(Di mano di Lionardo.)1545, di Roma. Riceuta addì 20 di febraio.
(Di mano di Lionardo.)
1545, di Roma. Riceuta addì 20 di febraio.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (6 di marzo 1546).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Tu mi scrivi che avete trovato da far certa compagnia con un del Palagio e altri, e che io me ne informi. Io non conosco e non ò modo nessuno da 'nformarmi di simil cosa; ma perchè oggi non c'è se non fraude, e non si può fidar di persona, vi consiglio che andiate adagio, e massimo non vi mancando il pane; e nell'andare adagio si scuopre di molte cose, e massimo che chi apre una bottega d'un'arte che e' non vi sia dentro valente, rovina presto: e non bisognia pensar di potersi più rifare in questi tempi.
Delle terre de' Corboli, io n'ò vari avisi; e perchè io per la lunga sperienza son sospettoso, io l'ò licenziate, acciò che in mia vechieza io non entri in qualche briga, e dopo me vi lasci altri: però non vi attender più.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1545, di Roma. Riceuta addì 11 di marzo: de' dì 6 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1545, di Roma. Riceuta addì 11 di marzo: de' dì 6 detto.
Museo Britannico.Di Roma, 29 d'aprile (1546).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — La casa della via de' Martegli non mi piace, perchè non mi pare che sia strada da noi: quella dell'Arte della lana nella via de' Servi, poi che v'è buon sodo, se è al proposito di stanze e d'altro, pigliàtela: e avisatemi de' danari che vi mancano e io súbito ve gli farò pagare. Ma abiate cura di non esser fatti fare; che questo romore del volere comperare una casa non facci l'incanto artifizioso. A me parrebbe di vederla, ciò è che voi la vedessi prima molto bene, e informarsi della valuta: e quando vedessi che 'l prezzo non fussi gusto, lasciarla a chi la vuole: perchè i danari non si truovon per le strade. Pure, come ò detto, io vi manderò i danari che mancheranno, e dòvi libera commessione di tôrla e non la tôrre, come a voi vi pare. Altro non m'acade. Avisatemi quello avete fatto.
A dì venti nove aprile.
Io non dico circa la compera che e' s'abbi a guardare in dieci scudi, ma in una cosa disonesta.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (30 d'aprile 1546).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ebbi le camice: dipoi intesi per un'altra tua d'una entrata d'un mulino che si poteva comperare, e ultimamente mi scrivi d'un'altra possessione presso a Firenze. El mulino non mi piaqque, perchè non mi fido d'entrata in su l'aqqua, e anche questo di che mi scrivi ora mi par troppo in su le porte. Quando si trovassi qualche cosa discosto otto o dieci miglia, mi parrebbe più al proposito, ma non ci è fretta. Però none far tanto romore. Altro non mi acade. Quand'io non rispondo alle tua, pensa che io ò il capo a altro che a scrivere. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1546, di Roma. Riceuta a dì 4 di magio.
(Di mano di Lionardo.)
1546, di Roma. Riceuta a dì 4 di magio.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (26 di maggio 1546).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — I' ò ricevuto il contratto e parmi che stia bene; però ringrazia messer Giovan Francesco, perchè m'à fatto piacer grande, e prègalo che ringrazi Bernardo Bini e racomandami a lui. Altro non mi acade; chè per l'ultima mia vi scrissi, cioè che voi facciate circa il comperare quello che vi pare, pur che siate ben sodi e che non s'abbi a piatire. In questa sarà una di messer Giovan Francesco: dà' e racomandami a lui.
Michelagnioloin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1546, di Roma, addì 30 di magio: de' dì 26 deto.
(Di mano di Lionardo.)
1546, di Roma, addì 30 di magio: de' dì 26 deto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (5 di giugno 1546).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò fatto copiare la minuta della procura senza senza[178]vederla altrimenti, e fo procuratore te e màndotela. Fàtela veder voi e se la sta a vostro modo, mi basta: che io ò il capo a altro che a procure: e non mi scriver più; chè ogni volta che io ò una tua lettera mi vien la febbre, tanta fatica duro a leggierla! Io non so dove tu t'abbi imparato a scrivere. Credo che se avessi a scrivere al maggiore asino del mondo, scriveresti con più diligenzia. Però e' non m'agugniete noie a quelle che io ò, che n'ò tante che mi bastano. La procura voi l'avete a far vedere e studiare; e se nol farete, vostro danno.
