V.

al mioPianto ei compianse, e: non è questa, disse,Quella città, dove sarem compagniEternamente.

al mioPianto ei compianse, e: non è questa, disse,Quella città, dove sarem compagniEternamente.

al mioPianto ei compianse, e: non è questa, disse,Quella città, dove sarem compagniEternamente.

al mio

Pianto ei compianse, e: non è questa, disse,

Quella città, dove sarem compagni

Eternamente.

E non insisterò qui ancora sui precetti e sulle massime morali che in quello stesso Carme vengono, con severità e schiettezza di forma e di pensiero che ricordano il Parini dell’Educazione, inculcate e proclamate. Esse sono bensì quali ogni onesto e probo razionalista accetta e rispetta, ma altresì quali nessun credente rifiuta, o dovrebbe rifiutare. Vi si bandisce una morale profondamente ed eternamente umana, al di fuori e al di sopra d’ogni fede o contingenza religiosa.

E come nel Carme, così nell’Urania. Quel Giove, che qui ancor siedene’ palagi d’Olimpo, ma così insolitamente pietoso dei mali ond’è afflitta e dolente l’umana stirpe, non ha che da mutar nome per diventare il Dio degl’Inni sacri. Sembrandogli oramaipiena la vendettadell’ardimento di Prometeo,del rapito foco, egli accolsepiù mite consiglio; e fermò di richiamar dalla terra le Furie, che vi avean fattotroppo empio governo:

assai ne’ petti umaniCommiser d’odj, e volser prone al peggioLe mortali sentenze.

assai ne’ petti umaniCommiser d’odj, e volser prone al peggioLe mortali sentenze.

assai ne’ petti umaniCommiser d’odj, e volser prone al peggioLe mortali sentenze.

assai ne’ petti umani

Commiser d’odj, e volser prone al peggio

Le mortali sentenze.

A ricondurre l’amore tra gli uomini, quel Padre misericordioso mandò in mezzo ad essi le Virtù. Le quali, nella reggia olimpica, gli alitavan d’intorno.

Di feliciGenj una schiera al Dio facea corona,Inclita schiera di Virtù: chè taleSuona qua giù lor nome.

Di feliciGenj una schiera al Dio facea corona,Inclita schiera di Virtù: chè taleSuona qua giù lor nome.

Di feliciGenj una schiera al Dio facea corona,Inclita schiera di Virtù: chè taleSuona qua giù lor nome.

Di felici

Genj una schiera al Dio facea corona,

Inclita schiera di Virtù: chè tale

Suona qua giù lor nome.

Una novità mitologica codesta; dacchè i vecchi poeti ci avevan, sì, qualche volta riferito che presso al trono di Giove eran Temide o Dike, ma solo i Padri della Chiesa avevano immaginato intorno al Dio Padre tutto un corteo di Virtù,come la Verità e la Pace, la Misericordia e la Giustizia. Queste—e dalla poetica figurazione trasse partito il Milton—non avean rifinito di perorare pro o contra la redenzione dell’uomo, prima che il Verbo s’incarnasse; e avevan percorso il cielo e la terra, cercando chi potesse degnamente, e volesse, addossarsi le colpe dell’umanità, e riscattarla col sacrifizio di sè stesso.

Anche le Virtù dell’inno manzoniano,spirti obbedienti, discesero nelbasso mondo, per attirare a sè gli occhi e le menti degli uomini inselvatichiti; e lo ricercarono tutto, ma in vano,

chè non levossiA tanto raggio de’ mortali il guardo;E di Giove il voler non s’adempia.

chè non levossiA tanto raggio de’ mortali il guardo;E di Giove il voler non s’adempia.

chè non levossiA tanto raggio de’ mortali il guardo;E di Giove il voler non s’adempia.

chè non levossi

A tanto raggio de’ mortali il guardo;

E di Giove il voler non s’adempia.

Del Giove, s’intende, misericordioso e virtuoso; chè invece l’alto consigliodell’iroso e tirannico Giove omerico, il quale, corrucciato, volle sacrificate all’ira di Achille «molte generose alme d’eroi», s’era bene adempito! (Iliade, I, 5).

Ma il Giove buono non si diede per vinto. Al suo desco sedevano, movendo «una concorde d’inni esultanza» che inebriava «le menti degli Dei», le Muse: egli levò la destra, accennando;

e la crescenteDel volubile canto onda ristetteImprovviso.[16]

e la crescenteDel volubile canto onda ristetteImprovviso.[16]

e la crescenteDel volubile canto onda ristetteImprovviso.[16]

e la crescente

Del volubile canto onda ristette

Improvviso.[16]

Il Padre le esortò a tentar esse, con le loro arti blandamente persuasive, di schiuder leardue menti.

«La forza sol de l’arti vostre il puote.Là giù dunque movete: a voi seguaciVengan le Grazie; e senza voi men bellaGià la mia reggia il tornar vostro attende».

«La forza sol de l’arti vostre il puote.Là giù dunque movete: a voi seguaciVengan le Grazie; e senza voi men bellaGià la mia reggia il tornar vostro attende».

«La forza sol de l’arti vostre il puote.Là giù dunque movete: a voi seguaciVengan le Grazie; e senza voi men bellaGià la mia reggia il tornar vostro attende».

«La forza sol de l’arti vostre il puote.

Là giù dunque movete: a voi seguaci

Vengan le Grazie; e senza voi men bella

Già la mia reggia il tornar vostro attende».

Le Muse ritrovaron nel mondo le Virtù, le quali erravano solette e dolenti. Prima Calliope mosse «i bei precetti ad avverar del Padre», e s’accostò all’orecchio di Orfeo, susurrandogli dolci parole; la imitarono le altre sorelle, ciascuna eleggendo un mortale, cui ispirare gli armoniosi ammaestramenti:

L’alme col canto ivan tentando, e l’iraVincea quel canto de le ferree menti.

L’alme col canto ivan tentando, e l’iraVincea quel canto de le ferree menti.

L’alme col canto ivan tentando, e l’iraVincea quel canto de le ferree menti.

L’alme col canto ivan tentando, e l’ira

Vincea quel canto de le ferree menti.

Gli uomini, raggentiliti, assistettero a spettacoli non prima veduti:

Ove furenteImperversar la Crudeltà solea,Orribil mostro che ferisce e ride,Vider Pietà che mollemente intornoA i cor fremendo, dei veduti maliDolor chiedea; Pietà, de gl’infeliciSorriso, amabil Dea.

Ove furenteImperversar la Crudeltà solea,Orribil mostro che ferisce e ride,Vider Pietà che mollemente intornoA i cor fremendo, dei veduti maliDolor chiedea; Pietà, de gl’infeliciSorriso, amabil Dea.

Ove furenteImperversar la Crudeltà solea,Orribil mostro che ferisce e ride,Vider Pietà che mollemente intornoA i cor fremendo, dei veduti maliDolor chiedea; Pietà, de gl’infeliciSorriso, amabil Dea.

Ove furente

Imperversar la Crudeltà solea,

Orribil mostro che ferisce e ride,

Vider Pietà che mollemente intorno

A i cor fremendo, dei veduti mali

Dolor chiedea; Pietà, de gl’infelici

Sorriso, amabil Dea.

Le personificazioni le aveva rimesse di moda il Monti. Ma codesta amabile Dea,degl’infelici sorriso, presso che sconosciuta al mondo classico, era stata negletta dai nuovi poeti del classicismo napoleonico. Essi, come quegli uomini primitivi, conoscevano bensì l’Offesa, la quale passeggiava con alta fronte,feroce e stolta, e provocatrice; non quelmite Genioche il Manzoni immagina le si opponesse:

Lo spontaneo Perdon, che con la destraCancella il torto, e ne la manca recaIl beneficio, e l’uno e l’altro obblia.

Lo spontaneo Perdon, che con la destraCancella il torto, e ne la manca recaIl beneficio, e l’uno e l’altro obblia.

Lo spontaneo Perdon, che con la destraCancella il torto, e ne la manca recaIl beneficio, e l’uno e l’altro obblia.

Lo spontaneo Perdon, che con la destra

Cancella il torto, e ne la manca reca

Il beneficio, e l’uno e l’altro obblia.

Qui siamo in pieno mondo evangelico, e il poeta dell’Uraniadà la mano a quello dellaPentecoste. Sui passi del Perdono, veniva Nemesi, «seguace lenta ma certa»; la quale, quando s’accorge che le voci del Perdono non sono ascoltate, «non fa motto ed aspetta».

