LETTERE INEDITE.

LETTERE INEDITE.

Caro Amico

Mi hanno detto il molto, che ha fatto per me. La ringrazio di cuore. Siccome la faccenda tira in lungo, la prego a non intramettere le diligenze; il resultato non lo consegni a nessuno; verrà Maria fra dieci giorni da lei, ed ella si compiacerà consegnarglielo, e dirle se ha esaurita la vena. Siccome sto ordinando da me stesso questa prova testimoniale, così concentro tutti i fogli presso me. Gradisca i miei cordiali saluti e li faccia avere graditi alle sue Sigg. Consorte, e Figlie; e mi confermo

Firenze, 5. Mag. 1852.

Suo aff.oAmicoGuerrazzi.

Bastia 25 Ag. 1853.

Cariss.oAmico

Dopo varie fortune eccomi a Bastia: certo mi hanno fatto vuotare il calice fino alla feccia. Pazienza! — Ho avuto in aggiunta una infiammazione terribile agl'intestini: ora sto meglio. Vado ad abitare una villa in riva al mare, in mezzo ad un bosco di olivi: eremo vero, ma magnifico per vista, per elasticità di aria, per promessa di salute. Credo, che anche a lei farebbe bene: però senza tanti preamboli, se nel mese di ottobre vuole venire a rifare la salute, venga: la villa è tutta mia; il tragitto da Livorno a Bastia è 6 ore; i vapori eccellenti; ella mi consolerebbe con la sua vista: povero Sig. Ferdinando, è tanto buono per me!... Mille cose alla Signora Teresa, e alle figlie. È stato rassettato il matrimonio della Sig.raErsilia? — Rispondendo, consegni le lettere al Corsi, che penserà a inviarmele. Addio a tutti.

Aff. Am.D. Guerrazzi.

Sposa! Quando lo amore feconderà il tuo seno, rammenta come il carissimo dei miti della nostrareligione sia la creatura, che allatta il suo creatore. I maestri di pittura sopra cotesta immagine dipingono una gloria meritamente. Dopo le bellezze celesti gli Angioli non possono deliziarsi in contemplazione più divina di quella della madre, che nudrisce di sua sostanza il proprio figliuolo. La religione degli antichissimi padri immaginò la capra amaltea altrice di Giove, e le stille di latte cadute pose nel cielo a formare la via, che noi chiamiamogalassia: la nostra non pose le stille di Maria in parte alcuna del firmamento, ma la umanità le raccolse nel profondo dell'anima, onde Maria venne salutata regina dei cieli, e vi regnerà eterna perchè regina dei cuori.

Donna! Educa primamente il tuo figliuolo alla forza. Tu bada a me, che amo, e sento, e lascia dire le dotte larve, ludibrio di uomo. Può egli ricavarsi suono gagliardo dall'arpa fessa? Col corpo languido potrà l'anima durare nei suoi alti proponimenti? No, il corpo sano in pugno all'anima sana, è come l'asta di Vulcano nella destra di Achille. Il figlio, che ti desidero, o Donna, sia forte, sia bello, sia virtuoso, ma tu domanda dal cielo, che queste grazie si succedano ognuna nei loro tempi come le stagioni della vita.

Donna, in buon tempo pensa, che il tuo figlio virtuoso sarà perseguitato; contro i buoni si accampano nemici tutti i vili, e questi sono i più: e tu fino d'ora rammenta, che l'asilo più sicuro pel figlio negl'infortunii della vita occorre nelle braccia materne sollevate sopra la sua testa.La donna di Ges, che stringendo il suo pargolo al seno fugge in Egitto per sottrarlo alla persecuzione di Erode, offre per la umanità trionfo più glorioso di quello, che menò Giulio Cesare sopra Farnace veduto, e vinto.

Donna, Lutero leggendo la Bibbia là dove narra di Dio, che domanda al padre Abramo il sagrifizio d'Isacco, notò in margine: «Ma Dio non avrebbe osato domandarlo a Sara.» Queste le sono fole, ma se il Creatore avesse domandato il sagrifizio del suo sangue alla madre, sai tu che cosa gli avrebbe risposto? «Ente maligno, e crudele, cerca i tuoi trastulli fuori delle viscere delle madri.» Ma quando la Patria, la cara Patria, ha detto alla madre: «Ho bisogno del tuo figlio», che cosa ha risposto la madre?

— Lo aveva generato appunto per questo, — tali furono le parole della madre di Brasida, quando le annunziarono il suo figliuolo caduto per la difesa di Sparta.

Donna, e tremando io te lo annunzio: se il figliuol tuo, la carne della tua carne, dovesse un giorno salire il patibolo, bada al delitto non alla pena: pensa, che anche il patibolo è diventato segno di adorazione: rammenta che Maria compresse l'anelito tremendo di madre, e potè consolare lo sguardo moribondo del figlio col suo sguardo: non porre in dimenticanza mai, che uno dei titoli della Madre di Cristo — forse il più grande, certo il più pietoso, — è quello di Madre dei dolori.

Ma Dio disperda questi augurii, e, come il miocuore desidera, ti mandi figli forti — belli — virtuosi — e felici.

Bastia, Belgodere 10 8bre 1853.

