Ludovicus AriostusDucalis Carfignanae Commissarius generalis etc.
Ludovicus AriostusDucalis Carfignanae Commissarius generalis etc.
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici etc.Messer Giovanni Battista da Sassolo medico, abitante a Silano, luoco di questa ducale provincia, è creditore di certa sua dote costì in Lucca: io lo raccomando a V. S., si perchè in ogni loco le cause delle doti sogliono essere favorevoli, sì ancora perchè li uomini virtuosi denno essere aiutati da tutti li signori e uomini da bene, massimamente a cagione essendo forestiero, oltra le predette cause, merita di essere espedito con celerità; sì che di nuovo lo raccomando a V. S. Oggi ho avuto risposta dal primogenito dell'illustrissimo signor mio circa a quanto alla Eccellenza del signor duca io avevo scritto per la ratificazione della convenzione ch'io feci con il magnifico commissario di quelle: sua Signoria mi scrive che di giorno in giorno aspetta il padre che torni da Venezia, e che alle giunte di sua Eccellenza mi sarà mandata tale ratificazione. E a V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 3 iunii (1523).
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici etc.A questi giorni ebbi una di V. S. in raccomandazione di alcuni padri di S. Agostino, alli quali sono molestate e rubate alcune terre da uno Streglia dal Silico; e pare che in quella V. S.abbino ricordo, che per un'altra mia io permettessi di mandare per li fratelli di detto Streglia, perchè sodasseno e assecurasseno detti padri. Quello ch'io scrivessi non so, perchè non servo le copie delle lettere, e non ho tanta memoria che io mi ricordi tutto quello che ho fatto. Potria essere che io avessi scritto; ma s'io scrissi così, fu mio errore, perchè sono pochi delli detti fratelli che non siano banditi o condennati: e s'io potessi averli in le mani, averei da castigarli di maggiore fallo che di questo; ma essi sono più forti in questo paese che non sono io. È vero che io ne ho uno in prigione, il quale, quantunque io non creda che sia buono, pure è il manco cattivo delli altri. Se li detti padri manderanno o costituiranno in questa terra uno per loro, io manderò uno comandamento a questi fratelli che non debbino molestare sotto qualunque pena dette terre: se compariranno, saria ben fatto che fusse qui chi dicesse la ragione delli frati; e di ragione non mancherò loro, purchè la forza non possa più che la ragione: ma se V. S. vorranno aiutare questi padri, li potranno aiutare con fatti, dandomi un giorno modo di avere questi ribaldi nelle mani; altramente la ragione si potrà dire ma non fare, nè solo in le terre di questa ducale provincia, ma anche in quelle di V. S.; chè d'ogni cosa mi paiono li assassini signori, e non il mio illustrissimo, nè voi magnifici signori: in buona grazia delli quali mi raccomando sempre.
Castelnovi, 4 iunii 1523.
Ai medesimi
Magnifici etc.Prego di nuovo V. S. che siano contente di fare rilassare quello povero uomo dalle Fabriche, che ad istanza delli uomini di Gello è stato costì a Lucca ritenuto per le 15 lire ch'essi pretendono di dovere avere ogni anno da quel comune delle Fabriche, secondo la stima che messer Piero Antonio da Mercatello, per la parte dello illustrissimo duca Ercole di bona memoria, diede insieme col commissario di V. S.; e perchè, come per una copia di una lettera dello illustrissimo signore presente quelle hanno potuto vedere, che sua Eccellenza non si contenta di tale stima, io ne avevo scritto a quella, e circa a questo mi significasse come io mi avessi a governare, e perchè dal figlio e da chi è rimaso in suo loco mi è fatto intendere, che di tal cosa fino alla tornata di sua Eccellenza non si ponno risolvere, la quale tornata non sarà ancora fra X giorni, e mi commetteno ch'io preghi V. S. che faccino rilassare il prigione; perchè mi certificano che sua Eccellenza alla sua tornata ne scriverà a V. S., nè si partirà dalle cose oneste e dal dovere, e si rendeno certi che V. S. e sua Eccellenza rimarrete d'accordio: pertanto io replico questa e prego di nuovo quelle, che faccino rilassare il detto prigione, e amicabilmente e non per via di represaglia vogliano vedere e difendere le loro ragioni e delli loro uomini, acciò che non dianomateria alli nostri di difendersi per le vie medesime; perchè quando li nostri facesseno qualche cosa simile, so che dispiacerebbe allo illustrissimo mio signore: pure non potria fare che non fusse fatto. Io, che sono servitore di quelle, vorrei vedere che tali differenze fusseno trattate più presto per amore che per violenza e ingiuria. Alle quali mi raccomando.
Castelnovi, 5 iunii 1523.
A Messer Niccolò Rucellai, capitano e commissario di Pietra Santa
Magnifice tamquam frater honorandissime.Gli uomini di Vagli m'hanno riferito Vostra Signoria essere al tempo constituito ritrovatasi sul luogo de la differenza, di che mi son maravigliato; chè la causa che aveva ritenuto me, pensavo ed ero certo che dovesse anco avere ritenuto lei; imperò che domenica montai a cavallo, che poteva essere circa 19 ore, per andare quella sera a Vagli, ch'altrimente non potevo ritrovarmi il dì del luni constituito, sul fatto. Ed essendomi già mosso, si levò un tempo tanto orribile di tuoni, e con sì gran pioggia, che son molt'anni che non se ne vide la pare, che durò tutto il giorno senza mai allentarsi, e piovè la notte e la mattina seguente. Io stavo pur aspettando che 'l tempo si richiarasse per venire, perchè la via di qui a Vagli è di sorte, che per il miglior tempo del mondo avrò fatica a venirvi, se non a piedi. E quando mi volsi movere, mi venneroincontra alcuni, che mi dissero che V. S. era già stata su la differenza, e ch'io venirei indarno. Io me ne maravigliai, che sì male tempo fusse stato dal canto nostro, e che verso Pietra Santa non fosse stato il simile, perchè se fosse stato tale, saria stato impossibile il venire per Vostra Signoria, come fu per me. M'incresce che V. S. abbia avuto tal disconcio, e poi sia venuta indarno: m'incresce appresso d'avere inteso che Vostra Signoria sia venuta con tanta gente, con scoppettieri in buon numero; chè mi pare, essendo così, che più presto fosse venuta per combattere, che per terminare con giustizia ed equità le contese di questi sudditi. E più me ne par strano, quando Vostra Signoria mi scrisse ch'io volessi venire con poca gente, che in verità venendo io, non menavo meco oltra dieci o XV persone. Poichè siamo qui che io non son venuto, e anco al presente non è più d'importanza di venire, che un'altra volta, cheomnino, per quello ch'io intendo, la pastura di quelli luoghi ora fin a settembre tocca agli uomini de la Cappella; io non venirò più ora, ma ne darò avviso al mio Ill.moSignore, il quale forse mi farà un mandato di potere tutto quello ch'io farò, fare rato e fermo: e forse anco farà elezione di qualche persona che gli paia più sufficente in questo di me, che non son dottore, come Vostra Signoria, nè anco ho copia di dottori in Grafagnana da potere menar meco, come intendo che Vostra Signoria ha in Pietra Santa. Ma mi pare anco, che oltra la dottrina, quelli di Pietra Santa vogliano far di forza, non avendo voluto restituirele bestie a questi poveromini di Vagli; chè ancora che io non sia dottore, pur mi pare che la equità nol comporti; perchè, mentre la cosa sta in differenza, non dovrebbono volere star per forza in possessione. Io prego Vostra Signoria per singulare piacere, e come mio particulare comodo, che sia contenta di far restituire a questi di Vagli le lor bestie, offerendomi ioversa viceper amor di Vostra Signoria, e in specie per ogni uomo di Pietra Santa compensare questa cortesia in maggiore cosa, dova accada ch'io li possa gratificare; e per me non mancherà, scrivendo al mio Ill.moSignore, di operare perchè tal cosa, o per mio mezzo o per altrui, pigli buono assetto: e a V. S. mi offro e raccomando.[257]Castelnovi, 9 iunii 1523.
