CAPITOLO XXVIII.Le bande degl'insorti in numero di quattro, ordinate come ilmedichinoaveva stabilito ed insegnato, raccozzatesi in punti diversi e con buona ragione trascelti, verso le sette, già essendo piena in quella stagione la notte, s'erano avviate, ciascuna verso quella meta che le era stata particolarmente assegnata; ma tre di esse non avevano tardato a trovare innanzi a sè l'ostacolo della truppa in tanta forza che una follia soltanto sarebbe stato un tentativo di resistenza. I riottosi avevano dato indietro, e come se i soldati non avessero comando che di impedirli dai luoghi custoditi, li avevano lasciati allontanare tranquillamente senza cercare di sbaragliarli e disperderli; ed allora per queste frotte ributtate, come se alcuno fosse colà appostato per dare a tempo opportuno il motto d'ordine, era corso il grido: «alla fabbrica Benda;» e tutta quella massa d'uomini eccitati dai fumi del vino s'era diretta all'officina di sor Giacomo.Quella fra le bande che già fin dalla prima distribuzione delle parti doveva rivolgersi verso la casa e gli opifizi dei nostri amici ed assalirli, non ostante che Gian-Luigi avesse tentato poi, per mezzo di Graffigna, ottenere che verso quel luogo non si dirigesse, mercè la malizia di Graffigna medesimo che la guidava, era stata una delle più sollecite a recarsi al suo destino, e non aveva trovato sui suoi passi ombra d'ostacolo. Bastiano, che aveva ancora la testa fasciata, udito il rumore della folla avvicinantesi, il quale pareva quello dell'onda rumorosa d'un torrente straripato, aveva appena avuto tempo di chiudere ed abbarrare il portone da basso, che la turba veniva proprio come un fiotto a battere contro le pareti della casa, vociando, urlando, strepitando in mille guise.La famigliuola stava riunita nella stanza di Francesco, che, alquanto migliorato, sonnecchiava per la prima volta tranquillamente senza febbre. La madre lo guardava intenerita, e sentiva ancor essa per la prima volta scemare alquanto, rammollirsi per così dire, la tensione dello spasimo e dell'affanno che le avevano torturata l'anima dal primo istante in cui aveva veduto comparirle innanzi il figliuolo ferito. Ad un punto, essa prima di tutti, per quell'acuità di sensi che dà in tali circostanze la sollecitudine del profondo, vivissimo affetto, udì lontano il fragore delle grida e dei passi della frotta minacciosa, come il rombo d'un temporale che sorge all'orizzonte. Senza che la povera madre si rendesse pure il menomo conto di ciò che potesse essere, una indefinita paura la riscosse nell'intimo: guardò Francesco che continuava tuttavia nel suo placido riposo; credette non foss'altro che una frotta di ubbriachi in quella sera dell'ultima domenica carnevalesca, si dolse che avessero proprio da passar colà, in quel viale deserto dov'essi dimoravano, per turbare il sonno del ferito, e pregò mentalmente dalla Santa Vergine che li tenesse lontani e non lasciasse che troncassero quel riposo riparatore del giacente; ma ad ogni minuto secondo il rumore cresceva, ed oramai appariva troppo maggiore e troppo diverso da quello che faccia una mano diubbriachi. Anche Giacomo, anche Maria levarono il capo attoniti, turbati, quasi atterriti; udirono lo sportello nell'imposta del portone da basso chiudersi con violenza, e tosto dopo lo scoppio delle grida di morte sotto la finestra e una salve di colpi violenti contro la porta.— Che cos'è? domandò Francesco svegliandosi in sussulto e guardando con occhio largo i volti impalliditi de' suoi. È un nuovo guaio nella fabbrica? A quest'ora?— Sta tranquillo: gli rispose il padre. Non so che cosa sia, ma vado a vedere...Una più violenta esplosione di grida lo interruppe: in mezzo a quelle varie voci che urlavano parole diverse, parecchie delle più forti si unirono in un grido solo che giunse distinto alle orecchie dell'assalita famiglia.— Morte a Benda!Francesco nel suo letto trasalì; il padre si slanciò verso la finestra; ma in quella una grandinata di sassi venne lanciata con impeto contro la casa e precisamente contro la finestra dalla quale traverso i vetri appariva nella notte il fioco raggio della lampada, e due tre pietre rompendo la doppia invetrata penetrarono entro la camera; Giacomo stesso fu colpito abbastanza gravemente nel braccio, uno dei sassi venne rotolando fino ai piedi del letto in cui giaceva il ferito: le due donne non poterono frenare un grido di spavento.Giacomo lasciò scappare una bestemmia.— Morte a noi! esclamò Francesco vivamente e dolorosissimamente commosso: e ci si assale in questa guisa?... Oh per Iddio!...E fece un moto per levarsi sul letto, e gettar i piedi sul pavimento: ma si fu appena sollevato di alquanto che dovette ricadere con tutto il suo peso sui cuscini, fattosi più bianco in volto delle sue lenzuola, presso a svenire; Teresa accorse al capezzale del figlio.— Francesco! Francesco, per carità! esclamò ella: non muoverti.Sor Giacomo s'era affrettalo a chiudere le imposte di legno sopra le invetrate rotte da cui penetrava fischiando l'aria gelata di quella notte invernale. Maria spaventata era accorsa presso il fratello ad aiutare la madre nell'opera di soccorrerlo. Al di fuori continuavano le grida e la tempesta dei sassi contro la parete e le finestre della casa di cui si udivano i vetri cadere infranti; le pietre che percuotevano nelle medesime imposte chiuse da Giacomo erano così frequenti che minacciavano romperle; spesseggiavano e più violenti i colpi nel portone che si voleva atterrare.Il padre di Francesco, risoluto ed impetuoso come egli era, determinò di presente affrontare faccia a faccia quel pericolo, piuttosto di attendere, superate le deboli barriere che gli si potevano opporre, venisse a coglierlo colà nel santuario della sua famiglia. Si slanciò verso l'uscio della stanza; ma la moglie che vide quell'atto, che capì quel disegno, più ratta di lui gli fu innanzi sulla soglia e lo prese alle braccia con forza straordinaria.— Che vuoi tu fare? gli disse autorevolmente. Esporti al furore di quelle belve eccitate? Ciò potresti se tu fossi solo... mi ci siamo noi...— E forse questo è il modo migliore di salvarvene: disse Giacomo nella cui testa batteva il sangue tumultuosamente.— No, disse la donna; e noi non vogliamo di salvamento a simil prezzo... Quegli sconsigliati non si possono più dominare... Non è che un esporti facil preda alla loro ferocia. Non uscire, Giacomo, te ne prego, per amore di Dio, per amore dei nostri figli, in nome di Francesco... Vuoi tu ucciderlo di subito quel poveretto?Giacomo volse uno sguardo sul volto pallido di suo figlio, il cui capo riposava sul seno di Maria e che non aveva di vivo altro più che gli occhi larghi, irrequieti, ardenti di nuova febbre sopravvenuta, senza parola, senza quasi il respiro, e ristette; si percosse coi pugni chiusi la fronte ed esclamò con ispasimo doloroso, presso che disperato:— Ma che cosa fare? che cosa fare adunque?Teresa, la cui anima di madre era pure torturata dal massimo affanno, le cui membra tremavano dal più alto spavento, rispose tuttavia con quella nobile rassegnazione che nella donna è forza e coraggio:— Rimanere insieme, correre, se non altro, noi tutti la medesima sorte, e pregare la salute da Dio.Un picchio nell'uscio ed una voce affannosa, ma sommessa, si udirono dalla stanza vicina; la voce era quella del capo-fabbrica, che chiamava il padrone per nome.Giacomo s'affrettò ad aprire e si vide innanzi insieme con colui che aveva parlato la grossa persona di Bastiano, che rotava degli occhi terribili sotto la fascia ond'era ancora coperta la sua fronte e che stringeva con mano contratta il suo grosso randello.Abbiamo visto come nella medesima casa in cui egli abitava colla sua famiglia, Giacomo Benda avesse assegnato un quartieretto per alloggio ad alcuni dei capi-officina, e fra questi primo il direttore degli opifizi. Per fortuna al momento in cui la turba dei sollevati era giunta alla fabbrica, tutti costoro erano in casa, e di animo comune, come era naturalissimo, riunitisi, e con essi, ci s'intende, Bastiano, avevano determinato di adoperarsi in ogni loro modo a difesa del principale e della sua famiglia. Avevano tenuto una specie di consiglio di guerra, il quale, stante l'urgenza delle circostanze, era riuscito cortissimo, ed adottato il piano del portiere, che s'era costituito generale in capo di propriaautorità, ma cui nessuno aveva pure accennato di voler contestare, venivano a comunicare al principale le loro decisioni ed il loro disegno di difesa.— Sor Giacomo: disse adunque il capo-fabbrica senza perdersi in preamboli che non erano frutta di stagione: ad assalirci sono delle centinaia; a difendere la casa, non contando lei, non siamo che cinque uomini; impossibile adunque poterli respingere, od impedire soltanto che rompano il portone.Qui Bastiano interruppe:— Eh! gli è ben solido e forte quel benedetto portone, e te l'ho assicurato io con certe sbarre, che non sono canapuli, alla croce di Dio! ma quando ci si mettono in tanti a fare una cosa!.... Può resistere mezz'ora, tre quarti d'ora, fors'anco un'ora, ma poi....,— Bisogna impedire più lungamente possibile che quei forsennati arrivino fin qua: continuava il buon Ambrogio; abbiamo sbarrati ben bene tutti gli usci e la turba ancorchè penetri nella casa avrà da indugiarsi quanto meno ad abbatterli l'un dopo l'altro... Guadagnar tempo è tutto per noi, perchè non è possibile che si lascii compiere una tanta scelleraggine, e i soccorsi della forza pubblica non tarderanno ad arrivarci. — Noi poi, cinque con Bastiano, ci metteremo qui in questa camera che precede quella di sor avvocatino, e gli sciagurati non arriveranno di là che passando sui nostri corpi.— Giuraddio! gridò Bastiano per appoggiare le parole del suo compagno, brandendo il suo bastone.Giacomo sentì il ciglio inumidirsi di lagrime; strinse fortemente le mani dei due fedeli, e disse con voce commossa:— Vi ringrazio, vi ringrazio... ed accetto la vostra eroica proposta... Sarò io qui con voi... E se sopravviveremo, voi sarete per me più che amici, più che fratelli...— Ah! gli è per la fabbrica che non possiamo far nulla: disse con accento addolorato il direttore dei laboratorii.— Che importa? disse Giacomo. Pera la fabbrica purchè si salvino i miei.In quella un barlume di speranza venne a rallegrarli: il rumore al portone cessò di botto e tutta quella turba parve si allontanasse dalla casa. Che essa avesse rinunziato al suo proposito? Che già i soccorsi fossero giunti e la forza avesse scacciato i rivoltosi? Ah! non era nulla di tutto ciò pur troppo, e quel pericolo che pareva allontanarsi facevasi invece più pressante e maggiore che mai.Graffigna, Marcaccio, Tanasio, Stracciaferro e il traviato Andrea (di cui la risoluzione alla trista opera era stata eccitata e mantenuta coll'aiuto dell'ebbrezza) erano a capo della banda assalitrice.Il primo dei nominati, il quale capiva quanto fosse conveniente il far presto, s'impazientava assai nel vedere come gli sforzi di tutta quella gente, e perfino la forza erculea di Stracciaferro si spuntassero incontro alla solidità delle imposte di quel maledetto portone; si accostò a Tanasio e gli disse in un'orecchia:— La fabbrica ha bene qualche uscita dall'altra parte?