NOTE:1.Vedi la LetteraCXXVII, a pag. 150.2.È la LetteraCDLX, a pag. 520.3.E qui per soddisfazione dell'animo mio riconoscente e per sentimento di giustizia debbo dichiarare che nella fatica del copiare le Lettere del Carteggio di Michelangelo nell'Archivio Buonarroti, mi hanno prestato non piccolo aiuto i miei cari amici cav. Carlo Pini, e cav. Iacopo Cavallucci; e che il padre don Gregorio Palmieri benedettino, a mia preghiera, e coll'annuenza cortese del padre abate di San Paolo suo superiore, si è sottoposto amorevolmente al disagio del viaggio da Roma a Londra, per copiare i Ricordi ed altre scritture, meno le Lettere, che si conservano tra i manoscritti di Michelangelo nel Museo Britannico. A' quali tutti io rendo pubblicamente le maggiori e migliori grazie.4.Raffaello Riario, detto il Cardinale di San Giorgio. Era Michelangelo da poco più d'un anno in Roma, statovi condotto da un gentiluomo del detto Cardinale, al quale Baldassarre del Milanese aveva venduto per cosa antica unCupidodi marmo scolpito dal Buonarroti. Il Condivi ed il Vasari dicono che il Cardinale, per essere persona poco intendente, ma invero molto affezionata alle cose dell'arte, non aveva fatto fare nulla a Michelangelo: ma da una lettera dell'artista a Lorenzo di Pier Francesco de' Medici, scritta da Roma ai 2 di luglio del 1496, la quale sarà ripubblicata più innanzi, si raccoglie invece che il Cardinale, comprato un pezzo di marmo, gli aveva commesso di scolpirvi una figura al naturale; e dalla presente lettera si conosce che egli restava ancora ad avere da lui per conto di questo lavoro; il quale, non sapendosi che cosa rappresentasse, è difficile di poter rintracciare se sia ancora in essere, e dove oggi si trovi.5.Questo Consiglio d'Antonio Cisti merciaio aveva un credito di novanta fiorini d'oro larghi contro Lodovico Buonarroti, e per questo conto era lite tra loro. Finalmente a' 14 d'ottobre del 1499 si accordarono nel modo stesso che Michelangelo disapprovava, cioè che Lodovico pose condizione, che così si chiamava la cessione della riscossione delle paghe, a favore del detto Consiglio, per altrettanta somma sopra 312 fiorini che Lodovico aveva al Monte della dote di Madonna Lucrezia Ubaldini da Gagliano sua seconda moglie. Pare che Consiglio fosse poi pagato del suo credito; perchè si trova che il primo di marzo del 1502 rinunziò alla detta condizione.6.Il Vasari non ricorda altri lavori fatti da Michelangelo per Piero de' Medici, se non una statua di neve nel cortile della sua casa. Ma da questa lettera si caverebbe che Piero gli avesse commesso una figura di marmo, il cui soggetto non si conosce. Si può congetturare che la figura che Michelangelo cavava per suo piacere nel pezzo di marmo da lui comprato, fosse ilCupidoche poi acquistò quell'Jacopo Gallo, al quale il Buonarroti scolpì ancora ilBacco, oggi nella Galleria di Firenze, quivi pervenuto fino dal 1572 per acquisto fattone dal principe Don Francesco de' Medici collo sborso di dugento quaranta ducati dagli eredi del detto Jacopo.7.Questa lettera è stata pubblicata, ma non intiera, tra iDocumentiallaVita di Michelangeloscritta da Ermanno Grimm, Annover, 1864, pag. 696.8.Michele di Piero di Pippo detto Battaglino, scarpellatore da Settignano, che poi fu a Carrara a cavare i marmi per conto della facciata di San Lorenzo.9.QuestaNostra Donnadi bassorilievo, alta poco più d'un braccio, nella quale Michelangelo, secondo il Vasari, volle contraffare la maniera di Donatello, fu donata da Lionardo suo nipote al duca Cosimo, avendone prima fatto fare un getto di bronzo. Ritornò poi in casa Buonarroti, dove tuttavia si conserva insieme col getto di bronzo, per dono fattone nel 1617 dal Granduca a Michelangelo il Giovane.10.Dalle cose dette in questa lettera, apparisce che Michelangelo seguita, contro il suo costume, il computo romano piuttostochè il fiorentino.11.Lapo d'Antonio di Lapo, scultore fiorentino, fino dal 1491 era tra i maestri agli stipendii dell'Opera del Duomo di Firenze. Scolpì nel 1505 la sepoltura di marmo di messere Antonio da Terranova, Spedalingo di Santa Maria Nuova. A' 10 di dicembre del 1506 ebbe licenza dagli Operai di assentarsi dall'Opera per andare a Bologna. Nato nel 1465, visse fino al 1526 in circa.Lodovico di Guglielmo del Buono fu di cognome Lotti, e nacque in Firenze nel 1458. Nella sua prima gioventù stette all'orafo nella bottega di Antonio del Pollaiuolo; poi si diede a far di getto, e fu maestro delle artiglierie della Repubblica fiorentina. Nel 1516 fuse una campana, e due candelieri di bronzo pel Duomo. Da lui nacque Lorenzo, detto Lorenzetto, scultore, del quale scrisse il Vasari.12.Messer Angelo di Lorenzo Manfidi da Poppi in Casentino era stato eletto secondo araldo fino dal 1500 per aiuto di messer Francesco Filareti, primo araldo e suo suocero; e morto, poco dopo il 1505, messer Francesco, eragli succeduto in quell'ufficio, nel quale durò fino ai 18 di settembre 1527, che morì.L'Araldo della Signoria, che faceva parte della famiglia di Palazzo, era un ufficiale, nel quale in processo di tempo si riunirono le incombenze che avevano in antico il Sindaco e Referendario del Comune, ed il Cavaliere di Corte o Buffone della Signoria. A questo ufficio erano sempre eletti uomini che avessero qualche spirito di poesia, perchè era loro commesso di comporre canzoni morali o storiche da recitarsi alla mensa dei Signori. E restano ancora poesie, parte a stampa e parte a penna, composte e recitate dagli Araldi; i quali cominciando dal 1350 durarono fino al 1539, e tra questi, come componitori di versi, sono più noti, Antonio di Matteo di Meglio, Anselmo Calderoni, Gio. Batta dell'Ottonaio e maestro Jacopo del Bientina, che fu l'ultimo. Negli ultimi tempi l'ufficio dell'Araldo consisteva più specialmente nel guidare tutte le cerimonie occorrenti per ricevere i grandi personaggi che capitavano con ufficio pubblico in Firenze, e gli ambasciatori de' Potentati e delle Signorie; e nel tenere un libro, dove brevemente era registrata la venuta e il ricevimento loro. Tra gli Araldi, Francesco Filarete, il primo a cui fu commesso di formare questo registro, fu anche intendente di architettura, e si trova che egli nel celebre concorso del 1490 per la facciata di Santa Maria del Fiore, presentò un suo disegno; e comparisce insieme col detto messer Angelo tra coloro che furono chiamati a dire del luogo più conveniente pelDaviddi Michelangelo.13.Pittore ed amicissimo del Buonarroti, dal quale ebbe commissione di trovare de' giovani pittori che volessero andare a Roma per mostrargli il modo del lavorare in fresco, avendo egli allora a dipingere la vôlta della Sistina.14.Forse Piero d'Argenta.15.Monna Cassandra di Cosimo Bartoli, rimasta vedova fino dal 18 di giugno del 1508 di Francesco Buonarroti fratello di Lodovico, aveva un piato col cognato e coi nipoti, per cagione della sua dote, non ostante che Lodovico e i figliuoli avessero rinunziato all'eredità del fratello e dello zio. Come finisse questo loro piato, non si sa. Morì monna Cassandra a' 3 di luglio del 1530.16.Vedi più innanzi una fierissima e stupenda lettera di Michelangelo a questo suo fratello.17.La più parte delle lettere di Michelangelo manca di data. E noi l'abbiamo supplita, o desumendola da alcuni fatti, a cui esse accennano, o congetturandola per altri riscontri. Di più vogliamo avvertire che esse lettere scritte secondo il computo fiorentino, che cominciava l'annoab incarnatione, cioè a' 25 di marzo, sono state ridotte allo stile comune.18.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 704.19.Pubblicata in parte dal Grimm, Op. cit., pag. 702.20.Intendi la pittura della vôlta della Cappella Sistina.21.Jacopo detto l'Indaco fu uno de' pittori chiamati da Michelangelo a Roma, perchè gli mostrassero il modo del lavorare in fresco. Questo Jacopo, di cui scrive il Vasari, fu figliuolo di Domenico di Stefano Rossegli: nacque nel 1466, e morì l'8 di maggio del 1530. Fra iRicordidi Michelangelo nell'Archivio Buonarroti è la bozza de' patti a' pittori che sarebbero andati a Roma per detto effetto; essa dice così:Pe' garzoni della pittura che s'ànno a far venire da Fiorenza, che saranno garzoni cinque, ducati venti d'oro di Camera per uno: con questa condizione, cioè, che quando e' saranno qua, e che saranno d'accordo con esso noi, che i detti ducati venti per uno che gli àranno ricevuti, vadino a conto del loro salario; incominciando detto salario il dì che e' si partono da Fiorenza per venire qua. E quando non sieno d'accordo con esso noi, s'abbi a esser loro la metà di detti danari per le spese che àranno fatto a venire qua e per il tempo.22.Con contratto del 5 giugno 1501, Michelangelo s'era obbligato col cardinale Francesco Piccolomini di Siena, che fu poi papa Pio III, di scolpire quindici statue di marmo per la sua cappella nel Duomo senese. Tra le condizioni del contratto l'una era, che il Cardinale prestava a Michelangelo cento ducati d'oro in oro larghi, i quali egli avrebbe scontati nelle tre ultime figure. Ma non avendo finito il lavoro, Michelangelo restava tuttavia debitore cogli eredi del Cardinale di que' cento ducati, nè gli pagò se non negli ultimi anni della sua vita. Il contratto di questa allogazione è pubblicato a pagina 19 del tomo III de'Documenti per la Storia dell'Arte Senese, raccolti ed illustrati dal dottor Gaetano Milanesi. Siena, per Onorato Porri, 1856, in-8º.23.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 705.24.La vôlta della Cappella Sistina cominciata a dipingere il 10 di maggio 1508, come si ha da un Ricordo di Michelangelo, fu scoperta dopo diciassette mesi e venti giorni di lavoro, la mattina d'Ognissanti del 1509.25.Fino dal tempo che Michelangelo cominciò in Roma la sepoltura di papa Giulio, egli era tornato in una casa avuta dal Papa, della quale pagava la pigione e dove lavorava i marmi fatti condurre per quell'opera da Carrara. Ma per la nuova convenzione stipulata agli 8 di luglio del 1516, tra il Buonarroti e gli esecutori testamentari di papa Giulio, fu concesso a Michelangelo di abitare quella casa gratuitamente, per nove anni (che tanti doveva durare quel lavoro fino all'ultima sua perfezione), cominciando dal 1513, ossia dal tempo che per conto della detta sepoltura fu stipulata la seconda convenzione, la quale restò annullata colla nuova. Nel cui transunto scritto in volgare dalla mano stessa di Michelangelo, la casa è così descritta:Una chasa con palchi, sale, chamere, terreni, orto, pozzi, e sui altri habituri, posta in Roma in nella regione di Treio(Trevi)apresso alle cose di Ieronimo Petrucci da Velletri, apresso alle cose di Pietro de' Rossi, dinanzi la via pubblica, adpresso a Santa Maria del Loreto: confini dirieto, apresso le cose delli figlioli di messer Carlo Crispo, apresso le cose di messer Pietro Paluzzi, e la via pubblica dirieto risponde la piaza di San Marco.Il suo possesso fu poi contrastato a Michelangelo, quando nel 1525 e nel 1542 furono stipulati nuovi contratti con Francesco Maria e Guidobaldo duchi di Urbino.26.Buonarroto indugiò più che non desiderava Michelangelo a pigliar moglie, perchè solamente nel 1516 sposò la Bartolomea di Ghezzo della Casa con dote di 500 fiorini di suggello, da lui confessata a' 19 di maggio del detto anno per strumento rogato da Ser Andrea Caiani.27.Scultore da Settignano, che poi lavorò nella Sagrestia nuova di San Lorenzo. Morì nel 1551.28.Parla della sepoltura di papa Giulio.29.Così è replicato nell'autografo.30.Così sta nell'autografo.31.