BELLINI V. —De monetis Italiæ medii ævi etc. Dissertatio I. Ferraræ, 1755, pagine 99 e 107, numero II; ed in ARGELATI, pagine 29 e 31, tavola numero II.
BELLINI V. —Delle monete di Ferrara. Ferrara, 1761, pagina 43.
GRADENIGO G. A. — Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO II, pagine 167, 168, numeri XIII, XIV e XV.
TENTORI C. —Saggio sulla storia civile, politica, ecclesiastica, etc. Venezia, 1874, Tomo II, pagine 45-46.
GALLICCIOLLI G. B. —Delle memorie venete antiche, profane ed ecclesiastiche. Venezia, 1795, Tomo II, pagine 33-36.
BECKER W. G. — Opera citata, pagina 50.
(MENIZZI A.). — Opera citata, pagine 81, 85.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1118, numero 3907.
PFISTER J. G. — Opera citata. —The Numismatic Journal, Volume II, 1837-38, pagine 210-211, tavola a pagina 201.
SAN QUINTINO G. (DI). — Opera citata, pagine 3, 33, 55, tavola II, numero 11.
ZON A. — Opera citata, pagine 17 e 21-23, tavola I, numero 8.
SCHWEITZER. — Opera citata, Volume I, pagina 76 (100) (101) (102) (103) e (104), numeri 1, 2, 3, 4 e 5 della tavola.
ROMANIN S. — Opera citata, Tomo II, pagina 320.
ORLANDINI G. — Opera citata, pagina 2.
Biografia dei Dogi. — Opera citata, Doge XLI.
Numismatica Veneta. — Opera citata, Doge XLI.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 10.
WACHTER C. (VON). — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift, Volume III, 1871, pagine 227-228, 230 e 577, Volume V, 1873, pagina 191.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagine 10-11. —ArchivioVeneto, Tomo XII, pagina 93, — terza edizione, 1881, pagina 9.
Bolla in piombo di Enrico Dandolo conservata nella RaccoltaPapadopoli.
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(1)Andrea Danduli Chronicon, in Muratori,Rerum Ital. Script. Tomo XII, pagina 316.
(2) Sanuto M.Vitæ Ducum Venetorum, in Muratori,Rer. Ital.Script. Tomo XXII, pagina 527.
(3)Archivio storico italiano. Volume VIII, pagina 320.
(4)Revue de la Numismatique Belge, Tome IV, Bruxelles, 1848.
(5) Documento IV.
(6) Lambros.Le Monete inedite dei Gran Maestri dell'Ordine di SanGiovanni di Gerusalemme in Rodi. Traduzione dal greco di C. Kunz, Venezia, 1865, pagina 20.
(7) Pegolotti.La pratica della Mercatura. Lisbona e Lucca, 1766, pagina 292.
(8)Andrea Danduli Chronicon, in Muratori,Rerum Ital. Script. Tomo XII, pagina 372.
(9) Carli Rubbi G. R.Delle monete etc. Opera citata, Volume I, pagina 401.
(10) L'esame chimico fatto all'ufficio del Saggio di Venezia, dà il fino di 0,247.
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1205-1229.
Morto a Costantinopoli Enrico Dandolo, fu chiamato a succedergli Pietro Ziani, figlio di Sebastiano, prudente e valoroso, che ebbe il compito di consolidare i possessi ottenuti in Oriente, di sedare i torbidi dei nuovi sudditi e le scorrerie dei pirati, aggiungendo nuovi territori allo stato, fra cui la vasta isola di Negroponte. Depose il principato dopo averlo tenuto ventitré anni e morì pochi giorni dopo essersi ritirato a vita privata.
Sotto questo doge si continuò a coniare il grosso, il bianco ed il quartarolo, che troviamo cogli stessi tipi del predecessore; manca invece il denaro, del quale pare sia stata in questo tempo sospesa la coniazione. Probabilmente era più proficua all'erario la fabbricazione dei grossi, che furono emessi in grande quantità, così da inondare tutto l'Oriente, usandosene quasi esclusivamente nelle transazioni commerciali.
Questo fatto, unitamente alla mancanza di monete degli imperatori latini di Costantinopoli, ai quali non si attribuiscono se non poche anonime di rame, suggerì al dottor Cumano (1) l'idea che un qualche accordo segnato tra Veneziani e Franchi avesse dato il diritto di zecca alla Signoria di Venezia: egli crede pur anche che le imitazioni del grosso fatte in Oriente dagli altri principi avessero una base comune ed una convenzione di uniformità monetale. Quanto alla prima supposizione a me sembra che, come si conoscono gli altri patti convenuti, dopo la conquista fra crocesignati, si avrebbe conservata la memoria anche di questo se avesse esistito: con apparenza di maggior ragione gli autori francesi ritengono che l'essere in mano dei Veneziani la maggior parte del metallo nobile e l'avere essi fabbricato molta moneta abbia impedito agli imperatori franchi di battere coi loro nomi. Quanto alla seconda opinione del dottor Cumano, essa corrisponde piuttosto alle idee moderne che a quelle del tempo; il grosso veneziano si diffuse per tutto l'Oriente solo in causa della sua bontà sempre costante, mentre gli altri stati adulteravano la moneta. Visto il successo del grosso, i piccoli principi delle isole e dei feudi franchi d'Oriente, come altri stati d'Italia, si misero ad imitarlo da prima forse con peso giusto e metallo buono, poi allettati dal guadagno, con lega inferiore, per cui i Veneziani ne mossero lagno e proibirono queste monete chiamandole a buon dritto falsificazioni, come vediamo nella parte:
MCCLXXXII, Indictione X, die tercio Maii, in Majori Consilio (2).
"Capta fuit pars quod addatur in capitulari Camerariorum Communis et aliorum officialium qui recipiunt pecuniam pro Communi, quod teneantur diligenter inquirere denarios regis Raxie contrafactos nostris venetis grossis, si ad eorum manus pervenerint; et si pervenerint, teneantur eos incidere. Et ponantur omnes campsores, et omnes illi qui tenent stationem in Rivoalto et eorum pueri a XII annis supra, ad sacramentum, quod inquirant diligenter bona fide predictos denarios, et si pervenerint ad eorum manus teneantur eos incidere. Et si alicui persone inventi fuerint de predictis denariis a XII supra, quod illa persona cui inventi fuerint perdat decem pro centenario de omnibus qui eis inventi fuerint de illis denariis, et debeant incidi. Et hoc stridetur publice illa die, vel altera, qua captum fuerit in M. C., quod a XV diebus in antea quilibet cui inventi fuerint, incurrat penam predictam, et medietas pene sit invenientis et medietas sit Communis, et deveniat in camera Communis. Et mittantur littere de precepto per sacramentum omnibus rectoribus preter Comitem Ragusii, et addatur in commissionibus illorum rectorum, qui de cetero ibunt, preter dictum Comitem Ragusii, quod omnes denarios predictos qui ad eorum manus pervenerit, vel eorum offitialium, teneantur, incidere vel incidi facere, et quod ipsi constringant gentem suam, per illos modos quibus eis melius videbitur, quod predicti denarii non currant per suos districtus, et incidantur si invenientur".
