CAPITOLO III.

Sotto quel cielo, a piè di quel castello, viveva quella Bianca, che la signora Maddalena andava a cercare. Essa era una giovinetta in sui diciotto, e se io mi provassi a ritrarla; e dicessi che il suo viso pareva di questa o di quella statua; che l'occhio aveva grande, nero, intento, e l'incarnato delle guancie fresco e sincero come di bambino allattato sull'Alpi; i miei quattro lettori se la figurerebbero ognuno diversa e di sua fantasia: e però mi pare meglio dire in una parola che essa era bellissima. Bellissima e mesta, aveva il portamento d'una santa che ignorasse d'essere in terra; e forse per averla veduta guardare in cielo, coll'atto di chi aspetta di lassù qualcosa, Giuliano se ne era innamorato. Vicina a lei, quasi fosse il suo angelo custode, si vedeva sempre un'altra fanciulla, più giovane di qualche anno; la quale sebbene non le somigliasse punto, e fosse bellezza di tutt'altra sorta, era sua sorella e si chiamava Margherita. S'amavano, ma non osavano dirselo; e pareva ad esse di fondersi l'una coll'altra, d'essere la felicità in persona, quando potevano darsi del tu, senza il pericolo d'essere intese. Ma questa era cosa che accadeva assai di rado; perchè il babbo se le sue figliuole avessero usato tra loro questa confidenza, gli sarebbe parso d'udire tremar la casa dalle fondamenta, e guai alle poverette. Esse potevano dirsi le due gemme di C…. e già in chiesa, a vederle sotto quel velo bianco, aereo, che le fanciulle delle terre liguri sapevano, fin d'allora acconciarsi in capo con tanto garbo; la gioventù pensava più ad esse che alla preghiera. Orfane della madre sin dall'infanzia di Margherita, avevano vivo il padre che si chiamava il signor Fedele; uomo ricco, tirchio, rozzo, più che sessagenario, dottore di legge molto reputato nel borgo. Costui era di quella maniera di padri, che gli affetti, se ne hanno, li tengono bene nascosti: nè aveva pensato che a far roba, per arricchire le figlie. Della loro coltura manco s'era sognato, e se fosse rimasto da lui, le giovinette non avrebbero imparato che a leggere, tanto da poter cantare nella processione del Corpus Domini col libro in mano. Scrivere non sapevano, perchè non era cosa che di quei tempi si potesse insegnare alle donne, se non da parenti che le volessero usare al male. Ma lavoravano di cucito per bene, e in casa facevano tutto colle loro mani: perchè il padre, duro a spendere, permetteva solo che una donna venisse a cavar l'acqua e a rigovernare le stoviglie, e appena fatto se n'andasse, che egli gente d'altri in casa non ne voleva. Per compensarle delle loro fatiche, dava in carnovale una festicciuola da ballo, in cui si mostrava discreto spenditore; e una sera di quaresima le conduceva al teatrino del borgo, a vedervi la passione di Cristo, rifatta dai disciplinanti della sua confraternita, con gran pompa di mitre, d'elmi, e di turbe, che finivano col fico di Giuda; donde si vedeva spenzolare l'apostolo scellerato, tra le risa degli spettatori. Del rimanente la vita la passavano parte in borgo, parte in villa; il governo della famiglia era mantenuto dal signor Fedele con gran rigore; ed essendo egli di quei tali, che intendono gli uffici di capo di casa a una torta maniera; entrando od uscendo, sulla soglia mutava il viso; altro era dentro, altro di fuori, burbero ed alla mano. Quando in famiglia si parlava di lui non dico che si tremasse, ma i cuori si facevano piccini; fuori nessuno si lagnava dei fatti suoi, nessuno ne diceva male, ma era uno di quegli uomini che bisogna averli morti per sapere se furono amati o temuti. Si mostrava assai cosa di chiesa, dove o s'udiva a intuonare in coro il suo salmo, o si vedeva ritto in parte da essere scoperto da tutti; in piazza dava strette di mano a destra e a sinistra; se la faceva da amico con tutti i signori dei contorni, e coi preti del borgo, allora così numerosi, che dall'alba fino a mezzogiorno le campane non finivano mai di suonare a messa. Monete pel sottile ne aveva messe di molto.

Come mai quelle due giovinette senza madre, avessero potuto venire su così gentili, con quella sorta di babbo; è cosa che non si potrebbe spiegare, senza dire che la Provvidenza, proprio non soffre un male quaggiù, che lì vicino non vi ponga il rimedio. Una cognata del signor Fedele, viveva nella famiglia, recondita, mansueta buona a fare ogni bene, quantunque fosse cieca nata. Per la vita che aveva menata raccolta e meditativa, le si erano affinate le virtù dello spirito e del cuore; di maniera che miglior educatrice, non si avrebbe trovata nè in C…. nè in altre parti di quella valle. Si poteva dire di lei, che si fosse seduta al posto della sorella morta, a far da madre alle sue nipoti; e finchè erano state piccine non aveva provato gran dolore di non poterle vedere: ma ora sentendo Bianca cresciuta alla voce, ai detti, ai silenzi in cui cadono le giovinette nell'età della loro vita, che incomincia la donna; quel non poterla studiare nel viso, era divenuto un gran tormento per la povera cieca; la quale conosceva tutte le cose buone e le tristi del mondo, come per una misteriosa rivelazione. E non potendo altro, pregava Dio che per Bianca e per Margherita, quando fosse stato tempo da ciò avesse mandato due giovani, poveri o ricchi non montava, ma quali essa se li sapeva immaginare; poi che l'avesse presa. Nel borgo non la si vedeva, salvo che quando andava alla messa e ai vespri, franca di passo in mezzo alle nipoti; e nel tragitto essa capiva come camminassero confuse perchè guardate dalla gioventù del borgo: ma con quel suo viso calmo e muto, comandava rispetto a coloro che avessero osato fissarle di troppo. Nell'andare e nel tornare dalla chiesa le donne la salutavano: «damigella Maria:» ed essa si fermava fossero signore o popolane; appiccava discorso volentieri, interrogava e rispondeva benevola; e (tutti abbiamo qualche peccato) se quelle persone vestivano a nuovo, godeva a parlare della bella indiana, del rigatino, del bordato, che sapeva discernere al tatto e all'odore. E alle voci conosceva anche gli aspetti, e diceva delle cose e delle persone, servendosi sempre del verbo vedere, come se davvero avesse veduto. Passeggiava volentieri a lungo, ma fuori per i prati sulle rive del torrente, che col suo mormorìo gli pareva un compagno caro come le nipoti che le davano mano. Ma la sua felicità era l'estate, che se non s'andava in villa, poteva passare le ore su d'un'altana, ombrata di luppoli, la quale dava su di un vicoletto, e aveva di faccia la casa di quel don Marco, stato maestro di Giuliano. Da un terrazzino di quella casa benedetta, il giovane aveva veduta Bianca la prima volta, questa dall'altana aveva visto lui; l'intelletto d'amore s'era in essi destato; e per anni non era passato giorno, che non fossero stati ognuno al suo posto parecchie ore. Ma Bianca, trovandosi in gran confusione, si soleva tenere nascosta dietro certi vasi di fiori, col cuore che le pareva pieno di musiche, di canti, di quell'aura misteriosa che soffia la primavera. Non s'accorgeva di nulla la cieca, don Marco qualcosa del suo alunno capiva: tuttavia sapendo che l'amore nascente all'età di quei due è cosa divina, egli taceva.

Un giorno che ancora l'altana non era rinverdita, ma già si godeva a stare all'aperto pel tempo bellissimo; la cieca e le nipoti v'erano state confinate dal signor Fedele, il quale aveva in casa una persona, con cui gli bisognava parlare in gran secreto; una persona che Bianca sospettava chi fosse, e a pensarvi le pigliava un'uggia non mai provata. Damigella Maria, con una sua scusa, fatta andare Margherita nelle stanze disopra, stringeva coi discorsi Bianca; per sapere da lei, come mai cinque giorni prima, (il giovedì santo) andando in chiesa, fosse uscita in un grido mal represso, e quasi avesse inciampato a guisa di persona confusa da vista inaspettata. Quella era la quarta volta che la cieca tornava ad assalire la nipote con quei parlari; dubitando che questa avesse veduto qualcuno, che già potesse sopra il suo cuore; e voleva cavarle una confessione. Bianca si schermiva, combattuta dal desiderio di dire la verità, provando anzi il bisogno di sfogare qualcosa che le bolliva dentro; ma alla zia no…. sentiva di non potergliela dire.

