216.Paolo III, morto a' 10 di novembre 1549.217.Di questi Brevi, l'uno è del primo di settembre 1535, col quale il Pontefice elegge Michelangelo a supremo architetto, scultore e pittore del Palazzo Apostolico; e più gli concede il passo del Po presso Piacenza, che si stimava fruttare 600 scudi all'anno, e così la metà della pensione annua vitalizia di 1200 scudi assegnatagli da papa Clemente VII. L'altro è del 18 di dicembre 1537 per cagione della pittura della Sistina e della sepoltura di papa Giulio.218.Vittoria Colonna.219.Così nell'autografo.220.LeRimedella Vittoria Colonna furono stampate la prima volta nel 1538 in Parma. Poi, con una giunta di stanze, nel 1539, senza luogo e stampatore. Una terza edizione colla giunta di 16 sonetti spirituali, è quella di Firenze del suddetto anno. Finalmente una quarta, colla giunta di 24 sonetti spirituali e delTrionfo della Croce, fu fatta in Venezia nel 1544. Le posteriori non si notano. Delle molte lettere che deve avere scritto la Colonna a Michelangelo, oggi sei sole se ne conoscono, e sono tutte pubblicate. Cinque da copie tratte da' loro originali conservati nell'Archivio Buonarroti, furono stampate dal marchese Giuseppe Campori nelleLettere artistiche inedite: Modena, Soliani, 1867 in-8º, ed una dal Grimm, dall'originale che è nel Museo Britannico.221.Dice così, forse per scorso di penna, invece dizio.222.Bernardetto, vescovo d'Arezzo, morto nel 1574.223.Vasari.224.Manca la sottoscrizione.225.La confessione della dote di 1500 ducati fu fatta da Lionardo a' 16 di maggio del 1553 per strumento rogato da ser Ottaviano da Ronta, notaio fiorentino.226.Dice così.227.Forse Lattanzio Cortesi.228.Così nell'autografo, e voleva dire:contentatevi.229.Così è scritto nell'autografo.230.Scrive così per svista, invece diacordatevene.231.Così sta.232.Copiata da Michel.º Buonarroti il giovane.233.Cosimo de' Medici.234.Sono da gran tempo perduti.235.Di San Lorenzo.236.Morì il 13 di novembre di quest'anno.237.Fra le carte dell'Archivio Buonarroti esiste la copia del testamento che Francesco del fu Bernardino degli Amatori da Castel Durante, infermo di corpo, fece sotto il dì 24 novembre (per svista del copiatore è scritto 24 di dicembre) 1555 pei rogiti di ser Vitale Galgani, notaio. Noi ne daremo il seguente transunto:Lascia di esser seppellito, dopo la sua morte, nella chiesa della Minerva.Dice che da madonna Cornelia di Guido dei Colonnelli da Castel Durante, sua moglie, ebbe fiorini 700 per parte della dote di fiorini mille promessigli ed assegnati sopra una certa casa posta in Castel Durante nel Quartiere di San Cristofano: i quali danari vuole che sieno pagati ad essa madonna Cornelia sopra la detta casa.Lascia alla detta sua moglie 50 fiorini, che il testatore pagò a Guido padre di lei, al tempo della divisione di essa casa fatta tra lui e il detto Guido.Vuole che 200 fiorini avuti sopra la detta casa sieno pagati a madonna Cornelia da' suoi eredi, i quali sono Michelangelo suo figliuolo, e il figliuolo che nascerà da madonna Cornelia gravida. Nel caso poi che di lei nascesse una figliuola, vuole che al suo tempo essa sia maritata con dote di 500 fiorini.Lascia che dopo quattro anni dalla sua morte il suo erede sia tenuto a maritare due fanciulle povere.Sostituisce nel caso di morte de' suoi eredi la Confraternita di Santa Caterina di Castel Durante, volendo che i frutti della sua eredità sieno dispensati a' poveri.Nomina suoi esecutori testamentari e tutori de' figliuoli pupilli, messer Michelangelo Buonarroti, Roso de' Rosi e Pier Filippo Vandini da Castel Durante.Fatto in Roma nel Rione di Trevi, nella camera del detto testatore, nella casa di messer Michelangelo Buonarroti, alla presenza de' testimoni: ser Sebastiano del fu Pietro Marianetti da San Gimignano in Toscana, soprastante della Fabbrica di San Pietro di Roma; Francesco di Gio. Filippo Perfetti da Castel Torchiaro da Parma, pizzicaiuolo al Macello de' Corvi; maestro Paolo del fu Bartolommeo Ducci dal Borgo San Sepolcro, scarpellino; Mario di Bartolo, scarpellino dal Borgo San Sepolcro; Vitale di Girolamo da Urbino, scarpellino; Antonio di Bisino da Carona Ghiringhelli della Diocesi Milanese, muratore, abitatore in Borgo, e Stefano di Giovanni da Romano, Diocesi di Brescia, muratore.238.L'Urbino morì, come s'è veduto, il 3 di dicembre 1555. Michelangelo ne aveva scritto da più d'un mese.239.Nell'autografo era dapprima stato segnato l'anno 1556, e poi corretto nel 1559; ma non è dubbio che deve dire 1556.240.La moglie dell'Urbino.241.Così si legge.242.Vasari.243.Vedi una lettera di Michelangelo al Vasari del 28 di maggio 1556. Messer Salustio è il figliuolo di Baldassarre Peruzzi, anch'esso architetto morto annegato in Germania.244.Aleotti, chiamato dal Buonarroti ilTantecose.245.Manca,dieci scudi.246.Manca,facciaofarà.247.Queste parole sono così ripetute ancora nell'autografo.248.Malenotti da San Gimignano, entrato nel luogo dell'Urbino morto.249.Il podere, con casa da signore e da lavoratore, era posto nel popolo di Santa Maria da Settignano, in luogo dettoScopeto. Comprollo Michelangelo da messer Giannozzo di Gherardo da Cepperello per 650 scudi, con strumento rogato da ser Niccolò Parenti, sotto dì 28 luglio 1556.250.Buonarroto, fratello di Michelangelo e padre di Lionardo, morì, per quanto pare, di peste a' 2 di luglio del 1528, e, come si narra, fra le braccia di Michelangelo.251.Così dice.252.Di questa gita a Spoleto scrive Michelangelo al Vasari in una sua lettera del 18 di settembre del medesimo anno. Egli era partito da Roma per fuggire i pericoli, da' quali era minacciata la città per la mossa dell'esercito spagnuolo guidato dal duca d'Alva, il quale partito da Napoli fino dal 1 di settembre, aveva invaso gli Stati della Chiesa, governata allora da Paolo IV.253.Pare che debba dire:novembre.254.Marinozzi d'Ancona, cameriere del duca Cosimo de' Medici.255.Il Marinozzi nominato nella precedente.256.Questo bellissimo modello di legname si conserva ancora nell'Archivio della Fabbrica di San Pietro. È alto metri 5,40, compresa la croce, e largo metri 3,86. Da esso si rileva che Michelangelo aveva disegnato la chiesa ed in special modo alcune parti della cupola e della lanterna, in maniera diversa da quella che dopo la sua morte fu fatta dagli architetti che la seguitarono e compirono.257.Manca la sottoscrizione.258.Cioè, la Cornelia moglie d'Urbino.259.La presente è cavata dalla copia fatta dall'originale da Michelangelo il giovane.260.Quel che segue manca negli stampati.261.Pubblicata nelleLettere pittoriche, e nella nuova edizione delleRimeeLetteredi Michelangelo fatta dal Barbèra in Firenze nel 1858, in-24º.262.Da una copia di mano di Michelangelo Buonarroti il giovane, il quale vi pose questa avvertenza:Questa qui indiretta a Lionardo era nel medesimo piego del foglio, come è qui e nella medesima lettera (cioè in quella dove è la pianta della Cupola).263.Di questa terribile piena d'Arno, avvenuta il 13 di settembre del 1557, la quale dopo aver rovinato ponti, mulini e gualchiere nel Casentino e nel Mugello, inondò Firenze, ruppe il Ponte a Santa Trinita, parte di quello delle Grazie, e fece altre rovine, alzando l'acqua per le piazze quasi due metri, parlano gli storici di quel tempo. Poco tempo innanzi anche il Tevere aveva traboccato ed inondato tutta Roma, con la rovina del Ponte Sant'Angelo, e di altri edifizi.264.Manca la sottoscrizione.265.Di mano di Lionardo è scritto sopra,di Luglio.266.Cioè, Laura di Gio. Antonio Battiferro da Urbino, celebre poetessa de' suoi tempi.267.Qui Michelangelo segna l'anno secondo il computo fiorentino, già dismesso da lui, come abbiamo veduto, nelle lettere precedenti scritte al Nipote.268.Così è ripetuto nell'autografo.269.Dice così.270.Michelangelo per svista, o per difetto di memoria, ha segnato il dì 8 di febbraio: mentre dal ricordo del Nipote si rileva che veramente la lettera fu scritta il 18 di quel mese.271.Con strumento del 5 di giugno 1501 il cardinale Francesco Piccolomini, che poi fu papa Pio III, aveva allogato a Michelangelo quindici statue di marmo di Carrara per ornamento d'una sua cappella nel Duomo di Siena. A' 15 settembre del 1504 fu confermato il detto contratto da Jacopo ed Andrea Piccolomini, fratelli ed eredi del detto Papa, e poi ratificato agli 11 di ottobre del medesimo anno da loro e da Michelangelo con strumento rogato da ser Donato Ciampelli. Questo strumento fu pubblicato da Domenico Manni nelleAddizioni alle Vite di Michelangiolo Buonarroti e Pietro Tacca: Firenze, per il Viviani, 1774, in-4º.272.Francesco Bandini Piccolomini, il quale, dopochè Siena cadde in potere degli Spagnuoli e di Cosimo de' Medici, s'era riparato a Roma, e quivi poi morto; protestando di non voler più ritornare alla sua sede, se prima la patria non fosse stata restituita alla libertà.273.Così dice per svista, invece di12.274.Averardo Serristori.275.Con questa finiscono le lettere di Michelangelo al Nipote che sono pervenute fino a noi. Dal 28 di dicembre del 1563, fino al 18 di febbraio del 1564, che fu l'ultimo della sua vita, non se ne trova neppure una scritta a Lionardo; il che non pare possibile: onde bisogna credere che sieno andate smarrite.276.Trovasi nella Filza 68, a c. 316, del Carteggio privato de' Medici innanzi il principato.277.Pubblicata la prima volta da Michelangelo Gualandi nelleMemorie originali di Belle Arti, Serie terza, pag. 112, e di nuovo nellaNuova Raccolta di lettere pittoriche, vol. I, pag. 18, e ripubblicata nelProspetto cronologico della Vita di Michelangelonell'edizione del Vasari fatta dal Le Monnier, vol. XII, pag. 339, e finalmente nella edizione delleRime e Lettere di Michelangelo Buonarrotifatta da Enrico Guglielmo Saltini in Firenze nel 1858, coi tipi del Barbèra, in-24º.278.Raffaello Riario. Vedi quel che è stato detto intorno a lui, ed a' lavori commessi a Michelangelo, nellanotaa pag. 3 di questa Raccolta.279.Paolo di Pandolfo fiorentino, morto nel 1509.280.Baldassarre del Milanese che aveva venduto al cardinale di San Giorgio ilCupido dormientedi Michelangelo per cosa antica, e del prezzo cavatone truffato lo scultore. Vedi quel che di questo fatto parlano il Condivi ed il Vasari. IlCupidopassò poi nelle mani del