109.Le relazioni degli Anziani della Repubblica di Lucca col commissario di Garfagnana furono sempre cordiali; ed anzi racconta il citato Garofolo, che «occorrendo all'Ariosto per certi particolari del suo ufficio abboccarsi con uno de' principali gentiluomini di Lucca, si trasferì secondo l'ordine appuntato tra loro a S. Pellegrino, dove non pure trovò il gentiluomo, ma molti altri de' primi della terra, che in compagnia di molte gentildonne, tratti dalla fama del suo valore, erano concorsi e per vederlo e per onorarlo, e così trattenutolo ad una onorevolissima abitazione, l'accolsero ad una mensa molto splendidamente apprestata, facendogli a gara segnalate cortesie, ed usando verso lui insolite dimostrazioni di amore e di riverenza».110.Fra le quattro o cinque gite dell'Ariosto a Ferrara durante il suo commissariato di Garfagnana, quella che avvenne tra il mese di marzo e l'aprile del 1523 fu ordinata dal duca, il quale gli scrisse di recarsi a Ferrara per 15 o 20 giorni a motivo dicerto negotio che avemo a cuore, non gravandolo però di molta fretta.111.Valentino Carli,Storie della Garfagnana antica, libro VI. Ms. presso la Biblioteca Estense di Modena.112.Il Carli ci dà pure poco prima un esempio d'inesattezza storica, narrando che il capitano Todeschini alla testa di mille soldati Côrsi tentò alla morte di Leone X impadronirsi della Garfagnana prima che il duca vi mandasse un suo commissario; che avutosi da lui Camporgiano, spedì un tamburino a chiedere la resa di Castelnovo; che nell'essere respinto venne a contesa col capitano Segalara suo compagno d'armi, restando ferito di una stoccata mortale nel petto; e che fatto prigioniero dai Castelnovesi morì nel 1522. — Questi fatti avvennero invece nel movimento fatto in Garfagnana dalle bande nere di Giovanni de' Medici di cui faceva parte il Todeschino morto il 2 agosto 1524, come l'Ariosto accenna nelle presenti sue Lettere apag. 228,237,248e255.113.Abbiamo negli Statuti di Castelnovo, lib. II, cap. 16: «Nel giorno del mercato pubblico del giovedì, niuno terriero o forestiero possa esser fatto prigione, nè distenersi, ecc.»114.Daniello Bartoli,Degli uomini e de' fatti della Comp. di Gesù, libro I, cap. 26.115.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LVII.116.Vita di Alfonso I, cap. LIX.117.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXVI.118.Idem, ivi, cap. LXVII.119.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXXII.120.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXXIII.121.Archivio storico italiano, nuova serie. Tomo IX, parte II, pag. 128.122.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXXIV. Il codice Antonelli di Ferrara da noi tenuto a confronto, dice:da uno archibugiero del papa; diversità di lezione, la quale offre nuova prova dell'incertezza che fin d'allora correva sull'uccisore del Borbone, di che il Cellini nella propria Vita si vantò essere stato egli stesso.123.Bon. Pistofilo, l. c., cap. LXXV.124.Antonio Frizzi,Memorie per la storia di Ferrara, tomo IV.125.Prologo di Gabriele Ariosto alla commediaLa Scolastica: inLodovico Ariosto,Opere minori, tomo II, pag. 426-427.126.Vita di Lod. Ariosto, pag. 207.127.Lod. Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 222-225.128.Lo storico Guicciardini ha secondo un ms. de' suoiAvvertimenti politici, che trovasi presso di noi: «Dico che il duca di Ferrara, che fa mercanzia, in questo non solo fa cosa vergognosa, ma è tiranno, facendo quel ch'è ufficio de' privati e non suo; e pecca tanto verso i popoli quanto peccherebbono essi verso lui, volendo intromettersi in quel ch'è ufficiosolumdel principe.»129.Lod. Ariosto,Opere minori, tomo II, pag. 353.130.Ugo Foscolo,Sui poemi narrativi e romanzeschi italiani, traduzione dall'inglese del Maggi.131.Abbiam veduto come il marchese del Vasto fosse prodigo all'Ariosto in Correggio del regalo di alcuni oggetti preziosi e di una pensione vitalizia (pag. 327), ond'egli non mancò di encomiarlo in quest'ultima sua ristampa delFurioso: e abbiam anche veduto quanto il cardinale Ippolito e il duca Alfonso I si mostrassero avari di questa sorta favori verso colui che li aveva sì altamente celebrati con tutta l'Estense progenie. Pure il cav. Luigi Lamberti, cui dobbiamo in gran parte la pubblicazione nelPoligrafodi Milano dell'Eglogadel nostro autore, dichiara che «se l'Ariosto non raccolse dal suo poema quel frutto che a sì squisito lavoro si competeva, ebbe però alcuna cosa di cui non si fa menzione dagli scrittori della sua vita». Questa notizia egli la trae da una lettera latina inedita di Paolo Manuzio, che Santo Fattori vide nell'Archivio di Modena, e diretta al cardinale Ippolito d'Este al quale il Manuzio (nel 1557) aveva dedicata la sua operaDe legibus Romanis, e che dice: «.... Io mi doleva che il figlio del tuo fratello, giovane di animo prestante, infiammato dall'amore dell'immortalità per le fole dell'impazzito Orlando stampate col nome di lui, avesse donato una collana d'oro del valore di cinquecento scudi; e che tu, uomo cotanto grande, con tante ricchezze e di sì gran fama, pel libro delleRomane leggi, non punto comparabile, siccome credo, con quelle furie d'Orlando, non avessi mandato a me neppure un fermaglio di rame....Venezia, 1 feb. 1557». (V. Vita del Lamberti nelleNotizie bibliog. in continuaz. della Biblioteca modenese del Tiraboschi. Reggio, 1835, Tom. IV, pag. 75, 76). Ma il Lamberti non s'accorse che qui si parlava del cardinale Ippolito II d'Este nipote del I, come la data della lettera e della edizione del libro del Manuzio lo dimostrano: e così è da stabilire che il regalo che mosse la brutta invidia cadde in vece su Girolamo Ruscelli, il quale nel 1556 dedicò al principe Don Alfonso d'Este figlio ad Ercole II una ristampa del Furioso uscita in Venezia pei tipi del Valgrisi colle figure che si ritengono designate dal pittore Dosso Dossi.132.IlFrizzinelle sueMemorie storiche della famiglia Ariostisembra far qualche calcolo di alcuni Rogiti di data assai prossima alla morte di Lodovico ov'è dettolaureatus poeta. Questa qualifica la troviamo data nelle cronache reggiane a Gabriele Malaguzzi padre della Daria onde nacque l'Ariosto, e nelle cronache ferraresi a Lodovico Carbone e a Tito Strozzi: il che significa l'essere riconosciuto da tutti come buon poeta anche senza bisogno di materiale incoronazione. L'Ariosto poi col suo poema si pose da sè stesso in capo tal serto, che ben vale quanto quello e più di quello che non potè essergli conferito dalle mani dell'imperatore.133.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. CII.134.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 239-240.135.In fine di questo volume, oltre di ristampare un sonetto che trovammo inedito dell'Ariosto, aggiungiamo sull'appoggio di un ms. sincrono de'Cinque cantila prima ottava mancante in tutte le edizioni, ma che in parte è conforme alla st. 68 del XLVI ed ultimo canto delFurioso. Il Barotti sospettò che il canto II fosse scritto dall'Autore tra il 1516 e il 1520, per quanto dice nell'osservazione che pose alla st. 52: però sembra che messer Lodovico vi attendesse assieme agli altri quattro dopo essersi portato al suo commissariato di Garfagnana (1522-25), poichè nella st. 18 dello stesso canto II parla del ferro che raccolto nelle montagne di quella provincia veniva separato in un villaggio, per ciò dettoForno Volasco, di cui nota lo stretto e difficile sentiero da lui senz'altro percorso.136.Sono infiniti i miglioramenti di locuzione che l'Ariosto venne introducendo nel suo poema dopo la prima stampa del 1516: ma anche in questa noi vediamocamera(che pur è nella commediaLa Cassariatanto in prosa che in versi),fata, giglio, lancia, e non una sola voltaciambra, fada, ziglio, lanzache sempre s'incontrano come segni più espressi della pronunzia provinciale nelRinaldo ardito. L'Ariosto che si studiava di mutare:Si tol la vistainLa vista tolle—trastulinpiacer—metalinbronzo(III, 67; IV, 22; XIX, 76), è mai possibile che potesse poi seguitare a dettar versi con troncamenti di questa fatta:L'amorosa mia don gran tempo aspetta — Cui sotto il ceppo ha il col per esser morto — Il fer li pose con tanta possanza, ecc. (Rin. ard., I, 10 e 5, V, 12)?Un difensore dell'originalità ariostesca di detto codice comparve da ultimo nella persona del bibliofilo Paolo Antonio Tosi di Milano, il quale si mostrò punto dalle nostre osservazioni in contrario, e vi fece risposta alla sua maniera, che stampò in Busto Arsizio nel 1863, poi in appendice allaBibliografia dei romanzi di cavalleria, Milano, 1865. Giova però ricordare che il Tosi era divenuto proprietario di questo codice, che non trovava un padrone un po' stabile; nè deve quindi far caso se il libraio sbracciavasi per tener in credito la sua mercanzia.137.Queste due morti per indigestione trovano riscontro nell'epigramma giovanile fatto dall'Ariosto sul cognome Estense e che abbiamo prodotto a pag. XXI in nota.138.Vita di Alfonso I, cap. II.139.Cantù,Storia universale, ottava ediz., Tomo IX, pag. 379.140.Ms. citato, presso la R. Biblioteca Estense di Modena.141.Archivio