CAPITOLO XII.

CAPITOLO XII.Francesco Benda aveva passato una notte cattiva. Un gagliardo accesso di febbre aveva spaventato non solo gli amorosi suoi congiunti, ma i medici eziandio. Il mattino colse quella disgraziata famiglia senza che pur uno, nè padre nè madre nè sorella dell'infermo, avesse chiuso quegli occhi che tutti avevano rossi dal pianto, avesse riposato quelle membra che ciascuno aveva, e non sentiva tuttavia, affrante dalla fatica e dall'angoscia. Nè la venuta del giorno arrecò alcun sollievo al giacente, alcun conforto di speranza a chi lo assisteva. Il ferito passava avvicendatamente da un sopor plumbeo ad un delirio non furibondo, nel quale, fra mille incoerenti parole che uscivano susurrate dalle sue labbra, spiccava pronunziato con più affetto, con ardenza di trasporto, un nome: quello di Virginia.E questa, da parte sua (era esso un misterioso istinto, era una meravigliosa corrispondenza delle anime nei due amanti?), Virginia da parte sua, tutta notte era stata occupata più che non ancora mai da un'inquietudine affannosa, che le faceva immaginare, che le faceva indovinare più pericolose e crudeli le condizioni del ferito. Era di poco inoltrata la mattina, quando la nobil fanciulla, senza punto lotta cedette alle ispirazioni del suo amore ed all'impulso della sua pietà. Scrisse una letterina a Maria, come ad antica compagna ed a nuova amica, pregandola di volerle comunicare le notizie del fratello, e la mandò tosto per un lacchè, a cui fu vivamente raccomandata la sollecitudine.Maria, che in que' momenti ne' quali la lettera di Virginia le giunse, non avrebbe voluto nè veder persona, nè ricevere biglietti di sorta, pure ad udire il nome di chi mandava quel foglio lo prese e lesse con premura. Il delirio del fratello aveva alla fanciulla rivelato il segreto dell'amore di lui; e se anima pietosa di fanciulla è pur sempre inchinevole a intenerirsi per siffatti affetti, da alcuni giorni la buona Maria era pur troppo, in mezzo ad un nuovo turbamento del suo cuore, più facile che mai ad essercommossa dalla vista, dalla parola, dal pensiero di quella passione. Nelle poche righe di Virginia laconicamente gentili, la sua dilicata percezione sentì un interesse più caldo e più vivo di quel che non volesse apparire, avvertì la vibrazione d'un affetto che invano cercasse nascondersi. Maria ebbe una ispirazione da semplice ed innocente fanciulla inesperta delle cose del mondo; sedette a tavolino e rispose alla nobile amica col biglietto seguente:«Il povero Francesco sta male pur troppo.«Se il giorno passasse come passò la brutta notte che è finita, non oso nemmeno pensare a quel che ne potrebbe avvenire.«Ho pregato tanto la Madonna, e mi pare che la dovrebbe pur farci la grazia di salvarcelo.«Sento una voce in cuore che mi dice esservi una persona al mondo che potrebbe richiamarlo alla vita.«Questa persona è Lei, cui Francesco, nel suo delirio, ha invocata tutta la notte.«Oh! s'Ella venisse a farci questo miracolo! Dio la benedirebbe per tutta la vita.»Maria, scritte rapidamente queste parole, non riflettè, piegò la carta, la suggellò e la fece rimettere nelle mani del domestico di Virginia che aspettava. Se avesse riflettuto alquanto non l'avrebbe mandata: se ne pentì appena il lacchè fu partito, ma era troppo tardi e stette aspettando con ansia l'effetto delle sue parole.Quest'effetto fu il migliore ch'essa potesse desiderare. Abbiamo visto come il primo impulso di Virginia nell'apprendere la disgrazia avvenuta a Francesco, fosse stato quello di accorrere essa stessa di persona a casa di lui; trattenuta dallo zio e da costui posta in guardia contro le imprudenze e i trasporti della passione, mercè il racconto delle funeste avventure di sua madre, Virginia aveva momentaneamente ceduto, ma non aveva in modo assoluto determinato che mai non avrebbe più tentato quel passo, ch'ella in cuor suo dicevasi potere diventare per certe circostanze, quasi un dovere in lei. Il racconto delle sventure di sua madre, se aveva potuto contribuire a scemar in essa le speranze che avrebbe potuto concepire intorno all'amor suo, ed abbiam visto com'ella poca o nessuna ne avesse, se aveva potuto ispirarle più riguardosa prudenza, non era fatto per isminuirle quella passione d'amore che già troppo oramai era in lei radicata e cresciuta.Oh come ella aveva ripensato tra sè, e ricontatosi quel doloroso romanzo che aveva avuto per eroina sua madre, e di cui lo zio le aveva ora tracciate le linee principali! Come la sua fantasia eccitata aveva alacremente lavorato intorno a questi tratti precipui e compitone il disegno e menativi i colori e terminato il quadro! La sua tenerezza per la madre aveva sempre avuto qualche cosa di speciale, quasi potrebbe dirsi di misterioso, come se il suo istinto di figliuola avesse sentito nell'esistenza di quella cara e veneranda creatura un profondo dolore da consolare. Ora questa tenerezza, ch'ella sempre serbava all'anima della morta, s'era accresciuta vieppiù; ora era essa penetrata nel mistero di quel dolore e ne trovava ancora più pietosa la causa; ora comprendeva il significato di quello sguardo mesto, lungo, quasi imploratore, ch'ella ricordava aver visto tante volte nei begli occhi della madre. Virginia s'era recata innanzi al ritratto di questa che pendeva alle pareti nella sua camera da letto, ed era stata lungamente contemplandolo. Quante cose le diceva ora quel pallido viso leggiadro, che mai non aveva ella dapprima avvertite! Non era una colpa l'amor suo, ben lo aveva ella sentito; era una sventura: ma sapendo che a tale sventura aveva partecipato sua madre, le pareva che più nobile, più degna quella disgrazia si fosse, e se la aveva più cara.Ad accrescere la passione dell'animo di Virginia venne la notizia dei fatti compiutisi alla fabbrica Benda e dei pericoli che quella famiglia avevano minacciato. Aveva sperato la nobil fanciulla di poter per mezzo di Maurilio sapere tutta e particolareggiata, e man mano la verità, ma fallitale, come abbiam visto, questa speranza, maggiori n'erano diventati il suo timore, la sua inquietudine, l'affanno dell'anima sua. La letterina di Maria giunse in buon punto per deciderla affatto a quello che già pensava seco stessa, a quel partito cui fino da principio aveva voluto effettuare, ed a cui non aveva rinunziato mai. Si coprì d'un fitto velo, si avvolse in un modesto mantello, si fece seguire dalla sua governante, uscì ratta a piedi, come quando recavasi modestamente in chiesa, e salita in una carrozza da nolo si fece condurre alla casa dei Benda.Maria sedeva appiè del letto di suo fratello, il quale era di nuovo caduto in quel sopore che lo faceva rassomigliare poco meno che ad un cadavere. Quando alla fanciulla vennero ad annunziare che una giovane e bella signorina domandava di lei, una subita speranza le nacque in cuore che la potesse esser quella di cui essa aveva invocata la presenza, ma non osò accoglierla questa speranza; già s'era pentita, come dissi, d'aver scritto quel biglietto, e pensando all'orgoglio aristocratico che certamente doveva avere quella giovane, venivasi persuadendo che quel foglio la lo avrebbe disdegnosamente gettato e non altro. Corse di là con sollecitudine e mandò un'esclamazione di gioia e di riconoscenza nel vedersi davanti, ritta in mezzo la stanza, il velo sollevato dalla faccia leggiadra, la contessina di Castelletto.— Dio la benedica! disse Maria, e le prese ambedue le mani, e si curvò come se glie le volesse baciare.Ma Virginia la trasse su, le gettò le braccia intorno alla vita e l'abbracciò come una sorella.Le due fanciulle si guardarono entro gli occhi, e si compresero più che per qualunque lungo discorso; si sentirono per affetto e per tempera d'anima congiunte; a dispetto d'ogni distinzione sociale si avvertirono pari.— Posso io vederlo? domandò Virginia con una virtuosa franchezza, senz'ambagi come senza falsa vergogna.Maria la prese per la piccola mano affilata e rispose con una sola parola:— Venga.La introdusse nella camera dove il ferito giaceva. Siccome le imposte della finestra erano rabbattute, Virginia da principio non vide che confusamente in quella oscurità. Al rossigno chiarore che mandava il fuoco del caminetto scorse una donna attempata, la quale, vedendo entrare una ignota, s'alzava da sedere. Maria le correva presso, le bisbigliava poche parole all'orecchio e quella donna faceva alla nuova venuta una profonda riverenza. Era essa la madre di Francesco.Virginia camminò lentamente verso il bianco cortinaggio del letto che spiccava nel buiccio di quella stanza. I suoi occhi, cominciando ad avvezzarsi alla poca luce, videro sui cuscini abbandonata la testa simpatica del giovane. Le palpebre erano richiuse e le lunghe ciglia si disegnavano finemente sul pallore delle guancie. Le labbra scolorate erano semiaperte, ma pareva che di mezzo a loro non uscisse soffio nessuno di respiro. Solamente di quando in quando un gemito esile, ma penoso, saliva su dal petto e passava lento, trascinato per quella bocca socchiusa. Qual differenza fra quel misero giacente che soffriva e il robusto ed aitante garzone che Virginia aveva visto pochi giorni prima alla festa da ballo, che le aveva allora appunto con tanta ardenza svelato il suo amore!Ella si fermò a pochi passi dal letto. Sentì nel suo cuore una pena che era quasi un rimorso; una ineffabile tenerezza le mandò agli occhi due lagrimette ch'ella non pensò neppure di asciugarsi.