NOTE:

NOTE:1.Canto XIII, st. 73.2.Nicolò da Casola bolognese indirizzò nel 1358 il suoAttila, poema in lingua francese, ad Aldobrandino d'Este e a Bonifazio Ariosti:Por fer a le Marchis da Est un riche don,Ovoiremant a suen oncles dam Boniface il baron.Il Dolfi pretende che Bonifazio sposasse Misina figlia di Azzo d'Este.3.Nel diploma dell'imperatore non si trova nominato Ugo, il maggiore dei fratelli Ariosti, che però in una lettera del duca di Ferrara Ercole I è detto anch'esso conte e cavaliere.4.Lod. Ariosto,Opere minori, ordinate e annotate per cura di F. L. Polidori. Firenze, 1857, tomo I, pag. 360.5.Riportiamo in Appendice una lettera dell'arcip. Lodovico (Docum. I).6.Schivenoglia,Cronaca di Mantova. Milano, 1857, vol. II, pag. 167. —Diario ferrareseinMuratori,Rer. ital. scrip., vol. XXIV, col. 237.Nicolò di Leonello d'Este, notizie da noi pubblicate negliAtti e Memorie di storia patria. Modena, 1870, vol. V, pag. 422 e 436 in cui si riporta una lettera dello stesso Nicolò d'Este diretta al Mag. Lorenzo de' Medici in data 16 dicembre 1471, che narra distesamente i particolari dell'attentato.7.Vita di Lod. Ariosto, scritta dall'ab.Girolamo Baruffaldi. Ferrara, 1807, pag. 12.8.Croniche di Reggio lepido originate secondo le vite de' suoi Vescovi, diFulvio Azzarireggiano. Tomi 2, in-fol. MS. presso la Bibl. Estense di Modena.9.Memorie stor. di Reggio.Carpi, 1769, T. III, pag. 563, e non già tomo I, pag. 612, come dice il Baruffaldi.10.Vita di Lod. Ariosto, cit., pag. 32.11.Questo figlio di Lucrezia Borgia nacque secondo l'Azzari il 7 settembre 1505 e secondo il Panciroli due giorni dopo. Gli fu posto nome Alessandro, in memoria di papa Alessandro VI padre di Lucrezia. Morì poco dopo «per non essere il parto a termine», come nota ancheBonaventura PistofilonellaVita di Alfonso I, da noi pubblicata negliAtti e Memorie di storia patria(Serie I). Modena, 1865, vol. III, pag. 493. Il Frizzi fa che il parto succeda a Rovigo: errore invece di Reggio.12.Tacoli,Memorie storiche di Reggio. Parma, 1748, Tomo II, pag. 789.13.Relazioni dei Governatori di Reggio al duca Ercole I di Ferrara, per cura del cav.Giovanni Battista Venturi. VediAtti e Memorie di storia patria. Serie III, vol. II. Modena, 1884, pag. 269.14.Notizie per la vita di Lodovico Ariosto, tratte da documenti inediti a cura diGiuseppe Campori, 2ª ediz. Modena, 1871, pag. 13 e 14.15.Nicolò non aggradì in quest'officio a' suoi stessi colleghi ed al popolo, di che abbiamo prova in 23 Sonetti satirici contro il medesimo da noi pubblicati per la seconda volta nelleRime edite e ineditediAntonio Cammellidettoil Pistoia. Livorno, 1884, pag. 251 e segg.16.Vita di Lod. Ariosto, l. c., pag. 23.17.Ariosto,Opere minori, cit., Tomo I, pag. 346 e 362.18.Campori,Notizie per la vita di Lodovico Ariosto, ediz. cit., pag. 21-22, ove si notano due pagamenti fatti nel 1502 e 1503 all'Ariosto per l'ufficio suddetto ch'era rimasto ignoto a tutti i biografi del poeta.19.Poesie latine edite e inedite di Lodovico Ariosto, studi e ricerche diGiosuè Carducci. 2ª ediz. Bologna, 1876. E veggasi anche la nota alla lettera latina inedita dell'Ariosto,pag. 1del presente volume.In tale proposito crediamo opportuno riferire il seguente epigramma inedito dell'Ariosto, tratto dal codice Estense VI. B. 29 nel quale è scritto due volte:Sum dat es, est; et edo dat es, est: genus unde, Magister,Estense ? an quod sit dicitur, an quod edit?20.Dante,Paradiso, c. VIII, in fine.21.Essendo solito ucciderecapponi ed ocheche incontrava ne' campi altrui, il padre gli scrisse nel 1494 che dovesse astenersene, e attendere piuttosto a studiare.22.Lettere storiche, diLuigi da Porto. Firenze, Le Monnier, 1857, pag. 156. Veggasi pure a pag. 109.23.Storia della corte di Roma e di papa Alessandro VI, cap. 61.24.Bonav. Pistofilo,Vita di Alfonso I, l. c., cap. IX. — Il Pistofilo, segretario e favorito del duca, avrebbe avuto tutto l'interesse a tacere la presenza del cardinale al delitto, se non fosse stata troppo allora palese. Anche il Guicciardini l'afferma.25.Ariosto,Orlando furioso, c. XXXVI, st. 8.26.Frizzi,Memorie per la storia di Ferrara. Ferrara, 1796. Tomo IV, pag. 207.27.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. IX.28.Francesco de' Mantovani,Libro di alcune croniche. Ms. presso la Bibl. Estense di Modena. Per congratulare della scoperta congiura non mancarono lettere mandate da varie parti, e abbiamo da Modena la seguente diretta al duca Alfonso: — «Ill. Princeps et Excell. d. nr. sing. — Mandiamo a V. Ecc. per Oratori nostri li spettabili dottori di legge mess. Lodovico Bellencino cavaliero e mess. Giovanni Sadoleto, i quali in nome nostro si condoleranno con quella della congiurazione fatta e ordinata contro la persona di V. Ecc., e successive si congratuleranno che Dio abbia preservato per sua benignità la prefata V. Ecc. da simile detestabile congiurazione.«Così preghiamo quella si degni dare fede circa ciò ad essi nostri Oratori come a noi proprii: ed a quella ci raccomandiamo di continuo.«Mutinae, die XIV aug. 1506.«E. Ex. V. fidel. servit.«Sap. presidentes Reipubl. Mutinae.»29.Francesco de' Mantovani,Cronichemss. citate.30.Antonio Frizzi,Memorie per la storia di Ferrara, Tomo IV, pag. 205, ediz. di Ferrara, 1796.31.Pompeo Litta,Famiglie celebri italiane.32.Diomede Guidalottonel suoTirocinio delle cose vulgari(Bologna 1501), parlando di Angela Borgia quand'anche trovavasi in Roma, dice in un sonetto a Cristoforo Valdes:Chi ad Angiola già pose il divin nome,Fu, Cristofor mio, certo uom ch'ebbe ingegno,Chè costei passa di natura il segno,Da ornar, non una sol, ma cento Rome.Che occhi vid'io, che man, che petto!...ecc.