(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, addì 11 d'aprile: de' dì 7 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, addì 11 d'aprile: de' dì 7 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 14 d'aprile 1548.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò con una tua la copia della scritta della Compagnia dell'arte della lana che avete fatta. Non acadeva, perchè non me ne intendo. Credo che l'abbiate considerata bene e che la stia bene: e così piaccia a Dio. Della cosa che mi scrivi da Santa Caterina, fate quello che pare a voi, pur che facciate cose chiare, che e' non s'abbi a combattere. Della casa de' Tornabuoni, è vero che è fuor del nostro Quartiere, pure il prezzo e l'esser sicuro potrebbe aconciare ogni cosa: però àvisamene. Altro non m'acade. Vorrei che mi mandassi la mia natività,[201]come mi mandasti un'altra volta, appunto come sta in su libro di nostro padre, perchè l'ò perduta. Adì 14 d'aprile 1548.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, addì 19 d'aprile: de' dì 14 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, addì 19 d'aprile: de' dì 14 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (28 d'aprile 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io rifiuto la redità di Giovansimone, e in questa ne sarà il contratto. Circa la casa della via de' Servi, o d'altra, io vi do licenzia che voi facciate tutto quello che vi pare il meglio e a posta vostra, purchè abiate buone sicurtà e togliate cosa onorevole e non guardate in danari. A messer Giovan Francesco mi racomanda e digli, che poi che e' mi s'è offerto di far fare a Bernardo Bini quella fede che io gli ò chiesta, per via di contratto; che io l'àrò molto cara e farammi grandissimo piacere: e tu pagerai il contratto che sarà picola cosa e màndamela, e ringràzialo e racomandami a lui.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548. Di Roma, riceuta addì 4 di magio: de' dì 28 paxato.
(Di mano di Lionardo.)
1548. Di Roma, riceuta addì 4 di magio: de' dì 28 paxato.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (2 di maggio 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ebbi il caratello delle pere che furono ottantasei; manda'ne trentatre al Papa: parvo'gli belle e èbele molto care. Del caratello del cacio, la Dogana dice che quel vetturale è un tristo, e che in dogana non lo portò; in modo che, com'io posso sapere che e' sia a Roma, io gli farò quello che merita, non per conto del cacio, ma per insegniarli far poca stima degli uomini. Io sono stato a questi dì molto male per non potere orinare, perchè ne son forte difettoso; pure adesso sto meglio: io te lo scrivo, perchè qualche cicalone non ti scriva mille bugie per farti saltare. Al prete di' che non mi scriva piùa Michelagnolo scultore, perchè io non ci son conosciuto se non per Michelagniolo Buonarroti, e che se un cittadino fiorentino vuol far dipigniere una tavola da altare, che bisognia che e' truovi un dipintore: che io non fu' mai pittore nè scultore, come chi ne fa bottega. Sempre me ne son guardato per l'onore di mie padre e de' mia frategli, ben io abbi servito tre Papi: che è stato forza. Altro non acade. Per l'ultima del passato àrai inteso l'openione mio circa la donna. Di questi versi ch'i' ò scritti del prete, non gniene dir niente, ch'i' vo' mostrar di non avere avuto la sua lettera.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548. Di Roma, addì 7 di magio: de' dì 2 deto.
(Di mano di Lionardo.)
1548. Di Roma, addì 7 di magio: de' dì 2 deto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 12 di maggio 1548.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io v'ò scritto più volte della casa e delle terre da Santa Caterina e d'ogni altra cosa, che voi facciate quello che pare a voi; dico circa il comperare, pur che d'ogni cosa v'assicuriate in modo che e' non s'abbi a piatire. Ricòrdovi che le terre che io comperai da Santa Caterina, le comperai libere e così l'ò tenute in sino a oggi; che voi non le sottomettessi a tanto l'anno, come quelle che volete comperare: però fate destinzione dall'una parte a l'altra. Altro non m'acade. Ringrazia messer Giovan Francesco, perchè mi fa gran piacere, benchè e' none importi molto. Abbi cura grandissima d'ogni picola cosa delle scritture della scatola che io ti mandai, perchè importano assai. A dì dodici di maggio 1548.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, addì 16 di magio: de' dì 12 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, addì 16 di magio: de' dì 12 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, ( di giugno 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò ricievuto una soma di trebbiano e òlla avuta cara; nondimeno io ti dico, che tu non mi mandi più cosa nessuna, se io non te la mando a chiedere, perchè ti manderò i danari di quello che vorrò. Circa la bottega àrei caro m'avisassi come ti riescie. Altro non ò che dire. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca e a messer Giovan Francesco.
Michelagnioloin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, addì.... di giugno: de' dì.... detto.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, addì.... di giugno: de' dì.... detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (28 di luglio 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Tu mi scrivi come se' ricerco che comperi la casa de' Buondelmonti e con che patti; io ti rispondo che la casa mi piace, ma 'l modo del comperarla non mi pare altro che prestarvi su danari: però io licenzierei chi te la mette inanzi, perchè comperare una casa e non sapere se l'uomo se l'à a tenere o sì o no, mi pare una pazzia. Altro non m'acade. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca.
