Chapter 21

Di Roma, alli V di marzo 1560.

(Sottoscritto) Di vostra Eccellenza servitoreMichelagniolo Buonarroti.

Archivio di Stato in Firenze.Di Roma, 25 d'aprile 1560.

A l'illustrissimo Duca di Fiorenza.

Illustrissimo signor Duca. — Io ò visto e' disegni delle stanze dipinte da messer Giorgio,[500]e il modello della sala grande[501]con il disegnio della fontana di messer Bartolommeo che va in detto luogo. Circa alla pittura m'è parso veder cose maravigliose, come sono e saranno tutte quelle che sono e saran fatte sotto l'ombra di vostra Eccellenza. Circa al modello della sala così com'è, mi par basso; bisognerebbe, poichè si fa tanta spesa, alzarla almeno braccia 12. Circa alla correzione del palazzo, a me pare, per i disegni che ò visti, non si potesse accomodar meglio. Quanto alla fontana di messer Bartolommeo che va in detta sala, mi pare una bella fantasia che riuscirà cosa mirabile; del che io prego Dio che vi dia lunga vita, acciò che quella possa condurre e queste e dell'altre cose. Circa alla fabrica de' Fiorentini qua, mi duole esser sì vechio e vicino alla morte per non poter sadisfare in tutto al desiderio suo; pur vivendo farò quanto potrò: e a quella mi raccomando. Di Roma li dì 25 di aprile 1560.

Di vostra Eccellenza Illustrissima servitoreMichelagniolo Buonarroti.

Archivio Buonarroti.Di Roma,    (1560).

(Al cardinale Rodolfo Pio da Carpi).[502]

Monsignore reverendissimo. — Quando una pianta à diverse parti, tutte quelle che sono a un modo di qualità e quantità, ànno a essere adorne di un medesimo modo e d'una medesima maniera; e similmente e' loro riscontri. Ma quando la pianta muta del tutto forma, è non solamente lecito, ma necessario, mutare dal detto ancora gli adornamenti, e similmente e' loro riscontri: e i mezzi sempre sono liberi come vogliono; siccome il naso, che è nel mezzo del viso, non è obligato nè all'uno nè all'altro ochio, ma l'una mano è bene obligata a essere come l'altra, e l'uno ochio come l'altro, per rispetto degli lati e de' riscontri. E però è cosa certa, che le membra dell'architettura dipendono dalle membra dell'uomo. Chi non è stato o non è buon maestro di figure, e massime di notomia, non se ne può intendere.

Michelagniolo Buonarroti.

Di Roma,    (1560).

A' Soprastanti della Fabrica di Santo Pietro.

Voi sapete che io dissi al Balduccio che non mandassi la sua calce, se la non era buona. Ora avendola mandata trista, senza dubbio d'aversela a ripigliare, si può credere che e' si sia patteggiato con chi l'à accettata. Questo fa un gran favore a quegli che io ò cacciato di detta fabrica per simil conto: e chi accetta le cose cattive, necessarie a detta fabbrica, avendole io proibite, non fa altro che farsi amici quelli che io m'ò fatti nimici. Credo che la sarà una lega nuova. Le promesse, le mancie, e' presenti corrompon la iustizia. Però vi prego da qui innanzi, con quella autorità che ò io dal Papa, non accettiate cosa nessuna che non sia al proposito, se ben la venissi dal Cielo; acciò che non paia, come non sono, parziale.

VostroMichelagniolo.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (10 di gennaio 1560).

(A Pier Filippo Vandini a Casteldurante).

