A LIONARDO SUO NIPOTE

DAL 1540 AL 1563.

Museo Britannico.Di Roma,    (1540?).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò una lettera da Gismondo che dice che vorrebbe che io gli facessi dare costà da' mia ministri nove staia di grano. Io non so chi si sieno costà e' mia ministri, ma io so bene che del mio io non ò fatto più parte a uno che a un altro: però di' a mona Margerita, che gli dia qualche cosa di quello che si può, e a lui digli da mia parte, che e' ci fa poco onore a esersi fatto un contadino. Ancora di' a mona Margerita che per mio conto non dia nulla a persona, fuor che di quegli di casa; perchè io non vorrei che qualcuno gli andassi a mostrare di fare e' fatti mia e facèssila fare di qualche cosa, come un par di Donato del Sera; perchè e' non à ditto per me parola, che e' non abbi da me avuto uno scudo. Però àvisala da mia parte e di' che stia di buona voglia: e tu fa' d'essere uomo da bene.

Michelagnioloin Roma.

Museo Britannico.Di Roma, (    del luglio 1540).

A Lionardo Buonarroti in Firenze.

Lionardo. — I' ò ricievuto con la tuo' lettera tre camice e sonmi molto maravigliato me l'abbiate mandate, perchè son sì grosse che qua non è contadino nessuno che non si vergogniassi a portarle; e quando ben fussino state sottile, non vorrei me l'avessi mandate, perchè quando n'àrò bisognio, manderò i danari da comperarne. Del podere da Pazzolatica infra quindici o venti dì farò pagare costà a Bonifazio Fazi settecento ducati per riscuoterlo; ma bisogna prima vedere in che modo Michele gli soda, acciò che la tua sorella, quando avenissi caso nessuno, volendo, ne possa cavare la dota che à dato. Però pàrlane un poco con Gismondo, e rispondetemi; perchè, se non veggo che e' settecento ducati sien ben sodi, non lo risquoterò. Altro non mi acade. Conforta mona Margerita a star di buona voglia e tu trattala bene di fatti e di parole, e fa' d'essere uomo da bene, altrimenti io ti fo intendere che tu non goderai niente del mio.

Michelagnioloin Roma.

Museo Britannico.Di Roma, (    del novembre 1540).

A Lionardo di Buonarroto.

Lionardo. — Michele mi scrive che vorrebbe che io facessi costà un procuratore a chi e' rinunzi il podere di Pazzolatica: io ò fatto procuratore Giovansimone e Gismondo e a loro lo può rinunziare:[161]e con questa sarà la procura. Sì che dàlla loro che ricevino detto podere da Michele e la quitanza de' danari che à ricievuti.

Ò inteso la morte di mona Margerita e ònne grandissima passione, più che se mi fussi stata sorella, perchè era donna da bene e per essere invechiata in casa nostra, e per essermi stata racomandata da nostro padre, ero disposto, come sa Iddio, fargli presto qualche bene. Non gli è piaciuto che l'aspetti: bisognia aver pazienzia. Circa il governo di casa, vi bisognierà pensarvi, e non isperare in me, perchè son vechio e con grandissima fatica governo me. Voi avete tanto, che se state uniti in pace insieme, potrete tenere una buona serva e vivere da uomini da bene: e io mentre che vivo v'aiuterò; quanto che nol facciate, io me ne laverò le mani.

Ancora vorrei che fussi con detto Michele a vedere che restano i danari che gli à spesi ne' buoi di Pazzolatica e nella casa, cavando le gravezze che si son pagate, come lui mi scrive.

VostroMichelagnioloin Roma.

Museo Britannico.Di Roma,    (1541).

A Lionardo di Buonarroto in Firenze.

Lionardo. — I' ò dati qui cinquanta ducati di sette lire l'uno a Bartolomeo Angelini che gli rimetta costì ne' Fazi: però va', truova ser Giovan Francesco[162]e andate al banco insieme, e la prima cosa fa ch'el banco gli renda i danari del campo che i' ò comperato, che gli à pagati per me; e ch'el banco scriva per che conto io gli rendo detti danari, acciò che e' sien renduti per terza persona e aparisca sempre come à fatto lui: e quello che vi resta di detti danari, fategli pagare al Guicciardino nel medesimo modo, che si dica per che conto: e quello che mancherà per sodisfarlo come vuole, come m'acade di mandare altri danari, gli manderò insieme con quegli, perchè non ò comodità ora. Altro non m'acade.

