CAPITOLO XIV.Don Venanzio e Maurilio erano giunti al villaggio al cader della notte. Un freddo vento aveva sollevato alquanto sopra delle montagne la scura cappa di nubi che incombeva sul cielo, e una riga rossigna, color di sangue, mandava un fantastico chiarore dall'ultimo lembo di quel mantello nero disteso sull'orizzonte. Al rivedere que' luoghi testimoni della sua infanzia e della prima adolescenza, Maurilio, ora così mutato di condizioni, provava una strana sensazione, quasi un rimpianto ch'egli neppure non sapeva spiegare a se stesso.La carrozza del marchese di Baldissero che ne li aveva condotti, si fermò alla porta della canonica, dove il parroco ed il giovane smontarono. Il rumore dei ferri de' cavalli che scalpitavano e delle quattro ruote che trabalzavano girando sul grossolano e disuguale acciottolato del villaggio, aveva tratto sul passo delle porticine le comari che preparavano il pasto della sera ai mariti ed ai figli, i quali appunto allora tornavano dal lavoro. Don Venanzio le salutava passando, con un sorriso, ed esse rispondevano con un inchino: gli uomini si levavano la berretta od il cappello con una famigliarità rispettosa: i bambini, scappati dalle falde materne, correvan dietro alla carrozza vociando come uno sciame di passerotti.La chiesa era ancora aperta e ne veniva fuori un velato ronzìo di voci femminili: erano delle buone donne che dicevano il Rosario. Il vecchio moretto, tanto vecchio che oramai poteva appena trascinarsi, colla sua affettuosità di cane fedele, venne fino sulla soglia a dare la buona venuta al padrone collo scodingolare e con un suo mugolìo. Il campanaro dall'alto del campanile mandava per le ombre della sera, che ad ogni momento crescevano, i mesti rintocchi dell'Avemmaria.La carrozza ripartì di trotto verso Torino, Don Venanzio e Maurilio entrarono nella modesta casetta. In essa tutto era ancora esattamente tal quale il giovane lo aveva visto nella sua infanzia, tal quale lo aveva visto quella sera che, scacciato da Nariccia, era venuto, senza pur saperne il perchè, a confortarsi l'animo nell'aspetto di quei luoghi. Tutto il medesimo e tutto al medesimo luogo. Nulla neppure pareva invecchiato. La paglia delle seggiole era sempre nel medesimo stato, sempre sbiaditi quel medesimo, nè più nè meno, i colori del tappeto a fiorami che stava sulla tavola nel tinello. In mezzo a quella roba sempre uguale non pareva invecchiato nemmeno il buon sacerdote che vi faceva raggiare il sempre medesimo sorriso di bontà, di cui le bianchissime chiome parevano un'aureola di santo ad una fronte piena di candore.— Mio caro, disse il parroco a Maurilio, poichè si fu tolto il vecchio mantello, l'ebbe accuratamente ripiegato e consegnatolo alla vecchia fantesca perchè lo riponesse: hai tu bisogno di riposarti?Il giovane fece un cenno negativo. Era commosso nell'intimo così che non poteva parlare: guardava intorno con occhi rimbamboliti, e tutte le ore della sua infanzia passate colà facevano ressa nella sua memoria per affacciarsegli una prima dell'altra, come una frotta di ragazzi che si vogliono cacciar dentro ad una porta alla rinfusa.Don Venanzio si levò il cappello a becchi, lo lisciò bene colla manica e consegnandolo ancor esso alla serva, soggiunse:— Ci preparerai un boccone di cena. Poca roba. Il nostro Maurilio non mangia di più di quello che mangiasse un tempo, e benchè sia ora un signore, non ha ancora imparato ad averne le abitudini. Una buona frittata coll'erbe e due capellini al brodo, e ne abbiamo d'avanzo. Non è vero?Maurilio sorrise. La vecchia fante, che in compagnia di quel sant'uomo di prete aveva imparato la bontà, se ne andò via senza brontolare.Don Venanzio si pose in capo la sua berretta da prete, nera col fiocco nero, e poi disse:— Tu fai quello che vuoi. Io non torno mai da una gita qualunque senz'andar tosto a ringraziar la Madonna e il mio Santo protettore d'avermi scampato da ogni malanno. Senzachè questa è l'ora solita in cui mi unisco alle preghiere della sera di una buona parte de' miei parrocchiani. Vado dunque in chiesa; se vuoi attendermi qui...Il giovane fece segno che l'avrebbe accompagnato.— Sì? esclamò il parroco tutto lieto. Va bene. Vieni, vieni nella casa del Signore; chi sa ch'esso finalmente non ti faccia la grazia di toccarti il cuore.Maurilio sorrise e seguì il vecchio sacerdote. Per un corridoio entrarono nella piccola, modesta sagrestia, non ancora rischiarata altrimenti che dal fievol raggio del crepuscolo che andava sempre più spegnendosi: e da questa penetrarono nella chiesa.Essa era quasi oscura affatto. Una lampada sola ardeva dinanzi ad una statua di Madonna che stava in una nicchia d'uno dei pilastri: la fiamma oscillante di quella lampada mandava poca luce intorno e pareva meglio che altro una macchia rossiccia nel nero di quell'ombra. A' piè di quel pilastro, innanzi a quell'immagine, un gruppo di donne inginocchiate borbottava il Rosario. La poca luce che pioveva dalla lampada accesa, vacillando al di sopra di quelle teste chinate e di quelle spalle curve, coloriva d'una striscia fugace ora i panni di questa, ora il volto di quella donna; poveri panni e pallidi volti. Nessun rumore esterno giungeva fin là, e il brontolìo di quella preghiera saliva su dal freddo spazzo di quadrelli su cui le donne erano prostrate, come un gorgoglio d'onda nel silenzio d'un deserto.Il parroco non andò a frammischiarsi al gruppodi quelle preganti: si recò all'altar maggiore, s'inginocchiò sui gradini che lo separavano dal resto della chiesa, posò sulla balaustra di marmo bianco la sua berretta, appoggiò le braccia alla balaustra medesima, pose sopra le mani la sua testa ricurva e rimase immobile, assorto nella sua preghiera.Separata dalle altre, una donna eziandio stava inginocchiata nell'angolo più oscuro della chiesa e pregava ferventemente in mezzo a lagrime e sospiri.Maurilio si appoggiò alla parete, nell'ombra più scura d'una cappella dalla parte opposta a quella dove sotto l'immagine della Vergine pregavano le donne, ed incrociate al petto le braccia, immobile al par d'una statua, stette prestando l'orecchio, come ad una musica, al monotono accento di quella preghiera, facendo scorrere il suo sguardo dal parroco i cui panni neri spiccavano sul bianchiccio della balaustra, al gruppo delle donne sotto il fioco raggio della lampada, alla creatura isolata, le cui povere vesti scure si confondevano colle tenebre del luogo nell'angolo estremo della navata.A che pensava egli in tal momento? A nulla ed a tutto. Gli si agitava confuso nella mente il tenebroso problema dei destini umani. Dimenticava un istante il suo io; o per meglio dire questo si assorbiva nel gran complesso della umana famiglia; il suo essere individuale era diventato il tipo, il modello di tutti gli esseri umani, per provarne in quel punto le aspirazioni e gli stimoli superiori alla materia; in lui s'era incarnato, come dire, lo spirito dell'umanità. Ammirava la fede cieca di quella povera gente e la invidiava come rimedio a porre in tacere le angoscie, le ansie, le audacie dell'intelletto investigatore, avido del vero; e la detestava nello stesso tempo come figliuola dell'ignoranza e negatrice della ragione. Avrebbe voluto credere come quelle ignare donnicciuole, pregare com'esse, lasciarsi avvolgere l'anima dalla superstizione, acchetarsi nella stupidità dell'idolatria, bendarsi gli occhi alla luce del vero col velo teocratico del passato: e si sarebbe disprezzato di farlo. Aveva per quelle anime ignoranti che ritraevano ancora, in mezzo alla civiltà moderna, del feticismo del selvaggio, ma nobilitato da una divina speranza, uno sguardo di compiacenza ed un sorriso