RICORDI DI MICHELANGELO BUONARROTI

DAL 1505 AL 1563.

Sepoltura di Giulio II.

Arch. Buon.1505?

Per conto della sepultura mi bisogna ducati quattro cento ora e dipoi cento ducati il mese per il medesimo conto, come sono i nostri primi patti.

Pittura della Sistina.

Museo Brit.1508 10 di maggio.

Ricordo come oggi questo dì dieci di maggio nel mille cinque ciento otto io Michelagniolo scultore ò ricievuto dalla Santità del nostro signore papa Iulio secondo, ducati cinque ciento di camera, e' quali mi contò messer Carlino cameriere e messer Carlo degli Albizzi, per conto della pittura della vôlta della cappella di papa Sisto,[512]per la quale comincio oggi a lavorare, con quelle condizione e patti che appariscie per una scritta di monsignor reverendissimo di Pa(via)[513]e sottoscritta di mia mano.

Pe' garzoni[514]della pittura che s'ànno a far venire da Fiorenza, che saranno garzoni cinque, ducati venti d'oro di camera per uno, con questa condizione; cioè, che quando e' saranno qua e che e' saranno d'accordo con esso noi, che i detti ducati venti per uno che gli àranno ricevuti, vadino a conto del loro salario; incominciando detto salario il dì che e' si partino da Fiorenza per venire qua. E quando non sieno d'accordo con esso noi, s'abbi a esser loro la metà di detti danari per le spese che àranno fatto a venire qua e per il tempo.

Sepoltura di Giulio II.

Arch. Buon.1515 dal 6 di magg. al 14 di giugno.

Nota de' danari che à 'uti Michelagniolo scultore per conto della sepoltura di papa Iulio:

1516 5 di gennaio.

E a dì cinque di giennaio ò ricievuto da Bernardo Bini ducati cinque ciento d'oro di camera.

El ditto dì cinque di giennaio ebi ancora dal detto Bernardo ducati ciento d'oro di camera.

24 di marzo.

Io Michelagniolo ò ricievuto oggi questo dì venti quatro di marzo da Bernardo Bini una lettera di ducati mille secento d'oro largi, e' quali m'ànno a pagare e' Lanfredini in Firenze, e quando gli àrò ricievuti, anderanno al sopra detto conto.

30 d'agosto.

Io Michelagniolo ò ricievuto oggi questo dì penultimo d'agosto nel mille cinque cento sedici da' Lanfredini di Firenze ducati cinquecento largi, e oggi otto dì n'ebbi mille: che sono in tutto mille cinque cento largi, e' quali m'à fatto pagar qua Bernardo Bini pel sopra detto conto, cioè mille cinque cento largi. Fini' riscuotere il penultimo dì d'agosto nel mille cinque cento sedici per sopra detto conto.

29 di novemb.

Io Michelagniolo ò ricievuto oggi questo dì venti nove di novembre da Bernardo Bini ducati quattrocento d'oro di camera.

1517 2 di gennaio.

Io Michelagniolo ò avuti oggi questo dì dua di giennaio mille cinque cento sedici da Lanfredino Lanfredini e conpagni di Firenze ducati quattrocento largi d'oro, e' quali ricevè per me Buonarroto mio fratello, per una di cambio di Bernardo Bini di Roma.

1518 di febbraio.

E a dì.... di febraio mille cinque cento diciasette ebi da' Lanfredini per Bernardo Bini per conto della sepultura di papa Iulio, ducati quatrocento d'oro largi.

Facciata di San Lorenzo.

Museo Brit.1516 1 di dicembre.

El primo dì di dicembre mille cinque cento sedici andai da Carrara a Roma a papa Leone per conto della facciata di San Lorenzo, e a dì sei di giennaio fui ritornato a Carrara: dua uomini e dua cavalli.

In Carrara per cercare delle colonne per detta opera ducati cinquanta a Cagione, ducati venti sei al Cucherello, ducati diciotto al Mancino. Dua volte da Carrara venni a vedere el modello che facea Baccio d'Agnolo, ch'è un mese, dua uomini e dua cavalli.

