Lod.oAriosto.[298]
Lod.oAriosto.[298]
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Già sono molti giorni e mesi passati, che, essendo ad instanza delli uomini di Gello stato ritenuto a Lucca uno delli nostri uomini delle Fabriche, il mio illustrissimo signore scrisse a V. S. quanto perla annessa copia esse si potranno ricordare; e V. S. furno contente farlo rilasciare, e parve che ponesse silenzio a questa differenza, perchè da quel tempo in qua non se n'è poi sentito altro. Or di nuovo mi riferiscono li nostri uomini di Valico di sotto, che pure per tal causa e per la medesima instanza uno delli suoi uomini è stato sostenuto al Borgo: per questo mi è paruto, più presto che consentire a loro volontà che dimandavano di fare ripresaglia d'alcuno delli sudditi di V. S., di ricordarli con questa mia, quanto questa cosa sia per dispiacere allo illustrissimo Signor mio, quando la intenda, e pregare e domandare di grazia a V. S., delle quali sono deditissimo, che siano contente di commettere che questo nostro sia subito relassato, e commettere alli suoi uomini di Gello, che desistano da questa impresa; e più presto quietamente e di concordia è da trattarla con lo illustrissimo Signore mio, che di nuovo si facci rivedere questa causa; chè, per quello che già fu fatto, sua Eccellenza si tiene avere riceputo torto, e il suo commissario non si portasse molto bene. Di questo prego di nuovo V. S., alle quali sempre mi raccomando.
Castelnovi, ultima octobris 1524.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Ricercato da questi mercatanti reggiani, li quali desidereriano intrare in Lucca, fo fede a V. S.,come quasi ogni giorno ho lettere dal capitano di Reggio, e da' miei amici particolari, che mi avvisano di ogni cosa che accade in quella terra, e non sento, per lettere che vengono di là nè per persone, che vi sia alcuno sospetto nè pericolo di peste. Altro non occorre: a V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 8 novembris 1524.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io non ho dal signore Duca mio avviso alcuno di questo passaggio del Duca di Albania, nè da un commissario di sua Eccellenza che intendo essere con il detto Duca d'Albania, e me ne maraviglio forte. Dalli uomini di Silano, per lettere e per relazione a bocca di 3 delli miei che vi ho mandati a posta, ho inteso come iersera a ore due di notte arrivò a Silano uno terriero del detto Duca, che domandava vettovaglia per 14m. persone tra piedi e cavallo; e che questa sera, che serà alli 30 di decembre, arrivaranno a Silano. Ora io mando due altri nomini per avere più chiara informazione; e a V. S. mi raccomando.
Castelnovi, penultimo decembris 1524.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. È accaduto a questi dì, quando la gente del Duca di Albania passorno per questa provincia, che alcuni soldati presero a Vitiana uno delli nostri, il quale andava drieto il campo per pigliare denari; che, per quanto ne ho relazione da uomini degni di fede, è giovane da bene; ma quelli soldati, o per rubarlo o per qualche suspizione che a loro nascesse, lo presero, come ho detto, e legaronlo, imputandoli che era delli banniti di questo paese, e che andava drieto al campo per fare qualche tristizia. Di poi accadde, che giungendo a Diecimo, incontrando uno suo parente detto Cristoforo di Lucca da Dessa, ed essendo da lui conosciuto, fu per opera di colui aiutato e favorito in modo che se ne fuggì. Pare che dalli prefati soldati sia stato fatto relazione a V. S., di sorte che hanno fatto pigliare il detto Cristoforo siccome uno commettitore di grandissimo fallo per avere liberato costui. Io fo fede a V. S. che questo che prima fu preso, nominato Battista di Gio. Andrea da Sassi, è di buonissima famiglia, nè da chi lo conosce è reputato se non per giovane da bene, e non ha bando nè condennazione alcuna; sì che nè quell'altro che l'ha liberato ha commesso per questo grande errore: onde io lo raccomando a V. S., e le prego che se non l'hanno ritenuto per altra causa, sianocontente per amore mio liberarlo: in buona grazia delle quali sempre mi raccomando.
Castelnovi, 13 ianuarii 1525.