— Sì; una porticina.— È probabile che la sia meno forte di questo maledetto portone?— Oibò! la è tutta rivestita e sprangata di ferro all'interno.— E le finestre?— Ci hanno tutte una famosa inferriata che a romperla o tagliarla ce ne vuole.— Ecchè? Non ci sarebbe il mezzo d'introdursi per colà, qualcheduno che fosse destro ed ardito?Tanasio fu sventuratamente illuminato da un'idea.— Sì che c'è! Il fenile, al di sopra della rimessa, prende aria dalla parte della campagna per due buchi tondi in cui passa comodamente un uomo. Se ci fosse qualcheduno di molto agile....— Ci sono io, disse modestamente Graffigna.— Potrebbe, sollevato sulle spalle di alcuno alto e robusto....— C'è Stracciaferro che è fatto apposta.— Potrebbe arrampicarsi fin colà e penetrarvi. Dal fenile è un affar da nulla scendere nella corte.— E per penetrare nella fabbrica?— Le finestre verso il cortile non hanno inferriata.— Buono! E là si potrà aprire la porticina.— Sì, perchè io so dove il capo-fabbrica tiene la chiave nel suo gabinetto.— Allora converrà che vi ci arrampichiamo tutti due. Siete uomo da ciò voi?— Sì che lo sono.— Ebbene, senza perder tempo,marche, andiamoci.Presero seco Stracciaferro, Marcaccio e pochi altri, e destramente sgusciarono via di mezzo la folla, camminando rasente il muro verso il luogo indicato da Tanasio; in breve giunsero colà; Stracciaferro sollevò Graffigna fra le sue braccia come se fosse un bambino, e tanto lo sporse in su che questi potè arrivare colle dita l'orlo del finestruolo rotondo; coll'agilità d'un animale felino Graffigna vi s'aggrappò ed aiutato dalle mani di Stracciaferro che ne lo spingeva alle piante, strisciando, rampicandosi contro il muro quasi come una lucertola, pervenne ad entrare nel fenile. Allora fu la volta di Tanasio, al quale fu resa più facile la salita dal soccorso che anche Graffigna gli potè prestare traendolo su, prima pel colletto dell'abito, poi per le braccia. Quando i due scellerati furono nel fenile, non perdettero pure un minuto di tempo e scesero senza il menomo ostacolo nella corte, l'attraversarono correndo, e giunsero alle finestre del pian terreno di cui rompendo un vetro aprirono agevolmente quella che erapiù comoda per introdurvisi, ed arrivarono il loro scopo: quello cioè che cinque minuti dopo la porticina era spalancata all'invasione dei riottosi, cui Marcaccio era andato ad avvertire, e che, abbandonato perciò il portone principale, accorrevano in furia alla piccola porta posteriore.Da ciò era provenuto che il rumore innanzi alla facciata della casa cessasse subitamente, e il pericolo agli assaliti sembrasse allontanato. Anche nella stanza del ferito s'erano acquetati i cuori palpitanti di Teresa e di Maria; e Giacomo rientrando ad unirsi con loro, le donne gli si gettarono nelle braccia rallegrantisi in quell'amplesso della miracolosamente scampata sventura. Ma non fu lunga l'illusione di quella povera gente. Da un'altra parte, men vicino, ma più cupo e più terribile ancora giunse colà il rumore del tumulto. Il padre di Francesco capì di subito, indovinò che cosa era accaduto.— La mia fabbrica! esclamò: ah gli iniqui hanno invasa la fabbrica!Si slanciò di nuovo nella stanza vicina, la cui finestra si apriva nel cortile; un infausto chiarore di luce rossigna lo ferì negli occhi. Vide, traverso le finestre degli opifizi illuminati, correre ed agitarsi innumere forme nere che parevano demoni intenti all'opera della distruzione, e qua e colà di sotto il tetto, lanciarsi in turbini vorticosi verso il cielo il fumo e le fiamme dell'appiccato incendio.L'infelice sentì infrangersi il cuore.— Infamia! Infamia! diss'egli, coi denti contratti, serrando i pugni, mentre dagli occhi gli uscivano, più che per dolore, per rabbia, amare stille di pianto. Ah! l'uomo è tristo, l'uomo è feroce, vile e scellerato. Qual padrone fu più generoso e caritatevole verso i suoi operai?... Ecco la ricompensa che quei ribaldi me ne danno... Oh Dio ne li maledica!...Teresa lo chiamava dalla stanza del figliuolo: quella voce lo ridusse in se stesso, gli fece sentire tutta la necessità di tornarsi in calma, di mantenere inalterata il più possibile tutta la freddezza della sua ragione. Fu capace di tale sforzo sopra sè da rendere tranquilla l'espressione della sua faccia; si premette coi pugni chiusi le occhiaie ad asciugarvi le lagrime, a ricacciare indietro quelle che volessero ancora spuntarvi, e rispose con voce ferma alla moglie:— Vengo.S'avviò diffatti con passo calmo e posato; ma davanti a lui vide le faccie pallide e sconvolte dei cinque uomini che gli si erano profferti ed erano accorsi lì a sua difesa. Si fermò a contemplarli un istante in silenzio; sulla sua faccia apparve una espressione di dubbio, di diffidenza, di ostile dispetto.— Che fate voi qui? domandò egli bruscamente: che volete voi fare? Difendermi: avete detto. Mal consigliati! Perchè arrischierete la vostra vita per me e pei miei?... Siete uomini come gli altri; siete compagni di quella gente là; dunque provvedete un po' meglio a' fatti vostri, e senza esitazione veruna fate francamente quel che l'interesse vi consiglia e ve ne dice in segreto il cuore: abbandonateci, ponetevi in salvo voi, le vostre famiglie e le vostre robe: lo potete ancora; o meglio andate a congiungervi a quella frotta di assassini che distrugge la ricchezza accumulata dal lavoro di anni e di anni d'un onesto padre di famiglia; sarete più sicuri ancora, e ci avrete anzi giovamento... potrete prendere parte anche voi al bottino...S'arrestò perchè vide sul volto leale di quella brava gente una sì dolorosa sorpresa che, a dispetto della sua stessa commozione, della irritazione della sua rabbiosa passione, pur ne fu tocco; capì che egli faceva loro un gravissimo, immeritato oltraggio. La faccia grossolana, ma buona, di Bastiano, protestava sopratutto contro la crudele accusa.— Ah no: ripigliò con altro accento il signor Benda, porgendo di nuovo ai suoi subordinati le due mani con atto pieno di fiducia e d'espansione: voi non siete di quelli; per voi non è un peso la riconoscenza, non è manco una tentazione l'ingratitudine.Quegli uomini afferrarono le mani ch'egli tendeva loro e le strinsero con forza, pronunziando confusamente tutti insieme parole di devozione e d'affetto.— Oh dite, dite: riprese Giacomo, che a quelle dimostrazioni sentì entrare in petto una specie di tenerezza: ho io meritato codesto dai miei operai?— No, no, certo che no, mille volte no;Lei, che è il migliore fra quanti padroni sieno al mondo: esclamarono in una i capi-officina; ma c'è qualche maledetto suo nemico che ha messo su quest'infame macchinazione.— Ah! se lo potessi cogliere questo cotale: urlò a suo modo Bastiano, brandendo l'inseparabile suo randello.Lo scoppio di voce del brav'uomo fece accorrere dalla stanza vicina Teresa vieppiù inquieta.— Che cos'è? domandò essa aprendo il battente dell'uscio.Ma nessuno ebbe tempo di farle una risposta. La funesta luce dell'incendio con rapidità spaventosa sviluppatosi le percosse gli occhi traverso i vetri della finestra. In fondo al cortile gli opificii ardevano oramai compiutamente. Era uno spettacolo di terribile, spaventosa bellezza. Le fiamme uscivano violente da ogni apertura, si strisciavano su per le pareti, lambivano il cornicione del fabbricato, cominciavano a mordere i capi dei travi del tetto, vi si appiccavano qua e colà, di passaggio soltanto dapprima, per divampare ed estinguersi, per isparire e tornare, come folletti aleggianti con bizzarro capriccio, che si conchiudeva poi in uno stabile dominio cui allargandosi prendeva l'incendio.Tratto tratto, come se qualcheduno si compiacesse a gettare in quel vasto focolare, che oramai occupava tutto il piano terreno, qualche ammasso di materie più infiammabili o di limature di ferro, le fiamme divampavano più brillanti e maggiori, od una colonna densa di scintilluccie accese, vivacissime, danzanti irrequiete, schioppettanti per l'aria, come un fuoco artificiale, si sollevava verso il cielo, illuminando d'un color di sangue tutte le cose circostanti, e la casa e le rimesse e le scuderie e i magazzini e la neve del cortile. Già s'udiva il rumore speciale dell'incendio, il crepitar delle fiamme, lo scroscio dei materiali che cadevano, e in mezzo a tutto questo gli urli efferati di quella turba di barbari e di iniqui. Le mogli e i bambini dei capioperai che abitavano il piano superiore della casa strillavano disperatamente.— Gran Dio! Madonna Santa! esclamò Teresa a quella vista. Il fuoco! Siamo tutti persi.Francesco dal suo letto udì queste tremende parole della madre. Per quanta impressione fosse la sua, lo sforzo fatto poco prima lo aveva talmente prostrato ch'egli non potè altro più che agitare sui cuscini la sua testa dolorante.— Il fuoco, diss'egli con appena un soffio di voce sulle aride labbra: il fuoco! Ed io non posso far nulla nè per altri, nè per me! O mio Dio! O mio Dio!Padre e madre accorsero presso di lui. A Giacomo la necessità di attenuare il pericolo alla mente del figliuolo, l'aver trovato delle anime devote e fedeli in que' cinque uomini che si consecravano anima e corpo alla loro difesa, avevano restituita tutta la sua primiera energia; si accostò al giacente la faccia sicura e parlò con voce tranquilla:— È alla fabbrica che ne volevano quei scellerati; l'hanno invasa e vi appiccarono il fuoco. Ciò vuol dire che ora, contenti di sì bella impresa, noi ci lascieranno tranquilli.... Quanto al danno della fabbrica gli è nulla, perchè quella benedetta assicurazione contro gl'incendi a cui siamo associati ci compenserà d'ogni cosa.La sua tranquillità così ben simulata, riuscì a calmare alquanto l'ansia e lo spavento degli altri.— Ma, disse ancora Francesco, guardando attentamente negli occhi suo padre; l'incendio non può egli avvolgerci nelle sue spire e consumarci prima che i soccorsi sieno giunti?