ATTO PRIMO.
L’interno d’un meschino tugurio. Porta in fondo che aprendosi lascia vedere il terreno coperto di neve. Focolare con rozza panca davanti; in un angolo alcuni bastoni ferrati, una brocca per l’acqua, un pane di munizione; a destra una tavola con carte, libri, un cannocchiale, oggetti diversi. È notte, ma si fa giorno a poco a poco.
L’interno d’un meschino tugurio. Porta in fondo che aprendosi lascia vedere il terreno coperto di neve. Focolare con rozza panca davanti; in un angolo alcuni bastoni ferrati, una brocca per l’acqua, un pane di munizione; a destra una tavola con carte, libri, un cannocchiale, oggetti diversi. È notte, ma si fa giorno a poco a poco.
(Di Pranero e La Torretta, avvolti nei loro mantelli, dormono su due sacconi. Carlo seduto sul suo è assorto in profondo pensiero. Vittorio mette in ordine la tavola, al lume d’una candela piantata in una bottiglia. S’ode un rullo di tamburo affievolito, lontano).
(Di Pranero e La Torretta, avvolti nei loro mantelli, dormono su due sacconi. Carlo seduto sul suo è assorto in profondo pensiero. Vittorio mette in ordine la tavola, al lume d’una candela piantata in una bottiglia. S’ode un rullo di tamburo affievolito, lontano).
Vitt.(senza voltarsi) La diana, signori.
Di Pran.(si scuote, si alza).
La Tor.(si muove, sbadiglia, guarda intorno mezzo assonnato).
Di Pran.(va ad aprir l’uscio, guarda fuori).
La Tor.Oh! chiudi, chiudi, da bravo!... Cos’abbiamo? Tormento sempre?
Di Pran.(richiudendo). Nebbia.
La Tor.Meno male che i lupi ci hanno lasciato dormire.
Di Pran.Giù, i Tricolori si avanzano e i lupi scappano. Ci stanno addosso oramai.
La Tor.Cospetto! s’è visto ieri... (si alza). Facciam colazione? (va a prendere il pane e la brocca e li porta vicino al fuoco).
Di Pran.Ci sarà ancora del formaggio? Spero.
La Tor.Neanche una briciola.
Di Pran.E chi l’ha finito?
La Tor.S’è finito da sè. (Mettendosi a cavalcioni sulla panca e cominciando ad affettare il pane). Bermond?...
Vitt.Grazie, più tardi.
La Tor.D’Aldengo?...
Carlo.(Rifiuta col gesto).
La Tor.(mangiando di voglia). Pranero, pensa un po’: due belle tazze di cioccolatte caldo, spumante... alcune fette di prosciutto...
Di Pran.Non seccare, non seccare.
La Tor.Bella campagna, eh! Nessuno certo ha mai osato attendare un esercito in luoghi come questi, e mantenervelo per tutta l’invernata.
Di Pran.No, non si trovano esempi, neanche nelle storie più antiche.
La Tor.Doveva toccare a noi, ecco!
Di Pran.Per star appena bene, ci vorrebbero muraglie, invetriate, stufe, tutto in regola.
La Tor.E vino, vino, vino...
Di Pran.Vino, caffè, liquori...
La Tor.E invece manca anche il necessario.
Vitt.(che sta prendendo misure sur una carta topografica, notandole poi sopra un taccuino). I soldati stanno peggio di noi.
Di Pran.(tra’ denti). I soldati sono soldati.
Vitt.Dormono entro baracche sconnesse, sotto tendastracciate, in cui penetrano la nebbia e la neve; sempre in lotta col vento che spegne i loro fuochi; col gelo che spella le mani; mal nutriti, mal vestiti...
La Tor.Mal guidati.
Vitt.(severo). Non l’ho detto.
La Tor.(piano). Lo dico io.
Vitt.Soffrono, si battono, e non si lagnano mai.
Di Pran.(brontolando). Se almeno ci lasciassero tentar qualche cosa... Ma no! Allo stato generale si discutono i piani, e l’esercito aspetta.
La Tor.Quei signori sono al caldo, vedi, stanno bene; cosa vuoi che lor importi di noi?... (riporta a posto il pane e la brocca).