— Gli è per me, a cagion mia, pensò, ch'egli è ridotto in tale stato.Lo sguardo di Virginia parve esercitare alcun influsso sull'infermo: certo per uno di quegl'inesplicabili istinti d'innamorato, egli, anche inconsciamente, sentì alcun effetto della presenza di lei. Gli occhi rimanevano chiusi tuttavia, ma un lieve color rosato saliva su alle guancie, ed il respiro si faceva più sensibile. Ella fece ancora un passo verso il letto: gli occhi di lui si spalancarono e stettero immobili, fissi su quella bellissima figura di donna che avevan dinanzi e ch'egli credeva una felice visione del suo delirio. Tutta la notte il caro fantasma di quelle sembianze era passato e ripassato nei torbidi sogni della sua malata fantasia; ma egli non aveva potuto fermarselo mai innanzi alla mente per tanto tempo e in sì precise forme quanto desiderava: credette che ora fosse questa un'apparizione come le precedenti, ma più simile alla realtà, più netta di forme e più duratura. Lo sguardo semispento de' suoi occhi affondati prese una ineffabile espressione di tenerezza, di gioia e di preghiera; e le sue labbra mormorarono con appena sensibil soffio di voce:— Oh! non fuggirmi così presto, diletta immagine dell'amor mio!Virginia superò d'un tratto con piè leggiero la poca distanza che ancora la separava dal giacente e si curvò su di lui come per raccoglierne le pronunziate parole. Negli occhi del ferito apparve una sorpresa, una commozione, quasi un timore. Richiuse le palpebre come per vedere se quell'apparizione era nella sua mente soltanto, o proprio nella realtà, all'infuori di lui: e in quella sentì, come un soffio soave di paradiso, un alito profumato passargli sulla fronte, e una celeste melodia di voce femminile pronunziare teneramente il suo nome:— Francesco!Il giacente mandò un grido — un vero grido — di gioia. Teresa e Maria accorsero sollecite, quasi spaventate. Ma non c'era onde spaventarsi. Gli occhi del giovane riapertisi brillavano di tutta la luce della salute e della ragione: l'anima fatta beata raggiava la sua letizia da tutte le sembianze della leggiadra faccia.— Virginia! Virginia! esclamò egli con voce più forte di quello che altri avrebbe mai potuto credere.Non avevano fatto che pronunziare a vicenda l'un dell'altro il nome; ma quante cose con quella sola parola e' s'eran dette! ma come s'erano reciprocamente compresi! come si sentivano l'un dell'altro penetrar l'anima nell'anima!Virginia tornò a curvarsi sopra il giacente, e fece sommessamente di nuovo suonare la melodia della sua voce.— Non parli, glielo proibisco. Sono venuta a pregarla di guarir presto, e la mi deve obbedire. A questo patto soltanto le perdonerò il troppo dolore ch'Ella ha dato a sua madre, a tutta la sua famiglia.....Stette un breve momento, e poi soggiunse a voce più bassa:— Ed a me.Francesco beveva cogli occhi lo sguardo, colle orecchie la voce dell'amata fanciulla. Sentiva nelle vene, in tutto l'esser suo rifluire di subito nuova e più potente la vita; gli pareva di colpo fugato ogni male, e quasi effettuato in lui il miracolo del Nazareno, che aveva detto all'infermo di levarsi, prendersi il suo letto in ispalla e camminare. Le parole gli mancavano alle idee, le idee stesse gli mancavano all'espressione della sua felicità.Non passarono più che dieci minuti. Fu un attimopel loro desiderio, ma vi fu abbastanza di tempo perchè le più svariate e numerose sensazioni di tenerezza e d'amore si avvicendassero nelle loro anime. Le labbra non promisero nulla, gli occhi si scambiarono mille giuramenti. Virginia, allontanandosi dal giacente per partirsi, lasciava nel cuore di lui un balsamo taumaturgo da risanarlo assai più presto e meglio d'ogni farmaco di medico.Mentre la fanciulla stava per uscire di quella stanza, vi entrò un uomo. Era il padre di Francesco, che veniva inquieto a vedere suo figlio. In presenza delle donne Virginia non aveva avuto pure un istante di turbamento o di confusione; la vista d'un uomo la fece arrossire fino alla radice dei capelli. Prese ella vivamente per mano Maria, come se volesse con quell'atto significare che all'interesse ed all'affetto per la compagna dovevasi la sua presenza in quel luogo, e s'affrettò ad uscire dalla stanza, passando innanzi a Giacomo, il quale, riconosciutala, salutava con profondissimo inchino.Giunte nella camera che precedeva quella di Francesco, Maria e Virginia trovarono Gian-Luigi che sopraggiungeva, preceduto da un domestico. Maria arrossì leggermente nel rispondere al saluto del giovane i cui sguardi e la cui attenzione furono attirati dalla superba bellezza della titolata fanciulla. L'aspetto di Quercia era tale ancor esso da non passare inosservato a qualunque lo vedesse, e Virginia, senza pur darsene conto, fissò quasi con curiosità i suoi limpidi occhi sulle sembianze virilmente belle di quel nuovo venuto, e rispose con una cortesia che era presso che famigliare e benevola al saluto di quel giovane che non ricordava aver veduto ancora mai. Avviene molte volte che al bel primo incontrarci con una persona, questa non ci pare affatto estranea; o sia una somiglianza con altre persone, o sia una certa misteriosa affinità fra i nostri esseri che si rivela con una specie d'istinto inavvertito, o sia un effetto travelato di attinenze anteriori avute in una vita precedente, il fatto è che certuni appena ci vengono innanzi ci sembrano conoscenze d'antica data, e siamo disposti di subito a conceder loro più domestichezza ed interesse che non ad altri da molto tempo già conosciuti. Fu un poco di quest'effetto che Virginia provò alla vista di Gian-Luigi, e quasi uguale fu quello che sentì il giovane a trovarsi faccia a faccia colla nobil ragazza cui aveva vista da lontano parecchie volte, ma non aveva mai accostata. E, cosa strana, in questa sua sensazione, non entrava menomamente quel suo ardore di voluttà che gli faceva desiderare ogni bellezza di donna, ma eravi come una tinta di rispetto, come un'ombra di affettuosa deferenza, come un istintivo impulso ad inchinar riverente quelle belle sembianze.Maria vide l'ammirativa fissità dello sguardo di Gian-Luigi su Virginia, e sentì una dolorosa fitta nel cuore. Anche la gelosia doveva nascere in quella povera, innocente fanciulla a confermarle e ribadirle nell'anima l'infausta passione che vi si era insinuata. Non disse che poche parole a Quercia, invitandolo a passare nella camera di Francesco, e seguitò ad accompagnare la bella visitatrice che si partiva, fino all'anticamera.Nel momento di prender commiato, Virginia, stringendo amichevolmente la mano a Maria, le disse:— Scriverò a Lei per avere ulteriormente le nuove di suo fratello; la sia compiacente di darmene senza troppa parsimonia.... E spero che ci rivedremo.Quando la nobil fanciulla fu partita, Maria pensò un istante, invece di tornare presso suo fratello, di andarsi a rinchiudere nella sua camera e non uscirne più finchè Quercia si fosse partito; e s'avviò realmente per porre in atto questa risoluzione, ma non n'ebbe la forza. Quando fu nel salotto che precedeva la camera di Francesco, vide che Gian-Luigi non era passato di là, ma stava lì tuttavia, come aspettando. Si turbò molto nel trovarsi sola con lui, non osò guardarlo e stette impacciata, a pochi passi da lui, senza parlare.Egli le faceva piombare addosso quel suo sguardo caldo, luminoso, efficace, che penetrava nell'anima; e la giovanetta, pur colle palpebre abbassate, lo sentiva posarsi con infinita soavità, come una carezza amorosa, sulla fronte, sul volto, sulla persona, avvolgerla come d'un fluido voluttuoso, e vincerle ogni volontà. Quercia s'accostò alla fanciulla, e le prese una mano; ella si mise a tremar leggermente, e volle liberar la sua destra, ma egli ne la trattenne con dolce violenza.— Maria! susurrò egli chinando la sua bocca sulle chiome di seta che ornavano la testolina curva della ragazza: e la sua voce era sì espressiva ed insinuante! e l'accento era pieno di tanto amore e di sì cara espansione che una dolcezza ineffabile invase ed occupò tutto l'essere della innamorata fanciulla.I suoi occhi si levarono quasi tratti a forza verso gli occhi di lui, e la luce brillò in essi ripercossa da due lagrimette.— Maria! ripetè egli col medesimo accento, premendosi al petto quella mano che seguitava a tener fra le sue.Dal labbro della giovane fuggì, saettato per così dire dall'emozione, il segreto del suo cordoglio.— Ah! com'Ella ha guardato la contessina di Castelletto! disse con amarezza in cui non c'era rimprovero, ma dolore.Quercia cominciò per rispondere con un sorriso soltanto, ma con uno di quei suoi sorrisi ammaliatori che erano più eloquenti d'ogni parola, e che bastò a rassicurare ed a rallietare l'animo di Maria; poi disse:— Sì, la ho guardata, perchè io ammiro la pietàdovunque si manifesti, e trovo degno di lode il sentimento che condusse presso il letto del giacente la figliuola d'una superbissima schiatta. La ho guardata, ma l'ho io veduta? Come donna, no. Di donne ve n'è una sola al mondo ch'io veda oramai, una sola che esista per me...S'interruppe, sollevò lentamente alle sue labbra la mano che teneva e vi posò un lungo e caldissimo bacio; poi soggiunse con voce più bassa, ma con accento ancor più espressivo:— E quest'unica donna — Maria — sei tu!La fanciulla si riscosse come subitaneamente colpita da una potente scintilla elettrica, arrossì, impallidì, tremò, accennò cadere, si aggrappò al braccio di lui per sostenersi.— Sì, Maria, sei tu. Benedico questo momento che Dio mi concede da poterti parlare in libertà. T'amo e voglio che tu sia la donna compagna del mio destino; ma non mi piace ottenere questa felicità da altri che dall'amor tuo. Ti senti tu di amarmi? Ti senti tu d'esser mia, tutta mia, sempre mia?Ella appoggiò la sua fronte al petto di lui per nascondere il dolce rossore del suo viso e mormorò sommessamente:— Sì... Oh sarò felice!Allora egli la staccò dolcemente da sè, e con gentile riverenza inchinandosi innanzi, disse:— Mi permette dunque, madamigella, ch'io domandi la mano di Lei ai suoi genitori?Maria gli porse la destra.— Ed io glie la do senz'altro. Babbo e mamma non avranno altra volontà che la mia.Quando Quercia ebbe baciata quella mano, ella si fuggì ratta, e questa volta andò proprio a serrarsi nella sua camera, dove sentiva il bisogno di essere sola.Ilmedichinola seguitò con uno sguardo in cui brillava una bassa cupidigia sensuale.