LEONESSADRAMMA.

LEONESSADRAMMA.

PERSONAGGI

La scena è in una piccola città di provincia.

ATTO PRIMO.

Sala terrena nell’antico palazzo Montanari. — Nel fondo porta d’ingresso comune: ai lati di questa un vecchio armadio ed una credenza intagliata. — A destra uscio che mette in giardino, altro a sinistra che comunica con gli appartamenti interni. — Tavola nel mezzo; seggioloni antichi coperti di cuoio, seggiole moderne semplicissime, un sofà.

Sala terrena nell’antico palazzo Montanari. — Nel fondo porta d’ingresso comune: ai lati di questa un vecchio armadio ed una credenza intagliata. — A destra uscio che mette in giardino, altro a sinistra che comunica con gli appartamenti interni. — Tavola nel mezzo; seggioloni antichi coperti di cuoio, seggiole moderne semplicissime, un sofà.

Mar.(Sta ritirando dalla tavola i resti della colazione e li ripone nella credenza).

Elena(Conduce i bambini verso l’uscio di destra). Siete serviti. Adesso andate in giardino, ma non stancatevi perchè oggi forse si va in campagna.

Cam.(Contento) Alla Bertranda?

Elena.Sì; ma ho detto forse, veh!

Cam.Nella nostra carrozza?

Mar.Se si trova un cavallo. Gioacchino è in giro per questo. Se non fosse festa al Santuario di San Costanzo lo avrebbe già trovato, ma oggi quelli che hanno cavalli li tengono per sè.

Elena.(Ai bambini) Andate, e state buoni.

Cam.eLuisa. (Escono).

Mar.(Che ha finito) Comanda?

Elena.Per ora no.

Mar.Lo sa che oggi si mangia alle undici?

Elena.(Con qualche sorpresa) Oggi?

Mar.Da oggi in poi. Per me è tutt’uno, andrò presto a far la spesa; ma per loro sarà un incomodo. Già è il padrone che vuol così.

Elena.L’hai visto uscire?

Mar.No, signora. (Con significato) È ancora lassù, sulla terrazza.

Elena.Puoi andare.

Mar.Viene giù adesso; lo sente?... Eccolo.

Rob.(Entra dalla sinistra).

Rob.Chi c’è in soffitta?

Elena.Tua madre, credo.

Rob.Sentivo due voci...

Mar.(Di sull’uscio) C’è su anche il dottor Blavetti. Guardano quei quadracci...

Rob.Basta; va pure.

Mar.(Via).

Rob.Quel Blavetti! non si occupa che di anticaglie, di minchionerie; non gli affiderei un cane.

Elena.Non viene qui come medico.

Rob.Viene come seccatore...

Elena.È un vecchio amico di tua madre.

Rob.Gli amici di mia madre io non li posso soffrire: nè questo, nè quell’altro di Torino, l’avvocato Rostagno...

Elena.(Interrompendolo, ma con dolcezza) Perchè vuoi pranzare alle undici?

Rob.Perchè a mezzogiorno mi par troppo tardi.

Elena.Per te.

Rob.Per tutti! Ad ogni modo si può provare: ti pare una cosa così straordinaria?

Elena.Non ho fatto l’ombra di un’osservazione.

Rob.Meno male (S’incammina verso il fondo).

Elena.Che farai oggi?

Rob.Mi annoierò.

Elena.La giornata è così bella: si potrebbe approfittarne...

Rob.(Fermandosi) Per?...

Elena.Per fare una gita alla Bertranda.

Rob.(Ironico) A piedi, eh?

Elena.Poichè abbiamo la nostra carrozza...

Rob.Ah sì! Vi attacchiamo Azor, e via!

Elena.Gioacchino è andato a cercare un cavallo.

Rob.E se lo trova, chi guida?

Elena.Tu.

Rob.No, sai.

Elena.A Torino...

Rob.A Torino guidavo cavalli miei e non mi tiravo dietro l’arca di Noè. — E poi non vedo alcuna necessità di andar con questo caldo fino alla Bertranda.

Elena.Però, di quando in quando un’occhiata ai nostri affari sarebbe utile, per non dir necessaria. Anche tua madre...

Rob.Mia madre non c’entra... Badate alle cose di casa voialtre donne, che a quelle di fuori penso io.

Elena.(Si guarda le mani con aria rassegnata, ma non convinta).

