ATTO SECONDO
LA SCENA.
Lo studio diRomanoin una stanza, al secondo piano. Fa parte di un resto, lasciato intatto, di costruzione anteriore, sul di dietro del palazzo. Se ne vedono quattro pareti; le due laterali hanno uguale misura; le due che formano il fondo sono: quella di sinistra più lunga, quella di destra più corta, e si incontrano tra loro ad angolo retto. Nella parete laterale di sinistra, un usciolo a battente di vecchio legno, con stemma dipinto: nella parete fondo sinistra un altro usciolo simile posto vicinissimo all'angolo retto. La parete fondo destra è tutta occupata da una bassa trifora gotico-romanica di pietra forte, da cui si scorge il cielo stellato, in mezzo a qualche rosa bianca di una pianticella che si arrampica attorno alle brevi e robuste colonnine, partendo da una piccola cassetta posta sul davanzale. Nell'angolo ottuso di sinistra, coperto da due grandi antiche librerie, un pesante banco da studio quattrocentesco è messo di traverso; e sopra vi sono accatastati libri e carte; due seggioloni di legno e cuoio, con stemmadipinto, sono uno dietro al banco, uno davanti. Nel mezzo due o tre sgabelli di legno scolpito, carichi di grossi volumi. Lungo la parete laterale di destra, una bella cassa da corredo del Rinascimento, sulla quale sono, alla rinfusa, corazze, elmi, spade, mazze e altri pezzi d'antiche armature. Nell'angolo retto del fondo una bella armatura montata. Sopra i due uscioli due ritratti di antenati. Quello appeso sull'usciolo di fondo è di guerriero. Alle pareti una grande quantità di stemmi e di alberi genealogici dipinti a oro e a colori. Una grande lucerna ad olio, a campana verde, illumina assai il banco sul quale è posata, e pochissimo il resto della stanza.
Lo studio diRomanoin una stanza, al secondo piano. Fa parte di un resto, lasciato intatto, di costruzione anteriore, sul di dietro del palazzo. Se ne vedono quattro pareti; le due laterali hanno uguale misura; le due che formano il fondo sono: quella di sinistra più lunga, quella di destra più corta, e si incontrano tra loro ad angolo retto. Nella parete laterale di sinistra, un usciolo a battente di vecchio legno, con stemma dipinto: nella parete fondo sinistra un altro usciolo simile posto vicinissimo all'angolo retto. La parete fondo destra è tutta occupata da una bassa trifora gotico-romanica di pietra forte, da cui si scorge il cielo stellato, in mezzo a qualche rosa bianca di una pianticella che si arrampica attorno alle brevi e robuste colonnine, partendo da una piccola cassetta posta sul davanzale. Nell'angolo ottuso di sinistra, coperto da due grandi antiche librerie, un pesante banco da studio quattrocentesco è messo di traverso; e sopra vi sono accatastati libri e carte; due seggioloni di legno e cuoio, con stemmadipinto, sono uno dietro al banco, uno davanti. Nel mezzo due o tre sgabelli di legno scolpito, carichi di grossi volumi. Lungo la parete laterale di destra, una bella cassa da corredo del Rinascimento, sulla quale sono, alla rinfusa, corazze, elmi, spade, mazze e altri pezzi d'antiche armature. Nell'angolo retto del fondo una bella armatura montata. Sopra i due uscioli due ritratti di antenati. Quello appeso sull'usciolo di fondo è di guerriero. Alle pareti una grande quantità di stemmi e di alberi genealogici dipinti a oro e a colori. Una grande lucerna ad olio, a campana verde, illumina assai il banco sul quale è posata, e pochissimo il resto della stanza.
Romanoè seduto al suo banco, coi gomiti sulle carte, il viso nascosto tra le mani. Bussano leggermente alla porticina del fondo.Romanonon sente, tanto forte è preso dai suoi pensieri. Bussano più forte.
Romanoè seduto al suo banco, coi gomiti sulle carte, il viso nascosto tra le mani. Bussano leggermente alla porticina del fondo.Romanonon sente, tanto forte è preso dai suoi pensieri. Bussano più forte.
ROMANO
(riscuotendosi)
Chi è?
GAIA
(di fuori, timidamente)
Io!
ROMANO
(con rapida mossa prendendo la penna in mano, il volto come per incanto rasserenato)
Ah!... sei tu!... Vieni, Gaia!
GAIA
(entrando con una cartella da disegno e posandola sul banco)
Sei solo, babbo?
ROMANO
Sì, cara. La mamma?
GAIA
Calma! Tanto calma questa sera! Pareva quasi che volesse dormire ora...
ROMANO
L'hai persuasa a coricarsi?
GAIA
Ma vestita... sai... Oh non s'è voluta levar nulla... ripeteva come ier sera «bisogna vegliare» «bisogna vegliare»... ma lo diceva così dolce, così buona!... m'ha carezzato tanto!...
ROMANO
Povera Luisa!
GAIA
Ma che cos'ha, davvero, babbo? Perchè non chiamate il medico?
ROMANO
Non lo vuole!...
GAIA
Ha chiesto se è ritornato Lorenzo. È ritornato?
ROMANO
Ancora no, cara.
GAIA
Beato lui! Si sarà divertito! Deve averla trasformata in un regno di fate, quella villa, il signor Harlem!
ROMANO
Povera vecchia villa Serdoni!
GAIA
Come... Non è più bella adesso con tutte quelle aiole? Quando si passa davanti al cancello si sente un profumo da impazzire!... Perchè non ci sei andato anche tu, babbo?