— Oltre i suoi denari, disse fra sè con cinismo, avrò anche una donnetta che mi piace... finchè ne sia poi stufo.Ricompose la sua faccia ad espressione onesta, ed entrò nella camera di Francesco.Il miglioramento dell'infermo era evidente anche agli occhi d'un profano all'arte medica; e il padre e la madre di lui lo avevano subito avvertito, pensatevi se con lieto animo. Quercia certificò questo prospero mutamento e crebbe la consolazione dei parenti, il buonumore del malato. Per la prima volta, dopo parecchi giorni, in quella famiglia così crudelmente provata, entrò di nuovo la tranquillità dello spirito e trovò luogo il sorriso.Si parlò con mente più libera di cose varie e indifferenti; e Francesco domandò che cosa succedesse per la città, come si fossero passati gli ultimi giorni di carnovale e quali novità occupassero le ciarle dei cittadini. Il sor Giacomo, fra altre cose, disse della principale di codeste novità, che era quella dell'assassinio di Nariccia, di cui non sapeva bene però tutti i particolari, essendo vissuto in quei giorni così segregato dal mondo, e quindi chiedendone al dottore: ma questi non parlò a lungo di tale argomento; ripetè spiccio le voci principali che correvano, e poi tosto consigliò a fare in modo che l'infermo non avesse tanto da parlare, e quindi troncare per allora il discorso.Ma il ricordare quel delitto aveva richiamato qualche cosa alla mente del padre di Francesco. Quercia, che era osservatore acutissimo e sempre in sull'avviso, s'accorse che a questo proposito alcun che era intravvenuto che più da vicino toccava quella famiglia o il sor Giacomo solo, perchè quest'ultimo aveva preso un aspetto alquanto preoccupato, e guardava il dottore con una certa espressione fra di curiosità e di dubbio, di esitanza e di imbarazzo che pareva significare aver egli qualche cosa da dire ed essere incerto se e come dirla.Gian-Luigi decise tosto tagliar netto il nodo; si chinò verso il signor Benda, e gli disse sotto voce:— Avrei bisogno di parlarle. La mi vuole concedere due minuti di colloquio nel suo studio?— Volentieri. Ho giusto ancor io una strana circostanza da comunicarle.Quando furono di là il giovane invitò il padre di Francesco a parlare per primo: ma il signor Giacomo non volle.— No, no, parli Lei: il suo contegno mi dice che le sono cose gravi quelle che la mi ha da dire, ed io, avvezzo oramai a nuovi colpi della sventura, sono ansioso di sentire se qualche nuovo malanno ci minaccia.Luigi fece sorridendo un atto rassicuratore.— No. Debbo trattenerla di due cose: la prima è una bazzecola che la mia poca memoria mi ha tolto di dirle prima, come già avrei dovuto fare; l'altra è una proposta, importantissima per me, pel quale si tratta della felicità della vita.Il signor Giacomo, la cui curiosità fu vivamente desta da tali parole, fe' cenno al suo interlocutore parlasse liberamente.— Cominciamo dalla cosa indifferente. Il parlare ora del delitto commesso la notte dell'ultima domenica di carnovale, mi ha fatto ricordare che io, quella notte medesima, quando mi sono partito di qua, su questo stesso viale che qui conduce, fui vittima d'un'aggressione.— Lei?— Sì, signore. Due uomini mi assalirono, dei quali uno era un colosso. Non pensai mi convenisse opporre resistenza; mi spogliarono di quanti denari avevo, e, quel che più mi dolse, mi presero anche il mantello che qui mi era stato imprestato: ed ecco la cagione per cui non l'ho potuto ancora, nè lo potrò mai restituire.Giacomo fece un atto ed un'esclamazione che significavano: «Ora capisco tutto.»— Egli è appunto cosa che riguarda quel benedetto mantello che io le ho da dire. In causa di esso io ebbi una chiamata dal giudice istruttore.— Davvero? esclamò Quercia, che nascose il suo malessere sotto le mostre dello stupore.— Sicuro; e ci fui questa mattina medesima.— E che le si disse adunque? Il mio aggressore sarebbe stato arrestato?— No, ma il suo aggressore dev'essere niente meno che l'assassino di quell'usuraio.— Possibile! Oh come? oh come?— Nelle mani dell'assassinato si trovò un pezzo di bavero, sotto cui trapunte due lettere iniziali. La Polizia ebbe a sè tutti i sarti della città per vedere se alcuno riconoscesse in quello un suo lavoro, e il sarto mio e di mio figlio disse che quello era il colletto d'un mantello da lui fatto pochi mesi sono per Francesco, del cui nome infatti sono iniziali le lettere che vi si trovano trapunte. (E il nostro sarto ha appunto l'uso di ricamare tali cifre per distinguere i panni miei da quelli di mio figlio). Mi si mostrò quello squarcio e mi si domandò se lo riconoscevo: io risposi che quelle erano invero le iniziali del nome di mio figlio, che ben mi pareva quello il pezzo d'un suo vestito, ma che non potevo esserne sicuro. Si volle sapere se un mantello od altro oggetto di vestiario qualunque mancasse alla guardaroba di Francesco, e per che cagione la ci mancasse, ed io dovetti contare come quella sera fatale avessimo dovuto imprestare a Lei, a cui abbiamo tanto debito di riconoscenza, un mantello per tornarsene la notte a casa sua.Gian-Luigi ebbe tanta padronanza di sè da nascondere la sua contrarietà, la fiera rabbia ond'era assalito.— Ho avuto torto, diss'egli, a non dare importanza a quell'aggressione. Se fossi andato subito a denunziare il fatto, dando io i connotati dei malandrini, e li posso dare esattissimi, avrei forse conferito allo scoprimento de' rei; ma pensai allora che non valesse manco la pena di scomodarsi. Però si è ancora certamente in tempo, e conto recarmi tosto dal Commissario di Polizia.— Farà bene. Di sicuro non è su Lei che possano cadere sospetti di tal fatta; ma un altro da questo viluppo di circostanze potrebbe venir compromesso. È meglio affrettarsi a dilucidare le cose.Quercia, con atto di cordiale franchezza, tese la mano al signor Giacomo.— Lei, signore, mi dice superiore a questi sospetti, e sono persuaso che tale mi crede; ma in realtà Ella conosce poco di me e nulla delle cose mie. Avrà udito di me varii giudizi nel mondo, e forse malevoli i più: ma il vero è che nessuno sa nulla dell'esser mio, del mio passato, delle mie reali condizioni. Ebbene ora voglio che Ella mi conosca compiutamente; devo farmene compiutamente conoscere, prima di avventurare una domanda, da cui, come già accennai, dipende la felicità di tutta la mia vita.Si raccolse un momento, e poi raccontò il seguente romanzetto della sua vita ch'egli si era preparato per simile occasione.— Lungo tempo io vissi come trovatello. La mia nascita toglieva un vistoso patrimonio a certi collaterali della mia famiglia, i quali mi fecero pertanto sparire e mi relegarono in un ospizio. Un po' di rimorso in que' sciagurati che così mi sacrificavano, li indusse a farmi levare di là ed affidarmi alle cure d'una donna che mi fosse nutrice e madre, incaricando di vigilare su di me un medico del villaggio in cui questa donna abitava. Quando fui cresciuto, questo medico, sempre per mandato di que' tali, mi fece studiare, mi mandò all'Università, e poichè fu giunto all'estremo di vita mi ebbe a sè e mi rivelò il segreto. I miei nemici avevano così bene prese le loro precauzioni che nessun documento più, nessuna prova sopravanzava da farmi restituire il mio nome e l'esser mio; d'altronde trattavasi dell'onore di certi autorevolissimi personaggi che si voleva salvo ad ogni modo, così che se io, istrutto di qualche cosa, avessi tentato il ricupero del mio vero stato, mi sarei esposto anche al pericolo di vedere minacciata, non che la libertà, la mia vita. Per rimediare in alcun modo al torto che mi era fatto, quei medesimi avevano mandato al medico circa cento cinquanta mila lire da darmibrevi manu, capitale che per poco mi sapessi industriare avrebbe bastato a farmi vivere agiatamente. Il medico medesimo, commosso dalla pietà del mio caso, mi lasciava parte delle sue sostanze. Che doveva io fare? che mezzi mi restavano da ribellarmi contro il mio destino? Accettai e mi tacqui. Quel capitale, che fu da principio di poco meno che duecento mila lire, per mezzo di certe speculazioni industriali... fatte in Francia... ho più che accresciuto; ed ecco l'origine di quella ricchezza che la gente trova forse misteriosa, e di cui non curo, anzi disdegno di porgere al volgare la menoma spiegazione. A Lei, prima di fare la domanda che sto per volgerle, dovevo dare questa spiegazione; ed anzi, siccome la non è obbligata a credermi soltanto sulla parola, le darò per prova della verità del mio asserto uno scritto tutto di pugno di quel medico, — e la sua firma si può riscontrare e fare autenticare per vera quandochessia — nel quale ogni cosa è narrata per disteso, scritto lasciatomi da lui, appunto perchè in qualunque caso io potessi trionfalmente rispondere ad ogni sospetto che potesse sorgere, ad ogni accusa che mi si potesse affacciare intorno alle fonti di quelle mie sostanze.— Io non ho bisogno di questo — si credette in obbligo di dire il signor Giacomo, il quale non sapeva ancora a che volesse parare il giovane con siffatti discorsi — per prestar fede alle sue parole.E Gian-Luigi con maggiore la vivacità:— Crede Ella dunque che un uomo in queste circostanze, con mezzo milione di patrimonio, possa aspirare senza troppa audacia alla mano della fanciulla d'un'onesta famiglia, d'una fanciulla ch'egli ama più d'ogni cosa al mondo?Giacomo comprese finalmente; ma la cosa gli giunse così inaspettata che non ebbe parole fatte e non seppe dimostrare il suo stupore altrimenti che coll'espressione della sua faccia; il giovane inchinandosegli dinanzi con cerimonia, come aveva fatto testè dinanzi a Maria, gli disse con accento solenne:— Ho l'onore di domandarle la mano di sua figlia, madamigella Maria.Il signor Benda, tanto meravigliato ancora che non sapeva bene tuttavia se questa domanda gli faceva piacere o no, rispose come rispondono tutti i padri in simili occasioni: esser questo un onore, ma prima di prendere una decisione aver bisogno di consultare la famiglia, e la figliuola sopratutto, eccetera, eccetera, e soggiunse che in quelle tristi circostanze in cui si trovavano, troppo non era acconcio il tempo a pensare e parlare di cose siffatte.Quercia si credette allora in obbligo di spiegare la ragione per cui non ostante la poco propizia occasione, chè riconosceva ancor egli quella essere tale, avesse pur tuttavia affrettato di avventurare la sua domanda. Disse che il suo amore per Maria era nato ben dapprima ch'egli si fosse introdotto in quella casa (il mentire non gli costava nulla) che ora avvicinandola erasi quell'affetto accresciuto a dismisura, e che, dovendo egli partire fra poco tempo per recarsi in Francia, appunto per quelle sue certe speculazioni che aveva detto averci colà intraprese, e fermarcisi forse un anno ed anco più, non poteva acquietarsi all'idea di partire senza aver deciso il destino del suo amore. Questo era il motivo per cui aveva così bruscamente dichiarato le sue intenzioni, e pregava in conseguenza che non gli si facesse di tanto ritardare, qualunque si fosse, la risposta che invocava.Il signor Giacomo fissò il dopo dimani per una risposta definitiva, e i due si separarono con una stretta di mano che era più che d'amico, quasi già di congiunto.Gian-Luigi, uscendo da quella casa, s'affrettò verso il Palazzo Madama, dove domandò di parlare al signor Commissario.