Oltre a questo documento, per conoscere quale era il pensiero dei contemporanei su questa adulterazione della moneta, che fu una delle piaghe più sanguinose della circolazione metallica nel medio evo, ci illumina il giudizio dell'Alighieri che colloca fra i principi che avranno giudizio severo nell'altro mondo per i loro peccati, Filippo il Bello di Francia
. . . . . . e quel di Rascia
che male aggiustò il conio di Venezia
Paradiso, Canto XIX 140-141.
Nelle carte manoscritte di Vincenzo Lazari trovo la seguente nota, di cui non posso defraudare il lettore:
"Nel citato verso di Dante merita attenzione il verboaggiustareche la Crusca con goffa interpretazione fe' in questo caso sinonimo d'imitare. Ma il verboaggiustaredisusato, nel senso che allegheremo, nella lingua italiana, si mantiene ancora nella francese e nella, tedesca".
Esattissima definizione del verbo aggiustare si trova nellaExplication des termes techniquesche fa seguito alla pregiata operaHistoire monétaire de Genève par Eugène Demole, nel quale è detto
"Ajuster les flans, ou ajuster carreaux, opération par laquelle on affranchit à coups de cisailles les angles des carreaux".
Anche nella zecca veneziana la stessa operazione si chiamavazustare l'operaio che la facevazustador. Se oggi la parola è disusata, si è perché tale operazione si ottiene meccanicamente e quindi in modo affatto diverso da ciò che si usava nel medio evo.
Nel più antico registro di atti ufficiali che si conserva nel nostroArchivio di Stato, conosciuto col nome diLiber CommunisoLiberPlegiorum, il quale raccoglie alcune deliberazioni prese dal Dogeassieme al Consiglio Minore, troviamo la seguente nota:
(1224) "Die XIII exeunte marcio. — Illi homines qui faciunt fieri monetam coram domino duce et omnibus consiliariis eius, excepto M. Superancio, predicto die juraverunt supra capitulare quod continetur de moneta facienda vel fieri facienda, et illo suprascripto die intromiserunt in nomine Domini" (3).
È la prima memoria di quegli ufficiali soprastanti alla zecca che più tardi furono chiamatiMassari della moneta, ed è probabilmente quello di cui si parla il più antico Capitolare di tale magistrato, che però non è giunto fino a noi e del quale si ignorerebbe perfino la esistenza, senza questo cenno prezioso nella sua brevità.
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Grosso. Argento, titolo 0,965 (4). Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
1. Dritto. San Marco che porge il vessillo al doge, come nel grosso di E. Dandolo "croce punto P punto Z I A N I", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".
Tavola V, numero 11.
2. Varietà nel Dritto. "croce punto P punto, Z simmetrica, I A N I".
Mezzo denaro, o Bianco. Mistura, titolo 0,050, circa. Peso, grani veneti 8 e mezzo (grammi 0,440): scodellato.
3. Dritto. Croce accantonata da quattro punti triangolari "croce punto P punto Z I A N I punto D V X punto".
Rovescio. Busto di San Marco di fronte "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".
Regio Museo, Parma.
Tavola V, numero 12.
4. Varietà Dritto. "croce punto P punto, Z simmetrica, I A N I punto D V X punto".
Rovescio. "croce, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".
Gabinetto numismatico di Sua Maestà, Torino.
Tavola VI, numero 1.
Museo Civico, Trieste.
Quartarolo. Mistura, titolo 0,003 circa. Peso, grani veneti 20 (grammi 1,035) circa.
5. Dritto. Nel campo "V punto N punto C punto E punto" poste in croce "croce punto P punto Z I A N I punto D V X punto".
Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli "croce, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata".
Tavola VI, numero 2.
6. Varietà Dritto. "croce punto P punto, Z simmetrica, I A N I punto D V X punto".
Rovescio. "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata".
Tavola VI, numero 3.
7. Varietà Dritto. "croce punto P punto, Z con asta centrale verticale, I A N I punto D V X punto".
Rovescio. Come al numero 6.
Tavola VI, numero 4.
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SANTINELLI S. — Opera citata, pagina 271-272, 275, 277 (disegno pagina 271); ed in ARGELATI, Parte I, pagina 299-300, 302.
MURATORI L. A. — Opera citata,DissertazioneXXVII, colonne 648, 651 e 652, numero III; ed in ARGELATI, Parte I, pagina 47, tavola XXXVII, numero III.
CARLI RUBBI G. R. —Delle monete etc. Opera citata, Tomo I, pagina 413, tavola VI, numero IX.
BELLINI V. —De monetis Italiæ, etc. Opera citata,Dissertazione I, pagina 98 e 107, numero I; ed in ARGELATI, Parte V, pagine 29 e 31, tavola numero I (erroneamente attribuita a Sebastiano Ziani).
GRADENIGO G. A. — Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 168, numero XVI.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1118, numero 3908.
GEGERFELT G. (VON). —Numi ducum reipublicæ venetæ in nummiphilacioacademico Upsaliensis. Upsaliæ, 1839, pagine 6 e 7, numero I.
LELEWEL J. — Opera citata, Parte III, pagine 33-34, tavola XV, numero 2.
Trésor de numismatique et de glyptique etc. Histoire par lesmonuments de l'art monétaire chez les modernes. Paris, 1846, pagina 60, numero 1, Tavola XXX, numero 1.
GIOVANELLI B. —Intorno all'antica zecca trentina. Trento, 1818, pagina 96.
ZON A. — Opera citata, pagina 17 (s'inganna, credendo che Pietro Ziani abbia coniato ilpiccolo).
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 79 (108) (109) (110) (111) e tavola.
Biografia dei Dogi. Opera citata, Doge XLII.
Numismatica Veneta. Opera citata, Doge XLII.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 11.
WACHTER C. (VON). — Opera citata, —Numismatische Zeitschrift, Volume III, 1871, pagina 227, 228, 230. Volume V, 1875, pagine 191- 192.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 11, —ArchivioVeneto. Tomo XII, pagina 94, — terza edizione, 1881, pagina 10.
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(1) Cumano dottor C.Illustrazione di una moneta argentea di Scioetc. Trieste, 1852.
(2) Maggior Consiglio, Deliberazioni.Registro Commune II, carte 129 tergo.
(3)Liber Communis(Plegiorum), carte 26 tergo.
(4) L'esame chimico fatto dall'ufficio del saggio di Venezia dà il fino di 0,964.
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1229-1249.
Appena eletto, Jacopo Tiepolo dovette rivolgere tutte le sue cure all'isola di Candia, insofferente del dominio veneziano. Anche il nuovo impero latino di Costantinopoli trascinava vita debole e travagliata, perché i greci di Nicea e dell'Epiro non lasciavano tregua a quell'ordine di cose artificioso che mancava di base e di prestigio in Oriente. Il giovane imperatore Baldovino implorava il soccorso dell'Europa, ma trovò solo un aiuto interessato nei Veneziani, che sconfissero le flotte greche ed ebbero in compenso nuovi vantaggi commerciali. Né più fortunato era l'Occidente: gravissime discordie e lotte sanguinose dilaniavano l'Italia, ove l'imperatore Federico II ed il papa Gregorio IX si contendevano la supremazia. I Veneziani dapprima esitavano, ma quando Federico II fece uccidere il podestà di Milano, Pietro Tiepolo, figlio del Doge, si collegarono col pontefice e con altre città italiane contro l'imperatore.