— Oibò: rispose con fermo viso il padre. Esso è nel centro degli opifizi; per fortuna non c'è buffo d'aria che spiri, e prima che arrivi a comunicarsi ai fabbricati laterali, da cui potrebbe poi arrivare sino a noi, ce ne vuole. D'altronde quella mano di scellerati non tarderà a fuggire essa stessa innanzi alle fiamme da lei suscitate, e potremo noi medesimi per mano alle nostre trombe idrauliche e in brev'ora, anche senza soccorsi, spegnere l'incendio.Ma la sicurezza e le lusinghiere speranze, cui manifestava, Giacomo era ben lontano dall'avere realmente in cuor suo. Egli, con fondamento pur troppo, temeva che le fiamme, già così potenti fin da principio per essere stato il fuoco appiccato in più luoghi, non tardassero ad appigliarsi ai corpi di casa che fiancheggiavano il cortile, dove avrebbero trovato una troppa e funesta esca nel fieno e nella paglia che vi stavano in abbondanza raccolti; era men vero che non soffiasse aria in quell'ora, chè anzi un vivace e frizzante vento del nord curvava le fiamme nella direzione appunto della casa, le flagellava ed agitava a farle più impetuose e più vive; dell'usare le trombe idrauliche non era pur da pensarci, chè la presenza dei saccheggiatori noi consentiva a niun modo, e che questi si sarebbero ritratti abbastanza per tempo da lasciar agio agli abitanti di provvedere a tal bisogna non aveva egli pure la menoma speranza. E poi, fosse anche ciò avvenuto, che avrebbe provato l'opera di sei uomini contro la terribile potenza d'un incendio di tali proporzioni? E nemmanco era sincera in lui l'opinione cui Giacomo aveva con tanta sicurezza espressa, che i rivoltosi, contenti di porre a fuoco ed a ruba la fabbrica, non avrebbero nulla più tentato contro la famiglia del principale e rispettatone l'abitazione; ben sapeva come l'uomo, una volta avviato giù per la china del male, precipiti per essa con moto accelerato fino a tal grado che non avrebbe mai sognato dapprima, e che tanto più ciò avviene delle masse di plebe, le quali, uscite dall'ordine, niuno può dire a qual eccesso nel tumulto non sieno per arrivare.E le sue paure avevano diffatti ragione, e compiutamente; perchè il fuoco incitato dalla brezza si piegava verso l'abitazione, e già guadagnava lentamente le travature dei letti degli edifizi laterali; e, camminando più frettolosamente dell'incendio, una frotta d'uomini dalle faccie malvagie, dall'aspetto spaventoso, anneriti dal fumo il volto e le mani, gli occhi ardenti dalla cupidigia, dall'ardore della ferocia, dalla passione del delitto, s'avviavano verso l'abitazione della famiglia Benda guidati dal rosso chiarore dell'incendio che rifletteva la sua luce spaventosa sulle pareti e sui cristalli delle finestre della casa. In questo gruppo di sciagurati erano primi, s'intende, Graffigna, Stracciaferro, Marcaccio, Tanasio, e il misero Andrea, che ubbriaco fradicio, il cervello vieppiù eccitato da quello spettacolo, dal calore dell'incendio, dal fragore, dallo schiamazzo degli urli, da quel parosismo di furore, ond'era stata invasa quella turba scatenata, veniva ripetendo con crescente violenza:— Ah ah! il sig. Benda non mi ha più voluto accogliere nella sua fabbrica. Mi ha mandato a crepar di fame. Sta bene; ora l'aggiusto io, la sua fabbrica e lui!Appena penetrati nelle officine col mezzo che abbiam visto, mentre la folla degli operai si davaa guastare vandalicamente macchine, attrezzi e locali, quelli fra gl'invasori che appartenevano alla cocca, duce ed ispiratore Graffigna, si affrettavano al luogo dove per mezzo di Tanasio sapevano essere la cassa, e coi più acconci stromenti che loro forniva la stessa officina, giovandosi della forza straordinaria di Stracciaferro, in poco di tempo l'ebbero infranta e s'impadronirono di quanto conteneva. La forza di quel Sansone da galera, alla cui opera si doveva un così sollecito risultamento, venne ancora adoperata dal furbo Graffigna, che era l'intelligenza la quale metteva in giuoco quella macchina potente di carne ed ossa, affine d'impedire lo sperpero del bottino, ed evitare i guai che furono sul punto di nascere per la distribuzione del medesimo. Appena vista la preda, tutti quegli uomini si erano lanciati avidamente colle mani fatte ad artiglio per arraffarne la maggior parte che potessero; ma Graffigna, ponendo innanzi Stracciaferro, aveva gridato l'alto là colla sua voce fessa e sottile, che in quel momento solenne aveva trovata tanta forza da farsi udire distintamente in mezzo a quel fracasso indemoniato che aveva luogo tutt'intorno.— Che nessuno tocchi, aveva gridato, che nessuno si serva, giuraddio! Si faranno le parti secondo regola e giustizia a cose finite; e il primo che avanza una mano, il mio buon amico Stracciaferro è incaricato di rompergli il grugno.Il buon amico di Graffigna aveva commentato le parole di costui con un atto silenzioso ma eloquentissimo, levando in su agli occhi degli astanti le due masse nodose che erano i suoi pugni serrati; e innanzi alla figura bestiale e terribile di quel colosso, anche i più ardimentosi s'erano arretrati. Graffigna aveva spartito il bottino fra le sue e le tasche di Stracciaferro.Codesto era appena finito che una nuova invasione di riottosi precipitavasi con accresciuto rumore sulla misera fabbrica. Erano le altre bande che soprarrivavano e volevano prender parte al saccheggio, alla devastazione. Come accade ad una fiorente campagna su cui s'abbatta ad un tratto una di quelle tremende nuvole di cavallette divoratrici che in pochissimo di tempo la riducono spoglia, nuda e desolata come dal gelo dell'inverno, così in un breve succedersi di minuti avvenne di quella misera officina così ben fornita, ordinata, dalle prospere condizioni pur dianzi. Tutto fu sciupato, tutto distrutto; il torrente irrompitore, colla sua potenza irrefrenabile ed infinita ebbe in un attimo ogni cosa messa a sperpero, portata via, infranta sul suo passaggio: le alte muraglie degli stanzoni vuotati parevano assistere con doloroso stupore a quella ridda infernale, a quella bufera di collera umana che strepitava in mezzo a loro; tutto trasportava frattanto con sè il turbine.Ma quell'opera riusciva poca e non appagante abbastanza per la suscitata ferocia di quella turba scatenata. Il flagello sociale della rivolta aveva bisogno di ricorrere ad un flagello dato dalle forze della natura per averne collaborazione al suo empio proposito. La medesima idea funesta, come sempre avviene in simili casi, balenò contemporaneamente in più cervelli eccitati, la parola non fu manco pronunziata da labbro nessuno, e la cosa fu fatta in pari tempo da più mani scellerate: il fuoco venne appiccato in varii punti. Graffigna capì sollecito che quando i saccheggiatori non avessero più nulla da sperperare e da rubare negli opificii, si sarebbero gettati ancora mal paghi sull'abitazione del principale, e si affrettò a prendere una determinazione che doveva recargli due vantaggi: fuggire il fuoco che scacciava innanzi a sè gli assalitori, come demone che minaccia afferrare chi lo ha evocato, e giunger primo alla seconda cassa del fabbricante, innanzi che altre mani potessero arrivarla, innanzi che ad impedirgli l'agognato bottino venissero i soccorsi della forza pubblica: raccolse intorno a sè un manipolo dei più fidi e dei più acconci, e con essi accorse alla casa.Furono arrestati dalla porticina del cortile accuratamente chiusa e solidamente abbarrata.— Animo, Stracciaferro: disse Graffigna, gettami abbasso quest'uscio.Il colosso si diede a percuotere nelle imposte con uno dei più grossi di quei martelli di cui si servono a battere il ferro affuocato sull'incudine, martellaccio ond'egli erasi armato, e che maneggiava con tanta facilità con quanta altri farebbe di un bastone.I poveri assediati, dalle due stanze in cui s'erano rinchiusi, udirono i colpi tremendi e capirono che poco tempo avrebbe potuto resistere l'ostacolo dell'uscio; diffatti di lì a poco le imposte cedevano crocchiando, ed il varco era aperto. Ma in quel punto ecco sopraggiungere dagl'incendiati opifici una nuova frotta accorrente sulle poste di quei primi per prender parte ancor essi al saccheggio della casa. Graffigna che vide un imbarazzo non lieve alle sue mire in questo sorvenire di rinforzi, accorto com'egli era, non tardò a trovarci il rimedio.— Eh un momento, cari amici che il boia v'impicchi: gridò ai sopravvenuti che tumultuariamente spingendosi tutti insieme verso la non larga apertura dell'uscio scassinato ed infranto facevano tal ressa da impedirsi a vicenda il passo; se facciam così ci schiaccieremo fra noi qui alla porta e non riusciremo a penetrarvi nessuno. C'è un'altra entrata per la scala grande di sotto l'atrio del portone; una parte di voi corra per di là, e dalle due parti verremo più facilmente a capo di renderci padroni della casa.Il consiglio era buono; e lo resero ancora più efficace alcuni sergozzoni che Stracciaferro distribuì con assoluta imparzialità ai più ostinati che volevanocacciarsi innanzi. La turba maggiore si precipitò sotto l'atrio e salì come un uragano lo scalone; Graffigna co' suoi fidi s'introdusse per la scaletta.Giunti gli scellerati a quel pianerottolo, in cui abbiamo visto poche notti innanzi Francesco Benda di ritorno dal ballo dell'Accademia filarmonicafermarsi per accendervi il lume, ed incontrarvi sua madre che lo aspettava con inquieta sollecitudine, Graffigna si alzò in punta de' piedi tanto da mettere le sue labbra sottili più vicine all'orecchia di Stracciaferro, e gli fece scivolare nel padiglione auditivo le seguenti parole:— Due cose preziose da portar via: la cassa e la ragazza... Io m'incarico della prima, tu della seconda... Fatto il colpo, lesti tutti due a gambe... E ci ritroveremo colla nostra preda rispettiva inCafarnao.Stracciaferro che aveva già ricevute precedentemente le istruzioni apposite, fece un cenno affermativo; e mentre il suo compagno con Marcaccio soltanto prendeva la direzione del gabinetto di sor Giacomo, gli altri, fra cui anche Andrea, atterrando ad un per uno gli usci si avvicinavano alle stanze in cui erano la misera famiglia e i suoi pochi difensori. Prima che vi giungessero, gli assalitori passati dallo scalone erano penetrati nell'appartamento ancor essi, e le due frotte si univano in una massa sola a dar l'assalto a quel debole uscio che soltanto più separava gl'invasori dalle loro vittime.E frattanto l'incendio, non combattuto, favoreggiato anzi dall'aspro vento della notte, s'avanzava tremendo verso le rimesse e le scuderie, dalle quali poi avrebbe facilmente potuto arrivare la casa di abitazione.Quando udirono la stanza precedente a quella in cui si trovavano invasa dal tumulto di quella turba briaca di ferocia, quando i primi colpi furono percossi contro i battenti dell'uscio per atterrare anche questo come avevano fatto degli altri, i cinque uomini che stavano colà, si guardarono in volto più pallidi che un cencio lavato e i più si fecero il segno della croce: erano come infelici condannati a morte che hanno udito l'annunzio dell'ultima ora.Giacomo accorse sollecito a congiungersi a loro. Aveva abbracciato suo figlio e gli aveva susurrato all'orecchio:— Tu sei un uomo, tu che hai avuto la temerità d'affrontare la morte per un pregiudizio, lontano dagli occhi de' tuoi genitori, devi avere coraggio in queste brutte emergenze che ci manda il destino. Coraggio adunque e freddezza per te e per quelle poverette lì, che sono tua madre e tua sorella.— Oh ne ho di coraggio: disse il ferito con quel po' di voce che gli lasciava la grave infermità. Solo mi duole di non poter far nulla in difesa dei miei!...Giacomo abbracciò eziandio la moglie e la figliuola.