Chapter 4

VostroMichelagnioloscultore in Roma.

Museo Britannico.Di Firenze,    (1516).

A Lodovico a Settigniano.

Carissimo padre. Io mi maravigliai molto de' casi vostri l'altro dì, quando non vi trovai in casa; e adesso sentendo che voi vi dolete di me, e dite che io v'ò cacciato via, mi maraviglio più assai; perchè io so certo che mai dal dì che io nacqui per insino adesso, fu nell'animo mio di far cosa nè picola nè grande che fussi contra di voi, e sempre tutte le fatiche che io ho soportate, l'ò soportate per vostro amore: e poi che io sono tornato da Roma in Firenze, sapete che io l'ò sempre presa per voi, e sapete che io v'ò rafermo ciò che io ò; e' non è però molti dì quando voi avevi male, che io vi dissi e promessi di non vi mancar mai con tutte le mia forze i' mentre che io vivo, e così vi rafermo. Ora mi maraviglio che voi abiate sì presto dimenticato ogni cosa. Voi m'avete pure sperimentato già trenta anni, voi e' vostri figliuoli, e sapete che io ò sempre pensato e fattovi, quand'io ò potuto, del bene. Come andate voi dicendo che io v'ò cacciato via? Non vedete voi fama che voi mi date, che e' si dica che io v'ò cacciato via? Non mi manca altro, oltra gli afanni che ò dell'altre cose, e tutti gli ò per vostro amore! Voi me ne rendete buon merito! Ora sia la cosa come si vuole: io voglio darmi ad intendere d'avervi fatto sempre vergognia e danno; e così come se io l'avessi fatto, io vi chieggo perdonanza. Fate conto di perdonare a un vostro figliuolo che sia sempre vissuto male e che v'abi fatti tutti e' mali che si possono fare in questo mondo: e così di nuovo vi prego che voi mi perdoniate, come a un tristo che io sono, e non vogliate darmi costassù questa fama che io v'abbi cacciato via, perchè la m'importa più che voi non credete: io son pur vostro figliuolo!

L'aportatore di questa sarà Rafaello da Gagliano. Io vi prego per l'amore di Dio e non per mio, che voi vegniate insino a Firenze, perchè ò andar via, e òvi a dire cosa che importa assai e non posso venire costassù. E perchè io ò inteso diPietro[44]che sta meco, per le sua parole propie certe cose che non mi piacciono, io lo mando stamani a Pistoia e non tornerà più dove me, perchè io non voglio che e' sia la rovina di casa nostra: e voi tutti che sapevi che io non sapevo e' sua portamenti, dovevi più tempo fà avisarmi e non sarebe nato tanto scandolo.

Io son sollecitato d'andar via, e non son per partirmi se io non vi parlo e non vi lascio qui in casa. Io vi prego che voi lasciate andar tutte le passione, e che voi vegniate.

VostroMichelagnioloin Firenze.

Museo Britannico.Di Carrara, (dopo il 20 di settembre 1516).

A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.

Carissimo padre. A questi dì ò avuto per un fratello del Zara[45]una lettera di Gismondo, per la quale ò inteso come siate tutti sani, salvo che Buonarroto che à pure esso male della gamba. N'ò avuto passione, perchè dubito con medicine non se la guasti: e come io dissi a lui, non farei altro che tenerla calda e riguardarsi e lasciar fare alla natura.

Delle cose mia di qua per ancora non ò fatto niente. Ò messo a cavare in molti luogi e spero, se sta buon tempo, infra dua mesi avere a ordine tutti e mia marmi. Dipoi piglierò partito di lavorargli o qua, o a Pisa, o io me n'anderò a Roma. Qua sarei stato volentieri a lavorargli, ma mi è stato fatto qualche dispiacere; i' modo che io ci sto con sospetto. Non altro. Attendete a stare in pace, che io ò speranza che le cose anderanno bene. Una lettera che sarà in questa, vi prego la suggiellate e fatela dare a Stefano sellaio che la mandi a Roma.

VostroMichelagnioloin Carrara.

Museo Britannico.Di Carrara,    (1517).

A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.

Carissimo padre. Io mando costà Piero che sta meco, pel mulo. Prego gniene diate, e come torna qua con esso, me ne verrò costà a starmi tutto agosto per fare el modello di San Lorenzo,[46]e mandarlo a Roma, come ho promesso. Non altro.

VostroMichelagnioloin Carrara.

Museo Britannico.Di Carrara, di luglio 1517.

A Lodovico Buonarroti in Firenze.