di compassione. Sentiva entro sè la scienza riagire contro l'influsso del sentimento, contro le impressioni del luogo, delle memorie e dell'ora, e far suonare nel suo cervello le obbiezioni della verità materiale e il riso amaro di Mefistofele.Quando il Rosario fu finito, le donne si levarono e stavano per partirsene; ma videro sorgere presso la balaustra l'ombra nera e le chiome canute del parroco, videro volgersi verso di loro la faccia soavemente veneranda del vecchio loro pastore, e si fermarono.Don Venanzio venne presso di loro sotto la fievole ed oscillante luce della lampada, e tutte le furono intorno salutevoli e festanti; — tutte fuor che una: quella che, appartata dalle altre, pregava sempre con fervore nella più remota ed oscura parte della chiesa. Il parroco rispose amorevolmente e lietamente ai saluti ed alle amorevoli interrogazioni delle donne; poi levando la mano destra per chiamarne di meglio l'attenzione, disse:— Voi avete pregato sinora per voi; è opera di carità e dovere di cristiano pregare eziandio pei nostri fratelli: e tutti gli uomini, lo sapete, sono nostri fratelli. Preghiamo adunque per quelli che soffrono, di qualunque sorta sieno i loro dolori, a qualunque classe o nazione appartengano, qualunque religione professino.Sostò un momento e poi riprese con voce che vibrava d'una frenata emozione:— Unitevi a me per pregare soprattutto in favore di coloro che non hanno il conforto ed il merito della fede.A Maurilio parve che lo sguardo del buon prete andasse fugacemente a cercarlo nell'ombra.— Preghiamo perchè Iddio apra loro gli occhi e coi santi misteri della religione parli al loro cuore.Cominciò una preghiera cui le donne, inginocchiatesi di nuovo intorno a lui, ripeterono con tenera compunzione. Era un commovente spettacolo vedere quel vecchio sacerdote dritto innanzi all'immagine di quella che fu madre del Salvatore degli uomini, del creatore del mondo novello, le sue bianche chiome illuminate dal raggio della lampada, le mani giunte, gli occhi sereni e puri, specchio di un'anima senza rimorso, levati con espressione di ardente, angelico desiderio, di fede e d'amore; e intorno a lui chinate a terra quelle meschine, povere di ricchezza e d'intelletto, ma che con tanta fiducia s'associavano a quell'atto sublime di carità spirituale. Maurilio se ne sentì intenerire. Volse a quella rozza statua, che rappresentava la Vergine indiata, il suo sguardo sfavillante e mormorò fra sè con profonda riverenza d'affetto:— Sì, parlami al cuore o eterno femineo divinizzato dalla religione del Cristo. Tu se' la bellezza, ma non solo delle forme come la greca, sì dell'anima; tu se' la pietà, tu se' l'amore nel suo più alto significato; tu se' insieme colla purezza la maternità, le due più sublimi cose dell'universo. La fede! Sì, dammi la fede che è forza e salvezza; ma non quella fede che distrugge il più prezioso dono di Dio allo spirito umano: la ragione; che nega il vero e vi scema in dignità ed in sapere, piegandovi all'assurdo. Aiuti l'influsso benigno di quella virtù di amore che in Te si rappresenta, ad affermarsi ed afforzarsi in me quella fede che vince ogni errore, perchè va unita coll'altra figliuola di Dio: la scienza.Quando Maurilio ebbe terminato questa specie d'invocazione, il parroco e le donne avevano terminata la loro preghiera. Le contadine se ne partirono; il sacrestano le seguitò per chiudere alleloro spalle la porta, e Don Venanzio venne verso il giovane, commosso ancora nel sembiante, nel sorriso, direi quasi, per la forza e la vivacità dell'affetto ond'era stata improntata la preghiera che aveva fatto.— Ed ora, diss'egli con sincera giovialità, andiamo a cena.Ma un'ombra si staccò dall'oscuro della navata e venne innanzi timidamente verso il cerchio di luce che mandava la lampada della Madonna. Era la pregante stata sempre in disparte e che non aveva abbandonata colle altre la chiesa.— Signor Prevosto: diss'ella con voce affranta, timorosa, quasi tremante.Il Prevosto la riconobbe di subito.— Ah! siete voi, Margherita. Venite, venite meco che ho da parlarvi.— Sì? disse la povera donna giungendo le mani ed affannata per desiderio, per isperanza, per ansietà. Da parte dilui?Loha visto?— L'ho visto, rispose sorridendo Don Venanzio: ed è proprio di lui e per lui che ho da parlarvi. Seguitemi in casa.Mentre il sacrestano abbarrava ben bene la porta della chiesa, il parroco, Maurilio e la povera Margherita passarono nellacanonica.Nel tinello schioppettava allegramente una fascina di sarmenti sugli alari del caminetto; sulla tavola, a coprire il famoso tappeto era steso un mantile di tela operata grossolana ma candidissima; due coperti erano posti allato l'un dell'altro, e in mezzo una bottiglia di vino ed una caraffa d'acqua e un bel pezzo di pan bruno. Una lucerna d'ottone a olio, de' cui tre becchi due erano accesi, illuminava la piccola stanza, aiutatavi dal gaio chiarore che mandava il fiammar della fascina.Morettoaccoccolato presso il camino, il muso sulle zampe, stava nell'attitudine beata di chi gode tranquillamente il suo benessere. La vecchia fantesca finiva di mettere sul desco le posate di ferro che lucevano come se fossero d'argento, e, colla cesta in cui le si tenevano, se ne andava in cucina. Don Venanzio fece segno di sedere ad un lato del caminetto, a Maurilio, il quale obbedì: sedette anch'egli dall'altra parte sul suo seggiolone a bracciuoli col piano semplicemente impagliato, tirò fuor di tasca il moccichino di tela a quadretti bianchi ed azzurri, se lo pose ripiegato sopra un ginocchio e si volse verso la povera donna che avea fatto venire fin là.Margherita s'era fermata in sulla soglia dell'uscio, e stava timidamente, ma desiosamente aspettando. I suoi abiti erano quelli della miseria; una veste tutto rappezzata di pannocotone che non avea più colore le si serrava intorno al corpo macilento; un fazzoletto scuro aveva sulle spalle, il quale, incrociandosele innanzi al petto incurvato, veniva ad annodarsele sulle reni; portava in testa un fazzoletto compagno che tanto le veniva innanzi sulla faccia da nasconderne i lineamenti; teneva congiunte le mani che parevano quelle d'uno scheletro ricoperte d'una pergamena color di tabacco e tutto raggrinzita.— Venite avanti. Margherita: disse Don Venanzio con accento d'amorevolezza incoraggiativa: avete freddo, venite a scaldarvi.La vecchia mosse due passi innanzi; i suoi zoccoli di legno fecero rumore sopra i quadrelli del pavimento; ella sembrò vergognarsene e si fermò.— Avanti, avanti, vi dico: riprese il parroco; prendete una seggiola e sedete qui vicino a me dinanzi al fuoco; vi scalderete un poco a questa fiammata i piedi che ci scommetto son ghiacci.— Oh! sor Prevosto: disse la donna vergognandosi più di prima.— Animo, animo; sapete che non mi piacciono le cerimonie. Fate come vi dico e non mi impazientate.Margherita prese una seggiola e venne sedere al luogo che le indicava il parroco.— Marta, disse questi alla serva che era tornata per portar qualche cosa da mettere sulla tavola, tu porterai una scodella di brodo ben caldo per questa povera donna.— Sì, signore, rispose la fante che tornò sollecita in cucina per ubbidire all'ordine ricevuto.— Oh! sor Prevosto, ripeteva la vecchia agitandosi un poco sulla sua seggiola, troppa bontà..... non occorre... la prego.