XL.

XL.

Presentandosi al ministro del duca, quella donna era tutta un’altra: aveva bastato un minuto secondo per una compiuta metamorfosi. L’inglese si vide dinanzi un volto tranquillo, uno sguardo gentile e sereno, una bocca seducente per un cortese sorriso, un contegno di dama che vuole onorare di amichevole domestichezza la persona che riceve. Cominciò essa per ringraziare con poche e dignitose parole sir W... della premura ch’egli aveva avuta di recarsi presso di lei; e con galanteria alquanto grossolana l’uomo rispose quanto già le aveva scritto che l’impressione fatta in lui dalle attrattive della baronessa quando l’aveva veduta a Vienna era stata così forte da non cancellarsi più, e che stimava una sua preziosissima fortuna il poterla rivedere lì, nella stessa Parma dov’egli era condannato a rimanere, e dove egli avrebbe tutto messo in opera quelche potesse per trattenere il più lungamente possibile una sì cara, preziosa, adorabile ospite.

Il fuoco de’ suoi sguardi, mentre così diceva, che era quel medesimo, il quale aveva già balenato nelle sue pupille grigie due sere prima quando egli aveva vista in teatro la Zoe dal palchetto del conte di Camporolle, il fremito delle narici del suo gran naso e una lieve emozione della sua voce sempre fredda, disarmonica, monotona, provavano chiaramente ch’egli diceva la verità.

E n’era persuasissima la Zoe, la quale su ciò appunto faceva assegnamento.

Non istette a schermeggiare di galanterie e a provocare complimenti e dichiarazioni mercè civittesche moine: ma ringraziato il suo interlocutore con uno sguardo che diceva un’infinità di lusinghe, entrò senz’indugio a parlare di quel che s’era prefisso.

— La polizia di Vienna, — incominciò, — voi ben lo sapete sir Tommaso, sa tutto quel che avviene in Italia, anche quello che non sanno le polizie locali dei nostri sovrani.

— Mi permetterete di farvi osservare, — disse l’inglese, — che la nostra, grazie all’abilità del Pancrazi, è abbastanza bene informata.

— Sì, certo: — soggiunse la donna: — assai bene, ma tuttavia non perfettamente... E...— parve esitare un momentino, poi fissando in quelli di lui i suoi occhi affascinatori, diabolici, riprese abbassando la voce: — e, se voi siete uomo da capire il mio disegno, da entrare in esso ad aiutarmi, a noi converrà moltissimo che la polizia del Pancrazi abbia parecchie e importanti ignoranze.

Il W... si appressò vieppiù alla donna e con grande interessamento interrogò:

— Come? Come? Perchè?

— Ascoltatemi! — disse la donna colla serietà d’un diplomatico in un congresso; — e voi, che siete di mente acutissima, mi comprenderete subito, senza ch’io abbia bisogno di spiegare troppo diffusamente e troppo minutamente le mie idee.

L’inglese inchinò leggermente la sua rigida persona, aggrottò le folte sopracciglia nel lavoro di concentrazione delle sue facoltà mentali, e stette immobile, senza batter palpebra, ad ascoltare.

— Il Gabinetto di Vienna è stanco di questa continua agitazione in Italia, mantenutavi dai diportamenti del Piemonte, la quale, benchè sorda e impotente a ogni fatto pure turba il quieto andamento della sua politica. Vuole, appena resosi un conto precisamente esatto delle condizioni vere della penisola, dei mezzi e dei propositi della rivoluzione, dei rapportifra le sette e il Governo subalpino; vuole, dico, agire risolutamente per finirla una buona volta. Il principe K. mi ha pregata di rendergli il servizio di percorrere l’Italia a questo scopo e fargli pervenire la verità, proprio tale e quale. Le informazioni già comunicatemi da Vienna, le referenze che il principe medesimo mi potè dare, e, lasciate ch’io lo dica pure, la mia non inetta attività, mi posero in grado di apprendere a questo riguardo più di quanto sappia altri al mondo, di sapere forse tutto quello che è da sapersi a questo riguardo.

— Ebbene? Ebbene? — fece l’inglese interessatissimo.