storico italiano.Appendice. Tomo II, pagina 67-68.142.Memorie storiche e documenti sulla città e sull'antico principato di Carpi, studi e indagini della Commissione municipale di storia patria e di arti belle di detta città.Carpi, 1879-80, Vol. II, p. 12 a 20 e 355.143.Sembra che a Nicolò Ariosto cadesse in mente il verso di Dante:Io credo ch'ei credette ch'io credesse(Inf., c. XIII, v. 25).144.Invece dicerchorno extinguerli la luce de li occhi, il cardinale corresse di suo pugno la minuta del segretario, temperando l'enormezza a lui dovuta, conlo batterono ne li occhi.145.Corretto come sopra conla causa di questo, per quantoecc.146.Corretto come sopra cona fare tal scandalo. Di cheecc.147.I due fratelli Alfonso ed Ippolito d'Este erano stati tenuti a battesimo dalla Repubblica di Venezia.148.Questa lettera fu scritta in cifra.149.Questa lettera è tutta di pugno del duca Alfonso I.150.Obizo Remo segretario del duca.151.Diavolo,Gran-diavoloeTerremotoerano i nomi dati dal duca a' suoi più grossi cannoni, oltre laGiuliafamosa bombarda; come si è detto a pag. LVIII, nota 2.152.Or sembra che incomincino le esagerazioni.153.Non è verosimile che Gianni dopo aver voluto le assicurazioni dalla bocca stessa del Papa per rendere più efficaci i di lui maneggi, fosse poi corso a persuadere in senso contrario il capitano Ello.154.Anche questo bruciamento di lettere si direbbe essere una scappatoia ritrovata dal compilatore del Processo.155.Il progetto di questa impresa coi mille somieri è ridicolo.156.Sarebbe stato della natura di Alfonso I lasciare che il progetto del Gambara fosse messo in atto per tirar questi nell'agguato e farne vendetta.157.E non mancò infatti il favore che fece verificare fino ai giorni nostri una sì grande aspettativa, onde quel secolo prese nome di Leone X.158.Quest'importante lettera fu pubblicata per la prima volta dal signor march. Giuseppe Campori (come si è detto a pag. LXXX, nota 1), ed è ora riscontrata sull'originale. Le note che abbiam conservate del lodato editore hanno il contrassegno: (G. C.).159.Ercole Rangoni cardinale (G. C.).160.Il card. Innocenzo figlio di Franceschetto Cibo e di Maddalena de' Medici sorella di Leone X (G. C.).161.Fra Mariano Fetti laico domenicano che fu successore di Bramante e antecessore di Sebastiano Veneziano nell'ufficio del piombo. Costui fu principalissimo giullare della corte di Leone X insieme col Baraballo, col Querno e simili; ma fu anche in un tempo amico e fautore degli artisti (G. C.).162.Il signor march. Campori lesse:forami.— IlFanfulla della domenica(n. 4, 24 gennaio 1886), che ristampò in parte questa lettera, ha:per mo se foravano.— E avendo detto più sopra: «capretidi Fra Mariano», invece dicapreci, lo riteniamo errore di stampa.163.Figurando la scena deiSuppositila città di Ferrara, dice che Ferrara era venuta a Roma sotto fede del card. Cibo (nelle sue stanze) per non esser da meno di Mantova, ossia di un'altra commedia colla scena in Mantova, la quale l'anno avanti era stata egualmente portata a Roma dal card. di Bibiena (per favore e cura di lui). Un giuoco pressochè eguale di parole è fatto dall'Ariosto anche nei due prologhi della commediaIl Negromanteche ha la scena in Cremona, e da poter servire alle recite di Roma e Ferrara.La commedia poi che si accenna recitata in Roma nel 1518 potrebb'essere, fra l'altre, l'Eutichiadi Nicola Grasso mantovano, la quale ha la scena in Mantova e si dice nel Prologo esposta in diverso luogo (però in un pubblico teatro): commedia che fu stampata in Roma l'anno 1524, contemporaneamente aiSuppositiin prosa dell'Ariosto, ed allaCalandradel Bibiena ecc.164.Veggasi il Prologo deiSuppositiin prosa ed in versi: ma sembra che l'Ariosto facesse per la rappresentazione di questa commedia in Roma un nuovo Prologo in cui si accennasse la gara tra Mantova e Ferrara e avesse ancora maggioribisticci aromatici(allusioni men che oneste) per soddisfare vie più all'umore di Leone X.165.Cioèil card. d'Aragona(VediFanfullacit.)166.Uomo del duca d'Urbino (VediFanfullacit.).167.Qui nelFanfullaè saltata una riga, e perciò il senso resta interrotto.168.Forse Madama Margherita zia di Carlo V, la quale tenne il governo delle Fiandre dal principio del 1508 al 1º dicembre 1530, nel qual giorno morì (G. C.).169.Fè raraper Ferrara; allusione al fatto svolto nella commedia che si finge avvenuto in quella città e al ferrarese Ariosto autore di essa (G. C.).170.Principale favorito e cameriere del Papa, che dopo la morte di lui fu messo in prigione per sospetto non si fosse appropriato certe preziose masserizie del medesimo. Fu poi assoluto. Vedansi in proposito leLettere di Principi(G. C.).171.Che parrebbe titolo di fondo morale; se pure non è da leggereUno arboro de mele.— IlFanfullaha «uno arboro de mati» (cuccagna?).172.Cioè montare a cavalluccio d'un palafreniere. Così diciamo:Dare un cavallo, a chi fa spropositi da essere frustato, posto a cavalluccio d'un altro.173.Il celebre Pietro Bembo segretario del Papa, e poi Cardinale (G. C.).174.Lodovico Canossa vescovo di Bayeux (G. C.).175.Dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, favoritami in copia dal degn. sig. Bibl. cav. Antonio Ceruti. È una lettera «della gioventù del nostro grande poeta, che fu tutta latina», come giustamente osserva il ch. Carducci; e in essa tanto per fatto dell'Ariosto che delle lezioni date dall'Aquila si avvalorano i buoni risultati del risorgimento degli studi classici in Ferrara (V.Poesie latine di Lod. Ariosto, studi e ricerche diG. Carducci, Bologna, 1876, 2ª edizione).176.Di Marsilio Ficino erano già a stampa:Theologia Platonica(Florentiae, 1482);Platonis, Opera latine interpr.(Venetiis, 1491);Commentaria in Platonis Parmenidem, Sophistam, Timaeumetc. (Florentiae, 1496).177.L'Ariosto fu amico e condiscepolo di Alberto Pio principe di Carpi, e a lui intitolò alcuni de' suoi carmi.178.Dell'ebreo da Riva, che teneva banco di prestiti in Ferrara, è fatto cenno dall'Ariosto anche nella commediaLa Lena, atto 3º, sc. 6ª.179.A scemar le usure il Duca aprì in Ferrara il 3 gennaio 1508 un Monte di pietà. In Modena e Reggio eravi fino dal 1494.180.Sarebbero in oggi da lire 34,68, a lire 37,16 per oltre 7 ettolitri di vino: e lire 1,49 per circa 23 chilogr. di frumento.181.Intende l'armata di 18 galee che i Veneziani spedirono in Po sotto il comando di Angelo Trivisani a danno specialmente del duca Alfonso di Ferrara che aveva ricuperato il Polesine di Rovigo. Il Duca faceva parte dell'infausta lega di Cambray promossa dal Papa contro la Repubblica Veneta. Il cardinale Ippolito, d'indole guerresca, trovavasi colle genti di suo fratello a rinforzare il campo Cesareo sotto Padova.182.Il cardinale Giuliano Cesarini fu abbate commendatario di Nonantola dal 1505 fino al 1510 in cui morì.183.Cioè: per averne le figliature.184.Questo Salomone, essendo uno de' tredici valorosi italiani che nel 1503 vinsero in Barletta la famosa disfida con altrettanti francesi, è più avanti a torto chiamato un codardo giudeo. Fu però vinto nel duello che ebbe con Marino dalla Maitina in Ferrara il 14 novembre 1509 (V.A. Bertolotti,La disfida di Barletta, inArch. stor. lomb., an. IX, fasc. IV, dicembre 1884).185.Inotari d'arginisorvegliavano di continuo i lavoratori di Po, secondo il comparto deigiudici d'argini. NellaLena, atto 3º, sc. 2ª, l'Ariosto ricorda anche igiudici alle fosse, che scavavansi attorno di Ferrara.186.È in parte consunta dal fuoco. Le parole o lettere in corsivo sono state da me supplite ove parvero probabili.187.Pietro Isualli arcivescovo di Reggio in Calabria.188.Il conte della Mirandola, Lodovico Pico, mandato da papa Giulio II alla testa di una campagnia di duecento fanti e altrettanti cavalleggieri in aiuto del duca Alfonso, restò ucciso il 15 dicembre 1509 da una palla d'artiglieria delle navi veneziane, dopo aver respinto gli stradiotti nel bastione che avevano eretto sulla riva del Po in faccia alla Polesella, e mentre cavalcava a fianco del cardinale Ippolito.189.Lodovico Canossa vescovo di Tricarica.190.L'Ariosto partì da Ferrara il 16 dicembre 1509, come rilevasi dalFurioso, c. 40, st. 3, subito dopo avvenuta la morte del conte della Mirandola, per chiedere soccorso al Papa.191.La rotta dell'armata Veneta in Po accadde la mattina del 22 dicembre a merito principalmente del cardinale Ippolito, che fece tagliare in più luoghi gli argini del fiume, ed appostarvi a pelo d'acqua dei grossi cannoni e delle colubrine di nuova e miglior costruzione del duca Alfonso. La scarica impreveduta scompigliò la flotta, e decise della vittoria.Furioso, c. 3, st. 57. Tre Ariosti vi presero parte. Id., c. 40, st. 2 a 5.192.Il cardinale Marco Cornaro d'illustre famiglia veneta.193.Accenna all'ultimo canto delFurioso(che potrà dirsi fosse nel 1509 terminato ma non completato), ove si descrive il maraviglioso padiglione, sotto il quale la maga Melissa volle che seguissero le nozze di Ruggiero e Bradamante da cui doveva uscire la famiglia d'Este, perchè in detto padiglione la profetica Cassandra, ricamandolo per Ettore, aveva figurata la puerizia e le future imprese del lontanissimo nipote cardinale Ippolito! In sì magnifico quadro di adulazione non mancò quindi di essere dipinta la vittoria su l'armata Veneta (c. 46, st. 97). Forse l'idea di questo fantastico padiglione venne al poeta per aver veduto in Ferrara quello che il duca Ercole nel 1494 regalò a Carlo VIII, tutto di seta ed oro, «fatto in forma di una casa, con sala, camera ed altre dentro,» come si legge nellaCronaca modenesediIacopino de' Lancillotti(Parma, 1861, p. 127) edita dalla Deputazione di Storia patria di Modena.194.Enea Pio di Carpi comandava la squadra ov'era andato a militare Lodovico Ariosto, e il nostro poeta in uno de' suoi carmi, parlando di sè stesso, dice:Pio celebri sub principe miles(V.Opere minoridiLod. Ariostoper cura di F.