duca Valentino, e poi in quelle della marchesa Isabella Gonzaga di Mantova. Oggi non si sa dove sia andato.281.Mercante fiorentino nel banco di Iacopo Gallo romano, ed amicissimo del Buonarroti.282.La lettera apparisce di fuori essere indirizzata al pittore Alessandro Botticelli, ma veramente è scritta a Lorenzo di Pier Francesco de' Medici. Poteva essere allora di un qualche pericolo il mostrare di scrivere apertamente ad uomo che apparteneva ad una famiglia, della quale era Piero, figliuolo di Lorenzo il Magnifico, stato da poco tempo cacciato da Firenze.283.Lettera importantissima, perchè aggiunge qualche altro particolare intorno al fatto della fuga di Michelangelo da Roma, narrato più o meno largamente da tutti i suoi Biografi.284.Gli azzurri richiesti da Michelangelo a frate Iacopo, è certo che dovevano servire per la pittura della vôlta della Sistina, e perciò la lettera deve essere del maggio 1508. Essa fu pubblicata per la prima volta da Gio. Batt. Uccelli nella sua operetta:Il Convento di San Giusto alle Mura e i Gesuati.Firenze, 1865.E qui parmi opportuno di avvertire che la massima parte delle lettere scritte da Michelangelo a varii, mancano, per essere in bozza, di qualunque indicazione di data; e quella che io ho cercato di assegnare a loro, è stata per lo più desunta dalle lettere indirizzate al Buonarroti, o da' riscontri de' fatti accennati in quelle.285.Credo che questo Baldassarre sia figliuolo di Giampaolo di Cagione, e fratello di Bartolommeo dettoil Mancinoda Torano, il quale aveva venduto il 18 di novembre 1516 a Michelangelo in Carrara varii pezzi di marmo bianco della cava delPolvaccio. E di questa vendita e del prezzo pagato al detto Bartolommeo esiste nell'Archivio Buonarroti di mano di Michelangelo un contratto del 18 di novembre 1516, fatto alla presenza di maestro Domenico Fancelli, scultore fiorentino, e di Stefano di Gio. Batt. Guerrazzi suo discepolo. Mancando ogni indicazione di tempo o di luogo, è assai difficile il determinare la data di questa lettera. È per mera congettura che le si è assegnato l'anno 1512, sapendosi che Michelangelo, finita la pittura della vôlta della Sistina, riprese a lavorare nella sepoltura di papa Giulio, per la quale dovevano certamente servire i marmi che maestro Baldassarre di Cagione aveva promesso di condurgli a Roma.286.Il modello della facciata di San Lorenzo che Michelangelo aveva dato a fare a Baccio d'Agnolo.287.Cioè, Francesco di Gio., scarpellino da Settignano, dettoLa Grassa.288.Questa compagnia fu fatta con contratto del 12 di febbraio 1517 tra Michelangelo, e i carraresi Lionardo di Cagione e Giandomenico di Marchiò, per cavare insieme i marmi in un'antica cava posseduta dal suddetto Lionardo: la qual compagnia doveva durare tanto tempo, che esso Michelangelo si fosse fornito de' marmi che aveva di bisogno per l'opera della facciata di S. Lorenzo. E la nuova compagnia fu fatta co' medesimi a' 14 di marzo del detto anno.289.Si diceva per proverbio di chi nel condurre una faccenda pigliasse sopra di sè la fatica e la spesa, che egli faceva come maestro Pier Fantini, medico, il quale nella cura de' suoi malati vi rimetteva, oltre l'arte sua, ancora l'unguento e le pezze.290.La sepoltura di papa Giulio; e le sollecitazioni venivano dal cardinale Aginense.291.Scritta da Firenze nel marzo del 1518.292.Gli Operai di Santa Maria del Fiore.293.Proventi.294.Francesco da Corbignano, scarpellino.294a.Luca Signorelli.294b.Silvio Falcone da Magliano nella Sabina.294c.Doveva essere una delle figure dettedei prigioniche andavano nella sepoltura di papa Giulio.295.La lettera è stracciata da un lato.296.Avevalo comprato a' 14 di luglio del detto anno.297.È in risposta ad una lettera di Pietro Urbano del 3 settembre 1518.298.Michele di Pietro dettoBattaglino, scarpellino da Settignano, già ricordato altra volta.299.Lionardo di Compagno, fiorentino, era di mestiere sellaio e amicissimo di Michelangelo, e stava in Roma nella bottega o banco de' Borgherini. Di lui sono nel Carteggio del Buonarroti molte lettere.300.Pietro Urbano.301.Benti.302.IlCristo risortoallogato a Michelangelo per 200 ducati da messer Metello Varj, romano, con contratto del 14 di giugno 1514.303.Lionardo Grosso Della Rovere, detto ilCardinale Aginense, nipote di papa Giulio II, il quale aveva allogato a Michelangelo la sepoltura dello zio, come uno de' suoi esecutori testamentarii.304.Del Piombo.305.È un'altra bozza della medesima lettera precedente.306.Questa lettera, dove tra l'altre cose si parla della colonna che si ruppe, è mancante per tutta la metà della lunghezza del foglio. A questa rispose Pietro Urbano con una sua del 6 (forse 26) d'aprile del detto anno. Le stesse cose suppergiù dice Michelangelo nella precedente.307.Il contratto è del 13 d'aprile 1519, e fu rogato da Ser Giovanni del fu Paolo della Badessa. In esso Iacopo di Tomeo dettoPollinaabitante in Torano villa di Carrara, Antonio dettoLeoned'Iacopo Puliga da Puliga, e Francesco dettoBellodi Iacopo Vannelli da Torano, si obbligarono di cavare dalla cava appartenente al dettoLeonedodici pezzi di marmo di più grandezze.308.Stampata la prima volta neiMonumenti del Giardino Puccinia pag. 579 (Pistoia, tipografia Cino, 1846, in-8º gr. fig.); e poi nelProspetto cronologico della Vita e delle Opere di Michelangelo Buonarrotiposto in fine alla Vita sua scritta dal Vasari, nell'edizione Le Monnier, vol. XII, pag. 354.309.Pietro Urbano si trovava da qualche giorno in Pistoia, per rimettersi in sanità, dopo la grave malattia che lo aveva assalito a Carrara, dove era andato di commissione di Michelangelo per pagare gli scarpellini, che cavavano colà i marmi per conto delle statue della facciata di San Lorenzo. Michelangelo appena ebbe nuove del male di Pietro, si partì di Firenze in poste, e fu a Carrara, e trovato il suo garzone molto grave, lo fece levare di là e portare sulle spalle degli uomini a Seravezza, e quivi lasciatolo al governo di Domenico dettoTopolino, scarpellino, gli commise che, tostochè Pietro fosse alquanto migliorato, facesselo condurre a Pistoia. Dice Michelangelo in certi suoi ricordi, che per questa gita a Carrara, per il medico e le medicine, e per condurre Pietro da Carrara a Seravezza si trovò avere speso trentatre ducati e mezzo.310.È una variante della lettera antecedente.311.Sono state supplite di corsivo le parole che per essere lacero il foglio mancavano.312.Sebastiano del Piombo in un capitolo di una sua lettera a Michelangelo, scritta da Roma a' 3 di luglio 1520, dice così: «Io portai quella (lettera) al Cardinale (Dovizi da Bibbiena), el qualle mi fece molte careze et offerte, ma di quello che io domandavo, lui mi disse che 'l Papa hauea dato la salla de' Pontiffici a li garzoni di Raphaello, et che costoro hauea facto una mostra de una figura a olio in muro, ch'era una bella cossa, de sorta che persona alcuna non guarderia le camere che ha facto Raphaello; che questa salla stupefaria ogni cossa, et che non sarà la più bella opera facta da li antichi in qua de pictura. Et da poi mi domandò, se io hauea lecta la vostra littera. Io li disse de nonne. Lui se ne rise molto; quasi che ne faceva beffe: et con bone parolle me partii. Da poi io ho inteso da Bacino de Michelagnolo (Bandinelli) che fa el Laoconte, che 'l Cardinale li ha mostrato la vostra littera, et àlla mostrata al Papa: che quasi non c'è altro sugieto che rasonar in Palazo, se non la vostra litera: et fa ridere ogn'omo.»313.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 711.314.Mandollo a Roma per mezzo di Pietro Urbano nel dicembre del 1517, come abbiamo detto indietro.315.Il contratto tra papa Leone X e Michelangelo per il lavoro della facciata di San Lorenzo fu stipulato in Roma il 19 gennaio 1518. Michelangelo si obbligò di fare la detta facciata a tutte sue spese in tempo di otto anni, e per il prezzo di quaranta mila ducati d'oro in oro larghi.316.L'Opera di Santa Maria del Fiore.317.Pietro d'Urbano, il quale ne' primi giorni del marzo del 1521 s'era mosso da Firenze alla vòlta di Roma, per condurvi la figura delCristo risorto, che doveva esser posta nella Minerva. Giunta la statua in Roma nell'aprile seguente, Pietro, avendo commissione di ritoccarla, la stroppiò in alcune parti, come nel piede destro e nella mano destra, onde Michelangelo pregò Federigo Frizzi, scultore fiorentino dimorante in Roma, che volesse rimediarvi; ed egli in questo si portò tanto bene, che in tutto soddisfece al Buonarroti.318.Giovanni di Baldassarre, bravo ed ingegnoso orafo fiorentino, dettoil Piloto, fu amico di Michelangelo, e lo accompagnò fino a Venezia nella sua fuga da Firenze al tempo dell'assedio. Fu anche amico del Cellini, il quale parla di lui più volte nella suaVita, come pure lo ricorda il Vasari. Morì di ferite nel 1536.319.Michelangelo fa il proprio nome e il cognome, schizzando un angelo, cioè testa e ali, e tre palle, due appaiate ed una che sta loro sopra.320.Fattucci, altre volte nominato.321.E qui disegna con la penna una macina.322.È questi il cardinale Domenico Grimani, veneziano, patriarca d'Aquileia e vescovo di Porto, al quale Michelangelo aveva promesso di dipingere un quadretto per tenere nel suo studio. La lettera del Cardinale al Buonarroti è dell'undici di luglio 1523.323.Fu già pubblicata per la prima volta neiMonumenti del Giardino Puccini: Pistoia, tip. Cino, 1845, in-8º, e poi nelProspetto cronologico della Vita e delle opere di Michelangelo Buonarroti. Vedi Vasari, Le Monnier, vol. XII, pag. 361.324.Domenico di Giovanni di Bertino Fancelli, scarpellino da Settignano, nato nel 1464. Costui aveva fantasia di voler essere scultore, e qualche volta Michelangelo si pigliava spasso di lui, vedendolo lavorare.325.Il cardinale Giulio de' Medici, eletto papa col nome di Clemente VII il 19 di novembre 1523.326.Di questa lettera è un'altra bozza, di poco variata, nel detto Archivio Buonarroti.327.Stefano di Tommaso, il quale lasciata l'arte sua del miniare si era dato all'architettura; e Michelangelo si servì di lui nel muramento della Cappella de' sepolcri medicei, non senza averne ricevuto dispiaceri, come vedremo più innanzi. Morì il 10 dicembre del 1534.328.