Un giorno al fineNe gl’iterati giri, orba dinanziLe vien l’Offesa: al tacit’arco imponeNemesi allor l’alata pena; aggiungeL’aërea punta impreveduta il fianco,E l’empio corso allenta.

Un giorno al fineNe gl’iterati giri, orba dinanziLe vien l’Offesa: al tacit’arco imponeNemesi allor l’alata pena; aggiungeL’aërea punta impreveduta il fianco,E l’empio corso allenta.

Un giorno al fineNe gl’iterati giri, orba dinanziLe vien l’Offesa: al tacit’arco imponeNemesi allor l’alata pena; aggiungeL’aërea punta impreveduta il fianco,E l’empio corso allenta.

Un giorno al fine

Ne gl’iterati giri, orba dinanzi

Le vien l’Offesa: al tacit’arco impone

Nemesi allor l’alata pena; aggiunge

L’aërea punta impreveduta il fianco,

E l’empio corso allenta.

Chi non ricorda il Coro delCarmagnola?

Beata fu maiGente alcuna per sangue ed oltraggio?Solo al vinto non toccano i guai;Torna in pianto dell’empio il gioir.Ben talor nel superbo viaggioNon l’abbatte l’eterna vendetta:Ma lo segna; ma veglia ed aspetta;Ma lo coglie all’estremo sospir.

Beata fu maiGente alcuna per sangue ed oltraggio?Solo al vinto non toccano i guai;Torna in pianto dell’empio il gioir.Ben talor nel superbo viaggioNon l’abbatte l’eterna vendetta:Ma lo segna; ma veglia ed aspetta;Ma lo coglie all’estremo sospir.

Beata fu maiGente alcuna per sangue ed oltraggio?Solo al vinto non toccano i guai;Torna in pianto dell’empio il gioir.Ben talor nel superbo viaggioNon l’abbatte l’eterna vendetta:Ma lo segna; ma veglia ed aspetta;Ma lo coglie all’estremo sospir.

Beata fu mai

Gente alcuna per sangue ed oltraggio?

Solo al vinto non toccano i guai;

Torna in pianto dell’empio il gioir.

Ben talor nel superbo viaggio

Non l’abbatte l’eterna vendetta:

Ma lo segna; ma veglia ed aspetta;

Ma lo coglie all’estremo sospir.

Videro, quegli uomini primitivi, la Fatica che rimaneva in un cantuccio,inonoratae inascoltata; e a lei si avvicinava, amabile compagno, l’Onore, cercando di renderlapiù cara.

Vider la Fede, immotaServatrice dei giuri, e l’arridenteOspital Genio che gl’ignoti astringeDi fraterna catena; e tutta in fineLa schiera dia ne l’opra affaticarsi.Videro, e novo di pietà, d’amore,Ne gli attoniti surse animi un senso,Che infiammando occupolli.

Vider la Fede, immotaServatrice dei giuri, e l’arridenteOspital Genio che gl’ignoti astringeDi fraterna catena; e tutta in fineLa schiera dia ne l’opra affaticarsi.Videro, e novo di pietà, d’amore,Ne gli attoniti surse animi un senso,Che infiammando occupolli.

Vider la Fede, immotaServatrice dei giuri, e l’arridenteOspital Genio che gl’ignoti astringeDi fraterna catena; e tutta in fineLa schiera dia ne l’opra affaticarsi.Videro, e novo di pietà, d’amore,Ne gli attoniti surse animi un senso,Che infiammando occupolli.

Vider la Fede, immota

Servatrice dei giuri, e l’arridente

Ospital Genio che gl’ignoti astringe

Di fraterna catena; e tutta in fine

La schiera dia ne l’opra affaticarsi.

Videro, e novo di pietà, d’amore,

Ne gli attoniti surse animi un senso,

Che infiammando occupolli.

Codestosenso novoprenunzia, a me pare, molto vicino l’Inno del poeta, che, più risolutamente cristiano e sfranchito di quel ciarpame neoclassico, magnificherà ai «tementi dell’ira ventura» il rinnovato sacrifizio de

L’ostia viva di pace e d’amor.

L’ostia viva di pace e d’amor.

L’ostia viva di pace e d’amor.

L’ostia viva di pace e d’amor.

Così, a quelle nuove aure di pietà e d’amore, la società umana sorrise come, dopo uno squallido inverno, la terra ai tepori primaverili. Le Muse, «de’ lieti principii in cor secure», donarono agli uomini «il plettro e l’arte sacra del plettro», e le amiche Grazie «il dilettar denaro e il suader potente»:

al suon che primoSi sparse a l’aura, dispogliò l’anticoSquallor la terra, e rise.

al suon che primoSi sparse a l’aura, dispogliò l’anticoSquallor la terra, e rise.

al suon che primoSi sparse a l’aura, dispogliò l’anticoSquallor la terra, e rise.

al suon che primo

Si sparse a l’aura, dispogliò l’antico

Squallor la terra, e rise.

Era l’ultima aetasvirgiliana, il sospirato ritorno deiSaturniaregna, ovvero un’età novissima, che si rannodava a quella ch’ebbe già ad annunziare

L’Angel che venne in terra col decretoDella molt’anni lagrimata pace?

L’Angel che venne in terra col decretoDella molt’anni lagrimata pace?

L’Angel che venne in terra col decretoDella molt’anni lagrimata pace?

L’Angel che venne in terra col decreto

Della molt’anni lagrimata pace?

Era un’utopia, per così dire, retrospettiva, a cui forse spingevano pur le dottrine sociali del Rousseau; o una meditata riconciliazione con la più santa utopia della fratellanza evangelica? A ogni modo, il poeta, che voleva ostentare uno spensierato neopaganesimo, ecco che rivelava, nel fondo del suo cuore, un ardore di neofita e una sete d’idealismo cristiano, che male celavan le ceneri della miscredenza volterriana. In questo Carme, così classicamente drappeggiato, il paganesimo non è che al di fuori, nella forma. La Musa ispiratrice, l’Urania del nuovo poeta, «di caduchi allori non circonda la fronte in Elicona»; e le Grazie, che ne allietano il canto, non mendicano estranei fregi da intessere al vero, o profani diletti. La Musa manzoniana è severa e pudica, e caste e immacolate le Grazie che le fanno corona.

Da lor sol vien se cosa in fra i mortaliÈ di gentile; e sol qua giù quel cantoVivrà che lingua dal pensier profondoCon la fortuna de le Grazie attinga.

Da lor sol vien se cosa in fra i mortaliÈ di gentile; e sol qua giù quel cantoVivrà che lingua dal pensier profondoCon la fortuna de le Grazie attinga.

Da lor sol vien se cosa in fra i mortaliÈ di gentile; e sol qua giù quel cantoVivrà che lingua dal pensier profondoCon la fortuna de le Grazie attinga.

Da lor sol vien se cosa in fra i mortali

È di gentile; e sol qua giù quel canto

Vivrà che lingua dal pensier profondo

Con la fortuna de le Grazie attinga.

Il Manzoni ha già trovata persino la formola della nuova arte sua; così che più tardi, Apollo, irato contro i Romantici milanesi, non avrà se non da ripetere, nella terribile sua sentenza:

«Tutto ei deggia da l’intimoSuo petto trarre e dal pensier profondo,E sia costretto lasciar sempre in paceL’ingorda Libitina e il veglio edace».

«Tutto ei deggia da l’intimoSuo petto trarre e dal pensier profondo,E sia costretto lasciar sempre in paceL’ingorda Libitina e il veglio edace».

«Tutto ei deggia da l’intimoSuo petto trarre e dal pensier profondo,E sia costretto lasciar sempre in paceL’ingorda Libitina e il veglio edace».

«Tutto ei deggia da l’intimo

Suo petto trarre e dal pensier profondo,

E sia costretto lasciar sempre in pace

L’ingorda Libitina e il veglio edace».

[16]Cicerone chiamòvolubilisl’orazione facile,Brut.28; e il Tasso,Gerus. lib., XX, 13, disse: «Così correan volubili e veloci Dalla sua bocca le canore voci»; e il Monti,Prometeo, I: «Nè della lingua all’imperfetto guizzo Permise la volubile parola».