— Voi altre pregate, disse loro.Bastiano e i capi operai stavano facendo dietro l'uscio una barricata di tutti i mobili della stanza. Il padre di Francesco pose mano ancor egli a questo lavoro che fu in breve compiuto, come si potè meglio. Nessuno aveva armi, e le mani convulse degli aggrediti non istringevano a difesa che poco efficaci arnesi onde s'eran muniti in quel luogo medesimo: le legna che erano destinate ad ardere nel camino, gli alari di questo, il noto randello del portinaio.Al secondo colpo battuto nell'uscio dalla poderosa mazza di Stracciaferro, la serratura s'infranse, i cardini si staccarono e i battenti sarebbero caduti se dietro di essi non ci fosse stato il serraglio dei mobili accatastati. Il bandito diede un tal urto della sua spalla contro le disgiunte imposte, che fece arretrare d'alquanto la barricata e ne riuscì un'apertura fra i battenti dell'uscio non tale da dar passo ad un uomo, ma sufficiente da lasciare apparire la faccia bestiale del galeotto scelleratamente animata in quel punto dall'ebbrezza dei liquori tracannati e dalla concitazione dell'iniqua opera intrapresa.Fu tale l'effetto da quella vista prodotto sugli assaliti che tutti sei retrocessero spaventati. Stracciaferro mandò una voce che pareva un ruggito, e passando le sue braccia nerborute traverso l'ottenuta apertura dell'uscio si pose a scuotere colle mani i mobili che facevano barricata, tentando gettarli abbasso e levarli di mezzo.— A me! a me! gridò Bastiano, che primo di tutti superò quel senso di paurosa sorpresa che aveva loro fatto l'apparire di quel terribile mostaccio; e s'avanzò levando il bastone affine di percuoterne con tutta la sua forza quell'arruffata, orribile, lurida testa che si sporgeva al di sopra della barricata. Ma Giacomo che capì come un atto di sì viva ostilità avrebbe senza manco nessuno distrutto compiutamente ogni ombra di speranza (e ne aveva pur poca) di poter uscir vivi dalle mani di que' forsennati, trattenne il colpo al portiere e gli disse ratto:— Sta, lascia ch'io parli; vediamo prima se non si può patteggiare con codestoro.Bastiano abbassò il suo randello, ma crollò il capo e mandò un sospiro che dinotavano la sua poca fiducia nei mezzi pacifici.Giacomo si rivolse al brutto ceffo di Stracciaferro.— Gli è alla mia roba che ne volete; ebbene in queste due camere non c'è nulla che pochi mobili. Prendete tutto ciò che si trova nel resto dell'alloggio, ma lasciateci tranquilli qui dentro e vi saremo ancora riconoscenti.Stracciaferro non rispose che mandando di nuovo quel suo ruggito e dando un nuovo colpo di spalla ai mobili che vacillarono e cedettero; dietro di lui ruggiva pure la frotta che lo seguitava, ed un urto di tutti venne pure a percuotere la debole barricata.I mobili accatastati si rovesciarono, i sei difensori dovettero ritirarsi per non essere offesi dalla loro caduta, il passo fu aperto e in un attimo la stanza fu invasa da una dozzina e più di quella canaglia.— Ah ah! esclamò l'ubbriaco Andrea trovandosi in faccia al suo antico principale, la non mi volle accettar più come operaio nella sua fabbrica?..... Ecco che cosa ho fatto della sua fabbrica io!..... Ecco come vengo a casa sua a trovarlo io!.....Giacomo non rispose parola; il suo sangue freddo per fortuna non l'abbandonò nemmanco in quel terribile frangente; si slanciò d'un balzo alla soglia della camera di suo figlio, gridando ai suoi compagni:— Qui qui! per amor di Dio!I suoi difensori, aimè, non erano più che in quattro: uno si era trovato innanzi a quella belva di Stracciaferro e giaceva lungo e disteso per terra col cranio frantumato dal pesante martello che quel mostro maneggiava.— Lasciateci la vita, lasciateci la vita! si misero a gridare supplicando due dei capi operai, e in questo momento dietro le spalle dei cinque contro cui stavano per precipitarsi gli assassini, comparvero le figure pallidissime di Teresa e Maria supplicanti ancor esse.Stracciaferro, a quella vista, abbassò il suo martellaccio e trattenne l'impeto de' suoi. Aveva da recare incolume per preda quella giovinetta nel misterioso recesso diCafarnao, e non voleva che in un tumultuoso irrompere si facesse danno anco a lei.— Piano! Cheti! gridò colla sua voce rauca, accennando colla mano: intendiamoci. Mettete pure alla ragione gli uomini; le donne nessuno le tocchi; me ne incarico io; chi volesse fare altrimenti avrebbe da aggiustarla meco.Ciò detto si spinse verso Maria; ributtò Giacomo ed Ambrogio che le stavano dinanzi e tese la sua manaccia a ghermirla. Maria mandò un grido di spavento e fuggì nella camera di suo fratello fin presso il letto di lui: la madre le venne accosto pronta ad ogni cosa per difenderla, ed il galeotto, non potuto trattenere da alcuno, la seguì e già colla mano tesa era per afferrarla vicino al capezzale medesimo del povero Francesco fatto impotente a difenderla.Ma sopra un'altra persona aveva prodotto un grande effetto la comparsa delle due donne; e questa persona era Andrea. Non ostante i fumi della sua ebbrezza, quando si vide innanzi la faccia di Teresa che tante volte lo aveva soccorso nella miseria, quella di Maria, la quale pochi dì prima ancora era venuta nella squallida di lui soffitta, come angelo consolatore disceso dal cielo, Andrea capì tutta la tristizie dell'opera a cui s'era lasciato indurre. Visto Stracciaferro penetrare nella stanza di Francesco inseguendo la fanciulla, ed egli pure si gettò colà, senza ben saper tuttavia quel che avrebbe fatto. Giacomo e gli altri, investiti e circondati da ogni parte dagli assalitori, non potevano a niun modo venire a difesa delle donne, e disputavano in una lotta disuguale, col coraggio della disperazione, la loro vita agli assassini.Teresa erasi gettata innanzi a Maria per farle scudo del suo corpo.— Lasciate stare mia figlia! gridò essa con quel coraggio che ha l'agnella eziandio per difendere i nati suoi.Stracciaferro la guardò con aria di sprezzosa compassione che ha un mastino per un cagnuolo avanese che gli venga ad abbaiare alle gambe: la prese ad un braccio e la mandò a rotolare lontano. Sarebbe caduta, se non si fosse incontrata in Andrea, che sopraggiungeva e la sostenne.— Voi, voi qui, Andrea!.... esclamò la desolata madre. Oh difendete mia figlia!Stracciaferro aveva afferrata Maria, che si dibatteva come un augellino negli artigli d'un falco, mandando strazianti grida ad implorar soccorso.Francesco trovò tanta forza da potersi levare a seder sul letto, più bianco d'un cadavere, ma gli occhi larghi, fiammeggianti d'indegnazione, i capelli ritti, le labbra frementi. Voleva parlare, ma la voce gli mancava; voleva scendere di letto, ma si sentiva come se avesse legate le membra.Ad un tratto due mani vigorose afferrarono pel collo il bandito, che già aveva sollevato fra le sue braccia la fanciulla. Stracciaferro volse i suoi occhi pieni di sangue a questo suo assalitore e vide la faccia di Andrea, che gli si era slanciato addosso con tutto il vigore ond'era capace.— Lascia stare quella signorina: disse Andrea: o t'impicco com'è vero Iddio.Stracciaferro rispose a suo modo con un ruggito della sua rauca voce, che ora era fatta anche più rauca dalla stretta delle mani che lo serravano al collo; fece come fa il toro addosso a cui saltarono i mastini, il quale con una scossa violenta li slancia lontano da sè, diede un tal sobbalzo colle spalle e colla persona che si liberò dalla presa di Andrea e mentre deponeva a terra la ragazza, pur tenendola tuttavia afferrata ad un braccio colla sua mano sinistra, colla destra scaraventava un pugno tale nel petto del difensore di lei che il marito di Paolina andava indietro barcollando tre o quattro passi e finiva per cadere supino per terra.L'assassino ghermì di nuovo la fanciulla. Chi avrebbe potuto venir più in soccorso della misera? Il padre e i pochi rimasti fedeli a quella famiglia erano avviluppati dall'onda degli assalitori e stavano per soccombere non ostante gli sforzi sovrumani della loro difesa. La madre di Maria che poteva ella se non piangere, pregare, gridare? E nè grida, nè preghiere, nè lagrime non potevano in modo alcuno commuovere quello scellerato in cuiottuso era fatto tutto quanto ha di dilicato e di soave la natura umana. Teresa si trascinava per terra, afferrata ai panni, alle membra del rapitore di sua figlia, come fa la madre di Polissena nel bel gruppo del Fedi; ma a che cosa valeva egli codesto? E il misero Francesco doveva, impotente, incatenato al suo letto di dolore, assistere a questa scena tremenda! No; non poteva a niun modo restarsene inoperoso. Il sangue che la ferita e i salassi gli avevano lasciato nelle vene ribollì furibondo; una nuova forza venne dall'animo supremamente indignato ad invigorire le sue membra; saltò d'un balzo giù dal letto e corse con impeto contro il rapitore che oramai era giunto alla soglia della camera; ma non potè fare che pochi passi, le forze gli mancarono ad un tratto, sentì come rompersi qualche cosa entro il petto, agitò le braccia, mandò un grido, e cadde lungo disteso, battendo un gran colpo per terra con quel fianco appunto dove era aperta la sua ferita.La infelice madre udì il tonfo, vide giacere privo di sensi, coll'aspetto di morto suo figlio, e un grido straziante le ruppe dal fondo dell'anima. Che doveva ella fare? A quale delle sue creature consacrarsi. Aimè! Forse ambedue erano perdute per lei... Ma la sua Maria in mano di quell'assassino!... Oh non poteva abbandonarla finchè una stilla sola di sangue fosse rimasta nelle sue vene. Si riattaccò più tenacemente di prima al rapitore cercando piantare le sue deboli unghie nel risalto dei muscoli di bronzo di quell'uomo.Maria non riluttava più, non gridava nemmanco, ogni vigore, quasi ogni sentimento era smarrito in lei: la si sentiva come chi è trascinato dalla corrente giù dell'abisso, le pareva dover morire all'istante, il cuore le si stringeva così che non aveva più battito; chiuse gli occhi e fu sul punto di perdere i sensi e la ragione. Pure nell'intimo penetrale del suo essere stava ancora, come istinto di conservazione, un voto, una supplicazione, una speranza. Ah! v'era un uomo al mondo ch'ella sentiva sarebbe stato capace di salvarla, se fosse stato lì presente, un uomo che due giorni prima le aveva detto volerla difendere da ogni pericolo, salvarla ad ogni costo, voler mettere la sua vita per risparmiarle un affanno, una lacrima! Oh! s'egli potesse venire! Ella pregava dal Cielo mentalmente, ma con fervore glie lo mandasse; e l'impossibile speranza di vederlo comparire non era ancora del tutto scancellata dal suo cuore....Impossibile speranza! Ah no! Il suo rapitore aveva appena tocca col piede la soglia della camera in cui Giacomo e i suoi lottavano ancora, ma vicino ad essere oppressi, che Maria si riscosse tutta, e una nuova forza le venne ad animarla.— Aiuto! Aiuto! gridò ella, dibattendosi di nuovo tra le braccia di Stracciaferro. A me; a me. Luigi!Ella aveva sentito avvicinarsi l'uomo che amava: e diffatti tosto dopo, come piovuto dal cielo, coll'impeto d'un arcangelo ministro dello sdegno divino, piombava in mezzo agli assalitori, bello e fiero di collera, terribile ed imponente nell'aspetto, brandendo colla mano destra una corta mazza impiombata, Luigi Quercia che gridava con una voce tremenda di comando e di rampogna:— Fermi tutti!... Il primo che si muove, giuro al cielo, che l'ammazzo io di mia mano.