Agli Otto di Pratica di Firenze
Magnifici et excelsi domini, domini mihi observandissimi. Credo che a Vostre Signorie sia a mente, che alcuna convenzione è tra esse e lo Ill.mosignor Duca mio di non permettere che li banditi del dominio dell'uno stiano su quel dell'altro. La qual convenzione, poichè per il prefato Signor mio mi fu notificata, ho sempre integramente osservata in questa provincia a me da Sua Eccellenza commessa; chè li banditi di cotesta eccelsa Repubblica ho avuto nel medesimo conto ch'io ho li banditi e ribelli di Sua Eccellenza; e quanto più mi pare di fare il mio debito, tanto mi dà più da dolere il non mi vedere rendere il cambio. Già molti dì sono mi dolsi con Vostre Signorie che in Fivizzano, e nel suo capitaneato, era dato ricapito ad alcuni che di qui eran banditi per omicidii e assassinamento fatto in le persone del figliolo e della madre delli Conti di san Donnino; e da Vostre Signorie mi fu risposto che circa a questo avevan scritto al suo Commissario di Fivizzano, come avesse da fare. Ma qual fusse tal commissione e come quel Commissario avesse da fare, io non potei saper mai; se non che vedendolo pure perseverare in patire che tali ribaldi stessino in la sua provincia, mi pensaiche così fusse di mente di Vostre Signorie, e mi stetti senza replicare altro, persuadendomi, che per qualche ragionevole rispetto esse volessino così; e mi bastò che quelle fussino da me state avvisate. Così voglio fare ancora al presente: notificare ad esse, che uno detto Bernardello da Ponteccio, bandito di questa provincia per tanti omicidii, furti, assassinamenti e violenze d'ogni sorte, che a volerle esplicare non basteria nè questo nè dieci altri fogli appresso; poichè non trova più ricapito altrove; chè non è luogo qui intorno dove non abbia fatto qualche enormissimo delitto; si è ridotto a Fivizzano, e per quanto mi ha riferito chi lui, e due suoi compagni non migliori di lui, l'un detto Pellegrino e l'altro Rafaello, ha veduti su quello mercato, hanno il salvocondotto da quel Commissario di starci sicuramente. Io n'ho voluto dare avviso a Vostre Signorie, e supplicarle, che se non è di suo consenso che ci stiano, e che si manchi delli capitoli e convenzioni, sieno contente per amor della giustizia di commettere che questi tre assassini famosissimi sieno presi, e fare che sia di loro eseguito secondo il merito; chè mi rendo certo che anco nel dominio di Vostre Signorie abbino commesso più di un delitto notabile, e quando qualche rispetto ritenesse quelle da far questo effetto, almeno comandino che siano cacciati, e non patischino che tal peste infetti il suo paese. Se anco per qualche causa (che io non so) a Vostre Signorie piace che abbino ricapito e favor su 'l suo, io non sono per oppormi alla volontà loro, e mi basterà che nonsia mancato per me di non averne dato avviso: e se bene non serò ricambiato circa questo officio e debito, non resterà per questo ch'io non osservi, quanto dal mio Signore illustrissimo mi è stato imposto, di avere li banditi e ribelli di Vostre Signorie come capitali nimici di Sua Eccellenza, e che in questa e in ogni altra cosa ch'io possa, io non studi di sempre gratificare Vostre Signorie; in bona grazia delle quali sempre mi raccomando.
Castelnovi, 17 ianuarii 1525.
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini, domini mei observandissimi. Uno Paolino da Molazzana e uno Cecchino da Colomini sono ricorsi a me come, per lo officio che io tengo, loro protettore, che io preghi V. S. e li raccomandi due, l'uno figliuolo de l'uno, e l'altro fratello de l'altro; li quali esse hanno in pregione per essersi trovati con certi altri, che andavano drieto al campo del Duca di Albania a partecipare di certa carne; di che V. S. debbono essere meglio informate che me. Quando il loro delitto sia piccolo, come questi me lo narrano, che non si sieno trovati ad ammazzare le bestie, ma a pigliare della carne poi che sono state morte, li raccomando a V. S.; tanto più che essendo essi ancora soldati della compagnia di Betto Cartolaro, come questi mi dicono, l'avevano fatto con più sicurtà: sì che, essendo così, prego V. S. che per mio amore non lifaccino patire per altri più di quello che merita la loro colpa; che quando fussino stati principali a questo o altro delitto notabile, io non sarei per pregare per loro, anzi mi dolerei che la giustizia non avesse suo loco. In buona grazia di V. S. sempre mi raccomando.
Castelnovi, 18 ianuarii 1525.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini, domini mei observandissimi.Le S. V. vederanno quanto a quelle, e similmente a me per le qui allegate, scrive il capitano di Reggio circa di quelli assassini presi dal barigello di V. S.; di che, quando al detto capitano sia stato referito la verità, come scrive, prego V. S., per amore della giustizia, siano contente darceli in le mani; chè cosa più grata non potriano fare allo illustrissimo Signore mio: e a quelle in buona grazia del continuo mi raccomando.
Castelnovi, 2 februarii 1525.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Io sono per eseguire quanto V. S. mi ricercano, di fare publicare la taglia in contra quel Jeronimo da Castiglione ad ogni loro requisizione; nondimeno, perchè da alcuni giorni in qua il mio capitano dellegenti che ho qui è in pratica con certe spie che li promettono di darglielo in le mani, mi pare, così parendo anche a V. S., di soprasedere alquanto, e vedere lo effetto che farà questa spia: che se al fine le promesse riusciranno vane, sempre si potrà venire a questa publicazione. Il detto Jeronimo non si trova al presente, per quanto mi è riferito, nel paese; e questo saria uno avvertirlo che non ci venisse, e che non si fidasse di venire in questa ducale provincia: pure al più savio parere di quelle mi riporto; in buona grazia delle quali mi raccomando sempre.
