NOTE:1.La Society for Promoting Christian Knowledge.2.Nel pubblicare una nuova edizione di questo libro ho ben poco da aggiungere a quanto e scritto qui sopra. Mi è parso bene di mantenere al libro il carattere che gli diedi quando prima lo scrissi, ma i molti studi critici sui nostri cronisti, e le nuove edizioni dei testi che han veduto la luce da quel tempo, mi hanno obbligato ad una lunga e minuta revisione di tutto il lavoro, e a modificare, dove era necessario, giudizî e asserzioni a seconda dei risultati nuovi raggiunti dalla critica nel suo andamento progressivo. Sempre cercando di non ingombrare il libro con note superflue, ho però abbondato alquanto più di prima nelle citazioni, quando mi è sembrato che il farlo potesse riuscire di qualche utilità agli studiosi. Ai molti amici che mi hanno aiutato con utili indicazioni esprimo qui la mia gratitudine, e in particolare al conte Nigra e ai professori Isidoro Del Lungo e Cesare Paoli, che mi furono larghi di notizie nuove e di osservazioni opportune.Roma, 24 aprile 1900.3.«How carefully the Moeso-Gothic language was considered and prepared for the expression of Scripture, becomes manifest to the philological student, when he examines those precious relics of the fourth century which bear the name of Ulphilas. Here we often meet the very words with which we are so familiar in our English Bible, but linked together by a flexional structure that finds no parallel short of Sanscrit. This is the oldest book we can go back to, as written in a language like our own. It has therefore a national interest for us; but apart from this it has a nobility and grandeur all its own, as it is one of the finest specimens of ancient language.»John Earle,The philology of the English tongue. Oxford, Clarendon Press, 1873. Oltre la traduzione di Ulfila avanzano alcuni altri frammenti in lingua gotica dopo la quale vien l'anglosassone per antichità di reliquie scritte, che però non risalgono di là dal secolo settimo.4.Squillacium prima urbs Bruttiouem.... cuius laesiones cogimur plus dolere, dum patriotica nos probatur affectione contingere.5.Prima del nostro tre Cassiodori fiorirono e presero parte con onore agli avvenimenti occorsi in Italia ai loro tempi, il bisavolo che difese la costa di Sicilia ed i Bruzzii dalle invasioni vandaliche; l'avo, Tribuno e Notaio sotto Valentiniano III, amico ad Ezio che andò ambasciatore ad Attila; il padre che servì Odoacre comeComes Privatorum Rerum, eComes Sacrarum Largitionum, e poscia entrato ai servizi di Teodorico salì all'ufficio di Prefetto del Pretorio e all'onore del Patriziato. Si è molto discusso intorno al nome di Cassiodoro. Diversi eruditi, per lo più tedeschi, preferiscono la formaCassiodorio, ma io inclino con Tommaso Hodgkin e per le ragioni indicate da lui alla forma comunemente in uso. Anche il Mommsen il quale parve per qualche tempo dell'altro avviso, è tornato alla formaCassiodoronella sua edizione delleVariae. V.Hodgkin,The Letters of Cassiodorus, London, Frowde, 1886, pag. 5. I migliori e più recenti studi su Cassiodoro pongono approssimativamente la data della sua nascita tra il 477 e il 481.6.Cassiodorus Senator.... invenis adeo, dum patris Cassiodori patricii et praefecti praetorii consiliarius fieret et laudes Theodorichi regis Gothorum facundissime recitasset, ab eo quaestor est factus.Anecdoton Holderi, ap. Usener, pag. 4.7.Intorno a questa severità di giudizio, T. Hodgkin (Op. cit., pag. 29) osserva argutamente: «When he [Mommsen] makes this unfortunate chronicle reflect suspicion on the other works of Cassiodorus and especially on the Gothic History, the german scholar seems to me to chastise the busy Minister more harshly than he deserves.» Questa cronaca è stata ripubblicata recentemente dal Mommsen tra leChronica MinorainMon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, t. XI.8.Originem gothicam historiam fecit esse romanam.9.Variarum, IX, 25.10.Wattenbach,Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter, I, 70. Berlino, 1893-1894. Di questa opera magistrale mi sono giovato molto in queste prime pagine, e avrò frequente occasione di giovarmi in seguito.11.«Vidit intrepidus quem timebat Imperium: facies illas terribiles et minaces fretus veritate despexit, nec dubitavit eius altercationibus obviare qui furore nescio quo raptatus mundi dominatum videbatur expetere. Invenit regem superbum sed reliquit placatum.... Erigebat constantia sua partes timentes, nec imbelles sunt crediti qui Legatis talibus videbantur armari. Pacem retulit desperatam.»Variarum, I, 4.12.Variarum, I, 27.13.Variarum, III, 13.14.«.... nostra fecisti eximia tempora praedicari. Ornasti de conscientiae integritate palatia, dedisti populis altam quietem.»Variarum, III, 23. Un bell'esempio di tolleranza antica trovasi in queste parole di una lettera motivata dall'incendio di una sinagoga in una sedizione contro i Giudei, «quia nolumus aliquid detestabile fieri unde romana gravitas debeat accusari.... Hoc enim nobis vehementer displicuisse cognoscite ut intentiones vanissimae populorum usque ad eversiones pervenerint fabricarum, ubi totum pulchrum volumus esse compositum.»Variarum, IV, 43. Anche il codice Teodosiano, pur così poco tollerante, favorisce i Giudei e impone che sieno rispettati.Cod. Theod., lib. XVI, tit. VIII, 9.De Iudaeis.15.Variarum, I, 45.16.Variarum, X, 31.17.A questa storia col nome diHistoria Tripartitaper essere compilata dalle opere dei tre scrittori greci Socrate, Sozomene e Teodoreto, rimase per secoli una grande e popolare autorità nella Chiesa d'Occidente. La traduzione di questi autori fu eseguita da Epifanio amico di Cassiodoro.18.Magni Aurelii Cassiodori Senatoris,Opera Omnia.... opera et studioJ. Gareth, Venetiis, 1729;Cassiodori Senatoris,Variae, rec. Th. Mommsen,Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, t. XII; e cf.Mommsen,Die Chronick des Cassiod. SenatorinAbhandlungen der Koen. saechs. Ges. der Wiss. phil.-hist. Kl., vol. III, 1861;A. Olleris,Cassiodore conservateur des livres de l'antiquité latine, Paris, 1841;Koepke,Anfänge des Königthums bei den Göthen, Berlin, 1859;A. Thorbecke,Cassiodorus Senator, Heidelberg, 1867;A. Franz,Cassiodorius Senator, Bresslau, 1872;I. Ciampi,I Cassiodori, Imola, 1876;Usener,Anecdoton Holderi, Ein Beitrag zur Geschichte Roms in Ostgothischer Zeit, Bonn, 1877;A. Gaudenzi,L'opera di Cassiodorio a Ravennain Atti e Memorie della R. Deputazione di Romagna, 1885;Wattenbach,Op. cit., I, 65;A. Ebert,Hist. Générale de la littérature du Moyen Age, trad. Aymeric e Condamin, Parigi, 1893. Citando l'Ebert mi valgo di questa traduzione che fu approvata e arricchita di qualche aggiunta dall'autore;T. Hodgkin, fa precedere il lavoro suo già citato sulleVariaeda uno studio notevolissimo intorno alla vita e agli scritti di Cassiodoro. Egli e l'Ebert riassumono con molta chiarezza le opere teologiche di questo scrittore e specialmente il trattatoDe anima, e leInstitutiones divinarum et saecularium lectionum. Un altro studio interessante è quello del Church intitolatoCassiodorus.Church,Miscellaneous essays, London, Macmillan, 1891.19.Giordane afferma ch'egli ebbe in mano per soli tre giorni il libro di Cassiodoro, ma a questa asserzione nessuno degli scrittori moderni sembra prestare molta fede.20.Quasi universalmente finora si tenne, dietro la scorta di Giacomo Grimm, che il Vigilio a cui questo libro è dedicato fosse papa Vigilio. Il Mommsen, e ancor prima di lui l'Ebert, hanno però notato che un semplice ecclesiastico come era Giordane, mai non avrebbe potuto nella dedica trattar familiarmente un papa, e meno ancora rivolgergli le esortazioni che si leggono nel passo seguente: «Tu vero ausculta Iohannem apostolum qui ait: carissimi, nolite diligere mundum neque ea que in mundo sunt, quia mundus transit et concupiscentia eius: qui autem fecerit voluntatem Dei, maneat in aeternum. Estoque toto corde diligens Deum et proximum ut adimpleas legem et ores pro me, novilissime et magnifice frater.» Veggasi la prefazione del Mommsen alla recente edizione di Giordane pubblicata da lui neiMonumenta Germaniae Historica(Auctorum Antiquissimorum, tom. V, Pars Prior). Al Wattenbach tuttavia le ragioni addotte dall'Ebert e dal Mommsen non sembrano abbastanza persuasive.Op. cit., I, 77, e anch'io mi accosto al Wattenbach.21.Per dare un saggio del libro di Giordane reco tradotto qui in nota questo ritratto di Attila ch'egli però attinse da Prisco: «Uomo nato a desolazione di popoli, a sgomento d'ogni terra, il quale, non so per qual sorte, atterriva tutti colla formidabile fama che si spargeva di lui. Incedeva superbo girando gli occhi qua e là per mostrar l'altera potenza sua pur col muovere del corpo. Amante di guerre ma temperante di mano, validissimo di consiglio, arrendevole ai supplicanti, propizio a chi una volta egli avea ricevuto nella sua fede. Breve di statura, largo del petto, grosso il capo, piccoli gli occhi, rada la barba sparsa di canizie, schiacciato il naso, pallido il colorito, segni di sua razza. Il quale, avvegnaché per natura confidasse molto, pur gli cresceva fiducia la ritrovata spada di Marte sempre sacra agli Sciti. Questa, narra Prisco lo storico, ritrovossi in tal modo. Un pastore, egli dice, vedendo zoppicare una giovenca dell'armento nè potendo trovar la cagione di quella ferita, seguì attento le tracce del sangue e finalmente arrivò alla spada che la giovenca aveva calcato incauta pascendo, e trattala di terra subito la recò ad Attila. Questi rallegratosi di quel dono, di gran core com'era, stimò d'esser fatto principe dell'universo e per la spada di Marte essergli concessa la potestà della guerra.»22.Per gli studi particolari che ebbi una volta occasione di fare su quei luoghi, inclino a credere con T. Hodgkin (Italy and her Invaders, IV, 278) che il cozzo dei due eserciti avvenisse nella località dettaad Ensem, presso l'attuale villaggio della Scheggia dove la via biforcandosi procede da un lato verso Fossato e dall'altro va a Gubbio. Cf.Rivista Storica Italiana, vol. III, pag. 753.23.Esaminando in questa ristampa del mio lavoro le opere di Procopio, ho adoperato per la storia della Guerra Gotica la edizione del Comparetti pubblicata dall'Istituto Storico Italiano nelleFonti per la Storia d'Italia. Per gli altri scritti mi sono giovato della edizione del Dindorf che trovasi nelCorpus Scriptorum historiæ Byzantinae, stampata a Bonn, 1833-1838, in tre volumi. Oltre le storie, rimane di Procopio un altro lavoro intitolatoDegli Edificî, nel quale si descrivono i monumenti e le opere pubbliche eseguite sotto Giustiniano.24.«Illud vero sciebat Author, condendae huic historiae idoneum se esse maxime omnium; ob aliud certe nihil, nisi quia cum a consiliis fuerit Belisario Duci, quidquid fere gestum est vidit. Hoc etiam persuasum habuit, arti Oratoriae convenire eloquentiam; Poeticae, fabularum figmenta; Historiae veritatem. Quare ne amicissimorum quidem peccata texit; sed cuiusque actus, pravos iuxta atque honestos, quam potuit accuratissimis literis prodidit.» —Procop.,De Bello Persico, I, 1. Adopero per questa citazione la versione del Maltreto.25.