— Levatevi quel fazzoletto di testa, disse Don Venanzio: ve lo rimetterete uscendo e così non vi avverrà di sentir tanto il freddo andando a casa.La donna ubbidì. Si vide allora una testa arruffata di capelli grigi, una faccia magra, corsa per ogni senso, per ogni dove da rughe infinite e finissime che facevano come una rete fitta della sua pelle abbronzata e riarsa dal sole, dall'intemperie, dagli anni. Se fosse stata bella chi lo avrebbe potuto dire? Non sembrava pur vero che quello avesse dovuto essere un giorno volto di giovane. Si sarebbe potuto dire un cumulo di rovine che non lasciavano scorger più le forme del primitivo edificio. Niuna vivacità era più nè in quelle fattezze distrutte, nè in quello sguardo spento; nessuna espressione, fuorchè quella d'una profonda, inalterabile, rassegnata mestizia.Maurilio, che ad ogni volta la rivedeva, trovava nella povera donna cresciuta la tristezza e più fiacca la persona, sentì una viva pietà nel mirarne ora il sembiante così afflitto, benchè in fondo a' suoi occhielli grigi infossati brillasse in questo momento una lieve luce che pareva una speranza, che pareva un pallido raggio di gioia.— O Margherita, disse il giovane, come la vi va? Non mi riconoscete voi più?— Che? esclamò ella volgendo verso di lui la sua piccola faccia aggrinzita; tu se' Maurilio?... No davveronon ti avevo riconosciuto... Pensavo così poco doverti vedere!... Gli è pur vero che tu non hai mai obliato il villaggio, tu!...Mandò un sospiro che diceva di molte cose; ma in quella pose mente alla maggior eleganza dei panni di Maurilio che era vestito com'ella non l'aveva visto mai, proprio da signore, e si vergognò d'averlo trattato con quella famigliarità onde s'era avvezza a parlargli fin da bambino, quando lo vedeva ruzzare col suo.— Oh! la mi scusi: diss'ella. Io le parlo ancora come se fosse il naccherino d'un tempo, e invece...Maurilio la interruppe con calore:— Vi prego a non cambiar nulla dei vostri modi a mio riguardo. Mi avete trattato sempre come compagno di vostro figlio, e come tale voglio che seguitiate a trattarmi.A quelle parole «vostro figlio» una tinta di colore più scuro era venuta alle guancie abbronzate della vecchia. Era un rossore di piacere e di emozione.— Il mio Giannino! esclamò essa (non osava ripetere quella espressione «mio figlio» quantunque se ne struggesse dal desiderio). Anch'egli è diventato un signore, mi dicono. Se lo vedessi, non oserei pure guardarlo in faccia.... E tu.... e Lei lo vede sempre? Sono sempre amici?In quella entrava la serva colla scodella piena di brodo fumante.— Di tutto ciò parleremo dopo: disse allora Don Venanzio; ora bevete questa roba calda; ciò vi scalderà e vi rifocillerà lo stomaco.Margherita, in mezzo a mille ringraziamenti e benedizioni, bevve, e se ne sentì veramente riconfortata.— Or dunque, diss'ella volgendosi poi al parroco, tutto sollecita. Ella ha da parlarmi da parte di lui, del mio Giannino?— Sì, mia cara; l'abbiamo veduto...— Sta bene? interrogò la vecchia, a cui il parroco pareva troppo lento a parlare.— Sta benissimo...— E si ricorda di me?— Sì, se ne ricorda.....— O Dio! Madonna santa! potessi vederlo! Dica, dica, potrò io vederlo ancora prima di morire?— Sì, sì, lo vedrete...— Quando? Come?... Che mi tocca di fare?... Oh son pronta a qualunque cosa per provare questo piacere. Non dico bugia, sa!... Devo andarmene a cercarlo colaggiù a Torino?... Sono vecchia e debole, ma per vedere il mio Giannino andrei in capo al mondo, finchè avessi consumato, non che i zoccoli, ma i piedi. Quante volte non ci sarei già andata se non avessi avuto paura di perdermi in mezzo alla folla della città e non poter arrivare fino a lui, e più ancora se non avessi avuto paura di fargli dispiacere... Ma ora finalmente lo rivedrò!... Ella me lo dice..... — Ve lo dirò di meglio, se mi lasciate parlare; interruppe col suo sorriso pieno di bontà Don Venanzio, il quale aveva per commozione umidi gli occhi.— Oh parli! parli!— Io dunque ho veduto Gian-Luigi in casa di Maurilio dov'egli venne.La povera vecchia, il collo teso verso il prete come per esser più presso alle labbra di lui per coglierne a volo le parole, la bocca e gli occhi larghi quasi volesse assorbire anche colle labbra, anche colle pupille il suono di que' detti, faceva col capo de' vivi segni d'affermazione, come per dire che aveva capito, che si sollecitasse a dirle quelle buone novelle ond'essa attingeva tanto bene, tanto elemento di vita.— Mi chiese di voi, continuava il parroco: e la donna stringendo le mani colle dita incrociate le alzava all'altezza della sua bocca in atto misto di ineffabil gioia, di ringraziamento a Dio, di suprema riconoscenza.Il buon Don Venanzio non credette fosse peccato rasentare un pochino la menzogna per dare a quella pover'anima di vecchia un momento di beatitudine.— Mostrò per voi un'amorevole sollecitudine. Disse che non vi aveva mai dimenticata, e che soltanto la forza delle circostanze gl'impedì sinora di venirvi a vedere e di venirvi in aiuto...— Oh lo credo: interruppe Margherita, asciugandosi col dosso della sua mano una lagrima che scendeva per le grinze della sua guancia. Lo credo. È così buono! Non l'ho mai accusato io, no mai... La gente diceva questo, diceva quello... Volevano farmi della pena... Io non credeva nulla: e pregavo il Signore per lui... e per poterlo ancora vedere... Ecco quel di che ho bisogno: vederlo... Il resto non m'importa. Io sono vecchia, tanto poco mi basta per vivere!Il parroco avvisò che per procedere a gradi e preparare quell'anima alla gioia maggiore, conveniva serbar per ultimo l'annunzio della probabile venuta di Gian-Luigi al villaggio.— Egli vuole che d'ora innanzi quel poco almeno non vi manchi più: riprese a dire: e perciò mi ha consegnato una somma da darvi da parte sua, che tengo qui e che ho piacere di rimettervi all'istante.— Una somma! per me! esclamò la vecchia. Lo ho sempre detto io che aveva un gran cuore... Oh che cuore è il suo!Don Venanzio trasse dal taschino del panciotto il rotolo di marenghi avviluppato nella carta, quale gli aveva dato Gian-Luigi; e tenendolo fra il pollice e l'indice lo porse alla Margherita.— Ecco qua, disse, mille lire.La vecchia si fece indietro sulla seggiola quasi spaventata; battè le mani insieme e poi levò le palme in atto di indicibile stupore.— Mille lire! esclamò; proprio mille lire!— Sì, in altrettanti napoleoni d'oro.— E tutto questo per me? soggiunse la donna ritraendo le mani dal rotolo che il parroco le porgeva, come se avesse paura a toccarlo. Non è possibile. Che cosa debbo io fare di tanto denaro?— Dovete usarne a seconda dell'intenzione del vostro figliuolo: rispose Don Venanzio col suo sorriso amorevolmente paterno; val quanto dire procurarvi con esso quelle cose necessarie di cui maggiormente abbisognate. Avete addosso appena di che coprirvi non che ripararvi dal freddo; non vedete che i vostri piedi nudi s'intirizziscono e irrigidiscono ne' zoccoli umidi dalla neve? Nel vostro stambugio appena se ci avete, raccolto stentatamente su pei greppi, tanto di legna da potervi cuocere una magra minestra. Potrete adunque comperarvi panni caldi, e calze di lana, e legna da ardere per iscaldarvi; potrete procurarvi un cibo migliore e più sostanzioso di quello che ora vi fornisce l'andare elemosinando.E quasi di forza mise il rotolo di monete nella mano della vecchia che ne rifuggiva, poco meno che paurosa di toccarlo. Quando però l'ebbe tra le magre, ossee dita, essa lo palpò quasi con amore, lo soppesò, lo strinse forte in pugno, e poi se lo recò alle labbra e v'impresse su un grosso bacio.