È noto che nell'anno 1503 Pietro Soderini, gonfaloniere perpetuo della Repubblica di Firenze, allogò a dipingere l'una metà della Sala del Consiglio nel palazzo della Signoria a Lionardo da Vinci, e l'altra a Michelangelo; e che per fare queste loro opere aveva il Buonarroti disegnato il famoso cartone con un episodio della guerra di Pisa, e il Vinci dipinto il suo, dove era un gruppo di cavalieri che combattevano per l'acquisto d'una bandiera. Una delle cose più notabili in questo racconto è il dirsi che Giulio II mandò un uomo apposta a Firenze a richiedere Michelangelo, e condurlo a Roma. Il che non si legge in nessuno de' suoi biografi.329.Allogati a Michelangelo con deliberazione de' 24 di aprile 1503. Ma di queste dodici figure che dovevano andare in Santa Maria del Fiore in luogo delle antiche pitture degli Apostoli fatte da Bicci di Lorenzo, è noto che Michelangelo non ne cominciò che una sola, la quale è il San Matteo, oggi conservata, appena abbozzata, nell'Accademia delle Belle Arti di Firenze.330.Atalante, figliuolo naturale di Manetto Migliorotti fiorentino, nacque nel 1466 e fu scolare di Lionardo da Vinci nel sonare il liuto. Giovanetto di circa sedici anni fu condotto dal Vinci a Milano, allorchè egli andò alla corte di Lodovico il Moro. Atalante fino dal 1513 era uno de' soprastanti alla fabbrica di San Pietro, nel qual ufficio durava ancora nel 1516. Le sue memorie non vanno oltre il 1535.331.Il contratto è dell'8 di luglio 1516, e fu stipulato tra Lionardo Grosso, dettoil Cardinale Aginensis, nipote di papa Giulio, e Lorenzo Pucci, cardinale del titolo de' Santi Quattro, esecutori testamentari di papa Giulio, da una parte, e Michelangelo dall'altra; il quale si obbligò di fare la detta sepoltura secondo un nuovo disegno e modello, dentro il termine di nove anni e per il prezzo di sedici mila cinquecento ducati, compresi i 3500 già ricevuti.332.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 708. Altra bozza della precedente.333.Vedi quello che intorno a maestro Bernardino è stato detto a pag. 75,nota2, di questa Raccolta.334.Stefano miniatore, andato a Carrara per conto dei marmi delle sepolture medicee.335.Questa bozza di lettera è scritta dietro una di Lionardo sellaio, del 28 dicembre 1523.336.Si chiamava per proprio nome Andrea di Cristofano, e fu famigliare, commensale e calzaiuolo di papa Leone, colla provvisione di sei ducati al mese, accresciuta poi fino a otto e mezzo.337.È scritta dietro il disegno di numero 112.338.Stefano miniatore.339.Di questa lettera, il cui originale è tra gli altri preziosi manoscritti posseduti da Lord Ashburnham, io debbo la copia alla molta cortesia del detto nobilissimo signore, al quale per tanta liberalità non posso fare a meno di rendere qui quelle pubbliche grazie e maggiori che io so.340.Della sepoltura di papa Giulio.341.Il Rettore dell'Arte de' Giudici e Notai.342.Cioè,crediti di Monte.343.A questa rispose il Fattucci con una del 21 di luglio del detto anno dove parla del mandare a Carrara pe' marmi e delle sepolture de' Papi.344.Scritto con matita rossa a grandi lettere.345.Frammento di lettera pubblicato dal Duppa infac-similenellaVita di Michelangelo: Londra, 1807, e ristampato da Domenico Campanari nella suaIllustrazione del ritratto di Vittoria Colonna.346.Della sepoltura di papa Giulio.347.In testa di questa lettera si legge di mano di Michelangelo: «A dì 24 dicembre. Copia d'una mandata a ser Giovan Francesco, a Roma nel 1524.»348.Salviati.349.Intendi:della sepoltura di papa Giulio.350.Di questo contratto non si trova lo strumento nell'Archivio Buonarroti, nè altrove, che io sappia.351.Credo il ritratto di esso Anton Francesco, stupenda opera, che oggi si crede perduta; se forse non è quello dipinto da Bastiano, che si vede a' Pitti nella cameradella Giustiziasotto il num. 409.352.Di cognome Dini, morto nel sacco di Roma.353.Forse il già detto ritratto dell'Albizzi.354.Copia di mano d'Antonio Mini.355.Dei papi Pio II e Pio III, le quali allora erano in San Pietro, ed oggi si vedono in Sant'Andrea della Valle.356.Di questa lettera è nell'Archivio Buonarroti una bozza della mano di Michelangelo.357.Questa strana idea era veramente venuta in mente al Papa, il quale ne scrisse a Michelangelo e ne fece scrivere dal Fattucci. Ma poi non se ne fece altro.358.Intendi:la porta a San Gallo.359.Era fantasia di Michelangelo, e in questo il Papa s'accordava volentieri, di fare nella Cappella di San Lorenzo sei sepolture: due de' Magnifici, ossia di Lorenzo vecchio e di Giuliano suo fratello; due de' Duchi, Lorenzo d'Urbino e Giuliano di Nemours; e due dei papi, Leone e Clemente. Ma perchè il luogo non pareva tanto capace, e perchè Michelangelo fu dipoi in altri lavori occupato, egli fece solamente le sepolture de' Duchi colle figure sopra i cassoni; e delle tre statue che dovevano andare sull'altare della detta Cappella, abbozzò appena quella della Nostra Donna, e le altre due de' Santi Cosimo e Damiano fece condurre di marmo, secondo il suo disegno, dal Montorsoli. Oltre le figure che dovevano ornare i cassoni per le dette sei sepolture, aveva pensato Michelangelo di porre in terra quelle di quattro Fiumi. Ed un modelletto di terra di uno di questi Fiumi io credo, senza nessun dubbio, che sia quello posseduto dal chiarissimo cav. Emilio Santarelli, scultore fiorentino.360.Pare che in questa lettera si parli del gruppo diSansone che abbatte un Filisteo, tre anni dopo allogato a Michelangelo, cioè nel luglio del 1528; e che egli non fece. Ebbelo poi a fare il Bandinelli: ed è il gruppo d'Ercole e Cacco, che si vede ancora presso le scale del Palazzo Vecchio.361.In testa della presente lettera è scritto dalla medesima mano di Michelangelo: «Copia d'una mandata a Giovanni Spina, a dì dieci novembre del 1526.»362.È la risposta di Michelangelo alla lettera di ser Marcantonio, che è sotto.363.Questa lettera è importantissima sotto ogni rispetto, conoscendosi chiaramente per essa e dalla bocca medesima di Michelangelo, che egli fuggì di fatto da Firenze, non perchè gli mancasse l'animo a durare nella difesa della patria; ma perchè temè di capitar male per opera de' suoi nemici di dentro.364.Michelangelo il Giovane ha scritto dietro la lettera: «Dettemela non mi ricordo chi: credo il canonico Nori.»365.Pubblicata dal Gaye.Carteggio inedito d'Artisti, ec., tomo III, pag. 373.366.Quando, fuggito da Firenze, fu sul finire del settembre 1529 a Venezia.367.È tolta dal codice autografo dellePoesiedi Michelangelo conservato nell'Archivio Buonarroti, ed è scritta sotto il madrigale che comincia:Se 'l fuoco alla bellezza fusse equale.368.A questa lettera Sebastiano rispose a' 25 di marzo del 1532.369.Intendi per conto della sepoltura di papa Giulio, avendone Michelangelo fatta in Roma nuova convenzione cogli agenti del Duca d'Urbino mediante strumento del 29 d'aprile 1532.370.Altra bozza della lettera precedente.371.Forse intende di dire che sarebbe lecito di chiamareamicocolui, al quale si è donata la propria amicizia.372.Altra bozza della medesima lettera.373.Francesco di Bernardo Galluzzi fino dal 1525 teneva a pigione una casa in via Ghibellina, che fu già abitazione di Michelangelo, e ne pagava 22 fiorini larghi d'oro in oro l'anno.374.Delle sepolture medicee.375.Questa bozza di lettera pare che sia del 28 luglio 1533, leggendosi in una di Sebastiano del 25 luglio che i detti Madrigali erano stati musicati da Costanzo Festa e dal Concilion, eccellentissimi maestri di quei tempi, e cantori della Cappella papale: de' quali Madrigali aveva Sebastiano dato due copie a messer Tommaso de' Cavalieri.376.Altro principio della precedente lettera.377.Se queste lettere fossero veramente, come appariscono, indirizzate al Cavalieri, noi non sapremmo spiegare certe espressioni usate da Michelangelo; come:Luce del secol nostro unica al mondo: che non ha pari nè simile a sè; anzi rispetto al Cavalieri, giovane ancora, e sebbene non senza qualche ingegno, pure di troppo minore di quelle lodi, esse ci parrebbero non che eccessive, ma ancora strane. Solamente, tenendo che in realtà le lettere, o almeno il loro contenuto, dovessero per mezzo di messer Tommaso essere comunicate alla Vittoria Colonna, quelle espressioni si spiegano. Certo Michelangelo non poteva con verità dire di esseremolto inferioreal Cavalieri, come benissimo poteva e con ragione riconoscersi tale appetto alla Colonna. Pure sarà sempre in qualche modo oscuro, come Michelangelo per far conoscere l'affetto suo, che egli non dubita di chiamaregrandissimo, anzi smisurato amore, verso quella nobilissima e virtuosa donna, stimasse migliore espediente, almeno in su i principii di quello, di significarlo per lettere scritte ad altri, piuttostochè indirizzate a lei. La quale non si può credere che non accogliesse volentieri le dichiarazioni d'amicizia di Michelangelo; perchè alla Colonna più che le lodi del mondo dovevano fare più dolce forza, e meglio contentare il suo cuore di donna e di letterata, quelle sincere e spontanee del grande artista, al quale avevano portato e portavano altissima reverenza ed amore fino i Papi ed i Monarchi.378.La lettera è stracciata da una parte. A questa rispose l'Angiolini con una sua de' 18 ottobre.379.Sotto Michelangelo stesso vi ha aggiunto: «Copia d'una lettera al Figiovanni il sopradetto dì.»380.Turini da Pescia.381.Partì per Roma sul fine di quel mese.382.È stampata nel libro I a pag. 287 dellaNuova scelta di Lettere di diversi nobilissimi ingegni, ec., fatta da messer Bernardino Pino: Venezia, 1574, in-8º. Fu poi ristampata nel vol. II dellePittoriche: ed è in risposta ad una dell'Aretino del 13 di settembre del detto anno, dove vorrebbe che Michelangelo seguisse un suo concetto circa al modo di rappresentare in pittura ilGiudizio.383.È in risposta ad una del Martelli, e si trova copiata nel Libro de'Capitoli dell'Accademia degli Umidi: manoscritto originale nella Nazionale di Firenze, classe VII, codice IV, 2. Si legge ancora tra lePittoriche, vol. VI, pag. 98 (Edizione del Silvestri): ma oltre essere un po' rammodernata, manca dell'anno e del luogo. Nella stampa la lettera dal Martelli diretta a Michelangelo è del 4 dicembre 1540. Perciò o è sbagliata la data di questa, o di quella di Michelangelo.384.Intendi:Madrigale.385.Giannotti.386.