ATTO SECONDO.
Sala nel palazzo D’Aldengo. Una porta in fondo che serve d’ingresso comune; due altre laterali. Canapè, sedie, poltrone, altri mobili ricchi ed eleganti disposti per la scena. È giorno.
Sala nel palazzo D’Aldengo. Una porta in fondo che serve d’ingresso comune; due altre laterali. Canapè, sedie, poltrone, altri mobili ricchi ed eleganti disposti per la scena. È giorno.
Gaud.(introducendo Amedeo). Sì, signore, la contessa Sabina è uscita.
Amedeo.Ne sei sicuro?
Gaud.Sì, signore. Se vuole, avviso la signora contessa madre.
Amedeo.Sta bene, avvisala.
Gaud.(via a destra).
Amedeo(passeggia un po’ nervoso).
Gaud.(rientra, traversa la scena ed esce dalla porta comune).
Ort.(affabile). Buon giorno, Bermond. E così?
Amedeo(inchinandosi). Contessa...
Ort.Voi avete qualche cosa da dirmi?
Amedeo.Io? Come fa a saperlo?
Ort.(con malizia fine). Capita così di rado che domandiate di me!
Amedeo(confuso). Oh! Lei non mi deve dir questo. Al solito non domando di lei, perchè la so occupata...
Ort.(sorridendo). Via, via, non cercate di giustificarvi, fate peggio! Dunque che c’è di nuovo?
Amedeo(lietamente). Ieri sera è arrivato mio fratello.
Ort.Ah!
Amedeo.È a Torino con altri ufficiali, venuti per veder le famiglie. Quest’anno i granatieri reali passan l’inverno in Asti.
Ort.Una cara improvvisata, eh? Siete contento?
Amedeo.Oh! sì, felice! È maggiore di me e mi ha sempre fatto anche un po’ da padre. Mi ama tanto! Io poi gli voglio un bene dell’anima.
Ort.Si fermerà molto?
Amedeo.Non so. È arrivato tardi, stracco morto; mi abbracciò, mi baciò, e andò a riposare. Stamattina uscì presto per presentar certe sue note al generale. Suppongo che questo l’abbia trattenuto a colazione, perchè a casa non è più tornato. Cosicchè appena posso dir d’averlo veduto.
Ort.(seria). Egli non ripartirà senza farci una visita, ne son certa. (Dopo una breve pausa). Fu lui che chiuse gli occhi al povero D’Aldengo; lui che ce ne annunziò la morte...
Amedeo(piano, a capo basso). Lo so, lo so.
(Un silenzio)
Ort.(cambiando tono). Perchè state in piedi?
Amedeo.Non vorrei trattenerla, incomodarla...
Ort.(benevola). Mia figlia non starà molto a tornare; volete aspettarla, o preferite andarle incontro?
Amedeo.Ma da che parte? dove trovarla a quest’ora?
Ort.Alla passeggiata della Cittadella, semplicemente. Sabina non voleva saperne d’andare, ma la baronessa Milliet ha tanto insistito!
Amedeo(rannuvolato). La baronessa, eh? Avrà avuto con sè suo fratello?
Ort.(con un sorriso fine). Naturalmente!
Amedeo(per congedarsi). Allora vado. Anche per non disturbarla di più.
Ort.(ridendo). Ma non sapete dir altro! Vi ripeto che...(s’interrompe e porge l’orecchio). Ecco una carrozza che entra nel portone. Non possono che esser loro. Buon per voi che non siete andato! (ascoltando ancora). Sentite, sentite la voce di Sabina.
Sab.(entrando allegra, vivace). Eccomi, mamma! Oh! Bermond!... Come va?
Amedeo(dopo aver fatto un inchino alle dame e ricambiato freddamente un saluto col marchese). Non volevo venir che più tardi, ma poi...
Sab.Avete fatto benissimo a venir presto. Anche noi, eh, siamo andati e tornati con una prestezza!...
