CAPITOLO XXVI.Due giorni dopo, alla mattina, verso le otto e mezzo, che in quella stagione invernale è affatto di buon'ora, una donna modestamente vestita di scuro, con un fitto velo sulla faccia che ne celava compiutamente le sembianze, presentavasi all'uscio della Zoe e domandava con voce tremola ed esitante di parlare alla celebre cortigiana. A costei tale visita era stata annunziata la sera precedente da un bigliettino di carta finissima, delicatamente profumato, il quale diceva:«Una donna, che facilmente indovinerete chi sia, ha bisogno di parlarvi nell'interesse di quella persona che più vi sta a cuore. Siate sola domattina dalle otto alle nove, e si verrà da voi.»LaLeggeranon aveva menomamente esitato a riconoscerela calligrafia della contessa Candida; ed aveva dato ordine che quando la mattiniera visitatrice si presentasse, venisse subito introdotta.Candida entrò tremante, che appena se poteva reggersi sulle gambe, nella camera da letto sontuosa e disordinata della cortigiana. Essa, la donna titolata, la superba signora, la fiera dama di Corte, presentavasi poco diverso che imploratrice, nella casa d'una disprezzata femmina, cui avrebbe un tempo, incontrandola, coperta delle più manifeste mostre del suo disdegno! Zoe giaceva ancora sotto l'elegante cortinaggio, mezzo seduta sui cuscini candidissimi, ornata il capo, il petto, le mani di ricchissime trine sulla fina biancheria della sua cuffia e del suo giaco da notte; teneva il gomito del braccio destro affondato nel cedevole guanciale, più candido che neve, a cui si puntava, e sorreggeva alla mano la testa: di sotto alla cuffia scappavano ribelli le ciocche ricche e pesanti delle sue fulve chiome, e parevano matasse d'oro filato che le cascassero sul seno e sulle spalle; lo sguardo vivo, ardente, quasi selvaggio, stava intento nel volto d'una persona che sedeva presso alla sponda del letto. Questa persona era una giovine donna, la quale, vedendo entrare la contessa, si alzò, si trasse in là d'un passo e saettò la nuova venuta con uno sguardo curioso, sollecito, avido, quasi feroce. Candida non s'era inoltrata che di poco nella stanza; le forze glie ne mancavano; si appoggiò ad un mobile, e stette un momento prima di riaver tanto di respiro da poter pronunciare una parola. Di sotto il velo intanto ella guardava, quasi sgomenta, un po' corrucciata, turbatissima per mille contrarie sensazioni, quelle due donne, le quali con aria presso che ostile fissavano lei.Fu la Zoe a rompere quello strano ed impaccioso silenzio.— La si avanzi e s'accomodi: disse asciuttamente accennando colla mano il seggiolone da cui s'era levata pur allora la giovane che le stava in compagnia.— Vi avevo pregata d'esser sola: disse una voce fioca ed agitata di dietro il fitto velo che copriva le sembianze della contessa.— Maddalena non è di troppo: rispose la Zoe che prendeva evidente piacere della confusione e del turbamento di quella nobil donna: anzi ci è necessaria... È una nostra compagna: soggiunse dopo un poco, pesando con intenzione sulle parole: è una nostracomplice.Candida si riscosse e rabbrividì: un vivo rossore le salì alla faccia, cui per fortuna non lasciò scorgere l'abbassato velo: un'acre vergogna l'assalse per quella complicità; sentì d'essersi abbassata al grado di quelle disgraziate. Non aggiunse parola su ciò e venne a sedere sulla poltrona che Zoe le aveva additata.Maddalena, che non aveva cessato di squadrare con avida curiosità la velata contessa, e che ora trovavasi alle spalle di lei, fece il giro della poltrona, e venne a piantarsi in faccia a Candida seduta, le braccia incrociate al petto, e il suo sguardo più impertinente che mai. Ella cui l'amore comune per Quercia aveva piegata a subita simpatia verso la cortigiana, sentiva ora contro quella nobile dama, che si avventurava ad amare il medesimo uomo, un impulso d'odio, una gelosia rabbiosa, una smania crudele di umiliarla e mortificarla. Per la prima era forse la comunanza d'origine, la somiglianza delle condizioni che le ispiravano una specie di fraterna benevolenza; e la decisione di carattere, la risolutezza delle maniere, la violenza dei sentimenti e la forza della volontà che contraddistinguevano la cortigiana valsero ad imporne a quella natura aspra, selvaggia e rubesta del pari. Per quella signora invece, che apparteneva ad altra classe sociale, che godeva di tanti beni a lei povera negati assolutamente, e tanto più grandi nella sua fantasia e desiderabili, l'istinto di proletario, l'odio naturale del povero verso il ricco, che erano in Maddalena, non potevano altro sentimento ispirare fuor che la gelosia e l'invidia. La Maddalena adunque si piantò in faccia alla sua nobile rivale in quella mossa che ho detto, e con accento che accompagnava perfettamente l'insolenza del contegno, disse:— Or be', questa signora la non vorrà degnarsi di mostrarci le sue bellezze?Candida trasaltò sul suo seggiolone e fece un atto come per alzarsi e partirsene. Zoe represse in fretta un sorriso che le era venuto alle labbra carnose e procaci, fece un atto verso la contessa per pregarla di non muoversi, e disse, colla severità d'una compagna e non di una superiore, alla giovane plebea:— Taci, Maddalena.Poi volgendosi a tutte due con un tono di compagnevole dimestichezza, di cui la misera Candida sentì tutta l'onta e lo sdegno, ma cui dovette reprimere, e non fu questa lieve pena per lei, la cortigiana soggiunse:— Siamo qui e dobbiamo starci come tre buone amiche le quali vogliono tutte tre ed ardentemente una cosa sola. Parliamoci adunque come tali. Signora contessa, dal suo bigliettino ho capito che Ella aveva qualche cosa da apprenderci o da suggerirci per la salute del nostro caro Luigi. Parli dunque Ella prima, e ci rallegri, se è possibile, con delle buone nuove, che in noi è uguale al suo, se non maggiore, l'interesse per quella diletta persona. Dopo di Lei avrò io qualche cosa da comunicarle eziandio, che forse non sarà meno interessante di quanto Ella sta per dirci.La contessa ringoiò lo sdegno, l'onta e tutta la fierezza che si sollevava in lei, e fattasi forza parlò. Per capire il colloquio che ebbe luogo fra quelletre donne, diciamo brevemente ciò che era a ciascuna di esse avvenuto il giorno innanzi.Candida, secondo l'accordo preso con suo padre al concerto di Corte, erasi da lui recata nella mattina, ed avevagli esposta a suo modo la difficile, pericolosa e fatale condizione in cui ella si trovava, e la necessità da questa nascente della fuga delmedichino. Il barone La Cappa, sbalordito da tutto ciò, non sapeva trovar fuori un modo qualunque di effettuare questa fuga. Fu Candida che glie lo suggerì: una somma di certa entità per comprare qualcheduno, una mezza parola di qualche persona autorevole che inducesse taluni a chiudere gli occhi. Il padre della contessa, animato dal suo amore per la figliuola, si lasciò indurre a promettere la somma che sarebbe occorsa; e si pose senza indugio in giro per trovare quel certo affidamento di cecità nella complice tolleranza di qualche potente. Si rivolse addirittura al Ministro e spiegò tutta l'arte diplomatica di cui era capace per arrivare all'argomento senza accostarlo pericolosamente di fronte: ma fu appena nei paraggi dell'isola di sì difficile approdo, che il Ministro (a cui il Re già aveva fatto quell'intimata che la sera innanzi era piovuta sul Comandante della Polizia), gli rese inutile ogni bordeggiare, dichiarandogli seccamente che essendo nati sospetti che si volessero far tentativi per una evasione di quel famoso assassino, s'erano dati ordini opportuni affine non solo di impedire ogni riuscita di siffatti progetti, ma di levare ad ognuno qualsiasi velleità di tentarli. Il barone si partì mortificato, senz'aggiunger parola, e si recò dal Direttore generale delle carceri.Il povero barone ebbe a toccar con mano in questa circostanza la differenza che passa nelle aure burocratiche fra un uomo in carica ed uno cascato nel limbo della giubilazione. Quando egli era capo d'ufficio, in tutto lo splendore della sua carriera, non si poteva immaginare mostre di deferenza e di zelo rispettoso che il barone non ricevesse da costui, nella anticamera del cui ufficio si presentava. Credeva egli per ciò, lo riteneva come una cosa certa ed un suo vero diritto, che a lui non sarebbe stato riserbato l'accoglimento d'un postulante qualunque, ma che ogni uscio gli si aprirebbe dinanzi come a padrone, in mezzo agli inchini degli uscieri, e il suo antico subalterno si sarebbe affrettato a venirgli incontro come si fa per reverenza ad un superiore. Non tardò ad accorgersi con grande sua mortificazione e dispetto che quella era una falsa lusinga: e ad eccezione degl'inchini degli uscieri, i quali erano troppo poca cosa per avere il coraggio e credersi il diritto dell'impertinenza contro un titolato, un decorato e tale che poco tempo prima li poteva far cacciare dall'impiego, in tutto il resto la sua aspettazione fu pienamente delusa. Il Direttore generale lo fece aspettare un quarto d'ora che all'orgoglio offeso del barone parve un tempo infinito; e quando lo ammise nel suo gabinetto, siccome l'argomento da affrontarsi era di così difficile e delicata natura che occorrevano circonlocuzioni, preparazioni oratorie e volteggiamenti di discorsi, il Direttore generale fece con garbo capire al suo visitatore che aveva molte occupazioni da sbrigare e pochi momenti da concedere. Il padre di Candida s'affrettò a toglier commiato, non senza lasciar vedere qualche po' di quel risentimento che aveva molto nell'animo; ma dalle fasi del discorso riportò, se non altro, per vantaggio, quello di apprendere che era Ispettore delle carceri, ov'era custodito Quercia, un cotale ch'egli nella sua lunga carriera amministrativa aveva potuto conoscer per bene, povero di sostanze e di moralità, ricco soltanto di famiglia e di bisogni. Avvisò tosto che questi era l'uomo di cui s'era fatto il Diogene cercatore, e con molte precauzioni perchè non fosse