Castelnovi, 12 februarii 1525.
Ai medesimi
Magnifici etc.Alcuni nostri da Carreggine erano iti al Borgo, e avevan comprate due some di farina di castagne per portarsele a casa, non sapendo che ci fusse divieto alcuno questo anno, sì perchè loro parea che questo anno è assai buona ricolta, e che le cose dovessero essere più larghe del solito, sì ancora perchè vedevano che di questa ducale provincia si lascia estraere alli sudditi di V. S. ciò che vogliano: e mentre che le some si caricavano, che ancora non si erano partite dal loco, dalla famiglia di quel vicario fur loro levate le bestie e le some, sì come côlte in frodo. Io ho voluto ricorrere a V. S. sì come a quelle che mai m'hanno negata grazia ch'io abbi loro domandata,e pregarle che faccino rendere a questi poveri uomini la sua roba; che prima intendo, che questo anno non è stato fatto divieto alcuno per bando, o per altra via, che s'abbi potuto intendere che le robe che si vogliono per uso suo non possino ire fuora; e poi queste some sono state prese prima che si siano partite del loco, chè pure, quando apparisse che ci fusse frodo, l'uomo suddito delle S. V., che le ha vendute a persone che non le possano estraere, doverìa essere punito; chè esso non può avere la scusa di non sapere li ordini, come per la verità l'hanno questi nostri di Carreggine, chè questi sono forestieri e non sanno quello che di tempo in tempo, secondo li bisogni, sia determinato. In somma, io prego V. S. che quelli boni portamenti che tuttavia io uso verso li suoi sudditi, anco esse voglino che siano usati verso quelli del mio illustrissimo Signore: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 24 februarii 1525.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Altra volta scrissi alle V. S. in recomendazione del presente latore, che è Gemignano di Cristoforo da Riccovolto abitante a Coreglia, quale era incorso in certa pena per cavare robe dal distretto delle S. V.; e, secondo che esso mi riferì, le S. V. erano contente per amor mio lassarli la parte toccava a quelle, pure che fusse d'accordio con li daziarii, eparmi che costui per povertà non abbi satisfatto li daziarii; e di nuovo è stato preso: pertanto prego le S. V, che quello che per amor mio lassavano a questo nostro suddito a quel tempo, o vero il Collegio che allora era, di volerlo fare ancora adesso, offerendomi in queste e in cose maggiori sempre al beneplacito delle S. V.: alle quali sempre di buono core mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, ultimo martii 1525.
Ai medesimi
Magnifici etc.Ho visto quanto V. S. mi scriveno in recomendazione di Bartolomeo e Girolamo Mariani dal Borgo; le S. V. sanno che mi possono comandare: io non sono per mancare del debito mio, e prestare tutto quello favore a quelli suoi, che per me giustamente si potrà, con breve espedizione, come sono obbligato per amore delle prefate V. S.: alle quali di buono core mi raccomando.
Ex Arce Castri novi, 27 aprilis 1525.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.A questi giorni ho ricepute due di V. S., una delli 8, l'altra de' 12 del presente, per le quali mi avvisano li mali deportamenti che fanno quelli di Valico disotto alti suoi di Coreglia e di Motrone; il che mi è dispiaciuto sommamente: ma non mi meraviglio di quelli di Valico, perchè alli giorni passati hanno avuto ardire di volere mettere mano alli nostri balestrieri che erano andati là per fare certe esecuzioni. Sono certo che il mio Signore ne farà dimostrazione verso loro, come già m'ha scritto sua Eccellenza: ho mandato a chiamare quelli tali che V. S. mi mandorno nominati in una sua lista, quali oggi hanno mandato qui a me due suoi incaricati, per intendere la causa perchè io li chiamo: ho detto loro che io voglio che comparischino personalmente: comparendo o no, procurerò contra di loro a quanto vorrà la giustizia, nè mancherò di fare tutto quello potrò, se aranno fallito, di punirli, come sono obbligato per le V. S. e per la ragione. Circa quanto V. S. mi scrivono di Belgrado, arìa grandissimo piacere fusse relassato di prigione, e che V. S. pigliasseno da lui la sicurtà conveniente al grado suo di vicinare bene con li suoi sudditi, che io ci veggio male ordine che lui trovi sicurtà di 400 o 500 ducati, ma sì bene una sicurtà onesta, e così lo recomando alle S. V.: alle quali mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, die 14 maii 1525.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.È stato qui da me uno Bernardo Guassello da Castiglioni,suddito di V. S., e dice, che mandando alli dì passati una soma di capretti a Lucca suso un asino, quale aveva tolto in presto da una vedova da Ponticosi, li fu levato da certi di Aquilea, allegando che lo asino è loro; e parmi che costì in vescovato sia stato giudicato l'asino essere di quelli di Aquilea; adesso dice la causa essere davanti le S. V.: e perchè io ho parlato con quelle due prove da Ponticosi, e anco con delli altri, che la verità è, che l'asino è quello di quella vedova, e che lei glielo prestò, e che già sono 3 anni che lei il comprò, prego le S. V. che, se bene costui non ha indotto tante prove come li suoi avversarii, e questo per la incomodità e spese, che quelle si voglino aderire alli più degni, perchè questi dei Ponticosi sono uomini da bene e uomini che non diriano questo, se non fusse la verità; e che perciò non permettino sia fatto torto a questo suo, come sono certo faranno: alla buona grazia delle quali mi raccomando.