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 706.32.Dopo la vôlta, Michelangelo doveva dipingere anche le facce della Cappella, com'era di patto: ma poi, perchè papa Giulio fu da altre e più gravi faccende distratto, ed in ultimo se ne morì, la cosa non andò più innanzi.33.Il Papa era partito di Roma ai primi giorni di settembre del 1510 per andare all'impresa di Ferrara.34.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 706.35.Pubblicata, ma non intiera, dal Grimm, Op. cit., pag. 704.36.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 707.37.Così sta nell'autografo.38.Figliuolo di quel Consiglio merciaio che piatì con Lodovico, come è stato detto indietro.39.Raffaello di Giorgio Ubaldini da Gagliano, parente di Lodovico Buonarroti.40.Michelangelo comprò dallo Spedale di Santa Maria Nuova un campo che era di Piero Strozzi, di staia otto, posto nel popolo di Santo Stefano in Pane, luogo detto Stradella, con strumento del 20 maggio 1512, rogato da ser Giovanni da Romena; e pe' rogiti dello stesso notaio, sotto dì 28 del detto mese ed anno, comprò dal medesimo Spedale un podere con casa da signore e da lavoratore posto nel detto popolo, luogo detto la Loggia.41.Nell'autografo:tere.42.Allude al miserando sacco di Prato, dove entrarono gl'Imperiali, mossi per rimettere i Medici in Firenze, il 29 di agosto del 1512, e vi stettero fino al 19 settembre seguente. Di questo sacco si legge in tutte le storie del tempo.43.Forse costui è quell'Alonso Berrugnete, o Berughetta, come lo chiamavano gl'Italiani, pittore, scultore ed architetto celebre, nato nel 1480. Essendo in Firenze, fece una copia del cartone di Michelangelo, e tirò innanzi, ma non finì del tutto, una tavola cominciata da Filippino Lippi per l'altare maggiore della chiesa di San Girolamo alla Costa di San Giorgio.44.Pietro d'Urbano da Pistoia, garzone di Michelangelo.45.Lo Zara da Settignano si chiamava per proprio nome Domenico, e noi crediamo che egli sia Domenico di Sandro di Bartolo Fancelli, valente scultore, il quale nacque nel 1469, e morì in Saragozza di Spagna nel 1519, dopo aver fatto il suo testamento rogato a' 19 d'aprile del detto anno da ser Michele da Villanuova, notaio spagnuolo. Domenico è l'autore del superbo monumento sepolcrale inalzato nella chiesa di San Tommaso de' Domenicani d'Avila al principe Giovanni, figliuolo unico del re Ferdinando il Cattolico. Ebbe commissione nel 15 di luglio 1518 di scolpire pel prezzo di 2100 ducati d'oro un altro monumento non meno magnifico pel cardinale Ximenes, arcivescovo di Toledo. Ma egli appena aveva cominciato a farne il disegno, che se ne morì, e quel lavoro fu allogato al celebre Bartolommeo Ordognez, scultore spagnuolo, il quale non potè condurlo a fine, essendosi infermato a Carrara, e quivi morto a' 10 dicembre del 1520. Fratello di Domenico Fancelli fu Giovanni parimente scultore che aiutò ne' detti lavori Domenico e l'Ordognez, e morì nell'aprile del 1522, lasciando erede Sandro suo figliuolo che seguitò l'arte del padre e dello zio. (Vedi Andrei canonico Pietro:Sopra Domenico Fancelli e Bartolomeo Ordognez Spagnuolo, ec.Memorie estratte da documenti inediti. Massa, tip. Frediani, 1871, in-8º; e Campori Giuseppe:Memorie biografiche degli Scultori, Architetti, Pittori, ec.,nativi di Carrara e di altri luoghi della provincia di Massa, ec. Modena, Vincenzi, 1873, in-8º.)46.Michelangelo aveva dato a fare a Baccio d'Agnolo il modello di legname, secondo il suo disegno, della facciata di S. Lorenzo. Ma essendo quel lavoro riuscito, come dice lo stesso Michelangelo,una cosa da fanciulli, egli ne fece uno di terra, e per mezzo di Pietro d'Urbano suo garzone lo mandò a Roma al Papa e al Cardinale de' Medici gli ultimi di dicembre del 1517.47.Ferrucci, scultore da Fiesole, il quale a' 12 di luglio era partito da Firenze e andato a Carrara per intendere da Michelangelo i particolari dei fondamenti da farsi alla facciata di San Lorenzo.48.Nel contratto tra Michelangelo e Gismondo suo fratello, rogato da ser Niccolò Parenti sotto dì 16 di giugno 1523, per cagione della parte che spettava a Gismondo ed agli altri suoi fratelli sopra l'eredità della loro madre; Michelangelo si obbligò di pagare dentro due anni al detto Gismondo 500 fiorini d'oro in oro larghi, i quali poi sborsò a' 5 di maggio del 1525.49.La lettera, secondo il solito di Michelangelo, non ha nota nè di luogo nè di tempo: pure si può stabilire essere stata scritta nel giugno del 1523, perchè il contratto o lodo, di cui qui si ragiona, fu rogato a' 16 del detto mese da ser Niccolò di Antonio Parenti, come si rileva dal Libro del Monte segnato C. 2, N. 976, dell'anno 1514, dove sotto il 22 di giugno 1523 fu posta condizione a' fiorini 312, 10 larghi della dote della Lucrezia di Antonio da Gagliano, moglie di Lodovico Buonarroti, che non si potesse fare contratto di detta somma senza licenza di detto Michelangelo, il quale dopo la morte di Lodovico potesse di tal credito e posta fare in ogni tempo la sua volontà.50.Questo non è altro che il principio un po' diverso della lettera precedente.51.Federigo di Filippo scultore fiorentino, il quale poi racconciò la statua del Cristo risorto che è alla Minerva di Roma, fatta da Michelangelo, e stata guasta da Pietro da Pistoia suo scolare.52.Da Genazzano, generale degli Agostiniani.53.Intendi che furono condannati alla gogna, colla mitera di carta in capo.54.Questa lettera parla, come è chiaro, del Savonarola, ed è scritta, sebbene sia con carattere contraffatto ad arte, da Michelangelo, sotto il falso nome di Piero. Il direcaro fratello, che così ti stimo,Racomandami a tutti voi e massime a Lodovico mio padre, che così lo stimo, ci scopre quel che vorrebbe e non vorrebbe nascondere Michelangelo, cioè che egli stesso è colui che scrive.55.Balducci fiorentino, mercante in Roma.56.Vedi la lettera precedente scritta sotto nome diPiero, dove appunto è detto a Buonarroto che attenda ad imparare.57.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 697.58.Così nell'autografo, ma deve direAldobrandini, come apparisce dalle lettere seguenti a Buonarroto.59.Dopochè Michelangelo, pieno di sdegno per l'ingiuria ricevuta da papa Giulio di averlo fatto cacciare bruttamente di palazzo, si fu partito a furia da Roma, e ritornato a Firenze; nè i brevi del Papa, nè le lettere degli amici e de' cortigiani, nè le esortazioni del gonfaloniere Piero Soderini avevano potuto per parecchi mesi ottenere che egli si risolvesse ad affrontare la grandeira di Secondo. Ma entrato il Papa trionfalmente a Bologna il 10 di novembre 1506, dopo la cacciata de' Bentivogli, bisognò all'ultimo che Michelangelo si arrendesse alla volontà di Giulio, ed a' consigli del Soderini; il quale, per vincere la paura dell'Artista, lo accompagnò con lettera pubblica del 27 di quel mese. La partenza dunque di Michelangelo alla volta di Bologna deve essere stata o nel medesimo giorno o nel seguente. Giunto egli alla presenza del Pontefice, e chiestogli umilmente perdono, fu da Giulio restituito nell'antica grazia, e commessogli di fare di bronzo la sua immagine per essere posta sulla facciata di San Petronio. Dalle lettere di Michelangelo al padre ed al fratello Buonarroto si rileva che egli, messosi tosto all'opera, aveva già condotto di terra la sua figura nell'aprile del 1507; che negli ultimi giorni del giugno seguente la gittò; che il getto gli riuscì non troppo bene, essendochè, sia per difetto di metallo, sia per la mala sua fusione, la figura non era venuta che dal mezzo in giù: onde gli convenne rigittare di sopra, e finire di riempire la forma.La statua di papa Giulio, di grandezza più d'un uomo e del peso di 17 mila libbre, fu lavorata da Michelangelo in una stanza del Paviglione vecchio dietro a San Petronio, e fusa col metallo d'una campana che era nella torre de' Bentivogli e di una bombarda del Comune di Bologna. Fu tirata su nella facciata di San Petronio a' 21 di febbraio del 1508, e poi a' 30 di dicembre del 1511 venne gettata a terra, e spezzata per ordine degli Otto della guerra del Comune di Bologna. (Vedi Potestà Bartolomeo,Intorno alle due statue erette in Bologna a Giulio II.AttieMemoriedella Regia Deputazione di Storia patria per le provincie di Romagna. Anno VII, pag. 105.)60.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 698.61.Cioè a' 29 di gennaio, se sta bene il conto.62.Intendi,mentre che io lavoravo.63.Di qui la presente lettera (la quale è dello stesso giorno e non fa che ripetere le cose dette nella precedente) è pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 699.64.Di Lapo d'Antonio di Lapo scultore e di Lodovico di Guglielmo Lotti orafo e maestro di getti, e delle cagioni per le quali essi furono cacciati via, è stato discorso lungamente dallo stesso Michelangelo nella lettera IV a Lodovico Buonarroti suo padre.65.Che fu a' 22 di febbraio di quell'anno.66.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.67.Così sta; ma è evidente che doveva dire 1507, anche secondo il computo fiorentino, usato quasi sempre da Michelangelo, fuorchè nelle lettere a Lionardo suo nipote e ad altri scritte da Roma negli ultimi suoi anni.68.Baglioni, nato nel 1462 e morto nel 1543. Fu intagliatore eccellentissimo di legname, e buono architetto, del quale si può vedere quello che scrive il Vasari.69.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.70.È questi maestro Bernardino d'Antonio dal Ponte di Milano, il quale nel 1504 fu condotto agli stipendi della Repubblica di Firenze, come maestro d'artiglieria: e stette in questo servizio fino al 1512. Doveva essere persona assai valente nell'arte sua, se Michelangelo diedegli a gettare di bronzo la sua statua di papa Giulio, e Gio. Francesco Rustici gli allogò nel 1509 il getto di quelle che egli fece per una delle porte di San Giovanni. Nel 1512 gettò di bronzo la graticola della nuova Cappella del Palazzo pubblico, e parimente rifece di bronzo il cartoccio della base delDaviddel Verrocchio. La licenza data a maestro Bernardino di andare a Bologna da' Signori e Collegi, è del 7 di maggio 1507.71.Piero Soderini, gonfaloniere perpetuo della Repubblica.72.In parte pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.73.