[16]Cicerone chiamòvolubilisl’orazione facile,Brut.28; e il Tasso,Gerus. lib., XX, 13, disse: «Così correan volubili e veloci Dalla sua bocca le canore voci»; e il Monti,Prometeo, I: «Nè della lingua all’imperfetto guizzo Permise la volubile parola».

[16]Cicerone chiamòvolubilisl’orazione facile,Brut.28; e il Tasso,Gerus. lib., XX, 13, disse: «Così correan volubili e veloci Dalla sua bocca le canore voci»; e il Monti,Prometeo, I: «Nè della lingua all’imperfetto guizzo Permise la volubile parola».

Dopo la pubblicazione dell’Urania, nel 1809, il genio del Manzoni tacque, fino al 1815, quando vennero fuori i primi quattroInni sacri. Che cosa era avvenuto in questi sei anni,che vanno dal ventiquattresimo al trentesimo del poeta, e son quelli dunque della virilità operosa? Ce lo dicono soprattutto le preziose lettere a Claudio Fauriel; a quell’amico «cortese»,

Di cui cara l’immago ed onorataSarammi infin che la purpurea vitaM’irrigherà le vene,

Di cui cara l’immago ed onorataSarammi infin che la purpurea vitaM’irrigherà le vene,

Di cui cara l’immago ed onorataSarammi infin che la purpurea vitaM’irrigherà le vene,

Di cui cara l’immago ed onorata

Sarammi infin che la purpurea vita

M’irrigherà le vene,

come protestava il Manzoni, negli scioltiA Parteneide.

Le lettere al Fauriel a noi pervenute sono cinquantaquattro,[17]e di esse la prima è datata da Susa, 17 febbraio 1807. Parecchie son quelle di quest’anno e dei successivi fino al 20 aprile 1812; poi succede un lungo silenzio di circa due anni. Il 9 febbraio 1814, ecco che il Manzoni si rifà vivo, per dar conto all’amico della sua felicità domestica e dei lavori che aveva tra mani. Comincia:

«Si je voulais m’engager à vous expliquer comment il s’est fait, qu’avec le plus vif et le plus constant souvenir d’un ami tel que vous, j’ai laissé passer tant de tems sans me rappeler à vous....., je ne saurais comment m’y prendre, et j’espère que vous voudrez concilier avec votre indulgente amitié ces deux faits, dont l’un n’est que trop indubitable, et sur l’autre desquels je désire bien ardemment que vous n’ayez jamais eu de doutes. Je romps enfin ce silence que je me suis si souvent reproché,ne sachant pas si quelque circonstance ne viendra pas me le faire garder forcément pour quelque tems, et me priver de la consolation d’avoir une lettre de vous».

«Si je voulais m’engager à vous expliquer comment il s’est fait, qu’avec le plus vif et le plus constant souvenir d’un ami tel que vous, j’ai laissé passer tant de tems sans me rappeler à vous....., je ne saurais comment m’y prendre, et j’espère que vous voudrez concilier avec votre indulgente amitié ces deux faits, dont l’un n’est que trop indubitable, et sur l’autre desquels je désire bien ardemment que vous n’ayez jamais eu de doutes. Je romps enfin ce silence que je me suis si souvent reproché,ne sachant pas si quelque circonstance ne viendra pas me le faire garder forcément pour quelque tems, et me priver de la consolation d’avoir une lettre de vous».

Se si pensa ch’eravamo alla vigilia dell’abdicazione di Napoleone, s’intenderà facilmente come il timore di torbidi politici non era davvero campato in aria. Un tal Mantovani, antico servitore dell’Austria e molto devoto alla Chiesa, buon uomo del resto e smanioso dell’ordine, annotava in un suodiario, ora alla Biblioteca Ambrosiana, sotto la data del 1º gennaio di quell’anno:

«Incomincia il nuovo anno con un apparato assai lodevole, cioè non più colla speranza di esser liberati dal nostro governo, ma colla certezza di avere a giorni un grosso corpo di Austriaci a Milano. Questo pensiero ci fa tollerare le gravi e quotidiane contribuzioni, delle quali per la settima volta siamo aspramente angustiati». I sudditi, «gementi per l’orribile scorticazione», frenano le querele in attesa del vicino rimedio. «Milano ha un aspetto brillante, perchè avvivata dalla certezza di finirla».[18]

«Incomincia il nuovo anno con un apparato assai lodevole, cioè non più colla speranza di esser liberati dal nostro governo, ma colla certezza di avere a giorni un grosso corpo di Austriaci a Milano. Questo pensiero ci fa tollerare le gravi e quotidiane contribuzioni, delle quali per la settima volta siamo aspramente angustiati». I sudditi, «gementi per l’orribile scorticazione», frenano le querele in attesa del vicino rimedio. «Milano ha un aspetto brillante, perchè avvivata dalla certezza di finirla».[18]

Occorre ricordare che il Ministro responsabile di quelle «quotidiane contribuzioni» e di quella «orribile scorticazione» era il Prina?

Fin dalla metà del dicembre 1813, l’esercito austriaco, sotto gli ordini del feld-maresciallo conte Bellegarde (di famiglia di condottieri, sul tipo del Conte di Carmagnola), aveva occupata la maggior parte della terraferma veneziana; e si buccinava che il re di Napoli, Gioacchino Murat, trattasse con lui ai danni del vicerè Eugenio. Certo, il 28 gennaio, il quartier generale dell’esercito napoletano era già a Bologna; e il 4 febbraio, Bellegarde occupava Verona. Di qui egli emanò un proclama, che strideva con quelli che il generale Carascosa e il procuratore Poerio venivan pubblicando, in nome del re Gioacchino, nell’ex-ducato di Modena e Reggio e nella provincia pontificia di Ancona. L’uno diceva: «Voi piemontesi, voi nobili toscani, e voi sudditi dell’antica Casa d’Este, tornerete nelle vostre felici condizioni d’una volta; la capitale del mondo cattolico cesserà di essere la seconda città di uno Stato straniero»; gli altri promettevano l’unità e l’indipendenza di tutta l’Italia, sotto l’unico loro re. E il giorno avanti che il Manzoni riprendesse la penna per iscrivere al Fauriel, l’8 febbraio, l’esercito austriaco, a cui il napoletano, venendo meno alle promesse, non s’unì, s’incontrò sul Mincio col franco-italiano condotto da Eugenio. Si combattècon ardore e bravura dall’una e dall’altra parte; ma nè gli Austriaci riusciron nell’intento di porre il piede sulla riva lombarda, nè i Francesi a respingere il nemico di là dall’Adige. E che sarebbe avvenuto tra qualche giorno?

Casa del Manzoni, in via Morone, all’angolo di piazza Belgioioso.

Casa del Manzoni, in via Morone, all’angolo di piazza Belgioioso.

Il Manzoni aveva da poco comperata una casa, nella «contrada del Morone», al n.º 1171: quella stessa in cui poi passò tutta la lunga sua vita, e dove, fra tante altre, ebbe la visita di Cavour e di Garibaldi e del principe Umberto, e rifiutò garbatamente quella dell’arciduca Massimiliano (il povero Massimiliano!). Ad essa era congiunto, ed è ancoraun piccolo giardino: «où il y a un grand jardin», scriveva egli scherzosamente, «d’à peu près un dixième d’arpent». Poichè negli ozii di Brusuglio era diventato un giardiniere meglio che dilettante, ora si affretta a piantar qui le sue amate robinie[19]e abeti e rampicanti:

«où je n’ai pas manqué de planter des liquidambars, des sophora, des thuya et des sapins, qui, si je vis assez, viendront quelque jour me trouver par la fenêtre».

«où je n’ai pas manqué de planter des liquidambars, des sophora, des thuya et des sapins, qui, si je vis assez, viendront quelque jour me trouver par la fenêtre».

E intanto gli cresceva la famiglia. Il 21 luglio dell’anno avanti, gli era nato un secondo figliuolo (la primogenita, la Giulietta che poi andò sposa a Massimo d’Azeglio, era nata a Parigi, sulBoulevard des Italiens, al n.º 23, il 23 settembre del 1808; ed era stata tenuta a battesimo dal Fauriel, «homme de lettres, agé de 35 ans», e da Gaetano Boldoni, «homme de lettres, de 45 ans»): un maschietto questa volta, in cui aveva rinnovato il nome di suo padre. Veniva sù bene.