È nel codice autografo dellePoesiedi Michelangelo sotto il madrigale:Per c'al superchio ardore.387.Parla della ratificazione del contratto stipulato coll'oratore del Duca d'Urbino a' 20 d'agosto 1542 per conto della sepoltura di papa Giulio II.388.Nel Codice detto, sotto il madrigale:Non è senza periglio Il tuo volto divino.389.Nel Codice detto, sotto la poesia:Spargendo il senso il troppo ardor cocente.390.Arcadelt o Arcadente, musico eccellente fiammingo, il quale, al pari del Festa e del Concilion, aveva messo in musica alcuni madrigali di Michelangelo.391.Da Montauto.392.Bracci.393.Con contratto del 16 di maggio 1542 il Buonarroti aveva allogato a maestro Giovanni de' Marchesi da Saltri, scarpellino abitante in Roma, ed a Francesco d'Amadore dettol'Urbino, suo servitore, il resto del lavoro del quadro della sepoltura di papa Giulio che doveva andare in San Pietro in Vincoli. Ma essendo nata differenza fra maestro Giovanni e Francesco, ed avendo essi di comune consenso ceduto a Michelangelo la detta opera; egli di nuovo la riallogò a loro nel giugno di detto anno, con altri patti e convenzioni. E perchè la differenza che era tra loro consisteva più che in altro nella quantità del lavoro che ciascuno pretendeva di avere fatto in quell'opera, furono chiamati a stimarlo tre maestri, i quali dettero il loro lodo agli otto di luglio seguente. Ma siccome di questo lodo pare che non fossero in tutto rimasti contenti Giovanni e l'Urbino, restando sempre qualche cagione di lite tra loro; così Michelangelo vi mise di mezzo Luigi del Riccio, perchè vedesse modo di accordarli. Il secondo contratto e il lodo sono riferiti dal Gaye nel vol. II delCarteggio inedito, ec., pag. 293 e seg.394.Questo spazio è nell'originale.395.Il foglio è lacero.396.È scritta di mano di Luigi del Riccio, e trovasi nel codice 303 della classe XXXVII della Biblioteca Nazionale di Firenze. Fu pubblicata dal Gaye nel vol. II delCarteggio inedito, ec., pag. 297.397.Nell'occhietto: «1542. Copia d'una scritta data messer Michelagnolo Buonarroti a messer Piergiovanni, guardaroba di Nostro Signore, a dì 20 di luglio 1542.»398.Aliotti, guardaroba del Papa, e vescovo di Forlì.399.Questa lettera, nella quale Michelangelo dà un minuto ragguaglio delle cose che gli accaddero per conto della sepoltura di papa Giulio II, si trova in copia, forse di mano di Luigi del Riccio, nel cod. 1401 della cl. VIII della Biblioteca Nazionale di Firenze. Essa fu pubblicata per la prima volta da Sebastiano Ciampi (Firenze, Passigli, 1834, in-8º), e poi ristampata nelCommentario alla Vita di Michelangelo Buonarroti, vol. XII, pag. 312, dell'Opera del Vasari, edita in Firenze dal Le Monnier. Il Ciampi, mancando la lettera di data, argomentò che fosse stata scritta tra il 1535 e il 1536; ma è chiaro per certissimi riscontri che essa è dell'ottobre 1542. Quanto al Monsignore, al quale pare che sia indirizzata, fu congetturato che fosse Marco Vigerio, vescovo di Sinigaglia, stato mediatore tra Michelangelo e il Duca d'Urbino, perchè questi si risolvesse a mandare la desiderata ratificazione del contratto stipulato in Roma a' 20 d'agosto 1542, per la sepoltura suddetta. Forse potrebbe essere il cardinale Ascanio Parisani, il quale per commissione del Papa aveva scritto al Duca, perchè désse qualche assetto alla faccenda di Michelangelo. Ma forse questa lettera fu scritta ad uno de' tanti prelati che erano nella Corte di Paolo III; forse fu data allo stesso Del Riccio, perchè poi la leggesse al Papa. Non è poi dubbio che essa non fosse veramente dettata da Michelangelo, apparendovi manifesta la forma che egli soleva dare a' suoi pensieri; e che solamente al copiatore, cioè al Del Riccio, si possono attribuire certe dichiarazioni oziose ed inutili, le quali misero in sospetto il Gaye della sua autenticità.400.È quello del 29 d'aprile 1532.401.Giovanmaria Della Porta, che ebbe parte principale nella stipulazione di quel contratto.402.Francesco Maria Della Rovere.403.Girolamo Tiranno.404.Creato vescovo di Corsica nel dicembre del 1520.405.Manca nel codice questoinnecessario.406.Cioè, il contratto del 20 d'agosto 1542.407.Di questi tre Brevi non si conosce che quello degli 8 luglio 1506, col quale Michelangelo è invitato a ritornare a Roma, assicurandolo che non sarebbegli dato molestia.408.Copia di Luigi del Riccio.409.Forse Tommaso Cortesi da Prato.410.Federigo Cesi, poi cardinale di San Pancrazio.411.Copia di mano di Luigi del Riccio.412.Montemelini, perugino.413.In questa lettera si parla della fortificazione di Borgo ordinata da papa Paolo III, per la quale fu richiesto il consiglio di molti uomini intendenti della materia, tra i quali Michelangelo. Il capitano Montemelini era d'un parere, e d'un altro Iacopo Castriotto. Michelangelo, per quanto apparisce, si accostava all'opinione di quest'ultimo, che fu poi seguitata dal Papa.414.Questa lettera, che certamente è scritta a papa Paolo, sebbene manchi d'indirizzo, parla del cornicione del Palazzo Farnese, per il quale fu disputa tra Michelangelo e il Sangallo, architetto di quello. È noto che al Papa piacque sopra gli altri il modello fatto dal Buonarroti, secondo il quale fu poi costruito il detto cornicione. Che questa lettera sia veramente scritta dalla mano di Michelangelo, non ci pare da mettere in dubbio; solamente dubitiamo che non sia stata composta da lui, parendoci d'una forma spesso non solo diversa da quella di Michelangelo, ma ancora dalla toscana.415.Era stato gravemente ammalato in casa degli Strozzi, e già era corsa voce che egli fosse morto.416.Rontini, medico.417.Mercanti fiorentini nel Banco degli Strozzi in Roma.418.Questa stessa fu pubblicata dal Gaye,Carteggio inedito, ec., vol. II, da una copia di mano di messer Luigi del Riccio, che è tra i manoscritti della Biblioteca Nazionale di Firenze.419.Dall'autografo dellePoesie, sotto il madrigale:S'è ver come che dopo il corpo viva.420.Giannotti, il quale fece tre sonetti in morte di Cecchino Bracci, che sono stampati nella edizione delle sueOpere politiche e letterarie, fatta in Firenze da L. F. Polidori, coi tipi del Le Monnier nel 1850. De' tre, quello che a Michelangelo pareva il più bello, come pare anche a noi, è il sonetto che comincia:Messer Luigi mio, di noi che fia.421.Pubblicata anche questa dal Gaye, Op. cit., traendola da una copia di mano di Luigi del Riccio, che è tra i manoscritti della Biblioteca Nazionale di Firenze.422.Dall'autografo dellePoesie, sotto il madrigale che comincia:Non può per morte già chi qui mi serra. Questo madrigale o epitaffio fu fatto con molti altri dal Buonarroti per Cecchino di Zanobi Bracci, fiorentino, giovanetto bellissimo, grandemente amato dal Del Riccio suo parente e da Michelangelo, e morto di sedici anni in Roma l'otto di gennaio 1545. Volle il Del Riccio fargli un deposito di marmo, e Michelangelo a sua preghiera ne diede il disegno. I madrigali in lode del Bracci si leggono nella bellissima edizione di tutte lePoesiedel Buonarroti, fatta, secondo gli autografi, in Firenze nel 1863, dal mio carissimo amico e collega cav. Cesare Guasti. In questa lettera il Buonarroti spiega il concetto del madrigale suddetto.423.Sotto la poesia:Dal Ciel fu la beltà mia diva e 'ntera.424.Lunghezzachiamavasi una villa posseduta dagli Strozzi nelle vicinanze di Roma.425.Sotto la poesia:Nella memoria delle cose belle; nel detto codice dellePoesie.426.Nel detto codice autografo dellePoesie, sotto il madrigale:Non sempre al mondo è sì pregiato e caro.427.Giuliano de' Medici, fratello di Lorenzino, uccisore del duca Alessandro, e Roberto degli Strozzi, fratello di Pietro e di Leone.428.Della sepoltura di papa Giulio.429.È copia di mano di Luigi del Riccio. Fu pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 305.430.La Cappella Paolina.431.Dal detto codice dellePoesie, sotto il sonetto:Per esser manco almen, Signora, indegno.432.Pubblicata nelleLettere pittoriche, vol. I, pag. 9; ma quivi è indirizzata a un signor Marchese. Nell'Archivio Buonarroti è una copia tratta dal codice Vaticano dellePoesie, secondo la quale si dà la presente.433.Il Condivi e il Vasari parlano del disegno di un Crocifisso fatto da Michelangelo per la Colonna, che si dice conservarsi ora nella Galleria di Oxford. E da una lettera della stessa Colonna, apparirebbe che Michelangelo, oltre il disegno, le dipingesse ancora un quadro col medesimo soggetto.434.Cavalieri.435.Veramente lo perdè un anno dopo. Vedi a questo proposito quel che è stato detto nellanotaalla lettera CLXXIX di questa Raccolta.436.Bracci. Esso fu sepolto in Santa Maria in Aracœli con questo epitaffio:Francisco · Braccio · Florentino · nobili adolescenti · immatura morte · prærepto · anno agenti XVI · die VIII · Januarii · MDXLV.437.A proposito delle possessioni de' Corboli offerte in compera a Michelangelo, vedi le sue lettere al nipote Lionardo sotto i numeriCLXI,CLXIIIeCLXIVdi questa Raccolta.438.È in risposta ad una di Francesco I, re di Francia, dell'otto di febbraio 1546, stata più volte pubblicata, cioè: nel 1823 a Roma dal De Romanis nell'opuscolo per le nozze Cardinali-Bovi, intitolato:Alcune Memorie di Michelangelo Buonarroti da' Manoscritti. Poi dal barone Alfredo Reumont nell'operetta:Ein Beitrag zum Leben Michelangelo Buonaroti's: Stuttgart, 1834; quindi infac-similedall'Artaud, nell'opera:Machiavel, son génie et ses erreurs: Paris, 1835, vol. II, pag. 252. In terzo luogo nelCatalogue du Musée Wicar à Lille, stampato nel 1856; nel qual Museo se ne conserva l'originale. E finalmente da Eugenio Piot, insieme con molte altre lettere, nelCabinet de l'Amateur: Année 1861 et 1862, pag. 151. Ma il re Francesco non ebbe tempo di veder soddisfatto questo suo desiderio, perchè si morì l'anno seguente, nè forse Michelangelo avrebbe potuto attenere le sue promesse, essendo stato creato poco dopo Architetto di San Pietro.439.Parlasi in questa lettera della stampa d'una pittura di Michelangelo. Forse è ilGiudiziodella Sistina intagliato da Enea Vico, forse è una delle stampe di Giulio Bonasone.440.Il presente ordine di pagamento si trova nell'Archivio di Santa Maria Nuova di Firenze: Eredità Galli-Tassi: Carte degli Ulivieri.
216.Paolo III, morto a' 10 di novembre 1549.