Sof.Cara, prima di far a questo modo, valeva meglio non muoversi.
Mar.Una passeggiata? — Un sogno è stato, un fugacissimo sogno! (come improvvisando, ma senza caricatura):
Oh! quanto mai fu rapidaLa mia ridente scena!...
Oh! quanto mai fu rapidaLa mia ridente scena!...
Oh! quanto mai fu rapida
La mia ridente scena!...
Sof.(al marchese). Vogliamo andare?
Mar.(seccato). Oh, Dio! Così, subito?
Sab.Infatti! Poichè vi siete preso l’incomodo di salire le scale perchè non volete sedervi, star ancora un po’ con me?
Sof.Voglio trovarmi a casa per le quattro. Vien sempre qualcuno.
Ort.Non sono ancora le tre.
Mar.Io poi ho promesso alla contessa Sabina di recitarle i miei nuovi versi «Amor sovrano nelle moderne politiche agitazioni». E come si fa?
Sab.Vedete un po’. È vero. Se ve n’andate, come si fa?
Mar.Stasera infallibilmente devo declamarli nell’adunanza dei Pastori della Dora (con sussiego). Capirete che il pastor Mirtillo non può mancare a un impegno. D’altra parte vorrei che la contessina fosse la prima a sentirli. È un omaggio... (continua a discorrere con Ortensia).
Sof.(sottovoce a Sabina con un po’ di stizza). So perchè hai voluto tornar subito a casa!
Sab.(con semplicità). Ignoravo affatto che Bermond fosse qui, te lo assicuro.
Sof.Non te l’hai a male se non ti credo?
Sab.Figurati!
Mar.(sempre a Ortensia, ma alzando un po’ la voce):
Mentre il gallico sistemaMette il mondo in iscompiglio,E vorrebbe ogni diademaOrgoglioso conculcar,Anche amor, che ha scettro e regno...
Mentre il gallico sistemaMette il mondo in iscompiglio,E vorrebbe ogni diademaOrgoglioso conculcar,Anche amor, che ha scettro e regno...
Mentre il gallico sistema
Mette il mondo in iscompiglio,
E vorrebbe ogni diadema
Orgoglioso conculcar,
Anche amor, che ha scettro e regno...
Sof.(interrompendolo). Scendi dalle tue nuvole, fammi il piacere! Andiamo, che è tempo. (A Sabina). Mi dai un bacio?
Sab.Due, cara!
(Si baciano).
(Si baciano).
Sof.Contessa Ortensia... Cavaliere... (si avvia).
Mar.(a Sabina, baciandole la mano):
Quanto fu la mia gioia instabil breve!
Quanto fu la mia gioia instabil breve!
Quanto fu la mia gioia instabil breve!
I miei ossequii, contessa Ortensia (s’inchina). Bermond, vi saluto (segue Sofia).
Ort.(a Sabina, avviandosi a destra). Bada che Bermond ti deve dar una nuova. Io la so già. (Prima di uscire, bonariamente). E non bisticciatevi, mi raccomando. (Via).
Sab.Una nuova? Buona o cattiva? Cos’è? Presto!
Amedeo.Speravo di trovarvi, di vedervi subito e invece...
Sab.Ecco! L’avete con me perchè sono uscita con Sofia! Ma se esco quasi tutti i giorni!
Amedeo.Sì, ma oggi era con voi anche il marchese. Quel poeta!
Sab.(ilare). Ah! ah! sicuro, il poeta mi fa la corte. E Sofia lo incoraggia, e vorrebbe che lo incoraggiassi anch’io (con sentimento, con grazia). Ma questo a voi deve importar così poco... La nuova, la nuova, fuori la nuova!
Amedeo.Vittorio è qui.
Sab.Oh! Il conte? Da quando?
Amedeo.Da ieri sera.
Sab.E non siete venuto a dirmelo subito!