Potevano essere quel giorno, le quindici ore d'Italia, e il calesse su cui veniva la signora Maddalena, giungeva a scoprire ii borgo di C….; e Anselmo ne faceva avvisata la viaggiatrice, la quale al cenno rispettoso di lui, alzò il capo, e guardò intorno quei luoghi non più riveduti dacchè vi era venuta col marito, a porre Giuliano a scuola in casa a don Marco. Rimirando quei luoghi, quasi sentendo d'averlo ancora allato, pregò l'anima di lui a starle vicino; e le torri brune di C…, le vette alte degli olmi che allora cingevano il borgo, il castello in rovina, le parve facessero segno di antica amicizia. Subito cercò coll'occhio i siti delle case a lei note; vi si mise dentro colla fantasia, s'immaginò le liete accoglienze; e un po' raccapricciava, pensando ai mutamenti e alle morti che vi troverebbe avvenute; un po' noverava le famiglie alle quali, appena avuta una risposta da chi doveva darla, sarebbe andata ad annunciare le nozze di Giuliano. E studiava le parole da dirsi; quando quel dolce lavoro della mente, le fu turbato da uno spettacolo non veduto altra volta. Pei campi e pei prati a sinistra della via, giostravano gli Alemanni, passati a D…, mesi prima; quegli Alemanni odiati tanto da suo figlio; e nei loro esercizi parevano governati da voci strane, alte, rabbiose; da squilli di trombe, da rumor di tamburi. Alcune coorti di cavalli galoppavano a briglia sciolta, varcando di lancio i fossati, balzando con turbinoso agitare di zampe per disopra alle siepi, divorando fragorose gli spazi a investire le squadre dei fanti; e allora urla e scompiglio come in vera battaglia. A piè d'un muricciuolo d'orti, di costa alla via, ardevano i fuochi del campo: nereggiavano appese sopra le fiamme grosse caldaie, intorno alle quali s'affaccendavano alcuni soldati luridi; mentre alcuni altri contendevano per cavar acqua da un pozzo, e ne facevano altalenare il mazzacavallo, come monelli. Da un poggio poco discosto, si diffondeva un'armonia di strumenti guerriera e pietosa, che faceva pensare all'Allemagna, alle famiglie di quei soldati, alle venture sanguinose, cui erano condotti così da lontano.

La signora Maddalena veniva guardando tutte queste cose, piena di compassione, e due o tre volte aveva affrettato coi cenni Anselmo curioso e restio; il quale dopo un altro po' di trottata, uscì dicendo «siamo arrivati».

Erano dove la via correva tra le ortaglie del borgo, quasi in ripa ad una gora, che mena anche adesso l'acque ad un antico mulino; e vedendo a man diritta una chiesetta campestre, la signora Maddalena si raccomandò al santo patrono di quella, qualunque egli fosse. Quella chiesetta era dedicata a Santa Marta, e sorgeva allora solitaria in mezzo a quegli orti; ma oggi la stringe dall'un dei lati, il cimitero, dove se ne va in pace la nostra gente; dall'altro stanno quattro muricciuoli a nascondere due tombe; nelle quali (molti lo credono) si dice che stia rinchiuso il bieco governatore di Sant'Elena, colla sua famiglia. In verità, sarebbe cosa da chiarirsi, se Hudson Low cacciato di terra in terra come un malfattore, sia riuscito davvero a finire i suoi giorni in quel villaggio, così vicino a Montenotte; dove il suo prigioniero era stato preso sull'ali dalla gloria e dalla fortuna. Il fatto è che in quelle due tombe, giace una famiglia di protestanti inglesi, venuti a dimorare e a morire in C…., saranno poco più di cinquant'anni; e i veterani di Spagna e di Russia, passando vicino a quelle tombe; in cambio di pregare, godevano di calcarsi in capo il cappello per far onta al morto, e tiravano oltre guardando losco e brontolando.

Quel giorno che le tombe credute di Hudson Low, e i veterani di Napoleone erano ancora di là da venire, Anselmo tirò oltre anch'egli; e indi a poco, il calesse fu a traversare il ponte lungo, stretto, basso di muricciuoli, i quali a ciascuna pigna formavano un angolo, dove i camminanti potevano, bisognando, cansarsi dalle file di muli, che allora varcavano numerose, spandendo per quelle valli la musica di centinaia di sonagliere. In capo al ponte, sorgeva un'altra cappelletta, (ve n'erano a tutti i passi) e questa serviva a deporvi i morti del contado, fino a che la confraternita li venisse a levare pel mortorio. Alcuni fanciulli vi ruzzavano baloccandosi a giocare alle palle di piombo avute dai soldati che sempre sono loro amici; e all'apparire del calesse stettero maravigliati, per non aver mai visto altrettanto. Ma altri più discoli che facevano alle piastrelle sul greto del torrente, s'affollarono su per la ripa a chi più corresse, a chi arrivasse alla carrozza; e l'avrebbero assalita a furia, senonchè il primo che potè agguantarla per di dietro toccò una frustata sulle mani; e gli altri si fermarono intorno a lui piangoloso e umiliato, che si fregava il bruciore zoppicando. La signora corrucciata, rimproverava ad Anselmo il suo giuoco bestiale, e si volgeva addietro a guardare pietosa il mal capitato.

Girando a manca repentinamente, di là a cinquanta passi s'era alla porta del borgo, ampia d'arco, munita ancora delle gravi imposte dei tempi, in cui si soleva chiuderla; e prolungata a guisa d'androne, sotto una volta, dalla quale si levava una torre, stata alta e forte, e poi mozza e divenuta casa di gente dabbene. In una delle pareti sotto la volta, si vedeva una rozza dipintura, che aveva ad essere l'immagine della Madonna; e di faccia a questa, in una stanza terrena, umida e tetra, v'era la guardia Alemanna.

Spiacque molto alla signora Maddalena, dover attraversare lo spazio tra il ponte e quella porta, perchè sott'essi gli olmi che in lunga fila sorgevano fuori le mura, sebbene per la stagione non rendessero ancora ombra, conversavano a capannelli i maggiorenti della terra. Uno di quegli olmi che per essere solitario e molto spanto pareva piantato là a posta per gente privilegiata, ed era il più vicino alla porta, si chiamava l'olmo dei preti. Nessuno che non fosse stato prete o frate, avrebbe osato di fermarvisi sotto; e in quel momento che la signora passava, vi stavano a crocchio discorrendo assai caldamente, mezzo il clero del borgo e mezzi i frati di un convento poco discosto, che vedremo tirando innanzi. Qua e colà, soldati infermi all'aspetto, sedevano al sole, fumando le loro pipe di Boemia, accidiosi e mesti; o accosciati in molti, l'uno dopo l'altro, s'acconciavano tra loro i capelli, s'intrecciavano le lunghe code; sudici, cenciosi motteggiandosi nei loro linguaggi, come mostravano alle risa e agli sdegni.

I discorsi di quei signori e di quegli ecclesiastici, volgevano su cose di sì gran momento; che alla vista del calesse niuno si mosse tra i curiosi sfaccendati, che in altra occasione avrebbero fatto folla come i scimuniti. E bisogna sapere che questo avveniva perchè appunto quella mattina era giunta la nuova che i Francesi, fattisi grossi, all'improvviso, sul confine della repubblica di Genova, da Mentone a Ventimiglia, ne avevano invaso il territorio, tentavano di guadagnare i varchi e le vette dell'Alpi Marittime; e a calarsi da queste nelle valli della Bormida vi avrebbero messa poca fatica.

La signora Maddalena gli udì litigare sui nomi dei luoghi invasi dai Francesi e sulle distanze; e lietissima di non essere badata, si mise dentro l'androne, e tirò diritto per la via maestra del borgo. Gli artigiani si affacciavano agli sporti guardandole dietro un istante, mettendosi poi a chiaccherare colle mogli, o chiedendosi da bottega a bottega quella donna chi fosse. Essa smontò ad una porta, che Giuliano le aveva descritto così bene, che neanco cieca avrebbe potato sbagliare; disse ad Anselmo che desse di volta e andasse ad aspettarla, oltre il ponte, presso certa casuccia di costa alla via; poi salì le scale, d'onde s'udiva venir giù una pedata grave e sonora di sproni. E subito comparve un uffiziale Alemanno, allegro in vista come tornasse dall'aver vinto un'esercito; uomo tozzo e impersonato, si che ad ogni mossa, muscoli e polpe parevano lì per isquarciargli i panni. Portava in capo uno di quei berrettoni da ulano, che i vecchi di quelle parti rammentano, paragonandoli per la forma a un manticetto, e ne aveva coperta la fronte fin sulle sopraciglia; sotto le quali balenavano un par d'occhi verdastri, grandi, mirabilmente accompagnati a due mostacchi rossicci, folti, attorciati come le branche d'uno scorpione. Ad averlo visto una volta, lo si avrebbe potato ritrarre dal più inesperto con tre pennellate, di scorcio, di profilo, di prospetto tanto la sua vista colpiva; ma da gentil cavaliero, s'accostò al muro, lasciando spazio, quanto la sua persona ne poteva concedere alla dama; la salutò con garbo tra soldatesco e paesano; e questa continuò a salire fino all'uscio che andava a picchiare.

Damigella Maria e Bianca non s'erano per anco mosso di su l'altana; e una donna che aveva vista la signora Maddalena entrare dal signor Fedele, passando pel vicolo, levò in alto la faccia, e disse alla cieca: «damigella Maria, le viene in casa una signora forastiera.» A Bianca il cuore fece dentro un gran moto, e proprio in quel punto s'udì uno squillo del campanello. Essa, vi fosse o non vi fosse sua padre a sgridarla, corse ad aprire; e la signora Maddalena non aveva lasciato, sto per dire, il cordoncino del campanello, che l'uscio fu spalancato, e le apparve Bianca, dimessa le vesti e in tutta la semplicità della sua bella persona. Vederla, ravvisarla per quella che le aveva detto Giuliano, prenderle fra le mani la testa e baciarla in fronte, fu per lei un solo atto. E la giovinetta si lasciava fare tra desiderosa e soprafatta, sentendosi discendere molto addentro l'occhio di quella donna, che aveva i segni in viso d'una dolcezza infinita. Nè sapeva, ma le pareva d'averla conosciuta; l'immagine di Giuliano veduta a C… tre o quattro volte in quella settimana, la rivedeva lì; non osava richiedere del suo nome la forestiera, ma era certa che n'avrebbe risposto uno caro, già noto, chi sapeva quale? E non pensava lei sola a Giuliano; perdio la signora Maddalena, guardandola la paragonava per la bellezza a lui, qual era alto, aitante e fiero; le pareva di vederlo cogli occhi nerissimi ora fulminei, ora mesti, intenti nella fanciulla; gioì per essa che l'avrebbe trovato uomo degno d'altissimi amori, la cui anima accesa di lei sarebbe divenuta luce; e la castità della vita che brillava in volto al giovine, stimò degna dalla vergine che aveva dinanzi.

