XIX

Vostro,Ludovico Ariosto

Vostro,Ludovico Ariosto

Fuori —Magn. ac Doctissimo Viro Dom. Mario Equicolae, mihi amicissimo, Mantuae.

A papa Leone X

Beatissime Pater. Avendomi Galasso mio fratello a' dì passati fatto intendere che Vostra Santità averìa piacere ch'io le mandassi una mia commedia[222]ch'io avea tra le mani; io, che già molti giorni l'avevo messa da parte quasi con animo di non finirla più, perchè veramente non mi succedea secondo il desiderio mio, son stato alquanto in dubbio s'io mi dovea scusare di non l'avere finita, e che per recitarla questo carnevale mi restava poco tempo di finirla (e questo pel timore del giudizio di questi uomini dotti di Roma, e, più degli altri, di quello di Vostra Santità; chè molto ben si conoscerà dove ella pecca, e non mi sarà ammessala scusa d'averla fatta in fretta); o se pure io la dovea finire al meglio ch'io potea, e mandarla, e far buono animo, e conto che quello che conoscevo io nessun altro avesse a conoscere. Finalmente, parendomi troppo mancare dal mio debito, ed essere ingrato alle obbligazioni grandissime che io ho a Vostra Santità non satisfacendo a tutti li suoi cenni, ancora ch'io ne dovessi esser riputato di poco giudizio; perchè forse la mia scusa, benchè vera, non sarìa accettata; ho voluto fare ogni opera per mandarla, e più presto esser imputato ignorante o poco diligente, che disobbediente ed ingrato: e così l'ho ritolta subito in mano. E tanto ha in me potuto l'essermi stata da parte di Vostra Santità richiesta, che quello che in dieci anni, che già mi nacque il primo argomento, non ho potuto, ho poi in due giorni o tre condutto a fine: ma non che però mi satisfaccia a punto, e che non ci siano delle parti che mi facciano tremare l'animo, pensando a qual giudizio la si debbia appresentare. Pure, quale ella si sia, a Vostra Santità insieme con me medesimo dono. S'ella la giudicherà degna della sua udienza, la mia Commedia avrà miglior avventura, ch'io non le spero: s'anco sarà riputata altrimente, prendasene quel trastullo almeno che delle composizioni del Baraballo[223]già si solevaprendere; chè, pur che in qualche modo la diletti, io me ne chiamerò satisfatto. Alli cui Santissimi piedi umilmente mi raccomando.

Di Ferrara, alli 16 di gennaro 1520.

S. Vestrae.

Humilis et devotus servus,Lud. Ariostus.

Humilis et devotus servus,Lud. Ariostus.

Fuori —Sanctiss. D. N. Leoni Decimo.

A Messer Mario Equicola

Magnifico messer Mario mio onoratissimo. — Per messer Giangiacomo Baretone ho avuto sei lire di vostra moneta, le quali Vostra Magnificenza mi ha rimesse, credo, per parte delli denari che si hanno d'avere dal venditore delli mieiOrlandia Verona. Di che ringrazio quella, ma mi paiono pochi a quelli ch'io aspettava; e non posso credere che quel libraro non li abbia espediti tutti, perchè in nessun altro luogo d'Italia non so dove ne restino più da vendere: e se fin qui non li ha venduti, non credo che più li venda. Per questo sarìa meglio che il libraro li rimettesse quì, perchè subito troverei di espedirli, poichè me ne son dimandati ogni dì. Vostra Magnificenza, essendo risanata, come spero che ella sia, la prego che si sforzi di saper la cosa; chè troverà che i libri sono venduti, e che quellibraro vuole rivalersi di quelli denari. La si ricordi che io sono suo, e sempre me gli raccomando.

Ferrara, 8 novembre 1520.

Vostro,Lodovico Ariosto.

Vostro,Lodovico Ariosto.

Fuori —Magnifico Domino Mario Equicolae, Secretario. Mantuae.

Al capitano di Barga

Mag.cetanq. fr. hon. Avendo lo Ill.momio S.reduca di Ferrara fatta elezione di me al governo di questa provincia sua di Carfagnana, e sapendo io quanto sua Ecc.aè desiderosa che li sua sudditi stiano in pace ed abbino a conversare senza sospetto con li circonvicini e precipuamente con li sudditi della Eccelsa Repubblica di Firenze, attenta la integra amicizia che sempre fu ed è fra prefata Eccelsa Rep. e sua Eccell.a, mi è parso essere mio debito nel gionger mio qui visitare con questa mia V. S. con pregarla che nelle occorrenze del governo di questi sudditi a noi dato voglia essere meco ed io con quella, sicchè con ogni industria e possibilità ci sforziamo di ridurli in quella pace, unione e quiete in la quale li Eccelsi ed Illu.minostri Signori sempre sono stati e di presente sono.

Appresso perchè alli dì passati un Giovanni Baricca da Barga a tempo di notte venne a Castelnovo con uno bandito di qui, ed alcuni uomini di commissione de' loro superiori andando per pigliar detto bandito, per caso vi si ritrovò in compagnia un Battistino forastiero, ma che abitava qui, il quale feritte detto da Barga, contro però la volontà di tutti gli uomini di Castelnovo; e sì come ho detto, essendo pur debito di noi ufficiali ridurre li sudditi in buona pace, oltre che ne ho espressa e particolar commissione di tal cosa dal mio Ill.moS.rDuca, prego V. S. che in questo sia contenta di fare ogni opera dal canto suo per disporre ad accordo detto suo da Barga con li parenti suoi e questi di Castelnovo, dalli quali ne è riferito che si chiama offeso (e veramente a torto), perchè loro incresce tal caso quanto dir si può, acciò che inveterando non sortisca alfine maggior male: e se 'l delinquente fusse in mani nostre ne faremmo tale dimostrazione che questo da Barga ne resteria satisfatto in modo che anche V. S. conoscerebbe essermi dispiaciuto tale eccesso; ed in questo mi governerò secondo il consiglio e buon parere di V. S. ed in qualunque altra mia occorrenza. Alla quale offrendomi dispostissimo sempre mi raccomando.

Ex Castelnovo Carfignane, 2 martii MDXXII.

E. M. V.

Tanq. fr.terLUDOVICUS ARIOSTUSDuc.lisCom.sgen.lisin Carf.na

Tanq. fr.terLUDOVICUS ARIOSTUSDuc.lisCom.sgen.lisin Carf.na

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Mando a V. S. Belgrado da Valico con quello spiedo e giannettone, che quelle mi scriveno lui tolse alla famiglia del vicario del Borgo alli giorni passati; e perchè ditto Belgrado è stato obedientissimo a tale restituzione, anco che in ditta rissa ricevesse delle ferite, per le quali in liberarsi ha speso assai; e sì come lui a bocca dirà a V. S. fu promisso di satisfare la medicatura e ogni suo danno che patisse, per essersi intromisso a tale impresa; pertanto V. S. si degnino in le cose licite e oneste esaudire ditto Belgrado, attento che per mio mezzo volentieri ha ricorso alle prefate, alla cui bona grazia di continuo mi raccomando sempre:quae bene valeant.

Ex Castelnovo Carfagnanae, 22 martii 1522.

E. D. V.Observantissimus LUDOVICUS ARIOSTUScomes et ducalis commissarius generalisin Carfagnana[226].

E. D. V.

Observantissimus LUDOVICUS ARIOSTUScomes et ducalis commissarius generalisin Carfagnana[226].

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Sì come scrivino a me le S. V., quel Belgrado da Valico averli narrato le sue ragioni, con avere anco restituito il giannettone e lo spiedo, mi dicono appresso, che hanno dato commissione al vicario del Borgo, che vogli udire benignamente ditto Belgrado, con administrare giustizia; e perchè ditto Belgrado è povero uomo, e devotissimo delle S. V., e anco ha ricevuto di tal rissa più che alcun altro, e si commisse oltra il suo volere; per tutti questi rispetti, e ultimo loco per amore mio, avendolo ritrovato obedientissimo circa le restituzioni di dette arme, supplico V. S. si degnino commettere al loro vicario che impuoni silenzio contra di ditto Belgrado. Circa quelli dal Silico, che alli dì passati ferirno quelli di Castiglione, ne farò ogni rigorosa dimostrazione di giustizia, e quel più che mi ricercherà il vicario di Castiglione, acciò le S. V. effettualmente cognoschino quanto mi sia dispiaciuto tale eccesso perpetrato. E a V. S. mi raccomando,quae feliciter valeant.

Ex Castronovo Carfagnanae, 8 aprilis 1522.

Al duca di Ferrara

Ill.moed Ecc.moSignor mio. V.raEcc.aa questi dì mi ha dato commissione ch'io m'informi come sia stata fatta quella elezione per gli uomini di Trasilico del lor podestade; se giuridicamente e secondo il consueto, o pur altrimenti: et oltra di questo ch'io pigli notizia della condizione dell'uomo e ch'io la riferisca. V.raEcc.adunque intenderà, che soleva essere costume che insieme con alcuni uomini deputati da quella Vicaria il Commissario faceva la elezione, la quale appresso V.raEcc.aconfirmava; ma poi da quella fu loro concesso che essi senza il Commissario potesson fare la elezione del lor podestade, che essa poi avea da confirmare, se le parea: e acciò che V.aEcc.ane sia più chiara, le mando le copie delle lettere su le quali questi uomini di Trasilico si fondano. Circa alla condizione dell'uomo, per quanto a me pare, e per quanto io me n'ho potuto informare, è assai tenuto uomo da bene, secondo gli altri che son qui: è vero che egli e Pierino Magnano hanno per lor mogli due sorelle, ed al presente abitano amendue nella casa della loro suocera, l'uno per sospetto e per esser più sicuro dentro da le mura in casa della suocera, che nel borgo dove ha la propria casa, e questo è Pierino; e l'altro per essere da Camporeggiano, e non avere casa qui. Amendui entrano per una porta, male loro stanze, secondo ch'io intendo, hanno separate, e ciascuno mangia da sua posta. Che costui seguiti parti, non ne fa dimostrazione estrinseca, ma so bene che Bastiano Coiaio, un figliolo del quale è cognato di costui e di Pierino, perchè ha l'altra sorella, ha fatto la pratica per far che costui sia podestade; e che Bastiano l'abbia fatto a qualche suo disegno, più presto si può dubitarne che non, perchè lui non ho a modo alcuno per persona neutrale, ancora che si sforzi di farlo credere a me. Tuttavia V.aEcc.apuò essere certa che avendo da essere podestade di Trasilico uomo di questo commissariato (non voglio dir di Castelnovo solo), è forza che sia notato o per bianco o per nero: e se ben non fusse in effetto (il che sería difficillimo a trovare), pur serà sempre in sospetto ad una delle parti. Il padre di costui è un ser Giovanni notaio e procuratore a Camporeggiano, il quale al tempo che Lucchesi ebbono questa provincia fu mandato da loro ad un suo Castello detto Camaiore per notaio. Ch'egli fusse in trattato mi saria difficile a ritrovare per la verità, perchè s'io ne dimanderò la parte italiana, mi diranno che non fu vero, e ch'egli è uomo da bene; se dimanderò la francese, tutti mi diranno che fu vero, e mi aggiungeranno tutto il male che imaginar si potranno: ma sia il padre come si voglia, che da quella macchia in fuore, che potria essere così falsa come vera, non ne sento dir se non bene. Il figliolo è assai costumata persona, ed essendo già stato eletto e avendo dalla elezione in qua sempre fattol'officio del podestade, non potria essere dimesso senza suo gravissimo scorno ed ignominia: e parendomi che la intenzione di V.aEcc.asia più presto di gratificarsi questi uomini che dar loro alcuna mala contentezza; poi che quella si è degnata in questo dimandare il mio parere, io dirò che mi parria che costui non fusse rimosso per porre in quel luogo alcun altro di questa terra, perchè potria essere causa di dar principio a qualche altra nimicizia. Soggiungerò bene che non sería se non ben fatto, che venendo li uomini di Trasilico a Ferrara, come son per venire, che V.aEcc.aoperassi che fussino contenti di far che 'l Capitano della Ragion di Castelnovo fusse ancora suo podestade, con capitolo espresso che avesse a procedere secondo li loro statuti, perchè, così facendo, l'officio del Capitano si faria migliore, e V.aEcc.apotria mandare qui un dottore di qualche sufficienza, che con questa aggiunta n'avria da poter star meglio; ch'ogni modo il podestade ch'essi eleggono sta sempre a Castelnovo, e se voglion ragione sono sforzati a venir qui, e appresso hanno le più volte per podestate persona che sa a pena leggere: poi non è possibile ch'eleggano podestade di questo luogo che non sia parziale. Volerne mandare a torre uno di fuore, o che stia là con loro, l'officio non può far la spesa. La ostinazione di volere un podestade particolare dipende da dui o tre villani che governano quel Comune, che ogni anno, quando per un paio di calze, quando per un fiorino o dui, vendono a questi notaroli la lor podestaria. Ho volutoche V.aEcc.asia del tutto fatta accorta, al miglior giudicio della quale mi rimetto sempre: ed in sua bona grazia umilmente mi raccomando.

Ex Castelnovo, XIX aprilis MDXXII.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Ringrazio V. S. delle benigne offerte e buona disposizione verso il mio illustrissimo signor Duca, e dello avviso dato a me; e del tutto per mio debito e per consolazione di sua Eccellenza ho scritto a pieno. Prego V. S. si degnino, accadendo la opportunità e il bisogno per lo avvenire, sì dal canto di Toscana, come anco di Lombardia, farmi participe delle nuove averanno, offerendomi al simile con ogni sollecitudine verso quelle. Circa quelli dal Silico che ferirno, sì come è stato ditto, quelli dui da Castiglione, come per altre mie ho promisso a V. S., non resteranno impuniti dello eccesso perpetrato; e penso domane o l'altro andare fino a Castiglione per parlare con il vicario di V. S., e provedere che di nuovo si assicurino ambi li comuni di Castiglione e Silico, acciò possino praticare in qualunque loco, e l'uno a casa de l'altro senza sospetto. Spero fra ditto vicario e me faremo buona opera. E a V. S. offerendomi sempre mi raccomando;quae bene valeant.

Ex Castronovo Carfagnanae, die 20 aprilis 1522.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Lo illustrissimo signor mio mi scrive che hanno da essere garbugli in Toscana, e che io usi ogni diligenza per intendere di ora in ora il successo di quelli; e specialmente mi commette sua Eccellenza che io abbia ricorso dalle S. V., rendendosi certo che da quelle si averà del tutto la verità: e così con questa mia prego V. S. si degnino di tale occorrenza farmene participe acciò io possi esequire lo intento del mio illustrissimo signore. E tutta la spesa delli messi che manderanno a posta, de la quale parte S. V. mi aviseranno, satisfarò a pieno; e anco di quella spesa che alle prefate accascherà fare per mandare in li lochi necessarii per avere la verità, sono contento che in quello parerà onesto a V. S. di concorrere; chè così è anco la mente del mio illustrissimo signore. E a V. S. offerendomi mi raccomando sempre:quae bene valeant.

Ex Castelnovo Carfagnanae, 25 aprilis 1522.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Questo presente esibitore del mio commissariato mi fa intendere, esserli stato rubato uno suo mulo dacerti suoi vicini; e che avendo ricercato di ritrovare detto suo mulo alli giorni passati, uno Giovanni di Niccolò Giusti da Pescaglia ebbe a dire, che sapeva colui che lo aveva rubato detto mulo: e ora volendo il predetto esibitore intendere da ditto Giovanni, chi era stato quello che glielo aveva rubato, ditto Giovanni li ha negato, e non li vuole dire la verità. Pertanto V. S. saranno contente commettere sia chiamato ditto Giovanni, ed esaminato quello lui sa di questo furto, acciò che il povero uomo possi trovare la via di rinvenire il malfattore e la sua robba; perchè, per quanto mi dice, quello Giovanni sa il tutto. E a V. S. offerendomi, mi raccomando sempre.

(Castelnovo.... 1522).

Agli Otto di Pratica

Magnifici et excelsi Domini mihi observandissimi.Per obedire a quanto Vostre Signorie mi comandano; perchè le loro esortazioni voglio che mi sieno in luogo di comandamento; ho fatto chiamare a me quelli sudditi al mio officio, delli quali Bartolomeo da Barga si duole che da Buonconvento sisieno fuggiti con la paga; e ritruovo che molto ben difendono la ragione loro, e dicono che Bartolomeo mandandoli a chiamare a casa loro fece dare al capo (che tutti eran sette) certi scudi, promettendo come fussino a Castel Fiorentino, che darebbe loro la paga integra; e che venendo a trovare il detto Bartolomeo a Barga, n'ebbono la medesima promissione; e di più disse loro, che se a Castel Fiorentino non facea lor dar la paga, fusse lor licito di ritornarsine indietro con quelli denari che avevano: e quando furono a Castel Fiorentino, e non avendo denari, e per questo volendo tornare a dietro, furon pregati dal detto Bartolomeo che si conducessero fin a Poggibonici, dove avrebbon denari; e che mancando, senza altra eccezione se ne tornassino a Poggibonici. Non ebbono anco se non parole, e pur con li medesimi preghi e promissioni furo anco tirati fin a Siena: dove venendo li nimici, feron senza aver avuti altri denari le fazioni e il debito loro. Quindi volendoli di nuovo Bartolomeo condurre a Buonconvento, negaro di non volervi andare: pur, parte con prieghi, parte con dar loro alcuni pochi denari; che tutti cominciando da li primi ch'avevano avuto a casa e tra via, non passaro fra sette compagni in tutto la somma di X ducati; fece tanto, che li trasse a Buonconvento, refermando pure il medesimo, che se quivi non dava loro tutta la paga, se ne tornassino liberamente. E così condotti a Buonconvento con grandissimo disagio e carestia, non fu dato lor la paga più che in gli altri luoghi; e per questo non fuggendo, mapiù presto partendosi di patto se ne tornaro a....[228]: e fra il giorno che si partiro da casa, fin a quello che si partiro da Buonconvento, corsero 14 giorni. Io per ubbidire Vostre Signorie, e insieme per non mancare del dovere, e non essendo io molto nè assai ancora esperto nelle ragioni pertinenti al mistier del soldo, ho fatto alquanto di ragunanza di uomini, che sono usati d'aver compagnie di fanti, avendo fatto che due mandati da Bartolomeo in questa terra, e dall'altra parte questi incolpati di esser fuggiti, han dette le ragioni loro. Ultimamente mi dicono che 'l soldo di questi fanti ha da cominciar dal dì che giunsero a Castel Fiorentino, secondo l'ordine e il costume solito del mistier del soldo; maisì, quando sia vero che Bartolomeo dicesse loro, che non avendo denari, cioè la paga intiera a Castel Firentino, se ne potessono tornar indrieto; che li patti rompono le leggi; che 'l soldo ha da cominciar dal dì che furon levati da casa e ebbon la prima prestanza. Li mandati da Bartolomeo non negano nè affermano questo patto. Io volevo assignare termine alli fanti a provar questo, ma li mandati da Bartolomeo non se ne sono contentati, e dubito che non sieno per farne a Vostre eccelse Signorie alcuna sinistra e men che vera relazione. Per questo ho voluto a quelle dare avviso del tutto, acciò ch'elle ancora ne sieno giudici, chè so che non si partiranno dalla giustizia, essendo io per non mi partire dà quanto parerà aquelle, delle quali son deditissimo; e in sua bona grazia mi raccomando sempre.

Ex Castronovo, 21 maii 1522.

Di Vostre eccelse Signorie

ObservantissimoLudovico AriostoDucale Commissario in Grafagnana.

ObservantissimoLudovico AriostoDucale Commissario in Grafagnana.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Ho veduto quanto V. S. mi raccomandano Francesco Martino suo: non mancherà per me di farli, mediante la giustizia, ogni favore; e perchè sono in questa terra alcuni Statuti, che il commissario non si può impacciare in le cause pertinenti al capitano della Ragione, la qual via è alquanto lunga; io ho avvisato il prefato del modo che ha da tenere per venire a presta espedizione. E come in questa, così in ogni altra cosa sono paratissimo sempre di ubbidire V. S., alle quali mi raccomando.

Ex Castro novo, 23 maii 1522.

Al duca di Ferrara

Ill. ed Ecc. Signor mio. Le troppe grazie che V. E. fa a questi uomini de la Vicaria di Camporeggiano li inasinisce (chè più onesto vocabolo non so loro attribuire), e nessuna cosa son per far maise non per forza: io dico questo, chè mi par che usino gran torto al Capitano di Camporeggiano, che avendo esso fatto giustiziare quel ribaldo ch'aveva in prigione, e per li ordini e usanza che qui è dovendo per questo avere lire cinquanta, negano, per quanto me ne avvisa il Capitano, di volerlo soddisfare; e credo che vorranno avere ricorso a V. E., confidandosi che così come quella è lor benigna e liberale nel suo particolare, così anco debbia lor essere in quello che con gran fatica e continuo fastidio li officiali si guadagnano. Supplico V. E. abbia raccomandato il Capitano perchè è da bene e dotto e buono e fedele servitore di quella, per accrescergli l'animo a lui e agli altri di punir li tristi.

Appresso gli significo che ora son capitati qui alcuni che vengono di Maremma, che dicono che molti fanti ch'avevan preso denari a Pisa e poi s'erano imbarcati a Livorno per ire alla guardia di Genoa, son stati tenuti in posta da Messer Andrea Doria, o sia da frate Bernardino,[229]ad un luogo detto Meloria, e morti, feriti e presi con li legni che li conducevano. O vera o falsa che sia la nova la dò a V. E. nel modo che io l'ho; in bona grazia de la quale umilmente mi raccomando.

Ex Castelnovo, 22 junij 1522.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici et excelsi domini mihi observandissimi.Io sono stato a questi giorni a Ferrara, dove fra le altre commissioni che ho avute dal mio illustrissimo signore, è stato che, per quanto si estende il mio potere, io sia sempre pronto a servire e fare cosa che piaccia a V. S., e specialmente ch'io non patisca che li ribelli della vostra eccelsa Repubblica vengano in questa sua provincia, e che venendoci, io li pigli e persegui non altrimenti che li ribelli e inimici di sua Eccellenza; e così sono apparecchiato di fare, e questa e ogni altra cosa, che di V. S. io pensi essere a beneficio e piacere. E perchè intendo che, non essendo io qui, V. S. si sono dolute col mio locotenente di certi assassinamenti che alcuni ribaldi di questa provincia banditi hanno fatto contra terre di quelle, oltra quello che io credo che 'l prefato locotenente abbi scritto, anch'io replico, ch'io n'ho grandissimo dispiacere e non minore desiderio di rimediarci, pur ch'io lo possi fare. Io n'ho scritto al mio illustrissimo signore, e penso che sua Eccellenza in ogni modo mi mostrerà qualche via di potere castigare li malfattori, meglio ch'io non ho potuto fare, nè posso fin qui più, oltra quello che credo che il mio signore disegnerà di fare. L'avviso di V. S. credo che mi saria per giovare molto, scrivendo quelli alli vicari loro che confinano con questa ducale provincia,che per perseguitare tali uomini di pessima vita, ad ogni mia requisizione venissero coll'armi in aiuto delli miei balestrieri, e non dessino in loro terre ricapito alli nostri banditi; che 'l medesimo anch'io sono per fare contra li ribelli e banniti di V. S.: in buona grazie alle quali mi raccomando sempre.

Castelnovi, 12 septembris 1522.

Al duca di Ferrara

Ill. ed Ecc. Sign. mio. Oltra quello che per un'altra mia ho scritto a V. Ecc. circa i disordini che sono in questo paese, alli quali senza l'aiuto di quella non è possibile, non avendo più forza di quello ch'io m'abbia, io possa rimediare; benchè non manco di tutti quelli rimedî ch'io posso: prima ho fatto fare contra li assassini di Pontecchio e suoi seguaci (tra quali è quel Battistino Magnano, il quale fu causa de la discordia tra quelli di Barga e di questa terra) una grida,[231]de la quale mando a V. Ecc. qui inclusa la copia, acciò che a quella piaccia di confermarmela per sue lettere: e appressoho scritto al Commissario fiorentino da Fivizzano e alli Signori Lucchesi acciò che tutti insieme mettiamo in ordine una bella caccia, sicchè da ogni banda si dia addosso a questi ladri, li quali tuttavia non cessano di far ogni dì assassinamenti e por taglie a chi lor pare, e hanno ardimento di mandare a dire a gli uomini qui di Castelnovo, che se non mandano loro certi denari che domandano, li verranno a tagliare a pezzi fin in questo Castello: e forse avriano ardire di farlo, perchè hanno chi fa lor spalle e li nutrisce e difende. E perchè V. Ecc. conosca ch'io non m'inganno in tutto, le mando similmente qui incluso una lettera che oggi mi è venuta in mani, voglio dire la copia d'una lettera che scrive Bastiano Coiaio a questi banditi del Silico, il quale Bastiano è, come per un'altra mia ho scritto a V. Ecc., il consigliere e guidatore de la fazione di Pierino, e in casa del quale li banditi spesso si riducono a consiglio, come ne sono esaminati testimonî appresso il Capitano qui. E acciò che V. Ecc. intenda il tenore della lettera, quella sappia, che quel dì proprio ch'io giunsi qui fu tolto un mulo a Camporeggiano e trafugato a Cicerana in mano del Moro dal Silico, il quale è fratello di quelli che ammazzâro Ser Ferdiano, ed esso ancora per altre cause ha bando: tuttavia sta nel paese, e tiene la Rocca di Cicerana. Colui a chi fu tolto il mulo è stato ritenuto a non venire a lamentarsi a me, parte con minaccie, parte con promissione di fargli restituire il mulo. Oggi si condusse a Bastiano Coiaio il quale gli ha fatto la lettera dellaquale io mando la copia; ma prima ch'abbia dato la lettera è statoindotto venirea me, e io gli ho dato giuramento quella lettera essere di mano di Bastiano e che esso glie l'ha veduta scrivere, e poi n'hofatto la copia, la quale io mando acciò che V. Ecc. conosca che esso Bastiano ed Evangelista, che sono partesani e consiglieri di Pierino, sono quelli cheaiutanoe consigliano questi banditi; e chi li levasse di questa terra insieme al loro capo Pierino la risanerebbe, come chi ne levasse tutto il morbo.

Questa è la copia de la lettera:

«Adì 13 di sett. 1522.

«Moro. Io sì ho visto li conti fra Bastiano Catucio e quelli di Pierlenzo, in modo ch'io vedo che quelli di Pierlenzo si hanno torto, sicchè pertanto eglidiceva chevoleva andare dal Commissario e io non ho volsuto per onor tuo, perchè ilmulol'avete in le man vostre; e per tanto a me pare che per mezzo tuo tu gli faccirendereil suo mulo in ogni modo, senza fargli pagar nulla; e questo sia l'onor di noi: e se gli voleva por taglia, non lo doveva menar costì in le manvostre: pertanto fatelo sùbito; se non voi avrete un comandamento di renderlo, perchè qua si dice che voi l'avete in le mani. Appresso farete quanto Giorginovi dirà, e fate che non sia fallo perchè a Ser Evangelista e a tutti noi ci pare che lo facciate e sùbito. De l'altre cose io vi terrò avvisatoper il miomezzadrodel tutto. A me pare che voi dobbiate dare il mulo a Giorgino; e non sia fallo, perchè a noi serà vergogna grande: e se quelli di Pierlenzo credono aver nulla da Ser Bastiano Catucio, facciami intendere sue ragioni, e poi lasci fare a me.

«Bastiano Coiaio, in Castelnovo.»

«Bastiano Coiaio, in Castelnovo.»

Questa è la copia de la lettera, sopra la quale V. Ecc. faccia quel giudicio che le pare; e a questa e a molt'altre cose pertinenti a questa provincia supplico che faccia quella provvisione che le pare più espediente: in buona grazia de la quale umilmente mi raccomando.

Castelnovi, XII sept. 1522.

A messer Obizo Remo

Mag. Mes. Obizo. Vostra Mag. vederà per quest'altra mia quanto io scrivo al Signore.[232]Prego quella che faccia presto ch'io abbia risposta, perchè veramente che se non si rimedia a questi disordini, ne nascerà un dì uno che non vi si potrà rimediare. Pierino è pur anco in questa terra, e per quanto intendo non mi par ch'abbia voglia di venire a Ferrara, e non si può pensare altro, senon che costui sia consapevole di qualche gran maleficio, e non è sicuro che non si sappia, e per questo dubita di venire. Già son sei dì ch'io son qui, e ancora non è stato ardito di venire dove io sia. Ieri sera arrivò un suo messo che aveva mandato a Ferrara, ed è quello al quale io dò la colpa che tra via abbia tolte le lettere a quel nostro corriere. Ogni modo io gli vo porre le mani addosso, ma voglio aspettare che Pierino sia partito, se si ha a partire. Costui, cioè Pierino, ha pratica secreta a Ferrara di persone che gli fanno animo di poter far ciò che vole, e dopo che V. S. gli scrisse quella lettera ducale, venne da Ferrara un balestriero il quale ha nome Quirino da Brescello, e parlato che gli ebbe tornò subito indrieto. Prego V. Mag. che faccia intendere ogni cosa al Sig., e forse non serìa male intendere da quel balestriero che venne a fare. Appresso per levare spesa a questi poveri uomini, acciò che per ogni cosa non abbino a venire a Ferrara, piglio cura di mandare lor supplicazioni; e così mando questa inclusa, la qual parendo a V. M. di segnare, la rimetta, che farò che la Cancellaria non perderà il suo consueto: e a V. M. mi raccomando, e desidero di intendere che Mes. Bonaventura[233]sia ben guarito.

Castelnovi, 14 sept. 1522.

Di Vostra MagnificenzaLudovico Ariosto

Di Vostra MagnificenzaLudovico Ariosto

Post scripta. Pierino Magnano mi ha fatto pregare (chè esso, non so per che causa, se nonquia malus odit lucem, non è mai venuto dove io sia) ch'io prolunghi il suo termine di comparire a Ferrara otto giorni ancora. Sono stato contento: non so se verrà.

Fuori —Mag.oDomino Obizo Remo Ducali Secretario mihi honor.o— Ferrariae.

Agli Otto di Pratica in Firenze

Magnifici et excelsi Domini mihi observandissimi.Fin il maggio passato io scrissi a Vostre eccelse Signorie quello ch'io avevo fatto e potuto far con ragione nella causa che Bartolomeo di messer Jacopo da Barga ha con alcuni di questa ducale provincia, che esso dice che con la paga si fuggirono da lui a Buon Convento, e pienamente feci a Vostre Signorie (s'elle ebbero la mia lettera) intendere che avendo l'una parte e l'altra a paragone, avevo trovato quello che anco replicherò di novo, acciò che quelle non abbino di me questa mala openione, che a persona del mondo io volessi mancare di ragione, e tanto meno ne vorrei mancare alli sudditi suoi, che oltra che Vostre eccelse Signorie ho in riverenza, per rispetto della buona amicizia ch'io so essere tra il mio ill.mosignore Duca e cotesta eccelsa Repubblica, anche io particolarmente e per antiqua conversazione ch'i' hoavuta in Fiorenza e per una naturale inclinazione son molto affezionato a cotesto Stato e desideroso di ubbidire li comandamenti suoi. Vostre Signorie dunque intenderanno di novo, che la cosa sta in questo modo: che Bartolomeo mandò a levare alcuni di questa provincia, che in tutto furon sette, e diè loro certi pochi denari, promettendoli come fussino a Castel Fiorentino, avrebbono il supplemento della paga; e essi dubitando di non essere menati a vento, gli protestaro, che non avendo quivi li lor denari, se ne voleano poter ritornare con quelli pochi denari che avevon presi; e così non niega uno, che Bartolomeo mandò quì, essere vero: come furono a Castelfiorentino, non v'era chi dèsse denari, e questi nostri voleano ritornarsi; ma pur pregandoli Bartolomeo, furon contenti d'andare a Poggibonici; ma protestando di novo, se quivi non avean la paga, se ne ritornerebbono a casa; da Poggibonici, con simili preghi e promesse, furono tratti a Siena. Non essendo anco a Siena chi lor dèsse denari, se ne volsono ritornare; pur Bartolomeo pregando e promettendo e dando loro anche qualche quattrino, fece tanto che restaro: e venendo il campo a Siena, furo in su le mura, e feron la lor fazione; e da Siena poi, senza dar lor la paga, con simili preghi e promesse furon tratti fino a Buon Convento; dove non avendo anco la paga, nè speranza di averla, e per la più parte dissolvendosi il campo, se ne vennero con molti altri, e se ne portaron quelli pochi denari che avevan preso; che in sette compagni furon circa dieci o dodici ducati. Questo ch'ioscrivo a Vostre eccelse Signorie fu confirmato da una parte e dall'altra in mia presenza esser vero. Ma perchè la professione mia non è d'arme, non mi confidando di sapere giudicare in questa causa, chiamai, con un dottore che abbiamo qui assai ben dotto, molti uomini da bene, c'hanno fatto il mestiero del soldo; li quali disseno, che a quel dì che arrivaro a Castelfiorentino doveva cominciare il servizio di questi fanti, e poi compensare chi era più, o li dì ch'avean servito o la rata delli denari che avevan presi. Questa determinazione non piacque a chi era venuto per Bartolomeo, e si partiron; e hanno fatto querela a Vostre eccelse Signorie come io non gli voglia far ragione. Quelle intendono il caso, e perchè son prudentissime, e hanno costì copia di soldati e persone che intendono meglio l'uso dell'arme, che non fo io, nè questi qui meco, con li quali io mi posso consigliare; supplico Vostre eccelse Signorie che giudichino questa causa, e che mi avvisino quello che vogliono ch'io faccia, ch'io sono per condennare e assolvere questi miei, secondo il giudicio di quelle: e quando Bartolomeo dicessi che la cosa stessi altrimente, io manderò a star seco al paragone uno di questi fanti, che chiariranno le menti di Vostre Signorie; in bona grazia de le quali mi raccomando sempre.

Castelnovi, 24 septembris 1522.[234]

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Perchè, per grazia di Dio, tutta questa ducale provincia di Garfagnana fino a qui è sana e senza un male al mondo, vorrei con tutti li modi che mi sieno possibili, che anco per lo avvenire si conservasse, e per questo non cesso di far fare buona guardia di non lasciare venire persone di paese sospetto: ma questi sono mali che nascono tanto improvviso, che non mi confido di conoscere bene da chi mi debbia guardare. Per questo ho voluto ricorrere a V. S. come a quelle nelle quali ho grandissima fede, e credo che poco meno amino li sudditi del mio illustrissimo signore che li suoi proprii; così le supplico che sieno contente per questo messo, ch'io mando a posta, di avvisarmi le terre da chi mi debbio guardare, e che anche mi consiglino, s'io debbo lassare fare la fiera; la quale, sperando che le cose migliorasseno, avevamo differito a'cinque di ottobre. E in buona grazia di V. S. mi raccomando.

Castelnuovo, 28 settembre 1522.

A Obizo Remo

Magn. mihi hon. Ieri ho avuta una lettera del Sig. nostro mandatami da Cristoforo Casanova daSestola in risposta de la grida, de la quale mandai la copia. Del procedere contra li assassini da Pontecchio e gli altri banditi, non dubitate ch'io 'l faccia senza il consiglio del Capitano qui, e ch'io possa essere imputato di far contra ragione. Mi piace che 'l Sig. sia contento ch'io pigli accordo con Sig.riLucchesi e Fiorentini che li lor banditi non sieno sicuri sul nostro, nè li nostri sul loro: io tratterò la cosa maturatamente sì che vada di pari, e non abbino vantaggio da noi. Credo che a quest'ora abbiate Pierino a Ferrara. A Bastiano Coiaio ho dato alquanto di dilazione, e non lo costringerò a venire altrimenti finchè io non abbia risposta alle lettere che circa questo ho scritto a Vostra Mag.; e Ser Evangelista in nome di questa Comunitade ha scritto al Sig. il testificato di avere esso dato recapito a' banditi. Per un'altra mia avrete veduto esso viene malissimo volentieri, e dice che questa è la sua ruina, e mi prega e mi fa mille croci ch'io faccia opera che non venga. Io gli ho compassione; pur in questo mi rimetto a chi ha miglior giudicio di me, e a chi la misericordia non corrompe la giustizia. Io 'l confesso ingenuamente, ch'io non son uomo da governare altri uomini, chè ho troppa pietà, e non ho fronte di negare cosa che mi sia domandata.

Li balestrieri che seranno esibitori di questa son due uomini da bene e bene in ordine e valentuomini: quanto gli ho saputo imputare è che hanno moglie in questa terra. Io li raccomando a V. Mag. che faccia che non perdano il lor loco. Ce n'è restatoun altro detto il Magnano, il quale per essere ammalato non ha potuto venire. Venirà più presto che potrà. Prego Vos. Mag. che operi che per questo non perda il suo loco, chè anco così mi promise mess. Giovanni Ziliolo. Quest'altri che restano avranno il bisogno, e non accade mutarli per adesso altrimente. Quel Giovanni Frascolino che Vos. Mag. mi raccomanda, non è comparso. Se fin adesso non è partito da Ferrara, non curo che venga altramente nè lui, nè altri, perchè di questi ch'i' ho mi contento.

Ringrazio Vostra Mag. dell'avviso che mi ha dato del Sig. Don Ercole,[235]e così starò con speranza di meglio, e che quello che fu promesso a Mes. Lod.oCato[236]in Ispagna sia quello che tutti desideràmo. Altro non occorre al presente. A Vostra Magnificenza mi raccomando.

Castelnovi, 2 octobris 1522.

Al medesimo

Mag.coMess. Opizo mio onor. — Bastiano presente esibitore viene per supplicare al Signore nostro in suo nome e forse anco per suo zio Leone, ambidui da Gragnanella, che voglia lor rimettere la condennazione nella quale sono incorsi per aver feriti l'un l'altro, e son quelli a punto di che V.aMag.zami scrisse addì passati che la intenzione del Signore nostro era di non far loro altra grazia più di quella ch'avevan per li Statuti. Pur perchè son poveromini e me n'hanno pregato, io li raccomando a V.aMag.zache faccia il Signore star contento delle 35 lire c'ha pagato ciascun di loro. Gli è vero che l'ordine era che non avessino ad uscire di prigione finchè non avessino satisfatto a tutta la somma; pur a' preghi di molti uomini da bene son stato contento di far lor termine del resto de la metade per tutto questo mese e dell'altra metade per tutto novembre; ma ben ho assicurato la Camera che al tempo debito sarà pagata. Or, come dico, Sebastiano viene per impetrar grazia, e così io lo raccomando a V.aMag.za, facendoli fede che paga mal volentieri; e a V.aMag.zami raccomando.

Appresso, io scrissi addì passati come un Balduccio da Carreggini imputato di aver morto un Togno che stava alla Isola Santa si era venutospontea porre in prigione del Capitano di Camporeggiano,ma che subito, cioè l'altro dì che 'l detto Balduccio si era posto in prigione, il detto Capitano si era partito dall'ufficio con la licenza alla usanza delle Suore da Genova,[237]e ito un poco a spasso a casa sua in Lunigiana: e per questo e perchè non stavo sicuro che costui, con speranza di purgare li indizi con poca lavatura si fusse d'accordo andato a porre in prigione, avevo disegnato di mandare a torre questo prigione e di tenerlo qui a Castelnovo acciò che non si esaminasse senza me; ieri, essendomi per altre faccende accaduto andare a Camporeggiano, avevo pensato di menarlo meco in qua, e tanto più me ne venne voglia quando vidi in che modo era tenuto, però che va libero per la rôcca e senza guardia, e a lui sta l'andare e il stare.Pur a' prieghi di Ser Constantino, il quale è il notaro di quel loco, fui contento di non far questa ingiuria al Capitano, ma ben comandai al cavalliero del Capitano che lo ha in guardia, ed anco al notaro, che lo dovessino tenere in prigione e con li ferri alli piedi, e che anche quando accadesse che purgasse li indizi, non lo lasciasseno senza mia commissione. La parte offesa ha fatto gran querela a me che costui sia tenuto così largamente e vorria ogni modo ch'io pigliassi questa causa in me, e credo che supplicherà. Io non mi curerei già di questo impaccio perchè ci son mal atto, ma non sería male che alla cognizione di questo s'accompagnasse il Capitano di Castelnovo con quell'altro di Camporeggiano, acciò che una volta s'incominciassein questo paese a punire li malfattori, che per l'impunitade c'hanno avuto pel tempo passato e pel poco braccio che li officiali han qui, moltiplican di sorte che non è sicuro il paese in alcun lato. Ma la Vicarìa di Camporeggiano sta molto peggio, che di poi ch'io son tornato da Ferrara è stato morto uno a San Romano, un altro in un altro loco pur di quella Vicarìa è stato preso da quel Ginese (che anche amazzò il conte di San Donino) e legato ad un arbore nudo, e poi che l'ha avuto legato gli ha dato sedici ferite: e tutta la notte quel pover uomo è stato legato nella selva, nè fin al giorno a grande ora ritrovato, e pur ancora è vivo. Quelli ribaldi da Ponteccio stanno tuttavia a casa e ancora hanno ardimento di mandare a domandarmi accordo, e per l'uno di essi, cioè Bernardello, è venuto Simon Contardo e mi ha offerto che quando io gli perdoni, che darà sicurtà di trecento ducati di non fare dispiacere ad uomo del mondo e di vivere costumatamente e di pagare tutto quello che ha tolto dalli castronari di Domenico di Amorotto, e sopra questo di donare a me, o voglia un muletto o voglia X ducati d'oro. Similmente è venuto un altro da parte di Bertragnetto e mi ha fatto la medesima offerta, ed anco lui, per la sua parte, di donarmi altri X ducati; poi ieri, ch'io fui a Camporeggiano, gli Otto di quella Vicarìa mi pregarno del medesimo per tutti quelli assassini che darebbono securtade di 300 ducati di vivere d'uomini da bene. Io ho mostrato di dar loro qualche speranza, e questo perchè mi proponevanoche s'io volevo far loro un salvo condotto che mi venisseno a parlare, mi farebbono intendere che il torre de li denari a quelli Lombardi, che poi restituiro, e il torre di prossimo questi castroni era stato lor fatto fare sotto fede che ne farebbono piacere al Signore nostro, e che parlandomi mi direbbono chi fusse stato quelli che a ciò li avesse persuasi. Io non ho voluto a patto ignuno che mi vengano a parlare, nè far loro alcun salvo condotto, ma ho lor fatto dire che mi scrivano tutto questo che mi voglion dire a bocca, e così son rimaso con loro. Gli ho usato anco un poco di mansuetudine, perchè ho pratica con alcuni uomini da bene da Sillano, che assicurandoli un poco sperano di darmeli ne le mani. Questi altri dal Silico che amazzaron Ser Ferdiano stanno tuttavia al Silico e a Cesarana. Io non cesso di pensare e di fantasticare come senza spesa del Signore nostro io possa accrescere le mie forze per far che almeno questi ribaldi abbian paura di me. E per questo ieri fui a Camporeggiano dove avevo commesso che fusson chiamati gli Otto di quella Vicarìa; ma per essere andato il mio comandamento tardi, non ne potei avere se non quattro. A questi feci intendere come a' dì passati ch'ero stato a Ferrara avevo avuto lungo parlamento con l'Ecc.adel Signore circa li delitti ch'ogni dì si commettevano in la lor Vicarìa, e che Sua Ecc.avolea provederli ogni modo, e che stava in pensiero di mandare un'altra volta il suplemento fin alli 25 balestrieri, e che voleva più presto che essa Vicarìa si dolesse di pagare questibalestrieri, che fusse lasciata a questo modo in preda alli assassini e ribaldi; ma che da l'altra parte avendo pietà alla povertà sua, era stato perplesso assai: ultimamente aveva eletto questo espediente, che la Vicarìa di Camporeggiano eleggesse cinquanta uomini sotto dui caporali, e quella di Castelnovo cinquant'altri sotto dui altri caporali, e questi fussino obligati, o tutti o parte secondo li bisogni, ad ogni richiesta del Commissario venire armati e insieme con li balestrieri andare a fare le esecuzioni che serian lor commesse, ed ogni volta che fusseno messi in opera, ogni Vicarìa fusse obligata a pagare li suoi a sei bolognini per fante il giorno, chè questa serìa poca spesa alla Vicarìa: e pigliandosi questo ordine non accaderà che 'l Signore mandi qui altri balestrieri. Alli quattro Otto che qui si trovaro piacque questo modo, e dissero che era poca spesa e per riuscire loro in grande utile, ma che volevano termine a rispondermi finchè avessino parlato col resto degli Otto e che speravano che a questo tutti seriano di una volontade. Io ho voluto di questo avvisare V.aMag.zaacciò che accadendo che qualcuno di questi venisse a Ferrara e ne parlassi, io non paressi bugiardo. Con quest'altra Vicarìa di Castelnovo credo facilmente di ottener questo ordine, il quale succedendo come spiero,[238]non credo che li banditi si fermino troppo in questa provincia.

Pierino Magnano oggi son 12 giorni che con mie lettere si partì da Castelnovo, e mi disse che voleva venire ad ubbidire il Signore. Se sia a questa ora giunto o no, V. Magn. lo può sapere meglio di me. A me è detto (ma non so se ben lo debbia credere, perchè la persona che me l'ha detto non è troppo sua amica), che dopo che si partì di qui è stato alcuni dì ascoso con alcuni banditi nel campanile di Villa, terra qui vicina, e che poi è ito a Pistoia. A Bastiano Coiaio ho fatto un altro comandamento, e assegnatoli un termine che mi è parso conveniente di appresentarsi dinanzi al Signore.[239]Esso sta pur con speranza, che, prima che 'l termine finisca, il Sig. abbia da revocare questa commissione. Come ho detto, ieri fui a Camporeggiano, e quelli uomini si maravigliano che 'l Sig. non manda un Capitano nuovo, o non conferma questo che sin qui ci è stato, perchè il suo termine finì a San Michele. Il Capitanato di Camporeggiano è molto migliore di questo di Castelnovo, e ora che le cose sono pacifiche, credo ch'ogni uomo da bene ci verria volentieri. Altro non m'occorre al presente. A V. Magn. mi raccomando.

Castelnovi, 5 octob. 1522.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi. Ancora che pochi dì siano ch'io scrivessi a V. S. del medesimo tenore, e ch'io abbi ritrovato quelle prontissime a compiacermi di quanto io l'ho pregate; pure avendo di nuovo circa questa materia avuto lettere e nuova commissione dallo illustrissimo mio signore, mi è parso di replicare con questa altra, e fare loro intendere, come sua Eccellenza per quiete di questa provincia desidera che fra V. S. e sua Eccellenza sia rinnovata quella consuetudine e patto, ch'io intendo che altre volte ci soleva essere: che li banniti di questa provincia per alcuno caso enorme, come rebelli ovvero assassini ovvero omicidiali volontarii, non possano essere securi nel dominio di V. S.,et e converso; e che capitando alcuni di tali banditi da V. S. in questa ducale provincia, il Commissario qui sia obbligato a dare ogni favore a chi li domanderà per parte di V. S., perchè li abbi nelle mani,et e converso: pertanto io supplico V. S. che siano contente di compiacere in questa onesta domanda il mio signore, e scriverne una lettera nel miglior modo che paia a quelle, la quale io abbia a fare registrare nelli Statuti di questo loco; e io farò il medesimo o per mie lettere, ovvero ch'io ne farò venire una ducale come più piacerà a V. S.; in buona grazia delle quali mi raccomando sempre.

Castelnovi, 9 octobris 1522.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.V. S. vedranno quanto questa comunità di Castelnuovo le raccomanda uno fratello di prete Riccio, il quale costì è stato preso per imputazioni di monete false. Quando sia novizio ne l'arte, e mai più non abbi fatto simile errore, e sia stato sedotto dal compagno (sì come è più facile che li cattivi corrompeno li buoni, che li buoni reducano li cattivi al ben fare), io ancora insieme con gli altri lo raccomando a V. S.: ma quando anco sieinveteratus malorum, io non sono per impedire la giustizia. E a V. S. sempre mi raccomando.

Castelnovi, 14 octobris 1522.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Mi è stato referito che a Ceserana, terra qui prossima e di questa ducale provincia, è nascosamente uno di quelli Totti ribelli di V. S., in compagnia degli figliuoli di Peregrino dal Silico banditi di questo ducale sito; e per non avere io più braccio di quello che io mi abbi, vi stanno contra mia volontà. Per questo mi è parso di avvisare V. S., che con quello mezzo che loro paia il migliore veggano per la via di Lupinaia o altre loro terre in quelle confine,di informarsi se questo che mi è stato detto è vero o no, che anch'io dal canto mio mi sforzerò di informarmene meglio che potrò: e ritrovandosi essere vero, mi pareria ben fatto che V. S. mandassero il loro bargiello una notte, o veramente qui a Castelnuovo o in qualche altro loco, dove più giustamente questi balestrieri che io ho qui si potesseno congiungere con lui e andare a Ceserana, e in un tratto pigliare il ribelle di V. S. e li banniti di questa provincia. Prego dunque quelle, che usino diligenza per trovare la verità di questo che io scrivo, che anch'io farò il simile; e quello che ne arà prima certezza, ne avviserà l'altro. E a V. S. sempre mi raccomando.

Castelnovi, 14 octobris 1522.

Al duca di Ferrara

Ill. Sig. mio. Ieri il Moro dal Silico mi appresentò la grazia che V. Ecc. gli ha fatto per un certo omicidio che meritava più presto clemenza che severità. Oggi ho avuto lettere e messo a posta dal Commissario di Frignano, che mi avvisa che questo Moro insieme con li fratelli e altri compagni, de li quali esso Moro era capo, tornando di Frignano in qua, dove erano iti in soccorso di Virgilio, intrôro in casa d'un suddito di V. Ecc. lì da Frignano, e gli spezzâro gli usci e le casse, e depredarono roba e valuta di cento lire, non essendo in casa altri che una vecchia; e mi prega ch'iofaccia restituire questa roba. Se 'l Moro mi torna più dinanzi, io lo piglierò e farò che 'l Capitano lo punirà come merita il delitto, senza guardare a grazia che gli abbia fatto V. Ecc., perchè non si estende in questo nè in altri assassinamenti chemiè stato detto che questo Moro insieme con li fratelli hanno fatto; ma dubito che non ci tornerà, perchè questo poveruomo che è stato rubato, prima che sia venuto da me, è stato dal figliuolo e dal nipotediBastiano Coiaio e da ser Evangelista a provare se per lo meno potesse riavere la sua roba:e a ciò dice diessere stato consigliato da questi altri di Frignano che sonouniti col Moro inlega; e non avendo potuto aver nienteè ricorsoa me; sì che dubito n'avrà preso sospetto, e non torneràpiùa me. Se non torna, parendo a V. Ecc., gli annullerei la grazia: in buona grazia della quale humillime mi raccomando.

Castelnovi, XIX novembris (1522).[240]


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