È ricordata anche dall'Ariosto,Orlando furioso, c. XLVI, st. 4. NellaCronaca modenesediTommasino Lancillotto(Parma, 1862, T. I, pag. 141-42) si riporta il seguente fatto che ci dà prova della condotta dell'Angela Borgia anche dopo il suo matrimonio con Alessandro Pio: «Domenica, a dì 8 settembre 1510. La mogliera del sig. Alessandro Pio signore di Sassuolo è stata menata via da Sassuolo dal sig. Galeazzo Pallavicino in parmigiana, e lei ci ha dato Sassuolo nelle mani per essere della parte dei Francesi, contro la voglia del suo consorte».33.Ariosto,Opere minori, Tomo I, pag. 849.34.Idem, ivi, pag. 267 a 276.35.Ariosto,Opere minori, Tomo I, pag. 251.36.Canto III, st. 60-62, e canto XLVI, st. 95.37.Lettera d'Isabella d'Este duchessa di Mantova al cardinale Ippolito, del 5 febbraio 1507, inTiraboschi,Storia della letteratura italiana, libro III, capo III.38.Fin dal 1486 venne rappresentata in Ferrara la commedia de'Menecmidi Plauto, traduzione fatta ad istanza di Ercole I, la cui sola messa in scena gli costò mille scudi, e diedesi pure ilCefalo, favola pastorale di Nicolò da Correggio. Ma senza estenderci su questi spettacoli, ricorderemo almeno di aver rilevato dallaCronacadel Zambotto, che per festeggiare l'arrivo in Ferrara di Lucrezia Borgia sposa ad Alfonso d'Este vennero recitate dal 3 all'8 febbraio 1502 cinque commedie tradotte da Plauto, e cioè l'Epidico, leBacchidi, ilMilite glorioso, l'Asinariae laCasina.39.Bonav. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XI.40.Ariosto,Furioso, canto XL, st. 3.41.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XIV.42.Antichità Estensi. Modena, 1740, tomo II, pag. 296. Veggasi anche a pag. 410, ove in proposito della scomunica data dal papa a Cesare I nel 1597 col privarlo di Ferrara, Cento, la Pieve ed altri luoghi di Romagna, dice: «come lo spirito pacifico e mansueto, lasciato dal divino Salvatore per eredità alla sua Chiesa, potesse mai per beni temporali procedere a tanti castighi e maledizioni contra di un principe cattolico.»43.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 140 e 141.44.Campori,Notizieecc., l. c., p. 43.45.Antichità Estensi. Modena, 1740, tomo II, pag. 298.46.Da Parma scriveva al suo segretario in Ferrara di mandargli «il corsetto, la gola di ferro, li spallazzi, la braga di maglia, li scanni, le balle e il guizzotto».47.Una lettera del duca in data 5 settembre 1510 rammenta fra questi un Alfonso Ariosto, come parve anche alFrizzinelle sueMemorie storiche della nobil famiglia Ariosti. Vedi Raccolta di opuscoli, ecc. Ferrara, 1779, tomo III.48.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 137.49.Isabella d'Este marchesana di Mantova così scriveva al cardinale Ippolito suo fratello in Parma sotto la data del 7 dicembre 1510: «Io mi conforto, che da tutti quelli che vengono da Ferrara mi è certificato che gentiluomini, cittadini, artisti, preti, frati e donne con grande animo lavorano alli ripari, e sono in buona disposizione di difendersi e star saldi; che mi fa sperare che li nemici si pentiranno d'andarvi.»50.Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 232. V. anche nelFurioso, canto XIV, st. 2 a 9, e c. XXXIII, st. 40 e 41.51.A tale oggetto il duca aveva già mandato a Roma il celebre giureconsulto reggiano Carlo Ruini, ma il papa non accettando scuse e giustificazioni, proruppe in nuove lagnanze contro il duca, accusandolo di tirannia, imputandogli l'uccisione di Ercole Strozzi la notte del 6 giugno 1508 e di un prete ricco a denari e per beneficii, come pure di aver coniata moneta falsa di cui aveva le prove, e perciò disse aver deliberato di privarlo giuridicamente del feudo di Ferrara (Campori,Notizieecc., l. c., p. 47-48).52.Ariosto,Furioso, canto XIV, st. 4.53.Anselmo Micotti,Descrizione di Garfagnana. Ms. presso la R. Biblioteca Estense di Modena.54.Giovio,Vita di Alfonso I, trad. del Gelli. Fir., 1553, pag. 127.55.Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 283.56.Idem,Furioso, canto XXXV, st. 2.57.IlBaruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 174, seguendo la Cronaca di Jacopo da Marano, dice che il cardinale Ippolito ritornò a Ferrara il 7 luglio 1516. Vi è certamente l'errore di un mese, poichè apag. 146di questo volume riportiamo una lettera del cardinale datata di colà il 10 giugno.58.Vedi lettera dell'Ariosto, 25 dicembre 1509,pag. 9a 11 del presente volume e note relative.59.Campori,Notizieecc., l. c., pag. 56, ov'è pubblicata per la prima volta la lettera del cardinale. La riportiamo in appendice alla presente edizione, avendo rilevato essere tutta di pugno dell'Ariosto.60.IlBaruffaldidice che il vicario del cardinale a Milano era Beltrando Costabili, confondendolo forse col socio del beneficio.Vita di Lod. Ariosto, pag. 178.61.Bonaventura Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. II. Questa vita rimase imperfetta al cap. CIV per la morte dell'autore avvenuta il primo ottobre 1533, un anno prima di quella del duca. È lodata dal Muratori perchè scritta da persona molto bene informata delle cose da lui stesso trattate a nome di Alfonso I; ma pecca di soverchia parzialità al medesimo.62.Napoléon III,Études sur le passé et l'avenir de l'artillerie, liv. I, chap. 2 (Bataille d'Aguadel).63.A' suoi maggiori cannoni d'assedio pose nome didiavolo, digran diavoloe diterremoto(ricordandolo anche l'AriostonelFurioso, c. XXV, s. 14), e così chiamòGiuliauna famosa bombarda perchè fatta col bronzo della statua che i Bolognesi avevano innalzata a Giulio II col magisterio del divino Michelangiolo. Su questa bombarda stanno nell'Archivio di Stato in Modena degli Epigrammi a penna dettati da diversi autori in latino ed in italiano, ed eccone un saggio:Tela Jovis supero, tremefactaque pondera terræ,Alphonsi Estensis machina facta manu....Chi non dirà che Giove e 'l ciel s'adiri,Se avvien che 'l fulminar mio si rimiri?...Gli avanzi delle artiglierie del duca Alfonso conservaronsi in Modena sino alla fine del secolo scorso, in cui se ne appropriarono i Francesi.64.Pietro Ghinzoni,Nozze e