Amedeo.Ma è arrivato tardi, tardissimo.
Sab.Bisognava venir stamattina! E poi? Vi sarà altro: vi sarete parlato, mi immagino?
Amedeo.Sì, al momento dell’arrivo. Oggi non l’ho ancor veduto. Spero di star con lui un po’ a lungo stasera... Appunto son venuto per sapere, per concertar con voi...
Sab.(come se non avesse capito benissimo). Concertar che?
Amedeo.Quello che gli devo dire a proposito di... A proposito del nostro... (si ferma titubante).
Sab.(con freddezza simulata, fingendo di raccapezzarsi). Ah! Sì, sì, ho capito. Ma c’è tempo, eh? Che ve ne pare?
Amedeo.Oh!
Sab.Siete d’un altro parere, voi?
Amedeo(timidamente, quasi sottovoce). Il lutto è finito.
Sab.Questo non significa niente.
Amedeo(attristato). No?! Credete di dover aspettare? Aspettiamo pure. Sapete che la vostra volontà è tutto per me. Ma vi avverto che non rispondo di nulla (animandosi via via). Mio fratello può ripartire quando che sia, da un momento all’altro. Non avete voluto mai ch’io gli scrivessi; adesso sarò io che non vorrò più. E per una buona ragione. Potrebbe rispondermi: — Perchè non hai parlato mentr’ero a Torino, con te? Segno che non avevi fiducia. Adesso aspetta; ne riparleremo quando tornerò. — E chi sa quando tornerà! (cambiando tono, con tenerezza). Io non mi stancherò d’aspettare: ma voi?... io non mi stancherò, perchè vi amo, vi amo, vi amo... Vi adoro, io!
Sab.Ecco! Parlatemi così. Questo sì ch’è un argomento stringente! (gaia). Che fatuo! Non si può scherzare? Non avete capito che fingevo? Basta così (andando al canapè). Qui, venitemi vicino. Parliamo sul serio, concertiamo, combiniamo. A voi. Cosa intendete di fare?
Amedeo(rasserenato). Non so quel che mi direte.
Sab.(con gravità). Bisognerà tener conto di tutto; delle nostre condizioni rispettive; della mia particolarmente. Agir con prudenza, con delicatezza, per non far cattiva impressione alla prima. Non conosco personalmente il conte Vittorio, ma so che è un uomo serio, austero: ne avrò suggezione... e voi non dovrete dire a vostro fratello spiattellatamente: — Io amo, eccetera, eccetera; e voglio eccetera, eccetera. Ci vorrà qualche riguardo, qualche cautela. Pensiamo un momento.
Amedeo(le prende la mano e fa per baciarla).
Sab.(ritirandola con grazia). No, non divaghiamo! Animo, concentratevi in voi, cercate, studiate, calcolate... (dopo un silenzio, con qualche impazienza) E dunque?
Amedeo.Ci penso.
Sab. Com’è vostro fratello? Vi somiglia? No! Non ditemi niente. Vedrò io... Sarei solo curiosa di sapere se, incontrandolo per istrada... Non ditemi niente! (dopo una brevissima pausa). Vittorio Bermond! (ripetendo con compiacenza). Bermond... Bermond... Un bel nome, sapete. A me mi par bello (subitamente più seria). Chi m’avesse detto, quando l’ho visto sotto la lettera... terribile che dopo avrei conosciuto voi, e che... Cos’è il destino, eh? Cos’è la vita!
Amedeo(cercando di distrarla). Amica mia, adesso siete voi che divagate.
Sab. (come trascinata dai suoi pensieri). Quando penso a quei giorni...
Amedeo. Sabina, vi prego...
Sab.(senza ascoltarlo). Passai ore, traversai angoscie, che prego Dio di non mandar mai più a nessun’anima umana. No, non credevo di poter tornare quella di prima! (alzandosi). Eppure, che volete? le impressioni vennero perdendo vivacità, a poco a poco mi acquetai, mi rimisi, e.... eccomi qui, eccomi qui, eccomi qui.