conosciuto il suo passo, si recò a trovarlo a casa sua.Nel colloquio che ebbero, il corruttore ed il corruttibile, parlarono il meno chiaro che si potesse, menarono, come si suol dire, il can per l'aia, e si intesero perfettamente. L'Ispettore tenne alta la mercanzia, il barone lasciò capire che si sapeva valutarla al prezzo che si meritava: quegli accennò ai pericoli della sua condizione, alla facilità d'essere compromesso, questi fe' cenno della prudenza dei procedimenti, della guarentigia di cautele necessarie per tutti, eccetera, eccetera. Venutosi a mezzo ferro, il barone parlò della felicità di farsi proprietario e di comprar, per esempio, nel proprio paese un po' di terra, una casetta; ma l'altro lo interruppe nell'esposizione di quell'idillio, dicendo che il diventar proprietario gli avrebbe chiamato addosso l'attenzione e la malignità degl'invidiosi, e che perciò avrebbe preferito, quando gli piovesse dal cielo un capitale, impiegarselo in altro modo e farselo valere in segreto come ben avrebbe saputo. Il barone domandò per curiosità a qual somma si elevavano desiderii del suo interlocutore circa quel capitale: e l'altro, che stimò esser meglio domandare un'esagerazione, parlò di venti mila lire; La Cappa protestò che il signor Ispettore non avrebbe mai potuto trovare una tal somma, ma che invece la metà sarebbe stato probabile lo averla. L'Ispettore fece lo schizzinoso, e il padre di Candida simulò non voler più dir altro a questo proposito, cambiò discorso, e dopo un poco accennò andarsene; il tentato accompagnò il tentatore fino alla soglia, e là, ad un tratto, per dir così, a bruciapelo, con voce sommessa e parola ratta, disse:— Dieci mila lire, sia: lascierò fare; ma ce ne vogliono cinque mila subito.La Cappa tornò indietro e chiuse l'uscio della stanza in cui entrarono di nuovo.— Le avrete stassera, disse; ma non basta lasciar fare; conviene anche suggerirci come fare.— Bisogna rivolgersi al capoguardiano. So checederà. Ma la capisce che non io posso trattare con lui. Abbia a questo oggetto qualche mandatario fidato.... Io avrò una malattia che m'impedirà di esercitare la maggiore sorveglianza comandata. Il capoguardiano ne prenderà fiducia per agire secondo che si vuole.... Ma conviene far presto.Il barone di quella sera fece avere le cinque mila lire all'Ispettore e informò di tutto la figliuola. Per trattare poi con questo capoguardiano ci voleva qualcun altro: egli non voleva commettersi in sì bassa impresa. La contessa pensò che quell'ufficio lo potrebbe fare la Zoe e scrisse alla medesima il bigliettino che abbiamo visto.Di più importanza ancora e meravigliosamente accordantisi per fare sperare un lieto successo coi fatti che conosceva la contessa erano quelli avvenuti a questo proposito alla cortigiana. Eccoli in breve.La sera precedente si presentava al quartiere di Zoe uno sconosciuto, tutto accuratamente camuffato nel mantello, e chiedeva essere ammesso alla presenza della donna, alla quale, a lei sola, in proprie mani doveva rimettere certa carta. La cortigiana, senza la menoma esitazione lo faceva introdurre presso di sè, e sola con lui nel suo gabinetto lo invitava a spiegarsi sollecito, già sperando e indovinando che quel misterioso individuo le dovesse parlare di cose attinenti a Luigi.E così era diffatti. Scioltosi dalle falde del mantello, quell'uomo lasciò vedere una faccia volgare e rozza, che era quella d'un guardiano delle carceri. Fu già detto come quella potente associazione di malfattori che chiamossi lacocca, e della quale forse vive ancora qualche rimessiticcio, avesse affigliati ed aderenti in varie parti ed in diverse condizioni sociali, così bene che anche negli uffici della pubblica sicurezza ed in grado non tanto inferiore eravene alcuno da cui partirono que' certi avvertimenti di cui ilmedichinonon seppe approfittare. Ora la fortuna di Quercia volle che fra i guardiani a cui era affidata la custodia di un sì importante prigioniero fossevi, chiamato da poco tempo a prestar servizio in quelle carceri, uno di quei subalterni soci della trista setta, e quell'altro in superior grado costituito lo sapesse. È facile capire come, grazie a loro particolari segni di riconoscimento e mezzi particolari di corrispondersi e d'intendersi, anche senza parola viva, fra i componenti dellacocca, ilmedichinoe quel cotal guardiano si mettessero in rapporto, e il secondo si decidesse e promettesse di servire ciecamente il primo. Era dunque per mezzo di costui che già una prima volta Quercia aveva scritto poche righe alla Zoe, ed era questo medesimo ch'egli ora le mandava con una lettera in cui spiegava tutto il disegno da lui immaginato nella solitudine della sua carcere per riconquistare colla fuga la libertà.Anche Gian-Luigi sapeva che il capoguardiano avrebbe acconsentito a favorire il loro intento dove se ne fosse compra con una buona somma la fedeltà al Governo che lo pagava poco. Quando la cosa fosse intesa con costui, bisognava procacciarsi delle false chiavi che aprissero la carcere delmedichino, il cancello in ferro del pianerottolo, quello al fondo della scala. Nel corridoio a pian terreno esisteva una porticina che non si apriva mai, ora stata murata, la quale metteva nel cortile verso la Corte d'Appello, che allora si chiamava Senato; anche di questa porticina bisognava fabbricare le false chiavi, poi una data notte, ad una certa ora verso il mattino, quando è più silenziosa la terra e più pesante il sonno degli uomini, il capoguardiano avrebbe disposto le cose in guisa che i più zelanti e i più da temersi de' custodi fossero allontanati e il vegliare incombesse a quello che era addetto allacocca. Questi avrebbe aperto pian piano la carcere di Quercia, i cancelli e la porticina del cortile, e per questa ilmedichino, vestito come un guardiano ancor egli, con abiti che il capo medesimo dei custodi gli avrebbe procurati, sarebbe venuto sotto l'atrio del palazzo dellaCuria maxima, dov'era facile aprire dall'interno il portone. Per scender le scale bisognava bene passare nella stanza del capoguardiano, ma questi avrebbe dormito d'un sonno di piombo. Una carrozza sarebbe stata aspettando nella vicina piazza Susina, ora di Savoia, e, appena salitovi il fuggitivo, di galoppo via fino a qualche sicuro ricovero lontano di città, dove si sarebbe fatto trovare armi, vestiti e mezzi di mascherare le proprie fattezze a Gian-Luigi, il quale giurava che una volta fuori dalle unghie della giustizia non avrebbe più lasciato che lo riafferrassero vivo a niun patto. Per ottenere le false chiavi, Quercia scriveva si cercasse di un certo Andrea, cui Maddalena, la serva di Pelone, conosceva per bene, come frequentatore di quella bettola, il quale non si sarebbe rifiutato di certo, mentre non era gran tempo, per un servizio che Gian-Luigi gli aveva reso, s'era protestato disposto a fare per lui qualunque cosa.Il custode affiliato allacoccagià aveva preso le impronte di cera necessarie all'uopo e insieme colla lettera le recava alla Zoe, la quale lo congedava stimolandone con larga rimunerazione lo zelo. Non si trattava più che di procurarsi i denari occorrenti, e la cortigiana già pensava far capo per ciò al conte ed alla contessa Langosco, quando ricevette la letterina di quest'ultima, che preveniva i desiderii e le intenzioni dellaLeggera.Giunto il mattino, Maddalena, che era necessario mettere a parte del segreto e mandare in traccia di quell'Andrea, fu mandata chiamare dalla Zoe; ed ecco di qual guisa avvenisse che quelle tre donne si trovarono riunite nella stanza da letto della cortigiana.La contessa e la cortigiana non si dissero micatutti questi particolari che son venuto esponendo; ma quella disse essere a sua cognizione in modo positivo che l'Ispettore avrebbe lasciato fare, il capoguardiano avrebbe potuto fare se qualcuno sapesse in bella maniera offrire a quest'ultimo un certo numero di migliaia di franchi: ella avrebbe provvisto il denaro, delle trattative con quell'uomo s'incaricasse la Zoe: questa a sua volta confessò i tentativi già avviati, narrò che essa tosto, di quel giorno medesimo, avrebbe cominciato l'assalto contro il capo dei custodi, la Maddalena lì presente si sarebbe posta alla ricerca di tale che era alla riuscita dell'impresa necessario, conchiuse, tutto raggiante in volto d'una lieta speranza, che fra una settimana sperava libero illoro caroe finite pertuttele angoscie.— Ed Ella, signora contessa, soggiunse tendendo una mano a Candida, sarà in possesso di quelle carte che tanto le premono.La contessa esitò, poi non osò rifiutarsi a toccar quella mano, vi pose dentro appena la punta delle sue dita inguantate e sentì a quel lieve contatto serpersi nelle vene un brivido: le parve affermata la vergogna della sua fratellanza con quella donna venduta.In sul punto d'accomiatarsi, ella, per un atto quasi macchinale, alzò il velo e mostrò la sua faccia impallidita e dimagrata in que' pochi giorni, i suoi begli occhi ardenti di febbre in fondo alle occhiaie contornate da un livido cerchio, la sua tanta bellezza fatta ora mesta, severa, quasi direi solenne dalla espressione del dolore e dall'impronta della sventura. Maddalena, che non aveva parlato più, e che stava sempre osservando con occhi ostilmente avidi la contessa, frenata soltanto ne' suoi nimichevoli sentimenti e propositi dalla presenza della Zoe, come un animale selvaggio dalla tema del suo domatore, al vedere finalmente scoperte quelle sembianze che tanto anelava esaminare e trovandovi tanta bellezza, mandò un'esclamazione in cui c'erano insieme rabbia, stupore ed una involontaria ammirazione, e si cacciò innanzi verso la nobile sua rivale come un nemico che assale un nemico. Candida sorse in piedi e si trasse in là con mossa di imponente fierezza, ma non scevra di inquietudine.— Maddalena! gridò in tono di comando la Zoe, e la giovane plebea si arrestò; ma i suoi occhi mandavano lampi di odio da far paura.