Rob.Vado alla posta; ti occorre qualcosa?

Elena.No, grazie.

Rob.(La guarda un momento dal fondo, poi torna abbonito) Abbi pazienza... Ho detto che mi pareva inutile andar oggi; ma andremo alla Bertranda un altro giorno... Bisogna immaginare che figura si farebbe in quella vecchia berlina! E ci toccherebbe far stradacon quelli che vanno al Santuario! Tutti questi signori del contorno hanno bei legni moderni, e che cavalli! e noi non abbiamo più niente. Almeno non mettiamoci in mostra! — Tutto quello che vuoi, ma ridicoli no. Scusami, eh! (Le prende la mano, e via).

Elena.(Resta pensierosa un istante, poi si stringe nelle spalle sorridendo amaramente, e va per passare in giardino).

Clelia.(Entrando dalla sinistra, seguita da Blavetti) Elena!... Te ne vai?

Elena.(Fermandosi) No, no; scusate non vi avevo veduti.

Blav.Ben levata, contessa?

Elena.Buon giorno, dottore.

Blav.Abbiamo fatta una visita agli avoli, agli arcavoli, ai bisarcavoli. — Malandati, sa. Ce ne sono che fanno pietà! Ma noi li ripuliremo e li disporremo nella galleria del primo piano.

Clelia.Par fatta apposta.

Blav.Sarà il museo storico di casa Montanari.

Clelia.E c’è ancor tanta roba lassù! Adesso ch’è di moda l’antico.

Blav.È una gran bella moda. Io poi conosco tanti segreti per pulire, rinfrescare, restaurare...

Clelia.(Ad Elena) Abbiamo trovato una cosa che può esserci utile subito.

Blav.Ah sì, un certo numero di piastrelle di bronzo, la guarnitura completa di uno stipo.

Clelia.E sai cos’ho pensato? Che si potrebbe far ricostrurre e regalarlo a Roberto per il suo onomastico.

Elena.Benissimo!

Clelia.Non sappiamo mai cosa dargli! Glielo faremo trovare in camera pieno di sigari.

Blav.Ecco.

Clelia.Lei pensa a tutto?

Blav.Penserò al disegno, e lo farò eseguire.

Clelia.E poi ci dirà la spesa!

Blav.Si figuri! Però, prima di decidere vorrei vederle meglio quelle piastrelle. C’è su tanta polvere, tanta patina! Bisognerà lavarle... Se fossero mie le getterei nell’acido, ma temperato, perchè poi...

Clelia.S’incarica anche di questo?

Blav.Sì, signora. Porterò l’occorrente.

Clelia.Bravo!

Blav.Siamo intesi. — Adesso vado al dovere; ma ho poco da fare: non mi vogliono più. Dicono che cerco quello che è vecchio, ma non lascio invecchiare i clienti! Chiamano il dottor Angeleri, che ha preso la laurea adesso... E lo credono meno micidiale di me!... Basta; riverisco. (Via dal fondo)

Clelia.(A Elena) Che te ne pare?

Elena.(Scuotendosi) Scusami...

Clelia.(Sorridendo) Dove sei colla testa?

Elena.Sono qui... Sì, sì, ho capito. L’idea è buonissima, credo che farà piacere a Roberto... (Muovendosi verso destra) Vuoi che diamo un’occhiata ai piccini?

Clelia.Sì; stamattina non li ho ancor veduti.

Mar.(Entrando) Il cavallo è trovato, lo dà l’oste della Croce di Malta.

Elena.Bisogna che Gioacchino torni subito a dirgli che può disporne altrimenti.

Mar.(Sorpresa) Oh!

Elena.Fa presto.

Mar.(Via).

Clelia.Ma perchè?

Elena.Non si va più. Roberto non vuole.

Clelia.(Dopo aver pensato) Avrà qualche ragione...

Elena.Naturalmente (Va verso il giardino).

Clelia.Elena...

Elena.(Si volta e la guarda aspettando).

Clelia.Cos’hai?

Elena.Niente.

Clelia.Tu non stai bene.

Elena.Sto benissimo.

Clelia.Vorrei che tu parlassi col medico.

Elena.(Sorridendo mestamente) Parlerò con Blavetti, sei contenta?

Clelia.No; quello è il medico delle anticaglie, lascialo a me. Scriveremo a Torino; lo dirò a Roberto...

Elena.Tu dovresti dire un’altra cosa a Roberto, una cosa che non posso dir io...