Francesco Benda aveva passato una notte cattiva. Un gagliardo accesso di febbre aveva spaventato non solo gli amorosi suoi congiunti, ma i medici eziandio. Il mattino colse quella disgraziata famiglia senza che pur uno, nè padre nè madre nè sorella dell'infermo, avesse chiuso quegli occhi che tutti avevano rossi dal pianto, avesse riposato quelle membra che ciascuno aveva, e non sentiva tuttavia, affrante dalla fatica e dall'angoscia. Nè la venuta del giorno arrecò alcun sollievo al giacente, alcun conforto di speranza a chi lo assisteva. Il ferito passava avvicendatamente da un sopor plumbeo ad un delirio non furibondo, nel quale, fra mille incoerenti parole che uscivano susurrate dalle sue labbra, spiccava pronunziato con più affetto, con ardenza di trasporto, un nome: quello di Virginia.

E questa, da parte sua (era esso un misterioso istinto, era una meravigliosa corrispondenza delle anime nei due amanti?), Virginia da parte sua, tutta notte era stata occupata più che non ancora mai da un'inquietudine affannosa, che le faceva immaginare, che le faceva indovinare più pericolose e crudeli le condizioni del ferito. Era di poco inoltrata la mattina, quando la nobil fanciulla, senza punto lotta cedette alle ispirazioni del suo amore ed all'impulso della sua pietà. Scrisse una letterina a Maria, come ad antica compagna ed a nuova amica, pregandola di volerle comunicare le notizie del fratello, e la mandò tosto per un lacchè, a cui fu vivamente raccomandata la sollecitudine.