Michelagnioloin Roma.

Museo Britannico.Di Roma,    (1541)

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò avuto i ravigguoli, cioè sei coppie, i quali credo che costà eron begli, ma qua eron molto guasti: credo c'avessin dell'aqqua: però cose tanto tènere non son da mandare. In soma, basta, io gli ò avuti. Non acade dirne altro.

Che le cose vadin bene, come mi scrivi, e delle possessione e della bottega, mi piace assai. Bisognia ringraziarne Idio, e attendere a far bene. Altro non m'acade.

Michelagnioloin Roma.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (    d'agosto 1541).

A Lionardo Buonarroti in Firenze.

Lionardo. — Per la tua intendo come desideri venire a Roma questo settembre: a me pare ch'el tempo del venire sia la quaresima: però, poichè ài indugiato tanto, puoi aspettare insino al detto tempo; e in questo mezzo vedrò come seguiranno le cose mia, perchè non mi vanno a mio modo. Attendi a farti uomo da bene, e ricòrdati di quel che ti lasciò tuo padre, e di quel che tu ài ora, e ringraziane Iddio. A Michele Guicciardini vorrei che andassi e gli dicessi com'io ò inteso per la sua com'egli sta bene e quanto si contenta di tre figluoli masti che à; di che ò piacer grandissimo: e benchè la Francesca, come mi scrive, non sia in buona disposizione, digli da mia parte, che e' non si può avere in questo mondo le felicità intere, e che abbi pazienza e mi racomandi a lei, e che io non gli risponderò per ora altrimenti, perchè non posso: e racomandami a lui.

MichelagnioloBuonarroti in Roma.

(Di mano di Lionardo.)Da Roma, 1541.

(Di mano di Lionardo.)

Da Roma, 1541.

Archivio Buonarroti.Di Roma, 25 d'agosto 1541.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Tu mi scrivi che vuoi venire a Roma questo settembre col Guicciardino. Io ti dico che e' non è tempo ancora, perchè non sarebbe altro che acrescermi noia, oltra gli affanni che io ò. Questo dico ancora per Michele, perchè sono tanto ocupato, che io non ò tempo da badare a voi, e ogni altra picola cosa m'è grandissimo fastidio, non c'altro, pure a scriver questa. Bisognia indugiare a questa quaresima, che io manderò per te e manderòtti danari che tu ti metta a ordine, che tu non venga qua com'una bestia. Io scrissi ancora a Michele e consiglia'lo che anche lui indugiassi a questa quaresima, per poterlo intratenere, perchè sarò libero; ma forse gli à qualche faccenda a Roma, che gli bisognia eserci questo settembre; io non lo so; ma quando questo non sia, di nuovo lo consiglio, non venga prima che questa quaresima, perchè questo settembre non àrò tempo non c'altro da parlargli, e massimo che Urbino, che sta meco, va questo settembre a Urbino, e làsciami qui solo in tanta noia. Non mi mancherebe altro, che avervi a far la cucina! Leggi questa lettera a Michele e prègalo che indugi a questa quaresima, come è detto. Impara a scrivere, che mi pare tu pèggiori tuttavia.

Michelagnioloin Roma.

(Di mano di Lionardo.)1541, da Roma, addì 25 d'agosto.

(Di mano di Lionardo.)

1541, da Roma, addì 25 d'agosto.

Archivio Buonarroti.Di Roma, 19 di gennaio 1542.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Benchè io abi scritto al prete,[163]pensavo scrivere il medesimo a te; dipoi non ò avuto tempo, e ancora perchè lo scrivere mi dà noia. Ti mando in questa, aperta quella del prete, per la quale intenderai il medesimo ch'i' volevo scrivere a te, cioè com'io ti mando cinquanta scudi d'oro in oro e quello che tu n'ài a fare, volendo venire a Roma, e come gli ài a serbare, tanto ch'i' te ne mandi altri cinquanta, non volendo venire. E' detti cinquanta scudi che io ti mando d'oro in oro, io gli ò mandati stamani a dì diciannove di gennaio per Urbino, che sta meco, a Bartolomeo Bettini, cioè a' Cavalcanti e Giraldi; e in questa sarà la lettera: andrai con essa a' Salviati, e te gli pageranno: fa' la quitanza in modo che stia bene, cioè per tanti ricevuti da me in Roma.

