VPer una casa d'uomini era dunque passata, ed or già lontana pesava la fredda ombra della morte. Un'altra notte saliva nei millenni, bruciava le sue stelle vertiginose ai perduti confini del mondo.Quanti anni eran trascorsi dal primo giorno che un uomo uccise? dal primo giorno che un essere amò?Nulla; non si sapeva nulla. Tutto continuava senza meta, nell'infinito inutile andar del Tempo. Non si [pg!219] udiva che una sorda campana battere a colpi disperati... Era la campana della Bufera, la campana della Distruzione, la campana dell'Inutilità.E diceva infinitamente nell'infinito:«Io sono il Tempo: — ieri e domani.Io sono il principio di tutte le cose, — la fine di tutte le cose — ieri e domani.Quando vedrete accendersi una stella, direte com'io dico: — ieri e domani.Quando sarete giunti all'ultima di tutte le parole che sembrano vere, — dubiterete che sia vero il Tempo: — ieri e domani.Quando sarete giunti a questo dubbio, comprenderete che sono fermo, — che sono fermo come voi, uomini, e non esisto: — ieri e domani.Allora non sarò più il Tempo; — non sarò nè il millennio nè l'istante: — ieri e domani; sarò la favola eterna del mondo: — ieri e domani.»Lontana dall'amante, sola, nella sua coltre insonne, a lei pareva tuttavia di commettere peccato. E più forte, fra quei brividi che han nome di rimorso e di paura, la gioia del sentirsi libera le irrompeva nell'anima come un'ondata barbara di felicità, le brillava come un fuoco di stelle sui vertici della vita.Egli stesso non aveva osato entrar nella sua camera, ma, chinando gli occhi, le aveva detto sul limitare: — Non ancora, non ancora... È troppo presto, amore mio...Le aveva detto così, ed ella sentiva come lui che «troppo presto» era infatti per cominciare l'oblìo. Bisognava che il morto scendesse più profondo nella terra tenace, bisognava che anche l'ombra di lui si cancellasse da quelle tragiche pareti.Or si rammentava d'essere stata una sorella, una buona e devota sorella, ma già le batteva nel cuore il felice cuore dell'amante.[pg!220] V'è un giorno della vita il quale pare che raccolga in sè la conclusione di tutto quel che si fece, il seme di tutto quello che si farà. Ella pensava: — «Questo giorno è venuto».E mandava l'amore a cercare di lui, nel suo letto lontano, come traverso la notte manda il suo profumo un fiore.«Vivrò — pensava — nella tutela della sua forza, nel calore del suo coraggio; mi parrà, nelle sue braccia, di tornare ogni giorno a vivere la prima ora di vertigine, il primo smarrimento che provai.»E insonne si volgeva nella coltre molesta, evocando l'ombre del suo rimorso per incutersi maggior paura, ma pensando invece all'amore con un cuore involontario.Egli le aveva detto: — «È opportuno ed è necessario che fra pochi giorni ti lasci. Cerca di comprendere, Novella, ch'io debbo fare così...»Diceva questo guardandola, tenendo le due mani posate su le sue spalle con un atto di protezione e d'amore. Ella taceva; ma un grande smarrimento le invadeva l'anima; continue lacrime le brillavano su le ciglia ferme.Perchè lasciarla sola in quella tetra casa, dove non troverebbe alcun rifugio, quand'egli fosse lontano da lei? Perchè non portarla con sè nella loro città febbrile, nella loro città violenta, ov'egli sarebbe un uomo operoso ed ella un'amante nascosta? Perchè dissimulare, ed ormai vanamente, quello che tutti sapevano?Ma egli l'aveva serrata contro di sè per consolarla, ed aveva detto: — «Non ancora. Devo, per un'ultima volta, partir solo. Bisogna che tu cominci ad essere una mamma, Novella, ora che lo puoi. Ricòrdati che il nostro bimbo dovrà, nascendo, chiamarsi con il suo nome. È triste, è orribilmente triste... ma, che vuoi? l'uomo, anche il più forte, non può sottrarsi a tutte le catene, a tutte le commedie che intessono la vita. Più tardi certamente l'adotterò, farò in modo che il tempo [pg!221] me lo renda; ma, se vogliamo che sia felice, deve nascere nel cammino giusto, cioè nella menzogna. Tuo padre, tua madre, chiunque ci conosca devepoter credere così. Perchè, solamente in questo modo, l'opinione della gente saprà tollerare ch'io ti abbia amata. E sei tu che devi proteggere la nostra creatura, Novella... mi capisci? Sei tu.«Più tardi potrai venire in città, con Dora e con tua madre, se non vuoi trovarti sola in quel tuo appartamenento che forse ti spaventerà un poco. E attenderemo insieme che nasca il nostro bimbo, quello che noi dovremo amare molto, molto, Novella, perchè gli abbiamo dato più che la nostra vita...Così parlando la guardava; una specie d'inerte fissità incatenava i suoi occhi per solito così mobili; una specie di pesante oppressione incurvava la sua maschia fermezza.«Quando sarà nato, — egli riprese, — potremo finalmente pensare a noi; potrò dire finalmente che ti amo, che ti amo, e lo dirò così forte, Novella... con tanta gioia lo dirò, che forse ci perdoneranno. Perchè, vedi, se è vero che tu dovevi essermi vietata come poche donne lo furono ad un amore, certo nessun coraggio fu mai più grande nell'amore, del coraggio che ho saputo avere per te...»Nella veglia ella ricordava queste parole, ma senza cercare di conoscerne il remoto senso; le ricordava come una musica d'amore che le avesse inebbriati i sensi e quasi come la memoria d'una snervante carezza, d'un lungo e lento bacio che le avesse affaticata l'anima.Ed era felice di sentirsi ancor giovine, ancor bella, e così piena e così persa d'amore, da potersi concedere senza paure all'uomo che amava, da potergli rendere con pienezza quella gioia soverchiante ch'ella traeva da lui.Era stanca, le dolevano le spalle, i ginocchi, le braccia, le tempie; non le riusciva d'addormentarsi, e [pg!222] quasi per scendere incontro al sonno, si adagiava nel letto più supina, cercava ne' propri capelli sciolti un più morbido guanciale. Ma, ecco, le avveniva di pensare con qual dolcezza si sarebbe addormentata nelle braccia dell'amante, reclinando sotto il suo respiro la fronte ismemorata e sentendosi a poco a poco disperdere in una immensa felicità, in un riposo che le parrebbe il limite dell'amore umano, la pace dei sensi e dell'anima, il piacere che non affatica più...Ma poichè non poteva trovar sonno in quella ingrata coltre, si levò a sedere sul letto e con le braccia ricinse le ginocchia sollevate.Stando così, a mezzo fuori dalla coltre, il profumo del suo proprio corpo l'avvolgeva come un odore inebbriante.Una tristezza grave le assalse l'anima, poichè, lontana dall'amante, le pareva che scendesse un velo su l'infinito mondo e naufragassero tutte le cose in una vuota inutilità. Ella era donna, perciò non aveva battaglie nella vita, non miraggi verso i quali avventarsi con eroismo nè fatiche assidue che a lei riempissero le lunghe ore del giorno; era solamente una donna, un voluttuoso cuore d'innamorata, fino allora vissuta in ischiavitù, ed ormai, sopraggiunta la liberazione, dal più profondo pensiero alla più tenue vena, la beata sua giovinezza non sapeva che offrirsi all'amore.— «Non mi addormenterò, — pensava — s'egli non viene a baciarmi, e sarò triste nella mia solitudine, come se qualcosa del nostro amore fosse già vicino a morire.»Cominciò a riflettere: — «S'egli mi dimenticasse?» — Ripensò la storia d'altre amanti, l'abbandono d'altre innamorate, che anch'esse avevano amato come lei; sentì ch'era donna ella pure, onde aveva nell'ombra de' suoi passi un nemico inesorabile: il Tempo... e invasa da una folle paura tornò la sorella del morto, confuse il rimorso nella tristezza, pianse dell'amor suo con lui.[pg!223]