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.74.Manca la sottoscrizione.75.Così nella lettera autografa, e doveva dire,si partì.76.Salvestro, figliuolo di Giovanni e nipote di Antonio e di Piero del Pollaiuolo, nacque nel 1472. Pare che esercitasse l'orafo, e fosse anche maestro di getti. Era già morto nel 1533.77.Tommaso di Balduccio di Rinaldo Balducci, uno dei comandatori di Palazzo. I comandatori (praeceptores) erano sei, ed in antico si cavavano dai berrovieri del capitano della Famiglia di Palazzo. Il loro ufficio era di portare ambasciate, e comandamenti de' Priori e del Gonfaloniere così a' cittadini, come agli ufficiali della Repubblica. La Famiglia di Palazzo si componeva dell'araldo, dello spenditore, dello speziale, del barbiere, del maestro temperatore dell'orologio pubblico, di dodici mazzieri, di nove donzelli, di sei trombatori, di otto trombetti, di tre pifferi, di un cennamellario, di un naccherino, d'un appuntatore, di sessantotto famigli del Rotellino, portati poi fino a novanta, di quattro famigli de' Cancellieri, di dodici custodi di Palazzo, di quattro campanari, di un cuoco, di due guatteri, d'uno zanaiuolo e di un acquaiuolo. Tommaso Balducci aveva oltre a ciò la custodia delle spalliere e degli arazzi della Signoria, e teneva insieme coll'Araldo le chiavi della Sala del Papa in Santa Maria Novella, dove si conservava il cartone di Michelangelo.78.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 701.79.Per fuggire inutili e noiose ripetizioni, vaglia qui di dichiarare una volta per sempre, che alla mancanza di data nelle lettere di Michelangiolo; copiate dagli autografi del Museo Britannico in servigio della presente edizione; abbiamo supplito con quella che dietro la lettera si trovava segnata dalla mano di Buonarroto.80.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 701.81.Di qui è pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 701.82.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 702.83.Francesco Alidosi.84.Strozzi, nella bottega del quale stava Buonarroto.85.Tre giorni dopo questa lettera, ossia a dì 21 di febbraio del detto anno, la figura del Papa era tirata su e posta nella facciata di San Petronio.86.Manca in questa lettera la sottoscrizione.87.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 703.88.Il cartone della guerra di Pisa.89.La ripudia dell'eredità di Francesco Buonarroti suo zio, morto il 18 di giugno 1508, fu fatta da Michelangelo a' 27 di luglio dello stesso anno, con strumento rogato da ser Giovanni di Guasparre da Montevarchi, notaio fiorentino. La medesima ripudia avevano fatta il giorno innanzi Lodovico padre di Michelangelo, e i suoi fratelli, per carta rogata da ser Antonio di ser Stefano da Portico.90.Scarpellino e padre di Bernardino nominato indietro nelle lettere a Lodovico.91.Cioè, messere Angelo Araldo e Tommaso comandatore che tenevano le chiavi della Sala del Papa in Santa Maria Novella, dove si conservava il cartone della guerra di Pisa.92.Pubblicata in parte dal Grimm, Op. cit., pag. 703.93.Pubblicata nelCabinet de l'Amateurdel Piot, vol. II, ed in parte dal Grimm, Op. cit., pag. 703.94.Strozzi: quel medesimo nella cui bottega di arte di lana si riparava Buonarroto.95.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 705.96.Pubblicata, ma non intiera, dal Grimm, Op. cit., pag. 708.97.Lorenzo Pucci, fiorentino, poi cardinale del titolo de' Santiquattro.98.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 708.99.L'Araldo.100.Intendi,le terre.101.Idiotismo fiorentino perbisogna.102.La mossa alla volta della Toscana delle genti spagnole, la presa e il miserando sacco dato da loro a Prato, e la deposizione del gonfaloniere Piero Soderini, avevano portato grandissima alterazione in Firenze. Alle quali cose accenna Michelangelo in questa lettera.103.Rientrarono in Firenze a' 12 di quel mese.104.Di questa lettera è una copia lacera di mano forse di uno de' fratelli di Michelangelo, nella quale è posto dopo il 30 luglio l'anno 1513.105.Michele di Piero da Settignano, detto Battaglino, del quale è stato parlato indietro.106.Abbiamo ragione di credere che questi sia Bartolommeo di Chimenti di Frosino da Settignano.107.Nell'Opera di Santa Maria del Fiore.108.Così nell'autografo.109.Sta così nell'autografo.110.Ripetizione dell'autografo.111.Strozzi.112.Da Settignano.113.Intendi quello della sepoltura di papa Giulio, ripreso da Michelangelo dopo la morte del detto Papa.114.Da ciò si rileva che papa Leone aveva già cominciato a ragionare del lavoro della facciata di San Lorenzo.115.Intendi de' denari depositati presso lo Spedalingo di Santa Maria Nuova.116.Scritta da Michelangelo a Filippo Strozzi.117.Era la strada che i Consoli dell'Arte della Lana avevano fatto fare per condurre i marmi dalle cave di Pietrasanta e di Seravezza, scoperte allora e cominciate ad esercitare. Ed in questa impresa erano molto incaloriti papa Leone e il cardinale Giulio de' Medici, volendo non esser più obbligati a servirsi de' marmi di Carrara. Ma Michelangelo vedeva la cosa per altro verso, e si piegava di mala voglia al desiderio del Papa e del Cardinale, stimando che i marmi di Carrara fossero di altra qualità e migliori di quelli di Pietrasanta, e dubitando di non dispiacere al marchese Alberigo Malaspina; il quale poi che seppe la cosa, n'ebbe tanto sdegno, che voltò in odio la benevolenza fino allora sempre dimostrata verso Michelangelo, che ne ebbe poi a patire per questa cagione molti dispetti e soperchierie.118.Strozzi.119.Bernardino di Pier Basso, ricordato altre volte.120.Di Pietrasanta e di Seravezza.121.Dopo la morte di papa Giulio, Leonardo Grosso Della Rovere detto il Cardinale Aginense, e Lorenzo Pucci, datario, poi cardinale Santiquattro, avendo come suoi esecutori testamentarii avuto commissione di procurare che la sepoltura del Papa si facesse, fermarono a questo effetto con Michelangelo per istrumento del 6 di maggio 1513, rogato da Francesco Vigorosi notaio dell'Auditore della Camera Apostolica, una nuova convenzione, colla quale egli si obbligava di finire quel lavoro dentro sette anni, per il prezzo di sedicimila cinquecento ducati, computati i tremila ducati avuti innanzi da papa Giulio; col patto che di questi danari gli dovessero essere pagati ducati dugento al mese per due anni, e per gli altri cinque anni che restavano, ducati centotrenta mensuali, fino al compimento della detta somma. La forma della sepoltura era un quadro veduto solamente da tre faccie, appiccandosi la quarta al muro. In essa dovevano andare ventotto figure di tutto tondo e maggiori del naturale, oltre tre storie di marmo o di bronzo, secondochè meglio fosse piaciuto. Ma tre anni dopo, e così a' dì 8 di luglio del 1516 con contratto stipulato tra i detti esecutori testamentarii e Michelangelo, rogato da Albizo di Ser Francesco Seralbizi notaio fiorentino dimorante in Roma, fu fatta nuova convenzione, cassando la precedente, nella quale Michelangelo prometteva di dare finita l'opera, secondo un nuovo modello e disegno da lui presentato, per il medesimo prezzo di sedicimila scudi, e dentro lo spazio di nove anni. In questo nuovo disegno le figure di tutto tondo erano ventidue, oltre cinque storie di bronzo in bassorilievo. Ma questa magnifica opera andò poi per le successive convenzioni del 1532 e del 1542 tanto ristringendosi, che all'ultimo le 28 statue della prima convenzione, e le 22 della seconda furono ridotte a sette, e delle storie non se ne fece niente.122.Domenico Fancelli, scultore fiorentino, ricordato altre volte.123.Benedetto di Bartolommeo da Rovezzano, scultore.124.Perchè morto Lodovico XII, era succeduto Francesco I.125.Domenico Fancelli, scultore, soprannominato il Zara, come è stato già detto indietro.126.È certo che Michelangelo aveva promesso di fare un quadro di pittura a Pier Francesco Borgherini, e di questo si parla anche nelle lettere di Buonarroto suo fratello e di Lionardo sellaio: però il soggetto è ignoto. Ma poi si vede che Michelangelo non ne fece altro; anzi propose al Borgherini di dare a fare il quadro ad Andrea del Sarto, del quale pare che egli non restasse troppo soddisfatto. Nondimeno diede a dipingere a lui, al Pontormo e al Granacci per ornamento d'una sua camera alcune tavolette con i fatti di Giuseppe Ebreo. Delle quali tavolette, quattro sono oggi nella R. Galleria degli Uffizi comprate nel 1584 dal Granduca Francesco: le due d'Andrea per 360 scudi e le altre del Pontormo per 90.127.Cioè l'accordo tra Francesco I e papa Leone, nel quale erano compresi, oltre la Repubblica di Firenze, ancora Giuliano e Lorenzo de' Medici.128.Era Spedalingo di Santa Maria Nuova messer Lionardo Buonafede.129.Papa Leone entrò in Firenze a dì 30 di novembre, e ne partì a' dì 3 del mese seguente.130.Buonarroto scrisse a Michelangelo a' 7 di novembre che Lodovico loro padre a' primi di quel mese si era ammalato d'untrabocco di scesa, cioè d'una portata di catarro al petto, come si direbbe oggi; ma che allora era un po' migliorato. E in un'altra lettera del 18 dello stesso mese dice che, secondo l'avviso del medico, egli era fuori di pericolo.131.Il foglio è lacero e frammentato. Quel poco che si vede stampato in corsivo ci siamo ingegnati di supplirlo per via di congettura e coll'aiuto del contesto.132.La strada che facevano fare i Consoli dell'Arte della lana e gli Operai di Santa Maria del Fiore per condurre alla marina i marmi della nuova cava di Seravezza. Michelangelo domandava che i Consoli con loro partito dessero a lui il cottimo, e tutta la cura di quel lavoro.133.Donato Benti, scultore fiorentino, e molto amico di Michelangelo.134.Pietro d'Urbano da Pistoia suo garzone.135.Messer Vieri de' Medici.136.Finalmente i Consoli dell'Arte della lana e gli Operai di Santa Maria del Fiore, adunatisi la mattina del 22 d'aprile di quell'anno, vinsero il partito, che la esecuzione della strada di Pietrasanta per condurre i marmi della nuova cava, scoperta da pochi anni, fosse commessa a Michelangelo, dandogli piena autorità di fare tutto quello che egli avesse riputato utile ed opportuno per questo effetto.137.L'Opera di Santa Maria del Fiore.138.Il terreno da Santa Caterina comprato dal Capitolo di Santa Maria del Fiore. Vedi a pag. 141.139.Di Piero da Settignano nominato più volte.140.Di Santa Maria del Fiore.141.Francesco scarpellino da Corbignano.142.Maso di Simone di Matteo detto Rubecchio, scarpellino da Settignano. Morì nell'ottobre dell'anno 1525.143.Con contratto del 17 d'aprile del 1517 Michelangelo comprò dal Capitolo di Santa Maria del Fiore un pezzo di terreno di 144 braccia, posto in Via Mozza, oggi Via San Zanobi, presso la Piazza di Santa Caterina, per fabbricarvi sopra stanze da tenere e lavorare i marmi che aveva fatto condurre per l'opera della facciata di San Lorenzo. E un anno dopo, non bastandogli al bisogno quel terreno, Michelangelo ne comprò dal detto Capitolo un altro pezzo.144.Sandro di Giovanni di Bertino Fancelli, scarpellino da Settignano, fratello di quel Domenico detto Topolino, che, come racconta il Vasari nellaVita del Buonarroti, aveva fantasia di essere valente scultore, ma era debolissimo; nato nel 1457, morì l'anno 1521.145.Fiorentino. A costui Pier Soderini, che dopo il suo esilio da Firenze dimorava in Roma, aveva commesso che facesse un disegno di un tabernacolo di marmo da inalzarsi nella chiesa delle Monache di San Salvestro in Roma, per mettervi la testa di San Giovanni Battista. Ed il disegno piaceva al Soderini; ma prima di risolversi a farlo mettere in opera, egli ed il Rosselli di comune accordo vollero intendere il giudizio di Michelangelo. Intorno a questo lavoro ci sono parecchie lettere al Buonarroti del Soderini e del Rosselli.146.Da Filicaia.147.Suo garzone.148.I Cinque Conservatori del Contado erano un Magistrato, al quale era commesso il mantenimento e la difesa della giurisdizione, confini, giuspadronati, ragioni, beni e proventi delle Comunità, Terre e Popoli del Dominio fiorentino. Nella Riforma del 1559 i Cinque del Contado e gli Otto di Pratica furono aboliti, ed in loro luogo si creò colla medesima loro autorità un altro Magistrato, che fu detto de' Nove Conservatori della Giurisdizione e Dominio.149.