XIX.
Arrivati all’uscio dell’appartamento della Zoe, il duca e l’Anviti l’avevano trovato aperto e senza punto esitare erano entrati. L’anticamera era deserta, debolmente illuminata da una lampada appiccata alla parete.
— Andiamo avanti; — disse il duca spingendosi verso l’uscio che si trovava in prospettoa quello d’entrata e che doveva certo introdurre nell’appartamento.
— Scusi, Altezza: — disse l’Anviti facendo un passo per mettersi innanzi al duca. — Qui dentro non sappiamo ben bene chi ci si possa trovare. Mi permetto di pregare V. A. di non entrar primo lì dentro.
— Che bravo Anviti! — esclamò il duca con un leggero accento di scherno. — Ci vuoi penetrar tu... nuovo Curzio che si getta nella voragine?
— Mi vi getterei volentieri per V. A., — rispose il tenente colonnello: — ma poichè abbiamo qui due uomini...
— Mandiamoli loro: — interruppe il Borbone ridendo. — Bravissimo! Previdenza e prudenza! Hai ragione.
Si volse ai due gendarmi e comandò:
— Penetrate lì dentro finchè troviate qualcheduno a cui dar l’ordine che m’introduca presso la padrona di casa.
I gendarmi fecero il saluto militare e col passo cadenzato entrarono nella stanza vicina. Non ebbero da andar oltre, chè venne loro incontro frettolosa e quasi impaurita una donna la quale era la solita fedele compagna della baronessa.
— Chi sono lor signori? — domandò. — Che cosa cercano?
— La padrona di casa.
— A quest’ora? All’una dopo la mezzanotte! Facciano il piacere d’uscire subito subito e lasciar tranquilla l’onesta gente.
— L’augusta persona che ora vuol vedere la signora ha diritto di penetrare dappertutto, in casa di qualunque e a qualsiasi ora, e la esortiamo a non farla aspettare di là in anticamera.
— Ah! è costì?... Ebbene, facciano il piacere di andare a dire a quella persona che se ne vada subito subito, e loro la accompagnino senza ritardo.
— Se sapesse chi è!...
— Fosse anche l’imperatore della China...
— È qualche cosa di più: è il nostro augusto, legittimo sovrano Carlo III.
La donna stette lì un momento sbalordita.
— Il duca!... Lui qui, a quest’ora!... Impossibile!
In questo punto il principe che, accostatosi all’uscio, aveva udito la voce di una donna e inteso queste ultime parole da lei pronunciate, aprì il battente ed entrò seguito dal fido compagno.
— Io stesso! — esclamò con qualche enfasi. — Spero che non avrete difficoltà ora a lasciarmi penetrare fin presso la vostra padrona.
I due gendarmi si ritirarono rispettosamentein fondo, lasciando faccia a faccia il duca, l’Anviti e la governante.
— Mille perdoni! — disse quest’ultima impacciata non poco. — Ma la signora baronessa ora riposa...
— Che bugia! — interruppe insolentemente il duca.
— Almeno è in letto...
— Bugia anche questa! Abbiamo veduto le finestre illuminate come non si suole nella camera d’una donna che è a letto.
— Infine V. A. capirà... Io non posso, non devo lasciarla passare senza prima avere avvertita la signora.
— Io non capisco niente: — gridò alzando la voce il duca col suo tono di petulante comando. — Voi dovete obbedirmi e tacere... Additatemi la camera della vostra padrona e non mi seccate dell’altro.
— Ma prego ancora V. A. di considerare...
— Le zucche!... Cominciate ad impazientarmi. Obbedite.
Fu in quel punto che la baronessa aprì la porta e si presentò sulla soglia.
— Ah! eccovi finalmente voi stessa, mia cara Zoe! — esclamò il duca, andandole incontro, colpito, affascinato dalla provocante di lei bellezza, a cui la civettesca acconciatura accresceva tanta efficacia. — Spero chenon mi lascierete fare anticamera più oltre, e che insegnerete a questa vostra donna che un par mio si riceve in ogni momento, in ogni occasione.
La Muldorff fece una profonda riverenza.
— V. A. mi onora troppo con una sua visita, ancorchè sia affatto inaspettata e in ora tanto straordinaria.
— Via, via, — disse il principe accostandosele con famigliare confidenza e prendendola ad un braccio. — Per quanto straordinaria l’ora, trattandosi di me... e di voi, non può dirsi inopportuna... Andiamo a sedere e discorrere più comodamente di là.
— Ai suoi ordini, Altezza: — rispose la donna: — ma tutti questi signori?
E il suo sguardo accennò all’Anviti e ai due gendarmi piantati sulla soglia.
— Non datevene pensiero: — disse il duca. — Questi — (e accennò il colonnello) — è un mio fidatissimo, è un compagno... non sarà mai un impaccio: — aggiunse notando bene il significato delle parole con uno sguaiato sorriso. — Quei là sono due statue che non vedono, non sentono, e daranno segno della loro esistenza solamente in quanto noi vogliamo.
— Altezza! — saltò su la donna con vivacità, — la mia povera casa non è un museo da statue, e le sarei riconoscentissima se lavolesse liberare dalla presenza di quelle due, le quali qui non sarà mai il caso che abbiano a manifestare la loro esistenza.
Il principe rise e voltosi ai due uomini, comandò loro:
— Andatevene!Dietro front!...Marche!...
I gendarmi obbedirono colla rapidità e colla precisione di vecchi soldati; ma l’Anviti fu accosto a loro in un lampo, e disse loro vivamente a bassa voce:
— Non allontanatevi; rimanete qui sotto nel cortile della casa, e attendete finchè uscirà S. A. o vi darò io stesso altri ordini.
I due uomini fecero il saluto militare e si dileguarono.
La baronessa aprì l’uscio del salotto e accennando con atto di ossequio al duca disse:
— V. A. si compiaccia di passare.
Il principe varcò la soglia, seguìto dall’Anviti: e poi vedendo che la donna s’era fermata nell’antisala, si volse e le domandò sollecito:
— E voi?
— Vengo subito: dico una sola parola alla mia governante, e sono da V. A.
Mise le labbra all’orecchio di quella donna e le sussurrò in fretta:
— Aspetta nell’anticamera quell’altro; appena giunga, facendolo passare per la stanza da pranzo, menalo nella mia camera, e lasciavelosenza più: digli che abbia pazienza ed aspetti, e non aggiungervi una parola.
E ciò detto, corse lesta a raggiungere l’augusto e poco rispettabile suo visitatore.
In questo momento medesimo, Alfredo di Camporolle, abbandonato Michele, staccatosi dal conte di Valneve e dal Carra, penetrava nel vestibolo della casa e saliva trepidando le scale. Egli non vide i due gendarmi appostati nell’ombra, ma i due videro lui.
Si consultarono un momento sommesso intorno a quello che avrebbero dovuto fare. Uno voleva arrestare issofatto questo nuovo venuto; l’altro, allegando che nessun ordine simile era loro stato dato, combattè tale partito e vinse. Alfredo potè giungere fino all’appartamento della baronessa, dove la donna appostata lo prese per mano e lo guidò senza parlare nel luogo che le era stato detto.