VPer una casa d'uomini era dunque passata, ed or già lontana pesava la fredda ombra della morte. Un'altra notte saliva nei millenni, bruciava le sue stelle vertiginose ai perduti confini del mondo.Quanti anni eran trascorsi dal primo giorno che un uomo uccise? dal primo giorno che un essere amò?Nulla; non si sapeva nulla. Tutto continuava senza meta, nell'infinito inutile andar del Tempo. Non si [pg!219] udiva che una sorda campana battere a colpi disperati... Era la campana della Bufera, la campana della Distruzione, la campana dell'Inutilità.E diceva infinitamente nell'infinito:«Io sono il Tempo: — ieri e domani.Io sono il principio di tutte le cose, — la fine di tutte le cose — ieri e domani.Quando vedrete accendersi una stella, direte com'io dico: — ieri e domani.Quando sarete giunti all'ultima di tutte le parole che sembrano vere, — dubiterete che sia vero il Tempo: — ieri e domani.Quando sarete giunti a questo dubbio, comprenderete che sono fermo, — che sono fermo come voi, uomini, e non esisto: — ieri e domani.Allora non sarò più il Tempo; — non sarò nè il millennio nè l'istante: — ieri e domani; sarò la favola eterna del mondo: — ieri e domani.»Lontana dall'amante, sola, nella sua coltre insonne, a lei pareva tuttavia di commettere peccato. E più forte, fra quei brividi che han nome di rimorso e di paura, la gioia del sentirsi libera le irrompeva nell'anima come un'ondata barbara di felicità, le brillava come un fuoco di stelle sui vertici della vita.Egli stesso non aveva osato entrar nella sua camera, ma, chinando gli occhi, le aveva detto sul limitare: — Non ancora, non ancora... È troppo presto, amore mio...Le aveva detto così, ed ella sentiva come lui che «troppo presto» era infatti per cominciare l'oblìo. Bisognava che il morto scendesse più profondo nella terra tenace, bisognava che anche l'ombra di lui si cancellasse da quelle tragiche pareti.Or si rammentava d'essere stata una sorella, una buona e devota sorella, ma già le batteva nel cuore il felice cuore dell'amante.[pg!220] V'è un giorno della vita il quale pare che raccolga in sè la conclusione di tutto quel che si fece, il seme di tutto quello che si farà. Ella pensava: — «Questo giorno è venuto».E mandava l'amore a cercare di lui, nel suo letto lontano, come traverso la notte manda il suo profumo un fiore.«Vivrò — pensava — nella tutela della sua forza, nel calore del suo coraggio; mi parrà, nelle sue braccia, di tornare ogni giorno a vivere la prima ora di vertigine, il primo smarrimento che provai.»E insonne si volgeva nella coltre molesta, evocando l'ombre del suo rimorso per incutersi maggior paura, ma pensando invece all'amore con un cuore involontario.Egli le aveva detto: — «È opportuno ed è necessario che fra pochi giorni ti lasci. Cerca di comprendere, Novella, ch'io debbo fare così...»Diceva questo guardandola, tenendo le due mani posate su le sue spalle con un atto di protezione e d'amore. Ella taceva; ma un grande smarrimento le invadeva l'anima; continue lacrime le brillavano su le ciglia ferme.Perchè lasciarla sola in quella tetra casa, dove non troverebbe alcun rifugio, quand'egli fosse lontano da lei? Perchè non portarla con sè nella loro città febbrile, nella loro città violenta, ov'egli sarebbe un uomo operoso ed ella un'amante nascosta? Perchè dissimulare, ed ormai vanamente, quello che tutti sapevano?Ma egli l'aveva serrata contro di sè per consolarla, ed aveva detto: — «Non ancora. Devo, per un'ultima volta, partir solo. Bisogna che tu cominci ad essere una mamma, Novella, ora che lo puoi. Ricòrdati che il nostro bimbo dovrà, nascendo, chiamarsi con il suo nome. È triste, è orribilmente triste... ma, che vuoi? l'uomo, anche il più forte, non può sottrarsi a tutte le catene, a tutte le commedie che intessono la vita. Più tardi certamente l'adotterò, farò in modo che il tempo [pg!221] me lo renda; ma, se vogliamo che sia felice, deve nascere nel cammino giusto, cioè nella menzogna. Tuo padre, tua madre, chiunque ci conosca devepoter credere così. Perchè, solamente in questo modo, l'opinione della gente saprà tollerare ch'io ti abbia amata. E sei tu che devi proteggere la nostra creatura, Novella... mi capisci? Sei tu.