217.Di questi Brevi, l'uno è del primo di settembre 1535, col quale il Pontefice elegge Michelangelo a supremo architetto, scultore e pittore del Palazzo Apostolico; e più gli concede il passo del Po presso Piacenza, che si stimava fruttare 600 scudi all'anno, e così la metà della pensione annua vitalizia di 1200 scudi assegnatagli da papa Clemente VII. L'altro è del 18 di dicembre 1537 per cagione della pittura della Sistina e della sepoltura di papa Giulio.
218.Vittoria Colonna.
219.Così nell'autografo.
220.LeRimedella Vittoria Colonna furono stampate la prima volta nel 1538 in Parma. Poi, con una giunta di stanze, nel 1539, senza luogo e stampatore. Una terza edizione colla giunta di 16 sonetti spirituali, è quella di Firenze del suddetto anno. Finalmente una quarta, colla giunta di 24 sonetti spirituali e delTrionfo della Croce, fu fatta in Venezia nel 1544. Le posteriori non si notano. Delle molte lettere che deve avere scritto la Colonna a Michelangelo, oggi sei sole se ne conoscono, e sono tutte pubblicate. Cinque da copie tratte da' loro originali conservati nell'Archivio Buonarroti, furono stampate dal marchese Giuseppe Campori nelleLettere artistiche inedite: Modena, Soliani, 1867 in-8º, ed una dal Grimm, dall'originale che è nel Museo Britannico.
221.Dice così, forse per scorso di penna, invece dizio.
222.Bernardetto, vescovo d'Arezzo, morto nel 1574.
223.Vasari.
224.Manca la sottoscrizione.
225.La confessione della dote di 1500 ducati fu fatta da Lionardo a' 16 di maggio del 1553 per strumento rogato da ser Ottaviano da Ronta, notaio fiorentino.
226.Dice così.
227.Forse Lattanzio Cortesi.
228.Così nell'autografo, e voleva dire:contentatevi.
229.Così è scritto nell'autografo.
230.Scrive così per svista, invece diacordatevene.
231.Così sta.
232.Copiata da Michel.º Buonarroti il giovane.
233.Cosimo de' Medici.
234.Sono da gran tempo perduti.
235.Di San Lorenzo.
236.Morì il 13 di novembre di quest'anno.
237.Fra le carte dell'Archivio Buonarroti esiste la copia del testamento che Francesco del fu Bernardino degli Amatori da Castel Durante, infermo di corpo, fece sotto il dì 24 novembre (per svista del copiatore è scritto 24 di dicembre) 1555 pei rogiti di ser Vitale Galgani, notaio. Noi ne daremo il seguente transunto:
Lascia di esser seppellito, dopo la sua morte, nella chiesa della Minerva.
Dice che da madonna Cornelia di Guido dei Colonnelli da Castel Durante, sua moglie, ebbe fiorini 700 per parte della dote di fiorini mille promessigli ed assegnati sopra una certa casa posta in Castel Durante nel Quartiere di San Cristofano: i quali danari vuole che sieno pagati ad essa madonna Cornelia sopra la detta casa.
Lascia alla detta sua moglie 50 fiorini, che il testatore pagò a Guido padre di lei, al tempo della divisione di essa casa fatta tra lui e il detto Guido.
Vuole che 200 fiorini avuti sopra la detta casa sieno pagati a madonna Cornelia da' suoi eredi, i quali sono Michelangelo suo figliuolo, e il figliuolo che nascerà da madonna Cornelia gravida. Nel caso poi che di lei nascesse una figliuola, vuole che al suo tempo essa sia maritata con dote di 500 fiorini.
Lascia che dopo quattro anni dalla sua morte il suo erede sia tenuto a maritare due fanciulle povere.
Sostituisce nel caso di morte de' suoi eredi la Confraternita di Santa Caterina di Castel Durante, volendo che i frutti della sua eredità sieno dispensati a' poveri.
Nomina suoi esecutori testamentari e tutori de' figliuoli pupilli, messer Michelangelo Buonarroti, Roso de' Rosi e Pier Filippo Vandini da Castel Durante.
Fatto in Roma nel Rione di Trevi, nella camera del detto testatore, nella casa di messer Michelangelo Buonarroti, alla presenza de' testimoni: ser Sebastiano del fu Pietro Marianetti da San Gimignano in Toscana, soprastante della Fabbrica di San Pietro di Roma; Francesco di Gio. Filippo Perfetti da Castel Torchiaro da Parma, pizzicaiuolo al Macello de' Corvi; maestro Paolo del fu Bartolommeo Ducci dal Borgo San Sepolcro, scarpellino; Mario di Bartolo, scarpellino dal Borgo San Sepolcro; Vitale di Girolamo da Urbino, scarpellino; Antonio di Bisino da Carona Ghiringhelli della Diocesi Milanese, muratore, abitatore in Borgo, e Stefano di Giovanni da Romano, Diocesi di Brescia, muratore.
238.L'Urbino morì, come s'è veduto, il 3 di dicembre 1555. Michelangelo ne aveva scritto da più d'un mese.
239.Nell'autografo era dapprima stato segnato l'anno 1556, e poi corretto nel 1559; ma non è dubbio che deve dire 1556.
240.La moglie dell'Urbino.
241.Così si legge.
242.Vasari.
243.Vedi una lettera di Michelangelo al Vasari del 28 di maggio 1556. Messer Salustio è il figliuolo di Baldassarre Peruzzi, anch'esso architetto morto annegato in Germania.
244.Aleotti, chiamato dal Buonarroti ilTantecose.
245.Manca,dieci scudi.
246.Manca,facciaofarà.
247.Queste parole sono così ripetute ancora nell'autografo.
248.Malenotti da San Gimignano, entrato nel luogo dell'Urbino morto.
249.Il podere, con casa da signore e da lavoratore, era posto nel popolo di Santa Maria da Settignano, in luogo dettoScopeto. Comprollo Michelangelo da messer Giannozzo di Gherardo da Cepperello per 650 scudi, con strumento rogato da ser Niccolò Parenti, sotto dì 28 luglio 1556.
250.Buonarroto, fratello di Michelangelo e padre di Lionardo, morì, per quanto pare, di peste a' 2 di luglio del 1528, e, come si narra, fra le braccia di Michelangelo.
251.Così dice.
252.Di questa gita a Spoleto scrive Michelangelo al Vasari in una sua lettera del 18 di settembre del medesimo anno. Egli era partito da Roma per fuggire i pericoli, da' quali era minacciata la città per la mossa dell'esercito spagnuolo guidato dal duca d'Alva, il quale partito da Napoli fino dal 1 di settembre, aveva invaso gli Stati della Chiesa, governata allora da Paolo IV.
253.Pare che debba dire:novembre.
254.Marinozzi d'Ancona, cameriere del duca Cosimo de' Medici.
255.Il Marinozzi nominato nella precedente.
256.Questo bellissimo modello di legname si conserva ancora nell'Archivio della Fabbrica di San Pietro. È alto metri 5,40, compresa la croce, e largo metri 3,86. Da esso si rileva che Michelangelo aveva disegnato la chiesa ed in special modo alcune parti della cupola e della lanterna, in maniera diversa da quella che dopo la sua morte fu fatta dagli architetti che la seguitarono e compirono.
257.Manca la sottoscrizione.
258.Cioè, la Cornelia moglie d'Urbino.
259.La presente è cavata dalla copia fatta dall'originale da Michelangelo il giovane.
260.Quel che segue manca negli stampati.
261.Pubblicata nelleLettere pittoriche, e nella nuova edizione delleRimeeLetteredi Michelangelo fatta dal Barbèra in Firenze nel 1858, in-24º.
262.Da una copia di mano di Michelangelo Buonarroti il giovane, il quale vi pose questa avvertenza:Questa qui indiretta a Lionardo era nel medesimo piego del foglio, come è qui e nella medesima lettera (cioè in quella dove è la pianta della Cupola).
263.Di questa terribile piena d'Arno, avvenuta il 13 di settembre del 1557, la quale dopo aver rovinato ponti, mulini e gualchiere nel Casentino e nel Mugello, inondò Firenze, ruppe il Ponte a Santa Trinita, parte di quello delle Grazie, e fece altre rovine, alzando l'acqua per le piazze quasi due metri, parlano gli storici di quel tempo. Poco tempo innanzi anche il Tevere aveva traboccato ed inondato tutta Roma, con la rovina del Ponte Sant'Angelo, e di altri edifizi.
264.Manca la sottoscrizione.
265.Di mano di Lionardo è scritto sopra,di Luglio.
266.Cioè, Laura di Gio. Antonio Battiferro da Urbino, celebre poetessa de' suoi tempi.
267.Qui Michelangelo segna l'anno secondo il computo fiorentino, già dismesso da lui, come abbiamo veduto, nelle lettere precedenti scritte al Nipote.
268.Così è ripetuto nell'autografo.
269.Dice così.
270.Michelangelo per svista, o per difetto di memoria, ha segnato il dì 8 di febbraio: mentre dal ricordo del Nipote si rileva che veramente la lettera fu scritta il 18 di quel mese.
271.Con strumento del 5 di giugno 1501 il cardinale Francesco Piccolomini, che poi fu papa Pio III, aveva allogato a Michelangelo quindici statue di marmo di Carrara per ornamento d'una sua cappella nel Duomo di Siena. A' 15 settembre del 1504 fu confermato il detto contratto da Jacopo ed Andrea Piccolomini, fratelli ed eredi del detto Papa, e poi ratificato agli 11 di ottobre del medesimo anno da loro e da Michelangelo con strumento rogato da ser Donato Ciampelli. Questo strumento fu pubblicato da Domenico Manni nelleAddizioni alle Vite di Michelangiolo Buonarroti e Pietro Tacca: Firenze, per il Viviani, 1774, in-4º.
272.Francesco Bandini Piccolomini, il quale, dopochè Siena cadde in potere degli Spagnuoli e di Cosimo de' Medici, s'era riparato a Roma, e quivi poi morto; protestando di non voler più ritornare alla sua sede, se prima la patria non fosse stata restituita alla libertà.
273.Così dice per svista, invece di12.
274.Averardo Serristori.
275.Con questa finiscono le lettere di Michelangelo al Nipote che sono pervenute fino a noi. Dal 28 di dicembre del 1563, fino al 18 di febbraio del 1564, che fu l'ultimo della sua vita, non se ne trova neppure una scritta a Lionardo; il che non pare possibile: onde bisogna credere che sieno andate smarrite.
276.Trovasi nella Filza 68, a c. 316, del Carteggio privato de' Medici innanzi il principato.
277.Pubblicata la prima volta da Michelangelo Gualandi nelleMemorie originali di Belle Arti, Serie terza, pag. 112, e di nuovo nellaNuova Raccolta di lettere pittoriche, vol. I, pag. 18, e ripubblicata nelProspetto cronologico della Vita di Michelangelonell'edizione del Vasari fatta dal Le Monnier, vol. XII, pag. 339, e finalmente nella edizione delleRime e Lettere di Michelangelo Buonarrotifatta da Enrico Guglielmo Saltini in Firenze nel 1858, coi tipi del Barbèra, in-24º.
278.Raffaello Riario. Vedi quel che è stato detto intorno a lui, ed a' lavori commessi a Michelangelo, nellanotaa pag. 3 di questa Raccolta.
279.Paolo di Pandolfo fiorentino, morto nel 1509.
280.Baldassarre del Milanese che aveva venduto al cardinale di San Giorgio ilCupido dormientedi Michelangelo per cosa antica, e del prezzo cavatone truffato lo scultore. Vedi quel che di questo fatto parlano il Condivi ed il Vasari. IlCupidopassò poi nelle mani del duca Valentino, e poi in quelle della marchesa Isabella Gonzaga di Mantova. Oggi non si sa dove sia andato.