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 722.150.Cancelliere dell'ufficio delle Tratte.151.Dicevasitamburare, l'accusare segretamente un cittadino con denunzia scritta e messa dentro una cassetta, chiamatatamburo, appiccata presso la porta d'un ufficiale.152.Cioè il lavoro della figura di bronzo di papa Giulio.153.Annibale Bentivogli, raccolti nel Ducato di Milano seicento fanti, aveva in que' giorni tentato di rientrare in Bologna; ma Francesco Alidosi, detto il Cardinal di Pavia, che vi era legato per la Chiesa, col far tagliare la testa ad alcuni cittadini che tenevano pratica co' Fuorusciti, aveva fatto cadere d'animo i Bentivogli e i loro partigiani, e così quietato la città.154.La lettera è degli ultimi di luglio o de' primi d'agosto 1508. Vedi quella che scrive Michelangelo a Lodovico suo padre che è la VII, dove si parla appunto dei cattivi portamenti di Giansimone e de' disordini fatti da lui in casa, e delle minacce contro suo padre.155.La presente lettera, mancante al solito di data, si crede scritta ne' primi giorni d'aprile del 1532, supponendo che l'andata di Michelangelo a Roma fosse per trattare, cogli agenti del Duca d'Urbino, la faccenda della sepoltura di papa Giulio. Ed infatti a' 29 di quel mese ed anno fu stipulato nuovo contratto, col quale Michelangelo, tra gli altri patti, si obbligò a fare di sua mano sei statue, e a dare finito tutto il lavoro nello spazio di tre anni.156.Fattucci, cappellano di Santa Maria del Fiore, ed amicissimo di Michelangelo.157.Manca l'indirizzo.158.Sua nipote, e figliuola di Buonarroto.159.Anche in questa, come nella precedente, manca l'indirizzo.160.Michele di Niccolò Guicciardini, marito fino dal 1537 della Francesca sua nipote.161.Michelangelo aveva assegnato per dote alla Francesca sua nipote il podere di Pozzolatico, detto Capiteto. Ma poi se lo riprese nel 1540, mediante lo sborso di 700 ducati.162.Fattucci.163.Fattucci.164.Erano i marmi che Michelangelo aveva nella sua stanza di Via Mozza, comprati in questo anno dal duca Cosimo de' Medici, e che servirono a Baccio Bandinelli per il lavoro del Coro del Duomo. Pe' quali fu sborsato il prezzo che si dice nella lettera, finito di pagare al Buonarroti nel settembre del 1559.165.Intendi del ritratto del duca Cosimo.166.Manca l'indirizzo. Si vede bene che questa lettera fu scritta da Michelangelo, quando Lionardo andò a Roma a visitarlo dopo la grave sua malattia: il che Michelangelo ebbe molto per male.167.Ossia il provento del porto del Po a Piacenza.168.Così nell'autografo. Intendi:altrettanta somma di danari.169.Sta così nell'autografo. Ma vale l'osservazione fatta nella lettera precedente.170.Alessandro Vellutello, il cuiComento alla Divina Commediafu stampato la prima volta in Venezia dal Marcolini nel 1544.171.La sottoscrizione manca.172.Bernardino di Piero Basso, scarpellino.173.Le cantine.174.Di qui scrive il Del Riccio. Però Michelangelo sottoscrive.175.Michelangelo era stato gravissimamente malato, in modo che era venuta la nuova in Firenze della sua morte. Stette in casa degli Strozzi, ed il Del Riccio, loro ministro ed amico di Michelangelo, lo governò ed assistè con grandissima cura ed amorevolezza.176.La lettera è scritta da messer Luigi del Riccio.177.Di qui scrive Michelangelo.178.Sta così nell'autografo.179.Così si legge.180.Ossia nel Quartiere di Santa Croce.181.Da queste parole s'intende che Michelangelo credeva che veramente l'origine della sua famiglia fosse da' Conti di Canossa.182.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 737.183.Del Riccio, morto sul finire del 1546.184.Mancano le parole:a mandare.185.Manca una parola; forse,mando.186.Intendi:del tôrre moglie.187.Il porto del Po a Piacenza era stato concesso a Michelangelo da Paolo III con Breve del dì 1º di settembre 1535, affinchè colla sua entrata, che si stimava di 600 ducati all'anno, potesse essergli assicurata la metà della pensione vitalizia di 1200 ducati, assegnata a lui da papa Clemente VII. Di questa entrata però non potè Michelangelo conseguire il formale possesso prima del maggio 1538. E perchè egli, per dimorare in Roma, non poteva riscuotere i proventi di quel porto, avevalo dato in affitto a Francesco di Giovanni Durante da Piacenza. Ma Michelangelo non godè quel possesso senza contrasti e litigi: e prima per parte della signora Beatrice Trivulzio, la quale, pretendendo diritti sul fiume, vi aveva aperto un nuovo passo, e ne riscuoteva il pedaggio, con non piccolo scapito di Michelangelo; e ci volle tutta l'autorità della Camera Apostolica, perchè fosse tolto di mezzo questo inconveniente. Venne dipoi il Comune di Piacenza, che desiderava di assegnare in benefizio del proprio Studio pubblico i frutti del porto; ed in ultimo si presentarono i fratelli Baldassarre e Niccolò della Pusterla, i quali affermavano avervi diritto per concessione imperiale; e ne mossero lite, che andò assai in lungo con grande noia e sdegno di Michelangelo; sebbene Pier Luigi Farnese duca di Parma procurasse di quietarlo con buone promesse. Ma dopo la morte violenta di quel Duca, e la conseguente caduta di Piacenza nelle mani di Carlo V, la Camera Imperiale prese per suo il porto del Po, e così Michelangelo restò privato per sempre di quel contrastato provento. Intorno a questo fatto, vedi Amadio Ronchini;Michelangelo e il Porto del Po a Piacenza: negliAtti e Memorie della Deputazione di Storia patria per le Provincie Modenesi e Parmensi.188.Cioè,consumando il capitale senza frutto, per non esercitarlo.189.Giuliano, pittore. Morì d'anni 79, a' 17 di febbraio 1554.190.Così dice per svista, invece dilettere.191.Questo che segue è pubblicato dal Grimm, Op. cit., pag. 739.192.Forse,dire.193.Parla del suo cognome, il quale voleva si dicesse de'Buonarroti Simoni, per essere stati nella sua famiglia parecchi individui col nome di Simone e di Buonarroto, sebbene egli si sottoscriva sempreBuonarroti.194.Manca la sottoscrizione.195.La lettera è scritta da Bianello de le quattro Castella il dì 8 d'ottobre 1520. In essa dice il Conte, che ricercando nelle cose antiche di sua casa aveva trovato un messer Simone da Canossa essere stato nel 1250 Potestà di Firenze. Da questo messer Simone si pretendeva aver avuto principio in Firenze i Buonarroti Simoni. Pare che Michelangelo credesse a questa sua parentela coi Conti di Canossa, e il Condivi, che si sa avere scritto laVita del Buonarroti, secondo le informazioni avute in gran parte da lui, racconta la stessa cosa; come pure il Vasari, sebbene dubitativamente, il Borghini nel suoRiposo, il Varchi nell'Orazione funebre, il Mazzucchelli negliScrittori italiani, ed il Litta nellaFamiglia Buonarroti, seguitando semplicemente la tradizione. Ma la vanità di questa credenza, e come essa contraddica alla verità storica, è stata ultimamente mostrata con buone ragioni ed argomenti dal marchese Giuseppe Campori nel suoCatalogo degli Artisti italiani e stranieri negli Stati Estensi. Modena, 1855, in-8º.196.La prima parte di questa lettera è pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 731.197.Morì a' 9 di gennaio del 1548, e fu sepolto nell'avello gentilizio in Santa Croce.198.Pare che accenni alla crudele legge mandata fuori dal duca Cosimo l'undici di marzo del 1548 contro i cospiratori, i ribelli e i discendenti loro: la quale legge per essere stata compilata, secondo gl'intendimenti del Duca, da Jacopo Polverini da Prato, auditore fiscale, fu chiamataLa Polverina.199.Michelangelo, quando nel luglio del 1544 fu gravemente ammalato, stette in casa degli Strozzi.200.Ripetuto così nell'autografo.201.Tra le carte dell'Archivio Buonarroti è una copia del tempo di Michelangelo della sua natività, cavata dalleRicordanzedi Lodovico suo padre. Noi la riferiamo nella medesima forma sua, parendoci documento di qualche importanza:«Ricordo come ogi questo dì 6 di marzo 1474 mi nacque uno fanciulo mastio: posigli nome Michelagnolo; et nacque in lunedì matina innanzi di 4 o 5 ore, et nacquemi, essendo io potestà di Caprese, et a Caprese nacque e compari furno questi di sotto nominati. Battezossi addì 8 detto nella chiesa di S.toGiovanni di Caprese. Questi sono e' compari.»Don Daniello di Ser Bonaguida da Firenze, rettore di Santo Giovanni di Caprese.»Don Andrea di.... da Poppi, rettore della Badia di Diariano (Larniano?).»Giovanni di Nanni da Caprese.»Jacopo di Francesco da Casurio.»Marco di Giorgio da Caprese.»Giovanni di Biaggio da Caprese.»Andrea di Biaggio da Caprese.»Francesco di Jacopo del Anduino da Caprese.»Ser Bartolomeo di Santi del Lanse, nottaro.»Nota che addì 6 di marzo 1474 è alla Fiorentinaab incarnatione, et alla Romanaab nativitateè 1475.202.Il porto del Po. Vedi quel che è stato detto allanota1 della Lettera CLXXIX.203.Manca la sottoscrizione.204.Per costui fece Michelangelo il cartone dellaVenere baciata da Amore, dipinto poi stupendamente in tavola da Jacopo da Pontormo: ed ora si conserva nella Reale Galleria di Firenze.205.In unlibro di Ricordidi Lionardo Buonarroti, segnatoA, che tira dal 1540 al 1565, si legge a carte 92 verso, che la limosina di 50 ducati d'oro fu pagata per la figliuola di Niccolò di messer Giovanni Cerretani, accettata per monaca nel monastero di Santa Verdiana di Firenze.206.Giuliano, pittore.207.Realdo Colombo, medico celebre.208.Manca la sottoscrizione.209.Questa possessione era posta ne' popoli di San Giorgio e di San Lorenzo a Grignano, podesteria di Radda. Michelangelo la comprò per la detta somma dagli Uffiziali de' Pupilli, curatori dell'eredità di Pierantonio di Gio. Francesco de' Nobili, per contratto rogato sotto dì 18 giugno 1549 da ser Piero dell'Orafo, notaio fiorentino.210.Manca la sottoscrizione.211.Munizione, ossia,buona provvista.212.Manca la sottoscrizione.213.Così sta nell'autografo. Intendi:appresso a quelle.214.Di questa Suor Domenica parla il Busini nelle sueLettere al Varchi, e la dice donna dabbene, sensata e ben parlante. Essa si credeva profetessa, ed era per la sua bontà ascoltata volentieri e assai favorita dagli uomini più riputati che maneggiarono le cose della Repubblica nel tempo dell'assedio.215.Dice così nell'autografo.
1.Vedi la LetteraCXXVII, a pag. 150.
2.È la LetteraCDLX, a pag. 520.
3.E qui per soddisfazione dell'animo mio riconoscente e per sentimento di giustizia debbo dichiarare che nella fatica del copiare le Lettere del Carteggio di Michelangelo nell'Archivio Buonarroti, mi hanno prestato non piccolo aiuto i miei cari amici cav. Carlo Pini, e cav. Iacopo Cavallucci; e che il padre don Gregorio Palmieri benedettino, a mia preghiera, e coll'annuenza cortese del padre abate di San Paolo suo superiore, si è sottoposto amorevolmente al disagio del viaggio da Roma a Londra, per copiare i Ricordi ed altre scritture, meno le Lettere, che si conservano tra i manoscritti di Michelangelo nel Museo Britannico. A' quali tutti io rendo pubblicamente le maggiori e migliori grazie.
4.Raffaello Riario, detto il Cardinale di San Giorgio. Era Michelangelo da poco più d'un anno in Roma, statovi condotto da un gentiluomo del detto Cardinale, al quale Baldassarre del Milanese aveva venduto per cosa antica unCupidodi marmo scolpito dal Buonarroti. Il Condivi ed il Vasari dicono che il Cardinale, per essere persona poco intendente, ma invero molto affezionata alle cose dell'arte, non aveva fatto fare nulla a Michelangelo: ma da una lettera dell'artista a Lorenzo di Pier Francesco de' Medici, scritta da Roma ai 2 di luglio del 1496, la quale sarà ripubblicata più innanzi, si raccoglie invece che il Cardinale, comprato un pezzo di marmo, gli aveva commesso di scolpirvi una figura al naturale; e dalla presente lettera si conosce che egli restava ancora ad avere da lui per conto di questo lavoro; il quale, non sapendosi che cosa rappresentasse, è difficile di poter rintracciare se sia ancora in essere, e dove oggi si trovi.
5.Questo Consiglio d'Antonio Cisti merciaio aveva un credito di novanta fiorini d'oro larghi contro Lodovico Buonarroti, e per questo conto era lite tra loro. Finalmente a' 14 d'ottobre del 1499 si accordarono nel modo stesso che Michelangelo disapprovava, cioè che Lodovico pose condizione, che così si chiamava la cessione della riscossione delle paghe, a favore del detto Consiglio, per altrettanta somma sopra 312 fiorini che Lodovico aveva al Monte della dote di Madonna Lucrezia Ubaldini da Gagliano sua seconda moglie. Pare che Consiglio fosse poi pagato del suo credito; perchè si trova che il primo di marzo del 1502 rinunziò alla detta condizione.
6.Il Vasari non ricorda altri lavori fatti da Michelangelo per Piero de' Medici, se non una statua di neve nel cortile della sua casa. Ma da questa lettera si caverebbe che Piero gli avesse commesso una figura di marmo, il cui soggetto non si conosce. Si può congetturare che la figura che Michelangelo cavava per suo piacere nel pezzo di marmo da lui comprato, fosse ilCupidoche poi acquistò quell'Jacopo Gallo, al quale il Buonarroti scolpì ancora ilBacco, oggi nella Galleria di Firenze, quivi pervenuto fino dal 1572 per acquisto fattone dal principe Don Francesco de' Medici collo sborso di dugento quaranta ducati dagli eredi del detto Jacopo.
7.Questa lettera è stata pubblicata, ma non intiera, tra iDocumentiallaVita di Michelangeloscritta da Ermanno Grimm, Annover, 1864, pag. 696.
8.Michele di Piero di Pippo detto Battaglino, scarpellatore da Settignano, che poi fu a Carrara a cavare i marmi per conto della facciata di San Lorenzo.
9.QuestaNostra Donnadi bassorilievo, alta poco più d'un braccio, nella quale Michelangelo, secondo il Vasari, volle contraffare la maniera di Donatello, fu donata da Lionardo suo nipote al duca Cosimo, avendone prima fatto fare un getto di bronzo. Ritornò poi in casa Buonarroti, dove tuttavia si conserva insieme col getto di bronzo, per dono fattone nel 1617 dal Granduca a Michelangelo il Giovane.
10.Dalle cose dette in questa lettera, apparisce che Michelangelo seguita, contro il suo costume, il computo romano piuttostochè il fiorentino.
11.Lapo d'Antonio di Lapo, scultore fiorentino, fino dal 1491 era tra i maestri agli stipendii dell'Opera del Duomo di Firenze. Scolpì nel 1505 la sepoltura di marmo di messere Antonio da Terranova, Spedalingo di Santa Maria Nuova. A' 10 di dicembre del 1506 ebbe licenza dagli Operai di assentarsi dall'Opera per andare a Bologna. Nato nel 1465, visse fino al 1526 in circa.
Lodovico di Guglielmo del Buono fu di cognome Lotti, e nacque in Firenze nel 1458. Nella sua prima gioventù stette all'orafo nella bottega di Antonio del Pollaiuolo; poi si diede a far di getto, e fu maestro delle artiglierie della Repubblica fiorentina. Nel 1516 fuse una campana, e due candelieri di bronzo pel Duomo. Da lui nacque Lorenzo, detto Lorenzetto, scultore, del quale scrisse il Vasari.
12.Messer Angelo di Lorenzo Manfidi da Poppi in Casentino era stato eletto secondo araldo fino dal 1500 per aiuto di messer Francesco Filareti, primo araldo e suo suocero; e morto, poco dopo il 1505, messer Francesco, eragli succeduto in quell'ufficio, nel quale durò fino ai 18 di settembre 1527, che morì.
L'Araldo della Signoria, che faceva parte della famiglia di Palazzo, era un ufficiale, nel quale in processo di tempo si riunirono le incombenze che avevano in antico il Sindaco e Referendario del Comune, ed il Cavaliere di Corte o Buffone della Signoria. A questo ufficio erano sempre eletti uomini che avessero qualche spirito di poesia, perchè era loro commesso di comporre canzoni morali o storiche da recitarsi alla mensa dei Signori. E restano ancora poesie, parte a stampa e parte a penna, composte e recitate dagli Araldi; i quali cominciando dal 1350 durarono fino al 1539, e tra questi, come componitori di versi, sono più noti, Antonio di Matteo di Meglio, Anselmo Calderoni, Gio. Batta dell'Ottonaio e maestro Jacopo del Bientina, che fu l'ultimo. Negli ultimi tempi l'ufficio dell'Araldo consisteva più specialmente nel guidare tutte le cerimonie occorrenti per ricevere i grandi personaggi che capitavano con ufficio pubblico in Firenze, e gli ambasciatori de' Potentati e delle Signorie; e nel tenere un libro, dove brevemente era registrata la venuta e il ricevimento loro. Tra gli Araldi, Francesco Filarete, il primo a cui fu commesso di formare questo registro, fu anche intendente di architettura, e si trova che egli nel celebre concorso del 1490 per la facciata di Santa Maria del Fiore, presentò un suo disegno; e comparisce insieme col detto messer Angelo tra coloro che furono chiamati a dire del luogo più conveniente pelDaviddi Michelangelo.
13.Pittore ed amicissimo del Buonarroti, dal quale ebbe commissione di trovare de' giovani pittori che volessero andare a Roma per mostrargli il modo del lavorare in fresco, avendo egli allora a dipingere la vôlta della Sistina.
14.Forse Piero d'Argenta.
15.Monna Cassandra di Cosimo Bartoli, rimasta vedova fino dal 18 di giugno del 1508 di Francesco Buonarroti fratello di Lodovico, aveva un piato col cognato e coi nipoti, per cagione della sua dote, non ostante che Lodovico e i figliuoli avessero rinunziato all'eredità del fratello e dello zio. Come finisse questo loro piato, non si sa. Morì monna Cassandra a' 3 di luglio del 1530.
16.Vedi più innanzi una fierissima e stupenda lettera di Michelangelo a questo suo fratello.
17.La più parte delle lettere di Michelangelo manca di data. E noi l'abbiamo supplita, o desumendola da alcuni fatti, a cui esse accennano, o congetturandola per altri riscontri. Di più vogliamo avvertire che esse lettere scritte secondo il computo fiorentino, che cominciava l'annoab incarnatione, cioè a' 25 di marzo, sono state ridotte allo stile comune.
18.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 704.
19.Pubblicata in parte dal Grimm, Op. cit., pag. 702.
20.Intendi la pittura della vôlta della Cappella Sistina.
21.Jacopo detto l'Indaco fu uno de' pittori chiamati da Michelangelo a Roma, perchè gli mostrassero il modo del lavorare in fresco. Questo Jacopo, di cui scrive il Vasari, fu figliuolo di Domenico di Stefano Rossegli: nacque nel 1466, e morì l'8 di maggio del 1530. Fra iRicordidi Michelangelo nell'Archivio Buonarroti è la bozza de' patti a' pittori che sarebbero andati a Roma per detto effetto; essa dice così:Pe' garzoni della pittura che s'ànno a far venire da Fiorenza, che saranno garzoni cinque, ducati venti d'oro di Camera per uno: con questa condizione, cioè, che quando e' saranno qua, e che saranno d'accordo con esso noi, che i detti ducati venti per uno che gli àranno ricevuti, vadino a conto del loro salario; incominciando detto salario il dì che e' si partono da Fiorenza per venire qua. E quando non sieno d'accordo con esso noi, s'abbi a esser loro la metà di detti danari per le spese che àranno fatto a venire qua e per il tempo.
22.Con contratto del 5 giugno 1501, Michelangelo s'era obbligato col cardinale Francesco Piccolomini di Siena, che fu poi papa Pio III, di scolpire quindici statue di marmo per la sua cappella nel Duomo senese. Tra le condizioni del contratto l'una era, che il Cardinale prestava a Michelangelo cento ducati d'oro in oro larghi, i quali egli avrebbe scontati nelle tre ultime figure. Ma non avendo finito il lavoro, Michelangelo restava tuttavia debitore cogli eredi del Cardinale di que' cento ducati, nè gli pagò se non negli ultimi anni della sua vita. Il contratto di questa allogazione è pubblicato a pagina 19 del tomo III de'Documenti per la Storia dell'Arte Senese, raccolti ed illustrati dal dottor Gaetano Milanesi. Siena, per Onorato Porri, 1856, in-8º.
23.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 705.
24.La vôlta della Cappella Sistina cominciata a dipingere il 10 di maggio 1508, come si ha da un Ricordo di Michelangelo, fu scoperta dopo diciassette mesi e venti giorni di lavoro, la mattina d'Ognissanti del 1509.
25.Fino dal tempo che Michelangelo cominciò in Roma la sepoltura di papa Giulio, egli era tornato in una casa avuta dal Papa, della quale pagava la pigione e dove lavorava i marmi fatti condurre per quell'opera da Carrara. Ma per la nuova convenzione stipulata agli 8 di luglio del 1516, tra il Buonarroti e gli esecutori testamentari di papa Giulio, fu concesso a Michelangelo di abitare quella casa gratuitamente, per nove anni (che tanti doveva durare quel lavoro fino all'ultima sua perfezione), cominciando dal 1513, ossia dal tempo che per conto della detta sepoltura fu stipulata la seconda convenzione, la quale restò annullata colla nuova. Nel cui transunto scritto in volgare dalla mano stessa di Michelangelo, la casa è così descritta:Una chasa con palchi, sale, chamere, terreni, orto, pozzi, e sui altri habituri, posta in Roma in nella regione di Treio(Trevi)apresso alle cose di Ieronimo Petrucci da Velletri, apresso alle cose di Pietro de' Rossi, dinanzi la via pubblica, adpresso a Santa Maria del Loreto: confini dirieto, apresso le cose delli figlioli di messer Carlo Crispo, apresso le cose di messer Pietro Paluzzi, e la via pubblica dirieto risponde la piaza di San Marco.Il suo possesso fu poi contrastato a Michelangelo, quando nel 1525 e nel 1542 furono stipulati nuovi contratti con Francesco Maria e Guidobaldo duchi di Urbino.
26.Buonarroto indugiò più che non desiderava Michelangelo a pigliar moglie, perchè solamente nel 1516 sposò la Bartolomea di Ghezzo della Casa con dote di 500 fiorini di suggello, da lui confessata a' 19 di maggio del detto anno per strumento rogato da Ser Andrea Caiani.
27.Scultore da Settignano, che poi lavorò nella Sagrestia nuova di San Lorenzo. Morì nel 1551.
28.Parla della sepoltura di papa Giulio.
29.Così è replicato nell'autografo.
30.Così sta nell'autografo.
31.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 706.
32.Dopo la vôlta, Michelangelo doveva dipingere anche le facce della Cappella, com'era di patto: ma poi, perchè papa Giulio fu da altre e più gravi faccende distratto, ed in ultimo se ne morì, la cosa non andò più innanzi.
33.Il Papa era partito di Roma ai primi giorni di settembre del 1510 per andare all'impresa di Ferrara.
34.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 706.
35.Pubblicata, ma non intiera, dal Grimm, Op. cit., pag. 704.
36.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 707.
37.Così sta nell'autografo.
38.Figliuolo di quel Consiglio merciaio che piatì con Lodovico, come è stato detto indietro.
39.Raffaello di Giorgio Ubaldini da Gagliano, parente di Lodovico Buonarroti.
40.Michelangelo comprò dallo Spedale di Santa Maria Nuova un campo che era di Piero Strozzi, di staia otto, posto nel popolo di Santo Stefano in Pane, luogo detto Stradella, con strumento del 20 maggio 1512, rogato da ser Giovanni da Romena; e pe' rogiti dello stesso notaio, sotto dì 28 del detto mese ed anno, comprò dal medesimo Spedale un podere con casa da signore e da lavoratore posto nel detto popolo, luogo detto la Loggia.
41.Nell'autografo:tere.
42.Allude al miserando sacco di Prato, dove entrarono gl'Imperiali, mossi per rimettere i Medici in Firenze, il 29 di agosto del 1512, e vi stettero fino al 19 settembre seguente. Di questo sacco si legge in tutte le storie del tempo.
43.Forse costui è quell'Alonso Berrugnete, o Berughetta, come lo chiamavano gl'Italiani, pittore, scultore ed architetto celebre, nato nel 1480. Essendo in Firenze, fece una copia del cartone di Michelangelo, e tirò innanzi, ma non finì del tutto, una tavola cominciata da Filippino Lippi per l'altare maggiore della chiesa di San Girolamo alla Costa di San Giorgio.
44.Pietro d'Urbano da Pistoia, garzone di Michelangelo.
45.Lo Zara da Settignano si chiamava per proprio nome Domenico, e noi crediamo che egli sia Domenico di Sandro di Bartolo Fancelli, valente scultore, il quale nacque nel 1469, e morì in Saragozza di Spagna nel 1519, dopo aver fatto il suo testamento rogato a' 19 d'aprile del detto anno da ser Michele da Villanuova, notaio spagnuolo. Domenico è l'autore del superbo monumento sepolcrale inalzato nella chiesa di San Tommaso de' Domenicani d'Avila al principe Giovanni, figliuolo unico del re Ferdinando il Cattolico. Ebbe commissione nel 15 di luglio 1518 di scolpire pel prezzo di 2100 ducati d'oro un altro monumento non meno magnifico pel cardinale Ximenes, arcivescovo di Toledo. Ma egli appena aveva cominciato a farne il disegno, che se ne morì, e quel lavoro fu allogato al celebre Bartolommeo Ordognez, scultore spagnuolo, il quale non potè condurlo a fine, essendosi infermato a Carrara, e quivi morto a' 10 dicembre del 1520. Fratello di Domenico Fancelli fu Giovanni parimente scultore che aiutò ne' detti lavori Domenico e l'Ordognez, e morì nell'aprile del 1522, lasciando erede Sandro suo figliuolo che seguitò l'arte del padre e dello zio. (Vedi Andrei canonico Pietro:Sopra Domenico Fancelli e Bartolomeo Ordognez Spagnuolo, ec.Memorie estratte da documenti inediti. Massa, tip. Frediani, 1871, in-8º; e Campori Giuseppe:Memorie biografiche degli Scultori, Architetti, Pittori, ec.,nativi di Carrara e di altri luoghi della provincia di Massa, ec. Modena, Vincenzi, 1873, in-8º.)
46.Michelangelo aveva dato a fare a Baccio d'Agnolo il modello di legname, secondo il suo disegno, della facciata di S. Lorenzo. Ma essendo quel lavoro riuscito, come dice lo stesso Michelangelo,una cosa da fanciulli, egli ne fece uno di terra, e per mezzo di Pietro d'Urbano suo garzone lo mandò a Roma al Papa e al Cardinale de' Medici gli ultimi di dicembre del 1517.
47.Ferrucci, scultore da Fiesole, il quale a' 12 di luglio era partito da Firenze e andato a Carrara per intendere da Michelangelo i particolari dei fondamenti da farsi alla facciata di San Lorenzo.
48.Nel contratto tra Michelangelo e Gismondo suo fratello, rogato da ser Niccolò Parenti sotto dì 16 di giugno 1523, per cagione della parte che spettava a Gismondo ed agli altri suoi fratelli sopra l'eredità della loro madre; Michelangelo si obbligò di pagare dentro due anni al detto Gismondo 500 fiorini d'oro in oro larghi, i quali poi sborsò a' 5 di maggio del 1525.
49.La lettera, secondo il solito di Michelangelo, non ha nota nè di luogo nè di tempo: pure si può stabilire essere stata scritta nel giugno del 1523, perchè il contratto o lodo, di cui qui si ragiona, fu rogato a' 16 del detto mese da ser Niccolò di Antonio Parenti, come si rileva dal Libro del Monte segnato C. 2, N. 976, dell'anno 1514, dove sotto il 22 di giugno 1523 fu posta condizione a' fiorini 312, 10 larghi della dote della Lucrezia di Antonio da Gagliano, moglie di Lodovico Buonarroti, che non si potesse fare contratto di detta somma senza licenza di detto Michelangelo, il quale dopo la morte di Lodovico potesse di tal credito e posta fare in ogni tempo la sua volontà.
50.Questo non è altro che il principio un po' diverso della lettera precedente.
51.Federigo di Filippo scultore fiorentino, il quale poi racconciò la statua del Cristo risorto che è alla Minerva di Roma, fatta da Michelangelo, e stata guasta da Pietro da Pistoia suo scolare.
52.Da Genazzano, generale degli Agostiniani.
53.Intendi che furono condannati alla gogna, colla mitera di carta in capo.
54.Questa lettera parla, come è chiaro, del Savonarola, ed è scritta, sebbene sia con carattere contraffatto ad arte, da Michelangelo, sotto il falso nome di Piero. Il direcaro fratello, che così ti stimo,Racomandami a tutti voi e massime a Lodovico mio padre, che così lo stimo, ci scopre quel che vorrebbe e non vorrebbe nascondere Michelangelo, cioè che egli stesso è colui che scrive.
55.Balducci fiorentino, mercante in Roma.
56.Vedi la lettera precedente scritta sotto nome diPiero, dove appunto è detto a Buonarroto che attenda ad imparare.
57.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 697.
58.Così nell'autografo, ma deve direAldobrandini, come apparisce dalle lettere seguenti a Buonarroto.
59.Dopochè Michelangelo, pieno di sdegno per l'ingiuria ricevuta da papa Giulio di averlo fatto cacciare bruttamente di palazzo, si fu partito a furia da Roma, e ritornato a Firenze; nè i brevi del Papa, nè le lettere degli amici e de' cortigiani, nè le esortazioni del gonfaloniere Piero Soderini avevano potuto per parecchi mesi ottenere che egli si risolvesse ad affrontare la grandeira di Secondo. Ma entrato il Papa trionfalmente a Bologna il 10 di novembre 1506, dopo la cacciata de' Bentivogli, bisognò all'ultimo che Michelangelo si arrendesse alla volontà di Giulio, ed a' consigli del Soderini; il quale, per vincere la paura dell'Artista, lo accompagnò con lettera pubblica del 27 di quel mese. La partenza dunque di Michelangelo alla volta di Bologna deve essere stata o nel medesimo giorno o nel seguente. Giunto egli alla presenza del Pontefice, e chiestogli umilmente perdono, fu da Giulio restituito nell'antica grazia, e commessogli di fare di bronzo la sua immagine per essere posta sulla facciata di San Petronio. Dalle lettere di Michelangelo al padre ed al fratello Buonarroto si rileva che egli, messosi tosto all'opera, aveva già condotto di terra la sua figura nell'aprile del 1507; che negli ultimi giorni del giugno seguente la gittò; che il getto gli riuscì non troppo bene, essendochè, sia per difetto di metallo, sia per la mala sua fusione, la figura non era venuta che dal mezzo in giù: onde gli convenne rigittare di sopra, e finire di riempire la forma.
La statua di papa Giulio, di grandezza più d'un uomo e del peso di 17 mila libbre, fu lavorata da Michelangelo in una stanza del Paviglione vecchio dietro a San Petronio, e fusa col metallo d'una campana che era nella torre de' Bentivogli e di una bombarda del Comune di Bologna. Fu tirata su nella facciata di San Petronio a' 21 di febbraio del 1508, e poi a' 30 di dicembre del 1511 venne gettata a terra, e spezzata per ordine degli Otto della guerra del Comune di Bologna. (Vedi Potestà Bartolomeo,Intorno alle due statue erette in Bologna a Giulio II.AttieMemoriedella Regia Deputazione di Storia patria per le provincie di Romagna. Anno VII, pag. 105.)
60.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 698.
61.Cioè a' 29 di gennaio, se sta bene il conto.
62.Intendi,mentre che io lavoravo.
63.Di qui la presente lettera (la quale è dello stesso giorno e non fa che ripetere le cose dette nella precedente) è pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 699.
64.Di Lapo d'Antonio di Lapo scultore e di Lodovico di Guglielmo Lotti orafo e maestro di getti, e delle cagioni per le quali essi furono cacciati via, è stato discorso lungamente dallo stesso Michelangelo nella lettera IV a Lodovico Buonarroti suo padre.
65.Che fu a' 22 di febbraio di quell'anno.
66.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.
67.Così sta; ma è evidente che doveva dire 1507, anche secondo il computo fiorentino, usato quasi sempre da Michelangelo, fuorchè nelle lettere a Lionardo suo nipote e ad altri scritte da Roma negli ultimi suoi anni.
68.Baglioni, nato nel 1462 e morto nel 1543. Fu intagliatore eccellentissimo di legname, e buono architetto, del quale si può vedere quello che scrive il Vasari.
69.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.
70.È questi maestro Bernardino d'Antonio dal Ponte di Milano, il quale nel 1504 fu condotto agli stipendi della Repubblica di Firenze, come maestro d'artiglieria: e stette in questo servizio fino al 1512. Doveva essere persona assai valente nell'arte sua, se Michelangelo diedegli a gettare di bronzo la sua statua di papa Giulio, e Gio. Francesco Rustici gli allogò nel 1509 il getto di quelle che egli fece per una delle porte di San Giovanni. Nel 1512 gettò di bronzo la graticola della nuova Cappella del Palazzo pubblico, e parimente rifece di bronzo il cartoccio della base delDaviddel Verrocchio. La licenza data a maestro Bernardino di andare a Bologna da' Signori e Collegi, è del 7 di maggio 1507.
71.Piero Soderini, gonfaloniere perpetuo della Repubblica.
72.In parte pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.
73.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.
74.Manca la sottoscrizione.
75.Così nella lettera autografa, e doveva dire,si partì.
76.Salvestro, figliuolo di Giovanni e nipote di Antonio e di Piero del Pollaiuolo, nacque nel 1472. Pare che esercitasse l'orafo, e fosse anche maestro di getti. Era già morto nel 1533.
77.Tommaso di Balduccio di Rinaldo Balducci, uno dei comandatori di Palazzo. I comandatori (praeceptores) erano sei, ed in antico si cavavano dai berrovieri del capitano della Famiglia di Palazzo. Il loro ufficio era di portare ambasciate, e comandamenti de' Priori e del Gonfaloniere così a' cittadini, come agli ufficiali della Repubblica. La Famiglia di Palazzo si componeva dell'araldo, dello spenditore, dello speziale, del barbiere, del maestro temperatore dell'orologio pubblico, di dodici mazzieri, di nove donzelli, di sei trombatori, di otto trombetti, di tre pifferi, di un cennamellario, di un naccherino, d'un appuntatore, di sessantotto famigli del Rotellino, portati poi fino a novanta, di quattro famigli de' Cancellieri, di dodici custodi di Palazzo, di quattro campanari, di un cuoco, di due guatteri, d'uno zanaiuolo e di un acquaiuolo. Tommaso Balducci aveva oltre a ciò la custodia delle spalliere e degli arazzi della Signoria, e teneva insieme coll'Araldo le chiavi della Sala del Papa in Santa Maria Novella, dove si conservava il cartone di Michelangelo.
78.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 701.
79.Per fuggire inutili e noiose ripetizioni, vaglia qui di dichiarare una volta per sempre, che alla mancanza di data nelle lettere di Michelangiolo; copiate dagli autografi del Museo Britannico in servigio della presente edizione; abbiamo supplito con quella che dietro la lettera si trovava segnata dalla mano di Buonarroto.
80.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 701.
81.Di qui è pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 701.
82.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 702.
83.Francesco Alidosi.
84.Strozzi, nella bottega del quale stava Buonarroto.
85.Tre giorni dopo questa lettera, ossia a dì 21 di febbraio del detto anno, la figura del Papa era tirata su e posta nella facciata di San Petronio.
86.Manca in questa lettera la sottoscrizione.
87.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 703.
88.Il cartone della guerra di Pisa.
89.La ripudia dell'eredità di Francesco Buonarroti suo zio, morto il 18 di giugno 1508, fu fatta da Michelangelo a' 27 di luglio dello stesso anno, con strumento rogato da ser Giovanni di Guasparre da Montevarchi, notaio fiorentino. La medesima ripudia avevano fatta il giorno innanzi Lodovico padre di Michelangelo, e i suoi fratelli, per carta rogata da ser Antonio di ser Stefano da Portico.
90.Scarpellino e padre di Bernardino nominato indietro nelle lettere a Lodovico.
91.Cioè, messere Angelo Araldo e Tommaso comandatore che tenevano le chiavi della Sala del Papa in Santa Maria Novella, dove si conservava il cartone della guerra di Pisa.
92.Pubblicata in parte dal Grimm, Op. cit., pag. 703.
93.Pubblicata nelCabinet de l'Amateurdel Piot, vol. II, ed in parte dal Grimm, Op. cit., pag. 703.
94.Strozzi: quel medesimo nella cui bottega di arte di lana si riparava Buonarroto.
95.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 705.
96.Pubblicata, ma non intiera, dal Grimm, Op. cit., pag. 708.
97.Lorenzo Pucci, fiorentino, poi cardinale del titolo de' Santiquattro.
98.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 708.
99.L'Araldo.
100.Intendi,le terre.
101.Idiotismo fiorentino perbisogna.
102.La mossa alla volta della Toscana delle genti spagnole, la presa e il miserando sacco dato da loro a Prato, e la deposizione del gonfaloniere Piero Soderini, avevano portato grandissima alterazione in Firenze. Alle quali cose accenna Michelangelo in questa lettera.
103.Rientrarono in Firenze a' 12 di quel mese.
104.Di questa lettera è una copia lacera di mano forse di uno de' fratelli di Michelangelo, nella quale è posto dopo il 30 luglio l'anno 1513.
105.Michele di Piero da Settignano, detto Battaglino, del quale è stato parlato indietro.
106.Abbiamo ragione di credere che questi sia Bartolommeo di Chimenti di Frosino da Settignano.
107.Nell'Opera di Santa Maria del Fiore.
108.Così nell'autografo.
109.Sta così nell'autografo.
110.Ripetizione dell'autografo.
111.Strozzi.
112.Da Settignano.
113.Intendi quello della sepoltura di papa Giulio, ripreso da Michelangelo dopo la morte del detto Papa.
114.Da ciò si rileva che papa Leone aveva già cominciato a ragionare del lavoro della facciata di San Lorenzo.
115.Intendi de' denari depositati presso lo Spedalingo di Santa Maria Nuova.
116.Scritta da Michelangelo a Filippo Strozzi.
117.Era la strada che i Consoli dell'Arte della Lana avevano fatto fare per condurre i marmi dalle cave di Pietrasanta e di Seravezza, scoperte allora e cominciate ad esercitare. Ed in questa impresa erano molto incaloriti papa Leone e il cardinale Giulio de' Medici, volendo non esser più obbligati a servirsi de' marmi di Carrara. Ma Michelangelo vedeva la cosa per altro verso, e si piegava di mala voglia al desiderio del Papa e del Cardinale, stimando che i marmi di Carrara fossero di altra qualità e migliori di quelli di Pietrasanta, e dubitando di non dispiacere al marchese Alberigo Malaspina; il quale poi che seppe la cosa, n'ebbe tanto sdegno, che voltò in odio la benevolenza fino allora sempre dimostrata verso Michelangelo, che ne ebbe poi a patire per questa cagione molti dispetti e soperchierie.
118.Strozzi.
119.Bernardino di Pier Basso, ricordato altre volte.
120.Di Pietrasanta e di Seravezza.
121.Dopo la morte di papa Giulio, Leonardo Grosso Della Rovere detto il Cardinale Aginense, e Lorenzo Pucci, datario, poi cardinale Santiquattro, avendo come suoi esecutori testamentarii avuto commissione di procurare che la sepoltura del Papa si facesse, fermarono a questo effetto con Michelangelo per istrumento del 6 di maggio 1513, rogato da Francesco Vigorosi notaio dell'Auditore della Camera Apostolica, una nuova convenzione, colla quale egli si obbligava di finire quel lavoro dentro sette anni, per il prezzo di sedicimila cinquecento ducati, computati i tremila ducati avuti innanzi da papa Giulio; col patto che di questi danari gli dovessero essere pagati ducati dugento al mese per due anni, e per gli altri cinque anni che restavano, ducati centotrenta mensuali, fino al compimento della detta somma. La forma della sepoltura era un quadro veduto solamente da tre faccie, appiccandosi la quarta al muro. In essa dovevano andare ventotto figure di tutto tondo e maggiori del naturale, oltre tre storie di marmo o di bronzo, secondochè meglio fosse piaciuto. Ma tre anni dopo, e così a' dì 8 di luglio del 1516 con contratto stipulato tra i detti esecutori testamentarii e Michelangelo, rogato da Albizo di Ser Francesco Seralbizi notaio fiorentino dimorante in Roma, fu fatta nuova convenzione, cassando la precedente, nella quale Michelangelo prometteva di dare finita l'opera, secondo un nuovo modello e disegno da lui presentato, per il medesimo prezzo di sedicimila scudi, e dentro lo spazio di nove anni. In questo nuovo disegno le figure di tutto tondo erano ventidue, oltre cinque storie di bronzo in bassorilievo. Ma questa magnifica opera andò poi per le successive convenzioni del 1532 e del 1542 tanto ristringendosi, che all'ultimo le 28 statue della prima convenzione, e le 22 della seconda furono ridotte a sette, e delle storie non se ne fece niente.
122.Domenico Fancelli, scultore fiorentino, ricordato altre volte.
123.Benedetto di Bartolommeo da Rovezzano, scultore.
124.Perchè morto Lodovico XII, era succeduto Francesco I.
125.Domenico Fancelli, scultore, soprannominato il Zara, come è stato già detto indietro.
126.È certo che Michelangelo aveva promesso di fare un quadro di pittura a Pier Francesco Borgherini, e di questo si parla anche nelle lettere di Buonarroto suo fratello e di Lionardo sellaio: però il soggetto è ignoto. Ma poi si vede che Michelangelo non ne fece altro; anzi propose al Borgherini di dare a fare il quadro ad Andrea del Sarto, del quale pare che egli non restasse troppo soddisfatto. Nondimeno diede a dipingere a lui, al Pontormo e al Granacci per ornamento d'una sua camera alcune tavolette con i fatti di Giuseppe Ebreo. Delle quali tavolette, quattro sono oggi nella R. Galleria degli Uffizi comprate nel 1584 dal Granduca Francesco: le due d'Andrea per 360 scudi e le altre del Pontormo per 90.
127.Cioè l'accordo tra Francesco I e papa Leone, nel quale erano compresi, oltre la Repubblica di Firenze, ancora Giuliano e Lorenzo de' Medici.
128.Era Spedalingo di Santa Maria Nuova messer Lionardo Buonafede.
129.Papa Leone entrò in Firenze a dì 30 di novembre, e ne partì a' dì 3 del mese seguente.
130.Buonarroto scrisse a Michelangelo a' 7 di novembre che Lodovico loro padre a' primi di quel mese si era ammalato d'untrabocco di scesa, cioè d'una portata di catarro al petto, come si direbbe oggi; ma che allora era un po' migliorato. E in un'altra lettera del 18 dello stesso mese dice che, secondo l'avviso del medico, egli era fuori di pericolo.
131.Il foglio è lacero e frammentato. Quel poco che si vede stampato in corsivo ci siamo ingegnati di supplirlo per via di congettura e coll'aiuto del contesto.
132.La strada che facevano fare i Consoli dell'Arte della lana e gli Operai di Santa Maria del Fiore per condurre alla marina i marmi della nuova cava di Seravezza. Michelangelo domandava che i Consoli con loro partito dessero a lui il cottimo, e tutta la cura di quel lavoro.
133.Donato Benti, scultore fiorentino, e molto amico di Michelangelo.
134.Pietro d'Urbano da Pistoia suo garzone.
135.Messer Vieri de' Medici.
136.Finalmente i Consoli dell'Arte della lana e gli Operai di Santa Maria del Fiore, adunatisi la mattina del 22 d'aprile di quell'anno, vinsero il partito, che la esecuzione della strada di Pietrasanta per condurre i marmi della nuova cava, scoperta da pochi anni, fosse commessa a Michelangelo, dandogli piena autorità di fare tutto quello che egli avesse riputato utile ed opportuno per questo effetto.
137.L'Opera di Santa Maria del Fiore.
138.Il terreno da Santa Caterina comprato dal Capitolo di Santa Maria del Fiore. Vedi a pag. 141.
139.Di Piero da Settignano nominato più volte.
140.Di Santa Maria del Fiore.
141.Francesco scarpellino da Corbignano.
142.Maso di Simone di Matteo detto Rubecchio, scarpellino da Settignano. Morì nell'ottobre dell'anno 1525.
143.Con contratto del 17 d'aprile del 1517 Michelangelo comprò dal Capitolo di Santa Maria del Fiore un pezzo di terreno di 144 braccia, posto in Via Mozza, oggi Via San Zanobi, presso la Piazza di Santa Caterina, per fabbricarvi sopra stanze da tenere e lavorare i marmi che aveva fatto condurre per l'opera della facciata di San Lorenzo. E un anno dopo, non bastandogli al bisogno quel terreno, Michelangelo ne comprò dal detto Capitolo un altro pezzo.
144.Sandro di Giovanni di Bertino Fancelli, scarpellino da Settignano, fratello di quel Domenico detto Topolino, che, come racconta il Vasari nellaVita del Buonarroti, aveva fantasia di essere valente scultore, ma era debolissimo; nato nel 1457, morì l'anno 1521.
145.Fiorentino. A costui Pier Soderini, che dopo il suo esilio da Firenze dimorava in Roma, aveva commesso che facesse un disegno di un tabernacolo di marmo da inalzarsi nella chiesa delle Monache di San Salvestro in Roma, per mettervi la testa di San Giovanni Battista. Ed il disegno piaceva al Soderini; ma prima di risolversi a farlo mettere in opera, egli ed il Rosselli di comune accordo vollero intendere il giudizio di Michelangelo. Intorno a questo lavoro ci sono parecchie lettere al Buonarroti del Soderini e del Rosselli.
146.Da Filicaia.
147.Suo garzone.
148.I Cinque Conservatori del Contado erano un Magistrato, al quale era commesso il mantenimento e la difesa della giurisdizione, confini, giuspadronati, ragioni, beni e proventi delle Comunità, Terre e Popoli del Dominio fiorentino. Nella Riforma del 1559 i Cinque del Contado e gli Otto di Pratica furono aboliti, ed in loro luogo si creò colla medesima loro autorità un altro Magistrato, che fu detto de' Nove Conservatori della Giurisdizione e Dominio.
149.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 722.
150.Cancelliere dell'ufficio delle Tratte.
151.Dicevasitamburare, l'accusare segretamente un cittadino con denunzia scritta e messa dentro una cassetta, chiamatatamburo, appiccata presso la porta d'un ufficiale.
152.Cioè il lavoro della figura di bronzo di papa Giulio.
153.Annibale Bentivogli, raccolti nel Ducato di Milano seicento fanti, aveva in que' giorni tentato di rientrare in Bologna; ma Francesco Alidosi, detto il Cardinal di Pavia, che vi era legato per la Chiesa, col far tagliare la testa ad alcuni cittadini che tenevano pratica co' Fuorusciti, aveva fatto cadere d'animo i Bentivogli e i loro partigiani, e così quietato la città.
154.La lettera è degli ultimi di luglio o de' primi d'agosto 1508. Vedi quella che scrive Michelangelo a Lodovico suo padre che è la VII, dove si parla appunto dei cattivi portamenti di Giansimone e de' disordini fatti da lui in casa, e delle minacce contro suo padre.
155.La presente lettera, mancante al solito di data, si crede scritta ne' primi giorni d'aprile del 1532, supponendo che l'andata di Michelangelo a Roma fosse per trattare, cogli agenti del Duca d'Urbino, la faccenda della sepoltura di papa Giulio. Ed infatti a' 29 di quel mese ed anno fu stipulato nuovo contratto, col quale Michelangelo, tra gli altri patti, si obbligò a fare di sua mano sei statue, e a dare finito tutto il lavoro nello spazio di tre anni.
156.Fattucci, cappellano di Santa Maria del Fiore, ed amicissimo di Michelangelo.
157.Manca l'indirizzo.
158.Sua nipote, e figliuola di Buonarroto.
159.Anche in questa, come nella precedente, manca l'indirizzo.
160.Michele di Niccolò Guicciardini, marito fino dal 1537 della Francesca sua nipote.
161.Michelangelo aveva assegnato per dote alla Francesca sua nipote il podere di Pozzolatico, detto Capiteto. Ma poi se lo riprese nel 1540, mediante lo sborso di 700 ducati.
162.Fattucci.
163.Fattucci.
164.Erano i marmi che Michelangelo aveva nella sua stanza di Via Mozza, comprati in questo anno dal duca Cosimo de' Medici, e che servirono a Baccio Bandinelli per il lavoro del Coro del Duomo. Pe' quali fu sborsato il prezzo che si dice nella lettera, finito di pagare al Buonarroti nel settembre del 1559.
165.Intendi del ritratto del duca Cosimo.
166.Manca l'indirizzo. Si vede bene che questa lettera fu scritta da Michelangelo, quando Lionardo andò a Roma a visitarlo dopo la grave sua malattia: il che Michelangelo ebbe molto per male.
167.Ossia il provento del porto del Po a Piacenza.
168.Così nell'autografo. Intendi:altrettanta somma di danari.
169.Sta così nell'autografo. Ma vale l'osservazione fatta nella lettera precedente.
170.Alessandro Vellutello, il cuiComento alla Divina Commediafu stampato la prima volta in Venezia dal Marcolini nel 1544.
171.La sottoscrizione manca.
172.Bernardino di Piero Basso, scarpellino.
173.Le cantine.
174.Di qui scrive il Del Riccio. Però Michelangelo sottoscrive.
175.Michelangelo era stato gravissimamente malato, in modo che era venuta la nuova in Firenze della sua morte. Stette in casa degli Strozzi, ed il Del Riccio, loro ministro ed amico di Michelangelo, lo governò ed assistè con grandissima cura ed amorevolezza.
176.La lettera è scritta da messer Luigi del Riccio.
177.Di qui scrive Michelangelo.
178.Sta così nell'autografo.
179.Così si legge.
180.Ossia nel Quartiere di Santa Croce.
181.Da queste parole s'intende che Michelangelo credeva che veramente l'origine della sua famiglia fosse da' Conti di Canossa.
182.Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 737.
183.Del Riccio, morto sul finire del 1546.
184.Mancano le parole:a mandare.
185.Manca una parola; forse,mando.
186.Intendi:del tôrre moglie.
187.Il porto del Po a Piacenza era stato concesso a Michelangelo da Paolo III con Breve del dì 1º di settembre 1535, affinchè colla sua entrata, che si stimava di 600 ducati all'anno, potesse essergli assicurata la metà della pensione vitalizia di 1200 ducati, assegnata a lui da papa Clemente VII. Di questa entrata però non potè Michelangelo conseguire il formale possesso prima del maggio 1538. E perchè egli, per dimorare in Roma, non poteva riscuotere i proventi di quel porto, avevalo dato in affitto a Francesco di Giovanni Durante da Piacenza. Ma Michelangelo non godè quel possesso senza contrasti e litigi: e prima per parte della signora Beatrice Trivulzio, la quale, pretendendo diritti sul fiume, vi aveva aperto un nuovo passo, e ne riscuoteva il pedaggio, con non piccolo scapito di Michelangelo; e ci volle tutta l'autorità della Camera Apostolica, perchè fosse tolto di mezzo questo inconveniente. Venne dipoi il Comune di Piacenza, che desiderava di assegnare in benefizio del proprio Studio pubblico i frutti del porto; ed in ultimo si presentarono i fratelli Baldassarre e Niccolò della Pusterla, i quali affermavano avervi diritto per concessione imperiale; e ne mossero lite, che andò assai in lungo con grande noia e sdegno di Michelangelo; sebbene Pier Luigi Farnese duca di Parma procurasse di quietarlo con buone promesse. Ma dopo la morte violenta di quel Duca, e la conseguente caduta di Piacenza nelle mani di Carlo V, la Camera Imperiale prese per suo il porto del Po, e così Michelangelo restò privato per sempre di quel contrastato provento. Intorno a questo fatto, vedi Amadio Ronchini;Michelangelo e il Porto del Po a Piacenza: negliAtti e Memorie della Deputazione di Storia patria per le Provincie Modenesi e Parmensi.
188.Cioè,consumando il capitale senza frutto, per non esercitarlo.
189.Giuliano, pittore. Morì d'anni 79, a' 17 di febbraio 1554.
190.Così dice per svista, invece dilettere.
191.Questo che segue è pubblicato dal Grimm, Op. cit., pag. 739.
192.Forse,dire.
193.Parla del suo cognome, il quale voleva si dicesse de'Buonarroti Simoni, per essere stati nella sua famiglia parecchi individui col nome di Simone e di Buonarroto, sebbene egli si sottoscriva sempreBuonarroti.
194.Manca la sottoscrizione.
195.La lettera è scritta da Bianello de le quattro Castella il dì 8 d'ottobre 1520. In essa dice il Conte, che ricercando nelle cose antiche di sua casa aveva trovato un messer Simone da Canossa essere stato nel 1250 Potestà di Firenze. Da questo messer Simone si pretendeva aver avuto principio in Firenze i Buonarroti Simoni. Pare che Michelangelo credesse a questa sua parentela coi Conti di Canossa, e il Condivi, che si sa avere scritto laVita del Buonarroti, secondo le informazioni avute in gran parte da lui, racconta la stessa cosa; come pure il Vasari, sebbene dubitativamente, il Borghini nel suoRiposo, il Varchi nell'Orazione funebre, il Mazzucchelli negliScrittori italiani, ed il Litta nellaFamiglia Buonarroti, seguitando semplicemente la tradizione. Ma la vanità di questa credenza, e come essa contraddica alla verità storica, è stata ultimamente mostrata con buone ragioni ed argomenti dal marchese Giuseppe Campori nel suoCatalogo degli Artisti italiani e stranieri negli Stati Estensi. Modena, 1855, in-8º.
196.La prima parte di questa lettera è pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 731.
197.Morì a' 9 di gennaio del 1548, e fu sepolto nell'avello gentilizio in Santa Croce.
198.Pare che accenni alla crudele legge mandata fuori dal duca Cosimo l'undici di marzo del 1548 contro i cospiratori, i ribelli e i discendenti loro: la quale legge per essere stata compilata, secondo gl'intendimenti del Duca, da Jacopo Polverini da Prato, auditore fiscale, fu chiamataLa Polverina.
199.Michelangelo, quando nel luglio del 1544 fu gravemente ammalato, stette in casa degli Strozzi.
200.Ripetuto così nell'autografo.
201.Tra le carte dell'Archivio Buonarroti è una copia del tempo di Michelangelo della sua natività, cavata dalleRicordanzedi Lodovico suo padre. Noi la riferiamo nella medesima forma sua, parendoci documento di qualche importanza:
«Ricordo come ogi questo dì 6 di marzo 1474 mi nacque uno fanciulo mastio: posigli nome Michelagnolo; et nacque in lunedì matina innanzi di 4 o 5 ore, et nacquemi, essendo io potestà di Caprese, et a Caprese nacque e compari furno questi di sotto nominati. Battezossi addì 8 detto nella chiesa di S.toGiovanni di Caprese. Questi sono e' compari.
»Don Daniello di Ser Bonaguida da Firenze, rettore di Santo Giovanni di Caprese.
»Don Andrea di.... da Poppi, rettore della Badia di Diariano (Larniano?).
»Giovanni di Nanni da Caprese.
»Jacopo di Francesco da Casurio.
»Marco di Giorgio da Caprese.
»Giovanni di Biaggio da Caprese.
»Andrea di Biaggio da Caprese.
»Francesco di Jacopo del Anduino da Caprese.
»Ser Bartolomeo di Santi del Lanse, nottaro.»
Nota che addì 6 di marzo 1474 è alla Fiorentinaab incarnatione, et alla Romanaab nativitateè 1475.
202.Il porto del Po. Vedi quel che è stato detto allanota1 della Lettera CLXXIX.
203.Manca la sottoscrizione.
204.Per costui fece Michelangelo il cartone dellaVenere baciata da Amore, dipinto poi stupendamente in tavola da Jacopo da Pontormo: ed ora si conserva nella Reale Galleria di Firenze.
205.In unlibro di Ricordidi Lionardo Buonarroti, segnatoA, che tira dal 1540 al 1565, si legge a carte 92 verso, che la limosina di 50 ducati d'oro fu pagata per la figliuola di Niccolò di messer Giovanni Cerretani, accettata per monaca nel monastero di Santa Verdiana di Firenze.
206.Giuliano, pittore.
207.Realdo Colombo, medico celebre.
208.Manca la sottoscrizione.
209.Questa possessione era posta ne' popoli di San Giorgio e di San Lorenzo a Grignano, podesteria di Radda. Michelangelo la comprò per la detta somma dagli Uffiziali de' Pupilli, curatori dell'eredità di Pierantonio di Gio. Francesco de' Nobili, per contratto rogato sotto dì 18 giugno 1549 da ser Piero dell'Orafo, notaio fiorentino.
210.Manca la sottoscrizione.
211.Munizione, ossia,buona provvista.
212.Manca la sottoscrizione.
213.Così sta nell'autografo. Intendi:appresso a quelle.
214.Di questa Suor Domenica parla il Busini nelle sueLettere al Varchi, e la dice donna dabbene, sensata e ben parlante. Essa si credeva profetessa, ed era per la sua bontà ascoltata volentieri e assai favorita dagli uomini più riputati che maneggiarono le cose della Repubblica nel tempo dell'assedio.
215.Dice così nell'autografo.