Leggi la lettera del prete e poi gniene dà o vero dagniene prima, e lui te la leggerà e fa' quello che la ti dice del venire o del non venire; e se fai disegnio di venire, avisamene prima, perchè parlerò qua con qualche mulattiere, uomo da bene, che tu venga seco: e quando tu voglia pur venire, fa' che nol sappi Michele, perchè non ò il modo d'accettarlo, come vedrai se vieni.

Michele detto mi à scritto che vorrebbe che io gli mandassi nove ducati e dua terzi, che dice che restò avere quand'io riscossi il podere di Pazzolatica. Un'altra volta me gli chiese, e 'l prete mi scrisse, che facendo conto seco, gli mostrò che e' non gli aveva avere: però prega il prete che ti dica o mi scriva se io gnien'ò a mandare o sì o no.

Michelagnioloin Roma.

(Di mano di Lionardo.)Da Roma, 1541, adì.... di gennaio: de' dì 19 detto.

(Di mano di Lionardo.)

Da Roma, 1541, adì.... di gennaio: de' dì 19 detto.

Archivio Buonarroti.Di Roma, 4 di febbraio 1542.

A Lionardo di Buonarroto.

Lionardo. — Tu mi scrivi che non ti par da venire e che serbi i cinquanta scudi tanto ch'i' mandi gli altri cinquanta per mettere in sulla bottega. Io gli manderò ora, ma voglio prima il parer di Giovan Simone e di Gismondo, perchè voglio che e' sien presenti al mettergli in sulla bottega, e che le cose s'acconcino bene, e per le loro mani, e con lor parere, come ti scrissi, perchè son mia frategli; però io lo scrivo loro; fa' che e' mi rispondino il parer loro, e io non mancherò di quel c'ò scritto.

Io ti scrissi ch'el Guicciardino mi chiedeva nove scudi over ducati e dua terzi, che dice che restò avere, quand'io riscossi el podere di Pazzolatico, e che tu m'avisassi se gli aveva avere o sì o no. Tu non mi ài risposto niente: però prega messer Giovan Francesco che ti dica, se io gnien'ò a dare di ragione: e scrivimelo, acciò gniene mandi. Altro non acade.

A dì 4 di febraio 1542.

Michelagnioloin Roma.

(Di mano di Lionardo.)1541, da Roma: addì 11 di febraio (de' dì detto) ricevuta.

(Di mano di Lionardo.)

1541, da Roma: addì 11 di febraio (de' dì detto) ricevuta.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (    di marzo 1543).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ebbi sabato sera il contratto, e con questa sarà la retificagione. Non s'è fatta prima, perchè prima non è venuto il contratto, che è stato ritenuto costà da coloro a chi lo davi che mi fussi mandato. Altro non ò che dire, nè ò tempo da scrivere, nè ò letto ancor le lettere. Ringrazia il prete per mia parte, perchè à durato gran fatica per noi e fàttoci gran servigio, e massimo a voi costà.

Michelagniolo Buonarrotiin Roma.

Museo Britannico.Di Roma, (    dell'aprile 1543).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò fatto cercare tutti e' banchi di Roma e non truovo che qua sia venuto altro contratto che l'ultimo, di che io ò mandata la retificagione: però noi crediamo che e' sia stato ritenuto costà. Se non v'era cose o lettere che importassino, non è da pensarvi più; e se v'erano, bisognia aver pazienzia. La retificagione scrivi aver ricevuta e data al prete; che l'ò caro, poi che none sta male: ancora, lei credo che la stia bene. Altro non m'acade. Racomandami a lui, ciò è a messer Giovan Francesco, e ringràzialo da mia parte. Ò caro che abbi parlato al Bettino, e ancora a lui mi racomanda e ringràzialo, quando lo riscontri.

Michelagnioloin Roma.

Archivio Buonarroti.Di Roma, 14 di aprile 1543.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io intendo per la tua e del prete dove désti il contratto, perchè mi fussi mandato: qua non è venuto; e sonne certo, perchè 'l Bettino me l'àrebbe mandato insino a casa: però io stimo che sia stato ritenuto costà dal banco ove lo désti. Se volete che io l'abbi, datelo a Francesco d'Antonio Salvetti che l'adirizi qua a Luigi del Riccio, e sarammi dato súbito, e io retificherò. Altro non mi acade. None scrivo al prete, perchè non ò tempo: racomandami a lui e ringràzialo delle fatiche e noie che gli diàno: e quando mi scrivi, non far nella sopra scritta:Michelagniolo Simoni, nèscultore; basta dir:Michelagniol Buonarroti: che così son conosciuto qua: e così n'avisa il prete.