— E' mi viene dal mi' figliuolo: disse come per ispiegare la ragione di quell'atto: dal mi' figliuolo: ripetè trovando una cara dolcezza nel pronunziare quelle parole che fino allora non aveva osato adoperare.... Ah lo vorrò custodire come una sacra reliquia.... Spenderlo, mai più!... Forse che ho bisogno di nulla io?... Sono sempre vissuta in mezzo alle privazioni, io.... La gente è buona per me e non mi lascia mancare un tozzo di pane.... E andrei ora a farmi carezze a questo vecchio carcame per quattro giorni che gli rimangono da vivere? Che! che!Il parroco la volle persuadere che per soddisfare al desiderio di chi glie li mandava ed anche al dovere che ha ciascuno verso di se stesso, la doveva impiegare quei denari nella guisa che le aveva detto; ma la vecchia, pur non osando contrastare alle parole di lui, ben mostrava coll'aria del suo sembiante che quelle ragioni non la scuotevano per nulla dal suo proposito, e ch'ella avrebbe fatto a suo senno.Margherita approfittò d'una pausa che fece Don Venanzio nel suo discorso per entrare a parlare di quello che più le premeva. Il rotolo di monete seguitava ella a stringere nel pugno e questo aveva nascosto nella tasca della sua misera vestaccia.— Lei mi disse, interruppe adunque, che io il mio Giannino l'avrei visto... Per carità la mi dica in che modo e quando!... Se la sapesse quanto lo desidero!... Ed io non ho gran tempo da aspettare. Non converrebbe che tardasse di troppo a darmi questa consolazione, se vuol trovare ancora insieme queste grame quattr'ossa.— No, no, rispose il parroco, non tarderà molto tempo. Forse la settimana ventura, forse sul finire di questa medesima, a quanto egli ha detto, verrà qui per vedervi.— Verrà qui? Per veder me? esclamò la poveretta giungendo le mani e sollevandole verso il cielo con atto d'inesprimibile gratitudine e soddisfazione. Oh! sia lodato Iddio! Sia ringraziata la Madonna dei dolori!..... È Lei che mi fa questa bella grazia! L'ho pregata tanto, tanto, tanto!.... Ancora questa sera io la pregavo che mi concedesse questa grazia e poi mi togliesse pure dal mondo. E vuole che glie la dica, sor Prevosto? Questa sera medesima, là in chiesa quando ho visto entrar Lei e andarsi inginocchiare alla balaustra, io ho sentito una voce in cuore che mi diceva: «Ecco là di ritorno quel sant'uomo del parroco che ti ha da dir di sicuro qualche buona novella.» Era la Santissima Vergine che mi faceva avvertita avermi accordata la grazia che domandavo... Oh! voglio mostrargliene la mia gratitudine a quella pietosa Madonna... Ecco a che mi serviranno i denari mandatimi dal mio Giannino... Comprerò due bei cuori d'oro, proprio d'oro, da offrire alla sua immagine...Don Venanzio fece un moto d'impazienza, ma essa non se ne accorse e continuava tutta infervorata:— E il resto vo' darlo a Lei, perchè la mi dica o faccia dire tante messe...Qui il parroco la interruppe non senza qualche vivacità:— Ma no, ma no, che così non istà bene, e siete matta a credere che ciò voglia la Madonna o le faccia piacere... Non è l'offerta d'una cosa di valore che possa contentare Quei di lassù... Che credete che loro importi dei vostri cuori d'oro e d'argento?... È il cuor vero che vogliono, quello che abbiamo nel nostro petto e che dobbiamo presentar loro pieno di bontà, di carità, di adorazione e di fede... Ecco!... Non dico mica che chi può, chi è in caso d'aver da spendere senza torne ai suoi bisogni nè alla beneficenza, che deve esercitare, piuttosto che gettar via altrimenti il superfluo, non faccia bene ad ornare la casa del Signore; ma voi siete in questo caso, poveretta? Non sapete che uno dei primi doveri che ci sono imposti è quello di conservarci noi stessi? E se pecca chi ha troppi riguardi, e troppo amore per la sua persona, pecca eziandio chi ne ha troppo poco?.... Quanto alle messe, di certo la è una buona cosa.... Ma io vi contemplerò nelle mie preghiere in tutte le messe che sarò per dire ancora, senza che vi abbia da costare un centesimo.— Ella è un santo.... l'ho sempre saputo.... Io la ringrazio; ma mi sembra pure che le messe dette apposta devono piacere di più colassù e farcipiù favorevoli quelli di cui domandiamo la protezione e l'offerta di qualche cosa....Il parroco interruppe con più impazienza di prima:— Eh! voi misurate i Celesti alla nostra povera misura umana. Credete ch'e' sieno come i potenti della terra, che si rendono propizii coi regali?Se fossero stati soli, il parroco e la vecchia contadina, forse il primo non avrebbe parlato con tanta vivacità; ma in presenza dell'incredulo Maurilio (che tale era il giovane nel concetto del buon sacerdote) questi provò una certa irritazione, che non seppe dominare, nel vedere una sua parrocchiana dare una così patente prova di erroneo concetto nel suo sentimento religioso.La vecchia, meravigliata e un po' intimorita del tono con cui le parlava il parroco, in lui affatto nuovo, disse umilmente:— La scusi... Credevo far bene... Ma Lei la sa più lunga di me... E se Lei dice di no, è segno che gli è no... E io sono pronta a far tutto a suo senno.— Bene, bene: riprese il parroco tornando di subito al suo bonario sorriso ed al suo benigno accento. L'intenzione è quella che dà il carattere ad ogni atto; e la vostra intenzione è la migliore del mondo, lo so. Ma credete a me, e spendete quei denari a sollievo de' vostri bisogni... Ora andate, e Dio vi mandi una buona notte.La vecchia si levò di fretta.— Oh! la sarà buona di sicuro: disse. La si figuri se dopo una novella simile!... Già non potrò dormire: ma che importa? Sono la più felice donna del mondo... La buona notte anche a loro... ed a Lei, sor Prevosto, tutte le benedizioni di Dio!...Uscì. Don Venanzio e Maurilio la seguitarono collo sguardo. Quando rimasero soli i due uomini, successe un silenzio, i loro pensieri giravano intorno ad una grave quistione; ma l'uno e l'altro pareva che si peritassero ad affrontarla. Fu Don Venanzio il primo che francamente l'abbordò. Immaginava egli le ragioni e gli argomenti che la incredulità di Maurilio dovesse agitare seco stesso contro la religione di cui egli era ministro, suscitati da quell'occasione in cui la donnicciuola ignorante aveva manifestato la natura della sua fede: e parvegli che non andare incontro egli stesso a quelle obiezioni e distrurle, non isfidare la disputa, fosse una specie di viltà, fosse un mancare al proprio dovere. Levò arditamente la sua bella fronte canuta, come un valente guerriero che si prepara a combattere, e disse al giovane che gli sedava muto e pensoso dinanzi:— Quella donna ha seco una forza... Per questa potè reggere ai travagli della sua vita infelice; per essa resiste ora ai mali della vecchiaia e della miseria. Ha la fede! È una fede da semplice, da ignorante, offuscata, se vuoi, da nebbie superstiziose; ma è pure una fede — ed è la vera.Maurilio volse lentamente la sua grossa testa verso il parroco; lo guardò con una indicibile espressione di calma riflessiva, di convinzione profonda, di fermezza di proposito, e rispose colla sua voce affranta e posata:— Anch'io ho una fede!... E nelle linee principali, generalissime, s'assomiglia, s'accosta, è forse anco la medesima di quella della povera Margherita; ma nel suo complesso, nel modo di formularsi all'intelligenza, di estrinsecarsi ed attuarsi, è diversissima. Ma Ella afferma che quella della donna ignorante è la vera; e quindi la mia, quella di chi la pensa come me, dev'essere falsa. Qui sta il punto.....Fu interrotto dalla fantesca che recando in tavola una terrina fumante, disse:— Eccoli serviti.— Bene: esclamò Maurilio sorridendo; cominciamo per cenare, e dopo, se la vuole, discuteremo.Don Venanzio fece un atto di acquiescenza sorridendo del pari, ed ambedue si accostarono al desco. Il parroco stette un momento in piedi colla sua berretta in mano, pronunziando a mezza voce ilBenedicite. Maurilio rimase dritto ancor egli con aria di rispetto, ma non disserrò le labbra: finita la preghiera, sedettero, spiegarono le serviette che sentivano un buon odore di bucato, e si posero allegramente a mangiare.