Vitt.(imponendo quasi il silenzio). Basta! Tacere e ubbidire. Contro mala fortuna, cuor fermo.
La Tor.Intanto noi siamo di pattuglia (cingendo la spada). Siam di pattuglia, mio caro Pranero!
Vitt.Pattuglia di scoperta: ordine d’avanzare fin oltre la linea dei piccoli posti. Potete partir anche più tardi.
La Tor.Bene (disponendosi a uscire). Faccio un giro pel campo e vi porto le nuove.
Di Pran.T’aspetto qui, io.
La Tor.Bravo. E prepara quel che occorre. (Via).
Carlo(si alza e va a seder davanti al fuoco).
Di Pran.(cerca intorno e sulla tavola).
Vitt.(a Di Pranero). Che vuoi?
Di Pran.Scusa... La borraccia?
Vitt.È qui.
Di Pran.(scuotendola). Niente: neanche più una gocciola! Fortuna che c’è il fiasco...
Vitt.Il fiasco? L’ha vuotato La Torretta ier sera.
Di Pran.(stizzito). Evviva! Sgocciola i fiaschi, smaltisce i viveri, e se la gode, lui! Gliene ho già dette tante... Ma va raddrizzare il becco allo sparviero!
Vitt.La baracca della vivandiera è qui a due passi.
Di Pran.Già (avviandosi). Purchè non abbia vuotato anche la baracca, colui!
Carlo(sempre seduto davanti al fuoco).
Vitt.(spegne il lume e si volta a guardar Carlo). E tu D’Aldengo.
Carlo.Sarò di gran guardia domani.
Vitt.E oggi?
Carlo.Oggi starò qui.
Vitt.(un po’ duro). Così, senza far niente? Male. Nelle condizioni in cui siamo non bisogna stare inoperosi. Guai!... Io, per esempio, sin cercando un nuovo sistema di difesa per queste montagne. Una cosa chimerica, vedi, eppure...
Carlo.Tu sei un bravo ufficiale.
Vitt.(continuando). Questo mi distrae, mi occupa, mi contenta...
Carlo.Sei un bravo ufficiale.
Vitt.(sorridendo). E batti! Vuoi un complimento anche tu?
Carlo(con amarezza). Non lo merito.
Vitt.(con forza). Animo, animo! Bisogna scuotersi: così non si va più avanti.
Carlo(risentito). Cosa vuoi dire?
Vitt.Quello che t’ho già detto più volte.
Carlo(alzandosi e avvicinandosi all’uscio). Allora è inutile ch’io stia qui a sentire.
Vitt.(severo). Fermati! Come superiore non dovrei permetterti di parlarmi in quel tono. Ma ti sono amico... (dopo una pausa, rabbonito). Dove vuoi andare?
Carlo(volgendo altrove la faccia). Così... un po’ fuori.
Vitt.Fuori del campo? No eh? Sarebbe un avventurar la vita da pazzo, inutilmente.
Carlo.Penso di scender al quartier generale.
Vitt. Tu! a far che?
Carlo. Voglio presentar una domanda a Sua Altezza, o se non mi riesce, al generale d’Argenteau.
Vitt. Ah, ah! E che domanda? (lo guarda fissamente).
Carlo(muovendosi). Questo riguarda me solo.
Vitt. (tagliandogli il passo). Tu vuoi chiedere il permesso di andare a Torino? Nega se puoi!
Carlo.E quando fosse?
Vitt. In questo momento!
Carlo(alzando le spalle). Se non si fa niente.
Vitt.Ma durante la tua assenza potrebbe venir l’ordine di pigliar l’offensiva. Non s’aspetta che questo!
Carlo. Tanto peggio per me.
Vitt. (vibrato). Ti sconsiglio dal domandar un favore che ti sarebbe negato.
Carlo(cupo, a mezzo voce). Oh allora... Allora poi...
Vitt. (imperioso). Taci! Non sai quel che dici!
Carlo(torna a sedere sulla panca, curvo sulle ginocchia accavalciate).
Vitt. (si accosta con calma) Non sei più padrone di te: lo vedo bene. È una cosa grave, alla quale bisogna trovar rimedio. Cerchiamo insieme? Vuoi?... Fa conto di parlar con un fratello.
