Ecco quei che le carte empion di sogni,Lancilotto, Tristano e gli altri erranti,Onde convien che 'l vulgo errante agogni.
Ecco quei che le carte empion di sogni,Lancilotto, Tristano e gli altri erranti,Onde convien che 'l vulgo errante agogni.
Ecco quei che le carte empion di sogni,
Lancilotto, Tristano e gli altri erranti,
Onde convien che 'l vulgo errante agogni.
E con manifesto disprezzo accenna ai rozzi cantari Franco Sacchetti, quando, narrata quella novella del fabbro che cantando,come si canta uno cantare, alcun pezzo del poema di Dante, ne tramestava e sconciavai versi, onde il poeta, per castigarlo, gli buttò sulla via tutti i ferri e gli arnesi che aveva in bottega, soggiunge: “Il fabbro gonfiato, non sapendo rispondere, raccoglie le cose e torna al suo lavorio; e se volle cantare, cantò di Tristano e di Lancelotto, e lasciò stare il Dante.„ Ormai le vecchie leggende epiche avevano smarrito il vero e proprio carattere di leggende, e divenivano una materia tutta mobile e fantastica, senza radici nella credenza e nel sentimento, e preparata a trasformarsi in pura materia d'arte e, all'occorrenza, di beffa. Pochi anni ancora, e nascerà, qua in Firenze, Luigi Pulci.
Ecco principia nuovo secolo, appar nuovo dì, e le leggende tramontano. Tramontano le colorite leggende che avevano constellato il nostro cielo, e illuminate di fantastica luce, per lungo volger di tempi, le vie della vita, e penetrate le anime dei loro influssi, e scaldatele del loro calore. Tramontano, ma non si spengono. Come astri dilungatisi nelle profondità dello spazio, esse brillano ora in più recondite plaghe. Gli occhi delle moltitudini più non le scorgono; ma le scorgono i dotti; e figgendo in esse lo sguardo e la mente scrutano e intendono nel lume e nella natura loro non piccola parte della vita che fu, non piccola parte della grande e immortale anima della umanità.