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Il Moro di Pellegrin dal Sillico è stato ed è in prigione, come sa V. Ecc.: la principal causa perchè io 'l presi fu per far satisfare questi poveri uomini di Cicerana de li denari in che per aver patito che li banditi fossino stati ne lor terra, erano stati condennati, e parendomi che se li uomini di detto Comune erano incorsi in pena per non aver proibito che li banditistessino in la lor terra, maggiormente doveva essere condennato questo Moro, che li aveva sempre tenuti in casa, mangiato e bevuto, e andato e stato tuttavia in lor compagnia; che per ciascun di questi capi, secondo la mia grida, di che a Mess. Obizo[258]mandai la copia, si doveva condennare. Poi che questo Moro è stato in prigione, non è mai apertamente comparso alcun di Cicerana a dolersi di lui, e questo per le minaccie che son lor fatte da Giulianetto e altri fratelli del Moro e da altri banditi, che pur senza alcun timore di V. S. stanno in Cicerana, e anco da li fautori c'hanno questi di Pellegrino dal Sillico in questa terra; e fin qui non è mai stato uomo di quello Comune ardito di presentare al Capitano, a cui la causa è commessa, uno rescritto c'hanno da V. Ecc., che sieno gravatirealiter et personaliteril Moro e il fratello ad ogni danno e interesse che, per aver essi fratelli ricettati li banditi e assassini, essi di Cicerana abbiano patito. È ben vero che molte volte sono a uno e a due venuti segretamente a pregarmi ch'io li aiuti, e a farmi intendere li rispetti che li ritengono di fare le debite querele, e che quella terra è giunta a tanta tirannide e a tanta paura di questi ribaldi, massimamente di quel fratello del Moro detto Giulianetto, che li batte, ferisce, ruba, sforza e minaccia, ch'alfin sarà lor forza di abbandonar le lor case e andarsene dispersi pel mondo. Io mosso a pietà di loro, e pel debito c'ho verso la giustizia,ho molte volte pregato il Capitano qui che condanni il Moro siccome ricettatore de' banditi a pagare e satisfare il detto Comune di quello ch'esso per cagion del Moro e del fratello ha patito: esso Capitano non l'ha mai voluto fare, e rispostomi che 'l Moro non può essere condennato per aver ricettato banditi,cum sitche dinanzi da sè è provato per testimoni che di tal recezione il Moro non ha colpa, ma che avendo la casa comune col fratello non ha potuto vietare al fratello di non far de la sua parte quello ch'egli ha voluto, e che gli è stato il fratello Giulianetto e non esso che ha dato ricetto a' banditi. Io ho replicato al Capitano, che se per questo capo pur non lo può condennare, perchè non lo condanna per avere mangiato e bevuto con loro, parlato, conversato e menatoli seco in Lombardia e altrove, che per ciascun di questi capi, secondo la mia grida, debbe essere condennato? Mi risolve che non vuol farlo, e che l'ha condennato quello che è stato conveniente. Ultimamente con comandamento penale ho fatto che li uomini di Cicerana m'hanno esibita quella lor supplicazione col rescritto di V. Ecc., nel quale è commesso al Capitano come Commissario, che faccia che da questo Moro e dal fratello Giulianetto, li quali sempre hanno in lor casa dato ricetto a' banditi, sia del patito danno per lor causa satisfatto il Comune di Cicerana, e questa supplicazione in presenza del Notaro e con testimonî ho data al Capitano, e fattoli instanza in nome del Comune di Cicerana (del quale in questo caso mi par convenientech'io sia procuratore) che eseguisca quanto in essa supplicazione si contiene. Per questo il Capitano non si è voluto muovere dal suo passo, ma risponde, che se quelli di Cicerana vorranno ragione, bisognerà ch'essi siano quelli che si scoprano e che la domandano; e per questo son venuto in sospetto, che a' preghi e contemplazioni di qualcuno esso Capitano tenga questa via, acciò che 'l Moro vada esente, e che quelli di Cicerana restino nel danno; e che se bene ha condennato il Moro ne la confiscazione de li suoi beni, e ne la disgrazia di V. Ecc. per essere ito in Lombardia in aiuto d'una delle parti, contro la grida ch'io feci fare in nome di V. Ecc., forse si persuada (volendolo aiutare) che di questo troverà più presto remissione e perdono da V. Ecc. che non farebbe del danno che per sua causa hanno patito gli uomini di Cicerana. Del tutto ho voluto avvisare quella, acciocchè andando le cose come si vogliano, non creda mai che di mia volontà la giustizia, la equità e la misericordia, dove si conviene, non abbia luogo: ed in sua buona grazia mi raccomando sempre.
Castelnovi, XV iunii 1523.
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Per un'altra mia ho avvisato V. Ecc. de l'assassinamento fatto d'una grandissima quantità di bestie minute e grosse da alcuni fanti che stanno a Frassinoro, in favore diMess. Gian Giacomo Cantello. A lui io scrissi subito, e questa Comunità scrisse, nè ancora n'ho avuto risposta. Poi questi uomini a chi son state levate le bestie sono iti per ricuperarle, e sono iti indarno, come a bocca il latore di questa potrà riferire. Questi uomini subito han fatto ripresaglia di X muli di alcuni che sono da Castelnovo di Reggiana e sono per farla di quante robe di Lombardi passeranno di qui. Io gli ho ammoniti a non far ripresaglie, se prima non ricorrono a V. Ecc., la quale o li aiuterà scrivendo di sorte a Mess. Gian Giacomo e a Domenico di Amorotto che le bestie saranno restituite, o vero li consiglierà quello c'hanno a fare; e per questo mandano: ma non li ho potuto persuadere che restituiscano li muli; pur ho fatto che li porranno in man mia. Domani tutta la Vicarìa è chiamata a Consiglio per far provvisione, che quando per amor non possan riavere il suo, di rivalersi per qualche via. Io dubito che non si attacchi qualche gran discordia tra Lombardi e questi Toschi, e che cominciando questi Grafagnini qualche impresa, e poi (come son di natura non troppo valenti e mal d'accordo insieme) non la sostenendo, diano materia alli Lombardi di passar di qua, e ridurre questa provincia ne li termini che è il Frignano. Non mancherà per me finchè 'l male è fresco di rimediare; ma senza l'aiuto e consiglio di V. S. non mi dà l'animo di farlo. In bona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, 20 iunii 1523.
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici etc.V. S. avranno inteso quello che in su l'Alpe di S. Peregrino, territorio di V. S., per li uomini parte della montagna di Modena e parte di Reggio è stato fatto a danno di molti poveri uomini di questa provincia di Garfagnana. Io ne ho subito dato avviso al mio illustrissimo signore;[259]quello che sua Eccellenza farà non so. Mi è parso anco di scriverne a V. S., le quali per essere più vicine e per questo forse più preste a rimediare, ci piglieranno qualche provvisione, che non ci so pigliare io, che per essere lontano dal mio signore, tardi del suo aiuto mi posso valere. Ancora che a me non stia di consigliare quelle, pure mi pare che non saria fuor di bisogno di querelarsene e con la Santità di N. S., con li signori Fiorentiniet etiamcon il duca mio, e tutti insieme provvedere a tanti mali che ogni dì ci moltiplicano; di modo che di tutte queste montagne li assassini e uomini di mala condizione sono signori, e non il Papa, nè i Fiorentini, nè il mio signore, nè V. S.: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 20 iunii 1523.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi. Oggi ho avuto la ratificazione autentica dallo illustrissimo signor mio circa a quanto il magnifico Commissario di V. S. e io rimanemmo d'accordio per provvedere alle violenze, assassinamenti e omicidii e altri delitti che sono fatti in questa Garfagnana; e così la mando a quelle, e le prego e supplico che così come l'ordine è buono, così anco si ponghi ad effetto, e che ormai si li dia tal principio, che si possi sperare che abbi a succedere in meglio. A' dì passati io credo che io avvisassi V. S. ch'alla Barca, sul suo territorio, fu assassinato uno nostro da Corfino detto Bartolino, e li fu tolto un paro di buoi, una cavalla, li panni del dosso e denari in buona somma secondo il grado dell'uomo: li assassini furno di Barga e Sommocolognoraet etiamdelle terre di V. S., secondo che mi riferì colui che patì il danno. Poi sono circa 4 o sei dì che sul nostro, fra Cascio e questo di Castelnovo, furono assassinati alcuni da Minucciano e di altri luoghi sudditi di V. S.; e per quanto il sostituto del vicario di Minucciano mi scrive, il malfattore fu uno nostro da Camporeggiano, ma bandito, e nulla ha di roba. Questa mattina mi è venuto a far querela uno nostro da Reggio, che quelli della Barca in persona l'hanno assassinato, toltoli alcune some che conduceva di grano e altre robe, e feritolo;or io ho veduta la ferita. Io credo di udire anco questa sera qualche altro delitto, e domani un altro, e l'altro dì uno altro, e ogni giorno, non vi si facendo altra provvisione. Io prego V. S. che mi voglino aiutare a rimediarci, cioè che per qualche giorno mandino il suo bargello per stare a Gallicano, che egli da un lato e li miei balestrieri da un altro vedremo o di pigliarli o di fare loro tal paura che abbandonino l'impresa. Lo illustrissimo mio signore n'ha scritto a' signori Fiorentini, e il capitano di Barga mi ha avvisato che la intenzione de' suoi signori è di provvederci ogni modo, e che esso ne ha strettissima commissione: pure io non ne vedo esecuzione alcuna. Se V. S. si degnasseno, appresso quello che ho scritto io, di chiamare in questa unione li signori Fiorentini ancora, e sollicitarli, instigarli e spronarli, non credo che potesse se non giovare. Io ricordo quello che mi occorre; V. S. prudentissime faranno quel che loro parrà il meglio, chè pure che si facci qualche buona opera, o per una via o per una altra, io mi chiamerò satisfatto: sopratutto le supplico, che il delitto di questi della Barca, che sono persone che molto bene si potranno avere a casa loro, non si lasci impunito. Costui che dice essere stato rubato, si offerisce di stare con essi al paragone. Se in questo mezzo mi capiteranno nelle forze, che vengano a Castelnuovo, io farò il mio debito. A V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 6 iulii 1523.