-L. Polidori. Firenze, Le Monnier, 1857, T. I, p. 340).195.Carlo d'Amboise signor di Chaumont, gran maestro (governatore) di Milano, che si portò a difendere il duca Alfonso. Il papa, dopo aver ricuperato alcune terre che appartenevano alla Chiesa, abbandonò la lega di Cambray, e unito ai Veneziani mosse guerra al duca di Ferrara, il quale alla propostagli alleanza di Giulio II a condizioni onerose aveva preferita quella del re di Francia.196.Questo Pier Moro è ricordato nelFurioso, c. 40, st. 4.197.Il duca d'Urbino colle armi del papa e il favore dei Rangoni occupò Modena il 18 agosto 1510, e due giorni dopo ebbe Carpi. Sassuolo non fu costretto alla resa che il 21 ottobre. Rubiera e Reggio tennero forte per allora. Alla sola data dell'anno in questa lettera credo poter fissare anche quella del mese di ottobre, poco prima della resa di Sassuolo, e quando già il Chaumont aveva riavuto Carpi. Che fosse scritta in Reggio è per sè chiaro abbastanza.198.Nel 23 aprile 1510 il Duca aveva avuto dai Reggiani mille staia di frumento ed altrettanti di spelta e di frumentone, con salsumi e mille cogni di vino per la guerra coi Veneziani.Panciroli,Storia di Reggio, trad. diProspero Viani, lib. VI.199.Il campo Francese andò a Reggio il 29 ottobre 1510, e perciò la data di questa lettera può fissarsi alla fine di detto mese.200.Le date fra parentesi s'intendono supplite da me.201.Poi papa Leone X.202.Io nè pianeta mai, nè tonicella,Nè chierca vo' che in capo mi si pona.Ariosto,Sat.I,v.113-114.203.E provveder ch'io sia il primo, che mocchiSant'Agata, se avvien che al vecchio prete,Sopravvivendogli io, di morir tocchi.Ariosto,Sat.I,v.103-105.204.Era questi il duca di Ferrara Alfonso I che travestito da frate fuggiva da Roma in compagnia dell'Ariosto la grand'ira di Giulio II il quale faceva inseguirlo e ad ogni modo voleva averlo nelle mani.205.Giovanni de' Medici.206.Rinaldo Ariosto cugino di Lodovico.207.Francesca del Fiesco moglie di Lodovico Gonzaga.208.«Così alla mia speranza, che a staffetta Mi trasse a Roma,» dice allaSatira VI. Non appena seppe l'Ariosto che Giovanni de' Medici suo amico era stato eletto papa (11 marzo 1513), corse a Roma per fargli ossequio e congratulazioni anche a nome del duca. Leone X mostrò gradirne la visita; ma la concepita speranza di essere beneficato coll'offerta di qualche carica rimase al poeta delusa.209.Lamentavasi quindi nellaSatira IIcolla famosa terzina:Apollo, tua mercè, tua mercè, santoCollegio delle Muse, io non possiedoTanto per voi, ch'io possa farmi un manto.210.Molti suoi amici avevano conseguito impieghi onorifici e lucrativi, o erano in procinto di diventar cardinali: il papa alla prima creazione ne fece trentuno; onde l'Ariosto disse allaSatira VI: «.... vidi A tanti amici miei rosse le spoglie.»211.Paride Grassi maestro delle cerimonie sotto Giulio II, promosso da Leone X a prelato di palazzo.212.Bernardo Dovizi da Bibbiena segretario particolare del Medici, creato poscia cardinale datario. Era anch'esso amico dell'Ariosto, che nellaSatira IVlo chiama il suo Bibbiena.213.Dall'Archivio de' Frari in Venezia:Notatorio, CollegioI, anni 1515-1520, a carte 23. Questa domanda di privilegio e quella che si legge più avanti sotto il 7 gennaio 1528 vennero pubblicate per la prima volta nella mia seconda edizione delleLettere dell'Ariosto, Bologna 1866, sopra una copia favoritami da Mons. Giuseppe Antonelli. Ricomparvero, credute ancora inedite, nelBuonarroti(Quad. VI, giugno 1868) a cura del signor Andrea Tessier, il quale avendo dato il testo conforme all'originale lo riproduco anch'io egualmente.214.L'Orlando Furiosodell'Ariosto uscì la prima volta in Ferrara per maestro Giovanni Mazzocco dal Bondeno, adì 22 aprile 1516, e la seconda voltada lui corretto e quasi tutto formato di nuovo e ampliatopure in Ferrara per Gio. Battista dalla Pigna milanese, adì 13 febbraio 1521, in forma di 4º.215.Sì di questo che di altri privilegi accordati all'Ariosto per la stampa del suo poema, veggansi le due ricordate edizioni 1516 e 1521, ove però il privilegio veneto manca della data de' 25 ottobre 1515.216.Lorenzo de' Medici, il giovine.217.Maddalena de la Tour d'Auvergne.218.Il card. de' Rossi era figliuolo di una sorella naturale di Lorenzo de' Medici detto il Magnifico.219.Contarina Farnese. Di boria nobilesca, fu esigente col marito che la compiaceva soverchiamente nelle spese di lusso, sì che meritò le censure del nostro poeta.Satira III, v. 138.
109.Le relazioni degli Anziani della Repubblica di Lucca col commissario di Garfagnana furono sempre cordiali; ed anzi racconta il citato Garofolo, che «occorrendo all'Ariosto per certi particolari del suo ufficio abboccarsi con uno de' principali gentiluomini di Lucca, si trasferì secondo l'ordine appuntato tra loro a S. Pellegrino, dove non pure trovò il gentiluomo, ma molti altri de' primi della terra, che in compagnia di molte gentildonne, tratti dalla fama del suo valore, erano concorsi e per vederlo e per onorarlo, e così trattenutolo ad una onorevolissima abitazione, l'accolsero ad una mensa molto splendidamente apprestata, facendogli a gara segnalate cortesie, ed usando verso lui insolite dimostrazioni di amore e di riverenza».
109.Le relazioni degli Anziani della Repubblica di Lucca col commissario di Garfagnana furono sempre cordiali; ed anzi racconta il citato Garofolo, che «occorrendo all'Ariosto per certi particolari del suo ufficio abboccarsi con uno de' principali gentiluomini di Lucca, si trasferì secondo l'ordine appuntato tra loro a S. Pellegrino, dove non pure trovò il gentiluomo, ma molti altri de' primi della terra, che in compagnia di molte gentildonne, tratti dalla fama del suo valore, erano concorsi e per vederlo e per onorarlo, e così trattenutolo ad una onorevolissima abitazione, l'accolsero ad una mensa molto splendidamente apprestata, facendogli a gara segnalate cortesie, ed usando verso lui insolite dimostrazioni di amore e di riverenza».
110.Fra le quattro o cinque gite dell'Ariosto a Ferrara durante il suo commissariato di Garfagnana, quella che avvenne tra il mese di marzo e l'aprile del 1523 fu ordinata dal duca, il quale gli scrisse di recarsi a Ferrara per 15 o 20 giorni a motivo dicerto negotio che avemo a cuore, non gravandolo però di molta fretta.
110.Fra le quattro o cinque gite dell'Ariosto a Ferrara durante il suo commissariato di Garfagnana, quella che avvenne tra il mese di marzo e l'aprile del 1523 fu ordinata dal duca, il quale gli scrisse di recarsi a Ferrara per 15 o 20 giorni a motivo dicerto negotio che avemo a cuore, non gravandolo però di molta fretta.
111.Valentino Carli,Storie della Garfagnana antica, libro VI. Ms. presso la Biblioteca Estense di Modena.
111.Valentino Carli,Storie della Garfagnana antica, libro VI. Ms. presso la Biblioteca Estense di Modena.
112.Il Carli ci dà pure poco prima un esempio d'inesattezza storica, narrando che il capitano Todeschini alla testa di mille soldati Côrsi tentò alla morte di Leone X impadronirsi della Garfagnana prima che il duca vi mandasse un suo commissario; che avutosi da lui Camporgiano, spedì un tamburino a chiedere la resa di Castelnovo; che nell'essere respinto venne a contesa col capitano Segalara suo compagno d'armi, restando ferito di una stoccata mortale nel petto; e che fatto prigioniero dai Castelnovesi morì nel 1522. — Questi fatti avvennero invece nel movimento fatto in Garfagnana dalle bande nere di Giovanni de' Medici di cui faceva parte il Todeschino morto il 2 agosto 1524, come l'Ariosto accenna nelle presenti sue Lettere apag. 228,237,248e255.
112.Il Carli ci dà pure poco prima un esempio d'inesattezza storica, narrando che il capitano Todeschini alla testa di mille soldati Côrsi tentò alla morte di Leone X impadronirsi della Garfagnana prima che il duca vi mandasse un suo commissario; che avutosi da lui Camporgiano, spedì un tamburino a chiedere la resa di Castelnovo; che nell'essere respinto venne a contesa col capitano Segalara suo compagno d'armi, restando ferito di una stoccata mortale nel petto; e che fatto prigioniero dai Castelnovesi morì nel 1522. — Questi fatti avvennero invece nel movimento fatto in Garfagnana dalle bande nere di Giovanni de' Medici di cui faceva parte il Todeschino morto il 2 agosto 1524, come l'Ariosto accenna nelle presenti sue Lettere apag. 228,237,248e255.