Venni da Carrara a segniare e' fondamenti di detta facciata di San Lorenzo e fargli fare: un mese dua uomini e dua cavalli.

A' primi scarpellini che io menai a Seravezza ducati venticinque in sull'osteria per infino che io fe' contratto con loro e in sul contratto ducati cento.

A Sandro di Poggio ducati cento.

A maestro Domenico e suo fratello ducati cento.

Al Zucha ducati cento cinquanta.

A Bardoccio ducati cinquanta dua.

A Michele ducati diciotto.

A Donato ducati cinquanta sette.

A Francesco Peri ducati dugiento settanta.

Nel collare la prima colonna, ducati sessanta.

Nel collare la seconda, ducati trenta.

El marmo che i' ò in Firenze per fare una figura per detta opera, ducati settanta.

Cinquanta dua ducati mandati ora a Carrara per figure per detta opera: un mese e mezzo v'è stato ora Pietro[515]per dette figure con un cavallo e un garzone.

Otto mesi sono stato a cavallo, cioè dua cavalli e dua uomini: otto mesi.

In fare cavare da me e sterrare e cercare di marmi a Seravezza, ducati quaranta.

Fra scafaioli e carradori ducati dugiento cinquanta, e dieci ducati riebbi manco dagli scalpellini di Pietra Santa, di cento che io dètti loro, non volendo lor cavare.

Museo Brit.1516 5 di dicembre.

A dì cinque di dicembre mille cinque cento sedici andai da Carrara a Roma a papa Leone, che mandò per me per conto della facciata di San Lorenzo.

1517 7 di gennaio.

E a dì sei, ovvero sette (di gennaio), sendo tornato a Carrara d'accordo col Papa a parole, giunse detto dì in Carrara uno detto Bentivoglio mandato da Iacopo Salviati, e portommi mille ducati da Iacopo Salviati per conto del Papa per l'opera di San Lorenzo.

d'agosto

Poi l'agosto (31) vegniente mi fece detto papa Leone venire a Firenze a fare un modello di legniame di detta opera: ond'io m'ammalai e Pietro che sta meco, e fùmo per morire. Di poi feci detto modello e manda'lo a Roma. E come el papa Leone lo vide, mi scrisse andassi là: così andai e là fùmo d'accordo di sopra detta opera e tolsila a fare in cottimo, come apparisce per la scritta: e volse detto papa Leone che el lavoro mio[516]di Roma io lo conducessi a Firenze a fare, per poter servire lui: e lui mi promesse cavarmi di tutte le spese del condurre in qua e ricondurre in là e di gabelle e danni e interessi, benchè la scritta nol dica.

1518 dal 6 al 25 di febbraio.Museo Brit.1519 dal 20 al 26 di marzo.

A' dì sei di febraio seguente mille cinque cento diciassette tornai, ovvero giunsi a Firenze e a dì venti cinque ebbi da Iacopo Salviati ducati ottocento per papa Leone per detta opera eandai a Carrara: e mutandomi e' Carraresi e' patti fatti prima de' marmi di detta opera, andai a cavare a Pietra Santa e fecivi l'avviamento che oggi si vede fatto: che mai più innanzi v'era stato cavato: e attesi a cavare per detta opera in sino a dì venti di marzo mille cinque cento diciotto: e avendo a ordine, ovvero bozzate sei colonne di undici braccia e mezzo l'una per detta opera e molti altri marmi, come ancora si vede, venni a Firenze al Cardinale a chiedere danari per condurle. E a dì venti sei di marzo mille cinque cento diciannove mi fece pagare el cardinale de' Medici da' Gaddi per conto di papa Leone detto per detta opera, ducati cinque cento.

Nel collare la prima colonna, ducati sessanta. Vero è che la maggior parte fu nella mattina nel collare la seconda: undici nelle girelle di bronzo e sei nelle casse del ferro e in argani e in parati e in omini, ducati trenta: el marmo che i' ò in Firenze per fare una figura per la faccia, ducati settanta mi viene a me.