Clelia.Perchè?

Elena.Mi ha presa in una condizione così diversa dalla sua, che non mi pare d’aver alcun diritto di consigliarlo riguardo agli affari... Ma ci sono i bambini.

Clelia.Cosa vuoi dire?

Elena.Siamo venuti a star qui per far economia, e per aver l’occhio al piccolo podere salvato dal naufragio. Alla casa ci pensi tu; ci penso io per quello che so e posso; Roberto dovrebbe occuparsi della tenuta. — Non ci va mai.

Clelia.Mi par che non è molto ch’egli vi è andato!

Elena.M’inganno, non parliamone più (per andare).

Clelia.Aspetta! Vieni qui. Ti voglio bene, io; ti stimo. Tu forse ti ricordi ancora che io mi sono opposta al vostro matrimonio...

Elena.Avevi ragione...

Clelia.Avevo torto! Ah poi ho capito che potevi diventare presto una vera signora! Mio figlio non poteva darmi una nuora migliore di te; ti ho vedutacosì coraggiosa nella nostra sventura... Lasciamo stare il passato. Se qualche cosa ti mette in pensiero, parla, son qui.

Elena(Quasi fra sè) È inutile.

Clelia.(Che ha inteso) Perchè? Ho già cercato, sai, quello che poteva renderti così melanconica. (Ridendo) E non ho trovato che una cosa!... Elena, non son mica le distrazioni di Roberto che ti danno ombra? Lo credi uomo da lasciarsi invescare da una modistina di provincia?

Elena.(Freddamente) Non so niente.

Clelia.Oh!... e con che serietà! Gelosa proprio?... No, Elena, non è il caso. L’ho guardata da vicino, sai. Ha dei begli occhi, quella Delfina, è alta, è snella, ma poi...

Elena.L’ho guardata anch’io...

Clelia.E dunque?

Elena.E mi ha fatto pensare a certe altre che ho visto in città. Quelle potevano tutto sugli uomini. Delfina è bella, è giovane, è audace; non ha legami, non ha doveri...

Clelia.Eh via...

Elena.E per Roberto ha un pregio che vince tutti gli altri. — Non è sua moglie.

Clelia(Con rimprovero) Elena!

Elena.Ti prego... è qui!

Rob.(Entrando) Buon giorno, mamma (Bacia Clelia in fronte) Non ci siamo ancor veduti.

Clelia.Sei già uscito?

Rob.(Porgendole una lettera) Ecco, per te.

Clelia(Guardando la soprascritta) È di Rostagno!

Rob.Sarà (Per entrare a sinistra).

Clelia.Aspetta: vediamo cos’è.

Rob.(Si ferma a malincuore).

Clelia.(Leggendo) Bene... Oh, ma benissimo! (Dando la lettera ad Elena) Una buona notizia: un’offerta d’impiego per Roberto... (a Roberto) Tu lo sapevi, eh?

Rob.(Freddo) Sì.

Clelia.Hai già ricevuto una lettera? E perchè non hai risposto? Rostagno si rivolge a me adesso; dice che le richieste sono molte, che bisogna far presto...

Rob.Scriverò.

Clelia.Ma subito; e ringrazia quel galantuomo anche a mio nome. Ha già fatto tanto per noi!

Rob.(Risoluto) Ma non accetto, sai.

Clelia.(Colpita) Oh!

Elena.(Siede presso la tavola, tira a sè un libro, lo sfoglia, guardando spesso Roberto).

Clelia.O bene via! parliamo sul serio. È Rostagno che fa la proposta: l’affare deve essere eccellente. Pensa alla nostra condizione, pensa ai tempi che corrono; pensa che ti rincresceva tanto lasciar Torino...

Rob.Ho pensato a tutto.

Clelia.E dunque?

Rob.Ed ho deciso di restare dove siamo. Qui casa Montanari tien sempre il suo posto. La parte di decaduto non mi va. Perdio! non voglio tornar a vivere da straccione dove ho vissuto coi mezzi e col decoro convenienti al nostro nome.

Elena.(Si alza come per andare a lui, poi si ferma).

Clelia.(Voltandosi a lei) Che ti pare?

Elena.(Non risponde).

Clelia.(A Roberto) Allora... Se questa è veramente la tua opinione... cosa vuoi che ti dica? Ma almeno rispondi, ringrazia, fammi questo piacere!

