I diplomi del primo tipo continuano da Lotario I nell'841, senza interruzione, sino ad Ugo re, e si ripetono ad ogni cambiamento di sovrano. L'ultima rinnovazione è di Ottone I nel 964 sul testo originario del primo Lotario senza tener conto delle aggiunte fatte posteriormente. Il patto invece di Berengario si riproduce per un'epoca assai lunga con quelle modificazioni ed aggiunte che vengono suggerite dalla politica del momento, ma continua per molti sovrani, anche quando Venezia aveva raggiunto una completa indipendenza ed una potenza ragguardevole. È dunque assai probabile che il documento in questione appartenga al tempo dei documenti che gli sono consimili, piuttosto che a quelli di un secolo prima, e precisamente non più tardi del 980, perché somiglia interamente ai due trattati del 953 e 967, e non ha quelle modificazioni che furono aggiunte al testo originario, e particolarmente una specie di proemio che fu introdotto nel trattato con Ottone II (983) quando vennero sopite le dissensioni fra i Veneziani e l'impero per causa dell'uccisione di Candiano. Esaminiamo dunque tranquillamente i punti controversi del trattato contestato attribuito a Lotario I.
Cominciamo dalla data posta in principio del documento, come in quelli di Berengario in poi, e non in fine come nei documenti più antichi. Il documento dice:
"Hlotarius divina ordinante providentia imperator augustus. Anno imperij ejus vigesimosexto, octavo kalendas Marcij. Papiae civitatis palatio. Hoc pactum, suggerente ac supplicante pro gloriosissimo duce veneticorum, inter veneticos et vicinos eorum constituit ac describere iussit, ut ex utraque parte de observandis hijs constitutionibus sacramenta dentur, et postea, per observationem harum constitutionum, pax firma inter illos perseveret".
Ora San Quintino osserva giustamente che l'anno 840 non può essere il ventesimosesto, né contando dall'817, in cui Lotario fu associato all'impero dal padre, né dall'823 quando fu incoronato; di più Lotario non avrebbe potuto sanzionare questo trattato senza il concorso od almeno la menzione di Lodovico il Pio suo padre e collega. Inoltre, afferma San Quintino, Lotario nel febbraio di quell'anno era in Germania nella Turingia, e non venne in Italia se non dopo la morte del padre (65).
La seconda osservazione del San Quintino si è, che al doge non conveniva il titolo digloriosissimonel tempo stesso ch'egli supplicante implorava il favore degli imperatori, e ciò è tanto più giusto in un'epoca in cui non si faceva abuso di titoli, ed allo stesso imperatore non si dava altra onorevole qualifica che quella diaugusto(66). D'altronde questo titolo di "gloriosissimo" non fu mai adoperato dai Veneziani né in epoche più antiche né in quelle più recenti: io inclinerei a credere che sia piuttosto un nuovo errore del copista, il quale abbia sostituito con quel titolo, o il nome di battesimo del doge che si trova nel diploma di Berengario, o meglio ancora quello diprovinciarum duxche esiste in quello di Ottone, e che probabilmente era guasto ed indecifrabile nell'originale. È da avvertirsi anche che Pietro Tradonico, doge di Venezia nell'840, s'intitolava sempredux et spatarius, e che in tal modo viene nominato nei trattati genuini ed incontrastati; per cui è probabile che il doge nominato nel trattato in questione sia uno dei tanti Pietri che coprirono il soglio ducale, ma non Pietro Tradonico.
La terza osservazione poi, per me più importante, sta nel fatto che si parla del documento sospetto disoldi mancosie dilira veneziana(67). Ora i soldi mancosi non sono nominati prima del secolo decimo, e quanto a lire veneziane nessun documento ne fa parola prima del trattato di Berengario ove esiste lo stesso paragrafo; ma il contributo dovuto da Venezia all'impero, viene stabilito in denari pavesi: solo in quello di Ottone II dell'anno 983 anche la contribuzione è fissata in denari veneziani. Così pure nelle carte private degli antichi tempi, che esistono nei nostri archivi, si parla dilibbre d'argento, dilibbre d'oro, didenari imperiali; ma solo negli ultimi trenta anni del secolo decimo si comincia a trattare indenari veneziani. In mezzo a tale armonia trovare un documento solo che parli di moneta veneziana, un secolo prima degli altri, non sembra dunque un argomento per credere, che tale moneta abbia esistito più anticamente, ma piuttosto per supporre che il trattato in questione appartenga a un'epoca più recente, tanto più quando questa supposizione sia suffragata da altri non ispregevoli argomenti, come nel caso nostro.
Io voglio anzi esprimere nettamente il mio pensiero e formare un'altra ipotesi che varrebbe ad appianare tutte le difficoltà. Nel secolo decimo abbiamo appunto un altro sovrano di nome Lotario, ed è il figlio di quell'Ugo di Provenza che venne in Italia nel 926 e fu dal padre associato al potere nel 931. Cacciato da Ottone, Ugo ritorna fuggiasco in Provenza e lascia in Italia il figlio Lotario, che regna fino alla sua morte, e cioè fino al 950. Lotario II ebbe assai poca autorità, ma per ciò appunto non è improbabile che i Veneziani stringessero con lui un trattato più vantaggioso di quello che avevano coi suoi predecessori, e siccome egli regnò immediatamente prima di Berengario II, la somiglianza dei due trattati mi conduce naturalmente alla supposizione che si tratti di questo Lotario, tanto più che sul seggio ducale era anche allora un Pietro (Candiano III, 942-59), e che quindi facilmente il copista poteva far confusione per l'uguaglianza dei nomi dei due sovrani contraenti, riportando all'imperatore Lotario, più conosciuto e più antico, quel documento che egli aveva più difficoltà a decifrare, e che essendo forse più guasto degli altri, gli sembrò per ciò solo più vecchio.
Romanin suppone che l'amanuense abbia unito le due penultime linee del XXIII per averne un XXVI, si può invece credere che abbia letto XXVI dove era scritto XVI, perché l'anno sedicesimo di Lotario II corrisponderebbe all'anno 947, nel quale egli regnava senza il padre, tenendo la sua abituale residenza in Pavia (68) e battendo moneta col solo suo nome in Pavia, Milano e Verona. Aggiungo anche che mentre la lettura del trattato in questione e di quello di Berengario II fa subito venire l'idea che i due diplomi sieno di data assai vicina, quello col nome di Lotario ha la frase:hoc pactum. . . constituit ac describere jussit, utetc.; mentre quello di Berengario dice:hoc pactum constituit ac renovandum describi et competenter ordinari jussitetc., per cui è evidente che il primo diploma è più antico, e l'altro non è che una rinnovazione del primo, tanto più probabile che la distanza fra il 947 e il 953 è di poco maggiore del periodo di cinque anni convenuto per la durata del trattato.
Gli altri trattati ritrovati dal Liruti (69) e discussi dallo Zanetti (70) e dal Carli (71) sono quelli di Rodolfo di Borgogna (72) e del suo successore Ugo di Provenza (73), nei quali si concede a Venezia il diritto di usare moneta propria. Non ostante le obbiezioni di Vincenzo Promis (74), non ho dubbio che tali documenti sieno perfettamente autentici, e che la copia esistente nelLiber Blancusdel nostro archivio sia tratta dall'originale che ora più non esiste. Non saprei anzi come si potrebbe dubitarne, perché in tal caso converrebbe rifiutare l'opera del doge Dandolo, e credere la raccolta dei patti un'invenzione moderna. D'altronde abbiamo un fatto importante che conferma le parole dei diplomi, e cioè che, mentre nessun documento né pubblico né privato parla di moneta veneziana prima di quell'epoca, dalla metà del secolo decimo in poi si comincia a farne menzione e con una progressione che dimostra il nascere ed il crescere di una novella istituzione.