Ex Castelnovo Carfagnane, die 24 maii 1525.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Verrà dalle S. V. prete Giovanni da Mulassana, e narrerà a quelle li mali portamenti di prete Martino da Vergemoli, e massime il minacciare li fa d'andarli alla casa con gente, se lui non si accorda seco: e perchè sono certo che le S. V. amano lagiustizia, e non hanno men caro li sudditi del signor Duca che li suoi proprii, prego quelle che voglino fare qualche provvisione che quel prete Martino non li abbi ed innovare cosa alcuna, e che sia il vescovo che giudichi fra loro, e non le armi, perchè ne porria resultare qualche grande scandalo. Circa quelli di Valico, in risposta dico alle S. V., che, trovandomi alla fine del mio officio, non passeranno 8 o dieci giorni che io verrò costì in persona, e menerò meco qualche uomini di Valico, e avanti che io parti di costì piglieremo quel più espediente modo che parerà alle S. V., acciò che innanzi che io parti di qua, si operi questo bono effetto che esso Belgrado sia liberato, e quelli di Motrone e di Valico restino boni amici. E alle S. V. mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, 29 maii 1525.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Anco che per un'altra mia io abbi differito con le S. V. di parlare con esse, circa al caso di Belgrado, alla mia venuta costì, sono stati poi da me questi di Valico, e hannomi detto, che altre volte hanno menato costì a Lucca li loro pagatori del suo territorio, e quando sono stati costì, gli è stato detto nelle orecchie si vadino con Dio,adeoche questi di Valico si diffidano di potere trovare pagatore nel territorio di quelle, perchè questi suoi temeno chese entrano pagatori per Belgrado, non fare dispiacere alle S. V.; ma mi propongono un altro modo, che li suoi di Mutrone dieno le sicurtà loro nel territorio delle S. V., e li di Valico nel paese, quando bone e sufficienti, e che l'una sicurtà e l'altra si obbligano in forma camerale: sì che V. S. si degnino avvisarmi quello loro pare, perchè potriano passare 12 o 15 giorni innanzi che io potessi venire costì, e averia più caro di venire con risoluzione che in confuso. E a V. S. mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, 30 maii 1525.
Al doge di Venezia
Ser.moPrincipe et Signor mio Ex.moSupplicai alla Serenità Vostra nel 1515 a dì 25 ottubrio[300]io devotissimo servo suo Ludovico Ariosto nobile Ferrariense, et familiare dell'Ex.moS.rDuca di Ferrara, come havendo già alcuni anni con mie longe vigilie et fatiche per spasso et recreatione de Signori et persone de animo gentile composta una opera di cose piacevole et dilettevole di armi et amor, chiamataOrlando furioso, et desiderando alhora ponerla in luce per solazzo et piacer d'ognuno, che mi concedesse gratia, la qual etiam obtenni da essa et dal Collegio suo, che niuna persona nè terriera,nè forestiera di qualunque grado esser si vogli ardisse nè presumesse in le terre et loci del dominio di Vostra Sublimità de stampar nè far stampar in forma alcuna di littera nè di foglio grande, piccolo, nè piccolino, nè che potesse vender nè far vender ditta mia opera senza expressa licentia et concessione de mi supplicante author di essa, sotto pena di perder tutte tal opere, che si attrovasseno stampate et de ducati mille per cadauno che le avesse stampate, o fatte stampar, vendute o fatte vender, la mità della qual pena fosse applicata a chi piacesse a Vostra Sublimità, et l'altra mità cum li libri stampati o venduti a mi Ludovico prenominato. Et perchè per nova leze Vostra Serenità ordinò, che tal gratie non fossono viridice se non fussero approbate per lo Ex.moConseglio de Pregadi, questa mia opera è stata stampata da molti incorrettissima,[301]onde mi è stà necessario prender fatica di correggerla, et anchora la ho riconzata et riformata in molti loci. Et volendola ora dar fuori cum queste nove corretione,[302]supplico alla Sublimità Vostra, che la istessa gratia, che mi concesse del 1515 a' 25 di ottubrio, comeho ditto di sopra, se degni hora confermarmi, et de novo conceder in questa mia opera cussì corretta et emendata, sì che niuno nè terrier, nè forestier di qualunque grado presuma di stamparla o farla stampar, nè venderla o farla vender cum queste corretione nove in le terre, loci, et dominio di Vostra Ill.maSignoria mentre ch'io vivo, senza mia expressa licentia et concessione; sotto le dette pene ut supra specificate nella gratia concessami per Vostra Serenità con el suo Collegio del 1515 preditto. Alla gratia della qual humiliter mi ricomando.
