La scuola degli uomini.

La scuola degli uomini.“Perchè il cuore dei demagoghi esulti.„

“Perchè il cuore dei demagoghi esulti.„

“Perchè il cuore dei demagoghi esulti.„

Se l’ora è giunta ben ne godremo — e se non, attenderemo con fede.

Le ceneri non hanno dispento il fuoco; dietro la mala nuvola il sole non perde chiarore.

Qualcuno ha dato al mio popolo l’odio e la bestemmia e tutto gli ha tolto per l’idolatria del suo truogolo e ne ha fatto una masnada berciante, un gregge senza pastore, una tenebra con baleni.

Come andranno e dove andranno costoro nella notte serrata? Come reggerà la loro stoltezza se talvolta l’anima pericoli su l’abisso?

Perchè la maschera cade, perchè il dolore non si discaccia, perchè la morte è muta sul gorgo.

E coloro che berciano si troveranno col loro orrore dinanzi, come chi si risvegli di sussulto, sbiancando e più non sappia orizzonte nè punto invariabile.

Poi che l’armentario si è allontanato sul suo nero cavallo, a testa bassa, levata la lunga asta contro il cielo che si chiudeva, l’armento tramugghia e si sbanda e si incanisce a fuggire dietro la propria libertà che lo uccella.

Ed ogni spirito si incatena al suo corpo e tutta l’anima è nel volto ubbriaco e nell’occhio torvo e nella parola che bestemmia.

E se domani qualcuno del gregge, un uomo dei silenzi che più sappia il brivido dell’inavvertibile, ti si levasse di contro tutto pallido nella sua pena umana a chiederti ragione del deserto per cui l’hai sospinto, che potresti tu dirgli, figlio dell’aridità?

Quando la tua negazione non bastasse, nè il tuo pane meschino, nè la tua stolta scienza bastassero a saziare la sua tremenda bramosia e il suo cuore approfondito ti incalzasse e ti stringesse da presso, allora quali confini erigeresti tu al suo sepolcro e quale scialba certezza al suo spasimo?

Io ho veduto i tuoi seguaci sostare alle soglie del Tempio, dietro un feretro, e li ho visti inchinarsi contro la nera soglia punteggiata di cerei.

Ho veduto gli ubbriachi di vin giovine chinar la faccia contro la tenebra. E quelli che morivano sbalordire e tramortir di spavento.

Anche ho veduto le tue femine urlanti ritrarsi su la pietra del focolare, maledetta, e ricercare un’ombra eterna nel loro cuore devastato.

Perchè l’anima non si spegne nè il rapporto fra il visibile e l’invisibile, fra il giorno e la notte, fra l’oggi e il domani.

E verrà ora nella quale tu stesso ti sperderai nel più profondo dell’Universo.

Dietro la mala nuvola il sole non perde chiarore.

Ora della oscura tragedia tu non hai còlto che il lato effimero e solo ti ha colpito il suon della voce sfuggendoti il senso della parola.

E Iddio non muore fra le rovine degli altari.

Tu sei come il fanciullo che si incanisce contro le cose e le distrugge per alleviare il suo dolore. E percuote la pietra e più si strazia nell’ira sua vana.

Or quando seminerai la rovina e troncherai ogni legame e vorrai che la tua lampada basti all’impervio cammino, soffermati su la pietra del focolare ed ascolta il canto della giovine madre al fior del suo ventre straziato.

E leva gli occhi e avvicina l’anima tua ai confini della terra, nel silenzio sublime.

Da quel silenzio eterno udrai allora la voce di un murmure senza mai tregua eterno: il pianto degli uomini.


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