113.Abbiamo negli Statuti di Castelnovo, lib. II, cap. 16: «Nel giorno del mercato pubblico del giovedì, niuno terriero o forestiero possa esser fatto prigione, nè distenersi, ecc.»
113.Abbiamo negli Statuti di Castelnovo, lib. II, cap. 16: «Nel giorno del mercato pubblico del giovedì, niuno terriero o forestiero possa esser fatto prigione, nè distenersi, ecc.»
114.Daniello Bartoli,Degli uomini e de' fatti della Comp. di Gesù, libro I, cap. 26.
114.Daniello Bartoli,Degli uomini e de' fatti della Comp. di Gesù, libro I, cap. 26.
115.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LVII.
115.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LVII.
116.Vita di Alfonso I, cap. LIX.
116.Vita di Alfonso I, cap. LIX.
117.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXVI.
117.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXVI.
118.Idem, ivi, cap. LXVII.
118.Idem, ivi, cap. LXVII.
119.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXXII.
119.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXXII.
120.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXXIII.
120.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXXIII.
121.Archivio storico italiano, nuova serie. Tomo IX, parte II, pag. 128.
121.Archivio storico italiano, nuova serie. Tomo IX, parte II, pag. 128.
122.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXXIV. Il codice Antonelli di Ferrara da noi tenuto a confronto, dice:da uno archibugiero del papa; diversità di lezione, la quale offre nuova prova dell'incertezza che fin d'allora correva sull'uccisore del Borbone, di che il Cellini nella propria Vita si vantò essere stato egli stesso.
122.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LXXIV. Il codice Antonelli di Ferrara da noi tenuto a confronto, dice:da uno archibugiero del papa; diversità di lezione, la quale offre nuova prova dell'incertezza che fin d'allora correva sull'uccisore del Borbone, di che il Cellini nella propria Vita si vantò essere stato egli stesso.
123.Bon. Pistofilo, l. c., cap. LXXV.
123.Bon. Pistofilo, l. c., cap. LXXV.
124.Antonio Frizzi,Memorie per la storia di Ferrara, tomo IV.
124.Antonio Frizzi,Memorie per la storia di Ferrara, tomo IV.
125.Prologo di Gabriele Ariosto alla commediaLa Scolastica: inLodovico Ariosto,Opere minori, tomo II, pag. 426-427.
125.Prologo di Gabriele Ariosto alla commediaLa Scolastica: inLodovico Ariosto,Opere minori, tomo II, pag. 426-427.
126.Vita di Lod. Ariosto, pag. 207.
126.Vita di Lod. Ariosto, pag. 207.
127.Lod. Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 222-225.
127.Lod. Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 222-225.
128.Lo storico Guicciardini ha secondo un ms. de' suoiAvvertimenti politici, che trovasi presso di noi: «Dico che il duca di Ferrara, che fa mercanzia, in questo non solo fa cosa vergognosa, ma è tiranno, facendo quel ch'è ufficio de' privati e non suo; e pecca tanto verso i popoli quanto peccherebbono essi verso lui, volendo intromettersi in quel ch'è ufficiosolumdel principe.»
128.Lo storico Guicciardini ha secondo un ms. de' suoiAvvertimenti politici, che trovasi presso di noi: «Dico che il duca di Ferrara, che fa mercanzia, in questo non solo fa cosa vergognosa, ma è tiranno, facendo quel ch'è ufficio de' privati e non suo; e pecca tanto verso i popoli quanto peccherebbono essi verso lui, volendo intromettersi in quel ch'è ufficiosolumdel principe.»
129.Lod. Ariosto,Opere minori, tomo II, pag. 353.
129.Lod. Ariosto,Opere minori, tomo II, pag. 353.
130.Ugo Foscolo,Sui poemi narrativi e romanzeschi italiani, traduzione dall'inglese del Maggi.
130.Ugo Foscolo,Sui poemi narrativi e romanzeschi italiani, traduzione dall'inglese del Maggi.
131.Abbiam veduto come il marchese del Vasto fosse prodigo all'Ariosto in Correggio del regalo di alcuni oggetti preziosi e di una pensione vitalizia (pag. 327), ond'egli non mancò di encomiarlo in quest'ultima sua ristampa delFurioso: e abbiam anche veduto quanto il cardinale Ippolito e il duca Alfonso I si mostrassero avari di questa sorta favori verso colui che li aveva sì altamente celebrati con tutta l'Estense progenie. Pure il cav. Luigi Lamberti, cui dobbiamo in gran parte la pubblicazione nelPoligrafodi Milano dell'Eglogadel nostro autore, dichiara che «se l'Ariosto non raccolse dal suo poema quel frutto che a sì squisito lavoro si competeva, ebbe però alcuna cosa di cui non si fa menzione dagli scrittori della sua vita». Questa notizia egli la trae da una lettera latina inedita di Paolo Manuzio, che Santo Fattori vide nell'Archivio di Modena, e diretta al cardinale Ippolito d'Este al quale il Manuzio (nel 1557) aveva dedicata la sua operaDe legibus Romanis, e che dice: «.... Io mi doleva che il figlio del tuo fratello, giovane di animo prestante, infiammato dall'amore dell'immortalità per le fole dell'impazzito Orlando stampate col nome di lui, avesse donato una collana d'oro del valore di cinquecento scudi; e che tu, uomo cotanto grande, con tante ricchezze e di sì gran fama, pel libro delleRomane leggi, non punto comparabile, siccome credo, con quelle furie d'Orlando, non avessi mandato a me neppure un fermaglio di rame....Venezia, 1 feb. 1557». (V. Vita del Lamberti nelleNotizie bibliog. in continuaz. della Biblioteca modenese del Tiraboschi. Reggio, 1835, Tom. IV, pag. 75, 76). Ma il Lamberti non s'accorse che qui si parlava del cardinale Ippolito II d'Este nipote del I, come la data della lettera e della edizione del libro del Manuzio lo dimostrano: e così è da stabilire che il regalo che mosse la brutta invidia cadde in vece su Girolamo Ruscelli, il quale nel 1556 dedicò al principe Don Alfonso d'Este figlio ad Ercole II una ristampa del Furioso uscita in Venezia pei tipi del Valgrisi colle figure che si ritengono designate dal pittore Dosso Dossi.
131.Abbiam veduto come il marchese del Vasto fosse prodigo all'Ariosto in Correggio del regalo di alcuni oggetti preziosi e di una pensione vitalizia (pag. 327), ond'egli non mancò di encomiarlo in quest'ultima sua ristampa delFurioso: e abbiam anche veduto quanto il cardinale Ippolito e il duca Alfonso I si mostrassero avari di questa sorta favori verso colui che li aveva sì altamente celebrati con tutta l'Estense progenie. Pure il cav. Luigi Lamberti, cui dobbiamo in gran parte la pubblicazione nelPoligrafodi Milano dell'Eglogadel nostro autore, dichiara che «se l'Ariosto non raccolse dal suo poema quel frutto che a sì squisito lavoro si competeva, ebbe però alcuna cosa di cui non si fa menzione dagli scrittori della sua vita». Questa notizia egli la trae da una lettera latina inedita di Paolo Manuzio, che Santo Fattori vide nell'Archivio di Modena, e diretta al cardinale Ippolito d'Este al quale il Manuzio (nel 1557) aveva dedicata la sua operaDe legibus Romanis, e che dice: «.... Io mi doleva che il figlio del tuo fratello, giovane di animo prestante, infiammato dall'amore dell'immortalità per le fole dell'impazzito Orlando stampate col nome di lui, avesse donato una collana d'oro del valore di cinquecento scudi; e che tu, uomo cotanto grande, con tante ricchezze e di sì gran fama, pel libro delleRomane leggi, non punto comparabile, siccome credo, con quelle furie d'Orlando, non avessi mandato a me neppure un fermaglio di rame....Venezia, 1 feb. 1557». (V. Vita del Lamberti nelleNotizie bibliog. in continuaz. della Biblioteca modenese del Tiraboschi. Reggio, 1835, Tom. IV, pag. 75, 76). Ma il Lamberti non s'accorse che qui si parlava del cardinale Ippolito II d'Este nipote del I, come la data della lettera e della edizione del libro del Manuzio lo dimostrano: e così è da stabilire che il regalo che mosse la brutta invidia cadde in vece su Girolamo Ruscelli, il quale nel 1556 dedicò al principe Don Alfonso d'Este figlio ad Ercole II una ristampa del Furioso uscita in Venezia pei tipi del Valgrisi colle figure che si ritengono designate dal pittore Dosso Dossi.
132.IlFrizzinelle sueMemorie storiche della famiglia Ariostisembra far qualche calcolo di alcuni Rogiti di data assai prossima alla morte di Lodovico ov'è dettolaureatus poeta. Questa qualifica la troviamo data nelle cronache reggiane a Gabriele Malaguzzi padre della Daria onde nacque l'Ariosto, e nelle cronache ferraresi a Lodovico Carbone e a Tito Strozzi: il che significa l'essere riconosciuto da tutti come buon poeta anche senza bisogno di materiale incoronazione. L'Ariosto poi col suo poema si pose da sè stesso in capo tal serto, che ben vale quanto quello e più di quello che non potè essergli conferito dalle mani dell'imperatore.
132.IlFrizzinelle sueMemorie storiche della famiglia Ariostisembra far qualche calcolo di alcuni Rogiti di data assai prossima alla morte di Lodovico ov'è dettolaureatus poeta. Questa qualifica la troviamo data nelle cronache reggiane a Gabriele Malaguzzi padre della Daria onde nacque l'Ariosto, e nelle cronache ferraresi a Lodovico Carbone e a Tito Strozzi: il che significa l'essere riconosciuto da tutti come buon poeta anche senza bisogno di materiale incoronazione. L'Ariosto poi col suo poema si pose da sè stesso in capo tal serto, che ben vale quanto quello e più di quello che non potè essergli conferito dalle mani dell'imperatore.
133.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. CII.
133.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. CII.
134.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 239-240.
134.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 239-240.
135.In fine di questo volume, oltre di ristampare un sonetto che trovammo inedito dell'Ariosto, aggiungiamo sull'appoggio di un ms. sincrono de'Cinque cantila prima ottava mancante in tutte le edizioni, ma che in parte è conforme alla st. 68 del XLVI ed ultimo canto delFurioso. Il Barotti sospettò che il canto II fosse scritto dall'Autore tra il 1516 e il 1520, per quanto dice nell'osservazione che pose alla st. 52: però sembra che messer Lodovico vi attendesse assieme agli altri quattro dopo essersi portato al suo commissariato di Garfagnana (1522-25), poichè nella st. 18 dello stesso canto II parla del ferro che raccolto nelle montagne di quella provincia veniva separato in un villaggio, per ciò dettoForno Volasco, di cui nota lo stretto e difficile sentiero da lui senz'altro percorso.
135.In fine di questo volume, oltre di ristampare un sonetto che trovammo inedito dell'Ariosto, aggiungiamo sull'appoggio di un ms. sincrono de'Cinque cantila prima ottava mancante in tutte le edizioni, ma che in parte è conforme alla st. 68 del XLVI ed ultimo canto delFurioso. Il Barotti sospettò che il canto II fosse scritto dall'Autore tra il 1516 e il 1520, per quanto dice nell'osservazione che pose alla st. 52: però sembra che messer Lodovico vi attendesse assieme agli altri quattro dopo essersi portato al suo commissariato di Garfagnana (1522-25), poichè nella st. 18 dello stesso canto II parla del ferro che raccolto nelle montagne di quella provincia veniva separato in un villaggio, per ciò dettoForno Volasco, di cui nota lo stretto e difficile sentiero da lui senz'altro percorso.
136.Sono infiniti i miglioramenti di locuzione che l'Ariosto venne introducendo nel suo poema dopo la prima stampa del 1516: ma anche in questa noi vediamocamera(che pur è nella commediaLa Cassariatanto in prosa che in versi),fata, giglio, lancia, e non una sola voltaciambra, fada, ziglio, lanzache sempre s'incontrano come segni più espressi della pronunzia provinciale nelRinaldo ardito. L'Ariosto che si studiava di mutare:Si tol la vistainLa vista tolle—trastulinpiacer—metalinbronzo(III, 67; IV, 22; XIX, 76), è mai possibile che potesse poi seguitare a dettar versi con troncamenti di questa fatta:L'amorosa mia don gran tempo aspetta — Cui sotto il ceppo ha il col per esser morto — Il fer li pose con tanta possanza, ecc. (Rin. ard., I, 10 e 5, V, 12)?Un difensore dell'originalità ariostesca di detto codice comparve da ultimo nella persona del bibliofilo Paolo Antonio Tosi di Milano, il quale si mostrò punto dalle nostre osservazioni in contrario, e vi fece risposta alla sua maniera, che stampò in Busto Arsizio nel 1863, poi in appendice allaBibliografia dei romanzi di cavalleria, Milano, 1865. Giova però ricordare che il Tosi era divenuto proprietario di questo codice, che non trovava un padrone un po' stabile; nè deve quindi far caso se il libraio sbracciavasi per tener in credito la sua mercanzia.
136.Sono infiniti i miglioramenti di locuzione che l'Ariosto venne introducendo nel suo poema dopo la prima stampa del 1516: ma anche in questa noi vediamocamera(che pur è nella commediaLa Cassariatanto in prosa che in versi),fata, giglio, lancia, e non una sola voltaciambra, fada, ziglio, lanzache sempre s'incontrano come segni più espressi della pronunzia provinciale nelRinaldo ardito. L'Ariosto che si studiava di mutare:Si tol la vistainLa vista tolle—trastulinpiacer—metalinbronzo(III, 67; IV, 22; XIX, 76), è mai possibile che potesse poi seguitare a dettar versi con troncamenti di questa fatta:L'amorosa mia don gran tempo aspetta — Cui sotto il ceppo ha il col per esser morto — Il fer li pose con tanta possanza, ecc. (Rin. ard., I, 10 e 5, V, 12)?
Un difensore dell'originalità ariostesca di detto codice comparve da ultimo nella persona del bibliofilo Paolo Antonio Tosi di Milano, il quale si mostrò punto dalle nostre osservazioni in contrario, e vi fece risposta alla sua maniera, che stampò in Busto Arsizio nel 1863, poi in appendice allaBibliografia dei romanzi di cavalleria, Milano, 1865. Giova però ricordare che il Tosi era divenuto proprietario di questo codice, che non trovava un padrone un po' stabile; nè deve quindi far caso se il libraio sbracciavasi per tener in credito la sua mercanzia.
137.Queste due morti per indigestione trovano riscontro nell'epigramma giovanile fatto dall'Ariosto sul cognome Estense e che abbiamo prodotto a pag. XXI in nota.
137.Queste due morti per indigestione trovano riscontro nell'epigramma giovanile fatto dall'Ariosto sul cognome Estense e che abbiamo prodotto a pag. XXI in nota.
138.Vita di Alfonso I, cap. II.
138.Vita di Alfonso I, cap. II.
139.Cantù,Storia universale, ottava ediz., Tomo IX, pag. 379.
139.Cantù,Storia universale, ottava ediz., Tomo IX, pag. 379.
140.Ms. citato, presso la R. Biblioteca Estense di Modena.
140.Ms. citato, presso la R. Biblioteca Estense di Modena.
141.Archivio storico italiano.Appendice. Tomo II, pagina 67-68.
141.Archivio storico italiano.Appendice. Tomo II, pagina 67-68.
142.Memorie storiche e documenti sulla città e sull'antico principato di Carpi, studi e indagini della Commissione municipale di storia patria e di arti belle di detta città.Carpi, 1879-80, Vol. II, p. 12 a 20 e 355.
142.Memorie storiche e documenti sulla città e sull'antico principato di Carpi, studi e indagini della Commissione municipale di storia patria e di arti belle di detta città.Carpi, 1879-80, Vol. II, p. 12 a 20 e 355.
143.Sembra che a Nicolò Ariosto cadesse in mente il verso di Dante:Io credo ch'ei credette ch'io credesse(Inf., c. XIII, v. 25).
143.Sembra che a Nicolò Ariosto cadesse in mente il verso di Dante:Io credo ch'ei credette ch'io credesse(Inf., c. XIII, v. 25).
144.Invece dicerchorno extinguerli la luce de li occhi, il cardinale corresse di suo pugno la minuta del segretario, temperando l'enormezza a lui dovuta, conlo batterono ne li occhi.
144.Invece dicerchorno extinguerli la luce de li occhi, il cardinale corresse di suo pugno la minuta del segretario, temperando l'enormezza a lui dovuta, conlo batterono ne li occhi.
145.Corretto come sopra conla causa di questo, per quantoecc.
145.Corretto come sopra conla causa di questo, per quantoecc.
146.Corretto come sopra cona fare tal scandalo. Di cheecc.
146.Corretto come sopra cona fare tal scandalo. Di cheecc.
147.I due fratelli Alfonso ed Ippolito d'Este erano stati tenuti a battesimo dalla Repubblica di Venezia.
147.I due fratelli Alfonso ed Ippolito d'Este erano stati tenuti a battesimo dalla Repubblica di Venezia.
148.Questa lettera fu scritta in cifra.
148.Questa lettera fu scritta in cifra.
149.Questa lettera è tutta di pugno del duca Alfonso I.
149.Questa lettera è tutta di pugno del duca Alfonso I.
150.Obizo Remo segretario del duca.
150.Obizo Remo segretario del duca.
151.Diavolo,Gran-diavoloeTerremotoerano i nomi dati dal duca a' suoi più grossi cannoni, oltre laGiuliafamosa bombarda; come si è detto a pag. LVIII, nota 2.
151.Diavolo,Gran-diavoloeTerremotoerano i nomi dati dal duca a' suoi più grossi cannoni, oltre laGiuliafamosa bombarda; come si è detto a pag. LVIII, nota 2.
152.Or sembra che incomincino le esagerazioni.
152.Or sembra che incomincino le esagerazioni.
153.Non è verosimile che Gianni dopo aver voluto le assicurazioni dalla bocca stessa del Papa per rendere più efficaci i di lui maneggi, fosse poi corso a persuadere in senso contrario il capitano Ello.
153.Non è verosimile che Gianni dopo aver voluto le assicurazioni dalla bocca stessa del Papa per rendere più efficaci i di lui maneggi, fosse poi corso a persuadere in senso contrario il capitano Ello.
154.Anche questo bruciamento di lettere si direbbe essere una scappatoia ritrovata dal compilatore del Processo.
154.Anche questo bruciamento di lettere si direbbe essere una scappatoia ritrovata dal compilatore del Processo.
155.Il progetto di questa impresa coi mille somieri è ridicolo.
155.Il progetto di questa impresa coi mille somieri è ridicolo.
156.Sarebbe stato della natura di Alfonso I lasciare che il progetto del Gambara fosse messo in atto per tirar questi nell'agguato e farne vendetta.
156.Sarebbe stato della natura di Alfonso I lasciare che il progetto del Gambara fosse messo in atto per tirar questi nell'agguato e farne vendetta.
157.E non mancò infatti il favore che fece verificare fino ai giorni nostri una sì grande aspettativa, onde quel secolo prese nome di Leone X.
157.E non mancò infatti il favore che fece verificare fino ai giorni nostri una sì grande aspettativa, onde quel secolo prese nome di Leone X.
158.Quest'importante lettera fu pubblicata per la prima volta dal signor march. Giuseppe Campori (come si è detto a pag. LXXX, nota 1), ed è ora riscontrata sull'originale. Le note che abbiam conservate del lodato editore hanno il contrassegno: (G. C.).
158.Quest'importante lettera fu pubblicata per la prima volta dal signor march. Giuseppe Campori (come si è detto a pag. LXXX, nota 1), ed è ora riscontrata sull'originale. Le note che abbiam conservate del lodato editore hanno il contrassegno: (G. C.).
159.Ercole Rangoni cardinale (G. C.).
159.Ercole Rangoni cardinale (G. C.).
160.Il card. Innocenzo figlio di Franceschetto Cibo e di Maddalena de' Medici sorella di Leone X (G. C.).
160.Il card. Innocenzo figlio di Franceschetto Cibo e di Maddalena de' Medici sorella di Leone X (G. C.).
161.Fra Mariano Fetti laico domenicano che fu successore di Bramante e antecessore di Sebastiano Veneziano nell'ufficio del piombo. Costui fu principalissimo giullare della corte di Leone X insieme col Baraballo, col Querno e simili; ma fu anche in un tempo amico e fautore degli artisti (G. C.).
161.Fra Mariano Fetti laico domenicano che fu successore di Bramante e antecessore di Sebastiano Veneziano nell'ufficio del piombo. Costui fu principalissimo giullare della corte di Leone X insieme col Baraballo, col Querno e simili; ma fu anche in un tempo amico e fautore degli artisti (G. C.).
162.Il signor march. Campori lesse:forami.— IlFanfulla della domenica(n. 4, 24 gennaio 1886), che ristampò in parte questa lettera, ha:per mo se foravano.— E avendo detto più sopra: «capretidi Fra Mariano», invece dicapreci, lo riteniamo errore di stampa.
162.Il signor march. Campori lesse:forami.— IlFanfulla della domenica(n. 4, 24 gennaio 1886), che ristampò in parte questa lettera, ha:per mo se foravano.— E avendo detto più sopra: «capretidi Fra Mariano», invece dicapreci, lo riteniamo errore di stampa.
163.Figurando la scena deiSuppositila città di Ferrara, dice che Ferrara era venuta a Roma sotto fede del card. Cibo (nelle sue stanze) per non esser da meno di Mantova, ossia di un'altra commedia colla scena in Mantova, la quale l'anno avanti era stata egualmente portata a Roma dal card. di Bibiena (per favore e cura di lui). Un giuoco pressochè eguale di parole è fatto dall'Ariosto anche nei due prologhi della commediaIl Negromanteche ha la scena in Cremona, e da poter servire alle recite di Roma e Ferrara.La commedia poi che si accenna recitata in Roma nel 1518 potrebb'essere, fra l'altre, l'Eutichiadi Nicola Grasso mantovano, la quale ha la scena in Mantova e si dice nel Prologo esposta in diverso luogo (però in un pubblico teatro): commedia che fu stampata in Roma l'anno 1524, contemporaneamente aiSuppositiin prosa dell'Ariosto, ed allaCalandradel Bibiena ecc.
163.Figurando la scena deiSuppositila città di Ferrara, dice che Ferrara era venuta a Roma sotto fede del card. Cibo (nelle sue stanze) per non esser da meno di Mantova, ossia di un'altra commedia colla scena in Mantova, la quale l'anno avanti era stata egualmente portata a Roma dal card. di Bibiena (per favore e cura di lui). Un giuoco pressochè eguale di parole è fatto dall'Ariosto anche nei due prologhi della commediaIl Negromanteche ha la scena in Cremona, e da poter servire alle recite di Roma e Ferrara.
La commedia poi che si accenna recitata in Roma nel 1518 potrebb'essere, fra l'altre, l'Eutichiadi Nicola Grasso mantovano, la quale ha la scena in Mantova e si dice nel Prologo esposta in diverso luogo (però in un pubblico teatro): commedia che fu stampata in Roma l'anno 1524, contemporaneamente aiSuppositiin prosa dell'Ariosto, ed allaCalandradel Bibiena ecc.
164.Veggasi il Prologo deiSuppositiin prosa ed in versi: ma sembra che l'Ariosto facesse per la rappresentazione di questa commedia in Roma un nuovo Prologo in cui si accennasse la gara tra Mantova e Ferrara e avesse ancora maggioribisticci aromatici(allusioni men che oneste) per soddisfare vie più all'umore di Leone X.
164.Veggasi il Prologo deiSuppositiin prosa ed in versi: ma sembra che l'Ariosto facesse per la rappresentazione di questa commedia in Roma un nuovo Prologo in cui si accennasse la gara tra Mantova e Ferrara e avesse ancora maggioribisticci aromatici(allusioni men che oneste) per soddisfare vie più all'umore di Leone X.
165.Cioèil card. d'Aragona(VediFanfullacit.)
165.Cioèil card. d'Aragona(VediFanfullacit.)
166.Uomo del duca d'Urbino (VediFanfullacit.).
166.Uomo del duca d'Urbino (VediFanfullacit.).
167.Qui nelFanfullaè saltata una riga, e perciò il senso resta interrotto.
167.Qui nelFanfullaè saltata una riga, e perciò il senso resta interrotto.
168.Forse Madama Margherita zia di Carlo V, la quale tenne il governo delle Fiandre dal principio del 1508 al 1º dicembre 1530, nel qual giorno morì (G. C.).
168.Forse Madama Margherita zia di Carlo V, la quale tenne il governo delle Fiandre dal principio del 1508 al 1º dicembre 1530, nel qual giorno morì (G. C.).
169.Fè raraper Ferrara; allusione al fatto svolto nella commedia che si finge avvenuto in quella città e al ferrarese Ariosto autore di essa (G. C.).
169.Fè raraper Ferrara; allusione al fatto svolto nella commedia che si finge avvenuto in quella città e al ferrarese Ariosto autore di essa (G. C.).
170.Principale favorito e cameriere del Papa, che dopo la morte di lui fu messo in prigione per sospetto non si fosse appropriato certe preziose masserizie del medesimo. Fu poi assoluto. Vedansi in proposito leLettere di Principi(G. C.).
170.Principale favorito e cameriere del Papa, che dopo la morte di lui fu messo in prigione per sospetto non si fosse appropriato certe preziose masserizie del medesimo. Fu poi assoluto. Vedansi in proposito leLettere di Principi(G. C.).
171.Che parrebbe titolo di fondo morale; se pure non è da leggereUno arboro de mele.— IlFanfullaha «uno arboro de mati» (cuccagna?).
171.Che parrebbe titolo di fondo morale; se pure non è da leggereUno arboro de mele.— IlFanfullaha «uno arboro de mati» (cuccagna?).
172.Cioè montare a cavalluccio d'un palafreniere. Così diciamo:Dare un cavallo, a chi fa spropositi da essere frustato, posto a cavalluccio d'un altro.
172.Cioè montare a cavalluccio d'un palafreniere. Così diciamo:Dare un cavallo, a chi fa spropositi da essere frustato, posto a cavalluccio d'un altro.
173.Il celebre Pietro Bembo segretario del Papa, e poi Cardinale (G. C.).
173.Il celebre Pietro Bembo segretario del Papa, e poi Cardinale (G. C.).
174.Lodovico Canossa vescovo di Bayeux (G. C.).
174.Lodovico Canossa vescovo di Bayeux (G. C.).
175.Dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, favoritami in copia dal degn. sig. Bibl. cav. Antonio Ceruti. È una lettera «della gioventù del nostro grande poeta, che fu tutta latina», come giustamente osserva il ch. Carducci; e in essa tanto per fatto dell'Ariosto che delle lezioni date dall'Aquila si avvalorano i buoni risultati del risorgimento degli studi classici in Ferrara (V.Poesie latine di Lod. Ariosto, studi e ricerche diG. Carducci, Bologna, 1876, 2ª edizione).
175.Dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, favoritami in copia dal degn. sig. Bibl. cav. Antonio Ceruti. È una lettera «della gioventù del nostro grande poeta, che fu tutta latina», come giustamente osserva il ch. Carducci; e in essa tanto per fatto dell'Ariosto che delle lezioni date dall'Aquila si avvalorano i buoni risultati del risorgimento degli studi classici in Ferrara (V.Poesie latine di Lod. Ariosto, studi e ricerche diG. Carducci, Bologna, 1876, 2ª edizione).
176.Di Marsilio Ficino erano già a stampa:Theologia Platonica(Florentiae, 1482);Platonis, Opera latine interpr.(Venetiis, 1491);Commentaria in Platonis Parmenidem, Sophistam, Timaeumetc. (Florentiae, 1496).
176.Di Marsilio Ficino erano già a stampa:Theologia Platonica(Florentiae, 1482);Platonis, Opera latine interpr.(Venetiis, 1491);Commentaria in Platonis Parmenidem, Sophistam, Timaeumetc. (Florentiae, 1496).
177.L'Ariosto fu amico e condiscepolo di Alberto Pio principe di Carpi, e a lui intitolò alcuni de' suoi carmi.
177.L'Ariosto fu amico e condiscepolo di Alberto Pio principe di Carpi, e a lui intitolò alcuni de' suoi carmi.
178.Dell'ebreo da Riva, che teneva banco di prestiti in Ferrara, è fatto cenno dall'Ariosto anche nella commediaLa Lena, atto 3º, sc. 6ª.
178.Dell'ebreo da Riva, che teneva banco di prestiti in Ferrara, è fatto cenno dall'Ariosto anche nella commediaLa Lena, atto 3º, sc. 6ª.
179.A scemar le usure il Duca aprì in Ferrara il 3 gennaio 1508 un Monte di pietà. In Modena e Reggio eravi fino dal 1494.
179.A scemar le usure il Duca aprì in Ferrara il 3 gennaio 1508 un Monte di pietà. In Modena e Reggio eravi fino dal 1494.
180.Sarebbero in oggi da lire 34,68, a lire 37,16 per oltre 7 ettolitri di vino: e lire 1,49 per circa 23 chilogr. di frumento.
180.Sarebbero in oggi da lire 34,68, a lire 37,16 per oltre 7 ettolitri di vino: e lire 1,49 per circa 23 chilogr. di frumento.
181.Intende l'armata di 18 galee che i Veneziani spedirono in Po sotto il comando di Angelo Trivisani a danno specialmente del duca Alfonso di Ferrara che aveva ricuperato il Polesine di Rovigo. Il Duca faceva parte dell'infausta lega di Cambray promossa dal Papa contro la Repubblica Veneta. Il cardinale Ippolito, d'indole guerresca, trovavasi colle genti di suo fratello a rinforzare il campo Cesareo sotto Padova.
181.Intende l'armata di 18 galee che i Veneziani spedirono in Po sotto il comando di Angelo Trivisani a danno specialmente del duca Alfonso di Ferrara che aveva ricuperato il Polesine di Rovigo. Il Duca faceva parte dell'infausta lega di Cambray promossa dal Papa contro la Repubblica Veneta. Il cardinale Ippolito, d'indole guerresca, trovavasi colle genti di suo fratello a rinforzare il campo Cesareo sotto Padova.
182.Il cardinale Giuliano Cesarini fu abbate commendatario di Nonantola dal 1505 fino al 1510 in cui morì.
182.Il cardinale Giuliano Cesarini fu abbate commendatario di Nonantola dal 1505 fino al 1510 in cui morì.
183.Cioè: per averne le figliature.
183.Cioè: per averne le figliature.
184.Questo Salomone, essendo uno de' tredici valorosi italiani che nel 1503 vinsero in Barletta la famosa disfida con altrettanti francesi, è più avanti a torto chiamato un codardo giudeo. Fu però vinto nel duello che ebbe con Marino dalla Maitina in Ferrara il 14 novembre 1509 (V.A. Bertolotti,La disfida di Barletta, inArch. stor. lomb., an. IX, fasc. IV, dicembre 1884).
184.Questo Salomone, essendo uno de' tredici valorosi italiani che nel 1503 vinsero in Barletta la famosa disfida con altrettanti francesi, è più avanti a torto chiamato un codardo giudeo. Fu però vinto nel duello che ebbe con Marino dalla Maitina in Ferrara il 14 novembre 1509 (V.A. Bertolotti,La disfida di Barletta, inArch. stor. lomb., an. IX, fasc. IV, dicembre 1884).
185.Inotari d'arginisorvegliavano di continuo i lavoratori di Po, secondo il comparto deigiudici d'argini. NellaLena, atto 3º, sc. 2ª, l'Ariosto ricorda anche igiudici alle fosse, che scavavansi attorno di Ferrara.
185.Inotari d'arginisorvegliavano di continuo i lavoratori di Po, secondo il comparto deigiudici d'argini. NellaLena, atto 3º, sc. 2ª, l'Ariosto ricorda anche igiudici alle fosse, che scavavansi attorno di Ferrara.
186.È in parte consunta dal fuoco. Le parole o lettere in corsivo sono state da me supplite ove parvero probabili.
186.È in parte consunta dal fuoco. Le parole o lettere in corsivo sono state da me supplite ove parvero probabili.
187.Pietro Isualli arcivescovo di Reggio in Calabria.
187.Pietro Isualli arcivescovo di Reggio in Calabria.
188.Il conte della Mirandola, Lodovico Pico, mandato da papa Giulio II alla testa di una campagnia di duecento fanti e altrettanti cavalleggieri in aiuto del duca Alfonso, restò ucciso il 15 dicembre 1509 da una palla d'artiglieria delle navi veneziane, dopo aver respinto gli stradiotti nel bastione che avevano eretto sulla riva del Po in faccia alla Polesella, e mentre cavalcava a fianco del cardinale Ippolito.
188.Il conte della Mirandola, Lodovico Pico, mandato da papa Giulio II alla testa di una campagnia di duecento fanti e altrettanti cavalleggieri in aiuto del duca Alfonso, restò ucciso il 15 dicembre 1509 da una palla d'artiglieria delle navi veneziane, dopo aver respinto gli stradiotti nel bastione che avevano eretto sulla riva del Po in faccia alla Polesella, e mentre cavalcava a fianco del cardinale Ippolito.
189.Lodovico Canossa vescovo di Tricarica.
189.Lodovico Canossa vescovo di Tricarica.
190.L'Ariosto partì da Ferrara il 16 dicembre 1509, come rilevasi dalFurioso, c. 40, st. 3, subito dopo avvenuta la morte del conte della Mirandola, per chiedere soccorso al Papa.
190.L'Ariosto partì da Ferrara il 16 dicembre 1509, come rilevasi dalFurioso, c. 40, st. 3, subito dopo avvenuta la morte del conte della Mirandola, per chiedere soccorso al Papa.
191.La rotta dell'armata Veneta in Po accadde la mattina del 22 dicembre a merito principalmente del cardinale Ippolito, che fece tagliare in più luoghi gli argini del fiume, ed appostarvi a pelo d'acqua dei grossi cannoni e delle colubrine di nuova e miglior costruzione del duca Alfonso. La scarica impreveduta scompigliò la flotta, e decise della vittoria.Furioso, c. 3, st. 57. Tre Ariosti vi presero parte. Id., c. 40, st. 2 a 5.
191.La rotta dell'armata Veneta in Po accadde la mattina del 22 dicembre a merito principalmente del cardinale Ippolito, che fece tagliare in più luoghi gli argini del fiume, ed appostarvi a pelo d'acqua dei grossi cannoni e delle colubrine di nuova e miglior costruzione del duca Alfonso. La scarica impreveduta scompigliò la flotta, e decise della vittoria.Furioso, c. 3, st. 57. Tre Ariosti vi presero parte. Id., c. 40, st. 2 a 5.
192.Il cardinale Marco Cornaro d'illustre famiglia veneta.
192.Il cardinale Marco Cornaro d'illustre famiglia veneta.
193.Accenna all'ultimo canto delFurioso(che potrà dirsi fosse nel 1509 terminato ma non completato), ove si descrive il maraviglioso padiglione, sotto il quale la maga Melissa volle che seguissero le nozze di Ruggiero e Bradamante da cui doveva uscire la famiglia d'Este, perchè in detto padiglione la profetica Cassandra, ricamandolo per Ettore, aveva figurata la puerizia e le future imprese del lontanissimo nipote cardinale Ippolito! In sì magnifico quadro di adulazione non mancò quindi di essere dipinta la vittoria su l'armata Veneta (c. 46, st. 97). Forse l'idea di questo fantastico padiglione venne al poeta per aver veduto in Ferrara quello che il duca Ercole nel 1494 regalò a Carlo VIII, tutto di seta ed oro, «fatto in forma di una casa, con sala, camera ed altre dentro,» come si legge nellaCronaca modenesediIacopino de' Lancillotti(Parma, 1861, p. 127) edita dalla Deputazione di Storia patria di Modena.
193.Accenna all'ultimo canto delFurioso(che potrà dirsi fosse nel 1509 terminato ma non completato), ove si descrive il maraviglioso padiglione, sotto il quale la maga Melissa volle che seguissero le nozze di Ruggiero e Bradamante da cui doveva uscire la famiglia d'Este, perchè in detto padiglione la profetica Cassandra, ricamandolo per Ettore, aveva figurata la puerizia e le future imprese del lontanissimo nipote cardinale Ippolito! In sì magnifico quadro di adulazione non mancò quindi di essere dipinta la vittoria su l'armata Veneta (c. 46, st. 97). Forse l'idea di questo fantastico padiglione venne al poeta per aver veduto in Ferrara quello che il duca Ercole nel 1494 regalò a Carlo VIII, tutto di seta ed oro, «fatto in forma di una casa, con sala, camera ed altre dentro,» come si legge nellaCronaca modenesediIacopino de' Lancillotti(Parma, 1861, p. 127) edita dalla Deputazione di Storia patria di Modena.
194.Enea Pio di Carpi comandava la squadra ov'era andato a militare Lodovico Ariosto, e il nostro poeta in uno de' suoi carmi, parlando di sè stesso, dice:Pio celebri sub principe miles(V.Opere minoridiLod. Ariostoper cura di F.-L. Polidori. Firenze, Le Monnier, 1857, T. I, p. 340).
194.Enea Pio di Carpi comandava la squadra ov'era andato a militare Lodovico Ariosto, e il nostro poeta in uno de' suoi carmi, parlando di sè stesso, dice:Pio celebri sub principe miles(V.Opere minoridiLod. Ariostoper cura di F.-L. Polidori. Firenze, Le Monnier, 1857, T. I, p. 340).
195.Carlo d'Amboise signor di Chaumont, gran maestro (governatore) di Milano, che si portò a difendere il duca Alfonso. Il papa, dopo aver ricuperato alcune terre che appartenevano alla Chiesa, abbandonò la lega di Cambray, e unito ai Veneziani mosse guerra al duca di Ferrara, il quale alla propostagli alleanza di Giulio II a condizioni onerose aveva preferita quella del re di Francia.
195.Carlo d'Amboise signor di Chaumont, gran maestro (governatore) di Milano, che si portò a difendere il duca Alfonso. Il papa, dopo aver ricuperato alcune terre che appartenevano alla Chiesa, abbandonò la lega di Cambray, e unito ai Veneziani mosse guerra al duca di Ferrara, il quale alla propostagli alleanza di Giulio II a condizioni onerose aveva preferita quella del re di Francia.
196.Questo Pier Moro è ricordato nelFurioso, c. 40, st. 4.
196.Questo Pier Moro è ricordato nelFurioso, c. 40, st. 4.
197.Il duca d'Urbino colle armi del papa e il favore dei Rangoni occupò Modena il 18 agosto 1510, e due giorni dopo ebbe Carpi. Sassuolo non fu costretto alla resa che il 21 ottobre. Rubiera e Reggio tennero forte per allora. Alla sola data dell'anno in questa lettera credo poter fissare anche quella del mese di ottobre, poco prima della resa di Sassuolo, e quando già il Chaumont aveva riavuto Carpi. Che fosse scritta in Reggio è per sè chiaro abbastanza.
197.Il duca d'Urbino colle armi del papa e il favore dei Rangoni occupò Modena il 18 agosto 1510, e due giorni dopo ebbe Carpi. Sassuolo non fu costretto alla resa che il 21 ottobre. Rubiera e Reggio tennero forte per allora. Alla sola data dell'anno in questa lettera credo poter fissare anche quella del mese di ottobre, poco prima della resa di Sassuolo, e quando già il Chaumont aveva riavuto Carpi. Che fosse scritta in Reggio è per sè chiaro abbastanza.
198.Nel 23 aprile 1510 il Duca aveva avuto dai Reggiani mille staia di frumento ed altrettanti di spelta e di frumentone, con salsumi e mille cogni di vino per la guerra coi Veneziani.Panciroli,Storia di Reggio, trad. diProspero Viani, lib. VI.
198.Nel 23 aprile 1510 il Duca aveva avuto dai Reggiani mille staia di frumento ed altrettanti di spelta e di frumentone, con salsumi e mille cogni di vino per la guerra coi Veneziani.Panciroli,Storia di Reggio, trad. diProspero Viani, lib. VI.
199.Il campo Francese andò a Reggio il 29 ottobre 1510, e perciò la data di questa lettera può fissarsi alla fine di detto mese.
199.Il campo Francese andò a Reggio il 29 ottobre 1510, e perciò la data di questa lettera può fissarsi alla fine di detto mese.
200.Le date fra parentesi s'intendono supplite da me.
200.Le date fra parentesi s'intendono supplite da me.
201.Poi papa Leone X.
201.Poi papa Leone X.
202.Io nè pianeta mai, nè tonicella,Nè chierca vo' che in capo mi si pona.Ariosto,Sat.I,v.113-114.
202.
Io nè pianeta mai, nè tonicella,Nè chierca vo' che in capo mi si pona.Ariosto,Sat.I,v.113-114.
Io nè pianeta mai, nè tonicella,Nè chierca vo' che in capo mi si pona.
Io nè pianeta mai, nè tonicella,
Nè chierca vo' che in capo mi si pona.
Ariosto,Sat.I,v.113-114.
Ariosto,Sat.I,v.113-114.
203.E provveder ch'io sia il primo, che mocchiSant'Agata, se avvien che al vecchio prete,Sopravvivendogli io, di morir tocchi.Ariosto,Sat.I,v.103-105.
203.
E provveder ch'io sia il primo, che mocchiSant'Agata, se avvien che al vecchio prete,Sopravvivendogli io, di morir tocchi.Ariosto,Sat.I,v.103-105.
E provveder ch'io sia il primo, che mocchiSant'Agata, se avvien che al vecchio prete,Sopravvivendogli io, di morir tocchi.
E provveder ch'io sia il primo, che mocchi
Sant'Agata, se avvien che al vecchio prete,
Sopravvivendogli io, di morir tocchi.
Ariosto,Sat.I,v.103-105.
Ariosto,Sat.I,v.103-105.
204.Era questi il duca di Ferrara Alfonso I che travestito da frate fuggiva da Roma in compagnia dell'Ariosto la grand'ira di Giulio II il quale faceva inseguirlo e ad ogni modo voleva averlo nelle mani.
204.Era questi il duca di Ferrara Alfonso I che travestito da frate fuggiva da Roma in compagnia dell'Ariosto la grand'ira di Giulio II il quale faceva inseguirlo e ad ogni modo voleva averlo nelle mani.
205.Giovanni de' Medici.
205.Giovanni de' Medici.
206.Rinaldo Ariosto cugino di Lodovico.
206.Rinaldo Ariosto cugino di Lodovico.
207.Francesca del Fiesco moglie di Lodovico Gonzaga.
207.Francesca del Fiesco moglie di Lodovico Gonzaga.
208.«Così alla mia speranza, che a staffetta Mi trasse a Roma,» dice allaSatira VI. Non appena seppe l'Ariosto che Giovanni de' Medici suo amico era stato eletto papa (11 marzo 1513), corse a Roma per fargli ossequio e congratulazioni anche a nome del duca. Leone X mostrò gradirne la visita; ma la concepita speranza di essere beneficato coll'offerta di qualche carica rimase al poeta delusa.
208.«Così alla mia speranza, che a staffetta Mi trasse a Roma,» dice allaSatira VI. Non appena seppe l'Ariosto che Giovanni de' Medici suo amico era stato eletto papa (11 marzo 1513), corse a Roma per fargli ossequio e congratulazioni anche a nome del duca. Leone X mostrò gradirne la visita; ma la concepita speranza di essere beneficato coll'offerta di qualche carica rimase al poeta delusa.
209.Lamentavasi quindi nellaSatira IIcolla famosa terzina:Apollo, tua mercè, tua mercè, santoCollegio delle Muse, io non possiedoTanto per voi, ch'io possa farmi un manto.
209.Lamentavasi quindi nellaSatira IIcolla famosa terzina:
Apollo, tua mercè, tua mercè, santoCollegio delle Muse, io non possiedoTanto per voi, ch'io possa farmi un manto.
Apollo, tua mercè, tua mercè, santoCollegio delle Muse, io non possiedoTanto per voi, ch'io possa farmi un manto.
Apollo, tua mercè, tua mercè, santo
Collegio delle Muse, io non possiedo
Tanto per voi, ch'io possa farmi un manto.
210.Molti suoi amici avevano conseguito impieghi onorifici e lucrativi, o erano in procinto di diventar cardinali: il papa alla prima creazione ne fece trentuno; onde l'Ariosto disse allaSatira VI: «.... vidi A tanti amici miei rosse le spoglie.»
210.Molti suoi amici avevano conseguito impieghi onorifici e lucrativi, o erano in procinto di diventar cardinali: il papa alla prima creazione ne fece trentuno; onde l'Ariosto disse allaSatira VI: «.... vidi A tanti amici miei rosse le spoglie.»
211.Paride Grassi maestro delle cerimonie sotto Giulio II, promosso da Leone X a prelato di palazzo.
211.Paride Grassi maestro delle cerimonie sotto Giulio II, promosso da Leone X a prelato di palazzo.
212.Bernardo Dovizi da Bibbiena segretario particolare del Medici, creato poscia cardinale datario. Era anch'esso amico dell'Ariosto, che nellaSatira IVlo chiama il suo Bibbiena.
212.Bernardo Dovizi da Bibbiena segretario particolare del Medici, creato poscia cardinale datario. Era anch'esso amico dell'Ariosto, che nellaSatira IVlo chiama il suo Bibbiena.
213.Dall'Archivio de' Frari in Venezia:Notatorio, CollegioI, anni 1515-1520, a carte 23. Questa domanda di privilegio e quella che si legge più avanti sotto il 7 gennaio 1528 vennero pubblicate per la prima volta nella mia seconda edizione delleLettere dell'Ariosto, Bologna 1866, sopra una copia favoritami da Mons. Giuseppe Antonelli. Ricomparvero, credute ancora inedite, nelBuonarroti(Quad. VI, giugno 1868) a cura del signor Andrea Tessier, il quale avendo dato il testo conforme all'originale lo riproduco anch'io egualmente.
213.Dall'Archivio de' Frari in Venezia:Notatorio, CollegioI, anni 1515-1520, a carte 23. Questa domanda di privilegio e quella che si legge più avanti sotto il 7 gennaio 1528 vennero pubblicate per la prima volta nella mia seconda edizione delleLettere dell'Ariosto, Bologna 1866, sopra una copia favoritami da Mons. Giuseppe Antonelli. Ricomparvero, credute ancora inedite, nelBuonarroti(Quad. VI, giugno 1868) a cura del signor Andrea Tessier, il quale avendo dato il testo conforme all'originale lo riproduco anch'io egualmente.
214.L'Orlando Furiosodell'Ariosto uscì la prima volta in Ferrara per maestro Giovanni Mazzocco dal Bondeno, adì 22 aprile 1516, e la seconda voltada lui corretto e quasi tutto formato di nuovo e ampliatopure in Ferrara per Gio. Battista dalla Pigna milanese, adì 13 febbraio 1521, in forma di 4º.
214.L'Orlando Furiosodell'Ariosto uscì la prima volta in Ferrara per maestro Giovanni Mazzocco dal Bondeno, adì 22 aprile 1516, e la seconda voltada lui corretto e quasi tutto formato di nuovo e ampliatopure in Ferrara per Gio. Battista dalla Pigna milanese, adì 13 febbraio 1521, in forma di 4º.
215.Sì di questo che di altri privilegi accordati all'Ariosto per la stampa del suo poema, veggansi le due ricordate edizioni 1516 e 1521, ove però il privilegio veneto manca della data de' 25 ottobre 1515.
215.Sì di questo che di altri privilegi accordati all'Ariosto per la stampa del suo poema, veggansi le due ricordate edizioni 1516 e 1521, ove però il privilegio veneto manca della data de' 25 ottobre 1515.
216.Lorenzo de' Medici, il giovine.
216.Lorenzo de' Medici, il giovine.
217.Maddalena de la Tour d'Auvergne.
217.Maddalena de la Tour d'Auvergne.
218.Il card. de' Rossi era figliuolo di una sorella naturale di Lorenzo de' Medici detto il Magnifico.
218.Il card. de' Rossi era figliuolo di una sorella naturale di Lorenzo de' Medici detto il Magnifico.
219.Contarina Farnese. Di boria nobilesca, fu esigente col marito che la compiaceva soverchiamente nelle spese di lusso, sì che meritò le censure del nostro poeta.Satira III, v. 138.
219.Contarina Farnese. Di boria nobilesca, fu esigente col marito che la compiaceva soverchiamente nelle spese di lusso, sì che meritò le censure del nostro poeta.Satira III, v. 138.