Michelagnioloin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, addì 2 d'agosto: de' dì 28 paxato.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, addì 2 d'agosto: de' dì 28 paxato.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 10 d'agosto 1548.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Tu mi scrivi che avete per le mani un podere di mille trecento fiorini fuor della Porta al Prato. Se gli è cosa buona, a me pare che voi lo togliate a ogni modo, purchè abiate buon sodo, che e' non s'abbia a combattere: e bisognia aver cura che e' sia in luogo che Arno non gli possa nuocere. Quando si trovassi da fare qualche spesa grossa in una possessione lontana da Firenze dieci o quindici miglia, cioè di tre o quattro mila scudi, io la tôrrei, quando ne potessi aver l'entrata io; perchè, avendo perduto il Porto,[202]m'è di bisognio farmi qualche entrata che non mi possa esser tolta; e più volentieri la farei costà che altrove. Io ti scrivo questo, perchè, quando intendessi di qualche cosa buona o di più o di manco prezzo, me ne dia aviso e non ne fare romore. Altro non m'acade. Saluta tutti da mia parte e racomandami a messer Giovan Francesco. Adì dieci d'agosto 1548.
Michelagnioloin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, addì 17 d'agosto: de' dì 10 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, addì 17 d'agosto: de' dì 10 detto.
Museo Britannico.Di Roma, ( d'agosto 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — L'ultima tua lettera per non la potere nè sapere leggere, io la gittai in sul fuoco: però io non te ne posso risponder niente. Io t'ò scritto più volte, che ogni volta che io ò una tua lettera, che e' mi vien la febre, inanzi che io impari a leggierla. Però io ti dico, che da qui inanzi tu non mi scriva più, e se tu ài da farmi intender niente, togli uno che sappi scrivere, che io ò il capo a altro che stare a spasimare intorno alle tua lettere. Messer Giovan Francesco mi scrive che tu vorresti venire a Roma per qualche dì: io me ne son maravigliato, perchè avendo tu fatto la compagnia, come m'ài scritto, che tu ti possa partire. Però abbi cura di non gittare via i danari che io v'ò mandati: e similmente ancor Gismondo ne debbe aver cura, perchè chi non gli à guadagniati, non gli conoscie; e questo si vede per isperienza, che la maggior parte di quegli che nascono in richezza, la gitton via e muoion rovinati. Sichè apri gli ochi e pensa e conosci in che miserie e fatiche vivo io, sendo vechio come sono. A questi dì un cittadin fiorentino m'è venuto a parlare d'una fanciulla de' Ginori, della quale mi dice che n'è stato parlato costà a te, e che la ti piace. Io non credo che e' sia vero, e anche non te ne so consigliare, perchè no' n'ò notizia. Ma non mi piace già che tu tôgga per donna una, che se 'l padre avessi da dargli dota conveniente, non te la darebbe. Vorrei che chi ti vuol dar moglie, pensassi di darla a te, non alla roba tua. A me pare che gli abbi a venir da te il non cercar gran dota al tôr moglie, e non da altri volèrtela dare, perchè la non à dota. Però tu ài solo a desiderare la sanità dell'anima e del corpo a la nobiltà del sangue; e de' costumi e che parenti ell'à: che importa assai.
Altro non ò che dire. Racomandami a messer Giovan Francesco.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 15 di settembre 1548.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — E' non m'acade scriverti per questa per altro, che per far coverta a una risposta di una di Guliano Bugiardini: però dàgniene; e se non lo conosci, fàttelo insegniar da messer Giovan Francesco. Sono stato un poco di mala voglia per non potere orinare, pure ora sto assai bene. Avisami come la fai circa la bottega, e se uomo che venga di qua ti parlassi di niente da mia parte, non creder se non ne vedi mia lettere. Adì quindici di settembre 1548.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)Di Roma, 1548, addì 20 di settembre: de' dì 15 detto.
(Di mano di Lionardo.)
Di Roma, 1548, addì 20 di settembre: de' dì 15 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (20 d'ottobre 1548).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Intendo per la tua delle possessione che son per vendersi in quel di San Miniato al Tedesco. Io dico che non è paese nessuno nel contado di Firenze che manco mi piaccia, per molti rispetti; pur non di meno non è da mancare d'intendere che cose sono, perchè potrebbono esser tale e tal sodo che e' sarie da pigliarle. Però intendi, ma più segretamente che puoi. Altro non m'acade per ora, e ò poco tempo da scrivere.
Michelagnioloin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, addì 25 d'ottobre: de' dì 20 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, addì 25 d'ottobre: de' dì 20 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 29 di dicembre 1548.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — A questi dì m'è stato parlato di nuovo, per conto di darti donna, di dua fanciulle, le quale credo che ancora te ne scrivessi l'anno passato: e queste sono una figluola d'Alamanno de' Medici, l'altra figluola di Cherubino Fortini: in quella de' Medici credo che non sian molti danari e che anche sia troppo attempata. Dell'altra ne so manco parlare; in modo che mal ti posso consigliare più d'una che d'un'altra, perchè n'ò poca notizia: ma ben mi pare che non ci sendo di noi altri che tu, debba tôrla; ma siàno in tempi che per più conti bisognia aprir bene gli ochi: però pènsavi, e quando tu abbi più una fantasia che un'altra, avisami. Tu mi scrivesti circa un mese fa d'una certa possessione: io ò avuto, come t'ò scritto più volte, voglia di fare una entrata costà per poter viver qua senza durar fatica, perchè son vechio e non posso più; ma da un mese in qua me n'è mezzo uscita la voglia. Penserò qualche altro modo da vivere, e spero Dio m'aiuterà. Altro non acade. A' ventinove di dicembre 1548.