F. Dom. Guerrazzi.

Carissima Sig.rae Parente

Io non ebbi più sue nuove, nè di Ferdinando, nè delle figlie: ciò mi duole assai, molto più, che la famiglia era in condizione non lieta; se fosse stato altramente, sopporterei con più rassegnazione il loro silenzio. Mi scrivano dunque, mi visitino con le loro lettere: io qui sono solo, e mi sono fatto uno esilio nello esilio: amicizie corse ho poche, italiane nessuna, e veramente se togli pochi non ne giova. Sicchè mi raccomando.

Siccome è venuta presso me la nipote, così incominciano le mode: essa mi chiede di posta vestito, e cappello. Ed io mi rivolgo a lei perchè costà si spendono meglio che a Livorno: le includo mostre di velluto, e nastro: di questo ne prenderei quanto basta per un cappello, e i fiorellinidi accompagnatura. Maria in certo fondaco in Vacchereccia ebbe tutto per uno zecchino: però si compiaccia acquistarmeli, e, mediante qualche riscontro, mandarli al Dot. Antonio Mangini, Livorno — Palazzo Bartolomei, 2.opiano, v. 4 Scali del Pesce.

In quanto a me, se non eseguisce la commissione non la tormenterò, perchè non ho intenzione portare cappelli di velluto co' fiori, ma per parte della ragazza potrebbe essere diverso.

Mi ragguaglierà anche del minimo prezzo col quale si può avere la seta di cui accludo mostra. Dello importo del velluto la rimborserà il D.eMangini. In aspettazione di sue lettere e pregandola dei miei saluti a Ferdinando, ed alle figlie, con vero piacere

Bastia 10 10bre 1853.

Suo aff.oamico e parenteD. Guerrazzi.

Carissima Signora Ersilia

Oh! questo poi lo sapeva, quando lor signore si ficcano in testa una cosa, e che contiamo noipoveri babbi, e poveri zii? Meno, che nulla. Infatti, e come potremmo sostenere la guerra civile? Noi correremmo rischio, mantenendoci in istato di ostilità, a trovare la nostra pappa diaccia, e buona a impastare gli avvisi della lotteria Poniatowski; tossendo, a sentirci dire: lisca! — a non trovare berretto da notte, le pantofole, la veste da camera; a trovare il letto marmato, lo scaldino pieno di acqua, sul guanciale un ago, nelle scarpe un sassolino... misericordia!

Il padre di famiglia eccolo con la corda al collo ai vostri piedi, si arrende a discrezione, e voi, belle come pietose, usategli carità.

Ma l'uomo pel quale, voi amabilissima, diventate di ora (i maldicenti dicono tutti i giorni come ilpanem quotidianumdelpater noster) in ora demonii incarnati, non vada lieto del suo trionfo: brevi gioie ha da aspettarsi, ecco la vita del marito: a tavola serva sempre, e a lui il più delle volte non rimanga minestra, o gliene rimanga poca, e fondaccio, della carne l'osso, del pesce le lisca, e di tratto in tratto, purchè non passi in consuetudine, la testa, e la coda: paghi il sarto, il mercante, il parrucchiere per fare comparire la moglie ornata, ma egli non sia temerario di darle braccio; al teatro si levi sempre, e ceda posto al primo venuto, e rimanga confinato accanto alla porta, esposto al reuma perpetuo; non si attenti salire in carrozza della sua consorte, ma si dica beato se, in passando, lo impolvera, e lo infanga; queste ed altre le giuste pene dei giovani per i peccaticommessi e fatti commettere a danno di noi poveri babbi, e poveri zii.

Discite justitiam moniti.

Fuori di chiasso, sono lieto delle sue contentezze; saluti il buon Ferdinando, a cui auguro vedere cinque, o sei nipotini intorno a pungergli le gambe con le spille; non è vero il detto del frate; meno galline, meno pipite. La creatura umana vive di affetti, senza essi la vita è un festino senza lumi. — Alla signora Teresa dica, che spero vederla venire a prendere i bagni di mare quaggiù. Starebbe magnificamente, con piccola spesa; in paradiso, in somma; molto più che, attaccandomi un barbone, io potrei sostenere le parti di Padre Eterno. I miei nepoti salutano lei, lo sposo, e tutti di casa. Scrivetemi, che le lettere dei cari amici come voi, mi sollevano, e quando le ricevo, sto bene tre giorni.

Bastia, Villa di Belgodere, 27 Feb. 1854.

Aff.oAmicoD. Guerrazzi.

Bastia 23 Marzo 1854.