Carlo. Tu non mi puoi capire.
Vitt. Perchè?
Carlo. Hai il cuor contento; l’hai detto poc’anzi; e col cuor contento non c’è male che vi tocchi.
Vitt.Come se non vedessi ciò che ci accade d’intorno!
Carlo. Ecco! Ma di questo siete in tanti a soffrire: l’esercito, la Corte, tutto il Piemonte. Del mio male soffro io solo; (voltando bruscamente la faccia) e guarda come!
Vitt. (dopo una pausa con impeto) Santo Dio! Come mai t’è saltato in mente di prender moglie?
Carlo(fa alcuni gesti scomposti: scatta in piedi come per correr via).
Vitt. (fermandolo). No!... Senti! Dimmi: non potevi aspettar dopo la guerra?
Carlo. La guerra?... E chi se la sognava la guerra, pochi mesi fa, dopo quasi cinquant’anni di pace?!... Il dieci settembre io chiesi in moglie Sabina; la notte del ventuno i francesi passavano il nostro confine. Un fulmine! (camminando agitato, e fermandosi tratto tratto). Tiriamo via! La cattiva stagione ci riduce ai quartieri d’inverno, in Aosta. Ottengo una licenza; vado a Torino; mi sposo. Contavo sur una tregua... (con passione crescente). Fui richiamato subito, il giorno dopo! Dovetti lasciar mia moglie il giorno dopo, tutt’a un tratto, così!... Ma se lo sai! Non rivanghiamo, per amor di Dio, che mi sento impazzire!
Vitt. (con tristezza). È la separazione, non è vero? È la lontananza che ti accora, che ti tormenta? (pensoso). Infatti... se penso a mio fratello, a cui voglio bene...
Carlo(interrompendolo). C’è altro! C’è altro! Sabina non risponde al mio amore come io vorrei. Capisci? Mi sembra che il tono delle sue lettere si venga mutando. Non so come, nè perchè mi sorgono nell’animo mille dubbi. La mia immaginazione è d’una fecondità inesauribile nel trovare, nel dirmi tutti i casi, tutte le combinazioni che possono riuscirmi più amare.
Vitt. Sei geloso?
Carlo. Ebbene sì, è questo, è la gelosia! E gli impeti sono continui e così disperati che mi passano il cuore come vere stoccate.
Vitt. (vivamente). Ma dunque son fantasie che non hanno nulla di vero? Abbi pazienza, tu manchi di senso comune; lasciatelo dire (energico). Scuotiti, metti giudizio, portati da uomo, per Dio!
Carlo(abbattuto, desolato). Vittorio, la volontà non mi serve più... Mi sento dominato da una forza ignota, malvagia... Cerco di contenermi, di resistere, ma...
Vitt.(severissimo, scrutandolo). Ma?... E poi? Avanti, sentiamo.
Carlo(scostandosi). Finora... ho potuto viver così, lontano, separato da lei...
Vitt. (insistendo con forza). Cosa vuoi fare? Rispondi.
Carlo(disperatamente). Ma non me la sento più, non me la sento più...
Vitt. (sempre con gran forza). Cosa vuoi fare? Andartene? Fuggire? Disertare? (accentuando la parola). Disertare?... È a questo che pensi, sciagurato?
(Un silenzio).
(Un silenzio).
Voci(che si vengono avvicinando):
Noi d’Oneja, noi d’SardegnaImitand la virtù degnaDifendroma ’l bel Piemont.
Noi d’Oneja, noi d’SardegnaImitand la virtù degnaDifendroma ’l bel Piemont.
Noi d’Oneja, noi d’Sardegna
Imitand la virtù degna
Difendroma ’l bel Piemont.
Di Pran. (sull’uscio, voltandosi). Silenzio, voi altri!
Vitt. (aspro). Lasciali cantare; che male ti fanno?
Di Pran. (ai soldati). Alla buon’ora: cantate fin che volete.
Voci(ripigliano e si allontanano).
Carlo(si lascia andar sulla panca).
Vitt. (riprende il suo lavoro).