Maria, che in que' momenti ne' quali la lettera di Virginia le giunse, non avrebbe voluto nè veder persona, nè ricevere biglietti di sorta, pure ad udire il nome di chi mandava quel foglio lo prese e lesse con premura. Il delirio del fratello aveva alla fanciulla rivelato il segreto dell'amore di lui; e se anima pietosa di fanciulla è pur sempre inchinevole a intenerirsi per siffatti affetti, da alcuni giorni la buona Maria era pur troppo, in mezzo ad un nuovo turbamento del suo cuore, più facile che mai ad essercommossa dalla vista, dalla parola, dal pensiero di quella passione. Nelle poche righe di Virginia laconicamente gentili, la sua dilicata percezione sentì un interesse più caldo e più vivo di quel che non volesse apparire, avvertì la vibrazione d'un affetto che invano cercasse nascondersi. Maria ebbe una ispirazione da semplice ed innocente fanciulla inesperta delle cose del mondo; sedette a tavolino e rispose alla nobile amica col biglietto seguente:

«Il povero Francesco sta male pur troppo.

«Se il giorno passasse come passò la brutta notte che è finita, non oso nemmeno pensare a quel che ne potrebbe avvenire.

«Ho pregato tanto la Madonna, e mi pare che la dovrebbe pur farci la grazia di salvarcelo.

«Sento una voce in cuore che mi dice esservi una persona al mondo che potrebbe richiamarlo alla vita.

«Questa persona è Lei, cui Francesco, nel suo delirio, ha invocata tutta la notte.

«Oh! s'Ella venisse a farci questo miracolo! Dio la benedirebbe per tutta la vita.»

Maria, scritte rapidamente queste parole, non riflettè, piegò la carta, la suggellò e la fece rimettere nelle mani del domestico di Virginia che aspettava. Se avesse riflettuto alquanto non l'avrebbe mandata: se ne pentì appena il lacchè fu partito, ma era troppo tardi e stette aspettando con ansia l'effetto delle sue parole.

Quest'effetto fu il migliore ch'essa potesse desiderare. Abbiamo visto come il primo impulso di Virginia nell'apprendere la disgrazia avvenuta a Francesco, fosse stato quello di accorrere essa stessa di persona a casa di lui; trattenuta dallo zio e da costui posta in guardia contro le imprudenze e i trasporti della passione, mercè il racconto delle funeste avventure di sua madre, Virginia aveva momentaneamente ceduto, ma non aveva in modo assoluto determinato che mai non avrebbe più tentato quel passo, ch'ella in cuor suo dicevasi potere diventare per certe circostanze, quasi un dovere in lei. Il racconto delle sventure di sua madre, se aveva potuto contribuire a scemar in essa le speranze che avrebbe potuto concepire intorno all'amor suo, ed abbiam visto com'ella poca o nessuna ne avesse, se aveva potuto ispirarle più riguardosa prudenza, non era fatto per isminuirle quella passione d'amore che già troppo oramai era in lei radicata e cresciuta.

Oh come ella aveva ripensato tra sè, e ricontatosi quel doloroso romanzo che aveva avuto per eroina sua madre, e di cui lo zio le aveva ora tracciate le linee principali! Come la sua fantasia eccitata aveva alacremente lavorato intorno a questi tratti precipui e compitone il disegno e menativi i colori e terminato il quadro! La sua tenerezza per la madre aveva sempre avuto qualche cosa di speciale, quasi potrebbe dirsi di misterioso, come se il suo istinto di figliuola avesse sentito nell'esistenza di quella cara e veneranda creatura un profondo dolore da consolare. Ora questa tenerezza, ch'ella sempre serbava all'anima della morta, s'era accresciuta vieppiù; ora era essa penetrata nel mistero di quel dolore e ne trovava ancora più pietosa la causa; ora comprendeva il significato di quello sguardo mesto, lungo, quasi imploratore, ch'ella ricordava aver visto tante volte nei begli occhi della madre. Virginia s'era recata innanzi al ritratto di questa che pendeva alle pareti nella sua camera da letto, ed era stata lungamente contemplandolo. Quante cose le diceva ora quel pallido viso leggiadro, che mai non aveva ella dapprima avvertite! Non era una colpa l'amor suo, ben lo aveva ella sentito; era una sventura: ma sapendo che a tale sventura aveva partecipato sua madre, le pareva che più nobile, più degna quella disgrazia si fosse, e se la aveva più cara.

Ad accrescere la passione dell'animo di Virginia venne la notizia dei fatti compiutisi alla fabbrica Benda e dei pericoli che quella famiglia avevano minacciato. Aveva sperato la nobil fanciulla di poter per mezzo di Maurilio sapere tutta e particolareggiata, e man mano la verità, ma fallitale, come abbiam visto, questa speranza, maggiori n'erano diventati il suo timore, la sua inquietudine, l'affanno dell'anima sua. La letterina di Maria giunse in buon punto per deciderla affatto a quello che già pensava seco stessa, a quel partito cui fino da principio aveva voluto effettuare, ed a cui non aveva rinunziato mai. Si coprì d'un fitto velo, si avvolse in un modesto mantello, si fece seguire dalla sua governante, uscì ratta a piedi, come quando recavasi modestamente in chiesa, e salita in una carrozza da nolo si fece condurre alla casa dei Benda.

Maria sedeva appiè del letto di suo fratello, il quale era di nuovo caduto in quel sopore che lo faceva rassomigliare poco meno che ad un cadavere. Quando alla fanciulla vennero ad annunziare che una giovane e bella signorina domandava di lei, una subita speranza le nacque in cuore che la potesse esser quella di cui essa aveva invocata la presenza, ma non osò accoglierla questa speranza; già s'era pentita, come dissi, d'aver scritto quel biglietto, e pensando all'orgoglio aristocratico che certamente doveva avere quella giovane, venivasi persuadendo che quel foglio la lo avrebbe disdegnosamente gettato e non altro. Corse di là con sollecitudine e mandò un'esclamazione di gioia e di riconoscenza nel vedersi davanti, ritta in mezzo la stanza, il velo sollevato dalla faccia leggiadra, la contessina di Castelletto.

— Dio la benedica! disse Maria, e le prese ambedue le mani, e si curvò come se glie le volesse baciare.

Ma Virginia la trasse su, le gettò le braccia intorno alla vita e l'abbracciò come una sorella.

Le due fanciulle si guardarono entro gli occhi, e si compresero più che per qualunque lungo discorso; si sentirono per affetto e per tempera d'anima congiunte; a dispetto d'ogni distinzione sociale si avvertirono pari.

— Posso io vederlo? domandò Virginia con una virtuosa franchezza, senz'ambagi come senza falsa vergogna.