Michelagnioloin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1546, di Roma, addì 9 di gugnio: de' dì 5 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1546, di Roma, addì 9 di gugnio: de' dì 5 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (4 di settembre 1546).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Tu m'ài scritto una gran bibbia per picola cosa: che non è altro che darmi noia. De' danari, de' danari[179]che mi scrivi quello che n'avete a fare, consigliatevene tra voi e spendetegli in quello che v'è più bisognio. Altro non m'acade, nè ò anche tempo da scrivere.
Michelagnioloin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1546, di Roma, a dì 9 di settembre: de' dì 4 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1546, di Roma, a dì 9 di settembre: de' dì 4 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (13 di novembre 1546).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io non t'ò scritto, poichè tu m'avisasti della pratica che tu avevi circa al far bottega. Io ti dico, che tu non abbi fretta: e quando tu indugiassi ancora uno anno, non credo che fussi mal nessuno, avendo da vivere. Io ò pensato a questi dì, che e' sare' bene comperare una casa costà onorevole di mille cinquecento scudi vel circa, o più se più bisogniassi; perchè quella ove state, avendo tu a tôrre donna, non è capace, e ancora perch'io son vechio, dar luogo a questi danari: sì che cerca e avisa.
Ò ricevuto a questi dì una lettera della Francesca: vorrei che tu andassi a dirgli che io farò quanto mi scrive, e che io, benchè non gli scriva, non ò però dimenticato nè Michele nè lei; ma sono in troppe ocupazione e non ò tempo da scrivere. Racomandami a Michele e a lei.
Michelagnioloin Roma.
(D'altra mano.)Datela bene Ser Olivieri.(Di mano di Lionardo.)Di Roma, 1546. Riceuta addì 20 di novembre: de' dì 13 detto.
(D'altra mano.)
Datela bene Ser Olivieri.
(Di mano di Lionardo.)
Di Roma, 1546. Riceuta addì 20 di novembre: de' dì 13 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (4 di dicembre 1546).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò ricevuto sedici marzolini, e quattro iuli pagato al mulattiere. Tu debbi aver ricevuta la lettera che ti scrissi del comperare una casa onorevole, e ora, mentre che scrivo, m'è stata portata una tua della ricevuta di detta, dove mi di' che anderai a vicitare Michele e la Francesca e farai l'ambasciata: e racomandami a loro. Circa il comperare la casa, io vi raffermo il medesimo, cioè che cerchiate di comperare una casa che sia onorevole, di mille cinquecento o dumila scudi e che sia nel Quartier nostro,[180]se si può; e io, súbito che àrete trovato cosa al proposito, farò pagare costà i danari. Io dico questo, perchè una casa onorevole nella città fa onore assai, perchè si vede più che non fanno le possessione, e perchè noi siàn pure cittadini discesi di nobilissima stirpe. Mi son sempre ingegniato di risucitar la casa nostra, ma non ò avuto frategli da ciò. Però ingegniatevi di fare quello che io vi scrivo, e che Gismondo torni abitare in Firenze, acciò che con tanta mia vergognia non si dica più qua, che io ò un fratello che a Settigniano va dietro a' buoi: e quando àrete compera la casa, ancora si comperrà dell'altre cose.
Un dì che io abi tempo, v'aviserò dell'origine nostra e donde venimo e quando a Firenze,[181]che forse nol sapete voi; però non si vuol tôrsi quello che Dio ci à dato.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(D'altra mano.)Messer Giovanni Olivieri di grazia fàtela dare.(Di mano di Lionardo.)1546, di Roma, addì 11 di dicembre: del dì 4 detto.
(D'altra mano.)
Messer Giovanni Olivieri di grazia fàtela dare.
(Di mano di Lionardo.)
1546, di Roma, addì 11 di dicembre: del dì 4 detto.
Museo Britannico.Di Roma, ( di dicembre 1546).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — E' mi venne alle mani circa un anno fa un libro scritto a mano di cronache fiorentine, dove trovai circa dugento anni fa, se ben mi ricordo, un Buonarroto Simoni più volte de' Signori, dipoi un Simone Buonarroti, dipoi un Michele di Buonarroto Simoni, dipoi un Francesco Buonarroti. Non vi trovai Lionardo, che fu de' Signori, padre di Lodovico nostro padre, perchè non veniva tanto in qua. Però a me pare che tu ti scrivaLionardo di Buonarroto Buonarroti Simoni. Del resto della risposta alla tua non acade, perchè non ài ancora inteso niente della cosa ti scrissi, nè della casa.