«Più tardi potrai venire in città, con Dora e con tua madre, se non vuoi trovarti sola in quel tuo appartamenento che forse ti spaventerà un poco. E attenderemo insieme che nasca il nostro bimbo, quello che noi dovremo amare molto, molto, Novella, perchè gli abbiamo dato più che la nostra vita...Così parlando la guardava; una specie d'inerte fissità incatenava i suoi occhi per solito così mobili; una specie di pesante oppressione incurvava la sua maschia fermezza.«Quando sarà nato, — egli riprese, — potremo finalmente pensare a noi; potrò dire finalmente che ti amo, che ti amo, e lo dirò così forte, Novella... con tanta gioia lo dirò, che forse ci perdoneranno. Perchè, vedi, se è vero che tu dovevi essermi vietata come poche donne lo furono ad un amore, certo nessun coraggio fu mai più grande nell'amore, del coraggio che ho saputo avere per te...»Nella veglia ella ricordava queste parole, ma senza cercare di conoscerne il remoto senso; le ricordava come una musica d'amore che le avesse inebbriati i sensi e quasi come la memoria d'una snervante carezza, d'un lungo e lento bacio che le avesse affaticata l'anima.Ed era felice di sentirsi ancor giovine, ancor bella, e così piena e così persa d'amore, da potersi concedere senza paure all'uomo che amava, da potergli rendere con pienezza quella gioia soverchiante ch'ella traeva da lui.Era stanca, le dolevano le spalle, i ginocchi, le braccia, le tempie; non le riusciva d'addormentarsi, e [pg!222] quasi per scendere incontro al sonno, si adagiava nel letto più supina, cercava ne' propri capelli sciolti un più morbido guanciale. Ma, ecco, le avveniva di pensare con qual dolcezza si sarebbe addormentata nelle braccia dell'amante, reclinando sotto il suo respiro la fronte ismemorata e sentendosi a poco a poco disperdere in una immensa felicità, in un riposo che le parrebbe il limite dell'amore umano, la pace dei sensi e dell'anima, il piacere che non affatica più...Ma poichè non poteva trovar sonno in quella ingrata coltre, si levò a sedere sul letto e con le braccia ricinse le ginocchia sollevate.Stando così, a mezzo fuori dalla coltre, il profumo del suo proprio corpo l'avvolgeva come un odore inebbriante.Una tristezza grave le assalse l'anima, poichè, lontana dall'amante, le pareva che scendesse un velo su l'infinito mondo e naufragassero tutte le cose in una vuota inutilità. Ella era donna, perciò non aveva battaglie nella vita, non miraggi verso i quali avventarsi con eroismo nè fatiche assidue che a lei riempissero le lunghe ore del giorno; era solamente una donna, un voluttuoso cuore d'innamorata, fino allora vissuta in ischiavitù, ed ormai, sopraggiunta la liberazione, dal più profondo pensiero alla più tenue vena, la beata sua giovinezza non sapeva che offrirsi all'amore.— «Non mi addormenterò, — pensava — s'egli non viene a baciarmi, e sarò triste nella mia solitudine, come se qualcosa del nostro amore fosse già vicino a morire.»Cominciò a riflettere: — «S'egli mi dimenticasse?» — Ripensò la storia d'altre amanti, l'abbandono d'altre innamorate, che anch'esse avevano amato come lei; sentì ch'era donna ella pure, onde aveva nell'ombra de' suoi passi un nemico inesorabile: il Tempo... e invasa da una folle paura tornò la sorella del morto, confuse il rimorso nella tristezza, pianse dell'amor suo con lui.[pg!223]
Per una casa d'uomini era dunque passata, ed or già lontana pesava la fredda ombra della morte. Un'altra notte saliva nei millenni, bruciava le sue stelle vertiginose ai perduti confini del mondo.
Quanti anni eran trascorsi dal primo giorno che un uomo uccise? dal primo giorno che un essere amò?
Nulla; non si sapeva nulla. Tutto continuava senza meta, nell'infinito inutile andar del Tempo. Non si [pg!219] udiva che una sorda campana battere a colpi disperati... Era la campana della Bufera, la campana della Distruzione, la campana dell'Inutilità.