Maria la prese per la piccola mano affilata e rispose con una sola parola:

— Venga.

La introdusse nella camera dove il ferito giaceva. Siccome le imposte della finestra erano rabbattute, Virginia da principio non vide che confusamente in quella oscurità. Al rossigno chiarore che mandava il fuoco del caminetto scorse una donna attempata, la quale, vedendo entrare una ignota, s'alzava da sedere. Maria le correva presso, le bisbigliava poche parole all'orecchio e quella donna faceva alla nuova venuta una profonda riverenza. Era essa la madre di Francesco.

Virginia camminò lentamente verso il bianco cortinaggio del letto che spiccava nel buiccio di quella stanza. I suoi occhi, cominciando ad avvezzarsi alla poca luce, videro sui cuscini abbandonata la testa simpatica del giovane. Le palpebre erano richiuse e le lunghe ciglia si disegnavano finemente sul pallore delle guancie. Le labbra scolorate erano semiaperte, ma pareva che di mezzo a loro non uscisse soffio nessuno di respiro. Solamente di quando in quando un gemito esile, ma penoso, saliva su dal petto e passava lento, trascinato per quella bocca socchiusa. Qual differenza fra quel misero giacente che soffriva e il robusto ed aitante garzone che Virginia aveva visto pochi giorni prima alla festa da ballo, che le aveva allora appunto con tanta ardenza svelato il suo amore!

Ella si fermò a pochi passi dal letto. Sentì nel suo cuore una pena che era quasi un rimorso; una ineffabile tenerezza le mandò agli occhi due lagrimette ch'ella non pensò neppure di asciugarsi.

— Gli è per me, a cagion mia, pensò, ch'egli è ridotto in tale stato.

Lo sguardo di Virginia parve esercitare alcun influsso sull'infermo: certo per uno di quegl'inesplicabili istinti d'innamorato, egli, anche inconsciamente, sentì alcun effetto della presenza di lei. Gli occhi rimanevano chiusi tuttavia, ma un lieve color rosato saliva su alle guancie, ed il respiro si faceva più sensibile. Ella fece ancora un passo verso il letto: gli occhi di lui si spalancarono e stettero immobili, fissi su quella bellissima figura di donna che avevan dinanzi e ch'egli credeva una felice visione del suo delirio. Tutta la notte il caro fantasma di quelle sembianze era passato e ripassato nei torbidi sogni della sua malata fantasia; ma egli non aveva potuto fermarselo mai innanzi alla mente per tanto tempo e in sì precise forme quanto desiderava: credette che ora fosse questa un'apparizione come le precedenti, ma più simile alla realtà, più netta di forme e più duratura. Lo sguardo semispento de' suoi occhi affondati prese una ineffabile espressione di tenerezza, di gioia e di preghiera; e le sue labbra mormorarono con appena sensibil soffio di voce:

— Oh! non fuggirmi così presto, diletta immagine dell'amor mio!

Virginia superò d'un tratto con piè leggiero la poca distanza che ancora la separava dal giacente e si curvò su di lui come per raccoglierne le pronunziate parole. Negli occhi del ferito apparve una sorpresa, una commozione, quasi un timore. Richiuse le palpebre come per vedere se quell'apparizione era nella sua mente soltanto, o proprio nella realtà, all'infuori di lui: e in quella sentì, come un soffio soave di paradiso, un alito profumato passargli sulla fronte, e una celeste melodia di voce femminile pronunziare teneramente il suo nome:

— Francesco!

Il giacente mandò un grido — un vero grido — di gioia. Teresa e Maria accorsero sollecite, quasi spaventate. Ma non c'era onde spaventarsi. Gli occhi del giovane riapertisi brillavano di tutta la luce della salute e della ragione: l'anima fatta beata raggiava la sua letizia da tutte le sembianze della leggiadra faccia.

— Virginia! Virginia! esclamò egli con voce più forte di quello che altri avrebbe mai potuto credere.

Non avevano fatto che pronunziare a vicenda l'un dell'altro il nome; ma quante cose con quella sola parola e' s'eran dette! ma come s'erano reciprocamente compresi! come si sentivano l'un dell'altro penetrar l'anima nell'anima!

Virginia tornò a curvarsi sopra il giacente, e fece sommessamente di nuovo suonare la melodia della sua voce.

— Non parli, glielo proibisco. Sono venuta a pregarla di guarir presto, e la mi deve obbedire. A questo patto soltanto le perdonerò il troppo dolore ch'Ella ha dato a sua madre, a tutta la sua famiglia.....

Stette un breve momento, e poi soggiunse a voce più bassa:

— Ed a me.

Francesco beveva cogli occhi lo sguardo, colle orecchie la voce dell'amata fanciulla. Sentiva nelle vene, in tutto l'esser suo rifluire di subito nuova e più potente la vita; gli pareva di colpo fugato ogni male, e quasi effettuato in lui il miracolo del Nazareno, che aveva detto all'infermo di levarsi, prendersi il suo letto in ispalla e camminare. Le parole gli mancavano alle idee, le idee stesse gli mancavano all'espressione della sua felicità.

Non passarono più che dieci minuti. Fu un attimopel loro desiderio, ma vi fu abbastanza di tempo perchè le più svariate e numerose sensazioni di tenerezza e d'amore si avvicendassero nelle loro anime. Le labbra non promisero nulla, gli occhi si scambiarono mille giuramenti. Virginia, allontanandosi dal giacente per partirsi, lasciava nel cuore di lui un balsamo taumaturgo da risanarlo assai più presto e meglio d'ogni farmaco di medico.

Mentre la fanciulla stava per uscire di quella stanza, vi entrò un uomo. Era il padre di Francesco, che veniva inquieto a vedere suo figlio. In presenza delle donne Virginia non aveva avuto pure un istante di turbamento o di confusione; la vista d'un uomo la fece arrossire fino alla radice dei capelli. Prese ella vivamente per mano Maria, come se volesse con quell'atto significare che all'interesse ed all'affetto per la compagna dovevasi la sua presenza in quel luogo, e s'affrettò ad uscire dalla stanza, passando innanzi a Giacomo, il quale, riconosciutala, salutava con profondissimo inchino.

Giunte nella camera che precedeva quella di Francesco, Maria e Virginia trovarono Gian-Luigi che sopraggiungeva, preceduto da un domestico. Maria arrossì leggermente nel rispondere al saluto del giovane i cui sguardi e la cui attenzione furono attirati dalla superba bellezza della titolata fanciulla. L'aspetto di Quercia era tale ancor esso da non passare inosservato a qualunque lo vedesse, e Virginia, senza pur darsene conto, fissò quasi con curiosità i suoi limpidi occhi sulle sembianze virilmente belle di quel nuovo venuto, e rispose con una cortesia che era presso che famigliare e benevola al saluto di quel giovane che non ricordava aver veduto ancora mai. Avviene molte volte che al bel primo incontrarci con una persona, questa non ci pare affatto estranea; o sia una somiglianza con altre persone, o sia una certa misteriosa affinità fra i nostri esseri che si rivela con una specie d'istinto inavvertito, o sia un effetto travelato di attinenze anteriori avute in una vita precedente, il fatto è che certuni appena ci vengono innanzi ci sembrano conoscenze d'antica data, e siamo disposti di subito a conceder loro più domestichezza ed interesse che non ad altri da molto tempo già conosciuti. Fu un poco di quest'effetto che Virginia provò alla vista di Gian-Luigi, e quasi uguale fu quello che sentì il giovane a trovarsi faccia a faccia colla nobil ragazza cui aveva vista da lontano parecchie volte, ma non aveva mai accostata. E, cosa strana, in questa sua sensazione, non entrava menomamente quel suo ardore di voluttà che gli faceva desiderare ogni bellezza di donna, ma eravi come una tinta di rispetto, come un'ombra di affettuosa deferenza, come un istintivo impulso ad inchinar riverente quelle belle sembianze.

Maria vide l'ammirativa fissità dello sguardo di Gian-Luigi su Virginia, e sentì una dolorosa fitta nel cuore. Anche la gelosia doveva nascere in quella povera, innocente fanciulla a confermarle e ribadirle nell'anima l'infausta passione che vi si era insinuata. Non disse che poche parole a Quercia, invitandolo a passare nella camera di Francesco, e seguitò ad accompagnare la bella visitatrice che si partiva, fino all'anticamera.