Michelagnioloin Roma.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (22 di gennaio 1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Intendo per la tua come ài messo un mezano overo sensale per conto della casa de' Buondelmonti, e come intendi che la spesa è 2400 scudi. Di così mi scrivesti per l'altra. Parmi un gran numero di danari, e non credo se cercon di vendere, che in questi tempi gli truovino di contanti, come farei io. Però tu anderai intendendo e avisera'mi, e in questo mezo potrai cercare d'altro; e come ti scrissi nel Quartier nostro mi piacerebbe; ma l'empiersi le vôlte d'acqua, non mi pare di poca importanza. Circa il cominciare a mandare costà danari, vorrei mandargli per la via usata, come a tempo di messer Luigi,[183]cioè che e' vi fussino pagati costà da' Capponi, e sapere a chi io gli ò a dare qua; però se lo puoi intendere da' detti Capponi, avisa, perchè comincierò[184]a poco a poco i danari per detta casa.
Michelagnioloin Roma.
(D'altra mano.)Ser Olivieri date súbito ch'è di amico e importa.(Di mano di Lionardo.)1546, di Roma, addì 27 di gennaio: de' dì 22 detto.
(D'altra mano.)
Ser Olivieri date súbito ch'è di amico e importa.
(Di mano di Lionardo.)
1546, di Roma, addì 27 di gennaio: de' dì 22 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 11 di febbraio 1547.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò portato oggi adì 11 di febbraio 1546 scudi cinquecento d'oro in oro a messer Bindo Altoviti, che tanti ne facci pagar costà; e così vi saranno pagati da' Capponi. Però in questa sarà la lettera del cambio. Andrete tu e Gismondo per essi, e fate la ricievuta che stia bene; cioè che tanti n'ò dati qua di contanti: e màndami la copia: e quando mi scrivi, adirizza le lettere a messere Girolamo Ubaldini: e se tenete danari in casa, l'una mana non si fidi de l'altra, perchè è grandissimo pericolo. Circa il comperare la casa, non andate dietro a chi non vuol vendere, perchè non vagliono manco i danari che le case: se non quella, un'altra.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1546, di Roma, addì 17 di febraio: de' dì 11 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1546, di Roma, addì 17 di febraio: de' dì 11 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 5 di marzo 1547.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò inteso per l'ultima tua come ài ricievuti i cinquecento scudi che ti mandai, e la copia della quitanza: e stamani a dì cinque di marzo 1546 ò portati a messer Bindo Altoviti altri cinquecento scudi d'oro in oro, che te gli facci medesimamente pagare costà da' Capponi o a te o a Gismondo o amendua voi: e in questa sarà la lettera del cambio. Però anderete per essi: e fa' la quitanza che stia bene e màndami la copia: e quando àrete comperata la casa, vi manderò quello che mancherà, secondo che m'aviserete. Quello ch'i' fo, è solo perchè avendo tu a tôr donna, la casa ove state non mi pare al proposito. A questo lascierò pensare a te e a' mia frategli; però quando sia vòlto a simil cosa, fàmelo intendere e dove, acciò possa dire il parer mio: e credo sare' bene, perchè morendo senza reda, ogni cosa ne va allo Spedale. Altro non m'acade. Racomandami al prete.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1546, di Roma, addì 10 di marzo: de' dì 5 detto riceuta.
(Di mano di Lionardo.)
1546, di Roma, addì 10 di marzo: de' dì 5 detto riceuta.