Non v'è da meraviglirsi se in quel momento che quasi era in estasi, la signora Maddalena credè già il parentado bell'e fatto; nè se passato il primo silenzio parlò alla fanciulla con materna dimestichezza, dandole del tu, o chiedendole dove fosse suo padre. Allora Bianca capì di più, e tramando per la gioia, metteva lei in una sala; dove andando e tornando alcuni passi, chiedendo confusa e rispondendo colle vampe nel viso, seppe il dolce nome e corse come potè a chiamare il proprio padre.

Chi pensasse che la sala del signor Fedele, sebbene tra le più belle del borgo, fosse arredata con fasto, s'ingannerebbe di molto. I tempi chiedevano poco, e il padrone d'arredi non si curava molto. Poche sedie, coperte di cordovano nero die vi stava appiccato con borchie di ottone; un divano scuro; uno specchio, che a guardarvi dentro si pareva butterati; due quadri antichi, uno dei quali rappresentava il sogno di Giacobbe, l'altro la Samaritana al pozzo: ecco tutto quello che là dentro si poteva vedere in un'occhiata. A una persona nuova, quella sala sarebbe forse paruta d'un israelita usuraio; ma Bianca aveva lasciato negli occhi della signora Maddalena tanto bagliore, che questa non avrebbe veduta più splendida la dimora d'un re. Rimasta collo sguardo fisso là donde Bianca era sparita, quasi continuasse a vederla, ad ammirarla, pensava a quella bellezza, mai più immaginata, agli anni che avrebbe vissuto con essa nella felicità della sua casa di D…, e benediceva Giuliano d'averla voluta per sua.

La tolse da quella sorta di rapimento la voce grossa del signor Fedele, che veniva di stanza in stanza, approssimandosi con certi oh! lunghi e pieni di reverenza; e indi a poco comparì egli stesso frettoloso e grave, col dorso ossequente, e con una mano tesa ad una accoglienza rispettosa, coll'altra acconciandosi tra l'orecchio e la tempia una grossa penna di pollo d'India. Portava calzette nere, come le portano i preti, e brache di stoffa tralucente e nere anch'esse; le grandi fibbie d'argento delle sue scarpe lustravano da far gola ad ogni mariuolo; le catenelle dei due orologi che aveva nel panciotto di seta cangiante, gli battevano sonore sulle cosce; e quella penna l'aveva presa passando dallo scrittoio, così per parere.

«Oh! suonate a gloria campane! sclamò egli appena vide la visitatrice—la signora Maddalena! Ma che miracolo, che buon vento, che fortuna è la mia? segga, si metta a sedere, la prego!» E voltando dieci inchini; prima che la signora avesse potuto dire una parola, già l'aveva ridotta a sedere sul divano, e le si metteva di faccia sulla prima scranna che gli capitò d'agguantare—«Dunque ella sta bene, proseguiva, ed anche suo figlio? n'ho piacere! So della disgrazia del marito… eravamo amici, fratelli! sono dolori, ma che vuole! uno alla volta s'ha da partir tutti! E laggiù il signor pievano, che è sempre grasso, rosso….? questa quaresima hanno avuto un predicatore di qui, mio grande amico e grande oratore…. com'è piaciuto?

«Piacque;—rispose la signora, cui quel tempestare del signor Fedele, metteva addosso non sapeva che confusione.

«Eh……! Bisognerà bene che qualche giorno venga a D…. a pigliargli un pranzo al pievano, se no mi scomunica!….»—continuava egli—ma che vuole? non s'ha mai un'ora libera….. benedetti clienti, benedette liti….!

«Chi sa?—diceva essa.—Forse io potrei darle occasione di venire aD…. più sovente.

«Oh!—sclamò il signor Fedele; e componendosi colle mani sul ginocchio, e col viso sporto, stette aspettando, come a dire, i cenni d'una cliente che poteva pagare assai bene.

«A dire il vero—continuò la signora—vengo per una cosa di cui avrei dovuto farle parlare da qualche amico nostro….. Ma lei mi perdonerà…. mi scuserà….

«Scusarla!—saltò su a dire il legale—che mi fa celia? Io sono qui tutto orecchi, non ha che a comandarmi, sono cosa sua io, la mia professione, la mia casa, la mia famiglia….. e parla di scuse?

«Ebbene—disse la signora pigliando animo—vengo a chiedere la suaBianca pel mio figliuolo….

«Bianca?—bisbigliò egli sommesso, levandosi e correndo a chiudere per bene l'uscio pel quale era venuto;—più che volentieri…. ma…..»—E qui tornato a sedere, appoggiò il dosso alla spalliera della seggiola, distese le gambe, sprofondò la sinistra nella saccoccia del panciotto, poi colla destra si tirò sul petto la coda come soleva in tutte le occasioni che gli davano da pensare.

«Dunque?—interrogò timida e rimescolata la signora.

«Dunque……., io le dico una cosa; se suo figlio vuole ammogliarsi, diamogli tra un paio d'anni l'altra mia figliuola, la Margheritina…..

«O perchè non Bianca?

«Bianca…, non lo direi a mia madre se tornasse dall'altro mondo…, ma a lei… mi sia segreta…, Bianca l'ho promessa……

«Promessa! sclamò la signora colla voce spenta di chi cadendo da una grande altezza volesse mandare un grido:—promessa? e non vi sarebbe rimedio?

«Oh! quando noi si promette, gli è come avesse parlato il re!

«Pazienza!—essa disse, e si levò da sedere per partirsi. Le gambe quasi non la reggevano, e nulla sapeva più rispondere a lui; che ingegnandosi di parere cortese le parlava di star a desinare, di riposarsi, di far conto di essere in casa sua. A quell'uscio dove Bianca l'aveva accolta, la signora prese commiato; e il signor Fedele tornando al suo studiolo, passò vicino alla fanciulla, che sola, atterrita, sedeva cogli occhi fissi sul pavimento, in una stanza attigua alla sala. Essa aveva inteso ogni cosa. Soffermatosi a guardarla allegro e malizioso in vista: «eh?—le disse—quanti ve ne sono dei padri sui quali s'affollino i partiti per le loro figliuole, l'uno che incontra l'altro su per le scale?» E piantò la poveretta, che a questo parole capì a chi suo padre l'avesse promessa. Le parve che la sua mente si spegnesse; ondeggiò, si slanciò forse per raggiungere la signora Maddalena…..; poi non potendo altro, corse sull'altana, a smaniare colla testa in grembo alla zia, la quale chiedeva invano che vi fosse, e in quella novità non si sapeva raccapezzare.

Sgomenta forse quanto Bianca, la madre di Giuliano camminava, s'andasse a riuscire dove si fosse, pur d'allontanarsi da quella casa e dal borgo. Ma a un tratto diede di volta, rifece la via, fu alla casetta di don Marco, ed entrò chiamando il prete.

Don Marco stava solo solo nella sua cameretta, leggendo l'Emiliodi Gian Giacomo, avuto di quei giorni da un amico di gran segreto; e quella lettura gli aveva destato un'avidità febbrile che non gli dava pace nè giorno, nè notte. Uditosi chiamare, si fece incontro con quel libro in mano a chi veniva, e non appena ebbe visto la signora:

«Ecco! ecco—sclamò—suo figlio voleva essere educato con questo libro…., e appunto leggendo pensava a lui……

«Meglio—rispondeva essa—meglio non aver figliuoli, o non essere al mondo a vederli infelici.»

Queste parole e l'atto con cui cadde di sfascio su d'una scranna, fecero tremare al prete le membra e la vita, come se d'un tratto gli si fossero aggiunti vent'anni, nè trovava il fiato per domandarle che le fosse accaduto. Ma in quella s'udì un passo precipitoso, e Bianca accesa in viso di pudore, e bella per angoscia di più scolpita bellezza, si mostrò sulla soglia. Avendo vista dall'altana la signora entrare dal prete, e non potendo più reggere; per certa scaletta che metteva a terreno, era discesa, aveva attraversato il vicolo, e capitava là dentro a crescere lo stupore di don Marco, gettandosi nelle braccia della signora. La quale a prima giunta credendola inseguita, la strinse al seno, guardando l'uscio se qualcuno irrompesse; poi reggendole la fronte: «o Bianca—sclamò—siamo infelici tutti!

«Ma io—proruppe la fanciulla—quell'Alemanno non lo sposerò!

«Che….? quello forse che incontrai per la vostra scala…..?—disse la madre di Giuliano chiarita in un sol punto di tante cose e anche di quell'odio giurato agli Alemanni dal figlio. E la fanciulla con voce solenne:

«Sì…., ma morirò! nessuno potrà costringermi…. nemmeno mio padre!»

«Bianca—entrò a dire don Marco, che rinvenuto dallo sbalordimento, molto aveva capito da quelle poche parole;—e perchè parli sdegnato del padre tuo?»