Nel momento di prender commiato, Virginia, stringendo amichevolmente la mano a Maria, le disse:

— Scriverò a Lei per avere ulteriormente le nuove di suo fratello; la sia compiacente di darmene senza troppa parsimonia.... E spero che ci rivedremo.

Quando la nobil fanciulla fu partita, Maria pensò un istante, invece di tornare presso suo fratello, di andarsi a rinchiudere nella sua camera e non uscirne più finchè Quercia si fosse partito; e s'avviò realmente per porre in atto questa risoluzione, ma non n'ebbe la forza. Quando fu nel salotto che precedeva la camera di Francesco, vide che Gian-Luigi non era passato di là, ma stava lì tuttavia, come aspettando. Si turbò molto nel trovarsi sola con lui, non osò guardarlo e stette impacciata, a pochi passi da lui, senza parlare.

Egli le faceva piombare addosso quel suo sguardo caldo, luminoso, efficace, che penetrava nell'anima; e la giovanetta, pur colle palpebre abbassate, lo sentiva posarsi con infinita soavità, come una carezza amorosa, sulla fronte, sul volto, sulla persona, avvolgerla come d'un fluido voluttuoso, e vincerle ogni volontà. Quercia s'accostò alla fanciulla, e le prese una mano; ella si mise a tremar leggermente, e volle liberar la sua destra, ma egli ne la trattenne con dolce violenza.

— Maria! susurrò egli chinando la sua bocca sulle chiome di seta che ornavano la testolina curva della ragazza: e la sua voce era sì espressiva ed insinuante! e l'accento era pieno di tanto amore e di sì cara espansione che una dolcezza ineffabile invase ed occupò tutto l'essere della innamorata fanciulla.

I suoi occhi si levarono quasi tratti a forza verso gli occhi di lui, e la luce brillò in essi ripercossa da due lagrimette.

— Maria! ripetè egli col medesimo accento, premendosi al petto quella mano che seguitava a tener fra le sue.

Dal labbro della giovane fuggì, saettato per così dire dall'emozione, il segreto del suo cordoglio.

— Ah! com'Ella ha guardato la contessina di Castelletto! disse con amarezza in cui non c'era rimprovero, ma dolore.

Quercia cominciò per rispondere con un sorriso soltanto, ma con uno di quei suoi sorrisi ammaliatori che erano più eloquenti d'ogni parola, e che bastò a rassicurare ed a rallietare l'animo di Maria; poi disse:

— Sì, la ho guardata, perchè io ammiro la pietàdovunque si manifesti, e trovo degno di lode il sentimento che condusse presso il letto del giacente la figliuola d'una superbissima schiatta. La ho guardata, ma l'ho io veduta? Come donna, no. Di donne ve n'è una sola al mondo ch'io veda oramai, una sola che esista per me...

S'interruppe, sollevò lentamente alle sue labbra la mano che teneva e vi posò un lungo e caldissimo bacio; poi soggiunse con voce più bassa, ma con accento ancor più espressivo:

— E quest'unica donna — Maria — sei tu!

La fanciulla si riscosse come subitaneamente colpita da una potente scintilla elettrica, arrossì, impallidì, tremò, accennò cadere, si aggrappò al braccio di lui per sostenersi.

— Sì, Maria, sei tu. Benedico questo momento che Dio mi concede da poterti parlare in libertà. T'amo e voglio che tu sia la donna compagna del mio destino; ma non mi piace ottenere questa felicità da altri che dall'amor tuo. Ti senti tu di amarmi? Ti senti tu d'esser mia, tutta mia, sempre mia?

Ella appoggiò la sua fronte al petto di lui per nascondere il dolce rossore del suo viso e mormorò sommessamente:

— Sì... Oh sarò felice!

Allora egli la staccò dolcemente da sè, e con gentile riverenza inchinandosi innanzi, disse:

— Mi permette dunque, madamigella, ch'io domandi la mano di Lei ai suoi genitori?

Maria gli porse la destra.

— Ed io glie la do senz'altro. Babbo e mamma non avranno altra volontà che la mia.

Quando Quercia ebbe baciata quella mano, ella si fuggì ratta, e questa volta andò proprio a serrarsi nella sua camera, dove sentiva il bisogno di essere sola.

Ilmedichinola seguitò con uno sguardo in cui brillava una bassa cupidigia sensuale.

— Oltre i suoi denari, disse fra sè con cinismo, avrò anche una donnetta che mi piace... finchè ne sia poi stufo.

Ricompose la sua faccia ad espressione onesta, ed entrò nella camera di Francesco.

Il miglioramento dell'infermo era evidente anche agli occhi d'un profano all'arte medica; e il padre e la madre di lui lo avevano subito avvertito, pensatevi se con lieto animo. Quercia certificò questo prospero mutamento e crebbe la consolazione dei parenti, il buonumore del malato. Per la prima volta, dopo parecchi giorni, in quella famiglia così crudelmente provata, entrò di nuovo la tranquillità dello spirito e trovò luogo il sorriso.

Si parlò con mente più libera di cose varie e indifferenti; e Francesco domandò che cosa succedesse per la città, come si fossero passati gli ultimi giorni di carnovale e quali novità occupassero le ciarle dei cittadini. Il sor Giacomo, fra altre cose, disse della principale di codeste novità, che era quella dell'assassinio di Nariccia, di cui non sapeva bene però tutti i particolari, essendo vissuto in quei giorni così segregato dal mondo, e quindi chiedendone al dottore: ma questi non parlò a lungo di tale argomento; ripetè spiccio le voci principali che correvano, e poi tosto consigliò a fare in modo che l'infermo non avesse tanto da parlare, e quindi troncare per allora il discorso.

Ma il ricordare quel delitto aveva richiamato qualche cosa alla mente del padre di Francesco. Quercia, che era osservatore acutissimo e sempre in sull'avviso, s'accorse che a questo proposito alcun che era intravvenuto che più da vicino toccava quella famiglia o il sor Giacomo solo, perchè quest'ultimo aveva preso un aspetto alquanto preoccupato, e guardava il dottore con una certa espressione fra di curiosità e di dubbio, di esitanza e di imbarazzo che pareva significare aver egli qualche cosa da dire ed essere incerto se e come dirla.

Gian-Luigi decise tosto tagliar netto il nodo; si chinò verso il signor Benda, e gli disse sotto voce:

— Avrei bisogno di parlarle. La mi vuole concedere due minuti di colloquio nel suo studio?

— Volentieri. Ho giusto ancor io una strana circostanza da comunicarle.

Quando furono di là il giovane invitò il padre di Francesco a parlare per primo: ma il signor Giacomo non volle.

— No, no, parli Lei: il suo contegno mi dice che le sono cose gravi quelle che la mi ha da dire, ed io, avvezzo oramai a nuovi colpi della sventura, sono ansioso di sentire se qualche nuovo malanno ci minaccia.

Luigi fece sorridendo un atto rassicuratore.

— No. Debbo trattenerla di due cose: la prima è una bazzecola che la mia poca memoria mi ha tolto di dirle prima, come già avrei dovuto fare; l'altra è una proposta, importantissima per me, pel quale si tratta della felicità della vita.

Il signor Giacomo, la cui curiosità fu vivamente desta da tali parole, fe' cenno al suo interlocutore parlasse liberamente.

— Cominciamo dalla cosa indifferente. Il parlare ora del delitto commesso la notte dell'ultima domenica di carnovale, mi ha fatto ricordare che io, quella notte medesima, quando mi sono partito di qua, su questo stesso viale che qui conduce, fui vittima d'un'aggressione.

— Lei?

— Sì, signore. Due uomini mi assalirono, dei quali uno era un colosso. Non pensai mi convenisse opporre resistenza; mi spogliarono di quanti denari avevo, e, quel che più mi dolse, mi presero anche il mantello che qui mi era stato imprestato: ed ecco la cagione per cui non l'ho potuto ancora, nè lo potrò mai restituire.

Giacomo fece un atto ed un'esclamazione che significavano: «Ora capisco tutto.»