Magnifico messer Pier Filippo.[504]— Per risposta della vostra lettera delli X del presente, vi dico che ancora io ò parere da' dottori, che essendo vero che la casa non per fondo dotale, ma per estimo di 500 fiorini sia stata consegnata alla Cornelia,[505]ella non è obligata a repigliarse la casa; ma può avere li danari s'ella vuole. Ma perchè mi pare di conoscere, che la Cornelia vorrebbe stare in casa et avere li 500 fiorini et pigliarsi forse le migliore terre che possedono costì cotesti poveri pupilli; essendo in questo, al parere mio, poco amorevole madre; mi pare che doviamo per debito nostro operare di modo, che le robbe delli pupilli non siano delapidate: et però forse sarebbe bene di vedere se la casa si potesse vendere 500 fiorini, et se fosse possibile 800, come intendo che vale, et in effetto quel maggior prezzo che si possesse; considerando che, avendosi alienare beni stabili, sia molto meglio per li pupilli alienare la casa che li campi, che pigliare li denari del Monte, che tuttavia guadagnano et aumentano, atteso massime che li pupilli per tre o quattro scudi l'anno averanno a pigione una buona casa, et non verranno alienare le cose più fruttifere: et forse la Cornelia, come intenderà che volete vendere la casa, muterà fantasia et si risolverà a pigliare la casa, non le riuscendo quei disegni et pensieri che ella à fatto. Et questo è il mio parere, rimettendomi sempre alla prudenza et amorevolezza vostra, che siete in fatto, possete molto meglio giudicare et consigliarvi che io non posso fare io: e mi sarìa anco caro se vi paresse che avanti si inovasse altro, voi, come cortesemente mi offerite,veniste a Roma, et ci abbocassimo insieme, perchè meglio ci intenderemo, meglio ci risolveremo, et meglio darimo forma alle cose di cotesti poveri orfanelli. Vi prego dunque con tutto il cuore, che quanto prima vi tornerà bene, noi facciamo questo abbocamento. Et con tutto il cuore mi racomando a voi et alli pupilli. Di Roma il dì....[506]

Archivio Buonarroti.Di Roma, 13 di settembre 1560.

All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore et Padrone Colendissimo il signor Cardinale di Carpi.

Illustrissimo et Reverendissimo Signore et Padrone mio colendissimo. — Messer Francesco Bandini[508]mi à detto ieri che vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima gli disse che la fabbrica di San Pietro non poteva andar peggio di quello che andava: cosa che mi è molto veramente doluta, sì perchè ella non è stata informata del vero, come ancora che io, come io debbo, desidero più di tutti gli altri uomini che la vadi bene. Et credo, s'io non mi gabbo, poterla con verità assicurare, che, per quanto in essa ora si lavora, la non potrebbe meglio passare. Ma perciochè forse il proprio interesse et la vechieza mi possono facilmente ingannare, et così contra l'intenzione mia far danno o pregiudizio alla prefata fabbrica; io intendo, come prima potrò, domandare licenza alla Santità di nostro Signore: anzi, per avanzar tempo, voglio supricare, come fo, vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima, che sia contenta liberarmi da questa molestia, nella quale per li comandamenti de' Papi, come ella sa, volentieri so' stato gratis già 17 anni. Nel qual tempo si può manifestamente veder quanto per opra mia sia stato fatto nella suddetta fabbrica. Tornandola efficacemente a pregare di darmi licenza, che per una volta non mi potrebbe far la più singulare grazia. Et con ogni reverenza, umilmente bascio la mano a vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima.

Di Casa, in Roma il dì 13 di settembre nel LX.

Di vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima.Umile servo

Archivio Buonarroti.Di Roma, (del novembre 1561).

(Ai Deputati della Fabbrica di San Pietro).

Signori Deputati. — Essendo io vechio et vedendo che Cesare[510]è tanto occupato nello offizio suo per le cose della fabbrica, perchè gli uomini restano spesse volte senza capo; però m'è paruto necessario dare a detto Cesare, Pierluigi[511]per suo compagno, quale conosco persona d'utile et onore per la fabbrica; perchè ancora era solito della fabbrica e perchè stando in casa mia, mi potrà ragguagliare la sera quello si farà il giorno. Al quale le Signorie vostre li faranno ordinare il suo mandato della sua provisione cominciata il primo di questo mese, della quantità di quella di Cesare: altrimenti io la pagarò del mio: perchè io son resoluto, conoscendo il bisogno e utile della fabbrica, che vi stia. E a vostre Signorie mi racomando.

Museo Britannico.Di Firenze, 7 di gennaio 1524.

Aggiunta.

(A Giovanni Spina).

Giovanni. — L'aportatore di questa sarà Antonio di Bernardo Mini che sta meco, al quale pagerete ducati quindici d'oro per conto de' modegli delle sepolture della sagrestia di San Lorenzo, che io fo per papa Clemente.

A dì sette di gennaio mille cinque cento ventitre.

Ricievuto detto dì.

VostroMichelagnioloscultore in Firenze.

FINE DELLE LETTERE A DIVERSI.


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