Amedeo(fissandola stupito). Contessa... Sabina... Che c’è adesso? Che cosa avete? (Si alza, ma non osa accostarsi).
Sab. (sempre agitata). Questo però era inevitabile. Ditemi voi. È quel che accade ai giovani, eh?
Amedeo. Santo Dio, è quel che accade a tutti!
Sab. Ma è un brutto lato della nostra natura! Un brutto lato! Un brutto lato! (rimane immobile, con la testa china sul petto).
Amedeo(avvicinandosi dolcemente, sempre più sorpreso e addolorato). Ma che idee! Perchè mai questi... come devo dire?... questi scrupoli. E proprio oggi! Proprio adesso che dobbiam pensare a... a tutt’altro. È la prima volta che vi vedo così. È una cosa nuova per me, nuova e dolorosa. Che avete, Sabina? Vi prego, ditemi, che avete?
Sab. (con le lagrime nella voce). Ma se non so! Ero cosìgaia, così gaia, e a un tratto m’è venuta addosso una inquietudine, un malessere... Non v’è capitato mai di sentire all’improvviso farsi come un gran silenzio tutto intorno, e dentro di voi anche?... Non credevo di doverla provar più questa sensazione paurosa... Quest’informe presentimento... Quando avevo Carlo lassù, continuamente esposto al pericolo... Ma ora? Perchè ora? Oh ma mi passa, mi passa.
Amedeo. Ma che ubbie! Che sogni! Avete fatto paura anche a me, sapete! (attirandola verso il canapè). Venite, torniamo qui. E pensiamo a noi. Pensiamo al nostro amore, alla nostra dolce intimità, che a me pare ch’abbia sempre, sempre esistito (con passione) Lasciamolo stare il passato. Tutto quello che è stato deve sparire dalla nostra memoria. Le nostre due vite devono unirsi, formarne una sola. E adesso raccogliamo le idee. Sabina, Sabina mia...
Gaud. (sull’uscio). Il signor conte Bermond chiede di vedere la signora contessa D’Aldengo.
Sab. Venga.
Gaud.(Via).
Amedeo. Lui!
Sab. (pensosa). Sì.
Amedeo. È naturale però?
Sab. Sì, sì, è naturale.
Amedeo. Avrà qualche cosa da dirvi?
Sab. Non so...
Amedeo. Vi lascio.
Sab. No!... Sì! Fate come volete.
Amedeo. Sabina...
Sab.Silenzio!
Amedeo(s’incammina come per muovere incontro al fratello, poi quasi senza accorgersene si mette un po’ in disparte).
Sab. (si alza e si volge all’uscio).
Gaud. (introduce Vittorio e si ritira).
Vitt. (in abito civile, nero, si avanza e s’inchina).
Sab. Signor conte... Sapevo già il suo arrivo, ma non avrei osato sperar mai che si sarebbe ricordato così subito di me.
Vitt. Lei sapeva il mio arrivo? E come mai? (s’accorge che Sabina guarda altrove, si volta e vede Amedeo; con un atto di stupore) Tu! Tu qui?
Amedeo. Sono io che l’ho avvertita. Ho fatto male?
Vitt. No.
Amedeo(inchinandosi). Contessa...
Sab. Ve ne andate? A rivederci.
Amedeo(con intenzione). Domani...
Sab. (parlandogli anche con gli occhi) Domani, stasera, quando vorrete. È ancor presto. Se all’ora in cui venite al solito non saprete come impiegar meglio il tempo, mi troverete in casa.
Amedeo. Siete mille volte troppo gentile. Addio Vittorio (via dal fondo).
Sab. (a Vittorio). Lei non sapeva ch’io conoscessi suo fratello?
Vitt. Infatti! E, a quanto vedo, viene qui molto spesso?