Di Pran. (brontolando). Bei cantanti! Farebbero una bella figura sur un teatro; gialli, irsuti, magri come il cavallo dell’Apocalisse... Fortuna che i sans-culottes hanno poco da invidiare ai nostri. Ho visto i prigionieri di ieri. Barbe e facce! Oh siamo allegri tutti, amici e nemici!... E la Volpianina se n’è andata stanotte.
Vitt. Chi! La vivandiera?
Di Pran. Già. E la baracca è chiusa, e ci toccherà star senza acquavite.
Vitt. (attristato). Morta! Povera donna! E di che?
Di Pran.Della febbre maligna che ci ammazzerà tutti quanti (brontolando). Quella lì poi era una brava ragazza: cuciva e lavava le nostre robe, dava il bicchierino a credito ai soldati, e...
Vitt.(dopo aver aperto l’uscio e data un’occhiata al di fuori). Ohe, mi par tempo d’andare.
Di Pran.Per me son pronto; ma la Torretta cosa fa?
Vitt.D’Aldengo, a te.
Carlo(senza muoversi). Son di gran guardia domani.
Vitt.(duramente). Su, su; non c’è tempo da perdere.
Carlo(alzandosi, con sarcasmo). Mi parli come superiore, eh?
Vitt.Per Dio!
Carlo(va lentamente a prendere un bastone nell’angolo, e si dispone a uscire).
Di Pran.(munito anche lui d’un bastone). Posso parlare? Bada che presto non avremo più legna.
CarloeDi Pranero(escono).
Vitt.(segue Carlo e Di Pranero fino alla soglia, di là alza la voce, accennando). Olà? uno di voi.
Soldato(con un fazzoletto annodato sotto il mento, viso ed atti esprimenti gran freddo, entra e si mette sull’attenti).
Vitt.Portami una bracciata di legna.
Soldato(esita, crolla il capo).
Vitt.Cosa c’è?
Soldato.Aspettiamo la distribuzione da ieri.
Vitt.Sta bene; va.
Soldato(saluta e via).
Vitt.(rimane un momento immobile, pensieroso in mezzo alla scena; poi scuote il capo come per cacciare un’idea molesta).
La Tor.(entra, guarda intorno). E... Cospetto! E Pranero? Non è ancor venuto, o non mi ha aspettato?
Vitt.(grave). Hai fatto tardi. D’Aldengo è andato in vece tua. Tu lo sostituirai domani. Per questa volta si rimedia così.
La Tor.(mortificato). Diavolo! mi rincresce per D’Aldengo. Non è piacevole andar fuori. Senza contar le schioppettate, c’è di che buscarsi un’oftalmia, o rimetterci la pelle del viso. La nebbia è andata via; adesso tira un vento che pela; chi sa cos’avremo più tardi! E lui, D’Aldengo, la deve tener da conto la sua persona. Cospetto! Se torna a casa sfigurato, la sposina si rifarà con un altro. Ti pare?
Vitt.(freddo). Non è argomento da scherzi, questo.
La Tor.Tutt’altro! Cose serie. Povero D’Aldengo! Ha il corpo in montagna e il cuore in pianura (ride).
Vitt.(un po’ infastidito). Che c’è di nuovo nel campo?
La Tor.Niente. Si dànno le verghe a un soldato.
Vitt.(scotendosi). Oh! E perchè?
La Tor.Non so, non ho domandato.
Vitt.(va per uscire).
La Tor.Toh! Vai a vedere?
Vitt.Sì, a veder se posso impedire il supplizio. (Disgustato). Queste punizioni barbare, odiose, io le vorrei assolutamente abolite.
La Tor.Corri, allora, perchè quando son passato io, il plotone era già formato.
Vitt.(via rapidamente).
La Tor.Chi lo capisce! Tanto cane con noi altri ufficiali, coi soldati... latte e miele. (Siede davanti al fuoco tentennando la testa).
San Vito(affacciandosi). Tenente.
La Tor.(alzandosi salutando). Avanti, avanti.
San Vito(entrando). Brrr... Chiudiamo fuori il vento, eh! (chiude l’uscio con cura).
La Tor.Lei chiude fuori anche il maggiore, sa!