Don Venanzio e Maurilio erano giunti al villaggio al cader della notte. Un freddo vento aveva sollevato alquanto sopra delle montagne la scura cappa di nubi che incombeva sul cielo, e una riga rossigna, color di sangue, mandava un fantastico chiarore dall'ultimo lembo di quel mantello nero disteso sull'orizzonte. Al rivedere que' luoghi testimoni della sua infanzia e della prima adolescenza, Maurilio, ora così mutato di condizioni, provava una strana sensazione, quasi un rimpianto ch'egli neppure non sapeva spiegare a se stesso.
La carrozza del marchese di Baldissero che ne li aveva condotti, si fermò alla porta della canonica, dove il parroco ed il giovane smontarono. Il rumore dei ferri de' cavalli che scalpitavano e delle quattro ruote che trabalzavano girando sul grossolano e disuguale acciottolato del villaggio, aveva tratto sul passo delle porticine le comari che preparavano il pasto della sera ai mariti ed ai figli, i quali appunto allora tornavano dal lavoro. Don Venanzio le salutava passando, con un sorriso, ed esse rispondevano con un inchino: gli uomini si levavano la berretta od il cappello con una famigliarità rispettosa: i bambini, scappati dalle falde materne, correvan dietro alla carrozza vociando come uno sciame di passerotti.
La chiesa era ancora aperta e ne veniva fuori un velato ronzìo di voci femminili: erano delle buone donne che dicevano il Rosario. Il vecchio moretto, tanto vecchio che oramai poteva appena trascinarsi, colla sua affettuosità di cane fedele, venne fino sulla soglia a dare la buona venuta al padrone collo scodingolare e con un suo mugolìo. Il campanaro dall'alto del campanile mandava per le ombre della sera, che ad ogni momento crescevano, i mesti rintocchi dell'Avemmaria.
La carrozza ripartì di trotto verso Torino, Don Venanzio e Maurilio entrarono nella modesta casetta. In essa tutto era ancora esattamente tal quale il giovane lo aveva visto nella sua infanzia, tal quale lo aveva visto quella sera che, scacciato da Nariccia, era venuto, senza pur saperne il perchè, a confortarsi l'animo nell'aspetto di quei luoghi. Tutto il medesimo e tutto al medesimo luogo. Nulla neppure pareva invecchiato. La paglia delle seggiole era sempre nel medesimo stato, sempre sbiaditi quel medesimo, nè più nè meno, i colori del tappeto a fiorami che stava sulla tavola nel tinello. In mezzo a quella roba sempre uguale non pareva invecchiato nemmeno il buon sacerdote che vi faceva raggiare il sempre medesimo sorriso di bontà, di cui le bianchissime chiome parevano un'aureola di santo ad una fronte piena di candore.
— Mio caro, disse il parroco a Maurilio, poichè si fu tolto il vecchio mantello, l'ebbe accuratamente ripiegato e consegnatolo alla vecchia fantesca perchè lo riponesse: hai tu bisogno di riposarti?
Il giovane fece un cenno negativo. Era commosso nell'intimo così che non poteva parlare: guardava intorno con occhi rimbamboliti, e tutte le ore della sua infanzia passate colà facevano ressa nella sua memoria per affacciarsegli una prima dell'altra, come una frotta di ragazzi che si vogliono cacciar dentro ad una porta alla rinfusa.
Don Venanzio si levò il cappello a becchi, lo lisciò bene colla manica e consegnandolo ancor esso alla serva, soggiunse:
— Ci preparerai un boccone di cena. Poca roba. Il nostro Maurilio non mangia di più di quello che mangiasse un tempo, e benchè sia ora un signore, non ha ancora imparato ad averne le abitudini. Una buona frittata coll'erbe e due capellini al brodo, e ne abbiamo d'avanzo. Non è vero?
Maurilio sorrise. La vecchia fante, che in compagnia di quel sant'uomo di prete aveva imparato la bontà, se ne andò via senza brontolare.
Don Venanzio si pose in capo la sua berretta da prete, nera col fiocco nero, e poi disse:
— Tu fai quello che vuoi. Io non torno mai da una gita qualunque senz'andar tosto a ringraziar la Madonna e il mio Santo protettore d'avermi scampato da ogni malanno. Senzachè questa è l'ora solita in cui mi unisco alle preghiere della sera di una buona parte de' miei parrocchiani. Vado dunque in chiesa; se vuoi attendermi qui...
Il giovane fece segno che l'avrebbe accompagnato.
— Sì? esclamò il parroco tutto lieto. Va bene. Vieni, vieni nella casa del Signore; chi sa ch'esso finalmente non ti faccia la grazia di toccarti il cuore.
Maurilio sorrise e seguì il vecchio sacerdote. Per un corridoio entrarono nella piccola, modesta sagrestia, non ancora rischiarata altrimenti che dal fievol raggio del crepuscolo che andava sempre più spegnendosi: e da questa penetrarono nella chiesa.
Essa era quasi oscura affatto. Una lampada sola ardeva dinanzi ad una statua di Madonna che stava in una nicchia d'uno dei pilastri: la fiamma oscillante di quella lampada mandava poca luce intorno e pareva meglio che altro una macchia rossiccia nel nero di quell'ombra. A' piè di quel pilastro, innanzi a quell'immagine, un gruppo di donne inginocchiate borbottava il Rosario. La poca luce che pioveva dalla lampada accesa, vacillando al di sopra di quelle teste chinate e di quelle spalle curve, coloriva d'una striscia fugace ora i panni di questa, ora il volto di quella donna; poveri panni e pallidi volti. Nessun rumore esterno giungeva fin là, e il brontolìo di quella preghiera saliva su dal freddo spazzo di quadrelli su cui le donne erano prostrate, come un gorgoglio d'onda nel silenzio d'un deserto.
Il parroco non andò a frammischiarsi al gruppodi quelle preganti: si recò all'altar maggiore, s'inginocchiò sui gradini che lo separavano dal resto della chiesa, posò sulla balaustra di marmo bianco la sua berretta, appoggiò le braccia alla balaustra medesima, pose sopra le mani la sua testa ricurva e rimase immobile, assorto nella sua preghiera.
Separata dalle altre, una donna eziandio stava inginocchiata nell'angolo più oscuro della chiesa e pregava ferventemente in mezzo a lagrime e sospiri.
Maurilio si appoggiò alla parete, nell'ombra più scura d'una cappella dalla parte opposta a quella dove sotto l'immagine della Vergine pregavano le donne, ed incrociate al petto le braccia, immobile al par d'una statua, stette prestando l'orecchio, come ad una musica, al monotono accento di quella preghiera, facendo scorrere il suo sguardo dal parroco i cui panni neri spiccavano sul bianchiccio della balaustra, al gruppo delle donne sotto il fioco raggio della lampada, alla creatura isolata, le cui povere vesti scure si confondevano colle tenebre del luogo nell'angolo estremo della navata.
A che pensava egli in tal momento? A nulla ed a tutto. Gli si agitava confuso nella mente il tenebroso problema dei destini umani. Dimenticava un istante il suo io; o per meglio dire questo si assorbiva nel gran complesso della umana famiglia; il suo essere individuale era diventato il tipo, il modello di tutti gli esseri umani, per provarne in quel punto le aspirazioni e gli stimoli superiori alla materia; in lui s'era incarnato, come dire, lo spirito dell'umanità. Ammirava la fede cieca di quella povera gente e la invidiava come rimedio a porre in tacere le angoscie, le ansie, le audacie dell'intelletto investigatore, avido del vero; e la detestava nello stesso tempo come figliuola dell'ignoranza e negatrice della ragione. Avrebbe voluto credere come quelle ignare donnicciuole, pregare com'esse, lasciarsi avvolgere l'anima dalla superstizione, acchetarsi nella stupidità dell'idolatria, bendarsi gli occhi alla luce del vero col velo teocratico del passato: e si sarebbe disprezzato di farlo. Aveva per quelle anime ignoranti che ritraevano ancora, in mezzo alla civiltà moderna, del feticismo del selvaggio, ma nobilitato da una divina speranza, uno sguardo di compiacenza ed un sorriso di compassione. Sentiva entro sè la scienza riagire contro l'influsso del sentimento, contro le impressioni del luogo, delle memorie e dell'ora, e far suonare nel suo cervello le obbiezioni della verità materiale e il riso amaro di Mefistofele.