Rob.Sta tranquilla: scriverò oggi stesso (Apre un giornale e vi legge).

Clelia.(Ad Elena, con qualche imbarazzo) Adesso possiamo andare, eh?

Elena.(Scuotendosi) Dove?

Clelia.Mah!... in giardino, o fuori, se credi. Possiamo portare i piccini fino alla stazione, o fino al castello...

Elena.Vorrei dire una parola a Roberto.

Clelia.Devo aspettarti?

Elena.No, no, vi raggiungerò.

Clelia.Andremo pianino (Via a destra).

Elena.(Andando diritto a Roberto) Tu non pensi ai tuoi figli; tu non ti occupi del loro avvenire.

Rob.Elena, fammi il piacere...

Elena.(Calmandosi e cambiando tono) Sì, sì, basta. Dimmi solamente una cosa: vuoi sempre bene ai bambini?

Rob.(Lasciando il giornale) Bella domanda!

Elena.Dunque sii buono con loro.

Rob.Non credo d’essere stato cattivo.

Elena.Sì, ieri.

Rob.Oh!

Elena.Ieri sera, a tavola, t’ho visto far certi occhi a Camillo! E poi hai alzata la mano; se non facevo presto!... Oh! a un piccolino così, a tuo figlio!

Rob.Ma è anche troppo sbadato!

Elena.Sì, ma la mancanza era così leggiera... (Dopo una pausa, facendosi coraggio) La saliera rovesciata non era che un pretesto... La tua collera aveva un’altra ragione...

Rob.Non so cosa tu voglia dire.

Elena.Camillo era uscito con te; tornati a casa, parlando delle persone incontrate, ha detto un nome: è per questo che tu...

Rob.Se badi alle sciocchezze dei bambini...

Elena.Io non sono una bambina, eppure... (Con grandolcezza) No, no, no, no, non voglio farti una scena. I rimproveri sono inutili; se mi vuoi ancor bene, nulla è perduto, ma se invece...

Rob.(Imbarazzato) Ma insomma...

Elena.Vieni qui, vieni qui... Ti nascondi così poco, così male. Tutti ti vedono a salutar Delfina dalla nostra terrazza, a seguirla, a parlarle, a passeggiar delle ore davanti al negozio...

Rob.Ho capito: ti hanno avvertita, o ti hanno scritto. Vi sono di quelli che se li pigliano questi gusti. (Minaccioso) Ma fa ch’io scopra chi è...

Elena.Ma se sono io che vedo! Sono io che so!

Rob.Spero non vorrai credere...

Elena.Lasciami dire. Ti ho visto, l’ultima volta che colei è venuta a portarmi un abito, aggirarti intorno, e palpar la stoffa, e mostrar d’interessarti per trovar le sue mani e consegnarle un biglietto. — Oggi, non hai voluto condurci in campagna per non star una giornata intera lontano. Anticipiamo il pranzo di un’ora, perchè tu possa trovarti agli appuntamenti che vi date qui, dietro il giardino. Insomma, tu non pensi che a lei, non vivi che per lei. La sua influenza è penetrata in casa e si estende su tutto. Hai cambiato umore, abitudini, carattere. Sei suo, sei suo, sei suo!

Rob.Eh! tu esageri, tu sei matta! Non sai più cosa diavolo inventare! Bisogna sapersi calmare, riflettere... e non badare a tutte le mosche che passano. Nelle città come questa, in tre giorni, un moscherino diventa uno struzzo... Guarda, non mi giustifico perchè so quanto son leggieri i miei torti. Abbi pazienza, siamo ancora tutti un po’ sottosopra; passerà... (Attirandola a sè). Torneranno i bei giorni; bisogna bene che tornino, per te, per me, per tutti.

Elena.Ah Roberto!

Rob.(Affettuoso) Vedi come ti parlo!

Elena.Sì. (Con abbandono) Anch’io non sono più come una volta, lo so. Ho sofferto... e soffro. Ma non staccarti,vedrai; chi sa, forse potrò tornar bella; ti amo tanto! Puoi tu farmi un rimprovero come moglie, come madre?

Rob.No; ma non pensar più.

Elena.(Col capo sopra la sua spalla) Non penserò più, non penserò più... (chiude gli occhi).

Rob.(Dopo un momento la bacia sui capelli e fa per andare).

Elena.(Scuotendosi bruscamente) Vai?