Sab. (suonando il campanello). È un giovane serio, garbato, e la sua compagnia è piacevole a tutti.
Gaud. (entra).
Sab. Avvertir la contessa.
Gaud.(via a destra).
Sab.(a Vittorio). Non voglio privar mia madre del piacere di trovarsi subito con lei.
Gaud. (rientra e via dal fondo).
Ort. (entrando, molto affabilmente). Conte! Quanto le dobbiamo esser grate di questa sua gentile premura! Abbiamo parlato tanto di lei! Se sapesse com’era vivo in noi il desiderio di conoscerla!
Sab. Per ringraziarla...
Ort. Sì, per ringraziarla di quanto ha fatto per il nostro povero...
Sab. Di questo, sì, e della sua lettera così piena di commiserazione, di benevolenza, di bontà. Ha ricevuta la mia risposta?
Vitt. L’ho ricevuta, l’ho ancora e la conserverò sempre.
Sab. Davvero? (con espressione). Lei immagina come dovevo trovarmi in quei giorni!... Temevo di non aver saputo, di non aver potuto esprimerle tutta la mia riconoscenza. E m’era rimasto come un rimorso! Però prevedevo, anzi ero sicura, che, o prima o poi, lei sarebbe venuto. Nella chiusa della sua lettera accennava anzi a un colloquio che avrebbe dovuto aver luogo fra noi.
Vitt. È vero... Ed ho pensato molto a questo incontro. E lei non può credere con quanta ansietà!
Sab. Oh! Non comprendo il perchè! Doveva pur sentire come l’avremmo accolto! (come raccapezzandosi). Ah! forse il timore che la sua presenza potesse riuscirmi penosa? È questo forse? Ebbene, no, no, no! (dopo una pausa, lentamente, con sentimento). Lei deve sapere che la memoria di Carlo mi ritorna serena, sempre mestamente serena... È il ricordo d’un amico lontano, d’un amico smarrito, ma non perduto.
Vitt. (con effusione). Grazie! La ringrazio di parlarmi così! (cambiando tono, porgendole una scatolettadi ricco lavoro). Ecco: qui sta quanto le devo rimettere.
Sab. (siede, apre la scatola, la considera in silenzio).
Ort. (avvicinandosi a lei dietro le spalle). Gli anelli, eh? L’orologio, i capelli...
Sab(commossa). Sì, mamma: le sue reliquie...
Ort. (dopo un poco, togliendole dolcemente la scatola dalle mani). Adesso basta. Riguarderemo queste cose quando saremo tra noi.
Sab. (ancora commossa, accostandosi a Vittorio). E adesso mi dica... E lei? Non ha ritenuto niente? Non le resta alcuna memoria di lui?
Vitt. Quella che ho nel cuore.
Sab. Dunque tocca a me... Si compiaccia d’aspettarmi un momento (via a sinistra).
Vitt. (in atto di chi pensa).
Ort. (respirando). Ah! Creda che avevo il cuore stretto in modo da non si dire. (Dopo una pausa, cangiando tono). Lei ci favorirà ancora, non è vero? Verrà spesso a trovarci?
Vitt. (scotendosi) Riparto domani, signora.
Sab. (entra tenendo in mano un piccolo ritratto, che porge a Vittorio). Ecco: questo è uno dei primi doni che ho ricevuto da Carlo. — È per lei, lo tenga.
Ort. È una miniatura, fatta proprio benino.
Vitt.Grazie! Ma io non vorrei privarla...
Ort.Io ne ho un’altra copia, che darò, com’è giusto, a mia figlia. Per tutte e due poi, c’è un bel ritratto al naturale di là nel salone (a Vittorio che contempla la miniatura). Com’è lui!
Vitt.Sì, sì, è lui (quasi tra sè). È lui, ancora tranquillo, ancora felice...
Ort.(a Sabina). Il conte ci lascia, sai: parte domani.
