Chapter 3

Benedetta quella mano,Che il Rossi pugnalò,

Benedetta quella mano,

Che il Rossi pugnalò,

e levando in trionfo or l'uno or l'altro dei legionari (mai però il Brunetti!) fin sotto la casa, dov'erano raccolti in lagrime disperate la moglie e i figli del Rossi; tanto è vero che il giorno dopo imposero bensì colla rivolta un Ministero democratico a Pio IX col Galletti e lo Sterbini; ma nonosarono di più; non osarono proclamar subito la Costituente e la Repubblica.

Vi ricordate ora, o signore, che, appena trafitto il Rossi, i complici del Brunetti gli avevano fatto siepe all'intorno delle braccia alzate, lo avevano imbaccuccato in un cappotto da Guardia Civica e trafugatolo in fretta per una porticciuola di fianco? Ebbene, da quel momento, si può dire, l'assassino scompare per sempre; si dice il nome ora di questo, ora di quello, quasi mai il suo; il 25 novembre Pio IX fuggirà da Roma; il 5 febbraio 1849 si riunirà la Costituente; il 9 si proclamerà la Repubblica; il 3 luglio i Francesi, dopo superata una resistenza eroica, entreranno in Roma, e in mezzo a quella rapida e sfolgorante epopea della difesa di Roma, in cui brillano di gloria immortale tanti nomi sacri alla memoria degli Italiani, il nome di quel miserabile va travolto e perduto. Ma Garibaldi non si è arreso ai Francesi. Da Roma vinta il gran guerrigliero esce seguìto da molti compagni (Ciceruacchio e i suoi due figli fra questi) per raggiungere Venezia che resiste ancora; lo inseguonoquattroeserciti; passa fra mezzo a tutti invincibile, inafferrabile; sublime odissea, in cui, affinchè nulla manchi alla sua eroica poesia e alla sua grandezza morale, c'è ancora la morte alle Mandriole,presso Ravenna, di Anita, la donna amata da Garibaldi, e l'espiazione tremenda del delitto del 15 novembre 1848. Ciceruacchio e i suoi due figli, dopo che Garibaldi ha tentato imbarcarsi a Cesenatico per Venezia, dopo ch'egli ha dovuto retrocedere fino alle foci del Po e riparare nel porto di Magnavacca, Ciceruacchio, i suoi due figli e cinque altri, che li seguivano, si separarono da Garibaldi, cascano in mano agli Austriaci, e tutti, lo stesso Lorenzo, il figlio minore di Ciceruacchio, un bambino di tredici anni, trascinati sulla riva del Po a Cà Tiepolo, ora dei Papadopoli, sono fucilati, come belve rabbiose. Espiazione, sì, del vile assassinio di Pellegrino Rossi, ma il sangue innocente di quel bambino, che si aggrappa al petto del padre, mentre le palle li trafiggono entrambi, se implora perdono al padre ed al fratello, grida vendetta al cospetto di Dio contro chi l'ha versato e chi l'ha fatto versare!!

Luigi Brunetti, l'assassino di Pellegrino Rossi, è finito così, la notte del 10 agosto 1849. Tuttavia neppure allora apparisce il suo nome. Egli per nascondere sè e il suo misfatto s'è consegnato agli Austriaci sotto un falso nome, forse sotto quello diLuigi Bossi, e nella lapide che nella chiesetta di Sant'Antonio, presso al luogo del supplizio, ricordaquegli infelici, vi sono bensì otto nomi, ma manca il suo; v'è il nome falso; postuma espiazione anche questa!