Die dicto (7 genn. 1527).[303]
Quod suprascripto supplicanti concedatur quantum petit.
De parte126De non14Non syncere3Marinus MolinoDaniel RhenerIo. EmilianusAloy.sMocenicuseqs.Marcus MiniusFranc.sDonatuseqs.Consiliarii.
De parte126De non14Non syncere3
Marinus MolinoDaniel RhenerIo. EmilianusAloy.sMocenicuseqs.Marcus MiniusFranc.sDonatuseqs.Consiliarii.
Facte fuerunt lit. patentes die 14 mensis suprascripti 1527.
A Messer Pietro Bembo
Virginio mio figliuolo viene a Padova per studiare. Io gli ho commesso, che la prima cosa che faccia, venga a far riverenza a V. S., e si faccia da lei conoscere per suo servitore. Io priego V. S., che dove gli sarà bisogno il suo favore, sia contenta di prestarglielo; e sempre che lo vedrà, lo ammonisca ed esorti a non gittare il tempo.[304]Alla quale mi offro e raccomando sempre.
Io son per finir di riveder il mioFurioso:poi verrò a Padova per conferire con V. S., e imparare da lei quello che per me non sono atto a conoscere. Che Dio conservi sempre.
Ferrara, alli 23 febraro 1531.
Di Vostra Signoria Servitore,Lodovico Ariosto.
Di Vostra Signoria Servitore,Lodovico Ariosto.
Fuori —Al Reverendiss. Monsignor Pietro Bembo.
Al conte Nicolò Tassone d'Este[306]
Signor Conte mio hon.moVostra Signoria non si gravarà s'io le darò fatica, chè l'humanità sua versodi me mi daria ardire di affaticarla in molto maggior cosa di questa, con fidutia che non meno la faria volentieri che io haveria piacere ch'ella lo facesse. Io vorrei stampare di nuovo il mioOrlando furiosoacciò che io gli emendassi molti errori, che, oltra quelli che per poco diligentia vi ho fatti io, hanno fatto ancora li stampatori; et anche vi ho fatto alcune aggiunte che spierò che non spiaceranno a chi le leggerà. Et perchè vorrei essere sicuro che li stampatori non l'havessino a stampare contra mia volontà, prima ch'io lo stampisca, ho ottenuto da quasi tutte le potentie d'Italia che finachè viva nessuno lo possa stampare senza mia licentia. Io vorrei ancho ottenere il medesimo da l'Illu.moSig.rDuca di Milano, et così prego Vostra Signoria che sia contenta d'impetrarmi questa gratia da Sua Excellentia, et acciò sia informata di quello che vorrei, le mando qui annessa una copia de la lettera che circa questo mi ha fatto il Sig. Duca di Mantova.[307]Di questo io la priego strettamente, alla quale mi offro et raccomando sempre, e la prego che mi raccomandi in bona gratia del Sig. Conte Massimiano.[308]
Ferrariae, XIX iunii 1531.
Di Vostra Signoria
Ludovico Ariosto.
Ludovico Ariosto.
Al marchese di Mantova
Ill.moed Ecc.moSig. mio osserv.moEssendo io in procinto per mandare di nuovo a stampa il mioOrlando furioso, e per questo bisognandomi far condurre da Salò quattrocento risme di carta, supplico Vostra Eccellenza che sia contenta di commetter che per le sue terre possa esser condotta liberamente senza pagamento di alcun dazio, sì come anche la felice memoria del Marchese suo padre mi concesse di poterne condurre fin alla somma di mille risme, della qual somma io mi feci condurre solo risme duecento. E perchè non reputo che Vostra Eccell.am'abbia per manco servitor suo che m'avesse il padre, con non minor fiducia ricorro a quella, e la supplico che mi faccia questa grazia; e non solo per questa volta, ma per sempre che mi accadrà di stampare: chè se ora ho aggiunto da quattrocento stanze al detto libro, spero ad altra addizione di aggiungervene molte più: e come in questa ho nominato Vostra Eccell.acon qualche laude, non sono anco per tacerla nell'altra. Io fo pensier anco di stampare alcune mie cosette; sicchè quella non voglia tenermi per importuno e poco discreto se sempre ch'avrò bisogno di carta domanderò a quella il transito per le sue terre libero: in buona graziadella quale umilissimamente mi raccomando sempre.[309]
Ferrariae, XV januarii MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza
Ossequiosiss.oservitor,Ludovico Ariosto.
Ossequiosiss.oservitor,Ludovico Ariosto.