Museo Britannico.Di Roma, ( di marzo 1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò avuto la quitanza degli scudi che avete ricevuti da' Capponi per quegli che contai qui agli Altoviti, e sòmi maravigliato che Gismondo nè per questi ultimi nè pe' primi sie venuto teco per essi, perchè ciò che io mando,[185]non manco per loro che per te; e tu mi scrivi che mi ringrazi del bene che io ti fo, e à'mi a scrivere:noi vi ringraziamo del bene che voi ci fate. Con quelle medesime condizione che io ti scrissi, quando ti mandai i danari per porre in sur una bottega, t'ò mandato questi, ciò è che tu non faccia niente senza il consenso de' mia frategli. Circa il comperare casa, io te l'ò scritto, perchè quando ti paia di tôr donna, come mi par necessario, la casa ove state non è capace del bisognio, e non trovando voi da comperare cosa al proposito, penso dove siate in via Ghibellina vi potessi allargare, ciò è finire i becategli della casa insino in sul canto e rivoltargli per l'altra strada, comperando la casetta che v'è sotto, se fussi abastanza. Pure quando troviate da fare una compera sicura e onorevole, mi pare che sarà meglio; e io vi manderò quello che mancherà. Circa il tôr donna, qua me n'è stato parlato da più persone; qual m'è piaciuta e qual no. Stimo che ancora ne sia stato parlato a te. Però se se' vòlto a ciò, avisami; e se ài fantasia più a una che a un'altra: e io ti dirò il parer mio. Altro non m'acade.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — L'apportatore di questa sarà uno scarpellino da Settigniano che à nome Iacopo, il quale dice che vuole vendere certe terre vicine a noi, luogo detto Fraschetta. Però dillo a Gismondo, e vedete che cose sono; e quando sia bene il comperarle e che e' vi sia buon sodo, che e' non si comperi un piato, avisatemi, e della spesa; e quando non sia molto grande, vi manderò i danari. Circa della compera della casa, non credo che abiate poi fatto altro. Di quell'altra cosa[186]te n'ài a contentar tu: basta a me che tu me n'avisi prima. Altro non m'acade.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò inteso per le vostre, del podere del Fraschetta: basta, non bisognia più pensarvi. Tu mi scrivi che la casa della via de' Servi s'è venduta allo incanto e che la non era a ogni modo al proposito: e pur par che vi fussi piaciuta prima, secondo mi scrivesti; ma se è venduta, sia pel meglio. Di quella di Giovanni Corsi, di che ora mi scrivi, intendo di quella che è in sul canto della piazza di Santa Croce, riscontro la casa degli Orlandini, la quale a me piace, se piace a voi: ma dubiterei forte del sodo quando si vendessi: però vendendosi e facendo noi disegnio di comperarla, bisognia aprir ben gli ochi. Se è in vendita, avisatemi di quel se ne domanda. Io so che è casa antica, e credo che dentro sia molto mal composta. Ò ricievuto una soma di trebbiano, manco sei fiaschi, di quaranta quattro; tre rotti e tre n'è restati a la dogana, e dieci n'ò mandati al Papa. Dio voglia che e' riesca buono. Altro non m'acade. Racomandami al Guicciardino, a la Francesca e a messer Giovan Francesco.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, ( di settembre 1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Stasera al tardi ò una tua lettera, e ò poco tempo da scrivere. Circa la casa de' Corsi, mi fu detto l'altra volta che me ne scrivesti, che v'era un vicino rico che era per tôrla, e non la togliendo, dubito non sia cosa pericolosa: però aprite gli ochi, che non comperiate qualche piato. Del resto se vi piace, per gusto prezzo pigliatela, se la potete avere. Circa la limosina a me basta esser certo che l'abiate fatta, e basta aver la ricievuta dal Munistero, e di me non avete a far menzione nessuna. Del bambino del Guicciardino n'ò avuto quella passione che se fussi mio figliuolo: confortagli a pazienzia e racomandami a loro. A messer Giovan Francesco mi racomanda e ringrazialo e digli, che s'io non fo verso di lui il debito, che m'abi per iscusato, perchè sono in troppe noie e massimo ora che ò perduto il porto,[187]resto a vivere in su' danari sechi.[188]Idio ci aiuti. Altro non mi acade. Di' a messer Giovan Francesco che mi racomandi al Bugiardino,[189]se è vivo.