ROMANO
L'Harlem ha invitato solamente Lorenzo, Del resto non ci sarei andato lo stesso.
GAIA
Perchè?
ROMANO
Ma!... che vuoi?... in mezzo a tutto quel museo d'anticaglie false...
GAIA
Oh! ma fa tanto bene un po' d'odore di fiori... sotto il sole!
ROMANO
Povera bambina mia!... Fiori... fiori... sole!.., tu non pensi ad altro!
GAIA
Però, non credere che invidii nessuno! Sarà tanto carina anche la villetta di Piero, quando l'avremo ricoperta di quelle rose là! (indica la finestra).
ROMANO
(con finto rimprovero)
Già! già... Però, sembra che tu non ti contenti di questo famoso rosaio... Ieri Piero mi ha detto che le tue pretese crescono ogni giorno...
GAIA
Perchè voglio due altre serre piccole?... Non ho ragione forse?... è lui che mi aveva ingannata. Ma sì!!!... Non me l'aveva detto che quella serra grande che c'è, tra due mesi si riempie coi limoni del viale!... Ma ieri mattina l'ho messo alle strette... non me l'ha potuto negare!
ROMANO
Ah! Ah! Ah!... Allora hai tutte le ragioni tu!
GAIA
Lo credo!... Di' babbo; ci verrai davvero tutte le estati da noi?
ROMANO
(coprendo con un sorriso la interna ferita)
Certo... che ci verrò...
GAIA
E mamma anche?
ROMANO
Perchè no?
GAIA
In campagna... lei...
ROMANO
Oh!... Ma per te, ci verrà! per te, ci verrà!
GAIA
Però... non gli devi voler bene nemmeno tu ai campi!... Altrimenti non li avresti venduti i tuoi!... Bel cambio! prendere del denaro, invece di terra, di verde, di luce, di fiori, di frutti, di cinguettii... Sai che hai fatto molto male, babbo?
ROMANO
(col pianto in gola)
Ho fatto molto male? Anche tu pensi così?...
GAIA
Come! Mi prendi sul serio?!... Piero ride sempre quando parlo d'affari io!... Povero babbo!... Mi perdoni eh? (abbracciandolo).
ROMANO
Io sì... Ma tu... mi perdonerai?
GAIA
(spaventata)
Che hai babbo?!...
ROMANO
(prendendole una mano, con tutta l'anima)
No, no, no!... Gaia. Non è vero! No! Non è vero niente!!
GAIA
Ma che cosa? Babbo?
ROMANO
Tu devi essere felice! Tu sei senza colpa... Tu devi essere felice!
GAIA
Sono già felice... Sono già... Ma perchè piangi?
ROMANO
Non mi guardare! Guarda le stelle là! Che meritano d'essere guardate!
GAIA
(girando gli occhi lucidi di lagrime)
Come son grandi!!
ROMANO
Vedi? vedi che fa bene piangere?... Dopo, si vedono le stelle più grandi!...
GAIA
(a un tratto con sùbita gioia)
Oh!
ROMANO
Che?
GAIA
N'è caduta una! Hai veduto?... di settembre... è raro!
ROMANO
Meglio! Segno che è caduta proprio per te!... A che pensavi?... di' la verità...
GAIA
A niente... guardavo là... le rose...
ROMANO
... e pensavi al rosaio?... Di' la verità che pensavi al tuo gran rosaio! Al tuo nido di rose?!...
GAIA
Questo che viene è mese buono per il trapianto... lo sai?
ROMANO
(con infinito strazio)
Lo so!
GAIA
Sono una gran chiacchierona eh? Non ti lascio scrivere... Ti volevo far vedere il mio lavoro... guarda! (apre la cartella e mostra a Romano due stemmi dipinti ad acquarello).
ROMANO
Ah, benissimo! Lo stemma dei Piccolomini. Ed il nostro.
GAIA
Perchè ridi? Ho messo qualche errore nel latino nel nostro?
ROMANO
No, no, cara. Va benone. (Ridendo con sarcasmo) «Semper invictus»! «Semper invictus»!... Non ti pare un po' troppo pretendere... da un povero professore di storia, come me?
GAIA
(senza dar peso alle parole di lui)
Babbino mio! (lo bacia in testa)... E questa è la settima tavola, sai?
ROMANO
Brava... brava...
GAIA
Altre quattro, poi ho finito... quindici giorni al massimo!... E tu?... (guardando le cartelle scritte da Romano).
ROMANO
(confuso)
Eh!... Io sono un po' pigro...
GAIA
(impressionata)
Più nulla?... da una settimana?... Anche tu?... Dal giorno che è partita Selvaggia!...
ROMANO
Eh?!... ma tu sbagli!!! (alzandosi e camminando) Assolutamente sbagli.
GAIA
Tutti quei telegrammi...
ROMANO
Affari!... Affari di Lorenzo!...
GAIA
M'hanno detto che il signor Ricotti non è in Siena...
ROMANO
(turbato)
Lo so!... è... a Napoli... ebbene?
GAIA
Davvero?!... Ma io ho paura, babbo!
ROMANO
Paura di che?
GAIA
Che stia male... e che non me lo vogliate dire...
ROMANO
(con sollievo)
Male? Selvaggia?... Ma nemmeno per sogno! Ma perchè?... Perchè non ti risponde?... Vuol dire che non ti vuol bene!...
GAIA
No, babbo!
ROMANO
(con grande strazio)
Sì! Perchè non vuol bene a nessuno! A nessuno!
GAIA
No, babbo! Non lo dire! Non lo posso sentir dire... Non è giusto... Perchè è partita, poverina, proprio per accontentar te!
