LVIII

Dominationum vestrarum observantissimusLudovicus Ariostus.

Dominationum vestrarum observantissimusLudovicus Ariostus.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Per una de' 16 di questo da V. S. ho inteso labuona volontà circa a quanto dal mio illustrissimo signore sono state ricercate, e come per concludere tale effetto sono per mandare uno suo commissario; e quelle mi domandano, se io ho autorità dal mio illustrissimo signore che basti a fare questo. Io non ho alcuno mandato altrimenti in scritto, se non che già molti giorni e mesi sua Eccellenza per una sua mi commise ch'io facessi opera con V. S., che li nostri banditi non fosseno securi nel dominio suo, e che similmente li banditi di V. S. non fosseno securi nel nostro. Allora io scrissi due volte o tre a V. S., e quelle mi rispuosero che circa questo farebbeno certo consiglio, e che poi mi avviserebbeno; e quelle, forse essendo in maggiori cose occupate, non mi mandarono mai la resoluzione. A questi dì prossimi io fui a Ferrara, e il signore duca mio mi commise di nuovo ch'io pure ritentassi e cercassi di nuovo fare lega con V. S., sì come sua Eccellenza ancora ha scritto a quelle. Altro mandato nè altra commissione in scritto ho io; bene vi rendo certe, che di tutto quello che io farò per quiete di questa provincia di Garfagnana, così pertinente a V. S. come a sua Eccellenza, essa se ne chiamerà contenta, e sarà per ratificarlo: pure non starò di avvisarne quelle, se, prima che la risposta venga, parrà a V. S. di mandare il suo commissario; o se anche si parrà meglio che si aspetti nuova commissione dal duca, faranno il suo parere. Al miglior consiglio delle quali mi rapporto sempre; e di continuo in sua buona grazia mi raccomando. Castelnovi, 19 aprilis 1523.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Li uomini di Valico si lamentano che quelli di Cardoso ogni giorno menano il suo bestiame, oltra quello che già è stato determinato per li commissarii di V. S. da una parte, e quelli dello illustrissimo signore mio dall'altra, in loro grandissimo danno e pregiudicio: io prego V. S. che siano contente o di admonire li suoi sudditi che stiano taciti e quieti di quanto già è stato fatto, ovvero siano contenti che li uomini di Valico, se ritrovano bestie di quelli di Cardoso nel suo, le possino pigliare e menare qui a Castelnuovo; acciò che del danno e trasgressione che fanno patischino la pena. E in buona grazia di quelle mi raccomando.

Castelnovi, 20 aprilis 1523.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Sempre che il commissario di V. S. verrà, io lo vederò e onorerò, come è mio debito, molto volentieri. Di nuovo raccomando Belgrado, e così Giovanni da Montepulciano a quelle; in buona grazia delle quali mi raccomando sempre.

Castelnovi, 23 aprilis 1523.