La fanciulla tacque e chinò gli occhi dinanzi al sacerdote. Egli continuò amorevole:

«A che ti vorrà costringere tuo padre? Perchè tu lo accusi? Va, piangi, sfogati, e prega; stattene raccolta nella tua camera più che puoi…, la solitudine addolcisce l'anima e insegna molte virtù a noi, e a chi ci pare contrario…! Abbraccia la signora Maddalena…, essa mi dirà ogni cosa…. t'aiuteremo.»

Così dicendo sciolse la giovinetta dalle braccia della signora, la prese per mano e la condusse verso l'uscio con gran dolcezza. E «non ti scaccio, no—le disse—ma va, e vedrai che ti vogliamo bene…»

Da quella soglia, la poveretta, con uno sguardo lungo insaziabile, si fissò nella madre di Giuliano; poi si fece forza e partì, confusa e meravigliata d'aver tanto osato.

«Povera Bianca!—sclamò don Marco—dunque se ho capito bene…?

«Sì,—interruppe la signora—venni a chiederla sposa pel mio figliuolo, e la trovo promessa….!»

«Promessa, s'intende a sua insaputa; e siamo in terra di cristiani!

«E dire che Giuliano l'amava da anni! Benedetto figliuolo, se me ne avesse parlato!

«Ed io—disse il prete con voce impressa di rimorso,—io che m'era accorto di quest'amore, sin da quando egli veniva a scuola da me! la colpa è mia che avrei dovuto mettermi di mezzo, e prima ch'egli andasse a Torino, chiedergli che avesse in mente di fare…! Forse non avremmo adesso quest'Alemanno tra' piedi….

«Ma don Marco, don Marco; Giuliano come farò a quetarlo…?

«Bisogna fare che di questo soldato non sappia nulla; pensiamo che questi stranieri sono strapotenti; che qui non si vede nulla più bello di loro: e un cenno, un'occhiata, un sospiro bastano a farci incatenare e condurre come malfattori sin chi sa dove…!

A queste parole la signora Maddalena, quasi dimenticandosi di quel primo dolore; s'empiè di paura, per la nuova sorta di pericoli a cui Giuliano si poteva esporre.

«E allora—proruppe—io non veggo altro rimedio che nel farlo ripartire per Torino! Venga, venga con me, m'aiuterà a persuaderlo; gli diremo che prima di tutto il padre di Bianca vuole che egli sia medico, e che del matrimonio se ne parlerà poi…; per l'amor di Dio venga, perchè io sento che mi pende sul capo una grande sciagura!

«Non per rifiutarmi no;—rispose don Marco—ma se io venissi a D…., non gli potrebbe nascere qualche sospetto? Egli è figlio rispettoso; lo potrà indurre la parola della madre, più che cento d'amici…. E parta prima che gli venga in mente di tornare qui….; gli prometta tutto quello che può giovare a persuaderlo: meglio un inganno pietoso, che un guaio inevitabile…. Poi vi è di buono che questa fanciulla pare deliberata a soffrire ogni cosa piuttosto che sposarsi ad un altro… Io farò di saper meglio questa faccenda dell'Alemanno;…. e alla fine delle fini, vuole che le ne dica una….? I Francesi sono a due passi da qui; la guerra non è cosa da cristiani, ma alle volte rimedia a tante brutte cose! Chi sa? Calando di qua dai monti i Francesi troncheranno questa e molte altre storie, scacciando dalle Langhe questi Alemanni, che già v'hanno spadroneggiato di troppo…!»

Parve alla signora Maddalena, che don Marco parlasse d'oro, e da quei discorsi pigliava consiglio e forza e sino a un certo segno consolazione.

Bianca intanto, tornata sull'altana, questa volta non conobbe più freno, e si gettò a' piedi di damigella Maria; la quale fuori di sè per quei portamenti, ondeggiava tra l'usare la collera e la dolcezza. Ma a questa volta la fanciulla le si aperse; le si confidò d'un Alemanno che la guardava da parecchio tempo; che sempre a passeggio e nell'andare a messa se lo vedeva innanzi: e disse che la persona cui suo padre aveva parlato quel mattino in tanto segreto, era appunto colui e che di certo gliela aveva promessa. «Ma io non lo voglio!» continuava, e narrò dell'amor suo per Giuliano; chiese perdono di non le aver detto mai nulla; parlò della signora Maddalena venuta a domandarla per suo figlio, e ridisse che voleva bene a lui, e che sarebbe morta piuttosto che sposare un altro. La cieca piangeva con quei suoi occhi spenti, lagrime di tenerezza e di paura; nella sua mente vide chiaro che i tempi delle lotte domestiche erano giunti; il suo cuore sentì da madre; e si mise dalla parte di Bianca.

Tutte queste cose accadevano in meno di due ore dalla venuta della signora Maddalena in C…, e l'orologio della chiesa parrocchiale batteva le diciasette, quando essa usciva di casa a don Marco, accompagnata da lui per tornare a D….

I due camminando per una viuzza fuori mano giunsero al ponte, e passando vicino alla cappelletta, dove un par d'ore prima ruzzavano i monelli, videro gente trarvi a folla, e vollero guardare che fosse. Vi giaceva un soldato alemanno, morto e sanguinoso, stato calpestato dai cavalli nel campo. I commilitoni l'avevano portato sugli schioppi, ma là, poveretto, era spirato. La donna infelice e don Marco si allontanarono, questi recitando una preghiera tra sè, quella pensando alla madre lontana di quel morto, la quale in quell'ora non aveva alcun sospetto di tanta sventura. E la prese una profonda malinconia, all'idea della fossa, in cui i soldati avrebbero sepolto quel misero; fossa che si sarebbe chiusa come quella d'un bruto. Allora le si diffuse in faccia un'aria di rassegnazione più durevole e pietosa, e volgendosi al prete gli disse:

«Don Marco, è vero; vi sono al mondo madri più sventurate di me!

«Eh! signora—rispose il prete—la terra se la dividono in due, la sventura e la ingiustizia…; e in tanti secoli che Gesù è morto, le sue promesse sono di là da compirsi!»

La signora lo guardò maravigliata, ma tocca da quelle parole; e tirarono innanzi senza dir altro, sino alla casuccia, dove Anselmo col calesse cominciava a spazientarsi, e scerpando manate d'erba, ne dava a mangiare al cavallo. I due s'accomiatarono ridicendo cogli occhi tutto quello che s'erano detto a voce; poi essa si mise dentro il legno, Anselmo si chinò per baciare la mano al prete, che non volle lasciarlo fare: ma come il cavallo partì, diede di volta pensoso, e passo passo lasciandosi menar dalle gambe, se ne tornò a casa.

Egli era, povero vecchio, il decano dei preti di C…, portava alla meglio i suoi settant'anni, e viveva solo. Da lunga pezza aveva visto addensarsi la bufera, che in quei giorni rumoreggiava terribile dalla Francia; e alcuni che erano stati da lui a scuola, ora che si udivano i fatti, rammentavano certe sue parole, dette molti anni prima, come profezie avverate. Scoppiata la rivoluzione egli ne aveva avuto un senso, diverso da quello fatto al clero, e per esempio a don Apollinare: perchè egli la capiva nelle sue cause; perchè egli aveva un cuore così grande, che nato re si sarebbe fatto mendico; perchè pensava che il medio evo fosse stato un troppo lungo oltraggio alla dottrina di Gesù, ed ancora non gli pareva finito. Perciò il grido di quella rivoluzione gli era giunto come una voce nota; e gli aveva fatto chinare la fronte, quasi somigliasse in qualche guisa ai tuoni del Sinai. A Parigi sarebbe stato coi Girondini sino alla morte; ma amava Danton, in cui per quel poco che n'udiva così da lungi, ravvisava qualcosa di San Paolo; in Vandea avrebbe dato il cuore a Bonchamps, la mano a Marceau; nel suo borgo oscuro, era un povero prete, poco capito, che viveva insegnando la buona latinità. Dal quale ufficio, e da un poderetto che aveva sui colli vicini, e formava il suo patrimonio ecclesiastico, gli veniva quel po' di bene che faceva a metà coi poveri, che di quei tempi battevano numerosi alle porte. Molto aveva speso in libri e molto gli aveva studiati; e così vissuto in certa maniera coi morti, s'era mescolato poco a quel volgo di ricchi sfaccendati e di preti ignoranti, de' quali la borgata allora era ingombra. Questi ultimi sebbene mostrassero d'onorarlo, lo scansavano volentieri; ed egli esperto di sè e del mondo, non se ne aveva a male. Del sacerdozio pensava un po' alla sua maniera, forse da cristiano primitivo; perchè si narrava che un giovane volendo farsi prete, ed essendo andato a lui per consiglio, egli gli avesse detto: «Tirate innanzi un altro tantino colla vita, poniamo fino ai cinquanta: e se a quell'età vi tocchi qualche gran dolore, se Dio vi chiami colla voce severa della sventura; datevi a consolare le afflizioni altrui, parlando del cielo, e pregando con tutti. Sarete un buon sacerdote, di questo v'accerto io: ma a vent'anni farsi prete, come altri si fa medico, soldato, o che so io… no… no… non istà.

«Ma e lei?—si dice che interrogasse l'altro stupito. E don Marco:

«Io? Eh! io sono un uomo che in settant'anni ho imparato molte cose!»

Man mano che invecchiava la sua vita si faceva più raccolta ed operosa, come di chi si apparecchia il viatico per mettersi in cammino; la sua casa s'andava spogliando, ed era ormai quasi vuota. Dormiva su d'un letticciuolo di paglia, perchè aveva dato il proprio letto a due poveri sposi; s'ammaniva da sè il cibo, mangiando da tenersi ritto; e nei detti, negli atti, in tutto, mostrava d'attendere la morte come l'ora dell'adempimento d'un dovere verso gli uomini, e d'un diritto fatto valere verso l'infinito.