San Vito.Busserà. Qui quanti siete?
La Tor.Quattro, sor quartiermastro.
San Vito.Quattro?!... Quattro qui e tredici nella catapecchia vicina! Tredici ufficiali che lavorano, mangiano, dormono, cantano tutti insieme, nella stessa stanzuccia! Troppi là, pochi qui. Penso io.
La Tor.Senta...
San Vito(chetandolo col gesto). Zitto! (calcolando). Quattro e tredici: diciassette. Perciò: nove là e otto qui, oppure nove qui e otto là.
La Tor.(seccato). Scusi, non vede quanto siamo stretti?
San Vito.Cari voi, guadagnerete in calore quello che perderete in spazio. Sicuro. E Sua Altezza Reale vuole che i suoi ufficiali stiano al caldo. Positivamente. S’è degnato di farmelo sapere. Penso io (presentando la sua tabacchiera a La Torretta). Gradite?
La Tor.(imbroncito). No, grazie.
San Vito(con modi insinuanti, guardando intorno). E voi... Non avete niente da offrirmi?
La Tor.(indicando il focolare). S’accomodi: aggiungo un pezzetto di legno.
San Vito.Nè vino, nè acquavite, nè rosolio? Un po’ d’anisetta, per esempio? No? Ah non bisogna stare sprovvisti! Non per offendervi: un buon militaredeve aver sempre modo di mostrarsi cortese coi suoi camerati (dopo una pausa). Vi annoiate, eh?
La Tor.Peuh! tanto o quanto.
San Vito.Caro voi, se l’ozio è il padre, la noia è la madre dei vizi. Saprete almen qualche gioco? Dadi, carte, tarocchi. Giocate a tarocchi?
La Tor.(con un sospiro). Giocavo, ma adesso...
San Vito.Penso io. (Toglie di tasca un mazzo di tarocchi). Una partitina?
La Tor.(rasserenato). Cospetto!
San Vito(si mette a cavalcioni sulla panca). A noi!
La Tor.(imitandolo). A noi!
(Giocano. Dopo un poco due colpi all’uscio).
(Giocano. Dopo un poco due colpi all’uscio).
La Tor.Ehi?
San Vito.Sarà il maggiore.
La Tor.(alzando la voce). Chi va là?
Serg.(dall’esterno). Sergente Chiodo, signore.
San Vito.Mandatelo via.
(I colpi si ripetono affrettati e più forti).
(I colpi si ripetono affrettati e più forti).
La Tor.(balzando in piedi). Ma cosa diavolo c’è?
Serg.(dall’esterno). Disgrazia grossa; un capitano ferito!
La Tor.(correndo ad aprire). Cospetto! (al sergente). Chi è? Su, parla, di’ subito...
Serg.(trafelato, con gli abiti in disordine). È il signor conte D’Aldengo.
La Tor.Misericordia! Oh poveri noi! È grave? Dov’è ferito? Dove l’hai lasciato?
Serg.Lo portano qui.
San Vito.Qui? E perchè non all’ambulanza? Per che cosa è fatta l’ambulanza?! Questo non è regolare.
Serg.È lui che vuole...
La Tor. (affannato). Andiamo! Lasciamo!... Il chirurgo maggiore è già avvertito?
San Vito. Penso io. (Via).
La Tor. Bravo! Pensateci voi... (al sergente). E noi... Noi accomodiamogli il letto. Dammi una mano (eseguendo). Così... Adesso va bene, cioè meno male. All’ambulanza, no: muoiono come le mosche. Adesso va a pigliar un po’ d’acqua. La brocca è là... Ah! E manda un uomo a cercare il maggiore Bermond: e che corra, che corra...
Serg. (via).
La Tor. (camminando agitato per la scena). Oh poveri noi! Poveri noi!...
(Mormorio e calpestio all’esterno)
(Mormorio e calpestio all’esterno)
(Carlo avvolto nel mantello è portato da due soldati. Altri soldati si affollano confusamente all’uscio. Il sergente ritorna coll’acqua).
(Carlo avvolto nel mantello è portato da due soldati. Altri soldati si affollano confusamente all’uscio. Il sergente ritorna coll’acqua).