Il primo documento in cui si parli didenari venezianiè il trattato di Berengario II del 953 (75), e precisamente quel passo dove si tratta del giuramento da prestarsi a seconda della somma che viene espressa insoldi mancosiod inlire veneziane. Questo passo, che abbiamo già citato (76), si riproduce anche nel trattato di Ottone I nel 967 ed in quello di Ottone II nel 983, invece il pagamento della contribuzione dovuta dai Veneziani è fissato in 25 lire didenari pavesiodimperialinei due sopradescritti trattati 953 e 967, mentre in quello del 983 esso tributo è determinato in 50lire di denari veneziani, variazione che deve interpretarsi nel senso che il denaro veneziano fosse uguale a metà del denaro imperiale (pavese, o milanese), e non già che la contribuzione fosse aumentata.
Oltre a ciò nelle carte private dei Veneziani troviamo nominatidenari nostriovenezianisolo verso la fine del secolo decimo, ed il più antico ricordo sarebbe la locazione fatta nell'anno 972, da Rodoaldo patriarca d'Aquileja ad Ambrogio vescovo di Bergamo, di alcune terre fra l'Adda e l'Oglio, pubblicata per la prima volta dal De Rubeis (77). In essa leggesi:. . . et persolvere ei inde debeant singulis annis per omnem missam sancti Martini argenteos denarios bonos mediolanenses solum quinque, aut de Venecia solum decem(78).
Altro documento è la locazione fatta dal vescovo di Treviso Rozo o Rozone al doge Pietro Orseolo II della terza parte del teloneo e del ripatico, per cui il doge promette di dare ciaschedun anno quattro bisanti d'oro, ovverolibras duas denariorum suorum(79). Più chiaramente ancor si parla di moneta veneziana nel testamento di Pietro Orseolo II, che lascia al suo popolomille ducentarum quinquaginta librarum nostrae monetae denariorum parvorum(80).
Osserva Padovan (81), che la frase del trattato non dà realmente facoltà ai Veneziani di coniar moneta, ma accorda loro soltanto di adoprare la moneta di cui sono usi valersi da tempo antico:. . .simulque eis nummorum monetam concedimus, secundum quod eorumprovintie duces a priscis temporibus consueto more habuerunt; ma io non saprei vedere una moneta ideale che potesse crearsi senza che nei tempi precedenti o contemporaneamente essa fosse stata realmente in circolazione. Per solito la moneta ideale è la tradizione di una moneta che ha veramente esistito ed avuto corso nel paese, ma che poi è scomparsa per le vicissitudini politiche, od ha cambiato valore per le circostanze economiche.
Anche Dandolo interpreta il passo del trattato di Rodolfo, che egli perfettamente conosceva, in questo modo e nella sua cronaca dice (82):Hic Rodulfus sui regni anno IV. . . declaravit ducem Venetiarumpotestatem habere fabricandi monetam, quia ei constitit antiquos duceshoc continuatis temporibus perfecisse. Per me la cosa non è dubbia; i Veneziani, visto il momento favorevole, vantarono antichi diritti di batter moneta, e forse in prova mostrarono i denari col "X P E spazio S A L V A spazio V E N E C I A S", stampati cinquant'anni prima. La dimostrazione fatta da noi ora, che essi non avevano questo diritto e che lo stampo di tali denari era arbitrario, non vale in casi di questo genere, perché quando il sovrano è deciso o costretto a concedere, ogni ragione è buona e viene riconosciuto per antico quel diritto che si è disposti a concedere nel momento.
Anche la tradizione attribuisce a quest'epoca la concessione del diritto di zecca a Venezia. Sanuto (83) e Sansovino (84) raccontano, che sotto il ritratto di Pietro Partecipazio si trova l'iscrizione:
Multa Berengarius mihi privilegia fecit,
Is quoque monetam cudere posse dedit.
Non è necessario discutere se Pietro Partecipazio era contemporaneo di Berengario, e cercare la perfetta concordanza storica, perché non si tratta di un documento, ma solo di una memoria conservata per tradizione, e riportata da un dipinto ad un altro dopo un incendio.
Ma abbiamo di più: le monete stesse, cioè coniate a Venezia, coi nomi di Enrico, di Corrado, e colla iscrizione "C R I S T V S spazio I M P E R", le quali sono evidentemente quelle chiamate nei documentinostrae monetae denariorum parvorum(85),monetae Venetiarum(86),libras nostrorum denariorum. Per monete nostre non bisogna credere s'intendessero quelle improntate coi nomi e con le effigie dei dogi, ma bensì quelle coniate nella nostra città e col nome di Venezia e dell'imperatore, come ne troviamo anche nei tempi posteriori coi nomi degli imperatori battute in città che si reggevano a comune, con una completa indipendenza, solo riconoscendo l'alta sovranità imperiale. In quell'epoca il diritto di moneta si considerava più che altro dal punto di vista economico e per l'utile che ne poteva ridondare all'erario; l'imperatore concedeva questo diritto regale a chi glielo compensava con una conveniente somma di denaro. Né mi conturba l'idea che queste monete siano posteriori di cinquanta o sessant'anni al diploma di Rodolfo, perché i Veneziani possono aver tardato a far uso del loro privilegio, e può essere anche avvenuto che qualche nummo coniato in questo periodo non sia giunto sino a noi. Un indizio di ciò sarebbe, che il tipo delle monete sovracitate non è quello usato da quegli stessi imperatori nelle altre loro zecche, ma bensì uno più antico. Il rovescio di queste monete ha il tempietto carolingio, nel quale le colonne sono sostituite dalle lettere "V E N E C I", ed invece della iscrizione "X P I S T I A N A spazio R E L I G I O" vi è un ornato composto di lettere che non hanno alcun significato.
Ora il primo che abbia abbandonato quell'iscrizione nelle sue monete fu l'imperatore Ottone, e si può ragionevolmente supporre che i Veneziani abbiano approfittato della concessione di Rodolfo almeno al tempo di Ottone, copiando il tipo dei denari imperiali dell'epoca, colla sola aggiunta del nome di Venezia. In tal modo sarebbe rimasto per tradizione lo stesso tipo sulle monete coniate dai Veneziani coi nomi dei successori di Ottone, mentre non sarebbe naturale che ai tempi di Corrado e di Enrico si scegliesse un tipo già antiquato. Osservo ancora che in quell'epoca ogni zecca continuò collo stesso suo tipo le monete degli imperatori che si succedevano, per cui di ogni sovrano abbiamo tipi diversi secondo le zecche, onde la probabilità che anche Venezia abbia continuato la propria tradizione nel tipo delle sue monete.
Le monete coniate in questo periodo, e cioè dalla fine del secolo X fino a quando Venezia impresse il nome dei dogi sopra i suoi denari, furono interpretate diversamente da' numismatici; per maggior facilità di descrizione, li divideremo in due gruppi: il primo composto dei nummi stampati nell'ultimo quarto del secolo X e nei primi anni dell'XI, il secondo di quelli che, portando il nome dell'imperatore Enrico, hanno la effigie di San Marco e si devono giudicare posteriori al 1094, ma comprendono un tempo più lungo di quello del regno del terzo Enrico.
Il primo gruppo si compone di tre monete che hanno lo stesso rovescio e sono talmente somiglianti per il tipo, per il peso e per la forma delle lettere, che bisogna conchiudere essere state coniate in un'epoca assai vicina. Quella che porta il nome di Corrado fu per la prima volta descritta dal Bianchi di Rimini nelleNovelle letterariedel Lami (87) nel 1757, e fu da tutti i numismatici attribuita all'imperatore Corrado il Salico, che regnò dal 1027 al 1039, perché il primo Corrado fu solo re di Germania e non si occupò mai delle cose d'Italia. Quella di Enrico fu attribuita ad Enrico il Santo primo imperatore di tal nome (88) dal San Quintino (89), dallo Zon (90), dal Padovan (91), ed anche dal Lazari nelle sue schede. Promis invece vuole che tali denari appartengano ai tre imperatori dello stesso nome, che succedettero a Corrado, (92), senza distinguere quali spettano al II e quali al III ed al IV; ma io non posso convenire con lui, perché tutti i denari col nome di Enrico hanno fra loro differenze minime, e somigliano in tal modo al denaro di Corrado, che non possono appartenere se non ad Enrico I suo predecessore, o ad Enrico II suo immediato successore. Io crederei che essi possano più ragionevolmente essere attribuiti ad Enrico II, mentre i denari coniati da Enrico III, oltre all'effigie di San Marco, hanno qualche modificazione nella forma delle lettere e peso più scarso.
Quanto poi alle monete colla leggenda "C R I S T V S spazio I M P E R", molte e svariate furono le opinioni esposte dai diversi autori che vollero spiegarle; non si può convenire col Liruti (93) e collo Zanetti Girolamo (94), che le ritengono di un'epoca più antica di Carlo Magno, e nemmeno col Carli (95), che le riporta ai primi anni del secolo IX, perché il loro tipo ed i loro caratteri sono quelli della fine del secolo X e del principio dell'XI, come bene avvertì l'illustre Muratori (96).
Né posso accordarmi con Vincenzo Promis (97), che crede tali monete coniate nell'epoca tra la morte di Enrico V e la elevazione al trono imperiale di Federico I di Svevia, perché in quell'epoca il denaro era assai diminuito di peso e di valore. La somiglianza poi del tipo e del peso indica certo che tali monete sono assai vicine per tempo alle due coi nomi di Corrado e di Enrico, restando solo a decidere se si debba collocarle prima o dopo di questi imperatori. L'opinione più naturale sarebbe quella dell'illustre maestro Guidantonio Zanetti (98), e cioè che sieno state battute posteriormente alle imperiali e non già anteriormente; e ciò perché è più facile ad immaginare che sia stata sostituita la divinità al nome dell'imperatore da un popolo che amava la propria indipendenza, ed anche perché il nome diCristusè scritto in modo da confondersi assai facilmente con quello diEnricus. Ma altre circostanze di non lieve importanza mi conducono ad opposto avviso, e cioè mi fanno credere le monete col nome di Cristo anteriori a Corrado ed Enrico. La prima è che le monete di questi due sovrani sono meno pesanti di quelle col nome di Cristo (99), mentre le prime pesano ordinariamente da 16 a 18 grani e solo raramente 20 grani; quelle col nome di Cristo pesano invece fra i 19 e 20 grani, e talvolta persino 22: ora in questi tempi, in cui la moneta andava progressivamente diminuendo di peso e di intrinseco, è da credersi che le monete più pesanti siano più antiche, e le meno pesanti più recenti.
La seconda ragione si è, che assegnando alle monete col nome di Cristo l'epoca precedente al regno di Corrado, si trova facilmente il momento ove collocarle, quando il potere imperiale aveva perduto quasi ogni valore in Italia, e si capisce facilmente che negli ultimi anni dell'imperatore Ottone III e durante le lotte fra Arduino ed Enrico I, i Veneziani abbiano potuto tentare nuovamente di sopprimere il nome degli imperatori sulle monete, e che poi sotto il vittorioso Corrado, tanto avverso agl'Italiani e che non volle nemmeno accordare i soliti privilegi a Venezia, si conformassero alle prescrizioni ed agli usi comuni, ponendo sulle monete il nome del temuto sovrano.
Non saprei vedere nella storia fra Enrico II ed Enrico III un'epoca favorevole ad un ritorno di tal genere, e siccome i denari attribuiti ad Enrico III gli appartengono indubbiamente, e per le ragioni anzidette non posso assegnare il denaro con "C R I S T V S" ai tempi posteriori ad Enrico III, conviene per forza ammettere, che il nome dell'imperatore fu rimesso sulle monete veneziane dopo di averlo tolto, e non vi è nessun'altra epoca meglio corrispondente a questa incertezza, a questo cambiamento repentino, che quella precedente il regno di Corrado; e l'essere poi ammessa questa ipotesi da uno storico così acuto come il San Quintino (100), mi fa coraggio a perseverare in questo convincimento.
Io reputo quindi di assegnare alle monete con "C R I S T V S spazio I M P E R A T" gli ultimi lustri del secolo X, di collocare poi i denari di Corrado, e finalmente di attribuire quelli col nome di Enrico all'epoca dell'imperatore Enrico II. Può essere poi che il tempo dimostri che il ragionamento di Guidantonio Zanetti era giusto, e che si trovino delle monete veneziane col nome di Ottone, ed in tal caso il sospetto che ho già fatto conoscere, si troverebbe completamente confermato.
Il secondo gruppo comprende le ultime monete veneziane del periodo imperiale. Queste hanno un solo tipo, sebbene siano coniate durante un numero abbastanza lungo di anni, perché ce lo accusano le varietà di conio, le differenti forme di lettere e sopratutto il peso vario e decrescente. I primi di questi denari furono certamente coniati nel tempo in cui, trovato il corpo di San Marco, questo santo fu riconosciuto come protettore della repubblica e l'imperatore Enrico III si recò a Venezia per venerarne le reliquie. Oltre alle altre circostanze, lo prova la esistenza di alcuni esemplari nella cassa in cui fu deposto allora il corpo del santo, i quali furono rinvenuti nel 1811, scoprendosi per la prima volta quella cassa. Infatti è stato sempre costume in tali occasioni di seppellire monete contemporanee, per conservare memoria esatta del tempo. Il tipo però fu continuato anche dopo la morte di Enrico III, e probabilmente durante tutto il regno di Enrico IV, come crede anche Promis (101).
Non posso invece accettare il parere di San Quintino, che alcuni di tali pezzi sienomezzi denari, opinione alla quale sembra accostarsi anche il Promis (102), mentre non credo che collo stesso tipo e fisonomia possa essere stata coniata una moneta ed il suo spezzato. Penso invece che la differenza notevole di peso che s'incontra in tali monetine non sia che la prova del peggioramento della moneta, che è caratteristica di quest'epoca. Infatti i nummi senza aureola, e colla croce simile alla croce dei denari di Enrico II, pesano 15 e 16 grani, ed invece quelli colle leggende scorrette e colla croce ancorata, che sono i meno antichi, pesano appena 8 a 9 grani, anche bene conservati. È però da osservarsi che i più gravi pesano meno sempre dei denari di Enrico II, e che i più leggeri hanno sempre un maggiore intrinseco dei denari coniati posteriormente coi nomi dei dogi.
Dopo questo tempo non troviamo più monete col nome degli imperatori, ed è probabile che la zecca veneta rimanesse inoperosa per qualche anno, sinché il sentimento di indipendenza e di nazionalità, risvegliato nelle lotte con Federico Barbarossa, e la coscienza della propria forza persuasero i Veneziani a porre sulle monete i nomi dei loro dogi, cominciando da Vitale Michiel II.
Queste idee già da qualche anno io aveva esposto in una lettura al Regio Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, ed il non vederle combattute finora mi dà a sperare che esse abbiano ottenuto il consenso degli studiosi, i quali non avrebbero facilmente lasciato libero il passo ad errori in questione di tanta importanza.
In ogni caso mi conforta il pensiero, che il modo da me adottato per isciogliere le gravi difficoltà del quesito, concorda assai bene coi risultati della storia di Venezia e dei paesi vicini sino al secolo XII. Mentre infatti Venezia era nei suoi primordi debole e piccina, e le sue aspirazioni erano pur esse modeste, noi non troviamo moneta veneziana. Dopo la morte di Carlo Magno vengono i tempi più oscuri, e non ostante le parole dei cronisti, non si riesce a comprendere con esattezza i rapporti tra Venezia e gli imperatori. Solo le monete ci avvertono che Lodovico e Lotario avevano pretensioni di sovranità anche sulle Lagune, e il denaro con "X P E spazio S A L V A spazio V E N E C I A S" conferma la supremazia degli imperatori latini e l'aspirazione dei Veneziani a liberarsene.
Dopo vengono le monete coniate a Venezia coi nomi degli imperatori germanici, ed un nuovo tentativo d'indipendenza non coronato da completo successo; finalmente all'epoca in cui in Italia si costituiscono i Comuni, in cui si prepara una lotta giustamente gloriosa, Venezia si astiene dal porre i nomi degli imperatori, e soltanto dopo di essersi unita colla Lega lombarda, adotta un sistema conforme alla sua completa indipendenza. Ma i tempi erano maturi: Venezia non riconosceva più la supremazia di nessuno, anzi era giunta a tale grado di potenza e di forza, che dopo aver regolato con onore e vantaggio le questioni coll'Occidente, ebbe l'ardire di misurarsi anche coll'impero greco, riuscendo a piantare lo stendardo di San Marco vittorioso sulle vecchie torri della metropoli bizantina.
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(1)Squittinio della libertà veneta. Mirandola, 1612, pagina 43 e seguenti.
(2) Fontanini G.De sancto Petro Urseolo duce venetorum etc. Romæ, 1730, pagine 81-83.
(3)Spiegazione di tre antichissime monete veneziane. Venezia, 1737; e nellaRaccolta d'opuscoli scientifici e filologici. (Calogerà), Tomo XXVIII, pagine 506-507.
(4) Liruti G. G.Della moneta propria e forestiera ch'ebbe corso nelDucato di Friuli etc. Venezia, 1749, pagine 132-133; ed in Argelati F.De monetis Italiæ etc. Parte II, pagine 144-145.
(5) Zanetti Girolamo.Dell'origine e della antichità della monetaviniziana, ragionamento. Venezia, 1750, pagine da 1 a 26; ed in Argelati. Parte III, Appendice, pagine 1-7.
Tentori C.Saggio sulla storia civile politica ecclesiastica etc. della repubblica di Venezia. Venezia, 1785-1790, Tomo II, pagine 25-36.
Gallicciolli G. B.Delle memorie venete antiche profane ed ecclesiastiche. Venezia, 1795, Tomo I, pagine 366-370.
Filiasi G.Memorie storiche de' Veneti primi e secondi. Padova, 1811-1814, volume VI, pagine 56-59.
Cappelletti G.Storia della repubblica di Venezia. Venezia, 1848- 1855, volume I, pagina 186.
(6) Sandi Vettor.Principj di storia civile della repubblica diVenezia etc. Venezia, 1755, volume I, pagine 307-308.
(7) Zon A.Cenni istorici intorno alla moneta veneziana. —Veneziae le sue lagune. Venezia, 1847, Volume I, Parte II, pagine 6-8.
(8) Giulio di San Quintino.Osservazioni critiche intono all'origineed antichità della moneta veneziana. Dalle memorie della Regia Accademia di scienze, Serie II, Tomo X, Torino, 1847.
(9) Cartier R.Observations sul les deniers Carlovingiens portant lenom de Venise. — Revue numismatique française. Blois, 1849, pagine 190-216.
(10) Barthelemy J. B. A. A.Nouveau manuel complet de numismatique dumoyen âge et moderne. Paris, 1851, pagina 353.
(11) Promis Vincenzo.Sull'origine della zecca veneta. Torino, 1868.
(12) Romanin S.Storia documentata di Venezia. Venezia, 1853-1861, volume I, pagine 224-228.
(13) Padovan V. e Cecchetti B.Sommario della nummografia venezianaetc. Venezia, 1866, pagina VIII.
(14) Padovan V. _Le monete della repubblica veneta etc. _Venezia, 1879,Sommario, pagina 94.
(15) Promis. Opera citata, pagina 12.
(16) Promis. Opera citata, pagina 11.
(17) Promis. Opera citata, pagina 11.
(18) Carli Rubbi G. R.Delle monete e dell'istituzione delle zecched'Italia etc. Aja, 1754, tomo I, pagine 124-127.
(19) Filiasi. Opera citata, volume VI, pagine 58-59.
(20)Archivio veneto, volume XII, pagina 81.
(21) Romanin. Opera citata, volume I, pagina 225.
(22) Muratori.Antiq. med. aevi. Volume II, pagina 647.
(23) San Quintino. Opera citata, pagina 5.
(24) Eginardo. — Paolo Diacono. —Annales Laurissenses(all'anno 803, PERTZ MON: GERM: HIST: SCRIPT I.).
(25) Costantino Porfirogenito.De Amministratione imperii. Presso il Banduri, Imp. orientale, Volume I, 84, capitolo XXVIII.
(26) Atto di fondazione del Convento di San Zaccaria. Romanin. Opera citata, Volume I, pagina 347.
(27) Romanin. Opera citata, Volume I, pagine 132 e 140 e seguenti. — Gfrörer A. F.Storia di Venezia dalla sua fondazione finoall'anno 1084. Traduzione del professor Pinton, Venezia, Visentini, 1878.
(28) Gfrörer. Opera citata, pagina 87. — Monticolo, professor G. B.La cronaca del Diacono Giovanni etc.Pistoja, 1882, pagina 94.
(29) Romanin. Opera citata, volume I, pagina 162, nota 2 (Cornaro).
(30) Romanin. Opera citata, volume I, pagina 149, nota 5.
(31) Gfrörer. Opera citata, pagina 24.
(32) Costantino Porfirogenito.De amministrando imperio. Capite XXVII, ed. bononiensis, III, 122.
(33) Dandolo. Nel Muratori, volume XII, pagina 151. — Romanin. Opera citata, I, 135. — Gfrörer. Opera citata, pagina 64.
(34) Gfrörer. Opera citata, pagina 73. — Romanin. Opera citata, pagina 149.
(35) Romanin. Opera citata, pagina 82 e seguenti.
(36) Brambilla.Monete di Pavia etc. Pavia, 1883, pagina 80.
(37) Le Blanc.Traité historique des monnaies de France. Paris, 1690, pagina 85.
(38) Le Blanc. Opera citata, pagina 111.
(39) Brambilla. Opera citata, pagina 80.
(40) Gfrörer. Pagine 78 e 86. — Eginardo.Vita di Carlo. Capitolo XVI.
(41) Dandolo. Nel Muratori, XII, 176. — Eginardo. Nel Pertz, I, 197.
(42) Adon (évêque de Vienne).Chron. in anno 810. Ediz. Basilea, pagina 224. — Abericus.Cronic. Pagina 153.
(43) Gfrörer. Opera citata, pagina 84.
(44) Monticolo. Opera citata, pagina 25.
(45) Monticolo. Opera citata, pagina 95.
(46) Monticolo. Opera citata, pagina 105.
(47) Gfrörer. Opera citata, pagina 133 e seguenti.
(48) Gfrörer. Opera citata, pagina 134.
(49) Gfrörer. Opera citata, pagina 91.
(50) Gfrörer. Opera citata, pagina 99. — Romanin. Opera citata, volume I, pagina 167.
(51) Gfrörer. Opera citata, pagina 134.
(52) Il terreno in Parrocchia di San Bartolomeo venduto nel 1112, dove si lavorava la moneta, di cui parla Cecchetti (Padovan e Cecchetti.Sommario. Pagina VII) potrebbe essere quello in cui esisteva il fabbricato dove si coniò il danaro con "X P E spazio S A L V A spazio V E N E C I A S".