Rob.Non vuoi?

Elena.(Con passione) No, non ancora. Ti annoia restar solo con me? Andiamo a raggiunger la mamma, i bambini. È tanto tempo che non siamo più usciti tutti insieme.

Rob.Andiamo... (Guardandola) Tu però sei stanca?

Elena.(Sorridendo mestamente) Prenderò il tuo braccio, mi farò portare... come una volta, quando eri tu che volevi.

Rob.Si vede che hai pianto, si capirà che c’è stato qualcosa, e che usciamo a braccetto dopo aver fatta la pace...

Elena.Cosa importa!

Rob.Sai che mi secca il ridicolo. Aspettiamo.

Elena.Come vuoi (Va lentamente all’uscio di sinistra).

Rob.(Prende sbadatamente il cappello e se lo mette).

Elena.(Si volta e lo guarda fissamente).

Rob.(imbarazzato) Starei qui a finire il giornale, ma penso che devo scrivere a Rostagno e che mi manca la carta...

Elena.(Freddamente) Va.

Rob.Vado a comprarne.

Elena.(Indicando l’uscio che mette in giardino) Di là farai più presto, e troverai chi ti aspetta.

Rob.(Facendo un passo verso di lei) Elena!

Mar.(Entra dal fondo).

Mar. Scusino...

Rob. (Aspro) Cosa vuoi?

Mar. C’è la ragazza della signora Morando; viene per avvertire che le novità sono arrivate.

Elena. Vado.

Mar. (Via).

Elena.(A Roberto) Non è qui per me. Non ti ha trovato al convegno e viene in casa con un pretesto, sperando che la sorte l’aiuti. È coraggio, è amore, è tutto quello che vuoi. Ma poichè ha chiesto di me, bisogna ch’io la veda.

Rob. Cosa vuoi fare?

Elena. (Semplicemente) Sentir quello che ha da dirmi. — Vuoi venire anche tu?... Vieni.

Rob. (Andando verso il giardino) Usciamo di qui, andiamo dove volevi andare.

Elena. Perchè? Non vuoi che ci veda insieme? Ti ha proibito d’uscire con me?... È facile; conosco i suoi capricci! Non mi meraviglio più di nulla, va là! So che mi considera come una sua pari, che non ha altro merito che d’essersi trovata la prima sul tuo cammino. Quando passo davanti al negozio, si affaccia con le compagne, e si bisbiglia, e si ride. Il suo saluto mi provoca. Imita le mie vesti, contraffà il mio portamento. Così tutti capiscono: se io son lacontessa, lei è lacontessina— Chi sa cosa spera! (Prendendogli la mano) Tu non hai più l’anello che ti ho dato quando ci siamo sposati. — Non vuol più vedertelo in dito? o l’ha voluto per sè?

Rob. (Ritraendosi confuso) Elena! Elena!

Elena. Tu non hai più nè cuore, nè dignità, nè onore!

Rob. Basta!

Elena. Sì, basta. (Indicando l’uscita del fondo) Voglio uscire di là, al tuo braccio.

Rob. No!

Elena. Ho bisogno di questo...

Rob. No.

Elena. Roberto!

Rob. (Alzando le spalle) Oh quante storie! (Via rapidamente dal fondo).

Elena. (Resta immobile, guardando come persuasa di vederlo rientrare. Alla fine lascia cadere le braccia e discende palpitante la scena).

Blav. (Dopo un momento dal fondo) Si può? (Avanzando) Perdoni... disturbo?

Elena. (Distratta) Ah! è lei?

Blav. (Guardandola un po’ sorpreso) Non si sente bene?

Elena. Perchè?

Blav. Domando... così per abitudine, abitudine di medico. Ho incontrato adesso il conte; mi parve che avesse premura, non ho osato fermarlo. Mi dà una tal suggezione!... Donna Clelia non c’è?

Elena. Non so... non credo. Cosa vuole?

Blav. (Mostrando una boccetta) Vorrei consegnar questo. Lo dò a lei?

Elena. Sì, dia a me (Prende la boccetta).

Blav. Per l’operazione ci sarò io.

(Voci dei bambini dal giardino).

Elena. (Scuotendosi, e muovendosi come per correre loro incontro) Eccoli! eccoli!...

Blav. (Fermandola e volendo ripigliar la boccetta) Scusi, a me, allora... Eh no, perchè mi saltano addosso! (Indicando l’armadio) Là, là, sul palchetto più alto... Io li trattengo.

Elena. (Andando all’armadio) Così?

Blav. E chiuda, chiuda.

Cam.(Entrando) Mamma, oh mamma!

Luisa.Mamma!

Blav.(Chinandosi per fermarli) Oh cari! Che cari! (I bambini lo evitano e corrono alla mamma).

Cam.Abbiamo visto papà, con la signorina bella!

Elena.(Con un grido) Ah no! (Li prende con impeto fra le braccia) Oh i miei bimbi, i miei bimbi, i miei bimbi!

Cala la tela.

ATTO SECONDO.

Sala come nell’atto primo. Sulla tavola tovaglia, tovagliuoli, piatti, bicchieri, ecc.

Sala come nell’atto primo. Sulla tavola tovaglia, tovagliuoli, piatti, bicchieri, ecc.

La scena è vuota.

La scena è vuota.

Rob.(Si affaccia dalla sinistra, guarda per veder se è solo; si avanza rapidamente con una piccola valigia e la nasconde nell’armadio; chiude e mette in tasca la chiave).

Mar.(Entra dal fondo e vede l’atto).

Rob.(Brusco) Cosa vuoi?

Mar.Niente; vengo a sparecchiare.

Rob.Dovrebbe esser fatto.

Mar.Abbia pazienza! — Sono andati a tavola ch’era quasi il tocco!

Rob.(Via dal fondo).

Mar.(Continuando, mentre sparecchia) Lei è arrivato tardi; hanno trattenuto il dottore ed ho dovuto aggiungere un piatto... (Accorgendosi che Roberto è andato). Non pensa che all’amorosa lui, e gli altri s’ammazzino!

Clelia.(Sottovoce a Blavetti) Elena sempre peggio. Ha il respiro corto, doloroso. (Mettendosi la mano al cuore). Sa, ho paura che sia malata qui, io!

Blav.(A capo basso) Oh diamine!

Elena.(Entra).

Clelia.(A Blavetti, come continuando un discorso) Dunque lei non credeva che si potesse ancor prendere il caffè in giardino?

Blav.Eh altro! finchè il tempo si mantiene così.

Mar.(Ha finito e va via).

Clelia.Però son d’accordo con lei che l’estate è finita.

Blav.Il conte ne conserva le abitudini, eh? Dorme lui.

Clelia.Era stanco dal viaggio.

Blav.Diavolo d’un conte! Guardino un po’ se gli ho potuto far dire quello che c’è di nuovo a Torino.

Clelia.Si è fermato poco.

Elena.Poco?... Quattro giorni!

Blav.Eh, in quattro giorni se ne fanno delle cose! Io non mi trattengo mai più di due e torno sempre a casa meravigliato di quello che ho fatto!

Clelia.Eh bravo!

Blav.Oh, oh! senza malizia, eh!... I miei idilli sono al museo egizio, oramai: nella galleria delle mummie.

Clelia.(Ad Elena) Sai cosa dovresti fare? Riposare un’oretta anche tu.

Elena.Perchè?

Clelia.Blavetti mi tiene ancora un po’ compagnia.

Blav.Si figuri! Noi abbiamo di che occuparci: occorrendo facciamo una spedizione nel continente scuro. Non capisce?

Elena.Veramente...

Blav.In soffitta; vi sono ancora delle regioni inesplorate. Poi dobbiamo riparlare dello stipo...

Clelia.Ah sì, lo stipo! La festa di Roberto è passata.

Blav.Cosa vuole... ho finito ieri il disegno. Le piastrelle sono ancor da pulire.

Clelia.A proposito! cosa ci ha portato in casa? Roba che non si deve toccare... Cosa fa? Scoppia?

Blav.Brucia.

Clelia.Grazie! È vetriolo?

Blav.Precisamente.

Clelia.Caro lei, se le tenesse per sè queste cose! (Va prestamente all’armadio) Elena, sei tu che hai ritirata la chiave?

Elena.No.

Clelia.(Cercando) Sai, che è curiosa! Ho già detto tante volte che non si deve toccare... (Batte il timbro). Adesso sapremo... (Inquietandosi) Non saranno già i bambini?!

Elena.(Scattando) Dio!

Mar.(Entra).

Elena.(Correndo a lei) Presto; dove sono i bambini?

Mar.Con Gioacchino che fabbrica un carretto per loro.