E diceva infinitamente nell'infinito:
«Io sono il Tempo: — ieri e domani.Io sono il principio di tutte le cose, — la fine di tutte le cose — ieri e domani.Quando vedrete accendersi una stella, direte com'io dico: — ieri e domani.Quando sarete giunti all'ultima di tutte le parole che sembrano vere, — dubiterete che sia vero il Tempo: — ieri e domani.Quando sarete giunti a questo dubbio, comprenderete che sono fermo, — che sono fermo come voi, uomini, e non esisto: — ieri e domani.Allora non sarò più il Tempo; — non sarò nè il millennio nè l'istante: — ieri e domani; sarò la favola eterna del mondo: — ieri e domani.»
«Io sono il Tempo: — ieri e domani.
Io sono il principio di tutte le cose, — la fine di tutte le cose — ieri e domani.
Quando vedrete accendersi una stella, direte com'io dico: — ieri e domani.
Quando sarete giunti all'ultima di tutte le parole che sembrano vere, — dubiterete che sia vero il Tempo: — ieri e domani.
Quando sarete giunti a questo dubbio, comprenderete che sono fermo, — che sono fermo come voi, uomini, e non esisto: — ieri e domani.
Allora non sarò più il Tempo; — non sarò nè il millennio nè l'istante: — ieri e domani; sarò la favola eterna del mondo: — ieri e domani.»
Lontana dall'amante, sola, nella sua coltre insonne, a lei pareva tuttavia di commettere peccato. E più forte, fra quei brividi che han nome di rimorso e di paura, la gioia del sentirsi libera le irrompeva nell'anima come un'ondata barbara di felicità, le brillava come un fuoco di stelle sui vertici della vita.
Egli stesso non aveva osato entrar nella sua camera, ma, chinando gli occhi, le aveva detto sul limitare: — Non ancora, non ancora... È troppo presto, amore mio...
Le aveva detto così, ed ella sentiva come lui che «troppo presto» era infatti per cominciare l'oblìo. Bisognava che il morto scendesse più profondo nella terra tenace, bisognava che anche l'ombra di lui si cancellasse da quelle tragiche pareti.
Or si rammentava d'essere stata una sorella, una buona e devota sorella, ma già le batteva nel cuore il felice cuore dell'amante.
[pg!220] V'è un giorno della vita il quale pare che raccolga in sè la conclusione di tutto quel che si fece, il seme di tutto quello che si farà. Ella pensava: — «Questo giorno è venuto».
E mandava l'amore a cercare di lui, nel suo letto lontano, come traverso la notte manda il suo profumo un fiore.
«Vivrò — pensava — nella tutela della sua forza, nel calore del suo coraggio; mi parrà, nelle sue braccia, di tornare ogni giorno a vivere la prima ora di vertigine, il primo smarrimento che provai.»
E insonne si volgeva nella coltre molesta, evocando l'ombre del suo rimorso per incutersi maggior paura, ma pensando invece all'amore con un cuore involontario.
Egli le aveva detto: — «È opportuno ed è necessario che fra pochi giorni ti lasci. Cerca di comprendere, Novella, ch'io debbo fare così...»
Diceva questo guardandola, tenendo le due mani posate su le sue spalle con un atto di protezione e d'amore. Ella taceva; ma un grande smarrimento le invadeva l'anima; continue lacrime le brillavano su le ciglia ferme.
Perchè lasciarla sola in quella tetra casa, dove non troverebbe alcun rifugio, quand'egli fosse lontano da lei? Perchè non portarla con sè nella loro città febbrile, nella loro città violenta, ov'egli sarebbe un uomo operoso ed ella un'amante nascosta? Perchè dissimulare, ed ormai vanamente, quello che tutti sapevano?