Carissima Signora, ed Amica

Ebbi a questi giorni la sempre cara sua lettera del 13 corrente, dalla quale sento il matrimoniodella Signora Ersilia; ella è felice; basta. O che cosa importa che quel benedetto Ferdinando si triboli a lambiccarsi il cervello se questa prosperità sia per durare o no? O che si è messo a fare l'astrologo? Lasci fare i lunari al Formigli. Godiamo del presente: noi poveri mortali siamo soli padroni del presente, ed anche è bazza. — Non ispendo parole a persuaderla che sto in Bastia; di qui non mi mossi mai, nè ho intenzione di muovermi; quando a Dio piacerà, mi muoverò per rivedere la dolce Patria, e voi diletti amici; e ciò avverrà tosto che si allontanino le armi straniere: fino a quel punto mi piace mantenermi esule. Nel mese entrante conto visitare l'Isola bella di memorie che piacciono al nostro cuore a cagione del Sampiero e del Paoli. D'altronde io sto benissimo con questi Corsi, dacchè i miei nepoti nasceano da madre Corsa, e gli amori di parentela sieno qua stupendamente tenaci, ed estesi. Nessuno vi ha retto lungamente, io ci sto volentieri, grazie alla mia casa, che pare fabbricata dalle mani delle fate, e alla parentela. Non passa giorno che non vengano a visitarmi dalla vicina città! Creda, Sig.raTeresa, è uno incanto, e se le ho detto venga a prendere i bagni di mare quaggiù, io gliel'ho detto perchè se ne troverebbe contenta. A Ferdinando dirà che mi scriva quando vuole, ma mi dica tante cose: che cosa dicono, che cosa pensano laggiù? Che cosa fanno non importa, perchè non fanno nulla, e questa è vecchia; ma le ciarle, il bisbiglio, e se si preparano ad accogliere i Cosacchi.

Saluti e carissimi a tutti per parte mia, dei nepoti, e della Maria che ingrossa a vista: ella mi abbia sempre

Per suo Aff.oAmico e P.D. Guerrazzi.

P. S. Mandi le lettere per me al S:eD:eAn:oMangini, Livorno.

Villa Belgodere 23 Ap. 1854.

Carissima Amica, e Parente

Se a lei, ed ai suoi giungono gradite le mie lettere per la benevolenza, che mi portano, graditissime mi hanno a riuscire le sue per affetto, per gratitudine, e per necessità, però che per gli esuli tutto quanto muove dalla Patria assume una certa fisionomia come di religioso, e di santo. In questi giorni la morte ha diluviato fra i miei parenti ed amici; pure la nuova della partenza del D:oGius: Guerrazzi ha contribuito non poco a contristarmi: vero è però, che la sua età era matura, e la morte è la conclusione della vita. — Bisognerebbe che la morte di un tanto uomo fosse annunziatanei Giornali con un breve cenno biografico; ma a questa ora ci avrete pensato, ond'io con queste parole porto frasconi a Vallombrosa.

Non ho veduto nella sua lettera parola riguardante le figlie: perchè questo silenzio? Fu casuale o a disegno? Se casuale, la prego a ripararlo, se a disegno, sarei temerario se le domandassi la ragione? I nepoti, e Maria stanno bene e le si raccomandano.

Fin qui a lei; adesso al Sor Ferdinando.

Credo benissimo a quanto ella mi dice, e la dispenso da giurarlo, ma non ci vedo verso: pur troppo temo il serpente abbia ragione: astuto è costui, e capacissimo a speculare il tempo pei suoi vantaggi. Io intendo benissimo, che volere riportare tutti i bisbigli di Firenze equivarrebbe ad ammazzare a colpi di pugnale tutti i moscerini, che si aggrappano intorno una botte di vino andata a male, ma pure taluni per la loro singolarità meritano essere riportati: me ne scriva dunque di qualcheduno. Il fondo della cosa è, che ormai non si sa più dove andiamo a cascare: ed io mi sogno una seconda santa Alleanza da Pietroburgo a Napoli; e il Papa liquefarsi, e noi respinti nella barbarie per qualche secolo. La confusione entra nelle faccende del mondo: nessuno fa la sua parte, e nello scompiglio contano le baionette, e Austria, Prussia, e Russia ne hanno molte, e appuntate. Francia non crede più a nulla; i popoli sono sfiduciati, discordi, queruli, e ciarlieri, e codardi; tra una bastonata e l'altra purchè possano rosicareun osso, e basta: per ora non vedo, che male, ed ogni rimedio, quando mai potesse apparire, temo sia tardi. Le stringo la mano e le do un bacio di cuore.

Suo Aff:oAmico e P.D. Guerrazzi.

Bastia 20 Ag. 1854

Carissima Sig. Ersilia

Appena mi capiterà la occasione di spedirle un foglio, che non tocchi quarantina, avrà quanto ella, e l'amica sua desidera, non nuovo ma accomodato al soggetto; dacchè anche gli Album possono spargere buon seme, e il come lo dirà lo scritto. Non ho anco ricevuto laBeatrice. Io non l'ho potuta correggere, e temo vi sieno errori non pochi. Si emenderanno in altra edizione, se ciò fosse accaduto. Sento, che Pappà la legge, ella pure la leggerà: il vostro parere non chiedo, tanto mi procedete parziali, che parrebbe accattare lodi. No, senta quello, che la gente ne dice in pro, econtra, e si compiaccia trascrivermelo, onde io ne faccia, se merita, mio prò. — Conforto lei, e tutti a scrivermi le cose del paese; voi avete tempo per farlo, ed io m'illudendo sopra lo esilio penso così starmi in casa. Quando ritornerò, e ritornerò mai? Questo Dio solo sa. Intanto compie l'anno della mia partenza. Certo è amaro lo esilio, ma non è dolce starci in casa come state voi, e questo pensiero, invece di sollevare, accresce le noie. Sento però, che i privilegiati vivono contenti, e ai bagni si balla in allegria, mentre in città si muore di colera, e di miseria. Questo non mi maraviglia; dev'essere così, gli schiavi a catena non ponno avere i sensi degli Scipioni. Eppure la parte sana avrebbe da usare il disprezzo, arme non proibita, e che pure fa le più profonde ferite. Dicano quello, che vogliono: la Patria sta in mano delle donne; queste non possono difenderla con le armi, ma creano, ed allevano le braccia, e i cuori bastanti a ciò. Saluti a tutti in casa, e fuori agli amici se me ne rimangono, e se si ricordano di me.