Mentre che la signora Maddalena partiva da C…, tutt'altra d'animo da quella che v'era venuta, le cose tra Giuliano e don Apollinare si facevano a D… molto oscure. Questi, certo della diligenza di Marta a mandare da lui il giovane, l'aveva atteso invano parecchie ore; dopo la colazione lo aspettava ancora; e per fare un viaggio e due servizi, rannicchiato nel suo seggiolone, diceva l'uffizio. Era già innanzi un bel tratto a recitar salmi, e di tanto in tanto, mentre rovesciando il breviario sul ginocchio, fiutava un po' di tabacco, pensava che se quel renitente fosse capitato, sarebbe stato un bel gusto tenerlo ritto lì fuori dello studiolo, e non farlo entrare almeno per una mezz'ora. «Caspita!—esclamava—questo gusto non se l'ha pigliato Gregorio settimo coll'imperatore Arrigo?» Rammentava d'aver letto quella storia, e d'averne udito predicare, nei verdi anni del Seminario, come della più bella pagina della chiesa: e alla maniera che una lucciola può guardare una fornace ardente, e credere di somigliarle; egli si compiaceva alcuni istanti nella immagine del fiero papa. Poi ripigliava la lettura dei salmi, biasciando a verso a verso; e all'ultimo amen si levò in piedi stizzito, e proruppe: «Adesso vado io!»

Si mise in capo il cappello con piglio risoluto, e nell'andare passò pel salotto, ove stava seduto a dire anch'egli le ore, un Minor Osservante del convento di C…, il quale, fatto il quaresimale in D…, aspettava la domenicain Albis, per dare la benedizione papale, e tornarsene poi al proprio convento.

«Dove va, signor pievano?—chiese costui, vedendo don Apollinare pigliar l'uscio difilato.

«Posso direin partibus infidelium!—rispose il pievano.»

Il frate scoppiò in una risata così piena, che s'appiccò fino a Placidia occupata in cucina; Placidia che non rideva di voglia manco tre volte l'anno.

Passin passino don Apollinare discese di castello; e sebbene quanti s'imbattevano in lui, s'affrettassero come l'altre volte, a sberrettarsi, a baciargli la mano che egli sapeva porgere con garbo da vescovo, gli pareva che la gente sapesse la poca obbedienza mostratagli da Giuliano, e perciò gli fosse meno rispettosa. E procedeva levando il bastone vivacemente, e poi misurandone il moto all'andatura, lo vibrava innanzi, lo appuntava a terra; schiacciando i noccioli di ciliegia dell'anno passato, o scansando i ciottoli della via. Giunto al piano, passò il ponte, ed entrò nel vico oltre il torrente. I borghigiani facevano le meraviglie, vedendolo andare diritto verso la casa della signora Maddalena, dove non era tornato da anni; le donne bisbigliavano con aria di mistero, e stavano lì per dirgli come la signora non vi fosse, ma nessuno l'osava.

Quando fu sul piazzale, egli si fermò un tantino e tossì; volendo che quei di casa lo udissero e s'affollassero a fargli accoglienza. Ma la signora era fuori; Giuliano toltosi di là dove Marta l'aveva lasciato a sedere, se n'era andato nel più remoto angolo del giardino; e là passeggiava, soffermandosi a tastare le boccioline or di questa or di quella pianta, come se avessero qualche legame co' suoi pensieri d'amore. In casa non v'era che la fantesca; la quale non appena ebbe visto il pievano corse ad incontrarlo, tutta batticuore, inchini, e ringraziamenti interni alla Madonna, che anco questa volta l'aveva aiutata. La buona donna, se ci rammenta, s'era tirata in casa pregando il cielo che don Apollinare non venisse, o almeno indugiasse tanto da non trovarsi con Giuliano in quell'ora cattiva; e siccome questi non era più là ad aspettarlo, così essa credeva che il cielo se ne fosse proprio immischiato.

«Men furia e più memoria!—disse il pievano vedendola affrettarsi alla sua volta.

«O signoria, so che cosa vuol dirmi; ma stamattina sono tornata che la signora era in sul partire; darle colazione, aiutarla a vestirsi, correre su e giù…, sa pure che io qui sono Marta, ma faccio anche da Maddalena; e come diceva…, la sua ambasciata, il signorino… non l'ho ancora veduto…»—E subito aggiunse colla mente: «dacchè l'ho lasciato qui.

«E per dove è partita la signora!

«Ma…, se per in giù o per in su… non mi ha detto nulla… Già sarà per affari; morto il padrone buonanima tutti hanno approfittato per usurpare,…» Qui si picchiava mentalmente il petto, per le due bugie sgusciatele in un lampo; e pensando che se il pievano stava là un quarto d'ora, altro che purgatorio! faceva il conto agli anni di pena che s'era procacciata, contandone sette per ognuna di quelle bugie.

Il prete che non soleva farsi uccellare, mise in disparte quel discorso, e fissandola bene tra ciglio e ciglio, le disse:

«Dunque il signorino si può vederlo?

«Ah! questo sì…—rispose essa rimescolata—cioè, posso guardare, era qui…, sarà là… sarà…»

Sarà di qua sarà di là, avrebbe dato i suoi salari di cinquant'anni, se in quel momento le campane del castello avessero suonato qualcosa, anco se occorreva una agonia, pur di vedere il pievano tornarsi addietro: invocò un'altra volta il cielo, ma il cielo l'abbandonò; e don Apollinare segnando col bastone in fondo all'orto, mostrò d'aver scoperto Giuliano, che si vedeva traverso il fitto degli alberi, non ancora fronzuti. Senza dire alla vecchia nè ai nè bai, s'avviò da quella parte, punto da una smania che gli correva dal cuore sino al sommo dell'unghie; ma da uomo avvisato si seppe rattenere, e pigliare in viso un poco di calma.

Giuliano gli dava le spalle; ma udendo le pedate, si volse e vide lui, e Marta dopo che trinciava segni, faceva l'occhio supplichevole, e coll'indice teso su dal mento in sulla bocca, pareva volergli dire mille cose, e che fosse prudente. Salutando cortese per amor di lei, e per l'onor della casa, egli si fece incontro al pievano; questi rispose con un cenno, e subito uscendo nelle piacevolezze, disse alla fantesca:

«State allegra, Marta, che con questa sorta di ortolani avrete la più bella ortaglia del mondo!»—E rise in cadenza, soggiungendo a Giuliano:—Ebbene, torinese? Come si stà al paese del Re?

«Bene—rispose il giovane;—ma non quanto tra questi nostri monti; che qui almeno tutta questa primavera ci pare cosa nostra, e c'entra nel sangue bevuta a sorsi…

«Gioventù foco e fiamme!—sclamò don Apollinare: e Giuliano giocondamente a lui:

«Le spegneremo con due bicchieri di moscatello…»

Quasi non ebbe il tempo di proferire queste parole, che Marta, beata di vedere i propri timori risolversi in un brindisi, non attese d'essere comandata, ma andò da sè per la bottiglia, lesta che il pievano manco se ne avvide.

«Lasciate stare il moscatello dov'è;—disse egli a Giuliano, annuvolando improvvisamente;—lo beveremo se io partirò di qua amico…

«Amico?—sclamò il giovane—ma di casa nostra non so che uno sia mai partito scontento!

«Sarà… ma io in casa vostra ci vengo, non per avere cortesie, ci vengo per rimproverarvi di non avere obbedito! Voi non avete ancor fatta la pasqua?

«La pasqua? Oh io la faccio quando mi pare; anzi l'ho fatta con mia madre, e vorrei essere lasciato in pace con essa, sempre…!

«Proprio come un debitore che dicesse al creditore: non darmi noia!Bravo!

«Via, signor pievano, non vada in collera! In faccia a questa bella natura che si risveglia, in questi giorni di vera risurrezione, facciamo come gli uccelli; li sente? Cantano d'amore e d'accordo che è un desio. E in quest'inno che si diffonde dalla terra al cielo, non ci capisce nulla, lei? Questo per me è una pasqua! e non mi par vero, che noi così piccini, eppure fatti a godere di sì grandi cose, ci abbiamo a guastare tra noi…

«Come sarebbe a dire?—interruppe il pievano.—E chi siete voi che osate parlarmi a cotesto modo?

«Io? Non sarei mai venuto a dirglielo; ma poichè lo vuole, sappia che io oso molto di più! Oso persino alzare la voce e la mente al cielo, dove mia madre m'insegnò da bambino a cercare quel padre che non s'addonta di udirci parlare amorosi tra noi; che capisce il suo, il mio, tutti i linguaggi; quel Dio che io amo, e che ella vorrebbe che io temessi…

«Orgoglioso!—gridò il pievano, cui tremolavano le guancie, e il viso si faceva rosso:—orgoglioso ubriaco di letture infami! Li voglio! andiamo, venite a darmi tutti i vostri libri!»

«I libri? E perchè non mi chiede addirittura i pensieri, il cuore, l'anima mia?

«Ah giovane traviato! Uno come voi non ce l'ho mai avuto nella mia pieve; non ce l'hanno in tutti i parrochi delle Langhe! E non so che gran peccato io abbia commesso, per meritare il castigo di una pecora così marcia in mezzo al mio branco. Me ne duole per voi; ma verrà il vostro giorno, e vorrei che Dio v'aspettasse in buon punto. La morte galoppa, e sarà una bella gloria pel vostro casato, che si porti il vostro cadavere nel borro selvaggio, cogli scellerati, cogli empi, le cui ossa contaminerebbero quelle dei fedeli defunti…!»