«....après avoir bien fait souffrir mon Henriette pendant la grossesse, il la dédommage à présent, et nous console presque à chaque instant par sa bonne santé, par sa tranquillité, par son hilarité et sasagesse. Henriette le nourrit, et s’en trouve très bien. Il était né faible, et presque malingre, d’une mère qui était dans le même état; mais peu à peu tous deux se sont remis en force, au point qu’Henriette (à part des petites incommodités dont elle n’a jamais été bien libre) est une excellente nourrice, et mon petit Pierre est un des enfants mieux portants que l’on puisse voir».

«....après avoir bien fait souffrir mon Henriette pendant la grossesse, il la dédommage à présent, et nous console presque à chaque instant par sa bonne santé, par sa tranquillité, par son hilarité et sasagesse. Henriette le nourrit, et s’en trouve très bien. Il était né faible, et presque malingre, d’une mère qui était dans le même état; mais peu à peu tous deux se sont remis en force, au point qu’Henriette (à part des petites incommodités dont elle n’a jamais été bien libre) est une excellente nourrice, et mon petit Pierre est un des enfants mieux portants que l’on puisse voir».

La buona signora Enrichetta scriveva, alla sua volta, a una cugina che il neonato era «un bellissimo bambino e rassomigliava intieramente alla sua piccola sorella:... i suoi due primi nomi», aggiungeva, «sono Pietro Luigi, ma noi lo chiamiamoPedrin». Un vero idillio domestico; e il babbo giardiniere, tra il sorriso dei bambini e le cure agricole, non dimenticava i versi. «Quant à moi», diceva, «je suis entre la famille, les arbres et les vers».

[17]Per codeste lettere, vedi:Il Manzoni ed il Fauriel studiati nel loro carteggio inedito daAngelo de Gubernatis; 2ª edizione, Roma, 22 maggio 1880.—Sul Fauriel (nato a Saint-Étienne, il 21 ottobre 1772) e sulla sua corrispondenza col Manzoni, son da rileggere i due saggi delSainte-Beuve, da prima apparsi nellaRevue des deux mondesdel 1845 e 1846 (il Fauriel era morto il 15 luglio 1844), poi neiPortraits contemporains, t. IV, Paris, 1889.—Scrissero anche del singolare letterato francese ilRenan, nellaRevue des deux mondesdel dicembre 1855, e ilFortoul, nella stessa rivista, maggio 1846.[18]Cfr.G. de Castro,La restaurazione austriaca in Milano (1814-1817); nell’«Archivio storico lombardo», a. XV. s. II. fasc. 3, 30 settembre 1888; pag. 597.[19]Con la nipotina Vittoria, figlia di Pietro e moglie poi del senatore Brambilla, egli amava, più che del Romanzo, vantarsi d’essere stato «il primo introduttore delle robinie in Italia!».

[17]Per codeste lettere, vedi:Il Manzoni ed il Fauriel studiati nel loro carteggio inedito daAngelo de Gubernatis; 2ª edizione, Roma, 22 maggio 1880.—Sul Fauriel (nato a Saint-Étienne, il 21 ottobre 1772) e sulla sua corrispondenza col Manzoni, son da rileggere i due saggi delSainte-Beuve, da prima apparsi nellaRevue des deux mondesdel 1845 e 1846 (il Fauriel era morto il 15 luglio 1844), poi neiPortraits contemporains, t. IV, Paris, 1889.—Scrissero anche del singolare letterato francese ilRenan, nellaRevue des deux mondesdel dicembre 1855, e ilFortoul, nella stessa rivista, maggio 1846.

[17]Per codeste lettere, vedi:Il Manzoni ed il Fauriel studiati nel loro carteggio inedito daAngelo de Gubernatis; 2ª edizione, Roma, 22 maggio 1880.—Sul Fauriel (nato a Saint-Étienne, il 21 ottobre 1772) e sulla sua corrispondenza col Manzoni, son da rileggere i due saggi delSainte-Beuve, da prima apparsi nellaRevue des deux mondesdel 1845 e 1846 (il Fauriel era morto il 15 luglio 1844), poi neiPortraits contemporains, t. IV, Paris, 1889.—Scrissero anche del singolare letterato francese ilRenan, nellaRevue des deux mondesdel dicembre 1855, e ilFortoul, nella stessa rivista, maggio 1846.

[18]Cfr.G. de Castro,La restaurazione austriaca in Milano (1814-1817); nell’«Archivio storico lombardo», a. XV. s. II. fasc. 3, 30 settembre 1888; pag. 597.

[18]Cfr.G. de Castro,La restaurazione austriaca in Milano (1814-1817); nell’«Archivio storico lombardo», a. XV. s. II. fasc. 3, 30 settembre 1888; pag. 597.

[19]Con la nipotina Vittoria, figlia di Pietro e moglie poi del senatore Brambilla, egli amava, più che del Romanzo, vantarsi d’essere stato «il primo introduttore delle robinie in Italia!».

[19]Con la nipotina Vittoria, figlia di Pietro e moglie poi del senatore Brambilla, egli amava, più che del Romanzo, vantarsi d’essere stato «il primo introduttore delle robinie in Italia!».

Mette conto d’indugiarsi un momento a considerare il Manzoni sotto questo nuovo aspetto, di agricoltore e di giardiniere. Una simile simpatia per gli esperimenti agricoli mostrò prima di lui, tra i nostri grandi poeti, il Petrarca.[20]

In una lettera da Brusuglio, 20 luglio 1810, il Manzoni, ch’era tornato pochi giorni prima, dopo una sosta più o meno lunga a Lione e a Torino, da Parigi, informa gli amici, che con tanto rimpianto aveva lasciati alla Maisonnette, dei risultati ottenuti dalla seminagione del cotone, e dei tentativi fatti a Lecco pel caffè.

«En vérité le climat est bien meilleur ici; le soleil y donne de bonne foi, je suis déjà devenu tout-à-fait cultivateur. J’ai vu le coton dont j’ai envoyé de Paris la graine....: quelques plantes ont déjà plus d’un pied, de sorte que j’espère en cueillir, quoiqu’il ait été planté à la fin de mai. Si cela réussit, il me paraît qu’on pourra ne plus douter de celui qu’on plantera à la moitié d’avril. J’ai demandé compte de celui que j’avais planté moi-même il y a deux ans, et on m’a présenté un panier de cocons, dont une partie bien mûris; que sais-je si ç’a été cueilli à temps? Il y a mieux: c’est qu’on m’assure dans la maison d’avoir pris du café planté et cueilli a Lecco: nous verrons l’année prochaine. J’ai semé de la luzerne; le sainfoin vient ici naturellement dans les blés et parmi les buissons».

«En vérité le climat est bien meilleur ici; le soleil y donne de bonne foi, je suis déjà devenu tout-à-fait cultivateur. J’ai vu le coton dont j’ai envoyé de Paris la graine....: quelques plantes ont déjà plus d’un pied, de sorte que j’espère en cueillir, quoiqu’il ait été planté à la fin de mai. Si cela réussit, il me paraît qu’on pourra ne plus douter de celui qu’on plantera à la moitié d’avril. J’ai demandé compte de celui que j’avais planté moi-même il y a deux ans, et on m’a présenté un panier de cocons, dont une partie bien mûris; que sais-je si ç’a été cueilli à temps? Il y a mieux: c’est qu’on m’assure dans la maison d’avoir pris du café planté et cueilli a Lecco: nous verrons l’année prochaine. J’ai semé de la luzerne; le sainfoin vient ici naturellement dans les blés et parmi les buissons».

Il 21 settembre riscrive, con maggior calore e meglio addottrinato, al suo Fauriel, «à ce divin Fauriel»:

«.... je suis dans les projets d’agriculture jusqu’au cou. J’ai trouvé ici beaucoup d’excellents livres, dont je ne savais pas même l’existence: ce m. Re entr’autres en a écrit plusieurs avec une sagesse, une expérience et une étendue de connaissances qui font vraiment plaisir. Les cotons sont flambés pour cette année, excepté le nankin dont je ferai quelques graines; mais ça ne me décourage nullement....».

«.... je suis dans les projets d’agriculture jusqu’au cou. J’ai trouvé ici beaucoup d’excellents livres, dont je ne savais pas même l’existence: ce m. Re entr’autres en a écrit plusieurs avec une sagesse, une expérience et une étendue de connaissances qui font vraiment plaisir. Les cotons sont flambés pour cette année, excepté le nankin dont je ferai quelques graines; mais ça ne me décourage nullement....».