F. D. Guerrazzi.

Set. 1854

Carissima Sig. Ersilia

Se prima non adempii la promessa, e' fu per difetto di occasioni di mandarle la lettera. Se l'amicaavrà cuore di mettere nel suo Album la pagina scritta, non mi dorrà di avere sprecato il tempo in queste baggianate. A un patto solo è sopportabile l'Album, ed è, che contenga quello, che io dico. E, quando sia cosi, non solo non fu grave, ma avrò caro contribuirvi. — Mi scriva, mi parli di lei, della mamma, del babbo, della sorella, di tutti, e di tutto. Ha letto laBeatrice? Morta o viva, è suo destino capitare in mano dei carnefici, e degli sbirri, e diValentino Turco. Ch'effetto le ha fatto? Che ne dicono?Crucifige, plagas. La scotta, e la dicono eretica; ma non è cosi, frusta, e smaschera cotesti formicoloni del diavolo. O che credevano, che mi volessi ingoiare l'ergastolo come un sorbetto? Hanno finito essi: ora incomincio io. Una volta per uno, ed io non mi rimarrò finchè non gli abbia schiacciati come scorpioni. Addio.

AffezionatissimoD. Guerrazzi.

Bastia 17 Set. 1854

Caro Amico

Lasci dire, che alla fine si quieteranno. L'accusa di avverso alla religione è ignoranza, o ribalderia.Pochi, io credo, sentono la religione come me; certo non religione di Preti, tutto altro, bensì la religione di Gesù Cristo Salvatore; tentano confondere il personaggio del Cenci coll'Autore; il Cenci fu iniquo due volte il doppio di quello, che dico io; degna la morte alla infame sua vita; e mi pare, che veruno al mondo poteva esporlo alla esecrazione pubblica come ho fatto io; e Beatrice, ch'è protagonista del libro, e donna Lucrezia, e Bernardino, e Virgilio santissimi tutti perchè non li contano? Ma il libro, e la sua morale, non si devono giudicare dal linguaggio dei personaggi, bensì dalle considerazioni dello Autore. E Cenci non è nuovo a Firenze; vi è un Cenci di Shelley tradotto dal Niccolini, e stampato fra le sue opere dal Lemonnier; leggano e confrontino. So della persecuzione, che incontra; doveva essere. Ebbene, se vogliono battaglia, sono pronto a sostenerla: certo contro quegli abietti, che hanno reso nome di orrore la giustizia, ed atterrato questa colonna santissima su cui appoggiavasi la società, guerra sempre, finchè non sieno smascherati, e costretti a nascondersi per la vergogna. Anzi, trattateli bene questi scellerati; essi vorrebbero mangiare in pace, tranquilli, e per di più onorati, la infamia propria, e il sudore del popolo. Io li ringrazio di provocarmi, li attaccherò al palo, e ve li freccerò come fecero a San Bastiano. Se quelli che si avvisano a dire: fate piano, sapessero quattro anni e un terzo di prigione, che sia, e la salute rovinata, e le convulsioni e l'epilessia, e la rabbia di quella sbarazzinescaimpudenza, e il sentirsi venduto dalla plebea viltà di otto o dieci mascalzoni... ma lascio, perchè mi viene il sangue al capo. — Fin qui non mi è capitato occasione di mandare il foglio alla Sig. Ersilia, e le quarantine durano. Qua continuiamo sempre senzacholera, e questo è il meglio. Giorni sereni per me squallidi e non per me, ma per la miseria della Patria, e dei miseri emigrati. Parecchi si ammazzano per disperazione, altri s'ingaggiano nella legione straniera, ch'è una morte più lunga. Povero.... povero... sangue, e Dio ne chiederà conto a cui n'è colpa, e con Dio fraude nè forza valgono. Saluti caramente la consorte, e le figlie; ella, o le donne non intromettete scrivermi, e come vi ho detto, di tutto, e su tutto, perchè anche una lucciola fa lume. Mi continui la sua cara amicizia, e mi creda sempre

Aff:oAmicoD. Guerrazzi.

Carissima Sig. Emilia

Mi è stata sommamente gradita la carissima sua del 20 del passato mese, dalla quale sento le nuove sue, e di tutti di casa. Tanto la salute èbuona, e se il Babbo ha ritrovato, povero uomo, un po' di calma, anche questo è benefizio di cui abbiamo a ringraziare Dio. Non so com'ella dica, che non hanno festeggiato il giorno onomastico della Mamma, se la sorella sua la presentò di versi, ed ella di un lavoro all'acquerello? nè meglio per loro, nè più giocondamente per la Sig. Teresa, potevano solennizzarlo, che presentandola di tali nobili frutti dello ingegno: quello che tutti possono fare, come un pranzo, poco è da pregiarsi. Festeggino sempre così le solennità domestiche, che le festeggeranno bene.