ROMANO
(da sè, mentre cammina agitato)
Sgualdrina!
GAIA
Perchè l'hai fatta partire?... Se non potesse resistere lontano dalla persona che ama?
ROMANO
Ma non la vuoi capire che sta benone?
GAIA
Non è vero dunque, che sta male?
ROMANO
Ma no! Povera Gaia mia! Ti dico di no!
GAIA
Sareste andati a vederla? È vero?
ROMANO
Ma sicuro! Vedi? Questa è la prova migliore che non è successo nulla di quello che pensi... diamine!...
GAIA
Hai ragione.
ROMANO
Va, va a dormire, creatura mia... va a sognare!...
GAIA
Il bacio! (Romano la bacia sulla fronte) Buon lavoro!... Addio! (esce dall'usciolo di fondo).
Romanola guarda uscire, poi va alla finestra; prende tra le sue mani una rosa, aspira fino a empirsi i polmoni del suo profumo.
Romanola guarda uscire, poi va alla finestra; prende tra le sue mani una rosa, aspira fino a empirsi i polmoni del suo profumo.
LORENZO
(entrando da sinistra)
Buone notizie!
ROMANO
(precipitandosi verso di lui)
Li hanno trovati?
LORENZO
Oh! No!... Di quelli là, ancora niente, purtroppo.
ROMANO
(con un gesto di sdegno)
E di che cosa allora, per Dio!... Che diavolo di buone notizie vuoi portare!... Che cosa ci può essere di buono per noi finchè non sappiamo dove ce l'ha portata quel mascalzone?
LORENZO
Non ti fidi delle ricerche di mio suocero?
ROMANO
Se non me ne fidassi, chi m'avrebbe tenuto qua?
LORENZO
E dunque?
ROMANO
Dunque che cosa?
LORENZO
Poichè abbiamo la certezza che tutto il possibile si fa per ritrovarli, mi pare che sia precisamente inutile di buttarsi tutti sdraiati a piangere su questo guaio, e non pensare più agli altri.
ROMANO
Qualche volta, Lorenzo, la tua praticità... ha ragione Luisa... è inumana!
LORENZO
È più umano, per lei, far finta di non capir più niente; perchè non le si mostrino più i conti, perchè non si riparli più del palazzo...
ROMANO
(con gran fuoco)
Finta!... Finta!... Ma chi ti autorizza a credereche tutto sia finto qua dentro, per Dio! È una vergogna che un figlio non creda al dolore della madre!
LORENZO
Io non ho detto che sia finto il dolore. Non ammetto che un dolore debba impedire di ragionare...
ROMANO
Dio non te lo faccia mai provare!
LORENZO
... Non posso ammettere che, per esempio, a causa di Selvaggia, non si debba poter discutere subito l'offerta che m'ha fatto l'Harlem, oggi! Un'offerta enorme.
ROMANO
Ah! Ci siamo!... Credi che non l'avessi capita la manovra di questo invito a pranzo... a te solo?... Ha già sentito odor di morto... Il corvo?
LORENZO
Il corvo... il corvo!... Ma siete buffi, per Dio! Vi riducete alla fame dentro queste gabbie di pietra, e poi, se qualcuno ve le cambia con del pane, lo chiamate corvo!
ROMANO
Perbacco! Che difesa calda! Si vede proprio che la ricchezza è cosa sacra per te!... Guai a toccartela!
LORENZO
Ma se la nobiltà non è buona ad altro che a vendere, per Dio, bisognerà pure che... la borghesia comperi!
ROMANO
Hai ragione. Infatti Serdoni non s'è vergognato di vendergli la villa dove i suoi antenati avevano accolto i Medici...
LORENZO
Sfido io! È un corvo che paga bene quello!
ROMANO
Diventa un piacere farsi spolpare!... eh? (ridendo convulso) Compra anche la vergogna!... che?... Ma Romano Della Lizza non è Pippo Serdoni!...
LORENZO
Babbo: (avvicinandoglisi) Tre-cen-to-mi-la lire!
ROMANO
Ah! Ah!
LORENZO
Assai più del valore reale... in fondo!... Io stesso son cascato dalle nuvole!
ROMANO
(ridendo c. s.)
Vorrebbe dire... una cinquantina di mila lire per la vergogna?!
LORENZO
No, babbo... non scherzare... è una cosa seria!...
ROMANO
Ma insomma gli hai sì o no detto che il palazzo non si vende?
LORENZO
Nemmeno per sogno! Ma non son mica matto io...
ROMANO
(violento)
Gli hai detto di sì?!
LORENZO
Di sì!... Di sì!... Non mi gli son mica buttato al collo!... Ma come si fa a nascondere la propria soddisfazione di fronte a un'offerta simile?... Ma babbo! Via!... Dimentica per un momento le utopie della mamma... Facciamo un po' di conto all'ingrosso. Con duecentomila lire cassi la partita passiva e ti sistemi... Ti restano la bellezza di centomila lire!... un patrimonietto perbacco!... Oggi il denaro ha degli impieghi che tu non ti sogni nemmeno!... Prendo io impegno di farteli fruttare il sette per cento nella mia industria... 7000 lire all'anno! più le 6000 del tuo stipendio!...senza la piaga di questo palazzo! senza altro pensiero che quello del tuo lavoro... Oh! Vivaddio! Non rispondi!... Segno che ci pensi: eh?... segno che rientri in te!... Vogliamo buttar giù una bozza di compromesso?... Eh?... Poche righe!.. tanto perchè le parole non se ne vadano al vento!.. Penserò poi io a farle firmare presto dall'Harlem... (guardando l'orologio) Guarda. Son le nove. Abbiamo giusto mezz'ora, chè alle nove e mezza devo veder Piero.