Michelagnioloin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, addì 3 di gennaio: de' dì 29 pasato.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, addì 3 di gennaio: de' dì 29 pasato.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 18 gennaio 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — La casa che tu mi scrivi, mi par che tu dica che la sia di quegli da Gagliano, e' quali solevano stare nella via del Cocomero, come mi scrivi, a man ritta andando verso San Marco, apresso al canto della piazza di San Nicolò. Se è questa, io no' n'ò notizia nessuna: però cercate di vederla, e se è cosa al proposito e che il luogo vi sodisfaccia, toglietela: e sopratutto bisognia aver cura del sodo e che sia casa onorevole. Circa il tôr donna, io ò inteso come le dua di che ti scrissi, son maritate. Àsi a pensare che non avea a essere: àssi a racomandarsi a Dio e aver fede che Lui t'aparechi cosa al proposito. Io son vechio, come sapete, e perchè ogni ora potrebbe esser l'ultima mia, e avendo qua un certo capitale, benchè non sia gran cosa, non vorrei però che andassi male, perchè l'ò guadagniato con molta fatica: però io ò pensato se a metterlo costà in Santa Maria Nuova fussi sicuro, per tanto se ne pigliassi qualche partito e che ancora a' mia bisogni me ne potessi servire, come per malattie o altre necessità, e che e' non mi fussi tolto. Pàrlane con Gismondo, e avisatemi del vostro parere.
Poi che ebbi scritto, parlando con uno amico mio della casa di quegli da Gagliano, me la lodò molto; se è quella di che mi scrivi, mi pare da tôrla ad ogni modo e non guardare in cento scudi, pur che 'l sodo sia buono: e avisatemi de' danari che bisogniano e a chi io gli ò a dar qua, che e' vi sien pagati. Altro non m'acade.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
A dì diciotto di gennaio 1549.
A messer Giovan Francesco digli che da un mese in qua io sono ito poco attorno, perchè non mi son sentito troppo bene, ma che io troverrò il Bettino cheà più pratica in Corte che non ò io, e vedrò che noi insieme gli gioviàno il più che si può. Io ò pochissime pratiche in Roma e non conosco quegli che lo possono servire; e se io richieggo un di questi d'una cosa, per ogniuna richieggon me di mille. Però mi bisognia praticar pochi: pure farò quello che potrò. Racomandami a lui.
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, addì 25 di gennaio: de' dì 18 detto.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, addì 25 di gennaio: de' dì 18 detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, (25 di gennaio 1549).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Il cacio che tu m'ai mandato, io ò avuto la lettera, ma non ò già avuto il cacio: credo che 'l mulattiere che l'à portato là l'abbi venduto a qualcun'altro, perchè ò mandato più volte alla Dogana per esso. Detto mulattiere à trovato mille favole e à dato tante parole, che se n'è andato: in modo che io dubito che e' non sia un tristo. Però non mi mandar più niente, che m'è più noia che utile.
Della casa m'avisasti, se è quella di quegli da Gagliano, come risposi a la tua, mi par da tôrla, come ti scrissi, perchè m'è lodata assai. Circa al tôr donna, stamani ò uno aviso di più fanciulle che s'ànno a maritare: credo che sia un sensale quello che scrive, benchè non vi metta il nome suo: e detto aviso te lo mando in questa, acciò se no' n'ài notizia, tu lo intenda, e io per quest'altra ti scriverrò il parer mio, perchè ora non ò tempo. Non mostrare a nessuno ch'io t'abbi mandato il detto aviso.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, a dì 31 di gennaio: dei dì.... detto.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, a dì 31 di gennaio: dei dì.... detto.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 1 di febbraio 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti mandai per l'ultima mia una nota di più fanciulle da marito, la quale mi fu mandata di costà, credo da qualche sensale, e non può esser se non omo di poco giudicio, perchè send'io stato sedici overo diciasette anni fermo a Roma, dovea pur pensare che notizia io possa avere delle famiglie di Firenze.
Però io ti dico, che se tu vuoi tôr donna, che tu non stia a mia bada, perchè non ti posso consigliare del meglio; ma ben ti dico che tu non vadi dietro a' danari, ma solo a la bontà e alla buona fama.