281.Mercante fiorentino nel banco di Iacopo Gallo romano, ed amicissimo del Buonarroti.
282.La lettera apparisce di fuori essere indirizzata al pittore Alessandro Botticelli, ma veramente è scritta a Lorenzo di Pier Francesco de' Medici. Poteva essere allora di un qualche pericolo il mostrare di scrivere apertamente ad uomo che apparteneva ad una famiglia, della quale era Piero, figliuolo di Lorenzo il Magnifico, stato da poco tempo cacciato da Firenze.
283.Lettera importantissima, perchè aggiunge qualche altro particolare intorno al fatto della fuga di Michelangelo da Roma, narrato più o meno largamente da tutti i suoi Biografi.
284.Gli azzurri richiesti da Michelangelo a frate Iacopo, è certo che dovevano servire per la pittura della vôlta della Sistina, e perciò la lettera deve essere del maggio 1508. Essa fu pubblicata per la prima volta da Gio. Batt. Uccelli nella sua operetta:Il Convento di San Giusto alle Mura e i Gesuati.Firenze, 1865.
E qui parmi opportuno di avvertire che la massima parte delle lettere scritte da Michelangelo a varii, mancano, per essere in bozza, di qualunque indicazione di data; e quella che io ho cercato di assegnare a loro, è stata per lo più desunta dalle lettere indirizzate al Buonarroti, o da' riscontri de' fatti accennati in quelle.
285.Credo che questo Baldassarre sia figliuolo di Giampaolo di Cagione, e fratello di Bartolommeo dettoil Mancinoda Torano, il quale aveva venduto il 18 di novembre 1516 a Michelangelo in Carrara varii pezzi di marmo bianco della cava delPolvaccio. E di questa vendita e del prezzo pagato al detto Bartolommeo esiste nell'Archivio Buonarroti di mano di Michelangelo un contratto del 18 di novembre 1516, fatto alla presenza di maestro Domenico Fancelli, scultore fiorentino, e di Stefano di Gio. Batt. Guerrazzi suo discepolo. Mancando ogni indicazione di tempo o di luogo, è assai difficile il determinare la data di questa lettera. È per mera congettura che le si è assegnato l'anno 1512, sapendosi che Michelangelo, finita la pittura della vôlta della Sistina, riprese a lavorare nella sepoltura di papa Giulio, per la quale dovevano certamente servire i marmi che maestro Baldassarre di Cagione aveva promesso di condurgli a Roma.
286.Il modello della facciata di San Lorenzo che Michelangelo aveva dato a fare a Baccio d'Agnolo.
287.Cioè, Francesco di Gio., scarpellino da Settignano, dettoLa Grassa.
288.Questa compagnia fu fatta con contratto del 12 di febbraio 1517 tra Michelangelo, e i carraresi Lionardo di Cagione e Giandomenico di Marchiò, per cavare insieme i marmi in un'antica cava posseduta dal suddetto Lionardo: la qual compagnia doveva durare tanto tempo, che esso Michelangelo si fosse fornito de' marmi che aveva di bisogno per l'opera della facciata di S. Lorenzo. E la nuova compagnia fu fatta co' medesimi a' 14 di marzo del detto anno.
289.Si diceva per proverbio di chi nel condurre una faccenda pigliasse sopra di sè la fatica e la spesa, che egli faceva come maestro Pier Fantini, medico, il quale nella cura de' suoi malati vi rimetteva, oltre l'arte sua, ancora l'unguento e le pezze.
290.La sepoltura di papa Giulio; e le sollecitazioni venivano dal cardinale Aginense.
291.Scritta da Firenze nel marzo del 1518.
292.Gli Operai di Santa Maria del Fiore.
293.Proventi.
294.Francesco da Corbignano, scarpellino.
294a.Luca Signorelli.
294b.Silvio Falcone da Magliano nella Sabina.
294c.Doveva essere una delle figure dettedei prigioniche andavano nella sepoltura di papa Giulio.
295.La lettera è stracciata da un lato.
296.Avevalo comprato a' 14 di luglio del detto anno.
297.È in risposta ad una lettera di Pietro Urbano del 3 settembre 1518.
298.Michele di Pietro dettoBattaglino, scarpellino da Settignano, già ricordato altra volta.
299.Lionardo di Compagno, fiorentino, era di mestiere sellaio e amicissimo di Michelangelo, e stava in Roma nella bottega o banco de' Borgherini. Di lui sono nel Carteggio del Buonarroti molte lettere.
300.Pietro Urbano.
301.Benti.
302.IlCristo risortoallogato a Michelangelo per 200 ducati da messer Metello Varj, romano, con contratto del 14 di giugno 1514.
303.Lionardo Grosso Della Rovere, detto ilCardinale Aginense, nipote di papa Giulio II, il quale aveva allogato a Michelangelo la sepoltura dello zio, come uno de' suoi esecutori testamentarii.
304.Del Piombo.
305.È un'altra bozza della medesima lettera precedente.
306.Questa lettera, dove tra l'altre cose si parla della colonna che si ruppe, è mancante per tutta la metà della lunghezza del foglio. A questa rispose Pietro Urbano con una sua del 6 (forse 26) d'aprile del detto anno. Le stesse cose suppergiù dice Michelangelo nella precedente.
307.Il contratto è del 13 d'aprile 1519, e fu rogato da Ser Giovanni del fu Paolo della Badessa. In esso Iacopo di Tomeo dettoPollinaabitante in Torano villa di Carrara, Antonio dettoLeoned'Iacopo Puliga da Puliga, e Francesco dettoBellodi Iacopo Vannelli da Torano, si obbligarono di cavare dalla cava appartenente al dettoLeonedodici pezzi di marmo di più grandezze.
308.Stampata la prima volta neiMonumenti del Giardino Puccinia pag. 579 (Pistoia, tipografia Cino, 1846, in-8º gr. fig.); e poi nelProspetto cronologico della Vita e delle Opere di Michelangelo Buonarrotiposto in fine alla Vita sua scritta dal Vasari, nell'edizione Le Monnier, vol. XII, pag. 354.
309.Pietro Urbano si trovava da qualche giorno in Pistoia, per rimettersi in sanità, dopo la grave malattia che lo aveva assalito a Carrara, dove era andato di commissione di Michelangelo per pagare gli scarpellini, che cavavano colà i marmi per conto delle statue della facciata di San Lorenzo. Michelangelo appena ebbe nuove del male di Pietro, si partì di Firenze in poste, e fu a Carrara, e trovato il suo garzone molto grave, lo fece levare di là e portare sulle spalle degli uomini a Seravezza, e quivi lasciatolo al governo di Domenico dettoTopolino, scarpellino, gli commise che, tostochè Pietro fosse alquanto migliorato, facesselo condurre a Pistoia. Dice Michelangelo in certi suoi ricordi, che per questa gita a Carrara, per il medico e le medicine, e per condurre Pietro da Carrara a Seravezza si trovò avere speso trentatre ducati e mezzo.
310.È una variante della lettera antecedente.
311.Sono state supplite di corsivo le parole che per essere lacero il foglio mancavano.
312.Sebastiano del Piombo in un capitolo di una sua lettera a Michelangelo, scritta da Roma a' 3 di luglio 1520, dice così: «Io portai quella (lettera) al Cardinale (Dovizi da Bibbiena), el qualle mi fece molte careze et offerte, ma di quello che io domandavo, lui mi disse che 'l Papa hauea dato la salla de' Pontiffici a li garzoni di Raphaello, et che costoro hauea facto una mostra de una figura a olio in muro, ch'era una bella cossa, de sorta che persona alcuna non guarderia le camere che ha facto Raphaello; che questa salla stupefaria ogni cossa, et che non sarà la più bella opera facta da li antichi in qua de pictura. Et da poi mi domandò, se io hauea lecta la vostra littera. Io li disse de nonne. Lui se ne rise molto; quasi che ne faceva beffe: et con bone parolle me partii. Da poi io ho inteso da Bacino de Michelagnolo (Bandinelli) che fa el Laoconte, che 'l Cardinale li ha mostrato la vostra littera, et àlla mostrata al Papa: che quasi non c'è altro sugieto che rasonar in Palazo, se non la vostra litera: et fa ridere ogn'omo.»
313.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 711.
314.Mandollo a Roma per mezzo di Pietro Urbano nel dicembre del 1517, come abbiamo detto indietro.
315.Il contratto tra papa Leone X e Michelangelo per il lavoro della facciata di San Lorenzo fu stipulato in Roma il 19 gennaio 1518. Michelangelo si obbligò di fare la detta facciata a tutte sue spese in tempo di otto anni, e per il prezzo di quaranta mila ducati d'oro in oro larghi.
316.L'Opera di Santa Maria del Fiore.
317.Pietro d'Urbano, il quale ne' primi giorni del marzo del 1521 s'era mosso da Firenze alla vòlta di Roma, per condurvi la figura delCristo risorto, che doveva esser posta nella Minerva. Giunta la statua in Roma nell'aprile seguente, Pietro, avendo commissione di ritoccarla, la stroppiò in alcune parti, come nel piede destro e nella mano destra, onde Michelangelo pregò Federigo Frizzi, scultore fiorentino dimorante in Roma, che volesse rimediarvi; ed egli in questo si portò tanto bene, che in tutto soddisfece al Buonarroti.
318.Giovanni di Baldassarre, bravo ed ingegnoso orafo fiorentino, dettoil Piloto, fu amico di Michelangelo, e lo accompagnò fino a Venezia nella sua fuga da Firenze al tempo dell'assedio. Fu anche amico del Cellini, il quale parla di lui più volte nella suaVita, come pure lo ricorda il Vasari. Morì di ferite nel 1536.
319.Michelangelo fa il proprio nome e il cognome, schizzando un angelo, cioè testa e ali, e tre palle, due appaiate ed una che sta loro sopra.
320.Fattucci, altre volte nominato.
321.E qui disegna con la penna una macina.
322.È questi il cardinale Domenico Grimani, veneziano, patriarca d'Aquileia e vescovo di Porto, al quale Michelangelo aveva promesso di dipingere un quadretto per tenere nel suo studio. La lettera del Cardinale al Buonarroti è dell'undici di luglio 1523.
323.Fu già pubblicata per la prima volta neiMonumenti del Giardino Puccini: Pistoia, tip. Cino, 1845, in-8º, e poi nelProspetto cronologico della Vita e delle opere di Michelangelo Buonarroti. Vedi Vasari, Le Monnier, vol. XII, pag. 361.
324.Domenico di Giovanni di Bertino Fancelli, scarpellino da Settignano, nato nel 1464. Costui aveva fantasia di voler essere scultore, e qualche volta Michelangelo si pigliava spasso di lui, vedendolo lavorare.
325.Il cardinale Giulio de' Medici, eletto papa col nome di Clemente VII il 19 di novembre 1523.
326.Di questa lettera è un'altra bozza, di poco variata, nel detto Archivio Buonarroti.
327.Stefano di Tommaso, il quale lasciata l'arte sua del miniare si era dato all'architettura; e Michelangelo si servì di lui nel muramento della Cappella de' sepolcri medicei, non senza averne ricevuto dispiaceri, come vedremo più innanzi. Morì il 10 dicembre del 1534.