Di Pran. (a La Torretta). Siamo qui... Brutta faccenda, sai, brutta faccenda (ai soldati, indicando il saccone di Carlo). Mettetelo giù, pian pianino... così, così.
Carlo(pallidissimo, con gli occhi chiusi, si abbandona come svenuto).
I Soldati(dopo averlo deposto si ritirano verso il fondo).
Di Pran. Non vi allontanate: si può aver bisogno di voi. Accostate l’uscio.
La Tor. (considerando Carlo). Par morto.
Di Pran. Ssst!
La Tor. (sottovoce). Ma come mai?...
Di Pran. Cosa vuoi! Si attraversava il gran piano, su due file, lui ed io in testa, cheti, cheti... A untratto: boum! da un’altura, un colpo di spingarda: e me lo vedo là sulla neve...
La Tor.Nella gamba?
Di Pran.Quattr’once di palla due dita sopra la noce del piede.
La Tor.Ahi!
Di Pran.Ssst!
Carlo(senza aprir gli occhi). Bere.
La Tor.(al sergente). Acqua, presto!
Di Pran.(togliendo la brocca dalle mani del sergente ed accostandola alle labbra di Carlo). Adagino, eh, non ti far male...
Carlo(dopo aver bevuto, girando gli occhi torbidi all’intorno) Il maggiore?... Non c’è Bermond? Voglio vederlo. Chiamate, cercatelo...
La Tor.Quieto! Quieto! Sarà qui a momenti. L’ho fatto avvertire.
Carlo.Voglio vederlo! Ho bisogno di lui, subito!
Di Pran.Calmati... (vedendo Vittorio che entra). Eccolo! Vedi!
Vitt.(accostandosi rapido). Ah Carlo, amico mio!...
Carlo(con un sorriso spasmodico). In che stato, eh?
La Tor.Sarà niente, vedrai.
Carlo(subitamente irritato, agitandosi come per sciogliersi dal mantello). Niente? Con una piaga così? Guarda!... Sarai sempre uno sventato!
Vitt.Calmati, via. Vedi, qui c’è il nostro chirurgo.
Carlo.Grazie.
Chirurgo.Mio dovere. Dunque, mi dica: cos’abbiamo buscato?
La Tor.Un po’ di piombo nella gamba sinistra.
Chirurgo(si abbassa ed esamina con molta attenzione).
Carlo(con voce fioca). Non ho sentito niente. Volli guardare chi aveva tirato e mi trovai in terra.
Chirurgo.L’osso è rotto, spezzato. Già qui abbiamo un piede un po’ malconcio.
Carlo(fissandolo). Oh dica, dica pure.
Chirurgo.Bene. Lei non si oppone a che io... a quel ch’io dovrò fare?
Carlo.No... Ma è finita.
Vitt.Non devi creder questo!
Carlo.Se lo sento! Se lo so!
Chirurgo.Si calmi (esitando). La gamba già... temo assai di non poterla salvare. Voglio dire che bisognerà aver pazienza.
Carlo(interrompendolo). Parli chiaro. Cosa importa oramai!
Chirurgo.Dobbiamo deciderci...
Carlo(interrompendolo ancora). Son deciso, son pronto a tutto. Ma sarà inutile. Sono un uomo morto io (dopo una pausa, cambiando tono). Bermond, ho bisogno di te. Lasciatemi... lasciatemi tutti vi prego.
(Escono tutti, meno Vittorio).
(Escono tutti, meno Vittorio).
Carlo.Mettiti qui, vicino, molto vicino a me. Ho bisogno di te, dell’amico. L’amico d’una volta... di prima della guerra.
Vitt.(mettendosi accanto). Sì, sì, sono quello. Cosa vuoi? Di’ pure.
Carlo.Non ho altri che te... (Colpito da un’idea subitanea). Bisognerà avvertire il cappellano!
Vitt.Se sarà il caso... Sta tranquillo. Ma io spero...
Carlo.No, no, no, non dirmi niente d’inutile. Non abbiamo tempo da perdere. Piuttosto rispondimi: ti pare ch’io abbia sempre fatto il mio dovere?
Vitt.Ma sì...
Carlo(con intenzione). Anche... anche in questi ultimi giorni?
Vitt.Ma sì, ma sì, senza dubbio.
Carlo.Non m’inganni, eh? Sta bene. Lo dirai a mia moglie. Tu la vedrai (animandosi). Le dirai pure ch’io ti parlavo di lei, tanto, tanto, sempre... e che sono morto col suo nome sulle labbra... Sarà così.
Vitt.Non dimenticherò niente. Adesso riposati.
Carlo(dopo breve pausa). Non ho finito. La pregherai sopra tutto di ricordarsi di me. Ah su questo bisogna insistere! È l’essenziale. Non vi è parola che possa esprimere quanto l’ho amata. (esaltato). Guarda, penso a quel che potrebbe accadere dopo la mia morte, e soffro. Soffro più di quel che soffrirò tra poco, a momenti, quando...
Vitt.(angustiato). Non pensare, non pensare.
Carlo.Una cosa orrenda! Patirei ancora anche morto. Non posso credere che dopo sia tutto finito. Porterei con me il mio tormento; e allora, e allora, e allora...
Vitt.(raccogliendo tutta la sua energia). Basta! Fida in me, che son tuo amico. Adesso voglio vederti tranquillo. Tu non te ne accorgi e aggravi il tuo male.
Carlo.Non parlarmi (col capo tra le mani). Vedi, vengono adesso le idee! Le cose importanti! Vengono, vengono. Aiutami tu a fermarle (tornando al pensiero di prima). Ma sarai là, eh? Conto su di te, come su un altro me stesso. Ricordati questo, nel nome di Dio: se è possibile, se le condizioni dell’altra esistenza mi lasciano libero, io t’ispirerò, ti guiderò, ti darò forza, coraggio... e... e tu ti opporrai!
Vitt.Oppormi? A che? A che vuoi che mi opponga?
Carlo(con ira). Oh! ma bada a quel che dico! Sta attento: fa di comprendere mentre i pensieri mi obbediscono ancora. Non voglio che Sabina mi dimentichi. Ecco. Non voglio. È stata così poco mia!Così poco! E non voglio che appartenga ad un altro. Pensa! È questo che mi devi promettere.
Vitt.(sbalordito). Io?!
Carlo.Le ripeterai semplicemente ciò che ti ho detto. Mi fido di te. E ti opporrai. Non voglio che diventi moglie di un altro.
Vitt.(con dolcezza). Ho capito. E adesso non pensar più a questo; ne riparleremo.
Carlo.No, no, no! È adesso che mi devi dir sì: adesso, sull’atto.
Vitt.(con calma). Perdonami, ma bisogna ancor ch’io ci pensi... Il mandato è difficile, molto difficile. Mettiti un po’ nella mia condizione morale; dove prendo il diritto? Dove prendo la forza? Come troverò le ragioni? Rifletti, rifletti, ti prego.
Carlo(con un singhiozzo furioso). Vittorio, tu non devi lasciarmi morire così!
Vitt.Bada che è la febbre che ti fa preveder certe cose. La febbre e forse un po’ di delirio. Passerà e discorreremo. Adesso mettiti giù, sta fermo, sta quieto.
Carlo(smaniando). Lasciarmi andar nella tomba senza questa promessa! Lasciarmi morir disperato!
Vitt.(accorato). Carlo, mio povero amico...
Carlo.No, no, no, no, non lo sei mio amico!
Vitt.Pensa a Dio! Rimettiti in lui!
Carlo(agitandosi convulsamente). Guarda come soffro! Ho male, ho male nel corpo e nell’anima e tu mi neghi il conforto!... A un uomo che muore!... L’ultima consolazione! Puoi e rifiuti! (a mani giunte, con accento straziante). Aiuto, Vittorio! Aiutami presto! La tua parola che farai quel che t’ho detto! La tua parola! La tua parola!
Vitt.(vinto, con la mano sul petto). La mia parola!
Carlo(ricade indietro, rovesciando la testa).
Vitt.(va rapidamente all’uscio).
(Entra il chirurgo, seguito da un garzone che porta una cassetta)
(Entra il chirurgo, seguito da un garzone che porta una cassetta)
Cala la tela.