A dì quattordici d'aprile 1543.

Michelagniolo Buonarrotiin Roma.

(Di mano di Luigi del Riccio.)Messer Francesco Salvetti date in propria mano et ne ricuperate risposta.(Di mano di Lionardo.)Di Roma, 1543, a dì 19 d'aprile: de' dì 14 detto.

(Di mano di Luigi del Riccio.)

Messer Francesco Salvetti date in propria mano et ne ricuperate risposta.

(Di mano di Lionardo.)

Di Roma, 1543, a dì 19 d'aprile: de' dì 14 detto.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (29 di marzo 1544).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Intendo per la tua, come i marmi sono stati stimati cento settanta scudi,[164]e quello che s'à a fare dei danari quando vi sieno pagati. A me pare, quando paia a' mia frategli, che e' si mettino per te in sun una bottega, dove pare a loro, e che tu ne tiri il frutto che è onesto, e che senza licenzia loro tu none possa disporre altrimenti. Ancora mi pare, che la stanza dove son detti marmi, che voi cerchiate di venderla, e e' danari che n'àrete, con la medesima condizione porli dove quegli de' marmi; dipoi potrò aggugniervi altri danari, secondo che ti porterai; chè mi par che ancora non abbi imparato a scrivere.

A messer Giovan Francesco ò risposto circa la testa del duca[165]che io non vi posso attendere, come è vero che io non posso per le noie che ò, ma più per la vechiezza, perchè non veggo lume.

Del comprare il podere di Luigi Gerardi, di che mi fai scrivere, a me non pare d'avere altro a Firenze che quello che io v'ò, perchè l'avervi assai, non è altro c'avervi assai noie, e massimo non possendo io servire; però mi pare da comperare qualche cosa altrove, che io ancora ne potessi cavar frutto in mia vechiezza, perchè quello che m'à dato il Papa mi potrebbe esser tolto, non servendo; e già dua volte l'ò avuto a difendere. Sì che rispondi di detto podere al prete che me ne scrive. Altro non ò che dirti. Attendi a far bene.

Michelagnioloin Roma.

(Di mano di Luigi del Riccio.)Messer Francesco Salvetti date in propria mano et mandate risposta.(Di mano di Lionardo.)1544, da Roma, del 3 d'aprile: de' dì 29 di marzo.

(Di mano di Luigi del Riccio.)

Messer Francesco Salvetti date in propria mano et mandate risposta.

(Di mano di Lionardo.)

1544, da Roma, del 3 d'aprile: de' dì 29 di marzo.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (11 di luglio 1544).

Lionardo. — Io sono stato male: e tu a stanza di ser Giovan Francesco se' venuto a darmi la morte, e a vedere s'i' lasco niente. Che non v'à tanto del mio a Firenze che ti basti? tu non puoi negar di non somigliar tuo padre, che a Firenze mi cacciò di casa mia. Sappi che io ò fatto testamento in modo, che di quel ch'i' ò a Roma, tu non v'ài più a pensare. Però vatti con Dio e non m'arrivare innanzi e non mi scriver ma' più, e fa' a modo del prete.

Michelagniolo.

(Di mano di Lionardo.)1544. Ricevuta addì 11 di luglio in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

1544. Ricevuta addì 11 di luglio in Roma.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (6 di dicembre 1544).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io non vo' però mancare di quello che più tempo ò pensato; e questo è d'aiutarti, quando intenda che tu ti porti bene: però in questa sarà una che va a Giovan Simone e a Gismondo, dov'io scrivo loro quello che mi pare da fare per te; ma non lo voglio fare se non me ne consigliono: però dàlla loro e di' che mi rispondino.

Michelagniolo Buonarrotiin Roma.

(Di mano di Lionardo.)1544. Ricevuta addì 11 di dicembre: de' dì 6 di detto.

(Di mano di Lionardo.)