— La riverisco: seguitò la Zoe, parlando alla contessa. Se la avrà alcuna cosa da comunicarmi, non iscriva, la prego, ma mi mandi chiamare o si degni disturbarsi per venire da me; io farò il medesimo quando abbia notizie da apprenderle.Candida fece un lieve cenno del capo che poteva passare insieme per un'espressione di consentimento e per un saluto, abbassò di nuovo e rattamente il velo sulla faccia ed uscì.Maddalena fece un balzo dietro di lei, come se le volesse piombare addosso e ghermirla.— Ebbene? che cosa fai? Le domandò la Zoe con un certo sorriso sulle labbra di porpora.— Non vorrei lasciarla partire senza piantarle su quella bella faccia lo stampo delle mie unghie.... Esclamò con accento pieno di ferocia la Maddalena. Ah! la è bella davvero la superba!... Avrei voluto levargliene e bellezza e superbia.— Sta, sta: disse con quel suo sorriso la cortigiana. Quella bellezza è già di molto danneggiata, e quella superbia non hai visto come si contorceva spasimando sotto l'umiliazione?Di quel giorno medesimo, come Zoe aveva annunziato avrebber fatto, le due donne si misero all'opera. Il destino parve volerle favorire. La seduzione del capoguardiano non fu difficile; e Maddalena, guidata proprio da una felice ispirazione, non tardò ad incontrare Andrea. Ella aveva udito raccontare come al tempo della catastrofe ond'era stato colpito il povero operaio, i bimbi di costui fossero stati ricoverati nell'Asilo infantile, e con accortissimo consiglio la si pose a gironzare intorno a questo stabilimento, sicura che il misero padre ci sarebbe capitato. E diffatti nella mattinata medesima lo vide. L'infelice appena era riconoscibile. Il dolore lo aveva invecchiato di dieci anni, e gli stenti della miseria, che continuavano per lui più crudeli che mai, gli venivano inaridendo le fonti della vita. Maddalena con molto acume aspettò ad accostarlo e parlargli quando egli uscisse dall'asilo, dopo aver visti i figli. La capì che prima egli non sarebbe stato molto disposto ad ascoltarla, ed avrebbe accolto con impazienza una compagnia ed un discorso che gli avrebbero ritardato la gioia — l'unica sua gioia oramai — di vedere ed abbracciare i bambini.Quando adunque Andrea se ne venne fuori (e la sua faccia era più lieta, meno velati i suoi occhi) Maddalena gli si appressò, e fece come se l'incontrasse per caso, interrogandolo di lui e delle cose sue, compiangendolo forte, e con quelle parole di pietà che ogni donna sa trovare, delle avvenutegli disgrazie.— Ed ora, gli domandò poi, avete trovato lavoro?— No: rispose mestamente l'operaio; non ho potuto ancora allogarmi presso nessuna fabbrica. Manca il lavoro; i principali mandano via i buoni operai, altro che prenderne un tristo, come oramai ho il nome d'esser io... come sono: soggiunse con un amaro scoraggiamento. Ho vissuto sinora aiutando qualche mio amico facchino a portar legna... E tutto ieri non ho potuto fare neppur questo... Ma che importa? (schiuse le labbra ad un doloroso sorriso). Per me non me ne fa più nulla, e i miei bambini hanno pane, vesti e ricovero.— Pover'uomo! disse la Maddalena veramente impietosita. Vuol dire che non avete mangiato...Andrea curvò il capo e levò le spalle con atto che voleva dire:— La è proprio così, ma ci sono avvezzo oramai.— Siete avviato in qualche luogo dove abbiate da recarvi? domandò la giovane.— No: rispose l'operaio con quella sua tranquillità rassegnata che pareva apatia. Non ho da andare in nessun luogo, non ho nulla da fare.— Ebbene, venite meco; ho certe cose da far trasportare, e voi siete appunto l'uomo che ci vuole. Intanto avrete da colazione.Andrea nè ringraziò, nè disse pure una parola, ma seguì passivamente la Maddalena, che lo condusse dove aveva ora la sua dimora, cioè nel misterioso quartieretto di Bancone.— Che cosa debbo fare? domandò l'operaio introdotto colà dentro.— Prima di tutto colazione: disse la Maddalena, facendo sedere Andrea ad una tavola e mettendogli innanzi cibo e bevanda.Quando Andrea ebbe mangiato e bevuto come un affamato che da ventiquattro ore non ha più avuto un boccon di pane sotto i denti, come un beone che da molti giorni non ebbe più un fiasco di vino in sua balìa, si alzò e disse con voce più sicura e più forte di quella che avesse prima:— Or bene, che cosa volete ch'io faccia?... Ora mi sento ritornate le mie forze e capace di sollevare quantirubbivolete.Guardò intorno ed esaminò l'eleganza del quartiere in cui si trovava.— Cospetto! Siamo a casa di qualche principe, qui.... E che cosa ci fate voi, Maddalena? Siete venuta a servire dei ricconi....Maddalena fece un superbo sorriso, e non resistette alla vanità di dire:— Io qui non sono serva, ma padrona....Andrea allargò tanto d'occhi, e la guardò con una meraviglia che toccava al sospetto.— Davvero!... Mi rallegro con voi.... Or dunque, serva o padrona che siate, qual cosa posso io fare per voi?La giovane, istrutta dalla Zoe che aveva ricevute le comunicazioni di Quercia, prese Andrea ad un braccio e gli disse:— Vi ricordate voi di chi vi salvò la vostra Paolina dal coltello di quei cannibali e ve la fece sotterrare da cristiana?Le guancie d'Andrea, colorite dall'abbondoso pasto che aveva fatto pur allora, impallidirono; gli occhi si velarono di nuovo, e la voce tornò profonda ed affiocata.— Che venite voi a rammentarmi? disse recandosi la mano alle ciglia come se volesse ripararsi dalla vista del cadavere di sua moglie sulla tavola di marmo cui le parole di Maddalena gli rievocavano dinanzi. Pur troppo che ricordo tutto.— Ricorderete adunque eziandio la promessa che avete fatto: «Se alcuno di voi ha bisogno d'un uomo...»— Ebbene? domandò Andrea interrompendo: v'è uno di quei due che abbia bisogno di me?— Sì... Non sapete che il dottor Quercia fu arrestato?— Ah! è vero: esclamò l'operaio, battendosi la fronte, e con tono di rampogna verso se stesso per non averci pensato.— Bisogna salvarlo.— E ci posso io qualche cosa?— Tutto.— Che debbo fare?Maddalena gli pose innanzi le impronte di cera.— Fabbricar le chiavi che devono aprirne la prigione.Il ferraio indietrò come se vedesse uno spettro, e le sue chiome scarmigliate gli si drizzarono sulla fronte.— No, gridò egli, non questo... Domandatemi il mio sangue, ma non ciò.Egli si era riveduto di botto nel sotterraneo a fabbricar le chiavi che avevano servito per l'assassinio di Nariccia; gli pareva veder sulle sue mani spuntare a chiazze un sudore di sangue — di quel sangue che senza di lui non si sarebbe versato.— Perchè non questo? domandò la Maddalena.— Perchè ho giurato che mai più non avrei fatto opera simile.— Avete pure giurato di far qualunque cosa per la salute del vostro benefattore. Dura così poco in voi la riconoscenza?Andrea non riluttò più a lungo. Si credeva realmente obbligato da quella sua promessa. Di quel giorno si provvide di tutto il necessario, e nella notte susseguente le chiavi furono fatte nella cucina del quartieretto medesimo cambiata in laboratorio.Al mattino Maddalena le portò trionfante alla Zoe che l'abbracciò e la baciò con trasporto.— È salvo: esclamò brandendo quelle grosse chiavi la cortigiana.E le cose in fatti s'avviavano il meglio che si poteva desiderare in favore di Gian-Luigi. Il capo-guardiano era stato il più arrendevole uomo: e sollecitato anche dal conte Langosco, il quale aveva pensato del pari dirigersi a lui, vendeva a costui ed alla cortigiana, all'insaputa l'un dell'altra, l'opera sua. S'era già cercato il luogo di rifugio, la Zoe aveva indotto Bancone a mettere a disposizione di lei una sua carrozza con due cavalli, quella notte ch'ella avrebbe voluto, per andare dove a lei piaceva e guidata da un uomo di tutta fiducia della cortigiana: le tre donne credevano fermamente al successo, e nella loro febbrile aspettazione cominciavano a rallietarsi. Ma per loro sventura e per quella delmedichino, la Zoe s'era dimenticata della raccomandazione fattagli da Gian-Luigi nel primo bigliettino scrittole dalla carcere, di tener d'occhio Barnaba e studiarlo per iscoprire il movente della suacondotta. Ella, il poliziotto, non l'aveva visto più, e l'aveva dimenticato: ma non avevala dimenticata egli, che, dopo le fatiche di quella sera dell'arresto, rimasto due giorni nuovamente a letto per rimettersene, erasi poi dato colle maggiori cautele del mondo a spiare i passi e la casa della cortigiana. Vide così un uomo con troppa cura celato il viso introdursi alcune volte nella casa di Zoe, la sera: non lo riconobbe punto per un guardiano delle carceri, ma dubitò che gli era qualche messo segreto per intrighi a vantaggio delmedichino: un'altra volta vide la Maddalena sgusciar lesta sotto il portone della abitazione dellaLeggera: indovinò subito che all'antica serva di Pelone la cortigiana aveva affidate le lettere tanto cercate, e che importava quindi massimamente apprendere dove la ragazza si nascondesse e là poi pigliarla al covo. Ma per quella volta non gli venne fatto, perchè le due donne uscirono insieme in carrozza, ed egli che aveva aspettato per codiarle, dovette rinunziare al proposito di seguitarle. Una più importante scoperta ancora gli venne fatta: e fu una mattina che vide per tempo uscire, assai modestamente vestita, la Zoe con un fitto velo sulla testa da coprirsene le sembianze, sola, a piedi e con certa aria di premura e di mistero da destare sospetti non che nel furbo poliziotto, ma in ognuno che di quella donna conoscesse le abitudini ed il modo di vita.Barnaba la seguì e la vide entrare in una delle più vicine chiese, e colà recarsi difilata nell'angolo più scuro d'una delle più riposte cappelle. Non era impossibile che un impulso di divozione la menasse colà — cotali donne ne hanno pur tante di stranezze! — ma il poliziotto ci credeva poco. S'accostò pian piano, nascondendosi bene dietro i fusti delle colonne e stette a sorvegliare, atteggiato in guisa che ognuno l'avrebbe preso per un ascetico credente che non pensa se non alla salute dell'anima sua.Non dovette rimanere lungo tempo in attesa. Un uomo, guardandosi attorno con molla cautela, si venne accostando