Cinquanta dua ducati dati ora di nuovo a Carrara ec.

In fare cavare da me a Seravezza e in fare sterrare e cercare d'avviamenti per fare cavare, ducati circa quaranta. Àcci di spesa fra scafaioli e carradori ducati circa dugiento cinquanta.

Dieci ducati riebbi manco dagli scarpellini di Pietra Santa, di cento che io dètti loro perchè e' cavassino, non volendo lor poi cavare.

Venni per fare el modello da Carrara e ammala'mi. Dipoi lo feci e mandai Pietro con esso a Roma: dipoi andai io: che fùrno circa tre mesi, ogni cosa a mie spese, salvo che le giornate d'un garzone. Per cera che pagò Bernardo Nicolini.

Fui ancora mandato da Roma a Seravezza innanzi vi si cominciassi a cavare, a vedere se v'era marmi: che spesi in quella gita circa venticinque ducati.

De' danni mia non si seguitando la sopradetta opera a Roma, le masserizie di casa, marmi e lavori fatti e levare e' marmi lavorati di Firenze e ricondurgli a Roma, e 'l tempo che io non ò lavorato per questo conto.

Arch. Buon.1516 dal 5 al 15 di settembre.

Ricordo come oggi questo dì cinque di settembre giunsi in Carrara nel mille cinque cento sedici.

E a dì sette di detto mese tolsi a pigione una casa di Francesco di Pelliccia.

E a dì quattordici del detto prestai al detto Francesco di Pelliccia ducati venti largi, come apparisce per una sua scritta.

E a dì quindici del detto prestai al Mancino, figliuolo di Gian Pagolo di Cagione, e a Betto di Nardo suo compagno, ducati tre largi in sulla porta della chiesa di Carrara, presente Matteo di Cuccherello, con condizione che cavando loro marmi al mio proposito, io ne pigliassi, e andassino in quel conto; e nol facendo, me gli avessino a rendere.

Arch. di Stato in Firenze.1517 3 di gennaio.

Io Michelagniolo di Lodovico Buonarroti ò ricievuto ogi questo dì tre di gennaio in Carrara da papa Leone ducati mille d'oro largi per le mani di Iacopo Salviati: e' quali m'à mandati detto Iacopo per uno suo servitore detto Bentivoglio fiorentino qui in Carrara, come è detto: e e' detti danari, ciò è ducati mille, gli ò a spendere per commessione di detto papa Leonei' marmi per la facciata di San Lorenzo di Firenze che lui vuole fare. E per fede di ciò io Michelagniolo detto ò fatto questa quitanza di mia propria mano, questo dì sopra detto nel mille cinque cento sedici.

(Fuori d'altra mano.)1516. Quitanza di Michelagniolo Buonarroti di ducati M d'oro mandatoli a Carrara.[517]

(Fuori d'altra mano.)

1516. Quitanza di Michelagniolo Buonarroti di ducati M d'oro mandatoli a Carrara.[517]

Arch. Buon.1517 21 gennaio.

Ricordo come oggi questo dì venti uno di gennaio mille cinque cento sedici, lasciai a serbo a maestro Domenico scultore[518]da Settignano in Carrara, ducati mille d'oro larghi, e scudi diciassette per tanto ch'io tornassi da Firenze o io, o altri per me.

7 detto.

Adì sette di gennaio parti' da Firenze per Pietrasanta, e portai sessantuno ducato meco.

Per le pianelle ducati cinque.

A Meo fondatore ducati sei ò a scrivere.

5 di febbraio.

Pietro di Francesco da Sa' Piero a Ponti fornaciaro ducati tre, a dì cinque febraio.

1516 5 di dicembre.