«Tucidide che, oltre ad Erodoto, è suo principale modello.»Comparetti,Op. cit., I,IX.26.Lib. III, cap. 17.27.La parolaRomaniè qui usata genericamente per indicar gl'imperiali.28.La continuazione di Agatia è pubblicata nella citata edizione di Procopio a cura del Dindorf.29.Entrambe ripubblicate dal Mommsen tra leChronica MinorainMon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, tom. XI.30.Tale è l'opinione del conteCarlo Cipollanell'Archivio Storico Italiano, XI, 3 (1883). IlMagani(Ennodio, Pavia, 1886) è d'opinione contraria, ma il Cipolla mantiene le sue conclusioni in uno scritto pubblicato negliAtti e Memorie della R. Accademia di Scienze Lettere ed Arti in Padova.N. S., IV, 1888.31.Oltre l'edizione delle opere d'Ennodio curata dal Sirmond e pubblicata a Parigi nel 1611, se ne ha una edizione critica comparsa nel VI volume delCorpus Scriptorum Ecclesiasticorumcol titolo:M. F. Ennodii,Opera Omnia recensuit et commentario critico instruxit G. Hartel, Vindobonae, 1882. Un'altra a cura di F. Vogel, fu pubblicata nel 1885 peiMonumenta Germaniae Historica(Auctorum Antiquissimorum, tom. VII).32.Malfatti,Imperatori e Papi. Hoepli, 1876, I, 163. Quanto alla discendenza di Gregorio dal papa Felice, cfr.Duchesne,Liber Pontificalis, I,LXXVI;De Rossi,Inscript. Christ., I, 372.33.Una sua frase mostra che Gregorio non aveva familiare la lingua greca: «Quamvis Grecae linguae nescius» dice egli di sé stesso in una sua lettera.Epistolarum, VII, 29.34.Dialog., Lib. I, nell'esordio.35.Intorno alla cronologia delle lettere Gregoriane gioverà riferire alcune parole di una avvertenza premessa dal caro e compianto amico mio Paolo Ewald al regesto di esse nella seconda edizione della raccolta dello Jaffé: «.... Nam cum argumentis meis certe probatum sit, non Registri illius authentici libris charticeis scripti apographum nobis traditum esse, sed tria excerpta solummodo extare et haec excerpta, quamvis ratione et numero epistolarum eligendarum maxime secum dissentiant, tamen pari modo in eo consentire, quod ad certum temporis ordinem respiciant, hoc iudicium non paucis locis priorum editionum auctoritatem tollit. Ad quem annum et mensem epistolae antea incerti temporis regerendae sint, hanc rationem excerptorum intelligentes penitus pernoscere possumus. Sed hoc praemittendum esse videtur de signis illis chronologicis, quae epistolis adscriptae sunt, notas annorum et mensium non tempus edicere, quo epistola quaeque scripta sit, sed quo scriptores Registri eam receperint; ita ut mirari non liceat interdum et epistolas diversis temporibus scriptas sub eodem mense coniunctas esse, et alias loco disiunctas ad idem tempus spectare. Registri igitur seriem talibus locis relinquentes secundum chronologiam epistolas hic ordinavimus. Authenticum autem, ut ita dicam, datum in epistolis Gregorianis non invenitur, nisi in eis perpaucis, quae etiam diem non tacent.»Regesta Pontificum Romanorum... ediditPh. Jaffé,ed. secunda. Anche vuolsi qui menzionare il notevolissimo studio dell'Ewald,Studien zur Ausgaben des Registers Gregors I, pubblicato nelNeues Archiv., III, 433-625.36.È singolare che l'Ebert il quale espone con cura le altre opere di San Gregorio faccia appena menzione delle lettere considerandole utili bensì allo studio dei tempi gregoriani ma prive d'interesse letterario.Op. cit., I, 590.37.«Inerat denique ei tanta abstinentia in cibis, vigilantia in orationibus, strenuitas in ieiuniis, ut infirmato stomacho vix consistere posset. Sustinebat praeterea assiduas corporis infirmitates et maxime ea pulsabatur molestia, quam graeco eloquio medici syncopin vocant; cuius incommodis ita dolore vitalium cruciabatur, ut crebris interceptus angustiis, per singula pene horarum momenta ad exitum propinquaret.»S. Gregorii Magni Vita, auctorePaulo Diacono.38.Gregorii I papae,Epistolarum, V, 38. Per questa lettera e per la seguente diretta a Maurizio imperatore, riproduco, con alcune poche e lievi modificazioni, la bella traduzione che ne dà il Balbo nellaStoria d'Italia sotto ai Barbari. Per le lettere di Gregorio mi son valso della edizione deiMonumenta Germaniae. (Gregorii I papae,Epistolarum, pars I et II) curata daPaolo Ewalde daL. M. Hartmann; per le altre opere ho seguito l'edizione dei Maurini.39.Homiliarium in Ezechielem. Lib. II, Hom. 10.40.Epist., V, 36.41.Intorno alla avversione che Teodelinda incontrava tra i Longobardi presso il partito nazionale ariano, ed i sospetti che ispiravano le sue relazioni con la Baviera, la Francia e Roma, vedansi tra altriSchupfer,Istituzioni politiche longobarde, Firenze, 1863;Tamassia,Longobardi, Franchi e Chiesa Romana, Bologna, 1888;Hodgkin,Italy and her Invaders, VI, 150.42.Epist., XIV, 12.43.Questa corrispondenza di Gregorio con la fiera regina dei Franchi ha chiamato su lui il rimprovero d'alcuni storici. Secondo essi Gregorio non avrebbe dovuto trattar con forme tanto amichevoli una donna di cui la memoria è discesa ai posteri così macchiata d'infamia. Il rimprovero non mi par giusto. La Chiesa pativa a quel tempo grave danno nelle Gallie per le frequenti elezioni simoniache dei vescovi, e contro questo scandalo Gregorio appuntava tutte le sue forze adoperandosi del continuo presso Brunichilde affinché s'inducesse a farlo sparire. Il Pontefice adunque trattando con quella singolar donna trovavasi in posizione assai delicata e difficile, della qual cosa è da far conto nel giudicare la condotta d'un uomo la cui virtù e la purezza delle intenzioni sono riconosciute dall'universale. Più grave parrebbemi l'altro rimprovero che gli è mosso per la lettera colla quale riconobbe l'autorità del tiranno Foca usurpator sanguinoso del trono di Costantinopoli, ma pur qui è da riflettere alla responsabilità che pesava su Gregorio per la sorte di tanto popolo che si volgeva a lui come ad unico protettore, e di cui, come si rileva anche dalle lettere citate qui sopra, egli aveva invano narrate le miserie e difesi fieramente i diritti innanzi al predecessore di Foca.44.Non ricordo se altri l'abbia notato: a me pare non improbabile che la leggenda di Beda tragga in qualche modo origine dalla fuga da Roma che, secondo il biografo suo Giovanni Diacono, Gregorio tentò per sottrarsi all'onore della dignità papale.45.Johann., V, 17.46.Luc., V, 7.47.Epist., XI, 36.48.Sancti Gregorii Papae,Dialogorum Libri IV, de Vita et miraculis Patrum italicorum et de aeternitate animarum.49.Cfr.A. Vogeler,Paulus Diaconus und die Origo gentis Langobardorum. Berlin, Gaestner, 1887.50.«Possiamo credere che il monaco (Secondo), come altri dopo di lui, si sia limitato a registrare i fatti più notevoli di cui fu testimonio, o che giunsero a sua notizia. Lavoro ad ogni modo prezioso, massime per quei tempi, e da considerarsi come l'ultimo riflesso della cultura romana nel Trentino. Non sono difficili a rintracciarsi i passi dove Paolo s'ebbe a giovare dellaHistoriola. Oltre alle notizie d'accidenti atmosferici e d'inondazioni, di carestie e di altri disastri che travagliarono le regioni alpine e la valle dell'Adige, sono certamente desunte da Secondo le informazioni intorno alle imprese del duca Evino, ai dissapori fra il duca Gaidoaldo e al re Agilulfo, ed al battesimo di Adaloaldo. Ma soprattutto i capitoli IX e XXXI del terzo libro di Paolo sono desunti da Secondo e narrano fatti taciuti dagli altri cronisti e molto importanti per la storia dei Longobardi in relazione coi re Franchi e i Duchi Bavari.» CosìB. Malfatti,I Castelli Trentini distrutti dai Franchi, inArchivio storico per Trieste, II, 289.51.Wattenbach,op. cit., vol. I, c. 2, § 6.52.Pauli,Historia Langobardorum edentibus L. Bethmann et G. Waitz, nel volume degliScriptores rerum langobard. et italic, saec. VI-IXnei Monumenta Germaniae Historica. Le poesie di Paolo sono raccolte in un altro volume deiMonumenta: Poetae Latini aevi carolini recensuit E. Duemmler. Intorno alla persona e agli scritti di Paolo Diacono s'è in quest'ultimo mezzo secolo affaticata con amore tenace una schiera d'eruditi, tedeschi pressoché tutti. Oltre al Dahn, al Wattenbach, allo Jacobi e al Mommsen, noto i nomi del Bethmann, del Waitz e del Duemmler come di quelli che hanno meglio meritato del grande cronista friulano. Il Bethmann iniziò gli studi lunghi e pazienti che proseguiti dal Waitz hanno condotto ad una eccellente edizione dellaHistoria Langobardorum; al Duemmler poi devesi la raccolta delle poesie paoline e la possibilità di raffrontarle utilmente colle altre poesie dell'età carolina. Non è nei propositi di questo libro il discorrere degli studi che i critici sono venuti facendo intorno al Varnefrido fino alla edizione del Waitz. Chi ne desidera notizia potrà consultare con profitto uno studio fatto con gran diligenza e gran lucidezza dal professor P. Del Giudice, pubblicato col titoloLo storico dei Longobardi e la critica moderna, Milano, Hoepli, 1880, e ristampato da lui nei suoiStudi di Storia e dirittopresso lo stesso editore nel 1890. L'Istituto storico Italiano si propone di pubblicare una nuova edizione dellaHistoria Langobardorum.53.Celebrandosi a Cividale il millenario di Paolo Diacono, il P. Amelli di Montecassino ha dato in luce un trattato grammaticale inedito ed un epigramma pure inedito ch'egli dimostra doversi attribuire a Paolo.Ars Donati quamPaulus Diaconusexposuit, nunc primum ex cod. Vaticano-Palatino 1746 Monachi Archicoenobii Montis Casini in lucem properunt. Typ. Montis Casini, 1899, ePaolo Diacono, Carlo Magno e Paolino d'Aquileia in un epigramma inedito, intorno al canto Gregoriano e Ambrosiano. Montecassino, 1899.54.Vedasi intorno a queste storie il bel lavoro diGabriel Monod,Études critiques sur les sources de l'histoire carolingienne, Paris, Bouillon, 1898, pagg. 21 e 56.55.Un necrologio cassinese indica il giorno della morte di Paolo che fu un tredici d'aprile, ma si è incerti dell'anno. Il Waitz ed altri stimano ch'egli morisse prima dell'incoronazione di Carlo Magno, e forse nel 799. Ebbe nel monastero parecchi discepoli tra i quali un Ilderico che verseggiò a ricordo di lui un epitaffio pregevole.56.C. Balbo,Storia d'Italia sotto i Barbari, II, pag. 18. Firenze, 1856.57.Historia Langobardorum, III, 30.58.Historia Langobardorum, V, 1, et seq.59.Pauli Continuationes nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica.60.Muratori,Annali d'Italia, ad an. 860.61.Le Liber Pontificalis, texte introduction et commentaire par l'abbéLouis Duchesne, Paris Thorin, 1886-1892. Quel che si dice qui si riferisce al primo volume di questa edizione. Avrò più oltre occasione di giovarmi del secondo volume quando dovrò parlare delle vite pontificie da Leone IX in poi. Un'altra edizione del Libro Pontificale pubblica ora il Mommsen peiMonumenta Germaniae Historica: Gestorum Pontificum Romanorum, vol. I.Libri Pontificalis pars prior ediditTheodorus Mommsen, Berlino, 1898.62.«Il Libro Pontificale utilissimo per le preziose notizie che ci fornisce delle riparazioni e de' lavori fatti da romani pontefici in que' luoghi venerandi» (le catacombe)....De Rossi,Roma sotterranea cristiana, I, 8. Roma, 1864. Lo stesso De Rossi e il Duchesne pongono la data della primitiva redazione delLiberal principio del sesto secolo. Il Waitz riteneva, e con lui s'accordano lo Harnack ed il Mommsen, che questa data debba portarsi al secolo settimo, ma il Duchesne non s'arrende a questa opinione.63.Gesta Episcoporum NeapolitanorumediditG. Waitz, nel volumeScriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica. Per queste notizie sul testo delle Gesta seguo l'autorità del Waitz e quella del Capasso che ne ha pubblicato dopo il Waitz un'altra eccellente edizione col titolo diChronicon Episcoporum S. Neapolitanae Ecclesiaecorredandola di note dottissime. Entrambi questi eruditi lavorando contemporaneamente e indipendentemente un dall'altro, sono arrivati a molto simili conclusioni intorno al testo del libro e agli autori di esso. Noto tuttavia che il Waitz reputa che l'anonimo autore della prima parte abbia scritto sul finire del secolo ottavo mentre il Capasso reca gravi ragioni per credere ch'egli scrivesse verso la metà del secolo nono.Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia.... cura et studioBartholomaei Capasso, vol. I. Napoli, 1881.64.«De Petri subdiaconi auctario, utpote minimo, nihil singulare dicendum est.»Capasso, Op. cit.65.Il signor abate Duchesne vede una relazione tra alcuni passi di Agnello ed altri del Pontificale Romano, ma a me questa relazione non par chiara abbastanza.66.Dalla prefazione alLiber Pontificalisdi Agnello pubblicato nel volumeScriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IXdeiMonumenta Germaniae Historica.67.