alla Zoe velata; e inginocchiatosele presso, ebbe con lei un colloquio bisbigliato, breve, ma in apparenza vivace. Barnaba stette col viso affondato nelle mani, come assorto nella più ardente preghiera, ma d'infra le dita il suo sguardo non si staccava dai due colloquenti. Quando uscirono, la donna prima e per una porta, l'uomo dopo e per un'altra parte, Barnaba lasciò andare la Zoe e tenne dietro al maschio; lo vide entrare nelle carceri, e riconobbe il capoguardiano. Senza perdere un minuto, egli corse dal signor Commissario Tofi e gli parlò vivamente per un quarto d'ora. Il Commissario, dopo uditolo, si recò in fretta dal Ministro degl'interni.Era fissata la notte e l'ora della fuga: tutto pareva andar sempre a seconda. L'ispettore, da qualche giorno malato, non s'era più fatto vedere: il capo dei custodi aveva disposto le cose nel modo che s'era voluto; le chiavi erano in mano al custode affiliato allacocca, ed erano già state provate nelle serrature.Giunto il momento, la Zoe era nella carrozza ferma in piazza Susina, dove sedeva a cassetta uno degli uomini scampati all'arresto dei malfattori; la Maddalena che ce l'aveva accompagnata, era discesa e venuta, impaziente, fino alla piazzetta davanti alla Corte d'Appello, aspettando da un momento all'altro vedersi aprire il portone e venirne fuori Gian-Luigi. I minuti sembravano ore, ed ore di tormento. Alla fine credette udire nell'interno un lieve rumore di passi, un bisbiglio soffocato di voci. Si curvò alla toppa, vi pose avidamente l'occhio, ma per l'oscurità non vide nulla: vi appoggiò l'orecchio, e udì in modo affatto distinto i passi di due uomini che camminavano pianamente e venivano accostandosi; le parve di riconoscere, riconobbe di certo il passo di Gian-Luigi. Il cuore le balzava in petto da farle male: ma sull'ansietà oramai prepoteva l'emozione della gioia, più che la speranza, la sicurezza della salute di lui. Tutta intenta a ciò che succedeva sotto l'atrio del palazzo di giustizia, Maddalena non badava ad altro più, non avvertiva ciò che aveva luogo sulla piazzetta in cui ella si trovava: ed era che sei uomini in montura di carabinieri sbucavano fuori dalle cantonate e s'accostavano con passo sospeso essi pure verso il portone a cui la giovane stava origliando, preceduti da un uomo in abiti borghesi che pareva guidarli.Ad un punto Maddalena fu riscossa da un grido di donna, che scoppiò sull'angolo della strada che va nella vicina piazza Susina.— Salvati! — fu il grido — siamo perduti!Era la Zoe, che non potendo più reggere alle mosse, era discesa di carrozza, e veniva a vedere essa pure; e sopraggiungendo vedeva gli agenti della forza pubblica stringersi intorno alla sua complice innanzi al portone.Maddalena sussultò, si volse, vide gli uomini e il luccicar delle armi, fu per mandare un grido ancor essa; ma l'uomo in panni da borghese d'un balzo le fu sopra, e senza dir pure una parola le pose violentemente una mano sulla bocca, mentre due carabinieri prendevano la donna alle braccia, ed a forza la tenevano ferma.LaLeggeravide quell'uomo senza uniforme volgere verso di lei una faccia scialba ed uno sguardo di fredda ed ironica minaccia, e gli parve riconoscerlo.— Sempre colui! si disse quasi spaventata. Ma chi è egli?... che vuole da me?Fuggì presa da un terrore strano, si gettò nella carrozza e la fece partire di galoppo senza aspettare altro. Ogni speranza di poter salvare Luigi, per allora, era perduta.E Maddalena frattanto udiva — ora con angoscia — glisforzi che facevano quei di dentro per aprire il portone, e non poteva in niun modo avvisarli.Il portone finalmente si aprì e comparvero due uomini: quattro carabinieri e Barnaba (poichè Zoe aveva veduto bene, e l'uomo in abiti borghesi era lui) si precipitarono addosso al più giovane, che, disarmato e preso all'improvviso, non potè far resistenza.Egli riconobbe altresì Barnaba.— È dunque fra noi una partita a morte? disse col suo disdegnoso sorriso.Barnaba fece un cenno affermativo col capo.— La prima giuocata l'avete vinta voi, soggiunse, grazie al pugnale diGraffigna: ma non l'avete vinta abbastanza bene. Ora la rivincita e la decisiva a me.Gian-Luigi salutò, come in un assalto cortese, un campione toccato dal fioretto dell'avversario.La Maddalena, libera la bocca dall'imbavaglio, gli occhi umidi di pianto fissi con immenso desiderio e amore e rimpianto sul viso alquanto impallidito del suo diletto, mandò una voce ed un singhiozzo:— Oh mio Luigi! gemette ella.Ilmedichinole si volse con espressione di molta pietà e di molta amorevolezza.— Povera Maddalena! esclamò. Ora eccoti in trappola anche te.Gettò uno sguardo pieno di rincrescimento nello scuro della notte traverso il portone, là dove nella strada si stendevano i giallognoli raggi d'un lampione, e represse un sospiro. Là era la libertà; ed egli era venuto proprio fino alla soglia a contemplarla, Tantalo della medesima.— Ah di me non importa: disse con vivacità di sentimento che poteva dirsi sublime la giovane plebea. Potessi aver salvato te, ed a me poi accadesse qualunque peggior cosa del mondo.Gian-Luigi non la ringraziò che con uno sguardo, ma era uno sguardo d'ineffabile tenerezza, onde tutta ella si sentì commuovere.— Costui, comandò Barnaba accennando ilmedichino, sia per ora ricondotto nella sua prigione; ma stia sulla sua porta un uomo di guardia fino a nuovo avviso; questo traditore (ed era il custode che additava) sia subito messo ai ferri e nella stanza di deposito; così pure si faccia al capoguardiano. Quanto a voi, bella giovane, prima di trovar domicilio alleTorri[3]vi darete l'incomodo di condurci alla casa dove ora avete dimora.Maddalena incrociò le braccia al petto con atto pieno di risoluzione, e disse fieramente:— Dov'io dimori da me non lo saprete mai.Barnaba sorrise con espressione d'ironica superiorità.— Non abbiamo più bisogno d'apprenderlo, carina, disse con ischerno, e son io medesimo che avrò l'onore di guidarvici, caso che aveste disimparata la strada.Così Gian-Luigi, furibondo, ma nascondendo, per la forza della volontà, il furore sotto le mostre della maggiore indifferenza, fu ricondotto nella carcere e custodito con una sentinella alla porta; e Maddalena venne da Barnaba fatta camminare sino al segreto quartierino di Bancone, dove il poliziotto da due giorni sapeva che la giovane si rimpiattava. Colà dopo un'accurata perquisizione nel locale e sulla persona medesima della giovane arrestata vennero scoperte le lettere e prese da Barnaba lieto e trionfante.Maddalena fu condotta poscia in prigione ancor essa. La Zoe non s'era ridotta a casa sua, ma per misura di prudenza erasi ricoverata presso l'A. R. che concorreva in parte principale a mantenerne lo sfarzo, e con cui una lite recente, come abbiam visto, aveva da parecchi giorni interrotti i rapporti. Sapremo poscia se la cortigiana placasse e come l'ira principesca.Il domani, di buon mattino, il conte Langosco riceveva un invito di recarsi dal generale Barranchi, e andatovi sollecito gli venivano rimesse le lettere tanto desiderate. Il marito di Candida tornò frettoloso a casa, e si ridusse nel salottino di sua moglie, solo con lei. Chiusi ben bene gli usci, trasse fuori l'involto, e lo gettò con mossa piena di supremo disprezzo alla moglie.— Guardate se le ci son tutte: disse con voce piena di fiera ironia.La contessa sciolse l'involto con mani tremanti, ed un vivo rossore la colorì sino alla radice dei capelli.— Ci sono? ripetè il marito, guardandola con occhi da far abbassare qualunque più audace pupilla.— Sì: rispose fiocamente la misera.— Bene! Che cosa volete farne?... Conservarle come un oggetto prezioso? Gettatele sul fuoco, madama, per Dio!Candida allargò le mani e le lasciò cadere nel focolare.— Ammirate la mia discrezione,madama, soggiunse il conte con ghigno insopportabile a vedersi, mentre guardava le fiamme consumare quei fogli. Non mi sono dato nemmeno il gusto di ammirare un solo di questi vostri periodi d'una prosa certo eloquentissima.La donna curvò il capo e si tacque.— Spero che la lezione vi basterà, continuava il conte, e che andrete più guardinga altra fiata nell'espansione letteraria de' vostri sentimenti.Colla punta dello stivale ond'era stupendamente calzato il suo piede piccolo e sottile di forma aristocratica, spinse in là verso il fuoco un foglio che era caduto sulle ceneri.— Le lettere sono state restituite da quella donna:disse con fievol voce la contessa, non osando levar gli occhi. È dunque riuscito a fuggire quell'..... infelice?— Ah ah! E' vi sta bene a cuore tuttavia: esclamò Langosco scaldandosi le mani alla fiammata.Non rispose altro; ma dopo un breve silenzio, smesso il ghigno e l'accento ironico, disse con piglio e voce severi:— Per questo scorcio d'inverno, signora, vivremo qui, come per lo passato. Giunta appena la primavera, io avrò bisogno di fare un viaggio, poi nella state di prendere i bagni: e l'inverno venturo, se Dio mi dà tanta vita, conto andarlo passare a Parigi. Voi, al primo sbocciar delle foglie, andrete nel nostro castello, e di là — me vivo — non vi muoverete più..... Le ragioni d'interesse sono già belle ed aggiustate mercè quelle carte a cui voi non è molto metteste la vostra firma.Candida non disse una parola, non fece un movimento. Il conte, poichè tutte consumate dal fuoco erano le carte, s'avviò lentamente all'uscio per partirsi; quando fu alla soglia, già colla mano alla gruccia della serratura, si volse e disse; con crudele freddezza:— No, quell'assassino non ha potuto fuggire. Ei fu rimesso in carcere e sarà impiccato... Che è ciò che gli spetta per ogni verso.Ed uscì.Quel giorno medesimo in cui Barnaba, mercè l'attenta sua sorveglianza, capiva che il tentativo di fuga doveva farsi nella notte e riusciva a sventarlo; quel giorno per la prima volta Maurilio si levava a sedere sul suo letto, e smesso il parlare interrotto del delirio, e i moti scomposti, domandava di parlare al marchese, al quale aveva un'importante rivelazione da fare.