Jacopo Tiepolo seppe in tutte le circostanze difendere l'onore e l'interesse di Venezia, conchiuse trattati e convenzioni commerciali, tanto colle vicine città, quanto coi principi dell'Asia e dell'Africa. Migliorò gli ordinamenti interni, istituì nuove magistrature e diede ordine alle leggi civili e criminali, che fu una delle maggiori glorie del suo regno. Nel libro dellaPromissione del Maleficio, che concerne specialmente il diritto Criminale, il Capitolo XX si occupa dei falsificatori colle seguenti parole:
"Item statuimus ut si quis sigillum nostrum, aut salis falsaverit aut nostræ monetæ falsator extiterit, quod manum perdere debeat, si de hoc confessus fuerit, aut convictus per testes".
Di Jacopo Tiepolo possediamo le stesse monete che furono coniate anche dal suo predecessore. Comune è ilgrosso, in alcuno dei quali si cominciano a vedere i punti segreti o segni posti dagli zecchieri per conoscere chi avesse sorvegliata la coniazione; raro ilquartaroloe più ancora ilbianco, di cui non si conosce che un solo esemplare, che dalla raccolta Koch è passato a Londra nel Museo britannico.
Proveniente dal legato del senatore Domenico Pasqualigo esiste nel Museo di San Marco un pezzo d'oro col conio del grosso di Jacopo Tiepolo. Molti numismatici fra cui Carli (1) e Zon (2) prestarono fede alla genuinità di tale nummo e ritennero anteriore al 1284 la monetazione dell'oro nella zecca veneziana. Sfortunatamente il grosso d'oro di Jacopo Tiepolo della Marciana, come quello di Francesco Foscari nominato pure dal Carli e dallo Zon e che probabilmente è lo stesso che si trovava nella Raccolta Montenuovo, sono gettoni, ossia fusioni eseguite sopra impronte del grosso d'argento (3), per cui cadono tutti i ragionamenti fatti per provare che prima del ducato si coniasse a Venezia moneta d'oro.
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Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
1. Dritto. San Marco che porge il vessillo al doge, come nei grossi di E. Dandolo e P. Ziani, "punto I A punto T E V P, L SEGNO, punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati" (4).
2. Varietà nel Dritto. "punto I A spazio T E V P, L SEGNO, punto", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".
Tavola VI, numero 5.
3. Varietà nel Dritto. "punto I A spazio T E V P, L SEGNO, punto", a destra "croce S spazio M punto V E N E T I punto".
4. Varietà nel Dritto. "punto I A punto T E V P, L SEGNO, un punto sopra due punti", a destra "punto S spazio M spazio V E N E T I punto".
Non si può in quest'epoca tener conto di tutte le varietà di punteggiatura nelle iscrizioni deigrossi, per cui accennerò solo le principali e più comuni. È invece necessario notare i punti o segni dei Massari esistenti sul rovescio deigrossi, e per indicarli in un modo pratico e facile a ricordare, ho scelto un sistema grafico ideato dal signor Carlo Kunz, ed usato nel Museo Bottacin di Padova ed in quello civico di Trieste. — I due campi superiori indicano i segni posti sotto i gomiti del Redentore, quelli inferiori i segni posti presso alle gambe. — La maggior parte deigrossidi Jacopo Tiepolo, non ha alcun segno; in alcuni si trovano i seguenti:
Punti, o segni dei Massari della moneta.
Segno 1. Nessun segno.
Segno 2. Campo 2: un punto.
Segno 3. Campo 2: due punti.
Segno 4. Campo 2: un punto sopra due punti.
Mezzo denaro, o Bianco. Mistura, titolo 0,050 circa. Peso, grani veneti 11 (grammi 0,569): scodellato.
5. Dritto. Croce accantonata da quattro punti "croce punto I punto T E O P V, L SEGNO, punto D V X punto".
Rovescio. Busto di San Marco di fronte "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".
Regio Museo Britannico.
Tavola VI, numero 6.
Quartarolo. Mistura, titolo 0,003 circa. Peso, grani veneti 21 (grammi 1,086) circa.
6. Dritto. Nel campo "V punto N punto C punto E punto" poste in croce "croce punto I punto T E O P V, L SEGNO, punto D V X punto".
Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto".
Tavola VI, numero 7.
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SANTINELLI S. — Opera citata, pagina 270-271, 275 (disegno pagina 271); ed in ARGELATI, Parte I, pagina 299, 302.
(VETTORI.). —Il Fiorino d'oro, etc. Opera citata, pagina 139.
MURATORI L. A. — Opera citata,DissertazioneXXVII, colonne 648-649, 651 e 652, numero IV; ed in ARGELATI, Parte I, pagina 47, tavola XXXVII, numero IV.
ARGELATI P. — Opera citata, Parte III, Appendice,Editorisadditiones, etc. pagina 69-70, tavola VIII, numero III (5).
CARLI RUBBI G. R. —Delle monete etc. Opera citata, Tomo I, pagine 409 e 413.
BELLINI V. —De monetis Italiæ etc. Opera citata,Dissertazione I, pagina 99 e 107, numero III; ed in ARGELATI, Parte V, pagine 29 e 31, tavola numero III.
GRADENIGO G. A. — Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 168, numeri XVII e XVIII, e pagina 169.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1119, numero 3909.
GEGERFELT (VON) G. — Opera citata, pagina 7, numero 2.
ZON A. — Opera citata, pagina 21.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 81 (112) (113) (114) e tavola.
ORLANDINI G. — Catalogo citato, pagina 24.
Biografia dei Dogi. Opera citata, Doge XLIII.
Numismatica Veneta. Opera citata, Doge XLIII.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 11.
WACHTER (VON) C. — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift, VolumeIII, 1871, pagine 227-228, 230, Volume V, 1873, pagine 192-193.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagine 11-12. —ArchivioVeneto. Tomo XII, pagina 94, — terza edizione, 1881, pagina 10.
Bolla in piombo di Jacopo Tiepolo conservata nel Museo Correr.
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(1) Carli Rubbi G. R.Delle monete etc. Opera citata, Tomo I, pagina 409.
(2) Zon A. Opera citata, pagina 21.
(3) Anche di Giovanni Soranzo mi venne offerto un grosso d'oro, fuso esso pure sopra impronta tratta dal grosso d'argento.
(4) Ilgrossoin oro esistente nella Regia Biblioteca e Museo di San Marco è fuso, e quindi falso.
(5) Il testo nomina Jacopo Tiepolo, ma sul disegno si legge "L A punto T E V P L punto".
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1249-1253.