Io credo che in Firenze sia molte famiglie nobile e povere, che sarebbe una limosina a 'mparentassi con loro, quand'e' bene non vi fussi dota; perchè non vi sarebbe anche superbia. Tu ài bisognio d'una che stia teco e che tu gli possa comandare, e che non voglia stare in su le pompe, e andare ogni dì a conviti e a nozze; perchè dove è corte, è facil cosa a diventar puttana, e massimo chi è senza parenti. E non è d'aver rispetto a dire che e' paia che tu ti voglia nobilitare, perchè gli è noto che noi siàno antichi cittadini fiorentini e nobili quant'è ogni altra casa; però racomandati a Dio e prègalo che t'aparechi il bisognio tuo: e io àrò ben caro quando truovi cosa che ti paia il proposito, innanzi che stringa il parentado, me n'avisi.
Circa la casa di che mi scrivesti, io ti risposi che la m'era lodata e che tu no' guardassi in cento scudi.
Ancora m'avisasti di un podere a Monte Spertoli: ti risposi che e' me n'era uscito la voglia, non perchè così fussi, ma per altro rispetto. Ora ti dico che quand'e' tu truovi cosa buona, e che io possa goder l'entrata, che tu me n'avisi; perchè se sarà cosa sicura, io la torrò: e della casa, quando la tolga, avisamide' danari che ò a mandare; e far presto quel che s'à da fare, perch'el tempo è brieve.
Di quello che ti scrissi di Santa Maria Nuova ne sono sconsigliato: però non vi pensate. A dì primo di febbraio 1549.[203]
(Di mano di Lionardo.)1548, di Roma, a dì 7 di febraio: de' dì primo detto.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, a dì 7 di febraio: de' dì primo detto.
Museo Britannico.Di Roma, 9 di febbraio 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò mandato Urbino più volte a la Dogana per conto del cacio che mi mandasti. Gli uomini della Dogana dicono che 'l vetturale l'à venduto in su l'osteria, o vero lo lasciò costà, perchè qua non misse in dogana se non cinque carategli di cacio, e' quali la Dogana tutti consegnò a' lor padroni. È forza che detto vetturale sia un gran giottone, perchè in Roma à fuggito Urbino più che gli à potuto, finchè s'è partito. Ma se ci ritorna, tu mi dirai novelle!
Della casa tu mi ài avisato del sodo che non vi sodisfa: io dico che gli è meglio non comperare niente, che comperare un piato. Di Santa Maria Nuova, io resto informato non bisognia più parlarne. Del tôr donna, io ti mandai la nota che ài ricevuto. La lettera fu portata in casa e non so da chi: e quando tu avessi qualche fantasia più d'una che d'un'altra, àrò caro me n'avisi inanzi che facci altro. Altro non m'acade e non ò anche tempo per ora. Adì nove di febbraio 1549.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 16 di febbraio 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — In questa sarà una della Francesca, la quale, secondo che mi scrive Michele, sta molto mal contenta. Io la conforto il meglio ch'i' so: però pòrtagniene e racomandami a lei. Della casa e del podere non ò da scriverti altro: e benchè io scrivessi che gli era da far presto, perchè il tempo è breve, non è però da far sì presto, che l'uomo facci qualche errore; e quel che non si può far bene, non si debba fare. Per ora non ò tempo da scrivere altro.
A dì sedici di febraio 1549.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 21 di febbraio 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io t'ò scritto più volte circa il tôr donna, che tu non creda a uomo nessuno che te ne parli da mia parte, se tu non vedi mia lettere. Io di nuovo te lo replico, perchè Bartolomeo Bettini[204]è più d'un anno che cominciò a tentarmi di darti una sua nipote. Io gli ò dato sempre parole. Ora di nuovo m'à ritentato forte per mezzo d'un mio amico. Io ò risposto, che so che tu ti se' vòlto a una che ti piace e che tu ài dato quasi intenzione, e che io non te ne voglio stôrre. Io t'aviso, acciò che tu sappi rispondere, perchè credo che costà te ne farà parlare caldamente. Non ti lasciare pigliare al bocone, perchè l'oferte sono assai, e tu resterai in modo, che tu non àrai bisognio. Bartolomeo è uomo dabene e servente e dassai, ma non è nostro pari, e tu ài la tua sorella in casa e' Guicciardini. Non credo che bisogni dirti altro, perchè so che tu sai che e' val più l'onore che la roba. Altro non ò che dirti. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca e digli da mia parte che si dia pace, perchè l'à di molti compagni nelle tribulazione e massimo oggi, che chi è migliore più patiscie.
A dì 21 di febraio 1549.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 15 di marzo 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Quello che io ti scrissi per la mia ultima, non acade riplicare altrimenti. Circa il male mio del non potere orinare, io ne sono stato poi molto male, muggiato dì e notte senza dormire e senza riposo nessuno, e per quello che gudicano e' medici, dicono che io ò il mal della pietra. Ancora none son certo: pure mi vo medicando per detto male, e èmi data buona speranza. Nondimeno per essere io vechio e con un sì crudelissimo male, non ò da promettermela. Io son consigliato d'andare al bagnio di Viterbo, e non si può prima che al prencipio di maggio; e in questo mezzo andrò temporeggiando il meglio che potrò, e forse àrò grazia che tal male non sarà desso, o di qualche buon riparo: però ò bisognio dell'aiuto di Dio. Però di' alla Francesca che ne facci orazione e digli che se la sapessi com'io sono stato, che la vedrebbe non esser senza compagni nella miseria. Io del resto della persona son quasi com'ero di trenta anni. Èmi sopraggunto questo male pe' gran disagi e per poco stimar la vita mia. Pazienzia! Forse anderà meglio ch'io none stimo, co' l'aiuto di Dio; e quando altrimenti, t'aviserò: perchè voglio aconciar le cose mia dell'anima e del corpo, e a questo sarà necessario che tu ci sia; e quando mi parrà tempo, te ne aviserò: e senza le mia lettere non ti muover per parole di nessun altro. Se è pietra, mi dicono i medici che è in sul prencipio e che è picola: e però, come è detto, mi dànno buona speranza.