Le bande degl'insorti in numero di quattro, ordinate come ilmedichinoaveva stabilito ed insegnato, raccozzatesi in punti diversi e con buona ragione trascelti, verso le sette, già essendo piena in quella stagione la notte, s'erano avviate, ciascuna verso quella meta che le era stata particolarmente assegnata; ma tre di esse non avevano tardato a trovare innanzi a sè l'ostacolo della truppa in tanta forza che una follia soltanto sarebbe stato un tentativo di resistenza. I riottosi avevano dato indietro, e come se i soldati non avessero comando che di impedirli dai luoghi custoditi, li avevano lasciati allontanare tranquillamente senza cercare di sbaragliarli e disperderli; ed allora per queste frotte ributtate, come se alcuno fosse colà appostato per dare a tempo opportuno il motto d'ordine, era corso il grido: «alla fabbrica Benda;» e tutta quella massa d'uomini eccitati dai fumi del vino s'era diretta all'officina di sor Giacomo.
Quella fra le bande che già fin dalla prima distribuzione delle parti doveva rivolgersi verso la casa e gli opifizi dei nostri amici ed assalirli, non ostante che Gian-Luigi avesse tentato poi, per mezzo di Graffigna, ottenere che verso quel luogo non si dirigesse, mercè la malizia di Graffigna medesimo che la guidava, era stata una delle più sollecite a recarsi al suo destino, e non aveva trovato sui suoi passi ombra d'ostacolo. Bastiano, che aveva ancora la testa fasciata, udito il rumore della folla avvicinantesi, il quale pareva quello dell'onda rumorosa d'un torrente straripato, aveva appena avuto tempo di chiudere ed abbarrare il portone da basso, che la turba veniva proprio come un fiotto a battere contro le pareti della casa, vociando, urlando, strepitando in mille guise.
La famigliuola stava riunita nella stanza di Francesco, che, alquanto migliorato, sonnecchiava per la prima volta tranquillamente senza febbre. La madre lo guardava intenerita, e sentiva ancor essa per la prima volta scemare alquanto, rammollirsi per così dire, la tensione dello spasimo e dell'affanno che le avevano torturata l'anima dal primo istante in cui aveva veduto comparirle innanzi il figliuolo ferito. Ad un punto, essa prima di tutti, per quell'acuità di sensi che dà in tali circostanze la sollecitudine del profondo, vivissimo affetto, udì lontano il fragore delle grida e dei passi della frotta minacciosa, come il rombo d'un temporale che sorge all'orizzonte. Senza che la povera madre si rendesse pure il menomo conto di ciò che potesse essere, una indefinita paura la riscosse nell'intimo: guardò Francesco che continuava tuttavia nel suo placido riposo; credette non foss'altro che una frotta di ubbriachi in quella sera dell'ultima domenica carnevalesca, si dolse che avessero proprio da passar colà, in quel viale deserto dov'essi dimoravano, per turbare il sonno del ferito, e pregò mentalmente dalla Santa Vergine che li tenesse lontani e non lasciasse che troncassero quel riposo riparatore del giacente; ma ad ogni minuto secondo il rumore cresceva, ed oramai appariva troppo maggiore e troppo diverso da quello che faccia una mano diubbriachi. Anche Giacomo, anche Maria levarono il capo attoniti, turbati, quasi atterriti; udirono lo sportello nell'imposta del portone da basso chiudersi con violenza, e tosto dopo lo scoppio delle grida di morte sotto la finestra e una salve di colpi violenti contro la porta.
— Che cos'è? domandò Francesco svegliandosi in sussulto e guardando con occhio largo i volti impalliditi de' suoi. È un nuovo guaio nella fabbrica? A quest'ora?
— Sta tranquillo: gli rispose il padre. Non so che cosa sia, ma vado a vedere...
Una più violenta esplosione di grida lo interruppe: in mezzo a quelle varie voci che urlavano parole diverse, parecchie delle più forti si unirono in un grido solo che giunse distinto alle orecchie dell'assalita famiglia.
— Morte a Benda!
Francesco nel suo letto trasalì; il padre si slanciò verso la finestra; ma in quella una grandinata di sassi venne lanciata con impeto contro la casa e precisamente contro la finestra dalla quale traverso i vetri appariva nella notte il fioco raggio della lampada, e due tre pietre rompendo la doppia invetrata penetrarono entro la camera; Giacomo stesso fu colpito abbastanza gravemente nel braccio, uno dei sassi venne rotolando fino ai piedi del letto in cui giaceva il ferito: le due donne non poterono frenare un grido di spavento.
Giacomo lasciò scappare una bestemmia.
— Morte a noi! esclamò Francesco vivamente e dolorosissimamente commosso: e ci si assale in questa guisa?... Oh per Iddio!...
E fece un moto per levarsi sul letto, e gettar i piedi sul pavimento: ma si fu appena sollevato di alquanto che dovette ricadere con tutto il suo peso sui cuscini, fattosi più bianco in volto delle sue lenzuola, presso a svenire; Teresa accorse al capezzale del figlio.
— Francesco! Francesco, per carità! esclamò ella: non muoverti.
Sor Giacomo s'era affrettalo a chiudere le imposte di legno sopra le invetrate rotte da cui penetrava fischiando l'aria gelata di quella notte invernale. Maria spaventata era accorsa presso il fratello ad aiutare la madre nell'opera di soccorrerlo. Al di fuori continuavano le grida e la tempesta dei sassi contro la parete e le finestre della casa di cui si udivano i vetri cadere infranti; le pietre che percuotevano nelle medesime imposte chiuse da Giacomo erano così frequenti che minacciavano romperle; spesseggiavano e più violenti i colpi nel portone che si voleva atterrare.
Il padre di Francesco, risoluto ed impetuoso come egli era, determinò di presente affrontare faccia a faccia quel pericolo, piuttosto di attendere, superate le deboli barriere che gli si potevano opporre, venisse a coglierlo colà nel santuario della sua famiglia. Si slanciò verso l'uscio della stanza; ma la moglie che vide quell'atto, che capì quel disegno, più ratta di lui gli fu innanzi sulla soglia e lo prese alle braccia con forza straordinaria.
— Che vuoi tu fare? gli disse autorevolmente. Esporti al furore di quelle belve eccitate? Ciò potresti se tu fossi solo... mi ci siamo noi...
— E forse questo è il modo migliore di salvarvene: disse Giacomo nella cui testa batteva il sangue tumultuosamente.
— No, disse la donna; e noi non vogliamo di salvamento a simil prezzo... Quegli sconsigliati non si possono più dominare... Non è che un esporti facil preda alla loro ferocia. Non uscire, Giacomo, te ne prego, per amore di Dio, per amore dei nostri figli, in nome di Francesco... Vuoi tu ucciderlo di subito quel poveretto?
Giacomo volse uno sguardo sul volto pallido di suo figlio, il cui capo riposava sul seno di Maria e che non aveva di vivo altro più che gli occhi larghi, irrequieti, ardenti di nuova febbre sopravvenuta, senza parola, senza quasi il respiro, e ristette; si percosse coi pugni chiusi la fronte ed esclamò con ispasimo doloroso, presso che disperato:
— Ma che cosa fare? che cosa fare adunque?
Teresa, la cui anima di madre era pure torturata dal massimo affanno, le cui membra tremavano dal più alto spavento, rispose tuttavia con quella nobile rassegnazione che nella donna è forza e coraggio:
— Rimanere insieme, correre, se non altro, noi tutti la medesima sorte, e pregare la salute da Dio.
Un picchio nell'uscio ed una voce affannosa, ma sommessa, si udirono dalla stanza vicina; la voce era quella del capo-fabbrica, che chiamava il padrone per nome.
Giacomo s'affrettò ad aprire e si vide innanzi insieme con colui che aveva parlato la grossa persona di Bastiano, che rotava degli occhi terribili sotto la fascia ond'era ancora coperta la sua fronte e che stringeva con mano contratta il suo grosso randello.
Abbiamo visto come nella medesima casa in cui egli abitava colla sua famiglia, Giacomo Benda avesse assegnato un quartieretto per alloggio ad alcuni dei capi-officina, e fra questi primo il direttore degli opifizi. Per fortuna al momento in cui la turba dei sollevati era giunta alla fabbrica, tutti costoro erano in casa, e di animo comune, come era naturalissimo, riunitisi, e con essi, ci s'intende, Bastiano, avevano determinato di adoperarsi in ogni loro modo a difesa del principale e della sua famiglia. Avevano tenuto una specie di consiglio di guerra, il quale, stante l'urgenza delle circostanze, era riuscito cortissimo, ed adottato il piano del portiere, che s'era costituito generale in capo di propriaautorità, ma cui nessuno aveva pure accennato di voler contestare, venivano a comunicare al principale le loro decisioni ed il loro disegno di difesa.
— Sor Giacomo: disse adunque il capo-fabbrica senza perdersi in preamboli che non erano frutta di stagione: ad assalirci sono delle centinaia; a difendere la casa, non contando lei, non siamo che cinque uomini; impossibile adunque poterli respingere, od impedire soltanto che rompano il portone.
Qui Bastiano interruppe:
— Eh! gli è ben solido e forte quel benedetto portone, e te l'ho assicurato io con certe sbarre, che non sono canapuli, alla croce di Dio! ma quando ci si mettono in tanti a fare una cosa!.... Può resistere mezz'ora, tre quarti d'ora, fors'anco un'ora, ma poi....,
— Bisogna impedire più lungamente possibile che quei forsennati arrivino fin qua: continuava il buon Ambrogio; abbiamo sbarrati ben bene tutti gli usci e la turba ancorchè penetri nella casa avrà da indugiarsi quanto meno ad abbatterli l'un dopo l'altro... Guadagnar tempo è tutto per noi, perchè non è possibile che si lascii compiere una tanta scelleraggine, e i soccorsi della forza pubblica non tarderanno ad arrivarci. — Noi poi, cinque con Bastiano, ci metteremo qui in questa camera che precede quella di sor avvocatino, e gli sciagurati non arriveranno di là che passando sui nostri corpi.
— Giuraddio! gridò Bastiano per appoggiare le parole del suo compagno, brandendo il suo bastone.
Giacomo sentì il ciglio inumidirsi di lagrime; strinse fortemente le mani dei due fedeli, e disse con voce commossa:
— Vi ringrazio, vi ringrazio... ed accetto la vostra eroica proposta... Sarò io qui con voi... E se sopravviveremo, voi sarete per me più che amici, più che fratelli...
— Ah! gli è per la fabbrica che non possiamo far nulla: disse con accento addolorato il direttore dei laboratorii.
— Che importa? disse Giacomo. Pera la fabbrica purchè si salvino i miei.
In quella un barlume di speranza venne a rallegrarli: il rumore al portone cessò di botto e tutta quella turba parve si allontanasse dalla casa. Che essa avesse rinunziato al suo proposito? Che già i soccorsi fossero giunti e la forza avesse scacciato i rivoltosi? Ah! non era nulla di tutto ciò pur troppo, e quel pericolo che pareva allontanarsi facevasi invece più pressante e maggiore che mai.
Graffigna, Marcaccio, Tanasio, Stracciaferro e il traviato Andrea (di cui la risoluzione alla trista opera era stata eccitata e mantenuta coll'aiuto dell'ebbrezza) erano a capo della banda assalitrice.
Il primo dei nominati, il quale capiva quanto fosse conveniente il far presto, s'impazientava assai nel vedere come gli sforzi di tutta quella gente, e perfino la forza erculea di Stracciaferro si spuntassero incontro alla solidità delle imposte di quel maledetto portone; si accostò a Tanasio e gli disse in un'orecchia:
— La fabbrica ha bene qualche uscita dall'altra parte?
— Sì; una porticina.
— È probabile che la sia meno forte di questo maledetto portone?