In un’altra lettera, del febbraio 1811, discorre ancora lungamente di cotone e di trifoglio, e sollecita una larga spedizione di semi. Soggiunge:

«Pour les graines de fleurs, soyez le plus généreux que vous pourrez; et si on pouvait en avoir d’arbres ou arbrisseaux exotiques, que vous pourrez conjecturer n’être pas encore multipliés en Italie, je me recommande à vous. J’aile Bon-Jardinier, Dumont-Courset, et Miller. Le professeur Re a publiéIl Giardiniere avviato nella sua professione, que je crois un très bon livre.—À-propos, j’ai demandé ici au pépiniériste de la graine de robinier; il m’a dit que cette année en avait donné très peu, que lui n’en avait qu’en petite quantité, et il a ajouté que celle venue ici levait très difficilement; cher et bon ami, ajoutez à votre envoi un bon paquet de cette graine, qui, je crois, se trouve à Paris très facilement. LaDatura arborease multiplie-t-elle par graines? Si cela est, que j’en aie. Et peut-on en avoir du cèdre du Liban? Je ne crois pas vous avoir parlé de mon dattier; il a peut-être six pouces à présent (il a été semé en juillet passé), mais le Dictionnaire d’Agriculture me dit qu’il lui faut vingt ans pour avoir je crois deux ou trois pieds: c’est encourageant».

«Pour les graines de fleurs, soyez le plus généreux que vous pourrez; et si on pouvait en avoir d’arbres ou arbrisseaux exotiques, que vous pourrez conjecturer n’être pas encore multipliés en Italie, je me recommande à vous. J’aile Bon-Jardinier, Dumont-Courset, et Miller. Le professeur Re a publiéIl Giardiniere avviato nella sua professione, que je crois un très bon livre.—À-propos, j’ai demandé ici au pépiniériste de la graine de robinier; il m’a dit que cette année en avait donné très peu, que lui n’en avait qu’en petite quantité, et il a ajouté que celle venue ici levait très difficilement; cher et bon ami, ajoutez à votre envoi un bon paquet de cette graine, qui, je crois, se trouve à Paris très facilement. LaDatura arborease multiplie-t-elle par graines? Si cela est, que j’en aie. Et peut-on en avoir du cèdre du Liban? Je ne crois pas vous avoir parlé de mon dattier; il a peut-être six pouces à présent (il a été semé en juillet passé), mais le Dictionnaire d’Agriculture me dit qu’il lui faut vingt ans pour avoir je crois deux ou trois pieds: c’est encourageant».

E ancora, il 6 marzo 1812:

«.... il vaudra mieux vous prier de m’écrire pour me donner avis de votre départ, et pour me parler par anticipation de votreDante, qui doit à présent être bien avancé.[21]Vous trouverez ici un jardin aussi bien avancé; vous trouverez une montagne qui a déjà presque dix pieds de hauteur, et que les géologues de la postérité assureront avoir été formée par le Seveso, qui est un torrent qui passe a peu de distance de la dite montagne. Vous trouverez aussi des forêts; mais avant qu’elles soient achevées, il faudra que vous ayez la bonté de me procurer les graines dont je joins la note a cette lettre».

«.... il vaudra mieux vous prier de m’écrire pour me donner avis de votre départ, et pour me parler par anticipation de votreDante, qui doit à présent être bien avancé.[21]Vous trouverez ici un jardin aussi bien avancé; vous trouverez une montagne qui a déjà presque dix pieds de hauteur, et que les géologues de la postérité assureront avoir été formée par le Seveso, qui est un torrent qui passe a peu de distance de la dite montagne. Vous trouverez aussi des forêts; mais avant qu’elles soient achevées, il faudra que vous ayez la bonté de me procurer les graines dont je joins la note a cette lettre».

Il Fauriel non avrebbe dovuto e potuto resistere a un invito, che presentava tante attrattive! E il Manzoni non si stanca d’insistere: «Venez! venez donc! J’ai mille projets de plantations que nous exécuterons ensemble». E poi: «J’ai trouvé (c’est-à-dire, je sais où trouver) une fameuse pièce pour votre travail; ce n’est rien moins qu’une lettre inédite de Vico sur Dante: Cuoco[22]l’a donnée à Bossi, qui me l’apromise». Attendeva con impazienza nuove spedizioni di semi, e intanto si scusava pei fastidii che con simili richieste egli arrecava agli amici della Maisonnette: «des longues etfatigantes recherches que ces graines vous ont coûté». In quell’aprile egli andava a Brusuglio quasi ogni giorno, perattendere e sorvegliare ai lavori del giardino. «Croiriez-vous», scriveva il 20, «que nous plantons encore? et que nous planterons la semaine prochaine? tant la saison est arriérée!».

Villa del Manzoni in Brusuglio

Villa del Manzoni in Brusuglio

La villa di Brusuglio verso il parco.

La villa di Brusuglio verso il parco.

Il parco di Brusuglio.

Il parco di Brusuglio.

Ora, pur codesto infatuamento georgico, come gli entusiasmi per la poesia romantica e per la storia medievale, s’erano accesi nell’animo del Manzoni negli anni di Auteuil e della Maisonnette. La dea di quei ritrovi intellettuali, l’amabile e amata signora Condorcet, era stata, e continuava ad essere, un’appassionata studiosa di botanica; e l’amico preferito, il Fauriel, non lo era meno. Negli anni, che anche ora ricordava con inestinta nostalgia, trascorsi a Saint-Étienne e a Tournon, questi aveva alternate le ardenti discussioni d’arte e di politica con lunghe passeggiate attraverso i campi o su per le montagne donde sgorga la Loira. La flora, i muschi soprattutto, avevan meglio attirata la sua simpatia; ed egli, secondando il bisogno del suo spirito, non s’era contentato d’una vaga ammirazione da dilettante, ma aveva approfondito quanto la scienza ne era venuto scrivendo. E quell’amore di gioventù e di provincia s’era confuso più tardi, nella capitale, con un amore che avrebbe poi tenuta avvinta tutta la sua vita. Un giorno dell’inverno 1801, quand’egli era addetto quale segretario particolare presso il Gabinetto del famoso ministro di polizia Fouché, aveva incontrato al Giardino delle Piante la signora Condorcet. Divennero presto amici; e il Fauriel nelle conversazioni di Auteuil e della Maisonnette trovò un appagamento più pieno de’ suoi gusti di scienziato e di storico, che non nel salotto della Staël, dove di preferenza s’agitavano questioni d’alta politica. Dopo, quando la colta signora rimase vedova, egli si era rifugiato con lei nella campagna presso Meulan; dove appunto li avevan ritrovati la Giulia Beccaria e il suovénéré Charles, e dove venne a ricercarli Alessandro Manzoni.

Il quale conservava religiosamente un caro ricordo agricolo della gentile ospite. In una lettera al Fauriel del maggio 1821, esce a dire:

«Veuillez dire à madame de Condorcet que toutes les fois que je puis m’occuper d’agriculture ou de jardinage, je consulte de préférence l’Almanach du Bon Jardinier de 1820, et que je ne manque jamais de donner un coup d’oeil au frontispice».

«Veuillez dire à madame de Condorcet que toutes les fois que je puis m’occuper d’agriculture ou de jardinage, je consulte de préférence l’Almanach du Bon Jardinier de 1820, et que je ne manque jamais de donner un coup d’oeil au frontispice».

Vi era, par facile l’intenderlo, una dedica della donatrice.

Occorre aggiungere che, in Lombardia, di quel tempo, i signori gareggiavano a piantare nelle loro ville begli alberi esotici e a coltivarvi bei fiori: ne aveva dato l’esempio l’abate Crivelli, nel magnifico parco di Mombello. Così che, anche nel Manzoni, si confondevano due amori: quello avito del signore lombardo, e quello nuovo del figlio dell’Enciclopedia e della Rivoluzione.[23]

[20]Vedi nel volume delDe Nolhac,Pétrarque et l’humanisme, Paris, 1892, il curioso «excursus»Pétrarque jardinier, pag. 385 ss.[21]Soltanto nellaRevue des Deux Mondesdell’ottobre 1834 il Fauriel pubblicò poi la sua Vita di Dante. Le lezioni suDante e le origini della lingua e della letteratura italianafuron pubblicate postume, dal Mohl, nel 1854, in due volumi.[22]Vincenzo Cuoco, l’illustre autore delPlatone in Italiae fondatore a Milano delGiornale Italiano, ebbe rapporti d’amicizia col giovane Manzoni. Rimase a Milano dalla metà del dicembre 1800 ai primi d’agosto 1806.—Cfr. l’eccellente studio diAttilio Butti,La fondazione del “Giornale Italiano„ e i suoi primi redattori, nell’«Archivio Storico Lombardo», 30 settembre 1905; pag. 121 ss.[23]Scrivo queste pagine nella villa Negri alla Cassinetta, sul Naviglio grande, presso Abbiategrasso; dove appunto, tra maestosi tigli ed ippocàstani e noci d’India e gestroemmie e platani e magnolie e ailanti e thuie e abeti, piantati suppergiù nel primo decennio del secolo scorso, torreggiano due magnifici cedri del Libano. Quasi ad illustrazione del giardino, c’è poi una biblioteca ricca di libri d’agricoltura e di giardinaggio: dagliElementi d’agricolturadi Ludovico Mitterpacher di Mitternburg tradotti da Carlo Amoretti, Milano 1794, in tre grossi volumi, alleMemorie dell’Accademia d’agricoltura commercio ed arti di Verona, 1807; dallaColtivazione dei bigattidel prete Antonio Abate, 1803, al saggioDei letamidel conte Filippo Re, 1815; dall’opuscolo sullaColtivazione delle patate e loro usodi Carlo Amoretti, bibliotecario dell’Ambrosiana, 1801, aiSaggi di agricoltura praticadel conte Carlo Verri, 3ª ediz., 1818; dall’École du jardin potagerdel De Combles, 6ª ediz., 1822, aLe bon jardinier pour l’année 1827, ventottesima edizione!

[20]Vedi nel volume delDe Nolhac,Pétrarque et l’humanisme, Paris, 1892, il curioso «excursus»Pétrarque jardinier, pag. 385 ss.

[20]Vedi nel volume delDe Nolhac,Pétrarque et l’humanisme, Paris, 1892, il curioso «excursus»Pétrarque jardinier, pag. 385 ss.

[21]Soltanto nellaRevue des Deux Mondesdell’ottobre 1834 il Fauriel pubblicò poi la sua Vita di Dante. Le lezioni suDante e le origini della lingua e della letteratura italianafuron pubblicate postume, dal Mohl, nel 1854, in due volumi.

[21]Soltanto nellaRevue des Deux Mondesdell’ottobre 1834 il Fauriel pubblicò poi la sua Vita di Dante. Le lezioni suDante e le origini della lingua e della letteratura italianafuron pubblicate postume, dal Mohl, nel 1854, in due volumi.

[22]Vincenzo Cuoco, l’illustre autore delPlatone in Italiae fondatore a Milano delGiornale Italiano, ebbe rapporti d’amicizia col giovane Manzoni. Rimase a Milano dalla metà del dicembre 1800 ai primi d’agosto 1806.—Cfr. l’eccellente studio diAttilio Butti,La fondazione del “Giornale Italiano„ e i suoi primi redattori, nell’«Archivio Storico Lombardo», 30 settembre 1905; pag. 121 ss.

[22]Vincenzo Cuoco, l’illustre autore delPlatone in Italiae fondatore a Milano delGiornale Italiano, ebbe rapporti d’amicizia col giovane Manzoni. Rimase a Milano dalla metà del dicembre 1800 ai primi d’agosto 1806.—Cfr. l’eccellente studio diAttilio Butti,La fondazione del “Giornale Italiano„ e i suoi primi redattori, nell’«Archivio Storico Lombardo», 30 settembre 1905; pag. 121 ss.

[23]Scrivo queste pagine nella villa Negri alla Cassinetta, sul Naviglio grande, presso Abbiategrasso; dove appunto, tra maestosi tigli ed ippocàstani e noci d’India e gestroemmie e platani e magnolie e ailanti e thuie e abeti, piantati suppergiù nel primo decennio del secolo scorso, torreggiano due magnifici cedri del Libano. Quasi ad illustrazione del giardino, c’è poi una biblioteca ricca di libri d’agricoltura e di giardinaggio: dagliElementi d’agricolturadi Ludovico Mitterpacher di Mitternburg tradotti da Carlo Amoretti, Milano 1794, in tre grossi volumi, alleMemorie dell’Accademia d’agricoltura commercio ed arti di Verona, 1807; dallaColtivazione dei bigattidel prete Antonio Abate, 1803, al saggioDei letamidel conte Filippo Re, 1815; dall’opuscolo sullaColtivazione delle patate e loro usodi Carlo Amoretti, bibliotecario dell’Ambrosiana, 1801, aiSaggi di agricoltura praticadel conte Carlo Verri, 3ª ediz., 1818; dall’École du jardin potagerdel De Combles, 6ª ediz., 1822, aLe bon jardinier pour l’année 1827, ventottesima edizione!

[23]Scrivo queste pagine nella villa Negri alla Cassinetta, sul Naviglio grande, presso Abbiategrasso; dove appunto, tra maestosi tigli ed ippocàstani e noci d’India e gestroemmie e platani e magnolie e ailanti e thuie e abeti, piantati suppergiù nel primo decennio del secolo scorso, torreggiano due magnifici cedri del Libano. Quasi ad illustrazione del giardino, c’è poi una biblioteca ricca di libri d’agricoltura e di giardinaggio: dagliElementi d’agricolturadi Ludovico Mitterpacher di Mitternburg tradotti da Carlo Amoretti, Milano 1794, in tre grossi volumi, alleMemorie dell’Accademia d’agricoltura commercio ed arti di Verona, 1807; dallaColtivazione dei bigattidel prete Antonio Abate, 1803, al saggioDei letamidel conte Filippo Re, 1815; dall’opuscolo sullaColtivazione delle patate e loro usodi Carlo Amoretti, bibliotecario dell’Ambrosiana, 1801, aiSaggi di agricoltura praticadel conte Carlo Verri, 3ª ediz., 1818; dall’École du jardin potagerdel De Combles, 6ª ediz., 1822, aLe bon jardinier pour l’année 1827, ventottesima edizione!

Il Fauriel era stato messo a parte dell’evoluzione religiosa che si veniva compiendo nell’animo del Manzoni: «il già sì fiero Alessandro», come, non senza enfasi e compiacimento d’apostolo, lo chiamava monsignor Luigi Tosi. Il quale era un po’ come il Sarto deiPromessi Sposi: avendo avuto mano a quella conversione, gridava volentieri al miracolo. Scriveva da Milano all’abate Dègola, genovese (n. 1761, m. 1826), il 26 agosto 1810:

«Buon per me... che il Signore ha fatto tutto in questa famiglia. Egli ha data a tutti tre tanta semplicità e docilità, quanta non ne ho mai trovata in vent’anni di ministero, nemmeno nelle persone più rozze e più basse. Oh qual miracolo è questo della Divina Misericordia! Non la sola Enrichetta, che è un angelo di ingenuità e di semplicità, ma Madama, ed anche il già sì fiero Alessandro, sono agnellini che ricevono con estrema avidità le istruzioni più semplici, che prevengono i desideriidi chi dovrebbe dirigerli, che dànno coraggio a chi loro parla onde parli liberamente, che tutto mettono a profitto di loro santificazione. Intanto il sistema di famiglia è ordinato nel modo più savio; l’unione dei cuori è mirabile; e tutti cospirano ad animarsi vicendevolmente, a rinfrancarsi, a disprezzare tutti i rispetti umani. La città nostra è sommamente edificata da questo prodigio della destra del Signore; i buoni sono inteneriti, e presagiscono grandi beni alla causa della Religione da un tratto di grazia così straordinario ed inaspettato... Alessandro ha intrapresa la carriera con estrema docilità e sommessione; domani avremo ancora una lunga conferenza, e se il Signore conserva ed accresce in lui le sue benedizioni, egli pure sarà per fare gran passi»[24]

«Buon per me... che il Signore ha fatto tutto in questa famiglia. Egli ha data a tutti tre tanta semplicità e docilità, quanta non ne ho mai trovata in vent’anni di ministero, nemmeno nelle persone più rozze e più basse. Oh qual miracolo è questo della Divina Misericordia! Non la sola Enrichetta, che è un angelo di ingenuità e di semplicità, ma Madama, ed anche il già sì fiero Alessandro, sono agnellini che ricevono con estrema avidità le istruzioni più semplici, che prevengono i desideriidi chi dovrebbe dirigerli, che dànno coraggio a chi loro parla onde parli liberamente, che tutto mettono a profitto di loro santificazione. Intanto il sistema di famiglia è ordinato nel modo più savio; l’unione dei cuori è mirabile; e tutti cospirano ad animarsi vicendevolmente, a rinfrancarsi, a disprezzare tutti i rispetti umani. La città nostra è sommamente edificata da questo prodigio della destra del Signore; i buoni sono inteneriti, e presagiscono grandi beni alla causa della Religione da un tratto di grazia così straordinario ed inaspettato... Alessandro ha intrapresa la carriera con estrema docilità e sommessione; domani avremo ancora una lunga conferenza, e se il Signore conserva ed accresce in lui le sue benedizioni, egli pure sarà per fare gran passi»[24]

Non pare di riconoscere, nella pomposa eloquenza di questo monsignore, quella non meno calda e colorita del diacono Martino, nell’Adelchi?

Il Manzoni, dal canto suo, convinto d’essersi rimesso sulla buona via, tentava d’attirarvi, con quella signorilità di garbo che in lui era natura, anche l’amico del cuore. E gli scriveva da Brusuglio, il 21 settembre di quello stesso anno 1810:

«Quant à moi, je suivrai toujours la douce habitude de vous entretenir de ce qui m’intéresse, au risque de vous ennuyer. Je vous dirai donc qu’avant tout je me suis occupé de l’objet le plus important, en suivant les idées religieuses que Dieu m’a envoyé à Paris, et qu’à mésure que j’ai avancé, mon coeur a toujours été plus content, et mon esprit plus satisfait. Vous me permettez bien, cher Fauriel, d’espérer que vous vous en occuperez aussi. Il est bien vrai que je crains pour vous cette terrible parole:Abscondisti haec a sapientibus et prudentibus, et revelasti ea parvulis. Mais non, je ne le crains point, car la bonté et l’humilité de votre coeur n’est pas inférieure ni à votre esprit ni à vos lumières. Pardon du prêche que leparvulusprend la liberté de vous faire».

«Quant à moi, je suivrai toujours la douce habitude de vous entretenir de ce qui m’intéresse, au risque de vous ennuyer. Je vous dirai donc qu’avant tout je me suis occupé de l’objet le plus important, en suivant les idées religieuses que Dieu m’a envoyé à Paris, et qu’à mésure que j’ai avancé, mon coeur a toujours été plus content, et mon esprit plus satisfait. Vous me permettez bien, cher Fauriel, d’espérer que vous vous en occuperez aussi. Il est bien vrai que je crains pour vous cette terrible parole:Abscondisti haec a sapientibus et prudentibus, et revelasti ea parvulis. Mais non, je ne le crains point, car la bonté et l’humilité de votre coeur n’est pas inférieure ni à votre esprit ni à vos lumières. Pardon du prêche que leparvulusprend la liberté de vous faire».

A buon conto, ora ha smesso l’idea di tradurre il poema del Baggesen; come invece n’aveva fatto solenne promessa in quella epistolaA Parteneide, del 1807-08, che termina:

Che se l’evento il mio sperar pareggia,Se nè la vita nè l’ardir mi falla,Forse, più ardito condottier già fatto,Ti piglierò per mano; e come io valgo,Meraviglia gentile a la mia sacraItalia io mostrerotti: a quella augustaD’uomini madre e d’intelletti, augustaDi memorie nutrice e di speranze.

Che se l’evento il mio sperar pareggia,Se nè la vita nè l’ardir mi falla,Forse, più ardito condottier già fatto,Ti piglierò per mano; e come io valgo,Meraviglia gentile a la mia sacraItalia io mostrerotti: a quella augustaD’uomini madre e d’intelletti, augustaDi memorie nutrice e di speranze.

Che se l’evento il mio sperar pareggia,Se nè la vita nè l’ardir mi falla,Forse, più ardito condottier già fatto,Ti piglierò per mano; e come io valgo,Meraviglia gentile a la mia sacraItalia io mostrerotti: a quella augustaD’uomini madre e d’intelletti, augustaDi memorie nutrice e di speranze.

Che se l’evento il mio sperar pareggia,

Se nè la vita nè l’ardir mi falla,

Forse, più ardito condottier già fatto,

Ti piglierò per mano; e come io valgo,

Meraviglia gentile a la mia sacra

Italia io mostrerotti: a quella augusta

D’uomini madre e d’intelletti, augusta

Di memorie nutrice e di speranze.

Tra’ letterati di Lombardia, quando il Manzoni diffuse codesto poema nella traduzione del Fauriel, esso non era piaciuto. E non tanto per difetti suoi propri, quanto pel genere idillico cui apparteneva, che qui riusciva insopportabile. Il febbraio del 1811, il Manzoni riscriveva all’amico:

«Il ne faut cependant pas que je ne vous dise rien deParthénéide. Vous savez que j’avais le projet de la faire lire à tous ceux de ma connaissance qui savent lire. Je l’ai fait; mais, entre nous, avec beaucoup moins de succès que je ne l’espérais. Baggesen n’en saura rien: mais voilà ce qui le consolerait s’il en était informé: c’est qu’on dit qu’au moinsParthénéideestplus passablequ’Hermann et Dorothée. Je dis que ça le consolerait, parce qu’il verrait que ce n’est pas contre son Poème, mais contre le genre, qu’on est prévenu.Difattion a plaint beaucoup son beau talent de s’être exercé sur des niaiseries».

«Il ne faut cependant pas que je ne vous dise rien deParthénéide. Vous savez que j’avais le projet de la faire lire à tous ceux de ma connaissance qui savent lire. Je l’ai fait; mais, entre nous, avec beaucoup moins de succès que je ne l’espérais. Baggesen n’en saura rien: mais voilà ce qui le consolerait s’il en était informé: c’est qu’on dit qu’au moinsParthénéideestplus passablequ’Hermann et Dorothée. Je dis que ça le consolerait, parce qu’il verrait que ce n’est pas contre son Poème, mais contre le genre, qu’on est prévenu.Difattion a plaint beaucoup son beau talent de s’être exercé sur des niaiseries».

Alla versione il Fauriel aveva premesso un suo dotto, assennato e arguto Discorso preliminare, dove faceva man bassa su tutti i trattati di rettorica, ed inaugurava una critica filosofica, che guardava nell’intimo dell’opera d’arte. «C’est une critique au vrai sens d’Aristote, qui parle chez nous pour la première fois», sentenziava un giudice che se n’intendeva, il Sainte-Beuve.[25]E il Discorso sì, era stato gustato anche qui, da tutti.

«Mais votre discours», continuava il Manzoni, «a été goûté extraordinairement par tous. On admire la sagesse et la nouveauté des principes que vous posez; on est enfin enchanté: mais on dit que le genre Idyllique est insipide, sans variété, sans intérêt, sans vraisemblance: que ces poèmes le prouvent. Arrangez-moi cela. Au reste, ne prenez pas tout cela à la lettre, car il pourrait se faire que j’eusse entendu cela d’une manière plus exagérée qu’on n’a voulu le dire».

«Mais votre discours», continuava il Manzoni, «a été goûté extraordinairement par tous. On admire la sagesse et la nouveauté des principes que vous posez; on est enfin enchanté: mais on dit que le genre Idyllique est insipide, sans variété, sans intérêt, sans vraisemblance: que ces poèmes le prouvent. Arrangez-moi cela. Au reste, ne prenez pas tout cela à la lettre, car il pourrait se faire que j’eusse entendu cela d’une manière plus exagérée qu’on n’a voulu le dire».

Il Manzoni ora aveva per il capo qualcosa di radicalmente diverso dal viaggio delle tre giovani sorelle a traverso l’Oberlandfino alla Jungfrau: il dio della Vertigine e il dio dell’Inverno, troneggianti sui ghiacciai alpini, nè lo attiravano, nè lo commovevano più. Nel suo ardore di neofito, egli veniva vagheggiando l’idea di comporre una serie diInni sacri, e fissava sulla carta dodici soggetti: 1.Il Natale.—2.L’Epifania.—3.La Passione.—4.La Risurrezione.—5.L’Ascensione.—6.Le Pentecoste.—7.Il Corpo del Signore.—8.La Cattedra di San Pietro.—9.L’Assunzione.—10.Il nome di Maria.—11.Ognissanti.—12.I Morti.Dall’aprile al giugno 1812, ne aveva già composto uno,La Risurrezione: quelforteaveva finalmente scosso e gettato via il logoro bagaglio neoclassico, che ne impacciava i movimenti;

Come a mezzo del cammino,Riposato alla foresta,Si risente il pellegrino,E si scote dalla testaUna foglia inaridita,Che dal ramo dipartita,Lenta lenta vi ristè.

Come a mezzo del cammino,Riposato alla foresta,Si risente il pellegrino,E si scote dalla testaUna foglia inaridita,Che dal ramo dipartita,Lenta lenta vi ristè.

Come a mezzo del cammino,Riposato alla foresta,Si risente il pellegrino,E si scote dalla testaUna foglia inaridita,Che dal ramo dipartita,Lenta lenta vi ristè.

Come a mezzo del cammino,

Riposato alla foresta,

Si risente il pellegrino,

E si scote dalla testa

Una foglia inaridita,

Che dal ramo dipartita,

Lenta lenta vi ristè.

L’intonazione morale e qualche procedimento artistico permangono pariniani. Le interrogazioni onde l’Inno comincia («Or come a morte La sua preda fu ritolta? Come ha vinte...? Come è salvo...?»); le figurazioni scultorie («dall’un canto Dell’avello solitario Sta il coperchio rovesciato»; «Un estranio giovinetto Si posò sul monumento...»); il colorito realistico («Non è madre che sia schiva Della spoglia più festiva I suoi bamboli vestir»); i precetti morali e sociali, inculcati con bonaria autorità («Sia frugal del ricco il pasto....»): fanno pensare agli ammirati modelli dell’austero predecessore. Ma qui la morale, che vorrei dire stoica, del cittadino abate è pervasa e sublimata dalle essenze più pure ed eterne del Vangelo. Col fiero laico, già volterriano, rifiorisce la poesia che spera e prega, che accenna «al premio che i desidèri avanza», che, sconfortata dell’impotenza dell’umana Ragione, ridispiega fiduciosa le ali verso quel «Dio che atterra e suscita, Che affanna e che consola».

Con la lettera, onde siamo mossi, del 9 febbraio 1814, ilManzoni informa il Fauriel d’aver condotti a termine altri due degl’Inni: certamenteIl nome di Maria, che fu composto dal 9 novembre 1812 al 19 aprile 1813, eIl Natale, dal 13 luglio al 29 settembre 1813.

«J’ai écrit deux autresInni, avec l’intention d’en faire une suite: le premier de ceux-ci, qui ne sont que manuscrits, a eu tout le succès que je pouvais désirer; le second n’a pas été si approuvé, ce qui m’a fait croire que tous ceux qui en ont jugé avaient perdu le sens commun, eux qui avaient tant de pénétration quand ils ont trouvé les autres bons! Quand les temps seront un peu plus tranquilles, je les soumettrai à votre jugement, qui est pour moi la plus grande autorité».

«J’ai écrit deux autresInni, avec l’intention d’en faire une suite: le premier de ceux-ci, qui ne sont que manuscrits, a eu tout le succès que je pouvais désirer; le second n’a pas été si approuvé, ce qui m’a fait croire que tous ceux qui en ont jugé avaient perdu le sens commun, eux qui avaient tant de pénétration quand ils ont trouvé les autres bons! Quand les temps seront un peu plus tranquilles, je les soumettrai à votre jugement, qui est pour moi la plus grande autorité».

[24]Cfr.Eustachio Dègola, il clero costituzionale e la conversione della famiglia Manzoni; spogli da un carteggio inedito diAngelo De Gubernatis; Firenze, Barbèra, 1882; pag. 494-95.[25]Portraits contemporains; Paris, 1889. IV, pag. 196.

[24]Cfr.Eustachio Dègola, il clero costituzionale e la conversione della famiglia Manzoni; spogli da un carteggio inedito diAngelo De Gubernatis; Firenze, Barbèra, 1882; pag. 494-95.

[24]Cfr.Eustachio Dègola, il clero costituzionale e la conversione della famiglia Manzoni; spogli da un carteggio inedito diAngelo De Gubernatis; Firenze, Barbèra, 1882; pag. 494-95.

[25]Portraits contemporains; Paris, 1889. IV, pag. 196.

[25]Portraits contemporains; Paris, 1889. IV, pag. 196.

In grazia degl’Inni, il Manzoni aveva messo da parte—per poco tempo, come immaginava, nella certezza di riprenderlo poi più tardi (sono illusioni di cui si può esser vittima anche senza esser «letterati grandi»!)—un altro suo poemetto; che, a giudicarne dagli scarsi indizi, sarebbe riuscito d’ispirazione, anch’esso, tra virgiliana e pariniana.

«Il s’en faut bien que j’aie mis de côté mon petit poème, quoique depuis quelque temps je n’y ai pas mis la main; mais j’ai tout mon plan fait, et quelques morceaux d’écrits».

«Il s’en faut bien que j’aie mis de côté mon petit poème, quoique depuis quelque temps je n’y ai pas mis la main; mais j’ai tout mon plan fait, et quelques morceaux d’écrits».

Di codesto disegno generale e di codesti brani il Bonghi dichiarò di non aver ritrovata traccia nè tra i manoscritti manzoniani, nè presso gli amici del poeta. Non è improbabile che altri, in grazia di più diligenti ricerche, possa essere più fortunato. Ad ogni modo, da una lettera precedente, del 5 ottobre 1809, scritta a Parigi e diretta alla Maisonnette, apprendiamo che il soggetto del poema era la vaccinazione.

«Je suis plus heureux que je ne le mérite, pour maVaccine. Je réçois de Milan un extrait d’un ouvrage que l’on va imprimer, et dans lequel il est dit que non seulement on a trouvé la petite vérole dans les vaches en quelques endroits de la Lombardie, mais que dans la Valle di Scalve, qui est dans les montagnes de la Bergamasque, il y avait une tradition, que l’on conduisait les vaches infectes dans les maisons de ceux qu’on voulait preserver de la petite vérole naturelle. Ainsi, voyez, j’ai vaccine, Lombardie, montagnes et tradition!».

«Je suis plus heureux que je ne le mérite, pour maVaccine. Je réçois de Milan un extrait d’un ouvrage que l’on va imprimer, et dans lequel il est dit que non seulement on a trouvé la petite vérole dans les vaches en quelques endroits de la Lombardie, mais que dans la Valle di Scalve, qui est dans les montagnes de la Bergamasque, il y avait une tradition, que l’on conduisait les vaches infectes dans les maisons de ceux qu’on voulait preserver de la petite vérole naturelle. Ainsi, voyez, j’ai vaccine, Lombardie, montagnes et tradition!».

Si trattava dunque d’una specie d’ampliamento, sul modello delleGeorgiche, con variazioni didascaliche, descrittive e narrative, della famosa ode al dottor Bicetti? A buon conto, oramai il poeta aveva già sotto mani, sulla tavolozza, quel che di meglio, anzi d’essenziale, l’arte sua pretendeva: l’ambiente storico o leggendario della sua Lombardia, e quei monti, quella pianura a perdita d’occhio, quei colli «beati e placidi», quei laghi incantevoli, quei fiumi e quei ruscelli, che son già nello sfondo delle sue tragedie, e son tanta parte del suo romanzo.

Vero è che il momento buono di mettersi intorno a codesto poema non veniva mai. Aveva, sì, fatto un altro passino avanti. Per quanto egli fosse un grande ammiratore delGiorno, e di quel verso sciolto che ha tutta la squisita e snella eleganza d’una clamide, onde gli scultori greci rivestivan le Giunoni o le Minerve, le Flore o le Muse; e ammirasse, anche in questo d’accordo col Fauriel, la stupenda versione montiana dell’Iliade[26]: si era dovuto convincere che, per un poema un po’ ampio, il verso sciolto dovesse riuscire a stancare. Altro è un poemetto, come ilCarme all’Imbonatie l’Urania, come ilPrometeodel Monti eI Sepolcri; e altro, poniamo, un poema comeL’Italia liberata dai GotioLe Apidel Ruccellai oLa Coltivazionedell’Alamanni. Il metro veramente acconcio per componimenti di tanta ampiezza, nella nostra poesia, è l’ottava: quella dell’Orlando Furioso, se non anche quella dellaGerusalemme Liberata, e dellaColtivazione de’ Montidi Bartolomeo Lorenzi.[27]

Il 6 marzo del 1812, il Manzoni riscriveva da Milano:


Back to IndexNext