Sab.(con accento di meraviglia dolorosa). Oh! (a Vittorio). Lei parte? Ma perchè?
Vitt.L’andare o lo stare non dipende sempre dalla mia volontà.
Sab.Mi concederà ancora qualche momento? Almeno questo.
Ort.Almeno questo, sì! La prego anch’io. Non è possibile che non abbia più niente da dire a mia figlia. Li lascio en tête-à-tête (porge la mano a Vittorio e via a destra).
Sab.(andando al canapè e accennando a Vittorio di sederle vicino). Sa perchè l’ho trattenuta?
Vitt.In verità... (siede).
Sab.Perchè spero d’indurla a restare.
Vitt.Son soldato, contessa.
Sab.Come mi risponde!
Vitt.Mi perdoni; voglio dire che devo fare di necessità virtù.
Sab.Se penso a insistere, è unicamente perchè mi rincresce che lei vada via (con forza). Sì, sì, è così: la sua partenza m’affligge.
Vitt.(sorridendo). Possibile! Lei vuol vedermi confuso...
Sab.(seria). Non rida... Speravo tanto d’aver acquistato un amico!
Vitt.(serio anche lui). Lo sono.
Sab.Sì, ma lontano da domani in poi, ed io lo vorrei vicino, sempre vicino. Mi sento sola...
Vitt.(stupito). Oh! Lei però ha sua madre...
Sab.Guai se non avessi la mamma! È buona, indulgente, mi vuol bene, tanto, troppo bene. Vede coi miei occhi, pensa con la mia testa, e mi dà sempre ragione. Io avrei bisogno d’una persona che, occorrendo, mi sapesse dar torto.
Vitt.E lei crede ch’io avrei questo coraggio?
Sab.(con brio). Diamine! Un soldato! Se mai si può provare.
Vitt.La conosco da un’ora.
Sab.Rimanga, e la difficoltà si appiana. E poi che importa, se a me par d’averla sempre conosciuta? Se mi sento disposta, inclinata, spinta a confidare in lei? E viene a tempo, sa; capita in un momento opportuno. Mi spiego. (Blandamente). Ho vissuto un anno... come dovevo vivere. Adesso l’anno è finito. Mettiamo pure ch’io non avessi alcuna intenzione di tornare al mondo, il mondo verrebbe a me. Capisce perchè vorrei vicina una persona di buon consiglio?
Vitt.(che ha tenuti gli occhi fissi su di lei, mostrando attenzione profonda). Sì.
Sab.A meno che non mi risolvessi a cercar un luogo di sicurtà e di scampo... Che mi direbbe di fare?
Vitt.(pensoso). Non so...
Sab.Scusi, ma lei è altrove!
Vitt.Perchè!? No!
Sab.(con vivacità) Ma dunque ci sarebbe mai dubbio? Mi vede lei chiusa in qualche vecchio castello, o rifugiata sulla cima d’un monte? E per la vita, s’intende. Mi meraviglio! Ho vent’anni!
Vitt.(perplesso). Mi perdoni...
Sab.(sempre lieta e disinvolta). Ci sarebbe anche il convento, eh? Ma la vocazione, la vocazione, dove la piglio?
Vitt.Prenda la vita come viene, si abbandoni.
Sab.Già! E le par semplice questo?
Vitt.No, nè semplice, nè facile. Ma perchè voler prevedere, prestabilire? S’ottiene così di rado quel che si spera! E, per fortuna, anche non sempre accade quello che si teme! E poi, guai se si conoscesse il futuro! Dunque, si affidi a Dio, a sè stessa... e (alzandosi) si ricordi di me.
Sab.(restando seduta). Almeno, mi dica: posso contar su di lei?
Vitt.Sì. Mi scriva, mi scriva spesso: io le risponderò.
Sab.(insistendo). Posso contar su di lei come sopra un fratello?