Al duca di Ferrara

Ill. ed Ecc. Signor mio. V. E. può sapere che per essere stato su quel di Cicerana assassinato un prete pisano da un Nicodemo e da un Minello sudditi de' Fiorentini, ma che tuttavia abitavano a Cicerana, e, per quanto dice il prete, da un Giuliano figliolo di Pellegrin dal Sillico e bandito per esser stato uno di quelli che ammazzâro Ser Ferdiano; benchè alcuni di Castelnovo li quali hanno la protezione di questi dal Sillico non vogliano che 'l prete dica che questo Giuliano vi fosse, e per questo l'hanno molte volte minacciato e minaccian tuttavia; pur la verità sta che esso Giuliano v'era: il qual Giuliano con questi assassini e con Baldone suo fratello e con altri banditi è sempre abitato a Cicerana in casa di sua mogliera e de la mogliera del Moro suo fratello, c'hanno due sorelle e hanno la casa comune; non ostante gli ordini che non si può dar recapito a' banditi, e non ostante che a quel Comune io n'ho fatto molte volte proibizioni e con gride publiche, e con comandamenti particolari in scritto e a bocca, e anco specialmente a questo Moro e alle mogliere, che sotto pena de la disgrazia di V. E. ed essere loro arsa la casa non lascino questi banditi venire in quella casa: per queste disobbedienze e per essere da li sopradetti stato assassinato questo prete, condennai il detto Comune di Cicerana 300 ducati, ancora ch'io conoscessi che 'l Comune non era intanta colpa di questo quanto era il Moro, chè il Comune aveva peccato per paura e per non poterne fare altro; imperò che questo Moro e li fratelli con li banditi loro seguaci e con la intelligenza c'hanno con alcuni di Castelnovo, si son fatti tiranni e signori di quel luogo. Ma io mi attaccai al Comune perchè non vedevo allora modo di avere questi malfattori e questo Moro lor ricettatore e fautore e partecipe ne le mani, e non mi pareva che ci fosse l'onore di V. E. che questo prete si dovesse ir lamentando di essere stato assassinato nel dominio di quella. V. E. di poi usando insieme giustizia e clemenza è stata contenta che quel Comune, purchè satisfaccia il prete de li suoi danni, del resto de la condennagione abbia grazia. Io che pur avevo animo che chi ha fatto il peccato ne facesse la penitenza, ho tenuto modo che questo Moro mi è venuto a parlare, e l'ho preso e l'ho in prigione, non solo per questo (avvenga che per questo saria degno di grandissima punizione, chè li danari de l'assassinamento son stati partiti in casa sua, e credo ch'esso n'abbia avuto una buona porzione), ma ancora perchè è sempre il capo o gran parte di tutti li assassinamenti che si fanno in questa provincia: ora egli era a San Pellegrino con quelli da Barga e da Sommacologna, or ne la Vicarìa di Sopra con quelli del Costa, or con quelli de la Temporia, per modo che mi pareva che fosse il Signore de la campagna di Garfagnana. Prego V. E. che ad instanza di alcuno che venisse a quella per volerglielo dipingere per un uomo contrario a quelloche egli è, non si muova a commettere che non si eseguisca quanto vuol di lui giustizia; ma la supplico appresso che commetta questa causa al Capitano qui di Castelnovo, e non a me che non è mio mestiero, ma in questo dia al Capitano autorità di Commissario; chè se una volta non si comincia a castigare li tristi in questo paese, moltiplicheranno in infinito. V. E. saprà appresso che,non ieri, l'altro, un fratello di costui bandito detto Baldone, con circa 12 compagni o 15, andò a Camporeggiano, e fece spalle ad un ghiotto detto Margutte da Camporeggiano perchè ammazzasse un Giannetto fabbro pur da Camporeggiano; ma l'avventura aiutò quel poveruomo che non fu morto; pur è restato ferito di due ferite, e ritornando indietro verso Cicerana, quando furon ad una villa detta la Sambuca, tolsero un par di buoi ad uno detto Gian-grasso, e li conducevan via, e quel Gian-grasso venne correndo a Castelnovo a me che era circa mezz'ora di notte, ed io feci subito montar li balestrieri a cavallo: ma quelli assassini sentendo venire li balestrieri lasciaron li buoi e se ne fuggiron verso Cicerana. È poi venuto a me Bastiano Coiaio, siccome quello che è procuratore di tutti li tristi, e mi vorria persuadere che questi erano iti a Camporeggiano per fare che quel Margutte facesse la pace con quel Giannetto, e che poi Margutte contra volontà de li compagni aveva voluto ammazzare quel Giannetto, e che questi buoi non avevan tolti per menar via, ma per far paura a un fanciullo acciò che li insegnasse una beretta chetra via era caduta ad uno di questi compagni. Io ho voluto questa escusa sua scrivere a V. E. acciò che quella intenda la cosa e cognosca il vero da la bugia, e questi protettori de' ribaldi non li mostrino il nero pel bianco. Io ho esaminato oggi circa quattro testimoni che depongono, che già è passato l'anno, che 'l Moro con li fratelli si trovò al Poggio in compagnia di due da Sommacologna che ammazzâro un povero uomo suddito di V. Ecc. Io aspetto da quella circa a questo che sia data gagliarda commissione al Capitano qui: in buona grazia de la quale mi raccomando.

Castelnovi, 25 aprilis 1523.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Li pecorai di questa ducale provincia si dolgono, e massime questi della vicarìa di Castelnuovo, che dalli daziarii di Lucca sono astretti a pagare de' lor bestiami le gabelle maggior del solito; e intendendo io che altre volte hanno voluto fare il medesimo, e che li commissarii miei predecessori se ne sono querelati a V. S., e quelle hanno proibito e con nuove dichiarazioni determinato, qualmentehinc indenessuna cosa s'abbia a rinnovare; io ho voluto che V. S. sappiano questo, che senza saputa o volontà di quelle credo che molti gabellarii tentino puorre in usanza, con fiducia che V. S.non l'abbino a comportare, e che vogliano che le medesime esenzioni che li uomini di questa Vicaria dànno alli sudditi di V. S., questi reciprocamente le abbino da quelli; dalle quali aspetto intendere che non siano per tollerare questo torto: e in sua buona grazia mi raccomando.

Castelnovi, ultimo aprilis 1523.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Avendomi a questi giorni V. S. domandato se avevo tanta autorità dal mio illustrissimo signore di potere transigere e compormi con esse, o sia con il commissario che le sono per mandar qui, di quanto per più mie lettere io li ho ricercati, io subito scrissi a sua Eccellenza, e quella mi ha mandato una patente della quale questa è la copia:

«ALPHONSUS dux Ferrariae, Mutinae et Regii, marchio Estensis, comesque Rodigii.

Essendo li magnifici ed eccelsi signori Lucchesi, amici nostri onorandi, in quel medesimo volere e opinione che siamo noi, ciò è che li banditi dal territorio di loro signori non abbino refugio nè porto alcuno in le terre e territorio nostro di Garfagnana, nè li banditi e ribelli nostri similmente abbino ricapito nella giurisdizione e territorio di essi signoriLucchesi; e volendo loro signori mandare uno commissario con ampia autorità a voi commissario nostro in Garfagnana per concludere capitoli e composizioni sopra questo; il che è per ridondare a beneficio comune e quiete delli loro sudditi e nostri, e per tor via molti scandali, omicidi e delitti, li quali più animosamente si commettono, quando per li delinquenti si sa dove si possano a salvamento riducere; siamo contenti che tra il magnifico commissario di detti signori Lucchesi e noi si faccino e fermino autenticamente capitoli e composizioni, per li quali si dichiari: che li banniti e ribellihinc indenon abbino sicuro refugio e ricorso, li nostri nel dominio loro, e quelli di essi nel dominio nostro; e più, che ogni vólta che voi volessi per li nostri balestrieri e barigello fare pigliare alcuno bandito e ribelle nostro fuggito nel dominio di loro signorie, il barigello loro sia obbligato prestare ogni favore al nostro, e il nostro al loro per fare le catture che occorresse a farsi, aiutandosi mutuamente con tutto il sforzo e potere nostro e loro: e a concludere, fermare e stringere simili capitoli e composizioni col prefato signor commissario, quale essi signori Lucchesi manderanno, per questa nostra patente lettera, a voi messer Lodovico Ariosto, nostro commissario in detta provincia di Garfagnana, diamo e concediamo ampla, piena e valida autorità; promettendo di avere rato, fermo e approvato tutto quello che da voi sarà trattato, concluso e stabilito col prefato magnifico commissario delli prefati signori Lucchesi, quale sono permandare costì per questo buono e laudabile effetto. E in fede di ciò avemo fatta questa nostra, e sigillata con il nostro consueto sigillo.

Dat. Ferrarie, in palatio nostre residentie, die 27 aprilis 1523.»

V. S. veggono quanto sia la mente del mio illustrissimo signore; ora ponno a suo piacere mandare il suo commissario, che dal canto mio serò sempre apparecchiato a riceverlo con quella riverenza che è mio debito: in buona grazia delle quali mi raccomando.

Castelnovi, ultimo aprilis 1523.

Di V. S.

ObsequiosissimoLudovico Ariosto.

ObsequiosissimoLudovico Ariosto.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Peregrino esibitore presente, il quale abita a Corfino, terra di questa ducale provincia, si duole che tornando da Pisa con le sue bestie cariche di sale, li sono state ritenute a Lucca, e non li è stato detto la causa; e da martedì in qua non ha potuto avere licenza di partirsi, nè sapere perchè sia ritenuto: è ricorso a me, acciò che io lo raccomandi a V. S. che almeno possa intendere per che causa li sia fatto questo, acciò che, dicendo la ragione sua, si possi discolpare di quanto è imputato. Io lo raccomandoa V. S., che non li lascino fare torto; e più presto, quando abbi fallato, li usino clemenza e misericordia. E in buona grazia di V. S. mi raccomando.

Castelnovi, ultimo aprilis 1523.

Al duca di Ferrara

Ill.moet Ecc.moSignor mio. Circa a quanto V.aS.riami scrive, che non le pare che s'abbiano a far quelli fanti nè quelli battaglioni, mi rimetto al miglior parere di quella: mi pare però strano che li forestieri vengano con li banditi di questa provincia in ottanta e in cento ad ardere e amazzare e saccheggiare il paese, e non sia modo di risponderli. S'io m'avessi saputo imaginare meglior rimedio io l'averei proposto. Circa il porre quella taglia, mi par d'aver scritto che in quel consiglio di Camporeggiano non solo non fu concluso di porla, ma nè anco fu permesso che si ponesse a partito, e che quando io mandai per torre le fave, tutticatervatimsi levaron di consiglio, ma che gli Otto che mi sedevano più appresso mi dissero che ioauthoritate propriala mettessi, e che poi io la facessi pagare alla sua Vicarìa,licetla maggior parte repugnasse poi; e mi dissero appresso che sarìa buono ch'io avessi di questo una commissione da V.aEcc.aacciò che gagliardamente io la potessi eseguire, sicchè mi parrebbe che fosse buono che V.aEcc.ami commettesse per una sua che per una gridada parte sua io mettessi taglia di dieci ducati sopra ciascuno di questi banditi che sono stati assassini, e che poi io la facessi pagare comunamente a tutta questa provincia,cum sitche non debbano aggravarsine essendo per tornare in tanto utile loro quanto sarebbe estirpando questi ribaldi del paese. Io son ben certo che ancora che quelli Otto mi dicessino così, che serà fatica che lo vogliano fare e verranno a querelarsine a Ferrara. Io avevo proposto di far li battaglioni a questo effetto, che quando accade simile cosa, che forse è per accadere più presto e più spesso che V.aEcc.anon pensa, e che montando io a cavallo per obstarli, avessi subito chi mi seguisse, chè mentre io comando li Comuni che mi vengan dietro, l'un guarda l'altro, e chi dice che non ha armi e chi trova altra scusa, e se pur vengono, la cosa va in lungo di modo che li banditi han tempo di far li lor disegni e di partirsi a salvamento. S'anco quando tali cose accadono voglio ricorrere per aiuto dal Commissario di Sestola, non può la venuta esser sì presta nè sì segreta che i banditi non abbian tempo di far ciò che vogliono. Quando io non avessi dubitato di errare, averei avuto il modo di pigliare o di tagliare a pezzi tutti questi ribaldi e la sua compagnia, imperò che Domenico di Amorotto m'ha fatto per sue lettere intendere che ogni volta che costoro si riducano o a Dallo o a Pontecchio dove è il lor nido, io lo avvisi e gli dia termine dui o tre dì, che verrà con trecento compagni lor da un canto, sì che con ogni poco di gente con che io mi movessi dall'altrocanto, sarei atto a amazzarli o farli dare in mano del lor nimico che li amazzasse. Io ho accettato la profferta e risposto che quando sia il tempo lo avviserò: pur non lo farei senza saputa e commissione di V.aEcc.a, nè mi parrebbe male, quando non si può fare altrimenti, d'imitar Cristo che dissede inimicis meis cum inimicis meis vendicabo me; avvenga ch'io non abbia Domenico per inimico di quella, se alle lettere sue si può dar fede, che mi scrive che per V.aEcc.aè per porre la roba e la vita propria. Supplico quella che circa questo mi risponda acciò che tornando questi ladroni o che io non perdessi tanta occasione quanta sarìa di pigliarli o d'amazzarli, o che io credendo di far bene non facessi cosa contro la volontà di quella.

Se non fosse che pur ho speranza o per una via o per un'altra di avere di questi ribaldi alcuno nelle mani, già avrei mandato a torre quelli cavalli e fanti che sono in Frignano e avrei fatto ardere e spianare le lor case; ma perchè questa vendetta contro le case si può fare da ogni tempo, mi pare che sia meglio attendere e far ogni pruova d'aver li banditi o alcun di essi in mano. E m'è dato intenzione per certe spie c'ho messo che n'averò qualcuno. Io attenderò qualche giorno e poi manderò a chiamare quelli cavalli e farò quanto da V.aEcc.aho in commissione; ma non so però quanto tempo li detti cavalli sieno per stare in Frignano, che già non vorrei mentre ch'io diferisco a farli venire da questa parte fossino richiamati a Ferrara, e quando io li volessi poi che mi fossino lontani: per questomi parria ben fatto che se non avessino più da fare in Frignano, che quando fossino per tornare a Ferrara più presto venissero a stare qualche giorno in questa provincia al medesimo modo che stanno in Frignano: pur mi rimetto al parer di V.aEcc.a

Circa a quanto quella mi commette, che io non condanni questi Comuni c'hanno dato ricapito alli banditi secondo che meritano in effetto; che se li nostri balestrieri vanno da luogo a luogo non gli dariano un boccal di vino, nè pur un'abbracciata di paglia, e alli banditi portano incontro la vittovaglia senza esser richiesti; io farò quanto V.aEcc.ami commette da qui innanzi, ma la commissione è giunta tardi per quelli del Poggio che già ho condennati 200 ducati per non avere voluto seguitare il Capitano de li balestrieri: pur la condennagione non è a libro, la qual ho fatta grande sì per terrore degli altri sì anco per più facilmente indurli a pagar il cavallo del balestriero: e sebben gli avessi condennati, non era però ch'io non credessi che V.aEcc.aavesse loro a far grazia, ma fra tutti almeno erano buoni senza molta contradizione a pagare il cavallo e l'interesse del Capitano ferito, chè se V.aEcc.apermette che questo povero balestriero resti in danno, tutti gli altri si faranno restii di andare in luogo dove siano a risco di perdere, e questi villani si faranno ogni dì più insolenti.

Circa a quel prete che V.aEcc.ami commette ch'io lo rimetta al Vescovo, la mia lettera non è stata ben intesa. Sappia V.aEcc.ache questa provincia di Grafagnana è subiettain spiritualibusadui Vescovi: la Vicarìa di Castelnovo e di Trassilico al Vescovo di Lucca, quella di Camporeggiano al Vescovo di Luna; e perchè, come altre volte credo aver scritto, li peggiori e li più parziali di questo paese sono li preti, essendo io a questi giorni a Ferrara, procurai d'aver lettere di V.aSig.rial'una direttiva a l'un Vescovo e l'altra a l'altro. Quel di Lucca si è trovato essere a Milano e ancora non ho avuto risposta, quel di Luna rispose la lettera che ha veduto V.aEcc.aAl qual Vescovo di Luna non mi accade al presente di rimetterli alcun prete ne le mani perchè non ho alcuno ne la sua diocesi che abbia fallito; ma inomnem eventumgli avevo domandato quella potestade perchè non può star troppo a scoprirsene qualcheuno. Quel prete Job figliuolo di Ser Evangelista, del quale mi son doluto con V.aEcc.a,[248]che senza aver fatto pace con le donne offese voleva sotto questa ombra di esser prete star in questa terra, è subietto al Vescovo di Lucca, e lui non ho a chi rimettere perchè il Vescovo non c'è: il suo Vicario credo ci sia, ma della ragione che faranno, senza farne altra pruova, ne sono chiarissimo, che già ho l'esempio di quello che fu fatto a prete Matteo ch'io rimessi lor nelle mani, il quale aveva ferito uno officiale di V.aEcc.ae fatto omicidii e mille altri delitti e non fu pur messo in prigione. Io voglio di nuovo pur dire anco quattro parole circa questo prete Job, poi V.aEcc.atermineràquello che le parrà. Credo che sia stato fatto intendere a quella che ha fatto ingiuria a una puttana, e per questo paia che sia cosa da passarsene leggiermente. V.aSig.riaintenda che la violenza c'hanno patite queste donne si arreca fra gli altri a grandissima ingiuria uno cittadino qui detto Acconcio delli più ricchi e di più parentado e di più credito di questo luogo, imperò ch'esso, a parlar chiaramente è innamorato in questa giovine e l'ha segretamente a suo comando, e di questa cosa era per farne dimostrazione di mala sorte, e tanto più che lui è di fazione contraria a ser Evangelista e le inimicizie e parti di questa terra cominciaro fra queste due case e il detto Acconcio reputa per suo dispetto, più che per altra causa, quelle donne sieno state violentate e battute....[249]

Castelnovi, 2 maii 1523.

Al medesimo

Ill.moed Ecc.moSignor mio. Per altre mie V.aEcc.aavrà inteso la causa che mi fa soprassedere a non ardere e spianare le case di questi banditi assassini, chè pur vorrei far prima ogni possibile opera d'averli nelle mani. Tre se ne truovano, per quanto mi è detto, a casa sua a Pontecchio, che vi stanno assai sicuramente, con speranza di avere daV.aEcc.ail salvo condotto, che per la Vicarìa di Camporeggiano intendo hanno fatto domandare. Questi mi è dato intenzione di darmi presi, avvenga ch'io non creda ad uomo di questo paese cosa che mi prometta; pur starò alcuni giorni a vedere. Li altri assassini, cioè Bernardello e Bertagnetta e Pellegrinetto e altri ch'io non so il nome si truovano alla Villa al soldo di quel Marchese detto il Marchese Malaspina, e di poi che vi sono andâro insieme con un servitore per assassinare un certo mercadante che quindi passava, e lo assassinâro: il che sentendo quel Marchese, mandò lor drieto e fece restituire le robe al mercadante, e di sua mano (intendo) amazzò quel suo servitore che era ito in compagnia di questi ribaldi. A loro non fece altra ingiuria che di parole e di minaccie se più facevano nel suo paese tal tristizia. Ora, rimettendomi però sempre al parere di V.aEcc.a, mi parrebbe che quella scrivessi caldamente a questo Marchese e lo pregasse che pigliassi questi ribaldi e li dèssi in mano a chi V.aSig.riao il vostro Commissario mandassi a torli. Mi pare che avendoli V.aEcc.aper questa via, sería con poca fatica e risulterebbe a grandissimo utile di questo paese e a gran terrore degli altri ribaldi e a non poco onore di V.aEcc.a

La lettera in favore di Belgrado si è avuta, ed io subito l'ho mandata al fratello di lui acciò che non perda tempo, sicchè credo che a quest'ora sia a Lucca. Io farò intendere agli uomini di Vallico il buon animo di V.aEcc.averso loro, nè credo chequesta opera sia spesa malamente, perchè quel Comune è buon suddito e servitore di quella ed è gagliardo di assai gente e di buona gente più che Comune di questa provincia. Altro non accade di nuovo, se non raccomandare a V.aEcc.ail balestriero c'ha perduto il cavallo e fu ferito, e il Capitano che non è ancora ben guarito della ferita ch'ebbe a Camporeggiano; e in buona grazia di quella mi raccomando.

Castelnovi, 3 maii 1523.

A Messer Santuccio Santucci[250]

Magnifice tanquam frater honorandus. Credo che Acconcio avrà avvisato V. M. delli suoi muli e del sale che li sono ritenuti a Lucca. La causa io non la so; ma questo accade spesso, che li nostri, che vengono da Pisa con sale, ritrovino a Lucca simili impedimenti. Io ne scrivo la qui alligata a cotesti magnifici signori: prego V. M. che facci opera che tali modi non siano usati da quelli daziarii: o se qualche rispetto muove quelli magnifici signori, che vogliano essere intesi a cenni più presto che a dirlo, prego V. M. che operi che si parli chiaro, acciò che io ne possi avvisare lo illustrissimo signor mio, che vi pigli qualche modo che a sua Eccellenza paia più espediente. Appresso prego ed esorto V. M., che facci ogni possibile opera di pacificare cotestisuoi di Gallicano, acciò che noi ancora, che saremmo vicini a tal fuoco, quando seguisse, possiamo estinguendosi vivere più sicuri. E a V. M. mi raccomando.

Castelnovi, 5 maii 1523.

Di Vostra MagnificenzaLudovico Ariosto.

Di Vostra MagnificenzaLudovico Ariosto.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io prego V. S. che voglino con li suoi daziarii fare tale provvisione circa il passare di questi sali che vengono da Pisa, che ogni giorno io non abbi da querelarmi appresso quelle. Oltre quanto a' dì passati ho scritto per alcuni nostri vetturali, alli quali sono stati ritenuti li muli e il sale, di nuovo Acconcio, salinaro qui per lo illustrissimo signor mio, si duole che similmente li sono stati li suoi muli e il sale ritenuti, e non può intendere la cagione, come sia che già V. S. concesseno al prefato signor duca il passo perx⁄mstaia, per mandare per mano del detto Acconcio in Lombardia, e fin qui ne ha mandato seimila: il resto è comprato a sua instanza in Pisa come V. S. se ne ponno benissimo chiarire; e ora essendoli usati questi termini, pare che quelle non vogliano attenere quanto già una volta è stata sua volontà. Questo non voglio nè posso credere bene; è più verosimile, che senza sua saputa li daziarii usino queste nuovità. Io prego V. S. che faccinotal monizioni a questi suoi, che non sieno causa assediarne di sali, massime non ne avendo quelle al presente tal quantità in Lucca, che senza andare a Pisa ne possino tenere fornite per il medesimo pregio; che,data paritate, più volentieri si darebbe a V. S. utile, che ad altre persone: quelle siano contente che, pagandosi le debite gabelle, il sale possi senza impedimento venire, così per uso di questa ducale provincia, come per mandare per la quantità concessa in Lombardia. E quando anche qualche rispetto muova V. S. a fare usare questi modi, le supplico me lo faccino sapere, acciò che io ne avvisi lo illustrissimo signor mio, acciò che per utile e comodo delli sudditi facci quello che li paia più espediente. E in buona grazia di V. S. mi raccomando.

Castelnovi, 5 maii 1523.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi. Li uomini di Valico di sotto e delle Fabriche mi sono venuti a fare querela, che uno loro uomo, il quale era venuto per mie faccende a Lucca, vi è stato ritenuto per commissione di V. S., e ad instanza delli uomini di Gello, li quali si pretendono che questi uomini di Valico e delle Fabriche debbino loro pagare certe colte, per vigore di una stima che già diede uno messer Antonio di Mercatello commissario a questo dello illustrissimo signor nostro;alla quale stima il prefato signore non ha mai voluto consentire nè ratificarla, sì come quella che fu data oltre la commissione che 'l detto commissario aveva da sua Eccellenza. E come V. S. per le qui incluse copie potranno vedere, essi uomini di Valico e delle Fabriche fariano contro la volontà del prefato signore nostro, quando consentisseno a pagare dette colte: e se bene qualche volta per li tempi passati, li detti uomini avessero pagate tali colte o per paura o per ignoranza o per altre cause, non ponno nè denno per questo pregiudicare alla giurisdizione del suo signore. Pertanto prego quelle, che faccino rilassare questo nostro ritenuto dalle Fabriche; e se le si credono avere alcuna ragione in questo, siano contente scrivere allo illustrissimo signor mio, e amicabilmente trattare la cosa, e venire a una composizione, in la quale nè l'una parte nè l'altra sia ingiustamente oppressa, e non volere cominciare alle represaglie; che saria totalmente contrario a quello che pare sia la intenzione dello illustrissimo signore mio e di V. S., che questi due Stati stiano fraternalmente uniti e bene d'accordo. E a V. S. mi raccomando.

Castelnovi, 10 maii 1523.

Al Duca di Ferrara

Ill.moed Eccell.moSignor mio. Veduto quanto Vostra Eccell.ami commette per lo accluso rescritto, io riferisco a quella che mess. Gio. Piero e Baldassaree Bartolomeo Attolini[251]sono reputati per Castelnovo e tutta Grafagnana uomini da bene quanto altri che ci sieno, e meritano che alli lor libri sia dato fede, ch'è d'aver circa questo la concessione ch'altri di questa terra hanno avuta, come io ne mando la copia d'una che già per la felice memoria dell'Ill.moDuca Ercole e poi per Vostra Eccell.afu concessa a maestro Pietro de' Lavelliet indea Pierino suo figliuolo, magnani; giusta la forma della quale Vostra Eccell.apuò conceder questa alli soprascritti fratelli: in buona grazia della quale mi raccomando sempre.

Castelnovi, XIIII maii 1523.

A messer Benci de' Benci[252]

Magnifice tamquam, frater honorande.Bartolino Zanotto da Corfino, terra di questa ducale provincia, è venuto a me a dolersi che a questi giorni alla Barca sul territorio de' Signori Lucchesi è stato assassinato da Paulaccio da Barga, e da Donatelloda Somma Cologna, e altri compagni tutti da Barga e da Somma Cologna, e oltra che gli deron molte ferite, gli levarno una cavalla e un par di buoi e uno gabbano di valuta circa due ducati e trenta bolognini in denari, e se non erano due di quelli compagni, di che l'uno si chiama Matteo Mazzoni da Barga, e l'altro il Moro, pur da Barga, l'avrebbono finito di amazzare: ma questi ne ebbono pur piatade, e lo difesero de la vita. E perchè Vostra Magnificenza credo sappia per le gride chehinc indesi son fatte, ch'è la intenzione del mio Ill.moSignore e de la eccelsa Repubblica Fiorentina, che li sudditi de l'uno e de l'altro dominio non vadano a danno nè in l'uno, nè in l'altro territorio, ne ho voluto dare avviso a Vostra Magnificenza, perchè non solo mi dolgo che siano iti alla Barca (chè di quel che sia fatto fuori de la mia giurisdizione non n'ho da pigliare cura, se non gli fosse lo interesse de li nostri sudditi, che non ponno ire da loco a loco, che non tocchino de le terre de' dominii confinanti), ma mi dolgo più che questi medesimi con quelli e altri compagni sudditi di V. M. vengono quasi ogni giorno nel territorio nostro, e fannoci assassinamenti, e cose di pessima sorte. Pertanto prego Vostra Magnificenza, che prima al caso di questo povero uomo, e appresso a molti altri che sono per accader ogni giorno, voglia riparare, acciocchè la unione fatta tra il mio e Vostri Signori, paia esser fatta non solo in parole, ma in effetto ancora; e sopra tutto prego V. M. che faccia restituire, se gli è possibile, a questo Bartolino quanto ha perduto.Mi dice che in quella compagnia era un Lorenzo Bertacca (il qual fu quello che gli levò li buoi) da Barga. E a Vostra Magnificenza mi raccomando.[253]

Castelnovi, 18 maii 1523.

Ludovicus AriostusDucalis Commissarius.

Ludovicus AriostusDucalis Commissarius.

Al Duca di Ferrara

Ill.oed Ecc.oSignor mio. Io mi trovo avere questo Moro di Pellegrino dal Sillico in prigione, contra il quale di commissione di V. Ecc. il Capitano ha processo e procede: prima per aver sempre dato ricapito a' suoi fratelli banditi e ad alcun'altri pur banditi e assassini, come a quelli che insieme con un suo fratello detto Giulianetto assassinâro quel prete pisano e gli tolsero cento ducati, alla restituzione de li quali è stato gravato il Comune di Cicerana: appresso gli procede contra per essere caduto per le mie gride in disgrazia di V. Ecc. ed in confiscazione di tutti li suoi beni, per essere ito con genti e banditi e altra sorte in Lombardia in aiuto di una di quelle parti: appresso gli procede per essersi trovato al Poggio, terra di V. S., in compagnia di alcuni che amazzâro uno sudditodi quella. Le prime due inquisizioni confessade plano: questa ultima, ancora che confessi che insieme con quelli che feron tal omicidio (li quali dice che ritrovò tra via) esso entrò in la terra del Poggio, e anco si partì quasi in un tempo con loro; pur niega che di tale omicidio esso fosse consenziente:quod quomodocumque sit vel futurum sit, questi che hanno la protezion sua sono per supplicare a V. Ecc. e domandarli grazia, e apparecchiano a tutte queste imputazioni escuse accettabili. Se Vostra Ecc. per qualche rispetto è per esaudirli, io non sono per pregarla per il contrario: solo voglio ricordarle che fra ogni grazia che sia per farli, si ricordi che questo povero Comune di Cicerana non resti nel danno de li cento ducati c'ha pagati al prete pisano: chè se a V. Ecc. è paruto giusto che essi uomini, per aver tollerato che ne la lor terra questi banditi e assassini si sieno alloggiati, debbiano pagare li suoi danni al prete, tanto è più giusto che questo Moro, per averli alloggiati in casa sua o sia di sua mogliere malgrado di quel Comune, sodisfaccia ogni pena che per sua causa ha patito quel Comune; nè può allegare alcuna escusa che contra sua volontà sieno stati in quella, la quale per ragione de le mogliere è comune tra lui e suo fratello Giulianetto,cum sitche parimente è caduto alla medesima pena per essere ito cento volte e praticato mille con essi banditi, che per ogni volta e per ogni bandito è sempre caduto alla pena di cinquanta ducati: e perchè V. Ecc. ne sia ben chiara, le mando la copia de le gride.

Ancora voglio raccordare a quella che, facendoli grazia del resto, voglia per quiete di questo paese fare che, volendo uscire di prigione, dia sicurtà sufficiente che per un anno o per due non venirà in questa provincia; ed anco se paresse onesto a V. Ecc. che desse sicurtà per li fratelli banditi, che fin che V. Ecc. non facesse lor grazia non avessino a venire in questo paese, serìa a mio giudicio la salute e il riposo di questa ducale provincia. A me basta di proporre quello che mi pare che fosse ben fatto: di V. Ecc. è poi in disposizione di comandare quanto le pare: in buona grazia de la quale mi raccomando.

Castelnovi, 28 maii 1523.

Al medesimo

Ill.oed Ecc.oSignor mio. Oggi alcuni modanesi uomini da bene e boni cittadini, e fra gli altri un Francesco Guidone, il quale dice essere parente del Capitano Mesino dal Forno,[254]venendo per andare alli bagni, quando son stati a Frassinoro, dubitandodi essere assassinati, hanno tolto in compagnia e scorta Mess. Gian Giacomo Cantello con una grossa compagnia di gente, il quale Mess. Gian Giacomo gli ha accompagnati fin 4 miglia appresso a S. Pellegrino; poi gli disse che non ci era più pericolo, e li lasciò, e diede volta. Non furon slongati un tratto di balestra che furon assaltati dagli assassini che pur sono de la fazione di Mess. Gian Giacomo, che erano iti innanzi alla posta,et etiamda alcuni di quelli che li avevano accompagnati con Mess. Gian Giacomo fin lì, li quali erano tornati indrieto, per modo che presero quel Guidone dicendoli che era de' lor nemici, e gli hanno tolto non solo quelli danari che li hanno trovato addosso, ma ancora messogli taglia; sì che bisognò che li compagni, chi con 4, chi con 6 ducati, e chi con più e chi con meno lo riscodessono, chè dicevano di volerlo ammazzare: e poi hanno levato ancora il resto de li danari ch'avevan gli altri compagni. Son venuti a Castelnovo molto di mala voglia, e dànno la colpa che Mess. Gian Giacomo sia stato consenziente di questo assassinamento, e molto si lamentano di lui. Io non credo già che la colpa sia di lui, se non quanto non può forse vietare alli suoi seguaci che facciano di simili mal'opere; pur io gli ho scritto e pregatolo, che faccia ogni opera possibile per far restituire questi danari, e tanto più quanto la colpa è data a lui. Non so quello che mi risponderà. N'ho voluto dar avviso a V. Ecc. alla quale non voglio già dar ricordo di quello ch'ella sa meglio quello che debbe fare, che non so io: purla certifico che nè al bosco, nè dentro alle terre, nè serrato in le case, nessuno in questo paese è sicuro da li omicidi e assassini.[255]Io fo fare ogni notte la guardia a questa casa, o rôcca che sia, dove abito, e ci fo dormire, oltra li miei famigli, sempre due balestrieri perchè ogni dì son minacciato che mi verranno a tôrre questo prigione, ch'io ci ho, per forza: e a V. Ecc. mi raccomando.

Castelnovi, 28 maii 1523.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici etc.Già sono alcuni giorni, che per una mia pregai V. S. che volesseno provvedere, che li uomini di questa ducale provincia potessino passare, pagando li debiti dazii, con li sali che portano da Pisa, senza essere ritenuti e molestati costì, sì che noi non fossimo assediati e fatti restare, per li nostri bisogni e della montagna subietta allo illustrissimo signore mio, senza sale. V. S. mi rispuoseno, che sopra di questo farebbeno consiglio e poi mi avviserebbeno; e perchè fin qui non me n'è stato scritto altro, e il nostro bisogno si potria fare maggiore, ho voluto con questa replicare, e pregare V. S. che a ciò diano espedizione, e faccino secondo che si richiede alli buoni vicini e allafede e buona amicizia che ha il mio illustrissimo signore in quelle; in buona grazia delle quali mi raccomando.

Castelnovi, 28 maii 1523.

Ai medesimi

Magnifici etc.A' dì passati io scrissi a V. S. in raccomandazione di quello poveretto di Belgrado ritenuto nelle loro forze, e so che dal mio illustrissimo signore fu loro scritto; e forse a tali preghi quelle si sono inclinate a non lo fare morire; di che io particolarmente ne referisco loro grazie. Resta, perchè questi suoi parenti mi dicono che, quando esso desse sicurtà di non offendere mai alcuno suddito di V. S., che esse lo libereriano ancora dalla prigionia; ma perchè la pagarìa che quelle vorriano che desse è molto grande ed eccede la facoltà di lui, e perchè esso si trova preso e' non è chi possa fare per lui, vorrei ancora da quelle grazia di due cose: e così le supplico che siano contente di concedermele: una, che domandasseno a Belgrado una pagaria di qualità conveniente al grado suo e che esso potesse dare; l'altra, che lasciando esso in forza di V. S. uno suo figliuolo per statico, fusseno contente di lasciarlo, tanto che potesse procurare e procacciarsi di persone che entrassino in pagarìa per lui. Mi parria ancora, quando paresse a V. S. che fusse onesto, che poi che esso ha da promettere di non offendere mai alcuno del dominio diV. S., che esso ancora per quella via fusse cauteggiato di non essere dalli sudditi di quelle offeso; chè non saria licito che altri potesse nuocere a lui, ed esso fosse legato, sì che non si potesse difendere. Pur mi confido in V. S. che sono giustissime, che non faranno cosa fuori di ragione: in buona grazia delle quali mi raccomando.

Oggi ho per una di V. S. visto quanto esse mi rispondono circa a quanto li aveva scritto delli sali, e inteso il pericolo che abbiamo appresso della peste: non manca nè mancherà premure per farli ogni buona provvisione. Acconcio verrà a trattare la cosa dei sali con V. S.

Castelnovi, 29 maii 1523.

A messer Lorenzo Pandolfini, potestà di Barga

Magnifice et clarissime tanquam frater honorande.Un famiglio qui de' frati di San Francesco venendo ieri da Lucca, tra nona e vespero, sul piano di Barga, dove si dice il Sasso di Menante, fu assaltato da tre; de li quali, uno era di 18 anni in circa con un giubbarello di pignolato negro stracciato, berretta nera, e con calze da mezza coscia in giù, verdi; uno di 25 anni in circa, con un giubbone di pignolato bigio, con calzoni larghi di tela bianca e berretta nera; l'altro con una barba rossa da orecchie, e con un colletto di coiame; li quali, prima quel più giovane gli lanciò una partesanella, e gli ferì un muletto, sopra qual era, ne la groppa assaiin profondo; e poi lo presero, e gli tolsero certo poco di taffetà che portava ad uno di questa terra e certe altre robe non di molta valuta: e perchè Vostra Magnificenza, ancora che sia nuova in l'officio, può aver inteso li assassinamenti che ogni dì si fanno qui d'intorno, nè io sono atto a provvederli, perchè fatto c'hanno il male si riducono or sul territorio de' Signori Fiorentini, ora de' Lucchesi; e appresso questi malfattori vanno le più volte in più compagnia, che non sono li balestrieri ch'io tengo qui per mia guardia; e per quanto intendo la maggior parte di questi sono da Somma Cologna e da Barga, che vengono e fanno il male, e poi fuggono a casa: siccome anco pochi dì sono ch'io scrissi al precessor di Vostra Magnificenza di uno assassinamento che costì alla Barca avevan fatto ad un poveretto di questa ducale provincia, alcuni pur da Barga e da Somma Cologna, che gli tolsero un par di buoi e una cavalla e panni e denari, e mai di quella mia lettera ho avuto risposta, con tutto ch'io gli avvisassi il nome di molti di quelli che s'erano trovati a far tale assassinamento. Ora se a tanti mali non si piglia riparo, dubito che non solo li viandanti e uomini del paese che vanno a lavorare fuori non saranno sicuri, ma nè noi ufficiali ancora saremo sicuri ne le terre e ne le rôcche. A' dì passati feci fare una grida[256]per parte del mio Ill.moSignore, che nessuno di questa ducale provincia, sotto pena de la disgraziadi Sua Eccellenza e de la confiscazione di tutti li suoi beni, non ardisse di venire in armata nè altrimente a far danno ne le terre de li eccelsi Signori Fiorentini: e perchè lo Ill.moSignor mio mi avea dato questa commissione, pensavo che la medesima grida fosse stata fatta ne le terre de' prefati eccelsi Signori. Che la sia o non sia stata fatta non so; so bene che molti di tutte coteste terre ogni dì vengono in armata, in compagnia d'altri ribaldi di questo paese, e fanno in questa nostra provincia cose di mala sorte. Ho voluto fare questo poco preambolo a V. M., acciò che quando quella sia d'animo che questi tristi si castighino dovunque si truovino o ne le nostre o ne le vostre terre, e anco de' signori Lucchesi; che per quanto mi scrivono sono assai bene disposti per assicurare le strade e il paese; potiamo scrivere l'un l'altro, e dar buono ordine, acciò che non stiamo qui totalmente inutili. Oggi ho avuto una di Vostra Magnificenza, per la quale mi raccomanda quella povera vedova. Io non mancherò di far che 'l Capitano, del quale è ordinario officio, gli amministri giustizia, remosse le lunghezze e cavillazioni, e anche io per amor di V. M. mi interporrò per intender che non le sia fatto torto; e a quella mi offero e raccomando.

Castelnovi, 29 maii 1523.


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