Ma egli l'aveva serrata contro di sè per consolarla, ed aveva detto: — «Non ancora. Devo, per un'ultima volta, partir solo. Bisogna che tu cominci ad essere una mamma, Novella, ora che lo puoi. Ricòrdati che il nostro bimbo dovrà, nascendo, chiamarsi con il suo nome. È triste, è orribilmente triste... ma, che vuoi? l'uomo, anche il più forte, non può sottrarsi a tutte le catene, a tutte le commedie che intessono la vita. Più tardi certamente l'adotterò, farò in modo che il tempo [pg!221] me lo renda; ma, se vogliamo che sia felice, deve nascere nel cammino giusto, cioè nella menzogna. Tuo padre, tua madre, chiunque ci conosca devepoter credere così. Perchè, solamente in questo modo, l'opinione della gente saprà tollerare ch'io ti abbia amata. E sei tu che devi proteggere la nostra creatura, Novella... mi capisci? Sei tu.
«Più tardi potrai venire in città, con Dora e con tua madre, se non vuoi trovarti sola in quel tuo appartamenento che forse ti spaventerà un poco. E attenderemo insieme che nasca il nostro bimbo, quello che noi dovremo amare molto, molto, Novella, perchè gli abbiamo dato più che la nostra vita...
Così parlando la guardava; una specie d'inerte fissità incatenava i suoi occhi per solito così mobili; una specie di pesante oppressione incurvava la sua maschia fermezza.
«Quando sarà nato, — egli riprese, — potremo finalmente pensare a noi; potrò dire finalmente che ti amo, che ti amo, e lo dirò così forte, Novella... con tanta gioia lo dirò, che forse ci perdoneranno. Perchè, vedi, se è vero che tu dovevi essermi vietata come poche donne lo furono ad un amore, certo nessun coraggio fu mai più grande nell'amore, del coraggio che ho saputo avere per te...»
Nella veglia ella ricordava queste parole, ma senza cercare di conoscerne il remoto senso; le ricordava come una musica d'amore che le avesse inebbriati i sensi e quasi come la memoria d'una snervante carezza, d'un lungo e lento bacio che le avesse affaticata l'anima.
Ed era felice di sentirsi ancor giovine, ancor bella, e così piena e così persa d'amore, da potersi concedere senza paure all'uomo che amava, da potergli rendere con pienezza quella gioia soverchiante ch'ella traeva da lui.
Era stanca, le dolevano le spalle, i ginocchi, le braccia, le tempie; non le riusciva d'addormentarsi, e [pg!222] quasi per scendere incontro al sonno, si adagiava nel letto più supina, cercava ne' propri capelli sciolti un più morbido guanciale. Ma, ecco, le avveniva di pensare con qual dolcezza si sarebbe addormentata nelle braccia dell'amante, reclinando sotto il suo respiro la fronte ismemorata e sentendosi a poco a poco disperdere in una immensa felicità, in un riposo che le parrebbe il limite dell'amore umano, la pace dei sensi e dell'anima, il piacere che non affatica più...
Ma poichè non poteva trovar sonno in quella ingrata coltre, si levò a sedere sul letto e con le braccia ricinse le ginocchia sollevate.
Stando così, a mezzo fuori dalla coltre, il profumo del suo proprio corpo l'avvolgeva come un odore inebbriante.
Una tristezza grave le assalse l'anima, poichè, lontana dall'amante, le pareva che scendesse un velo su l'infinito mondo e naufragassero tutte le cose in una vuota inutilità. Ella era donna, perciò non aveva battaglie nella vita, non miraggi verso i quali avventarsi con eroismo nè fatiche assidue che a lei riempissero le lunghe ore del giorno; era solamente una donna, un voluttuoso cuore d'innamorata, fino allora vissuta in ischiavitù, ed ormai, sopraggiunta la liberazione, dal più profondo pensiero alla più tenue vena, la beata sua giovinezza non sapeva che offrirsi all'amore.
— «Non mi addormenterò, — pensava — s'egli non viene a baciarmi, e sarò triste nella mia solitudine, come se qualcosa del nostro amore fosse già vicino a morire.»
Cominciò a riflettere: — «S'egli mi dimenticasse?» — Ripensò la storia d'altre amanti, l'abbandono d'altre innamorate, che anch'esse avevano amato come lei; sentì ch'era donna ella pure, onde aveva nell'ombra de' suoi passi un nemico inesorabile: il Tempo... e invasa da una folle paura tornò la sorella del morto, confuse il rimorso nella tristezza, pianse dell'amor suo con lui.
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