Quando il Rosario fu finito, le donne si levarono e stavano per partirsene; ma videro sorgere presso la balaustra l'ombra nera e le chiome canute del parroco, videro volgersi verso di loro la faccia soavemente veneranda del vecchio loro pastore, e si fermarono.
Don Venanzio venne presso di loro sotto la fievole ed oscillante luce della lampada, e tutte le furono intorno salutevoli e festanti; — tutte fuor che una: quella che, appartata dalle altre, pregava sempre con fervore nella più remota ed oscura parte della chiesa. Il parroco rispose amorevolmente e lietamente ai saluti ed alle amorevoli interrogazioni delle donne; poi levando la mano destra per chiamarne di meglio l'attenzione, disse:
— Voi avete pregato sinora per voi; è opera di carità e dovere di cristiano pregare eziandio pei nostri fratelli: e tutti gli uomini, lo sapete, sono nostri fratelli. Preghiamo adunque per quelli che soffrono, di qualunque sorta sieno i loro dolori, a qualunque classe o nazione appartengano, qualunque religione professino.
Sostò un momento e poi riprese con voce che vibrava d'una frenata emozione:
— Unitevi a me per pregare soprattutto in favore di coloro che non hanno il conforto ed il merito della fede.
A Maurilio parve che lo sguardo del buon prete andasse fugacemente a cercarlo nell'ombra.
— Preghiamo perchè Iddio apra loro gli occhi e coi santi misteri della religione parli al loro cuore.
Cominciò una preghiera cui le donne, inginocchiatesi di nuovo intorno a lui, ripeterono con tenera compunzione. Era un commovente spettacolo vedere quel vecchio sacerdote dritto innanzi all'immagine di quella che fu madre del Salvatore degli uomini, del creatore del mondo novello, le sue bianche chiome illuminate dal raggio della lampada, le mani giunte, gli occhi sereni e puri, specchio di un'anima senza rimorso, levati con espressione di ardente, angelico desiderio, di fede e d'amore; e intorno a lui chinate a terra quelle meschine, povere di ricchezza e d'intelletto, ma che con tanta fiducia s'associavano a quell'atto sublime di carità spirituale. Maurilio se ne sentì intenerire. Volse a quella rozza statua, che rappresentava la Vergine indiata, il suo sguardo sfavillante e mormorò fra sè con profonda riverenza d'affetto:
— Sì, parlami al cuore o eterno femineo divinizzato dalla religione del Cristo. Tu se' la bellezza, ma non solo delle forme come la greca, sì dell'anima; tu se' la pietà, tu se' l'amore nel suo più alto significato; tu se' insieme colla purezza la maternità, le due più sublimi cose dell'universo. La fede! Sì, dammi la fede che è forza e salvezza; ma non quella fede che distrugge il più prezioso dono di Dio allo spirito umano: la ragione; che nega il vero e vi scema in dignità ed in sapere, piegandovi all'assurdo. Aiuti l'influsso benigno di quella virtù di amore che in Te si rappresenta, ad affermarsi ed afforzarsi in me quella fede che vince ogni errore, perchè va unita coll'altra figliuola di Dio: la scienza.
Quando Maurilio ebbe terminato questa specie d'invocazione, il parroco e le donne avevano terminata la loro preghiera. Le contadine se ne partirono; il sacrestano le seguitò per chiudere alleloro spalle la porta, e Don Venanzio venne verso il giovane, commosso ancora nel sembiante, nel sorriso, direi quasi, per la forza e la vivacità dell'affetto ond'era stata improntata la preghiera che aveva fatto.
— Ed ora, diss'egli con sincera giovialità, andiamo a cena.
Ma un'ombra si staccò dall'oscuro della navata e venne innanzi timidamente verso il cerchio di luce che mandava la lampada della Madonna. Era la pregante stata sempre in disparte e che non aveva abbandonata colle altre la chiesa.
— Signor Prevosto: diss'ella con voce affranta, timorosa, quasi tremante.
Il Prevosto la riconobbe di subito.
— Ah! siete voi, Margherita. Venite, venite meco che ho da parlarvi.
— Sì? disse la povera donna giungendo le mani ed affannata per desiderio, per isperanza, per ansietà. Da parte dilui?Loha visto?
— L'ho visto, rispose sorridendo Don Venanzio: ed è proprio di lui e per lui che ho da parlarvi. Seguitemi in casa.
Mentre il sacrestano abbarrava ben bene la porta della chiesa, il parroco, Maurilio e la povera Margherita passarono nellacanonica.
Nel tinello schioppettava allegramente una fascina di sarmenti sugli alari del caminetto; sulla tavola, a coprire il famoso tappeto era steso un mantile di tela operata grossolana ma candidissima; due coperti erano posti allato l'un dell'altro, e in mezzo una bottiglia di vino ed una caraffa d'acqua e un bel pezzo di pan bruno. Una lucerna d'ottone a olio, de' cui tre becchi due erano accesi, illuminava la piccola stanza, aiutatavi dal gaio chiarore che mandava il fiammar della fascina.Morettoaccoccolato presso il camino, il muso sulle zampe, stava nell'attitudine beata di chi gode tranquillamente il suo benessere. La vecchia fantesca finiva di mettere sul desco le posate di ferro che lucevano come se fossero d'argento, e, colla cesta in cui le si tenevano, se ne andava in cucina. Don Venanzio fece segno di sedere ad un lato del caminetto, a Maurilio, il quale obbedì: sedette anch'egli dall'altra parte sul suo seggiolone a bracciuoli col piano semplicemente impagliato, tirò fuor di tasca il moccichino di tela a quadretti bianchi ed azzurri, se lo pose ripiegato sopra un ginocchio e si volse verso la povera donna che avea fatto venire fin là.
Margherita s'era fermata in sulla soglia dell'uscio, e stava timidamente, ma desiosamente aspettando. I suoi abiti erano quelli della miseria; una veste tutto rappezzata di pannocotone che non avea più colore le si serrava intorno al corpo macilento; un fazzoletto scuro aveva sulle spalle, il quale, incrociandosele innanzi al petto incurvato, veniva ad annodarsele sulle reni; portava in testa un fazzoletto compagno che tanto le veniva innanzi sulla faccia da nasconderne i lineamenti; teneva congiunte le mani che parevano quelle d'uno scheletro ricoperte d'una pergamena color di tabacco e tutto raggrinzita.
— Venite avanti. Margherita: disse Don Venanzio con accento d'amorevolezza incoraggiativa: avete freddo, venite a scaldarvi.
La vecchia mosse due passi innanzi; i suoi zoccoli di legno fecero rumore sopra i quadrelli del pavimento; ella sembrò vergognarsene e si fermò.
— Avanti, avanti, vi dico: riprese il parroco; prendete una seggiola e sedete qui vicino a me dinanzi al fuoco; vi scalderete un poco a questa fiammata i piedi che ci scommetto son ghiacci.
— Oh! sor Prevosto: disse la donna vergognandosi più di prima.
— Animo, animo; sapete che non mi piacciono le cerimonie. Fate come vi dico e non mi impazientate.
Margherita prese una seggiola e venne sedere al luogo che le indicava il parroco.
— Marta, disse questi alla serva che era tornata per portar qualche cosa da mettere sulla tavola, tu porterai una scodella di brodo ben caldo per questa povera donna.
— Sì, signore, rispose la fante che tornò sollecita in cucina per ubbidire all'ordine ricevuto.
— Oh! sor Prevosto, ripeteva la vecchia agitandosi un poco sulla sua seggiola, troppa bontà..... non occorre... la prego.
— Levatevi quel fazzoletto di testa, disse Don Venanzio: ve lo rimetterete uscendo e così non vi avverrà di sentir tanto il freddo andando a casa.
La donna ubbidì. Si vide allora una testa arruffata di capelli grigi, una faccia magra, corsa per ogni senso, per ogni dove da rughe infinite e finissime che facevano come una rete fitta della sua pelle abbronzata e riarsa dal sole, dall'intemperie, dagli anni. Se fosse stata bella chi lo avrebbe potuto dire? Non sembrava pur vero che quello avesse dovuto essere un giorno volto di giovane. Si sarebbe potuto dire un cumulo di rovine che non lasciavano scorger più le forme del primitivo edificio. Niuna vivacità era più nè in quelle fattezze distrutte, nè in quello sguardo spento; nessuna espressione, fuorchè quella d'una profonda, inalterabile, rassegnata mestizia.