Carissimo padre. I' ò ricevuto per maestro Andrea[47]una vostra lettera, per la quale intendo come avete avuto un poco di male: e 'l simile di Buonarroto. N'ò avuto passione: pure bisognia aver pazienzia. Riguardatevi più che potete. Io ò mandato costà Pietro che sta meco, pel mulo, perchè mi voglio partire di qua. Però vi prego gniene diate. Non altro. Delle cose mia fo el meglio che io posso. Infra venti dì spero esser costà.

VostroMichelagnioloin Carrara.

Museo Britannico.Di Firenze, (di giugno 1523).

A Lodovico Buonarroti a Settigniano.

Reverendissimo padre. I' ò stamani per una vostra una buona nuova, e questo è che e' mi pare che voi non vi contentiate del contratto[48]che s'è fatto a questi dì tra noi. Io me ne contento molto manco, e priegovi che voi acordiate questi altri, che io son sempre parato a disfarlo, perchè io non ò el modo a pagare e' danari a Gismondo e non àrei aconsentito a tal contratto, se voi non mi avessi promesso d'aiutargli pagare. Però sanza andare a ufficiali, venite a posta vostra, che voi mi fate un gran piacere, e cavatemi d'un grande alberinto; e non bisognierà che voi andiate a altro ufficiale, perchè i' ò più bisognio di danari che di vostri poderi. Non vi rispondo alle altre cose, se non che voi facciate tanto quant'e' ben vi viene.

VostroMichelagnioloin Firenze.

Io vi mando Mon'Agniola a posta, per non avere altri, acciò che voi sapiate presto che a me torna un gran danno questo contratto; e sapete che io non lo potevo fare, ma fècilo per farvi bene: se non vi torna bene, io vi prego che e' si disfaccia, perchè i' ò bisognio de' mia danari, come è detto.

Museo Britannico.Di Firenze, (del giugno 1523).[49]

A Lodovico Buonarroti a Settigniano.

Lodovico. Io non rispondo a la vostra, se non a quelle cose che mi paiono necessarie; dell'altre io me ne' fo' beffe. Voi dite che non potete riscuotere le vostre page del Monte, perchè io ò fatto dire el Monte in me. Questo non è vero, e bisognia che a questo io vi risponda, perchè voi sappiate che voi siate ingannato da chi voi vi fidate, che l'à forse riscosse e aoperatosele, e a voi fa intender questo per sua comodità. Io non ò fatto dire el Monte in me, nè lo potrei fare, quando volessi; ma è ben vero che presente Rafaello da Gagliano, el notaio mi disse: io non vorrei ch'e' tua frategli facessero qualche contratto di questo Monte, che doppo la morte di tuo padre tu non ce lo trovassi: e menommi al Monte e fecemi spendere quindici grossoni e fecevi porre una condizione che nessuno lo potessi vendere i' mentre che voi vivevi: e voi ne siate usofruttuario mentre che voi vivete, come dice el contratto che voi sapete.

Io v'ò chiarito del contratto, ciò è di disfarlo a posta vostra, poi che voi non ve ne contentate. Io v'ò chiarito del Monte e potetelo vedere a posta vostra; io ò fatto e disfatto sempre come voi avete voluto: io non so più quello che voi volete da me. Se io vi dò noia a vivere, voi avete trovato la via di ripararvi, e rederete quella chiave del tesoro che voi dite che io ò; e farete bene: perchè e' si sa per tutto Firenze come voi eri un gran rico e come io v'ò sempre rubato, e merito la punizione: saretene molto lodato! Gridate e dite di me quello che voivolete, ma non mi scrivete più, perchè voi non mi lasciate lavorare: che a me bisognia ancora scontare ciò che voi avete avuto da me da venticinque anni in qua. Io non ve lo vorrei dire: non posso fare che io non ve lo dica. Abbiatevi cura e guardatevi da chi voi v'avete a guardare; chè e' non si muore più d'una volta, e non ci si ritorna a raconciar le cose malfatte. Avete indugiato alla morte a fare simil cose! Idio v'aiuti.

Michelagniolo.

Museo Britannico.Di Firenze, (del giugno 1523).

[50]Lodovico! A quelle cose che la ragione vuole che io vi risponda, io vi rispondo: dell'altre io me ne fo beffe. Voi dite che io ò fatto dire el Monte i' me e che voi non potete avere le vostre page. El Monte, non è vero che io l'abbi fatto dire in me, nè potrei senza voi farlo, e le page vostre io non ve le posso impedire. Sì che andate per esse, e vedrete che io dico el vero. È ben vero che 'l Monte non lo potete vendere, perchè l'avete venduto a me. L'altre cose fatele come voi dite, perchè e' si sa per tutto Firenze che voi eri rico e che io v'ò sempre rubato, e merito la punizione.

FINE DELLE LETTERE AL PADRE.


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