... Oh! avrei io dunque illustre sangue nelle vene?

Ah! non era una sciocca e fatua vanità quella che gli metteva a forza sulle sue labbra ripugnanti queste parole. No: nel tumultuoso aggirarsi di idee e di immagini nel cervello in tramestio s'era levata di botto una splendida figura di grazia raggiante e di bellezza: — Virginia!

Se di nobile lignaggio nascesse egli pure, veniva atterrata quella fatale barriera che aveva visto fino allora innalzata ed insuperabile fra sè e l'amata fanciulla. Avrebbe dunque potuto aspirare a possederla!...

Le idee di Don Venanzio, naturalmente, avevano preso un altro corso.

— Quelle parole della vecchia, diss'egli, intorno ad una potentissima famiglia, a potentissimi personaggi, di cui pare ch'essa abbia timore, mi fanno supporre che siavi alcuno interessato a non lasciar ricomparire in mezzo ai suoi il bambino trattone chi sa per che motivi, e chi sa con che mezzi!... Credo che sarebbe assai bene se potessimo avvalerci poi da parte nostra d'un qualche influente protettore, e penso che potrebbe esser tale per noi appunto il marchese di Baldissero che ha mostrato tanto desiderio di conoscerti, ed a cui ho promesso di presentarti oggi stesso.

Giovanni fu compiutamente del parere medesimo.

Maurilio tacque per un poco: quindi mosse alcune obiezioni, riuscendo a frenare il profondo turbamento a cui era in preda.

Era egli opportuno, era prudente di svelare quel fatto fin d'allora ad un estraneo, senza sapere bene ancora quale sarebbe poi stata la verità che s'aveva da apprendere?

Don Venanzio riconobbe la giustezza dell'osservazione, ma rispose che nel suo concetto non trattavasi già di contar la faccenda subito e senz'altro al marchese, sì invece di introdursi, Maurilio, nella casa e nelle buone di lui grazie, per aver egli più facilmente di poi, quando ne fosse il caso, entratura a parlare a quel potente personaggio di ciò che lo riguardava.

Il giovane non trovò più nulla ad opporre, e mezz'ora dopo Don Venanzio e Maurilio salivano le scale che conducevano all'appartamento del marchese. Come al giovane trovatello battesse il cuore, ve lo lascio pensare.


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