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Circa la casa de' Corsi, tu mi scrivi che la vendita non sarà così presta per rispetto dell'avervi a murare, e che per ora ti parrebe d'atendere alla bottega, e che ài trovato uno da far compagnia seco. A me pare, che se la detta casa à il guscio delle mura di fuori sano, e che e' vi sia buon sodo, che la si debba tôrre, per dar luogo a que' danari. El di dentro si può poi aconciare a poco a poco. Dipoi comperata detta casa, ti resta tanto che tu potrai bene acompagniarti a bottega, benchè non mi par che sien tempi da mettere danari in aria: e non truovo che a Firenze sien durate le famiglie, se non per forza di cose stabile: però cònsigliati meglio: e ciò che farete, farete per voi. Circa la limosina, mi pare che tu la stracuri troppo: se tu non dài del mio per l'anima di tuo padre, manco daresti del tuo. A messer Giovan Francesco racomandami e ringrazialo e digli che circa al darti donna, che io aspetto un amico mio che non è in Roma, che mi vuol mettere inanzi tre o quatro cose: e io ve n'aviserò; e vedrem se vi sarà cosa per noi.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Per quel ch'io intendo per l'ultima tua della casa de' Corsi, a me pare che vi sia poco del buono e assai del cattivo: e queste case vechie, se non se n'à un gran mercato, mi par che non s'abino a tôrre; perchè come si comincia a volerle rassettare, si truova tuttavia più cattiva materia, in modo che sare' meglio farne una tutta di nuovo: e ancora mi dispiace, per non esser casa sana per rispetto de l'umidezza del terreno. Penso che peggio sia la vôlta; di che non mi scrivi niente, e secondo mi scrivi, solo il sodo è cosa buona. Del prezzo tu mi di' mille secento fiorini: io non intendo che fiorini; ma come si sieno, io credo che vi si spendere' più che la non si comperassi a restaurarla. Nondimeno sendo in luogo onorevole, io non vi dico però resolutamente che voi non la togliate, e massimo se v'è buon sodo, come mi scrivi. Però consigliatevi bene, e quello che farete, riputerò che sia sempre il meglio; perchè tener danari è cosa pericolosa. Altro non m'acade, se non che quand'e' pur siate vòlti al tôrla, fatela ben vedere e tirate il prezzo basso il più che potete.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti scrissi circa il tôr donna: che t'avisai di tre che m'era stato parlato qua, l'una è una figluola d'Alamanno de' Medici, l'altra figluola di Domenico Gugni, e l'altra figluola di Cherubin Fortini. Io none conosco nessuno di questi: però non te ne posso dir nè ben nè male, nè consigliarti più dell'una che dell'altra. Però se Michele Guicciardini volessi durarci un poco di fatica, potrebbe intender che cose sono e darcene aviso; e così se avessi notizia d'altro. Però prièganelo da mia parte e racomandami a lui. Circa il comperar casa, a me pare che innanzi al tôr donna sia cosa necessaria, perchè quella dove state so che non è capace. Però quando me ne scrivi, fa' ch'i' possa intendere le lette[190]se vuoi ch'i' ti risponda del parer mio. Messer Giovan Francesco ancora circa a questi casi potrebbe dar qualche buon consiglio, perchè è pratico e vechio: racomandami a lui. Ma sopra tutto bisognia il consiglio di Dio, perchè è gran partito: e ricòrdoti ancora che dalla moglie al marito almen vuole esser sempre dieci anni di differenzia, e aver cura che oltre alla bontà sia sana. Altro non ò che dire.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò ricievuti quattordici marzolini, e dicoti quello che altre volte t'ò scritto, che non mi mandi niente, se io non te lo fo intendere.
Circa la casa de' Corsi i' dubito che 'l mostrare che altri la voglia non sia per farti saltare. A me pare che detta casa, sendo dentro come è, che l'oferta che ài fatta stia bene: però statevi un poco a vedere.
Circa l'altra casa che tu di' verso il canto agli Alberti, mi par troppa spesa a la grandezza e al non essere anche finita: pure io dico che non posso far giudicio delle cose che io ne son sì lontano; e così ti rispondo ancora del far bottega; che la non è mia professione e non te ne so parlare. Il bene e 'l male che voi farete, à esser vostro.
Io ti scrissi circa il tôr donna di tre, di che m'è stato parlato qua: non ti consiglio di nessuna, perchè non ò notizia de' cittadini fiorentini. El Guicciardino in simil casi ti potrà aiutare. Racomandami a lui e a la Francesca.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò la ricevuta della limosina, che mi piace. Circa la casa de' Corsi se e' v'è vicini che la voglino, lasciala lor pigliare, e di' che tu non vuoi dar noia a persona, e statti a vedere e aspetta d'esserne pregato. A messer Giovan Francesco racomandami e ringrazialo da mia parte, perchè gli son molto obrigato; e digli che quell'uomo da bene che gli rispose che io non ero uomo di Stato, non può esser se non gentile e discreto, perchè disse il vero: che tal pensiero mi dessino le cose di Roma, che quelle degli Stati!
D'un'altra casa che tu mi scrivi, la lettera per non la potere intendere, non ti posso anche rispondere: io non ò mai lettera da te che non mi venga la febre inanzi che io la possi leggiere: io non so dove tu t'ài imparato a scrivere. Poco amore!