Questo borro selvaggio era una sorta di baratro, nelle selve di quelle parti, vicino a Montenotte; e di quei tempi si credeva che vi fossero portati di notte, a lume spento, tra nugoli di corvi e fischi di diavoli, coloro che morivano in cattivo odore a Santa Chiesa. Giuliano udendolo menzionare dal pievano non si sdegnò, ma sorrise mestamente e rispose:

«A lei duole per me; ma io mi dovrei dolere molto più per lei, che crede di servire il Signore spaventando i semplici con codeste novelle! Ma che vuole che faccia a me il borro selvaggio? Più in questa che in quella terra la pace del sepolcro sarà tutt'una per me…, in fondo al mare, come in una chiesa, sotto una zolla di questo orto, come sotto una piramide dell'Egitto…

«Ma che vi ha fatto la Chiesa? Che vi ho fatto io…, vostro pastore?

«La Chiesa? Oh! quando io era fanciullo, e vi veniva la sera…, e udiva là dentro quelle voci di donne, di vecchi, di giovanetti, cantare le litanie, mentre l'oscurità discendeva, e avvolgeva gli altari e noi, e tutto nelle tenebre; io pigliava colle mie le mani di mia madre, e stringendomi ad essa mi pareva d'andare portato in un vuoto misterioso e dolcissimo…! E poi quando s'accendevano i ceri, e vedeva lei all'altare incensare in alto, e benedire la moltitudine silenziosa e reverente, provava certe ebbrezze…! E la Chiesa l'amava! E amava anche lei, signor pievano; e nel mio pensiero mi pareva di veder Dio che lo mirasse di lassù; che le facesse cenni; ed io lo credevo l'uomo più grande, più buono, più santo dell'universo!

«Oh…! tornate, Giuliano; torna, figlio mio, con noi… VedremoDio…»

Così dicendo, fosse commosso o fingesse, il pievano era lì per abbracciare il giovane; senonchè questi ritraendosi:

«No—rispondeva con calma—io col gregge, col branco non ci tornerò più, non vedrò più quel Dio…

«E perchè?—proruppe allora don Apollinare, ripigliando il suo posto, severo.

«Perchè? Non mica perchè io non creda; non mica perchè io nutra odio per lei no; ma che vuole? ho cavato la lucerna di sotto al moggio; ho un po' letto la storia; ho pensato al bene che voi preti avreste potuto fare, e al male che avete fatto; ho capito che voi foste sempre dalla parte dei più forti, ed io amo i deboli…; e voi preti, soldati, principi, tutti, mi parete una mano di congiurati, che avete a capo un Dio di vostra testa, un Dio che ha figli reietti e figli beniamini; e vi godete in suo nome il mondo, beni e persone!

«Sciocco! sciocco! sciocco! E se non fossimo noi, i vostri coloni, che s'assaettano mattina e sera a lavorare i vostri campi, e stentano il boccone; v'accopperebbero un bel giorno, e vi lascerebbero a mangiare ai lupi sull'aia, dove non avete sudato, eppure andate a dividere il grano…!

«Signor pievano, manco se ella mi avesse tirato uno schiaffo, io non le avrei fatto l'oltraggio che ella si fa da sè con le sue parole. Bella gloria per la Chiesa l'essere tenuta in codesto conto da' suoi stessi preti! Ah! la parabola dell'Epulone pare che Gesù l'abbia detta ieri…; ma se tutti i sacerdoti la pensano come lei, lo parrà ancora di qui a migliaia d'anni…!»

«Ma Epulone è all'inferno, ed Eleazaro nel seno d'Abramo! Ed è più facile ad un camello passare per la cruna d'un ago, che ad un ricco entrare nel regno dei cieli…! Questa consolazione, ai poveri, l'ha lasciata Iddio…

«Ebbene!—disse Giuliano—allora le ripeto che io non vo' sapere di questo Dio. Smettiamo di parlare di lui!

«Ed egli vi punirà colla morte del corpo e con quella dell'anima…!

«No…, egli quando gli pare, ci coglie sulla via di Damasco, e diSaulo fa San Paolo! Ma via, ha più nulla a chiedere da me?

«Che veniate a fare la pasqua; chè questo scandalo nella mia pieve non lo voglio soffrire!

«Ripeto che la Pasqua la faccio con mia madre: e salendo talvolta su qualcuno di questi monti, mentre nasce il sole o quando va sotto. In quelle ore piene di voci misteriose, io m'inginocchio volentieri, e guardo, e ascolto… Allora Dio mi si fa sentire più vicino…, e rifaccio la pasqua alla mia maniera con lui….

«Ah! ah!—sclamò il prete, e si vedeva chiara la collera che gli fiottava dentro:—penso che voi vorreste salirne uno dei monti, ma uno tanto alto, da poter vedere la Francia e Parigi, e le carnificine, che desiderate di poter fare anche qui!

«Sì—rispose il giovane con sicurezza meravigliosa—la Francia eParigi….; ma non occorre tanto…! Vede laggiù il Settepani, SanGiacomo, tutta quella catena? I varchi sono facili, e dall'altroversante, forse in questo punto, l'esercito della repubblica salisce?

«Salisce,.. salisce, un corno!—urlò il pievano, terribile in vista non si capiva bene se per minaccia che gli paresse d'aver ricevuta, o che volesse fare:—matto voi e chi vi somiglia! Già! Li vedete? Aspettano i Francesi per farci scannare! Aspettate pure, che noi pregheremo tanto, e tanto faremo pregare in chiesa, che il Dio degli eserciti manderà su quei monti legioni d'Arcangeli a nostra difesa. Oggi bandirò un triduo in onore di San Giorgio, di San Martino, di tutti i Santi che hanno portate armi; vi nominerò dall'altare, vi farò conoscere a tutto il borgo…, ma pregherò il Signore che v'illumini, mi vendicherò di voi colla carità.

«Della carità mandi a farne laggiù a quella svolta, oltre quei vigneti. Là, una povera donna muore di stento con quattro fanciulli che le piangono intorno…. Là, lei ed io potremo fare insieme la carità che m'ha insegnato mio padre….

«Vostro padre era un….

«Zitto!—gridò il giovane con tanta maestà della persona e nel viso, che più non potè darne Michelangelo al suo Davide—zitto, e se ne vada subito! Quà ella non può più stare da uomo; da prete, nessuno ha bisogno di lei; vada e non si volga addietro!»

Nelle parole e nell'atto di Giuliano v'era da cacciare ben altri che il prete, il quale non se lo fece ridire e partì. Ma si sentiva l'animo rintuzzato, far dentro come focoso cavallo, che raccolto col freno e tormentato collo sprone, gonfia le nari, s'impenna, sbuffa, tesse colle gambe su poco suolo rabbioso e soffre; ma si farà vedere quando gli verrà dato lanciarsi di carriera.

Passando vicino la Marta, a quale tornata che quella sorta d'alterco era sul forte, stava poco discosta, coll'impaccio d'una bottiglia e di due bicchieri in mano; non badò al profondissimo inchino, che la poveretta fece per rabbonirlo, o per mostrargli che essa non ci poteva nulla. Ma come avesse voluto lasciarle un'altra ambasciata, disse tra denti: «sfacciato! l'avrà a pagare!» E via più che di passo, in pochi istanti disparve oltre l'arco, in fondo al piazzale.

«Ahimè!» povera donna,—sclamò Marta—vecchia come la terra d'un castagneto, e chi sa che cosa mi toccherà vedere!

«E che volete vi tocchi?—Le chiese il giovane che s'era avvicinato, soave nella voce, e mettendole sopra la spalla una mano.

«Certe parole—rispose essa scotendosi quella mano di dosso—bisogna proprio averle imparate dal diavolo! Lasciavano il segno nell'aria come le saette!

«Oh santa semplicità!—esclamò egli sorridendo mestamente;—Una volta, che in una città di questo mondo, i preti stavano abbrucciando un uomo, che loro non piaceva guari; una vecchierella come siete voi, recava legna da aggiungere al fuoco, per aiutarli, e dare gloria a Dio con essi!»

«E una volta—rimbeccò Marta provocata da quel raccontino:—una volta che saranno sessant'anni, ed io me ne ricordo; lo speziale qui di D…, per aver detto a un prete molto, ma molto meno di quello che voi diceste al signor pievano; fu condannato a starsi ginocchioni in mezzo alla chiesa, con due birri uno per lato, e con un grosso cero acceso tra le mani, legate, la domenica dell'ulivo, tutto il tempo della messa grande. Sì, sì, ridete; ma non rise la sua povera moglie morta di vergogna; non rise lui, che stato in carcere parecchio tempo, uscì spiantato bottega e figli: perchè gli era cascata addosso la maledizione di Dio. E siccome questa maledizione cascherà anche sopra questa casa…, così io ho deciso di andarmene. Sono vecchia, ma se non troverò un tozzo di pane lavorando, l'accatterò di porta in porta; pur di salvar l'anima non mi fa di morire, se occorre, anco in mezzo la via…!»