Vitt.(baciandole la mano). Senza dubbio.
Sab.Quando ci rivedremo?
Vitt.Chi sa! (si scosta da lei).
Sab.Non abbiamo proprio più nulla da dirci?
Vitt.Per ora...
Sab.Le scriverò presto, sa... (con significato). Forse prima di quello che crede.
Vitt.(colpito). Oh! (fissandola). Io non posso immaginare di che si tratti; però mi dica la verità: lei ha già in mente quello che mi comunicherà poi?
Sab.(con grazia). Eh sì, press’a poco. Ma non so ancor bene. Forse la pregherò semplicemente, ma caldamente, di tornar qui. Forse no... forse sì... Insomma vedremo.
Vitt.(studiando di contenersi). E non vuole, e non può dirmi nulla?
Sab.(ridendo). Quando ci dicono che siamo curiose!
Vitt.(tornandole vicino d’un balzo). La supplico di rispondermi!
Sab.(un po’ stupita). Ma, signor Iddio! Vi sono cose che non si possono dire nè in due, nè in quattro parole. Lei è lì per andarsene; domani sarà lontano... Non mi resta che scrivere.
Vitt.(risoluto). Disponga liberamente di me, del mio tempo. Non so se lei parlasse sul serio dianzi, quandoha detto di volermi considerar come un fratello: ma suo amico lo sono, amico vero, fino alla morte. Mi raccomandò questo colui che non è più.
Sab.Ah! E lei si dimenticava di dirmelo? Vede? E se ne andava!
Vitt.(turbato). È giusto! Mi perdoni. E mi perdoni pure se, in conseguenza appunto di questa raccomandazione, mi trovo come obbligato a rivolgerle una domanda. Le parrà strana; indiscreta, ma la prego di rispondermi.
Sab.(inquieta) Avanti, dica.
Vitt.(con mal repressa ansietà). Avrei indugiato, aspettato ancora... rispettando scrupolosamente non solo un segreto, ma anche, ma anche...
Sab.(sempre più inquieta, con impeto). Ma non vede che questi preamboli mi fanno rabbrividire!
Vitt.(fissandola). Quello che non mi voleva dire per mancanza di tempo, quello che intendeva di scrivermi, riguarda... riguarda forse il suo avvenire?
Sab.(angustiata). Sì. — E poi? Adesso tocca di nuovo a lei a parlare. Io ho risposto. Non le basta? Ebbene, ecco: penso che posso essere ancora felice, e lo vorrei esser presto. Ecco tutto. Vedo che ha capito. Non mi guardi così: potrei indovinare. E non voglio. Non voglio indovinar niente! Voglio sentire, voglio sapere da lei. Ecco!
Vitt.(addoloratissimo). Come avevo ragione di pregar Dio che tenesse lontana l’ora in cui avrei dovuto compiere intero il mio mandato!
Sab.(atterrita). E io!... Io sentivo bene intorno a me un non so che d’avverso, d’occulto, d’insidioso... È l’avviso interno di poco fa! Oh! (risoluta). Presto! Dunque, c’è un ostacolo? È questo, eh? Cos’è? Cos’è? Abbreviamo il supplizio.
Vitt.Il desiderio di Carlo.
Sab.(quasi inorridendo). Ah!... Mio marito è morto desiderando che io... Possibile? Sì, questo si può desiderare, ma dirlo? Che cosa! Dirlo!... (scattando.)E adesso voglio tutto. Voglio le sue parole, una a una, per ordine, come le ha pronunziate. Devo poter pesare il loro significato, giudicar della loro portata. Può andarne la vita! Che ne sa lei! M’han voluta legare: ho il diritto di veder la catena. A noi, a noi: desiderio o volontà?
Vitt.(sommessamente). Volontà.