commedie alla corte di Ferrara nel febbraio 1491(v.Archivio storico lombardo, anno XI, fasc. IV, dicembre 1884). La citatagridaaggiunta in fine dal traduttore deiMenecmici fa conoscere che la recita venne eseguita sulla riduzione libera in ottava e terza rima che fu poi stampata a Venezia 1528 e 1530, due edizioni molto scorrette. L'Anfitrione, commedia diPlautorecitata la sera dopo, fu tradotta prolissamente in terza rima daPandolfo Collenuccio. Trovasi pubblicata a Venezia nel 1530, e da ultimo nellaBiblioteca raradelDaelli(Milano 1864); ma convien credere che per recitarla (e ciò avvenne anche due volte nel 1487) si dovesse accorciare in più luoghi, giacchè a darla conforme la stampa, e con intermezzi, sarebbe occorso troppo tempo.65.Francesco de' Mantovani, nel suoLibro di alcune croniche, mss., parlando di Lucrezia, dice: «Il papa li voleva bene, a tale che niuno non poteva ottenire beneficii, se non per via di lei, e per questo guadagnava un tesoro.» IlRaynal,Ann. Eccles., dichiara che le fu talvolta ceduto dal padre il governo temporale di Roma.66.Veggasi a pag. XXXV, nota 2 del presente volume.67.Ariosto,Opere minori, vol. I, pag. 327.68.Archivio storico italiano. Appendice, tomo II (Firenze, 1845), pag. 307 e 308.69.«Oltre cento mila scudi d'oro di dote.... e molte gioie e argenti, ch'ella portò seco venendo a marito, papa Alessandro dette anco all'illustrissima casa d'Este il dominio di Cento e della Pieve. Oltre di questo, come si soleva pagare di censo e per ricognizione di Ferrara alla Sede Apostolica quattro mila scudi l'anno, dedusse il censo a cento ducati l'anno, col consenso del sacro Collegio de' cardinali.»Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. V.70.Gli diresse un carme latino, e gli fece l'epitaffio in morte.Opere minori, tomo I, pag. 333 e 361. Lodato anche nelFurioso, canto XLII, st. 83.71.Pompeo Litta,Famiglia d'Este. —Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 361 in nota.72.Simone Fornari,La Sposizione sopra l'Orlando furioso di L. Ariosto. Fiorenza, 1549, pag. 690-91. Vedi ancheCarducci,Delle poesie latine edite e inedite di L. Ariosto, ed. cit., pag. 192-195; eCampori,Notizie di Lod. Ariosto, pag. 47, in nota.73.Girolamo Mugiasca (il Comasco) scriveva da Bologna il 30 giugno 1508 al cardinale Ippolito d'Este: «Della morte del signor Ercole Strozzi qua se ne parla assai, e la pubblica voce è che la cagione della morte sua sia stato il signor Alessandro da Sassuolo. Oggi parlando con uno quale dirò a V. S. a bocca, m'ha detto che ne vien data imputazione a Mesino del Forno, benchè non gli sia da credere. Iddio sa la verità!...» (Arch. di Stato in Modena).74.Al capitolo II.75.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LVIII.76.Idem, ivi, cap. XXXVII.77.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XXXIX.78.Idem, ivi, cap. XL.79.Questa pittura doveva rappresentare il trionfo di Bacco nell'India, poi sembra che per essere stato un egual soggetto trattato da altri, si volesse mutare.80.Nel maggior travaglio della duchessa venne incaricato un tal CollealiasLibo d'implorare l'aiuto di Dio con una specialepregaria, che incomincia:Oh! creante, e increato; ed egli riferendo di averlo fatto prosteso nella sua solitaria camera con fervore e lagrime infinite, soggiunge che all'ultima sillaba dell'orazione «fu rapito nel più alto cielo, dove fra le divine e maravigliose cose vide una cattedra tanto ricca e tanto bella, che lo admirabile suo lavoro cosa impossibile narrar sarebbe, sopra la quale era questo motto:locus Lucretiae»! (Arch. di Stato in Modena).81.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. V.82.Frizzi,Storia di Ferrara, ediz. cit. T. IV, pag. 263.83.Gregorovius,Lucrezia Borgia, secondo documenti e carteggi del tempo. Traduzione dal tedesco di Raffaele Mariano. Firenze, Le Monnier, 1874, pag. 291, 314-319.84.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XLVIII.85.Antichità Estensi, tomo II, pag. 323. Il Muratori espone che si vergognerebbe di riferir cosa cotanto ripugnante al decoro di papa Leone, e di cui l'animo grande di papa Giulio non sarebbe stato capace, se il famoso storico Francesco Guicciardini non avesse levato il velo a tentativo sì enorme. Ma il Guicciardini dice che si cercò solo di avere a tradimento la porta di castel Tedaldo in Ferrara (come Giulio II, stando in Bologna, tramò pure di averla), non di far assassinare il duca. VediStoria d'Italia, libro XIII, in fine: e ciò sta in relazione all'ultima parte del processo contro il Gambara.86.Ariosto,Satira II, v. 102.87.Dante,Purgatorio, canto XXIV, v. 24.88.Bon. Pistofilo, l. c., cap. L.89.Abbiamo tre edizioni della Lettera del duca, una di Ferrara e due di Venezia, di 4 carte in forma di quarto piccolo. La risposta della corte di Roma impressa in quella città è di carte 20, più altre 4 carte in fine che contengono la ristampa della Lettera del duca, nel formato pure di quarto piccolo.90.Il Muratori parla della Lettera o Manifesto del duca contro Leone X, ma sembra che non conoscesse la risposta che vi fece la corte di Roma.Antichità Estensi, tomo II, pag. 326.91.Rinaldo Ariosto aveva tre figliuole, Lucrezia e Costanza maritate ne' conti Antonio e Ruggiero da Bagno, e l'altra per nome Bianca (oltre ad Ercole naturale che si fece frate minore di S. Francesco), non aventi diritto alla successione dei beni feudali. La marchesana di Mantova sentendo che le facoltà libere lasciate dal conte Rinaldo si trovavano molto scarse, fu sollecita di raccomandare con lettera del 21 luglio 1519 al duca di Ferrara le due sorelle Lucrezia e Costanza affinchè potessero conseguire il pagamento di due mila scudi che il padre aveva loro assegnato per dote. — La parentela dei da Bagno cogli Ariosto prestò occasione al nostro Poeta di indirizzare unitamente al proprio fratello Alessandro e a Lodovico da Bagno laSatira II, e tanto più che quest'ultimo fu anche cancelliere del cardinal d'Este.92.Il Fattor ducale in Ferrara era capo direttore dei beni Camerali colla presidenza all'economia e contratti privati del principe. L'amministrazione dei beni Camerali era giudice in causa propria, e questo privilegio venne conservato altresì in Modena sotto gli Austro-Estensi finchè durò il loro dominio.93.Supplica dei fratelli Ariosto al duca Ercole II, che si vedrà riportata come ultimo documento sotto il n. XVII.94.Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 307 e 308.95.Ariosto,Opere minori, tomo II, pag. 356, nota 4.96.Questa seconda possessione formava forse il miglior beneficio ecclesiastico fra quelli avuti dal cardinale Ippolito, e che l'Ariosto fu obbligato di rinunciare, cessando di servirlo.97.March.Giuseppe Campori,Notizie inedite di Raffaello d'UrbinonegliAtti e Memorie di storia patria. Modena, 1863, Tom. I, pag. 130: e vi è pure per la prima volta stampata la suddetta lettera del Paolucci.98.Ariosto,Opere minori, Tom. II, pag. 352.99.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 283 e 284.100.Guido Panciroli,Storia della città di Reggio, trad. di Prospero Viani. Reggio, 1846, lib. VII.101.E qui pure sarebbe a dire che l'Ariosto poteva in una successiva rivoltura di cose correr pericolo di veder su lui rinnovata la minaccia fatta al commissario fiorentino, e andar sommerso nell'acque della Turrita e del Serchio, a somiglianza di quanto fu detto per l'incarico avuto presso Giulio II.102.Anselmo Micotti,Descrizione cronologica di Garfagnana, ms. presso la Biblioteca Estense di Modena.103.Di queste tasse e diritti di somministrazioni di fieno e paglia per mantenimento di cavalli od altro parlano gli Statuti delle Vicarie di Garfagnana posseduti nella Biblioteca Estense di Modena; ed un prospetto levato dagli Statuti di Camporgiano fu pure presentato dal compianto prof. cav. Olinto Dini alla Deputazione di storia patria di cui faceva parte (v.Atti e Memoriedella Deputazione suddetta. Modena, 1864, Tom. II, pag. VI). Il celebre Fulvio Testi, che nel 1640 andò governatore di Garfagnana, ha nelle sue Lettere: «chi si diletta d'aver nette le manine caverà 1300 in 1600 scudi l'anno, computandovi il certo e l'incerto: chi ha la coscienza più larga si provecchierà 2500 e fors'anche 3000 scudi».104.Girolamo Garofolo,Vita di Lodovico Ariosto, che sta in fronte all'Orlando furiosodell'edizione di Venezia, 1584, colle figure in rame del Porro.105.Ariosto,Opere minori, Tom. I, pag. 218 a 220, ove l'Ariosto descrive senza meno il primo viaggio che fece andando al governo di Garfagnana e non un viaggio posteriore, qualunque sia il tempo in cui abbia dettata la suaElegia: chè qui la passione è propria del primo e più forte distacco dalla donna amata, qui scorgesi il pentimento di aver allora accettato quell'officio, e qui il poeta vien quasi a dirci che non aveva altra volta veduta la sua residenza di Castelnovo, figurandosela col pensiero in relazione alla scena che gli stava dintorno:«Deh! chi spero io che per sì iniqua strada,Sì rabbiosa procella d'acqua e venti,Possa esser degno che a trovar si vada?...Altre pioggie al coperto, altre tempesteDi sospiri e di lagrime m'aspetto».106.Il sig. cav. Vittorio Della Nave quando venti e più anni sono tenne l'ufficio di Sottoprefetto in Garfagnana ebbe il lodevole pensiero di cercare e ricuperare quasi tutte le lettere (andate in gran parte smarrite) che il duca Alfonso I diresse all'Ariosto durante il suo commissariato, e ne preparò anche accurata copia in un grosso e ben ordinato volume con altri documenti relativi alla provincia medesima prima e dopo quel tempo; volume del quale degnossi ultimamente far dono gradito alla R. Deputazione modenese di storia patria. Le lettere scritte dal duca all'Ariosto in Castelnovo dall'8 marzo 1522 al 5 giugno 1525 sono 117, e servono per la maggior parte di risposta a un centinaio di lettere che si citano mandate dall'Ariosto allo stesso duca e ai suoi due segretari Pistofilo e Remo. Non essendosi rinvenuto nell'Archivio di Stato in Modena che una metà circa delle citate lettere, è dunque da lamentare che l'altra metà andò perduta nei vari incendi sofferti dall'Archivio Estense in Ferrara. E noi che conoscevamo soltanto le ultime sedici lettere suddette offerte molti anni sono alla stessa Deputazione dal ricordato socio prof. Olinto Dini, non abbiamo potuto abbastanza giovarci delle anteriori perchè il dono del signor Della Nave arrivò allorchè il testo delle presenti lettere dell'Ariosto terminavasi di stampare.107.Fra le cure del commissariato si assunse anche quella di tenere i registri di dare ed avere, e nell'Archivio di Stato in Modena abbiamo un libro di 20 carte in foglio scritto di pugno dell'Ariosto, e intestatoConto de' Balestrieri a l'anno MDXXII. A destra trovasi ilDare della Camera ducale dalle Vicariediverse, tassate del mantenimento proporzionale degli uomini d'arme. I Balestrieri erano 10, che percepivano L. 1,2 il giorno, e il capitano Giovanni Manara col suo famiglio L. 2,6 di moneta lunga ferrarese, ossia di marchesini.108.Il duca a queste proposte rispondeva il 31 luglio 1523, che «sarìa troppa gran ruina e crudeltà di bruciare case, tagliare vigne, minare i campanili, e che i padri fossero tenuti per gli figliuoli»; ma essendo poco dopo avvenuto l'assassinio della intiera famiglia dei conti di San Donnino per opera dei Madalena, altra famiglia potente e rivale dei detti conti, il duca ne provò tale risentimento, da permettere all'Ariosto di usare ogni giusta severità contro i delinquenti, con spianare e bruciare ancora le case loro: e gli mandò a tale effetto un rinforzo di soldati da pagarsi colle confiscazioni e condannazioni; e quando avesse alcun dubbio iniure, si consultasse col capitano della ragione (Lett. del 13 settembre).