Qui Marta imbambolava: e Giuliano che s'era sentito cader l'animo, al racconto di quella moglie morta miseramente; subito gli si affacciò il pensiero, che così triste ventura, avrebbe potuto cogliere la sua povera madre; nè potè por mente all'ultime parole della vecchia. Accennandole di moversi, le tenne dietro silenzioso fino al sedile di pietra fuori l'atrio; e là sedette un'altra volta, chè in casa non aveva cuore d'entrarvi. Marta invece si mise dentro, e si diede attorno ad ammanire il desinare, l'ultimo che le pareva di cuocere in quella cucina, governata da lei cinquanta e più anni. Faceva per non uscire di là col rimorso di avere trasandata una faccenda anche piccina; che se no avrebbe mandato all'aria piatti e tegami: e di qual animo fosse si può pensare.

Rimasto solo, egli tornò a meditare; e parlava a bassa voce tra sè, come coloro che sono travagliati da forte passione. «Sicuro!—diceva—a conti fatti il meglio è che io parta. E me ne duole, perchè questo signor pievano crederà d'avermi impaurito. Ma se io rimango? E se gli si fosse annestato il capriccio di farmi un qualche gioco? Mia madre ne morrebbe, come la moglie di quello speziale! Eppoi…., non potrebbe andarne rotto il mio matrimonio? Si fa presto a mettere uno in conto d'eretico al signor Fedele; ed egli che quasi si picca d'essere una colonna della Chiesa, la sua figliuola non me la darebbe più, di certo! Sì, sì…. sto a vedere quel che mia madre porta da C…, do una corsa fin lassù, dirò a Bianca…. che cosa ci diremo con Bianca? Non ci siamo parlati mai! Come era bella ieri, mentre andava in chiesa! E mi ha veduto, e a me parve mi raggiasse in viso il sole! E il giovedì santo! Mi feci vedere troppo improvviso…. dalla confusione inciampò nel lembo della veste, e damigella Maria se n'accorse, perchè le agguantò la mano, e le parlò….: forse le chiese che avesse…, chi sa che abbia risposto? Io…, io se fossi stato in lei, avrei risposto: «ho veduto un giovane che gli voglio bene, e che ne vuole a me tanto… tanto….»

La signora Maddalena spuntò dall'arco in quell'istante camminando a piedi; e gli ruppe il filo di quei dolci pensieri. Egli balzando ritto, le corse incontro, e coll'anima tutta negli occhi, le disse: «dunque?»

«Andiamo in casa:—rispose essa colta a quel modo; e per non farsi leggere in viso, passò rapidamente innanzi a lui, che cansando Marta venuta oltre, forse per spiatellare lì ogni cosa alla padrona, seguì sua madre su per le scale.

Se di queste ve ne fossero state venti da salire sino al tetto, la signora Maddalena le avrebbe fatte tutte, per pigliare quell'altro poco di tempo; tanto le pareva d'essere sprovveduta di fermezza e di parole acconcie al fatto del figliuolo; sebbene v'avesse studiato sopra tutta la via. Ma più su del secondo piano non si poteva ascendere; ond'essa fattasi animo, si fermò, si volse a lui che le stava ai panni coll'agonia di udirla, e senza dargli tempo di tornarle a dire quell'«ebbene?» spasimato, rispose:

«L'ho veduta….

«E le hanno detto di sì?

«Sì…., ma sai pure…, sono certe cose…, basta! se tu ti condurrai bene…

«Oh! per me…, mi dicano quel che debbo fare…. Vede? solo a pensare che le hanno detto di sì, e che quella dell'Alemanno era una favola.

«Che sapevi tu d'un Alemanno…?—sclamò senza volerlo la signora, facendosi in viso come un panno lavato.»

Giuliano la guardò fisso, e le colse negli occhi la verità.

«Ah! dunque era vero?—proruppe—per carità, mamma, parli…, mi dica tutto, non tema di nulla, parli…, o monto a cavallo, vado da me a vedere, e stassera mi perdo…!

«Perdiamoci insieme una volta!—disse la signora, smarrito per un istante il disegno fatto C… con don Marco, ma subito ripigliandosi:—che cosa t'ho detto? che Alemanno mi vai maledicendo? Ebbene? E se uno chiede una zitella in isposa, gli è forse come l'avesse sposata?

«Sì… perchè ella non sarebbe così sbigottita!—E abbandonandosi su d'una scranna, colla fronte tra le mani, i capegli scomposti;—oh stolto, proseguiva Giuliano, stolto che io fui a tardare tanto! l'ho meritato…! l'ho meritato…! dunque hanno fatto gli sponsali! Non v'è più speranza? E Bianca ha potuto dimenticarmi?

«Giuliano—disse la signora—forse il meglio è che tu sappia la verità tutta intera. Io avrei voluto non dirtela; ma sii uomo, perchè tu non faresti che mettere il tuo ed il mio nome sulle labbra ai maligni della vallata…

«E vengano, parlino i maligni! son qua!—gridò egli levandosi in piedi: ma essa ingegnandosi di quetarlo colle mani, coll'atto del viso, colla voce:

«Sì, lo so—proseguiva—noi non li temiamo; ma pazienza se vi fosse da disperarsi! Allora direi vada all'aria ogni cosa! Invece, se tu avrai giudizio qualche anima del purgatorio pregherà per noi; e Bianca, vedrai, non acconsentirà a sposarsi a quello straniero; me l'ha promesso.

«Proprio l'ha promesso a lei?—disse il giovane di subito sentendo rinascere la speranza:—o Bianca, tu l'hai promesso, tu mi fai questa grazia, e già dubitava di te!»—E rimase colle mani giunte, come se la fanciulla fosse stata davvero dinanzi a lui.

Allora la signora, pigliando consiglio dallo stato del figliuolo; gli raccontò ogni cosa seguitale a C…., e più animandosi a misura che lo vedeva rischiararsi:—ecco, diceva, così ti voglio, pieno di speranza e di fede. L'Alemanno poi e il signor Fedele facciano pure: Bianca è sicura di sè; Don Marco è dalla parte nostra; i Francesi son lì alle porte….

«Domani, fossero qui domani!—sclamò Giuliano! afferrando l'idea che sua madre non aveva esposta intera:—venissero domani, e avessi cento vite, tutte le porrei a combattere con essi, contro queste orde di schiavi!

«Combattere?—disse la signora rimescolata e pentita d'aver toccata quella corda; e facendosi severissima in faccia,—tu, sin che io sarò viva, questa parola non la proferirai più…! Sii buono, dà retta a chi ti vuol bene; prima di tutto fa di essere medico, e parti per Torino…

«Oh…!—rispose Giuliano, spirando da tutta la persona l'aria d'un guerriero pigliato dallo sconforto;—gli è che noi, allevati come siamo…, si riesce una razza d'imbelli…, e a partire ci aveva pensato da me. Partirò sì, ma prima voglio andare a C…

«Tu guasteresti ogni cosa! Finiresti di rovinare Bianca, e mostreresti di non obbedire una madre che tu vedi e sai quel che farebbe per te…

«Ma che male c'è a vederla ancora una volta, a dire addio a donMarco…

«No…, tu partirai.

«Ebbene!—disse il giovane chinando il capo—domani all'alba partirò.

«Oh! non ti si scaccia mica!—sclamò la signora, che pur di saperlo disposto a non tornare a C…, l'avrebbe rattenuto, anzichè fargli fretta a partire. Ma egli non si lasciò smuovere, e ripetè severo:

«No… no mamma, l'aveva bell'e deciso, parto domani.»

Appunto in quel momento, Marta d'in fondo alla scala, mandava su quel noioso annunzio del desinare, già troppo ritardato, e messo in tavola a raffreddarsi. Essi discesero, sedettero a mangiucchiare colla malavoglia della sera innanzi; ma alla fantesca pareva non finissero mai, dalla tanta smania di rimanere sola colla signora, per dirle del gran parlamento fatto dal giovane col pievano; e del suo proposito di lasciar quella casa. Così i minuti le si facevano ore, ma alfine Giuliano si levò da mensa ed uscì. Allora essa raccolse quanto fiato potè, e si fece oltre verso la signora per cominciare; senonchè questa si tolse da sedere, e parlando prima di lei:

«Animo—le disse—prepariamogli un po' di roba…

«Come?—sclamò la vecchia—che se ne va? che il Signore gli ha toccato il cuore?

«Che Signore… che cuore… che cosa mi dite?—chiese la signora, guardando Marta, e maravigliando di quell'esclamazione, e della sorta d'allegrezza che l'aveva accompagnata.»

La vecchia ondeggiò un istante; e in quell'istante capì, quanto le sarebbe poi riuscito amaro lasciare quella casa che si poteva dir sua; quella padrona che l'aveva tenuta più da amica che da serva; per buttarsi su d'una via, in cerca di pane e di ricovero. Se Giuliano partiva, che vi poteva essere di meglio per lei? Avrebbe potuto rimanere tranquilla al proprio posto, chè il pericolo d'offendere Dio servendo un peccatore era bell'e cessato. E quanto a sè abbandonò del tutto il suo disegno; ma quanto al pievano, quel che gli era seguito col signorino, non le riuscì tenerlo sullo stomaco, manco un minuto. Vinta dalla propria natura, e dallo sguardo della padrona, cominciò dall'ambasciata avuta in castello al mattino; e le narrò ogni cosa, sino al modo in cui don Apollinare se n'era andato imbestialito mezz'ora prima. Le eresie buttate dal giovane, e la minaccia del prete di fargliela costar saporita, diedero alla signora il tuffo; e le venne addosso una smania, che le pareva di non poter durare sino all'alba dell'indomani. E se non fosse stata la tema di vederlo intestarsi a rimanere, avrebbe pregato Giuliano a montare a cavallo, e a partire subito segnato e benedetto. Ma si quetò un poco pensando, che alla fine delle fini, per acchiapparlo bisognavano birri, e che a D…., come Dio voleva, di quella roba non ve n'era. Chi sa? forse il pievano aveva minacciato così per minacciare; o alla peggio non avrebbe spacciato uno di carriera per avere da C…. o da altri luoghi man forte. Di là all'indomani non c'era molto, e in ogni caso Giuliano si sentiva in gambe per scampare di forza. Non potendo divorare le ore, affrettò quella faccenda del fardello; e pur confusa com'era, aiutata da Marta, adoperava ogni diligenza perchè nulla avesse a mancare. Brache di nanchino per la state che s'avanzava; camicie di tela casereccia con belle gale agli sparati; e sottovesti, e giubbe, e calzette di seta, riponevano col garbo concesso dal turbamento, cercata da prima ogni cosa se bisognasse qualche rammendatura.