Dopo che Jacopo Tiepolo ebbe deposto il potere, i correttori introdussero non poche modificazioni ed aggiunte alla Promissione Ducale, fra cui un articolo che imponeva al principe di perseguitare e punire i falsificatori della moneta colle parole:
"et si aliquis monetam falsaverit, erimus studiosi ut justificetur et condempnetur falsator" (1),
che fu riprodotto nelle successive Promissioni.
Fu poscia eletto Marino Morosini, il quale ebbe regno di breve durata e senza avvenimenti d'importanza, tranne la crociata del Santo re Luigi IX di Francia, che cominciò colla presa di Damiata e finì senza alcun risultato utile per la cristianità. Si provvide alla sicurezza della città, ed in quell'epoca vennero istituiti i Signori di notte al Criminale.
Le monete di questo doge sono le stesse coniate dai suoi predecessori, ma per la brevità del principato, sono assai più difficili a trovarsi. Ilquartaroloed ilbiancosono monete di esimia rarità, e non sono comuni nemmeno igrossicol nome di Marino Morosini. Sopra di essi si vedono i punti segreti o contrassegni degli zecchieri, già posti su alcuni grossi di Jacopo Tiepolo ed ordinati nel capitolo nono del Capitolare dei massari della moneta, capitolare formato solo nel 1278, ma che conteneva disposizioni in vigore anche prima. Tali segni, che si vedono sul rovescio della moneta, e si distinguono per la differente forma e per la diversa posizione in cui sono collocati, continuarono ad essere usati per circa un secolo, più tardi furono sostituiti dalle lettere e dalle stelle, e finalmente dalle iniziali dei massari.
Anche di questo doge, come dei suoi predecessori Pietro Ziani e Jacopo Tiepolo e del suo successore Jacopo Contarini, manca ilpiccolo, odenaro; egli è perciò che l'industria malsana dei falsificatori si è specialmente dedicata a queste monetine, e conviene mettere in guardia i raccoglitori inesperti perché esaminino con tutta diligenza i pezzi di poco valore, comepiccoli,bianchi,quartarolietornesidei secoli XIII e XIV che furono imitati nella famosa officina di L. Cigoi di Udine in modo assai perfetto, e tale da ingannare persino qualche esperto conoscitore che non abbia la opportunità di quei confronti, coi quali si può sorprendere e conoscere la malafede dei falsarî.
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Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
1. Dritto. San Marco che porge il vessillo al doge "punto M punto M, legatura AV, R O C, E ruotata", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".
Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".
2. Varietà nel Dritto. "punto M spazio M punto, legatura AV, R O C, E ruotata", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".
Tavola VI, numero 8.
Segni, o punti dei Massari della moneta.
Segno 1. Nessun segno.
Segno 2. Campo 3: un punto.
Segno 3. Campo 5: un punto.
Segno 4: Campo 3: un punto; campo 5: un punto.
Segno 5. Campo 2: due punti.
Segno 6. Campo 2: quattro punti in quadrato.
Segno 7. Campo 2: quattro punti in quadrato; campo 5: un punto.
Segno 8. Campo 2: quattro punti in quadrato; campo 4: un punto.
Bianco. Argento, titolo 0,050 circa. Peso, grani veneti 9 (grammi 0,465): scodellato.
3. Dritto. Croce accantonata da quattro punti "croce punto M punto M, legatura AV, R O C E punto D V X punto".
Rovescio. Busto di San Marco di fronte "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".
Raccolta Papadopoli.
4. Varietà nel Rovescio. "croce, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".
Museo Bottacin.
Tavola VI, numero 9.
Quartarolo. Mistura, titolo 0,003 circa. Peso, grani veneti 16 (grammi 0,828).
5. Dritto. Nel campo "V punto N punto C punto E punto" posti in croce "croce punto M punto M, legatura AV, R O C E N CON punto D V X punto".
Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto".
Tavola VI, numero 10.
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GRADENIGO G. A. — Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO II, pagina 168, numero XIX.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1119, numero 3910.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 83 (115) (116) (117) (118) e tavola.
Biografia dei Dogi. — Opera citata, Doge XLIV.
Numismatica. — Opera citata, Doge XLIV.
PADOVAN E CECCHETTI. — Opera citata, pagina 11.
WACHTER (VON) C. — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift, VolumeIII, 1871, pagine 229-230, Volume V, 1873, pagine 193-194.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 12 —ArchivioVeneto, Tomo. XII, pagina 94, — terza edizione, 1881, pagina 10.
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(1)Promissione Ducale, 13 giugno 1249, carte 6.
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1253-1268.
Morto Michele Morosini, i voti degli elettori si raccolsero su Ranieri Zeno, allora Podestà a Fermo, il quale ebbe regno glorioso, ma travagliato da gravi difficoltà. In Italia fervevano le lotte fra Guelfi e Ghibellini, cui i veneziani presero parte quando il papa Alessandro IV bandì la crociata contro Ezzelino ed Alberico da Romano. Indi fra genovesi e veneziani, rivali nel commercio d'Oriente, si accese la guerra per il possesso della chiesa di San Saba in Acri (Siria). Dopo parecchi scontri favorevoli ai veneziani, s'intromise il papa e persuase i due popoli fratelli a deporre le armi; ma intanto cadeva il debole impero latino di Costantinopoli sotto i colpi dei greci condotti da Michele Paleologo, che concedeva favori speciali ai genovesi. Ciò fu occasione di nuova e ferocissima guerra fra le due città marittime, nella quale, dopo varie vicende, riuscirono ancora vittoriosi i veneziani.
Ranieri Zeno morì il 7 luglio 1268. Nulla di speciale abbiamo da registrare relativamente alla moneta durante questo periodo; i pezzi che giunsero fino a noi, conservati nelle raccolte, e quelli che l'Oriente ci rimanda, mostrano che la Zecca continuò a coniare con abbondanza igrossi, mentre sono scarsi ibianchied iquartarolie mancano completamente idenariopiccoli.
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Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
1. Dritto. San Marco che porge il vessillo al doge "punto R A punto G E N O punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".
Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".
Tavola VI, numero 11.
Segni, o punti dei Massari della moneta.
Segno 1. Nessun segno.
Segno 2. Campo 1: un punto.
Segno 3. Campo 2: un punto.
Segno 4. Campo 3: un punto.
Segno 5. Campo 5: un punto.
Segno 6. Campo 4: un punto.
Segno 7. Campo 1: un punto; campo 2: un punto.
Segno 8. Campo 2: un punto; campo 3: un punto.
Segno 9. Campo 3: un punto; campo 5: un punto.
Segno 10. Campo 4: un punto; campo 5: un punto.
Segno 11. Campo 1: un anello.
Segno 12. Campo 2: un anello.
Segno 13. Campo 3: un anello.
Segno 14. Campo 5: un anello.
Segno 15. Campo 4: un anello.
Segno 16. Campo 1: un anello; campo 3: un anello.
Segno 17. Campo 2: un anello; campo 3: un anello.
Segno 18. Campo 2: un anello; campo 4: un anello.
Segno 19. Campo 1: un triangolo.