1.Canto XIII, st. 73.

1.Canto XIII, st. 73.

2.Nicolò da Casola bolognese indirizzò nel 1358 il suoAttila, poema in lingua francese, ad Aldobrandino d'Este e a Bonifazio Ariosti:Por fer a le Marchis da Est un riche don,Ovoiremant a suen oncles dam Boniface il baron.Il Dolfi pretende che Bonifazio sposasse Misina figlia di Azzo d'Este.

2.Nicolò da Casola bolognese indirizzò nel 1358 il suoAttila, poema in lingua francese, ad Aldobrandino d'Este e a Bonifazio Ariosti:

Por fer a le Marchis da Est un riche don,Ovoiremant a suen oncles dam Boniface il baron.

Por fer a le Marchis da Est un riche don,Ovoiremant a suen oncles dam Boniface il baron.

Por fer a le Marchis da Est un riche don,

Ovoiremant a suen oncles dam Boniface il baron.

Il Dolfi pretende che Bonifazio sposasse Misina figlia di Azzo d'Este.

3.Nel diploma dell'imperatore non si trova nominato Ugo, il maggiore dei fratelli Ariosti, che però in una lettera del duca di Ferrara Ercole I è detto anch'esso conte e cavaliere.

3.Nel diploma dell'imperatore non si trova nominato Ugo, il maggiore dei fratelli Ariosti, che però in una lettera del duca di Ferrara Ercole I è detto anch'esso conte e cavaliere.

4.Lod. Ariosto,Opere minori, ordinate e annotate per cura di F. L. Polidori. Firenze, 1857, tomo I, pag. 360.

4.Lod. Ariosto,Opere minori, ordinate e annotate per cura di F. L. Polidori. Firenze, 1857, tomo I, pag. 360.

5.Riportiamo in Appendice una lettera dell'arcip. Lodovico (Docum. I).

5.Riportiamo in Appendice una lettera dell'arcip. Lodovico (Docum. I).

6.Schivenoglia,Cronaca di Mantova. Milano, 1857, vol. II, pag. 167. —Diario ferrareseinMuratori,Rer. ital. scrip., vol. XXIV, col. 237.Nicolò di Leonello d'Este, notizie da noi pubblicate negliAtti e Memorie di storia patria. Modena, 1870, vol. V, pag. 422 e 436 in cui si riporta una lettera dello stesso Nicolò d'Este diretta al Mag. Lorenzo de' Medici in data 16 dicembre 1471, che narra distesamente i particolari dell'attentato.

6.Schivenoglia,Cronaca di Mantova. Milano, 1857, vol. II, pag. 167. —Diario ferrareseinMuratori,Rer. ital. scrip., vol. XXIV, col. 237.Nicolò di Leonello d'Este, notizie da noi pubblicate negliAtti e Memorie di storia patria. Modena, 1870, vol. V, pag. 422 e 436 in cui si riporta una lettera dello stesso Nicolò d'Este diretta al Mag. Lorenzo de' Medici in data 16 dicembre 1471, che narra distesamente i particolari dell'attentato.

7.Vita di Lod. Ariosto, scritta dall'ab.Girolamo Baruffaldi. Ferrara, 1807, pag. 12.

7.Vita di Lod. Ariosto, scritta dall'ab.Girolamo Baruffaldi. Ferrara, 1807, pag. 12.

8.Croniche di Reggio lepido originate secondo le vite de' suoi Vescovi, diFulvio Azzarireggiano. Tomi 2, in-fol. MS. presso la Bibl. Estense di Modena.

8.Croniche di Reggio lepido originate secondo le vite de' suoi Vescovi, diFulvio Azzarireggiano. Tomi 2, in-fol. MS. presso la Bibl. Estense di Modena.

9.Memorie stor. di Reggio.Carpi, 1769, T. III, pag. 563, e non già tomo I, pag. 612, come dice il Baruffaldi.

9.Memorie stor. di Reggio.Carpi, 1769, T. III, pag. 563, e non già tomo I, pag. 612, come dice il Baruffaldi.