Fuori —All'Ill.moed Ecc.moSignor mio osservandiss.moil Sig. Duca di Mantova.
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico messer Giovanfrancesco. V. S. intenderà per la lettera di frà Gasparo, come è venuto a Ferrara indarno; e questo per colpa del portator delle lettere, che al passar che fece di qui, non mi parlò, ma diede le lettere a casa mia, e se ne portò con lui il decreto, il quale poi pur oggi per le mani di frà Gasparo ho avuto: sicchè non l'ho potuto far vedere, ed è forza ch'io lo ritenga per far quanto circa questo accade; ma n'avrò buona custodia, non meno che n'avria il magnifico vostro padre: e poi ve lo rimetterò a salvamento, o pur farò quanto mi scriverete. Col magnifico messerGuido non ho voluto parlar circa le possessioni di Quartesana, se prima non vi avviso che la possessione che voi vorreste non è in sua potestate, però che subito dopo la morte di madonna Leona, gli fu forza a venderla per restituir la dote alli suoi eredi; e solo gli resta in Quartesana quella sua bella possession grande, che vale forse otto o dieci mila ducati: chè più tosto credo che darìa via la moglie che la possessione, perchè non ha se non quella appresso a quel bel palazzo. Di quelle che vi vorrìa dare in godimento a Recano,[310]non siete ben informato circa il condurre delli ricolti; perchè li lavoratori sono obbligati a condurre ogni cosa a Ferrara. Gli è vero che per le rotte di Po due volte si è affondata; ma Dio sa se questo accaderà più, perchè tal rotta è stata perchè li Mantovani han tagliato l'argine: alla qual cosa penso che i signori Veneziani ed il duca nostro abbian da provedere, o per una via o per un'altra, che non lo faccian più. Circa questa e l'altre particolarità si tratterà quando sia fatto quello che principalmente s'ha da fare: che sarà alla tornata di madonna Simona e di frà Gasparo, che gli è forza che torni un'altra volta.
Madonna Alessandra[311]si raccomanda a V. S., ed a vostra sorella; e per questo messo le manda duedrappeselli, di quelli ha fatto far a posta; che tutti due insieme ha pagato uno scudo d'oro, ma con gran parole e contese, che 'l giudeo che li ha fatti, ne volea quattro lire: pur gli è convenuto aver pazienza. E si offerisce in quello che può, e la prega che le comandi: e così fo io.
Ferrara, 19 ianuarii 1532.
Di Vostra Signoria,Lodovico Ariosto.
Di Vostra Signoria,Lodovico Ariosto.
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Io ho fatto vedere il decreto vostro al magnifico messer Buonaventura,[312]il quale mi dice, che non è bisognato nè bisogna farlo confermare altrimente, perchè così è valido, e che ve ne sono assai altri simili, che sono buoni e validi. Pur oggi n'ho parlato col magnifico messer Guido, il quale mi ha detto di volerlo vedere ancora lui, e così glielo mostrerò: il quale messer Guido ho pur trovato disposto più che mai. Appresso ho parlato ancora con messer Bonaventura di questa nostra pratica; al quale è piaciuta assai, e mi ha promesso, come madonna Simona sia tornata da Modena, dove è andata per lo parto che si aspetta della figliuola, di parlarne con lei; il che facendo (come farà), edessendo persona che può molto disporre di essa, credo che non bisognerà per questo dare fatica a frate Gasparo di tornare in questa terra. Quando ella sarà venuta, e di quello che si sarà fatto, vi darò avviso.
Madonna Alessandra si raccomanda a V. S., e dice d'aver avuto uno scudo, e li parèa d'avervene avvisata, quando mi fe' scrivere che quelli due drappeselli aveva avuto per uno scudo. Ha poi avuto per il cancelliere delli Furgosi cinquanta bolognini, e per il velo della Madonna (che poi non vi parse che si comprasse) aveva anco avuto trenta bolognini, li quali tutti insieme, senza lo scudo, fanno lire quattro: ma li primi drappeselli costaro tre lire e mezza tutti due; sicchè vi resta debitrice di dieci bolognini: li quali, quando vi accaderà di volere altro in questa terra, vi saranno menati buoni. Pur vi avvisa che così come ogni dì cresce in questa terra il prezzo dell'altre cose; anche questi Giudei vanno crescendo quello delli suoi lavori. S'ella non vi avvisò il prezzo delli primi drappeselli, dice che non restate per questo di comandarle ed adoperarla; chè non era tanta somma che ci avesse a gravare, se ben voi non le aveste mandati i danari: e che quando non vi vorrete servir di lei, voi e vostra sorella e tutta casa vostra, dubiterà che non le vogliate bene. Alli quali tutti si raccomanda sempre, ed io appresso.
Ferrara, 20 ianuarii 1532.
Di V. S. sempre,Lodovico Ariosto.
Di V. S. sempre,Lodovico Ariosto.