ROMANO
Piero? perchè?
LORENZO
Oh bella! non siamo amici da ragazzi? Ci troviamo al «Centrale» per fare due chiacchiere.
ROMANO
M'hai promesso di non parlargli della faccenda della dote!... Siamo intesi eh?
LORENZO
Intesi... intesissimi!... (ironico) Glie ne parlerai tu... quando compirà cinquant'anni!...
ROMANO
Glie ne parlerò più presto di quel che tu non creda!
LORENZO
(guarda un po' fisso Romano per penetrare il vero senso delle sue parole)
Come sarebbe a dire?
ROMANO
Ho detto che glie ne parlerò presto... (finto) Meglio... Non è vero?... (pentendosi a un tratto di fingere) Ma insomma... poi... alla fine! È o non è un debito anche questo? Ho dato o non ho dato la mia parola per quest'ottobre? Una volta che i denari ora ci sono, chi può negarmi il diritto di dotare mia figlia?
LORENZO
(contenendo un impeto di contrarietà)
Mah... Questo... del resto... si vedrà... è una questione secondaria... L'importante è non fare sfumare l'offerta... Non ti pare?
ROMANO
Ebbene, avanti per Dio!... (correndo, quasi, verso il suo banco) Gettiamo questo maledetto dado!... Che non sia più possibile tornare indietro!... Vendiamo!... Vendiamo! Vendiamo!... Succeda quello che vuol succedere! (cerca febbrilmente un foglio) Che cosa debbo scrivere?
LORENZO
(chinandoglisi vicino)
La solita formola: «Tra i signori Romano Ferruti Della Lizza, e Tommaso Harlem»...
A un tratto Romano tende l'orecchio all'usciolo del fondo, impallidendo.
A un tratto Romano tende l'orecchio all'usciolo del fondo, impallidendo.
Che c'è?... Qualcuno per la scaletta... vero?
ROMANO
(coprendo in fretta la carta con un grosso volume e quasi tremando)
Luisa? Sei tu? (bussano).
LORENZO
Avanti. (Entra Maddalena) Ooh!
ROMANO
Si risente male?
MADDALENA
No no, signor Marchese. Stia tranquillo. Anzi, questa sera, pare proprio che vada benino, grazie a Dio, la signora Marchesa!
LORENZO
Che c'è, insomma? Di' presto.
Maddalena fa per levar qualcosa dalla tasca del grembiule.
Maddalena fa per levar qualcosa dalla tasca del grembiule.
ROMANO
Un telegramma?
MADDALENA
No, no, signor Marchese. Un biglietto. Scusi eh? Non ho trovato il piattino... Me l'ha dato la portinaia... Dice che è un signore in automobile...
Romano leggendo ha un gran sussulto: poi resta lungamente con gli occhi fissi sulla carta da visita.
Romano leggendo ha un gran sussulto: poi resta lungamente con gli occhi fissi sulla carta da visita.
LORENZO
Chi è? (guardando) Eh?! Alla larga!!... (a Maddalena) Digli che il padrone non è in casa. Subito.
MADDALENA
(tentennando)
Devo dire che il signor Marchese non è in casa?
LORENZO
Sì, sì, sì! Va!... (Maddalena esce) Al diavolo! Ci mancherebbe questo!... Non te l'avrei voluto dire, ma... anche a Torino è venuto. Quest'aprile. Reduce dalla Russia... Albergo Europa... Amante... Automobile al portone... A fine di Maggio allontanato dalClub! Vinceva troppo, anche là!... Le solite spavalderie, le solite sfide, il solito giurì che non osa... Due duelli... e poi via!... partenza per altri lidi!...
ROMANO
(alzando finalmente gli occhi)
Maddalena! Dov'è Maddalena? Maddalena!
LORENZO
Ma l'ho mandata giù io, a dirgli che non ci sei.
ROMANO
A chi? A mio fratello? Dopo cinque anni che non lo vedo? Ma tu sei matto! (Precipitandosi fuor dell'usciolo del fondo) Maddalena!
MADDALENA
(dal fondo della scaletta)
Signor Marchese?
ROMANO
Fallo salire!!
LORENZO
Lo vuoi ricevere?... Credi che lui venga per rivederti. Ma quello viene per bussare a danaro: ci scommetterei la testa!
ROMANO
Non aver paura che io possa dargliene: non ne ho.
LORENZO
Non importa. Quella gente lì sa cavarne anche dalla sabbia! Sta in guardia!... Non ti scappidetto di questa fortuna che ci offre l'Harlem. Se quello sente odor di quattrini siamo fritti! Ci vuole un reggimento di cavalleria per metterlo fuori di qua!... Pensa a quello che fai! E spiccialo presto, chè tra un'oretta ritorno... Giudizio! (esce in fretta da sinistra).
ROMANO
(andando, agitato, incerto, poi decidendosi a sedere al suo banco)
In fondo... dopo tutto... siamo uguali!... Siamo due disgraziati!... Niente altro che due disgraziati.
MADDALENA
(entrando dal fondo)
Il signore ha voluto salire per la scaletta. È pratico della casa!... S'accomodi. (esce).
Jacopoentra in abito da automobilista. Si scopre il volto. Dà un rapido sguardo in giro attraverso un monocolo, poi, spalancando occhi e braccia teatralmente, va verso Romano.