(53) Girolamo Zanetti, che primo illustrò questa moneta, lesse:Domine cunserva Polano Imp. Questo granchio gli valse il nome di ZanettiFiaba, come assicura nelle sue schede, da me possedute, il Lazari che lo seppe per memoria orale autorevolissima.
(54)Crisoboli(dalla bolla d'oro di cui erano fregiati) si chiamavano i diplomi concessi dagl'imperatori bizantini. Nel crisobolo dell'anno 992 gl'imperatori Basilio e Costantino accordavano ai Veneziani nuovi privilegi e favori specialissimi. — Romanin. Opera citata, volume I, pagina 267. — Gfrörer. Opera citata, pagina 228.
(55) Liruti. Opera citata, pagina 130 e seguenti.
(56) Zanetti Girolamo. Opera citata, Venezia, 1750.
(57) Carli. Opera citata, volume I, pagina 115 e seguenti.
(58) Il passo è il seguente:Volumus ut pro sex manc. sol'. ab unohomine sacramentum recipiatur, et si plus fuerit usque adduodecim manc. duorum hominum juramentum sit satisfactum, et itausque ad duodecim libras veneticorum semper addendum per duodecimelectos juratores. Nam si ultra duodecim librarum quaestiofuerit, juratores ultra duodecim non excedant.
(59) San Quintino. Opera citata, pagina 27.
(60) I Registri originali delLiber Albus, Liber Blancus, LibriPactorumfurono pubblicati da Tafel et Thomas, Monaco, 1855.
(61) San Quintino. Opera citata, pagina 31.
(62) Romanin S. Opera citata, volume I, pagina 351.
(63) Romanin sostiene che la data deve essere 951: nel documento però è scritto 953.
(64) Romanin. Opera citata, volume 1, pagina 240.
(65) San Quintino. Opera citata, pagine 29 e 30.
(66) San Quintino. Opera citata, pagina 31.
(67) San Quintino. Opera citata, pagine 30 e 31.
(68) Nella grande operaHistoriæ patriæ monumenta, Augusta Taurinorum, 1855, vi ha il diploma 27 Giugno 947Actum Papiae, nel quale Lotario, per officio di Manasse Arcivescovo di Milano, fa una donazione all'amabile sua sposa Adelaide. Ivi Chart, tomo I, Doc. XCVII, colonna 159.
(69) Liruti. Opera citata, pagina 144.
(70) Zanetti G. Opera citata, pagina 3.
(71) Carli. Opera citata, pagina 113 e seguenti.
(72) Documento I.
(73) Documento II.
(74) Promis. Opera citata, pagina 21 e seguenti.
(75) Il passo citato esiste anche nel trattato che io attribuisco a Lotario II, e sarebbe quindi di pochi anni precedente quello di Berengario ed il più antico documento che parli di moneta veneziana.
(76) V. sopra, pagina 25.
(77) De Rubeis.Monumenta Ecclesiæ Aquil. etc.Pagina 474.
(78) Anche qui troviamo che il denaro veneziano è valutato per metà del denaro milanese od imperiale, come nel trattato con Ottone II.
(79) Liruti. Opera citata, pagina 142. — Zanetti G. Opera citata, pagina 6.
(80) Liruti. Opera citata, pagina 143. — Carli. Opera citata, volume I, pagina 399.
(81) Padovan.Le monete dei Veneziani. Pagina XVII, nota 2.
(82) Dandolo.Chronicon. In Muratori.Rer. Ital. Script.Tomo XII, colonna 200.
(83) Sanuto.Vitae Ducum Venetorum. In Muratori.Rer. Ital.Script.Tomo XXII, colonna 462.
(84) Sansovino F.Venetia città nobilissima et singolare. Venezia, 1604, pagina 367.
(85) Testamento del doge Pietro Orseolo II sopracitato.
(86) Brunacci.De re nummaria Patavinorum. Venetiis, Pasquali, 1744, pagine 5 e 6, cita due documenti in cui si parla di lire e soldimonetae Venetiarum.
(87) Lami.Novelle letterarie. Anno 1757, coll. 188.
(88) È comunemente chiamato Enrico II, perché tale come re di Germania, ma di fatto è il primo di questo nome che cinse la corona imperiale, mentre Enrico l'Uccellatore non l'ebbe mai.
(89) San Quintino. Opera citata, pagine 52 e 56.
(90) Zon. Opera citata, pagina 14.
(91) Padovan. Opera citata, pagine 2, 3.
(92) Promis. Opera citata, pagine 25 e 26.
(93) Liruti. Opera citata, pagina 136 e seguenti.
(94) Zanetti Girolamo. Opera citata, pagine 39 e 40.
(95) Carli. Opera citata, pagine da 121 a 123. All'autore non è sfuggito che il "C quadrata" fatto in questa forma si vede anche nelle monete di Corrado II.
(96) Muratori.Antiqu. Ital. Medii aevi. Tomo II, Dissertazione XXVII, colonna 648.
(97) Promis. Opera citata, pagina 27.
(98) Zanetti Guid'Antonio.Nuova raccolta delle monete e zecched'Italia. Bologna, 1775-89, volume II, pagine 405 e 406.
(99) Questa circostanza non era sfuggita a G. A. Zanetti, volume II, pagina 406.
(100) San Quintino. Opera citata, pagina 52.
(101) Promis. Opera citata, pagina 27.
(102) Promis. Opera citata, pagina 26.
[Nuova pagina]
814-840.
Denaro (un dodicesimo del soldo, un duecentoquarantesimo della lira). Argento, titolo 0,900 circa (1). Peso, grani veneti 34 (grammi 1,759) (2).
1. Dritto. Croce nel mezzo, attorno "croce H L V D O V V I C V S spazio I M P".
Rovescio. Su tre linee "croce V E, legatura NE, spazio C I A S M O spazio N E T A" (3).
Gabinetto numismatico di Sua Maestà in Torino (grani veneti 33 e mezzo).
Tavola I, numero 1.
Raccolta Papadopoli, Venezia (grani veneti 29).
2. Dritto. Come il precedente.
Rovescio. Su tre linee "croce V E, legatura NE, spazio C I A S M spazio O, legatura NE, T A".
Regio Museo di Parma (grani veneti 23).
Tavola I, numero 2.
3. Dritto. Croce nel mezzo, attorno "croce H L V D O V V I C V S spazio I M P".
Rovescio. Su due linee "V E N spazio E C I A S", "C" più piccolo delle altre lettere.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 32).
Tavola I, numero 3.
4. Dritto. Come il precedente, "H" senza linea fra le due aste, "O" piccolo.
Rovescio. Come sopra, "C" piccolo.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 31).
Tavola I, numero 4.
5. Dritto. Come sopra, "O" piccolo.
Rovescio. Come sopra, punto dopo la "S".
Museo Bottacin, Padova (grani veneti 29).
Tavola I, numero 5.
6. Dritto. Come sopra, "O" piccolo.
Rovescio. Come sopra, un punto in mezzo alla moneta, uno in mezzo al"C".
Raccolta Papadopoli (grani veneti 31).
Tavola I, numero 6.
7. Dritto. Come sopra, quattro punti in croce dopo l'iscrizione.
Rovescio. Come sopra, punto dopo la "S".
Regio Museo Britannico, Londra (grani veneti 27 e mezzo).
Disegnato nelleOsservazioni critiche intorno all'origine ed antichità della Moneta Venezianadi G. di San Quintino, Tavola I, numero 4.
8. Dritto. Come sopra, punto triangolare sopra l'"O".
Rovescio. Come sopra, "C" piccolo.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 31 e mezzo).
Tavola I, numero 7.
9. Dritto. Come sopra, punto nel mezzo dell'"O".
Rovescio. Come sopra, punto dopo la "S".
Regia Biblioteca di San Marco, Venezia (grani veneti 28).
Tavola I, numero 8.
10. Dritto. Croce nel centro, attorno "croce H L V D O V V I C V S spazio I, legatura MP".
Rovescio. Come sopra, punto nel centro della moneta.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 33).
Disegnato nella tavola I, numero 6 dell'opera citata di San Quintino (grani veneti 29).
11. Dritto. Come il numero 10, punto sotto la linea che unisce le due aste della "M".
Rovescio. Come sopra.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 31 e mezzo).
Tavola I, numero 9.
12. Dritto. Come sopra, "S" rovescia, punto nel mezzo della curva del "P".
Rovescio. Come sopra, punto nel centro della moneta.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 32).
Tavola I, numero 10.
13. Dritto. Come sopra, punto triangolare sull'"O".
Rovescio. Punto triangolare nel mezzo della moneta.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 32).
Tavola I, numero 11.
14. Dritto. Come sopra, un punto triangolare sotto l'"O".
Rovescio. Come sopra, punto nel centro della moneta.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 32).
Tavola I, numero 12.
15. Dritto. Come sopra, due punti triangolari ai lati del secondo "V", un altro punto triangolare ai piedi del "P" ed un punto rotondo dopo l'iscrizione.
Rovescio. Come sopra.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 32).
Tavola II, numero 1.
16. Dritto. Come sopra, punto sotto la linea che unisce le due aste della "M".
Rovescio. Come sopra, punto fra le braccia della croce, e fra le aste della "A", punto nel centro della moneta.
Dalle schede del signor C. Kunz (grani veneti 34).
Tavola II, numero 2.
17. Dritto. Croce nel mezzo, attorno "croce H L V D V V I C V S spazio I, legatura MP", punto triangolare sotto la linea che unisce le due aste della "M".
Rovescio. Come sopra, punto triangolare dopo la "N", punto nel centro della moneta.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 31).
Tavola II, numero 3.
18. Dritto. Croce nel mezzo, attorno "croce H L V D O V V I C V S spazio M P".
Rovescio. Come sopra.
Museo Correr, Venezia (grani veneti 29).
Tavola II, numero 4.
19. Dritto. Croce nel mezzo, attorno "croce H L V D O V V I C V S spazio, legatura MP" (4).
Rovescio. Come sopra, punto nel centro della moneta.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 32).
Tavola II, numero 5.
20. Dritto. Come sopra, "O" piccolo.
Rovescio. Come sopra, punto triangolare dopo la "N".
Raccolta Papadopoli (grani veneti 24).
Tavola II, numero 6.
21. Dritto. Croce nel mezzo, attorno "croce H L V D O V V I C V S spazio I M".
Rovescio. Come sopra.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 32).
Tavola II, numero 7.
22. Dritto. Croce nel mezzo, attorno "croce H L V D O V V I C V S spazio I N".
Rovescio. Come sopra, punto nel centro della moneta.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 28).
Tavola II, numero 8.
23. Dritto. Croce nel mezzo, attorno "croce H L V D O V V I C V S spazio M".
Rovescio. Come sopra.
Museo Bottacin (grani veneti 33).
Tavola II, numero 9.
24. Dritto. Croce nel mezzo, attorno "croce H L V D O V V I C V S spazio I N P".
Rovescio. L'inscrizione è in senso inverso.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 29 e mezzo).
Tavola II, numero 10.
[Nuova pagina]
PETAVIUS P. —Antiquariæ suppellectilis portiuncola veterum nummorum[Greco[Gnorìsma]Greco]. Parisis, 1610; ed in A. H. DE SALLENGRE.Novus thesaurus antiquitatum romanarum. Hagæ Comitum, 1718, Tomus II, pagina 1034.
(WELSER M.). —Squitinio della libertà veneta, nel quale si adducono anche le raggioni dell'Impero Romano sopra la Città e Signoria di Venezia. Mirandola, 1612, pagina 77.
WORMIUS O. —Danicorum monumentorum libri sex. Hafniæ, 1643, LibroV, pagina 440.
Museum Wormianum. Amstelodami, 1655, Libro IV, Capitolo VI, pagina 361.
LE BLANC F. —Traité historique des monnoyes de France. Paris, 1690, Tavola a pagina 102b, numero 33. — Amsterdam, 1692, tavola a pagina 108, numero 2, 33.
KÖHLER. —Historische Münz-Belustigung. Nürmberg, 1729-65, TomoVIII, pagina 193, numero 2.
FONTANINI J. —De Sancto Petro Urseolo etc., Romæ, 1730, pagine 81- 82.
HARDUINUS J. —Opera varia. Amstelodami, 1733, pagina 591, numero 22, Tavola XII, pagina 679, numero 22.
(PASQUALIGO D.). —Spiegazione di tre antichissimo monete veneziane. Venezia, 1737, pagina VIII; e nellaRaccolta di opuscoli scientifici e filologici(CALOGERÀ). Tomo XXVIII, pagina 508.
(VETTORI). —Il fiorino d'oro antico illustrato. Firenze, 1738, pagine 13 e 170.
MURATORI L. A. —Antiquitates italicæ medii ævi. Mediolani, 1738-42, Tomo II, Dissertazione XXVII.De moneta sive jure condendi nummos, colonne 754, 761-762, numero V; ed in ARGELATI F.De monetis Italiæ etc. Mediolani, 1750-59, Parte I, pagina 93, tavola LXXX, numero V.
LIRUTI G. G. —Della moneta propria e forastiera ch'ebbe corso nel ducato di Friuli etc. Venezia, 1749, pagine 131-132; ed in ARGELATI, Parte II, pagina 144.
ZANETTI GIROLAMO. —Dell'origine e della antichità della moneta viniziana ragionamento. Venezia, 1750, pagina 36, numero IV della tavola; ed in ARGELATI, Parte III, Appendice, pagine 9 e 14, numero IV.
CARLI RUBBI G. R. —Delle monete e dell'istituzione delle zecche d'Italia etc. A l'Aja (Venezia), 1754, Tomo I, pagina 123, tavola III, numero 6.
GRADENIGO G. A. —Indice delle monete d'Italia raccolte ed illustrate, in ZANETTI G. A.Nuova raccolta delle monete e zecche d'Italia. Bologna, 1775-89, Tomo II, pagina 165, numeri II e III, nota (b).
BALUZIUS S. —Capitularia regum francorum. Parisiis, 1780, Tomus II, colonna 1272, numero I.
APPEL J. —Repertorium zur Münzkunde des Mittelalters und der neuernZeit. Wien, 1820-29, Tomo III, pagina 1116, numero 3900.
LELEWEL J. —Numismatique du Moyen Age etc. Paris, 1835, Parte I, pagine 121-122.
SAULCY F. (DE). —Deniers carlovingiens déterrés à Belzevet. —Revue de la Numismatique françoise. Blois, 1837, pagine 347-359.
FOUGÈRES G. e COMBROUSE F. —Description complète et raissonée des monnaies de la deuxième race royale de France. Paris, 1837, pagine 9 e 48, numero 105 e numero 480.
SAN QUINTINO G. (DI). —Osservazioni critiche intorno all'origine ed antichità della moneta veneziana. Torino, 1847, pagine 6-21 e 54, tavola I, numeri 1, 2, 3, 4, 5 e 6.
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LONGPÉRIER A. (DE). —Notice des monnaies françaises composant la collection de M. J. Rousseau etc. Paris, 1848, pagina 246, numero 588.
SCHWEITZER F. —Serie delle monete e medaglie d'Aquileja e di Venezia. Trieste, 1848-52, Volume I, pagina 60 (82-83) e numero 1 della tavola.
CARTIER E. —Observations sur les deniers carlovingiens portant le nom de Venise. —Revue Numismatique. Blois, 1849, pagine 190-210, tavola VI, numeri 1, 2, 3, 4, e 9.
ROMANIN S. —Storia documentata di Venezia. Venezia, 1853-60, TomoI, pagina 226.
MORBIO C. —Quinto Catalogo dei duplicati. Milano, 1860, pagina 8.
PADOVAN V. e CECCHETTI B. —Sommario della Nummografia Veneziana.Venezia, 1866, pagina 5.
PROMIS V. —Sull'origine della Zecca Veneta. Torino, 1868, pagina 16, numeri 1 e 2 della tavola.
WACHTER C. (VON). —Versuch einer systematischen Beschreibung derVenezianer Münzen nach ihren Typen. —Numismatische Zeitschrift,Wien, 1870, Volume II, pagine 217-218.
PADOVAN V. —Le monete della Repubblica Veneta dal secolo IX al XVIII etc. Sommario. Venezia, 1879, pagina 1; — idem,Le monete dei Veneziani, Sommario, Archivio Veneto. Tomo XII, pagina 85; — idem, terza edizione, Venezia, 1881, pagina 1.
PAPADOPOLI N. —Sulle origini della Veneta Zecca e sulle antiche relazioni dei veneziani cogli imperatori etc. Atti del Regio Istituto di Scienze, Lettere ed Arti, Tomo VIII, serie V, Venezia, 1882, pagine 1507-1512, 1535-1539; — idem, edizione in ottavo, Venezia, 1883, pagine 16-19, 37-40, tavola I, numeri 1 a 12, tavola II, numeri 1 a 10.
GARIEL E. —Les monnaies royales de France sous la race carolingienne. Première partie, Strasbourg, 1883, pagine 64, 67, tavola V, numero 54 e tavola VI, numeri 55 e 56. Deuxième partie, Paris, 1885, pagina 187, tavola XIX, numero 140, 141, 142 e 143.
[Nuova pagina]
(1) Il saggio fatto a Parigi da valente artefice dà il seguente risultato: 0,898 d'argento e 0,0005 d'oro.
(2) Dall'esemplare di maggior peso descritto al numero 16.
(3) Ho collocati per primi questi denari, che ritengo più antichi, perché somigliano a quelli coll'iscrizione "P A L A T I N A spazio M O N E T A", nella quale Zecca sono a mio avviso battuti, e perché l'iscrizione loro è corretta e senza abbreviature: mentre i denari con "croce V E N E C I A S" presentano invece dei nessi fra le lettere, segno di coniazione abbondante ed affrettata e portano i punti e contrassegni con cui soleva indicarsi lo zecchiere responsabile del valore della moneta. Tutto ciò dimostra che questo nummo veniva coniato in quantità rispondente ai bisogni di una vera circolazione e non per semplice ostentazione di sovranità.
(4) È la stessa moneta da cui fu tratto il disegno della tavola I, numero 3 dell'opera citata di San Quintino; credo bene riprodurla, perché meglio disegnata.
[Nuova pagina]
840-855.
Denaro. Argento, titolo 0,720 circa. Peso, grani veneti 29 (grammi 1,500) (1).
1. Dritto. Croce nel centro, attorno "croce H L O, legatura TH, A R I V S spazio I, legatura NP, spazio A V".
Rovescio. In una sola linea "legatura VE, N E C I A".
Raccolta Papadopoli (grani veneti 29).
Tavola II, numero 11.
2. Dritto. Croce come il precedente "croce, legatura HL, O, legatura HT, A R I V S spazio I M P A V".
Rovescio. In una sola linea "legatura VE, legatura NE, C I A".
Gabinetto numismatico di Sua Maestà. (grani veneti 26).
Tavola II, numero 12.
Regio Museo Britannico (grani 25).
3. Dritto. Come sopra "croce, legatura HL, legatura HT, O A R I V S spazio I, legatura MP, spazio A V".
Rovescio. In una sola linea "legatura VE, legatura NE, C I A".
Raccolta Papadopoli (grani veneti 22), esemplare guasto.
Tavola III, numero 1.
[Nuova pagina]
LE BLANC F. — Opera citata, Paris, 1690, tavola a pagina 108, numero 3— Amsterdam, 1692, tavola a pagina 113, numero 3.
FONTANINI J. — Opera citata, pagina 82.
HARDUINUS J. — Opera citata, pagina 592, numero 3, tavola XIII, pagina 681, numero 3.
(PASQUALIGO D.). — Opera citata, pagina IX, ed Opuscoli CALOGERÀ, TomoXXVIII, pagina 508.
ZANETTI GIROLAMO. — Opera citata, pagina 36, numero V; ed ARGELATI,Parte III, Appendice, pagine 9 e 14, numero V.
ZANETTI GUID'ANTONIO. —Nuova raccolta delle monete e zecche d'Italia, già citata, Tomo II, pagina 165, nota (c).
LELEWEL J. — Opera citata, Parte I, pagine 121-122.
FOUGÈRES e COMBROUSE. — Opera citata, pagina 17, numero 240.
ROMANIN S. — Opera citata, Tomo I, pagina 226.
SAN QUINTINO G. (DI). — Opera citata, pagine 6-21 e 54, tavola I, numero 7.
ZON A. — Opera citata, pagina 12.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 60 (84) (85) e numero 2 della tavola.
CARTIER E. — Opera citata. —Revue Numismatique1849, pagine 194 e 209, tavola VI, numero 5
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 5.
PROMIS VINCENZO. — Opera citata, pagina 17, numero 2 della tavola.
WACHTER C. (VON). — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift,Volume II, 1870, pagine 218-219.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 2. —ArchivioVeneto, Tomo XII, pagina 86; — terza edizione, 1881, pagina 2.
PAPADOPOLI N. — Opera citata, pagine 1507-1512 e 1540; — edizione in ottavo, pagine 16-19 e 41, tavola II, numeri 11 e 12.
GARIEL E. — Opera citata, Parte II, pagina 324, tavola LX, numero 28.
[Nuova pagina]
(1) Il peso regolare dovrebbe essere almeno di 32 grani, ma tutti gli esemplari da me conosciuti sono deboli e consumati dall'uso.
[Nuova pagina]
855-880?
Denaro. Argento, titolo 0,700 circa. Peso, grani veneti 32 (grammi 1,656).
1. Dritto. Croce accantonata da quattro globuli, o bisanti, "D punto S spazio C V N S E R V A spazio R O M A N O spazio I, legatura MP".
Rovescio. Tempio con 4 colonne a base e capitello semplice, croce fra le colonne, sopra il tempio croce che divide l'iscrizione "X P E spazio S A L V A spazio V E N E C I A S".
(grani veneti 29).
Disegnato nella tavola I, numero 9 dell'opera citata di San Quintino.
2. Dritto. Croce come sopra "croce D punto S spazio C V N S E R, legatura VA, spazio R O, legatura MA, N O spazio I, legatura MP".
Rovescio. Tempio ed iscrizione come al numero 1.
(grani veneti 32).
Disegnato nella tavola I, numero 8 dell'opera citata di San Quintino.
3. Dritto. Croce come sopra, "croce D S spazio C V N S E R V A spazio P O, legatura MA, N O spazio, legatura MP".
Rovescio. Tempio ed iscrizione come al numero 1.
Raccolta Papadopoli (grani veneti 29).
Tavola III, numero 2.
4. Dritto. Croce come sopra "croce D S spazio C V S E R V A spazio R O M A N O spazio, legatura MP, punto".
Rovescio. Tempio come al numero 1, "X P E spazio S A L V A spazio VE, legatura NE, C I A S punto".
Regio Museo Britannico (grani veneti 24 e mezzo).
Tavola III, numero 3.
5. Dritto. Croce come sopra, "croce D S spazio C V S E R V A spazio P O M A N O spazio, legatura MP, punto".
Rovescio. Tempio come al numero 1, "X P E spazio S A L V A spazioV E, legatura NE, C I A S".
Museo Bottacin (grani veneti 28 e mezzo).
Tavola III, numero 4.
6. Dritto. Croce accantonata da quattro globuli, o bisanti, "croce D S C W S E R V A spazio R O M A N spazio, legatura MP".
Rovescio. Tempio come al numero 1, "X P E spazio S A L V A spazio VE, legatura NE, C I A S".
Dalle schede del signor C. Kunz.
Tavola III, numero 5.
7. Dritto. Croce come sopra, "croce D S spazio C V N S E R V A spazio R O M A N O spazio M".
Rovescio. Tempio ed iscrizione come al numero 1.
Gabinetto numismatico di Sua Maestà. (grani veneti 31 e mezzo).
Tavola III, numero 6.
8. Dritto. Croce come sopra, "croce D S spazio C W S E R V A spazio P O I A N O spazio I, legatura MP".
Rovescio. Tempio come sopra con le colonne a base e capitelli doppî "X P E spazio S A L V A spazio V E N E C I A S".
Museo Correr (grani veneti 30).
Tavola III, numero 7.
9. Dritto. Croce come sopra, "croce D punto S spazio C W S E R, legatura VA, spazio R O M A N O spazio, legatura MP".
Rovescio. Tempio come al numero 8, "X P E spazio S A L, legatura VA, spazio V E N E C I A S".
(grani veneti 31).
Disegnato nella tavola 1, numero 10 dell'opera citata di SanQuintino.
[Nuova pagina]
(ZANETTI GIROLAMO). —Di una moneta antichissima, e ora per la primavolta pubblicata, del Doge di Venezia Pietro Polani, Dissertazionedi G. F. Z. V.Venezia, 1769.
GRADENIGO G. A. —Indicecitato in ZANETTI G. A., TOMO II, pagine 166-167, nota (a).
ZANETTI G. A. —Delle monete di Faenza, nel Tomo II,Nuova raccolta delle monete e zecche d'Italia, pagina 406.
(MENIZZI A.). —Delle monete de' veneziani dal principio al finedella loro Repubblica. Venezia, 1818, pagina 75.
CARTIER E. —Lettres sur l'histoire monétaire de France. Monnaies de la deuxième race. —Revue de la Numismatique françoise. Blois, 1837, pagina 273, tavola VIII, numero 20.
FOUGÈRES e COMBROUSE. — Opera citata, pagina 53.
ROMANIN S. — Opera citata, Tomo I, pagina 227.
SAN QUINTINO G. (DI). — Opera citata, pagine 22-27, nota XIII, pagine 49 e 54, tavola I, numeri 8, 9 e 10.
ZON A. — Opera citata, pagina 12, Tavola I, numero 2.
LONGPÉRIER A. (DE). — Opera citata (Collection Rousseau), pagina 258, numero 607.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 64 (89) e tavola.
CARTIER E. — Opera citata. —Revue Numismatique1849, pagine 211- 216, Tavola VI, numeri 6, 7 e 8.
FILLON B. —Considérations historiques et artistques sur les monnaies de France. Fontenay-Vendée, 1850, pagine 61 e 64.
CICOGNA E. ed altri. —Biografia dei Dogi di Venezia, con centoventi ritratti incisi in rame da A. Nani, Edizione seconda, corretta ed accresciuta colla serie incisa delle più pregievoli medaglie e monete per essi coniate. Venezia, Grimaldo, 1855 e 1857.
(PASINI professor PIETRO). —Numismatica Veneta, o serie di monete emedaglie dei Dogi di Venezia. Venezia, Grimaldo, 1854 e 1863. È la parte numismatica del precedente lavoro tirato separatamente. Due disegni al Doge X e due al Doge XXXVI.
DE COSTER. —Explications faisant suite aux précédentes notices sur l'attribution à Charlemagne de quelques types monétaires. —Revue de la Numismatique Belge, série III, tome I, Bruxelles, 1857, pagina 51.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagine 5-6.
PROMIS V. — Opera citata, pagina 17, numero 4 della tavola.
WACHTER C. (VON). — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift,Volume II, 1870, pagine 219-221.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 2; —ArchivioVeneto, Tomo XII, pagina 86; — terza edizione, 1881, pagina 2.
PAPADOPOLI N. — Opera citata, pagine 1512-1515, 1540-1541; — edizione in ottavo, pagine 20-22, 41-42, tavola III, numeri 1, 2 e 3.
GARIEL E. — Opera citata, Parte II, pagina 334, tavola LXI, numero 14.
ENGEL A. e SERRURE R. —Traité de Numismatique du Moyen-Age. Paris, 1891, Tome I, pagina 283, figura 507.
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970-1024?
Denaro. Argento, titolo 0,260 circa. Peso, grani veneti 22 (grammi 1,139).
1. Dritto. Croce colle estremità trifogliate, accantonata da quattro globuli o bisanti "croce C R I S T V S spazio I M P E R apostrofo".
Dritto. Tempio simile a quello del precedente denaro, solo alle colonne è sostituita l'iscrizione "legatura VE, legatura NE, C I", sotto "A", attorno al tempio "I I O spazio O I I".
In tutte le Raccolte.
Tavola III, numero 8.
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(PASQUALIGO D.). — Opera citata, pagina III; e negli OpuscoliCALOGERÀ, Tomo XXVIII, pagina 495.
MURATORI L. A. — Opera citata, Tomo II,DissertazioneXXVII, colonne 648, 651-652, numero I; ed ARGELATI, Parte I, pagina 47, tavola XXXVII, numero 1.
LIRUTI G. G. — Opera citata, pagine 136-142, tavola VI, numero 60; ed in ARGELATI, Parte II, pagine 146-149, tavola III, numero 60.
ZANETTI GIROLAMO. —Dell'origine e della antichità etc. Opera citata, pagine 32-33, numero 1 della tavola; ed ARGELATI, Parte III, Appendice, pagine 8 e 14, numero 1.
ARGELATI F. — Opera citata, Parte III, Appendice.Editoris additionesad nummos variarum Italiæ urbium, pagina 69, tavola VII, numero 1.
CARLI RUBBI G. R. —Dell'Origine e del Commercio della moneta etc.Haja (Venezia), 1751, pagina 125, tavola I, numero 1.
CARLI RUBBI G. R. —Delle Monete etc. Opera citata, Tomo I, pagine 121-122, tavola I, numero 1.
BIANCHI dottor GIOVANNI. —Letterada Rimini nelleNovelleLetterarie. Firenze, Tomo VIII, anno 1757, colonne 76-77 e 188.
GRADENIGO G. A. — Indice citato in ZANETTI G. A., TOMO II, pagina 165, numero I, nota (a).
MADER J. —Kritische Beiträge zur Münzkunde des Mittelalters. Prag, 1803-1813, volume I, pagine 192-201.
SALVAGGI. —De nummo argenteo S. Zaccariæ P. M. aliisque vetustissimis. Romæ, 1807, pagina 495.
(MENIZZI A.). — Opera citata, pagina 54.
MANIN L. —Esame ragionato sul libro delle monete dei Veneziani, dal principio al fine della loro Repubblica; — nelleEsercitazioni scientifiche e letterarie dell'Ateneo di Venezia, Tomo I, 1827, pagine 172 e 174, numero 3 della tavola.
LELEWEL J. — Opera citata, Paris, 1835, Parte I, pagina 122, tavolaXIV, numero 38.
SAN QUINTINO G. (DI). — Opera citata, pagina 52, nota XV, pagina 55, tavola II, numeri 1 e 2.
ZON A. — Opera citata, pagina 14, tavola I, numero 3.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 58 (81) e tavola.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 6.
PROMIS V. — Opera citata, pagina 27, numero 8 della tavola.
WACHTER C. (VON). — Opera citata, —Numismatische Zeitschrift,Volume II, 1870, pagine 224-225.