Al marchese di Mantova
Ill.moed Eccell.moSignor mio osservandiss.moIo mi chiamo perpetuamente obbligato a Vostra Eccell.adel dono ch'ella mi ha fatto, che la mia carta possa passar pel dominio suo senza pagar dazio; ma più me le obbliga molto l'aver per le sue lettere veduto quanto di bona voglia mi ha concesso questo, e datomi speranza di maggior cosa quando mi accada. Io all'incontro mi sforzerò di non parer ingrato a tanta benignitade, ed anco in questa poco di aggiunta ch'io son per dar al mioFuriosoVostra Eccell.apotrà veder ch'io ho di lei parlato onoratamente: in bona grazia della quale mi raccomando sempre.
Ferrarie, XVII febr. MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza
Devotissimo servitor,Ludovico Ariosto.
Devotissimo servitor,Ludovico Ariosto.
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Ho avuto, insieme con messer Guido e con madonna Alessandra, gran dispiacere della lettera, che vi sia stata aperta. S'userà per l'avvenire più diligenza, che non accada più. Lo amico non è ritornato ancora dal loco dove era andato: pur siaspetta in breve. Come sia ritornato, farò quanto per l'altra ho promesso a V. S. Circa il nome delli lavoratori, l'uno ha nome Pier Antonio Tomi, e l'altro Santo Zago. Madonna Alessandra mi dice, che non facciate fondamento sopra queste possessioni, perchè ha da messer Guido intenzione che più tosto vi saran date per una dimostrazione, che perchè sieno in effetto quelle che v'abbiano a fare le spese, perchè lui (non) vi mancherà di tutto quello che avrete bisogno. Purchè si faccia che l'amico sia contento, non vi avete a pigliar cura d'altro. Altro non dirò. Mi offero, e raccomando, insieme con madonna Alessandra, a Vostra Signoria.
Ferrara, 20 febr. 1532.
Di Vostra Signoria,Lodovico Ariosto.
Di Vostra Signoria,Lodovico Ariosto.
A Giovan Giacomo Calandra[313]
Mag.comess. Giovan Jacomo mio onor.moIo mando per l'apportator della lettera di Vostra Signoria quattro commedie, cioè tutte quelle che mi trovo mai aver fatte. Quella sarà contenta di donarle da mia parte all'Ill.osig. Duca. S'io ne finirò un'altra che già molt'anni cominciai, e, menatala un pezzo innanzi, per altre occupazioni la messi da parte, io ne farò copia a Sua Eccell.aAdesso io sono cosìoccupato per mettere un'altra volta il mioFuriosoa stampa con alquanto di addizion, che non posso attender ad altro. E se in queste commedie troverete qualche errore circa l'osservazion della lingua, scusatemi, chè ancora ch'io li abbia veduti non ho avuto tempo di correggerli. Oltre quello ch'io ne scrivo al sig. Duca, Vostra Signoria lo pregherà da mia parte, che, per inavvertenza di chi avrà le commedie nelle mani, non si lascino sicchè vadano a stampa, come sono andate delle altre volte con mio gran dispiacere: e a Vostra Signoria mi offro e raccomando.
Ferrariae, XVIII martii MDXXXII.
Di Vostra Signoria
Ludovico Ariosto.
Ludovico Ariosto.
Fuori —Al molto mag.comess. Giovati Jacomo Calandra maggior mio onorand.mo
Mantova.
Mantova.
Al marchese di Mantova
Ill.moed Eccell.moSignor mio. Io mando a Vostra Eccll.aper questo suo gentiluomo, il quale è venuto qui, tutte le commedie che mi trovo aver fatto, che sono quattro; come io promisi di far per una mia che scrissi a Braghino: ed ora da mess. Giovan Jacomo Calandra mi sono state da parte di Vostra Eccell.adomandate. Due ci sono che non credo che quella abbia più vedute; l'altre, ancorache sieno a stampa per colpa di persone che me le rubaro, non sono però nel modo in che io le ho ridotte; massimamente laCassariache tutta è quasi rinnovata. Se le satisfaranno a Vostra Eccell.an'avrò piacere grandissimo. Quella supplico che sia contenta di non lasciarle andare in modo che sieno stampate un'altra volta, che oltre che non credo che le stampassino più corrette che abbian fatto l'altre volte, io ci cognosco dentro delli errori circa la lingua, che, per trovarmi ora occupato in altro, non ho avuto tempo di correggerli; ed anco chi le ha trascritte non ci ha usato quella diligenza che avria possuto: ed io, perchè questo uomo di Vostra Eccellenza non ne venga senza, non ho tempo di ridurle altrimenti; chè piuttosto voglio ch'ella le abbia ora non così ben scritte, che indugiando darle sospetto ch'io sia men pronto al servizio suo di quello che è mio debito di essere. In buona grazia della quale mi dono e raccomando sempre.
Ferrariae, XVIII martii MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza
Devotiss. servitor,Ludovico Ariosto.
Devotiss. servitor,Ludovico Ariosto.