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, ( di luglio 1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io intendo per l'ultima tua circa il comperar della casa, come Giovanni Corsi è morto, e come non sai che se ne faranno le rede della casa sua; e ancora mi scrivi che credi che quella di Zanobi Buondelmonti si venderà: e a me non piacere' manco che quella de' Corsi; ma qual si possa aver de l'una delle dua, a me pare che la si debba pigliare e non guardare in cento scudi, pur che con ogni diligenzia si cerchi buon sodo: e questo mi par da far più presto che si può, perchè avendo o volendo tu tôr donna, per ogni rispetto fa più per te tôrla, mentre son vivo, che dopo la morte mia. Io per finire di mandarvi i danari, che io stimo che possa mancare a la valuta d'una di dette case, comincierò forse di quest'altra settimana a mandarvi qualche scudo; e perchè nella tua mi mandi una lettera di qualche limosina, darai di quel che vi manderò a quella donna quello che ti parrà. Altro non m'acade. Racomandami al Guicciardino e a la Francesca. A messer Giovan Francesco ancora mi racomanda e fa' mie scusa, che se non fo il debito mio, è che io sono in troppo afanno.
Michelagnioloin Roma.
[191]Vorrei che per mezzo di messer Giovan Francesco tu avessi l'altezza della cupola di Santa Maria del Fiore, da dove comincia la lanterna insino in terra, e poi l'altezza di tutta la lanterna, e màndassimela: e màndami segniato in su la lettera un terzo del braccio fiorentino.
Museo Britannico.Di Roma, 6 d'agosto 1547.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io mando cinque cento cinquanta scudi d'oro in oro, che così ò conti qui a messer Bartolomeo Bettini. Tu ài andare per essi a' Salviati, come dice la poliza che sarà in questa. Farete la quitanza che stia bene, ciò è per tanti che n'à ricievuti qui di contanti detto messer Bartolomeo in Roma; e màndamene la copia. I detti cinque cento scudi io ve gli mando per conto di quegli che mancheranno a mille che vi mandai per la compera della casa; e di quello che ancora mancherà per detta compera, ve gli manderò quando me n'aviserete. De' cinquanta scudi dànne quattro o sei a quella donna, di chi mi mandasti una lettera per la ultima tua, se ti pare; del resto, per insino in cinquanta, quando mi manderai la ricevuta, io t'aviserò quello voglio che se ne facci. A dì sei d'agosto 1547.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, ( d'agosto 1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò per la tua la ricievuta de' cinque cento cinquanta scudi d'oro in oro, com'io contai qua al Bettino. Tu mi scrivi che ne darai quattro a quella donna per l'amor de Dio: che mi piace: el resto per insino in cinquanta ancora voglio che si dieno per l'amore di Dio, parte per l'anima di Buonarroto tuo padre e parte per la mia. Però vedi d'intendere di qualche cittadino bisognioso che abbi fanciulle o da maritare o da mettere in munistero, e dàgniene, ma secretamente, e abi cura di non essere gabbato, e fàttene far ricievuta e màndamela, perchè io parlo de' cittadini e che io so che a' bisogni si vergogniono andare mendicando. Circa il tôr moglie, io ti dico che non ti posso dare[192]più una che un'altra, perchè è tanto che io non fui costà, che io non posso sapere in che condizione vi sieno i cittadini: però bisognia vi pensiate da voi: e quando àrete trovato cosa che vi piacia, àrò ben caro averne aviso.
Tu mi mandasti un braccio d'ottone, come se io fussi muratore o legnaiuolo che l'abbi a portare meco. Mi vergogniai d'averlo in casa e dèttilo via.
La Francesca mi scrive che non è ben sana e che à quattro figluoli e che è in molti afanni del none esser ben sana. Me ne sa male assai: dell'altre cose, io non credo che gli manchi niente. Circa gli afanni, io credo averne molti più di lei e òvi aggunto la vechiezza e non ò tempo da intrattenere parenti: però confortala a pazienzia da mia parte e racomandami al Guicciardino.
De' danari che io v'ò mandati, vi consiglio a spendergli in qualche cosa buona o possessione o altro, perchè è gran pericolo a tenergli, e massimo oggi. Però fate di dormire con gli ochi aperti.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (17 di dicembre 1547).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Intendo per la tua d'un piato che n'è stato mosso di certe terre a Settigniano, e che io vi mandi una procura che voi possiate difenderle. La procura sarà in questa, e credo che bisogni che io vi mandi un libro di contratti che io feci fare in forma propia a ser Giovanni da Romena, che mi costò diciotto ducati; dove non può essere che e' non vi sia il contratto di dette terre; e con esso libro manderò più contratti e retificagione e altre scritture che importano ciò ch'io ò al mondo. Però vorrei che tu trovassi un vetturale fidato, e che tu lo mandassi a me quando viene a Roma; e io gli darò un fardello delle dette scritture, il qual sarà circa venti libre; e vorrei che tu facessi seco patti e non guardassi in un mezzo scudo, acciò che te le porti a salvamento: e digli che quando porterà la tua lettera della ricievuta, che ancora io gli donerò qualche cosa. Della bottega, el Guicciardino mi scrive che tu l'ài pregato ch'egli entri a compagnia; e tu mi scrivi che se' stato pregato: sie come si vuole, pur che facciate cose chiare, perchè siàn poveri d'amici e parenti, e non c'è il modo a combattere. Del nome della casa io vi metterei quelSimonea ogni modo,[193]e se è troppo lungo, chi nol può leggere, lo lasci stare.[194]
Museo Britannico.Di Roma, 24 di dicembre 1547.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Tu mi scrivi che siate stati citati per conto del Monte che sta per sodo del podere che io comperai da Pier Tedaldi, che ne voglion comperare terre che stien pure pel medesimo sodo, e che voi non potete consentire a questo senza mia licenzia. Io vi do licenzia che voi facciate tanto quanto vi pare che sia bene, quant'e' farei io se fussi costà. Della settimana passata ti mandai la procura che mi chiedesti, e scrissiti che tu trovassi un vetturale fidato, e che quando e' venissi a Roma, tu lo mandassi a me con una tua lettera, perchè gli voglio dare uno fardelletto di scritture che sarà circa venti libre, nel quale sarà un libro di contratti che feci fare a ser Giovanni da Romena, con altri contratti e scritture di grandissima importanza. Però fa' il mercato costà col vetturale e non guardare in un mezzo scudo e pagera'lo costà, acciò che lo porti più fedelmente. Altro non m'acade. A dì venti quattro di dicembre 1547.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (6 di gennaio 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Egli è stato oggi a me con una tua lettera uno che dice che è figliuolo di Lorenzo del Cione vetturale, per il fardello de' contratti che io scrissi di mandarti. Io non lo conosco, ma credendo che e' sia quello che tu mi mandi per essi, gniene do, e pure con sospetto, perchè è cosa che 'mporta assai. Alla ricievuta mi scriverrai per il medesimo e io gli donerò qualche cosa, come ti scrissi. Io l'ò messo in una scatola e rinvóltola bene doppiamente in panno incerato, in modo è ammagliato, in modo che l'aqqua non gli può far danno. Altro non ò che dire. A dì non so, ma oggi è Befania.
Nel libro de' contratti v'è una lettera del conte Alessandro da Canossa,[195]che io ò trovato in casa a questi dì; il quale mi venne già a visitare a Roma come parente. Àbine cura.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (16 di gennaio 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò per l'ultima tua la morte di Giovansimone.[197]N'ò avuto grandissima passione, perchè speravo, benchè io sia vechio, vederlo inanzi ch'e' morissi, e inanzi che morissi io: è piaciuto così a Dio: pazienzia! Àrei caro intendere particularmente che morte à fatta, e se è morto confessato e comunicato con tutte le cose ordinate dalla Chiesa; perchè quando l'abbia avute, e che io il sappi, n'àrò manco passione.
Circa le scritture e' libro de' contratti che io ti scrissi che tu mandassi il mulattiere per essi, io le dètti a quello che venne con la tua lettera, e fu el dì di Befania, se ben mi ricordo, che credo che sieno oggi dieci dì; e dèttigniene in una scatola grande rinvolta in panno incerato, amagliata e bene aconcia: però cerca d'averla e avisami della ricievuta, perchè importa assai. Altro non ti posso dir per questa, perchè ò ricievuta la lettera tardi e non ò tempo da scrivere. Racomandami al Guicciardino e a la Francesca e a messer Giovanfrancesco.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, ( di gennaio 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò per la tua la ricievuta della scatola co' libro de' contratti, e come a tempo: e così pensavo che bisogniassi. Della casa de' Corsi mi pare da stare a vedere più che si può, per non essere fatto saltare. Della compagnia non acade che mi mandi copia, perchè non me ne intendo. Se tu farai bene, tu farai per te.