Due giorni dopo, alla mattina, verso le otto e mezzo, che in quella stagione invernale è affatto di buon'ora, una donna modestamente vestita di scuro, con un fitto velo sulla faccia che ne celava compiutamente le sembianze, presentavasi all'uscio della Zoe e domandava con voce tremola ed esitante di parlare alla celebre cortigiana. A costei tale visita era stata annunziata la sera precedente da un bigliettino di carta finissima, delicatamente profumato, il quale diceva:
«Una donna, che facilmente indovinerete chi sia, ha bisogno di parlarvi nell'interesse di quella persona che più vi sta a cuore. Siate sola domattina dalle otto alle nove, e si verrà da voi.»
LaLeggeranon aveva menomamente esitato a riconoscerela calligrafia della contessa Candida; ed aveva dato ordine che quando la mattiniera visitatrice si presentasse, venisse subito introdotta.
Candida entrò tremante, che appena se poteva reggersi sulle gambe, nella camera da letto sontuosa e disordinata della cortigiana. Essa, la donna titolata, la superba signora, la fiera dama di Corte, presentavasi poco diverso che imploratrice, nella casa d'una disprezzata femmina, cui avrebbe un tempo, incontrandola, coperta delle più manifeste mostre del suo disdegno! Zoe giaceva ancora sotto l'elegante cortinaggio, mezzo seduta sui cuscini candidissimi, ornata il capo, il petto, le mani di ricchissime trine sulla fina biancheria della sua cuffia e del suo giaco da notte; teneva il gomito del braccio destro affondato nel cedevole guanciale, più candido che neve, a cui si puntava, e sorreggeva alla mano la testa: di sotto alla cuffia scappavano ribelli le ciocche ricche e pesanti delle sue fulve chiome, e parevano matasse d'oro filato che le cascassero sul seno e sulle spalle; lo sguardo vivo, ardente, quasi selvaggio, stava intento nel volto d'una persona che sedeva presso alla sponda del letto. Questa persona era una giovine donna, la quale, vedendo entrare la contessa, si alzò, si trasse in là d'un passo e saettò la nuova venuta con uno sguardo curioso, sollecito, avido, quasi feroce. Candida non s'era inoltrata che di poco nella stanza; le forze glie ne mancavano; si appoggiò ad un mobile, e stette un momento prima di riaver tanto di respiro da poter pronunciare una parola. Di sotto il velo intanto ella guardava, quasi sgomenta, un po' corrucciata, turbatissima per mille contrarie sensazioni, quelle due donne, le quali con aria presso che ostile fissavano lei.
Fu la Zoe a rompere quello strano ed impaccioso silenzio.
— La si avanzi e s'accomodi: disse asciuttamente accennando colla mano il seggiolone da cui s'era levata pur allora la giovane che le stava in compagnia.
— Vi avevo pregata d'esser sola: disse una voce fioca ed agitata di dietro il fitto velo che copriva le sembianze della contessa.
— Maddalena non è di troppo: rispose la Zoe che prendeva evidente piacere della confusione e del turbamento di quella nobil donna: anzi ci è necessaria... È una nostra compagna: soggiunse dopo un poco, pesando con intenzione sulle parole: è una nostracomplice.
Candida si riscosse e rabbrividì: un vivo rossore le salì alla faccia, cui per fortuna non lasciò scorgere l'abbassato velo: un'acre vergogna l'assalse per quella complicità; sentì d'essersi abbassata al grado di quelle disgraziate. Non aggiunse parola su ciò e venne a sedere sulla poltrona che Zoe le aveva additata.
Maddalena, che non aveva cessato di squadrare con avida curiosità la velata contessa, e che ora trovavasi alle spalle di lei, fece il giro della poltrona, e venne a piantarsi in faccia a Candida seduta, le braccia incrociate al petto, e il suo sguardo più impertinente che mai. Ella cui l'amore comune per Quercia aveva piegata a subita simpatia verso la cortigiana, sentiva ora contro quella nobile dama, che si avventurava ad amare il medesimo uomo, un impulso d'odio, una gelosia rabbiosa, una smania crudele di umiliarla e mortificarla. Per la prima era forse la comunanza d'origine, la somiglianza delle condizioni che le ispiravano una specie di fraterna benevolenza; e la decisione di carattere, la risolutezza delle maniere, la violenza dei sentimenti e la forza della volontà che contraddistinguevano la cortigiana valsero ad imporne a quella natura aspra, selvaggia e rubesta del pari. Per quella signora invece, che apparteneva ad altra classe sociale, che godeva di tanti beni a lei povera negati assolutamente, e tanto più grandi nella sua fantasia e desiderabili, l'istinto di proletario, l'odio naturale del povero verso il ricco, che erano in Maddalena, non potevano altro sentimento ispirare fuor che la gelosia e l'invidia. La Maddalena adunque si piantò in faccia alla sua nobile rivale in quella mossa che ho detto, e con accento che accompagnava perfettamente l'insolenza del contegno, disse:
— Or be', questa signora la non vorrà degnarsi di mostrarci le sue bellezze?
Candida trasaltò sul suo seggiolone e fece un atto come per alzarsi e partirsene. Zoe represse in fretta un sorriso che le era venuto alle labbra carnose e procaci, fece un atto verso la contessa per pregarla di non muoversi, e disse, colla severità d'una compagna e non di una superiore, alla giovane plebea:
— Taci, Maddalena.
Poi volgendosi a tutte due con un tono di compagnevole dimestichezza, di cui la misera Candida sentì tutta l'onta e lo sdegno, ma cui dovette reprimere, e non fu questa lieve pena per lei, la cortigiana soggiunse:
— Siamo qui e dobbiamo starci come tre buone amiche le quali vogliono tutte tre ed ardentemente una cosa sola. Parliamoci adunque come tali. Signora contessa, dal suo bigliettino ho capito che Ella aveva qualche cosa da apprenderci o da suggerirci per la salute del nostro caro Luigi. Parli dunque Ella prima, e ci rallegri, se è possibile, con delle buone nuove, che in noi è uguale al suo, se non maggiore, l'interesse per quella diletta persona. Dopo di Lei avrò io qualche cosa da comunicarle eziandio, che forse non sarà meno interessante di quanto Ella sta per dirci.
La contessa ringoiò lo sdegno, l'onta e tutta la fierezza che si sollevava in lei, e fattasi forza parlò. Per capire il colloquio che ebbe luogo fra quelletre donne, diciamo brevemente ciò che era a ciascuna di esse avvenuto il giorno innanzi.
Candida, secondo l'accordo preso con suo padre al concerto di Corte, erasi da lui recata nella mattina, ed avevagli esposta a suo modo la difficile, pericolosa e fatale condizione in cui ella si trovava, e la necessità da questa nascente della fuga delmedichino. Il barone La Cappa, sbalordito da tutto ciò, non sapeva trovar fuori un modo qualunque di effettuare questa fuga. Fu Candida che glie lo suggerì: una somma di certa entità per comprare qualcheduno, una mezza parola di qualche persona autorevole che inducesse taluni a chiudere gli occhi. Il padre della contessa, animato dal suo amore per la figliuola, si lasciò indurre a promettere la somma che sarebbe occorsa; e si pose senza indugio in giro per trovare quel certo affidamento di cecità nella complice tolleranza di qualche potente. Si rivolse addirittura al Ministro e spiegò tutta l'arte diplomatica di cui era capace per arrivare all'argomento senza accostarlo pericolosamente di fronte: ma fu appena nei paraggi dell'isola di sì difficile approdo, che il Ministro (a cui il Re già aveva fatto quell'intimata che la sera innanzi era piovuta sul Comandante della Polizia), gli rese inutile ogni bordeggiare, dichiarandogli seccamente che essendo nati sospetti che si volessero far tentativi per una evasione di quel famoso assassino, s'erano dati ordini opportuni affine non solo di impedire ogni riuscita di siffatti progetti, ma di levare ad ognuno qualsiasi velleità di tentarli. Il barone si partì mortificato, senz'aggiunger parola, e si recò dal Direttore generale delle carceri.
Il povero barone ebbe a toccar con mano in questa circostanza la differenza che passa nelle aure burocratiche fra un uomo in carica ed uno cascato nel limbo della giubilazione. Quando egli era capo d'ufficio, in tutto lo splendore della sua carriera, non si poteva immaginare mostre di deferenza e di zelo rispettoso che il barone non ricevesse da costui, nella anticamera del cui ufficio si presentava. Credeva egli per ciò, lo riteneva come una cosa certa ed un suo vero diritto, che a lui non sarebbe stato riserbato l'accoglimento d'un postulante qualunque, ma che ogni uscio gli si aprirebbe dinanzi come a padrone, in mezzo agli inchini degli uscieri, e il suo antico subalterno si sarebbe affrettato a venirgli incontro come si fa per reverenza ad un superiore. Non tardò ad accorgersi con grande sua mortificazione e dispetto che quella era una falsa lusinga: e ad eccezione degl'inchini degli uscieri, i quali erano troppo poca cosa per avere il coraggio e credersi il diritto dell'impertinenza contro un titolato, un decorato e tale che poco tempo prima li poteva far cacciare dall'impiego, in tutto il resto la sua aspettazione fu pienamente delusa. Il Direttore generale lo fece aspettare un quarto d'ora che all'orgoglio offeso del barone parve un tempo infinito; e quando lo ammise nel suo gabinetto, siccome l'argomento da affrontarsi era di così difficile e delicata natura che occorrevano circonlocuzioni, preparazioni oratorie e volteggiamenti di discorsi, il Direttore generale fece con garbo capire al suo visitatore che aveva molte occupazioni da sbrigare e pochi momenti da concedere. Il padre di Candida s'affrettò a toglier commiato, non senza lasciar vedere qualche po' di quel risentimento che aveva molto nell'animo; ma dalle fasi del discorso riportò, se non altro, per vantaggio, quello di apprendere che era Ispettore delle carceri, ov'era custodito Quercia, un cotale ch'egli nella sua lunga carriera amministrativa aveva potuto conoscer per bene, povero di sostanze e di moralità, ricco soltanto di famiglia e di bisogni. Avvisò tosto che questi era l'uomo di cui s'era fatto il Diogene cercatore, e con molte precauzioni perchè non fosse conosciuto il suo passo, si recò a trovarlo a casa sua.