Quando tu avessi notizia di qualche estrema miseria in qualche casa nobile, che credo che e' ve ne sia, avisami, e chi; che per insino in cinquanta scudi io te gli manderò che gli dia per l'anima mia. Questi non ànno a diminuir niente di quello che ò ordinato lasciare a voi: però fallo a ogni modo.
A dì 15 di marzo 1549.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 23 di marzo 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti scrissi per l'ultima mia del mio male della pietra, il quale è cosa crudelissima, come sa chi l'à provato. Dipoi sendomi stato dato a bere una certa aqqua, m'à fatto gittar tanta materia grossa e bianca per orina con qualche pezzo della scorza della pietra, che io son molto megliorato; e abiàno speranza che in breve tempo io n'abbi a restar libero; grazia di Dio, e di qualche buona persona: e di quello che seguirà, sarete avisati. Della limosina che ti scrissi, non acade replicare: so che cercherai con diligenzia.
Questo male m'à fatto pensare d'aconciare i casi mia dell'anima e del corpo più che io non àrei fatto: e ò fatto un poco di bozza di testamento come a me pare, la quale per quest'altra se potrò ve la scriverrò, e voi mi direte il parer vostro: ma vorrei bene che le lettere andassino per buona via. Altro non m'acade per ora.
A dì 23 di marzo 1549.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 29 di marzo 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò mandato stamani per Urbino, a dì ventinove di marzo 1549, a Bartolomeo Bettini scudi cinquanta d'oro in oro, acciò ne facci quello che ti scrissi. Tu m'ài avisato d'uno de' Cerretani[205]che à a mettere una fanciulla in munistero: io no' n'ò notizia nessuna. Guarda di dare dove è 'l bisognio e non per amicizia nè per parentado, ma per l'amore di Dio, e fa' d'averne ricievuta, e non dir donde si vengino. In questa sarà la poliza del Bettino di detti danari. Va per essi e avisa.
Àrei a scriver più cose, come ti scrissi, ma lo scrivere mi dà noia, perchè non mi sento bene: pure a rispetto a quello che sono stato, mi pare essere risucitato; e perchè ò cominciato a gittare qualche poco della pietra, ò buona speranza.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 5 d'aprile 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Della settimana passata mandai per Urbino al Bettino scudi cinquanta d'oro in oro, i quali ti facessi pagare costà. Credo gl'àrai ricievuti e che ne farai quel tanto che ti scrissi, o a quello de' Ceretani o a altri, dove vedrai il bisognio: e dara'ne aviso. Circa l'aconciare i casi mia di che ti scrissi, io non volevo dire altro, se non che per esser vechio e amalato, che mi pareva di far testamento. E 'l testamento è questo: ciò è di lasciare a Gismondo e a te ciò che i' ò, in questo modo: che tanto n'abbi a far Gismondo mio fratello, quante tu mio nipote, e che delle cose mia none possa pigliar partito nessuno l'uno senza il consenso dell'altro; e questo, quando vi paia far per via di notaio, io sempre retificherò.
Circa la malattia mia, io sto asai meglio. Noi sia' certi che io ò la pietra, ma è cosa picola e per grazia di Dio e per virtù dell'aqua ch'i' beo, si va consumando a poco a poco, in modo ch'i' spero restarne libero. Ma pure, perchè son vechio e per molti altri respetti, àre' caro quel mobile che ò qua tenerlo costà, che stéssi a' mia bisogni e poi restassi a voi: e questo sarebbe un circa quattro mila scudi; e massim'ora, che avendo andare al bagnio, mi vorrei star qua più spedito ch'i' potessi. Sie con Gismondo e pensateci un poco e avisate, perchè è cosa che non fa manco per voi che per me.
Circa il tôr donna, stamani m'è stato a trovare uno amico mio e àmi pregato ch'io ti dia aviso d'una figluola di Lionardo Ginori, nata per madre de' Soderini. Io te ne do aviso come sono stato pregato, ma non te ne so parlare altrimenti, perchè no' n'ò notizia: però pènsavi bene e non aver rispetto a cosa nessuna; e quando se' resoluto, rispondimi, acciò ch'i' possa rispondere o del sì o del no a l'amico mio.
A dì cinque d'aprile 1549.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Io àrei bene avuto caro che inanzi che avessi tolto donna, avessi comperato una casa più onorevole e capace che quella ove siate, e io v'àrei mandati i danari.
