IRREPARABILESCENE.

IRREPARABILESCENE.

PERSONAGGI

Stanza in casa di Maurizio — Porta d’ingresso nel fondo; porte laterali. Caminetto con fuoco; orologio a pendolo; scrivania; divano; mobili disposti per la scena. È notte.

Stanza in casa di Maurizio — Porta d’ingresso nel fondo; porte laterali. Caminetto con fuoco; orologio a pendolo; scrivania; divano; mobili disposti per la scena. È notte.

Si sentono voci animate dietro la portiera del fondo. Un uscio che si richiude violentemente sbattuto. Costanzo accorre e rialza la fiammella d’una lampada che sarà sulla scrivania. — Maurizio, Giorgio, Cesare irrompono in scena gesticolando: Ludovico li segue lentamente.

Si sentono voci animate dietro la portiera del fondo. Un uscio che si richiude violentemente sbattuto. Costanzo accorre e rialza la fiammella d’una lampada che sarà sulla scrivania. — Maurizio, Giorgio, Cesare irrompono in scena gesticolando: Ludovico li segue lentamente.

Maur.(Stravolto, gesti a scatti, febbrili) Fate voi, fate voi. L’importante è ch’io lo ammazzi; che lo ammazzi come un cane.

Giorg.Faremo noi. Sta tranquillo, vedrai.

Maur.Sì, sì, sì. (Posa il cappello sulla scrivania, vi getta i guanti, spoglia il soprabito). Vi ringrazio.

Cost.(Raccoglie tutto e si ritira).

Lud.(Siede indietro, in aspetto grave, costernato).

Ces.Adesso calmati.

Maur.Son calmo.

Ces.Ti sei sfogato...

Maur.Sfogato?... Vedrete come mi sfogherò.

Giorg.Eh diavolo!... Un’offesa così, con vie di fatto...

Ces.(a Giorgio) Tu non soffiare nel fuoco.

Giorg.(Piccato) Va bene, va bene, parla tu.

Ces.(a Maurizio) Conciliazioni no?... Neppur nel caso...

Maur.(con impeto) Ma che!

Ces.Intendiamoci...

Giorg.Eh giusto! Che storie! Tutto è così chiaro. Maurizio ha urtato ed ha torto di non aver fatto subito le scuse. Ma l’altro gli ha preso il braccio sull’atto... Ciò che giustifica la parola di Maurizio; la quale, va bene, è energica ma non vale il ricambio. (Fa il gesto di chi dà uno schiaffo).

Ces.(Con impazienza) Sì, sì, sappiamo. (A Maurizio) Dunque senti...

Maur.Niente, non c’è altro; mi rimetto in voi, siete miei amici e basta. Fate solo che sia presto.

Giorg.Vedrai.

Maur.All’alba se fosse possibile.

Giorg.Euh!

Maur.Vorrei che la città sapesse il fatto, la riparazione tutto d’un colpo.

Ces.Non hai altro da aggiungere? (Gli stringe la mano).

Maur.Vi aspetto.

Giorg.A quest’ora troveremo gli altri al convegno. A rivederci.

Maur.(Seguendoli di qualche passo). Fate presto, fate presto, vi prego. (Giorgio e Cesare partono rapidamente).

Maur.(Passeggia nervosamente un momento, poi batte il timbro).

Cost.(Entra).

Maur.Da bere.

Lud.Sì... Vedi di calmarti.

Maur.Ah... sei tu? Non ti aveva veduto.

Lud.Sono rientrato con te, con gli altri... Ero là.

Maur.Ah.

Cost.(Porta da bere, e via).

Lud.(Va al vassoio) Cognac?... Kummel?

Maur.No, no, acqua. (Beve) Ah c’eri? Hai visto? Va bene, eh? Capisci che...

Lud.Chi è?

Maur.Chi?

Lud.Il tuo avversario.

Maur.Non lo so. Mi ha dato il suo biglietto, l’ho passato a Cesare senza leggerlo. Non l’ho visto mai in vita mia. Per ammazzarlo non occorre sapere il suo nome... Tu lo sai?

Lud.No. Era in un palco, con una signora che tu conosci.

Maur.Sì, mi pare.

Lud.C’è stato due buone ore.

Maur.Non ho notato.

Lud.Hai notato benissimo. Io l’ho visto appunto perchè tu lo notavi; fu il tuo cannocchiale ad indicarmelo... L’avrai guardato cento volte. Al principio del 2º atto, al levar della tela, sei rimasto in piedi, in mezzo alle poltrone, col cannocchiale puntato là, immobile. Ti ho tirato per la falda dell’abito, perchè si cominciava a rider di te.

Maur.Non me ne sono accorto.

Lud.Lo so bene. (Dopo una pausa). Già... non ti accorgevidi nulla, stasera; fuori che d’una cosa... Val proprio la pena di serbare così bene un segreto... per tradirlo poi intero, in un momento... Perchè deve essere un pezzo che... Pensare le tragedie che può fare una donna, che è forse indegna...

Maur.(bruscamente). Ma che donna! Salivo le scale... ci siamo urtati con uno sconosciuto... Quello mi afferra un braccio. Io gli dò di villano... egli fa l’atto... Che c’entrano donne?

Lud.Sei sicuro di non averlo urtato apposta?

Maur.Sicurissimo! Ne sono sicurissimo. Non l’avevo veduto; salivo di furia... Salivo... poichè lo vuoi sapere, poichè potrei restarci domani, poichè mi sei amico vero e buono... e uomo giudizioso... Salivo sì per andare in quel palco. Finchè colui ci era rimasto non avevo voluto metterci il piede. Avevo avvertito fin da quando erano entrati insieme il loro accordo perfetto, illimitato; volevo vedere fin dove arrivavano! Lei mi sapeva in teatro, mi ha guardato, mi ha sorriso, mi ha fatto con gli occhi quel leggiero cenno di salire che aspettavo febbrilmente ogni sera, che ogni sera mi faceva trasalire di gioia... Ma poi si voltava a quell’altro, e le sue labbra, e i suoi occhi prendevano una dolcezza che non le conoscevo, che a me non aveva dato mai... E così, allora, quando lo vidi uscire dal palco, mi slanciai per salirvi, per sapere. Sullo svolto del ripiano ci urtammo... Lui scendeva... Oh se l’avessi veduto avrei fatto lo stesso, più forse. Ho levato gli occhi: solo nella rapidità dell’offesa l’ho riconosciuto. Ah, come lo ammazzerò!

Lud.Eh... gli taglierai la faccia, basterà.

Maur.(Con violenza). No, no, no. Ah no! O lui o me, uno ci resta.

Lud.Alla spada?

Maur.Alla pistola.

Lud.(Dopo un momento). Ti posso servire a nulla?

Maur.Grazie, no.

Lud.Vuoi ch’io stia con te?

Maur.Lasciami. Ho molte cose da fare.

Lud.Vai a dormire, credi a me.

Maur.Sì, sì... Va, va, caro mio vecchio amicone... O se vuoi, mettiti là, vicino al fuoco, e lasciami fare... Così?

Lud.Preferisco.

Maur.Va bene, sta lì....

(Scampanellata).

(Scampanellata).

Lud.Già qui?

Maur.No, non è possibile: non hanno avuto tempo...

Cost.(Alza la portiera).

Paola(Entra vivamente).

Maur.Voi!?

Lud.Tornerò (Via).

Paola. Lo sai che è mio fratello?

Maur.Chi?

Paola.Non c’è stato nulla ancora, eh? Di’?... Non c’è stato nulla?

Maur.Che vuoi dire? che vuoi dire?

Paola.Lo sai che è mio fratello. È arrivato oggi... Non lo aspettavo, dopo due anni...

Maur.Oh!

Paola.Ho visto che non capivi. Ti ho fatto cenno di salire... Eri scuro, mi sono divertita del tuo cruccio ho fatto male. Quando ho saputo che vi eravate insultati per le scale... Oh!... Dimmi che non vi è stato nulla ancora... Vedi, lui non l’ho più visto. È stato un amico, un ufficiale di marina, Pierli, che mi ha detto tutto... Adesso non so dove sia, capisci?... È arrivato ch’ero a pranzo... fa sempre così. L’ultima sua lettera era di Siam, e poi nonaveva dato più avviso di nulla, per piombarmi addosso come un fulmine. È tanto ragazzo!... Ma parla... dimmi che non c’è stato nulla... Maurizio?

Maur.Dio, Dio, Dio, Dio!

Paola.Hai mandato?

Maur.Lo sai l’insulto suo?

Paola.So, so. Me l’ha detto Pierli, lo so... Ebbene bisogna trovare... Senti, capisci bene che non potete battervi.

Maur.(Fa segno che la cosa è inesorabile).

Paola.Vieni qui, pensa, pensa con me. Bisogna pensarci, troveremo. Non voglio il tuo disonore, lo sai, eh! Sono tua, sono tua, anima e corpo. Ma tu... tu nemmeno non puoi... Eh no, è Roberto! Pensa... Abbiamo parlato tante volte del suo ritorno. Ne abbiamo parlato insieme, te ne ricordi? Tu mi dicevi: — Sento che diverremo amici. — Ti piacevano tanto le sue lettere, così gaie, così gaie... Mi ama tanto, sai, e non ho che lui... Rispondi! Maurizio, Maurizio...

Maur.Impossibile.

Paola.Hai mandato?

Maur.Ho mandato. A quest’ora quattro uomini d’onore, estranei a me, a te, alle nostre dispute, ai nostri affetti, hanno riconosciuto e stabilito che le offese corse fra di noi volevano una soluzione mortale; hanno impegnata la loro fede che così sarebbe seguito. Io sono fuori oramai, non posso più nulla, nulla, nulla.

Paola.Oh!... E io? Non conterò nulla io, nemmeno presso di te? Non ti pare che abbia qualche diritto d’intervenire?... Sono qui, a due ore di notte, in casa tua. C’è un uomo che se mi trovasse qui avrebbe diritto di uccidermi. Diritto, diritto, capisci! Perchè il solo fatto d’essere venuta da te, sola, a quest’ora, a domandarti la vita di mio fratello, prova che...

Maur.Paola, Paola, per carità, non parlare.

Paola.Ma non voglio perdere mio fratello, non voglio rischiare di perderlo. Non ho che lui al mondo... È minore di me; sono sua sorella e sua madre... Il mare me lo porta via per mesi e mesi, e quando ci ritroviamo è una gioia, un’allegrezza così piena, così piena! Lo adoro e mi ricambia. È buono, è ardito, intelligente...

Maur.Mi ha offeso, mi ha tanto offeso...

Paola.Si troverà la via, vedrai...

Maur.Perchè non sei andata da lui? Perchè io, io l’offeso dovrei...? Tu non sai, non puoi capire. Voi altre donne non le capite mai queste cose, se non per giudicare poi inesorabilmente le debolezze che voi stesse avete provocato. Certe questioni non si discutono, sono necessità chiare, implacabili... Ha levato la mano, ha fatto l’atto... Non si vive più così. Non si vive più, ecco. Va, va da lui. Cerchi, trovi... Io poi mi contento...

Paola.Lo sai bene che non accetterebbe!... Un ufficiale...

Maur.Mah!

Paola.E che cosa gli direi? Posso domandare al mio amante la vita di mio fratello, non a mio fratello quella del mio amante. Lui ci troverebbe una ragione di più. È così. Lo stesso fatto che crea in te il dovere assoluto di salvarlo, crea in lui quello di accanirsi contro di te. Ecco!... Ah! mi hai perseguita, eh? col tuo amore. Ho cercato di fuggirti, ti ho allontanato da me... Volevi morire, è vero? Lo giuravi, volevi morire... Ho ceduto, mi sono data; ho dimenticato ogni cosa. Anch’io posso essere una donna disonorata, da un momento all’altro, per fatto d’altri, che non potrei impedire. È così, l’amore è così. Non si ragiona. Si cede, si cade. Si cade, capisci? È così.

Maur.(Dopo aver pensato un momento, come risoluto ad un estremo partito). E va bene.

Paola(Fissandolo). So quello che pensi. So che lo faresti. Non voglio. Non voglio il duello, ecco. Nonvoglio che tu uccida Roberto, non voglio che Roberto ti uccida. Non so nulla fuori di questo. Non posso ragionare, non posso pregare. Sento che quel fatto è mostruoso e non lo voglio. Di voi due non posso parlare così che a te solo. Guardami bene. Sento qui (indicando la testa) che non misuro più le cose. Io mi perdo. Se non trovi modo... non so, io dico tutto a mio marito. Io non esco più di casa tua, ecco. Mi troveranno, sapranno, sarò perduta. Pensaci. Ti giuro che lo farò.

(Lungo silenzio). (Scampanellata).

(Lungo silenzio). (Scampanellata).

Maur.(Scuotendosi). Oh! (Va rapidamente alla porta) Costanzo!

Paola.Che fai?

Maur.(a Costanzo). Tienili di là un momento.

Paola(con calma). Sono i tuoi padrini?

Maur.Sì, credo.

Paola.Falli entrare; io non mi muovo.

Maur.Paola, Paola, bada a me, bada, tu perdi la ragione...

Paola.Sì, sì, sì, mi perdo, ecco!

Maur.Andrò io di là.

Paola.Vado anch’io.

Maur.Oh...

Paola.Voglio parlare con loro.

Maur.Oh Signore Iddio!... Lo vuoi? lo vuoi, lo vuoi? — Lo vuoi eh, Paola? — Ah no, no, no, no, non posso. (Si butta sul divano, accasciato).

Paola(risoluta). Sta bene. A me!

Maur.No! (scatta su e l’afferra). Qui... L’avrai voluto. Mi arrendo, ecco. Va di là, là. (Violento). Lo voglio.

Paola.Prometti...

Maur.Va, vedrai.

Paola.Bada che sto a sentire...

Maur.Sì, sì, sì. Ti dò la mia parola d’onore... L’ultima che potrò dare in mia vita.

Paola(Esce).

Maur.(Chiude con la chiave e si volta rapido a far fronte a Giorgio e Cesare che entrano).

Giorg.Dormivi?... Bravo, complimenti!

Maur.(Stringe loro macchinalmente la mano).

Giorg.Dunque, senti: i padrini del tuo avversario sono il capitano Capolago e Filippo Errera.

Ces.Sì, e ti batti alla pistola, come volevi. — Per non lasciare il terreno senza risultato, secondo il tuo desiderio, si farà uso di armi rigate... Non si è deciso se il duello sarà da piè fermo od avanzando, ma nella qualità di offeso ti rimane la scelta.

Maur.(In preda a fierissima lotta interna, risponde appena con un cenno del capo).

Ces.(Dopo aver aspettato invano una parola). Le condizioni sono gravi, ma...

Giorg.Ma sono quelle che hai imposto tu stesso.

Maur.È giusto...

(Un silenzio. — Giorgio e Cesare lo guardano con certa sorpresa).

(Un silenzio. — Giorgio e Cesare lo guardano con certa sorpresa).

Giorg.Hai capito?

Maur.Sì, sì, sì.

Giorg.Bene. Allora a noi non rimane altro che...

Maur.Vi ringrazio...

Ces.Mentre Giorgio va a cercar l’occorrente, io corro dal...

Maur.(interrompendolo). Fate voi, fate voi.

Giorg.(stringendosi nelle spalle). Si va. A rivederci.

Ces.Saremo qui per tempo...

Maur.(con impeto). No! fermatevi. (Dopo aver gettato un rapido sguardo verso la porta ove è entrata Paola). Aspettate, tornate qui... (Con terribile sforzo). Non mi batto più.

(Cesare e Giorgio fanno un movimento di estrema sorpresa).

(Cesare e Giorgio fanno un movimento di estrema sorpresa).

Giorg.(rimettendosi). Eeh! tu scherzi. Già... ma vai oltre, sai.

Ces.Silenzio! Non abbiamo inteso. (A Maurizio). Ripeti.

Maur.(con voce sorda). Ho detto.

Ces.(severamente). Cioè?

Giorg.(con impeto). Non ti vuoi più battere?

Maur.Non posso più.

Giorg.Avrai un perchè, spero?

Maur.(Non risponde).

Giorg.E ce lo dirai?

Maur.(Tace ancora).

Ces.(che lo avrà guardato attentamente, con inquietudine vivissima). Un momento, un momento... per carità, ragioniamo. Maurizio, bada a te. Un colpo in faccia non prova nulla contro chi lo riceve, prova la brutalità di chi lo dà. Ma intanto l’onta va tutta al colpito. Il mondo non gli perdona l’offesa subita se non la cancella secondo l’usanza. È un pregiudizio assurdo, feroce, stupido se vuoi, ma per ora è ancora così. (Dopo breve pausa, stringendogli il braccio con forza). Coraggio!

Maur.(scuotendosi con un grido di rivolta). Oh!... E credi tu ch’io ne manchi!

Giorg.Ma dunque, perdio, cos’hai?

Maur.(Ricade nell’attitudine cupa di prima).

Ces.(addoloratissimo). C’è di che impazzire. Cos’è successo?... T’abbiamo lasciato animato, risoluto, furioso, e ti ritroviamo... così. Maurizio, amico... Oh poveri noi! Ma pensa, immagina... quando si sappia... Che cose!... (con rabbia). Ma fuori una parola, rispondi, almeno, rispondi!

Maur.(sommessamente). È inutile tutto.

Ces.(con energia). No, no, no, non è vero. (A Giorgio). Andiamo via. (Tornando a Maurizio). Noi ce ne andiamo, tu rifletti. Torneremo presto e ti troveremo pronto a fare il tuo dovere. È la parola. Oh ne sono certo come se lo vedessi! È un triste momento questo, e sarà passato. Nessuno lo saprà mai. Dimentichiamoanche noi, non è vero, Giorgio? Parola d’onore.

Maur.(soffocato). Ti ringrazio col cuore... Cesare, ma ti prego, ti scongiuro...

Ces.(con viva ansietà). Dunque?

Maur.Non tornar più.

Giorg.Basta! (a Cesare). Lascialo stare.

Ces.(Si ritira lentamente combattuto fra il dolore e lo sdegno).

Giorg.(a distanza). Dunque... tu ci autorizzi a dichiarare...

Maur.(Si stringe nelle spalle in silenzio).

(Giorgio e Cesare partono senza salutarlo).

(Giorgio e Cesare partono senza salutarlo).

Maur.(Rimane un momento immobile, poi si scuote, si slancia come per richiamarli, si ferma, e ritorna agitandosi per la scena).

Paola(di dentro, urtando all’uscio prima piano, poi più forte). Ferriani... Ferriani! Maurizio.

Maur.(Va ad aprire).

Paola.Ah!... sei solo. Dunque? E dunque?

Maur.(Non risponde, si lascia andare sul divano e nasconde la faccia).

Paola.E così? Dimmi adesso, dimmi... Parlami. È salvo, non è vero? Siete salvi, non vi battete più? (dopo un momento, con angoscia). Maurizio, Dio, Dio, senti... No, no, fa che non ti veda così. Ho capito, ecco: hanno creduto che tu... Oh!... Già, non lo crederanno gli altri, non lo crederà nessuno, sarebbe una assurdità, un’infamia! Si capirà che per fare quello che hai fatto, ci deve essere una ragione... una ragione superiore a tutto, alla vita, alla morte,a tutto. E ora anche noi penseremo. Adesso che abbiamo un respiro possiamo pensare, e troveremo, vedrai. A tutto c’è rimedio, amico mio, fuorchè... Ho pregato di là; mi sono rivolta a Dio, mi sono raccomandata ai nostri morti... ho fatto anche un voto... Dunque, dunque coraggio (piegandosi a lui e scostandogli le mani per vederlo in viso). Coraggio, coraggio...

Maur.(Alza la testa e la guarda come trasognato).

Paola(alzandosi come spaventata). Oh!... Parla, parla Maurizio, parlami...

Maur.(con voce tronca). Che... cosa vuoi mai ch’io ti dica?... È finito, ecco, è finito... Sono morto.