Sab.Ah! (come sollevata). Sta bene. Non devo passar a nuove nozze, perchè l’ultima volontà di mio marito vi si oppone. Son questi i termini esatti? Possiamo parlar chiaro quanto ci piace, oramai. La volontà! La volontà! La volontà! (a Vittorio). E lei... Lei ha ricevuto l’incarico di farla eseguire? (amaramente). S’è preso un bell’assunto, lei!
Vitt.(tristamente). Lo so: l’ho visto subito; è più d’un anno ch’io penso a questo. Oramai, non mi può fare un’obbiezione ch’io non abbia fatto cento, mille volte a me stesso. Non potrei ribatter pur una delle sue ragioni. Son disarmato nel campo della logica, la vittoria è sua. Perciò non mi rivolgo alla mente, io, mi rivolgo al cuore. Mi secondi, signora; torni indietro con me, venga al giorno in cui si è separata da Carlo... Rammenti l’angoscia dell’ultimo addio!... E poi, e poi, e poi... io vorrei aver modo d’esprimere ciò che quell’infelice pativa diviso da lei. L’acerba ed intensa tristezza che l’opprimeva, lo spasimo di certe ore, le ribellioni insensate... Vivevo con lui nella stessa capanna: so tutto, le posso dir tutto. Sempre così, sempre turbato da uno stesso pensiero, sempre con quell’immagine sola, che non si spostava mai dalla direzione del suo sguardo, che non lo lasciava mai, nemmeno fra i rischi, le ansie, le spietate fatiche di quei giorni. La vedeva nel cielo, nella nebbia; nel candor della neve, nell’ombra dei burroni. Lei, lei, lei! Sempre lei!
Sab.(Immobile, muta, lo guarda, come affascinata dalle sue parole).
Vitt.(dopo una breve pausa, con gran forza). E quelloche deve aver provato quando sentì che stava per lasciarla per sempre! Ero là. Soffriva, e non pensava che a lei. Non vedrò cosa più orrenda in mia vita! Un’anima disperata in un corpo straziato (con grandissima forza). Come potevo negargli il conforto che implorava a mani giunte? Non era possibile lasciarlo partire così!
Sab.(si lascia andar seduta: ha le palme strette ai due lati del volto, gli occhi spalancati, come se vedesse realmente ogni cosa).
Vitt.(accostandosi ancora, ripetendo con voce soffocata le parole di Carlo). Dirai a Sabina che ti parlavo tanto, tanto di lei; sempre di lei. Che son morto col suo nome sulle labbra... (cambiando tono). Spirò tra le mie braccia: fu così! (Dopo una pausa, intenerito). Povero amico! Poveri morti! Voi non mutate: l’amore che ci avete portato è un fatto sempre vero e reale. Perchè dobbiamo mutar noi? Perchè piangervi oggi, e fra mesi, fra un anno, ridere, scherzare, dimenticar tutto...
Sab.(sopraffatta nasconde il volto tra le mani).
Gaud.(introduce Amedeo e si ritira).
Amedeo(entra, fa due passi, poi vede, si ferma attonito).
Vitt.(correndo a lui, con voce bassa, concitato). La contessa non può riceverti. Non è il momento. Va via!
Amedeo(sbigottito). Cos’è successo?
Vitt.(spingendolo verso la porta). Taci! Saprai poi. Vattene.
Amedeo(resistendo). Perdonami! Così no! È inutile: non vado via così. (Alzando la voce). Sabina...
Sab.(si scuote, balza in piedi). Voi!
Amedeo(angosciato). Cos’avete?... Che hai? Sabina, che hai?
Vitt.(con un grido). Tu?!... Dunque sei tu che... Oh! (afferrandolo). Via, via, via!
Amedeo(impetuoso, dibattendosi). Lasciami!... Voglio una parola... Sabina!
Sab.(piegata a lui, con le mani protese). Va! Adesso devi andare... Va! (con uno scoppio di passione e di pianto). Ma spera, sai! Spera ancora! Spera! spera! spera!
Cala la tela.