Ora, ignoravano essi tutto ciò gli inquisitori e i giudici di Roma? Non direi! In quello stesso Sommario processuale del Laurenti, che il Giovagnoli chiama giustamente un romanzaccio da fare il paio conL'Ebreo di Veronadel gesuita Bresciani, v'ha le traccie delle conclusioni stesse, alle quali è giunto il Giovagnoli, v'ha le traccie cioè delle due riunioni, di quella del 13 novembre, in cui fu dai capi della demagogia romana deliberata la morte del Rossi, e di quella della notte del 14, in cui fra sei o sette figuri, che stanno bevendo in un'osteria a piazza del Popolo, comparisce lo Sterbini ed eccitato da lui Luigi Brunetti si profferisce pronto a scannare il Rossi il giorno dopo; ma l'inquisizione non si ferma su ciò, preferisce cercare origini remote alla congiura nel Congresso di Torino, in quello di Firenze, in un pranzo, a cui assiste con lo Sterbini e il principe di Canino, nient'altri che Terenzio Mamiani, sempre nell'intento non tanto di gravar la mano sui demagoghi peggiori, quanto di coinvolgere nell'infame accusa tutto il partito liberale e allontanare ogni sospetto dai clericali, che pure il Rossi aveva pubblicamente accusati.

A tal fine il romanzaccio si slarga; v'ha una prima congiura di certi fratelli Facciotti alla salita di Marforio; una seconda nei fienili di Ciceruacchio, in cui i congiurati sono a centinaia; una terza di Legionari reduci da Vicenza nel teatro Capranica; e all'ultimo le tre congiure s'intendono e metton capo all'assassinio del Rossi e alla rivolta del 16 novembre, con lo scenario d'obbligo dei giuramenti sui pugnali (giura anche il conte Mamiani!), del sorteggio dei sicari, delle prove sui cadaveri, degli avvisi misteriosi alla vittima designata. In tuttociò è confusione di fatti, di tempi, di uomini, e mescolanza di vero e di falso, fatta ad arte per un fine politico e non per scoprire la verità, che forse i processanti conoscevano, ma premeva loro assai meno. Ciò non vuol dire che fra i condannati del 1854 vi fossero innocenti. Non lo credo. Ma la verità è che la congiura diretta fu di pochi; l'indiretta di molti, e vi contribuirono ugualmente l'odio dei clericali, la timidità dei moderati, la perversità dei demagoghi, il fanatismo dei repubblicani, e per ultimo la stessa audacia del Rossi, la soverchia fiducia in sè ed il soverchio disprezzo dei suoi avversari.

Fu lasciato solo, quando salì al ministero, come fu lasciato codardamente solo (salvo che da PietroRighetti) il giorno, che dovette affrontare i pugnali degli assassini.

E appena egli è caduto, l'anarchia prorompe, il governo si dissolve, lo Stato, ch'egli reggeva nella potente sua mano, non esiste più.

Nondimeno il Mazzini ed il Saffi negano che fra l'assassinio del Rossi, la rivolta del 16 novembre, la fuga del Papa, la proclamazione della Costituente e della Repubblica vi sia alcuna continuità.

V'era tanto invece e così immediata, che nessuno pensò più neppure a scoprire e punire gli assassini del Rossi, ed i più noti fra essi ebbero premi, onori e compensi.

È un'onta questa, cui non bastano a lavare gli eroismi della difesa di Roma, perchè la Repubblica fu opera d'una fazione e la difesa di Roma fu invece un fatto ed una gloria nazionale, e in quella luce radiosa di battaglia contro lo straniero non campeggia la squallida figura di Mazzini, bensì risplendono quelle omeriche ed ariostee di Garibaldi, di Bixio, di Medici, di Pietramellara, di Morosini, di Mameli, di Manara, e di cento e cento altri guerrieri italiani, che cadono «col nome d'Italia sulle labbra e la fede d'Italia nel cuore!»

E Pio IX, di cui non abbiamo quasi più parlato?...Egli ha rinnegata la patria e chiamati gli stranieri; ilVescovo d'Imola, l'ospite caro di Giuseppe e Antonietta Pasolini a Montericco, il Pio IX dell'amnistia e delBenedite, gran Dio, l'Italiasono scomparsi. In loro vece è il tristo ceffo brigantesco del cardinale Antonelli. Meglio, non parlarne più!!


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