Nel colloquio che ebbero, il corruttore ed il corruttibile, parlarono il meno chiaro che si potesse, menarono, come si suol dire, il can per l'aia, e si intesero perfettamente. L'Ispettore tenne alta la mercanzia, il barone lasciò capire che si sapeva valutarla al prezzo che si meritava: quegli accennò ai pericoli della sua condizione, alla facilità d'essere compromesso, questi fe' cenno della prudenza dei procedimenti, della guarentigia di cautele necessarie per tutti, eccetera, eccetera. Venutosi a mezzo ferro, il barone parlò della felicità di farsi proprietario e di comprar, per esempio, nel proprio paese un po' di terra, una casetta; ma l'altro lo interruppe nell'esposizione di quell'idillio, dicendo che il diventar proprietario gli avrebbe chiamato addosso l'attenzione e la malignità degl'invidiosi, e che perciò avrebbe preferito, quando gli piovesse dal cielo un capitale, impiegarselo in altro modo e farselo valere in segreto come ben avrebbe saputo. Il barone domandò per curiosità a qual somma si elevavano desiderii del suo interlocutore circa quel capitale: e l'altro, che stimò esser meglio domandare un'esagerazione, parlò di venti mila lire; La Cappa protestò che il signor Ispettore non avrebbe mai potuto trovare una tal somma, ma che invece la metà sarebbe stato probabile lo averla. L'Ispettore fece lo schizzinoso, e il padre di Candida simulò non voler più dir altro a questo proposito, cambiò discorso, e dopo un poco accennò andarsene; il tentato accompagnò il tentatore fino alla soglia, e là, ad un tratto, per dir così, a bruciapelo, con voce sommessa e parola ratta, disse:
— Dieci mila lire, sia: lascierò fare; ma ce ne vogliono cinque mila subito.
La Cappa tornò indietro e chiuse l'uscio della stanza in cui entrarono di nuovo.
— Le avrete stassera, disse; ma non basta lasciar fare; conviene anche suggerirci come fare.
— Bisogna rivolgersi al capoguardiano. So checederà. Ma la capisce che non io posso trattare con lui. Abbia a questo oggetto qualche mandatario fidato.... Io avrò una malattia che m'impedirà di esercitare la maggiore sorveglianza comandata. Il capoguardiano ne prenderà fiducia per agire secondo che si vuole.... Ma conviene far presto.
Il barone di quella sera fece avere le cinque mila lire all'Ispettore e informò di tutto la figliuola. Per trattare poi con questo capoguardiano ci voleva qualcun altro: egli non voleva commettersi in sì bassa impresa. La contessa pensò che quell'ufficio lo potrebbe fare la Zoe e scrisse alla medesima il bigliettino che abbiamo visto.
Di più importanza ancora e meravigliosamente accordantisi per fare sperare un lieto successo coi fatti che conosceva la contessa erano quelli avvenuti a questo proposito alla cortigiana. Eccoli in breve.
La sera precedente si presentava al quartiere di Zoe uno sconosciuto, tutto accuratamente camuffato nel mantello, e chiedeva essere ammesso alla presenza della donna, alla quale, a lei sola, in proprie mani doveva rimettere certa carta. La cortigiana, senza la menoma esitazione lo faceva introdurre presso di sè, e sola con lui nel suo gabinetto lo invitava a spiegarsi sollecito, già sperando e indovinando che quel misterioso individuo le dovesse parlare di cose attinenti a Luigi.
E così era diffatti. Scioltosi dalle falde del mantello, quell'uomo lasciò vedere una faccia volgare e rozza, che era quella d'un guardiano delle carceri. Fu già detto come quella potente associazione di malfattori che chiamossi lacocca, e della quale forse vive ancora qualche rimessiticcio, avesse affigliati ed aderenti in varie parti ed in diverse condizioni sociali, così bene che anche negli uffici della pubblica sicurezza ed in grado non tanto inferiore eravene alcuno da cui partirono que' certi avvertimenti di cui ilmedichinonon seppe approfittare. Ora la fortuna di Quercia volle che fra i guardiani a cui era affidata la custodia di un sì importante prigioniero fossevi, chiamato da poco tempo a prestar servizio in quelle carceri, uno di quei subalterni soci della trista setta, e quell'altro in superior grado costituito lo sapesse. È facile capire come, grazie a loro particolari segni di riconoscimento e mezzi particolari di corrispondersi e d'intendersi, anche senza parola viva, fra i componenti dellacocca, ilmedichinoe quel cotal guardiano si mettessero in rapporto, e il secondo si decidesse e promettesse di servire ciecamente il primo. Era dunque per mezzo di costui che già una prima volta Quercia aveva scritto poche righe alla Zoe, ed era questo medesimo ch'egli ora le mandava con una lettera in cui spiegava tutto il disegno da lui immaginato nella solitudine della sua carcere per riconquistare colla fuga la libertà.
Anche Gian-Luigi sapeva che il capoguardiano avrebbe acconsentito a favorire il loro intento dove se ne fosse compra con una buona somma la fedeltà al Governo che lo pagava poco. Quando la cosa fosse intesa con costui, bisognava procacciarsi delle false chiavi che aprissero la carcere delmedichino, il cancello in ferro del pianerottolo, quello al fondo della scala. Nel corridoio a pian terreno esisteva una porticina che non si apriva mai, ora stata murata, la quale metteva nel cortile verso la Corte d'Appello, che allora si chiamava Senato; anche di questa porticina bisognava fabbricare le false chiavi, poi una data notte, ad una certa ora verso il mattino, quando è più silenziosa la terra e più pesante il sonno degli uomini, il capoguardiano avrebbe disposto le cose in guisa che i più zelanti e i più da temersi de' custodi fossero allontanati e il vegliare incombesse a quello che era addetto allacocca. Questi avrebbe aperto pian piano la carcere di Quercia, i cancelli e la porticina del cortile, e per questa ilmedichino, vestito come un guardiano ancor egli, con abiti che il capo medesimo dei custodi gli avrebbe procurati, sarebbe venuto sotto l'atrio del palazzo dellaCuria maxima, dov'era facile aprire dall'interno il portone. Per scender le scale bisognava bene passare nella stanza del capoguardiano, ma questi avrebbe dormito d'un sonno di piombo. Una carrozza sarebbe stata aspettando nella vicina piazza Susina, ora di Savoia, e, appena salitovi il fuggitivo, di galoppo via fino a qualche sicuro ricovero lontano di città, dove si sarebbe fatto trovare armi, vestiti e mezzi di mascherare le proprie fattezze a Gian-Luigi, il quale giurava che una volta fuori dalle unghie della giustizia non avrebbe più lasciato che lo riafferrassero vivo a niun patto. Per ottenere le false chiavi, Quercia scriveva si cercasse di un certo Andrea, cui Maddalena, la serva di Pelone, conosceva per bene, come frequentatore di quella bettola, il quale non si sarebbe rifiutato di certo, mentre non era gran tempo, per un servizio che Gian-Luigi gli aveva reso, s'era protestato disposto a fare per lui qualunque cosa.
Il custode affiliato allacoccagià aveva preso le impronte di cera necessarie all'uopo e insieme colla lettera le recava alla Zoe, la quale lo congedava stimolandone con larga rimunerazione lo zelo. Non si trattava più che di procurarsi i denari occorrenti, e la cortigiana già pensava far capo per ciò al conte ed alla contessa Langosco, quando ricevette la letterina di quest'ultima, che preveniva i desiderii e le intenzioni dellaLeggera.
Giunto il mattino, Maddalena, che era necessario mettere a parte del segreto e mandare in traccia di quell'Andrea, fu mandata chiamare dalla Zoe; ed ecco di qual guisa avvenisse che quelle tre donne si trovarono riunite nella stanza da letto della cortigiana.
La contessa e la cortigiana non si dissero micatutti questi particolari che son venuto esponendo; ma quella disse essere a sua cognizione in modo positivo che l'Ispettore avrebbe lasciato fare, il capoguardiano avrebbe potuto fare se qualcuno sapesse in bella maniera offrire a quest'ultimo un certo numero di migliaia di franchi: ella avrebbe provvisto il denaro, delle trattative con quell'uomo s'incaricasse la Zoe: questa a sua volta confessò i tentativi già avviati, narrò che essa tosto, di quel giorno medesimo, avrebbe cominciato l'assalto contro il capo dei custodi, la Maddalena lì presente si sarebbe posta alla ricerca di tale che era alla riuscita dell'impresa necessario, conchiuse, tutto raggiante in volto d'una lieta speranza, che fra una settimana sperava libero illoro caroe finite pertuttele angoscie.
— Ed Ella, signora contessa, soggiunse tendendo una mano a Candida, sarà in possesso di quelle carte che tanto le premono.
La contessa esitò, poi non osò rifiutarsi a toccar quella mano, vi pose dentro appena la punta delle sue dita inguantate e sentì a quel lieve contatto serpersi nelle vene un brivido: le parve affermata la vergogna della sua fratellanza con quella donna venduta.
In sul punto d'accomiatarsi, ella, per un atto quasi macchinale, alzò il velo e mostrò la sua faccia impallidita e dimagrata in que' pochi giorni, i suoi begli occhi ardenti di febbre in fondo alle occhiaie contornate da un livido cerchio, la sua tanta bellezza fatta ora mesta, severa, quasi direi solenne dalla espressione del dolore e dall'impronta della sventura. Maddalena, che non aveva parlato più, e che stava sempre osservando con occhi ostilmente avidi la contessa, frenata soltanto ne' suoi nimichevoli sentimenti e propositi dalla presenza della Zoe, come un animale selvaggio dalla tema del suo domatore, al vedere finalmente scoperte quelle sembianze che tanto anelava esaminare e trovandovi tanta bellezza, mandò un'esclamazione in cui c'erano insieme rabbia, stupore ed una involontaria ammirazione, e si cacciò innanzi verso la nobile sua rivale come un nemico che assale un nemico. Candida sorse in piedi e si trasse in là con mossa di imponente fierezza, ma non scevra di inquietudine.
— Maddalena! gridò in tono di comando la Zoe, e la giovane plebea si arrestò; ma i suoi occhi mandavano lampi di odio da far paura.
— La riverisco: seguitò la Zoe, parlando alla contessa. Se la avrà alcuna cosa da comunicarmi, non iscriva, la prego, ma mi mandi chiamare o si degni disturbarsi per venire da me; io farò il medesimo quando abbia notizie da apprenderle.
Candida fece un lieve cenno del capo che poteva passare insieme per un'espressione di consentimento e per un saluto, abbassò di nuovo e rattamente il velo sulla faccia ed uscì.
Maddalena fece un balzo dietro di lei, come se le volesse piombare addosso e ghermirla.
— Ebbene? che cosa fai? Le domandò la Zoe con un certo sorriso sulle labbra di porpora.