Ricordo come io Michelagniolo di Lodovico Simoni sendo a Carrara per mie faccende, ebbi da papa Leone che io dovessi andare insino a Roma per conto della facciata di San Lorenzo: ond'io a dì 5 di dicembre mille cinque cento sedici mi parti' da Carrara e andai al detto papa, e restato d'accordo, seco mi tornai a Carrara: e quando fui a Firenze, lasciai a Baccio d'Agnolo el disegno che avevo fatto a Roma di detta opera, che ne facessi un modello.[31 detto.]Dipoi send'io giunto a Carrara l'ultimo di dicembre sopradetto, tornato da Roma, (ebbi) adì circa otto del mese seguente[1517 8 di gennaio.], da papa Leone ducati mille d'oro, cioè ducati mille larghi, e' quali mi mandò Iacopo Salviati a Carrara per uno suo servidore chiamato Bentivoglio. Poi passato circa un mese, venni da Carrara a Firenze dua volte, come mi fu commesso, a vedere il modello che io avevo lasciato a fare al detto Baccio, e ancora venni poi un'altra volta, come mi fu scritto dal Papa per Domenico Boninsegni di Carrara, a far fare e a segnare e' fondamenti della detta facciata di San Lorenzo. E veduto all'ultimo che 'l detto Baccio non aveva saputo o voluto fare el modello secondo el mio disegno; send'io ritornato a Carrara alle mia faccende, mi fu riscritto dal Papa pel detto Domenico ch'io dovessi lasciare ogni cosa e ritornare a Firenze a far fare io el detto modello: e così feci: e parti'mi da Carrara all'ultimo d'agosto[31 d'agosto.], e feci fare el modello, e Bernardo Niccolini pagò el legname e le giornate d'un garzone che lo lavorò. Dipoi lo mandai a Roma e mandai seco un mio garzone:[519]ogni cosa a mia spese, salvo che el mulattiere non pagai io. Dipoi giunto il mulattiere a Roma col modello, ebbi lettere che io dovessi andar subito là: e così andai: ogni cosasempre a mia spese: e giunto al Papa, restàmo di nuovo d'accordo insieme, come apparisce per dua scritte della sopradetta opera.[1518 6 di febbraio.]E dipoi a dì sei di febbraio giunsi a Firenze per andare a Carrara a dare ordine a' marmi per detta opera; e stetti a Firenze per insino a dì venticinque di febbraio 1517[25 detto.]; el qual dì ebbi da papa Leone per le mani di Iacopo Salviati ducati ottocento d'oro larghi.

1517 25 d'aprile.

Ricordo[520]come Michelagnolo comperò da Lotto da Carrara una pietra che è grossa per ogni verso 4 braccia, cioè a Sponda, e detteliene 10 ducati e io per lui Piero Urbano da Pistoia liene contai in bottega di Bernardino del Berrettaio, presente lui, Bernardino e Lazero di Petorso da Carrara amendui, cioè li contai contanti scudi dieci .... scudi 10.

5 d'agosto.

Ricordo come oggi questo dì 5 di agosto 1517, Domenico di Betto di Nardo da Torano ebbe oggi questo dì sopra scritto da Michelagnolo ducati uno per conto di bozzare certi marmi che lui à al Polvaccio, in presenzia di me Piero Urbano suo garzone: cioè ducati uno .... duc. 1.

E più dètte a dì 5 d'agosto 1517 dètte Michelagnolo a Iacopo detto Pollina da Torano ducati due per bozzare certi marmi che el detto Michelagnolo à al Polvaccio, in presenzia di Matteo di Cuccarello e di me Piero Urbano soprascritto: cioè ducati due .... duc. 2.

14 detto.

E più dètte Michelagnolo a dì 14 d'agosto al Pollina ducati uno e uno ducato a Menico di Betto di Nardo da Torano per conto di lavorare certi marmi che sono in sulla cava di Lione che li comperò da maestro Domenico fiorentino.[521]

Io Piero Urbano tengo conto de' danari che io spendo per Michelagnolo.

1518 2 di gennaio.

E a dì 2 di gennaio 1517 ebbe mona Vegnuta da maestro Domenico fiorentino uno scudo per Michelagnolo che gliel dèsse .... scudi 1.