1544. Ricevuta addì 11 di dicembre: de' dì 6 di detto.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (27 di dicembre 1544).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò dato qui nel banco degli Covoni scudi dugento d'oro in oro che vi sien pagati costà, per farne quello che per l'ultima mia vi scrissi: però anderai a' Capponi con Gismondo, o con Giovan Simone, e e' vi saranno pagati; cioè vi sarà dati scudi dugento d'oro in oro, com'io ò dati qua. E la intenzione mia è, che Giovan Simone e Gismondo gli mettano in lor nome per te in su l'arte della lana, che pare a voi sien sicuri; e che io non ne sia nominato in conto nessuno: con questa condizione, che i frutti sien tua e che di detti danari non se ne possa mai disporre, nè levare, nè fare altro, se voi non siate tutti a tre d'acordo, cioè Giovan Simone e Gismondo e tu. E quando gli mettete in su la bottega, circa all'aconciare bene le scritture, acciò non si facci errore, vorrei che tu chiamassi Michele Guicciardini che vi fussi presente con Giovan Simone e Gismondo; perchè credo che intenda: e da mia parte verrà volentieri. E dipoi fammi scrivere da Giovan Simone e da Gismondo la ricevuta di detti danari, e come avete aconcio la cosa: e racomandami a Michele. E quando o Giovan Simone o Gismondo non possino venire teco a pigliare detti danari, saranno dati a te solo e porter'agli loro, che se ne facci come di sopra è ditto.

E quando fate a' Capponi la ricevuta di detti danari, fatela per tanti ricevuti gli Covoni da Michelagniolo in Roma.

Con questa sarà la lettera de' Covoni che va a' Capponi, per la quale vi saranno pagati i detti danari.

Mandami copia della partita che fate aconciare dove mettete i danari.

In Roma a dì venti sette di dicembre mille cinque cento quaranta quattro, ad Incarnatione.

Michelagniolo Buonarrotiin Roma.

(Di mano di Lionardo.)1544, di Roma, addì primo di gennaio: de' dì 27 del paxato.

(Di mano di Lionardo.)

1544, di Roma, addì primo di gennaio: de' dì 27 del paxato.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (    di gennaio 1545).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò avuta la ricevuta de' dugento scudi da Giovan Simone e da te; e del mettergli più in un luogo che in un altro, io non ve ne so dar consiglio, nè posso, perchè non son costà e non me ne intendo. Francesco Salvetti, parente qua di messer Luigi del Riccio, à scritto qua che i maestri tua son molto sicuri e uomini da bene; pure fate quello che voi credete non perdere.

Altro non m'acade. Racomandami al Guicciardino.

Michelagnioloin Roma.

(Di mano di Lionardo.)1544, di Roma: ricevuta a dì 16 di gennaio.

(Di mano di Lionardo.)

1544, di Roma: ricevuta a dì 16 di gennaio.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (15 di febbraio 1545).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Intendo per le tua lettere, come non trovate ancora dove porre i danari ch'io vi mandai, perchè, secondo che mi scrivi, chi à 'l modo a fare l'arte col suo, non vuole danari d'altri. Adunche chi piglia i danari d'altri, è segnio che non à il modo a far del suo: dunche è pericoloso: però a me piace che voi andiate adagio a porgli in ogni luogo, purchè voi non gli straziate; perchè sarebbe vostro danno. Io quando potrò, a poco a poco, come v'ò scritto, per insino a mille scudi vi manderò; dipoi vo' pensare alla vita mia, perchè son vechio e non posso più durar fatica. El porto[167]che mi dètte il Papa, lo voglio rinunziare, perchè tengo a disagio troppi, e per buono rispetto non mi piace tenerlo; e però mi bisognia fare qua una entrata da poter vivere con miglior governo che io non fo. Però sappiate tener quello che avete, che io non posso più per voi.

Michele intendo che à avuto un figluolo mastio, e che lui e la Francesca stanno bene: n'ò grandissimo piacere. Credo che n'abbi già quattro: Idio gniene dia consolazione. Racomandami a lui e ringràzialo da mia parte della fatica che dura per te, perchè non è manco per me; di che gli resto obrigato. Non rispondo alla sua, perchè male intendo la sua lettera, e ancora perchè credo che questa farà il medesimo effetto: però leggigniene.

Michelagniolo Buonarrotiin Roma.

(Di mano di Luigi del Riccio.)Lionardo del Riccio fate dare in propria mano.(Di mano di Lionardo.)Ihesus, da Roma. Ricevuta a dì 20 di febraio 1544.

(Di mano di Luigi del Riccio.)

Lionardo del Riccio fate dare in propria mano.

(Di mano di Lionardo.)

Ihesus, da Roma. Ricevuta a dì 20 di febraio 1544.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (5 d'aprile 1545).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Intendo per la tua come non avete ancor fatto niente: io dico che non è d'aver fretta, nè anche da farne molto rumore con gli amici, perchè pochi si truova de' buoni.