Jacopoentra in abito da automobilista. Si scopre il volto. Dà un rapido sguardo in giro attraverso un monocolo, poi, spalancando occhi e braccia teatralmente, va verso Romano.
ROMANO
(alzandoglisi incontro con cordialità non molta, ma sincera)
Jacopo! Come mai?
JACOPO
Io?... Sempre la solita salute indecente, come vedi! (facendo le corna per scongiuro) Quest'inverno in Russia mi ero imbiancato un po' troppo... la gran neve, forse... Ma, non mi son dato per vinto. Ho preso del buon caviale!... (mostrando i pochi capelli nerissimi e pettinatissimi) Ah! io poi sono di parere che non bisogna prestarsi a questi scherzi da villana che suol fare Madre Natura. Niente, niente. Ognuno al suo posto. Madre Natura a casa sua. Noi a casa nostra. (Romano ride) Tu, per esempio, fai malissimo! «Shocking» andarsene con la testa come se ce l'avessero infarinata di carnevale!... Che cosa ne dice madonna Luisa?
ROMANO
Povera Luisa... Ha altro da pensare!
JACOPO
Che cosa c'è?
ROMANO
Oh! niente... niente... dico così... perchè è un pochino indisposta da qualche giorno.
JACOPO
Mi dispiace. Contavo di baciarle la mano in questa breve sosta... Sempre bella, eh?... Sempreregale!... E tu sempre innamorato morto... eh? Bravo, bravo. È un modo anche questo di farla in barba alla Natura; fare l'eterno sposino. O fermarsi al giorno prima delle nozze, o fermarsi al giorno dopo, è question di gusti. Purchè un bel giorno ci si fermi là, su due piedi! e si dica al Tempo: «tira pure quanto ti pare; io sto bene qui, e non mi muovo!»... Altro che paroline dolci: «Attimo fuggente, arrestati, sei bello!»... Bisogna farsi sentire per Dio!
ROMANO
Sempre allegro tu!
JACOPO
Questo credo che dipenda dall'essermi fermato al giorno prima delle nozze!... Ba!... Ba!... Ba!... Jacopino!... (parlando al ritratto di guerriero e mirandolo con il monocolo)Comment ça va, donc?Che faccia!! Ti secca un po' d'essere dipinto eh?... Capisco; costretto a star così fermo dopo averne fatte tante!... Però consolati!... Se sapessi com'è difficile oggi la vita!... La tua famosa impresa di Serravalle, sai come te la chiamerebbero: quadruplo assassinio, premeditato, a scopo di furto e di ratto di minorenne!... Galera a vita!!! Galera a vita!
ROMANO
(che ha levato dalla libreria una bottiglia di cognac e due bicchierini; riempiendoli)
Devi sapere che quei Tolomei di Serravalle erano nipoti di quelli fuorusciti e traditori che nel '232 avevano osato prendere le armi contro Siena, d'accordo col vescovo d'Arezzo!...
JACOPO
(vuota d'un fiato il suo bicchierino e lo tende a Romano perchè lo riempia)
Per Bacco!... Che belle ragioni per rubarsi le ragazze c'erano a quei tempi!! (sospira profondamente) Ba, ba, ba! Qua un altro bicchierino!... Io non so come tu faccia a studiar storia dalla mattina alla sera, senza diventar matto furioso! Io, basta che mi ci accosti un momento, è fatta!... Mi sento subito sfumare il raziocinio. Sarei capace d'uscirmene fuori vestito di ferro, con lancia in resta, come Don Chisciotte! A rimettere il mondo a posto! per Dio (beve c. s.) Poi ci bevo sopra, e mi passa!... E ritorno alle battaglie delbaccarat!
ROMANO
Giuochi ancora? Giuochi sempre?
JACOPO
Che cosa vuoi che faccia?! Certo, qualchevolta, sarebbe meglio che non giocassi. Ieri sera a Firenze m'hanno vuotato il portafogli!... E pur nonostante... vedi ironia del Destino!... ho dovuto noleggiare una maravigliosaRénault60 HP., per venir qui, a caricare un imbecille d'un mio amico, e portarmelo a Roma!... Ragione per cui... non mi sentirei la forza di rifiutare... semprechè al munifico mio maggior fratello piacesse di largirmeli (nell'orecchio)... nemmeno cinque miserabili fogli da cento.
ROMANO
Jacopo mio, dimmi tu se ti ho mai rifiutato!...
JACOPO
Mai! Mai! Verissimo... Però ti piacerebbe incominciare da stasera...
ROMANO
No!... Non è questa la verità!...
JACOPO
... Bene, bene! «Niente di fatto!» Fratelli lo stesso! Passiamo ad altro.
ROMANO
Ma no! Voglio che tu sappia la verità. Non ce n'ho. In tutto questo palazzo ci sono cento lire.
JACOPO
Capisco... capisco... Sono capitato in un contrattempo...
ROMANO
Ma che contrattempo! è la miseria, per Dio! la miseria!
JACOPO
Romano?!
ROMANO
Ho voluto fare la mia smargiassata anch'io; ho voluto dare una lezione al Monte de' Paschi che m'è costata quindicimila lire! Le ultime!... avute, Dio sa come, dal Banco Fiorentino.. Gli ultimi spiccioli! Chi vuoi che me ne dia più! Non ho più un metro di terra al sole chi mi frutti uno staio di grano! Come la vuoi chiamare, se non la chiami miseria?