Paola.Non è vero. No, no, no, sei vivo, sei vivo; lo sei per me. Guardami adesso, sono io, sono qui, la tua Paola, tua, tua... Mi hai detto tante volte che io ero tutto per te... Ebbene ecco, sono qui, e se vuoi non ti lascio più. Ti ricordi quello che mi hai proposto una volta? Vengo, sai, vengo con te, dove vuoi... Ma scuotiti, moviti, guardami, parla. Soffro, soffro tanto! Non voglio vederti così, non posso... Che pena, che pena, che pena... — Maurizio... ho paura!

Maur.Ma che vuoi? Quello che cercavi l’hai ottenuto, dunque...

Paola(ferita). Maurizio!

Maur.Ma sì! Non ho più altro, io. Mi hai preso tutto e non ho più nulla. Dunque, via, via anche tu come gli altri.

Paola.Non puoi parlarmi così. Pensa, ricordati...

Maur.Sì... l’amore, le ore felici, il passato. Oh va, l’hai avuto il ricambio. Ti sei data, sei caduta, va bene... Ma il mondo... il mondo vi ama, vi vuole, vi tiene. Siete belle, siete il suo ornamento, la sua gioia... ha bisogno di voi, vi rialza, vi perdona e dimentica. Ma l’uomo che cade, quello è calpestato, è perduto!

Paola.Ma io ti resto, sono io che ti prendo, vedi, sono io che ti voglio.

Maur.Tu!... Stasera, adesso, sì; ma domani?... Oh! e poi... anche, tu poco a poco, penserai come gli altri, come tutti. Te ne avvedrai. Non si resiste a certe correnti: l’odio, il disprezzo sono contagiosi. Ed io la pietà non lo voglio, non la merito. Mi hai vinto, è finito.

Paola.Maurizio...

Maur.È finito. Non ti odio, no; non ti maledico: ti perdono, ecco sì, ti perdono... Ma non ti amo più.

Paola.Oh Maurizio! Che strazio, Maurizio!...

Maur.Non posso più... Ho consumato in un’ora quanto doveva durare degli anni... Ho tutto fatto, tutto provato, tutto. Non bisogna darla la prova dell’amore, perchè l’amore se ne va, se ne va, se ne va.

Paola(con passione). Senti, senti... vieni qui, siedi qui... ancora. Non pensare, non pensare. Non pensiamo per ora... Domani poi, adesso dimentica. Me lo dicevi anche tu, quando ti resistevo: — lascia, lascia, non pensare, dimentica. — Così mi parlavi. Ebbene sono io che lo ripeto a te. Guardami: sono bella, sono tua e voglio consolarti dei tuoi dolori, voglio cancellare i tuoi pensieri, cacciarli via tutti, e rimanere io sola, sola nell’anima tua. Domani avrai tempo; domani assisterai ai tuoi proprii dolori... Ora no; voglio la dimenticanza, il sonno, morire d’amore... Maurizio... come sei, come sei! Sei gelato.

Maur.Lasciami, te ne prego. Vedi come sono, in che stato... Non puoi credere il male che mi fai rimanendo. Domani, chi sa... Verrò io... Ma adesso non so, non so nulla. Non provo che un bisogno immenso di esser solo (amaramente). Ah non mi ucciderò! Va: (dolcemente). Lasciami, lasciami, vuoi?

Paola(con forza). Domani ti vedo?

Maur.Sì, sì, sì (le mette il mantello). Ecco, così. Come sei venuta? Nessuno ti ha vista?

Paola.No: non pensare, nessuno, nessuno. Ho Ambrogio, lì sotto.

Maur.Bene. Va, va, va. Il velo ancora (le cala il velo sugli occhi). Addio!

Paola(sull’uscio, piegandosi a lui per baciarlo). Maurizio...

Maur.No! (chiamando). Costanzo!

Paola.Oh! (Via).

Maur.(a Costanzo). Accompagna e ritorna. (Va alla scrivania, apre, prende un portafogli e valori).

Cost.(tornando). C’è ancora il signor Ludovico di là...

Maur.Pregalo d’andarsene; non voglio vedere più nessuno... Parto all’alba.

Cala la tela.


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