Circa la morte di Giovansimone, di che mi scrivi, tu la passi molto leggiermente, perchè non mi dài aviso più particolare d'ogni cosa e di quello che gli à lasciato. Io ti ricordo che gli era mio fratello, e come e' si fussi, e' non è che non mi dolga, e voglia che e' si facci del bene per l'anima sua, com'io ò fatto per l'anima di tuo padre: sì che guarda a non essere ingrato di quello ch'è stato fatto per te, che non avevi nulla al mondo. Mi meraviglio di Gismondo che non me n'abbi scritto niente, perchè toca a lui come a me; e a te toca quello che noi vogliàno e non più niente.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, ( del febbraio 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Poi che ultimamente io t'ebbi scritto, trovai una lettera in casa, dove m'avisi di tutto quello che s'è trovato di Giovansimone. Dipoi n'ò un'altra che m'avisa particularmente della morte che à fatta: di quello che è restato del suo, me ne potevi dare aviso per la prima, che io non l'avessi a sapere da altri prima che da te, com'io n'ebbi: però n'ebbi sdegnio grandissimo. Della morte, mi scrivi, che se bene non à avuto tutte le cose ordinate dalla Chiesa, che pure à avuto buona contrizione: e questa per la salute basta, se così è. Di quello che à lasciato, secondo la ragione n'è reda Gismondo, non avendo fatto testamento: e di questo io vi dico che voi ne facciate quel bene che voi potete per l'anima sua, e non abbiate rispetto a' danari, perchè io non vi mancherò di quello che farete. Circa e' contratti e le scritture che io vi mandai, riguardatele con diligenzia, perchè ancora potrebbero bisogniare. Della casa de' Corsi a me pare che tu stia in su l'oferta che tu ài fatta, perchè se la vorranno vendere, sendo come m'ài scritto, non credo che ne truovi più ne' tempi che siàno. Altro non m'acade.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (23 di febbraio 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti scrissi come avevo dipoi ricievuto una tua di tutto quello che aveva lasciato Giovansimone, e di tutto, secondo la ragione, n'à a essere reda Gismondo; e così gli fate quel bene a l'anima che potete, e io ancora non mancherò. Per tôr moglie, io t'avisai di tre, di che m'era stato parlato qua; no' me n'ài risposto niente: a te sta il tôrla o non la tôrre, o più una che un'altra, pur che sia nobile e bene allevata, e più presto senza dota che con assai dota, per poter vivere in pace. Altro no' mi acade. Ringrazia la Francesca e confòrtala a pazienzia, e racomandami a Michele e a lei.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, ( del marzo 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò caro che tu m'abbi avisato del bando,[198]perchè se mi sono guardato insino a ora del parlare e praticare con fuorusciti, mi guarderò molto più per l'avenire. Circa l'essere stato amalato in casa gli Strozzi,[199]io non tengo d'essere stato in casa loro, ma in camera di messer Luigi del Riccio, il quale era molto mio amico, e poi che morì Bartolomeo Angelini, non ò trovato uomo per fare le mia faciende meglio di lui, nè più fedelmente; e poi che morì, in detta casa non ò più praticato, come ne può far testimonanzia tutta Roma, e di che sorte sia la vita mia, perchè sto sempre solo, vo poco attorno e non parlo a persona e massimo di Fiorentini; e s'io son salutato per la via, non posso fare ch'i' non risponda con buone parole; e passo via: e se io avessi notizia quali sono e' fuoriusciti, io non risponderei in modo nessuno: e come ò detto, da qui inanzi mi guarderò molto bene, e massimo che io ò tanti altri pensieri, che io ò fatica di vivere.
Circa il far bottega, fate quello che a voi par di far bene, perchè non è mia professione e none posso dar buon consiglio; solo vi dico questo, che se voi mandate male i danari che avete, che voi non siate più per rifarvi.
Michelagnioloin Roma.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 7 d'aprile 1548.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io non ò risposto prima a l'ultima tua, perchè non ò potuto. Circa al tôr donna, tu di' che ti par da lasciar passare questa state: se a te pare, pare ancora a me. Dell'andare a Loreto dell'andare a Loreto[200]per tuo padre, se e' fu boto, mi pare da sodisfarlo a ogni modo; se gli è per bene che tu voglia far per l'anima sua, io darei più presto quello che tu spenderesti per la via, costà per l'amor di Dio, per lui, che fare altrimenti: perchè portar danari a' preti, Dio sa quel che ne fanno; e ancora il perder tempo, facendo bottega, non mi pare a proposito. Però e' ti bisognia, se tu ne vuoi far bene, stare in grandissima servitù, e por da canto i pensieri della giovanezza. Altro non m'acade. Circa la casa de' Corsi, vorre' sapere se ma' poi te n'è stato parlato. Racomandami al prete, al Guicciardino e a la Francesca.
A dì 7 d'aprile 1548.
Michelagnioloin Roma.