— Egli è appunto cosa che riguarda quel benedetto mantello che io le ho da dire. In causa di esso io ebbi una chiamata dal giudice istruttore.

— Davvero? esclamò Quercia, che nascose il suo malessere sotto le mostre dello stupore.

— Sicuro; e ci fui questa mattina medesima.

— E che le si disse adunque? Il mio aggressore sarebbe stato arrestato?

— No, ma il suo aggressore dev'essere niente meno che l'assassino di quell'usuraio.

— Possibile! Oh come? oh come?

— Nelle mani dell'assassinato si trovò un pezzo di bavero, sotto cui trapunte due lettere iniziali. La Polizia ebbe a sè tutti i sarti della città per vedere se alcuno riconoscesse in quello un suo lavoro, e il sarto mio e di mio figlio disse che quello era il colletto d'un mantello da lui fatto pochi mesi sono per Francesco, del cui nome infatti sono iniziali le lettere che vi si trovano trapunte. (E il nostro sarto ha appunto l'uso di ricamare tali cifre per distinguere i panni miei da quelli di mio figlio). Mi si mostrò quello squarcio e mi si domandò se lo riconoscevo: io risposi che quelle erano invero le iniziali del nome di mio figlio, che ben mi pareva quello il pezzo d'un suo vestito, ma che non potevo esserne sicuro. Si volle sapere se un mantello od altro oggetto di vestiario qualunque mancasse alla guardaroba di Francesco, e per che cagione la ci mancasse, ed io dovetti contare come quella sera fatale avessimo dovuto imprestare a Lei, a cui abbiamo tanto debito di riconoscenza, un mantello per tornarsene la notte a casa sua.

Gian-Luigi ebbe tanta padronanza di sè da nascondere la sua contrarietà, la fiera rabbia ond'era assalito.

— Ho avuto torto, diss'egli, a non dare importanza a quell'aggressione. Se fossi andato subito a denunziare il fatto, dando io i connotati dei malandrini, e li posso dare esattissimi, avrei forse conferito allo scoprimento de' rei; ma pensai allora che non valesse manco la pena di scomodarsi. Però si è ancora certamente in tempo, e conto recarmi tosto dal Commissario di Polizia.

— Farà bene. Di sicuro non è su Lei che possano cadere sospetti di tal fatta; ma un altro da questo viluppo di circostanze potrebbe venir compromesso. È meglio affrettarsi a dilucidare le cose.

Quercia, con atto di cordiale franchezza, tese la mano al signor Giacomo.

— Lei, signore, mi dice superiore a questi sospetti, e sono persuaso che tale mi crede; ma in realtà Ella conosce poco di me e nulla delle cose mie. Avrà udito di me varii giudizi nel mondo, e forse malevoli i più: ma il vero è che nessuno sa nulla dell'esser mio, del mio passato, delle mie reali condizioni. Ebbene ora voglio che Ella mi conosca compiutamente; devo farmene compiutamente conoscere, prima di avventurare una domanda, da cui, come già accennai, dipende la felicità di tutta la mia vita.

Si raccolse un momento, e poi raccontò il seguente romanzetto della sua vita ch'egli si era preparato per simile occasione.

— Lungo tempo io vissi come trovatello. La mia nascita toglieva un vistoso patrimonio a certi collaterali della mia famiglia, i quali mi fecero pertanto sparire e mi relegarono in un ospizio. Un po' di rimorso in que' sciagurati che così mi sacrificavano, li indusse a farmi levare di là ed affidarmi alle cure d'una donna che mi fosse nutrice e madre, incaricando di vigilare su di me un medico del villaggio in cui questa donna abitava. Quando fui cresciuto, questo medico, sempre per mandato di que' tali, mi fece studiare, mi mandò all'Università, e poichè fu giunto all'estremo di vita mi ebbe a sè e mi rivelò il segreto. I miei nemici avevano così bene prese le loro precauzioni che nessun documento più, nessuna prova sopravanzava da farmi restituire il mio nome e l'esser mio; d'altronde trattavasi dell'onore di certi autorevolissimi personaggi che si voleva salvo ad ogni modo, così che se io, istrutto di qualche cosa, avessi tentato il ricupero del mio vero stato, mi sarei esposto anche al pericolo di vedere minacciata, non che la libertà, la mia vita. Per rimediare in alcun modo al torto che mi era fatto, quei medesimi avevano mandato al medico circa cento cinquanta mila lire da darmibrevi manu, capitale che per poco mi sapessi industriare avrebbe bastato a farmi vivere agiatamente. Il medico medesimo, commosso dalla pietà del mio caso, mi lasciava parte delle sue sostanze. Che doveva io fare? che mezzi mi restavano da ribellarmi contro il mio destino? Accettai e mi tacqui. Quel capitale, che fu da principio di poco meno che duecento mila lire, per mezzo di certe speculazioni industriali... fatte in Francia... ho più che accresciuto; ed ecco l'origine di quella ricchezza che la gente trova forse misteriosa, e di cui non curo, anzi disdegno di porgere al volgare la menoma spiegazione. A Lei, prima di fare la domanda che sto per volgerle, dovevo dare questa spiegazione; ed anzi, siccome la non è obbligata a credermi soltanto sulla parola, le darò per prova della verità del mio asserto uno scritto tutto di pugno di quel medico, — e la sua firma si può riscontrare e fare autenticare per vera quandochessia — nel quale ogni cosa è narrata per disteso, scritto lasciatomi da lui, appunto perchè in qualunque caso io potessi trionfalmente rispondere ad ogni sospetto che potesse sorgere, ad ogni accusa che mi si potesse affacciare intorno alle fonti di quelle mie sostanze.

— Io non ho bisogno di questo — si credette in obbligo di dire il signor Giacomo, il quale non sapeva ancora a che volesse parare il giovane con siffatti discorsi — per prestar fede alle sue parole.

E Gian-Luigi con maggiore la vivacità:

— Crede Ella dunque che un uomo in queste circostanze, con mezzo milione di patrimonio, possa aspirare senza troppa audacia alla mano della fanciulla d'un'onesta famiglia, d'una fanciulla ch'egli ama più d'ogni cosa al mondo?

Giacomo comprese finalmente; ma la cosa gli giunse così inaspettata che non ebbe parole fatte e non seppe dimostrare il suo stupore altrimenti che coll'espressione della sua faccia; il giovane inchinandosegli dinanzi con cerimonia, come aveva fatto testè dinanzi a Maria, gli disse con accento solenne:

— Ho l'onore di domandarle la mano di sua figlia, madamigella Maria.

Il signor Benda, tanto meravigliato ancora che non sapeva bene tuttavia se questa domanda gli faceva piacere o no, rispose come rispondono tutti i padri in simili occasioni: esser questo un onore, ma prima di prendere una decisione aver bisogno di consultare la famiglia, e la figliuola sopratutto, eccetera, eccetera, e soggiunse che in quelle tristi circostanze in cui si trovavano, troppo non era acconcio il tempo a pensare e parlare di cose siffatte.

Quercia si credette allora in obbligo di spiegare la ragione per cui non ostante la poco propizia occasione, chè riconosceva ancor egli quella essere tale, avesse pur tuttavia affrettato di avventurare la sua domanda. Disse che il suo amore per Maria era nato ben dapprima ch'egli si fosse introdotto in quella casa (il mentire non gli costava nulla) che ora avvicinandola erasi quell'affetto accresciuto a dismisura, e che, dovendo egli partire fra poco tempo per recarsi in Francia, appunto per quelle sue certe speculazioni che aveva detto averci colà intraprese, e fermarcisi forse un anno ed anco più, non poteva acquietarsi all'idea di partire senza aver deciso il destino del suo amore. Questo era il motivo per cui aveva così bruscamente dichiarato le sue intenzioni, e pregava in conseguenza che non gli si facesse di tanto ritardare, qualunque si fosse, la risposta che invocava.

Il signor Giacomo fissò il dopo dimani per una risposta definitiva, e i due si separarono con una stretta di mano che era più che d'amico, quasi già di congiunto.

Gian-Luigi, uscendo da quella casa, s'affrettò verso il Palazzo Madama, dove domandò di parlare al signor Commissario.


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