— Non vorrei lasciarla partire senza piantarle su quella bella faccia lo stampo delle mie unghie.... Esclamò con accento pieno di ferocia la Maddalena. Ah! la è bella davvero la superba!... Avrei voluto levargliene e bellezza e superbia.
— Sta, sta: disse con quel suo sorriso la cortigiana. Quella bellezza è già di molto danneggiata, e quella superbia non hai visto come si contorceva spasimando sotto l'umiliazione?
Di quel giorno medesimo, come Zoe aveva annunziato avrebber fatto, le due donne si misero all'opera. Il destino parve volerle favorire. La seduzione del capoguardiano non fu difficile; e Maddalena, guidata proprio da una felice ispirazione, non tardò ad incontrare Andrea. Ella aveva udito raccontare come al tempo della catastrofe ond'era stato colpito il povero operaio, i bimbi di costui fossero stati ricoverati nell'Asilo infantile, e con accortissimo consiglio la si pose a gironzare intorno a questo stabilimento, sicura che il misero padre ci sarebbe capitato. E diffatti nella mattinata medesima lo vide. L'infelice appena era riconoscibile. Il dolore lo aveva invecchiato di dieci anni, e gli stenti della miseria, che continuavano per lui più crudeli che mai, gli venivano inaridendo le fonti della vita. Maddalena con molto acume aspettò ad accostarlo e parlargli quando egli uscisse dall'asilo, dopo aver visti i figli. La capì che prima egli non sarebbe stato molto disposto ad ascoltarla, ed avrebbe accolto con impazienza una compagnia ed un discorso che gli avrebbero ritardato la gioia — l'unica sua gioia oramai — di vedere ed abbracciare i bambini.
Quando adunque Andrea se ne venne fuori (e la sua faccia era più lieta, meno velati i suoi occhi) Maddalena gli si appressò, e fece come se l'incontrasse per caso, interrogandolo di lui e delle cose sue, compiangendolo forte, e con quelle parole di pietà che ogni donna sa trovare, delle avvenutegli disgrazie.
— Ed ora, gli domandò poi, avete trovato lavoro?
— No: rispose mestamente l'operaio; non ho potuto ancora allogarmi presso nessuna fabbrica. Manca il lavoro; i principali mandano via i buoni operai, altro che prenderne un tristo, come oramai ho il nome d'esser io... come sono: soggiunse con un amaro scoraggiamento. Ho vissuto sinora aiutando qualche mio amico facchino a portar legna... E tutto ieri non ho potuto fare neppur questo... Ma che importa? (schiuse le labbra ad un doloroso sorriso). Per me non me ne fa più nulla, e i miei bambini hanno pane, vesti e ricovero.
— Pover'uomo! disse la Maddalena veramente impietosita. Vuol dire che non avete mangiato...
Andrea curvò il capo e levò le spalle con atto che voleva dire:
— La è proprio così, ma ci sono avvezzo oramai.
— Siete avviato in qualche luogo dove abbiate da recarvi? domandò la giovane.
— No: rispose l'operaio con quella sua tranquillità rassegnata che pareva apatia. Non ho da andare in nessun luogo, non ho nulla da fare.
— Ebbene, venite meco; ho certe cose da far trasportare, e voi siete appunto l'uomo che ci vuole. Intanto avrete da colazione.
Andrea nè ringraziò, nè disse pure una parola, ma seguì passivamente la Maddalena, che lo condusse dove aveva ora la sua dimora, cioè nel misterioso quartieretto di Bancone.
— Che cosa debbo fare? domandò l'operaio introdotto colà dentro.
— Prima di tutto colazione: disse la Maddalena, facendo sedere Andrea ad una tavola e mettendogli innanzi cibo e bevanda.
Quando Andrea ebbe mangiato e bevuto come un affamato che da ventiquattro ore non ha più avuto un boccon di pane sotto i denti, come un beone che da molti giorni non ebbe più un fiasco di vino in sua balìa, si alzò e disse con voce più sicura e più forte di quella che avesse prima:
— Or bene, che cosa volete ch'io faccia?... Ora mi sento ritornate le mie forze e capace di sollevare quantirubbivolete.
Guardò intorno ed esaminò l'eleganza del quartiere in cui si trovava.
— Cospetto! Siamo a casa di qualche principe, qui.... E che cosa ci fate voi, Maddalena? Siete venuta a servire dei ricconi....
Maddalena fece un superbo sorriso, e non resistette alla vanità di dire:
— Io qui non sono serva, ma padrona....
Andrea allargò tanto d'occhi, e la guardò con una meraviglia che toccava al sospetto.
— Davvero!... Mi rallegro con voi.... Or dunque, serva o padrona che siate, qual cosa posso io fare per voi?
La giovane, istrutta dalla Zoe che aveva ricevute le comunicazioni di Quercia, prese Andrea ad un braccio e gli disse:
— Vi ricordate voi di chi vi salvò la vostra Paolina dal coltello di quei cannibali e ve la fece sotterrare da cristiana?
Le guancie d'Andrea, colorite dall'abbondoso pasto che aveva fatto pur allora, impallidirono; gli occhi si velarono di nuovo, e la voce tornò profonda ed affiocata.
— Che venite voi a rammentarmi? disse recandosi la mano alle ciglia come se volesse ripararsi dalla vista del cadavere di sua moglie sulla tavola di marmo cui le parole di Maddalena gli rievocavano dinanzi. Pur troppo che ricordo tutto.
— Ricorderete adunque eziandio la promessa che avete fatto: «Se alcuno di voi ha bisogno d'un uomo...»
— Ebbene? domandò Andrea interrompendo: v'è uno di quei due che abbia bisogno di me?
— Sì... Non sapete che il dottor Quercia fu arrestato?
— Ah! è vero: esclamò l'operaio, battendosi la fronte, e con tono di rampogna verso se stesso per non averci pensato.
— Bisogna salvarlo.
— E ci posso io qualche cosa?
— Tutto.
— Che debbo fare?
Maddalena gli pose innanzi le impronte di cera.
— Fabbricar le chiavi che devono aprirne la prigione.
Il ferraio indietrò come se vedesse uno spettro, e le sue chiome scarmigliate gli si drizzarono sulla fronte.
— No, gridò egli, non questo... Domandatemi il mio sangue, ma non ciò.
Egli si era riveduto di botto nel sotterraneo a fabbricar le chiavi che avevano servito per l'assassinio di Nariccia; gli pareva veder sulle sue mani spuntare a chiazze un sudore di sangue — di quel sangue che senza di lui non si sarebbe versato.
— Perchè non questo? domandò la Maddalena.
— Perchè ho giurato che mai più non avrei fatto opera simile.
— Avete pure giurato di far qualunque cosa per la salute del vostro benefattore. Dura così poco in voi la riconoscenza?
Andrea non riluttò più a lungo. Si credeva realmente obbligato da quella sua promessa. Di quel giorno si provvide di tutto il necessario, e nella notte susseguente le chiavi furono fatte nella cucina del quartieretto medesimo cambiata in laboratorio.
Al mattino Maddalena le portò trionfante alla Zoe che l'abbracciò e la baciò con trasporto.
— È salvo: esclamò brandendo quelle grosse chiavi la cortigiana.
E le cose in fatti s'avviavano il meglio che si poteva desiderare in favore di Gian-Luigi. Il capo-guardiano era stato il più arrendevole uomo: e sollecitato anche dal conte Langosco, il quale aveva pensato del pari dirigersi a lui, vendeva a costui ed alla cortigiana, all'insaputa l'un dell'altra, l'opera sua. S'era già cercato il luogo di rifugio, la Zoe aveva indotto Bancone a mettere a disposizione di lei una sua carrozza con due cavalli, quella notte ch'ella avrebbe voluto, per andare dove a lei piaceva e guidata da un uomo di tutta fiducia della cortigiana: le tre donne credevano fermamente al successo, e nella loro febbrile aspettazione cominciavano a rallietarsi. Ma per loro sventura e per quella delmedichino, la Zoe s'era dimenticata della raccomandazione fattagli da Gian-Luigi nel primo bigliettino scrittole dalla carcere, di tener d'occhio Barnaba e studiarlo per iscoprire il movente della suacondotta. Ella, il poliziotto, non l'aveva visto più, e l'aveva dimenticato: ma non avevala dimenticata egli, che, dopo le fatiche di quella sera dell'arresto, rimasto due giorni nuovamente a letto per rimettersene, erasi poi dato colle maggiori cautele del mondo a spiare i passi e la casa della cortigiana. Vide così un uomo con troppa cura celato il viso introdursi alcune volte nella casa di Zoe, la sera: non lo riconobbe punto per un guardiano delle carceri, ma dubitò che gli era qualche messo segreto per intrighi a vantaggio delmedichino: un'altra volta vide la Maddalena sgusciar lesta sotto il portone della abitazione dellaLeggera: indovinò subito che all'antica serva di Pelone la cortigiana aveva affidate le lettere tanto cercate, e che importava quindi massimamente apprendere dove la ragazza si nascondesse e là poi pigliarla al covo. Ma per quella volta non gli venne fatto, perchè le due donne uscirono insieme in carrozza, ed egli che aveva aspettato per codiarle, dovette rinunziare al proposito di seguitarle. Una più importante scoperta ancora gli venne fatta: e fu una mattina che vide per tempo uscire, assai modestamente vestita, la Zoe con un fitto velo sulla testa da coprirsene le sembianze, sola, a piedi e con certa aria di premura e di mistero da destare sospetti non che nel furbo poliziotto, ma in ognuno che di quella donna conoscesse le abitudini ed il modo di vita.
Barnaba la seguì e la vide entrare in una delle più vicine chiese, e colà recarsi difilata nell'angolo più scuro d'una delle più riposte cappelle. Non era impossibile che un impulso di divozione la menasse colà — cotali donne ne hanno pur tante di stranezze! — ma il poliziotto ci credeva poco. S'accostò pian piano, nascondendosi bene dietro i fusti delle colonne e stette a sorvegliare, atteggiato in guisa che ognuno l'avrebbe preso per un ascetico credente che non pensa se non alla salute dell'anima sua.