— Oibò! la è tutta rivestita e sprangata di ferro all'interno.
— E le finestre?
— Ci hanno tutte una famosa inferriata che a romperla o tagliarla ce ne vuole.
— Ecchè? Non ci sarebbe il mezzo d'introdursi per colà, qualcheduno che fosse destro ed ardito?
Tanasio fu sventuratamente illuminato da un'idea.
— Sì che c'è! Il fenile, al di sopra della rimessa, prende aria dalla parte della campagna per due buchi tondi in cui passa comodamente un uomo. Se ci fosse qualcheduno di molto agile....
— Ci sono io, disse modestamente Graffigna.
— Potrebbe, sollevato sulle spalle di alcuno alto e robusto....
— C'è Stracciaferro che è fatto apposta.
— Potrebbe arrampicarsi fin colà e penetrarvi. Dal fenile è un affar da nulla scendere nella corte.
— E per penetrare nella fabbrica?
— Le finestre verso il cortile non hanno inferriata.
— Buono! E là si potrà aprire la porticina.
— Sì, perchè io so dove il capo-fabbrica tiene la chiave nel suo gabinetto.
— Allora converrà che vi ci arrampichiamo tutti due. Siete uomo da ciò voi?
— Sì che lo sono.
— Ebbene, senza perder tempo,marche, andiamoci.
Presero seco Stracciaferro, Marcaccio e pochi altri, e destramente sgusciarono via di mezzo la folla, camminando rasente il muro verso il luogo indicato da Tanasio; in breve giunsero colà; Stracciaferro sollevò Graffigna fra le sue braccia come se fosse un bambino, e tanto lo sporse in su che questi potè arrivare colle dita l'orlo del finestruolo rotondo; coll'agilità d'un animale felino Graffigna vi s'aggrappò ed aiutato dalle mani di Stracciaferro che ne lo spingeva alle piante, strisciando, rampicandosi contro il muro quasi come una lucertola, pervenne ad entrare nel fenile. Allora fu la volta di Tanasio, al quale fu resa più facile la salita dal soccorso che anche Graffigna gli potè prestare traendolo su, prima pel colletto dell'abito, poi per le braccia. Quando i due scellerati furono nel fenile, non perdettero pure un minuto di tempo e scesero senza il menomo ostacolo nella corte, l'attraversarono correndo, e giunsero alle finestre del pian terreno di cui rompendo un vetro aprirono agevolmente quella che erapiù comoda per introdurvisi, ed arrivarono il loro scopo: quello cioè che cinque minuti dopo la porticina era spalancata all'invasione dei riottosi, cui Marcaccio era andato ad avvertire, e che, abbandonato perciò il portone principale, accorrevano in furia alla piccola porta posteriore.
Da ciò era provenuto che il rumore innanzi alla facciata della casa cessasse subitamente, e il pericolo agli assaliti sembrasse allontanato. Anche nella stanza del ferito s'erano acquetati i cuori palpitanti di Teresa e di Maria; e Giacomo rientrando ad unirsi con loro, le donne gli si gettarono nelle braccia rallegrantisi in quell'amplesso della miracolosamente scampata sventura. Ma non fu lunga l'illusione di quella povera gente. Da un'altra parte, men vicino, ma più cupo e più terribile ancora giunse colà il rumore del tumulto. Il padre di Francesco capì di subito, indovinò che cosa era accaduto.
— La mia fabbrica! esclamò: ah gli iniqui hanno invasa la fabbrica!
Si slanciò di nuovo nella stanza vicina, la cui finestra si apriva nel cortile; un infausto chiarore di luce rossigna lo ferì negli occhi. Vide, traverso le finestre degli opifizi illuminati, correre ed agitarsi innumere forme nere che parevano demoni intenti all'opera della distruzione, e qua e colà di sotto il tetto, lanciarsi in turbini vorticosi verso il cielo il fumo e le fiamme dell'appiccato incendio.
L'infelice sentì infrangersi il cuore.
— Infamia! Infamia! diss'egli, coi denti contratti, serrando i pugni, mentre dagli occhi gli uscivano, più che per dolore, per rabbia, amare stille di pianto. Ah! l'uomo è tristo, l'uomo è feroce, vile e scellerato. Qual padrone fu più generoso e caritatevole verso i suoi operai?... Ecco la ricompensa che quei ribaldi me ne danno... Oh Dio ne li maledica!...
Teresa lo chiamava dalla stanza del figliuolo: quella voce lo ridusse in se stesso, gli fece sentire tutta la necessità di tornarsi in calma, di mantenere inalterata il più possibile tutta la freddezza della sua ragione. Fu capace di tale sforzo sopra sè da rendere tranquilla l'espressione della sua faccia; si premette coi pugni chiusi le occhiaie ad asciugarvi le lagrime, a ricacciare indietro quelle che volessero ancora spuntarvi, e rispose con voce ferma alla moglie:
— Vengo.
S'avviò diffatti con passo calmo e posato; ma davanti a lui vide le faccie pallide e sconvolte dei cinque uomini che gli si erano profferti ed erano accorsi lì a sua difesa. Si fermò a contemplarli un istante in silenzio; sulla sua faccia apparve una espressione di dubbio, di diffidenza, di ostile dispetto.
— Che fate voi qui? domandò egli bruscamente: che volete voi fare? Difendermi: avete detto. Mal consigliati! Perchè arrischierete la vostra vita per me e pei miei?... Siete uomini come gli altri; siete compagni di quella gente là; dunque provvedete un po' meglio a' fatti vostri, e senza esitazione veruna fate francamente quel che l'interesse vi consiglia e ve ne dice in segreto il cuore: abbandonateci, ponetevi in salvo voi, le vostre famiglie e le vostre robe: lo potete ancora; o meglio andate a congiungervi a quella frotta di assassini che distrugge la ricchezza accumulata dal lavoro di anni e di anni d'un onesto padre di famiglia; sarete più sicuri ancora, e ci avrete anzi giovamento... potrete prendere parte anche voi al bottino...
S'arrestò perchè vide sul volto leale di quella brava gente una sì dolorosa sorpresa che, a dispetto della sua stessa commozione, della irritazione della sua rabbiosa passione, pur ne fu tocco; capì che egli faceva loro un gravissimo, immeritato oltraggio. La faccia grossolana, ma buona, di Bastiano, protestava sopratutto contro la crudele accusa.
— Ah no: ripigliò con altro accento il signor Benda, porgendo di nuovo ai suoi subordinati le due mani con atto pieno di fiducia e d'espansione: voi non siete di quelli; per voi non è un peso la riconoscenza, non è manco una tentazione l'ingratitudine.
Quegli uomini afferrarono le mani ch'egli tendeva loro e le strinsero con forza, pronunziando confusamente tutti insieme parole di devozione e d'affetto.
— Oh dite, dite: riprese Giacomo, che a quelle dimostrazioni sentì entrare in petto una specie di tenerezza: ho io meritato codesto dai miei operai?
— No, no, certo che no, mille volte no;Lei, che è il migliore fra quanti padroni sieno al mondo: esclamarono in una i capi-officina; ma c'è qualche maledetto suo nemico che ha messo su quest'infame macchinazione.
— Ah! se lo potessi cogliere questo cotale: urlò a suo modo Bastiano, brandendo l'inseparabile suo randello.
Lo scoppio di voce del brav'uomo fece accorrere dalla stanza vicina Teresa vieppiù inquieta.
— Che cos'è? domandò essa aprendo il battente dell'uscio.
Ma nessuno ebbe tempo di farle una risposta. La funesta luce dell'incendio con rapidità spaventosa sviluppatosi le percosse gli occhi traverso i vetri della finestra. In fondo al cortile gli opificii ardevano oramai compiutamente. Era uno spettacolo di terribile, spaventosa bellezza. Le fiamme uscivano violente da ogni apertura, si strisciavano su per le pareti, lambivano il cornicione del fabbricato, cominciavano a mordere i capi dei travi del tetto, vi si appiccavano qua e colà, di passaggio soltanto dapprima, per divampare ed estinguersi, per isparire e tornare, come folletti aleggianti con bizzarro capriccio, che si conchiudeva poi in uno stabile dominio cui allargandosi prendeva l'incendio.Tratto tratto, come se qualcheduno si compiacesse a gettare in quel vasto focolare, che oramai occupava tutto il piano terreno, qualche ammasso di materie più infiammabili o di limature di ferro, le fiamme divampavano più brillanti e maggiori, od una colonna densa di scintilluccie accese, vivacissime, danzanti irrequiete, schioppettanti per l'aria, come un fuoco artificiale, si sollevava verso il cielo, illuminando d'un color di sangue tutte le cose circostanti, e la casa e le rimesse e le scuderie e i magazzini e la neve del cortile. Già s'udiva il rumore speciale dell'incendio, il crepitar delle fiamme, lo scroscio dei materiali che cadevano, e in mezzo a tutto questo gli urli efferati di quella turba di barbari e di iniqui. Le mogli e i bambini dei capioperai che abitavano il piano superiore della casa strillavano disperatamente.
— Gran Dio! Madonna Santa! esclamò Teresa a quella vista. Il fuoco! Siamo tutti persi.
Francesco dal suo letto udì queste tremende parole della madre. Per quanta impressione fosse la sua, lo sforzo fatto poco prima lo aveva talmente prostrato ch'egli non potè altro più che agitare sui cuscini la sua testa dolorante.
— Il fuoco, diss'egli con appena un soffio di voce sulle aride labbra: il fuoco! Ed io non posso far nulla nè per altri, nè per me! O mio Dio! O mio Dio!
Padre e madre accorsero presso di lui. A Giacomo la necessità di attenuare il pericolo alla mente del figliuolo, l'aver trovato delle anime devote e fedeli in que' cinque uomini che si consecravano anima e corpo alla loro difesa, avevano restituita tutta la sua primiera energia; si accostò al giacente la faccia sicura e parlò con voce tranquilla:
— È alla fabbrica che ne volevano quei scellerati; l'hanno invasa e vi appiccarono il fuoco. Ciò vuol dire che ora, contenti di sì bella impresa, noi ci lascieranno tranquilli.... Quanto al danno della fabbrica gli è nulla, perchè quella benedetta assicurazione contro gl'incendi a cui siamo associati ci compenserà d'ogni cosa.
La sua tranquillità così ben simulata, riuscì a calmare alquanto l'ansia e lo spavento degli altri.
— Ma, disse ancora Francesco, guardando attentamente negli occhi suo padre; l'incendio non può egli avvolgerci nelle sue spire e consumarci prima che i soccorsi sieno giunti?
— Oibò: rispose con fermo viso il padre. Esso è nel centro degli opifizi; per fortuna non c'è buffo d'aria che spiri, e prima che arrivi a comunicarsi ai fabbricati laterali, da cui potrebbe poi arrivare sino a noi, ce ne vuole. D'altronde quella mano di scellerati non tarderà a fuggire essa stessa innanzi alle fiamme da lei suscitate, e potremo noi medesimi per mano alle nostre trombe idrauliche e in brev'ora, anche senza soccorsi, spegnere l'incendio.