«Cadaver namque per novem menses sepultum de sepultura extraxisti. Si interrogabatur quid responderet? Si responderet, omnis illa horrenda congregatio timore perterrita ab invicem separata discederet.» Intorno a questi polemisti è da vedere come fondamento a quanto se ne è detto appresso, lo studio delDümmler,Auxilius und Vulgarius, Lipsia, 1866. IlDümmlerpubblicò laInvectivainsieme con l'edizione delleGesta Berengariidi cui si terrà parola più innanzi. Cf. anche ilWattenbach, Op. cit., I, 305.68.Nel render conto di questi scritti monastici non posso seguir sempre l'ordine cronologico come ho cercato di fare finora. In qualche caso per motivi di affinità che il lettore potrà veder facilmente, mi è stato necessario aggruppare insieme alcuni scritti lontani di tempo fra loro, oltrepassando fors'anco il tempo che dovrebbe limitare questo capitolo.69.Un frammento dellaConstructiofu pubblicato dal benedettino Caetani, secondo il testo unico che se ne conserva, nel terzo volume degliActa SS. Ord. S. Benedicti, e riprodotto nella raccolta dei Bollandisti al volume terzo di settembre. IlBethmannpubblicando per primo l'intero testo neiMonum. Germ. Hist. SS., vol. XI, credette che esso contenesse la Constructio completa e genuina quale prima fu scritta. Il dotto tedesco, del resto assai benemerito degli studi farfensi, era in errore, e l'amico mio Ignazio Giorgi ha dimostrato con evidenza che il vero testo originale è perduto.Archivio della Società romana di Storia patria, anno II, p. 409.70.Stimo tuttavia opportuno il riferire un tratto in cui si accenna all'opera colonizzatrice del monachismo, la quale sembrami essersi poi continuata in Italia anche verso la metà del nono secolo quando molti monasteri eran caduti giù nel più profondo della corruzione. In questo passo che segue, Tommaso di Morienna consiglia i tre giovani a fondare il loro monastero sulle rive del Volturno: «Est autem, dilectissimi filii, locus, ad quem vos ire desidero, in Samnii partibus super ripam Vulturni fluminis, ubi initium sumit a mille fere passibus. In quo videlicet loco situm est oratorium martyris Christi Vincentii nomine dedicatum; ex utraque vero parte fluminis silva densissima, quae tantum habitationem praestat ferarum latibulaque latronum. Omnipotens autem Dominus, cui vos famulatum exhibere desideratis, et vos in eodem loco illaesos servabit et cunctis iter agentibus a timore latronum pacatum atque securum constituet, necnon et erutis dumis ac sentibus, lignis fructiferis habundare faciet. Ite, ait, filii, ite, et in eodem loco, sine metu cuiuscumque permanete.»Vita Paldonis Tatonis et Tasonis Vulturnensium, nel volume citato degliScriptores Rerum Langob. et Ital.71.Di tutti questi scritti farfensi sta per comparire una nuova edizione nelleFonti per la storia d'Italiapubblicate dall'Istituto Storico Italiano.72.Par che il cronista alluda ai soldati lasciati in Roma dagli imperatori Franchi. Cfr.Waitznelle note a questo passo.73.Chronica S. Benedicti Casinensis, ed.G. Waitznel volume degliScriptores Rerum Langob. ed Ital.neiMonum. Germ. Hist.74.Dal volume citato qui innanzi tolgo i titoli di alcuni cataloghi che hanno relazione colla storia e specialmente colla longobarda. Sono i seguenti:Catalogus regum Langobardorum et ducum Beneventanorum(è quello da cui traggo il brano tradotto qui sopra),Catalogus comitum Capuae, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Brixiensis et Nonantolanus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Venetus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Lombardus, Catalogus regum tuscus, Catalogus regum Italicorum Oscelensis, Catalogus imperatorum, regum Italicorum, ducum Beneventanorum et Spoletinorum Farfensis. Nel medesimo volume sono anche pubblicate una breve vita piena d'interesse di Sant'Anselmo fondatore della Badia di Nonantola ripubblicata dal Bortolotti nella suaVita di Sant'Anselmo, Modena, 1892, e diversi racconti di traslazioni di reliquie meritevoli anch'essi d'attenzione. Com'è noto, nei secoli rozzi e superstiziosi dei quali si tiene discorso, tanto avida era la smania di possedere reliquie di santi, che spesso ora con buone or con male arti, esse venivano tolte da una terra e trasportate in un'altra. Sotto il nome generico ditranslationestrovansi negli atti dei santi frequenti narrazioni di questi trasporti, le quali assai volte hanno un carattere storico.75.Erchemperti historia Langobardorum Beneventanorum, ed.G. Waitz, inScriptores Rer. Lang. et Ital. saec. VI-IX.76.Cronicon SalernitanuminMon. Germ. Hist. SS.III e cfr.Schipa,Storia del principato longobardo di Salerno, Napoli, 1887.77.Andreae Bergomatis historia, ed.WaitzinScript. Rerum Lang. et Ital. saec. VI-IX.78.Panegyricus Berengarii Imperatoris, inMonum. Germ. Hist. SS. IV.Un'altra edizione ne aveva già dato ilDuemmlerpreceduta da uno studio notevolissimo:Gesta Berengarii Imperatoris, Beiträge zur Geschichte Italiens im anfange des zehnten Jahrhunderts, Halle, 1871. Cfr. ancheWattenbach, Op. cit., I, 310. È notevole pure una lunga poesia in metro saffico dettata a Verona in lode del vescovo Adalardo che sembrami tanto più degna di nota perché pare accertato che anche il panegirico di Berengario uscì da penna Veronese. Alcuni altri versi di carattere indirettamente storico furono compilati da autore anonimo nell'anno 876 in lode del vescovo Azzone d'Ivrea ma non hanno nessun valore. Anche vuolsi far menzione dei versi composti da un monaco irlandese in lode dell'arcivescovo di Milano Tadone (A. D. 861-869,Ughelli,Italia sacra, IV, 83. Ed. Venezia, 1719) e di Lotario imperatore. Queste produzioni poetiche attestano la presenza di letterati stranieri in Italia e collegano il nostro paese con un movimento letterario che uscito d'Irlanda sparse una certa luce di civiltà in parecchi luoghi d'Europa. E qui mi corre il caro obbligo di ringraziare pubblicamente il conte Costantino Nigra che in una dotta lettera mi corresse amorevolmente d'alcuni errori nei quali inceppai toccando di tale argomento nella edizione inglese di questo libro. E aggiungerò, approfittando di quanto l'illustre celtista mi scrisse, che il codice da cui furono tolti que' versi ne contiene altri, scritti probabilmente dallo stesso monaco irlandese, in lode di un Sofrido, ch'egli identificava col vescovo Sofredo o Seufredo che pontificava in Piacenza negli anni 858-867, ed in lode del Duca Lodfrido ch'egli identificava col Duca di Trento vivente nell'845. Inoltre qualche altro verso nel codice fa menzione di Angilberto Pusterla immediato predecessore di Tadone (A. D. 827-861,Ughelli,Italia sacra, IV, 79). Ermanno Hagen ha pubblicato tali versi nella raccolta intitolataCarmina medii aevi.... inedita, ex bibliothecis Helveticis collecta. Bernae, Froben, 1877. Li trasse da questo codice prezioso che si conserva ora nella biblioteca di Berna e di cui lo stesso Nigra nellaRevue Celtique(luglio 1875) diede una descrizione assai precisa. In esso si contengono parecchie materie d'argomento vario, «e poi,» mi scriveva il conte Nigra, «nelle pagine rimaste vuote e di mano posteriore ma irlandese, i versi sopradetti, iscrizioni, prove di penna e chiose marginali e interlineari, non copiose, alcune delle quali in lingua irlandese delIXsecolo. I nomi propri scritti nei margini appartengono alle tre nazionalità, irlandese, longobarda ed italiana. Fra i nomi irlandesi vi è quello di Dungal, il quale da un capitolare dell'anno 823 di Lotario I imperatore fu chiamato ad istituire la scuola di Pavia (Muratori,Ant. Ital., III, 815).... Fra i nomi italiani, oltre quelli degli arcivescovi Tadone e Angilberto che sono longobardi italianizzati, vi sono quelli della maggior parte dei vescovi contemporanei dell'alta Italia. Sono notevoli alcune prove di penna nei margini scritte da mani longobarde che fanno supporre che il codice servisse alla scuola, probabilmente di Pavia. Certo fu scritto in Irlanda, ed era in Italia fino allo scorcio delIXsecolo portatovi probabilmente da Dungal.» Così quell'erudito, e bene vorrei che i limiti del mio lavoro mi concedessero di stampar qui tutta la sua lettera a dimostrar sempre meglio come sia da tenere in gran conto un siffatto elemento irlandese nella storia difficile di questo periodo letterario. Certo farebbe pregevole studio chi, massime aiutandosi di paragoni paleografici, s'accingesse a indagare se vi sono traccie d'influenza irlandese nei monasteri dell'Italia centrale e del mezzogiorno.I versi relativi ad Angilberto e a Dungal sono stati pubblicati nuovamente dalDuemmler, e quelli relativi a Tadone, Lotario, Sofrido e Lodfrido dalTraube, nei tomi II e III deiPoetae Latini aevi caroliniinMon. Germ. Hist. Il Traube dopo aver creduto anch'egli che Sofrido dovesse identificarsi col vescovo piacentino di quel nome, inclina ora a credere ch'egli fosse un nobile laico dell'Italia superiore.
1.La Society for Promoting Christian Knowledge.
1.La Society for Promoting Christian Knowledge.
2.Nel pubblicare una nuova edizione di questo libro ho ben poco da aggiungere a quanto e scritto qui sopra. Mi è parso bene di mantenere al libro il carattere che gli diedi quando prima lo scrissi, ma i molti studi critici sui nostri cronisti, e le nuove edizioni dei testi che han veduto la luce da quel tempo, mi hanno obbligato ad una lunga e minuta revisione di tutto il lavoro, e a modificare, dove era necessario, giudizî e asserzioni a seconda dei risultati nuovi raggiunti dalla critica nel suo andamento progressivo. Sempre cercando di non ingombrare il libro con note superflue, ho però abbondato alquanto più di prima nelle citazioni, quando mi è sembrato che il farlo potesse riuscire di qualche utilità agli studiosi. Ai molti amici che mi hanno aiutato con utili indicazioni esprimo qui la mia gratitudine, e in particolare al conte Nigra e ai professori Isidoro Del Lungo e Cesare Paoli, che mi furono larghi di notizie nuove e di osservazioni opportune.Roma, 24 aprile 1900.
2.Nel pubblicare una nuova edizione di questo libro ho ben poco da aggiungere a quanto e scritto qui sopra. Mi è parso bene di mantenere al libro il carattere che gli diedi quando prima lo scrissi, ma i molti studi critici sui nostri cronisti, e le nuove edizioni dei testi che han veduto la luce da quel tempo, mi hanno obbligato ad una lunga e minuta revisione di tutto il lavoro, e a modificare, dove era necessario, giudizî e asserzioni a seconda dei risultati nuovi raggiunti dalla critica nel suo andamento progressivo. Sempre cercando di non ingombrare il libro con note superflue, ho però abbondato alquanto più di prima nelle citazioni, quando mi è sembrato che il farlo potesse riuscire di qualche utilità agli studiosi. Ai molti amici che mi hanno aiutato con utili indicazioni esprimo qui la mia gratitudine, e in particolare al conte Nigra e ai professori Isidoro Del Lungo e Cesare Paoli, che mi furono larghi di notizie nuove e di osservazioni opportune.
Roma, 24 aprile 1900.
3.«How carefully the Moeso-Gothic language was considered and prepared for the expression of Scripture, becomes manifest to the philological student, when he examines those precious relics of the fourth century which bear the name of Ulphilas. Here we often meet the very words with which we are so familiar in our English Bible, but linked together by a flexional structure that finds no parallel short of Sanscrit. This is the oldest book we can go back to, as written in a language like our own. It has therefore a national interest for us; but apart from this it has a nobility and grandeur all its own, as it is one of the finest specimens of ancient language.»John Earle,The philology of the English tongue. Oxford, Clarendon Press, 1873. Oltre la traduzione di Ulfila avanzano alcuni altri frammenti in lingua gotica dopo la quale vien l'anglosassone per antichità di reliquie scritte, che però non risalgono di là dal secolo settimo.
3.«How carefully the Moeso-Gothic language was considered and prepared for the expression of Scripture, becomes manifest to the philological student, when he examines those precious relics of the fourth century which bear the name of Ulphilas. Here we often meet the very words with which we are so familiar in our English Bible, but linked together by a flexional structure that finds no parallel short of Sanscrit. This is the oldest book we can go back to, as written in a language like our own. It has therefore a national interest for us; but apart from this it has a nobility and grandeur all its own, as it is one of the finest specimens of ancient language.»John Earle,The philology of the English tongue. Oxford, Clarendon Press, 1873. Oltre la traduzione di Ulfila avanzano alcuni altri frammenti in lingua gotica dopo la quale vien l'anglosassone per antichità di reliquie scritte, che però non risalgono di là dal secolo settimo.
4.Squillacium prima urbs Bruttiouem.... cuius laesiones cogimur plus dolere, dum patriotica nos probatur affectione contingere.
4.Squillacium prima urbs Bruttiouem.... cuius laesiones cogimur plus dolere, dum patriotica nos probatur affectione contingere.