Non dovette rimanere lungo tempo in attesa. Un uomo, guardandosi attorno con molla cautela, si venne accostando alla Zoe velata; e inginocchiatosele presso, ebbe con lei un colloquio bisbigliato, breve, ma in apparenza vivace. Barnaba stette col viso affondato nelle mani, come assorto nella più ardente preghiera, ma d'infra le dita il suo sguardo non si staccava dai due colloquenti. Quando uscirono, la donna prima e per una porta, l'uomo dopo e per un'altra parte, Barnaba lasciò andare la Zoe e tenne dietro al maschio; lo vide entrare nelle carceri, e riconobbe il capoguardiano. Senza perdere un minuto, egli corse dal signor Commissario Tofi e gli parlò vivamente per un quarto d'ora. Il Commissario, dopo uditolo, si recò in fretta dal Ministro degl'interni.
Era fissata la notte e l'ora della fuga: tutto pareva andar sempre a seconda. L'ispettore, da qualche giorno malato, non s'era più fatto vedere: il capo dei custodi aveva disposto le cose nel modo che s'era voluto; le chiavi erano in mano al custode affiliato allacocca, ed erano già state provate nelle serrature.
Giunto il momento, la Zoe era nella carrozza ferma in piazza Susina, dove sedeva a cassetta uno degli uomini scampati all'arresto dei malfattori; la Maddalena che ce l'aveva accompagnata, era discesa e venuta, impaziente, fino alla piazzetta davanti alla Corte d'Appello, aspettando da un momento all'altro vedersi aprire il portone e venirne fuori Gian-Luigi. I minuti sembravano ore, ed ore di tormento. Alla fine credette udire nell'interno un lieve rumore di passi, un bisbiglio soffocato di voci. Si curvò alla toppa, vi pose avidamente l'occhio, ma per l'oscurità non vide nulla: vi appoggiò l'orecchio, e udì in modo affatto distinto i passi di due uomini che camminavano pianamente e venivano accostandosi; le parve di riconoscere, riconobbe di certo il passo di Gian-Luigi. Il cuore le balzava in petto da farle male: ma sull'ansietà oramai prepoteva l'emozione della gioia, più che la speranza, la sicurezza della salute di lui. Tutta intenta a ciò che succedeva sotto l'atrio del palazzo di giustizia, Maddalena non badava ad altro più, non avvertiva ciò che aveva luogo sulla piazzetta in cui ella si trovava: ed era che sei uomini in montura di carabinieri sbucavano fuori dalle cantonate e s'accostavano con passo sospeso essi pure verso il portone a cui la giovane stava origliando, preceduti da un uomo in abiti borghesi che pareva guidarli.
Ad un punto Maddalena fu riscossa da un grido di donna, che scoppiò sull'angolo della strada che va nella vicina piazza Susina.
— Salvati! — fu il grido — siamo perduti!
Era la Zoe, che non potendo più reggere alle mosse, era discesa di carrozza, e veniva a vedere essa pure; e sopraggiungendo vedeva gli agenti della forza pubblica stringersi intorno alla sua complice innanzi al portone.
Maddalena sussultò, si volse, vide gli uomini e il luccicar delle armi, fu per mandare un grido ancor essa; ma l'uomo in panni da borghese d'un balzo le fu sopra, e senza dir pure una parola le pose violentemente una mano sulla bocca, mentre due carabinieri prendevano la donna alle braccia, ed a forza la tenevano ferma.
LaLeggeravide quell'uomo senza uniforme volgere verso di lei una faccia scialba ed uno sguardo di fredda ed ironica minaccia, e gli parve riconoscerlo.
— Sempre colui! si disse quasi spaventata. Ma chi è egli?... che vuole da me?
Fuggì presa da un terrore strano, si gettò nella carrozza e la fece partire di galoppo senza aspettare altro. Ogni speranza di poter salvare Luigi, per allora, era perduta.
E Maddalena frattanto udiva — ora con angoscia — glisforzi che facevano quei di dentro per aprire il portone, e non poteva in niun modo avvisarli.
Il portone finalmente si aprì e comparvero due uomini: quattro carabinieri e Barnaba (poichè Zoe aveva veduto bene, e l'uomo in abiti borghesi era lui) si precipitarono addosso al più giovane, che, disarmato e preso all'improvviso, non potè far resistenza.
Egli riconobbe altresì Barnaba.
— È dunque fra noi una partita a morte? disse col suo disdegnoso sorriso.
Barnaba fece un cenno affermativo col capo.
— La prima giuocata l'avete vinta voi, soggiunse, grazie al pugnale diGraffigna: ma non l'avete vinta abbastanza bene. Ora la rivincita e la decisiva a me.
Gian-Luigi salutò, come in un assalto cortese, un campione toccato dal fioretto dell'avversario.
La Maddalena, libera la bocca dall'imbavaglio, gli occhi umidi di pianto fissi con immenso desiderio e amore e rimpianto sul viso alquanto impallidito del suo diletto, mandò una voce ed un singhiozzo:
— Oh mio Luigi! gemette ella.
Ilmedichinole si volse con espressione di molta pietà e di molta amorevolezza.
— Povera Maddalena! esclamò. Ora eccoti in trappola anche te.
Gettò uno sguardo pieno di rincrescimento nello scuro della notte traverso il portone, là dove nella strada si stendevano i giallognoli raggi d'un lampione, e represse un sospiro. Là era la libertà; ed egli era venuto proprio fino alla soglia a contemplarla, Tantalo della medesima.
— Ah di me non importa: disse con vivacità di sentimento che poteva dirsi sublime la giovane plebea. Potessi aver salvato te, ed a me poi accadesse qualunque peggior cosa del mondo.
Gian-Luigi non la ringraziò che con uno sguardo, ma era uno sguardo d'ineffabile tenerezza, onde tutta ella si sentì commuovere.
— Costui, comandò Barnaba accennando ilmedichino, sia per ora ricondotto nella sua prigione; ma stia sulla sua porta un uomo di guardia fino a nuovo avviso; questo traditore (ed era il custode che additava) sia subito messo ai ferri e nella stanza di deposito; così pure si faccia al capoguardiano. Quanto a voi, bella giovane, prima di trovar domicilio alleTorri[3]vi darete l'incomodo di condurci alla casa dove ora avete dimora.
Maddalena incrociò le braccia al petto con atto pieno di risoluzione, e disse fieramente:
— Dov'io dimori da me non lo saprete mai.
Barnaba sorrise con espressione d'ironica superiorità.
— Non abbiamo più bisogno d'apprenderlo, carina, disse con ischerno, e son io medesimo che avrò l'onore di guidarvici, caso che aveste disimparata la strada.
Così Gian-Luigi, furibondo, ma nascondendo, per la forza della volontà, il furore sotto le mostre della maggiore indifferenza, fu ricondotto nella carcere e custodito con una sentinella alla porta; e Maddalena venne da Barnaba fatta camminare sino al segreto quartierino di Bancone, dove il poliziotto da due giorni sapeva che la giovane si rimpiattava. Colà dopo un'accurata perquisizione nel locale e sulla persona medesima della giovane arrestata vennero scoperte le lettere e prese da Barnaba lieto e trionfante.
Maddalena fu condotta poscia in prigione ancor essa. La Zoe non s'era ridotta a casa sua, ma per misura di prudenza erasi ricoverata presso l'A. R. che concorreva in parte principale a mantenerne lo sfarzo, e con cui una lite recente, come abbiam visto, aveva da parecchi giorni interrotti i rapporti. Sapremo poscia se la cortigiana placasse e come l'ira principesca.
Il domani, di buon mattino, il conte Langosco riceveva un invito di recarsi dal generale Barranchi, e andatovi sollecito gli venivano rimesse le lettere tanto desiderate. Il marito di Candida tornò frettoloso a casa, e si ridusse nel salottino di sua moglie, solo con lei. Chiusi ben bene gli usci, trasse fuori l'involto, e lo gettò con mossa piena di supremo disprezzo alla moglie.
— Guardate se le ci son tutte: disse con voce piena di fiera ironia.
La contessa sciolse l'involto con mani tremanti, ed un vivo rossore la colorì sino alla radice dei capelli.
— Ci sono? ripetè il marito, guardandola con occhi da far abbassare qualunque più audace pupilla.
— Sì: rispose fiocamente la misera.
— Bene! Che cosa volete farne?... Conservarle come un oggetto prezioso? Gettatele sul fuoco, madama, per Dio!
Candida allargò le mani e le lasciò cadere nel focolare.
— Ammirate la mia discrezione,madama, soggiunse il conte con ghigno insopportabile a vedersi, mentre guardava le fiamme consumare quei fogli. Non mi sono dato nemmeno il gusto di ammirare un solo di questi vostri periodi d'una prosa certo eloquentissima.
La donna curvò il capo e si tacque.
— Spero che la lezione vi basterà, continuava il conte, e che andrete più guardinga altra fiata nell'espansione letteraria de' vostri sentimenti.
Colla punta dello stivale ond'era stupendamente calzato il suo piede piccolo e sottile di forma aristocratica, spinse in là verso il fuoco un foglio che era caduto sulle ceneri.
— Le lettere sono state restituite da quella donna:disse con fievol voce la contessa, non osando levar gli occhi. È dunque riuscito a fuggire quell'..... infelice?
— Ah ah! E' vi sta bene a cuore tuttavia: esclamò Langosco scaldandosi le mani alla fiammata.
Non rispose altro; ma dopo un breve silenzio, smesso il ghigno e l'accento ironico, disse con piglio e voce severi:
— Per questo scorcio d'inverno, signora, vivremo qui, come per lo passato. Giunta appena la primavera, io avrò bisogno di fare un viaggio, poi nella state di prendere i bagni: e l'inverno venturo, se Dio mi dà tanta vita, conto andarlo passare a Parigi. Voi, al primo sbocciar delle foglie, andrete nel nostro castello, e di là — me vivo — non vi muoverete più..... Le ragioni d'interesse sono già belle ed aggiustate mercè quelle carte a cui voi non è molto metteste la vostra firma.
Candida non disse una parola, non fece un movimento. Il conte, poichè tutte consumate dal fuoco erano le carte, s'avviò lentamente all'uscio per partirsi; quando fu alla soglia, già colla mano alla gruccia della serratura, si volse e disse; con crudele freddezza:
— No, quell'assassino non ha potuto fuggire. Ei fu rimesso in carcere e sarà impiccato... Che è ciò che gli spetta per ogni verso.
Ed uscì.
Quel giorno medesimo in cui Barnaba, mercè l'attenta sua sorveglianza, capiva che il tentativo di fuga doveva farsi nella notte e riusciva a sventarlo; quel giorno per la prima volta Maurilio si levava a sedere sul suo letto, e smesso il parlare interrotto del delirio, e i moti scomposti, domandava di parlare al marchese, al quale aveva un'importante rivelazione da fare.