A questa sarà alligato lo instrumento della ratificazione dello illustrissimo signor mio: ora da V. S. aspetto la loro ratificazione similmente autentica.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. L'esibitore di questa è Tomeo di Andrea da Bargechia, il quale, come farà intendere a V. S., ha ricevuto grandissimo torto da uno suddito di quelle, e anco non molta ragione dal vicario di Gallicano. Io non mi diffonderò molto, perchè esso a bocca e per le sue scritture narrerà meglio il caso suo che io per lettere. Io raccomando a V. S. la giustizia, ben che credo che non accada, e appresso questo uomo; e in buona grazia di quelle mi raccomando sempre.
Castelnovi, 7 iulii 1523.
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Ho avuto la notificazione di V. Ecc. di quanto quel Commissario dei Signori Lucchesi e io avevamo concluso, e così subito l'ho mandata a Sue Signorie insieme con una mia, per la quale molto mi dolgo e lamento de li assassinamenti che in queste confine tra la lor giurisdizione e nostra, ogni or da li loro, or da li nostrisudditi son fatte; di modo che pochi di questi, che tornano di quel di Roma o di Siena da lavorare, passano che non sieno spogliati e predati. Io li ho pregati che mandino il loro bargello per qualche giorno a star a Gallicano, luogo qui vicino a quattro miglia, acciò che insieme con li nostri balestrieri possiamo pigliare o dar la caccia a questi ladri. Di questo medesimo ho scritto ancora al Capitano di Barga, e m'ha risposto averne scritto a' suoi Signori, e che circa a questo ha strettissime commissioni da loro; pur nè di qua nè di là veggo ancora uscire alcun buono effetto. Io non starò d'instare, sollicitare e importunare. Circa alla differenza degli uomini di Vagli con quelli di Pietra Santa, quello che V. Ecc. ha scritto a Fiorenza e a Roma, non credo che possa se non giovare. Questi uomini dovevano venire a Ferrara, e portare loro instrumenti e contratti, e chiarire la mente di quella, che ad essi è fatto forza e violenza e ingiustizia da quel Capitano di Pietra Santa;[260]il quale, secondo che mostra per l'opere, debbe essere uomo di poca ragione, chè non solo mai non ha voluto restituire le bestie che furon tolte, e tolte sul nostro, ma poi parte n'ha fatto ammazzare alla beccaria, e il resto vendere all'incanto per ventiquattro ducati: ma questi uomini di Vagli mai non si sono potuti accordare di trovare li danari da pagare un messo che venisse a V. Ecc., e stanno pure in questa ostinazione che vorrebbon ch'io dessi loro licenza di farall'incontro ripresaglia d'uomini e di bestie che càpitano dal canto nostro. Io gli ho pur tenuti in freno, facendo lor sapere che faranno cosa che dispiacerà a V. Ecc.: quel Capitano non resta di minacciar che se li nostri saranno arditi di levar pur una capra de le loro, anderà a bruciar Vagli. Questi di Vagli cognoscono che per sè non sono possenti a resistere a quelli di Pietra Santa, e vorriano che se si attaccasse la zuffa, io li soccorressi: ma io che omai cognosco la natura de li Grafagnini, che con tutti li comandamenti del mondo non ne potrei far muovere uno a simil cose, chè già n'ho fatto più d'una esperienza, eleggo per minor danno e minor vergogna confortare li nostri a star con la testa rotta, e ricorrere a V. Ecc. per consiglio.
Contra li sudditi de' Lucchesi per la differenza c'hanno li nostri da Vallico con loro, si potria essere più audaci, perchè li nostri sudditi, massime quelli di Vallico, mostrano aver poca paura di quelli di Gelo, e anco fanno poca estima de li Signori di quelli: ma io son stato rispettivo a non li lasciar fare, perchè le lettere ch'ogni dì mi vengono da V. Ecc. sempre mi tolgono ogni ardire, e mai non sento altro, se non che io vada destramente, e che io non attizzi li galavroni: di modo che par che V. Ecc. non pur abbia rispetto alli signori de le città, ma ancora alli villani de le montagne di Reggio; sì come a' dì passati, essendo stata fatta quella preda di tanta quantità di pecore da li seguaci di Gian Giacomo Cantello e di Domenico d'Amorotto,e per questo li uomini qui de la Pieve aveano ritenuti certi muli d'uno di Castelnovo di Reggiana; e io di questa cosa avendo dato avviso, subito mi è stato rescritto, che senza dilazione alcuna io faccia restituire questi muli, e che io non attizzi li galavroni; sì che parea che non li facendo restituire subito io dovessi aver qui il campo del Papa: ma io li avea già fatto restituire, ma ben con sicurtà di rappresentarli o di pagarne la valuta ad ogni mia requisizione. Queste lettere, e altre simili a queste, mi tolgono l'ardire e mi fanno avere quel tanto rispetto, e quel che mi fa essere tenuto troppo timido, che V. Ecc. in me riprende per la sua lettera: chè da un lato aver poca forza e poco braccio all'officio, ed essere capo dei sudditi che non sono (cioè questi altri a chi non s'appartiene) per seguitarmi in alcuna impresa dove si maneggi arme; e da l'altra parte esser tuttavia ammonito e fatto pauroso da le lettere di V. Ecc., e sempre dettomi ch'io sopporti e ch'io proceda con prudenza e desterità, son sforzato che s'io fossi un leone io diventassi un coniglio.
Questi di Vallico, quando la lettera di V. Ecc. è giunta direttiva alli Signori Lucchesi in favor loro, già avevano mandato suoi ambasciatori per questa causa a quella. Ma pur che sian venuti non è male, chè meglio informeranno V. Ecc. del bisogno.
Ancora ch'io n'abbia scritto, non starò di replicare che questi uomini a chi son state levate le bestie, son di mal animo, e mi dicono gagliardamente che se non le rianno per favore e mezzo diV. Ecc., si deliberano di non stare in questa perdita e si rivaleranno su gli uomini di Lombardia dove potranno, se ben fusson certi di perdere, non che la roba, ma la vita. Io ho scritto di questa cosa più volte al Cantello e a Domenico: mostrano ne le lor risposte che sua non sia la colpa, e che gli ne rincresca: ma poi non mi pare che l'effetto si accordi con le parole.