JACOPO
Romano?!... Ma lascia che ti guardi bene in faccia!!... Sei tu che parli così?!... Sei tu che, finalmente, mi credi degno di sapere un po' dei fatti tuoi dalla tua bocca?... Mi elevi alla tua confidenza?... Bisognava proprio che ti venisse addosso la miseria nera, per ricordarti che siamo fratelli!...
ROMANO
Io non l'ho mai dimenticato.
JACOPO
M'hai dato dei pranzi e dei denari...
ROMANO
T'ho anche parlato da fratello..
JACOPO
No! M'hai fatto delle noiose paternali, da precettore!... Niente altro. Questo sarebbe stato parlar da fratello; dimmi: sotto la severa apparenza d'amministrare un patrimonio, io amministro una rovina...
ROMANO
È questa la verità, Jacopo!
JACOPO
E perchè non dirmela?... Che cos'era quell'aria di superiorità che hai sempre usato con me! Perchè non dirmi: «Le forze non mi bastano: Aiutami!Sacré Nom!» Perchè negarmi la dignità e la gioia d'esser buono a qualcosa, su questo mondo?...
ROMANO
Forse sarebbe stata diversa la tua vita?...
JACOPO
O diversa o uguale; non è questo che m'importa! Qualunque vita è abietta se è fatta al solo scopo di vivere!... e qualunque vita è santa se un fine l'illumina!... Passare sul mondo, inutili, comeuna pioggia sul mare: questo è indegno! questo è vile! questo è disonesto!... Romano! (stringendogli una mano con ambe le sue) Due minuti fa t'ho chiesto 500 lire... Ma tu sai che, per me, è come per i marinai! dopo il mal tempo viene il buono!... Io son qua, pronto a mettere tutte le mie forze a tua disposizione...
ROMANO
Eh?... Oh! No, no, no!...
JACOPO
Con tutto il cuore, bada!
ROMANO
Troppo buono, Jacopo... ma: no... no!... Non è il caso... ecco!
JACOPO
Incomincerò col renderti le quattro o cinque mila lire che ti debbo. Fra tre giorni al massimo, saranno qua; per telegrafo, se vuoi...
ROMANO
Oh! Non c'è questa fretta. Il 27 devo riscuotere due mesi di stipendio...
JACOPO
C'è da stare allegri!... Ci vuol altro per rialzare una casa che crolla!... Su via, Romano. Approfittiamodi questo sportello di sincerità che si è aperto fra i nostri due cuori. Dimmi un po' bene come stanno le tue cose.
ROMANO
No, Jacopo! No, Jacopo!... È inutile... credi... ormai...
JACOPO
Più le cose son difficili e più mi piacciono anzi!
ROMANO
È impossibile!
JACOPO
Meglio!! È quello che cerco: l'impossibile!!
ROMANO
Insomma; no! no! Io m'ammazzerei piuttosto che... imporre dei sacrifici ad altri!
JACOPO
Sacrifici? Ma non capisci che lo faccio per la superbia di essere buono a qualche cosa?... E poi, per Dio, mi chiamo Della Lizza come te!... La rovina tua è anche mia! Se io porto a spasso la mia miseria in automobile, se io son diventato un acrobata del vuoto... se meno colpi di spada a destra e a sinistra... e qualcuno ne piglio anche!... (scoprendo l'avambraccio e mostrando unalunga cicatrice) ... non lo faccio per me solo: lo faccio per il nome che portiamo!... Che credi?... Perchè t'ho venduto da ragazzaccio che ero, la mia parte di palazzo, ch'io non ci senta sempre un po' di casa mia, qua dentro? La tua rovina vuol dire la rovina di tutta questa roba che è gloria tua, come mia... e abbiamo uguale diritto di salvarla!... E tu che vai dicendo di sacrifici?
ROMANO
Parlo di sacrifizi materiali; tu non ne puoi fare per me, come io non ne posso fare per te...
JACOPO
Ma io posso... invece!
ROMANO
Ma io non voglio, insomma! Jacopo: parliamo d'altro... sii ragionevole...
JACOPO
Devo riscuotere una bella sommetta in Borsa... a fin di mese... Sarò quasi ricco!
ROMANO
Anch'io!... anch'io!...
JACOPO
Cosa, anch'io? Sarai ricco anche tu?...
ROMANO
Sì! Sì!...
JACOPO
Mi rallegro!
ROMANO
Oh Dio!... Ricco!... Rimedierò... rimedierò alla meglio...
JACOPO
E come?... Se tu stesso m'hai detto che non puoi trovare più una lira di prestito?
ROMANO
Oh! Insomma! Insomma! Insomma!... Se ti dico che rimedierò, vuol dire che rimedierò...
JACOPO
E il come non si può sapere?... Un mistero?... (Romano tace) Si riserra lo sportello delle confidenze fraterne!...Soit! Rien de fait encore!... (pausa) E... così... tolta la lieve indisposizione di madonna Luisa, che auguro definitivamente guarita domani, mentre io volerò verso Roma... tutti bene in casa?
ROMANO
Tutti... sì, sì... tutti benissimo.
JACOPO
E... sarebbe lecito... non dico vedere, il chefia troppo per uno zio cotanto indegno!... ma almeno... sapere alcunchè di quella angelica creaturina bionda che, credi Romano... m'è rimasta qui negli occhi... da cinque anni... come la più bella cosa che abbia visto nella vita?...
ROMANO
(tutto illuminandosi)
Gaia?!
JACOPO
Sì! la nostra Gaia! Il fiore del nostro sangue!... L'ultimo fiore!... Perchè dal tuo Lorenzo, tutto quel che può venire... sarà un passabile mezzo sangue... arabo!
ROMANO
Ah! La mia Gaia!...
JACOPO
Che cosa fa? Che cosa fa, quell'angelo?... Gioca?... gioca ancora?...
ROMANO
Ah sì! Altro che giocare!...
JACOPO
Non aspetta più il suo Orlando innamorato che la liberi dagli Infedeli, facendo far da tenda saracenaalla portiera del salone... e da Orlando a quell'affare là! (indicando l'armatura montata).
ROMANO
È venuto, il suo Orlando!... in carne ed ossa!...
JACOPO
Ah, sì?
ROMANO
Piero Della Turrita... il figlio del povero colonnello Ugo...
JACOPO
Oh! guarda! I Turrita?... Gli antichi nemici della nostra casata!
ROMANO
Già, già!...
JACOPO
Giulietta e Romeo, dunque!
ROMANO
Già, già!... (sempre più beandosi) Ma tu sapessi che miracolo d'educazione ha saputo compiere in quell'unico figlio la sventurata marchesa Orsola!... Non si poteva incontrare in un'anima più ben fatta, la mia Gaia! E non è solamente buono; ha un ingegno raro per le discipline filosofiche. Arriverà in su!... purchè possa lavorarein pace e in solitudine!... Non è nato per le lotte corpo a corpo della vita. Un po'... come ero io...
JACOPO
Ah!!! i tuoi sogni!... I tuoi sogni arcadici!... Me li rammento bene! Andavamo tutt'altro che d'accordo, allora!... Ma com'è poetico ripensarci adesso, in questa bella sera, in quest'angolo di reggia che è nostro! vero Romano?... dove tutto odora della nostra antichità, e non ci arriva il puzzo pestifero del nuovo!... Una vera ora di porto, per me, dopo tante burrasche!... Racconta, racconta, Romano... Dimmi ancora della nostra Gaia?
ROMANO
Si amano! Si amano! è tutto detto!... Quello che sogna lui, sogna lei. Hanno un cervello solo, un cuore solo! Piero ha una villetta e qualche podere in Valdelsa, carichi di ipoteche... ma, per bellezza, un vero paradiso! Riscattare quel poco, vivere di quel poco, là, in quella verde pace!... lavorare e amarsi!... Tutto il loro sogno!
JACOPO
Ha fatto qualche eredità, Piero?
ROMANO
Ma che! Non ha un soldo. Guadagna qualche cosa scrivendo... ma... capirai...
JACOPO
La marchesa Orsola?
ROMANO
Che vuoi che abbia! vive della pensione del marito... Tu vuoi sapere, insomma, chi è che paga le ipoteche?... chi è che riscatta il nido a questa coppia di allodole?... Sono io!
JACOPO
Tu?
ROMANO
Sicuro! Bastavano cinquanta mila liracce per tingere di rosa tutta la loro vita. Avrei dovuto negargliele? Io le ho promesse per dote a Gaia. Le ho promesse per quest'ottobre; e quest'ottobre le darò.
JACOPO
Bravo!!Sacré Nom!... Qui ti riconosco il segno della razza!!
ROMANO
Mi dai ragione. Tu mi dai ragione. Tu non mi dici, come Lorenzo, che son matto...
JACOPO
Che matto!... Che vuoi che capisca Lorenzo dell'anima nostra... lui che l'ha venduta alla tribùdei Levi!... Hai fatto mille volte bene! Mille volte il tuo dovere, di padre, e di Della Lizza!!
ROMANO
Tu mi capisci, dunque?
JACOPO
Ti capisco e t'invidio!... Fabbricare la felicità d'un angelo come quello... Farla ridere! ridere in eterno!
ROMANO
(fissando lo sguardo in una visione di paradiso)
Ridere... ridere in eterno!..
JACOPO
(avvicinandoglisi)
Tuttavia... Io parlo per mia lunga esperienza... La promessa, in noi, si sa, è come l'immagine, l'ombra sopravvissuta di quello che fu il più vivo bisogno della nostra razza: Dare! Dare! Dare a piene mani!... Ma per dare... bisogna avere. Per avere, bisogna prendere. Dove prendi le cinquantamila lire, tu?
ROMANO
Lo so ben io!... Lo so ben io! A che mi sarebbe valso, dunque, conservare fino adesso, a prezzo... del mio sangue, tutta questa roba morta?queste mura fredde!... Se oggi non mi servissero a dar vita al sogno di Gaia... a darle i fiori vivi!... il sole... il gran Sole?
JACOPO
(scattando)
Eh?
ROMANO
(come tra sè)
Sì! sì! sì!... Ne vada la ragione di Luisa! ne vada la vita mia!... perchè se lei impazzisce, io m'ammazzo!... ma Gaia dev'essere felice... Vendo tutto... tutto... fino all'ultima seggiola... Ho deciso! Ho deciso!
JACOPO
Carina, carina, carina!
ROMANO
Che cosa dici?
JACOPO
Dico: carina, carina, carina. Ingegnosa!... L'uovo di Colombo! L'uovo di Colombo!... Come si fa a maritare una figlia? Si vende un palazzo. Semplicissimo. E per maritarne due?... Poichè, se non erro, ne hai due da maritare. C'è anche Selvaggia.
ROMANO
Selvaggia! (tutta la persona si accascia, come sotto un tremendo peso).
JACOPO
Che cos'è?... Romano?... Che disgrazia c'è stata in casa, senza che io l'abbia saputo?... Maledetta la mia vita randagia! Selvaggia?!... così sana, così robusta!!... Ma quando, per Dio?... Se due mesi fa me n'ha parlato il barone di Monbello a San Remo!...