Io ò pensato in fra dua mesi mandare altrettanta[168]danari, ma non mi piace gli abbiate a tenere in casa, perchè son pericolosi; pure farò quello che tutti voi mi scriverrete; e perchè io non son costà e non posso giudicare qual sia meglio farne in questi tempi, la rimetto in voi: se vi par di poterne far cosa più sicura e utile, fate come volete: io m'ingegnierò in fra un anno mandarvi tutta la quantità che v'ò promessa. Altro non v'ò che dire. Racomandami a Michele e alla Francesca.

Michelagnioloin Roma.

(Di mano di Lionardo.)Di Roma. Ricevuta addì 9 d'aprile 1545.

(Di mano di Lionardo.)

Di Roma. Ricevuta addì 9 d'aprile 1545.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (9 di maggio 1545).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io non credo che e' si possa tener danari in luogo nessuno a guadagnio che non sia usura, se none stanno al danno come all'utile. Quand'io vi scrissi che se voi volevi fare altro de' danari che io vi mandavo, che vi paressi più sicuro, intendevo di comperare qualche cosa, come quella terra di Nicolò della Buca o altro che vi paressi, e non porre in su banco nessuno, che son tutti fallaci.

Ancora vi scrissi che avevo a ordine altrettanta danari,[169]e che tutti voi mi scrivesti se volevi ch'i' gli mandassi ora o no, per non avere ancora trovatone partito: però rispondete, e tanto farò.

Tu mi scrivi dell'uficio che ài avuto; io ti dico che tu se' giovane e ài viste poche cose; io ti ricordo che l'andare inanzi, a Firenze è peggio che tornare adietro.

A Giovan Simone di', che un comento di Dante d'un Luchese,[170]che c'è di nuovo, non è molto lodato da ch'intende, e non è da farne stima; nessuno altro ce n'è di nuovo che io sappi.

A Michele Guicciardini mi racomanda, e digli che io son sano, ma con molta noia e tanta, ch'io non ò tempo da mangiare; però fa' mie scuse se io non gli rispondo. Tu puoi leggergli questa, e fia il medesimo: e alla Francesca di', che prieghi Iddio per me.

Ancora ti dico, quando ti fussi scritto niente per mio conto, non gli credere se non v'è un verso di mia mano.[171]

(Di mano di Lionardo.)Di Roma, 1545, a dì 13 di maggio: de' dì 9 detto.

(Di mano di Lionardo.)

Di Roma, 1545, a dì 13 di maggio: de' dì 9 detto.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (23 di maggio 1545).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò dato oggi questo dì ventitre di maggio 1545 a' Covoni in Roma scudi dugento d'oro in oro, che e' vi sieno pagati costà. Però andate a' Capponi tu e Giovan Simone o Gismondo, come volete, e e' vi saranno pagati, cioè vi saranno pagati scudi dugento d'oro in oro, come ò dati qua: e così fate la quitanza, e mandatemi la copia.

Michelagnioloin Roma.

(Di mano di Luigi del Riccio.)Lionardo del Riccio date bene.(Di mano di Lionardo.)Di Roma, 1545, addì 27 di magio: de' dì 23 detto ricevuta.

(Di mano di Luigi del Riccio.)

Lionardo del Riccio date bene.

(Di mano di Lionardo.)

Di Roma, 1545, addì 27 di magio: de' dì 23 detto ricevuta.

Museo Britannico.Di Roma,    (1545).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ti scrissi sabato passato che àrei avuto più caro dua fiaschi di trebbiano, che otto camice che tu m'ài mandate. Ora t'aviso come ò ricievuto una soma di trebbiano, cioè 44 fiaschi, de' quali n'ò mandati sei al Papa e a altri amici, tanto che gli ò allogati quasi tutti, perchè io none posso bere; e benchè io ti scrivessi così, non è però che io voglia che tu mi mandi più una cosa che un'altra. A me basta che tu sia uomo da bene, e che ti facci onore e a noi altri.

Michelagnioloin Roma.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (    di luglio 1545).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Del trebbiano io feci la ricevuta al vetturale che lo portò, di quaranta cinque fiaschi, e scrissiti che tu non mi mandassi niente, e così ti scrivo di nuovo, se io non te ne richieggo. Del trovare partito de' danari, e' mi pare che Giovan Simone la 'ntenda meglio di te, perchè nell'andare adagio si fa manco errori. Voi avete da vivere e non siate cacciati; però bisognia aver pazienzia e far poco romore, acciò che e' non vi sien tolti; e quando potrò, ve ne manderò degli altri insino al numero promesso.

Michelagnioloin Roma.