Si va pur dicendo che questa armata di Francia si vede in mare, e chi dice ottanta e chi cento vele; ma io non ho certo autore: questa è ben certezza, che tutte queste terre di mare ne stanno in gran sospetto. A V. Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, 7 iulii 1523.
Al medesimo
Ill. Signor mio. Mando a V. Ecc. queste due lettere, l'una de' Signori Fiorentini, l'altra de' Lucchesi. Credo sian le risposte di quanto ha scritto loro V. Ecc. per quelle confine e ripresaglie. Quelli di Pietra Santa vendêro le bestie per 24 ducati; pur quando li nostri dessero sicurtà di pagarlein casu sucumbentiae, le restituiriano. Quel Commissario mi fa instanza che di novo mi voglia trasferire sul loco per terminare tal confine; ed io non voglio pigliare ardire senza commissione di V. Ecc. porre a' danni di quella termini, perchè mi rendo certo, che tra per sapere meglio dir la sua ragione perchè è dottore ed ha molti dottori in compagnia,che io non ho qui alcuno, e per essere più potente e più arrogante di me, vorrà o non mettere confine o porle a suo modo: io m'ho sempre escusato, che non ho mandato da V. Ecc., e senza quello non son per venire in su quel loco.
Intendo che Mess. Giovanni Ziliolo[261]è in Frignano per rassettare quel paese: mi pare che stando là potrebbe anco rassettare questo; e questo saria mettendo le mani addosso a quelli del Costa e a quest'altri del Sillico e a parecchi da Somma Cologna, che intendo che sono venuti in Frignano in soccorso de le parti di Virgilio.
Li portatori di questa saranno, credo, uomini mandati da la Vicarìa di Camporeggiano per dolersi d'una sentenza data contra di loro. Io l'ho data secondoacta et probatae per consiglio del Capitano qui, e tenendomi alle commissioni di V. Ecc., alla quale mi raccomando.
Castelnovi, XI iulii 1523.
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Molte differenze di confine mi danno grandissimo travaglio ch'avemo con Fiorentini da un canto e con Lucchesi da l'altro.Tutto il dì fanno ripresaglia or d'uomini or di bestiami: questi uomini si dolgono, e vorrebbono fare il simile contra di loro: io per ubidir V. Ecc. li tengo repressi, or con ammonizioni or con minaccie, perchè non usino la violenza: ma questo nostro troppo rispetto fa gli avversari più ogn'ora insolenti e arroganti, chè quello che noi facemo per bontade e desiderio di vivere in pace, essi estimano che sia per viltade, e ogni dì si fanno più innanzi e trattano li sudditi di V. Ecc. come fussino lor schiavi. A' dì passati mi dolsi de' Signori Lucchesi ch'avevano ritenuto uno da le Fabriche per XV lire, che volevano e vogliono che li uomini de le Fabriche paghino l'anno per colta alli loro uomini di Gelo, facendo lor fondamento ne le confine che già Mess. Pier Antonio Mercatello pose tra il territorio di V. Ecc. e il loro. Io n'ho scritto a V. Ecc. e mandatoli alcune copie; ma nel tempo ch'Ella si è ritrovata essere fuor di Ferrara, dal Sig. Don Ercole mi fu risposto che alla tornata di V. Ecc. sarei instrutto di quanto circa questo io avessi a fare, e così ne aspetto risposta. In questo mezzo ho pregato li Signori Lucchesi che lascino quell'uomo da le Fabriche che avevan prigione finchè V. Ecc. sia ritornata e m'abbia avvisato del suo parere circa ciò, e così son stati contenti di rilassarlo con promessa di ritornare in capo d'un mese ne le lor forze. Mi è parso di darne per questa un poco di ricordo, acciò che quella non credesse che la cosa non fosse di molta importanza. Ma questa cosa, ancora che molto importi, non importa quantoun'altra differenza che è fra gli uomini de la Cappella del Capitanato di Pietra Santa e li nostri di Vagli di sopra. Il Comune de la Cappella ha fatto ripresaglia di una gran quantità di bestie grosse ritrovate pascere in un luogo confinale fra essi e li nostri di Vagli, e secondo l'instrumento che li uomini di Vagli m'hanno esibito, e secondo che ancora in fatti ho mandato a vedere, son certo che tal bestiame è stato tolto su quello che è di nostra giurisdizione e non de la loro. Io n'ho scritto al Capitano di Pietra Santa, e dolutomi che non faccia osservare quello che per lo instrumento pare che già gran tempo fosse stabilito: esso mi scrisse indrieto, che ad un certo dì constituito io mi ritrovassi sul loco a veder le ragioni d'una parte e de l'altra, e che intanto voleva ritenere le bestie, acciò che ritrovandosi li nostri uomini aver passato su le confine e lochi loro, ne fussino puniti; e appresso mi scrisse ch'io andassi con poche persone, che esso farebbe il simile, per fuggire li tumulti e li scandali. Io, quantunque mal volentieri mi trovassi a questa disputa, conoscendo che questo Capitano di Pietra Santa è dottore ed era per menar seco dottori e notari, di che intendo in quel luogo esserne copia, ed io non avendo chi menar meco, perchè il Capitano de la Ragione non ci voleva venire, per essere via di più di XV miglia la più aspra che sia in questo paese ed è impossibile che possa farsi a cavallo, ed esso, per essere uomo grave, non pur ne vuole andare a piedi; nè altro dottore è in tutta Grafagnana, se non Mess. Achille chegravissimamente è ammalato; pur mi disposi di andare: e così una domenica circa a XX ore mi mossi per ire quella sera ad albergare a Vagli e ritrovarmi il luni, che era il giorno constituito, sul luogo, il quale è alla sommità di Petra Pania. Fosse naturale accidente, o fosse volontà di Dio, a quell'ora si levò il più orribil tempo che fosse già dieci anni in questo paese, sicchè le fulmini ammazzâro quel giorno uomini e bestie; e fu la maggior pioggia e la più lunga che da questi tempi fosse mai: durò senza intermissione tutto il giorno e gran pezzo de la notte. L'altro dì, quando il tempo cominciò a rischiararsi e ch'io mi volsi movere, mi venne un messo che 'l Capitano di Pietra Santa era stato sul luogo, il che potè fare agevolmente per esservi molto vicino, e intendo che da quel canto non era stato alcun mal tempo: nè ancora che fosse stato buon tempo ci vorrei essere ito, perchè intendo che, contra l'ordine dato, vi era venuto con forse ducento persone armate e vi aveva appresso cento scoppettieri, e avea mostrato di venire più per combattere e ottenere per forza, che per vedere di equità. Io subito gli mandai un messo ch'era de li uomini di Vagli con la inclusa lettera, e come V. Ecc. potrà vedere lo pregavo che restituisse queste bestie. Esso non si è degnato di darmi altra risposta; anzi per mostrare più superbia mi ha rimandata la mia lettera indrieto, e detto al messo che non vole restituire le bestie, anzi che gl'incresce che ne restituisse una parte a' dì passati a' miei preghi. A questa cosa io non so pigliare rimedio, perchè ancorach'io fossi ito o di nuovo mandassi sul luogo, so che questo Fiorentino e con le sue leggi e più con la forza vorrebbe vincere; e più presto la mia andata sarebbe a pregiudicio che a profitto del Stato di V. Ecc.[262]Questo paese, che questi di Pietra Santa vorrebbono occupare, non è da lasciar perdere così pianamente, perchè va a confinare col Stato de la Marchesa di Massa, e per quella via potemo noi condur sali e altre robe di tutta quella spiaggia; chè se Fiorentini l'usurpassino vi porrebbono la Gabella con grandissimo detrimento di questo paese.
L'uomo che sarà portatore di questa supplirà a bocca dove io mancassi nel scrivere, perchè credo che ne sarà informatissimo. Bisognerà a mio giudicio che se ci avremo a condurre su queste confine, che l'una parte e l'altra vi vada con quella gente sola che sia atta a giudicare di tal lite, perchè per l'odio che è tra li nostri di Vagli e li uomini de la Cappella e di Pietra Santa, si potrebbe attaccare una scaramuzza di mala sorte: e dovendo V. Ecc. mandarci, io non sarò buono; salvo se V. Ecc. non mi desse compagnia di dottore e persona bene instrutta. Ma saria forse meglio che la causa fosse commessa o a Lucca o a Sarzana, sicchè senza andare quelli che sono parte sul loco, si giudicasse per la giustizia; chè la lite mi par che stia in prove di testimonî: qual sia quel luogo che nomina loinstrumento Acquaruolo, e quali sieno quelli che si chiamano li pascoli d'Arni. Pur V. Ecc. farà il suo parere: in buona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, xiij (iulii) 1523.
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.A questi dì ebbi una di V. S. diretta allo illustrissimo signor mio; credo fusse in risposta di quanto sua Eccellenza aveva scritto per la differenza fra li uomini delle Fabriche e di Gello: la lettera mandai domenica prossima passata, perchè prima non ho avuto mezzo. Sua Eccellenza ha per questa che io mando replicato, per non avere ancora avuta quella di V. S.: questo ho scritto, acciò che elle non ne pigliassino ammirazione; alle quali del continuo mi raccomando.
Castelnovi, 13 iulii 1523.
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Per uno mandato da la Vicarìa di Camporeggiano mandai a Vostra Ecc. una lettera de li Signori Fiorentini, e una de li Signori Lucchesi. Credo che lo esibitore di questa sarà uno mandato da li uomini di Vagli di sopra, alli quali, come per altre mie ho scritto a Vostra Ecc., da liuomini di Pietra Santa è usata gran violenza. Vostra Ecc. farà vedere li loro instrumenti e anco si degnerà pigliarne informazione dal Mag. Mess. Agostino da Villa,[263]il quale intendo che già fu sul fatto e se ne chiarì benissimo, poi quella farà e commetterà secondo il suo parere.
Ho poi avuta una di V. Ecc. dì X di questo, e insieme una direttiva alli Sig.iLucchesi. Quella che va a' Lucchesi per li uomini medesimi di Vallico, che ne sono stati portatori, ho mandata a Lucca, e ne aspetto risposta. Io mandai anco l'altra ch'io ebbi a' dì passati, e credo che quella ch'io ho mandata per l'uomo da Camporeggiano sia la risposta. Se li prefati Sig.iLucchesi faranno il lor debito, n'avrò piacere; quand'anco non lo facciano, non mancherà per me; poichè io so la intenzione di V. Ecc. di portarmi con loro come essi si porteranno con noi: se faranno ripresaglia di nostre robe o nostri uomini, farò altrettanto a loro. Circa alle novelle da Pisa, poco si può intendere di verità, perchè vi è la peste. Io non lascio entrar qui persona che venga di là, nè alcuno de' nostri andare a quella via.
Noi semo stati in gran pericolo circa la peste: perchè questi contadini, fatto Pasqua, hanno usanza di andare in gran quantità su quel di Roma e ne le Maremme a guadagnare, e poi, segati li grani, tornano a casa, e nel ritorno molti hanno seco ilmorbo. Io ho durato grandissima fatica a far che non sieno ricettati ne le lor terre, ma confinati chi qua chi là, e provvisto lor al bosco de li lor bisogni; pur non ho possuto provveder tanto, che molti furtivamente non sieno andati alle mogli ed alle lor case; e in una de le terre nove detta Roggio si è attaccata la peste, sì che subito ne son morti nove. Provvisioni grandi se gli son fatte e fanno tuttavia, e spero che non si dilaterà più innanzi. Questi Maremmani han fornito di venire, sicchè non abbiamo dubbio di peggio. Sia come si voglia, n'ho voluto dare avviso a V. Ecc.
Circa a quanto V. Ecc. mi commette, ch'io l'avvisi di che genti io avrei bisogno per rassettare questo paese, io n'ho già dato avviso a Mess. Gioan Ziliolo, e forse esso avrà mandata la mia lettera a V. Ecc., pur lo scriverò anco a quella. Qui non è alcuna terra ribelle che si bisogni brugiare o saccheggiare, nè alcuno capo di parte ch'abbia sèguito di 200 o di 300 uomini, sicchè per questo sia bisogno mandare esercito di qua. Qui sono quelli del Costa che sono circa sei; li figlioli di Pellegrino dal Sillico altrettanti, e qualche altro giottoncello che li seguita da Barga e da Sommocologna, che senza l'aiuto de' Lombardi non ponno far gran squadra; e quando hanno avuti li Lombardi con loro, cioè quelli Pacchioni e alcuni da la Temporia, non sono arrivati a cento, ma spesso sono stati in trenta o in quaranta. Io so che, come s'intenda che Mess. Giovanni sia per passare o mandar gente di qua, si leveranno: nè finchè ci stia ci appariranno; ma nonsì presto sarà partito che saranno qui: nè altra punizione si potrà dar loro, se non di mettere le mani addosso a' loro padri, fratelli e parenti, e non li lasciare che non diano sicurtà che non torneranno li malfattori nel paese. A quelli che non hanno padre, saccheggiar le case e poi arderle e spianare, tagliar le viti e gli arbori, e distruggere li lor luoghi, ch'ogni modo non si potria trovar chi li comprasse, nè aver se ne potria frutto per la Camera; ed anco saria forse bene di non aver rispetto in questo alli padri, nè alle mogliere per dar lor punizione, chè con tante proibizioni di V. Ecc. han sempre dato lor recapito. Poi sarìa bene batter per terra tutti li campanili, o vero aprirli di sorte che non potessino dar ricorso alli delinquenti:et similiterle rôcche che V. Ecc. non vuol far guardare, osaltemalcuna, come quella di Dallo, dove quelli del Costa signoreggiano. A far tutte queste cose basteriano cento fanti, e anco cinquanta: li cavalli qui ponno far poco frutto; pur questi pochi che ci abbiamo con li fanti saranno a sufficienza. Io mandai ieri questo capo di cavalli leggieri che sta qui, cioè Antonio da Cento, a parlare a Mess. Giovanni Ziliolo per vedere se potesse avere fino a 20 fanti, per tornare secretamente di notte, e provare se potesse avere in Cicerana questi banditi: non so quello che sarà, pur dubito più del no che io spieri del sì; perchè, poi che sentono questa furia in Frignano, stanno tuttavia su l'ale. M'era stato detto che volevano andare a trovare Mess. Giovanni, ed io lo aveva avvisato: e si mossono, e poi sono tornatiindrieto. Quelli del Costa intendo che sono passati in Lombardia a danno de le reliquie di Domenico di Amorotto;[264]non so se V. Ecc. avesse modo di farli pigliare là, che saría una salutifera opera. Impiccati che fossino X ribaldi di questo paese, il sarìa tutto risanato. Il barigello di Lucca oggi è venuto a Gallicano con commissione da' suoi Signori di far quanto io gli comandarò, e gli è accaduto venire in tempo che'l nostro Capitano di balestrieri non ci era. Mi ha scritto e rescritto, e semo d'accordo che ad ogni mia richiesta tornerà: io lo avrei fatto aspettare, ma essendo scoperta la sua venuta tutti li tristi avranno sgombrato. Io gli ho mandata una nota del nome di questi banditi. Mostrano le lettere sue che ci viene di buono animo, e così anco le lettere che sopra ciò m'hanno scritto li Signori Lucchesi. Altro non occorre. A V. Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, XV iulii 1523.
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Pier Morello m'ha portato una di V. Ecc. ne la quale essa mi riprende ch'io abbia mandato a consigliare la causa ch'egliha col pisano a Lucca, e che più presto io non l'abbia mandata a Ferrara. Ma acciò che la ragione mia anco s'intenda, V. Ecc. intenderà come questa causa fu commessa al Commissario e alli quattro soprastanti alla gabella, ed essendo venuto per questo in mia mano questa causa, io ne presi consiglio a' dì passati con Mess. Raffaele da Carrara allora Capitano di Camporeggiano, e questo perchè il Capitano qui di Castelnovo è sospetto grandemente al pisano. Esso Mess. Raffaele, veduto il processo, mi fece la sentenza in scritto; ne la quale assolveva il pisano asolutione datijper quelli legnamide quibus in causa, e Pier di Morelloab expensis. E non mi fidando io che questa sentenza fossede jureper certi andamenti che avevo veduto, ne mandai la copia a V. Ecc., e la pregai che la facesse vedere al Consiglio, e dissi di volere appresso mandare il processo. Ma V. Ecc. mi fece rispondere, che non voleva che altrimenti il Consiglio si intromettesse in questa causa, che pur io la terminassi secondo il parer mio e de li quattro soprastanti. Dopo, fra pochi dì, venendo io a Ferrara e parlando di questo col Mag. Mess. Matteo Casella,[265]Sua Mag. mi disse ch'io non andassi cercando altri consigli, ma che secondo il parer de li quattro io la espedissi: e così, tornato ch'io fui qui, tolsi il processo e chiamai li quattro li qualisi trovano essere al presente, e poi ch'ebbi udito il parer loro, chiamai li altri quattro, e gli altri quattro ancora ch'erano stati prima, e finalmente quanti uomini di questa terra per diversi tempi erano stati a quello officio de la gabella; li qualinemine discrepanteho ritrovati tutti conformi, che di tal petizione il pisano debbia essere assoluto, fondando questo lor parere, parto sopra li capitoli de la gabella, parte su la consuetudine che mai non si pagò, ma più che dicono che la volontà di chi tali capitoli constituì, non fu mai che di tal cose s'avesse a pagar dazio, e ne sono alcuni vivi che si trovâro a farli: e aggiungono ancora, che quando questi capitoli non fussino ben chiari, tutta questa terra sarebbe per far generale consiglio, e chiarire nominatamente che di tal cose non s'avesse a pagar dazio; e questo perchè quando tali imprese di legnami si facevano, si dava guadagno a poveromini che mettevano opere e fatiche in tal condotte di mille ducati l'anno; il che poi che questa lite è cominciata è cessato con grandissimo danno del paese. Veduto io che 'l parer di tutti gli uomini di questa terra era risoluto che 'l pisanoerat absolvendus, proposi loro che anco giudicassino, se Piero dovea essere condennato in le spese, e in certa pena in che per li capitoli incorre il gabelliere che domandi quello che non ha d'avere, e se lor parevaan Petrus habuerit iustam causam litigandi, an non. A questo non potei condurre alcun di essi che volesson giudicare, allegando che questa era materia da dottori e non da essi, che sonovolgari e idioti. Per questa causa, desiderando io di dar sentenza che fosse giustificata e che quando si avesse a vedere altrove non fosse riprovata, presi espediente di mandare il processo a Lucca per farmi chiarire questo punto, sì come luogo più vicino, sperando di mandare un dì il processo e l'altro averne la espedizione. Ma la cosa è successa altrimente, perchè il dottore a chi lo mandai si trovò ammalato e mai non l'ha potuto vedere; ma ora ch'io intendo la volontà di V. Ecc. lo manderò subito a tôrre e lo rimetterò a Ferrara.
Credo che Pier Morello si sia venuto a doler di me, come di persona che non spiera poter trattare a suo modo contra la giustizia, perchè mai non gli ho risposto, come forse sperava; imperò che nel principio ch'io venni qui egli mi fece offerire prima per Ser Tito allora mio Cancelliere, e poi a me in persona, di volermi dar la metade di ciò che si poteva cavare da questo pisano, ed anco miglior condizione, pur ch'io lo favorissiusque ad victoriamin questa causa. S'io ho fallito a mandar il processo a Lucca, m'incresce: ma non ho però fatto cosa che altri miei predecessori non abbiano fatto, e che mi paia che sia contra il dovere, essendo di qui a Lucca XX miglia e di qui a Ferrara cento: nè anco ho Lucca per città nimica di V. Ecc., nè dove una parte abbia più amicizia o parentado che l'altra; nè all'una parte nè all'altra io dissi dove o a chi io l'avessi mandato, nè so come Piero poi l'abbia inteso; ma dubito che esso abbia paura de la ragione in ogni loco, e che non abbia fatto questaquerela perchè dubiti più di Lucca che d'altro luogo, ma perchè ogni indugia e dilazione fa per lui.
Se 'l pisano si duole perchè sia menato in lungo, ha ragione perchè ha frustato tanto tempo qui, che se fosse stato in paradiso gli dovrebbe rincrescere: ma la colpa non è mia. Questi uomini vengono mal volontiera a dar questa sentenza, e studiosamente vanno tutti differendo finchè possano uscire d'officio, e lasciar questo carico alli successori: ma quando fosse commessa nominatamente a quelli quattro che erano in officio al tempo che la causa fu commessa, cioè Soardino, Maestro Gianpiero Atolino, Simon di Lorenzo e Valdrigo,[266]o ad alcun altro che avesse essere giudiceusque ad expeditionem cause, credo che attenderebbono alla espedizione, e non a mirar di dare il carico al successore. Tutti sono d'accordo a dire che Piero ha il torto, ma non gli vorrebbono far male. Se pare a V. Ecc. che io mandi il processo, e che io aspetti da Ferrara la sentenza o che pur ch'io la dia secondo il consiglio di questi uomini secondo la commissione di V. Ecc. senza altra consultazione, quella mi faccia dar avviso, che subito io gli darò espedizione. In buona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, XVI iulii 1523.
Al medesimo
Ill. Sig. mio. Avevo mandato il Capitano de li balestrieri qui a Mess. Gioan Ziliolo perchè avessi in presto fino a XX fanti che volevo che venissono di notte per provare se si potean pigliare li fratelli del Moro dal Sillico che tuttavia stanno a Cicerana, cioè quelli che assassinâro il prete pisano; ed è tornato senza, riferendomi che da V. Ecc. Mess. Gioanni non ha commissione alcuna di mandar gente di qua. A questo prego V. Ecc. che faccia quella provvisione che li pare, secondo che per l'altra mia scrivo.
Il Camerlingo di Camporeggiano è qui che non ha portato se non una parte de li danari de li balestrieri, e dice che quelli de le terre nuove, cioè Dallo, Pontecchio e il Castello, e l'altre de la Vicarìa di sopra, negano di voler più conferire alla provvisione di quelli, allegando che ogni modo[267]non gli giovano, che sono assassinati e depredati da li Lombardi e da altri, e non è chi li soccorra; e non solo di questa paga, ma di due passate sono debitori. Io gli ho subito fatto far li comandamenti con protesto se non pagano ecc., ma non si trova messo che voglia ire in quel luogo: vederò di mandarliun balestriere, se io potrò. È passato un anno che io feci in scritto alcuni comandamenti alli padri e fratelli di quelli assassini da Pontecchio, e li mandai alli officiali a Camporeggiano, acciò che per uno di quelli messi gli mandassino, e mai non hanno potuto far che messo vi voglia andare, e più che uno di questi citati in questo tempo è venuto a Camporeggiano a certo parlamento, e il notaro del Capitano che avea questi comandamenti in mano non è stato ardito di fargline motto, e questo per esser di questo paese; chè dice che non vole essere amazzato per questo.
Appresso,[268]certi banditi che sono assassini, e sono due deserti[269]che non hanno nè credito nè sèguito, stanno tuttavia a Camporeggiano, e non solo quelli officiali non si pongono alla prova di pigliarli, ma pur mai non me n'hanno scritto: il che intendendo io per altra via, vi mandai li balestrieri e giungendo improvviso si trovò che uno di questi tristi, detto il Frate, giocava a carte con uno da Camporeggiano col circulo di tutta la terra intorno, e come li balestrieri si scopersono lo ascosero,e lo fêro fuggire in un campo di canape: e tutti lo vedevano e sapevano, nè fu alcuno che volesse cennare alli balestrieri, e fra gli altri ci era Ser Costantino da Castelnovo ivi notaro, il quale poi si escusa che non vole essere ammazzato. E appresso, colui che ivi fa l'ufficio del Cavalliero stette quel dì medesimo a battere su un'ara con questo ribaldo il quale da XX giorni in qua ha assassinato circa sei persone in più volte, poveromini che veniano di Maremma, e tolto loro fin a XV ducati. M'incresce, chè par che qui io non abbia da far altro che di riferir male: pur lo fo perchè tutta la colpa, se le cose non vanno bene, non cada sopra di me. A V. Ecc. umil. mi raccomando.
(Castelnovi), XVII iulii 1523.
S'io volessi anco aggiungere cha a Camporeggiano o in quella Vicaria si son fatti maleficî di più sorte, contra li quali non si è mai processo, direi male, ma direi però la verità.
Agli Otto di Pratica in Firenze
Magnifici ed eccelsi Signori miei osservandissimi. Baccio de la Masa, esibitore di questa, è venuto a me facendomi intendere, come da Vostre Signorie è stato chiamato a Fiorenza, e non sapendo per che causa, ha avuto ricorso al magnifico Potestadedi Barga; il quale gli ha detto, questo non dovere essere per altro, se non per le querele che di quelli di Barga e di Somma Cologna son venute dal Commissario di Castelnuovo; e mi ha pregato, che appresso Vostre Signorie io faccia fede de la verità. Io dunque, perchè non fu mai mia intenzione di ascondere o di fingere quella, dico che di questo Baccio non ho mai avuto richiamo alcuno: anzi il dì di San Piero prossimo passato egli fu a ritrovarmi per comporre certa lite e discordia, che fra un certo Giuliano Grigoro e alcuni sudditi del mio Ill.moSignore era sorta; e questo perchè li nostri si dolevano che questo Giuliano era stato in grossa compagnia a Massa, terra di questa ducale provincia, e avea usata certa violenza contra di loro: e da quel giorno in qua le cose sono state molto quiete, e mi ho creduto che sia stata assai opera di questo Baccio; e così ne fo fede a Vostre Signorie, alle quali mi raccomando.
Castelnovi, 20 iulii 1523.
Ai medesimi
Magnifici et excelsi domini, domini mihi observandissimi.Molte volte mi son doluto agli capitani di Barga de li latrocinii e assassinamenti e altre violenze, che alcuni tristi da Barga e Somma Cologna tuttavia fanno in questa ducale provincia di Grafagnana, nè mai ho veduto effetto per il qualequesti ribaldi si ritraggano da le lor malopere; che sempre in buona quantità,armata manu, or in compagnia de li nostri banditi, ora da per sè, non sieno in questo paese, ora assassinando, ora mettendo taglie, e sempre or in questa villa, or in quell'altra volendo vivere a discrezione. Io da parte dell'illustrissimo mio Signore già molti dì sono ho fatto per publica grida proibizione, che nessuno de li nostri vada in armata, nè in compagnia di alcuno, sul territorio di V. S., sia per qual cagione si voglia; ma non mi par che dal canto de li officiali di Vostre Signorie mi sia stato renduto il cambio; imperò che io non sento mai altro, se non che or uno, or un altro è stato assassinato, e sempre vi si truovano genti or da Barga, or da Somma Cologna, in compagnia. Li quali delitti riferire ad uno ad uno saria troppo lungo, massime avendone io più volte, e secondo che sono accaduti, fatto intendere al Capitano di Barga. Di nuovo ho da riferire a V. S., che un Togno di Nanni del Calzolaro da Somma Cologna, e un Francesco detto Francio figliuolo di Biagio di Gigrò, Stefano di Barzante di Stefano con altri cinque compagni, sono iti su quel d'una terra di questa provincia detta Cicerana, e hanno, spezzando e rompendo casse e sforzando il mandriano, saccheggiato una quantità di cacio, il quale era di uno Nardino da Cicerana. Mi è parso ancora che questa cosa non importi quanto molt'altre che ogni dì si sentono, di farne a V. S. querela, e pregarle che si degnino pigliarci qualche provisione, acciò che in effetto cognosciamoessere vero che lor dispiaccia tali portamenti: in buona grazia de le quali mi raccomando.[270]
Castelnovi, 23 iulii 1523.
Ai medesimi
Magnifici ed eccelsi Signori miei osservandissimi. Ancora che io creda che 'l magnifico Potestà di Barga abbia fatto intendere a Vostre Signorie che quello Giuliano Grigoro abbia dinanzi a quelle difesa la sua causa con molte bugie; non resterò io ancora di certificarle, che colui di che si duole questo Giuliano che gli ammazzasse quel suo parente, non è persona di questa provincia, nè suddito alla giurisdizione mia. Anzi, per quanto intendo, la colpa di tale omicidio ha uno Bogietto da Somma Cologna, forse aiutato da qualche lombardo, sopra li quali io non ho potestade nè autorità alcuna, anzi sono banditi e ribelli del mio illustrissimo Signore. Ma s'a lui è stato fatta questa ingiuria da quelli di Somma Cologna, forse con aiuto di qualche uno di questi c'ho detto, che a questa ducale provincia niente appartengono, che colpa n'hanno gli uomini nostri di Massa? che nè parentado, nè amicizia, nè forse cognizione hanno ancora con questi che l'hanno offeso, sì che egli già due o tre volte sia venuto, poich'io sono in questo officio, con quaranta o cinquanta persone in la villa di Massa ealtrove, e abbia rotto usci e casse, e tolto pane e formaggio e roba da vivere, e voluto essere alloggiato a discrezione, come se fosse rotta la guerra. E appresso in questi tempi sono alcuni stati assassinati alla strada, che non si è potuto sapere da chi, ma publicamente si è dato colpa alli compagni di questo Giuliano.
Circa a quell'altro Baccio de la Masa, gli è vero che venne a me, e mi pregò ch'io facessi fede appresso Vostre eccelse Signorie, come io non mi dolevo di lui, e menò seco alcuni di questa terra di Castelnuovo ch'io tenevo per uomini da bene, che mi attestaro che questo Baccio era persona quieta e ch'amava la pace e la tranquillitade, e che mai non s'era interposto se non a far buone opere. Per questo io lo compiacqui di fargli quella lettera, che non sapendo io per me alcun male di lui, non mi pareva anco di dovermilo presumere e imaginare. Gli è ben vero che poi da molt'altri mi è fatto intendere, che costui è tutto il contrario di quello che da quelli altri mi fu dipinto, anzi che esso è consigliere, impulsore, capo e guida di tutti li mali che Donatello da Somma Cologna fa in questa Grafagnana: del quale Donatello m'ho più da dolere che d'altro suddito di Vostre Eccellenze; chè di lui son pochi giorni ch'io non abbia grandissimi richiami or d'avere fatto una cosa, or un'altra, da farne venire orrore a Vostre Signorie, quando lo intendessino: e sul libro de le nostre condennagioni è il suo nome più scritto che d'alcun altro. Se questo Baccio abbia colpa di tanti mali, opur sia uomo da bene come quelli altri me l'avevano dipinto, io lascierò giudicare a chi lo conosca meglio di me; perchè essendo gli uomini di questa provincia la più parte faziosi, e che parlano a passione, non mi fido a dar fede più a questi che a quelli. Vostre Signorie, che sono prudentissime e piene di giustizia, credo che ben ci sapranno e vorranno pigliar riparo; nè il mio illustrissimo Signore dal canto suo mancherà di quanto gli sarà possibile, perchè le strade sieno sicure, e gli uomini da bene nelle case loro. Per adesso saria buona opera a provvedere che li sudditi di Vostre Signorie non venisseno per causa alcuna, nè spontaneamente nè chiamati, in questa ducale provincia, se non a due o tre insieme per far lor faccende, e non in armate come fanno tutto'l dì; sì come anche io ho provvisto, di commissione del mio illustrissimo Signore, che li nostri non possano venire nel dominio di Vostre Signorie. E pur alcuni non obbediscono, e sono banditi e gente di sorte, sopra la quale, perchè non hanno altro al mondo che la persona, io non ho potestade alcuna. In bona grazia di Vostre Signorie mi raccomando.
Castelnovi, 6 augusti 1523.
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Circa a quelli della vicaria di Minucciano, che sono stati assassinati da due da Camporeggiano, di cheV. S. un'altra volta mi hanno scritto, rispondendo dico, che se io avessi potuto avere li malfattori in le mani, o che di quelli che sono stati imputati si trovasse roba che potesse satisfare il danno, io non avrei aspettato che da V. S. mi fosse stato scritto a fare il debito mio; ma prima, non mi consta che tale assassinamento sia stato fatto da quelli di Camporeggiano, se non quanto si presume, per essere uomini di mala sorte, e che hanno fatto di tal cose; ma per questo non sono restato, come io fussi certo che fussino stati quelli, di fare ogni opera per averli nelle mani, e fo tuttavia: ma fin qui non mi è successo andare contro la roba. Ho provato l'uno di essi detto il Frate: non si trova ch'abbi altro al mondo che una casetta di valore, per quanto io intendo, di due o tre scudi; quella ho fatto porre all'incanto, nè mai se li è trovato compratore: l'altro compagno, detto Margutte, ha poco similmente, e di quel poco che si gli trova è comparsa la madre ed uno instrumento di donazione fatto già 3 anni, al quale instrumento nè anco io sarei per attendere, se si trovasse compratore a certa parte di selve e di campi, che sono di queste ragioni: ma io non ho autorità di sforzare alcuno a comprare contra sua voglia; sì che o V. S. mi abbino per escusato, o mi mostrino che via io abbia a tenere da far satisfare cotesti suoi sudditi, senza mancare di ragione. E in buona grazia di quelle mi raccomando.
Castelnovi, 7 augusti 1523.
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Meglio informato come il Moro è fuggito, ho trovato un coltello in prigione, il quale per quattro testimoni è provato esser di quel figliolo di Bastiano Coiaio il quale tutto ieri, come per l'altra mia ho scritto, stette seco in parlamento. Con questo coltello il Moro ha cavato dentro via una fessura in l'uscio, con la quale è ito a trovar la chiavatura che di fuora era col cadenazzo, e con questo coltello ha respinto il chiavistello, e così si ha aperto. Questo sia per più chiarezza a Vostra Ecc. Se questo figliolo di Bastiano io potrò, farò pigliare. Suo padre mi è stato a ritrovare, e con la sua solita insolenza ha detto parole assai altiere, come è suo costume, e mi ha voluto mostrar ch'io non scrivo cosa a Vostra Ecc. ch'egli non ne sia avvisato. In somma non può patir ch'io abbia scritto male di questi fratelli dal Sillico, e le sue parole più tendono per far che per paura io desista di avvisar di volta in volta le cose come occorrono a Vostra Ecc., che per buoni portamenti mi voglia far suo amico: poi che venendo di certo suo luogo scontrò il Moro che fuggiva, il quale gli aveva narrato di punto in punto come era uscito di prigione. Vostra Ecc. può per questo solo conietturar se esso era conscio di questo ordine; chè non mi par così verisimile che a ventura l'avesse trovato, di quello che lo stesse adaspettar alla posta. In buona grazia di Vostra Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, 29 augusti 1523.
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Appresso quello che de la morte del conte giovine[271]di San Donnino e de la madre ho scritto, V. Ecc. intenderà come mi è venuto alle mani uno instrumento per il quale PierMadalena, padre di questo Gian Madalena che di sua mano ha fatto l'omicidio, promette a quel conte Giovanni che poi fu morto da Genese, che nè esso Piero nè alcuno de li figliuoli nè de la sua famiglia offenderà nè farà offendere il detto Conte, nè alcuno de la famiglia di esso, sotto pena di ducati ducento da essere applicati per la metade alla Camera di V. Ecc., l'altra metade alla parte offesa. Per questo ho chiamato a me il detto Piero e l'ho cacciato in prigione, dove spero di tenerlo più cautamente che non ho saputo fare il Moro. Ecci un'altra pagarìa di centocinquanta ducati, che quel Genese non offenderìa il Conte prefato nè li suoi: de la quale pagarìa questo Piero è per cento; e già è passato l'anno che per questo io lo distenni e volevo che pagasse: ma quel Giovanni suo figliolo che ora ha fatto questa orribile scellerità, venne a V. Ecc. e portò una commissione che si procedesseiure medio, di modo che si è agitato il processo lungamente. All'ultimo avevo date le scritture in mano del Capitano qui acciò che mi consigliassein ferenda sententia; ma esso (non so perchè) non si è mai risciolto. Saria buono che V. Ecc. o scrivesse che, messi li processi da parte, io stringessi questo ribaldo vecchio, il quale credo ch'abbia poco meno di cento anni, a pagare tutte queste pagarie, di consenso e istigazione del quale è publica opinione che tutti questi mali sieno seguiti: ovvero che si scrivesse al Capitanoqui exhiberet consilium; e se vi avesse dubbî mandasse quelli o tutto il processo a Ferrara: perchè il non far pagare le pagarieo porle in disputa è causa di tutti questi mali che sono in questa provincia. A Vostra Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, 29 augusti 1523.
A San Donnino in favore di questo Madalena s'ingrossa gente, e fra gli altri vi sono quelli del Costa, eccetto Bernardello, il quale intendo che è alle Verugole in favore delli Castellani, e mi è detto che da quell'altro canto si fa un'altra armata dove è ito Battistino Magnano con quelli da Sommacologna, e che questi dal Sillico vi sono iti o sono per andare. Dubito, chi non l'estingue presto, che s'accenda un foco in Garfagnana non minor di quel che è stato in Frignano.
Il figliuolo di Lucca Piretto è tornato, e questi che lo favoriscono si lamentano di me che ho scritto che è capo alla Pieve de la parte taliana,[272]e tuttoquello c'ho scritto m'hanno saputo dire. Mi duole che mi sien rotti li patti, che per altre sue V. Ecc. mi ha promesso, di tener secreto tutto quello ch'io sia per scrivere.
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Mando la copia de l'instrumento per vigore del quale ho posto Pier Madalena in prigione. V. Ecc. farà giudicare se per quello è obbligato o non a tal pagheria; e m'avviserà s'io lo debbo tenere in distretto, o se pur dando sicurtà, come costoro che mi pregano per lui m'instanno, lo debbo lasciar per rôcca.
Un Battistino Magnano bandito di qui per assassinio, è passato con alcuni compagni, e fra gli altri con Bernardello da Pontecchio e altri circa 18, e nel passare hanno fatti due prigioni: l'uno è figliolo d'un detto il Vergaia da Corfino, e gli hanno posto taglia trenta ducati, e avuta la sicurtà da uno da Corfino che fra tre dì pagherà, l'hanno lasciato. De l'altro non mi ricordo ora il nome nè la quantità de la taglia. Il padre di questo a chi è stato posto taglia, e colui che gli ha fatto la sicurtà, son ricorsi a me, che non vorriano pagare, e tuttavia aspettano che le case gli sieno saccheggiate. Io non gli ho saputo dare altro che parole, e che io aspetto da V. Ecc. buona provvisione a rassettare il paese. Quando io non avrò più che dire, e che avrò totalmente perduto il credito, me ne fuggirò di notte,e me ne venirò a Ferrara. Mentre io scrivo mi è venuto nuova che tra Sillicano e Gragnanella è stato morto e assassinato un altro. Ognuno è di malavoglia, e dicono mal di me, ma più di V. Sig.ia, in buona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, ult.oaugusti MDXXIII.
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Perchè per sospetto della peste di Fiorenza e di Pisa sono stato consigliato non lasciare che la fiera si faccia, solita essere fatta a questa Nostra Donna di settembre qui a Castelnovo, con mala contentezza di questi uomini dalle ville dintorno: alli quali pure io desidererei satisfare, quando senza pericolo d'infettarsi io pensassi che si potesse fare, di farla almeno alla fine di questo mese, poi che non si è potuta fare a principio: e perchè cognosco V. S. prudentissime, e che non mi siano per consigliare se non fedelmente, mi ha parso, prima ch'io determini altro, di ricorrere a quelle, e pregarle che circa questo si degnino dirmi il parere loro; se sono di parere ch'io facci fare questa fiera a S. Michele, non si innovando altro, o pure che per questo anno io la proibisca in tutto; che tanto eseguo quanto quelle mi consigliano: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 4 septembris 1523.
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Lo illustrissimo signor mio mi ha mandata la qui annessa lettera con commissione che io la rimetta per messo a posta a V. S. acciò che ne abbi a riportare risposta: e così per lo esibitore presente, il quale sarà Giovanni da Montepulsano, la mando; il quale Giovanni raccomando a V. S. per certo torto che già li fu fatto, del che il povero uomo è rimaso disfatto: e tutto quello che V. S. li faranno, o per giustizia o per misericordia, tutto serà ben collocato, per essere persona da bene. E a V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 8 septembris 1523.