Questo ch'io ti scrivo di quella de' Ginori, te lo scrivo solo perchè sono stato pregato, non perchè pigli più una che un'altra. Fa' pure secondo che ti va a fantasia e non aver rispetto nessuno, come altre volte t'ò scritto. A me basta saperlo inanzi al fatto: però cerca e pènsavi e non indugiare, quando abbi il capo a simil cosa.
Museo Britannico.Di Roma, 13 d'aprile 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò avuto la ricievuta de' cinquanta scudi dal Munistero. Piacemi che gli abbi allogati bene, nè acade dirne altro. Per l'ultima mia ti scrissi come ero stato pregato ti déssi aviso d'una figluola di Lionardo Ginori; e così feci. Àspettone risposta, per rispondere a l'amico mio: e benchè io t'abbi dato questo aviso, non fare però se non tanto, quanto a te piace e non guardare al mio scrivere. Cònsigliati bene, e se non te ne contenti, rispondimi senza rispetto, acciò possa licenziare l'amico. Io ti scrissi che àrei avuto caro di tener costà certi danari, come àrai inteso, per istar qua con manco pensieri, e massimo sendo io vechio: però, quando si possa fare che io ne sia sicuro, lo fare' volentieri, ma non vorrei uscir della padella e cascar nella brace. Credo, quando si trovassi da mettergli in beni, cioè in terre o in case, che non ci sia altro modo sicuro: sì che pensatevi, perchè fa per voi. Circa la casa di che mi scrivi apresso al Proconsolo, il luogo a me non sodisfa, come fa quella della via del Cocomero. Quando si fussi potuta avere con buon sodo, non mi par si sie trovato meglio. Del mio male io ne sto con buona speranza, perchè vo pur megliorando, grazia di Dio; ma pur credo mi bisognierà andare al bagnio: che così dicono i medici. Io ebbi nella tua una del Bugiardino:[206]un'altra volta non mettere in tua lettere quelle di nessuno altro, per buon rispetto. El Bugiardino è buona persona, ma è sempice uomo: e basta. Quando tu fussi richiesto di mandarmi lettere nelle tua, di' che non t'acade scrivermi.
A dì 13 d'aprile 1549.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 25 d'aprile 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io non ti potetti scrivere sabato, perchè ebbi la tua troppo tardi, e oggi a' dì 25 d'aprile 1549 ò un'altra tua dei venti di detto del medesimo tenore. Circa il podere di Chianti, io dico che a me piace più presto di comperare, che tener danari; e se detto podere è cosa buona, a me pare da tôrlo a ogni modo e massimo sendo buon sodo, come mi scrivete. Ma ben mi par da vederlo prima; e piacendovi, tôrlo a ogni modo e non guardare in cinquanta scudi: e così vi do commessione, che, piacendovi, voi lo togliate a ogni modo e non guardiate in danari e avisiate; e súbito vi farò pagare costà quello che monterà: e quando ne fussi in vendita qualcun'altro d'altrettanta spesa, con simil sodo, dico che v'attendiate, e manderò ancora i danari di quello, perchè è meglio che tenergli perduti: overo in una casa, quando si truovi.
Circa 'l mio male, io ne sto assai meglio, e spero, con maraviglia di molti; perchè ero tenuto per morto, e così mi credevo. Ò avuto buon medico,[207]ma più credo agli orazioni che alle medicine. Non altro. Per quest'altra ti scriverrò altre cose.[208]
Museo Britannico.Di Roma, (2 di maggio 1549).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Com'io t'ò scritto un'altra volta, così ti raffermo per questa, cioè che voi andiate a vedere il podere di Chianti, di che m'ài scritto, e se è cosa che vi piaccia, lo togliate a ogni modo e non guardate in cinquanta scudi: e così vi do commessione libera, cioè che sendo cosa buona, lo togliate a ogni modo e non guardate in danari: e avisatemi, perchè vi manderò súbito quello che monterà.
Circa il tôr donna, io ti scrissi d'una figluola di Lionardo Ginori, com'io fu' pregato qua da uno amico mio. Tu mi rispondesti, ricordandomi quello di tal cosa ti scrissi l'anno passato. Io te lo scrissi, perchè ò paura delle pompe e delle pazzie che vògliano queste case di famiglia, e perchè tu non avessi a essere stiavo d'una donna. Nondimeno quande la cosa ti piacessi, non àresti a guardare al mio scrivere, perchè de' cittadini di Firenze io ne sono igniorantissimo. Però se ti piace tal parentado, non avere cura a quel ch'i' scrissi, e se non ti piace, none far niente; perchè della donna t'ài a contentar tu: e quando ne sarai contento tu, ne sarò contento anch'io. Rispondi liberamente, che io non ò interesso qua con amico nessuno, perch'io abbi a fare più che per te. Del mal mio crudele che io ò avuto, send'io stato tenuto morto, isto tanto bene, che mi pare esser risucitato. Altro non m'acade. Rispondi quando se' risoluto, e non far mai cosa a stanza di nessuno, che interamente non ti contenti.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 11 di maggio 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io resto avisato per l'ultima tua del podere di Chianti. Però, poi che è cosa buona, fate che e' vi resti a ogni modo e non guardate i' danari. Tu mi scrivi di nuovo di quello da Monte Spertoli e d'una bottega che si vende in Porta Rossa; e io vi dico, che se voi trovate buon sodo, che voi togliate ancora la bottega e 'l podere se è cosa buona, e dòvi commissione libera, che per insino in quattro mila scudi d'oro in oro, che voi gli spendiate e non abbiate rispetto se non a' sodi: e questo fia meglio che tenere in su i banchi, perchè non me ne fido; e sia qual si voglia. Del tôr donna, di quella che io ti scrissi che m'avea parlato un mio amico, non me n'avendo tu risposto altrimenti, io ò licenziato l'amico e dittogli che cerchi suo ventura. Altro non m'acade. Come ò detto di sopra, comperate liberamente dove i sodi son buoni, e più presto che si può, e avisate.