(Di mano di Lionardo.)Addì.... del luglio 1545.

(Di mano di Lionardo.)

Addì.... del luglio 1545.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (31 di dicembre 1545).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Tu mi scrivi che ài inteso di più case da comperare, in fra le quali mi scrivi di quella che fu di Zanobi Buondelmonti, e questa mi pare più onorevole che tutte l'altre; però mi pare da intendere l'ultimo prezzo e se e' v'è sicurtà buona, tôrla; ma non ti fidare di Bernardo Basso:[172]mostra di prestargli fede, ma non gli creder niente, perchè è un gran fellone. Sì che fa d'esser savio, che bisognia, e massimo nel comperare. Nel Quartier nostro in via Ghibellina, mi piacerebbe assai, ma le vôlte[173]ogni verno s'empion d'aqqua: sì che pensa e cònsigliati bene, e quando sarai resoluto co' mia frategli insieme, m'aviserai della spesa e io tanto farò pagare costà quanto bisognierà.

Io ebbi circa un mese fa una lettera da messer Giovan Francesco con un'altra inclusa che non conteneva niente; però fa' mie scusa se io non risposi e racomandami a lui.

Quando scrivi, dirizza le lettere al Bettino, cioè a' Cavalcanti o a Girolamo Ubaldini. Altro non acade. Racomandami a Michele e alla Francesca.

Michelagnioloin Roma.

(Di mano di Lionardo.)1545, di Roma. Riceuta addì 7 di gennaro: de l'ultimo di dicembre.

(Di mano di Lionardo.)

1545, di Roma. Riceuta addì 7 di gennaro: de l'ultimo di dicembre.

Archivio Buonarroti.Di Roma, 9 di gennaio 1546.

Al suo carissimo Lionardo Buonarroti come figliuolo in Fiorenza.

Lionardo. — I' ò oggi questo dì nove di gennaro 1545, dato qui in Roma a messer Luigi del Riccio scudi secento d'oro in oro, e' quali te li facci pagare costì in Firenze, per finirvi il numero de' mille scudi promessivi: però anderete a Piero di Gino Capponi e vi saranno pagati; fàtene la quitanza per tanti pagàtine qua, come è detto.

E messer Luigi detto scriverrà qui disotto l'animo mio verso di voi, perchè non mi sento bene e non posso più scrivere;[174]però sono guarito[175]et no' harò più male, Iddio grazia: così lo prego: il simile farai tu.

Io sono resoluto, oltre alli sopradetti danari, provedere costì a Giovan Simone, Gismondo, et a te scudi tremila d'oro in oro, cioè scudi mille per uno, ma a tutti insieme; con questo che si investischino in beni stabili o in qualche altra cosa che vi porti utile, e che resti alla casa. Però andate pensando di metterli in qualche cosa stabile et buona, et quando havete qualcosa che vi paia a proposito, avisatemelo, che vi farò la provisione de' danari. Et questa lettera fia comune a tutti a tre voi. Et non mi occorrendo altro, mi vi raccomando. Iddio ec. ec.

In Roma, il dì sopradetto.

IoMichelagniolo Buonarrotiin Roma.

(Di mano di Lionardo.)1545, di Roma, addì.... del dì 9 detto, cioè de' dì 9 di gennaio, da Michelagnolo Buonarrotti.

(Di mano di Lionardo.)

1545, di Roma, addì.... del dì 9 detto, cioè de' dì 9 di gennaio, da Michelagnolo Buonarrotti.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (16 di gennaio 1546).

Al suo carissimo Lionardo Buonarroti come figliuolo in Firenze.

[176]Lionardo carissimo. — Io ti scrissi sabato passato alli 9, et ti rimissi scudi 600 da Piero Capponi per via di Luigi del Riccio, come harai visto, che ne attendo risposta.

Ancora ti dissi come io mi ero resoluto provedere a Giovansimone, Gismondo et a te scudi tremila, ogni volta trovassi da rinvestirli in cosa buona e stabile da rimanere alla casa: che andrete cercando et aviserete alla giornata.

Ora io intendo qui da uno mio amicissimo che e' si vendono li stabili di Francesco Corboli, che abita a Vinezia et fallì più mesi sono; e quali mi è detto, sono una casa antica posta costì nel quartiere di Santo Spirito et certe possesioni tutte insieme con para sei di bovi et con una buona casa o palazotto da oste poste a Monte Spertoli, che sarebbono d'una spesa vel circa a questa. Però vorrei che Giovansimone e tu ve ne informassi bene, intendendo quanto hanno di decima, di che bontà sono et rendita, come sono in ordine e se vi è sopra lite o imbrogli et quello vi pare vaglino: et di tutto mi date, quanto prima possete, risposta.