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico mio onorando. Pel messo di Vostra Signoria ho avuto una lettera, per la quale ho inteso la morte del suo magnifico padre: cosa che mi è dispiaciuta, perchè d'ogni piacere e dispiaceredi V. S. ne son partecipe, come debbe esser un amico per l'altro; ma queste cose son tanto generali, che non si può dire altro se non confortarla, e conformarsi con la volontà di Dio, ed aver pazienza. Circa l'altra parte, io ho già (come io scrissi a V. S.) parlatone con messer Bonaventura, e da lui ebbi intenzione che farebbe quel medesimo effetto che 'l disegno nostro era ch'avesse a fare il frate: tuttavia non l'ha fatto ancora. Io gli sarò alle spalle, e farò che lo farà ogni modo. Ho parlato all'amico di nuovo, e cercato che si risolva; ma gli è tanto lungo in tutte le sue cose, che gli è impossibile cavarne ferma risoluzione; e adesso massimamente si rende più irrisoluto del solito, perchè si trova molto di mala voglia, chè la maggior parte del suo si trova sotto l'acque, ed ha quasi dubitazione che le entrate ch'egli ha non possano supplire solamente al viver di casa, perchè, come sapete, ha gran spesa alle spalle. Dio sa, che nè per madonna Alessandra nè per me si manca di far tuttavia buono officio, e di combatterlo per amor vostro: ma non si può aver dalle persone se non quello ch'esse vogliono. Il vostro decreto è in loco salvo: del quale, come io credo avervi scritto, parlai a messer Buonaventura: il quale mi disse, che essendovi quella clausola, — per sè e figliuoli e discendenti, — non accadeva altra riformazione. Ma non ci è stato tempo di farglielo vedere, perchè, per il male del duca nostro, c'ha avuto qualche giorno, e per altri travagli, non ha avuto tempo di vederlo; ma se gli farà vedere, e lo solleciteròche faccia quest'altro effetto: benchè non l'ha potuto far fin adesso, perchè la figliuola dell'amica, la quale è maritata in questa terra, è stata male di parto, e la madre è stata a casa sua sempre. Non si è mancato fin qui, bench'io non vi abbia scritto altrimente, di far il debito nostro, nè si mancherà. Parlato che si sia alla donna, se si potrà disporre, credo che 'l resto sarà facile, e subito vi si avviserà: se poi vi parrà che vi sia data la lunga, potrete poi provedere alli casi vostri. Altro non occorre. Mi vi offero e raccomando sempre, e così madonna Alessandra.
Ferrariae, 29 martii 1532.
Di Vostra Signoria,Lodovico Ariosto.
Di Vostra Signoria,Lodovico Ariosto.
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. La pratica nostra per un'altra mia vi messi un poco in dubbio: e perchè, per quello ch'io vi scrissi allora, non vi vorrei aver tolto di speranza, sicchè voi cercassi qualch'altra impresa nuova, per questa vi significo che le cose anderanno bene; perchè l'amico ha parlato con la mogliere, la quale ha rimesso a lui che faccia come gli pare, e l'amico mi ha parlato da sè, il quale è tutto disposto a voi, purchè non ci partiamo dalle condizioni di che già avemo ragionato: cioè che per adesso egli non abbia da sentire altra spesa; perchè, come v'ho scritto,si trova per le acque mezzo ruinato, ed avrà fatica a far le spese alla sua famiglia quest'anno. Vi consegnerà le possessioni che sapete, pel vostro vivere; con riserva, che quando s'affondassino, di far come per altre v'ho scritto; e che voi abbiate a prestargli il modo di vestire, restandovene esso padrone. Io v'ho scritto questa in fretta: poi vi dirò più ad agio le cagioni che l'aveano fatto un poco parer restìo. A V. S. mi raccomando.
Ferrariae, 5 aprilis 1532.
Io forse vi scriverò fra pochi dì che vegnate in questa terra, e, senza mezzo di frati, tratteremo e concluderemo fra noi. Io v'ho da dare un avviso: che quel vostro che piativa la casa, come ha sentito la morte di vostro padre, si ha voluto intromettere, e farsi mezzo in questa pratica. Ma l'avemo spazzato. Madonna Alessandra vi si raccomanda.
Vostro,Lodovico Ariosto.
Vostro,Lodovico Ariosto.
Al marchese di Mantova
Ill.moed Ecc.moSignor mio osservand.moMi duole che le mie commedie per essere in versi non abbiano satisfatto a Vostra Eccell.aA me pareva che stessero così meglio che in prosa: ma li giudicii son diversi. Le due ultime io le feci da principio nel modo così strano, e mi duole di non averle anch'io fatte in prosa per aver potuto satisfarnea quella. La quale sia contenta d'accettare il buon animo. Io le riferisco grazia che me le abbia (poi che non fanno per lei) rimandate subito. In buona grazia della quale mi raccomando sempre.
Ferrariae, V aprilis MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza