Il quale continuando a raccontare la vita fatta in mezzo ai Francesi e il suo incontro con Giuliano, diceva gesticolando:
«E non conto storie, no; di là dai monti pare la valle di Giosafat! I Francesi vi sono come le formiche; un andare e tornare da far paura. Se ne veggono di tutti i colori; hanno cannoni, cavalli e generali, che, io non me ne intendo, ma ho udito dire che sono terribili: e quando comincieranno da capo a menar le mani, fanno conto d'essere qua in quattro e quattr'otto! Allora sarà una grande tragedia; perchè dovunque arrivano, i primi a toccarne sono i preti.
«Ode, signor barone?—diceva don Apollinare collo spasimo in faccia, agguantando il braccio dell'Alemanno:—i Francesi verranno, e i primi a toccarne saranno i preti!
«E vengano!—proruppe l'Alemanno con voce, che parve d'uomo cui l'annunzio di grandi pericoli torni lo spirito; e presa la donna sua per la mano e stringendogliela forte, soggiunse tra ironico e addolorato, ma più basso:—vengano pure i Francesi, signor pievano, e stia di buon animo, chè al mondo ci siamo a posta per morire, per ammazzare, per far posto ad altri! Bianca, andiamo ad aspettare i Francesi.»
E senza dir altro si mosse tirandosi dietro la sposa; in fondo alla scala si volse a salutare senza cerimonie il pievano e donna Placidia, rimasti in cima stupefatti; ed uscì. Poi condusse Bianca verso il muricciolo che faceva riparo al sagrato, dond'essi potevano vedere la borgata giù a piè del colle, e le chiese:
«Dove abita quella signora Maddalena?
«Laggiù—rispose Bianca timidamente, additando la casa vicino alla quale egli l'aveva una volta menata.
«E voi—diss'egli sfolgorando collo sguardo di sotto le ciglia agrottate:—voi in questo borgo non ci eravate venuta mai, nevvero?
«Mai!—sclamò Bianca imprimendo questa volta la voce, di tutta l'offesa sentita dall'anima sua.
«Ritiriamoci,—mormorò il marito;—stassera dovrò montare a cavallo, e star fuori forse tutta la notte.
«Ma che volete farmi morire?—disse la donna angosciosa.
«E che—rispose egli severo—non ho io una spada cui debbo qualche parte di me? È una gran lama che io stimai di buona tempera la prima volta che la vidi in Vienna dal mio spadaio; e quando l'ebbi in mano provai che non m'era ingannato all'aspetto. Ma io vi parlo d'armi e di tempere e vi faccio ridere…»
Bianca capì, ma non disse nulla: e lasciandosi condurre silenziosa, si ritirò con lui nella casa dove alloggiavano. Il vecchio servitore, che dal giorno in cui l'Alemanno s'era allogato nella palazzina del signor Fedele, s'era tenuto in disparte; per non mettere di suo manco un pensiero, in quel matrimonio; vedendoli entrare annuvolati a quel modo, si ritirò nella stalla, dove, quasi parlando ai cavalli brontolò: «siamo finalmente a' guai!»
Intanto Mattia, rimasto nel presbiterio a sbrigarsela col pievano, detto e ridetto dei Francesi e di Giuliano da averne secca la gola; finì promettendo che non si sarebbe più scostato dal presbiterio, e se ne andò diffilato verso la sua catapecchia. Ponendo il piede sulla soglia si volse addietro, allo scalpito d'un cavallo; e vide l'Alemanno partire spronando per una via dietro la chiesa, senza dare uno sguardo a Bianca che si era affacciata al balcone, forse per supplicarlo con un ultimo atto. A lui quell'andata non faceva nè caldo nè freddo, ma non potè stare senza consolarsi per questo, che grandi o piccini, tra marito e moglie tutti avevano i loro guai. E pensava alla gran briccona che era la sua, la quale di certo aveva saputo del suo ritorno, e non si era mossa ad incontrarlo, anzi teneva l'uscio accostato contro il costume. Stava essa al fuoco cuocendo un po' di polenta, e appena Mattia ebbe aperta la porta e messo il piede sulla soglia, la megera si volse strillando:
«Chiudete codest'uscio, che il vento mi porta via la fiamma di sotto la pentola…!
«O moglie—diss'egli sempre ritto in sulla soglia—e non sai dirmi altro?
«Io dico che potevate stare dove siete stato sinora!
«E un po' di polenta non me la darai?
«Mangereste il bene di sette chiese voi!
«Ah!—urlò Mattia alzando le mani, e correndo per darle le pugna nel capo: ma si rattenne, non per paura del materello che la moglie gli misurò fumante sulla gota; bensì pel ricordo che gli venne in quel punto di aver visto un soldato Francese, vituperato più che alla berlina, per uno schiaffo dato a una donna. Si rattenne, e cavando di saccoccia le monete d'oro messe in serbo quei mesi:
«Vedi—le disse—vedi il bene delle mie sette chiese quant'è? E ne avrei di più molto, ma il meglio l'ho perduto nell'ottava chiesa, che è quella dove il diavolo mi ti ha condotta sposa!
«Oh il mio Mattia!—sclamò la donna a quella vista—come vi piace più la polenta? con su un po' di cacio un po' di pepe, d'agliata, dite?
«Polli! hanno a essere bestiaccia!—gridò egli, e fatta la pace mangiò come piacque alla donna, stupita di non aver avuto in faccia, un paio almeno degli antichi ceffoni.
Quella sera l'avemaria suonò all'istess'ora dell'altre volte: ma sebbene non fosse vigilia di qualche gran festa, le campane suonarono un doppio così bello, che sin dove giunse la loro voce, si capì che niuna mano, se non quella di Mattia, poteva concertarlo. Il campanaro mandava in quella guisa la novella del suo ritorno pel contado. E chi sa in quante case della campagna dove si era parlato di lui colla pietà dovuta ai morti; si pensò, dicendo l'ave, alle preghiere sciupate per l'anima sua!
Chi dimandasse qual fu il rimprovero o il castigo inflitto da don Apollinare a Mattia, per quel disordine; mostrerebbe d'aver dimenticato, che il prete solo a udire parlar di Francesi, perdeva l'appetito, l'amore alla carica, la forza di farsi temere. Avessero appiccato fuoco al presbiterio, sarebbe stato grato all'incendiario, che gli avrebbe così porto il pretesto a cercare un asilo lungi da quei monti, dove ogni tratto si era lì col coltello dei repubblicani alla gola. Ma quanto al doppio delle campane, neppure lo intese. Placidia glie ne volle parlare, ed egli le fece tremare il cuore in corpo con un boato, come a dire «silenzio!» La poveretta tacque e si ritirò nella sua camera, dove spese mezz'ora a chiedere perdono a Dio pel sagrestano, pel fratello, per sè, di quello scampanìo, che a suo sentire doveva aver fatto su in cielo cattivo senso.
Lo sposo di Bianca, veduto da Mattia partire a quel modo cruccioso sul suo cavallo; aveva pigliato la via, che sulla cresta dei monti, a ridosso del castello, menava a Montenotte; e che si vede anche ai dì nostri, angusta ma piana e ombrata di bei castagni. Egli ne aveva corso un tratto, poi giù per un traghetto era disceso a valle, non ruzzolando più per le buone gambe della bestia, che per l'avvedutezza propria; e s'era messo in sull'altra, alla volta di C…. in riva al torrente. Cavalcava così raccolto e pensoso, che più non l'era stato Giuliano tornando da quel borgo, occupato la testa e il cuore dell'amor suo, quella prima sera descritta in sul principio di questo racconto. Passando vicino agli alloggiamenti delle soldatesche, non rispondeva al saluto delle guardie, nè a quello dei compagni; e tirando diritto, ora di trotto ora di galoppo, attraversava il villaggio di R…, che il sole era andato sotto del tutto. Allora spinse un po' più la corsa, per giungere a C…. prima che fosse suonato ildeprofundis; sapendo per pratica, che a quell'ora ognuno di quelle parti soleva chiudere la porta di casa sua. Il borgo, dove non era più tornato da quasi un mese, gli apparve dinanzi nell'ombra dell'antico castello, sul quale un quarto di luna posava la sua luce di striscio e poca, come la guardatura d'un occhio socchiuso e bieco.
«Non t'avessi mai visto—sclamò egli più coll'anima che colla voce,—non t'avessi mai visto, villaggio malaugurato!»
E trapassato il ponte, che suonò cupo come per rispondere a quelle afflitte parole; fu sotto l'androne che metteva dentro al borgo; poi di là per la via più destra alla porta del signor Fedele.
I tempi erano tornati a correre grossi; e il capo supremo dell'esercito Alemanno, che alloggiava in C…. aveva bandito di quei giorni, che all'avemaria della sera gli abitanti del borgo si fossero ritirati, e badasse a non andar fuori senza recarsi in mano un lume, chè guai! Di che non è a dire se le vie dopo le ventiquattro rimanessero deserte; e fu proprio sorte, se il cavaliere, appunto fermandosi, vide venire un tale che portava una lanterna affumicata per modo, che si vedeva appena; quasi egli avesse voluto obbedire e insieme far dispetto a sua Eccellenza il generale dell'Impero.
«Fatti in qua» disse a colui il cavaliere smontando; e dategli in mano le briglie del cavallo, piantando lui e la bestia a spaurirsi a vicenda, salì dallo suocero, franco di passo.
Gli speroni e la guaina della sciabola battuta contro i gradini, stridevano come voci di malaugurio. Il signor Fedele, che sedeva in sala facendo certi suoi conti colla memoria, al lume d'una lucernetta, la cui fiamma per essere nudrita d'olio di noce, s'agitava fumicosa spandendo intorno un odore molesto; balzò in piedi a quel suono, corse sul pianerottolo, e levandosi alta la lucerna sopra la spalla, si chinò per vedere meglio chi fosse colui che saliva.
«Oh! siamo noi!—sclamò ravvisando l'Alemanno, al quale non voleva più dare del lei, e non sapeva per anco dare del tu:—chi desse retta al cuore non isbaglierebbe mai! ci pensava or ora…. Ma siamo soli?
«Solo!—rispose l'Alemanno arrivando in cima alla scala e fissando in viso tra ciglio e ciglio il signor Fedele. Il quale vedendosi guardato a quel modo, mostrando grande ansietà nella voce e nell'atto, gli chiese:
«O che abbiamo, genero, che siamo così annuvolati?
«Nulla!—rispose l'altro; e mettendosi da sè dentro la sala, soggiunse:
«Vorrei parlare colla zia.
«Ma che è avvenuto qualche malanno a Bianca?—gridò il signor Fedele, rimanendo colla lucerna in mano, curvo e colla faccia illuminata di sotto in su malamente:—se è diciamolo a dirittura; che sebbene padre, so accettare dal Signore il bene e il male, e benedire la sua santissima mano!
«Vorrei parlare da solo a sola colla zia:» pregò l'Alemanno.
«Allora passiamo da lei, che è sull'altana con Margherita, a pigliare le infreddature:» disse il signor Fedele un po' insospettito; e accompagnò il genero attraverso l'andito che metteva in sull'altana. Là, chiamata Margherita, le fece salutare il cognato rispettosamente. Poi lasciò che questi se n'andasse da sè dov'era la zia Maria, e deposta la lucerna in un lato dell'andito, se ne tornò in sala colla figliuola, tutta rimescolata di quel mistero.
Damigella Maria sedeva al suo posto usato, sotto la cupoletta dei luppoli, mesta per certo fruscio di foglie secche, che il vento le faceva sentire intorno. Quel fruscio le parlava dell'inverno; il quale, sebbene non fosse che mezzo settembre, già su quei monti s'annunziava vicino. Oh il tristo inverno che sarebbe stato quell'anno! Non potersi più sedere in quel posto, a udire la gente passare allegra pel vicolo; chiudersi in una stanza a canto al fuoco; udire l'ore scoccate con suono spento, dalla campana coperta di neve; vivere come sepolta viva, e non avere più Bianca! Pensava a queste cose, e già le pareva di patirle tutte; quando udito il passo dell'Alemanno, che veniva a lei, e la voce del cognato che chiamava Margherita, provò non seppe neanch'essa qual contentezza. Questa volta si sentiva il caso di dirgli tutto l'animo suo; egli capitava proprio in buon punto! Se non si risolveva a tenere la promessa, lasciando che Bianca tornasse a vivere vicina a lei; se non la rimenava a C…, se non veniva a starvi anch'egli per sempre, poveretto lui!
Egli le si fermò dinanzi, e alla poca luce che la coglieva traverso le foglie della cupoletta, vedendola starsi col viso sporto, come per chiedergli che volesse, cominciò a dire rispettoso:
«Signora zia…, se qui niuno ci può ascoltare, io vorrei dirle una cosa….
«Parli,—rispose subito commossa damigella Maria, esperta a conoscere ogni più secreto moto dell'animo altrui, solo a udirne la parola:—niuno qui può ascoltarla, parli, comandi….» E così dicendo, cercava colla sua la mano di lui.
Tanta cortesia della cieca, riusciva nuova e dolcissima all'Alemanno; perchè dal giorno in cui essa s'era chiarita, che egli ospite ed infermo nella palazzina, coll'aiuto del padre Anacleto, aveva vinto l'animo di Bianca, e stabilito il parentado; più che parole aspre non s'era inteso mai dire. Ora forse la donna mite, indovinava nell'accento di lui, più assai dolore che ei non volesse mostrare: e in cambio di sorgere superba e rimprocciosa, vedendo avverati i suoi tristi presagi; s'addolcì tutta e provò per lo sposo di Bianca, misto a compassione, il primo senso d'affetto.
Egli sedè, vinto dai modi di lei, che gli tornava in quel momento cara, quanto gli era parsa uggiosa e molesta altra volta; e parlando più basso che potè, le disse:
«Io comincio col chiederle perdono d'averle tolta la sua nipote, e so quanta consolazione fosse per lei l'averla vicina. Mi accordi questo perdono, chè se no non oserei più parlare, svergognato d'una colpa, che forse è la più nera della mia vita….
«Che dice mai?—interruppe la cieca—che dice mai, colpa! Ella ha cercato la felicità, e al mondo ve n'è così poca, che per averne noi dobbiamo toglierne agli altri. Mi spiacque che Bianca abbia sposato uno non dei nostri luoghi, sì…! ma poi…, più di lei ci ha colpa il Padre Anacleto…. che gli ha ingannati ambedue!
«O zia,—sclamò sospirando l'Alemanno—proprio non le spiaceva che io sposassi Bianca per altro pensiero?
«Pensiero…!—rispose la cieca, che alla maniera con cui veniva interrogata da lui, non avrebbe nè mentito nè taciuto per nulla al mondo:—V'era anche questo, che Bianca si voleva bene con un giovinetto quaggiù della nostra vallata; e mi pareva che sposando uno, quando il suo cuore era già d'un altro, potesse andare incontro a qualche mal passo….
«Oh! no…. no….—proruppe l'Alemanno—mal passo per cagion mia mai!Ma quel giovane era degno di lei?
«Se degno!… Era del primo casato di D….
«Proprio di D….?»
Queste parole furono dette in guisa, che damigella Maria ne rimase tutta rimescolata; e presa la mano dello sposo di Bianca, parve che non potendo leggergli negli occhi, volesse sentire al tatto, indovinare al respiro, che cosa ei pensasse.
«E lei—disse poi tremando—lei perchè m'ha colta alla sprovveduta…?Appunto…! quel giovane era di D…. e Bianca è a D…; che fu, mioDio, che fu? Per carità badi, essi non s'avevano mai parlato, glie lodico io….
«Le credo….
«Mai…. non saprei mentirle, non faccia a Bianca niun male!
«Un soldato non fa male a una donna mai…!—rispose l'Alemanno;—eppoi il torto fu mio… e basta!»
Ciò detto si levò e partì, lasciando la povera donna che non sapendo che farsi per rattenerlo, o piangere o pregare; sperò che si sarebbe fermato in sala dal signor Fedele. Ma egli attraversato l'andito, vi si fermò tanto da stringere la mano a Margherita, dandole uno sguardo con cui pareva volersela portar via; strinse anche quella dello suocero ma un po' lentamente, e senza dir nulla si mise giù per le scale. Trovò alla porta il cavallo abbandonato dal borghigiano, che non parendogli vero di potersi levare la briga di quel focoso animale, l'aveva legato a una campanella lì fuori; montò in sella e partì frettoloso.
Il signor Fedele rivenne dallo stupore in cui l'avevano messo i portamenti del genero, udendo lo scalpitare del cavallo sull'acciottolato della via. Ma mentre si lanciava alla finestra per chiamarlo chi sa con qual grido, si vide dinanzi damigella Maria, venuta in sala a gran fatica; avendo pel turbamento quasi perduta la pratica della casa.
«Ed ecco—sclamò essa, poichè si sentì vicina al cognato;—ecco a che ne siamo colla vostra ambizione!
«Sì—gridò il signor Fedele, guardando a squarciasacco la cieca, e spaurendo Margherita che tremava a verga a verga:—Fatemi le tragedie anche voi, che mi stanno bene! A che ne siamo via, dite?…
«Ne siamo a questo—proseguì damigella Maria—che quella povera sventurata della vostra figliuola, se l'aveste lasciata sposare chi voleva essa, non finirebbe come finirà….
«Tisica; ammazzata o peggio!—urlò il signor Fedele;—capisco! Vi sarà a D…, quel suo giacobino sciagurato, cui Dio mandi tutti i malanni! Ebbene…, se essa avesse osato disonorarmi….
«Cognato!—interruppe la cieca, troncandogli la parola colla maestà dell'atto; e poi dolcemente disse alla nipote:—Margherita, vattene in camera….»
La giovinetta obbedì lagrimosa, e i due stettero zitti finchè i passi di lei furono uditi lontani. Allora damigella Maria ripigliò severa:
«Cognato, io non avrei creduto mai che voi foste tal padre da pensare brutte cose del sangue vostro!
«Io?—rispose il signor Fedele, inarcando le ciglia quasi maravigliato, e tenendosi l'indice della destra appuntato al petto, proprio come avrebbe fatto dinanzi al giudice dei fatti suoi, che avesse potuto leggergli in faccia.
«Voi, sì! e se io non v'interrompeva, non avreste avuto rispetto, neanco per quella innocente, che era qui ad udirvi…
«O voi—disse egli risolvendo l'atteggiamento in cui era rimasto, in una crollata di spalle stizzosa,—voi dunque che sospetti mi siete venuta a ficcare in capo…?
«Io dissi onestamente; e giusto!—sclamò la cieca; e narrò in breve il colloquio avuto coll'Alemanno, nulla aggiungendo, nulla tacendo. Il signor Fedele ascoltava, rischiarandosi in faccia man mano ch'essa diceva.
Come gli parve che avesse finito, proruppe:
«Donne! E voi volevate perdere il conoscimento per simili freddure? Via, datevi pace, cognata; andate a dormire quieta, che domattina di buon'ora io me ne andrò a D…»
E presa la lucerna, se n'andò a chiudere l'uscio da via, piantando (stava per dire al buio) la povera cieca; la quale avrebbe data la vita per poter essere a D…, per potervi andare anche camminando sopra le spine. Ma debole, infermiccia, con quella sua disgrazia degli occhi, che avrebbe fatto giù per quelle strade, di notte, se anco si fosse preso in compagnia qualcuno del vicinato? Si ritirò nella camera dove soleva dormire con Margherita, pensando che quella sarebbe stata una notte pur lunga.
L'Alemanno frattanto cavalcava di buon passo, già vicino a D… e per dire il vero aveva molto combattuto seco stesso per tenersi dal passare al convento, chiamare il padre Anacleto, e giù, senza tanti discorsi, pagargli con una sciabolata sul cranio, il servigio fatto a lui ed a Bianca. Ma quella sua smania s'era risolta in un pensare doloroso alla scoperta del primo amore di Bianca; scoperta che per lui nasceva come una nube levatasi in un bel giorno di primavera, ad offuscare il sole, quando si ha tanto desiderio di calore e di luce. E rifacendo colla memoria la vita dei mesi passati, rivide sè stesso, quale doveva essere stato da principio, allora quando preso d'amore e non essendogli dato d'avere uno sguardo dalla donna amata; s'era sentito venire addosso tanta malinconia, da non essere più quello d'una volta agli occhi dei commilitoni maravigliati. Rammentò come avesse tribolato molto per cavarsi dal cuore quella montanina, la quale aveva fatto a lui un senso, che da nessuna donna gli era stato mai fatto; e la ostinatezza in cui s'era messo per ottenerne l'amore, mentre essa non badava a lui, gli pareva adesso la maggior colpa che avesse commesso in sua vita, proprio come aveva detto alla zia Maria.
«Folle che io fui—sclamava—a non pensare che in Italia le fanciulle a diciott'anni, hanno il cuore preso da un pezzo! L'ho voluta e mi sta bene. E qual dritto ho io di rimproverare una donna perchè serba memoria d'un uomo che amò, quando i luoghi dove nacque l'amor suo, le stanno sempre dinanzi…!» In questi pensieri l'animo gli ribolliva, e penava a non lasciarsi pigliare dall'ira; ma gli tornavano nell'orecchio le parole della cieca, la quale gli avea accertato che Bianca e quell'altro non si erano parlati mai. Così gli si abbelliva a poco a poco l'immagine della donna sua; e l'amore puro da essa custodito finchè egli non era venuto a turbarla, cominciò a parergli la dote più nobile che Bianca gli avesse portato. Si sentiva quasi disacerbato; si lodava di essere andato dalla zia Maria a sincerarsi l'animo; e col capo pieno di disegni e di pentimenti, non vedeva l'ora di essere a D… per baciare la mano alla sposa e chiederle perdono.
Vi giunse che mancavano poche ore all'alba; e trovò Bianca seduta a piè del letto, in atto che pareva inconsolabile. Al vederla così mesta, egli si fermò sulla soglia un tratto; ma non potè tenersi che non corresse colle braccia tese verso di lei; e levandola dolcemente in piedi, e guardandola nel volto pallida e segnata di pianto recente, colla voce che seppe fare più dolce, le disse:
«Bianca, e non parli?
«E chi oserebbe parlarvi? Un'altra volta, prima di partire in quella guisa crudele, cacciatemi di casa che sarà meno spregio!
«Odi—rispose il marito—se ho provato il bisogno di correre a C…; se ho voluto parlare alla zia; se torno chiedendoti perdono, io che non lo chiederei a nessuno offeso da me, e piuttosto morirei per punirmi colle mie mani; vorrai che m'inginocchi davanti alla donna mia? Bianca, abbandoniamo e presto queste montagne; soltanto lungi di qui potremo vivere pienamente felici…!
«Questi non furono i nostri discorsi!—sclamò Bianca:—già me ne sono accorta; prima il paese dove io sono nata, poi vi verrò a noia io stessa…!
«Mi verrà a noia la vita!—proruppe egli allora rifatto severo: e fu l'ultima parola, perchè Bianca non osò più aprir bocca; nè a lui parve di poter più dire senza cadere col discorso sopra l'antico amore di lei; amore che non avrebbe mostrato di conoscere a nessun prezzo, più apertamente di quel che aveva già fatto.
Mentre essa tornava a rannicchiarsi timidamente, egli si affacciò al balcone; e il suo sguardo per quella oscurità andò a posarsi sul vicolo della riva sinistra del torrente, dove a quell'ora si vegliava in una sola casa, come si vedeva alle finestre or l'una or l'altra illuminate. «Pare fatto per dispetto!» pensò tra sè; e toltosi dal balcone chiudendone le imposte con mal garbo, si ritirò nella sua camera senza più dir nulla alla sposa.
Quella ove aveva visto i lumi era la casa della signora Maddalena, la quale stava in quell'ora aspettando Anselmo, che venisse a pigliare col calesse Marta e lei; per portarle verso i luoghi della marina, dov'era Giuliano. Perchè dopo le novelle recate da Mattia, la signora si era sentita entrare una smania, che le pareva di non poter più vivere senza andar a raggiungere il suo figliuolo. La partenza era stata fissata per l'alba; ed intanto che Marta preparava un po' di roba da portar via, Tecla la aiutava, sentendosi crescere lo sgomento di rimanere sola.
Così le poche ore che mancavano all'alba, passavano volando per la giovinetta, e facendosi secoli per la signora già pronta; la quale guardando Marta affaccendata e rinfronzita, aspettava e sorrideva.
La vecchia vestiva certa sua vesta d'indiana scura, tempestata di fiorellini rossi e minuti, ornata alle ascelle di rigonfi, ai quali si innestavano molti svolazzetti somiglianti ad ale di pipistrelli. Le maniche della veste erano così strette, che le braccia sebbene aduste vi capivano a fatica; un grembiale ampio, d'altra indiana meno scura, le cingeva i fianchi fin sulle reni; e due fazzoletti stampati di frutta e di fiori a colori, assai vivi, le coprivano l'uno il capo, l'altro le spalle, facendo una strana cornice alla sua faccia, massime alla fronte, sulla quale si vedeva un pensiero, piccino ma sempre desto, ma sempre in moto come uno sgricciolo, dare il guizzo tra le grinze che facevano mazzo lì verso le ciglia, in cima a quel suo nasetto, curvo come un rostro, e di espressione diversa da quella sì dolce de' suoi occhi.
Alfine il calesse arrivò sul piazzale. La signora udendolo si levò in piedi; e voltasi a Tecla le disse: «Mi sento così forte che proprio sarebbe peccato se io non andassi:.. Tu Tecla sta da buona figliuola… tu rimarrai al mio posto. La farai da padrona, e accoglierai i forastieri, se qualcuno ne capiterà, mentre io sarò lungi. Ecco, queste sono le chiavi…, tu le conosci tutte. Dormirai nella camera che ti piacerà meglio, e tuo padre e tua madre ti terranno compagnia. Userai d'ogni cosa come fosse tua; ritirerai la roba dai coloni, ne terrai conto sul libro di casa, darai gli ordini per la vendemmia…, impara a diventar massaia, che quanto a noi chi sa quando ritorneremo. Se colà si sta nulla nulla bene, non ci verrà in mente di rivenire quassù, no. Allora scriverò che tu mi mandi quello che mi bisognerà, e potrai venire con tuo padre a portarlo. Vedrai i bei paesi! Là, quando noi si muore dal freddo, dalla noia, chiusi in casa dalla neve, là sempre un sole, sempre un'aria dolce, e il mare… Addio Tecla.» E presa tra le mani la testa della giovinetta, che pareva non aver più senso di nulla, la baciò in fronte, e s'avviò verso il piazzale.
Marta rispettosa più che non fosse mai stata tutta quel tempo, in cui i suoi riguardi verso Tecla erano cresciuti ogni giorno, le disse: «Avete inteso? il Signore vi vuol proprio bene! Pregate per la padrona e per me. Addio.»—E datole anch'essa un bacio, andò a raggiungere la signora, recando una sporticella, nella quale aveva raccolto cacio paesano, pane, frutta, tanto da potersi rifocillare tra via, come se fuori di casa fosse stato il deserto.
Tecla sin dalle prime parole della signora s'era sentita uno sbalordimento, e si reggeva al tavolo, perchè le gambe non volevano tenerla ritta. Ma quando lei e Marta furono scomparse dall'uscio, quel vedersi sola la scosse, e a passi concitati andò fuori per raggiungere la signora. Il calesse partiva in quel punto, portando le due viaggiatrici, le quali si volsero addietro, videro la giovinetta colle braccia tese; la salutarono colla mano, e subito trapassarono l'arco che loro la tolse di vista.
Allora Tecla diede uno sguardo a suo padre, che tutte quell'ore era stato ad aiutare Anselmo ad arnesare; un altro ne diede alle chiavi avute dalla signora, e lasciandole cadere: «no, no!—sclamò—io non voglio, non voglio… O signora Maddalena, o padre mio, rimenatemi a casa vostra!
«Via—diceva Rocco raccattando le chiavi, e non sapendo capire come tanto onore tornasse sgradito alla figlia,—via, che tu sei pazza e tiri i calci al pan bianco… andiamo.»
E la menava dentro, lieto di quella ventura, parendogli di essere da colono diventato gastaldo copioso d'averi per i belli occhi di lei; e già pensava alle cento cose che avrebbe fatto mentre che la signora sarebbe rimasta lontana; ed in cuor suo tornava ad augurarle la buona andata.
Questa in verità non poteva da principio essere migliore, e il sole s'era alzato di poco, che già il calesse aveva oltrepassata la terra di R… intorno alla quale giostrava una grossa banda d'Alemanni, che sciupavano i prati altrui, immollandosi nella guazza a procacciarsi doglie per la vecchiaia. A un certo punto dove l'aspetto della via era più selvaggio, sorgeva su d'una roccia un pilastrone, nel quale era cavata una nicchia, e un pennello onesto vi aveva dipinto una Madonna Addolorata, che sovrastava ad un viluppo di fiamme e di teste, messe là dal pittore a spasimare nel purgatorio. Quella dipintura sta anco ai dì nostri, che par fatta ieri; e gli abitanti della terra non vi passano dinanzi senza inchinarsele, pensando che in età più tristi toccò chi sa quanti cuori di ribaldi, che facevano guerra alle strade.
Là le viaggiatrici si abbatterono in due personaggi che venivano cavalcando dalla parte di C…, ma non erano due ribaldi; bensì uno frate francescano su d'un'asina lenta, l'altro gentiluomo su d'un muletto, che pareva stizzito d'essere tenuto a paro e sì tardo con quella.
Costoro si scansarono per lasciar largo il passo al calesse, e il gentiluomo alla vista di chi vi era dentro, diede un guizzo, arrossì, nè potè stare che passando oltre non si recasse la mano al cappello. Il frate salutò chinando la testa reverente.
«Oh! oh!—sclamò Anselmo—son mattinieri il signor Fedele di C…, e il predicatore che avevamo a D…, la quaresima passata!»—E girata un tantino la gota sulla spalla, e tenendo un occhio al cavallo e l'altro alla signora Maddalena, soggiunse:—«Forse il signor Fedele va a visitare quella sua figliuola maritata ad uno di quei generali Alemanni, che abita in castello…»
La signora Maddalena, cui la vista del padre di Bianca aveva tornato a mente l'apparizione di costei all'arco del suo piazzale, s'era sentita correre un gelo per la persona. Ora le parole d'Anselmo le fecero pensare quanto più lieto di lei, doveva essere quel padre che andava a visitare la sua figliuola felice; e non potè frenare un sospiro, Anselmo temendo di darle noia, schioccò la frusta, e tirò diritto al fatto suo: ma ahimè! quella donna che partendo di casa aveva trovato così bello il cielo, i campi, la compagnia; parve ad un tratto condotta a forza e rassegnata a qualche mala ventura. Già tutta l'allegrezza di mezz'ora prima, si mutava nello struggimento degli altri giorni.
Marta, pur non osando dir nulla, vedendo in faccia alla padrona i segni dell'animo scompigliato, stava tutta occhi, temendo che le pigliasse male. E per questo non badava a un rumore come di tuono lontano, che veniva non si poteva dir bene da qual parte; e quasi non udiva certe esclamazioni, in cui usciva Anselmo, come parlasse a sè stesso.
«O che adesso siamo al temporale?—diceva egli—eppure non veggo una nuvola larga come un luigi d'oro, chi la volesse pagare!» E alzava gli occhi a guardare il cielo, terso da un capo all'altro come uno specchio. Ma quel rumore, quel mugolìo, cresceva cresceva; il pover'uomo stupiva sempre più; e ad ogni svolta donde si potesse scoprire più lontano, avrebbe giurato di vedere spuntare all'orizzonte le nuvole malvagie piene di tempesta.
Mentre egli pensava all'uve, alla grandine e al ricolto pericolante; la signora toccando Marta leggermente col gomito, le additò di là del torrente una viuzza aspra, che menava ad un casale, accovacciato in fondo a una valletta squallida e brulla. Marta guardò, e vide una compagnia di contadini, i quali facevano corteo ad un feretro coperto d'un lenzuolo bianco, e portato da quattro disciplinanti.
«Là c'è un morto; disse segnandosi Anselmo, che forse udendo qualche verso delle litanie dette dietro quel feretro, aveva posti gli occhi addosso alla comitiva: «il Signore abbracci l'anima sua.» E si mise a bisbigliare qualche preghiera.
L'ora, la vista che facevano quei camminanti, le pietose parole d'Anselmo, rozzo uomo, e buontempone, aggiunsero tanto allo stato della signora Maddalena, che il suo pensiero si arrestò lì. In cambio del morto vide colla fantasia sè stessa al gran passo, e una voce interna le disse: «colui se non altro ebbe il conforto di spirare tra i suoi; ma tu quando sarà la tua ora, dove morirai e come; e in man di chi?» Morire per essere sepolta nella chiesa del suo villaggio, là dove erano stati chiusi suo marito, il suocero, la suocera, tutti i parenti ch'essa non aveva conosciuti, e che avrebbe trovati nel sepolcro e nell'eternità, era cosa cui pensava talvolta anche con certa gioia; ma andare a giacere in altre tombe, quale sgomento!
Essa si sprofondava in questi pensieri; e il calesse giungeva là dove la valle s'allarga improvvisa nella pianura di C…, ampia e deliziosa, com'è descritta in sul principio di questa istoria; e nel lato opposto a quello donde il calesse arrivava, chiusa dai monti di San Giacomo, del Settepani, da tutta la giogaia; sui fianchi della quale, gli uni di là, gli altri di qua, si fronteggiavano da mesi, e assai da vicino, gli imperiali e i repubblicani.
Le selve di quei luoghi aspri, parevano in quel momento incendiate; e al fumo che sorgeva a viluppi in parecchie parti, s'indovinava una battaglia, della quale non si udiva che quel mugolio, parso ad Anselmo di tempesta vicina.
«Oh! oh!—sclamò egli, fermando il calesse così d'un tratto, che le viaggiatrici n'ebbero scossa la persona—altro che temporale! Vegga, vegga, signora Maddalena, non vede che guerra su quei monti lassù?»
La signora Maddalena strappata a' suoi pensieri lugubri dalla scossa e da queste parole, sporse il capo guardando da quella parte, verso la quale Anselmo teneva tesa la frusta: e Marta balzata in piedi sul calesse, si faceva colla mano solecchio per vedere meglio quello scompiglio lontano.
«Oh poveretti noi! di lassù a qua non vi sono sette ore di cammino…» cominciava a gridare Anselmo.
«Correte, frustate, chiedetemi il sangue, purchè s'arrivi!—interruppe la signora—mio figlio è lassù… lo sento… lo so… me l'uccideranno! correte…, o Anselmo, non mi volete portare? Oh la guerra! la guerra! anderò da me…!»
E fece atto di discendere dal calesse, ma non le riuscendo ricadde sul sederino, cogli occhi fuori di punto, colle labbra aperte, come se volendo gridare non lo potesse.
Marta, che in quell'abbandono le aveva cinta la vita colle braccia tremanti, la guardava e non sapeva trovare una parola da dirle. E la signora alzando gli occhi in lei si lamentava con un filo di voce; «ah veramente, io fui sempre una donna malvagia, nevvero Marta? Io ho afflitto mio padre, mia madre, mio marito, non ho santificato le feste, uccisi, rubai…, perchè se no, il Signore non mi tormenterebbe in questa maniera!» E fissando il cielo colla rampogna nello sguardo, abbandonava la gota sulla spalla della fantesca sbigottita, e le sussurrava acconciandovisi come una bambina! «oh! come mi sento male!»
Marta accennò ad Anselmo che desse di volta pian piano; dubitando forte di portarla viva a D… tanto era il martellamento che le sentiva dal cuore: e Anselmo obbedì. Coll'anima tutta negli occhi, e nelle mani, reggeva le briglie del cavallo, facendolo cansare ogni ciottolo, ogni fondo, che fosse per dare al calesse qualche scossone: e fu tanta la sua gentilezza di cuore in quel ritorno doloroso, che in un punto della via, in cui la persona della signora rimase tutta irraggiata dal sole già alto e cocente; discese, strappò da certi castagni della ripa molte fronde, e di queste si mise a fare sul capo dell'infelice un poco di rezzo. La signora capiva, e stando sempre col capo appoggiato in sulla spalla di Marta, cogli occhi chiusi, tendeva la mano per ringraziarlo, non si sentendo di potergli parlare. S'adoprava egli in questo fatto con gran cura, quando vide comparire il padre Anacleto: solo, mogio, curvo sull'asina; non gli sarebbe bisognato altro che cavalcare colla coda di questa fra le mani, per parere invece che da D…, tornato dalla berlina.
«Oh! il Signore ci manda quel buon frate» bisbigliò Marta cui s'allargava il cuore, e affrettava col desiderio il passo dell'asina che era assai lento; ma il frate venuto innanzi, passò senza badare al calesse, e forse anche senza rammentarsi della storia del Samaritano.
«Sorte che il Signore ci ha fatto un buon par di braccia anche a noi!—disse Anselmo—che se no costui non ci darebbe una mano, manco a pagarlo…!» e avendo finito di intrecciare le frasche, tornò a sedersi al suo posto e il calesse ripigliò la via.
Di là ad un'ora, Anselmo fermava il cavallo sul piazzale della signora Maddalena, che sarebbe stato affollato da quanti vedevano quel ritorno e offrivano servizio; se Marta non avesse pregato la gente di starsi, perchè non era nulla. E la gente si ratteneva rispettosa, ma andava pel borgo a spargere la mesta novella della signora.
Tecla che se ne stava in sala dove s'era seduta il mattino nè si era più mossa, sbigottita della propria solitudine; udito il rumore delle ruote, corse verso l'atrio, di che animo si può immaginarlo. Il suo primo pensiero fu che la signora avendo incontrato tra via Giuliano, se ne rivenisse con lui; ma ohimè! la vide come era abbandonata sulla spalla di Marta, e le parve morente. Se non proruppe in un grido, fu perchè la fantesca glielo spense coll'atto della mano; e la povera signora fu portata da loro, da Rocco, dalle persone amiche arrivate affannose, nel proprio letto. Vedeva, udiva, avrebbe potuto parlare, ma provava una dolcezza ineffabile, a lasciarsi vincere da certa stanchezza accidiosa, che le si diffondeva per la persona, e sentiva come una nebbia che l'avvolgesse. Sorrise a tutti…, accomiatò tutti collo sguardo; e rimasta sola con Marta e con Tecla, fissò il ritratto del marito che pendeva alla parete di faccia all'alcova, e parve cominciare con lui un discorso, e dirgli che era venuta indietro, per morire nel letto su cui anch'egli era morto.
Il padre Anacleto era parso assai disumano ad Anselmo; ma nei suoi panni, avrebbero avuto il capo alle opere di misericordia ben pochi.
Quel mattino egli aveva appena finito di cingersi il cordone, e già il laico portinaio gli aveva battuto all'uscio della cella, dicendo che il signor Fedele lo voleva giù sul piazzale. Disceso in fretta, aveva trovato costui venuto a cavallo per menarselo a D…; ed egli pensando che s'andasse a fare un po' di buon tempo dagli sposi, fatta mettere la bardella all'asina della comunità, vi s'era accomodato sopra alla meglio: ma nè partendo, nè tra via quando incontrarono il calesse, nè dopo, il signor Fedele gli aveva detto la cagione vera di quella gita.
Chiacchierando della signora Maddalena, e compiangendola d'essere madre di quel Giuliano, sui fatti del quale tiravano giù a distesa; giungevano a piè del castello, che già l'Alemanno aveva accompagnata in chiesa la povera Bianca, come ogni mattina, a udire la messa. E venutosi a sedere colle gambe spenzolate dal muricciolo del sagrato, stava osservando certe nuvolette, che parevano proprio nascere sulle lontane cime dei monti verso il mare. Erano le stesse nuvolette, che avevano fatto fare ad Anselmo l'improvvisa fermata, che abbiamo veduto. Capiva l'Alemanno che quello era il fumo d'una battaglia, e guardando pensava: «ieri il sagrestano ha pur detto il vero; lassù i miei amici combattono, ed io sto qui inoperoso! Ma questi sono tutti luoghi fatti a posta perchè gli uomini vi si ammazzino tra loro; e un palmo di terra per esservi sepolto, ve lo posso trovare anch'io da oggi a domani. Così resta finita ogni cosa.» Assorto in questi pensieri, egli non aveva badato ai due strani cavalieri, che venivano su per la via torta del castello; e non li vide se non quando furono lì, per arrivare sulla spianata. All'agitarsi delle loro mani levatesi a salutarlo; alla vista del padre Anacleto, che gli sorrideva con aria paterna; il sangue gli andò da capo a piedi come un fuoco; dovè fare uno sforzo per rattenersi dal maltrattarlo; e toltosi dal muricciolo, aiutò lo suocero a smontare, ma al frate non disse nulla, nè lo guardò punto.
«O che non mi conosce più?—sclamò questi stendendogli la mano. Allora l'Alemanno si fece più torvo, e rispose asciutto: No!
«Come!—disse il signor Fedele, guardando il genero ma dal naso in giù soltanto, perchè fissarlo negli occhi non avrebbe potuto:—che non conosciamo più il padre Anacleto?
«Che siamo già sulle baie così di buon'ora?—aggiunse il frate, sul medesimo tono del signor Fedele.
«Io,—gli rispose l'Alemanno severo—non credeva mai di trovare inItalia un frate della sua sorta. La prego di lasciarmi in pace.»
E preso il suocero pel braccio, lo trasse con sè. Questi teneva la testa bassa più che non la tenesse il muletto che si menava dietro a cavezza; e quando osò alzarla un tantino, fu per dare alla sfuggita un'occhiata al frate, quasi per dirgli che per carità se n'andasse. Non gli pareva manco vero di non sentirsi anch'esso scacciato; e gli si accaponì la pelle, quando il genero di su la soglia della chiesa, additandogli Bianca inginocchiata dentro gli disse: «Essa è là, ma in questo momento non prega per me!»
Non sapendo che rispondere a questo lamento, il signor Fedele si volse a guardare indietro, ma il padre Anacleto non v'era più. Costui aveva capito che proprio l'Alemanno non faceva per celia; e indovinando così alla grossa la cagione del suo cruccio, s'era ingegnato a voltare l'asina, la quale dopo molte strappate, riuscita a porsi cogli orecchi a quella volta dove aveva la coda; discese di castello con molto travaglio; trapassò il borgo a pie' di questo; e infilò la via che non credeva dover rifare così presto, con quel po' di peso sopra la groppa.
«Ah! l'ingrato scortese!—borbottava il frate fuggendo—se questa è la creanza che t'hanno insegnata dalle tue parti, tu devi essere uno di quei baroni, che in dodici non ne fanno uno dei nostri! Io mi sono stillato il cervello per darti una moglie, mi metto a questi passi col po' di sole che c'è, con questo po' di marrani paesani tuoi che farebbero ingiuria al paradiso; tutto per venirti a vedere…: e tu mi fai l'accoglienza del lupo? Scacci come uno straccione un frate, che ha dette per te tante bugie…? vai, che ho lavato la testa all'asino; ma nulla nulla che la palla mi balzi destra, se io non le do mio danno, vedrai!»
Facendo queste ed altre querele, il frate s'allontanava da D…, invelenito per quell'accoglienza inattesa. Tirava anche i suoi conti sul bel guadagno avuto in quel negozio; e oltre l'ingratitudine dell'Alemanno, gli sommavano l'inimicizia di quel Giuliano, il quale avrebbe potuto trarlo chi sa in che guai, massime se le cose dei giacobini finivano a bene… Questo pensiero gli faceva sudare le tempia; e Marta che lo credette occupato d'alte cose, quando lo vide la seconda volta passare vicino al calesse, senza dire nè ai nè bai; forse gli fu più giusta di Anselmo, che gli tirò dietro a campane doppie, come abbiamo visto! Al primo guado che trovò varcò il torrente; e maledicendo la propria ventura, e macchinando di ricattarsi sul signor Fedele, si ridusse mortificato al convento.
Intanto il padre di Bianca, rimasto sulla porta della chiesa di D… se la discorreva col genero, che gli aveva fatto riporre il muletto da quel suo servitore, il quale diveniva sempre più afflitto e taciturno, a misura che gli pareva di vedersi dar ragione dal tempo, su quel matrimonio riuscito male. Aspettavano essi che la sposa uscisse di là dentro, dove non erano che due altre donne, inginocchiate lontane tra loro, quasi fossero state gelose di non far indovinare l'una all'altra, la grazia che chiedevano al cielo. L'Alemanno non aveva detto parola sul fatto della sera innanzi, e il signor Fedele non era stato sì matto da entrargliene; anzi temendo d'esservi alfine tirato, finse di spazientirsi del vedere la figliuola star tanto in chiesa; e chiese licenza di salire dal pievano, per una ambasciata che disse d'avergli a fare. Dando gli ultimi tocchi ad un suo disegno, fatto lì per lì, s'avviò frettoloso al presbiterio.
Don Apollinare aveva finito allora la colazione, facendosi dire da Mattia, la terza o la quarta volta, quel che gli era seguito in tanti mesi; e parlando di Giuliano, tanto gli tirava su le calze colle dimande, che il sagrestano per ricattarsi di quella noia, pigliava un diletto crudele a narrargli quanto il giovane fosse ben voluto dai Francesi. Accertava che egli non era buono a far male a un pulcino, ma mostrava di conoscere certi suoi sdegni, certi nemici che l'avrebbero visto all'opera, se mai gli riusciva di tornare a D…, con una mano di quei Sanculotti, i quali parevano pronti a servirlo in ogni suo volere. Il pievano avrebbe voluto mentir per la gola Mattia, delle lodi che dava al giovane; ma sentendosi il cuore appeso a un filo, si ratteneva; e si sarebbe acconciato a barattare i panni con lui, se coi panni avesse potuto pigliarne la sicurtà, e la buona grazia che egli mostrava d'avere da Giuliano.
Donna Placidia ascoltando anch'essa quei racconti, se ne stava colle mani appaiate fra le ginocchia, cogli occhi nel fratello tra pietosa e annoiata: e pensando che i Francesi potevano capitare dall'oggi al domani; lasciava sul tavolino la chicchera, il bricco, tutte le cose di cui il pievano s'era servito; perchè le pareva tempo perduto rigovernarle, avendo forse ad essere uccisa fra un par di giorni, e sentendosi dentro un'anima da salvare.
Mattia era in sul bello delle sue spacconate; quando s'intese su per la scala un passo domestico, e subito apparì sull'uscio del salotto il signor Fedele.
«Ohe!—esclamò balzando ritto il pievano—che sono già a C…?
«Chi?
«I Francesi!
«Manco per sogno!
«Dio lodato!—sospirò il pievano dando un'occhiata di traverso a donna Placidia, la quale nè s'era turbata prima, nè rassicurata poi; e ripigliato animo, tirò l'amico a sedere, in sulla sua poltrona, soggiungendo:—allora segga qui, dove siede sempre la sua figliuola…
«Appunto sono venuto a vederla per essa, e mi abbisogna un servizio…
«Ma due, se posso!—rispose don Apollinare; e allo sguardo dato intorno dal signor Fedele, avendo capito che costui voleva non essere ascoltato da altri, fece un cenno a donna Placidia e a Mattia, i quali se ne andarono di là in cucina.
«Ecco!—prese a dire il signor Fedele, tenendo la persona sporta un tantino verso il pievano, come soleva tenerla verso i clienti, che sempre si faceva sedere di faccia:—jeri sera al tardi capitò a C… mio genero, a farmi una mezza scenata; e ripartì piantandomi come un matto. Io voleva venire qua subito, ma ho aspettato fino a stamane, perchè mi sarebbe parso di dargli appicco a credere che io credessi, quel che egli crede… cioè… che la mia figliuola… basta! Brevemente… questa mia figliuola voleva bene ad uno quaggiù di D…
«Lo so! lo so! lo so! Il figlio della signora Maddalena!—disse il pievano facendo una brutta smorfia, in cui compendiò tutto quel male, che per prudenza non aveva detto, parlando del giovane con Mattia.
«Appunto! Ma io l'aveva promessa, e sebbene essa in sulle prime si mostrasse restìa, si mise di mezzo il padre Anacleto…
«Ma se so tutto!…» tornò a dire il pievano.
«Tanto meglio! Si fecero le nozze… le feste parevano voler durare un anno e un giorno, come quelle dei principi…: ma to! il diavolo se ne immischia, lo sposo porta qui mia figlia… e chi sa? Qualche occhiata, qualche rossore… siamo deboli…, e tra persone che s'abbiano voluto bene… Insomma… signor pievano, ella può rimediare a tutto… quel suo parrocchiano, me lo disse il padre Anacleto, è un giacobino…: se ella lo chiamasse… se lo ammonisse… e sin che mia figlia sta in D… gli vietasse d'uscir di casa…
«E temo che egli chiuderà noi in casa nostra:… e ci brucierà corpo, beni, e ogni cosa…!» sclamò il pievano levandosi in piedi.
«Corpo, beni, ogni cosa!—proruppe il signor Fedele, levandosi anch'esso, cogli occhi strabuzzati e col fiato grosso.
«Egli verrà coi Francesi che se l'han pigliato per guida! Ah! amico, lo vuole un consiglio da fratello? stia pronto a fuggire….. o si tenga l'olio santo in tasca….. chè s'egli viene quaggiù e ci acchiappa, guai!
«Grazie, signor pievano,—disse tremando il signor Fedele, e uscito a furia dal presbiterio, per poco non montò sul muletto tenuto là pronto dal vecchio servitore, senza risovvenirsi di Bianca nè dello sposo. Ma questi discendeva appunto, ed appariva sulla porta del suo quartiere, respingendo dolcemente la giovane donna, la quale si teneva stretta a lui, e pareva non lo voler lasciare. Egli si spazientiva, e chiamò il suocero, vergognando d'essere veduto in quell'imbarazzo dai commilitoni, che cominciavano a passare frettolosi e affaccendati, e si raccoglievano intorno a una casa, sulla quale sventolava un'ampia bandiera imperiale.
«E adesso che c'è?—sclamò il signor Fedele, correndo verso il genero.
«I Francesi hanno assalito i nostri sui monti del Finale….
«O Dio!—soggiunse il signor Fedele—e farò a tempo a correre insino aC…?
«Purchè si spicci…» disse l'Alemanno scioltosi alfine da Bianca; la quale s'avvinghiò al padre, per non cadere di sfascio: e «deh! gridava dietro lui, non andare, non andare!» ma il marito disparve.
Allora essa si volse a pregare il signor Fedele, ed egli invece facendo ogni sforzo per levarsela dai panni, rispondeva:
«O tua sorella, tua zia, ti pare che le possa lasciar sole…? Non sai chi viene coi Francesi? quel giacobino rabbioso che tu stimavi un santo…! E ci vuole tutti morti, ci scannerà tutti…! m'hanno avvisato…»
Bianca udendo rammentare Giuliano, rimase spossata. Ond'egli riuscito a sciogliersi dalle braccia di lei, corse al muletto, vi fu sopra aiutato alla meglio dai soldati che arnesavano in fretta pei loro ufficiali; e giù pel colle senza badare a pericoli, fu al piano appunto in quella che il calesse della signora Maddalena tornava nel borgo. Non si fermò coi curiosi, ma lavorando di garetto contro i fianchi della povera bestia, prese la via di C… così di buon passo, che se al generale Alemanno fosse bisognato spacciare un messo a quella volta, in gran diligenza; niuno l'avrebbe potuto servire meglio di lui. A mezza via abbattutosi in un ulano che veniva da C… a briglia sciolta; egli ebbe tanta paura del rumor della spada, del lucicar della lancia nel nembo di polvere che si levava attorno a quel cavaliero, che fu a un pelo dal ribaltare; e se il muletto avesse assentito alla strappata che gli diede per cansarsi, sarebbe andato a fiaccarsi il collo giù dalla ripa. Ma come Dio volle, giunse a C… sano e salvo, a vi trovò un bolli bolli mai più veduto. Già n'erano partiti il parroco, il clero, i maggiorenti, e per le vie la folla era stupefatta, come tribù di selvaggi che stesse guardando un eclisse.
Smontato alla porta di casa sua, legò il muletto al martello dell'uscio, e salì tempestando la scala. Appena fu dentro, e vide ogni cosa a suo posto, egli che aveva temuto di trovar la casa già saccheggiata dai birboni del borgo; diede una grande rifiatatona, e chiamò damigella Maria con tal voce, che i vetri delle finestre n'ebbero a stridere come per uno squillo di tromba. La cieca e Margherita comparvero, ed egli affannato: «animo, mettete insieme un po' di roba, e si parte… son qua i Francesi.
«E Bianca?—chiese damigella Maria.
«Sta meglio di noi! animo! la roba e si parte!—e così dicendo passò difilato nello studiolo; ivi aperse un armadio, ne cavò l'oro, i fogli, le cose di prezzo, e messo ogni cosa in un sacchetto, se lo nascose sotto l'abito, stringendolo al petto come un bambino.
«Eccole qui!—sclamò tornando in sala, e vedendo che la cognata e la figliuola non s'erano mosse—eccole qui, che stanno a fare le scimunite…! animo, a chi dico? chi comanda qui? Partiamo senza roba!
«Cognato—rispose la cieca dolcemente—io e Margherita si resta in casa.
«Ma non sapete che coi Francesi, viene pure quello scellerato di D…»
In quel momento s'udì un suono di tamburi che schiantò le viscere del signor Fedele, e fece impallidire Margherita e la zia.
«O Dio!—disse egli affacciandosi alla finestra—ed io sto qui predicando ai porri…! Se vorrete seguirmi fino a stassera, sarò al Convento…. più in là non so….
E infilata la scala, in un lampo fu al fondo, a cavallo, in cammino; e il passo del muletto, si perse lontano negli altri rumori. Margherita s'affacciò per vederlo, e ruppe in pianto.
Passavano per la via maestra i fanti di Türkeim e di Colloredo, bella e grossa schiera che da quasi un mese alloggiava nel borgo. Usciti in armi all'alba di quel giorno, avevano corsa per tutti i versi la campagna; adesso coperti di polvere, mezzi morti dalla fame, attraversavano il borgo colle bagaglie, coi carri, colle vivandiere, strascico infinito e molesto.
«Se tu piangi—disse la cieca alla nipote—vai pure con tuo padre: ti farò accompagnare da qualcuno…
«Ma non si poteva andare con esso anche noi?
«L'ho obbedito una volta, e mi basta… Così non l'avessi fatto, e Bianca sarebbe forse felice. Io di qui non mi muovo, fossi certa di dovervi morire.
«O zia, io morirò con lei! sclamò Margherita, stringendosi alla cieca.
«Eh via che non moriremo…! I Francesi non saranno peggiori degliAlemanni. Andiamo a chiudere la porta, e niuno ci darà noia.»
I fanti continuavano a passare, facendo rimbombar le volte della scala in guisa lugubre; ma il loro aspetto non aveva ancora nessun segno di rotta patita. Soltanto gli uffiziali, vedendo chiudersi le case, e le genti del borgo fuggire, parevano addolorati di non poterle difendere. Poi fu silenzio sin verso l'ora di desinare; silenzio, dico, d'armi e d'armati, perchè i borghigiani rimasti tirarono innanzi a fare per le vie, i capannelli, i lamenti, i sinistri presagi. Ma più sul tardi furono viste altre schiere, venire innanzi spingendo sui muli, sulle barelle, una moltitudine di feriti; e a mirare come erano scomposte, e come correvano ora alla sfilata, ora affollandosi, si capiva che tornavano dalla battaglia seguita il mattino verso Settepani. Affrontate dai Francesi furiosamente, avevano abbandonato le difese dei monti; e rotte, perseguitate, afflitte di molte morti, si rivolgevano anch'esse a D…, dove il generale Alemanno, chiamava tutto l'esercito per messi a cavallo, che venivano come razzi; avendo egli disegnato di far la massa in quel luogo.
Così dalle creste più alte dell'Apennino al piano di C.., la via rimaneva aperta ai Francesi, i quali parevano risoluti di ferire qualche gran colpo in val di Bormida; e calavano con ardire inestimabile, rapidi, improvvisi, nuovi nei modi di guerra, come se il fulmine li guidasse.
Finito lo strascico degli infermi, dei malconci, degli spedati, le vie di C… rimasero mute davvero e deserte. Le famiglie rimaste, si turarono in casa, aspettando ogni minuto di udire i Francesi sfondar le porte. Ma passa un'ora, passane un'altra, questi non arrivavano; nè i più animosi affacciatisi all'abbaino dei proprii tetti, videro gente venire giù per la valle, o polverio o altro segno che l'annunziasse. A poco a poco qualche finestra s'aprì, qualche porta stridè sui cardini, qualche domanda fu scambiata da casa a casa; poi alcuni monelli furono visti farsi cenni da via a via, correre, raccogliersi camminando in punta di piedi, e parlar basso tra loro, come temessero di turbare il sonno a qualcuno. Si consigliavano, s'animavano, facevano alle pagliuzze chi dovesse andare fuori le mura, fino ad un certo punto, a scoprir paese: e uno, due, tre partivano, sparivano, tornavano, recando nulla. Allora presero a lagnarsi ad alta voce degli Alemanni partiti, e dei Francesi non venuti; e fatto gruppo intorno al pozzo della piazza, parevano essi i padri del villaggio, deputati a far le accoglienze alla soldatesca nemica.
Di questo andare il giorno volgeva alla bassa ora; e già nelle case si pensava con più spasimo, al gran tafferuglio che sarebbe stato, se i Francesi fossero capitati di notte: quando tra quei fanciulli del pozzo, qualcuno con viso maravigliato, additò il castello; e tutti si volsero a guardare da quella parte, con tanto d'occhi, silenziosi, gli uni accostandosi agli altri, come i pulcini all'apparire del nibbio.
Tra i ruderi di lassù, si vedevano uomini strani, sporgere il capo, mostrarsi dal petto in su, arrampicarsi fin sugli alti comignoli, agitando armi e fogli che spiegavano al vento, chiamando coi cenni i monelli. Questi consigliatisi tra loro un poco; parte spulezzarono paurosi, parte confortati da qualche adulto, che parlava dalle finestre socchiuse, mossero verso il colle, dapprima alla sfilata, quindi pigliando sicurtà; da ultimo facendo a chi arrivasse primo. Pareva che andassero non a vedere quegli stranieri, creduti mangiatori di bimbi, ma a far galloria; come i dì della settimana santa, che dopo gli uffizi, solevano salire in castello a frotte, suonando un diavoleto di nicchi, di tabelle, di raganelle, per imitare i Giudei andati dietro Gesù in sul Calvario.
Accozzatisi con quei soldati, che erano scorridori Francesi, venuti lassù a spiare la terra; alcuni rimasero sul ciglio del colle a chiaccherare e a ricevere carezze; altri tornarono al basso a portare certi fogli, che, letti dai sapienti, dicevano ai popoli delle Langhe stessero di buon animo, accogliessero i repubblicani per fratelli, perchè tali essi volevano essere a tutte le genti, cui portavano libertà e pace.
Rinfrancatisi alle belle parole del generale Francese, alcuni borghigiani si fecero cuore e salirono in castello. Chi l'avrebbe mai pensato? Di lassù guardando verso mezzogiorno, le colline popolate qua di vigneti baldanzosi, là di castagni antichissimi, scintillavano d'armi percosse dal sole che andava sotto. Il bagliore di quelle armi atterriva; ma se quei Francesi che le portavano, erano come quelli venuti sino al castello, gente più cortese e alla buona, non si poteva immaginarla mai più. Le accuse che loro si facevano da parecchi anni, erano adunque fatte a torto; e così pensando, quei borghigiani si lasciavano menare verso le alture, dove le bande appena arrivate, già lavoravano a far terrati, abbattute, ripari; allegre, pronte, maravigliose a vedersi tanto erano industri.
Su d'una collina, alla quale alcune case leggiadre davano aspetto più domestico; i Francesi avevano fatto sosta in gran numero, e ponevano il campo. Una di quelle casette, ornata la porta e le finestre d'un bugnato di pietra verdastra, e cinta di mortelle che facevano siepe alla spianata; era la villa di don Marco. Il poderetto che le si stendeva a piè giù pel colle, formava il patrimonio ecclesiastico del povero prete; il quale lo coltivava a sue mani, coll'aiuto di qualche giovane dei dintorni, chiamato a far giornata. Egli soleva ritirarsi in quella casetta alla stagione dell'uve; ma quest'anno vi si era confinato già da due mesi, proprio quel giorno, in cui era tornato da D…. dopo aver data alla signora Maddalena la trista nuova del mutamento di Bianca. Quei mesi erano passati; della signora e di Giuliano, non aveva più risaputo nulla; del matrimonio di Bianca gliene avevano parlato i villici, ma egli non ci badò; e siccome quell'anno i vicini non erano venuti a villeggiare lassù, perchè coi tempi che correvano si stava più sicuri nel borgo, pareva al buon vecchio d'essere in una solitudine, proprio come l'aveva sempre desiderata.
Quel giorno della venuta dei Francesi, egli se ne stava, sul vespro, leggendo nel breviario, e pascendo il cuore nella mestizia dei salmi, coll'animo più nell'altro mondo che in questo…. A un tratto udì un vocìo intorno alla casa, e affaciatosi vide sulla spianata una mano di soldati, nuovi all'assise, all'armi, al portamento leggiadro e guerriero.
«Chi siete?—chiese don Marco un po' turbato.
«Viva la repubblica! viva la Francia!—urlarono quei soldati agitando le armi, e levando in alto i loro cappelli a due punte.
«Viva l'umanità!—rispose don Marco, alzando le mani e gli occhi al cielo; e i soldati a coro—«viva l'umanità!»
Allora il prete discese, portando le chiavi di certo ripostiglio dove teneva in serbo un po' di vino. Ed ebbe da fare un bel che, cogli abbracciamenti, colle strette, coi baci di quei soldati; i quali, sebbene l'avessero riconosciuto ai panni per un prete, l'acclamavano di gran cuore, e qualcuno forse per canzonatura. Frattanto i più ghiotti invasero la casetta; tra quattro o cinque tirarono fuori un caratello dal ripostiglio, e postolo sulla tavola di pietra in mezzo alla spianata, vi furono attorno avidi, come uno sciame d'api ad un alveare.
Don Marco guardava sorridendo, quando fu visto aprirsi un varco fra i mirti della siepe, un giovane che gli si strinse al collo dicendo: «Buon dì, maestro, mi dia nuove di mia madre!
«Tu?—sclamò don Marco rivenendo dalla sorpresa, e ravvisando a faticaGiuliano che s'era lasciata crescere la barba, e si aveva tagliata lacoda;—Tu? Meno male che non entri nel tuo paese coll'armi alla mano!Ma donde vieni…. dove sei stato sino ad ora, che cosa sei?
«Servo da chirurgo la repubblica francese. Mi dica per carità, di mia madre sa nulla?
«Nulla, ma ne sapremo, e come ci stai con costoro? e quelli là chi sono?»
«Sono uffiziali che accompagnano un generale…..
«Andiamo da loro…..»
E tirando Giuliano, s'avviò con lui verso una vetta, alla quale saliva una brigata di cavalieri, alcuni con sì bei pennacchi sui cappelli, che dal tempo dei feudatari i boschi di lassù non avevano più veduto nulla di sì leggiadro.
Quei cavalieri andavano a porsi su d'un poggio, donde si scopriva tutta la valle sino a D….., di cui si vedevano biancheggiare nell'ultima luce del giorno i tre vichi. E guardando verso quelli con grossi cannocchiali, gesticolavano parlando tra loro, forse del brulichìo d'Alemanni, che coll'aiuto di quegli strumenti, vedevano farsi in quel luogo.
Giuliano giunto sul poggio con don Marco, subito pose l'occhio su quei lembo di terra. Ah! lo scoprire da lontano la casa paterna, e colla fantasia e colla memoria figurarsi quello che vi si fa dentro, è pure la dolce cosa! Ed egli volò laggiù coll'anima, e quasi s'inginocchiava colle mani giunte; ma in quella don Marco mettendogli la mano sul braccio, gli accennò di porgere l'orecchio a quel che si diceva da quei cavalieri.
Esplorando coi cannocchiali la valle, essi avevano visto alcuni uomini armati di schioppi, entrare ed uscire dal convento dei Minori Osservanti, lontano di lassù meno che un miglio; e accompagnati da frati che spiccavano bruni sul tufo biancheggiante dei colli, quegli uomini andavano e tornavano con portamenti sospettosi.
«Spacciate una compagnia a quel covo di ladri laggiù!—diceva il capo della brigata, levandosi il cannocchiale dall'occhio e segnando con quello il convento:—fucilino quanti coglieranno armati, monaci o villani. Le donne, i vecchi, i fanciulli, se ve ne saranno, guai a chi torce loro un capello!»
Un cavaliere partì come un razzo, a far l'ambasciata.
Quel fiero comando, quel pronto obbedire, posero don Marco in gran turbamento.
«Faranno davvero?—chiese egli a Giuliano spasimando la risposta…..
—Sicuro!—rispose Giuliano—ma non dubiti, correrò io al convento……
«Bravo!—proruppe don Marco—io t'accompagnerò…..
«Che! bisogna andar cauti, chè costoro non sono gente da pigliar a gabbo. Piuttosto ella se ne vada giù nel borgo, persuada gli anziani a mostrarsi amici ai Francesi. Fra poco arriverà il grosso dell'esercito che lasciammo a due miglia di qui…..: vada, ma cauto, le ripeto; al convento ci penso io.»
Mentre essi parlavano, la cavalcata s'era tolta dal poggio; i colli si coprivano di fuochi; e i repubblicani cominciavano a cantare la Marsigliese, salutando la sera e la vigilia d'una battaglia odorata nell'aria.
Don Marco pareva ringiovanito, e separandosi da Giuliano, si fece promettere che si sarebbero riveduti nel borgo. Il giovane partì; pigliando cautamente la via dei boschi, e ora giù per una ripa, ora su per una costa, giunse vicino al convento, certo d'avere fatto assai presto. Ma udendo, nell'arrivare, a un trar di schioppo, un rumore di lamenti, di guai, di voci irate e minacciose, s'arrestò ad ascoltare. Che vi fossero gli Alemanni? Tutt'altro! Lo colse un brivido, gli rimorse d'essere venuto per un giro troppo lungo, si slanciò innanzi risoluto, seguisse quel che poteva seguire. Infilando i pergolati, s'udì spianare in faccia uno schioppo, e una scolta francese gridargli chi fosse.
«Viva la repubblica!—rispose Giuliano cogliendo a fatica fiato bastante, e passò. Giunto in cima di corsa, per la porta allato alla chiesa entrò nell'orto, donde il rumor delle voci veniva più alto; scantonò dietro il coro, e là come un baleno che gli desse negli occhi, vide tre uomini legati in fascio da una grossa fune, un drappello di soldati spianar gli schioppi, una vampa, una nube, e col tuonar di quell'armi udì un grido alto: «oh signor Giuliano!» Dall'orlo d'un calcinaio dov'erano stati posti, i tre caddero sugli avanzi della calce spenta, e la tinsero di sangue: il lume delle torce prese in sagrestia e portate da' soldati, rischiarava in funebre guisa quei corpi, le mura del refettorio, della chiesa, del campanile che dal mezzo in su torreggiava nel bujo; e sulla cima, allo scoppio delle moschettate, un gufo s'era taciuto, senza osare, povera bestia, pigliare il volo.
Giuliano si arrestò, si asciugò la fronte, e gli parve di sentirsela fra uno strettoio. Di chi era quel grido che più doloroso non lo avrebbe potuto gettare un'anima, voltasi addietro dalla soglia dell'inferno, a chiedergli aiuto? Passò dinanzi ai soldati che ricaricavano l'armi severi, balzò nella fossa, e guardò i morti. Un d'essi era Mattia.
«Che fate?—gridò l'ufficiale francese, correndo verso il calcinaio colla spada sguainata.—Ah! chirurgo, siete voi? Vi paiono morti per bene?
«Sì…..—ma….. e quello lì che cosa aveva fatto?—chiese Giuliano additando Mattia.
«Costui? Era uno spione cui abbiamo già perdonata la vita una volta. Fuggì dal nostro campo due giorni or sono; fu colto qui, i nostri l'hanno riconosciuto….. e si capisce…..»
Questo era un fatto da perderci la mente. Ma come mai Mattia s'era fatto cogliere in quel convento? Era o non era ancora stato a D…..? O forse non poteva essere venuto di là mandato dalla signora Maddalena? Oh! avesse potuto dare metà degli anni che gli rimanevano, per averlo vivo un'altr'ora, Giuliano l'avrebbe fatto, e di che cuore!
Con questi pensieri che gli si azzuffavano nella mente, e col cuore trambasciato, Giuliano si volse per chiedere all'uffiziale ancora qualcosa. Ma questi se n'era andato, e i soldati con lui, nel convento; dove scale e corridoi suonavano di passi e di colpi menati co' calci degli schioppi, a sfondare gli usci alle celle. Allora egli si avviò da quella parte, e affacciandosi ad una porticina che dall'orto, per un andito, metteva nel chiostro; vide come il terrore della morte scolorava i volti d'una moltitudine di frati, di villani, di donne e di gentiluomini, che parevano cadaveri, tenuti ritti l'uno dall'altro tant'erano stipati. Costoro erano la più parte persone che s'erano venute a rifugiare nel convento; e sebbene sapessero dei Francesi arrivati in C…, credendo che anche per costoro la notte fosse fatta per dormire, s'erano lasciati cogliere, come uno stormo d'allocchi presi alle paretelle. E non avevano avuto tempo d'accorgersi che i repubblicani venivano a quella volta, che già gli schioppi dei villani erano stati strappati dalle loro mani e rotti ai pilastrini dei pergolati; le schiene rimbombarono percosse dalle pugna; le bocche cessarono i guai, per le grandi palmate che vi calarono sopra. A urti, a spintoni erano stati chiusi tutti nel chiostro, dove il rumor delle schiopettate che avevano morto Mattia e i due compagni; loro era parso il segno della fine imminente.
Giuliano guardò quella folla dolorosa, e (non per profanare una credenza) gli pareva d'essere giunto al Limbo, tanti furono gli occhi che si volsero a lui pieni di speranza, forse per qualche segno di somma dolcezza e di mestizia che aveva nel viso. A un certo moto che egli vide farsi in un punto fra quei miseri, ne scoprì due che si stringevano e si turavano nei panni, quasi per nascondersi a lui. Erano il padre Anacleto ed il signor Fedele, i quali avrebbero dato la loro parte di paradiso, pur di non vedere là in mezzo quel giovine, terribile a loro più d'ogni francese. L'aveva pur detto il pievano di D…! Colui veniva a pigliarsi una vendetta, che niuno, salvo uno scellerato par suo, avrebbe saputo pensare! Così sussurrava il signor Fedele al frate; il quale osando allora fissare un tantino Giuliano, credette di vederlo fare il viso d'un beccaio, che affilando i suoi coltellacci, cercasse nel branco un par di pecore, da scannare le prime. Tremavano come foglie di pioppo; fiato non ne avrebbero avuto tanto da levarsi un bruscolo dalle labbra; e il cuore faceva loro tali schianti nel petto, che sarebbe stata crudeltà non ucciderli d'un tratto, o non mandarli liberi a dirittura.
Un senso, che non seppe mai dire di poi se fosse più di pietà o di spregio, si dipinse sul viso a Giuliano; perchè occhi più umiliati non s'erano mai chinati dinanzi a lui. Se gli archi del chiostro, squallidi come oggi sono, serbassero alcun segno delle occhiate di chi in quella notte credè vederli l'ultima volta, certo sarebbe dei quattro occhi del frate e del signor Fedele. Il giovane si rivolse all'uffiziale francese che stava anch'egli in mezzo alla folla, e gli disse: «Capitano, se me li date, questi due gli acconcio io.»
«Ah! ah!—rispose il Francese—avete le vostre vendette da fare? Già siamo nei vostri paesi! Accomodatevi; due più, due meno non fanno caso.»
Giuliano, in mezzo a un gran bisbiglio, prese quei due, li trasse fuori, attraversò la cucina saccheggiata; e uscendo per la postierla di questa, si mise con essi sulla via che menava alla palazzina del signor Fedele. Camminavano muti, essi dinanzi, egli di dietro; e i disgraziati credevano ad ogni passo di sentirsi dar nelle spalle qualche arma, veduta con certo occhio che loro pareva d'aver nella nuca. A un tratto Giuliano si fermò e disse: