ATTO PRIMO

ATTO PRIMOSCENA I.ORESTEin maniche di camicia che finisce di mangiare un po' di pane, eMARIAche gli rattoppa in fretta la giacchetta.Maria.— Ma santa pazienza, come posso io ancora rammendarti la giacchetta, se non regge più il punto?(seguita a cucire).Oreste.— L'ha bisogno di riforma. Mamma, stamattina non si mangia la minestra?Maria.— Quando tornerai, se avrai venduto tutti i giornali.Oreste.— Ma io non posso gridar forte, se ho lo stomaco vuoto.Maria.— To', e quel pane che hai finito ora di mangiare non lo conti nulla?Oreste(con voce garrula e piagnolosa). — Io ho dell'altra fame.....Maria.— Via, Oreste, sii buono!Oreste.— Buono, buono, colla pancia vuota...(risoluto)Oh! insomma, se non mi dài qualche altra cosa, i primi quattrini che piglio coi giornali, li spendo tutti dal pizzicagnolo!Maria.— Che! non lo dire neppur per sogno! Pensa che col tuo guadagno si ha da desinare tutti.Oreste.— È sempre così! E la mia sorella non guadagna anche lei? E tu? E il babbo?Maria.— Sì; ma lo sai, abbiamo tante spese, tanti debiti...Oreste.— Già; ma intanto mentre il babbo va all'osteria, io mi devo contentare d'un rosicchio di pane.Maria.— Sta zitto, per carità!... Eccolo che torna... e bada che non è di buon umore...(va incontro a Nanni, mentre Oreste ingrugnato scende alla ribalta brontolando).Oreste.— (Bella giustizia! a me mi tocca mantenere la casa, e poi, se fiato, il babbo mi piglia a schiaffi; no, non è giusta un accidente!)(forte)Io ho dell'altra fame!SCENA II.NANNIcolla pipa in bocca, male in arnese, col suo grembialetto di cuoio, dalla comune.Detti.Nanni(di pessimo umore). — Che cosa fa ancora qui questo bel mobile?Maria.— L'ho trattenuto io per rimendargli la giacchetta(la porge ad Oreste).Oreste.— La chiama una giacchetta lei!(la indossa).Nanni.— Ora dunque, te ne vai, sì o no, a pigliare i tuoi giornali?Oreste.— Sono due passi e ci ho tempo.Nanni.— Tanto meglio se c'è tempo; sarai il primo ad averli.Oreste.— Gli è che coi giornali mi piglio anche gli scappellotti dai compagni.Nanni.— E tu rendigli, poltrone!(siede al bischetto).Maria(a Nanni). — Bravo! Begli esempi!(ad Oreste)Se tu non facessi il monello, gli altri non ti picchierebbero.Oreste.— Oh! insomma, io non ho più voglia di fare il giornalista!Maria.— E allora andrai a scuola...Nanni.— No! no! non si va a scuola; si guadagna il pane; di giorno le gazzette per le strade, e la sera li solfini nei caffè... Siamo intesi, eh?Maria.— Il meglio sarebbe metterlo a fare il legnaiuolo con Andrea.Nanni.— Ma che legnaiuolo! Oreste guadagna la sua brava lira al giorno, e Andrea la sarebbe grassa se gli desse cinque soldi!... Animo, meno chiacchiere.Maria.— Marito mio, tu non pensi che presto sarà un uomo, e buono a nulla...Nanni.— Farà il soldato. E basta, dico. E tu vattene.Oreste.— Io ho dell'altra fame!Nanni.— Ah! allora gli è un altro paio di maniche..... Maria, dàgli da mangiare e sbrigati.Oreste.— Lo senti se ho ragione? Non c'è più nessuno che faccia il giornalista per amor di Dio!Maria.— Come ho da fare a dargli da mangiare, se non ho un quattrino in tasca?Nanni(con ira). — Tu non hai un quattrino?Maria.— To', o chi me gli deve dare?Nanni(tra sè). — (È vero... li ho giuocati tutti ieri!!)Oreste(accostandosi a Nanni). — O dunque che ne faccio della mia fame?Maria.— Smetti, che un bel pezzo di pane te lo sei pur mangiato.Nanni.— E stai qui a brontolare?...(alzandosi e minacciandolo con una striscia di cuoio). Aspetta che te la levo io subito la fame...Maria.— Nanni!SCENA III.FIORENZAdal fondo in abito dimesso, ma pulito, con un involto di cortine che va a deporre sul tavolo.Detti.Oreste.— Sorella, sorella, difendimi!(correndo in giro dal proscenio alla comune più per far chiasso che per paura).Fior.— Dove vai con quel viso sudicio?Oreste.— Me lo sono lavato domenica.Fior.— Va subito a pulirti... Guarda che mani! Come hai coraggio di offrire un giornale con quelle mani?Oreste.— Diranno che l'ho scritto io(via dalla destra; Nanni lavora, ma di poca voglia, zufolando).Fior.— Come stai, mamma? Un po' meglio, non è vero? Ma sta a sedere, non ti straccare inutilmente.Maria.— Devo salire dai pigionali, lo sai pure.Fior.— No, no, ci andrò io. Guarda che benedetta donna tu sei; non ti reggi ritta, e vorresti andar su a rifare quattro letti...(sottovoce)Quando sarò moglie di Luigi, ci penserò io a fare imparare un mestiere a Oreste; così tu starai più tranquilla.Maria.— Speriamolo, cara la mia Fiorenza..... Se non avessi te... a quest'ora sarei morta.Fior.— Oh non dire così, cara mamma!SCENA IV.ORESTEdalla destra.Detti.Nanni.— Sicchè si va o non si va?Oreste.— L'acqua è tanto fredda! Guarda che geloni!Fior.— Sei in un bello stato! Se arrivo a comprarmi una macchina da cucire, coi primi guadagni ti vesto di nuovo...Nanni.— Sì, brava, vestilo di nuovo; non venderà più nè un giornale, nè un mazzo di zolfini!Fior.— Ne venderà anche di più, perchè nessuno avrà paura d'accostarglisi... Alla fin fine non chiede l'elemosina! Ora vai, e corri.Oreste(colla solita voce lamentosa). — Io ho i geloni.Nanni.— Corri, li perderai per la strada.Oreste.— Come faccio a correre con queste ciabatte?Nanni.— Vuoi giuocare che ti fo' correr io?Oreste.— Cuccù!(fugge dal fondo).Nanni.— Bel rispetto al padre gl'insegnate!Maria.— È meglio che io stia zitta.Nanni.— Vi farà un bell'onore uno sbarazzino di quella fatta!(una pausa).Fior.— Babbo, lascia che ti faccia una domanda. Io aveva pochi anni quando la zia buon'anima mi prese con sè... Ella fu per me quasi una madre. Dopo dieci anni io ritorno con voi, e quando parlate di me alla gente del vicinato mi levate a cielo perchè ho voglia di lavorare, mi piace di essere pulita, ed ho imparato, in grazia della povera zia, un mestiere, e so leggere e scrivere... Dunque se la zia ch'era una povera donna potè educarmi così, e voi siete tanto contenti di me, perchè non tirate su nello stesso modo anche Oreste?Nanni.— Chiedine alla sua mamma. Io non ho tempo da buttar via con lui.Maria.— Senti, almeno, almeno non lo fare uscire di casa con quelle povere scarpe rotte...Nanni(cantarella fra i denti).Maria.— Nanni, mi pare che lavorando tutte e due giorno e notte si abbia pure il diritto di dire una parola.Nanni(si alza e scende). — Ma che diritto? Ma che mi state a rompere le tasche col figlio, le ciabatte e il diavolo che se le porti! Io so dove volete venire coi vostri discorsi... Ebbene sì, ho giuocato, giuoco e giuocherò fino a che non abbia vinto... Oh!Fior.— Intanto tu perdi un monte di denari.Maria.— Ah, se tu dessi retta a chi ti vuol bene!Nanni.— Non vi voglio forse bene io? Non è forse per vedervi felici, ricche, che mi sacrifico tutte le settimane?Maria.— Tu sacrifichi te e noi, perchè con quello che possiamo guadagnare, avremmo tanto da campare discretamente ed onoratamente...Nanni.— O cos'è questo onoratamente, signora avvocatessa? Che faccio del torto a qualcheduno io?Maria.— A te e a noi!Fior.— Sicuro!Nanni.— Oh! sentiamo anche la figliuola ora!Fior.— Ma credi tu che io non sappia che non c'è più una bottega in tutto il borgo in cui possiamo trovare una libbra di riso a credito? Credi che non sappia che quel po' di roba che t'ha portato la mamma, è tutta al Monte di pietà? Non sai che la tua figliuola non può passare una volta dinanzi a certe botteghe senza sentir parole che le fanno fare il viso rosso dalla vergogna?... Oh! se tu non facessi soffrire che me, io non mi lagnerei; sono giovane, ho coraggio, ho fede... Ma la mamma! Sentile un po' le mani... ha la febbre addosso!(moto di Nanni)e tu mi parli di non fare torto a nessuno!Nanni(confuso). — Sta zitta! sta zitta!(chiamandola a sè con un certo mistero). Gli è sabato, sai, oggi? E io ho giuocato certi numeri... ma che numeri! Tutti cabalati! E che cabala! E son cinque, nientemeno! Senti che bei numeri: 13, 33, 55, 90, 81... Eh? Tu vedrai se non escono tutti! To'... o che non ho a vincere anch'io una volta?Fior.— Dio! Dio! questa speranza sarà la nostra rovina!Nanni.— Ma che rovina! Dio volesse fossi ancora a tempo a rovinarmi! Ma siamo rovinati di già, e appunto per questo non voglio rinunziare alla sola speranza che ci può arricchire. Oh sono tanti, tanti anni che l'aspetto questa fortuna! Un giorno viene a tutti grande o piccina, a chi ha costanza; e non verrà a me, proprio perchè sono Nanni? Ma allora lassù non ci sarebbe più senso comune!Maria.— Tu mi farai prima morire di crepacuore!Fior.— Allora... quando non avrete più la vostra Maria, e la vostra figliuola sarà disgraziata per sempre... che cosa ne farete della vostra ricchezza?Nanni(stizzito). — Ma guarda: per fare il loro bene mi squattrino, e loro si ostinano a non volere capir nulla!... Vado via, chè se resto ne dico più che non ne vorreste sentire!Maria.— Nanni, per carità!Nanni.— Ma che carità, che Nanni! Aria! aria! E quando qui e quando là..... Quando sarai morta, amen, ne sposerò un'altra!(esce dal fondo brontolando).Fior.— Babbo! — Oh! mai più sarà contento Andrea che il suo figliuolo mi sposi!Maria.— Speriamo ch'egli non sappia nulla... Di', Fiorenza, io salgo su da quei pigionali...Fior.— Domando io come si fa a lavorare con queste spine nel cuore, come si fa a cucire quando si hanno gli occhi gonfi dall'aver pianto! Andrea mi raccomandò questo lavoro... lo aspettano in bottega... Ma pure, aspetta... verrò con te a darti una mano.Maria.— No, lascia stare... andrò a dire che per oggi mi scusino... Oh che vita. Vergine santa!(via dal fondo).Fior.(si asciuga gli occhi e si pone a lavorare). — Ho le mani intirizzite dal freddo e lo scaldino è spento... Chi ti avrebbe detto, Fiorenza, quando eri colla zia che avresti dovuto mangiare di questo pane con tuo padre?... Ma se Andrea che è così contento del mio lavoro mi desse per marito il suo Luigi, con lui non avrei certo mai a patire questi guai! Non ha che il vizio di fumare... ma lavora tanto! E poi mi dice che i sigari sono sempre più cattivi... Tanto meglio, dico io, così smetterà più presto... A proposito di fumare,quel signore che sta sul canto della strada, e che quando esco di casa ed alzo gli occhi, lo vedo sempre là dietro le invetriate che fuma e mi saluta..... scommetto che era lui quello che mentre svoltava stamane il canto della strada mi ha detto: addio, angiolo del mio paradiso! Se è lui, se crede di farmi piacere, si sbaglia; preferisco il mio purgatorio... Ah! se fosse Luigi... allora sì che lo capirei il paradiso!SCENA V.LUIGIdal fondo.Detta.Luigi.— Renzina!Fior.(senza alzarsi). — Venite, Luigi, venite.Luigi.— Ho due notizie da darvi, due! Indovinate...Fior.— Buone? Non mi fate tremare!Luigi.— Quel negoziante di cui vi ho parlato ieri acconsente a cedervi la macchina da cucire: sarà pagata a piccole rate mensili da mio padre che riterrà pochi centesimi al giorno sul prezzo dei vostri lavori.Fior.— E basterà?Luigi.— Quando è lui che piglia sopra di sè il debito!Fior.— Oh! Dio lo benedica! Voi non sapete che piacere mi fa in questo momento questa notizia!...Luigi.— Sì? Ma l'altra?(ride)Altro che macchina!...Fior.(con una tinta di malizia). — Una notizia anche più buona della prima? Dunque? Dite... via!Luigi(con comica solennità). — Mio padre si è levato il suo grembiale di tela, ha preso il cappello e mi ha detto: ora faccio una corsa per certe informazioni; ma fra un'ora andremo da Nanni tutti e due!Fior.(sorgendo in piedi). — Dite davvero?Luigi.— Si, Renzina; presto sarete mia!Fior.— Oh! sarebbe troppa felicità!Luigi.— Non siete contenta?Fior.(asciugandosi una lacrima). — Se sono contenta!Luigi.— Con quei lucciconi?Fior.— Voi non potete capire quel che sento qui... anche per riguardo alla mia famiglia.Luigi.— Ma io spero che sarà la medesima cosa che sento anch'io qui... Solamente quello che sento io è tutto per voi sola! Cara Fiorenza, sarete mia una volta, finalmente!Fior.— Oh sì!... sarò felice... ne ho tanto bisogno! Ma lasciatemi finire questo lavoro... ancora due punti... (O la mia povera mamma, come sarai consolata!)... Vedete, colla macchina questa sorta di lavori si fanno con un terzo di tempo, e anche più regolari...Luigi.— (Quanto sono fortunato! una ragazza come questa, no, nemmeno a farla apposta!)Fior.— Ecco il lavoro bell'e finito... Aiutatemi a piegarle... Luigi, queto, veh! e facciamo le cose per bene... Ora, aspettate un momento, che vostro padre non trovi almeno la casa in disordine... La nostra, se Dio vuole, sarà ben diversa... Ma voi, quando sarete mio marito, mi vorrete sempre bene?Luigi.— Se vi vorrò bene? O che si può smettere quando si è cominciato a volervene?Fior.— Eppure io so di certa gente che s'è sposata per amore, e poi... e poi... È vero che la miseria spiega molte cose!Luigi.— Brava, e le scusa. Ma fra i ricchi non c'è scusa quando non sono d'accordo. Guardate queste tende: sono per una coppia di questo genere: il marito da una parte e la signora dall'altra... Ma perchè? Il marito è un poco di buono, la moglie leggerina come il sughero... Ma noi non saremo così, perchè ci vogliamo di quel bene che è come il vino buono; invecchia, ma più invecchia e meglio diventa!Fior.(ridendo). — Allora io voglio che campiamo fino a cent'anni.Luigi.— Ed io a cent'anni troverò ancora una parola per dirvi che siete tutto il mio amore!Fior.(porgendogli la destra). — Dio vi ascolti!SCENA VI.NANNIdal fondo.Detti.Luigi.— Buon giorno, Nanni: sono venuto a prendere queste tende... Volete un sigaro?Nanni.— Venga, venga sempre...! Addio, Gigi...Luigi.— Addio, Nanni...(esce con Fiorenza dal fondo).Nanni.— C'è sempre un'ora... Avrò vinto? I miei numeri mi paiono buoni: sono simpatici, e non sono usciti da un pezzo... Sicuro, non sono numeri di morti... Mai, mai un bel sogno con mio padre buon'anima che venga in persona a portarmi una bella quaderna! Io non so che facciano i morti di casa mia!... Nulla... come i vivi! Oh finiamo di metter questa mezza suola, se oggi si ha da mangiare(si pone al bischetto). Ma se vinco, oggi non si desina in casa di certo: s'andrebbe tutti alla Luna. Una quaderna! sessantamila volte la posta; dunque centoventimila lire, senza i terni! Dio buono, che grandinata di quattrini, centoventimila lire! Prima di tutto già mi compro una casa, una bella casa nei quartieri nuovi... perchè voglio anch'io essere padrone di casa, non foss'altro per vendicarmi sugli altri di quello che hanno fatto soffrire a me... Piglio un bello scialle alla Maria, che non abbia più freddo, un paio di scarpe ad Oreste... e subito in collegio fuori di casa... Fiorenza la do al suo Luigi... E io? Io al caffè tutto il giorno a pigliare dei poncini... e poi a farmi scarrozzare negli omnibus... Ma la sera? La sera tutti al teatro, mica su in paradiso nel lobbione, in un bel palco accanto all'orchestra... vedere, e farsi vedere!Bobi(al di fuori). — Bollente! Pan di ramerino bollente!Nanni.— Ah! ah! il mio amico Bobi... Me l'ero scordato!...SCENA VII.BOBIcon paniere coperto da un tovagliuolo.Detto.Bobi(squassando il cappello a cencio). — Piove, governo ladro!Nanni.— Hai finito di vendere il tuo bollente che è più secco di un panforte!Bobi.— E perchè avrò finito?Nanni.— Perchè ho giuocato i nostri numeri, il mio Bobi!Bobi.— Buffone. Non ti ho dato che mezza lira questa volta... Mi hai rattoppato le mie scarpe?Nanni.— Eccole.Bobi.— Quattro punti mal cuciti. E i chiodi nelle suola?Nanni.— Non ho chiodi... cioè ne ho tanti che non ne posso piantar degli altri.Bobi.— Lasciami stare che ho la luna di traverso... Quanto costa?Nanni.— Fra amici... due soldi(si alza e scende con Bobi alla ribalta).Bobi.— Ti darò due pani(glieli porge).Nanni.— Tu non hai il becco di un quattrino dunque?Bobi.— Sfido io! Il commercio va a rotoli.Nanni(colla bocca piena). — Non si mangia più!Bobi.— Le tasse pigliano ogni cosa! Mi dai un foglio di carta per involgere le scarpe?Nanni.— Dove lo piglio io un foglio?Bobi.— Già; sono appunto i fogli che ti mancano. Le metterò qui.Nanni.— Col pane di ramerino?Bobi.— Le metto in fondo, non si vedono. Te li ho dati i pani?Nanni.— Sì... e sono bollenti... di ier l'altro!Bobi.— M'addormentai e non fui più a tempo a pigliarli appena sfornati.Nanni.— Si vede che tu fai bene il tuo mestiere.Bobi.— O non son padrone di farlo come mi piace? C'è ella questa benedetta libertà sì o no?Nanni.— Sì, ma c'è anche quella di non desinare!Bobi.— Di' piuttosto che non c'è nè questa, nè quell'altra.Nanni(continuando a mangiare). — Uhm.Bobi.— Con questo governo, mondo birbone!Nanni.— Io m'intendo poco di politica... c'ho il figliuolo che fa il giornalista... ma ci leggo poco io... fuori del libro dei sogni!Bobi.— Se tu leggessi, vedresti che con questo governo(dopo di aver dato uno sguardo in fondo)non c'è sugo!Nanni.— Perchè? Di' su, Bobi, mi fai passare il tempo.Bobi.— Grazie... Libertà; sempre libertà; ma che libertàè questa, se mi tocca sempre sgobbare, io che non sto bene che a sedere?Nanni.— Siamo giusti: il denaro corre ora più d'una volta...Bobi.— Sì... corre... corre... corre tanto che non si arriva mai!Nanni.— Dillo a me che sono senza un quattrino! È vero che se io lavorassi...Bobi.— Bravo, se io lavorassi! Ma che dovrei fiaccarmi l'osso del collo a lavorare, se ci fosse un po' di vera libertà? Senti la bella libertà che s'ha adesso. Fin da piccino tutti i giorni mi buscavo mezza dozzina di scappellotti per non volere andare a scuola... Ma se voglio essere un asino, io diceva al babbo...Nanni.— E per asino mi par che tu sia riuscito benino!Bobi.— Ma mio padre vedendo che non c'era verso di farmi andare a scuola, si mette subito in testa di farmi imparare un mestiere... e non erano più scappellotti, sai... ma io preferiva le legnate al mestiere, perchè proprio sono nato troppo amante della libertà... O Nanni, tu non hai idea di quello che ho patito per la vera libertà io!Nanni.— Tuo padre morì che tu avevi vent'anni, mi hai detto...Bobi.— Sì... e respirai... Gli volevo bene; ma le nostre opinioni politiche erano troppo diverse.Nanni.— D'allora in poi fosti libero.Bobi.— Libero? sì, giusto! mi toccò subito di fare il soldato... Io il soldato? Otto ore di esercizi? Piuttosto in prigione!... Finisco di fare il soldato e mi butto a girare il mondo... E subito, sai quei signori: dove va? che fa? nulla? sospetto! vagabondo! all'ombra! — In Italia, dà retta a me, non c'è neanche la libertà di passeggiare!Nanni.— Ah! ah! che esagerone!Bobi.— Gira di qua, gira di là... sempre lavora! lavora! sei grande e grosso, lavora! — Che colpa ci ho io se sono grande e grosso? Che mi son fatto da me? Fo del male a qualcheduno? Se c'è libertà, lasciatemi fare quello che mi piace... mi contento di far nulla! Nossignore! ho dovuto assoggettarmi, ho dovuto farmi coraggio: vendere i seminid'estate e il pane di ramerino d'inverno! Bene, ora che mi strapazzo, ora che mi martirizzo, siete contenti, razza di cani?Nanni.— Che vorresti tu alla fin fine? Rimpastare il mondo!Bobi.— Oh! se lasciassero fare a me, mondo ladro!Nanni.— Sentiamo, sentiamo, Bobi...Bobi.— Rifarei ogni cosa da capo a fondo.Nanni.— Sentiamo, via. Che cosa faresti?Bobi.— Articolo primo: Signori... psst!Nanni.— Tutti a un modo; bravo!Bobi.— Secondo: lavoro... psst!Nanni.— Abolito; benone!Bobi.— Terzo: tutti i regolamenti, tutte le leggi...Nanni.— Psst!Bobi.— Meno il lotto!Nanni.— Bravissimo!Bobi.— Quarto ed ultimo: tutte le donne... parlo delle giovani...Nanni.— Psst!Bobi.— No... libertà completa!Nanni.— Purchè tu non mi chieda la figliuola... se vuoi la moglie; magari subito!Bobi.— Piuttosto un accidente!SCENA VIII.BONAVENTURAdal fondo con due stivaletti accartocciati.Detti.Bonav.— Si può?Nanni.— Avanti!(sottovoce a Bobi)Maledetto seccatore!Bobi.— Psst!Bonav.— (Che miseria!) Siete voi il calzolaio Nanni?Nanni.— Per servirla.Bobi.— (Che muso tinto!)Bonav.— Vorrei che rimetteste i tacchi a questi stivaletti.Nanni.— Domani... (Ma se vinco stai fresco).Bonav.— Quel punto agli stivali da caccia lo avete dato? Sono quelli...Nanni.— Ah! la riconosco; me li ha portati il servitore...Bonav.— Quanto costa?Bobi(sottovoce a Nanni). — Il doppio sai, è un signore...Nanni.— Questi sono bell'e pagati... per questi... una lira.Bonav.— Eccovene due, galantuomo.Nanni.— Non ci ho resto... me li pagherà domani.Bobi.— L'amico non ha mai spiccioli.Bonav.— Che importa? Faremo patta con altri lavori per me, la famiglia... e via dicendo...Nanni.— Come la vuole...(a Bobi sottovoce)Fosse venuto ieri, che bella posta!Bonav.— (Potessi mandar via quell'importuno!)(a Bobi)Vorreste, pagando, farmi il servizio di portare subito quegli stivali a casa mia colle loro forme?Bobi.— E fin dove?Bonav.— Qui vicino, sul canto, al N. 17. Saranno cento passi a dir molto.Bobi.— A pian terreno?Bonav.— No, al primo, tre scale.Bobi.— Tre scale!Bonav.— Quanto pretendete?Bobi.— Oh! la faccia lei che sarà ben fatto.Bonav.— No, no, patti chiari.Bobi(sottovoce a Nanni). — (Se non mi paga bene, non mi muovo). Mi dà una lira.Bonav.— Una lira per portare a due passi un paio di stivali?Bobi.— Che vorrebbe che portassi anche lei?Bonav.— No, ma che foste più discreto... Con una lira piglio una carrozza.Bobi.— Se la piglia mi fa piacere. Ci ho sempre gusto io a vedere la gente in carrozza.Bonav.— (Maledetto!) Via, farò come volete, ecco una lira(la porge a Bobi). Grazie.Bobi.— Di che?(s'avvia al fondo senza pigliare gli stivali).Bonav.— Dove andate? Pigliate gli stivali.Bobi.— Ora... ora... Vado qui da Bista pel necessario(via).Nanni.— La ritornerà lei a pigliare gli stivaletti?Bonav.— O io o il servitore... Ma è facile che torni io stesso. Non ho nulla da fare, e mi piace trattenermi coi lavoranti.Nanni.— La venga o la mandi dunque domani a buio.Bonav.— Sta bene.Bobi(dal fondo, mentre un piccolo barroccino a paniera si ferma dinanzi alla porta: Bobi vi mette dentro gli stivali, quindi vi si adagia). — Vai, Bista...(Il barroccino spinto da un fanciullo scompare).Bonav.— Oh! mi dimenticava una cosa. Voi che vedete molta gente, particolarmente di servizio, non conoscereste una ragazza che volesse venire a servire mia moglie?Nanni.— Io no, almeno per ora.Bonav.— Una ragazza di bell'aspetto e buona, s'intende. In quanto a capacità, non importa; mia moglie cerca, più che una cameriera, una donna di compagnia nei pochi momenti in cui sta in casa... e non faccio per dire, in casa mia si sta bene!Nanni.— Lo credo io; ma proprio non saprei a chi indirizzarla... Aspetti... no... no... non saprei davvero.Bonav.— Non avete una nipote, una parente, e via dicendo? Ah! mi dimenticava di darvi il mio indirizzo... Cavaliere Bonaventura, sul canto della strada, sopra il caffè, al primo piano.Bobi(dal fondo). — Ecco fatto.Bonav.— (Già tornato!)Bobi(a Nanni sottovoce). — C'era un servitore che voleva lo aiutassi a portare la legna in cantina... Che bestia! Io invece gli ho fatto portare su gli stivali... Ora ho il diritto di riposarmi!(si sdraia sulla panca)Bella casa, sai, quella del signore.Nanni.— Oh! l'ho sentita nominare più volte... Caspita, so che Andrea il tappezziere qui vicino lavora per lei...Bonav.— Una bazzecola! Rifà il quartiere di mia moglie... Mi dispiace davvero che non abbiate qualche giovinetta per bene... Io ho sentito parlare di voi ed i vostri casim'interessano... Vi ho anche visto qualche volta nel botteghino del lotto... Giuoco anch'io di quando in quando...Nanni.— E non ha mai vinto?Bonav.— Ho vinto una volta dopo di aver giuocato per tre volte gli stessi numeri.Nanni.— Sicuro, così si deve far sempre. Ah! lei conosce il giuoco, sebbene non abbia bisogno di vincere, come l'ho io!Bonav.— Oh! per questo, no; ma il denaro non guasta mai!Nanni.— E a me poi che sono proprio al verde!Bonav.— Ma se potessi fare qualche cosa per voi, procurarvi qualche altra occupazione...Bobi.— Oh! la faccia per me, che per disperato e giuocatore di lotto non ce n'è uno compagno in tutta l'Italia! Lei che ha le braccia lunghe, se mi trovasse qualche impiego!Bonav.— Come? voi che pigliate un barroccino per portare un paio di stivali, volete un impiego?Bobi.— Un impiego da stare a sedere, badiamo, in qualche anticamera... sotto un portone... Un lavoro... da poco... un lavoro senza lavoro... non so se mi spiego.Bonav.— Vedrò. Dunque non se ne fa nulla di questa cameriera?Nanni.— Per ora non saprei davvero dove metter le mani.Bobi(a Nanni). — O la tua figliuola?(a Bonaventura)Tenera e bianca come una vitella da latte!Nanni.— Smetti! L'è sposa lei.Bonav.— Se lo sposo è contento, meglio, meglio assai...Bobi(fra sè). — (Ho bell'inteso!)Nanni.— Non se ne fa nulla, sa...Bonav.— Trenta lire al mese, e anticipate, le avrei spese volentieri... Poi ci sarebbe lo spoglio di mia moglie, le mance di capo d'anno, dei pranzi...Bobi.— Un affarone, Nanni!Nanni.— Non se ne parli neanche.Bobi.— Grullo.SCENA IX.FIORENZAdal fondo.Detti.Fior.— Babbo, è qui, sai; è qui Andrea. (Quel signore qui?) Fammi il piacere di levare di terra tutta questa roba. C'è Andrea, sai.Nanni.— Oh! Andrea, Andrea!Bobi.— Viene a casa tua, alla fin fine!Bonav.— Andrea il tappezziere?Fior.— Sissignore.Bobi.— Il padre dello sposo.Bonav.— Ah! poichè siete sposa, bella ragazza, mi rallegro e spero che mi permetterete di offrirvi un fiore... Intanto vi saluto, bella sposina... E a rivederci presto(via dal fondo).Bobi.— Mi raccomando per un impiego... a sedere, veh!Fior.— Ma chi è quel signore?Bobi.— Un nostro amico.Fior.— Ah! ecco Gigi e suo padre... Alzati, babbo;(sottovoce)manda via Bobi e va loro incontro.Nanni.— Oh perchè l'avrò da mandar via? Non sono in casa mia?Fior.— (Oh! pare fatto apposta!) E la mamma?Nanni.— I pigionali di sopra l'avranno mandata in giro per qualche cosa...(lavora cantarellando: Bobi gli fa la corda sdraiato sulla panca).SCENA X.ANDREAeLUIGIdal fondo.Detti.Fior.— Venite, Andrea: ecco mio padre... (Che cos'ha Luigi?)Andr.— Buon giorno, Nanni.Nanni.— Buon giorno, Andrea(seguita a lavorare).Fior.— Eccovi da sedere(siedono tutti meno Luigi e Fiorenza). Non state a guardare intorno, che questa non è come la vostra casa.Andr.— A me basta che sia pulita... Nanni, io vorrei dirvi due parole senza testimoni.Nanni.— Bobi è un mio vecchio amico; e non ho segreti per lui... E poi io ho bell'e capito: voi siete venuto a chiedere la mano della mia Fiorenza pel vostro Gigi.Andr.— Proprio questo non lo potrei dire.Fior.— (Come?)Nanni.— Pretendereste forse che venissi in casa vostra ad offrirvela io?Andr.— Neanche per sogno!Nanni.— Oh! avrei voluto vedere anche questa!Andr.— Ma pretendo di più.Nanni.— Pretendete di più? Ohe! a che gioco giochiamo?Fior.— Babbo, persuaditi che tutto quello che dirà il signor Andrea, sarà per nostro bene...Nanni.— Sentiamo, sentiamo adunque il signor Andrea!Andr.— È presto detto: Luigi ha un buon mestiere nelle mani, è figliuolo unico, non è peggio degli altri, e può quindi chiamarsi un discreto partito. Un momento: io vi dico subito che non conosco una ragazza migliore della vostra Fiorenza, che bada ai fatti suoi, lavora e non sta come le altre a fare ciance e pettegolezzi... Ed io sono arcicontento che Luigi se la sposi, col vostro consenso, s'intende alla prima. Ma Luigi, ai tempi che corrono, sarà gala che possa mantenere sè, la moglie e i figliuoli che verranno.Nanni.— O chi vorreste avesse da mantenere di più? Il mio gatto?Andr.— Voi, caro Nanni, ed è quello che per il vostro onore e per la loro pace non voglio.Nanni.— E perchè m'avrebbe a mantenere?Andr.— Perchè il primo giorno che la vostra moglie fosse malata e il figliuolo non vendesse i giornali e gli zolfini, voi non sapreste dove dare di capo per avere un tozzo di pane.Nanni.— E chi v'ha dato ad intendere...?Andr.— Nanni, io so tutto, e poichè vi voglio bene, esigo che la felicità di questi ragazzi dipenda da voi. Alle corte, questo matrimonio non si fa finchè non avete dato prova di aver messo giudizio.Nanni.— Non sono i ragazzi che debbono metter giudizio, è il babbo!(a Bobi)Il mondo alla rovescia!Fior.— Babbo...Nanni.— Sta zitta tu... E, per esempio, che significa questo far giudizio?Andr.— Sentite: noi abbiamo gli stessi anni, ed abbiamo cominciato a lavorare assieme... Un giorno voi avete giuocato con altri al lotto e vinto poche lire; ma da quel giorno maledetto vi siete messo in testa di potervi arricchire, e così ogni settimana avete portato al botteghino quanto io portavo invece alla Cassa di risparmio. Che cosa è successo in questi trent'anni? Che io vivendo meglio di voi ho messo assieme un gruzzolo di quattrinelli ed ho potuto avviare la mia industria, mentre voi... oh il mio povero Nanni!... Ma già di qui non si scappa; è morale aritmetica; due e due quattro, che nessuno al mondo può fare che siano tre o cinque: morale facile, chiara e lampante, la quale però non impedisce che se voi guadagnaste col lotto quanto ho guadagnato io col lavoro e col risparmio, le due sole lotterie in cui si vinca ogni settimana, sareste invidiato da mille e mille altri giuocatori...(si alza)imbecilli, che non sapete nemmeno che cosa sia il lotto!Nanni.— Oh! sentite, che mi vogliate insegnare a lavorare, tiriamo via, ma il lotto poi!(si alzano tutti).Bobi.— È un professore lui: sa la cabala a memoria!Andr.— Ma che professore, che cabala! Su, per diana, giuocatori marci che giuocate tutte le settimane da venti a trent'anni, sapete quanti terni, quante quaderne ci sono in novanta numeri?Nanni.— Che importa? fossero anche mille!Andr.— Mille? Mille? Cento diciassette mila terni, due milioni e mezzo di quaderne!Bobi.— (Senti il tappezziere come imbottisce!)Fior.— Signor Andrea, abbiate pazienza se ci metto bocca io. Il mio povero babbo va compatito: non sapeva quello che sapete voi per resistere alla tentazione, e così la sua testa fu un pochino traviata...Nanni.— Ma che cosa c'entra laTraviataadesso?Fior.— È quello che stava per dire; ma il suo cuore è sempre buono ed affettuoso, e se voi che avete stima di mee volete bene anche a lui, dopo di avergli dato così buoni consigli, vorrete dargli anche una mano, io vi benedirò come il benefattore della mia famiglia.Andr.— Ma sicuro che coi consigli voglio anche dare l'aiuto!... E l'aiuto che vi offro è lavoro... Io sto mettendo una piccola fabbrica di mobili in un paese sopra Pistoia, dove ho una casetta... Ebbene, voi verrete con me; ma nè lotto, nè amici vecchi!Luigi.— Casa nuova, vita nuova!Bobi.— Se mi lasci metter fuori a questo modo, ti ringrazio, Nanni.Nanni.— Non parla di te, sai...Andr.— Parlo proprio di lui che grande e grosso com'è...Bobi.— Non fa nulla, non è vero? Se me lo aspettava! Ma, signor predicatore, che vi chiedo qualcosa io? Ho alle volte da sposarvi io?Andr.— Non fate il buffone con me voi, che non avete mai saputo mettervi a un mestiere, trovarvi una posizione...Bobi.— Un mestiere, signor mio, l'ho: ramerino bollente! una posizione non ho che da sdraiarmi, e l'ho bell'e trovata!(si sdraia nuovamente sulla panca).Andr.— Voi mi fate schifo!Bobi.— Sarà lei uno schifo!Andr.— Nanni, date retta a me, piantate quel poltrone che non può darvi che dei cattivi consigli!Fior.— Sì, sì... Vieni, babbo, per amor mio e della povera mamma!Luigi.— Su, via, un po' di coraggio una volta, Nanni!Nanni.— Sì, avete ragione, andiamo... Ma io ho giuocato... e vorrei sapere...Andr.— Li saprete i numeri, non dubitate!Nanni.— Zitti!SCENA XI.MARIAdal fondo frettolosa e febbrilmente agitata.Detti.Maria(fuori di scena, di lontano). — Nanni!... Nanni!(in iscena senza fiato)Nanni!Fior.— Che è stato, mamma?Nanni.— Ah! i numeri! i numeri!Bobi.— Io vado a pigliarli al botteghino(via dal fondo).Maria.— O povera me, la testa mi gira e le gambe mi mancano. Ah! dimmeli, dimmeli di nuovo i tuoi numeri!Nanni.— Ecco, ecco il biglietto... Dov'è? Se l'avessi perso!... Era qui!... Ah! eccolo, è qui, sai, è qui, mia cara Maria!Maria.— Ah! tu mi compenserai di tutto quello che mi hai fatto soffrire!Nanni.— Sì, sì... ti compenserò, la mia Maria; ma ora attenta ai numeri!... Tredici?Maria.— Sì, sì... tredici! Era anche il primo e mi dette subito nell'occhio...Nanni.— Per carità, non mi mettere in mezzo, sai! Trentatrè?! trentatrè?... hai inteso?Maria.— Oh Dio!... Mi pare di sì... o trentadue... no, trentatrè... Ma che tu hai giuocato il terno e la quaderna?Nanni.— Terno e quaderna, sicuro! Ma è il trentadue o il trentatrè che hai visto?... Sai, il due non ha che una pancia... invece il tre ne ha due...(li disegna in aria).Maria.— Sì, sì, è il tre... Oh! va tranquillo che è il trentatrè... due tre, due tre!Fior.— Ma, babbo, tu la farai morire!Nanni.— La compenserò poi... Ora il cinquantacinque, due cinque...Maria.— Due cinque, sull'anima mia!Nanni.— Ah! un terno! Già un terno. Marietta!... Su... se ce ne fosse un altro... il novanta!Maria.— Il novanta?... No... non c'è... non mi sbaglio, vai sicuro, non c'è...Nanni.— Che asino d'un novanta! Ma già non si può mica averli tutti... eh? Ah! un altro ancora e poi avrei la quaderna! Ma non è possibile, sarebbe troppo!... impazzirei!... Non voglio nemmeno saperlo se è uscito... l'ottantuno!Maria.— Ottantuno?... Aspetta!... Tredici, di sicuro; trentatrè... due pancie; cinquantacinque... di certo; settantasette, sì, al posto del tuo novanta... Sai il settantasette... le gambe di noi donne...Nanni.— E poi? E poi?(disegnando in aria)un otto... e un bastone...Maria.— Sì! il bastone! Sì, l'ottantuno!...Nanni(abbraccia la moglie e la figlia fuori di sè). — Quaderna! Quaderna!(in questa entra Oreste piangendo)Quaderna!Andr.eLuigi. — Povero Nanni!SCENA XII.ORESTEpiangendo dal fondo col suo fascio di giornali.Detti.Oreste.— Ahi! ahi! ahi! Mi hanno picchiato i compagni...Nanni.— Finora eri figliuolo d'un ciabattino e se anche ti pestavano non importava nulla; ma ora che sei figliuolo d'un signore, guai a chi ti torcerà un capello! E via subito questiPopoli, questeRiforme!... Ora che sei ricco, nessunaOpinionepiù!(butta via i giornali d'Oreste).Oreste.— Sei briaco o ti gira?Nanni.— Sei tu che hai finito di girare! E tu, cara Mariuccia, ora vedrai se ti voglio bene: ti voglio comprar subito uno scialle, anzi un paterpuffe. Signor Andrea.. Ma che signore.. caro Andrea, che ne dici, eh? Altro che Cassa di risparmio! Fiorenza, col tuo Luigi, e andiamo tutti a riscuotere il mio biglietto... Ah! s'io lo perdessi!... Fiorenza, mettilo là tu... tienci una mano sopra, e tu, Gigi, bada che nessuno... m'hai capito. E Bobi?... Dov'è andato Bobi?Oreste(sulla porta). — Bobi! eccolo!Nanni.— Bobi, si va tutti a desinare alla Luna e pago io!Oreste.— Oggi si desina! Oggi si pranza!SCENA XIII.BOBIdal fondo.Detti.Bobi.— Ecco i numeri presi proprio caldi dal botteghino.Nanni.— Ma se li so a memoria!Andr.— Sarà sempre bene assicurarsi...Nanni.— Andiamo a desinare che io c'ho già le traveggole...(si avvia).Andr.(leggendo). — Tredici, trentadue...Nanni(fermatosi). — Trentatrè, trentatrè...Andr.— Trentadue, cinquantacinque, settantasette ed ottantasette!Nanni(atterrito). — Ottantuno!... Ottantuno!... Maria, tu l'hai visto l'otto e poi il bastone?Maria(impaurita). — Io? Io... io non capisco più nulla.Andr.— Ha preso il sette per l'uno!Nanni.— No; voi volete mettermi in mezzo, canzonarmi, perchè siete un invidioso! Fiorenza, eccoti la mia polizza: tu non mi puoi tradire, sei la mia cara figliuola! Sono quattro, non è vero, quattro?Fior.(confrontando i due biglietti). — Tredici e cinquantacinque!... Due soli, babbo mio, due soli!!Nanni(disperato, colle mani nei capelli, si abbandona nelle braccia di Fiorenza). — Assassini!Bobi(se ne esce dal fondo col suo paniere gridando). — O che bollori! O che bollori!(Mentre Oreste raccoglie i giornali, il sipario cala prontamente).FINE DELL'ATTO PRIMO.

ORESTEin maniche di camicia che finisce di mangiare un po' di pane, eMARIAche gli rattoppa in fretta la giacchetta.

Maria.— Ma santa pazienza, come posso io ancora rammendarti la giacchetta, se non regge più il punto?(seguita a cucire).

Oreste.— L'ha bisogno di riforma. Mamma, stamattina non si mangia la minestra?

Maria.— Quando tornerai, se avrai venduto tutti i giornali.

Oreste.— Ma io non posso gridar forte, se ho lo stomaco vuoto.

Maria.— To', e quel pane che hai finito ora di mangiare non lo conti nulla?

Oreste(con voce garrula e piagnolosa). — Io ho dell'altra fame.....

Maria.— Via, Oreste, sii buono!

Oreste.— Buono, buono, colla pancia vuota...(risoluto)Oh! insomma, se non mi dài qualche altra cosa, i primi quattrini che piglio coi giornali, li spendo tutti dal pizzicagnolo!

Maria.— Che! non lo dire neppur per sogno! Pensa che col tuo guadagno si ha da desinare tutti.

Oreste.— È sempre così! E la mia sorella non guadagna anche lei? E tu? E il babbo?

Maria.— Sì; ma lo sai, abbiamo tante spese, tanti debiti...

Oreste.— Già; ma intanto mentre il babbo va all'osteria, io mi devo contentare d'un rosicchio di pane.

Maria.— Sta zitto, per carità!... Eccolo che torna... e bada che non è di buon umore...

(va incontro a Nanni, mentre Oreste ingrugnato scende alla ribalta brontolando).

Oreste.— (Bella giustizia! a me mi tocca mantenere la casa, e poi, se fiato, il babbo mi piglia a schiaffi; no, non è giusta un accidente!)(forte)Io ho dell'altra fame!

NANNIcolla pipa in bocca, male in arnese, col suo grembialetto di cuoio, dalla comune.Detti.

Nanni(di pessimo umore). — Che cosa fa ancora qui questo bel mobile?

Maria.— L'ho trattenuto io per rimendargli la giacchetta(la porge ad Oreste).

Oreste.— La chiama una giacchetta lei!(la indossa).

Nanni.— Ora dunque, te ne vai, sì o no, a pigliare i tuoi giornali?

Oreste.— Sono due passi e ci ho tempo.

Nanni.— Tanto meglio se c'è tempo; sarai il primo ad averli.

Oreste.— Gli è che coi giornali mi piglio anche gli scappellotti dai compagni.

Nanni.— E tu rendigli, poltrone!(siede al bischetto).

Maria(a Nanni). — Bravo! Begli esempi!(ad Oreste)Se tu non facessi il monello, gli altri non ti picchierebbero.

Oreste.— Oh! insomma, io non ho più voglia di fare il giornalista!

Maria.— E allora andrai a scuola...

Nanni.— No! no! non si va a scuola; si guadagna il pane; di giorno le gazzette per le strade, e la sera li solfini nei caffè... Siamo intesi, eh?

Maria.— Il meglio sarebbe metterlo a fare il legnaiuolo con Andrea.

Nanni.— Ma che legnaiuolo! Oreste guadagna la sua brava lira al giorno, e Andrea la sarebbe grassa se gli desse cinque soldi!... Animo, meno chiacchiere.

Maria.— Marito mio, tu non pensi che presto sarà un uomo, e buono a nulla...

Nanni.— Farà il soldato. E basta, dico. E tu vattene.

Oreste.— Io ho dell'altra fame!

Nanni.— Ah! allora gli è un altro paio di maniche..... Maria, dàgli da mangiare e sbrigati.

Oreste.— Lo senti se ho ragione? Non c'è più nessuno che faccia il giornalista per amor di Dio!

Maria.— Come ho da fare a dargli da mangiare, se non ho un quattrino in tasca?

Nanni(con ira). — Tu non hai un quattrino?

Maria.— To', o chi me gli deve dare?

Nanni(tra sè). — (È vero... li ho giuocati tutti ieri!!)

Oreste(accostandosi a Nanni). — O dunque che ne faccio della mia fame?

Maria.— Smetti, che un bel pezzo di pane te lo sei pur mangiato.

Nanni.— E stai qui a brontolare?...(alzandosi e minacciandolo con una striscia di cuoio). Aspetta che te la levo io subito la fame...

Maria.— Nanni!

FIORENZAdal fondo in abito dimesso, ma pulito, con un involto di cortine che va a deporre sul tavolo.Detti.

Oreste.— Sorella, sorella, difendimi!

(correndo in giro dal proscenio alla comune più per far chiasso che per paura).

Fior.— Dove vai con quel viso sudicio?

Oreste.— Me lo sono lavato domenica.

Fior.— Va subito a pulirti... Guarda che mani! Come hai coraggio di offrire un giornale con quelle mani?

Oreste.— Diranno che l'ho scritto io(via dalla destra; Nanni lavora, ma di poca voglia, zufolando).

Fior.— Come stai, mamma? Un po' meglio, non è vero? Ma sta a sedere, non ti straccare inutilmente.

Maria.— Devo salire dai pigionali, lo sai pure.

Fior.— No, no, ci andrò io. Guarda che benedetta donna tu sei; non ti reggi ritta, e vorresti andar su a rifare quattro letti...(sottovoce)Quando sarò moglie di Luigi, ci penserò io a fare imparare un mestiere a Oreste; così tu starai più tranquilla.

Maria.— Speriamolo, cara la mia Fiorenza..... Se non avessi te... a quest'ora sarei morta.

Fior.— Oh non dire così, cara mamma!

ORESTEdalla destra.Detti.

Nanni.— Sicchè si va o non si va?

Oreste.— L'acqua è tanto fredda! Guarda che geloni!

Fior.— Sei in un bello stato! Se arrivo a comprarmi una macchina da cucire, coi primi guadagni ti vesto di nuovo...

Nanni.— Sì, brava, vestilo di nuovo; non venderà più nè un giornale, nè un mazzo di zolfini!

Fior.— Ne venderà anche di più, perchè nessuno avrà paura d'accostarglisi... Alla fin fine non chiede l'elemosina! Ora vai, e corri.

Oreste(colla solita voce lamentosa). — Io ho i geloni.

Nanni.— Corri, li perderai per la strada.

Oreste.— Come faccio a correre con queste ciabatte?

Nanni.— Vuoi giuocare che ti fo' correr io?

Oreste.— Cuccù!(fugge dal fondo).

Nanni.— Bel rispetto al padre gl'insegnate!

Maria.— È meglio che io stia zitta.

Nanni.— Vi farà un bell'onore uno sbarazzino di quella fatta!(una pausa).

Fior.— Babbo, lascia che ti faccia una domanda. Io aveva pochi anni quando la zia buon'anima mi prese con sè... Ella fu per me quasi una madre. Dopo dieci anni io ritorno con voi, e quando parlate di me alla gente del vicinato mi levate a cielo perchè ho voglia di lavorare, mi piace di essere pulita, ed ho imparato, in grazia della povera zia, un mestiere, e so leggere e scrivere... Dunque se la zia ch'era una povera donna potè educarmi così, e voi siete tanto contenti di me, perchè non tirate su nello stesso modo anche Oreste?

Nanni.— Chiedine alla sua mamma. Io non ho tempo da buttar via con lui.

Maria.— Senti, almeno, almeno non lo fare uscire di casa con quelle povere scarpe rotte...

Nanni(cantarella fra i denti).

Maria.— Nanni, mi pare che lavorando tutte e due giorno e notte si abbia pure il diritto di dire una parola.

Nanni(si alza e scende). — Ma che diritto? Ma che mi state a rompere le tasche col figlio, le ciabatte e il diavolo che se le porti! Io so dove volete venire coi vostri discorsi... Ebbene sì, ho giuocato, giuoco e giuocherò fino a che non abbia vinto... Oh!

Fior.— Intanto tu perdi un monte di denari.

Maria.— Ah, se tu dessi retta a chi ti vuol bene!

Nanni.— Non vi voglio forse bene io? Non è forse per vedervi felici, ricche, che mi sacrifico tutte le settimane?

Maria.— Tu sacrifichi te e noi, perchè con quello che possiamo guadagnare, avremmo tanto da campare discretamente ed onoratamente...

Nanni.— O cos'è questo onoratamente, signora avvocatessa? Che faccio del torto a qualcheduno io?

Maria.— A te e a noi!

Fior.— Sicuro!

Nanni.— Oh! sentiamo anche la figliuola ora!

Fior.— Ma credi tu che io non sappia che non c'è più una bottega in tutto il borgo in cui possiamo trovare una libbra di riso a credito? Credi che non sappia che quel po' di roba che t'ha portato la mamma, è tutta al Monte di pietà? Non sai che la tua figliuola non può passare una volta dinanzi a certe botteghe senza sentir parole che le fanno fare il viso rosso dalla vergogna?... Oh! se tu non facessi soffrire che me, io non mi lagnerei; sono giovane, ho coraggio, ho fede... Ma la mamma! Sentile un po' le mani... ha la febbre addosso!(moto di Nanni)e tu mi parli di non fare torto a nessuno!

Nanni(confuso). — Sta zitta! sta zitta!(chiamandola a sè con un certo mistero). Gli è sabato, sai, oggi? E io ho giuocato certi numeri... ma che numeri! Tutti cabalati! E che cabala! E son cinque, nientemeno! Senti che bei numeri: 13, 33, 55, 90, 81... Eh? Tu vedrai se non escono tutti! To'... o che non ho a vincere anch'io una volta?

Fior.— Dio! Dio! questa speranza sarà la nostra rovina!

Nanni.— Ma che rovina! Dio volesse fossi ancora a tempo a rovinarmi! Ma siamo rovinati di già, e appunto per questo non voglio rinunziare alla sola speranza che ci può arricchire. Oh sono tanti, tanti anni che l'aspetto questa fortuna! Un giorno viene a tutti grande o piccina, a chi ha costanza; e non verrà a me, proprio perchè sono Nanni? Ma allora lassù non ci sarebbe più senso comune!

Maria.— Tu mi farai prima morire di crepacuore!

Fior.— Allora... quando non avrete più la vostra Maria, e la vostra figliuola sarà disgraziata per sempre... che cosa ne farete della vostra ricchezza?

Nanni(stizzito). — Ma guarda: per fare il loro bene mi squattrino, e loro si ostinano a non volere capir nulla!... Vado via, chè se resto ne dico più che non ne vorreste sentire!

Maria.— Nanni, per carità!

Nanni.— Ma che carità, che Nanni! Aria! aria! E quando qui e quando là..... Quando sarai morta, amen, ne sposerò un'altra!(esce dal fondo brontolando).

Fior.— Babbo! — Oh! mai più sarà contento Andrea che il suo figliuolo mi sposi!

Maria.— Speriamo ch'egli non sappia nulla... Di', Fiorenza, io salgo su da quei pigionali...

Fior.— Domando io come si fa a lavorare con queste spine nel cuore, come si fa a cucire quando si hanno gli occhi gonfi dall'aver pianto! Andrea mi raccomandò questo lavoro... lo aspettano in bottega... Ma pure, aspetta... verrò con te a darti una mano.

Maria.— No, lascia stare... andrò a dire che per oggi mi scusino... Oh che vita. Vergine santa!(via dal fondo).

Fior.(si asciuga gli occhi e si pone a lavorare). — Ho le mani intirizzite dal freddo e lo scaldino è spento... Chi ti avrebbe detto, Fiorenza, quando eri colla zia che avresti dovuto mangiare di questo pane con tuo padre?... Ma se Andrea che è così contento del mio lavoro mi desse per marito il suo Luigi, con lui non avrei certo mai a patire questi guai! Non ha che il vizio di fumare... ma lavora tanto! E poi mi dice che i sigari sono sempre più cattivi... Tanto meglio, dico io, così smetterà più presto... A proposito di fumare,quel signore che sta sul canto della strada, e che quando esco di casa ed alzo gli occhi, lo vedo sempre là dietro le invetriate che fuma e mi saluta..... scommetto che era lui quello che mentre svoltava stamane il canto della strada mi ha detto: addio, angiolo del mio paradiso! Se è lui, se crede di farmi piacere, si sbaglia; preferisco il mio purgatorio... Ah! se fosse Luigi... allora sì che lo capirei il paradiso!

LUIGIdal fondo.Detta.

Luigi.— Renzina!

Fior.(senza alzarsi). — Venite, Luigi, venite.

Luigi.— Ho due notizie da darvi, due! Indovinate...

Fior.— Buone? Non mi fate tremare!

Luigi.— Quel negoziante di cui vi ho parlato ieri acconsente a cedervi la macchina da cucire: sarà pagata a piccole rate mensili da mio padre che riterrà pochi centesimi al giorno sul prezzo dei vostri lavori.

Fior.— E basterà?

Luigi.— Quando è lui che piglia sopra di sè il debito!

Fior.— Oh! Dio lo benedica! Voi non sapete che piacere mi fa in questo momento questa notizia!...

Luigi.— Sì? Ma l'altra?(ride)Altro che macchina!...

Fior.(con una tinta di malizia). — Una notizia anche più buona della prima? Dunque? Dite... via!

Luigi(con comica solennità). — Mio padre si è levato il suo grembiale di tela, ha preso il cappello e mi ha detto: ora faccio una corsa per certe informazioni; ma fra un'ora andremo da Nanni tutti e due!

Fior.(sorgendo in piedi). — Dite davvero?

Luigi.— Si, Renzina; presto sarete mia!

Fior.— Oh! sarebbe troppa felicità!

Luigi.— Non siete contenta?

Fior.(asciugandosi una lacrima). — Se sono contenta!

Luigi.— Con quei lucciconi?

Fior.— Voi non potete capire quel che sento qui... anche per riguardo alla mia famiglia.

Luigi.— Ma io spero che sarà la medesima cosa che sento anch'io qui... Solamente quello che sento io è tutto per voi sola! Cara Fiorenza, sarete mia una volta, finalmente!

Fior.— Oh sì!... sarò felice... ne ho tanto bisogno! Ma lasciatemi finire questo lavoro... ancora due punti... (O la mia povera mamma, come sarai consolata!)... Vedete, colla macchina questa sorta di lavori si fanno con un terzo di tempo, e anche più regolari...

Luigi.— (Quanto sono fortunato! una ragazza come questa, no, nemmeno a farla apposta!)

Fior.— Ecco il lavoro bell'e finito... Aiutatemi a piegarle... Luigi, queto, veh! e facciamo le cose per bene... Ora, aspettate un momento, che vostro padre non trovi almeno la casa in disordine... La nostra, se Dio vuole, sarà ben diversa... Ma voi, quando sarete mio marito, mi vorrete sempre bene?

Luigi.— Se vi vorrò bene? O che si può smettere quando si è cominciato a volervene?

Fior.— Eppure io so di certa gente che s'è sposata per amore, e poi... e poi... È vero che la miseria spiega molte cose!

Luigi.— Brava, e le scusa. Ma fra i ricchi non c'è scusa quando non sono d'accordo. Guardate queste tende: sono per una coppia di questo genere: il marito da una parte e la signora dall'altra... Ma perchè? Il marito è un poco di buono, la moglie leggerina come il sughero... Ma noi non saremo così, perchè ci vogliamo di quel bene che è come il vino buono; invecchia, ma più invecchia e meglio diventa!

Fior.(ridendo). — Allora io voglio che campiamo fino a cent'anni.

Luigi.— Ed io a cent'anni troverò ancora una parola per dirvi che siete tutto il mio amore!

Fior.(porgendogli la destra). — Dio vi ascolti!

NANNIdal fondo.Detti.

Luigi.— Buon giorno, Nanni: sono venuto a prendere queste tende... Volete un sigaro?

Nanni.— Venga, venga sempre...! Addio, Gigi...

Luigi.— Addio, Nanni...(esce con Fiorenza dal fondo).

Nanni.— C'è sempre un'ora... Avrò vinto? I miei numeri mi paiono buoni: sono simpatici, e non sono usciti da un pezzo... Sicuro, non sono numeri di morti... Mai, mai un bel sogno con mio padre buon'anima che venga in persona a portarmi una bella quaderna! Io non so che facciano i morti di casa mia!... Nulla... come i vivi! Oh finiamo di metter questa mezza suola, se oggi si ha da mangiare(si pone al bischetto). Ma se vinco, oggi non si desina in casa di certo: s'andrebbe tutti alla Luna. Una quaderna! sessantamila volte la posta; dunque centoventimila lire, senza i terni! Dio buono, che grandinata di quattrini, centoventimila lire! Prima di tutto già mi compro una casa, una bella casa nei quartieri nuovi... perchè voglio anch'io essere padrone di casa, non foss'altro per vendicarmi sugli altri di quello che hanno fatto soffrire a me... Piglio un bello scialle alla Maria, che non abbia più freddo, un paio di scarpe ad Oreste... e subito in collegio fuori di casa... Fiorenza la do al suo Luigi... E io? Io al caffè tutto il giorno a pigliare dei poncini... e poi a farmi scarrozzare negli omnibus... Ma la sera? La sera tutti al teatro, mica su in paradiso nel lobbione, in un bel palco accanto all'orchestra... vedere, e farsi vedere!

Bobi(al di fuori). — Bollente! Pan di ramerino bollente!

Nanni.— Ah! ah! il mio amico Bobi... Me l'ero scordato!...

BOBIcon paniere coperto da un tovagliuolo.Detto.

Bobi(squassando il cappello a cencio). — Piove, governo ladro!

Nanni.— Hai finito di vendere il tuo bollente che è più secco di un panforte!

Bobi.— E perchè avrò finito?

Nanni.— Perchè ho giuocato i nostri numeri, il mio Bobi!

Bobi.— Buffone. Non ti ho dato che mezza lira questa volta... Mi hai rattoppato le mie scarpe?

Nanni.— Eccole.

Bobi.— Quattro punti mal cuciti. E i chiodi nelle suola?

Nanni.— Non ho chiodi... cioè ne ho tanti che non ne posso piantar degli altri.

Bobi.— Lasciami stare che ho la luna di traverso... Quanto costa?

Nanni.— Fra amici... due soldi(si alza e scende con Bobi alla ribalta).

Bobi.— Ti darò due pani(glieli porge).

Nanni.— Tu non hai il becco di un quattrino dunque?

Bobi.— Sfido io! Il commercio va a rotoli.

Nanni(colla bocca piena). — Non si mangia più!

Bobi.— Le tasse pigliano ogni cosa! Mi dai un foglio di carta per involgere le scarpe?

Nanni.— Dove lo piglio io un foglio?

Bobi.— Già; sono appunto i fogli che ti mancano. Le metterò qui.

Nanni.— Col pane di ramerino?

Bobi.— Le metto in fondo, non si vedono. Te li ho dati i pani?

Nanni.— Sì... e sono bollenti... di ier l'altro!

Bobi.— M'addormentai e non fui più a tempo a pigliarli appena sfornati.

Nanni.— Si vede che tu fai bene il tuo mestiere.

Bobi.— O non son padrone di farlo come mi piace? C'è ella questa benedetta libertà sì o no?

Nanni.— Sì, ma c'è anche quella di non desinare!

Bobi.— Di' piuttosto che non c'è nè questa, nè quell'altra.

Nanni(continuando a mangiare). — Uhm.

Bobi.— Con questo governo, mondo birbone!

Nanni.— Io m'intendo poco di politica... c'ho il figliuolo che fa il giornalista... ma ci leggo poco io... fuori del libro dei sogni!

Bobi.— Se tu leggessi, vedresti che con questo governo(dopo di aver dato uno sguardo in fondo)non c'è sugo!

Nanni.— Perchè? Di' su, Bobi, mi fai passare il tempo.

Bobi.— Grazie... Libertà; sempre libertà; ma che libertàè questa, se mi tocca sempre sgobbare, io che non sto bene che a sedere?

Nanni.— Siamo giusti: il denaro corre ora più d'una volta...

Bobi.— Sì... corre... corre... corre tanto che non si arriva mai!

Nanni.— Dillo a me che sono senza un quattrino! È vero che se io lavorassi...

Bobi.— Bravo, se io lavorassi! Ma che dovrei fiaccarmi l'osso del collo a lavorare, se ci fosse un po' di vera libertà? Senti la bella libertà che s'ha adesso. Fin da piccino tutti i giorni mi buscavo mezza dozzina di scappellotti per non volere andare a scuola... Ma se voglio essere un asino, io diceva al babbo...

Nanni.— E per asino mi par che tu sia riuscito benino!

Bobi.— Ma mio padre vedendo che non c'era verso di farmi andare a scuola, si mette subito in testa di farmi imparare un mestiere... e non erano più scappellotti, sai... ma io preferiva le legnate al mestiere, perchè proprio sono nato troppo amante della libertà... O Nanni, tu non hai idea di quello che ho patito per la vera libertà io!

Nanni.— Tuo padre morì che tu avevi vent'anni, mi hai detto...

Bobi.— Sì... e respirai... Gli volevo bene; ma le nostre opinioni politiche erano troppo diverse.

Nanni.— D'allora in poi fosti libero.

Bobi.— Libero? sì, giusto! mi toccò subito di fare il soldato... Io il soldato? Otto ore di esercizi? Piuttosto in prigione!... Finisco di fare il soldato e mi butto a girare il mondo... E subito, sai quei signori: dove va? che fa? nulla? sospetto! vagabondo! all'ombra! — In Italia, dà retta a me, non c'è neanche la libertà di passeggiare!

Nanni.— Ah! ah! che esagerone!