22 detto.

E dì 22 di gennaio 1517 entrò Michelagnolo in casa di Francesco Maria a pigione; l'à tolta da monna Vegnuta, che gliene dà uno scudo el mese.

14 di febbraio.

E più a dì 14 di feraio 1517 ebbe da Piero Urbano; prèstolesi per Michelagnolo; carlini tre.

22 detto.

E più a dì 22 feraio 1517 ebbe da me Piero Urbano da Pistoia Francesco Maria carlini 11, 16, per conto di pigione de la sopra scritta casa, per Michelagnolo. Li pagai che mel commesse.

5 di marzo.

E più ò dati stasera a dì 5 di marzo 1517 scudi 3 al sopradetto Francesco Maria: e' quali scudi ne richiese Michelagnolo in presto, dicendo volere ire a Firenze e io lien'ò portati, com'è detto, presente la madre, cioè mona Novella, e Cagione e Tone loro parenti.

10 di giugno.

E a dì 10 di giugno 1518 dètti io Piero Urbano per Michelagnolo a Francesco Maria scudi 1 per conto della casa, in presenzia de la moglie di ser Galvano, e la madre.

4 d'agosto.

E più a dì 4 d'agosto 1518 ebe Francesco Maria sopra scritto ducati uno da Michelagnolo: io per lui lielo dètti per conto della casa che elli à a pigione: cioè ducati 1.

1517 12 di febbraio.

Ricordo come stasera a dì dodici di febbraio ò pagato a maestro Domenico detto Zara, presente maestro Giovanni suo fratello, da Settignano, scudi sette e mezzo d'una pietra che e' m'à venduta, che lui avea al Polvaccio nel ravanetto di Leone, lunga braccia circa sei e e larga due e mezzo e grossa un braccio e dua terzi.

30 d'aprile.

E a dì 30 d'aprile 1517 ricordo come Michelagnolo di Lodovico Buonarroti dètte al Pollina scudi 4 per bozzare certi marmi ch'el detto Michelagnolo à al Polvaccio; e 'l detto Pollina li promesse in presenzia di me Piero Urbano e ser Lionardo, e disse di cominciare fra 10 o dodici dì: e 'l detto ser Lionardo ne fu rogato per un contratto, che n'appare per lui, cioè scudi 4 in presenzia di me Piero Urbano sopra scritto, e messer Lionardo: glieli dètte el detto Michelagnolo .... scudi 4.

16 di maggio.

Ricordo[522]come oggi questo dì sedici di maggio, Lionardo detto Casione di Carrara m'ha domandato scudi quattro o cinque per dare a' lavoranti per conto di cento carrate di marmi ch'e' m'à cavare e dare in barca, come apparisce per contratto in forma Camera di ser Calvano da Carrara; e io gli ho dati scudi dieci in piazza, sotto la casa d'Andrea Ferraro, presente il mio garzone, cioè Pietro Urbano da Pistoia, e lui mandai in casa per essi il detto dì nel mille cinque cento diciassette.

Io Michelagniolo scultore, di Lodovico Buonarrota Simoni, fiorentino, in Carrara.

25 di giugno.

E più ebbe a dì 25 di giugno 1517 da me Piero Urbano scudi 2 per abbozzare certi marmi che sono al Polvaccio per Michelagnolo; glieli pagai in presenzia del detto Michelagnolo in Carrara, contanti .... scudi 2.

9 di luglio.

Al nome di Dio, a dì 9 di lugio 1517.

Prima noi metiamo d'una carata el pezo o de' dua, dui ducati la carata.

E de tre in fine a sei carata, ducati quatro la carata.

E de sete fine in otto carata, ducati cinque la carata.

E de novi e de diece carata, ducati sete la carata.

E le colone col capitelo e la basa, metiamo ducati 120 l'una.

E de architravi di carate 15 l'uno, metiamo ducati 90 l'uno.[523]

12 detto.

A dì 12 di luglio 1517.