Segno 20. Campo 3: un triangolo.
Segno 21. Campo 2: un triangolo; campo 3: un triangolo.
Segno 22. Campo 3: una goccia sottile.
Segno 23. Campo 1: un punto sopra due punti.
Segno 24. Campo 3: un punto sopra due punti.
Segno 25. Campo 1: un triangolo; campo 4: un punto.
Segno 26. Campo 1: un triangolo; campo 5: un anello.
Segno 27. Campo 1: un punto sopra due punti; campo 2: un punto; campo 3: un triangolo.
Segno 28. Campo 1: una stella a 5 punte; campo 4: un anello; campo 5: un anello.
Bianco. Mistura, titolo 0,050 circa. Peso, grani veneti 9 (grammi 0,465): scodellato.
2. Dritto. Croce accantonata da quattro punti "croce punto R A punto G E N O spazio D V X punto".
Rovescio. Busto di San Marco di fronte "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".
Tavola VI, numero 12.
Quartarolo. Mistura, titolo 0,003 circa. Peso, grani veneti 21 (grammi 1,086).
3. Dritto. Nel campo "V punto N punto C punto E punto" poste in croce "croce punto R A punto G E N O punto D V X punto".
Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto".
Tavola VII, numero 1.
4. Varietà Dritto. "croce punto R A punto G E N O spazio D V X punto".
Rovescio. "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S simmetrica e ruotata, punto".
Tavola VII, numero 2.
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(VETTORI). —Il fiorino d'oro etc. Opera citata, pagina 139.
MURATORI L. A. — Opera citata,DissertazioneXXVII, colonne 649-651, 652, numero V; ed in ARGELATI, Parte I, pagina 47, tavola XXXVII, numero V.
CARLI RUBBI G. R. —Delle Monete etc.Opera citata, Tomo I, pagina 413.
BELLINI V. —De monetis Italiæ etc.Opera citata,Dissertazione I, pagina 99 e 107, numero IV; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 29 e 31, tavola numero IV.
GRADENIGO G. A. — Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO II, pagina 168-169, numeri XX e XXI.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1119-1120, numeri 3911- 3912.
GEGERFELT (VON) G. — Opera citata, pagina 7, numero 3.
Trésor de numismatique, etc. Opera citata, pagina 60, numero 2, tavola XXX, numero 2.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 85 (119) (120) (121) (122) (123) (124) (125) e tavola.
ORLANDINI G. — Catalogo citato, pagina 3.
Biografia dei Dogi. — Opera citata, doge XLV.
Numismatica Veneta. — Opera citata, doge XLV.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 12.
WACHTER (VON) C. — Opera citata, —Numismatische Zeitschrift, VolumeIII, 1871, pagina 228-230, Volume V, 1873, pagina 194.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 12, —ArchivioVeneto, Tomo XII, pagina 95, — terza edizione, 1881, pagina 11.
Bolla in piombo di Ranieri Zeno conservata nel Museo Correr.
1268-1275.
Appena Lorenzo Tiepolo, figlio del doge Jacopo, fu eletto col favore del popolo alla dignità ducale, Venezia fu travagliata da carestia ed inondazione. Nel tempo in cui egli tenne il potere non vi furono fatti di armi, né avvenimenti di importanza. Questo periodo pacifico giovò alla Repubblica, che aumentava ogni giorno di prosperità e di potenza, come dimostrano i molti trattati di amicizia e di commercio stipulati, e le spontanee dedizioni di città e paesi specialmente nell'Istria e nella Dalmazia.
Durante il principato di Lorenzo Tiepolo fu ricominciata la coniazione delpiccolo, sospesa da oltre mezzo secolo, e fu mutata la proporzione fra questa moneta ed ilgrosso, portandola da 26 a 28denari piccoliper ognidenaro grosso. Si trovano facilmente ipiccolidi questa epoca, simili nella forma e nell'aspetto, agli antichi, dai quali non differiscono sensibilmente nella lega, bensì nel peso alquanto inferiore: essi recano scritto il nome e cognome del doge, mentre gli antichi non avevano che il nome di battesimo del principe. Ci mancano invece i documenti pubblici veneziani relativi a questi provvedimenti, e le cronache contemporanee non ne parlano; ma ci assistono alcuni documenti, conservati nella vicina città di Padova, dai quali si rileva non solo quanto basta ad accertare i fatti, ma anche a riconoscere taluna delle ragioni intime di siffatto cambiamento, che può dirsi il primo passo sulla via della diminuzione dell'intrinsico della moneta.
Dimostra il Brunacci (1) nel capitolo VI, dove parla delle monete usate a Padova nel XIII secolo, che ilgrossoaveva aumentato il suo originario valore sino a 27piccolinel 1265, e che più tardi, nel 1274, esso era portato a 28piccoli; ma i documenti riferiti a suffragio di tali asserzioni sono di diversa natura, perché il primo, e cioè quello del 1265, è semplicemente un atto di ricevuta in cui il grosso è ragguagliato a 27piccoli, mentre il documento del 1274 è un atto pubblico, tratto dagli Statuti di Padova, che riportiamo (2):
"Potestate domino Jacopino Rubeo. Millesimo ducentesimo septuagesimo quarto. Nulla moneta expendi debeat in civitate Padue, exceptis monetis grossis veronensibus, paduanis et tridentinis grossis, et exceptis denariis parvis venetis, paduanis et veronensibus, qui expendi possint ut est actenus consuetum, et omnes alie monete, predictis exceptis, forbaniantur de Padua et paduano districtu, et exquiratur sacramento a gastaldionibus frataliarum, campsoribus et mercatoribus quod non accipiant aliquas alias monetas, preter predictis nisi pro argento rupto. Et denarii veneti grossi accipiantur et expendantur pro denariis vigintiocto parvis pro uno, secundum quod expenduntur Venetiis, et non currant cum aliquo alio lazo".
Da tutto ciò si rileva che ilgrossoveniva preferito dal pubblico e dal commercio, ed era pagato più del suo prezzo reale ed ufficiale: questa evidentemente è la ragione per cui la zecca veneta aveva dovuto cessare la coniazione deipiccoli, moneta deprezzata, che valeva meno di ciò che sarebbe costato il fabbricarla. Ma dopo lungo corso d'anni, anche tale astensione della più pregiata officina monetaria aveva i suoi danni ed i suoi pericoli, mancando così una moneta di giusto peso, necessaria alle minute contrattazioni in un tempo in cui abbondava la moneta falsa e scadente, mentre faceva difetto la buona. Per rimediare a tali inconvenienti fu scelto il mezzo che parve più facile e meno pericoloso, di scemare cioè di alcun poco il peso del denaro portando il valore delgrossoa 28piccoli, colla proibizione dell'aggio, che era il male più grave. Infatti il decreto del comune di Padova, dove la monetazione era la stessa di quella di Venezia, si riporta al corso di questa città commerciale e riproduce disposizioni che probabilmente esistevano nei decreti pubblicati a Venezia, facendo proibizione di ogni aggio nella nuova valutazione.