— Ebbene, ecco la mia convinzione. I rivoluzionari non potranno mai fare nulla che valga ad atterrare il dominio delle attuali signorie, finchè l’Austria possiede una parte d’Italia. Mancano di mezzi e mancano anche d’eroismo per ciò. Quelli che son pronti a morire per la patria non sono forse pochi, ma non sono molti neppure, e converrebbe per trionfare che fossero tali tutti gl’italiani. Il Piemonte lusinga vanamente gli spiriti liberali delle altre regioni: esso non sarà mai così folle da scendere un’altra volta solo in campo contro l’Austria, e se lo fosse, gli avverrebbe di nuovo quel che già gli avvenne nel 1849. Ma le congiure che serpeggiano per l’Italia, se non riusciranno maia una vittoria in campo aperto, possono riuscire a qualche isolato colpo temerario di vendetta, dove basti il coraggio d’un disperato o la pazzia d’un fanatico. Il principe K. mi diede una lettera da porre sott’occhio al duca di Parma... e già glie l’ho mostrata... e forse ve ne avrà detto qualche cosa egli stesso?

— No, — rispose Tommaso W...

— E in quella lettera lo avvisa che qui stesso, nella sua capitale, si ordisce una congiura intesa ad assassinarlo.

L’inglese diede in una scossa.

— Impossibile! — esclamò. — E il Pancrazi non ne saprebbe nulla?

— Ve l’ho detto che ne sanno di più a Vienna.

— E i particolari?

— Questi s’ignorano ancora: e questi nel mio disegno dovremmo essere noi a scoprire e a rivelare al principe... noi due, se riusciremo a metterci d’accordo.

Così dicendo essa lo guardava in modo da far nascere pensieri peccaminosi a qualunque Sant’Antonio.

Sir Tommaso mandò quel suo grosso rifiato che poteva essere interpretato per un sospiro, e con tutta la elegante galanteria di cui fosse capace la sua rigida persona e il suo passato da cozzone di cavalli, prese la mano di lei e la baciò.

— Con voi, — disse, — io sarò sempre d’accordo. Non avete che da comandare e io obbedirò.

— Forse voi avete già capito qualche cosa delle mie intenzioni?

— Forse sì! — rispose l’inglese il cui occhio mandò un lampo vivo d’intelligenza: — ma se non vi rincresce spiegarvi anche meglio, ve ne sarei grato.

— Mi spiegherò chiarissimamente. Voi pei vostri meriti — (il W... s’inchinò) — per la vostra finissima accortezza, — (l’altro s’inchinò di nuovo e più profondamente) — avete saputo acquistare un grande influsso sul padre del nostro duca, e poi su costui medesimo, tanto da potere a vostro talento guidare l’amministrazione non solo del patrimonio privato di ambedue, ma del ducato eziandio.

L’inglese interruppe con quella sua soffiatina:

— Eh! non tanto quanto forse pare e quanto molti credono...

— Ecco! — aggiunse sollecita, di rimbalzo, la donna. — Io appunto do fede a codesta vostra modesta riserva; e vi dico che bisognerebbe fare in guisa che fosse in realtà quanto apparisce e avesse ragione chi crede alla assoluta autorità del vostro influsso.

Gli occhi di Tommaso brillarono, brillarono: ma egli non fece altro che mandare un’esclamazione.

— Ah!

— Qui, ora, codesta vostra influenza è molto combattuta...

— Lo sapete? — esclamò vivamente l’inglese.

— Eh! — fece la donna con un maliziosetto sorriso pieno di grazia: — ve l’ho già detto e ridetto che da Vienna si sanno tante cose!... Il conte Anviti vorrebbe esser lui solo a volgere l’animo del principe...

— È vero: — balbettò l’inglese coi denti stretti.

— La duchessa, lasciata così sprezzosamente in disparte, non si rifiuterebbe a compire qualche atto per acquistarsi un poco di quell’autorità che le si crede dovuta.

— Oh la duchessa non è da temersi...

— Chi sa!... Ella è molto in buone relazioni col maresciallo Radetski e col Ministero viennese... E se poi il duca mancasse ed essa diventasse reggente...

—Goddam!— si lasciò scappare sir Tommaso.

— Dunque a voi che cosa conviene? Che il duca sia salvo, che rimanga dalla sua salvezza sempre più obbligato a voi, che fra le donne le quali hanno impero su di lui, quella che lo abbia maggiore, che sia tale da saperselo acquistare quasi unico, quasi esclusivo, sia amica vostra.

Il W... con un moto brusco e vivace prese la destra della baronessa, la strinse, la portò alle labbra, la baciò con ardore di passione.