Se là tempesta, qua rovina; miseria crescente, e caro orribile di ogni cosa; ilcholeracessò da molto tempo, e, quando apparve, appena si fece sentire, grazie alla eccellenza di questo clima; ma la città è desolata, a cagione delle famiglie, che hanno i loro congiunti alla guerra, e sono moltissime, però che i Corsi amino il mestiere delle armi, reputandolo scala da salirsi presto, e spesso s'ingannano.

Qui s'insinuarono i Gesuiti, e si dimenano quanto il diavolo nella pila dell'acqua benedetta per fare proseliti, ma invano. Giorni sono bandirono gran festa per quaranta martiri di loro; prediche, mortaletti, un quadro sterminatotintoin tre giorni, ed esposto come il gabbamondo dei teatri diurni, messa, fanfara.... raccolsero quattro franchi e dieci soldi: condannati nelle spese! È inutile, per essi è finita; rassomigliano al

«Quatriduano Lazaro, che pute.»

«Quatriduano Lazaro, che pute.»

Spero, che se ne andranno con le trombe nel sacco, perchè, dove non si guadagna, lasciano la presa.

Saluti tutti in casa, anche per parte dei nepoti e di Maria, ed ella mi abbia sempre

Bastia 15 Novemb. 1854

Per suo aff.oAm.D. Guerrazzi.

Bastia 17 Marzo 1855

Carissima Sig. Ersilia,

Cosi è, io le scrissi due volte perchè mi riesce sommamente grato rispondere subito alle sue lettere, che mi arrivano carissime; però non voglia maravigliarsi se le sono andate perdute; la Polizia, come donna, qualche volta è curiosa; e, se può rammendare lo strappo, le consegna, diversamente, le consegna a Vulcano.

Anche qua avemmo sciagure orribili a deplorare; nei giorni nefasti 15-16 Febbraio proruppeun uragano spaventevole, migliaja di olivi sradicati, o schiantati per lo mezzo, casamenti naufragati, e una fregata bellissima con 750 uomini perduta così, che non si è salvato neppure un uomo. È venuto alla spiaggia il cadavere di un Corso, un tale Zuani, e gli hanno trovato in tasca una lettera per sua moglie; passando rasente all'isola sperava trovare qualche pescatore a cui consegnarla, ma l'ha portata egli stesso.

Io sto raccogliendo notizie su la Corsica: ho intenzione di scrivere un racconto intorno al Paoli: il contrasto di questi costumi co' turpissimi, vigliacchissimi e frivolissimi nostri, mi piace; meglio, oh! meglio barbari così, che civili come nella fogna che si chiama Firenze.

Tutti stiamo bene, e tutti salutiamo lei, la sorella, e Babbo, e Mamma; ci dia le sue nuove, e dei suoi, e mi abbia sempre

per suo Aff:oAmicoD. Guerrazzi.

Bastia, 15 Apr. 1855

Mio caro Ferdinando

Avevo sentito le disgrazie del nostro povero paese e la si può immaginare se contribuiscanoa contristare uno spirito già contristato — Piove proprio sul bagnato! — Nè, da qualunque parte ci volgiamo, apparisce punto di chiaro. Sento, che hanno richiamato i tedeschi di costà; anche questo è qualche cosa, disse quegli che pisciava in Arno.

Mi ha raccontato un uffiziale francese, venuto di Toscana, di certo duello fra un tedesco insultante, e un toscano, con la peggio del primo. Grande errore fu quello di chiamare i tedeschi in Toscana. Sono odii nazionali, che non si spengono manco con l'acqua santa. Rivoluzione. Reazione. Transazione; ma la terza parte non vogliono imparare, e forse è tardi, e le ingiurie troppo grosse. Hanno creduto farmi danno mortale, e me ne hanno fatto, e Dio lo sa, ma non è il peggiore dei mali starmi sopra uno scoglio, che sembra ben piantato a guardare cui tribola nell'acqua grossa.

Vivo in paese napoleonista per interesse ed anche per genio, ma ogni dì più incupisce, e del futuro teme assai. Considera non la guerra, ma il modo rovinoso, e funesto. Di prendere Sebastopoli, non è più quistione, e su l'Austria non contano per nulla, quantunque confessino, che romperla coll'Austria sarebbe uno stroppio per loro. Noi italiani considerano per buoni a nulla, come se essi fossero buoni a qualche cosa. Quando ci sono io gliele canto in rima, ma, come a Dio piace, fin qui veruno mi ha risposto.

In casa stanno tutti bene, e vi salutano, in ispecie la buona Maria; io così così, che i nervi egl'intestini non danno tregua; pure, malato o sano, sono sempre

Il suo Aff:oAmicoD. Guerrazzi.

Mille cose alla Sig.raTeresa e alle figlie.