Ma la sicurezza e le lusinghiere speranze, cui manifestava, Giacomo era ben lontano dall'avere realmente in cuor suo. Egli, con fondamento pur troppo, temeva che le fiamme, già così potenti fin da principio per essere stato il fuoco appiccato in più luoghi, non tardassero ad appigliarsi ai corpi di casa che fiancheggiavano il cortile, dove avrebbero trovato una troppa e funesta esca nel fieno e nella paglia che vi stavano in abbondanza raccolti; era men vero che non soffiasse aria in quell'ora, chè anzi un vivace e frizzante vento del nord curvava le fiamme nella direzione appunto della casa, le flagellava ed agitava a farle più impetuose e più vive; dell'usare le trombe idrauliche non era pur da pensarci, chè la presenza dei saccheggiatori noi consentiva a niun modo, e che questi si sarebbero ritratti abbastanza per tempo da lasciar agio agli abitanti di provvedere a tal bisogna non aveva egli pure la menoma speranza. E poi, fosse anche ciò avvenuto, che avrebbe provato l'opera di sei uomini contro la terribile potenza d'un incendio di tali proporzioni? E nemmanco era sincera in lui l'opinione cui Giacomo aveva con tanta sicurezza espressa, che i rivoltosi, contenti di porre a fuoco ed a ruba la fabbrica, non avrebbero nulla più tentato contro la famiglia del principale e rispettatone l'abitazione; ben sapeva come l'uomo, una volta avviato giù per la china del male, precipiti per essa con moto accelerato fino a tal grado che non avrebbe mai sognato dapprima, e che tanto più ciò avviene delle masse di plebe, le quali, uscite dall'ordine, niuno può dire a qual eccesso nel tumulto non sieno per arrivare.
E le sue paure avevano diffatti ragione, e compiutamente; perchè il fuoco incitato dalla brezza si piegava verso l'abitazione, e già guadagnava lentamente le travature dei letti degli edifizi laterali; e, camminando più frettolosamente dell'incendio, una frotta d'uomini dalle faccie malvagie, dall'aspetto spaventoso, anneriti dal fumo il volto e le mani, gli occhi ardenti dalla cupidigia, dall'ardore della ferocia, dalla passione del delitto, s'avviavano verso l'abitazione della famiglia Benda guidati dal rosso chiarore dell'incendio che rifletteva la sua luce spaventosa sulle pareti e sui cristalli delle finestre della casa. In questo gruppo di sciagurati erano primi, s'intende, Graffigna, Stracciaferro, Marcaccio, Tanasio, e il misero Andrea, che ubbriaco fradicio, il cervello vieppiù eccitato da quello spettacolo, dal calore dell'incendio, dal fragore, dallo schiamazzo degli urli, da quel parosismo di furore, ond'era stata invasa quella turba scatenata, veniva ripetendo con crescente violenza:
— Ah ah! il sig. Benda non mi ha più voluto accogliere nella sua fabbrica. Mi ha mandato a crepar di fame. Sta bene; ora l'aggiusto io, la sua fabbrica e lui!
Appena penetrati nelle officine col mezzo che abbiam visto, mentre la folla degli operai si davaa guastare vandalicamente macchine, attrezzi e locali, quelli fra gl'invasori che appartenevano alla cocca, duce ed ispiratore Graffigna, si affrettavano al luogo dove per mezzo di Tanasio sapevano essere la cassa, e coi più acconci stromenti che loro forniva la stessa officina, giovandosi della forza straordinaria di Stracciaferro, in poco di tempo l'ebbero infranta e s'impadronirono di quanto conteneva. La forza di quel Sansone da galera, alla cui opera si doveva un così sollecito risultamento, venne ancora adoperata dal furbo Graffigna, che era l'intelligenza la quale metteva in giuoco quella macchina potente di carne ed ossa, affine d'impedire lo sperpero del bottino, ed evitare i guai che furono sul punto di nascere per la distribuzione del medesimo. Appena vista la preda, tutti quegli uomini si erano lanciati avidamente colle mani fatte ad artiglio per arraffarne la maggior parte che potessero; ma Graffigna, ponendo innanzi Stracciaferro, aveva gridato l'alto là colla sua voce fessa e sottile, che in quel momento solenne aveva trovata tanta forza da farsi udire distintamente in mezzo a quel fracasso indemoniato che aveva luogo tutt'intorno.
— Che nessuno tocchi, aveva gridato, che nessuno si serva, giuraddio! Si faranno le parti secondo regola e giustizia a cose finite; e il primo che avanza una mano, il mio buon amico Stracciaferro è incaricato di rompergli il grugno.
Il buon amico di Graffigna aveva commentato le parole di costui con un atto silenzioso ma eloquentissimo, levando in su agli occhi degli astanti le due masse nodose che erano i suoi pugni serrati; e innanzi alla figura bestiale e terribile di quel colosso, anche i più ardimentosi s'erano arretrati. Graffigna aveva spartito il bottino fra le sue e le tasche di Stracciaferro.
Codesto era appena finito che una nuova invasione di riottosi precipitavasi con accresciuto rumore sulla misera fabbrica. Erano le altre bande che soprarrivavano e volevano prender parte al saccheggio, alla devastazione. Come accade ad una fiorente campagna su cui s'abbatta ad un tratto una di quelle tremende nuvole di cavallette divoratrici che in pochissimo di tempo la riducono spoglia, nuda e desolata come dal gelo dell'inverno, così in un breve succedersi di minuti avvenne di quella misera officina così ben fornita, ordinata, dalle prospere condizioni pur dianzi. Tutto fu sciupato, tutto distrutto; il torrente irrompitore, colla sua potenza irrefrenabile ed infinita ebbe in un attimo ogni cosa messa a sperpero, portata via, infranta sul suo passaggio: le alte muraglie degli stanzoni vuotati parevano assistere con doloroso stupore a quella ridda infernale, a quella bufera di collera umana che strepitava in mezzo a loro; tutto trasportava frattanto con sè il turbine.
Ma quell'opera riusciva poca e non appagante abbastanza per la suscitata ferocia di quella turba scatenata. Il flagello sociale della rivolta aveva bisogno di ricorrere ad un flagello dato dalle forze della natura per averne collaborazione al suo empio proposito. La medesima idea funesta, come sempre avviene in simili casi, balenò contemporaneamente in più cervelli eccitati, la parola non fu manco pronunziata da labbro nessuno, e la cosa fu fatta in pari tempo da più mani scellerate: il fuoco venne appiccato in varii punti. Graffigna capì sollecito che quando i saccheggiatori non avessero più nulla da sperperare e da rubare negli opificii, si sarebbero gettati ancora mal paghi sull'abitazione del principale, e si affrettò a prendere una determinazione che doveva recargli due vantaggi: fuggire il fuoco che scacciava innanzi a sè gli assalitori, come demone che minaccia afferrare chi lo ha evocato, e giunger primo alla seconda cassa del fabbricante, innanzi che altre mani potessero arrivarla, innanzi che ad impedirgli l'agognato bottino venissero i soccorsi della forza pubblica: raccolse intorno a sè un manipolo dei più fidi e dei più acconci, e con essi accorse alla casa.
Furono arrestati dalla porticina del cortile accuratamente chiusa e solidamente abbarrata.
— Animo, Stracciaferro: disse Graffigna, gettami abbasso quest'uscio.
Il colosso si diede a percuotere nelle imposte con uno dei più grossi di quei martelli di cui si servono a battere il ferro affuocato sull'incudine, martellaccio ond'egli erasi armato, e che maneggiava con tanta facilità con quanta altri farebbe di un bastone.
I poveri assediati, dalle due stanze in cui s'erano rinchiusi, udirono i colpi tremendi e capirono che poco tempo avrebbe potuto resistere l'ostacolo dell'uscio; diffatti di lì a poco le imposte cedevano crocchiando, ed il varco era aperto. Ma in quel punto ecco sopraggiungere dagl'incendiati opifici una nuova frotta accorrente sulle poste di quei primi per prender parte ancor essi al saccheggio della casa. Graffigna che vide un imbarazzo non lieve alle sue mire in questo sorvenire di rinforzi, accorto com'egli era, non tardò a trovarci il rimedio.
— Eh un momento, cari amici che il boia v'impicchi: gridò ai sopravvenuti che tumultuariamente spingendosi tutti insieme verso la non larga apertura dell'uscio scassinato ed infranto facevano tal ressa da impedirsi a vicenda il passo; se facciam così ci schiaccieremo fra noi qui alla porta e non riusciremo a penetrarvi nessuno. C'è un'altra entrata per la scala grande di sotto l'atrio del portone; una parte di voi corra per di là, e dalle due parti verremo più facilmente a capo di renderci padroni della casa.
Il consiglio era buono; e lo resero ancora più efficace alcuni sergozzoni che Stracciaferro distribuì con assoluta imparzialità ai più ostinati che volevanocacciarsi innanzi. La turba maggiore si precipitò sotto l'atrio e salì come un uragano lo scalone; Graffigna co' suoi fidi s'introdusse per la scaletta.
Giunti gli scellerati a quel pianerottolo, in cui abbiamo visto poche notti innanzi Francesco Benda di ritorno dal ballo dell'Accademia filarmonicafermarsi per accendervi il lume, ed incontrarvi sua madre che lo aspettava con inquieta sollecitudine, Graffigna si alzò in punta de' piedi tanto da mettere le sue labbra sottili più vicine all'orecchia di Stracciaferro, e gli fece scivolare nel padiglione auditivo le seguenti parole:
— Due cose preziose da portar via: la cassa e la ragazza... Io m'incarico della prima, tu della seconda... Fatto il colpo, lesti tutti due a gambe... E ci ritroveremo colla nostra preda rispettiva inCafarnao.
Stracciaferro che aveva già ricevute precedentemente le istruzioni apposite, fece un cenno affermativo; e mentre il suo compagno con Marcaccio soltanto prendeva la direzione del gabinetto di sor Giacomo, gli altri, fra cui anche Andrea, atterrando ad un per uno gli usci si avvicinavano alle stanze in cui erano la misera famiglia e i suoi pochi difensori. Prima che vi giungessero, gli assalitori passati dallo scalone erano penetrati nell'appartamento ancor essi, e le due frotte si univano in una massa sola a dar l'assalto a quel debole uscio che soltanto più separava gl'invasori dalle loro vittime.
E frattanto l'incendio, non combattuto, favoreggiato anzi dall'aspro vento della notte, s'avanzava tremendo verso le rimesse e le scuderie, dalle quali poi avrebbe facilmente potuto arrivare la casa di abitazione.
Quando udirono la stanza precedente a quella in cui si trovavano invasa dal tumulto di quella turba briaca di ferocia, quando i primi colpi furono percossi contro i battenti dell'uscio per atterrare anche questo come avevano fatto degli altri, i cinque uomini che stavano colà, si guardarono in volto più pallidi che un cencio lavato e i più si fecero il segno della croce: erano come infelici condannati a morte che hanno udito l'annunzio dell'ultima ora.
Giacomo accorse sollecito a congiungersi a loro. Aveva abbracciato suo figlio e gli aveva susurrato all'orecchio:
— Tu sei un uomo, tu che hai avuto la temerità d'affrontare la morte per un pregiudizio, lontano dagli occhi de' tuoi genitori, devi avere coraggio in queste brutte emergenze che ci manda il destino. Coraggio adunque e freddezza per te e per quelle poverette lì, che sono tua madre e tua sorella.
— Oh ne ho di coraggio: disse il ferito con quel po' di voce che gli lasciava la grave infermità. Solo mi duole di non poter far nulla in difesa dei miei!...
Giacomo abbracciò eziandio la moglie e la figliuola.
— Voi altre pregate, disse loro.
Bastiano e i capi operai stavano facendo dietro l'uscio una barricata di tutti i mobili della stanza. Il padre di Francesco pose mano ancor egli a questo lavoro che fu in breve compiuto, come si potè meglio. Nessuno aveva armi, e le mani convulse degli aggrediti non istringevano a difesa che poco efficaci arnesi onde s'eran muniti in quel luogo medesimo: le legna che erano destinate ad ardere nel camino, gli alari di questo, il noto randello del portinaio.