Nell'8 dicembre 1269 (3) il Maggior Consiglio deliberava di nominare due esperti ufficiali per sorvegliare la fusione e lavorazione dell'oro e dell'argento. In pari tempo furono stabilite le norme colle quali si permetteva di fondere ed affinare i metalli nobili secondo il titolo fissato, che era di 23 e mezzo carati per l'oro e quello delgrossoper l'argento: registrandosi su apposito quaderno la quantità dell'oro e dell'argento, il titolo, il proprietario ed il compratore. Nel 14 novembre 1273 lo stesso Maggior Consiglio (4) aggiungeva a tale ufficio due massari per pesare l'oro. Non si possono confondere questi ufficiali, che dovevano sorvegliare la bontà ed il commercio dei metalli nobili, coi massari della moneta, sia perché i loro incarichi erano di diversa natura, sia perché la zecca era a San Marco, mentre questo nuovo ufficio doveva piantarsi a Rialto.
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Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
1. Dritto. San Marco che porge il vessillo al doge, "punto L A punto T E V P, L SEGNO", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".
Tavola VII, numero 3.
Segni, o punti dei massari alla moneta.
Segno 1. Nessun segno.
Segno 2. Campo 1: un punto.
Segno 3. Campo 3: un anello.
Segno 4. Campo 2: un triangolo.
Segno 5. Campo 3: un triangolo.
Segno 6. Campo 5: un triangolo.
Segno 7. Campo 4: un triangolo.
Segno 8. Campo 1: un triangolo; campo 3: un triangolo.
Segno 9. Campo 2: un triangolo; campo 3: un triangolo.
Segno 10. Campo 2: un triangolo; campo 4: un triangolo.
Segno 11. Campo 4: un triangolo; campo 5: un triangolo.
Segno 12. Campo 2: un triangolo; campo 4: un triangolo; campo 5: un triangolo.
Segno 13. Campo 1: un rombo.
Segno 14. Campo 2: un rombo.
Segno 15. Campo 3: un rombo.
Segno 16. Campo 2: un rombo; campo 3: un rombo.
Segno 17. Campo 1: un rombo; campo 3: un rombo.
Piccolo, o denaro. Argento, titolo 0,250 circa (5). Peso, grani veneti 5 e 60 centesimi (grammi 0,289) circa: scodellato.
2. Dritto. Croce in un cerchio "punto L A punto T E punto D V X".
Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R CV, S ruotata, punto".
Tavola VII, numero 4.
Bianco, o mezzo denaro. Mistura, titolo 0,050 circa. Peso, grani veneti 8 (grammi 0,420): scodellato.
3. Dritto. Croce accantonata da quattro punti. "croce punto L A punto T E V P, L SEGNO, punto D V X punto".
Rovescio. Busto in faccia di San Marco "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".
Regio Museo di Parma.
Tavola VII, numero 5.
Museo Correr.
Doppio quartarolo. Mistura, titolo 0,003 circa. Peso, grani veneti 45 (grammi 2,328).
4. Dritto. Nel campo "V punto N punto C punto E punto" poste in croce con un punto nel mezzo. "croce punto L A punto T E V P, L SEGNO, punto D V X punto".
Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli. "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S simmetrica e ruotata, punto".
Tavola VII, numero 6.
Quartarolo. Mistura, titolo 0,003 circa. Peso, grani veneti 28 (grammi 1,449).
5. Dritto. Nel campo "V punto N punto C punto E punto" poste in croce "croce punto L A punto T E V P, L SEGNO, punto D V X".
Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli. "punto, S ruotata, punto M A R C V, S simmetrica e ruotata, punto".
Tavola VII, numero 7.
6. Varietà Dritto. "croce punto L A punto T E V P, L SEGNO, punto D V X punto".
Rovescio."croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S simmetrica e ruotata, punto".
Tavola VII, numero 8.
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SANTINELLI S. — Opera citata, pagine 270-271, 275, (disegno pagina 271); ed in ARGELATI, Parte I, pagine 299, 302.
MURATORI L. A. — Opera citata, Dissertazione XXVII, colonne 649, 651 e 652, numero VI; ed in ARGELATI, Parte I, pagine 47-48, Tavola XXXVII, numero VI.
ARGELATI F. — Opera citata, Parte III, Appendice,Editorisadditiones, etc., pagine 69-70, tavola VIII, numero III (6).
BELLINI V. — _De monetis Italiæ et_c. Opera citata, Dissertazione I, pagina 99, 100 e 107, numero 5; ed in ARGELATI, Parte V, pagine 29 e 31, tavola numero V.
GRADENIGO G. A. — Indice citato in ZANETTI G. A., TOMO II, pagina 169, numeri XXII e XXIII.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1120, numeri 3913 e 3914.
FONTANA C. D' O. —Illustrazione d'una serie di monete dei Vescovi diTrieste, Trieste, 1832, pagina 37, numero 21 della tavola.
GEGERFELT (VON) G. — Opera citata, pagina 8, numeri 4 e 5.
Trésor de numismatique etc.— Opera citata, pagina 60, numero 3, Tavola XXX, numero 3.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 87 (126) (127) (128) e tavola.
Biografia dei Dogi. Opera citata, doge XLVI.
Numismatica Veneta. Opera citata, doge XLVI.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 12.
WACHTER (VON) C. — Opera citata. —Numismatiche Zeitschrift, VolumeIII, 1871, pagina 227-231, Volume V, 1875, pagine 194-195.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 13. —ArchivioVeneto, Tomo XII, pagina 95, — terza edizione, 1881, pagina 11.
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(1) Joannis Brunatii.De re nummaria patavinorum. Opera citata, pagina 42 e seguenti.
(2)Statuti del Comune di Padova, Padova, Sacchetto, 1878, pagina 274.
(3) Documento V.
(4) Documento VI.
(5) L'esame chimico fatto dall'ufficio del saggio di Venezia dà il fino di 0,249.
(6) Il testo nomina Jacopo Tiepolo, ma sul disegno si legge "L A punto T E V P L".
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1275-1280.
Dopo la morte del doge Lorenzo Tiepolo si trovò necessario di modificare e di inasprire le pene minacciate ai falsari, e lo rileviamo da un decreto di quest'epoca, riportato nel libro VI, Capitolo LXXX degli Statuti e Leggi Venete, che condanna al fuoco chiunque falsificasse in Venezia la moneta veneziana, e quel veneto che in qualunque luogo commettesse lo stesso reato. Nello stesso senso furono fatte le correzioni alla Promissione Ducale (1), con la quale il doge doveva giurare di mantenere intattanostram monetam magnam et parvam sicut nunc est, e di perseguitare i falsificatori.
Dopo ciò fu eletto Jacopo Contarini ottuagenario, che durò solo quattro anni, in tempi assai difficili. I Veneziani erano in lotta cogli Anconetani per la supremazia dell'Adriatico in causa di certe gabelle imposte ai naviganti del golfo, e le sorti della guerra non furono nei primi tempi favorevoli ai Veneziani. Alcune città dell'Istria rifiutavano i soliti tributi, e Venezia dovette ricorrere alle armi per condurle all'obbedienza. Anche Candia si agitava e, sebbene repressa, la rivolta alzava ripetutamente la testa, né poté essere domata se non dopo lungo tempo e ripetute spedizioni di navi e di armati.