Bobi.— Gira di qua, gira di là... sempre lavora! lavora! sei grande e grosso, lavora! — Che colpa ci ho io se sono grande e grosso? Che mi son fatto da me? Fo del male a qualcheduno? Se c'è libertà, lasciatemi fare quello che mi piace... mi contento di far nulla! Nossignore! ho dovuto assoggettarmi, ho dovuto farmi coraggio: vendere i seminid'estate e il pane di ramerino d'inverno! Bene, ora che mi strapazzo, ora che mi martirizzo, siete contenti, razza di cani?

Nanni.— Che vorresti tu alla fin fine? Rimpastare il mondo!

Bobi.— Oh! se lasciassero fare a me, mondo ladro!

Nanni.— Sentiamo, sentiamo, Bobi...

Bobi.— Rifarei ogni cosa da capo a fondo.

Nanni.— Sentiamo, via. Che cosa faresti?

Bobi.— Articolo primo: Signori... psst!

Nanni.— Tutti a un modo; bravo!

Bobi.— Secondo: lavoro... psst!

Nanni.— Abolito; benone!

Bobi.— Terzo: tutti i regolamenti, tutte le leggi...

Nanni.— Psst!

Bobi.— Meno il lotto!

Nanni.— Bravissimo!

Bobi.— Quarto ed ultimo: tutte le donne... parlo delle giovani...

Nanni.— Psst!

Bobi.— No... libertà completa!

Nanni.— Purchè tu non mi chieda la figliuola... se vuoi la moglie; magari subito!

Bobi.— Piuttosto un accidente!

BONAVENTURAdal fondo con due stivaletti accartocciati.Detti.

Bonav.— Si può?

Nanni.— Avanti!(sottovoce a Bobi)Maledetto seccatore!

Bobi.— Psst!

Bonav.— (Che miseria!) Siete voi il calzolaio Nanni?

Nanni.— Per servirla.

Bobi.— (Che muso tinto!)

Bonav.— Vorrei che rimetteste i tacchi a questi stivaletti.

Nanni.— Domani... (Ma se vinco stai fresco).

Bonav.— Quel punto agli stivali da caccia lo avete dato? Sono quelli...

Nanni.— Ah! la riconosco; me li ha portati il servitore...

Bonav.— Quanto costa?

Bobi(sottovoce a Nanni). — Il doppio sai, è un signore...

Nanni.— Questi sono bell'e pagati... per questi... una lira.

Bonav.— Eccovene due, galantuomo.

Nanni.— Non ci ho resto... me li pagherà domani.

Bobi.— L'amico non ha mai spiccioli.

Bonav.— Che importa? Faremo patta con altri lavori per me, la famiglia... e via dicendo...

Nanni.— Come la vuole...(a Bobi sottovoce)Fosse venuto ieri, che bella posta!

Bonav.— (Potessi mandar via quell'importuno!)(a Bobi)Vorreste, pagando, farmi il servizio di portare subito quegli stivali a casa mia colle loro forme?

Bobi.— E fin dove?

Bonav.— Qui vicino, sul canto, al N. 17. Saranno cento passi a dir molto.

Bobi.— A pian terreno?

Bonav.— No, al primo, tre scale.

Bobi.— Tre scale!

Bonav.— Quanto pretendete?

Bobi.— Oh! la faccia lei che sarà ben fatto.

Bonav.— No, no, patti chiari.

Bobi(sottovoce a Nanni). — (Se non mi paga bene, non mi muovo). Mi dà una lira.

Bonav.— Una lira per portare a due passi un paio di stivali?

Bobi.— Che vorrebbe che portassi anche lei?

Bonav.— No, ma che foste più discreto... Con una lira piglio una carrozza.

Bobi.— Se la piglia mi fa piacere. Ci ho sempre gusto io a vedere la gente in carrozza.

Bonav.— (Maledetto!) Via, farò come volete, ecco una lira(la porge a Bobi). Grazie.

Bobi.— Di che?(s'avvia al fondo senza pigliare gli stivali).

Bonav.— Dove andate? Pigliate gli stivali.

Bobi.— Ora... ora... Vado qui da Bista pel necessario(via).

Nanni.— La ritornerà lei a pigliare gli stivaletti?

Bonav.— O io o il servitore... Ma è facile che torni io stesso. Non ho nulla da fare, e mi piace trattenermi coi lavoranti.

Nanni.— La venga o la mandi dunque domani a buio.

Bonav.— Sta bene.

Bobi(dal fondo, mentre un piccolo barroccino a paniera si ferma dinanzi alla porta: Bobi vi mette dentro gli stivali, quindi vi si adagia). — Vai, Bista...(Il barroccino spinto da un fanciullo scompare).

Bonav.— Oh! mi dimenticava una cosa. Voi che vedete molta gente, particolarmente di servizio, non conoscereste una ragazza che volesse venire a servire mia moglie?

Nanni.— Io no, almeno per ora.

Bonav.— Una ragazza di bell'aspetto e buona, s'intende. In quanto a capacità, non importa; mia moglie cerca, più che una cameriera, una donna di compagnia nei pochi momenti in cui sta in casa... e non faccio per dire, in casa mia si sta bene!

Nanni.— Lo credo io; ma proprio non saprei a chi indirizzarla... Aspetti... no... no... non saprei davvero.

Bonav.— Non avete una nipote, una parente, e via dicendo? Ah! mi dimenticava di darvi il mio indirizzo... Cavaliere Bonaventura, sul canto della strada, sopra il caffè, al primo piano.

Bobi(dal fondo). — Ecco fatto.

Bonav.— (Già tornato!)

Bobi(a Nanni sottovoce). — C'era un servitore che voleva lo aiutassi a portare la legna in cantina... Che bestia! Io invece gli ho fatto portare su gli stivali... Ora ho il diritto di riposarmi!(si sdraia sulla panca)Bella casa, sai, quella del signore.

Nanni.— Oh! l'ho sentita nominare più volte... Caspita, so che Andrea il tappezziere qui vicino lavora per lei...

Bonav.— Una bazzecola! Rifà il quartiere di mia moglie... Mi dispiace davvero che non abbiate qualche giovinetta per bene... Io ho sentito parlare di voi ed i vostri casim'interessano... Vi ho anche visto qualche volta nel botteghino del lotto... Giuoco anch'io di quando in quando...

Nanni.— E non ha mai vinto?

Bonav.— Ho vinto una volta dopo di aver giuocato per tre volte gli stessi numeri.

Nanni.— Sicuro, così si deve far sempre. Ah! lei conosce il giuoco, sebbene non abbia bisogno di vincere, come l'ho io!

Bonav.— Oh! per questo, no; ma il denaro non guasta mai!

Nanni.— E a me poi che sono proprio al verde!

Bonav.— Ma se potessi fare qualche cosa per voi, procurarvi qualche altra occupazione...

Bobi.— Oh! la faccia per me, che per disperato e giuocatore di lotto non ce n'è uno compagno in tutta l'Italia! Lei che ha le braccia lunghe, se mi trovasse qualche impiego!

Bonav.— Come? voi che pigliate un barroccino per portare un paio di stivali, volete un impiego?

Bobi.— Un impiego da stare a sedere, badiamo, in qualche anticamera... sotto un portone... Un lavoro... da poco... un lavoro senza lavoro... non so se mi spiego.

Bonav.— Vedrò. Dunque non se ne fa nulla di questa cameriera?

Nanni.— Per ora non saprei davvero dove metter le mani.

Bobi(a Nanni). — O la tua figliuola?(a Bonaventura)Tenera e bianca come una vitella da latte!

Nanni.— Smetti! L'è sposa lei.

Bonav.— Se lo sposo è contento, meglio, meglio assai...

Bobi(fra sè). — (Ho bell'inteso!)

Nanni.— Non se ne fa nulla, sa...

Bonav.— Trenta lire al mese, e anticipate, le avrei spese volentieri... Poi ci sarebbe lo spoglio di mia moglie, le mance di capo d'anno, dei pranzi...

Bobi.— Un affarone, Nanni!

Nanni.— Non se ne parli neanche.

Bobi.— Grullo.

FIORENZAdal fondo.Detti.

Fior.— Babbo, è qui, sai; è qui Andrea. (Quel signore qui?) Fammi il piacere di levare di terra tutta questa roba. C'è Andrea, sai.

Nanni.— Oh! Andrea, Andrea!

Bobi.— Viene a casa tua, alla fin fine!

Bonav.— Andrea il tappezziere?

Fior.— Sissignore.

Bobi.— Il padre dello sposo.

Bonav.— Ah! poichè siete sposa, bella ragazza, mi rallegro e spero che mi permetterete di offrirvi un fiore... Intanto vi saluto, bella sposina... E a rivederci presto(via dal fondo).

Bobi.— Mi raccomando per un impiego... a sedere, veh!

Fior.— Ma chi è quel signore?

Bobi.— Un nostro amico.

Fior.— Ah! ecco Gigi e suo padre... Alzati, babbo;(sottovoce)manda via Bobi e va loro incontro.

Nanni.— Oh perchè l'avrò da mandar via? Non sono in casa mia?

Fior.— (Oh! pare fatto apposta!) E la mamma?

Nanni.— I pigionali di sopra l'avranno mandata in giro per qualche cosa...(lavora cantarellando: Bobi gli fa la corda sdraiato sulla panca).

ANDREAeLUIGIdal fondo.Detti.

Fior.— Venite, Andrea: ecco mio padre... (Che cos'ha Luigi?)

Andr.— Buon giorno, Nanni.

Nanni.— Buon giorno, Andrea(seguita a lavorare).

Fior.— Eccovi da sedere(siedono tutti meno Luigi e Fiorenza). Non state a guardare intorno, che questa non è come la vostra casa.

Andr.— A me basta che sia pulita... Nanni, io vorrei dirvi due parole senza testimoni.

Nanni.— Bobi è un mio vecchio amico; e non ho segreti per lui... E poi io ho bell'e capito: voi siete venuto a chiedere la mano della mia Fiorenza pel vostro Gigi.

Andr.— Proprio questo non lo potrei dire.

Fior.— (Come?)

Nanni.— Pretendereste forse che venissi in casa vostra ad offrirvela io?

Andr.— Neanche per sogno!

Nanni.— Oh! avrei voluto vedere anche questa!

Andr.— Ma pretendo di più.

Nanni.— Pretendete di più? Ohe! a che gioco giochiamo?

Fior.— Babbo, persuaditi che tutto quello che dirà il signor Andrea, sarà per nostro bene...

Nanni.— Sentiamo, sentiamo adunque il signor Andrea!

Andr.— È presto detto: Luigi ha un buon mestiere nelle mani, è figliuolo unico, non è peggio degli altri, e può quindi chiamarsi un discreto partito. Un momento: io vi dico subito che non conosco una ragazza migliore della vostra Fiorenza, che bada ai fatti suoi, lavora e non sta come le altre a fare ciance e pettegolezzi... Ed io sono arcicontento che Luigi se la sposi, col vostro consenso, s'intende alla prima. Ma Luigi, ai tempi che corrono, sarà gala che possa mantenere sè, la moglie e i figliuoli che verranno.

Nanni.— O chi vorreste avesse da mantenere di più? Il mio gatto?

Andr.— Voi, caro Nanni, ed è quello che per il vostro onore e per la loro pace non voglio.

Nanni.— E perchè m'avrebbe a mantenere?

Andr.— Perchè il primo giorno che la vostra moglie fosse malata e il figliuolo non vendesse i giornali e gli zolfini, voi non sapreste dove dare di capo per avere un tozzo di pane.

Nanni.— E chi v'ha dato ad intendere...?

Andr.— Nanni, io so tutto, e poichè vi voglio bene, esigo che la felicità di questi ragazzi dipenda da voi. Alle corte, questo matrimonio non si fa finchè non avete dato prova di aver messo giudizio.

Nanni.— Non sono i ragazzi che debbono metter giudizio, è il babbo!(a Bobi)Il mondo alla rovescia!

Fior.— Babbo...

Nanni.— Sta zitta tu... E, per esempio, che significa questo far giudizio?

Andr.— Sentite: noi abbiamo gli stessi anni, ed abbiamo cominciato a lavorare assieme... Un giorno voi avete giuocato con altri al lotto e vinto poche lire; ma da quel giorno maledetto vi siete messo in testa di potervi arricchire, e così ogni settimana avete portato al botteghino quanto io portavo invece alla Cassa di risparmio. Che cosa è successo in questi trent'anni? Che io vivendo meglio di voi ho messo assieme un gruzzolo di quattrinelli ed ho potuto avviare la mia industria, mentre voi... oh il mio povero Nanni!... Ma già di qui non si scappa; è morale aritmetica; due e due quattro, che nessuno al mondo può fare che siano tre o cinque: morale facile, chiara e lampante, la quale però non impedisce che se voi guadagnaste col lotto quanto ho guadagnato io col lavoro e col risparmio, le due sole lotterie in cui si vinca ogni settimana, sareste invidiato da mille e mille altri giuocatori...(si alza)imbecilli, che non sapete nemmeno che cosa sia il lotto!

Nanni.— Oh! sentite, che mi vogliate insegnare a lavorare, tiriamo via, ma il lotto poi!(si alzano tutti).

Bobi.— È un professore lui: sa la cabala a memoria!

Andr.— Ma che professore, che cabala! Su, per diana, giuocatori marci che giuocate tutte le settimane da venti a trent'anni, sapete quanti terni, quante quaderne ci sono in novanta numeri?

Nanni.— Che importa? fossero anche mille!

Andr.— Mille? Mille? Cento diciassette mila terni, due milioni e mezzo di quaderne!

Bobi.— (Senti il tappezziere come imbottisce!)

Fior.— Signor Andrea, abbiate pazienza se ci metto bocca io. Il mio povero babbo va compatito: non sapeva quello che sapete voi per resistere alla tentazione, e così la sua testa fu un pochino traviata...

Nanni.— Ma che cosa c'entra laTraviataadesso?

Fior.— È quello che stava per dire; ma il suo cuore è sempre buono ed affettuoso, e se voi che avete stima di mee volete bene anche a lui, dopo di avergli dato così buoni consigli, vorrete dargli anche una mano, io vi benedirò come il benefattore della mia famiglia.

Andr.— Ma sicuro che coi consigli voglio anche dare l'aiuto!... E l'aiuto che vi offro è lavoro... Io sto mettendo una piccola fabbrica di mobili in un paese sopra Pistoia, dove ho una casetta... Ebbene, voi verrete con me; ma nè lotto, nè amici vecchi!

Luigi.— Casa nuova, vita nuova!

Bobi.— Se mi lasci metter fuori a questo modo, ti ringrazio, Nanni.

Nanni.— Non parla di te, sai...

Andr.— Parlo proprio di lui che grande e grosso com'è...

Bobi.— Non fa nulla, non è vero? Se me lo aspettava! Ma, signor predicatore, che vi chiedo qualcosa io? Ho alle volte da sposarvi io?

Andr.— Non fate il buffone con me voi, che non avete mai saputo mettervi a un mestiere, trovarvi una posizione...

Bobi.— Un mestiere, signor mio, l'ho: ramerino bollente! una posizione non ho che da sdraiarmi, e l'ho bell'e trovata!(si sdraia nuovamente sulla panca).

Andr.— Voi mi fate schifo!

Bobi.— Sarà lei uno schifo!

Andr.— Nanni, date retta a me, piantate quel poltrone che non può darvi che dei cattivi consigli!

Fior.— Sì, sì... Vieni, babbo, per amor mio e della povera mamma!

Luigi.— Su, via, un po' di coraggio una volta, Nanni!

Nanni.— Sì, avete ragione, andiamo... Ma io ho giuocato... e vorrei sapere...

Andr.— Li saprete i numeri, non dubitate!

Nanni.— Zitti!

MARIAdal fondo frettolosa e febbrilmente agitata.Detti.

Maria(fuori di scena, di lontano). — Nanni!... Nanni!(in iscena senza fiato)Nanni!

Fior.— Che è stato, mamma?

Nanni.— Ah! i numeri! i numeri!

Bobi.— Io vado a pigliarli al botteghino(via dal fondo).

Maria.— O povera me, la testa mi gira e le gambe mi mancano. Ah! dimmeli, dimmeli di nuovo i tuoi numeri!

Nanni.— Ecco, ecco il biglietto... Dov'è? Se l'avessi perso!... Era qui!... Ah! eccolo, è qui, sai, è qui, mia cara Maria!

Maria.— Ah! tu mi compenserai di tutto quello che mi hai fatto soffrire!

Nanni.— Sì, sì... ti compenserò, la mia Maria; ma ora attenta ai numeri!... Tredici?

Maria.— Sì, sì... tredici! Era anche il primo e mi dette subito nell'occhio...

Nanni.— Per carità, non mi mettere in mezzo, sai! Trentatrè?! trentatrè?... hai inteso?

Maria.— Oh Dio!... Mi pare di sì... o trentadue... no, trentatrè... Ma che tu hai giuocato il terno e la quaderna?

Nanni.— Terno e quaderna, sicuro! Ma è il trentadue o il trentatrè che hai visto?... Sai, il due non ha che una pancia... invece il tre ne ha due...(li disegna in aria).

Maria.— Sì, sì, è il tre... Oh! va tranquillo che è il trentatrè... due tre, due tre!

Fior.— Ma, babbo, tu la farai morire!

Nanni.— La compenserò poi... Ora il cinquantacinque, due cinque...

Maria.— Due cinque, sull'anima mia!

Nanni.— Ah! un terno! Già un terno. Marietta!... Su... se ce ne fosse un altro... il novanta!

Maria.— Il novanta?... No... non c'è... non mi sbaglio, vai sicuro, non c'è...

Nanni.— Che asino d'un novanta! Ma già non si può mica averli tutti... eh? Ah! un altro ancora e poi avrei la quaderna! Ma non è possibile, sarebbe troppo!... impazzirei!... Non voglio nemmeno saperlo se è uscito... l'ottantuno!

Maria.— Ottantuno?... Aspetta!... Tredici, di sicuro; trentatrè... due pancie; cinquantacinque... di certo; settantasette, sì, al posto del tuo novanta... Sai il settantasette... le gambe di noi donne...

Nanni.— E poi? E poi?(disegnando in aria)un otto... e un bastone...

Maria.— Sì! il bastone! Sì, l'ottantuno!...

Nanni(abbraccia la moglie e la figlia fuori di sè). — Quaderna! Quaderna!(in questa entra Oreste piangendo)Quaderna!

Andr.eLuigi. — Povero Nanni!

ORESTEpiangendo dal fondo col suo fascio di giornali.Detti.

Oreste.— Ahi! ahi! ahi! Mi hanno picchiato i compagni...

Nanni.— Finora eri figliuolo d'un ciabattino e se anche ti pestavano non importava nulla; ma ora che sei figliuolo d'un signore, guai a chi ti torcerà un capello! E via subito questiPopoli, questeRiforme!... Ora che sei ricco, nessunaOpinionepiù!(butta via i giornali d'Oreste).

Oreste.— Sei briaco o ti gira?

Nanni.— Sei tu che hai finito di girare! E tu, cara Mariuccia, ora vedrai se ti voglio bene: ti voglio comprar subito uno scialle, anzi un paterpuffe. Signor Andrea.. Ma che signore.. caro Andrea, che ne dici, eh? Altro che Cassa di risparmio! Fiorenza, col tuo Luigi, e andiamo tutti a riscuotere il mio biglietto... Ah! s'io lo perdessi!... Fiorenza, mettilo là tu... tienci una mano sopra, e tu, Gigi, bada che nessuno... m'hai capito. E Bobi?... Dov'è andato Bobi?

Oreste(sulla porta). — Bobi! eccolo!

Nanni.— Bobi, si va tutti a desinare alla Luna e pago io!

Oreste.— Oggi si desina! Oggi si pranza!

BOBIdal fondo.Detti.

Bobi.— Ecco i numeri presi proprio caldi dal botteghino.

Nanni.— Ma se li so a memoria!

Andr.— Sarà sempre bene assicurarsi...

Nanni.— Andiamo a desinare che io c'ho già le traveggole...(si avvia).

Andr.(leggendo). — Tredici, trentadue...

Nanni(fermatosi). — Trentatrè, trentatrè...

Andr.— Trentadue, cinquantacinque, settantasette ed ottantasette!

Nanni(atterrito). — Ottantuno!... Ottantuno!... Maria, tu l'hai visto l'otto e poi il bastone?

Maria(impaurita). — Io? Io... io non capisco più nulla.

Andr.— Ha preso il sette per l'uno!

Nanni.— No; voi volete mettermi in mezzo, canzonarmi, perchè siete un invidioso! Fiorenza, eccoti la mia polizza: tu non mi puoi tradire, sei la mia cara figliuola! Sono quattro, non è vero, quattro?

Fior.(confrontando i due biglietti). — Tredici e cinquantacinque!... Due soli, babbo mio, due soli!!

Nanni(disperato, colle mani nei capelli, si abbandona nelle braccia di Fiorenza). — Assassini!

Bobi(se ne esce dal fondo col suo paniere gridando). — O che bollori! O che bollori!

(Mentre Oreste raccoglie i giornali, il sipario cala prontamente).

FINE DELL'ATTO PRIMO.


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