Al secondo colpo battuto nell'uscio dalla poderosa mazza di Stracciaferro, la serratura s'infranse, i cardini si staccarono e i battenti sarebbero caduti se dietro di essi non ci fosse stato il serraglio dei mobili accatastati. Il bandito diede un tal urto della sua spalla contro le disgiunte imposte, che fece arretrare d'alquanto la barricata e ne riuscì un'apertura fra i battenti dell'uscio non tale da dar passo ad un uomo, ma sufficiente da lasciare apparire la faccia bestiale del galeotto scelleratamente animata in quel punto dall'ebbrezza dei liquori tracannati e dalla concitazione dell'iniqua opera intrapresa.
Fu tale l'effetto da quella vista prodotto sugli assaliti che tutti sei retrocessero spaventati. Stracciaferro mandò una voce che pareva un ruggito, e passando le sue braccia nerborute traverso l'ottenuta apertura dell'uscio si pose a scuotere colle mani i mobili che facevano barricata, tentando gettarli abbasso e levarli di mezzo.
— A me! a me! gridò Bastiano, che primo di tutti superò quel senso di paurosa sorpresa che aveva loro fatto l'apparire di quel terribile mostaccio; e s'avanzò levando il bastone affine di percuoterne con tutta la sua forza quell'arruffata, orribile, lurida testa che si sporgeva al di sopra della barricata. Ma Giacomo che capì come un atto di sì viva ostilità avrebbe senza manco nessuno distrutto compiutamente ogni ombra di speranza (e ne aveva pur poca) di poter uscir vivi dalle mani di que' forsennati, trattenne il colpo al portiere e gli disse ratto:
— Sta, lascia ch'io parli; vediamo prima se non si può patteggiare con codestoro.
Bastiano abbassò il suo randello, ma crollò il capo e mandò un sospiro che dinotavano la sua poca fiducia nei mezzi pacifici.
Giacomo si rivolse al brutto ceffo di Stracciaferro.
— Gli è alla mia roba che ne volete; ebbene in queste due camere non c'è nulla che pochi mobili. Prendete tutto ciò che si trova nel resto dell'alloggio, ma lasciateci tranquilli qui dentro e vi saremo ancora riconoscenti.
Stracciaferro non rispose che mandando di nuovo quel suo ruggito e dando un nuovo colpo di spalla ai mobili che vacillarono e cedettero; dietro di lui ruggiva pure la frotta che lo seguitava, ed un urto di tutti venne pure a percuotere la debole barricata.I mobili accatastati si rovesciarono, i sei difensori dovettero ritirarsi per non essere offesi dalla loro caduta, il passo fu aperto e in un attimo la stanza fu invasa da una dozzina e più di quella canaglia.
— Ah ah! esclamò l'ubbriaco Andrea trovandosi in faccia al suo antico principale, la non mi volle accettar più come operaio nella sua fabbrica?..... Ecco che cosa ho fatto della sua fabbrica io!..... Ecco come vengo a casa sua a trovarlo io!.....
Giacomo non rispose parola; il suo sangue freddo per fortuna non l'abbandonò nemmanco in quel terribile frangente; si slanciò d'un balzo alla soglia della camera di suo figlio, gridando ai suoi compagni:
— Qui qui! per amor di Dio!
I suoi difensori, aimè, non erano più che in quattro: uno si era trovato innanzi a quella belva di Stracciaferro e giaceva lungo e disteso per terra col cranio frantumato dal pesante martello che quel mostro maneggiava.
— Lasciateci la vita, lasciateci la vita! si misero a gridare supplicando due dei capi operai, e in questo momento dietro le spalle dei cinque contro cui stavano per precipitarsi gli assassini, comparvero le figure pallidissime di Teresa e Maria supplicanti ancor esse.
Stracciaferro, a quella vista, abbassò il suo martellaccio e trattenne l'impeto de' suoi. Aveva da recare incolume per preda quella giovinetta nel misterioso recesso diCafarnao, e non voleva che in un tumultuoso irrompere si facesse danno anco a lei.
— Piano! Cheti! gridò colla sua voce rauca, accennando colla mano: intendiamoci. Mettete pure alla ragione gli uomini; le donne nessuno le tocchi; me ne incarico io; chi volesse fare altrimenti avrebbe da aggiustarla meco.
Ciò detto si spinse verso Maria; ributtò Giacomo ed Ambrogio che le stavano dinanzi e tese la sua manaccia a ghermirla. Maria mandò un grido di spavento e fuggì nella camera di suo fratello fin presso il letto di lui: la madre le venne accosto pronta ad ogni cosa per difenderla, ed il galeotto, non potuto trattenere da alcuno, la seguì e già colla mano tesa era per afferrarla vicino al capezzale medesimo del povero Francesco fatto impotente a difenderla.
Ma sopra un'altra persona aveva prodotto un grande effetto la comparsa delle due donne; e questa persona era Andrea. Non ostante i fumi della sua ebbrezza, quando si vide innanzi la faccia di Teresa che tante volte lo aveva soccorso nella miseria, quella di Maria, la quale pochi dì prima ancora era venuta nella squallida di lui soffitta, come angelo consolatore disceso dal cielo, Andrea capì tutta la tristizie dell'opera a cui s'era lasciato indurre. Visto Stracciaferro penetrare nella stanza di Francesco inseguendo la fanciulla, ed egli pure si gettò colà, senza ben saper tuttavia quel che avrebbe fatto. Giacomo e gli altri, investiti e circondati da ogni parte dagli assalitori, non potevano a niun modo venire a difesa delle donne, e disputavano in una lotta disuguale, col coraggio della disperazione, la loro vita agli assassini.
Teresa erasi gettata innanzi a Maria per farle scudo del suo corpo.
— Lasciate stare mia figlia! gridò essa con quel coraggio che ha l'agnella eziandio per difendere i nati suoi.
Stracciaferro la guardò con aria di sprezzosa compassione che ha un mastino per un cagnuolo avanese che gli venga ad abbaiare alle gambe: la prese ad un braccio e la mandò a rotolare lontano. Sarebbe caduta, se non si fosse incontrata in Andrea, che sopraggiungeva e la sostenne.
— Voi, voi qui, Andrea!.... esclamò la desolata madre. Oh difendete mia figlia!
Stracciaferro aveva afferrata Maria, che si dibatteva come un augellino negli artigli d'un falco, mandando strazianti grida ad implorar soccorso.
Francesco trovò tanta forza da potersi levare a seder sul letto, più bianco d'un cadavere, ma gli occhi larghi, fiammeggianti d'indegnazione, i capelli ritti, le labbra frementi. Voleva parlare, ma la voce gli mancava; voleva scendere di letto, ma si sentiva come se avesse legate le membra.
Ad un tratto due mani vigorose afferrarono pel collo il bandito, che già aveva sollevato fra le sue braccia la fanciulla. Stracciaferro volse i suoi occhi pieni di sangue a questo suo assalitore e vide la faccia di Andrea, che gli si era slanciato addosso con tutto il vigore ond'era capace.
— Lascia stare quella signorina: disse Andrea: o t'impicco com'è vero Iddio.
Stracciaferro rispose a suo modo con un ruggito della sua rauca voce, che ora era fatta anche più rauca dalla stretta delle mani che lo serravano al collo; fece come fa il toro addosso a cui saltarono i mastini, il quale con una scossa violenta li slancia lontano da sè, diede un tal sobbalzo colle spalle e colla persona che si liberò dalla presa di Andrea e mentre deponeva a terra la ragazza, pur tenendola tuttavia afferrata ad un braccio colla sua mano sinistra, colla destra scaraventava un pugno tale nel petto del difensore di lei che il marito di Paolina andava indietro barcollando tre o quattro passi e finiva per cadere supino per terra.
L'assassino ghermì di nuovo la fanciulla. Chi avrebbe potuto venir più in soccorso della misera? Il padre e i pochi rimasti fedeli a quella famiglia erano avviluppati dall'onda degli assalitori e stavano per soccombere non ostante gli sforzi sovrumani della loro difesa. La madre di Maria che poteva ella se non piangere, pregare, gridare? E nè grida, nè preghiere, nè lagrime non potevano in modo alcuno commuovere quello scellerato in cuiottuso era fatto tutto quanto ha di dilicato e di soave la natura umana. Teresa si trascinava per terra, afferrata ai panni, alle membra del rapitore di sua figlia, come fa la madre di Polissena nel bel gruppo del Fedi; ma a che cosa valeva egli codesto? E il misero Francesco doveva, impotente, incatenato al suo letto di dolore, assistere a questa scena tremenda! No; non poteva a niun modo restarsene inoperoso. Il sangue che la ferita e i salassi gli avevano lasciato nelle vene ribollì furibondo; una nuova forza venne dall'animo supremamente indignato ad invigorire le sue membra; saltò d'un balzo giù dal letto e corse con impeto contro il rapitore che oramai era giunto alla soglia della camera; ma non potè fare che pochi passi, le forze gli mancarono ad un tratto, sentì come rompersi qualche cosa entro il petto, agitò le braccia, mandò un grido, e cadde lungo disteso, battendo un gran colpo per terra con quel fianco appunto dove era aperta la sua ferita.
La infelice madre udì il tonfo, vide giacere privo di sensi, coll'aspetto di morto suo figlio, e un grido straziante le ruppe dal fondo dell'anima. Che doveva ella fare? A quale delle sue creature consacrarsi. Aimè! Forse ambedue erano perdute per lei... Ma la sua Maria in mano di quell'assassino!... Oh non poteva abbandonarla finchè una stilla sola di sangue fosse rimasta nelle sue vene. Si riattaccò più tenacemente di prima al rapitore cercando piantare le sue deboli unghie nel risalto dei muscoli di bronzo di quell'uomo.
Maria non riluttava più, non gridava nemmanco, ogni vigore, quasi ogni sentimento era smarrito in lei: la si sentiva come chi è trascinato dalla corrente giù dell'abisso, le pareva dover morire all'istante, il cuore le si stringeva così che non aveva più battito; chiuse gli occhi e fu sul punto di perdere i sensi e la ragione. Pure nell'intimo penetrale del suo essere stava ancora, come istinto di conservazione, un voto, una supplicazione, una speranza. Ah! v'era un uomo al mondo ch'ella sentiva sarebbe stato capace di salvarla, se fosse stato lì presente, un uomo che due giorni prima le aveva detto volerla difendere da ogni pericolo, salvarla ad ogni costo, voler mettere la sua vita per risparmiarle un affanno, una lacrima! Oh! s'egli potesse venire! Ella pregava dal Cielo mentalmente, ma con fervore glie lo mandasse; e l'impossibile speranza di vederlo comparire non era ancora del tutto scancellata dal suo cuore....
Impossibile speranza! Ah no! Il suo rapitore aveva appena tocca col piede la soglia della camera in cui Giacomo e i suoi lottavano ancora, ma vicino ad essere oppressi, che Maria si riscosse tutta, e una nuova forza le venne ad animarla.
— Aiuto! Aiuto! gridò ella, dibattendosi di nuovo tra le braccia di Stracciaferro. A me; a me. Luigi!
Ella aveva sentito avvicinarsi l'uomo che amava: e diffatti tosto dopo, come piovuto dal cielo, coll'impeto d'un arcangelo ministro dello sdegno divino, piombava in mezzo agli assalitori, bello e fiero di collera, terribile ed imponente nell'aspetto, brandendo colla mano destra una corta mazza impiombata, Luigi Quercia che gridava con una voce tremenda di comando e di rampogna:
— Fermi tutti!... Il primo che si muove, giuro al cielo, che l'ammazzo io di mia mano.