LETTERE DI LODOVICO ARIOSTO
Domino Aldo Manucio....
viro doctissimo ac mihi colendissimo,
Venetiis.
Venetiis.
Cum Sebastianus Aquila vir bonarum artium sedulus cultor, qui apud nos praeter medicinam quam publico stipendio docet, Academicum Dogma profitetur, Platonem in Timaeo diebus festis maxima audientia legat; non mediocre desiderium studiosisincidit habendi libros Marsilii[176]et aliorum, qui aliquid de hac secta a graecis scriptum latine transtulerunt. Et cum tu possis illos potissimum explere, nam id cum ex aliis tum superioribus diebus ex Alberto Pio[177]viro magnifico ac litteratissimo cognovi, qui abs te rediens ad nos volumen inter ceteros attulit, in quo Platonicorum quorumdam opera quaedam congesta sunt; ego ut his doctis viris qui me ad id hortantur morem geram, et ut tuae utilitati consulam, quam non minimam existimo si quae imprimenda curasti a pluribus emantur, meum officium duxi te litteris obsecrare ut nostro huic honesto desiderio obsequi velis. Quare si tot litteratorum rogationes non despicis, quicquid in hac re habes ad nos mitte. Nam praeter tuum commodum studiosis etiam laborem ob hoc navigandi Venetias demes. Vale.
Ferrariae, nonis Januarii 1498.
Ludovicus Areostus.
Ludovicus Areostus.
Al cardinale Ippolito d'Este
Ill.moSignor mio. Per eseguire quanto Vostra Signoria mi commette io mi sforzarò di intenderequelle nove che saranno possibili da intendersi, e di giorno in giorno ne terrò avvisata quella. Al presente si parla assai per Ferrara di Beniamin ebreo da Riva[178]che ha fallito di 14 mila ducati che avea da altri ebrei forastieri a guadagno, e questo per avere esso credito col conte Rinaldo Sacrato e col conte Jeronimo Roverella e con altri di qualche migliaro di ducati che non può esigere. A Ferrara sopra di questo si dicono molte ciancie: che è stato il Duca che avendo inteso che avea molti denari di cristiani ad interesse, ha voluto sapere chi sono questi che per suo mezzo prestano ad usura, e ha voluto torgli tutti questi denari che erano di cristiani usurari;[179]e la fama sovvertendo la veritade, dice che'l conte Rinaldo prefato avea su quel banco duemila ducati a guadagno, e così molti altri che si nominano. Pur Marco Marighella, al quale in queste cose si può dar fede, mi ha certificato esser così come prima ho scritto, e m'ha detto ancora che molti argenti di V. S. sono su quel banco; e avvenga che'l signor Duca abbia fatto il salvo condotto a Beniamin, pur non vi sono molto sicuri, perchè un giorno se ne potrebbe fuggire. M'ha detto ancora Marco che stanno in pericolo di fallire de li altri appresso, perchè siamo a un tempo che ciascunoc'ha denari fuora cerca di ritornarseli in borsa.
Per li denari che ha dimandato il Duca in prestito ad alcuni particolari, si teme per la cittade che non segua in generale: anzi ho odito dire, benchè io creda che sia falso, che vuol mettere una colta sul Comune di centomila ducati, e di questo si fanno diversi parlamenti fra il popolo, chè niuno se ne contentaria.
In tutto lo Ferrarese è tristissimo recolto di vino,adeoche vale 14 e 15 lire la castellata: il formento è a 12 bolognini il staro.[180]Quelli che ne hanno da vendere stanno in speranza che debba incarire molto.
Per quanto io ho vedute alcune lettere di alcuni che abitano Adria, in quella terra, e così in tutte quelle ville che sono ne l'estremità del Po e presso la marina, si sta con gran sospetto che crescendo l'acque, Veneziani non li assaglino con l'armata,[181]più presto per robarli e farne preda e strazio per l'odio che ci hanno, che per avere animo di tenerli:e alcuni di detti lochi si hanno già fatto provvisione di case in Ferrara, dove salvino le persone e meglioramenti loro. Ricevuta ch'io ho la lettera della S. V., ho dato a quella questi pochi avvisi qualunque si siano, per non essere imputato di negligenza. Di giorno in giorno starò attento e farò ogni instanza di sapere, e praticarò più alla piazza e alla Corte che dopo la partita di V. S. non facevo; e di ciò che mi verrà a notizia le ne darò avviso. Alla quale,post manuum oscula, humilitermi raccomando.
Ferrariae, VII septembris MDIX.
Ill. D. V.
Servitor fideliss.,Ludovicus Ariostus.
Servitor fideliss.,
Ludovicus Ariostus.
Fuori —Ill.oet R.oD.oDomino meo unico D.oCardinali Estensi — In Castris Caesareis.
Al medesimo
Ill.moSignor mio. Luni passato per una faccenda di un mio cognato andai a Nonantola dove visitai il Rev. Cesarino,[182]dicendogli che io ero venuto a far reverenza a Sua Sig., perchè mi rendevo certo che se V. S. si fusse ritrovata a Ferrara averia mandato in ogni modo alcuno de' suoi a far tal effetto,e che risapendo poi che ritrovandomi io in loco dove l'avessi potuto fare e fussi mancato, ne averei da V. S. avuto riprensione. Il Cardinale prefato mi fece gratissima accoglienza e carezze assai per amore di V. S., e poi mi disse avere a' dì passati mandato un suo sescalco per visitare in campo V. S., e che dopo la partita di quello mai non ne avea inteso novella e ne dubitava molto, e mi pregò ch'io ne scrivessi a V. S. e ch'io intendessi se quella ne sapeva cosa alcuna. Appresso mi disse di un levorero che aveva inteso che'l Mastro da stalla di V. S. avea bellissimo, mostrando nel dir suo avere desiderio di averlo. Io gli feci intendere che uno del prefato Mastro da stalla avea V. S. a' dì passati donato ad un Spagnolo e dubitavo che fusse quello che era stato a Sua Sig. laudato, perchè altro cane non sapea che fusse del Mastro da stalla di quella bellezza. Egli vide, stando io lì, una mia bracca ch'io avea molto cara per la sua bellezza perchè io la volea da eredi,[183]e me la domandò in dono. Io non gli la seppi negare, benchè me ne dole ancora. Sabato si partì per andare a Roma, e mi lasciò in commissione ch'io lo raccomandassi a V. S. Ill.macome a suo patrone, con mille parole umane e di servitù, che serìa longo a scrivere. La differenza ch'avea con li uomini di Nonantola, che erano decaduti, ha commesso a Mess. Teodosio Brugia, il quale essendo io lì ha come adattata, che quelli uomini riaveranno le loro investiture pagandosingulatimchi assai, chi poco secondo le facoltà e il tempo delle decadute loro; e credo, secondo il principio c'ho visto, che il Cardinale ne trarrà parecchie centinara di ducati.
Venuto in questa terra, ho trovato due Siciliani che hanno avuto campo dal Duca per combattere. Un Marino da la Maitina ha chiamato un Francesco Salamone[184]per provargli di certa causa matrimoniale, di che credo che V. S. sia informata. Quando io credessi che V. S. non la sapesse, me ne informarei meglio e pienamente le ne darei avviso. Vèneri prossimo si dice che combatteranno se seranno d'accordo, ma sino adesso sono in discordia, e questo è che quel Marino ha scritto volere provare a quel Francesco quattro cose: l'una ch'una certa sua nipote o figliastra è moglie di questo Francesco; alla quale Francesco risponde, che questo che la ragione civile o sia canonica può decidere non vole ponere in fortuna di arme. All'altre tre si attacca, che una è che Marino dice che esso pose questo Francesco a dormire con la prefata sua nipote; l'altra che questo Francesco ha malmessi e dilapidati li beni de la prefata; la terza che questo Francesco non avrà ardire di venire in campo perchèè codardo e che è un giudeo. A queste tre querele risponde Francesco, che Marino mente: ma questo Marino par che si attenga alla prima, per la quale Francesco non vuol combattere. Questo è quanto sino a questa sera è successo di questa cosa. Così Ercole il quale fa compagnia a quel Francesco mi ha detto. Di questa cosa che a Ferrara ho trovato di novo, se non fusse per darne a V. S. avviso, avrei poco pensero, verso un'altra che mi dispiace assai, perchè tutto oggi si è andato per li Massari in volta, facendosi comandamento alli cittadini che in termine di due dì ognuno abbia portato al Tesorero del Comune li denari che gli toccano de la colta imposta novamente per il Duca, come se tutti fussimo bancheri che avessimo denari in cassa. E tutto il popolo dal maggiore al minore dice male e peggio; e io ho odito dire da alcuno che se V. S. fusse in questa terra, non seriano queste cose; e che poi che quella ha adattati li fatti del Duca col Re di Francia e con l'Imperatore, serìa necessario anco che tornasse a Ferrara per adattare le cose del popolo col Duca. Oltra questa colta è stata imposta sopra li feudatarî un'altra gravezza, che è circa il quarto de la intrata. Io chiamo feudatarî tutti quelli che riconoscono roba de la casa da Este; ma questa non appartene a me perchè non ho roba di tal sorte; ma se io ne avessi non mi gravaria già a pagare. Nanti ch'io andassi a Nonantola, un dì vidi un tumulto di contadini che si lamentavano a M. Antonio di Costabili di infiniti lavoreri che ogni dì multiplicavano,e minacciavano di fuggirsi di Ferrarese; e odii un nodaro d'argini[185]che attestava che de la sua guardia n'erano già fuggite tre o quattro famiglie. Per Ferrara si ragiona, ma noi dico già ch'io lo sappia certo, pur si dice publicamente, che a questo Natale Mes. Antonio serà casso del giudicato de' Savi, e in suo loco andarà Benedetto Brugia. Quelli che credono che tal cosa abbia a succedere estimano da lungi a che effetto serà fatta. Io scrivo cose di fastidio a V. S. perchè non ho da piacere: alla qualehumilitermi raccomando.
Ferrarie, XXII octob. MDIX.
Ill. et R. D. V.
Servitor fidelis,Ludovicus Ariostus.
Servitor fidelis,Ludovicus Ariostus.
Al medesimo
Ill.mo Sig. mio.................Al Sig. Cardinale Regino[187]ho fatto sentireil desiderio che V. S. avrebbeche Mess. Giovanni.... avesse la compagnia che era del conte de laMirandola,[188]e oltra questo le ho commendato il prefato Mess. Giovanniquanto mi fupossibile, del quale il prefato Sig. Cardinale avea poca notizia. Sua Sig. Ill., per amor de la S. V., si è offerta di fartutto ilpoter suo acciò che si consegua l'intento, avvenga che n'abbia poca speranza; però che poco dinanzi, pregato dal Sig. di Pesaro, ne ha parlato con la Santità del N. S.acciò cheil Sig. di Pesaro avesse tal condotta, e dal N. S. n'ha avuto repulsa; e per questo estima che abbia tra sè disposto di darla a qualche suo. Tuttavia non restarà far ogni opera per satisfare a V. S. Quel dì ch'io giunsi qui, il conteLodovicoda Canossa[189]incidenter mi disse che'l Papa aveva eletto in loco del conte de la Mirandola il Sig. Ottaviano Fulgoso, e che poi parea che si fosse pentito, e che credea che divideria quella condotta tra più d'uno.
Dopo ch'io mipartiida Ferrara[190]è sempre piovuto il dì e la notte, e di quale acquede li fiumi sono in su le ripe, sicchè è molto pericolosoil porsiin cammino. Per questo V. S. mi averà per escuso s'io saròun po'tardo al ritorno; ch'io ritornarei mal volontierinei pericolidi affogarmi c'ho scorsi al venire in qua. Oggi èarrivatala nova che V. S. insieme col Duca ha rotta l'armataVeneta in Po,[191]di che a mio giudicio tutta questa Corte si è rallegrata;e il Sig. Cardinale Regino nel sortire da S. Santitàtrovò a caso che 'l Cornaro[192]descriveva questa vittoria con ogni particolarità. Me ne sono allegrato, chè oltra l'util publicola mia Musaaverà istoria da dipingere nel padiglione[193]del mioRuggiero a nuova laude di V. S., alla quale mi raccomando.
Romae, XXVdecembrisMDIX.
Servitor,Ludovicus Ariostus.
Servitor,Ludovicus Ariostus.
Al medesimo
a Parma.
a Parma.
Ill. Sig. mio. Lorenzo di Pasti è giunto or ora qui in cittadella dove io mi trovavo a parlar col Capitano, e mi ha detto che venendo ha ritrovata una spia che gli ha fatto intendere, che subito che 'l Campo nostro si levi da Carpi, quello di Modena è per venire alla volta di Reggio, credo lasciando Rubiera da parte: e perchè detto Lorenzo ha dubitato che se andasse prima a Carpi per tornare poi a Sassuolo e a Rubiera, non fusse poi tardo col soccorso, ha mutato proposito, e ha mandato un messo a posta al Sig. Enea[194]con una sua, informando Sua Sig. del caso e del parer di V. S. circa a poner 200 fanti di quelli di Rubiera e Sassuolo in questa cittadella, acciò che 'l detto Sig. Eneaabbia a dimandarne licenza a Monsignore Gran Maestro[195]e mandar subito la lettera a Sassuolo, dove si trovarà questa notte Lorenzo per non perder tempo; e così il messo direttivo al Sig. Enea è già in via, e similiter Lorenzo ora che sono XXIII ore e mezza. Il Capitano qui de la cittadella prega V. S. che lo voglia soccorrere di alcuno de li suoi che stiano seco qui per quattro o cinque giorni, finchè si veda a chi riescono queste cose, e dimanda Domenichino, Giacomo da le Sale, Pier Moro,[196]Francesco Maria da Sassuolo e tali di che se ne possa fidare e valere. Lorenzo di Pasti ha già incaparrato di venire domani a V. S., alla quale mi raccomando.
(Regii,... octobris)[197]MDX.
Servus,Lud. Ariostus.
Servus,Lud. Ariostus.
Al medesimo
a Parma.
a Parma.
Ill. Sig. mio. Questa mattina si sono radunati dodici primi cittadini di Reggio, che questa Comunità ha eletti provveditori de la guerra, alli quali io ho parlato acciò che facciano elezione di cinque o sei uomini che stiano appresso il Sig. Gran Maestro, secondo che da V. Sig. mi è stato imposto; li quali mi hanno fatto intendere aver già fatto provvisione di più numero di questo. Prima hanno dato l'impresa di vendere il pane che va in campo, ed essergli assistente, a due cittadini che hanno due famigli con loro. La cura del vino a Gian Giacomo Messore con autoritade e patente di comandare a tutti li uomini del distretto. La cura de le spelte ha uno Gian Francesco Camonchiela, il quale ha due compagni. Sopra li guastatori hanno fatto che ogni villa vi ha li suoi Massari, e Giambattista Cassola con due famigli ne ha la cura. Oltra di questo gli hanno dato carico di parlare per le cose che occorreno al Gran Maestro, e tenere avvisato di continuo la Comunità di quanto serà di bisogno, e questo ieri andò per tale effetto. Quattro beccari tengono di continuo in campo, e molti venditori di altre robe. Ne la terra hanno messo grande ordine che le vittuarie vadano abbondantemente in campo, e vi sono officiali salariati sopra questo. Di mandare oltra questi altre persone a stare presso alGran Maestro, si sono molto ritirati indietro, allegando non esser possibile a patire maggiore gravezza di quella che hanno, perchè tutti questi e li famigli c'hanno sono salariati con gran provvisione da la Comunità, imperocchè per li mali portamenti che gli usano Francesi si trovano pochi che vogliano andare a tal cure, perchè nel vendere le robe spesso rilevano di bone bastonate.
M'hanno fatto intendere ancora che gran difficoltade è a trovar spelte per mandare in campo, perchè prima li contadini non hanno, avendo già pagato e dato al Duca quelle che ogni anno gli sono obbligati:[198]li cittadiniautemascondono quella che hanno o negano di darla, e questo avviene perchè prima valeva dieci soldi il staro, e ora gli è dato metà, chè non la ponno vendere in campo più di nove soldi; e quando l'hanno condotta in campo, la vogliono alla misura di Rubiera che è maggiore della Reggiana; poi li pagano di moneta e vogliono che corra secondo che fa a Parma, che secondo la ragion loro (di che io poco mi intendo) gli ritorna in gran detrimento, e molto gli è meglio venderla qui a Reggio, che far spesa di mandarla in campo con tanta iattura. Oltra di questo ognun pensa che partito il campo valerà molto in Reggio, e con speranzadi venderla poi, la tengono occulta, e che quando lasciassero vendere la roba il prezzo suo,sponteportariano le persone la roba dove valesse con speranza di guadagno; così de la spelta come de l'altre cose. Oltra di questo bisognaria provveder che li conduttori che vanno in campo, vadano securi: ma li togliono spesso li buoi e li fanno lavorare in altro. Oltra di questo li rompono le casse e brusano in che la portano. Così ancora accade a li guastatori, che da li soldati sono tirati a nettare le lor stalle, e per questo avviene che chi va una volta in campo non gli vole tornare l'altra; nè questa Comunità può avere un carro se non manda li balestrieri a pigliare li villani per forza, e così ancora li guastatori se ne fuggiono, e di questo mi son trovato in fatto. Vorrìa ancora che V. S. scrivesse al conte Gian Boiardo che facesse condurre del vino in campo per esserne nel suo paese gran quantitade e prossimo al campo; così al Sig. Mess. Ercole per San Martino e Campogaiano, e a questi Castellani di Manfredi che tutti l'aiutasseno e mandassero vittuaglia in campo, perchè il distretto di Reggio per sè non basterà a provvedere al tutto: e mandare del pane, chè, oltra l'altre incomoditadi, sono pochi forni in questa terra. Io del tutto dò avviso a V. S. la quale farà poi il parer suo. Del mandare altre persone in campo si escusano gagliardamente, e m'hanno pregato ch'io avvisi V. S. de le provvisioni che han fatto, sperando che quella abbia a rimanere satisfatta. Se quella vuol che di novo insti che mandino altri, mi avvisi, ch'io lofarò. Ma mi par bene che sarà difficultade a disponerli. Io aspettarò la risposta di V. S., alla quale mi raccomando.
(Regii... octobris MDX).[199]
Servitor fideliss.,Ludovicus Ariostus.
Servitor fideliss.,Ludovicus Ariostus.
Qui è nova giunta or ora, e si parla per vera, che 500 Spagnoli sono fuggiti dal papa nel campo nostro.
Vorriano e che V. S. mandasse qui uno con autorità e patente di poter comandare a tutti li gentiluomini e Castellanze che avessero a far la rata sua in questi bisogni, perchè il Capitano gli pare che li vada con troppo rispetto.
Al medesimo
a Parma.
a Parma.
Illustrissimo signor mio. Come ieri fui a Reggio, intesi che'l signor Alberto si ritrovava a Carpi: e volendo andar a ritrovarlo, fui avvertito che li Stradiotti ecclesiastici erano corsi a Correggio, e avean preso un figlio del signor Borso, e che erano etiam corsi a San Martino le due vie per le quali si va a Carpi. E per questo subito mandai a postauno a piedi con una lettera al signor Alberto, avvisando Sua Signoria ch'io ho da parlargli d'una sua faccenda importantissima, e di quella medesima di che più volte avessimo insieme ragionamento a Roma. E nella lettera non ho nominato V. S., e l'ho pregato che veda qual loco gli pare dove gli potessi parlare senza pericolo; e non si potendo altramente, mi mandi un suo fidato ch'io conosca, con una sua di credenza. Mentre ch'io l'aspetto, V. S. mi avvisi se mandandomi un suo fidato, io gli ho da parlare circa ecc. Ed a Vostra Signoria mi raccomando.
Questa notte gli Ecclesiastici sono corsi a San Martino, e questa mattina sono venuti presso due miglia a Reggio, e hanno menato via il bestiame. Si dice che sono stati alle mani con Badino, e gli hanno presi due o tre balestrieri.
(Regii, 29 octobris 1510).[200]
Servitor,Lodovico Ar.
Servitor,Lodovico Ar.
Al medesimo
a Parma.
a Parma.
Ill.moSig.reIo dubito che'l mio messo non sia stato preso, perchè a questa ora non è tornato ancora e lo spazai sin da ieri a 19 ore, ed è uomo c'ha bisogno di tornare presto: pur quando sia cosìè manco mio danno che non sería s'io stato fussi in suo loco. Li inimici son corsi presso a Reggio un miglio pur a la via di Carpi e hanno menato via gran numero di bestiami. Questi franciosi si sono tandem armati o che s'armano tuttavia: se escono non credo che vadano a tempo.Dum hoc scribomi è detto che Mess. Sigismondo de' Santi segretario del sig. Alberto da Carpi è venuto, e sono ito a parlarli. E da lui ho inteso, poi che averia parlato col Gran Maestro, avere commissione di venire a Vostra Signoria. Io gli ho dimandato se per nostre faccende, e m'ha detto per quella medesima causa per la quale io ero mandato a lui: per il che dimattina veniremo. Egli, per quello che m'ha detto, ha l'ultima intenzione del Signor suo circa l'effetto ecc. Tornando a casa ho trovata una squadra di francesi menare prigioni circa XXX tra uomini d'arme e cavalleggeri ecclesiastici che avevano preso a S.taAgata, loco presso San Faustino. Quelli che sono iti verso S. Martino non sono tornati ancora: ben si dice, ma credo che non sia vero, che li nostri qui insieme con Badino hanno assediati parecchi cavalli in S. Martino. Il mio messo ornai son certo che sia preso, chè sono presso XXIIII ore e non è tornato ancora. A Vostra Signoria mi raccomando.
Regii, XXX octobris MDX.
Servus,Ludovicus Ariostus.
Servus,Ludovicus Ariostus.
Al cardinale Giovanni de' Medici.[201]
Reverendissime Domine, D.emi colendissime.La servitù ed osservanza mia, che da molti giorni in qua ho sempre avuta verso Vostra Signoria Reverendissima, e l'amore e benignità che quella mi ha dimostrata sempre, mi danno ardire che, senza adoperare altri mezzi, io ricorra ad essa con speranza di ottenerne ogni grazia. E quando intesi a' dì passati che Vostra Signoria Reverendissima aveva avuta la legazion di Bologna, n'ebbi quell'allegrezza che avrei avuta se il padron mio cardinale da Este fosse stato fatto Legato; sì perchè d'ogni utile e d'ogni onore di Vostra Signoria sono di continuo tanto desideroso e avido quanto un vero ed affezionato servitore deve esser d'ogni esaltazione del padron suo; sì anche perchè mi parve che in ogni mia occorrenza io fossi per avere quella tanto propizia e favorevole, quanto è debitore un grato padrone ad un suo deditissimo servo.
Supplico dunque Vostra Signoria Reverendissima di volermi per Bolla dispensaread tria incompatibilia, ed a quel più che ha autorità di fare, o ch'è in uso, ed a più dignitade, insieme con quelle ample clausole che si ponno fare;et de non promovendoad sacros ordines,[202]per quel tempo che più si può concedere. Io son ben certo che in casa di Vostra Signoria Reverendissima è chi saprà far la Bolla molto più ampia che non so dimandare io.
L'arciprete di Santa Agata, presente esibitore, il quale ho in loco di padre, ed amo per li suoi meriti molto, venirà a Vostra Signoria per questo effetto.[203]Esso torrà la cura di far fare la supplicazione di quello che io dimando. Supplico Vostra Signoria Reverendissima a farlo espedir gratis: la qual mi perdoni se io li parlo troppo arrogante; chè l'affezione e servitù mia verso quella, e la memoria che ho delle offerte fattemi da essa molte volte, mi darebbono ardire di domandarle molto maggior cose di queste (ancorchè queste a me parranno grandissime), e certitudine d'ottenerle da Vostra Signoria. Si ricordi che deditissimo servo le sono: alla quale umilmente mi raccomando.
Ferrariae, 25 novembris 1511.
D. V. Reverendissime
Deditissimus et humilis servus,Ludovicus AriostusFerrariensis.
Deditissimus et humilis servus,Ludovicus AriostusFerrariensis.
Fuori —Reverendissimo in Christo Patri et Domino, Domino meo col. D. Cardinali de Medicis, Bononiae Legato dignissimo.
Al marchese di Mantova
Illustrissimo ed eccellentissimo Signor mio. Prima per il Molino, e poi per Jerondeo, mi è stato fatto intendere che Vostra Eccellenza averia piacere di vedere un mio libro, al quale già molti dì, continuando la invenzione del conte Matteo Maria Boiardo, io diedi principio. Io, bono e deditissimo servitore di V. S., alla prima richiesta la avrei satisfatta, e avuto di grazia che quella si fusse degnata leggere le cose mie, se il libro fosse stato in termine da poterlo mandare in man sua. Ma, oltre che il libro non sia limato nè fornito ancora, come quello che è grande ed ha bisogno di grande opera, è ancora scritto per modo, con infinite chiose e liture, e trasportato di qua e di là, che fôra impossibile che altro che io lo leggessi: e di questo la illustrissima signora Marchesana sua consorte me ne può far fede; alla quale, quando fu a questi giorni a Ferrara, io ne lessi un poco. Ma pur dispostissimo alli servizii di V. E., cercarò il più presto che mi serà possibile di far che ne veda almeno parte; e ne farò transcrivere, cominciando al principio, quelli quinterni che mi pareranno star manco male; e scritti che siano, li manderò a V. S. Illustrissima. Alla quale umilmente mi raccomando.
Ferrara, 14 luglio 1512.
Deditissimo servo di V. S.,Lodovico Ariosto.
Deditissimo servo di V. S.,Lodovico Ariosto.
Fuori —Illmoet Ex.moprincipi et D.nomeo Obser.mo, Dom. Marchioni Mantuae. Mantuae.
Al principe Lodovico Gonzaga,
in Mantova.
in Mantova.
V. S. Eccellentissima ha certamente della fada e del negromante, o di che altro più mirando, nel venirmi a ritrovar qui con la sua lettera del XX augusti, or ora che sono uscito dalle latebre e de' lustri delle fiere, e passato alla conversazion degli uomini. De' nostri periculi non posso ancora parlare:animus meminisse horret, luctuque refugit, e d'altro lato V. S. ne avrà odito già.Quis jam locus quae regio in terris nostri non plena laboris?Da parte mia non è quieta ancora la paura, trovandomi ancora in caccia, ormato da levrieri, da' quali Domine ne scampi. Ho passata la notte in una casetta da soccorso, vicin di Firenze, col nobile mascherato,[204]l'orecchio all'erta e il cuore in soprassalto.Quis talia fando etc. l'illustrissimo signor Duca, con il quale ieri ha conferito longamente il C. Pianelli, parlerà de' duo affari al Cardinale,[205]il quale fra giorni si aspetta da Bologna, ed io medesimo, per quanto sia bono a poterla servire, adoperrò ogni pratica, essendo dell'onore di Vostra Signoria, qual affezionatoservitore, bramosissimo. Quello sia da fare e da sperare saprà da Mess. Rainaldo,[206]e fido che ne sarà satisfatta, quantunque io non sia troppo gagliardo oratore. Il cielo continua tuttavia molto obscuro, onde non metteremoci in via così subito per non aver ancora da andar in maschera fuori di stagione e col bordone. Voglia V. S. recarmi alla memoria della illustriss. sig.aPrincipessa Flisca[207]quanto è permesso a observantissimo e deditiss.oServitore, e a quelle in buona grazia mi raccomando.
Florentiae, I octobris MDXII.
A messer Benedetto Fantino
Mes. Benedetto mio onor. Ho avuto per il mio ragazzo una vostra lettera molto tarda, perchè da Firenze, dove si è fermato qualche giorno, è venuto in qua a piedi ed è stato assai per via. Del negozio vostro non ho fatto ancora nulla; non perchè non me lo sia raccordato, ma perchè non vi ho saputo capo nè via. Io son arrivato qui in abito di staffetta,[208]e per non aver panni ho schivato diandare a persone di dignità, perchè qui, più che in tutti gli altri lochi, non sono estimati se non li ben vestiti.[209]È vero che ho baciato il piè al Papa e m'ha mostrato di odir volontera: veduto non credo che m'abbia, chè dopo che è Papa non porta più l'occhiale. Offerta alcuna nè da Sua Santità nè da li amici miei divenuti grandi novamente[210]mi è stata fatta; li quali mi pare che tutti imitino il Papa in veder poco. Io mi sforzarò e oggi cominciarò, che non serà più longo, a vedere se io potrò aver mezzo alcuno con quel Mes. Paris.[211]Usar Mes. Bernardo[212]per mezzo, credo poter male, perchè è troppo gran maestro, ed è gran fatica a potersegli accostare; sì perchè ha sempre intorno un sì grosso cerchio di gente che mal si può penetrare, sì perchè si conviencombattere a X usci prima che si arrivi dove sia: la qual cosa a me è tanto odiosa, che non so quando lo vedessi; nè anco tento di vederlo, nè lui nè uomo che sia in quel palazzo: pur per vostro amor sforzarò la natura mia; ma potrò far poco, perchè fatta la coronazione, che serà fra 4 dì, faccio pensiero di venirmene a Ferrara. Io intendo che a Ferrara si estima che io sia un gran maestro qui: io vi prego che voi li caviate di questo errore, cioè quelli con che vi accade a parlare, e fategli intendere che son molto da manco che non ero a Ferrara, acciò che richiedendomi alcuno qualche servicio, e non lo facendo per impossibilità, e non lo sapendo essi, mi accusassino di asinità. Altro non m'accade, se non che a voi mi raccomando.
Romae, 7 aprilis MDXIII.
Vostro,Ludovicus Ariostus.
Vostro,Ludovicus Ariostus.
Fuori —Al Mag. come fratello hon. M. Benedetto Fantino Cancellero dell'Ill.oet R.oCard. de Ferrara,-in Ferr.
Al doge di Venezia
Ill.moet Ser.moPrincipe et Signore mio observantissimo. — Supplico alla Sublimità Vostra io devoto et affectionatissimo servo suo Ludovico AriostoNobile Ferrarese et familiare del Reverendissimo Signor Cardinale Estense come havendo cum mie longe vigilie et fatiche, per spasso et recreatione de Signori et persone di anime gentili et madonne composta una opera in la quale si tratta di cose piacevoli et delectabili de arme et de amori, et desiderando ponerla in luce per solazo et piacere di qualunche vorà et che se delecterà di leggerla; et anche cum quello più benefitio et remuneratione delle fatiche mie duratoli più anni in componerla che conseguire posso; ho deliberato di farla stampire dove meglio a me parerà. Ma dubitando che qualche altro in concorrentia della stampa, che io ne farò,[214]subito che tal mia opera et stampa sia fuori, non se intrometta a restampare o farne restampare una altra, et che non pigli il bene et utile de le fatiche, che doverieno venire a me: pertanto prego et supplico la prefata vostra Sublimità, chequella sia contenta per suo decreto et privilegio concedermi de gratia, che per tutto el tempo della vita mia non sia licito a persona cossì terriera come forestiera et di qualunche grado se voglia esser o sia, che ardisca, nè presuma in le terre et loci et dominio di vostra Serenità presumere di stampare, nè di fare stampare in forma alcuna de lettera, nè di foglio grande, piccolo, nè piccolino, nè possa vender o fare vender ditta mia opera senza expressa licentia et concessione de mi Ludovico Ariosto auctore de ipsa, sotto pena de perder tal opere tutte, che si trovassero stampate, o vendersi, et de ducati mille per cadauno che presumerà stamparla o farla stampare, o vendere o farla vender: la quale pena per la mità si applichi a cui piacerà alla Sublimità Vostra, et l'altra mità et libri stampati o venduti a mi Ludovico prenominato servitore di quella. Cujus gratiæ etc.
Die 25 Octobris 1515[215]
Quod suprascripto supplicanti concedatur gratia, quam ut supra petit.
Consiliarii:Marcus de MolinoPetrus MarcelloHieronymus TeupuloFranciscus Bragadeno.
Consiliarii:
Marcus de MolinoPetrus MarcelloHieronymus TeupuloFranciscus Bragadeno.
Ad Alfonso d'Este duca di Ferrara
Illustrissimo signor mio. Or ora, che son XIX ore, son giunto in Fiorenza; e ho trovato che questa mattina il duca d'Urbino[216]è morto. Per la qual cosa sono assai in dubbio di quello che ho a fare; perchè andar a condolermi de la morte della duchessa,[217]non so con chi; massimamente che mi par che la morte del duca importi tanto, ch'abbia fatto scordare il dolore della duchessa. Finalmente mi risolvo di aspettare nôva commissione da Vostra Eccellenza, ed in questo mezzo starmi nascoso con messer Pietro Antonio, acciò parendo ch'io mi condoglia col cardinal de' Medici o con quel de' Rossi,[218]de' quali l'uno o l'altro s'aspetta oggi o domattina, io possa far l'uno e l'altro officio. E anco quando a Vostra Eccellenza paresse ch'io facessi solo quello per il che fui mandato, io potrò dire com'ero venuto per dolermi della morte della duchessa; ma avendo veduto questo nôvo caso, mi son restato, per non essere importuno. Sicchè Vostra Eccellenza mi avvisi quanto ho a fare: e s'anco io fallo a non far quello che mi è stato commesso,quella mi perdoni; c'ho fatto per far bene. Ed in grazia di Vostra Signoria illustrissima mi raccomando.
Florentiae, 4 maii (1519).
Humilis. serv.,Lud. Ariostus.
Humilis. serv.,Lud. Ariostus.
Fuori —Illustriss. et Excellentiss. Dom., D. meo singulariss. Duci Ferrariae.
Ferr. cito cito.
Ferr. cito cito.
Al marchese di Mantova
Illustrissimo ed eccellentissimo Signor mio. Più presto per ubbidire a quanto V. E. mi comandò, le mando la miaCassaria, che perch'io la reputi cosa degna di andarle in mano. Ho tardato alquanto a mandarla, perchè non ho avuto così presto chi me la trascriva. Qualunque ella si sia, V. E. la accetti con quella benignità colla quale è solita di vedere le altre mie sciocchezze. In buona grazia della quale umilmente mi raccomando; e la supplico che, dove mi creda bôno a poterla servire, si degni di comandarmi.
Di V. E.,
Ferrara, 6 giugno 1519.
Umil servitore,Lodovico Ariosto.
Umil servitore,Lodovico Ariosto.
Fuori —All'Ill.moed Ecc.moPrincipe Signor Colen.moil Signor Marchese di Mantova.
Al medesimo
Illustrissimo ed eccellentissimo Signor mio. Perchè credo che V. Ecc. amava assai messer Rinaldo mio cugino e fratello, e grande servitor suo, mi parrìa di commetter gran fallo a non dar avviso che oggi a nove ore è passato di questa vita, ed in quattro dì si è spacciato, dopo che era tornato dalli bagni di Caldera. Tutti noi suoi amici e parenti ha lasciato di mala voglia, ma sopra tutti Madonna Contarina[219]sua moglie; la quale, ancor che sia molto tribolata e in tanta agonìa che io dubito che non gli môra appresso, pur non si è scordata di pregarmi che io ne dia avviso a V. Ecc., che crede che sarà partecipe del suo dolore. Alla quale meco insieme bacia le mani, e in buona sua grazia si raccomanda.
Di V. Ecc.
Da Ferrara, 7 luglio 1519.
Devotissimo servitore,Ludovico Ariosto
Devotissimo servitore,Ludovico Ariosto
Alla marchesana di Mantova
Ill.aed Ecc.amia Signora. Con gravissimo e intollerabile mio dispiacere avviso Vostra Eccellenza che mess. Rinaldo Ariosto mio onorandiss.mocuginoe fratello, e suo fedeliss.moservitore, questa mattina circa le nove ore è passato della presente vita oppresso da subita infermità di non poter orinare, e in quattro giorni n'è stato rubato e n'ha lasciati tanto malcontenti quanto sia possibile al mondo, massimamente Madonna Contarina sua consorte, la quale mi ha pregato ch'io ne dia a Vostra Eccell. avviso, rendendosi certa che le n'avrà compassione, e sarà partecipe di qualche porzione del suo dolore: la qual meco insieme in bona grazia di Vostra Eccell. umilmente si raccomanda.
Ferrariae, VII julii MDXIX.
Di Vostra Eccellenza
deditissimo servitore,Lud. Ariosto
deditissimo servitore,Lud. Ariosto
Fuori —All'Ill.maed Ecc.mamia Sig.raosser.maSig.raMarchesana di Mantova,
a Mantova.
a Mantova.
A messer Mario Equicola
Messer Mario mio pregiatissimo. Io ringrazio molto V. S. della offerta ch'ella mi fa di prestarmi l'opera sua, accadendomi, nelli miei litigi: la quale accetto di buon animo, e credo di usarla; ma non mi basteria il scrivere quello che io dimandassi. Ho pensiero di trasferirmi un giorno a Mantova, ed informarvi bene di quello che io voglio: ma nonè il tempo ancora. Circa l'oda che voi mi dimandate, la cercherò tra le mie mal raccolte composizioni, e le darò un poco di lima al meglio che io saprò, e manderòllavi. È vero che io faccio un poco di giunta al mioOrlando Furioso, cioè io l'ho cominciata: ma poi dall'un lato il duca, dall'altro il cardinale, avendomi l'un tolto una possessione, che già più di trent'anni[220]era di casa nostra, l'altro un'altra possessione di valore appresso di dieci mila ducati,de factoe senza pur citarmi a mostrare le ragioni mie,[221]m'hanno messo altra voglia che di pensare a favole. Pur non resta per questo ch'io non segua, facendo spesso qualche cosetta. S'io seguiterò, non mi uscirà di mente di fare il debito mio; e tanto meglio che non ho fatto pel passato, quanto questo debito da quel tempo in qua è cresciuto in infinito. Messer Mario, siate certo ch'io son vostro, prima per inclinazione naturale, già è molto tempo, poi per vostri meriti verso di me. A voi mi raccomando, e pregovi che alcuna volta vi degnate di ridurre alla signora Marchesana in memoria che io le sono deditissimo servitore.Al magnifico Calandra vi degnerete anco di raccomandarmi.
Ferrara, 15 ottobre 1519.