Carissima Sig. Ersilia

Dalla ultima sua ho sentito con piacere inestimabile le nuove del bene stare suo, e della famiglia tutta: però questa contentezza in parte viene amareggiata da quanto mi assicurano parecchi che hanno corrispondenza con Firenze, voglio dire che il cholera sia comparso costà, e minaccioso al punto di fare venti vittime al giorno. La prego a chiarirmi se questo fatto è vero. Non mancherebbe altro pel mio povero Paese. Mi parrebbe posto a bersaglio dell'ira degli uomini, e di Dio: ma voglio sempre sperare che ciò non sia.

In qualunque caso taluno trova il suo tornaconto; però non maraviglio sul rimpianto degli ospiti nemici; confido sia di pochi, che se all'opposto fosse di molti, ciò mi angustierebbe più del mio esilio.

Non è accaduto a lei, ma accade a tutti fare esperienza a spese proprie: e siccome l'acqua passata non manda molini, così il meglio sta nello attendere ad accomodarsi, con minore disagio, che si può, nelle condizioni presenti; perchè sa ella? Dalle rovine di un palazzo si può ricavare materia da fabbricarci una casetta da abitarci comodamente. E poi la vita è una battaglia, e tenga per matto chi crede non averne a toccare. Io me ne sto mestamente tranquillo: nulla desiderando per me, moltissimo per la Patria: ma qui la speranza mi si sbiadisce ogni dì più, quantunque i concetti della emigrazione tengano del febbrile: intendiamoci però, io dico di speranze immediate, perchè rispetto al fine inevitabile delle tendenze umane io non sono dubbio: la via è lunga, anzi non terminerà mai, ma veruno si auguri far camminare la società all'indietro: la natura è ella morta nello inverno? Senza i rigori invernali noi non godremmo Aprile. Si consoli; saluti la Sig. Teresa, il Babbo, e la sorella: mi scriva più nuove che sa. Qui in casa si raccomandano tutti alla benevolenza sua, e dei suoi; ed io facendo lo stesso ho il piacere di confermarmi

Bastia 20 Maggio 1855

Suo Aff.oAmicoD. Guerrazzi.

Bastia, 15 giugno 1855.

Carissima signora Ersilia

Sento con vivo dolore lo stato cagionevole dell'ottimo suo padre; molto più, che argomentando costà la stagione peggiore di qua, temo non sia per nuocergli. Io credo, che una cosa sola potrebbe sanare il povero Ferdinando, e sarebbe mutare aria, prendere le acque di Vicovaro, o altre simili, e poi per qualche tempo starsene a Livorno, dove potrebbe benissimo accudire ai negozi, e forse facilitarli, e ampliarli. Soprattutto mutare affatto sistema di nutrizione; esaminare attento quello che giova, e quello che nuoce; temperare la crudità con qualche rimedio blando, e mano a mano abituarsi al moto. Finchè stiamo nelle mani ai medici poveri noi! E lo so per prova. — Noi le Dio grazia stiamo bene. L'emigrazione tutta, dopo l'attentato del Pianori, è tormentata dalla Polizia, e internano or qua or là i più pericolosi, o riputati tali. — Ho percorso tutto il Capo Corso, e l'ho trovato bello di aspra bellezza; strade sul fianco di rupi scoscese, nere, e il mare sotto anch'esso nero, ed ampissimo; monti sopra monti, e gli ultimi incoronati di neve perpetua; paesi posti colà dove la rondine dubita porre il nido; miseria e cupidità smisurate, e qualche fortuna fatta in America straricca. Continui a darmi nuove di casa, gradisca, e faccia gradire alla Mamma, Babbo,e sorella i saluti miei, dei nepoti, e di Maria, e mi tenga sempre

Aff. Am.D. Guerrazzi.

Carissima Amica

Prima di tutto rettifico un fatto: io non ho detto già, che dubitava causa del non iscrivermi la paura di lordarsi i guanti, bensì le dita: e questo è altra cosa; perchè i guanti poco hanno da premerle, ma la mano le preme, e a ragione, perchè ottenni, che mi fossescopertacome la SS. Nunziata, e la trovai bellissima. Ma io volli scherzare, ed ella è troppo buona per rimproverarmi un riso appassito, nato appena a fior di labbra, e morto subito. Mi scrissero dello amico Corsi, della scossa, dello sdegno pubblico, della infermità: ma veruno, tranne lei, mi avvertì della pronta guarigione. Gli altri soddisfecero alla curiosità, ella sola al cuore: ma ella è donna, e queste tenerezze, non ci è che dire, non sanno conoscere altri che le donne.

Se possa o no verificarsi quello che mi scrive,sta in lei: quello di cui l'assicuro è questo: qui spirare aria pura, qui non sapere cholera che sia, qui poterci fino a tutto settembre fare bagni in mare: una dimora lunga, grave, un soggiorno breve, divino, ed esserci qualche villetta assai conveniente da potervisi ripiegare due famiglie, e non cara. Sicchè se il cholera cresce, il che Dio non voglia, qui avrete asilo, e, meglio che asilo, salute, perchè Ferdinando potrebbe sperimentare le acque di Orezza per la sua infermità miracolose.

Quaggiù niente di nuovo, ma in grandissima aspettazione. Saluti tanti a tutti.

Bastia, 27 luglio 1855.

Affez. Amico e parenteD. Guerrazzi.