5.Prima del nostro tre Cassiodori fiorirono e presero parte con onore agli avvenimenti occorsi in Italia ai loro tempi, il bisavolo che difese la costa di Sicilia ed i Bruzzii dalle invasioni vandaliche; l'avo, Tribuno e Notaio sotto Valentiniano III, amico ad Ezio che andò ambasciatore ad Attila; il padre che servì Odoacre comeComes Privatorum Rerum, eComes Sacrarum Largitionum, e poscia entrato ai servizi di Teodorico salì all'ufficio di Prefetto del Pretorio e all'onore del Patriziato. Si è molto discusso intorno al nome di Cassiodoro. Diversi eruditi, per lo più tedeschi, preferiscono la formaCassiodorio, ma io inclino con Tommaso Hodgkin e per le ragioni indicate da lui alla forma comunemente in uso. Anche il Mommsen il quale parve per qualche tempo dell'altro avviso, è tornato alla formaCassiodoronella sua edizione delleVariae. V.Hodgkin,The Letters of Cassiodorus, London, Frowde, 1886, pag. 5. I migliori e più recenti studi su Cassiodoro pongono approssimativamente la data della sua nascita tra il 477 e il 481.
5.Prima del nostro tre Cassiodori fiorirono e presero parte con onore agli avvenimenti occorsi in Italia ai loro tempi, il bisavolo che difese la costa di Sicilia ed i Bruzzii dalle invasioni vandaliche; l'avo, Tribuno e Notaio sotto Valentiniano III, amico ad Ezio che andò ambasciatore ad Attila; il padre che servì Odoacre comeComes Privatorum Rerum, eComes Sacrarum Largitionum, e poscia entrato ai servizi di Teodorico salì all'ufficio di Prefetto del Pretorio e all'onore del Patriziato. Si è molto discusso intorno al nome di Cassiodoro. Diversi eruditi, per lo più tedeschi, preferiscono la formaCassiodorio, ma io inclino con Tommaso Hodgkin e per le ragioni indicate da lui alla forma comunemente in uso. Anche il Mommsen il quale parve per qualche tempo dell'altro avviso, è tornato alla formaCassiodoronella sua edizione delleVariae. V.Hodgkin,The Letters of Cassiodorus, London, Frowde, 1886, pag. 5. I migliori e più recenti studi su Cassiodoro pongono approssimativamente la data della sua nascita tra il 477 e il 481.
6.Cassiodorus Senator.... invenis adeo, dum patris Cassiodori patricii et praefecti praetorii consiliarius fieret et laudes Theodorichi regis Gothorum facundissime recitasset, ab eo quaestor est factus.Anecdoton Holderi, ap. Usener, pag. 4.
6.Cassiodorus Senator.... invenis adeo, dum patris Cassiodori patricii et praefecti praetorii consiliarius fieret et laudes Theodorichi regis Gothorum facundissime recitasset, ab eo quaestor est factus.Anecdoton Holderi, ap. Usener, pag. 4.
7.Intorno a questa severità di giudizio, T. Hodgkin (Op. cit., pag. 29) osserva argutamente: «When he [Mommsen] makes this unfortunate chronicle reflect suspicion on the other works of Cassiodorus and especially on the Gothic History, the german scholar seems to me to chastise the busy Minister more harshly than he deserves.» Questa cronaca è stata ripubblicata recentemente dal Mommsen tra leChronica MinorainMon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, t. XI.
7.Intorno a questa severità di giudizio, T. Hodgkin (Op. cit., pag. 29) osserva argutamente: «When he [Mommsen] makes this unfortunate chronicle reflect suspicion on the other works of Cassiodorus and especially on the Gothic History, the german scholar seems to me to chastise the busy Minister more harshly than he deserves.» Questa cronaca è stata ripubblicata recentemente dal Mommsen tra leChronica MinorainMon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, t. XI.
8.Originem gothicam historiam fecit esse romanam.
8.Originem gothicam historiam fecit esse romanam.
9.Variarum, IX, 25.
9.Variarum, IX, 25.
10.Wattenbach,Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter, I, 70. Berlino, 1893-1894. Di questa opera magistrale mi sono giovato molto in queste prime pagine, e avrò frequente occasione di giovarmi in seguito.
10.Wattenbach,Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter, I, 70. Berlino, 1893-1894. Di questa opera magistrale mi sono giovato molto in queste prime pagine, e avrò frequente occasione di giovarmi in seguito.
11.«Vidit intrepidus quem timebat Imperium: facies illas terribiles et minaces fretus veritate despexit, nec dubitavit eius altercationibus obviare qui furore nescio quo raptatus mundi dominatum videbatur expetere. Invenit regem superbum sed reliquit placatum.... Erigebat constantia sua partes timentes, nec imbelles sunt crediti qui Legatis talibus videbantur armari. Pacem retulit desperatam.»Variarum, I, 4.
11.«Vidit intrepidus quem timebat Imperium: facies illas terribiles et minaces fretus veritate despexit, nec dubitavit eius altercationibus obviare qui furore nescio quo raptatus mundi dominatum videbatur expetere. Invenit regem superbum sed reliquit placatum.... Erigebat constantia sua partes timentes, nec imbelles sunt crediti qui Legatis talibus videbantur armari. Pacem retulit desperatam.»Variarum, I, 4.
12.Variarum, I, 27.
12.Variarum, I, 27.
13.Variarum, III, 13.
13.Variarum, III, 13.
14.«.... nostra fecisti eximia tempora praedicari. Ornasti de conscientiae integritate palatia, dedisti populis altam quietem.»Variarum, III, 23. Un bell'esempio di tolleranza antica trovasi in queste parole di una lettera motivata dall'incendio di una sinagoga in una sedizione contro i Giudei, «quia nolumus aliquid detestabile fieri unde romana gravitas debeat accusari.... Hoc enim nobis vehementer displicuisse cognoscite ut intentiones vanissimae populorum usque ad eversiones pervenerint fabricarum, ubi totum pulchrum volumus esse compositum.»Variarum, IV, 43. Anche il codice Teodosiano, pur così poco tollerante, favorisce i Giudei e impone che sieno rispettati.Cod. Theod., lib. XVI, tit. VIII, 9.De Iudaeis.
14.«.... nostra fecisti eximia tempora praedicari. Ornasti de conscientiae integritate palatia, dedisti populis altam quietem.»Variarum, III, 23. Un bell'esempio di tolleranza antica trovasi in queste parole di una lettera motivata dall'incendio di una sinagoga in una sedizione contro i Giudei, «quia nolumus aliquid detestabile fieri unde romana gravitas debeat accusari.... Hoc enim nobis vehementer displicuisse cognoscite ut intentiones vanissimae populorum usque ad eversiones pervenerint fabricarum, ubi totum pulchrum volumus esse compositum.»Variarum, IV, 43. Anche il codice Teodosiano, pur così poco tollerante, favorisce i Giudei e impone che sieno rispettati.Cod. Theod., lib. XVI, tit. VIII, 9.De Iudaeis.
15.Variarum, I, 45.
15.Variarum, I, 45.
16.Variarum, X, 31.
16.Variarum, X, 31.
17.A questa storia col nome diHistoria Tripartitaper essere compilata dalle opere dei tre scrittori greci Socrate, Sozomene e Teodoreto, rimase per secoli una grande e popolare autorità nella Chiesa d'Occidente. La traduzione di questi autori fu eseguita da Epifanio amico di Cassiodoro.
17.A questa storia col nome diHistoria Tripartitaper essere compilata dalle opere dei tre scrittori greci Socrate, Sozomene e Teodoreto, rimase per secoli una grande e popolare autorità nella Chiesa d'Occidente. La traduzione di questi autori fu eseguita da Epifanio amico di Cassiodoro.
18.Magni Aurelii Cassiodori Senatoris,Opera Omnia.... opera et studioJ. Gareth, Venetiis, 1729;Cassiodori Senatoris,Variae, rec. Th. Mommsen,Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, t. XII; e cf.Mommsen,Die Chronick des Cassiod. SenatorinAbhandlungen der Koen. saechs. Ges. der Wiss. phil.-hist. Kl., vol. III, 1861;A. Olleris,Cassiodore conservateur des livres de l'antiquité latine, Paris, 1841;Koepke,Anfänge des Königthums bei den Göthen, Berlin, 1859;A. Thorbecke,Cassiodorus Senator, Heidelberg, 1867;A. Franz,Cassiodorius Senator, Bresslau, 1872;I. Ciampi,I Cassiodori, Imola, 1876;Usener,Anecdoton Holderi, Ein Beitrag zur Geschichte Roms in Ostgothischer Zeit, Bonn, 1877;A. Gaudenzi,L'opera di Cassiodorio a Ravennain Atti e Memorie della R. Deputazione di Romagna, 1885;Wattenbach,Op. cit., I, 65;A. Ebert,Hist. Générale de la littérature du Moyen Age, trad. Aymeric e Condamin, Parigi, 1893. Citando l'Ebert mi valgo di questa traduzione che fu approvata e arricchita di qualche aggiunta dall'autore;T. Hodgkin, fa precedere il lavoro suo già citato sulleVariaeda uno studio notevolissimo intorno alla vita e agli scritti di Cassiodoro. Egli e l'Ebert riassumono con molta chiarezza le opere teologiche di questo scrittore e specialmente il trattatoDe anima, e leInstitutiones divinarum et saecularium lectionum. Un altro studio interessante è quello del Church intitolatoCassiodorus.Church,Miscellaneous essays, London, Macmillan, 1891.
18.Magni Aurelii Cassiodori Senatoris,Opera Omnia.... opera et studioJ. Gareth, Venetiis, 1729;Cassiodori Senatoris,Variae, rec. Th. Mommsen,Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, t. XII; e cf.Mommsen,Die Chronick des Cassiod. SenatorinAbhandlungen der Koen. saechs. Ges. der Wiss. phil.-hist. Kl., vol. III, 1861;A. Olleris,Cassiodore conservateur des livres de l'antiquité latine, Paris, 1841;Koepke,Anfänge des Königthums bei den Göthen, Berlin, 1859;A. Thorbecke,Cassiodorus Senator, Heidelberg, 1867;A. Franz,Cassiodorius Senator, Bresslau, 1872;I. Ciampi,I Cassiodori, Imola, 1876;Usener,Anecdoton Holderi, Ein Beitrag zur Geschichte Roms in Ostgothischer Zeit, Bonn, 1877;A. Gaudenzi,L'opera di Cassiodorio a Ravennain Atti e Memorie della R. Deputazione di Romagna, 1885;Wattenbach,Op. cit., I, 65;A. Ebert,Hist. Générale de la littérature du Moyen Age, trad. Aymeric e Condamin, Parigi, 1893. Citando l'Ebert mi valgo di questa traduzione che fu approvata e arricchita di qualche aggiunta dall'autore;T. Hodgkin, fa precedere il lavoro suo già citato sulleVariaeda uno studio notevolissimo intorno alla vita e agli scritti di Cassiodoro. Egli e l'Ebert riassumono con molta chiarezza le opere teologiche di questo scrittore e specialmente il trattatoDe anima, e leInstitutiones divinarum et saecularium lectionum. Un altro studio interessante è quello del Church intitolatoCassiodorus.Church,Miscellaneous essays, London, Macmillan, 1891.
19.Giordane afferma ch'egli ebbe in mano per soli tre giorni il libro di Cassiodoro, ma a questa asserzione nessuno degli scrittori moderni sembra prestare molta fede.
19.Giordane afferma ch'egli ebbe in mano per soli tre giorni il libro di Cassiodoro, ma a questa asserzione nessuno degli scrittori moderni sembra prestare molta fede.
20.Quasi universalmente finora si tenne, dietro la scorta di Giacomo Grimm, che il Vigilio a cui questo libro è dedicato fosse papa Vigilio. Il Mommsen, e ancor prima di lui l'Ebert, hanno però notato che un semplice ecclesiastico come era Giordane, mai non avrebbe potuto nella dedica trattar familiarmente un papa, e meno ancora rivolgergli le esortazioni che si leggono nel passo seguente: «Tu vero ausculta Iohannem apostolum qui ait: carissimi, nolite diligere mundum neque ea que in mundo sunt, quia mundus transit et concupiscentia eius: qui autem fecerit voluntatem Dei, maneat in aeternum. Estoque toto corde diligens Deum et proximum ut adimpleas legem et ores pro me, novilissime et magnifice frater.» Veggasi la prefazione del Mommsen alla recente edizione di Giordane pubblicata da lui neiMonumenta Germaniae Historica(Auctorum Antiquissimorum, tom. V, Pars Prior). Al Wattenbach tuttavia le ragioni addotte dall'Ebert e dal Mommsen non sembrano abbastanza persuasive.Op. cit., I, 77, e anch'io mi accosto al Wattenbach.
20.Quasi universalmente finora si tenne, dietro la scorta di Giacomo Grimm, che il Vigilio a cui questo libro è dedicato fosse papa Vigilio. Il Mommsen, e ancor prima di lui l'Ebert, hanno però notato che un semplice ecclesiastico come era Giordane, mai non avrebbe potuto nella dedica trattar familiarmente un papa, e meno ancora rivolgergli le esortazioni che si leggono nel passo seguente: «Tu vero ausculta Iohannem apostolum qui ait: carissimi, nolite diligere mundum neque ea que in mundo sunt, quia mundus transit et concupiscentia eius: qui autem fecerit voluntatem Dei, maneat in aeternum. Estoque toto corde diligens Deum et proximum ut adimpleas legem et ores pro me, novilissime et magnifice frater.» Veggasi la prefazione del Mommsen alla recente edizione di Giordane pubblicata da lui neiMonumenta Germaniae Historica(Auctorum Antiquissimorum, tom. V, Pars Prior). Al Wattenbach tuttavia le ragioni addotte dall'Ebert e dal Mommsen non sembrano abbastanza persuasive.Op. cit., I, 77, e anch'io mi accosto al Wattenbach.
21.Per dare un saggio del libro di Giordane reco tradotto qui in nota questo ritratto di Attila ch'egli però attinse da Prisco: «Uomo nato a desolazione di popoli, a sgomento d'ogni terra, il quale, non so per qual sorte, atterriva tutti colla formidabile fama che si spargeva di lui. Incedeva superbo girando gli occhi qua e là per mostrar l'altera potenza sua pur col muovere del corpo. Amante di guerre ma temperante di mano, validissimo di consiglio, arrendevole ai supplicanti, propizio a chi una volta egli avea ricevuto nella sua fede. Breve di statura, largo del petto, grosso il capo, piccoli gli occhi, rada la barba sparsa di canizie, schiacciato il naso, pallido il colorito, segni di sua razza. Il quale, avvegnaché per natura confidasse molto, pur gli cresceva fiducia la ritrovata spada di Marte sempre sacra agli Sciti. Questa, narra Prisco lo storico, ritrovossi in tal modo. Un pastore, egli dice, vedendo zoppicare una giovenca dell'armento nè potendo trovar la cagione di quella ferita, seguì attento le tracce del sangue e finalmente arrivò alla spada che la giovenca aveva calcato incauta pascendo, e trattala di terra subito la recò ad Attila. Questi rallegratosi di quel dono, di gran core com'era, stimò d'esser fatto principe dell'universo e per la spada di Marte essergli concessa la potestà della guerra.»
21.Per dare un saggio del libro di Giordane reco tradotto qui in nota questo ritratto di Attila ch'egli però attinse da Prisco: «Uomo nato a desolazione di popoli, a sgomento d'ogni terra, il quale, non so per qual sorte, atterriva tutti colla formidabile fama che si spargeva di lui. Incedeva superbo girando gli occhi qua e là per mostrar l'altera potenza sua pur col muovere del corpo. Amante di guerre ma temperante di mano, validissimo di consiglio, arrendevole ai supplicanti, propizio a chi una volta egli avea ricevuto nella sua fede. Breve di statura, largo del petto, grosso il capo, piccoli gli occhi, rada la barba sparsa di canizie, schiacciato il naso, pallido il colorito, segni di sua razza. Il quale, avvegnaché per natura confidasse molto, pur gli cresceva fiducia la ritrovata spada di Marte sempre sacra agli Sciti. Questa, narra Prisco lo storico, ritrovossi in tal modo. Un pastore, egli dice, vedendo zoppicare una giovenca dell'armento nè potendo trovar la cagione di quella ferita, seguì attento le tracce del sangue e finalmente arrivò alla spada che la giovenca aveva calcato incauta pascendo, e trattala di terra subito la recò ad Attila. Questi rallegratosi di quel dono, di gran core com'era, stimò d'esser fatto principe dell'universo e per la spada di Marte essergli concessa la potestà della guerra.»
22.Per gli studi particolari che ebbi una volta occasione di fare su quei luoghi, inclino a credere con T. Hodgkin (Italy and her Invaders, IV, 278) che il cozzo dei due eserciti avvenisse nella località dettaad Ensem, presso l'attuale villaggio della Scheggia dove la via biforcandosi procede da un lato verso Fossato e dall'altro va a Gubbio. Cf.Rivista Storica Italiana, vol. III, pag. 753.
22.Per gli studi particolari che ebbi una volta occasione di fare su quei luoghi, inclino a credere con T. Hodgkin (Italy and her Invaders, IV, 278) che il cozzo dei due eserciti avvenisse nella località dettaad Ensem, presso l'attuale villaggio della Scheggia dove la via biforcandosi procede da un lato verso Fossato e dall'altro va a Gubbio. Cf.Rivista Storica Italiana, vol. III, pag. 753.
23.Esaminando in questa ristampa del mio lavoro le opere di Procopio, ho adoperato per la storia della Guerra Gotica la edizione del Comparetti pubblicata dall'Istituto Storico Italiano nelleFonti per la Storia d'Italia. Per gli altri scritti mi sono giovato della edizione del Dindorf che trovasi nelCorpus Scriptorum historiæ Byzantinae, stampata a Bonn, 1833-1838, in tre volumi. Oltre le storie, rimane di Procopio un altro lavoro intitolatoDegli Edificî, nel quale si descrivono i monumenti e le opere pubbliche eseguite sotto Giustiniano.
23.Esaminando in questa ristampa del mio lavoro le opere di Procopio, ho adoperato per la storia della Guerra Gotica la edizione del Comparetti pubblicata dall'Istituto Storico Italiano nelleFonti per la Storia d'Italia. Per gli altri scritti mi sono giovato della edizione del Dindorf che trovasi nelCorpus Scriptorum historiæ Byzantinae, stampata a Bonn, 1833-1838, in tre volumi. Oltre le storie, rimane di Procopio un altro lavoro intitolatoDegli Edificî, nel quale si descrivono i monumenti e le opere pubbliche eseguite sotto Giustiniano.
24.«Illud vero sciebat Author, condendae huic historiae idoneum se esse maxime omnium; ob aliud certe nihil, nisi quia cum a consiliis fuerit Belisario Duci, quidquid fere gestum est vidit. Hoc etiam persuasum habuit, arti Oratoriae convenire eloquentiam; Poeticae, fabularum figmenta; Historiae veritatem. Quare ne amicissimorum quidem peccata texit; sed cuiusque actus, pravos iuxta atque honestos, quam potuit accuratissimis literis prodidit.» —Procop.,De Bello Persico, I, 1. Adopero per questa citazione la versione del Maltreto.
24.«Illud vero sciebat Author, condendae huic historiae idoneum se esse maxime omnium; ob aliud certe nihil, nisi quia cum a consiliis fuerit Belisario Duci, quidquid fere gestum est vidit. Hoc etiam persuasum habuit, arti Oratoriae convenire eloquentiam; Poeticae, fabularum figmenta; Historiae veritatem. Quare ne amicissimorum quidem peccata texit; sed cuiusque actus, pravos iuxta atque honestos, quam potuit accuratissimis literis prodidit.» —Procop.,De Bello Persico, I, 1. Adopero per questa citazione la versione del Maltreto.
25.«Tucidide che, oltre ad Erodoto, è suo principale modello.»Comparetti,Op. cit., I,IX.
25.«Tucidide che, oltre ad Erodoto, è suo principale modello.»Comparetti,Op. cit., I,IX.
26.Lib. III, cap. 17.
26.Lib. III, cap. 17.
27.La parolaRomaniè qui usata genericamente per indicar gl'imperiali.
27.La parolaRomaniè qui usata genericamente per indicar gl'imperiali.
28.La continuazione di Agatia è pubblicata nella citata edizione di Procopio a cura del Dindorf.
28.La continuazione di Agatia è pubblicata nella citata edizione di Procopio a cura del Dindorf.
29.Entrambe ripubblicate dal Mommsen tra leChronica MinorainMon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, tom. XI.
29.Entrambe ripubblicate dal Mommsen tra leChronica MinorainMon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, tom. XI.
30.Tale è l'opinione del conteCarlo Cipollanell'Archivio Storico Italiano, XI, 3 (1883). IlMagani(Ennodio, Pavia, 1886) è d'opinione contraria, ma il Cipolla mantiene le sue conclusioni in uno scritto pubblicato negliAtti e Memorie della R. Accademia di Scienze Lettere ed Arti in Padova.N. S., IV, 1888.
30.Tale è l'opinione del conteCarlo Cipollanell'Archivio Storico Italiano, XI, 3 (1883). IlMagani(Ennodio, Pavia, 1886) è d'opinione contraria, ma il Cipolla mantiene le sue conclusioni in uno scritto pubblicato negliAtti e Memorie della R. Accademia di Scienze Lettere ed Arti in Padova.N. S., IV, 1888.
31.Oltre l'edizione delle opere d'Ennodio curata dal Sirmond e pubblicata a Parigi nel 1611, se ne ha una edizione critica comparsa nel VI volume delCorpus Scriptorum Ecclesiasticorumcol titolo:M. F. Ennodii,Opera Omnia recensuit et commentario critico instruxit G. Hartel, Vindobonae, 1882. Un'altra a cura di F. Vogel, fu pubblicata nel 1885 peiMonumenta Germaniae Historica(Auctorum Antiquissimorum, tom. VII).
31.Oltre l'edizione delle opere d'Ennodio curata dal Sirmond e pubblicata a Parigi nel 1611, se ne ha una edizione critica comparsa nel VI volume delCorpus Scriptorum Ecclesiasticorumcol titolo:M. F. Ennodii,Opera Omnia recensuit et commentario critico instruxit G. Hartel, Vindobonae, 1882. Un'altra a cura di F. Vogel, fu pubblicata nel 1885 peiMonumenta Germaniae Historica(Auctorum Antiquissimorum, tom. VII).
32.Malfatti,Imperatori e Papi. Hoepli, 1876, I, 163. Quanto alla discendenza di Gregorio dal papa Felice, cfr.Duchesne,Liber Pontificalis, I,LXXVI;De Rossi,Inscript. Christ., I, 372.
32.Malfatti,Imperatori e Papi. Hoepli, 1876, I, 163. Quanto alla discendenza di Gregorio dal papa Felice, cfr.Duchesne,Liber Pontificalis, I,LXXVI;De Rossi,Inscript. Christ., I, 372.
33.Una sua frase mostra che Gregorio non aveva familiare la lingua greca: «Quamvis Grecae linguae nescius» dice egli di sé stesso in una sua lettera.Epistolarum, VII, 29.
33.Una sua frase mostra che Gregorio non aveva familiare la lingua greca: «Quamvis Grecae linguae nescius» dice egli di sé stesso in una sua lettera.Epistolarum, VII, 29.
34.Dialog., Lib. I, nell'esordio.
34.Dialog., Lib. I, nell'esordio.
35.Intorno alla cronologia delle lettere Gregoriane gioverà riferire alcune parole di una avvertenza premessa dal caro e compianto amico mio Paolo Ewald al regesto di esse nella seconda edizione della raccolta dello Jaffé: «.... Nam cum argumentis meis certe probatum sit, non Registri illius authentici libris charticeis scripti apographum nobis traditum esse, sed tria excerpta solummodo extare et haec excerpta, quamvis ratione et numero epistolarum eligendarum maxime secum dissentiant, tamen pari modo in eo consentire, quod ad certum temporis ordinem respiciant, hoc iudicium non paucis locis priorum editionum auctoritatem tollit. Ad quem annum et mensem epistolae antea incerti temporis regerendae sint, hanc rationem excerptorum intelligentes penitus pernoscere possumus. Sed hoc praemittendum esse videtur de signis illis chronologicis, quae epistolis adscriptae sunt, notas annorum et mensium non tempus edicere, quo epistola quaeque scripta sit, sed quo scriptores Registri eam receperint; ita ut mirari non liceat interdum et epistolas diversis temporibus scriptas sub eodem mense coniunctas esse, et alias loco disiunctas ad idem tempus spectare. Registri igitur seriem talibus locis relinquentes secundum chronologiam epistolas hic ordinavimus. Authenticum autem, ut ita dicam, datum in epistolis Gregorianis non invenitur, nisi in eis perpaucis, quae etiam diem non tacent.»Regesta Pontificum Romanorum... ediditPh. Jaffé,ed. secunda. Anche vuolsi qui menzionare il notevolissimo studio dell'Ewald,Studien zur Ausgaben des Registers Gregors I, pubblicato nelNeues Archiv., III, 433-625.
35.Intorno alla cronologia delle lettere Gregoriane gioverà riferire alcune parole di una avvertenza premessa dal caro e compianto amico mio Paolo Ewald al regesto di esse nella seconda edizione della raccolta dello Jaffé: «.... Nam cum argumentis meis certe probatum sit, non Registri illius authentici libris charticeis scripti apographum nobis traditum esse, sed tria excerpta solummodo extare et haec excerpta, quamvis ratione et numero epistolarum eligendarum maxime secum dissentiant, tamen pari modo in eo consentire, quod ad certum temporis ordinem respiciant, hoc iudicium non paucis locis priorum editionum auctoritatem tollit. Ad quem annum et mensem epistolae antea incerti temporis regerendae sint, hanc rationem excerptorum intelligentes penitus pernoscere possumus. Sed hoc praemittendum esse videtur de signis illis chronologicis, quae epistolis adscriptae sunt, notas annorum et mensium non tempus edicere, quo epistola quaeque scripta sit, sed quo scriptores Registri eam receperint; ita ut mirari non liceat interdum et epistolas diversis temporibus scriptas sub eodem mense coniunctas esse, et alias loco disiunctas ad idem tempus spectare. Registri igitur seriem talibus locis relinquentes secundum chronologiam epistolas hic ordinavimus. Authenticum autem, ut ita dicam, datum in epistolis Gregorianis non invenitur, nisi in eis perpaucis, quae etiam diem non tacent.»Regesta Pontificum Romanorum... ediditPh. Jaffé,ed. secunda. Anche vuolsi qui menzionare il notevolissimo studio dell'Ewald,Studien zur Ausgaben des Registers Gregors I, pubblicato nelNeues Archiv., III, 433-625.
36.È singolare che l'Ebert il quale espone con cura le altre opere di San Gregorio faccia appena menzione delle lettere considerandole utili bensì allo studio dei tempi gregoriani ma prive d'interesse letterario.Op. cit., I, 590.
36.È singolare che l'Ebert il quale espone con cura le altre opere di San Gregorio faccia appena menzione delle lettere considerandole utili bensì allo studio dei tempi gregoriani ma prive d'interesse letterario.Op. cit., I, 590.
37.«Inerat denique ei tanta abstinentia in cibis, vigilantia in orationibus, strenuitas in ieiuniis, ut infirmato stomacho vix consistere posset. Sustinebat praeterea assiduas corporis infirmitates et maxime ea pulsabatur molestia, quam graeco eloquio medici syncopin vocant; cuius incommodis ita dolore vitalium cruciabatur, ut crebris interceptus angustiis, per singula pene horarum momenta ad exitum propinquaret.»S. Gregorii Magni Vita, auctorePaulo Diacono.
37.«Inerat denique ei tanta abstinentia in cibis, vigilantia in orationibus, strenuitas in ieiuniis, ut infirmato stomacho vix consistere posset. Sustinebat praeterea assiduas corporis infirmitates et maxime ea pulsabatur molestia, quam graeco eloquio medici syncopin vocant; cuius incommodis ita dolore vitalium cruciabatur, ut crebris interceptus angustiis, per singula pene horarum momenta ad exitum propinquaret.»S. Gregorii Magni Vita, auctorePaulo Diacono.
38.Gregorii I papae,Epistolarum, V, 38. Per questa lettera e per la seguente diretta a Maurizio imperatore, riproduco, con alcune poche e lievi modificazioni, la bella traduzione che ne dà il Balbo nellaStoria d'Italia sotto ai Barbari. Per le lettere di Gregorio mi son valso della edizione deiMonumenta Germaniae. (Gregorii I papae,Epistolarum, pars I et II) curata daPaolo Ewalde daL. M. Hartmann; per le altre opere ho seguito l'edizione dei Maurini.
38.Gregorii I papae,Epistolarum, V, 38. Per questa lettera e per la seguente diretta a Maurizio imperatore, riproduco, con alcune poche e lievi modificazioni, la bella traduzione che ne dà il Balbo nellaStoria d'Italia sotto ai Barbari. Per le lettere di Gregorio mi son valso della edizione deiMonumenta Germaniae. (Gregorii I papae,Epistolarum, pars I et II) curata daPaolo Ewalde daL. M. Hartmann; per le altre opere ho seguito l'edizione dei Maurini.
39.Homiliarium in Ezechielem. Lib. II, Hom. 10.
39.Homiliarium in Ezechielem. Lib. II, Hom. 10.
40.Epist., V, 36.
40.Epist., V, 36.
41.Intorno alla avversione che Teodelinda incontrava tra i Longobardi presso il partito nazionale ariano, ed i sospetti che ispiravano le sue relazioni con la Baviera, la Francia e Roma, vedansi tra altriSchupfer,Istituzioni politiche longobarde, Firenze, 1863;Tamassia,Longobardi, Franchi e Chiesa Romana, Bologna, 1888;Hodgkin,Italy and her Invaders, VI, 150.
41.Intorno alla avversione che Teodelinda incontrava tra i Longobardi presso il partito nazionale ariano, ed i sospetti che ispiravano le sue relazioni con la Baviera, la Francia e Roma, vedansi tra altriSchupfer,Istituzioni politiche longobarde, Firenze, 1863;Tamassia,Longobardi, Franchi e Chiesa Romana, Bologna, 1888;Hodgkin,Italy and her Invaders, VI, 150.
42.Epist., XIV, 12.
42.Epist., XIV, 12.
43.Questa corrispondenza di Gregorio con la fiera regina dei Franchi ha chiamato su lui il rimprovero d'alcuni storici. Secondo essi Gregorio non avrebbe dovuto trattar con forme tanto amichevoli una donna di cui la memoria è discesa ai posteri così macchiata d'infamia. Il rimprovero non mi par giusto. La Chiesa pativa a quel tempo grave danno nelle Gallie per le frequenti elezioni simoniache dei vescovi, e contro questo scandalo Gregorio appuntava tutte le sue forze adoperandosi del continuo presso Brunichilde affinché s'inducesse a farlo sparire. Il Pontefice adunque trattando con quella singolar donna trovavasi in posizione assai delicata e difficile, della qual cosa è da far conto nel giudicare la condotta d'un uomo la cui virtù e la purezza delle intenzioni sono riconosciute dall'universale. Più grave parrebbemi l'altro rimprovero che gli è mosso per la lettera colla quale riconobbe l'autorità del tiranno Foca usurpator sanguinoso del trono di Costantinopoli, ma pur qui è da riflettere alla responsabilità che pesava su Gregorio per la sorte di tanto popolo che si volgeva a lui come ad unico protettore, e di cui, come si rileva anche dalle lettere citate qui sopra, egli aveva invano narrate le miserie e difesi fieramente i diritti innanzi al predecessore di Foca.
43.Questa corrispondenza di Gregorio con la fiera regina dei Franchi ha chiamato su lui il rimprovero d'alcuni storici. Secondo essi Gregorio non avrebbe dovuto trattar con forme tanto amichevoli una donna di cui la memoria è discesa ai posteri così macchiata d'infamia. Il rimprovero non mi par giusto. La Chiesa pativa a quel tempo grave danno nelle Gallie per le frequenti elezioni simoniache dei vescovi, e contro questo scandalo Gregorio appuntava tutte le sue forze adoperandosi del continuo presso Brunichilde affinché s'inducesse a farlo sparire. Il Pontefice adunque trattando con quella singolar donna trovavasi in posizione assai delicata e difficile, della qual cosa è da far conto nel giudicare la condotta d'un uomo la cui virtù e la purezza delle intenzioni sono riconosciute dall'universale. Più grave parrebbemi l'altro rimprovero che gli è mosso per la lettera colla quale riconobbe l'autorità del tiranno Foca usurpator sanguinoso del trono di Costantinopoli, ma pur qui è da riflettere alla responsabilità che pesava su Gregorio per la sorte di tanto popolo che si volgeva a lui come ad unico protettore, e di cui, come si rileva anche dalle lettere citate qui sopra, egli aveva invano narrate le miserie e difesi fieramente i diritti innanzi al predecessore di Foca.
44.Non ricordo se altri l'abbia notato: a me pare non improbabile che la leggenda di Beda tragga in qualche modo origine dalla fuga da Roma che, secondo il biografo suo Giovanni Diacono, Gregorio tentò per sottrarsi all'onore della dignità papale.
44.Non ricordo se altri l'abbia notato: a me pare non improbabile che la leggenda di Beda tragga in qualche modo origine dalla fuga da Roma che, secondo il biografo suo Giovanni Diacono, Gregorio tentò per sottrarsi all'onore della dignità papale.
45.Johann., V, 17.
45.Johann., V, 17.
46.Luc., V, 7.
46.Luc., V, 7.
47.Epist., XI, 36.
47.Epist., XI, 36.
48.Sancti Gregorii Papae,Dialogorum Libri IV, de Vita et miraculis Patrum italicorum et de aeternitate animarum.
48.Sancti Gregorii Papae,Dialogorum Libri IV, de Vita et miraculis Patrum italicorum et de aeternitate animarum.
49.Cfr.A. Vogeler,Paulus Diaconus und die Origo gentis Langobardorum. Berlin, Gaestner, 1887.
49.Cfr.A. Vogeler,Paulus Diaconus und die Origo gentis Langobardorum. Berlin, Gaestner, 1887.
50.«Possiamo credere che il monaco (Secondo), come altri dopo di lui, si sia limitato a registrare i fatti più notevoli di cui fu testimonio, o che giunsero a sua notizia. Lavoro ad ogni modo prezioso, massime per quei tempi, e da considerarsi come l'ultimo riflesso della cultura romana nel Trentino. Non sono difficili a rintracciarsi i passi dove Paolo s'ebbe a giovare dellaHistoriola. Oltre alle notizie d'accidenti atmosferici e d'inondazioni, di carestie e di altri disastri che travagliarono le regioni alpine e la valle dell'Adige, sono certamente desunte da Secondo le informazioni intorno alle imprese del duca Evino, ai dissapori fra il duca Gaidoaldo e al re Agilulfo, ed al battesimo di Adaloaldo. Ma soprattutto i capitoli IX e XXXI del terzo libro di Paolo sono desunti da Secondo e narrano fatti taciuti dagli altri cronisti e molto importanti per la storia dei Longobardi in relazione coi re Franchi e i Duchi Bavari.» CosìB. Malfatti,I Castelli Trentini distrutti dai Franchi, inArchivio storico per Trieste, II, 289.
50.«Possiamo credere che il monaco (Secondo), come altri dopo di lui, si sia limitato a registrare i fatti più notevoli di cui fu testimonio, o che giunsero a sua notizia. Lavoro ad ogni modo prezioso, massime per quei tempi, e da considerarsi come l'ultimo riflesso della cultura romana nel Trentino. Non sono difficili a rintracciarsi i passi dove Paolo s'ebbe a giovare dellaHistoriola. Oltre alle notizie d'accidenti atmosferici e d'inondazioni, di carestie e di altri disastri che travagliarono le regioni alpine e la valle dell'Adige, sono certamente desunte da Secondo le informazioni intorno alle imprese del duca Evino, ai dissapori fra il duca Gaidoaldo e al re Agilulfo, ed al battesimo di Adaloaldo. Ma soprattutto i capitoli IX e XXXI del terzo libro di Paolo sono desunti da Secondo e narrano fatti taciuti dagli altri cronisti e molto importanti per la storia dei Longobardi in relazione coi re Franchi e i Duchi Bavari.» CosìB. Malfatti,I Castelli Trentini distrutti dai Franchi, inArchivio storico per Trieste, II, 289.
51.Wattenbach,op. cit., vol. I, c. 2, § 6.
51.Wattenbach,op. cit., vol. I, c. 2, § 6.
52.Pauli,Historia Langobardorum edentibus L. Bethmann et G. Waitz, nel volume degliScriptores rerum langobard. et italic, saec. VI-IXnei Monumenta Germaniae Historica. Le poesie di Paolo sono raccolte in un altro volume deiMonumenta: Poetae Latini aevi carolini recensuit E. Duemmler. Intorno alla persona e agli scritti di Paolo Diacono s'è in quest'ultimo mezzo secolo affaticata con amore tenace una schiera d'eruditi, tedeschi pressoché tutti. Oltre al Dahn, al Wattenbach, allo Jacobi e al Mommsen, noto i nomi del Bethmann, del Waitz e del Duemmler come di quelli che hanno meglio meritato del grande cronista friulano. Il Bethmann iniziò gli studi lunghi e pazienti che proseguiti dal Waitz hanno condotto ad una eccellente edizione dellaHistoria Langobardorum; al Duemmler poi devesi la raccolta delle poesie paoline e la possibilità di raffrontarle utilmente colle altre poesie dell'età carolina. Non è nei propositi di questo libro il discorrere degli studi che i critici sono venuti facendo intorno al Varnefrido fino alla edizione del Waitz. Chi ne desidera notizia potrà consultare con profitto uno studio fatto con gran diligenza e gran lucidezza dal professor P. Del Giudice, pubblicato col titoloLo storico dei Longobardi e la critica moderna, Milano, Hoepli, 1880, e ristampato da lui nei suoiStudi di Storia e dirittopresso lo stesso editore nel 1890. L'Istituto storico Italiano si propone di pubblicare una nuova edizione dellaHistoria Langobardorum.
52.Pauli,Historia Langobardorum edentibus L. Bethmann et G. Waitz, nel volume degliScriptores rerum langobard. et italic, saec. VI-IXnei Monumenta Germaniae Historica. Le poesie di Paolo sono raccolte in un altro volume deiMonumenta: Poetae Latini aevi carolini recensuit E. Duemmler. Intorno alla persona e agli scritti di Paolo Diacono s'è in quest'ultimo mezzo secolo affaticata con amore tenace una schiera d'eruditi, tedeschi pressoché tutti. Oltre al Dahn, al Wattenbach, allo Jacobi e al Mommsen, noto i nomi del Bethmann, del Waitz e del Duemmler come di quelli che hanno meglio meritato del grande cronista friulano. Il Bethmann iniziò gli studi lunghi e pazienti che proseguiti dal Waitz hanno condotto ad una eccellente edizione dellaHistoria Langobardorum; al Duemmler poi devesi la raccolta delle poesie paoline e la possibilità di raffrontarle utilmente colle altre poesie dell'età carolina. Non è nei propositi di questo libro il discorrere degli studi che i critici sono venuti facendo intorno al Varnefrido fino alla edizione del Waitz. Chi ne desidera notizia potrà consultare con profitto uno studio fatto con gran diligenza e gran lucidezza dal professor P. Del Giudice, pubblicato col titoloLo storico dei Longobardi e la critica moderna, Milano, Hoepli, 1880, e ristampato da lui nei suoiStudi di Storia e dirittopresso lo stesso editore nel 1890. L'Istituto storico Italiano si propone di pubblicare una nuova edizione dellaHistoria Langobardorum.
53.Celebrandosi a Cividale il millenario di Paolo Diacono, il P. Amelli di Montecassino ha dato in luce un trattato grammaticale inedito ed un epigramma pure inedito ch'egli dimostra doversi attribuire a Paolo.Ars Donati quamPaulus Diaconusexposuit, nunc primum ex cod. Vaticano-Palatino 1746 Monachi Archicoenobii Montis Casini in lucem properunt. Typ. Montis Casini, 1899, ePaolo Diacono, Carlo Magno e Paolino d'Aquileia in un epigramma inedito, intorno al canto Gregoriano e Ambrosiano. Montecassino, 1899.
53.Celebrandosi a Cividale il millenario di Paolo Diacono, il P. Amelli di Montecassino ha dato in luce un trattato grammaticale inedito ed un epigramma pure inedito ch'egli dimostra doversi attribuire a Paolo.Ars Donati quamPaulus Diaconusexposuit, nunc primum ex cod. Vaticano-Palatino 1746 Monachi Archicoenobii Montis Casini in lucem properunt. Typ. Montis Casini, 1899, ePaolo Diacono, Carlo Magno e Paolino d'Aquileia in un epigramma inedito, intorno al canto Gregoriano e Ambrosiano. Montecassino, 1899.
54.Vedasi intorno a queste storie il bel lavoro diGabriel Monod,Études critiques sur les sources de l'histoire carolingienne, Paris, Bouillon, 1898, pagg. 21 e 56.
54.Vedasi intorno a queste storie il bel lavoro diGabriel Monod,Études critiques sur les sources de l'histoire carolingienne, Paris, Bouillon, 1898, pagg. 21 e 56.
55.Un necrologio cassinese indica il giorno della morte di Paolo che fu un tredici d'aprile, ma si è incerti dell'anno. Il Waitz ed altri stimano ch'egli morisse prima dell'incoronazione di Carlo Magno, e forse nel 799. Ebbe nel monastero parecchi discepoli tra i quali un Ilderico che verseggiò a ricordo di lui un epitaffio pregevole.
55.Un necrologio cassinese indica il giorno della morte di Paolo che fu un tredici d'aprile, ma si è incerti dell'anno. Il Waitz ed altri stimano ch'egli morisse prima dell'incoronazione di Carlo Magno, e forse nel 799. Ebbe nel monastero parecchi discepoli tra i quali un Ilderico che verseggiò a ricordo di lui un epitaffio pregevole.
56.C. Balbo,Storia d'Italia sotto i Barbari, II, pag. 18. Firenze, 1856.
56.C. Balbo,Storia d'Italia sotto i Barbari, II, pag. 18. Firenze, 1856.
57.Historia Langobardorum, III, 30.
57.Historia Langobardorum, III, 30.
58.Historia Langobardorum, V, 1, et seq.
58.Historia Langobardorum, V, 1, et seq.
59.Pauli Continuationes nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica.
59.Pauli Continuationes nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica.
60.Muratori,Annali d'Italia, ad an. 860.
60.Muratori,Annali d'Italia, ad an. 860.
61.Le Liber Pontificalis, texte introduction et commentaire par l'abbéLouis Duchesne, Paris Thorin, 1886-1892. Quel che si dice qui si riferisce al primo volume di questa edizione. Avrò più oltre occasione di giovarmi del secondo volume quando dovrò parlare delle vite pontificie da Leone IX in poi. Un'altra edizione del Libro Pontificale pubblica ora il Mommsen peiMonumenta Germaniae Historica: Gestorum Pontificum Romanorum, vol. I.Libri Pontificalis pars prior ediditTheodorus Mommsen, Berlino, 1898.
61.Le Liber Pontificalis, texte introduction et commentaire par l'abbéLouis Duchesne, Paris Thorin, 1886-1892. Quel che si dice qui si riferisce al primo volume di questa edizione. Avrò più oltre occasione di giovarmi del secondo volume quando dovrò parlare delle vite pontificie da Leone IX in poi. Un'altra edizione del Libro Pontificale pubblica ora il Mommsen peiMonumenta Germaniae Historica: Gestorum Pontificum Romanorum, vol. I.Libri Pontificalis pars prior ediditTheodorus Mommsen, Berlino, 1898.
62.«Il Libro Pontificale utilissimo per le preziose notizie che ci fornisce delle riparazioni e de' lavori fatti da romani pontefici in que' luoghi venerandi» (le catacombe)....De Rossi,Roma sotterranea cristiana, I, 8. Roma, 1864. Lo stesso De Rossi e il Duchesne pongono la data della primitiva redazione delLiberal principio del sesto secolo. Il Waitz riteneva, e con lui s'accordano lo Harnack ed il Mommsen, che questa data debba portarsi al secolo settimo, ma il Duchesne non s'arrende a questa opinione.
62.«Il Libro Pontificale utilissimo per le preziose notizie che ci fornisce delle riparazioni e de' lavori fatti da romani pontefici in que' luoghi venerandi» (le catacombe)....De Rossi,Roma sotterranea cristiana, I, 8. Roma, 1864. Lo stesso De Rossi e il Duchesne pongono la data della primitiva redazione delLiberal principio del sesto secolo. Il Waitz riteneva, e con lui s'accordano lo Harnack ed il Mommsen, che questa data debba portarsi al secolo settimo, ma il Duchesne non s'arrende a questa opinione.
63.Gesta Episcoporum NeapolitanorumediditG. Waitz, nel volumeScriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica. Per queste notizie sul testo delle Gesta seguo l'autorità del Waitz e quella del Capasso che ne ha pubblicato dopo il Waitz un'altra eccellente edizione col titolo diChronicon Episcoporum S. Neapolitanae Ecclesiaecorredandola di note dottissime. Entrambi questi eruditi lavorando contemporaneamente e indipendentemente un dall'altro, sono arrivati a molto simili conclusioni intorno al testo del libro e agli autori di esso. Noto tuttavia che il Waitz reputa che l'anonimo autore della prima parte abbia scritto sul finire del secolo ottavo mentre il Capasso reca gravi ragioni per credere ch'egli scrivesse verso la metà del secolo nono.Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia.... cura et studioBartholomaei Capasso, vol. I. Napoli, 1881.
63.Gesta Episcoporum NeapolitanorumediditG. Waitz, nel volumeScriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica. Per queste notizie sul testo delle Gesta seguo l'autorità del Waitz e quella del Capasso che ne ha pubblicato dopo il Waitz un'altra eccellente edizione col titolo diChronicon Episcoporum S. Neapolitanae Ecclesiaecorredandola di note dottissime. Entrambi questi eruditi lavorando contemporaneamente e indipendentemente un dall'altro, sono arrivati a molto simili conclusioni intorno al testo del libro e agli autori di esso. Noto tuttavia che il Waitz reputa che l'anonimo autore della prima parte abbia scritto sul finire del secolo ottavo mentre il Capasso reca gravi ragioni per credere ch'egli scrivesse verso la metà del secolo nono.Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia.... cura et studioBartholomaei Capasso, vol. I. Napoli, 1881.
64.«De Petri subdiaconi auctario, utpote minimo, nihil singulare dicendum est.»Capasso, Op. cit.
64.«De Petri subdiaconi auctario, utpote minimo, nihil singulare dicendum est.»Capasso, Op. cit.
65.Il signor abate Duchesne vede una relazione tra alcuni passi di Agnello ed altri del Pontificale Romano, ma a me questa relazione non par chiara abbastanza.
65.Il signor abate Duchesne vede una relazione tra alcuni passi di Agnello ed altri del Pontificale Romano, ma a me questa relazione non par chiara abbastanza.
66.Dalla prefazione alLiber Pontificalisdi Agnello pubblicato nel volumeScriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IXdeiMonumenta Germaniae Historica.
66.Dalla prefazione alLiber Pontificalisdi Agnello pubblicato nel volumeScriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IXdeiMonumenta Germaniae Historica.
67.«Cadaver namque per novem menses sepultum de sepultura extraxisti. Si interrogabatur quid responderet? Si responderet, omnis illa horrenda congregatio timore perterrita ab invicem separata discederet.» Intorno a questi polemisti è da vedere come fondamento a quanto se ne è detto appresso, lo studio delDümmler,Auxilius und Vulgarius, Lipsia, 1866. IlDümmlerpubblicò laInvectivainsieme con l'edizione delleGesta Berengariidi cui si terrà parola più innanzi. Cf. anche ilWattenbach, Op. cit., I, 305.
67.«Cadaver namque per novem menses sepultum de sepultura extraxisti. Si interrogabatur quid responderet? Si responderet, omnis illa horrenda congregatio timore perterrita ab invicem separata discederet.» Intorno a questi polemisti è da vedere come fondamento a quanto se ne è detto appresso, lo studio delDümmler,Auxilius und Vulgarius, Lipsia, 1866. IlDümmlerpubblicò laInvectivainsieme con l'edizione delleGesta Berengariidi cui si terrà parola più innanzi. Cf. anche ilWattenbach, Op. cit., I, 305.
68.Nel render conto di questi scritti monastici non posso seguir sempre l'ordine cronologico come ho cercato di fare finora. In qualche caso per motivi di affinità che il lettore potrà veder facilmente, mi è stato necessario aggruppare insieme alcuni scritti lontani di tempo fra loro, oltrepassando fors'anco il tempo che dovrebbe limitare questo capitolo.
68.Nel render conto di questi scritti monastici non posso seguir sempre l'ordine cronologico come ho cercato di fare finora. In qualche caso per motivi di affinità che il lettore potrà veder facilmente, mi è stato necessario aggruppare insieme alcuni scritti lontani di tempo fra loro, oltrepassando fors'anco il tempo che dovrebbe limitare questo capitolo.
69.Un frammento dellaConstructiofu pubblicato dal benedettino Caetani, secondo il testo unico che se ne conserva, nel terzo volume degliActa SS. Ord. S. Benedicti, e riprodotto nella raccolta dei Bollandisti al volume terzo di settembre. IlBethmannpubblicando per primo l'intero testo neiMonum. Germ. Hist. SS., vol. XI, credette che esso contenesse la Constructio completa e genuina quale prima fu scritta. Il dotto tedesco, del resto assai benemerito degli studi farfensi, era in errore, e l'amico mio Ignazio Giorgi ha dimostrato con evidenza che il vero testo originale è perduto.Archivio della Società romana di Storia patria, anno II, p. 409.
69.Un frammento dellaConstructiofu pubblicato dal benedettino Caetani, secondo il testo unico che se ne conserva, nel terzo volume degliActa SS. Ord. S. Benedicti, e riprodotto nella raccolta dei Bollandisti al volume terzo di settembre. IlBethmannpubblicando per primo l'intero testo neiMonum. Germ. Hist. SS., vol. XI, credette che esso contenesse la Constructio completa e genuina quale prima fu scritta. Il dotto tedesco, del resto assai benemerito degli studi farfensi, era in errore, e l'amico mio Ignazio Giorgi ha dimostrato con evidenza che il vero testo originale è perduto.Archivio della Società romana di Storia patria, anno II, p. 409.
70.Stimo tuttavia opportuno il riferire un tratto in cui si accenna all'opera colonizzatrice del monachismo, la quale sembrami essersi poi continuata in Italia anche verso la metà del nono secolo quando molti monasteri eran caduti giù nel più profondo della corruzione. In questo passo che segue, Tommaso di Morienna consiglia i tre giovani a fondare il loro monastero sulle rive del Volturno: «Est autem, dilectissimi filii, locus, ad quem vos ire desidero, in Samnii partibus super ripam Vulturni fluminis, ubi initium sumit a mille fere passibus. In quo videlicet loco situm est oratorium martyris Christi Vincentii nomine dedicatum; ex utraque vero parte fluminis silva densissima, quae tantum habitationem praestat ferarum latibulaque latronum. Omnipotens autem Dominus, cui vos famulatum exhibere desideratis, et vos in eodem loco illaesos servabit et cunctis iter agentibus a timore latronum pacatum atque securum constituet, necnon et erutis dumis ac sentibus, lignis fructiferis habundare faciet. Ite, ait, filii, ite, et in eodem loco, sine metu cuiuscumque permanete.»Vita Paldonis Tatonis et Tasonis Vulturnensium, nel volume citato degliScriptores Rerum Langob. et Ital.
70.Stimo tuttavia opportuno il riferire un tratto in cui si accenna all'opera colonizzatrice del monachismo, la quale sembrami essersi poi continuata in Italia anche verso la metà del nono secolo quando molti monasteri eran caduti giù nel più profondo della corruzione. In questo passo che segue, Tommaso di Morienna consiglia i tre giovani a fondare il loro monastero sulle rive del Volturno: «Est autem, dilectissimi filii, locus, ad quem vos ire desidero, in Samnii partibus super ripam Vulturni fluminis, ubi initium sumit a mille fere passibus. In quo videlicet loco situm est oratorium martyris Christi Vincentii nomine dedicatum; ex utraque vero parte fluminis silva densissima, quae tantum habitationem praestat ferarum latibulaque latronum. Omnipotens autem Dominus, cui vos famulatum exhibere desideratis, et vos in eodem loco illaesos servabit et cunctis iter agentibus a timore latronum pacatum atque securum constituet, necnon et erutis dumis ac sentibus, lignis fructiferis habundare faciet. Ite, ait, filii, ite, et in eodem loco, sine metu cuiuscumque permanete.»Vita Paldonis Tatonis et Tasonis Vulturnensium, nel volume citato degliScriptores Rerum Langob. et Ital.