— Vi avevo indovinata: — disse: — ora vi ho compreso per l’affatto. Vi comprendo e vi ringrazio. Voi siete la donna fatta per ciò e io sono l’uomo che vi può servire meglio di qualunque. Lega assoluta fra di noi; e il principe, lo Stato, tutto sarà nelle vostre mani, e io mi riderò di ogni cabala ordita a mio danno, e voi non avrete a temere nè rivali nè ostacoli di nessuna specie.

La donna lo interruppe con un leggero accento di superiorità.

— Va bene: vedo che avevo pensato giusto calcolando sul vostro concorso. Mostreremo al duca che noi soli lo abbiamo salvato dall’assassinio; lo persuaderemo facilmente che noi soli siamo capaci di salvarlo in avvenire; l’appoggio di Vienna io l’avrò sempre maggiore per mezzo del principe K.; quanto all’influsso che possano venire ad esercitare altre donne... ci penserò io.

Sorrise ed occhieggiò in modo trionfante come donna sicura della vittoria.

— Sì certo; — disse l’inglese con vera ammirazione, ribaciandole la mano; — Voi siete impareggiabile. Dite dunque i vostri patti, io sono pronto a sottoscriverli.

— Qualunque siano?

— Qualunque siano.

— Ebbene, di patti non ve ne faccio che uno solo: voi non farete nulla senza venirmi a consultare, ommetterete tutto quello che vi proibirò e ubbidirete cecamente a quanto mi piacerà suggerirvi.

— È molto!

— Ah! se non vi piace...

— Sarebbe poco, sarebbe nulla, — soggiunse il W... facendo gli occhi di pesce morto, — se a compensarmene si incaricasse non l’associata politica, ma la donna...

Essa gli sorrise e con atto pieno di vezzo lusinghiero del capo e delle spalle, disse furbamente:

— Chi sa?

— Dunque quando vogliamo cominciare? — domandò con ardore il ministro.

— Subito.

— Bisognerà che voi mi comunichiate tutto quello che sapete e che mi diate gli elementi per poterne scoprire di più.

— E voi aiuterete il capriccio, che ha per me il principe, perchè diventi passione?

— Credo di avere assai poco o nulla da fare per ciò; a ogni buon conto comincerò stassera medesima, e saprò in avvenire mantener viva la fiamma.

— Ebbene, eccovi il regalo di prime importantissime informazioni. C’è una frotta di giovani che si raduna di notte in una povera casa d’una via delle meno frequentate, e là con giuramento si sono votati tutti a — abbassò la voce — ad ammazzare il duca.

— E voi conoscete il ricapito di quella casa?

— Lo conosco.

— Me lo direte?

— Sì, quando saprò che cosa intendereste di fare.

— Accerchiare coi gendarmi quella casa quando ci sia adunanza e pigliare in una tutti i congiurati....

La Zoe scosse il capo con un sorriso burlatore.

— Male, male, mio caro alleato. Coloro negheranno tutto; non c’è riga di scritto: non esiste ombra di prova e non farete bella figura: bisogna lasciarli fare finchè la cosa sia presso al compimento e coglierli poi tutti quando abbiano cominciato ad operare.

— Avete ragione.

— Mi promettete dunque anche qui di non far nulla, finchè io ve ne dica?

— Ve lo prometto.

— Eccovi l’indirizzo: strada X, casa N.... presso una vecchia di nome Antonia, che fu già levatrice.

Per una strana combinazione del caso quello era appunto il luogo dove era alloggiato e dove aveva preso stanza, ogni qual volta era venuto a Parma, l’usuraio Matteo Arpione.

Dopo aver parlato ancora assai e vivamente, sir Tommaso W... s’alzò come per prendere commiato; ma invece si fermò innanzi alla baronessa, gli occhi grigi lucenti come carboni accesi.

— Finora, — disse, — non c’è stata meco che l’alleata politica... Quando potrò esser tanto felice di trovare la donna?

Essa si alzò, e pose le sue due mani in quelle nervose, agitate, bollenti dell’inglese.

Quando questi si partì, un’ora dopo, essa lo seguì con uno sguardo pieno di scherno e di disprezzo.

— Oh gli uomini! — mormorò fra sè, — tutti burattini che si fanno muovere come piace, chi sappia tirarne i fili.

Quindi per mezzo del fidato Michele mandò a dire al direttore generale della Polizia che si recasse da lei quella stessa sera, prima ch’ella andasse a teatro.


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