Nell'Archivio di Stato ai Frari si conserva un Capitolare dei massari della moneta, compilato nel 1278 ed abrogato nel 1376 (2), il più antico che si conosca, non però il primo che resse la zecca di Venezia, perché, come abbiamo già raccontato, gli ufficiali della moneta prestavano giuramento sul loro Capitolare fino dal 1224.
Probabilmente fra l'uno e l'altro di questi Capitolari non vi era differenza sostanziale, perché il fino dell'argento ed il peso delgrossonon avevano variato, ma certo nelle disposizioni di ordine amministrativo e regolamentare si introdussero quelle modificazioni che l'esperienza aveva nel frattempo mostrate necessarie ed utili.
Questo importante documento è esteso nella forma solita ai Capitolari, e comincia dal giuramento che fa il massaro di esercitare il suo ufficio per il profitto e l'onore del Comune di Venezia, fabbricando assieme ai soci, od almeno con uno di essi, moneta grossa, buona e di buona fede; di osservare e far osservare ciò che è prescritto dal Capitolare e quanto sarà ordinato dal doge e dalla maggior parte del suo consiglio. Ciascun massaro deve fare per turno la quindicina assieme ad un compagno, mentre il terzo è chiamato in caso di dubbio o di necessità.
Il massaro di quindicina deve avere le chiavi delle volte e delle porte dove si pesa e si custodisce l'argento; deve assieme ai colleghi fare l'acquisto degli argenti e delle monete, a seconda di ciò che torna più utile al Comune, col concorso di tutti due, od almeno di uno dei soci, deve comporre le leghe, e coll'assistenza dei pesatori e degli affinatori consegnare il metallo ai fonditori, e controllare il peso ed il fino. Egli deve sorvegliare tutti i particolari della fabbricazione ed invigilare, anche col mezzo di un inquisitore, affinché tutti i maestri facciano esattamente il debito loro; deve registrare gli acquisti e le rese dell'argento sopra apposito quaderno, ed alla fine del suo servizio dare conto esatto dell'avere del Comune e dei privati, e consegnare le chiavi al successore. Tutto è preveduto e determinato con esattezza e minuziosità forse eccessiva; si stabilisce il numero e la qualità degli operai, le ore di ufficio per i magistrati e la quantità del lavoro degli operai secondo la stagione, e persino il minimo del lucro che deve fruttare allo Stato la fabbricazione della moneta, cioè di due soldi per ogni marca d'argento lavorato.
I massari devono avere uno scrivano laico, che non abbia altro incarico alla zecca e che sia veneto, come veneti devono essere tutti coloro che lavorano alla moneta, tranne gli affinatori. Così i massari, come tutti gli altri funzionari ed operai devono riferire ai superiori se venisse a loro conoscenza qualche frode nella fabbricazione, qualche falsificazione o deterioramento delle monete. I massari devono, ogni sei mesi, rendere conto della loro amministrazione a coloro che sono preposti alle ragioni del Comune, con penalità per coloro che non lo rendessero nei tempi prefissi, ed esclusione dagli uffici retribuiti di quelli che non saldassero il loro debito verso lo Stato.
Altre sagge disposizioni provvedono affinché i massari e gli altri addetti alla zecca non abbiano utili illeciti, non ricevano doni o denari dagli interessati e non facciano società coi mercanti che speculavano sulle monete e sui metalli. Speciale cura avevasi per l'esattezza del peso e del fino, ed anche per la bellezza e regolarità del conio e della battitura. Ogni massaro era tenuto a fare un segno sulla moneta per riconoscere chi era responsabile della fabbricazione.
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Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
1. Dritto. San Marco che porge il vessillo al doge "punto I A punto CON T A R I N punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".
2. Varietà nel Dritto. "I A punto CON T A R I N punto".
Tavola VII, numero 9.
Segni, o punti dei massari della moneta.
Segno 1. Nessun segno.
Segno 2. Campo 1: un punto.
Segno 3. Campo 2: un punto.
Segno 4. Campo 3: un punto.
Segno 5. Campo 5: un punto.
Segno 6. Campo 4: un punto.
Segno 7. Campo 2: un punto; campo 3: un punto.
Segno 8. Campo 3: un punto; campo 4: un punto.
Segno 9. Campo 3: un punto; campo 4: un punto.
Segno 10. Campo 2: un anello.
Segno 11. Campo 1: un anello; campo 3: un punto.
Segno 12. Campo 2: un anello; campo 5; due punti.
Piccolo, o denaro. Argento, titolo 0,250 circa. Peso, grani veneti 5 e 60 centesimi (grammi 0,289) circa: scodellato.
3. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto I A punto CON T punto D V X punto".
Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A RC V, S ruotata, punto".
Tavola VII, numero 10.
Bianco, o mezzo denaro. Mistura, titolo 0,050 circa. Peso, grani veneti 8 (grammi 0,414): scodellato.
4. Dritto. Croce accantonata da quattro punti. "croce punto I A punto CON T A R E punto D V X".
Rovescio. Busto di San Marco in faccia "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".
Regio Museo Britannico.
Tavola VII, numero 11.
Raccolta Papadopoli.
Doppio quartarolo. Mistura, titolo 0,003 circa. Peso, grani veneti 32 (grammi 1,656).
5. Dritto. Nel campo "V punto N punto C punto E punto" poste in croce. "croce punto I A punto CON T A R E punto D V X".
Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S simmetrica e ruotata, punto".
Regia Biblioteca e Museo di San Marco.
Tavola VII, numero 12.
Quartarolo. Mistura, titolo 0,003, circa. Peso, grani veneti 16 (grammi 0,828).
6. Dritto. Nel campo "V punto N punto C punto E punto" poste in croce. "croce punto I A punto CON T A R E punto D V X punto".
Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S simmetrica e ruotata, punto".
Museo Correr.
Tavola VIII, numero 1.
Museo Bottacin.
Raccolta Papadopoli.
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SCHIAVINI F. — Opera citata in ARGELATI, Parte I, pagine 283 e 287, numero I.
ARGELATI E. — Opera citata, Parte III, Appendice,Editorisadditiones, etc., pagina 70, tavola VIII, numero V.
GRADENIGO G. A. — Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO II, pagina 169, numeri XXIV e XXV.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1120, numero 3915.
LELEWEL J. — Opera citata, Parte III, pagina 34, tavola XV, numero 3.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 9 (129) (130) (131) e tavola.
Biografia dei Dogi. Opera citata, Doge XLVII.
Numismatica Veneta. Opera citata, Doge XLVII.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 13.
WACHTER (VON) C. — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift, VolumeIII, 1871, pagina 227-231.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 13. —ArchivioVeneto, Tomo XII, pagina 95, — terza edizione, 1881, pagina 11.
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(1)Promissione Ducale, 6 settembre 1275, carte 27.
(2) Documento IV.