71.Di tutti questi scritti farfensi sta per comparire una nuova edizione nelleFonti per la storia d'Italiapubblicate dall'Istituto Storico Italiano.
71.Di tutti questi scritti farfensi sta per comparire una nuova edizione nelleFonti per la storia d'Italiapubblicate dall'Istituto Storico Italiano.
72.Par che il cronista alluda ai soldati lasciati in Roma dagli imperatori Franchi. Cfr.Waitznelle note a questo passo.
72.Par che il cronista alluda ai soldati lasciati in Roma dagli imperatori Franchi. Cfr.Waitznelle note a questo passo.
73.Chronica S. Benedicti Casinensis, ed.G. Waitznel volume degliScriptores Rerum Langob. ed Ital.neiMonum. Germ. Hist.
73.Chronica S. Benedicti Casinensis, ed.G. Waitznel volume degliScriptores Rerum Langob. ed Ital.neiMonum. Germ. Hist.
74.Dal volume citato qui innanzi tolgo i titoli di alcuni cataloghi che hanno relazione colla storia e specialmente colla longobarda. Sono i seguenti:Catalogus regum Langobardorum et ducum Beneventanorum(è quello da cui traggo il brano tradotto qui sopra),Catalogus comitum Capuae, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Brixiensis et Nonantolanus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Venetus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Lombardus, Catalogus regum tuscus, Catalogus regum Italicorum Oscelensis, Catalogus imperatorum, regum Italicorum, ducum Beneventanorum et Spoletinorum Farfensis. Nel medesimo volume sono anche pubblicate una breve vita piena d'interesse di Sant'Anselmo fondatore della Badia di Nonantola ripubblicata dal Bortolotti nella suaVita di Sant'Anselmo, Modena, 1892, e diversi racconti di traslazioni di reliquie meritevoli anch'essi d'attenzione. Com'è noto, nei secoli rozzi e superstiziosi dei quali si tiene discorso, tanto avida era la smania di possedere reliquie di santi, che spesso ora con buone or con male arti, esse venivano tolte da una terra e trasportate in un'altra. Sotto il nome generico ditranslationestrovansi negli atti dei santi frequenti narrazioni di questi trasporti, le quali assai volte hanno un carattere storico.
74.Dal volume citato qui innanzi tolgo i titoli di alcuni cataloghi che hanno relazione colla storia e specialmente colla longobarda. Sono i seguenti:Catalogus regum Langobardorum et ducum Beneventanorum(è quello da cui traggo il brano tradotto qui sopra),Catalogus comitum Capuae, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Brixiensis et Nonantolanus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Venetus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Lombardus, Catalogus regum tuscus, Catalogus regum Italicorum Oscelensis, Catalogus imperatorum, regum Italicorum, ducum Beneventanorum et Spoletinorum Farfensis. Nel medesimo volume sono anche pubblicate una breve vita piena d'interesse di Sant'Anselmo fondatore della Badia di Nonantola ripubblicata dal Bortolotti nella suaVita di Sant'Anselmo, Modena, 1892, e diversi racconti di traslazioni di reliquie meritevoli anch'essi d'attenzione. Com'è noto, nei secoli rozzi e superstiziosi dei quali si tiene discorso, tanto avida era la smania di possedere reliquie di santi, che spesso ora con buone or con male arti, esse venivano tolte da una terra e trasportate in un'altra. Sotto il nome generico ditranslationestrovansi negli atti dei santi frequenti narrazioni di questi trasporti, le quali assai volte hanno un carattere storico.
75.Erchemperti historia Langobardorum Beneventanorum, ed.G. Waitz, inScriptores Rer. Lang. et Ital. saec. VI-IX.
75.Erchemperti historia Langobardorum Beneventanorum, ed.G. Waitz, inScriptores Rer. Lang. et Ital. saec. VI-IX.
76.Cronicon SalernitanuminMon. Germ. Hist. SS.III e cfr.Schipa,Storia del principato longobardo di Salerno, Napoli, 1887.
76.Cronicon SalernitanuminMon. Germ. Hist. SS.III e cfr.Schipa,Storia del principato longobardo di Salerno, Napoli, 1887.
77.Andreae Bergomatis historia, ed.WaitzinScript. Rerum Lang. et Ital. saec. VI-IX.
77.Andreae Bergomatis historia, ed.WaitzinScript. Rerum Lang. et Ital. saec. VI-IX.
78.Panegyricus Berengarii Imperatoris, inMonum. Germ. Hist. SS. IV.Un'altra edizione ne aveva già dato ilDuemmlerpreceduta da uno studio notevolissimo:Gesta Berengarii Imperatoris, Beiträge zur Geschichte Italiens im anfange des zehnten Jahrhunderts, Halle, 1871. Cfr. ancheWattenbach, Op. cit., I, 310. È notevole pure una lunga poesia in metro saffico dettata a Verona in lode del vescovo Adalardo che sembrami tanto più degna di nota perché pare accertato che anche il panegirico di Berengario uscì da penna Veronese. Alcuni altri versi di carattere indirettamente storico furono compilati da autore anonimo nell'anno 876 in lode del vescovo Azzone d'Ivrea ma non hanno nessun valore. Anche vuolsi far menzione dei versi composti da un monaco irlandese in lode dell'arcivescovo di Milano Tadone (A. D. 861-869,Ughelli,Italia sacra, IV, 83. Ed. Venezia, 1719) e di Lotario imperatore. Queste produzioni poetiche attestano la presenza di letterati stranieri in Italia e collegano il nostro paese con un movimento letterario che uscito d'Irlanda sparse una certa luce di civiltà in parecchi luoghi d'Europa. E qui mi corre il caro obbligo di ringraziare pubblicamente il conte Costantino Nigra che in una dotta lettera mi corresse amorevolmente d'alcuni errori nei quali inceppai toccando di tale argomento nella edizione inglese di questo libro. E aggiungerò, approfittando di quanto l'illustre celtista mi scrisse, che il codice da cui furono tolti que' versi ne contiene altri, scritti probabilmente dallo stesso monaco irlandese, in lode di un Sofrido, ch'egli identificava col vescovo Sofredo o Seufredo che pontificava in Piacenza negli anni 858-867, ed in lode del Duca Lodfrido ch'egli identificava col Duca di Trento vivente nell'845. Inoltre qualche altro verso nel codice fa menzione di Angilberto Pusterla immediato predecessore di Tadone (A. D. 827-861,Ughelli,Italia sacra, IV, 79). Ermanno Hagen ha pubblicato tali versi nella raccolta intitolataCarmina medii aevi.... inedita, ex bibliothecis Helveticis collecta. Bernae, Froben, 1877. Li trasse da questo codice prezioso che si conserva ora nella biblioteca di Berna e di cui lo stesso Nigra nellaRevue Celtique(luglio 1875) diede una descrizione assai precisa. In esso si contengono parecchie materie d'argomento vario, «e poi,» mi scriveva il conte Nigra, «nelle pagine rimaste vuote e di mano posteriore ma irlandese, i versi sopradetti, iscrizioni, prove di penna e chiose marginali e interlineari, non copiose, alcune delle quali in lingua irlandese delIXsecolo. I nomi propri scritti nei margini appartengono alle tre nazionalità, irlandese, longobarda ed italiana. Fra i nomi irlandesi vi è quello di Dungal, il quale da un capitolare dell'anno 823 di Lotario I imperatore fu chiamato ad istituire la scuola di Pavia (Muratori,Ant. Ital., III, 815).... Fra i nomi italiani, oltre quelli degli arcivescovi Tadone e Angilberto che sono longobardi italianizzati, vi sono quelli della maggior parte dei vescovi contemporanei dell'alta Italia. Sono notevoli alcune prove di penna nei margini scritte da mani longobarde che fanno supporre che il codice servisse alla scuola, probabilmente di Pavia. Certo fu scritto in Irlanda, ed era in Italia fino allo scorcio delIXsecolo portatovi probabilmente da Dungal.» Così quell'erudito, e bene vorrei che i limiti del mio lavoro mi concedessero di stampar qui tutta la sua lettera a dimostrar sempre meglio come sia da tenere in gran conto un siffatto elemento irlandese nella storia difficile di questo periodo letterario. Certo farebbe pregevole studio chi, massime aiutandosi di paragoni paleografici, s'accingesse a indagare se vi sono traccie d'influenza irlandese nei monasteri dell'Italia centrale e del mezzogiorno.I versi relativi ad Angilberto e a Dungal sono stati pubblicati nuovamente dalDuemmler, e quelli relativi a Tadone, Lotario, Sofrido e Lodfrido dalTraube, nei tomi II e III deiPoetae Latini aevi caroliniinMon. Germ. Hist. Il Traube dopo aver creduto anch'egli che Sofrido dovesse identificarsi col vescovo piacentino di quel nome, inclina ora a credere ch'egli fosse un nobile laico dell'Italia superiore.
78.Panegyricus Berengarii Imperatoris, inMonum. Germ. Hist. SS. IV.Un'altra edizione ne aveva già dato ilDuemmlerpreceduta da uno studio notevolissimo:Gesta Berengarii Imperatoris, Beiträge zur Geschichte Italiens im anfange des zehnten Jahrhunderts, Halle, 1871. Cfr. ancheWattenbach, Op. cit., I, 310. È notevole pure una lunga poesia in metro saffico dettata a Verona in lode del vescovo Adalardo che sembrami tanto più degna di nota perché pare accertato che anche il panegirico di Berengario uscì da penna Veronese. Alcuni altri versi di carattere indirettamente storico furono compilati da autore anonimo nell'anno 876 in lode del vescovo Azzone d'Ivrea ma non hanno nessun valore. Anche vuolsi far menzione dei versi composti da un monaco irlandese in lode dell'arcivescovo di Milano Tadone (A. D. 861-869,Ughelli,Italia sacra, IV, 83. Ed. Venezia, 1719) e di Lotario imperatore. Queste produzioni poetiche attestano la presenza di letterati stranieri in Italia e collegano il nostro paese con un movimento letterario che uscito d'Irlanda sparse una certa luce di civiltà in parecchi luoghi d'Europa. E qui mi corre il caro obbligo di ringraziare pubblicamente il conte Costantino Nigra che in una dotta lettera mi corresse amorevolmente d'alcuni errori nei quali inceppai toccando di tale argomento nella edizione inglese di questo libro. E aggiungerò, approfittando di quanto l'illustre celtista mi scrisse, che il codice da cui furono tolti que' versi ne contiene altri, scritti probabilmente dallo stesso monaco irlandese, in lode di un Sofrido, ch'egli identificava col vescovo Sofredo o Seufredo che pontificava in Piacenza negli anni 858-867, ed in lode del Duca Lodfrido ch'egli identificava col Duca di Trento vivente nell'845. Inoltre qualche altro verso nel codice fa menzione di Angilberto Pusterla immediato predecessore di Tadone (A. D. 827-861,Ughelli,Italia sacra, IV, 79). Ermanno Hagen ha pubblicato tali versi nella raccolta intitolataCarmina medii aevi.... inedita, ex bibliothecis Helveticis collecta. Bernae, Froben, 1877. Li trasse da questo codice prezioso che si conserva ora nella biblioteca di Berna e di cui lo stesso Nigra nellaRevue Celtique(luglio 1875) diede una descrizione assai precisa. In esso si contengono parecchie materie d'argomento vario, «e poi,» mi scriveva il conte Nigra, «nelle pagine rimaste vuote e di mano posteriore ma irlandese, i versi sopradetti, iscrizioni, prove di penna e chiose marginali e interlineari, non copiose, alcune delle quali in lingua irlandese delIXsecolo. I nomi propri scritti nei margini appartengono alle tre nazionalità, irlandese, longobarda ed italiana. Fra i nomi irlandesi vi è quello di Dungal, il quale da un capitolare dell'anno 823 di Lotario I imperatore fu chiamato ad istituire la scuola di Pavia (Muratori,Ant. Ital., III, 815).... Fra i nomi italiani, oltre quelli degli arcivescovi Tadone e Angilberto che sono longobardi italianizzati, vi sono quelli della maggior parte dei vescovi contemporanei dell'alta Italia. Sono notevoli alcune prove di penna nei margini scritte da mani longobarde che fanno supporre che il codice servisse alla scuola, probabilmente di Pavia. Certo fu scritto in Irlanda, ed era in Italia fino allo scorcio delIXsecolo portatovi probabilmente da Dungal.» Così quell'erudito, e bene vorrei che i limiti del mio lavoro mi concedessero di stampar qui tutta la sua lettera a dimostrar sempre meglio come sia da tenere in gran conto un siffatto elemento irlandese nella storia difficile di questo periodo letterario. Certo farebbe pregevole studio chi, massime aiutandosi di paragoni paleografici, s'accingesse a indagare se vi sono traccie d'influenza irlandese nei monasteri dell'Italia centrale e del mezzogiorno.
I versi relativi ad Angilberto e a Dungal sono stati pubblicati nuovamente dalDuemmler, e quelli relativi a Tadone, Lotario, Sofrido e Lodfrido dalTraube, nei tomi II e III deiPoetae Latini aevi caroliniinMon. Germ. Hist. Il Traube dopo aver creduto anch'egli che Sofrido dovesse identificarsi col vescovo piacentino di quel nome, inclina ora a credere ch'egli fosse un nobile laico dell'Italia superiore.