328.È noto che nell'anno 1503 Pietro Soderini, gonfaloniere perpetuo della Repubblica di Firenze, allogò a dipingere l'una metà della Sala del Consiglio nel palazzo della Signoria a Lionardo da Vinci, e l'altra a Michelangelo; e che per fare queste loro opere aveva il Buonarroti disegnato il famoso cartone con un episodio della guerra di Pisa, e il Vinci dipinto il suo, dove era un gruppo di cavalieri che combattevano per l'acquisto d'una bandiera. Una delle cose più notabili in questo racconto è il dirsi che Giulio II mandò un uomo apposta a Firenze a richiedere Michelangelo, e condurlo a Roma. Il che non si legge in nessuno de' suoi biografi.
329.Allogati a Michelangelo con deliberazione de' 24 di aprile 1503. Ma di queste dodici figure che dovevano andare in Santa Maria del Fiore in luogo delle antiche pitture degli Apostoli fatte da Bicci di Lorenzo, è noto che Michelangelo non ne cominciò che una sola, la quale è il San Matteo, oggi conservata, appena abbozzata, nell'Accademia delle Belle Arti di Firenze.
330.Atalante, figliuolo naturale di Manetto Migliorotti fiorentino, nacque nel 1466 e fu scolare di Lionardo da Vinci nel sonare il liuto. Giovanetto di circa sedici anni fu condotto dal Vinci a Milano, allorchè egli andò alla corte di Lodovico il Moro. Atalante fino dal 1513 era uno de' soprastanti alla fabbrica di San Pietro, nel qual ufficio durava ancora nel 1516. Le sue memorie non vanno oltre il 1535.
331.Il contratto è dell'8 di luglio 1516, e fu stipulato tra Lionardo Grosso, dettoil Cardinale Aginensis, nipote di papa Giulio, e Lorenzo Pucci, cardinale del titolo de' Santi Quattro, esecutori testamentari di papa Giulio, da una parte, e Michelangelo dall'altra; il quale si obbligò di fare la detta sepoltura secondo un nuovo disegno e modello, dentro il termine di nove anni e per il prezzo di sedici mila cinquecento ducati, compresi i 3500 già ricevuti.
332.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 708. Altra bozza della precedente.
333.Vedi quello che intorno a maestro Bernardino è stato detto a pag. 75,nota2, di questa Raccolta.
334.Stefano miniatore, andato a Carrara per conto dei marmi delle sepolture medicee.
335.Questa bozza di lettera è scritta dietro una di Lionardo sellaio, del 28 dicembre 1523.
336.Si chiamava per proprio nome Andrea di Cristofano, e fu famigliare, commensale e calzaiuolo di papa Leone, colla provvisione di sei ducati al mese, accresciuta poi fino a otto e mezzo.
337.È scritta dietro il disegno di numero 112.
338.Stefano miniatore.
339.Di questa lettera, il cui originale è tra gli altri preziosi manoscritti posseduti da Lord Ashburnham, io debbo la copia alla molta cortesia del detto nobilissimo signore, al quale per tanta liberalità non posso fare a meno di rendere qui quelle pubbliche grazie e maggiori che io so.
340.Della sepoltura di papa Giulio.
341.Il Rettore dell'Arte de' Giudici e Notai.
342.Cioè,crediti di Monte.
343.A questa rispose il Fattucci con una del 21 di luglio del detto anno dove parla del mandare a Carrara pe' marmi e delle sepolture de' Papi.
344.Scritto con matita rossa a grandi lettere.
345.Frammento di lettera pubblicato dal Duppa infac-similenellaVita di Michelangelo: Londra, 1807, e ristampato da Domenico Campanari nella suaIllustrazione del ritratto di Vittoria Colonna.
346.Della sepoltura di papa Giulio.
347.In testa di questa lettera si legge di mano di Michelangelo: «A dì 24 dicembre. Copia d'una mandata a ser Giovan Francesco, a Roma nel 1524.»
348.Salviati.
349.Intendi:della sepoltura di papa Giulio.
350.Di questo contratto non si trova lo strumento nell'Archivio Buonarroti, nè altrove, che io sappia.
351.Credo il ritratto di esso Anton Francesco, stupenda opera, che oggi si crede perduta; se forse non è quello dipinto da Bastiano, che si vede a' Pitti nella cameradella Giustiziasotto il num. 409.
352.Di cognome Dini, morto nel sacco di Roma.
353.Forse il già detto ritratto dell'Albizzi.
354.Copia di mano d'Antonio Mini.
355.Dei papi Pio II e Pio III, le quali allora erano in San Pietro, ed oggi si vedono in Sant'Andrea della Valle.
356.Di questa lettera è nell'Archivio Buonarroti una bozza della mano di Michelangelo.
357.Questa strana idea era veramente venuta in mente al Papa, il quale ne scrisse a Michelangelo e ne fece scrivere dal Fattucci. Ma poi non se ne fece altro.
358.Intendi:la porta a San Gallo.
359.Era fantasia di Michelangelo, e in questo il Papa s'accordava volentieri, di fare nella Cappella di San Lorenzo sei sepolture: due de' Magnifici, ossia di Lorenzo vecchio e di Giuliano suo fratello; due de' Duchi, Lorenzo d'Urbino e Giuliano di Nemours; e due dei papi, Leone e Clemente. Ma perchè il luogo non pareva tanto capace, e perchè Michelangelo fu dipoi in altri lavori occupato, egli fece solamente le sepolture de' Duchi colle figure sopra i cassoni; e delle tre statue che dovevano andare sull'altare della detta Cappella, abbozzò appena quella della Nostra Donna, e le altre due de' Santi Cosimo e Damiano fece condurre di marmo, secondo il suo disegno, dal Montorsoli. Oltre le figure che dovevano ornare i cassoni per le dette sei sepolture, aveva pensato Michelangelo di porre in terra quelle di quattro Fiumi. Ed un modelletto di terra di uno di questi Fiumi io credo, senza nessun dubbio, che sia quello posseduto dal chiarissimo cav. Emilio Santarelli, scultore fiorentino.
360.Pare che in questa lettera si parli del gruppo diSansone che abbatte un Filisteo, tre anni dopo allogato a Michelangelo, cioè nel luglio del 1528; e che egli non fece. Ebbelo poi a fare il Bandinelli: ed è il gruppo d'Ercole e Cacco, che si vede ancora presso le scale del Palazzo Vecchio.
361.In testa della presente lettera è scritto dalla medesima mano di Michelangelo: «Copia d'una mandata a Giovanni Spina, a dì dieci novembre del 1526.»
362.È la risposta di Michelangelo alla lettera di ser Marcantonio, che è sotto.
363.Questa lettera è importantissima sotto ogni rispetto, conoscendosi chiaramente per essa e dalla bocca medesima di Michelangelo, che egli fuggì di fatto da Firenze, non perchè gli mancasse l'animo a durare nella difesa della patria; ma perchè temè di capitar male per opera de' suoi nemici di dentro.
364.Michelangelo il Giovane ha scritto dietro la lettera: «Dettemela non mi ricordo chi: credo il canonico Nori.»
365.Pubblicata dal Gaye.Carteggio inedito d'Artisti, ec., tomo III, pag. 373.
366.Quando, fuggito da Firenze, fu sul finire del settembre 1529 a Venezia.
367.È tolta dal codice autografo dellePoesiedi Michelangelo conservato nell'Archivio Buonarroti, ed è scritta sotto il madrigale che comincia:Se 'l fuoco alla bellezza fusse equale.
368.A questa lettera Sebastiano rispose a' 25 di marzo del 1532.
369.Intendi per conto della sepoltura di papa Giulio, avendone Michelangelo fatta in Roma nuova convenzione cogli agenti del Duca d'Urbino mediante strumento del 29 d'aprile 1532.
370.Altra bozza della lettera precedente.
371.Forse intende di dire che sarebbe lecito di chiamareamicocolui, al quale si è donata la propria amicizia.
372.Altra bozza della medesima lettera.
373.Francesco di Bernardo Galluzzi fino dal 1525 teneva a pigione una casa in via Ghibellina, che fu già abitazione di Michelangelo, e ne pagava 22 fiorini larghi d'oro in oro l'anno.
374.Delle sepolture medicee.
375.Questa bozza di lettera pare che sia del 28 luglio 1533, leggendosi in una di Sebastiano del 25 luglio che i detti Madrigali erano stati musicati da Costanzo Festa e dal Concilion, eccellentissimi maestri di quei tempi, e cantori della Cappella papale: de' quali Madrigali aveva Sebastiano dato due copie a messer Tommaso de' Cavalieri.
376.Altro principio della precedente lettera.
377.Se queste lettere fossero veramente, come appariscono, indirizzate al Cavalieri, noi non sapremmo spiegare certe espressioni usate da Michelangelo; come:Luce del secol nostro unica al mondo: che non ha pari nè simile a sè; anzi rispetto al Cavalieri, giovane ancora, e sebbene non senza qualche ingegno, pure di troppo minore di quelle lodi, esse ci parrebbero non che eccessive, ma ancora strane. Solamente, tenendo che in realtà le lettere, o almeno il loro contenuto, dovessero per mezzo di messer Tommaso essere comunicate alla Vittoria Colonna, quelle espressioni si spiegano. Certo Michelangelo non poteva con verità dire di esseremolto inferioreal Cavalieri, come benissimo poteva e con ragione riconoscersi tale appetto alla Colonna. Pure sarà sempre in qualche modo oscuro, come Michelangelo per far conoscere l'affetto suo, che egli non dubita di chiamaregrandissimo, anzi smisurato amore, verso quella nobilissima e virtuosa donna, stimasse migliore espediente, almeno in su i principii di quello, di significarlo per lettere scritte ad altri, piuttostochè indirizzate a lei. La quale non si può credere che non accogliesse volentieri le dichiarazioni d'amicizia di Michelangelo; perchè alla Colonna più che le lodi del mondo dovevano fare più dolce forza, e meglio contentare il suo cuore di donna e di letterata, quelle sincere e spontanee del grande artista, al quale avevano portato e portavano altissima reverenza ed amore fino i Papi ed i Monarchi.
378.La lettera è stracciata da una parte. A questa rispose l'Angiolini con una sua de' 18 ottobre.
379.Sotto Michelangelo stesso vi ha aggiunto: «Copia d'una lettera al Figiovanni il sopradetto dì.»
380.Turini da Pescia.
381.Partì per Roma sul fine di quel mese.
382.È stampata nel libro I a pag. 287 dellaNuova scelta di Lettere di diversi nobilissimi ingegni, ec., fatta da messer Bernardino Pino: Venezia, 1574, in-8º. Fu poi ristampata nel vol. II dellePittoriche: ed è in risposta ad una dell'Aretino del 13 di settembre del detto anno, dove vorrebbe che Michelangelo seguisse un suo concetto circa al modo di rappresentare in pittura ilGiudizio.
383.È in risposta ad una del Martelli, e si trova copiata nel Libro de'Capitoli dell'Accademia degli Umidi: manoscritto originale nella Nazionale di Firenze, classe VII, codice IV, 2. Si legge ancora tra lePittoriche, vol. VI, pag. 98 (Edizione del Silvestri): ma oltre essere un po' rammodernata, manca dell'anno e del luogo. Nella stampa la lettera dal Martelli diretta a Michelangelo è del 4 dicembre 1540. Perciò o è sbagliata la data di questa, o di quella di Michelangelo.
384.Intendi:Madrigale.
385.Giannotti.
386.È nel codice autografo dellePoesiedi Michelangelo sotto il madrigale:Per c'al superchio ardore.