10.Vita di Lod. Ariosto, cit., pag. 32.

10.Vita di Lod. Ariosto, cit., pag. 32.

11.Questo figlio di Lucrezia Borgia nacque secondo l'Azzari il 7 settembre 1505 e secondo il Panciroli due giorni dopo. Gli fu posto nome Alessandro, in memoria di papa Alessandro VI padre di Lucrezia. Morì poco dopo «per non essere il parto a termine», come nota ancheBonaventura PistofilonellaVita di Alfonso I, da noi pubblicata negliAtti e Memorie di storia patria(Serie I). Modena, 1865, vol. III, pag. 493. Il Frizzi fa che il parto succeda a Rovigo: errore invece di Reggio.

11.Questo figlio di Lucrezia Borgia nacque secondo l'Azzari il 7 settembre 1505 e secondo il Panciroli due giorni dopo. Gli fu posto nome Alessandro, in memoria di papa Alessandro VI padre di Lucrezia. Morì poco dopo «per non essere il parto a termine», come nota ancheBonaventura PistofilonellaVita di Alfonso I, da noi pubblicata negliAtti e Memorie di storia patria(Serie I). Modena, 1865, vol. III, pag. 493. Il Frizzi fa che il parto succeda a Rovigo: errore invece di Reggio.

12.Tacoli,Memorie storiche di Reggio. Parma, 1748, Tomo II, pag. 789.

12.Tacoli,Memorie storiche di Reggio. Parma, 1748, Tomo II, pag. 789.

13.Relazioni dei Governatori di Reggio al duca Ercole I di Ferrara, per cura del cav.Giovanni Battista Venturi. VediAtti e Memorie di storia patria. Serie III, vol. II. Modena, 1884, pag. 269.

13.Relazioni dei Governatori di Reggio al duca Ercole I di Ferrara, per cura del cav.Giovanni Battista Venturi. VediAtti e Memorie di storia patria. Serie III, vol. II. Modena, 1884, pag. 269.

14.Notizie per la vita di Lodovico Ariosto, tratte da documenti inediti a cura diGiuseppe Campori, 2ª ediz. Modena, 1871, pag. 13 e 14.

14.Notizie per la vita di Lodovico Ariosto, tratte da documenti inediti a cura diGiuseppe Campori, 2ª ediz. Modena, 1871, pag. 13 e 14.

15.Nicolò non aggradì in quest'officio a' suoi stessi colleghi ed al popolo, di che abbiamo prova in 23 Sonetti satirici contro il medesimo da noi pubblicati per la seconda volta nelleRime edite e ineditediAntonio Cammellidettoil Pistoia. Livorno, 1884, pag. 251 e segg.

15.Nicolò non aggradì in quest'officio a' suoi stessi colleghi ed al popolo, di che abbiamo prova in 23 Sonetti satirici contro il medesimo da noi pubblicati per la seconda volta nelleRime edite e ineditediAntonio Cammellidettoil Pistoia. Livorno, 1884, pag. 251 e segg.

16.Vita di Lod. Ariosto, l. c., pag. 23.

16.Vita di Lod. Ariosto, l. c., pag. 23.

17.Ariosto,Opere minori, cit., Tomo I, pag. 346 e 362.

17.Ariosto,Opere minori, cit., Tomo I, pag. 346 e 362.

18.Campori,Notizie per la vita di Lodovico Ariosto, ediz. cit., pag. 21-22, ove si notano due pagamenti fatti nel 1502 e 1503 all'Ariosto per l'ufficio suddetto ch'era rimasto ignoto a tutti i biografi del poeta.

18.Campori,Notizie per la vita di Lodovico Ariosto, ediz. cit., pag. 21-22, ove si notano due pagamenti fatti nel 1502 e 1503 all'Ariosto per l'ufficio suddetto ch'era rimasto ignoto a tutti i biografi del poeta.

19.Poesie latine edite e inedite di Lodovico Ariosto, studi e ricerche diGiosuè Carducci. 2ª ediz. Bologna, 1876. E veggasi anche la nota alla lettera latina inedita dell'Ariosto,pag. 1del presente volume.In tale proposito crediamo opportuno riferire il seguente epigramma inedito dell'Ariosto, tratto dal codice Estense VI. B. 29 nel quale è scritto due volte:Sum dat es, est; et edo dat es, est: genus unde, Magister,Estense ? an quod sit dicitur, an quod edit?

19.Poesie latine edite e inedite di Lodovico Ariosto, studi e ricerche diGiosuè Carducci. 2ª ediz. Bologna, 1876. E veggasi anche la nota alla lettera latina inedita dell'Ariosto,pag. 1del presente volume.

In tale proposito crediamo opportuno riferire il seguente epigramma inedito dell'Ariosto, tratto dal codice Estense VI. B. 29 nel quale è scritto due volte:

Sum dat es, est; et edo dat es, est: genus unde, Magister,Estense ? an quod sit dicitur, an quod edit?

Sum dat es, est; et edo dat es, est: genus unde, Magister,Estense ? an quod sit dicitur, an quod edit?

Sum dat es, est; et edo dat es, est: genus unde, Magister,

Estense ? an quod sit dicitur, an quod edit?

20.Dante,Paradiso, c. VIII, in fine.

20.Dante,Paradiso, c. VIII, in fine.

21.Essendo solito ucciderecapponi ed ocheche incontrava ne' campi altrui, il padre gli scrisse nel 1494 che dovesse astenersene, e attendere piuttosto a studiare.

21.Essendo solito ucciderecapponi ed ocheche incontrava ne' campi altrui, il padre gli scrisse nel 1494 che dovesse astenersene, e attendere piuttosto a studiare.

22.Lettere storiche, diLuigi da Porto. Firenze, Le Monnier, 1857, pag. 156. Veggasi pure a pag. 109.

22.Lettere storiche, diLuigi da Porto. Firenze, Le Monnier, 1857, pag. 156. Veggasi pure a pag. 109.

23.Storia della corte di Roma e di papa Alessandro VI, cap. 61.

23.Storia della corte di Roma e di papa Alessandro VI, cap. 61.

24.Bonav. Pistofilo,Vita di Alfonso I, l. c., cap. IX. — Il Pistofilo, segretario e favorito del duca, avrebbe avuto tutto l'interesse a tacere la presenza del cardinale al delitto, se non fosse stata troppo allora palese. Anche il Guicciardini l'afferma.

24.Bonav. Pistofilo,Vita di Alfonso I, l. c., cap. IX. — Il Pistofilo, segretario e favorito del duca, avrebbe avuto tutto l'interesse a tacere la presenza del cardinale al delitto, se non fosse stata troppo allora palese. Anche il Guicciardini l'afferma.

25.Ariosto,Orlando furioso, c. XXXVI, st. 8.

25.Ariosto,Orlando furioso, c. XXXVI, st. 8.

26.Frizzi,Memorie per la storia di Ferrara. Ferrara, 1796. Tomo IV, pag. 207.

26.Frizzi,Memorie per la storia di Ferrara. Ferrara, 1796. Tomo IV, pag. 207.

27.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. IX.

27.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. IX.

28.Francesco de' Mantovani,Libro di alcune croniche. Ms. presso la Bibl. Estense di Modena. Per congratulare della scoperta congiura non mancarono lettere mandate da varie parti, e abbiamo da Modena la seguente diretta al duca Alfonso: — «Ill. Princeps et Excell. d. nr. sing. — Mandiamo a V. Ecc. per Oratori nostri li spettabili dottori di legge mess. Lodovico Bellencino cavaliero e mess. Giovanni Sadoleto, i quali in nome nostro si condoleranno con quella della congiurazione fatta e ordinata contro la persona di V. Ecc., e successive si congratuleranno che Dio abbia preservato per sua benignità la prefata V. Ecc. da simile detestabile congiurazione.«Così preghiamo quella si degni dare fede circa ciò ad essi nostri Oratori come a noi proprii: ed a quella ci raccomandiamo di continuo.«Mutinae, die XIV aug. 1506.«E. Ex. V. fidel. servit.«Sap. presidentes Reipubl. Mutinae.»

28.Francesco de' Mantovani,Libro di alcune croniche. Ms. presso la Bibl. Estense di Modena. Per congratulare della scoperta congiura non mancarono lettere mandate da varie parti, e abbiamo da Modena la seguente diretta al duca Alfonso: — «Ill. Princeps et Excell. d. nr. sing. — Mandiamo a V. Ecc. per Oratori nostri li spettabili dottori di legge mess. Lodovico Bellencino cavaliero e mess. Giovanni Sadoleto, i quali in nome nostro si condoleranno con quella della congiurazione fatta e ordinata contro la persona di V. Ecc., e successive si congratuleranno che Dio abbia preservato per sua benignità la prefata V. Ecc. da simile detestabile congiurazione.

«Così preghiamo quella si degni dare fede circa ciò ad essi nostri Oratori come a noi proprii: ed a quella ci raccomandiamo di continuo.

«Mutinae, die XIV aug. 1506.

«E. Ex. V. fidel. servit.

«Sap. presidentes Reipubl. Mutinae.»

«Sap. presidentes Reipubl. Mutinae.»

29.Francesco de' Mantovani,Cronichemss. citate.

29.Francesco de' Mantovani,Cronichemss. citate.

30.Antonio Frizzi,Memorie per la storia di Ferrara, Tomo IV, pag. 205, ediz. di Ferrara, 1796.

30.Antonio Frizzi,Memorie per la storia di Ferrara, Tomo IV, pag. 205, ediz. di Ferrara, 1796.

31.Pompeo Litta,Famiglie celebri italiane.

31.Pompeo Litta,Famiglie celebri italiane.

32.Diomede Guidalottonel suoTirocinio delle cose vulgari(Bologna 1501), parlando di Angela Borgia quand'anche trovavasi in Roma, dice in un sonetto a Cristoforo Valdes:Chi ad Angiola già pose il divin nome,Fu, Cristofor mio, certo uom ch'ebbe ingegno,Chè costei passa di natura il segno,Da ornar, non una sol, ma cento Rome.Che occhi vid'io, che man, che petto!...ecc.È ricordata anche dall'Ariosto,Orlando furioso, c. XLVI, st. 4. NellaCronaca modenesediTommasino Lancillotto(Parma, 1862, T. I, pag. 141-42) si riporta il seguente fatto che ci dà prova della condotta dell'Angela Borgia anche dopo il suo matrimonio con Alessandro Pio: «Domenica, a dì 8 settembre 1510. La mogliera del sig. Alessandro Pio signore di Sassuolo è stata menata via da Sassuolo dal sig. Galeazzo Pallavicino in parmigiana, e lei ci ha dato Sassuolo nelle mani per essere della parte dei Francesi, contro la voglia del suo consorte».

32.Diomede Guidalottonel suoTirocinio delle cose vulgari(Bologna 1501), parlando di Angela Borgia quand'anche trovavasi in Roma, dice in un sonetto a Cristoforo Valdes:

Chi ad Angiola già pose il divin nome,Fu, Cristofor mio, certo uom ch'ebbe ingegno,Chè costei passa di natura il segno,Da ornar, non una sol, ma cento Rome.Che occhi vid'io, che man, che petto!...ecc.

Chi ad Angiola già pose il divin nome,Fu, Cristofor mio, certo uom ch'ebbe ingegno,Chè costei passa di natura il segno,Da ornar, non una sol, ma cento Rome.Che occhi vid'io, che man, che petto!...ecc.

Chi ad Angiola già pose il divin nome,

Fu, Cristofor mio, certo uom ch'ebbe ingegno,

Chè costei passa di natura il segno,

Da ornar, non una sol, ma cento Rome.

Che occhi vid'io, che man, che petto!...ecc.

È ricordata anche dall'Ariosto,Orlando furioso, c. XLVI, st. 4. NellaCronaca modenesediTommasino Lancillotto(Parma, 1862, T. I, pag. 141-42) si riporta il seguente fatto che ci dà prova della condotta dell'Angela Borgia anche dopo il suo matrimonio con Alessandro Pio: «Domenica, a dì 8 settembre 1510. La mogliera del sig. Alessandro Pio signore di Sassuolo è stata menata via da Sassuolo dal sig. Galeazzo Pallavicino in parmigiana, e lei ci ha dato Sassuolo nelle mani per essere della parte dei Francesi, contro la voglia del suo consorte».