Così facendo parlavano sottovoce perchè Giuliano non le avesse a sentire; non sapendo che egli era discosto da casa un trar di schioppo, in parte donde poteva scoprire le lontane ruine del castello di C…, alcune cime a lui note, certi sentieri biancheggianti nelle montagne, e fino una rupe su d'una vetta selvaggia e foresta, dove don Marco soleva accompagnare lui e gli altri suoi scolari a diporto. Messosi a giacere sull'erba, coll'occhio or su l'una or sull'altra di quelle viste, immaginava che Bianca stesse sull'altana di casa sua a pensare a lui; pianse d'affetto; e provò non sapeva che pietà per quel soldato, che nella sua fantasia gli pareva di vedere umiliato dai rifiuti della fanciulla. Stette così adagiato, finchè s'avvide del sole che andava sotto, e allora tornò verso casa. Il sentiero correva fra due siepi di biancospino e di rose silvestri che facevano allora le boccioline; ed egli veniva giù, ascoltando una voce di suono dolcissimo, la quale cantava alle rondinelle una soave canzone. L'affetto del canto, temperava la rozzezza delle parole; e le rondini, tornate di quei giorni, radendo a volo i prati, levandosi in alto alcune braccia, stando a brillare un istante, e ripiombando fulminee, parevano far segni di rispondenza amorosa alla cantatrice.

Giuliano diede un'occhiata per di sopra al siepe, e vide che la cantatrice era Tecla, una figlia sedicenne di Rocco, il suo colono. Essa stava seduta all'un dei capi d'una lunga tela greggia, distesa là sull'erba, perchè tra per l'acqua che vi si buttava sopra, e pel sole divenisse bianca. E se ne raccoglieva sulle ginocchia, tirando e addoppiando di quella, quanto erano lunghe le sue braccia nude fino al gomito; e la tela s'accorciava man mano, strisciando sull'erba; e per il fruscìo la giovinetta non avendo inteso la pedata di Giuliano, proseguiva a cantare. A un tratto si accorse di lui che s'era fermato lì accosto, e tacque arrossendo. Finito di raccogliere la tela, si levò in piedi rimescolata, e tenendosela in fascio contro il seno, stette vergognosa di vedersi guardata come non s'era mai vista da niuno.

«Perchè non canti più?—le chiese il giovane: ed essa cogli occhi bassi e col cuore agitato, fece atto di partirsi senza dir nulla.

«A buona Tecla, tu sei felice!—proseguì Giuliano—oh! se Bianca fosse nata qui, lontana da quella gente… e povera come te. Se tu fossi Bianca! Addio Tecla, va… canta, canta pure, che sei felice.»

La fanciulla si tolse di là dimessa e sbigottita. Egli stette a guardarla, poi sclamò: «in verità vorrei essere nato contadino, perchè sento che a falciar erba e a vangare campi sarei felice come sei tu!» Qui subito pensando al colloquio avuto con don Apollinare, soggiunse sdegnoso, e parlando a sè stesso: «e tu!—tu osi dire che questa povera gente è felice? E sai tu l'anima di questa fanciulla? Tu che ti trattieni a guardarla; e le dai del tu; e solo che ti venisse in capo, potresti farla piangere, mandandola ramminga coi suoi, fuori del tuo podere?»

Così pensando fu in casa. Là Rocco, il padre di Tecla stava pigliando gli ordini della signora, che gli raccomandava di tenersi lesto all'alba, col suo bardotto e colla giumenta del figliuolo. Il quale aggiunto qualcosa di suo, e stato in sala un altro poco; prese licenza e andò a gettarsi sul letto, dove quanto fu lunga la notte non gli venne fatto dormire mezz'ora di seguito, travagliato com'era dai pensieri che ogni poco gli rompevano il sonno.

In sala rimasero la signora e Marta, le quali ad ogni più leggero rumore tremavano, e credevano fossero i birri. Vegliavano per essere pronte a far fuggire il giovane prima dell'ora fissata, dove occorresse; ma quando l'orologio di castello ebbe suonate le sei d'Italia, e per tutto fu quiete altissima, la fantesca disse:

«Signora, se ne vada pure a riposare, che oramai se qualcosa aveva ad accadere non saremmo più qui…»

E tanto fece e disse, che la signora, sebbene non volesse per nulla, dovè andarsi a riposare. Ma prima salì in camera a Giuliano, che appunto dormiva uno di quei corti sonni che ho detto. S'avvicinò cauta, facendo schermo colla mano al lume, che dandogli negli occhi non lo destasse, e lo guardò con amore lungamente. Povera donna! A quel che già sapeva da lui, e a quel che le era stato detto da Marta, circa al fatto del pievano; pensò che della fede in cui l'aveva allevato, egli nè serbasse punta o poca. Provò al cuore una stretta dolorosa, e stesa la destra lo segnò leggermente dalla fronte al petto, come usava fargli da bambino, appena adagiatolo nella culla prima di coprirlo. Così facendo non osava neanche fiatare dalla tema che destandosi se ne avesse a male; poi in punta di piedi uscì di quella camera, e discese nella sua, dove stette un'altra mezz'ora a pregare per sè e per lui.

Marta vegliava a terreno, menando i ferruzzi a fare la calza, e stava tutta orecchi. Ma per tutta la notte non udì nulla mai, salvo che la gatta, la quale aggomitolata sul seggiolone della signora, faceva le sue perpetue fusa. La vecchia bestia si destava di quando in quando, e porgeva orecchio anch'essa, non se udisse birri a venire, ma allo sgrigliolio dei ferruzzi di Marta, scambiandolo forse pel rosicchiare d'un sorcio. Vedendo la fantesca, chinava la testa, e subito si rimetteva a ronfare.

Come si fu messo un po' d'albore, e s'udì Rocco parlare colle due bestie arnesando; Marta aperse la finestra della cucina e s'affacciò. O l'aria del mattino le spianasse le rughe, o la lunga veglia avesse potuto nulla sopra di lei, essa era come si fosse levata allora allora da letto. Chiamò la signora Maddalena, e poco dopo Giuliano discendeva anch'egli vestito e stivalato, pronto a partire. Egli si trattenne con sua madre, a parlar con grande passione; disse, ascoltò, promise tutto quel ch'essa volle; bevve una tazza di latte, mangiò un pane; poi baciata la mano a lei, e strettala a Marta, uscì sul piazzale e fu in sella d'un balzo. Rocco montò un po' meno agile sul bardotto, avendo in groppa il fardello del giovane; e questi innanzi, ed egli dopo, pigliarono la stradicciuola, che menava a varcare i monti, pei quali le due valli della Bormida sono divise.

Le donne stettero a guardargli dietro, e v'era poco discosto Tecla, venuta quella mattina più sollecita dell'altre volte, a recar latte per la famiglia. Tenutasi in disparte, finchè essi furono partiti, aveva gli occhi lagrimosi, e pareva accorata. Marta fattalesi all'orecchio, le bisbigliò: «che piangi, sciocca? Va altrove, che la padrona ha bisogno di tutt'altro che di vedere le tue lagrime. Va, va, che tuo padre tornerà, e di qui a stassera non c'è molto».

Tecla se n'andò, lasciando la vecchia punto dubbiosa di avere indovinata la cagione del suo pianto; e questa rientrò in casa colla signora. La quale sfatta per quel che aveva patito dal giorno innanzi, sedette come persona inferma; e voltasi alla fantesca le disse:

«Marta; e tutta la paura che ebbimo del pievano? Fummo pur pronti a pensar male….

«Che vuole!—rispose Marta—ieri mattina egli se n'è andato così furioso; il signorino glie ne aveva dette di così grosse! Ho fatto i giudizi temerari…. povera me, chi si salverà farà la gran bella giornata….!»

In verità, sebbene i fatti dessero ragione ai pentimenti di Marta, il pievano s'era partito il dì innanzi da quella casa, proprio col proposito di pigliar vendetta a suo modo del giovane giacobino. Risalendo in castello v'aveva meditato sopra, e non vedeva l'ora d'averlo tra le mani senonchè, rientrando nel presbiterio, s'era abbattuto in donna Placidia che gli porgeva una lettera, suggellata grossamente con cera di Spagna, e il Minore Osservante che gli si faceva incontro, dicendo in tuon di celia:

«Non ha gli occhi cavati, non il naso tagliato, non gli orecchi mozzi, dunque gli infedeli si sono convertiti….?»

«Ah! padre,—sclamò il pievano, cui il sangue rimescolato dalla procella di poco prima, flottava tuttavia assai forte,—ella parla d'infedeli per celia, ma qui nella mia pieve ho di peggio! Qui vi sono i rinnegati….


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