[177]Messer Luigi del Riccio, non mi sentendo io bene, m'à servito di scrivervi di certe possessione che mi sono state messe qua per le mani, come intenderete: però abbiate cura che cosa sono, e rispondete presto.

Michelagniolo Buonarrotiin Roma.

(Di mano di Luigi del Riccio.)Di grazia messer Piero Capponi fate dar súbito.(Di mano di Lionardo.)1546, di Roma a dì.... di gennaio ricevuta: de' dì 9 (sic) detto. Di messere Michelagnolo Buonarroti.

(Di mano di Luigi del Riccio.)

Di grazia messer Piero Capponi fate dar súbito.

(Di mano di Lionardo.)

1546, di Roma a dì.... di gennaio ricevuta: de' dì 9 (sic) detto. Di messere Michelagnolo Buonarroti.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (6 di febbraio 1546).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Tu se' stato molto presto a darmi aviso delle possessione de' Corboli: io non credetti che tu fussi ancora a Firenze. Che à' tu paura che io non mi penta, come forse se' stato imburiassato? e io ti dico che voglio andare adagio, perchè e' danari gli ò qua guadagniati con quella fatica che non può sapere chi è nato calzato e vestito come tu.

Circa all'esser venuto a Roma con tanta furia, io non so se tu venissi così presto, quand'io fussi in miseria e che e' mi mancassi il pane: basta che tu gitti via e' danari che tu non ài guadagniati. Tanta gelosia ài di non perdere questa redità! e di' che gli era l'obrigo tuo venirci per l'amore che mi porti: l'amore del tarlo! Se mi portassi amore, m'àresti scritto adesso:Michelagniolo, spendete i tremila scudi costà per voi, perchè voi ci avete dato tanto, che ci basta: noi abbiam più cara la vostra vita, che la vostra roba.

Voi siate vissuti del mio già quaranta anni, nè mai ò avuto da voi, non c'altro, una buona parola.

Vero è che l'anno passato fusti tanto predicato e ripreso, che per la vergognia mi mandasti una soma di trebbiano; che non l'avessi anche mandata!

Io non ti scrivo questo, perchè io non voglia comperare; io voglio comperare per farmi una entrata per me, perchè non posso più lavorare; ma voglio andare adagio, per non comperare qualche noia: sì che non abbi fretta.

Michelagnioloin Roma.

Quando costà ti fussi detto o chiesto niente da mia parte, se non vedi un verso di mia mano, non credere a nessuno.

E' mille ducati overo scudi che io t'ò mandati, se tu consideri che fine ànno le bottege o per via di cattivi ministri o d'altro, tu comprerrai più presto la possessione, perchè è cosa più stabile. Pur consigliatevi insieme e fate quello che meglio vi pare.

(Di mano di Lionardo.)1545, da Roma. Ricevuta addì 11 di febraio: de' dì 6 detto.

(Di mano di Lionardo.)

1545, da Roma. Ricevuta addì 11 di febraio: de' dì 6 detto.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (15 di febbraio 1546).

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Circa al comperare o al porre in sur una bottega i danari che io v'ò mandati, consigliatevene fra voi, e fate quello che voi conoscete che sia il meglio, perchè io non me ne intendo.

Delle possessione de' Corboli n'ò un certo aviso che non mi piace, cioè che e' v'è su un albitrio di venticinque scudi: quando fussi vero, non mi mancherebbe altra noia, comperandole. E ancora m'è ditto, che certi loro parenti ci ànno su qualche ragione.

Io non m'intendo di queste cose: però bisognia andare adagio e aprir ben gli ochi, e quando si trovassi che le fussi cose sicure, per giusto prezzo sarei per comperarle, se sono cose buone, e massimamente insieme e ben confinate.

Però attèndivi e avisami quello che ne 'ntendi, e quello che è gudicato che vaglino. Altro non ò che dire. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca.

Io ò bisognio di farmi una entrata, perchè quella che io ò avuta insino a ora dal Papa, non possendo più lavorare, non è gusto che io la tenga: e le dette possessione mi farebono parte di detta entrata: e più presto per vostro amore mi par da comperare a Firenze che altrove o dette possessione o altre.

Michelagniolo Buonarrotiin Roma.


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