Maurilio, che ad ogni volta la rivedeva, trovava nella povera donna cresciuta la tristezza e più fiacca la persona, sentì una viva pietà nel mirarne ora il sembiante così afflitto, benchè in fondo a' suoi occhielli grigi infossati brillasse in questo momento una lieve luce che pareva una speranza, che pareva un pallido raggio di gioia.
— O Margherita, disse il giovane, come la vi va? Non mi riconoscete voi più?
— Che? esclamò ella volgendo verso di lui la sua piccola faccia aggrinzita; tu se' Maurilio?... No davveronon ti avevo riconosciuto... Pensavo così poco doverti vedere!... Gli è pur vero che tu non hai mai obliato il villaggio, tu!...
Mandò un sospiro che diceva di molte cose; ma in quella pose mente alla maggior eleganza dei panni di Maurilio che era vestito com'ella non l'aveva visto mai, proprio da signore, e si vergognò d'averlo trattato con quella famigliarità onde s'era avvezza a parlargli fin da bambino, quando lo vedeva ruzzare col suo.
— Oh! la mi scusi: diss'ella. Io le parlo ancora come se fosse il naccherino d'un tempo, e invece...
Maurilio la interruppe con calore:
— Vi prego a non cambiar nulla dei vostri modi a mio riguardo. Mi avete trattato sempre come compagno di vostro figlio, e come tale voglio che seguitiate a trattarmi.
A quelle parole «vostro figlio» una tinta di colore più scuro era venuta alle guancie abbronzate della vecchia. Era un rossore di piacere e di emozione.
— Il mio Giannino! esclamò essa (non osava ripetere quella espressione «mio figlio» quantunque se ne struggesse dal desiderio). Anch'egli è diventato un signore, mi dicono. Se lo vedessi, non oserei pure guardarlo in faccia.... E tu.... e Lei lo vede sempre? Sono sempre amici?
In quella entrava la serva colla scodella piena di brodo fumante.
— Di tutto ciò parleremo dopo: disse allora Don Venanzio; ora bevete questa roba calda; ciò vi scalderà e vi rifocillerà lo stomaco.
Margherita, in mezzo a mille ringraziamenti e benedizioni, bevve, e se ne sentì veramente riconfortata.
— Or dunque, diss'ella volgendosi poi al parroco, tutto sollecita. Ella ha da parlarmi da parte di lui, del mio Giannino?
— Sì, mia cara; l'abbiamo veduto...
— Sta bene? interrogò la vecchia, a cui il parroco pareva troppo lento a parlare.
— Sta benissimo...
— E si ricorda di me?
— Sì, se ne ricorda.....
— O Dio! Madonna santa! potessi vederlo! Dica, dica, potrò io vederlo ancora prima di morire?
— Sì, sì, lo vedrete...
— Quando? Come?... Che mi tocca di fare?... Oh son pronta a qualunque cosa per provare questo piacere. Non dico bugia, sa!... Devo andarmene a cercarlo colaggiù a Torino?... Sono vecchia e debole, ma per vedere il mio Giannino andrei in capo al mondo, finchè avessi consumato, non che i zoccoli, ma i piedi. Quante volte non ci sarei già andata se non avessi avuto paura di perdermi in mezzo alla folla della città e non poter arrivare fino a lui, e più ancora se non avessi avuto paura di fargli dispiacere... Ma ora finalmente lo rivedrò!... Ella me lo dice..... — Ve lo dirò di meglio, se mi lasciate parlare; interruppe col suo sorriso pieno di bontà Don Venanzio, il quale aveva per commozione umidi gli occhi.
— Oh parli! parli!
— Io dunque ho veduto Gian-Luigi in casa di Maurilio dov'egli venne.
La povera vecchia, il collo teso verso il prete come per esser più presso alle labbra di lui per coglierne a volo le parole, la bocca e gli occhi larghi quasi volesse assorbire anche colle labbra, anche colle pupille il suono di que' detti, faceva col capo de' vivi segni d'affermazione, come per dire che aveva capito, che si sollecitasse a dirle quelle buone novelle ond'essa attingeva tanto bene, tanto elemento di vita.
— Mi chiese di voi, continuava il parroco: e la donna stringendo le mani colle dita incrociate le alzava all'altezza della sua bocca in atto misto di ineffabil gioia, di ringraziamento a Dio, di suprema riconoscenza.
Il buon Don Venanzio non credette fosse peccato rasentare un pochino la menzogna per dare a quella pover'anima di vecchia un momento di beatitudine.
— Mostrò per voi un'amorevole sollecitudine. Disse che non vi aveva mai dimenticata, e che soltanto la forza delle circostanze gl'impedì sinora di venirvi a vedere e di venirvi in aiuto...
— Oh lo credo: interruppe Margherita, asciugandosi col dosso della sua mano una lagrima che scendeva per le grinze della sua guancia. Lo credo. È così buono! Non l'ho mai accusato io, no mai... La gente diceva questo, diceva quello... Volevano farmi della pena... Io non credeva nulla: e pregavo il Signore per lui... e per poterlo ancora vedere... Ecco quel di che ho bisogno: vederlo... Il resto non m'importa. Io sono vecchia, tanto poco mi basta per vivere!
Il parroco avvisò che per procedere a gradi e preparare quell'anima alla gioia maggiore, conveniva serbar per ultimo l'annunzio della probabile venuta di Gian-Luigi al villaggio.
— Egli vuole che d'ora innanzi quel poco almeno non vi manchi più: riprese a dire: e perciò mi ha consegnato una somma da darvi da parte sua, che tengo qui e che ho piacere di rimettervi all'istante.
— Una somma! per me! esclamò la vecchia. Lo ho sempre detto io che aveva un gran cuore... Oh che cuore è il suo!
Don Venanzio trasse dal taschino del panciotto il rotolo di marenghi avviluppato nella carta, quale gli aveva dato Gian-Luigi; e tenendolo fra il pollice e l'indice lo porse alla Margherita.
— Ecco qua, disse, mille lire.
La vecchia si fece indietro sulla seggiola quasi spaventata; battè le mani insieme e poi levò le palme in atto di indicibile stupore.
— Mille lire! esclamò; proprio mille lire!
— Sì, in altrettanti napoleoni d'oro.
— E tutto questo per me? soggiunse la donna ritraendo le mani dal rotolo che il parroco le porgeva, come se avesse paura a toccarlo. Non è possibile. Che cosa debbo io fare di tanto denaro?
— Dovete usarne a seconda dell'intenzione del vostro figliuolo: rispose Don Venanzio col suo sorriso amorevolmente paterno; val quanto dire procurarvi con esso quelle cose necessarie di cui maggiormente abbisognate. Avete addosso appena di che coprirvi non che ripararvi dal freddo; non vedete che i vostri piedi nudi s'intirizziscono e irrigidiscono ne' zoccoli umidi dalla neve? Nel vostro stambugio appena se ci avete, raccolto stentatamente su pei greppi, tanto di legna da potervi cuocere una magra minestra. Potrete adunque comperarvi panni caldi, e calze di lana, e legna da ardere per iscaldarvi; potrete procurarvi un cibo migliore e più sostanzioso di quello che ora vi fornisce l'andare elemosinando.
E quasi di forza mise il rotolo di monete nella mano della vecchia che ne rifuggiva, poco meno che paurosa di toccarlo. Quando però l'ebbe tra le magre, ossee dita, essa lo palpò quasi con amore, lo soppesò, lo strinse forte in pugno, e poi se lo recò alle labbra e v'impresse su un grosso bacio.
— E' mi viene dal mi' figliuolo: disse come per ispiegare la ragione di quell'atto: dal mi' figliuolo: ripetè trovando una cara dolcezza nel pronunziare quelle parole che fino allora non aveva osato adoperare.... Ah lo vorrò custodire come una sacra reliquia.... Spenderlo, mai più!... Forse che ho bisogno di nulla io?... Sono sempre vissuta in mezzo alle privazioni, io.... La gente è buona per me e non mi lascia mancare un tozzo di pane.... E andrei ora a farmi carezze a questo vecchio carcame per quattro giorni che gli rimangono da vivere? Che! che!