Io Piero Urbano da Pistoia dètti a Toschino scudi uno, perchè Matteo di Cuccarello lo chiese a Michelagniolo per conto di certi marmi ch'el detto Matteo e 'l Mancino in solido li fanno al Polvaccio, come n'appare per un contratto di ser Calvano; e per questo el dettoMichelagnolo gliel'à dato. E io Piero sopra scritto per comandamento di Matteo lo dètti al detto Toschino in presenzia di Cagione, dì e anno ec. scudi 1.

1517 17 di luglio.

Ricordo come oggi questo dì diciassette di luglio 1517 io Michelagniolo ò dato al Bello di Torano scudi sei, presente ser Lionardo, notaio di Carrara, e Francesco d'Andrea di Nello; e detti sei scudi gli ò dati per conto d'un pezzo grande di marmo che lui mi dice volermi cavare in una cava, dove è entrato di nuovo a cavare; e non gli riuscendo, siàno d'accordo e' detti scudi vadino a conto de' marmi che lui e 'l compagno tolgono a cavarmi più mesi sono, come apparisce per un contratto di ser Lionardo sopra scritto.

21 detto.

Ricordo come oggi questo dì venti uno di luglio 1517 Matteo di Cuccherello mi fece dare uno scudo, presente ser Antonio da Massa, a maestro Iansi da Torano, perchè gli acconciassi el carretto per tirare cinque delle mia pietre che io ò al Polvaccio; tre di sei carrate l'una, una di tre carrate, e una di dua. E 'l detto Matteo l'à tolte a condurre alla marina per ventisei ducati: e 'l detto scudo è per questo conto.

22 detto.

E oggi questo dì venti dua di luglio 1517 ò dati al Mancino, a Matteo di Cuccherello, a Betto di Nardo scudi dua per conto di marmi che mi fanno a compagnia al Polvaccio nella cava del detto Mancino, come apparisce per uno contratto di ser Calvano. E e' detti dua scudi dètti loro, presente Vasotto a riscontro la sua bottega.

Ancora questo dì detto venti dua di luglio 1517 dètti scudi dua al Pollina in piazza, presente Francesco di Nardo, per conto di certe pietre che lui e 'l figliuolo mi bozzano al Polvaccio.

27 detto.

E a dì venti sette di luglio dètti a Matteo di Cuccherello e a maestro Iansi, fratello di Marcuccio, ducati nove d'oro larghi in sulla bottega di Vasotto, sua presenzia, per conto di cinque pietre ch'e' m'ànno a tirare alla marina dal Polvaccio; tre di sei carrate l'una, e una di tre carrate, e una di due per ducati venti sei a tutte loro spese.

28 detto.

E a dì venti otto del detto, dètti un ducato a Menichella, figliuolo di Betto di Nardo, che mi bozzassi certe pietre al Polvaccio.

8 d'agosto.

[524]E addì 8 di agosto 1517 ebbe Matteo di Cuccarello da Michelagnolo ducati sette d'oro per conto della allogagione che detto Michelagnolo à fatto a detto Matteo, cioè di tirare alla marina cinque prete (pietre) che sono al Polvaccio. E io Piero Urbano li dètti e' sette ducati in presenzia di Vasotto. Glieli dètti e contàli in sulla sua panca, cioè duc. 7.

11 detto.

E addì 11 d'agosto 1517 tirò Matteo di Cuccarello una pietra che Michelagnolo comperò da maestro Domenico, che era in su la piazza de' Porci per 2 ducati d'oro: e io Piero Urbano glieli dètti in presenzia di Lazzino e di Menichella, cioè .... duc. 2, a fni10.

1517 20 d'agosto.

Ricordo come oggi questo dì venti d'agosto 1517 si partì Michelagnolo da Carrara, per conto di fare el modello di Santo Lorenzo di Firenze, per conto del Papa c'è venuto e del Cardinale ci sta.

Arch. di Stato in Firenze.1517 20 di dicemb.

✠ 1517.


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