ROMANO
Ma non è morta! Jacopo!... È scappata di casa!
JACOPO
(facendo un salto indietro)
Eh?... Ah!... Me lo dici così? per caso!... dopo mezz'ora che parliamo?!... Un fatto di questa gravità! Una ferita così atroce al nostro onore!!! Romano! per Dio!
ROMANO
Io so che non ne ho colpa...
JACOPO
E io so che questa sola è peggio di tutte le mie messe insieme!... So, che fino ad oggi, bene o male, il nostro nome nel fango non c'era caduto;e sei tu che ce lo butti! Tu che la pretendevi a monopolista del nostro onore!...
ROMANO
La mia coscienza è tranquilla!...
JACOPO
Ma, per carità, Romano! non ci perdiamo in chiacchiere; è tempo di agire. Spero che non metterai in dubbio il mio sacrosanto diritto di saper tutto e d'intervenire... La cosa si sa in Siena?
ROMANO
Ancora no, per fortuna. L'hanno vista partire una settimana fa per Torino col suocero di Lorenzo... Credono che sia là.
JACOPO
Ah! Col fabbricante di passamani?... E perchè?
ROMANO
Perchè volevamo levarla di qui; distrarla da un amoraccio che non ci piaceva... Credevamo che a Torino...
JACOPO
E invece?...
ROMANO
Alla stazione di Genova è sparita... il signorLevi ha messo sossopra mezzo mondo... ha fatto miracoli... credi...
JACOPO
Eh, si vede! Dopo una settimana non sa ancora dove sono!... Con chi è scappata insomma?
ROMANO
Con un calzolaio!...
JACOPO
Sangue bleu!... Quattrini almeno?
ROMANO
Il figlio di quel tal Ricotti, che ha messo negozi in tutt'Italia...
JACOPO
Quello delle «Washington Shoe»?
ROMANO
Quello, sì.
JACOPO
L'amante della moglie di Serdoni, allora?
ROMANO
Mi pare... d'aver sentito dire... infatti...
JACOPO
Be' be' be'; è lui. Puoi telegrafare al fabbricantedi passamani che smetta immediatamente di occuparsi dei fatti nostri.
ROMANO
Eh?
JACOPO
Sì, sì; un pezzo di carta. (Prendendolo sul banco e dandolo a Romano che è in piedi) Telegrafargli subito! «Trovàti. Segue lettera». (Cercando con l'occhio un campanello e correndo a suonarlo) Viene qualcuno, a suonar qui? Perchè con te... i servi hanno sempre dormito... (va a sedersi al posto di studio di Romano, e leva il grosso volume che trova innanzi, prende un foglio da lettere e scrive in fretta) Permetti eh?... Siccome domani debbo in tutti i modi essere a Roma, è meglio che scriva subito a un certo ometto di San Remo che mi faccia da battitore...
ROMANO
(alzando il capo dal suo foglietto dove ha scritto, stando in piedi, qualche parola)
Ma... Jacopo... se poi...
JACOPO
(scrivendo sempre)
Niente «Ma»! niente «Se poi»! per carità! Due giorni di caccia e te li porto qui per le orecchie tutti due. Telegrafa come t'ho detto.
ANTONIO
(entrando da sinistra)
Comandi.
JACOPO
Ah! meno male! Dopo un quarto d'ora! Ma bisogna correre, quando si sente il campanello! bisogna sgranchirsi le gambe! (a Romano) Dammi qua (legge il telegramma) Quanti complimenti inutili!... Be' be': può andare (ad Antonio) Questo telegramma di corsa! Che ci sia qua la ricevuta tra dieci minuti.
(Antonio guarda attonito il vecchio e il nuovo padrone).
Ohei! Ho detto a voi.
(Antonio, impaurito, se ne va di corsa).
Ooh!
(Ripigliando il filo della sua lettera) Benissimo; i dati sono chiari (scrivendo) «Venerdì sera... sarò a San Remo. Se li hai trovati, mille lire sonanti. Se non li hai trovati un calcio nel... e me li trovo da me. Intesi bene. Tuo, Paron Jacopo»... (piegando e mettendo in busta) Vecchio contrabbandiere... Questi son gli uomini!... Domenica puoi preparare il pranzo di fidanzamento... Parola d'onore!
ROMANO
Speriamo che tu non t'illuda!
JACOPO
(a un tratto, con grande e comico scoppio di maraviglia)
Ba! Ba! Ba! Ba!!! Che vegg'io mai!!! «Tra i signori Marchese Romano Ferruti Della Lizza e Tomaso Harlem...»!
ROMANO
(accorrendo confuso)
Sssss! Per carità! (afferrando la carta eccitatissimo, e cacciandosela in tasca) Accidenti alla mia stupida testa!... L'ho lasciato lì!!
JACOPO
E... che cosa contratti, se è lecito, con quell'ex insaccatore di maiali?... Gli venderai qualcosa naturalmente!
ROMANO
Lo conosci?
JACOPO
Sacré Nom!... È lui l'amico del mio cuore, che son venuto a rapire in auto!... Eh! vecchia amicizia! Siamo stati vicini di camera per un mese, quest'estate, a Montecarlo!
ROMANO
Gioca anche lui?
JACOPO
Peggio di una foca ammaestrata!... Ma chediavolo gli puoi vendere!... E l'ho visto dieci giorni fa... non mi ha mica detto niente!... Eppure sassi etruschi non ce n'hai!...Wisky, nemmeno... (battendosi la fronte) Per Dio!... il Palazzo!!... Di' la verità che vuole il palazzo, quel cafone!