Il parroco la volle persuadere che per soddisfare al desiderio di chi glie li mandava ed anche al dovere che ha ciascuno verso di se stesso, la doveva impiegare quei denari nella guisa che le aveva detto; ma la vecchia, pur non osando contrastare alle parole di lui, ben mostrava coll'aria del suo sembiante che quelle ragioni non la scuotevano per nulla dal suo proposito, e ch'ella avrebbe fatto a suo senno.
Margherita approfittò d'una pausa che fece Don Venanzio nel suo discorso per entrare a parlare di quello che più le premeva. Il rotolo di monete seguitava ella a stringere nel pugno e questo aveva nascosto nella tasca della sua misera vestaccia.
— Lei mi disse, interruppe adunque, che io il mio Giannino l'avrei visto... Per carità la mi dica in che modo e quando!... Se la sapesse quanto lo desidero!... Ed io non ho gran tempo da aspettare. Non converrebbe che tardasse di troppo a darmi questa consolazione, se vuol trovare ancora insieme queste grame quattr'ossa.
— No, no, rispose il parroco, non tarderà molto tempo. Forse la settimana ventura, forse sul finire di questa medesima, a quanto egli ha detto, verrà qui per vedervi.
— Verrà qui? Per veder me? esclamò la poveretta giungendo le mani e sollevandole verso il cielo con atto d'inesprimibile gratitudine e soddisfazione. Oh! sia lodato Iddio! Sia ringraziata la Madonna dei dolori!..... È Lei che mi fa questa bella grazia! L'ho pregata tanto, tanto, tanto!.... Ancora questa sera io la pregavo che mi concedesse questa grazia e poi mi togliesse pure dal mondo. E vuole che glie la dica, sor Prevosto? Questa sera medesima, là in chiesa quando ho visto entrar Lei e andarsi inginocchiare alla balaustra, io ho sentito una voce in cuore che mi diceva: «Ecco là di ritorno quel sant'uomo del parroco che ti ha da dir di sicuro qualche buona novella.» Era la Santissima Vergine che mi faceva avvertita avermi accordata la grazia che domandavo... Oh! voglio mostrargliene la mia gratitudine a quella pietosa Madonna... Ecco a che mi serviranno i denari mandatimi dal mio Giannino... Comprerò due bei cuori d'oro, proprio d'oro, da offrire alla sua immagine...
Don Venanzio fece un moto d'impazienza, ma essa non se ne accorse e continuava tutta infervorata:
— E il resto vo' darlo a Lei, perchè la mi dica o faccia dire tante messe...
Qui il parroco la interruppe non senza qualche vivacità:
— Ma no, ma no, che così non istà bene, e siete matta a credere che ciò voglia la Madonna o le faccia piacere... Non è l'offerta d'una cosa di valore che possa contentare Quei di lassù... Che credete che loro importi dei vostri cuori d'oro e d'argento?... È il cuor vero che vogliono, quello che abbiamo nel nostro petto e che dobbiamo presentar loro pieno di bontà, di carità, di adorazione e di fede... Ecco!... Non dico mica che chi può, chi è in caso d'aver da spendere senza torne ai suoi bisogni nè alla beneficenza, che deve esercitare, piuttosto che gettar via altrimenti il superfluo, non faccia bene ad ornare la casa del Signore; ma voi siete in questo caso, poveretta? Non sapete che uno dei primi doveri che ci sono imposti è quello di conservarci noi stessi? E se pecca chi ha troppi riguardi, e troppo amore per la sua persona, pecca eziandio chi ne ha troppo poco?.... Quanto alle messe, di certo la è una buona cosa.... Ma io vi contemplerò nelle mie preghiere in tutte le messe che sarò per dire ancora, senza che vi abbia da costare un centesimo.
— Ella è un santo.... l'ho sempre saputo.... Io la ringrazio; ma mi sembra pure che le messe dette apposta devono piacere di più colassù e farcipiù favorevoli quelli di cui domandiamo la protezione e l'offerta di qualche cosa....
Il parroco interruppe con più impazienza di prima:
— Eh! voi misurate i Celesti alla nostra povera misura umana. Credete ch'e' sieno come i potenti della terra, che si rendono propizii coi regali?
Se fossero stati soli, il parroco e la vecchia contadina, forse il primo non avrebbe parlato con tanta vivacità; ma in presenza dell'incredulo Maurilio (che tale era il giovane nel concetto del buon sacerdote) questi provò una certa irritazione, che non seppe dominare, nel vedere una sua parrocchiana dare una così patente prova di erroneo concetto nel suo sentimento religioso.
La vecchia, meravigliata e un po' intimorita del tono con cui le parlava il parroco, in lui affatto nuovo, disse umilmente:
— La scusi... Credevo far bene... Ma Lei la sa più lunga di me... E se Lei dice di no, è segno che gli è no... E io sono pronta a far tutto a suo senno.
— Bene, bene: riprese il parroco tornando di subito al suo bonario sorriso ed al suo benigno accento. L'intenzione è quella che dà il carattere ad ogni atto; e la vostra intenzione è la migliore del mondo, lo so. Ma credete a me, e spendete quei denari a sollievo de' vostri bisogni... Ora andate, e Dio vi mandi una buona notte.
La vecchia si levò di fretta.
— Oh! la sarà buona di sicuro: disse. La si figuri se dopo una novella simile!... Già non potrò dormire: ma che importa? Sono la più felice donna del mondo... La buona notte anche a loro... ed a Lei, sor Prevosto, tutte le benedizioni di Dio!...
Uscì. Don Venanzio e Maurilio la seguitarono collo sguardo. Quando rimasero soli i due uomini, successe un silenzio, i loro pensieri giravano intorno ad una grave quistione; ma l'uno e l'altro pareva che si peritassero ad affrontarla. Fu Don Venanzio il primo che francamente l'abbordò. Immaginava egli le ragioni e gli argomenti che la incredulità di Maurilio dovesse agitare seco stesso contro la religione di cui egli era ministro, suscitati da quell'occasione in cui la donnicciuola ignorante aveva manifestato la natura della sua fede: e parvegli che non andare incontro egli stesso a quelle obiezioni e distrurle, non isfidare la disputa, fosse una specie di viltà, fosse un mancare al proprio dovere. Levò arditamente la sua bella fronte canuta, come un valente guerriero che si prepara a combattere, e disse al giovane che gli sedava muto e pensoso dinanzi:
— Quella donna ha seco una forza... Per questa potè reggere ai travagli della sua vita infelice; per essa resiste ora ai mali della vecchiaia e della miseria. Ha la fede! È una fede da semplice, da ignorante, offuscata, se vuoi, da nebbie superstiziose; ma è pure una fede — ed è la vera.
Maurilio volse lentamente la sua grossa testa verso il parroco; lo guardò con una indicibile espressione di calma riflessiva, di convinzione profonda, di fermezza di proposito, e rispose colla sua voce affranta e posata:
— Anch'io ho una fede!... E nelle linee principali, generalissime, s'assomiglia, s'accosta, è forse anco la medesima di quella della povera Margherita; ma nel suo complesso, nel modo di formularsi all'intelligenza, di estrinsecarsi ed attuarsi, è diversissima. Ma Ella afferma che quella della donna ignorante è la vera; e quindi la mia, quella di chi la pensa come me, dev'essere falsa. Qui sta il punto.....
Fu interrotto dalla fantesca che recando in tavola una terrina fumante, disse:
— Eccoli serviti.
— Bene: esclamò Maurilio sorridendo; cominciamo per cenare, e dopo, se la vuole, discuteremo.
Don Venanzio fece un atto di acquiescenza sorridendo del pari, ed ambedue si accostarono al desco. Il parroco stette un momento in piedi colla sua berretta in mano, pronunziando a mezza voce ilBenedicite. Maurilio rimase dritto ancor egli con aria di rispetto, ma non disserrò le labbra: finita la preghiera, sedettero, spiegarono le serviette che sentivano un buon odore di bucato, e si posero allegramente a mangiare.