Clelia.La chiave dell’armadio?

Mar.L’ha presa il signor conte.

Elena.Quando?

Mar.Poco fa, mentre erano ancora in giardino. Mi ha trovata qui, mi ha strapazzata, e poi se n’è andato.

(Un silenzio)

(Un silenzio)

Clelia.Va, va pure.

Mar.(Via).

Blav.(Mortificato) Mi scusi, abbia pazienza... Appena si potrà aprire, me lo faccia sapere. Vengo qui, ripiglio la boccetta e dò parola che non la vedranno mai più.

Clelia.Bravo! e un’altra volta abbia giudizio.

Blav.Sì, signora.

Clelia.Torni presto.

Blav.(S’inchina e parte).

Clelia.(Ad Elena) Ma guarda!...

Elena.Mamma, questa è la casa del mistero e della menzogna.

Clelia.Cosa vuoi dire?... Ah! Roberto ha detto che andava a dormire e poi... Lasciamo correre: oggi l’ho anch’io con lui.

Elena.(Sorpresa) Anche tu?

Clelia.Sicuro: può ringraziare Blavetti, ch’era qui quando è arrivato, altrimenti gliel’avrei cantata l’antifona!

Elena.Tu! Cosa ti ha fatto?

Clelia.(Imbarazzata) M’ha fatto... m’ha fatto... Prima di tutto questi suoi viaggi...

Elena.È la prima volta che va a Torino da che siamo qui! — No, no, dimmi la verità. Fa ch’io non debba tormentarmi a cercarla. Dimmi tutto, anche le cose che ti paiono senza importanza... Così almeno sarò preparata.

Clelia.Oh santo Cielo! Chi sa che cosa t’immagini!... Voglio vederti quieta.

Elena.(Siede e si calma con uno sforzo) Che cosa ti ha fatto Roberto?

Clelia.Sono io che esagero.

Elena.Mi fai morire così!

Clelia.Che cosa ti ha detto che andava a fare a Torino?

Elena.A vedere un amico.

Clelia.Non c’è altro.

Elena.(Supplichevole) Mamma...

Clelia.(Decidendosi subitamente) Roberto, arrivando a Torino, si è presentato a Rostagno, e voleva che gli rimettesse quello che ritiene ancora presso di sè...

Elena.(Alzandosi) Oh! i denari che...

Clelia.Sì, la somma ricavata dalla vendita del nostrovillino. Rostagno ha preso tempo e mi ha scritto. Lui non darebbe un soldo al Padre Eterno senza avvertirmi...

Elena.E poi, e poi?

Clelia.Roberto non si è più fatto vedere.

Elena.E cosa credi?

Clelia.Mah!

Elena.Tu pensi che può aver preso il denaro da un altro?

Clelia.(Assente con un cenno).

Elena.Qui corre voce ch’egli abbia offerta la Bertranda all’avvocato Vernetti.

Clelia.(Trasalendo) Misericordia!

Elena.Informati!

Clelia.Oh Dio! Vendere la Bertranda? Sei matta! Ma ne avrebbe parlato...

Elena.(Amaramente) A noi? E che cosa siamo ancora per lui?... Non sa neanche più d’avere dei figli! Vuol vendere la terra che è il loro unico bene; vuol metter la mano sul poco danaro risparmiato per loro! — E tu credi che sia per aiutare un amico?

Clelia.(Indovinando il pensiero) Conosco Roberto, lo ha fatto altre volte.

Elena.Anch’io lo conosco. — È per darlo all’amante.

Clelia.Non voglio che tu parli così!

Elena.(Con energia) Ma apri gli occhi; ma guarda, guarda dove andiamo! Tu sei buona, sei una santa tu, ma così debole contro di lui — Eppure tocca a te, adesso.

Clelia.Parliamogli insieme...

Elena.Io non posso più nulla, io l’ho freddo ed avverso. Tocca a te difendere la famiglia contro di lui, e per lui. Chi sa che un giorno non ti ringrazi e non ti benedica.

Clelia.(Accorata) Ebbene parla, dimmi quello che devo fare, farò tutto, tutto quello che vorrai.

Elena.Tu sei sua madre... Io sono stanca, io non so più... Vedi bene che non posso nemmen più pensare.(Siede presso la tavola, con la faccia tra le mani).

Clelia.(Va su e giù pensierosa ed afflitta).


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