A dì undici di maggio 1549.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 25 di maggio 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Per l'ultima tua intendo come vi sono restate le possessione di Chianti.[209]Mi pare che tu dica per dumila trecento fiorini di sette lire l'uno. Se son cose buone, come mi scrivi, avete fatto bene a non guardare in danari. Io ò portato a Bartolomeo Bettini scudi cinque cento d'oro in oro che te gli facci pagare costà per principio del pagamento, e quest'altro sabato per gli Altoviti ne manderò altri cinque cento; e come e' c'è Urbino, che andò più dì fa a Urbino, che ci sarà infra otto o dieci dì, vi manderò il resto. Gli scudi d'oro in oro che io vi mando, vaglion qua undici iuli l'uno. Della possessione di Monte Spertoli, quando sia cosa buona e che e' la vendino in popilli, fate che anche quella vi resti, e non guardate in danari. Altro non m'acade. Va' pe' detti danari, e avisa. E in questa sarà la poliza del cambio.[210]
A dì venti cinque di maggio 1549.
Museo Britannico.Di Roma, 1 di giugno 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Stamani a dì primo di gugnio 1549 ò portato agli Altoviti scudi mille d'oro in oro e cinquecento n'ò portati a Bartolomeo Bettini, che te gli faccino pagare costà per conto del pagamento del podere di Chianti. Le polize del cambio e degli Altoviti e del Bettino saranno in questa. Però va' per essi e scrivimi quello che manca, acciò si facci presto per rispetto della ricolta come mi scrivi. Del podere di Monte Spertoli, dicovi che v'attendiate se è cosa buona e non guardiate in danari, ma non dico però che per averlo si pagi il doppio più che e' non vale, com'io credo sie fatto di questo di Chianti; ma che e' non si guardi in cinquanta scudi. Del mio male sto assai meglio, che non si credeva. Altro non m'acade. Scrivi quel che bisognia.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (8 di giugno 1549).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Circa il podere da Monte Spertoli, avendo a pagare più che non vale, quattro cento scudi, mi par cosa disonesta. Dubito che e' non paia che voi n'abbiate troppa voglia e che voi non siate fatti saltare. Io non credo che sievi chi lo comperre' tanti scudi più che e' non vale. In cinquanta o cento scudi non è da guardare: pure io la rimetto in voi, se vi par di tôrlo, toglietelo, che ciò che voi farete, sarà ben fatto. La procura io non l'ò potuta fare, ma intendo sì male le tua lettere che mi fanno ogni volta venire la febbre a leggierle. Vedrò di farla in quest'altra settimana, se intendo come. Io ò avuto il trebbiano: il fardelletto di che mi scrivi, non è ancora venuto. Del mio male io ne sto assai bene, a rispetto a quel che sono stato. Io ò beuto circa dua mesi sera e mattina d'una aqqua d'una fontana che è quaranta miglia presso a Roma, la quale rompe la pietra: e questa à rotto la mia e fàttomene orinar gran parte. Bisògniamene fare amunizione[211]in casa e non bere nè cucinar con altra, e tenere altra vita che non soglio.[212]
Museo Britannico.Di Roma, (15 di giugno 1549).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ebbi il ruotolo della rascia: parmi che sia molto bella: ma era meglio che tu l'avessi data per l'amor di Dio a qualche povera persona. Circa al contratto di che mi scrivi, io dico che l'Uficio de' popilli suole essere un male uficio: però bisognia aprir gli ochi, e sare' buono farlo volgare, acciò che ogn'uomo l'intendessi. E' danari che io t'ò fatti pagare dal Bettino, credetti gli avessi costà súbito; e io credo che e' sieno ancora qua, in modo che la ricolta che tu mi scrivesti di quest'anno non s'àrà. Del podere di Monte Spertoli ti scrissi a bastanza. Quattro cento scudi di più che e' non vale, sarebbe un altro podere. Però mi pare d'andare adagio. La procura che mi chiedi sarà in questa.