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1280-1289.
Dopo che Jacopo Contarini ebbe deposto il potere, i voti degli elettori si raccolsero su Giovanni Dandolo, di antica ed illustre prosapia. Egli fece la pace cogli Anconetani, ma continuò la guerra contro Trieste e le città insorte dell'Istria, sostenute dal Patriarca di Aquileja, guerra dapprima sfortunata, ma in fine coronata d'esito felice, con l'occupazione di Trieste e delle altre città. Erasi stretto un trattato con Carlo d'Angiò e con Filippo di Francia per la conquista di Costantinopoli, ma i vespri siciliani fecero abortire la spedizione progettata, ed anzi non avendo i veneziani lasciato bandire la crociata contro Pietro d'Aragona, il Pontefice li colpì di scomunica. Venezia in quel tempo, oltre ai danni della guerra e dell'interdetto, ebbe a soffrire carestia, inondazione, terremoto e pestilenza, ma tutte queste disgrazie non impedirono che fosse migliorata l'amministrazione interna e curato l'abbellimento della città.
Il principato di Giovanni Dandolo, sotto l'aspetto numismatico, è sopratutto famoso per la istituzione del ducato d'oro. Prima però di trattare di questo importante argomento, conviene soffermarsi un poco su duepartidel Maggior Consiglio, che riguardano le monete d'argento già esistenti, del seguente tenore:
"Millesimo, ducentesimo, octuagesimo secundo. Indictione decima. Die XXVIII Maij. Pars fuit capta quod denarius grossus debeat dari a modo ad parvos pro denariis XXXII et quilibet debeat ipsum recipere pro denariis XXXII ad parvos de omnibus rebus que current ab hodierna die in antea, tam de illis rebus que sunt modo in terra, quam de illis que de cetero intrabunt in terram" (1).
"Millesimo, ducentesimo LXXXII. die VI octubris. Capta fuit pars quod denarii parvi debeant fieri secundum scriptum massariorum. Et si illis vel aliis aliquod melioramentum videbitur fiat; et ipsi teneantur facere. Scriptum autem massariorum est istud. Videtur nobis quod in unziis VI et dimidia minus uno grosso de pondere de rame, et unza una et dimidia et grosso uno de peso de argento de grosso sumat totum marcham unam et fiant denarii qui vadant soldos VIII et denarios II per unziam qui sumabunt libras III et soldos V et denarios IIII pro marcha. Et sic ibant alii novi qui fuerunt batuti; et taliter fieri possint denarii parvi stando in capitali Commune nichil inde perdendo. Et isti denarii erunt deteriores quam primi fuerunt sol. V et denar. II ad grossos pro marcha" (2).
Il primo di questi decreti ordina che ilgrossodebba essere dato per 32piccoli, e che per tal prezzo sia ricevutoa modo ad parvos. Che cosa sia la valutazionead grossose quellaad parvos, sarà argomento di studio successivo: basti per ora sapere che il valore delgrossoera così portato a 32piccolie che questo ragguaglio si usava nelle contrattazioni di tutti i giorni, dove è necessaria la moneta effettiva.
Il secondo documento fa sapere che la zecca non poteva utilmente continuare la battitura deipiccolicollo stesso intrinseco di prima. Era questa una conseguenza naturale della precedente deliberazione 28 maggio, perché dandosi 32 invece di 28piccolipergrosso, se questi avessero contenuto la stessa quantità di metallo nobile, l'erario avrebbe risentito una perdita rilevante. Infatti il decreto del 6 ottobre più sopra riportato, ne diminuisce il fino ed il peso. Esso stabilisce che la lega dei nuovi denari sia composta di 3702 grani veneti di rame, e di 906 grani veneti d'argento per marca, e cioè meno di un quinto di fino, mentre quelli precedentemente coniati ne avevano circa un quarto, come risulta da un assaggio istituito sopra unpiccolodi Lorenzo Tiepolo. Di più da ogni marca della nuova composizione dovevasi ricavare 3 lire, 5 soldi e 2 denari e cioè 784 pezzi, mentre lo stesso documento osserva che tale ricavo è superiore a quello avuto precedentemente di soldi 5 e denari 2 per marca. Senza riportare qui tutto il conteggio, si possono riassumere i dati in questo modo: idenaridi Enrico Dandolo pesavano oltre 6 grani veneti, e contenevano approssimativamente grani veneti 1,56 d'argento; quelli di Lorenzo Tiepolo pesavano meno di sei grani ed avevano di fino circa grani veneti 1,40, mentre quelli fatti secondo il decreto 6 ottobre non avevano che grani veneti 5,877 di peso, e 1,155 di fino.
Abbiamo dunque tre qualità didenariche corrispondono alle diverse epoche ed alle differenti proporzioni fra ilgrossoed ilpiccolo, e cioè quando ilgrossovaleva 26piccoli, quando ne valeva 28 e quando 32; non era dunque ilgrossoche avesse aumentato il suo valore, ma bensì ildenaroche andava perdendo del suo pregio intrinseco.
Oltre a questa indispensabile e naturale diminuzione conviene notarne un'altra, anch'essa assai rimarchevole; che cioè mentre ipiccolidell'epoca più antica, esaminati colla bilancia col crogiuolo, contengono tanto argento che corrisponde esattamente a quanto si trova neigrossi, quelli delle epoche posteriori hanno una quantità di fino notevolmente minore di quella che dovrebbero avere, anche tenuto conto della mutata proporzione fra le due monete. Infatti 26piccolidi Enrico Dandolo a grani veneti 1,56 di fino, contengono più di 40 grani veneti d'argento puro, mentre 28piccolidi Lorenzo Tiepolo non vi arrivano, e 32piccolidi Giovanni Dandolo, secondo il decreto 6 ottobre 1282, a grani veneti 1,155, fanno grani veneti 36,960 ed e grani veneti 1,121, come fu stabilito più tardi, soltanto 35,872. Ciò vuol dire che anticamente, esistendo il solo denaro, era desso il termine di confronto per il valore delle cose e la base della monetazione, mentre dopo l'istituzione delgrosso, questa nuova moneta rimasta sempre costante nel peso e nell'intrinseco, diventava la misura del valore commerciale ed il piccolo era ridotto ad una moneta spicciola di importanza secondaria.
Questa condizione di cose andò peggiorando sempre più, e già nell'11 dicembre 1289, una deliberazione della Quarantìa, che si trova nel capitolare dei massari della moneta, affida agli ufficiali della moneta grossa la coniazione della moneta minuta. Nei paragrafi 80, 81 ed 82 sono raccolte le disposizioni relative alla fabbricazione deipiccoli, nelle quali il fino è bensì migliorato di 6 grani per marca, ma è aumentato il ricavo tenendolo fra lire 3, soldi 5 e mezzo e lire 3, soldi 10 per marca, con una media di 813 pezzi per marca, e cioè un lieve miglioramento di lega, ma una maggiore diminuzione di peso, per cui il denaro fabbricato secondo questa norma dovrebbe pesare grani veneti 5,667 ed avere di fino 1,121.