387.Parla della ratificazione del contratto stipulato coll'oratore del Duca d'Urbino a' 20 d'agosto 1542 per conto della sepoltura di papa Giulio II.
388.Nel Codice detto, sotto il madrigale:Non è senza periglio Il tuo volto divino.
389.Nel Codice detto, sotto la poesia:Spargendo il senso il troppo ardor cocente.
390.Arcadelt o Arcadente, musico eccellente fiammingo, il quale, al pari del Festa e del Concilion, aveva messo in musica alcuni madrigali di Michelangelo.
391.Da Montauto.
392.Bracci.
393.Con contratto del 16 di maggio 1542 il Buonarroti aveva allogato a maestro Giovanni de' Marchesi da Saltri, scarpellino abitante in Roma, ed a Francesco d'Amadore dettol'Urbino, suo servitore, il resto del lavoro del quadro della sepoltura di papa Giulio che doveva andare in San Pietro in Vincoli. Ma essendo nata differenza fra maestro Giovanni e Francesco, ed avendo essi di comune consenso ceduto a Michelangelo la detta opera; egli di nuovo la riallogò a loro nel giugno di detto anno, con altri patti e convenzioni. E perchè la differenza che era tra loro consisteva più che in altro nella quantità del lavoro che ciascuno pretendeva di avere fatto in quell'opera, furono chiamati a stimarlo tre maestri, i quali dettero il loro lodo agli otto di luglio seguente. Ma siccome di questo lodo pare che non fossero in tutto rimasti contenti Giovanni e l'Urbino, restando sempre qualche cagione di lite tra loro; così Michelangelo vi mise di mezzo Luigi del Riccio, perchè vedesse modo di accordarli. Il secondo contratto e il lodo sono riferiti dal Gaye nel vol. II delCarteggio inedito, ec., pag. 293 e seg.
394.Questo spazio è nell'originale.
395.Il foglio è lacero.
396.È scritta di mano di Luigi del Riccio, e trovasi nel codice 303 della classe XXXVII della Biblioteca Nazionale di Firenze. Fu pubblicata dal Gaye nel vol. II delCarteggio inedito, ec., pag. 297.
397.Nell'occhietto: «1542. Copia d'una scritta data messer Michelagnolo Buonarroti a messer Piergiovanni, guardaroba di Nostro Signore, a dì 20 di luglio 1542.»
398.Aliotti, guardaroba del Papa, e vescovo di Forlì.
399.Questa lettera, nella quale Michelangelo dà un minuto ragguaglio delle cose che gli accaddero per conto della sepoltura di papa Giulio II, si trova in copia, forse di mano di Luigi del Riccio, nel cod. 1401 della cl. VIII della Biblioteca Nazionale di Firenze. Essa fu pubblicata per la prima volta da Sebastiano Ciampi (Firenze, Passigli, 1834, in-8º), e poi ristampata nelCommentario alla Vita di Michelangelo Buonarroti, vol. XII, pag. 312, dell'Opera del Vasari, edita in Firenze dal Le Monnier. Il Ciampi, mancando la lettera di data, argomentò che fosse stata scritta tra il 1535 e il 1536; ma è chiaro per certissimi riscontri che essa è dell'ottobre 1542. Quanto al Monsignore, al quale pare che sia indirizzata, fu congetturato che fosse Marco Vigerio, vescovo di Sinigaglia, stato mediatore tra Michelangelo e il Duca d'Urbino, perchè questi si risolvesse a mandare la desiderata ratificazione del contratto stipulato in Roma a' 20 d'agosto 1542, per la sepoltura suddetta. Forse potrebbe essere il cardinale Ascanio Parisani, il quale per commissione del Papa aveva scritto al Duca, perchè désse qualche assetto alla faccenda di Michelangelo. Ma forse questa lettera fu scritta ad uno de' tanti prelati che erano nella Corte di Paolo III; forse fu data allo stesso Del Riccio, perchè poi la leggesse al Papa. Non è poi dubbio che essa non fosse veramente dettata da Michelangelo, apparendovi manifesta la forma che egli soleva dare a' suoi pensieri; e che solamente al copiatore, cioè al Del Riccio, si possono attribuire certe dichiarazioni oziose ed inutili, le quali misero in sospetto il Gaye della sua autenticità.
400.È quello del 29 d'aprile 1532.
401.Giovanmaria Della Porta, che ebbe parte principale nella stipulazione di quel contratto.
402.Francesco Maria Della Rovere.
403.Girolamo Tiranno.
404.Creato vescovo di Corsica nel dicembre del 1520.
405.Manca nel codice questoinnecessario.
406.Cioè, il contratto del 20 d'agosto 1542.
407.Di questi tre Brevi non si conosce che quello degli 8 luglio 1506, col quale Michelangelo è invitato a ritornare a Roma, assicurandolo che non sarebbegli dato molestia.
408.Copia di Luigi del Riccio.
409.Forse Tommaso Cortesi da Prato.
410.Federigo Cesi, poi cardinale di San Pancrazio.
411.Copia di mano di Luigi del Riccio.
412.Montemelini, perugino.
413.In questa lettera si parla della fortificazione di Borgo ordinata da papa Paolo III, per la quale fu richiesto il consiglio di molti uomini intendenti della materia, tra i quali Michelangelo. Il capitano Montemelini era d'un parere, e d'un altro Iacopo Castriotto. Michelangelo, per quanto apparisce, si accostava all'opinione di quest'ultimo, che fu poi seguitata dal Papa.
414.Questa lettera, che certamente è scritta a papa Paolo, sebbene manchi d'indirizzo, parla del cornicione del Palazzo Farnese, per il quale fu disputa tra Michelangelo e il Sangallo, architetto di quello. È noto che al Papa piacque sopra gli altri il modello fatto dal Buonarroti, secondo il quale fu poi costruito il detto cornicione. Che questa lettera sia veramente scritta dalla mano di Michelangelo, non ci pare da mettere in dubbio; solamente dubitiamo che non sia stata composta da lui, parendoci d'una forma spesso non solo diversa da quella di Michelangelo, ma ancora dalla toscana.
415.Era stato gravemente ammalato in casa degli Strozzi, e già era corsa voce che egli fosse morto.
416.Rontini, medico.
417.Mercanti fiorentini nel Banco degli Strozzi in Roma.
418.Questa stessa fu pubblicata dal Gaye,Carteggio inedito, ec., vol. II, da una copia di mano di messer Luigi del Riccio, che è tra i manoscritti della Biblioteca Nazionale di Firenze.
419.Dall'autografo dellePoesie, sotto il madrigale:S'è ver come che dopo il corpo viva.
420.Giannotti, il quale fece tre sonetti in morte di Cecchino Bracci, che sono stampati nella edizione delle sueOpere politiche e letterarie, fatta in Firenze da L. F. Polidori, coi tipi del Le Monnier nel 1850. De' tre, quello che a Michelangelo pareva il più bello, come pare anche a noi, è il sonetto che comincia:Messer Luigi mio, di noi che fia.
421.Pubblicata anche questa dal Gaye, Op. cit., traendola da una copia di mano di Luigi del Riccio, che è tra i manoscritti della Biblioteca Nazionale di Firenze.
422.Dall'autografo dellePoesie, sotto il madrigale che comincia:Non può per morte già chi qui mi serra. Questo madrigale o epitaffio fu fatto con molti altri dal Buonarroti per Cecchino di Zanobi Bracci, fiorentino, giovanetto bellissimo, grandemente amato dal Del Riccio suo parente e da Michelangelo, e morto di sedici anni in Roma l'otto di gennaio 1545. Volle il Del Riccio fargli un deposito di marmo, e Michelangelo a sua preghiera ne diede il disegno. I madrigali in lode del Bracci si leggono nella bellissima edizione di tutte lePoesiedel Buonarroti, fatta, secondo gli autografi, in Firenze nel 1863, dal mio carissimo amico e collega cav. Cesare Guasti. In questa lettera il Buonarroti spiega il concetto del madrigale suddetto.
423.Sotto la poesia:Dal Ciel fu la beltà mia diva e 'ntera.
424.Lunghezzachiamavasi una villa posseduta dagli Strozzi nelle vicinanze di Roma.
425.Sotto la poesia:Nella memoria delle cose belle; nel detto codice dellePoesie.
426.Nel detto codice autografo dellePoesie, sotto il madrigale:Non sempre al mondo è sì pregiato e caro.
427.Giuliano de' Medici, fratello di Lorenzino, uccisore del duca Alessandro, e Roberto degli Strozzi, fratello di Pietro e di Leone.
428.Della sepoltura di papa Giulio.
429.È copia di mano di Luigi del Riccio. Fu pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 305.
430.La Cappella Paolina.
431.Dal detto codice dellePoesie, sotto il sonetto:Per esser manco almen, Signora, indegno.
432.Pubblicata nelleLettere pittoriche, vol. I, pag. 9; ma quivi è indirizzata a un signor Marchese. Nell'Archivio Buonarroti è una copia tratta dal codice Vaticano dellePoesie, secondo la quale si dà la presente.
433.Il Condivi e il Vasari parlano del disegno di un Crocifisso fatto da Michelangelo per la Colonna, che si dice conservarsi ora nella Galleria di Oxford. E da una lettera della stessa Colonna, apparirebbe che Michelangelo, oltre il disegno, le dipingesse ancora un quadro col medesimo soggetto.
434.Cavalieri.
435.Veramente lo perdè un anno dopo. Vedi a questo proposito quel che è stato detto nellanotaalla lettera CLXXIX di questa Raccolta.
436.Bracci. Esso fu sepolto in Santa Maria in Aracœli con questo epitaffio:Francisco · Braccio · Florentino · nobili adolescenti · immatura morte · prærepto · anno agenti XVI · die VIII · Januarii · MDXLV.
437.A proposito delle possessioni de' Corboli offerte in compera a Michelangelo, vedi le sue lettere al nipote Lionardo sotto i numeriCLXI,CLXIIIeCLXIVdi questa Raccolta.
438.È in risposta ad una di Francesco I, re di Francia, dell'otto di febbraio 1546, stata più volte pubblicata, cioè: nel 1823 a Roma dal De Romanis nell'opuscolo per le nozze Cardinali-Bovi, intitolato:Alcune Memorie di Michelangelo Buonarroti da' Manoscritti. Poi dal barone Alfredo Reumont nell'operetta:Ein Beitrag zum Leben Michelangelo Buonaroti's: Stuttgart, 1834; quindi infac-similedall'Artaud, nell'opera:Machiavel, son génie et ses erreurs: Paris, 1835, vol. II, pag. 252. In terzo luogo nelCatalogue du Musée Wicar à Lille, stampato nel 1856; nel qual Museo se ne conserva l'originale. E finalmente da Eugenio Piot, insieme con molte altre lettere, nelCabinet de l'Amateur: Année 1861 et 1862, pag. 151. Ma il re Francesco non ebbe tempo di veder soddisfatto questo suo desiderio, perchè si morì l'anno seguente, nè forse Michelangelo avrebbe potuto attenere le sue promesse, essendo stato creato poco dopo Architetto di San Pietro.
439.Parlasi in questa lettera della stampa d'una pittura di Michelangelo. Forse è ilGiudiziodella Sistina intagliato da Enea Vico, forse è una delle stampe di Giulio Bonasone.
440.Il presente ordine di pagamento si trova nell'Archivio di Santa Maria Nuova di Firenze: Eredità Galli-Tassi: Carte degli Ulivieri.