Michelagniolo Buonarrotiin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (12 di luglio 1549).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Le terre di che mi scrivi che sono in Chianti apresso apresso[213]c'avete comperato, mi pare da tôrle a ogni modo, quando vi sia buon sodo per dugento cinquanta scudi: che come mi scrivi della copia del contratto e d'altri conti, a me basta che le cose sien fatte fedelmente e che le stien bene: non mi curo d'altro: e avisate di quel che bisognia. Non ò tempo da scrivere altrimenti.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 19 di luglio 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò per l'ultima tua tutte le spese fatte nella possessione di Chianti: la qual cosa non acadeva, perchè se son bene spesi, come mi scrivi, ogni cosa sta bene. Delle terre che confinano con detta possessione, di che mi scrivesti, ti risposi che le togliessi se v'era buon sodo. Di Monte Spertoli non è poi seguìto altro. Sarà buon tôrlo, quando fussi in vendita, sendovi il sodo de' popilli, come mi scrivesti. A questi dì ò avuto una lettera da quella donna del Tessitore che dice averti voluto dare per moglie una per padre de' Capponi e per madre de' Nicolini, la quale è nel munistero di Candeli; e àmmi scritto una lunga bibbia con una predichetta che mi conforta a viver bene e a far delle limosine: e te dice aver confortato a viver da cristiano, e dèbbeti aver ditto che è spirata da Dio di darti detta fanciulla. Io dico che la fare' molto meglio attendere a tessere o a filare, che andare spacciando tanta santità. Mi par che la voglia essere un'altra suor Domenica:[214]però non ti fidar di lei. E circa al tôr donna, come mi par che sia necessario, io di più una che un'altra non ti posso consigliare, perchè non ò notizie de' cittadini, come tu puoi pensare e come altre volte t'ò scritto: però bisognia che tu stesso bisognia[215]vi pensi e cerchi con diligenzia e pregi Idio che t'acompagni bene: e quando trovassi cosa che ti piacessi, àre' ben caro, inanzi l'effetto, me n'avisassi. Altro non m'acade.
A dì 19 di luglio 1549.
Michelagnoloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (3) d'agosto 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Per l'ultima tua mi scrivi del podere di Monte Spertoli che e' non è al proposito: non bisognia più pensarvi. Circa la casa, non trovando da comperarne una, mi di' che si potrebbe rassettar la nostra dove state, e che sarebbe una spesa di sessanta scudi. Io dico che se a te pare, che tu lo facci, acciò che questo non tenga adietro il tôr donna. Ma perchè la casa è in cattivo luogo per rispetto del fiume, non mi par però da spendervi molto, avendone a comperare un'altra. Pure fa' tanto quante conosci il bisognio. Altro non m'acade, nè ò tempo da scrivere.
A dì.... d'agosto 1549.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (18 d'agosto 1549).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Oggi fa quindici dì ti risposi circa la casa di via Gibellina che tu l'aconciassi come ti pareva, per tanto che se ne truovi un'altra; e così ti rafermo. Altro non ti scrivo per ora, perchè non ò tempo.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, (25 d'agosto 1549).
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Questa è per coverta d'una della Francesca. Dàlla súbito. Non mi acade altro. Dell'aconciare la casa, ti scrissi che tu facessi tanto quanto ti parea necessario. Delle terre di Chianti vicine a le comperate, ti scrissi per giusto prezzo le togliessi, quando vi fussi buon sodo: e così ti rafermo.
Michelagnioloin Roma.
Museo Britannico.Di Roma, 21 di dicembre 1549.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Per risposta dell'ultima tua, egli è vero che i' ò avuto grandissimo dispiacere e non manco danno della morte del Papa,[216]perchè ò avuto bene da Sua Santità e speravo ancora meglio. È così piaciuto a Dio: bisognia aver pazienzia. La morte sua è stata bella, con buon conoscimento in sino all'ultima parola. Idio abbi misericordia dell'anima sua. Altro non mi acade circa questo. Le cose di costà credo vi vadin bene, e de' casi del tôr tu donna non mi pare che se ne parli più: penso che tu vi pensi e che non vegga ancora cosa al tuo proposito. Circa l'esser mio, io mi sto col mio male il me' ch'i' posso, e a rispetto agli altri vechi non ò da dolermi, grazia di Dio. Qua s'aspetta d'ora in ora il Papa nuovo. Iddio sa 'l bisognio de' Cristiani e basta. Racomandami al prete. Altro non m'acade. A dì ventuno di dicembre 1549.
Michelagnioloin Roma.
Archivio Buonarroti.Di Roma, 16 di febbraio 1550.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Circa le terre di Chianti di che mi scrivi, io non ti posso rispondere, se io non so come voi state a danari.
Tu mi scrivesti più tempo fa, che volevi rassettar la casa di via Gibellina, non trovando altra casa da comperare; dipoi non so quello che t'abbi fatto o speso o che ti resta.
Se tu ricerchi le mia lettere, tu troverrai che già molti mesi sono che io ti scrissi, che dubitando che 'l Papa per la vechiezza non mi mancassi, volevo far costà, più presto che altrove, una entrata che in mia vechiezza non avessi a mendicare, e massimo avendo fatto rico altri con grandissimi stenti. Però àvisami come le cose stanno e io ti risponderò. Qua mi truovo poco capitale, e quel poco se lo spendessi costà, mi potre' qua morir di fame. Però, come è detto, avisa e come le cose vanno, e io penserò anch'io al fatto mio e risponderotti. Altro non acade.
A dì sedici di febraio 1550.
Michelagnioloin Roma.