Le novelle della guerra.
Le novelle della guerra.
A mio padre.
A te, vecchio babbo, che mi passi nel tuo silenzio accanto; alla tua fierezza raccolta e al tuo saldo cuore di soldato consacro questa mia amorosa fatica.
Il nostro orgoglio è uno: l’Italia; ma io vedo inferiore il mio còmpito di fronte a ciò che fu per te la vita. Io narro, tu hai agito; tu hai vissuto il tuo poema d’amore da Curtatone a Custoza: dalla tua prima giovinezza alla tua maturità compiuta, essendo sempre fra coloro che vollero.
Fermo alla tua fede fin da quando ti nacque dal cuore, per disdegno e gagliardia, fin da quando ti valse la dura prigione e ti pose di fronte alla morte, hai veduto nascere e smorire e rinascere questa Italia nostra alla quale ciascuno di noi, entro il proprio confine, ha dedicato tutta quanta l’anima; e nei giorni più oscuri, allorchè ogni sogno di grandezza pareva vano, di fronte alla miseria degli uomini, non hai deprecato nè dubitato mai.
Altri gridava maledicendo, tu hai taciuto nell’attesa.Io mi ebbi da te la forza del perseverare, la dura costanza che macera e affina, la virtù che ti regge all’incrociata e veglia lo spirito tuo chè non s’afflosci e troppo non ascolti e vilipeso non s’adiri e martoriato non si stanchi. Ciò che tu fosti e sei, vorrei essere io. E se pari siamo nell’amore all’Iddio indigete, vorrei avermi perenne, sul trascorrer degli anni, il religioso silenzio del tuo cuore che non dubita mai. Non più di questo e in questo la mia vita intiera. Fosse il mio come il tuo solco e la mia forza pari alla tua, nel campo del mio travaglio, fra i due vesperi. Ora che troppe cose si separano e tralignano e tormentate tormentano a ricercare inverosimili strade, e l’insincerità le conduce, ora più che mai io cerco il terreno delle tue radici per impiantarmi in quello e, nella mia qualsiasi forza, prosperare per quel che sono e voglio essere. L’ombra della casa degli avi non costringe nè immiserisce. È l’eterna montagna che dà vita alle fonti. Ed ogni casa ha una finestra all’alba ed una al tramonto e, sopra, il cielo infinito; ogni casa ha la sua porta che si chiude su la notte e sulla tempesta; e, se tu vegli, vedrai sul tuo nido, sul tuo esiguo spazio, sul tuo sacro nulla, il volto delle stesse stelle che sono sul mare smisurato e su le montagne abissali.
La parola è la stessa, sempre, per tutti gli uomini, su tutte le terre; e l’aspetto e l’anima è una. Ora troppi si sperdono che vanno perroveti e sterpeti a ricercare ciò che è alla loro soglia, ciò che si stende su la loro piccola casa quando il sonno li coglie.
Meglio è radicarsi alla terra antica ed essere la nuova pianta della selva sacra, dalla quale parlarono già le prime voci degli uomini e degli Iddii, e conoscer le virtù della stirpe sì che la tua forza e la tua ansia profonda ne siano rinsaldate.
V’è un’ombra smisurata alla quale non farai fronte da solo se ben non t’impianti e ciò che più solo ti appare, più profondamente si radica nel suo popolo.
Così io ho inteso il tuo amore, babbo, e per questo è tua la prima fatica che valga al mio fine.
E con te è di tutti coloro che su la terra e sul mare hanno rinnovato questa Primavera Sacra. Ed ai vivi ed ai morti e alla magnifica masnada giovanile e al cuore dei Condottieri la voglio dedicata.