Cariss.aSig.raErsilia

I mali dei nervi, lo creda allo esperto, si guariscono meno con le medicine, che con la propria volontà. Animo più riposato, genere di vita mutato interamente, e aria, e aspetti di cose nuove li cacciano via: ella lo sa pur troppo; alle Murate mi visitarono garbatamente tre accidenti nervosi,epilettici; temeva che la munificenza di Leopoldo II mi avesse donato per sempre questo guiderdone reale — dacchè gli antichi lo chiamassero morbo regio — ma ridottomi qui, sedato l'animo, mutati modi di vivere, esponendomi sempre all'aria, immergendomi nel mare, sento a poco a poco scomparire il male. Ella adoperi il medesimo sistema, e si faccia animo; ai giorni nostri si vuole la donna forte, che scuote l'avversità come la polvere dalla testa. È molto tempo, che sapevo la morte del povero Chiarini, e delle misere condizioni della famiglia: anch'io mi adopererò fare quanto più posso. Egli era uomo di fede. Con dolore odo non diminuito, ma cresciuto, il morbo costà, e, da due ordinari mancandomi lettere dell'amico Corsi, me ne spavento. Qual sobbisso di guai sono piovuti sul mio povero paese! E non siamo a mezzo. Mal fa chi dipinge il futuro di rosa; il futuro è nero; il mio cuore è pieno di compassione per quei matti, che stanno a sciupar tempo in processi puerili, e non vedono qual beccheria il tempo appresta per loro, ed anche per noi. Un giorno di febbre, accompagnata di delirio, agiterà il mondo: questo non credono, a questo non pensano; se tu lo predichi, ti ridono in viso, si sa; è decretato, nessuno si ricrede dalla sua infamia. — Cotesto paese, veduto da lontano, fa figura di decrepito cascato in melensaggine; — melensaggine bizzosa, cattiva, ma melensaggine da vecchi decrepiti. — Così piacerebbe sempre a cui piace; ma altro è popolo, altro ègoverno, e la distinzione quest'altra volta sarà detta in guisa che non sarà più dimenticata. Ma noi altro non possiamo che contemplare e compatire tutti, amici come nemici, però che, quando la mano di Dio percuoterà, non vi saranno amici nè nemici, bensì unicamente sventurati. — Che fa la signora Teresa, che la sorella, che il babbo? Non temano; bravi; la paura è mezza malattia; io traversai due cholera senza pensare a ripararmi, e sì che furono fieri, ma fieri davvero! — State sani, amateci, ed abbiate grati i saluti miei, dei nepoti, e della famiglia.

Bastia, 30 ottobre 1855.

Aff. Am.F. D. Guerrazzi.

Bastia, 29 9mbre 1855.

Cariss.oAmico

Sempre care mi arrivano le notizie sue, e di casa: vorrei fossero migliori quelle della Ersilia, e penso, che la risanerebbe, qualora per parecchiotempo stèsse lontana dalla città su le rive del mare, o su l'alto di una montagna, mutando affatto genere di vita: bisogna pensarci.

Qua il cholera procede con molta severità, ci ha portato via parecchi conoscenti, e le donne in casa stanno di mala voglia; ma ormai partirci è dannoso quanto il rimanere; e bisogna far muso duro alla fortuna; sarà quello che sarà, e poi io mi governo un po' a uso Turco: era destinato!

Tempi mai più visti, piagge sformate, piani straripati, monti franati, ogni cosa per la peggio. Fame, miseria, orrori: e tutto questo a cagione della profezia: l'empire c'est la paix!

Della guerra niente; buttano fuori bolle di pace, ma non c'è da crederci. La Russia vuole rifarsi; certo ella sta su le spine, ma nè gli Alleati riposano su le rose. La guerra andrà per le lunghe, e si strazieranno, finchè l'Austria e la Prussia non ci entrino di mezzo. La Inghilterra già ci ha guadagnato!

Nè a noi sento meglio. Grande insegnamento sarebbe questo, che tanta mole di danni deriva dall'avere o con frode o con violenza rapito le libertà oneste ai popoli: ma sì, egli è un predicare alle rondini.

I miei saluti alla signora Teresa, e alle figlie per parte mia, di Maria, e di tutti. Mi voglia bene.

Aff. Am.D. Guerrazzi.

Bastia, 30 dicembre 1855.

Cariss.aParente ed Amica

Sempre grati mi giungono i suoi caratteri, comecchè non mi annunzino liete novelle.

Senta bene, e mi dia retta, unico rimedio di Ersilia, che ritroverà infallibile, è recarsi in campagna remota, e copiosa di paesaggi: darsi moto, accomodare lo stomaco, e il sangue, cibando latticini quanto più si può: insomma ingagliardire il sistemavenosoonde vinca il nervoso: in altro non isperi: ed io l'ho provato.

Che tempi orribili avemmo, signora Teresa mia, e in parte abbiamo: qui non caro, ma mancanza assoluta di moltissime cose, qui cholera in fiocca; qui diluvio universale: tutto adesso è cessato, non la fame. Quaggiù per ora non si può più reggere, che alle miserie l'Italia ha aggiunto le sue: meglio di 10,000 contadini sono venuti quaggiù: e, orribile a dirsi! da Lucca mandarono orfani, i quali si vendevano pubblicamente da 10 a 12 franchi a capo.

