Le nonne.“Per la soave e forte umiltà e per il chiuso dolore di tante donne italiche.„
“Per la soave e forte umiltà e per il chiuso dolore di tante donne italiche.„
“Per la soave e forte umiltà e per il chiuso dolore di tante donne italiche.„
Così come un’umile alba del duecento:
“.... lo maitino è sonato,Zorno me par che sia.„
“.... lo maitino è sonato,Zorno me par che sia.„
“.... lo maitino è sonato,
Zorno me par che sia.„
È il popolo che parla in un remoto canto freschissimo. Così: le campane del mattino han suonato pei cieli appena chiari. Il giorno è sorto. E, col dischiudersi delle prime finestre, abbiamo udito le voci delle creature che ci sono vicine e lontane perchè trascorrono la vita umilmente, chiuse su poco spazio.
“Sa’ tu qual donna è da gradire?Quella che fila pensando del fuso,Quella che fila iguali e senza groppi,Quella che fila e non le cade il fuso....„
“Sa’ tu qual donna è da gradire?Quella che fila pensando del fuso,Quella che fila iguali e senza groppi,Quella che fila e non le cade il fuso....„
“Sa’ tu qual donna è da gradire?
Quella che fila pensando del fuso,
Quella che fila iguali e senza groppi,
Quella che fila e non le cade il fuso....„
Francesco da Barberino, quanta dolcezza nella vostra allegoria! E ognuno di noi ha nella memoria, se non nella vita:
“Quella che fila iguali e senza groppi„.
“Quella che fila iguali e senza groppi„.
“Quella che fila iguali e senza groppi„.
Una bontà cristiana in un cuore di donna amata. Se un riposo c’è concesso, è verso tale creatura che l’anima nostra si inchina; se sicerca un rifugio, non vi è altra soglia più chiara al nostro sostare.
Donna e madonna dicevano i miei vecchi e la loro anima adunava le scarse parole gentili del dialetto disarmonico, per onorarla.
—Voi siete padrona fra il focolare e la soglia, fra la madia ed il telaio, fra l’arcolaio e l’arca!
E la donna entrava nella casa severa ed appendeva il ramo d’ulivo sul letto, ed accendeva il fuoco fra gli alari, e distendeva le ordite dal pettine al subbio, nel telaio di quercia.
Con la sera, le lampade erano riaccese innanzi che l’uomo ritornasse, la bianca tovaglia era su la tavola e le vivande sul fuoco.
Una severità tranquilla, un reciproco rispetto, una misurata letizia reggevano la vita dei congiunti e donna era parola sacra come la creatura.
Così l’uomo parlando della compagna eletta, diceva:
—La mia donna! — E non la menzionava diversamente nè la nominava in presenza di estranei come non si nomina Iddio.
La casa era un tempio.
Ora troppe volte le piazze valgon più che le case e il raccolto silenzio non ha dolcezza e il ramo di ulivo non è più a capo del letto come le fronti soavi e gli occhi raggianti più non si sanno inchinare; ma noi ricordiamo. Ciascuno ricorda di avere incontrato lungo il proprio cammino,per aspro che fosse l’andare, un orto soleggiato, una fontana chiara, una casa d’amore, un volto illuminato, e, nel segreto dell’anima, l’immagine si è rifugiata, inespressa per anni ed anni, per aggallare, trascorrendo qualche ora nostalgica. Non v’è uomo che non abbia sentito talvolta, su la terra precipite, la bellezza di un simile amore.