Queste cose eravamo riserbati a vedere in mezzo del secolo decimottavo.

Le auguro anno migliore del bruttissimo chemuore; saluti tutti in casa per parte mia, e dei miei, e col desiderio, non con la speranza di rivederla, mi confermo

Suo aff.oparente ed amicoD. Guerrazzi.

Bastia, 23 giugno 1856.

Cariss.aparente ed amica

Certamente voi immeritevoli colpisce la fortuna matta e maligna; ma mi riesce di non mediocre consolazione udire come rimetta alquanto dei suoi rigori, e se, come spero e desidero, l'aria, e i bagni di mare, renderanno la salute intera all'ottimo Ferdinando, non la malediremo del tutto. — Per ora la stagione corre contraria: ieri ebbi a vestire di panno: oggi poi fa caldo. Sono stato a viaggiare per l'isola: natura aspra, e gli uomini altresì, ma di cuore, la più parte s'intende.

Per iscrivere sopra un argomento, quante volte ho potuto mi sono recato su i luoghi, e me ne sono trovato bene.

S'ella non ha da darmi nuove, pensi se io, che vivo appartato in questa remota parte di mondo.

Di tornare a casa non desidero nè spero. Con la libertà ne sono uscito, e non vorrei tornarci che con la libertà. Quantunque gli anni incomincino a farsi molti, io ho fiducia in Dio, che la patria nostra tornerà a godere le oneste franchigie, che sono bisogno della odierna civiltà, e cesserà il mal governo dei pessimi, che in ogni tempo di miseria pubblica scappano fuori, come erbacce da un campo non coltivato.

Saluti tanti in casa, ed ella mi abbia sempre

Per aff.osuo parente ed amicoD. Guerrazzi.

Bastia, 21 agosto 1856.

Cariss.aSig.aErsilia

Avrei dovuto rispondere prima alla sua lettera graditissima del 12 corrente, molto più che la materia lo meritava davvero: ma ho dovuto procrastinare, stante che ancora io ho sofferto un disturbo intestinale di cui non sono per ancora rimesso. Sento con infinito dispiacere, che la salutedel buon Ferdinando non migliora, e a parere mio non fu savio repugnare al taglio dello ascesso; ma forse a questa ora lo avrà fatto coll'opera dello Zannetti: tanto io, quanto Maria e gli altri di casa, desideriamo avere notizie del Babbo, e le auguriamo migliori. Possa questa speranza non rimanere delusa! In attenzione di suoi riscontri, pregandola di dire tante cose a tutti, io mi confermo

Suo aff.oamicoD. Guerrazzi

Comigliano, 20 novembre 1856.

Cariss.aparente ed amica

Ella mi narra disgrazie, io le taccio le mie, e se le mie consolassero le altre non mi starei in silenzio; ma come le crescerei il fascio senza pro, sicchè meglio e fare come faccio. — Il freddo mi travaglia, e non siamo a nulla. Non ho mente a scrivere per ora, ma quanto prima qualche cosa di fatto uscirà in luce. Sto solo in una villa arcigrandissima,e messa su alla grande: ci abitò la ex regina di Francia moglie di Luigi Filippo, ed ora la sua nuora mi sta poco lontana. Curiosa! tutti frantumi gettati alla spiaggia.

Parliamo di lei. Intorno a Ferdinando, pazienza, dacchè il male se ne va; per Ersilia poi, finchè non muterà affatto sistema di vita, non guarirà mai; vuolsi aria montanina, e molto affaticarsi, e nudrirsi, e ingrassare.

Quanto mi ragguaglia, circa a femmine, è brutto; più di tutto mi dolse dell'Alberti, di cui le sembianze tanto erano gentili, ma costumi secondo tempi, come frutti secondo gli alberi. Noi Toscani siamo ludibrio per la nostra codardia, e rilassatezza.

Addio, stia sana, e si ricordi di noi. Salute a tutti.

Aff.oparenteD. Guerrazzi.

Genova, 5 giugno 1857.

Caro Ferdinando

Ho ricevuto la carissima sua del 17 maggio, e da questa mi pare dovere intendere che la signoraErsilia ebbe la bontà di mandarmi due lettere senza ch'ella ne avesse risposta. Che sia cosi non l'impugno, dacchè l'afferma; quello che le posso affermare è, che io ho risposto sempre esattamente, onde ci dobbiamo dolere che le abbiano ad essere andate smarrite.

Mi rincresce che la sua salute non migliori; ma pure, avvertendomi ella, che per guarire radicalmente abbisogna per due mesi dei bagni di mare, mi è dato argomentare che sia in cammino di guarigione. — Con tutti i voti le desidero, che questa avvenga per lei, per la famiglia, e per gli amici.

Non disperi; dopo uno sforzo successe sempre il periodo della prostrazione: questo importa nulla: a tempi quieti ci siamo noi che non pieghiamo mai. Quanto a salute sto bene. A Torino non vado; attendo a stabilirmi a Genova; dove ella venendo mi figuro, che mi vorrà onorare ospite. A tutti in casa salute, e ricordi amorevoli e grati.

Aff.oAm.Guerrazzi.


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