33.Ariosto,Opere minori, Tomo I, pag. 849.

33.Ariosto,Opere minori, Tomo I, pag. 849.

34.Idem, ivi, pag. 267 a 276.

34.Idem, ivi, pag. 267 a 276.

35.Ariosto,Opere minori, Tomo I, pag. 251.

35.Ariosto,Opere minori, Tomo I, pag. 251.

36.Canto III, st. 60-62, e canto XLVI, st. 95.

36.Canto III, st. 60-62, e canto XLVI, st. 95.

37.Lettera d'Isabella d'Este duchessa di Mantova al cardinale Ippolito, del 5 febbraio 1507, inTiraboschi,Storia della letteratura italiana, libro III, capo III.

37.Lettera d'Isabella d'Este duchessa di Mantova al cardinale Ippolito, del 5 febbraio 1507, inTiraboschi,Storia della letteratura italiana, libro III, capo III.

38.Fin dal 1486 venne rappresentata in Ferrara la commedia de'Menecmidi Plauto, traduzione fatta ad istanza di Ercole I, la cui sola messa in scena gli costò mille scudi, e diedesi pure ilCefalo, favola pastorale di Nicolò da Correggio. Ma senza estenderci su questi spettacoli, ricorderemo almeno di aver rilevato dallaCronacadel Zambotto, che per festeggiare l'arrivo in Ferrara di Lucrezia Borgia sposa ad Alfonso d'Este vennero recitate dal 3 all'8 febbraio 1502 cinque commedie tradotte da Plauto, e cioè l'Epidico, leBacchidi, ilMilite glorioso, l'Asinariae laCasina.

38.Fin dal 1486 venne rappresentata in Ferrara la commedia de'Menecmidi Plauto, traduzione fatta ad istanza di Ercole I, la cui sola messa in scena gli costò mille scudi, e diedesi pure ilCefalo, favola pastorale di Nicolò da Correggio. Ma senza estenderci su questi spettacoli, ricorderemo almeno di aver rilevato dallaCronacadel Zambotto, che per festeggiare l'arrivo in Ferrara di Lucrezia Borgia sposa ad Alfonso d'Este vennero recitate dal 3 all'8 febbraio 1502 cinque commedie tradotte da Plauto, e cioè l'Epidico, leBacchidi, ilMilite glorioso, l'Asinariae laCasina.

39.Bonav. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XI.

39.Bonav. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XI.

40.Ariosto,Furioso, canto XL, st. 3.

40.Ariosto,Furioso, canto XL, st. 3.

41.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XIV.

41.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XIV.

42.Antichità Estensi. Modena, 1740, tomo II, pag. 296. Veggasi anche a pag. 410, ove in proposito della scomunica data dal papa a Cesare I nel 1597 col privarlo di Ferrara, Cento, la Pieve ed altri luoghi di Romagna, dice: «come lo spirito pacifico e mansueto, lasciato dal divino Salvatore per eredità alla sua Chiesa, potesse mai per beni temporali procedere a tanti castighi e maledizioni contra di un principe cattolico.»

42.Antichità Estensi. Modena, 1740, tomo II, pag. 296. Veggasi anche a pag. 410, ove in proposito della scomunica data dal papa a Cesare I nel 1597 col privarlo di Ferrara, Cento, la Pieve ed altri luoghi di Romagna, dice: «come lo spirito pacifico e mansueto, lasciato dal divino Salvatore per eredità alla sua Chiesa, potesse mai per beni temporali procedere a tanti castighi e maledizioni contra di un principe cattolico.»

43.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 140 e 141.

43.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 140 e 141.

44.Campori,Notizieecc., l. c., p. 43.

44.Campori,Notizieecc., l. c., p. 43.

45.Antichità Estensi. Modena, 1740, tomo II, pag. 298.

45.Antichità Estensi. Modena, 1740, tomo II, pag. 298.

46.Da Parma scriveva al suo segretario in Ferrara di mandargli «il corsetto, la gola di ferro, li spallazzi, la braga di maglia, li scanni, le balle e il guizzotto».

46.Da Parma scriveva al suo segretario in Ferrara di mandargli «il corsetto, la gola di ferro, li spallazzi, la braga di maglia, li scanni, le balle e il guizzotto».

47.Una lettera del duca in data 5 settembre 1510 rammenta fra questi un Alfonso Ariosto, come parve anche alFrizzinelle sueMemorie storiche della nobil famiglia Ariosti. Vedi Raccolta di opuscoli, ecc. Ferrara, 1779, tomo III.

47.Una lettera del duca in data 5 settembre 1510 rammenta fra questi un Alfonso Ariosto, come parve anche alFrizzinelle sueMemorie storiche della nobil famiglia Ariosti. Vedi Raccolta di opuscoli, ecc. Ferrara, 1779, tomo III.

48.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 137.

48.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 137.

49.Isabella d'Este marchesana di Mantova così scriveva al cardinale Ippolito suo fratello in Parma sotto la data del 7 dicembre 1510: «Io mi conforto, che da tutti quelli che vengono da Ferrara mi è certificato che gentiluomini, cittadini, artisti, preti, frati e donne con grande animo lavorano alli ripari, e sono in buona disposizione di difendersi e star saldi; che mi fa sperare che li nemici si pentiranno d'andarvi.»

49.Isabella d'Este marchesana di Mantova così scriveva al cardinale Ippolito suo fratello in Parma sotto la data del 7 dicembre 1510: «Io mi conforto, che da tutti quelli che vengono da Ferrara mi è certificato che gentiluomini, cittadini, artisti, preti, frati e donne con grande animo lavorano alli ripari, e sono in buona disposizione di difendersi e star saldi; che mi fa sperare che li nemici si pentiranno d'andarvi.»

50.Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 232. V. anche nelFurioso, canto XIV, st. 2 a 9, e c. XXXIII, st. 40 e 41.

50.Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 232. V. anche nelFurioso, canto XIV, st. 2 a 9, e c. XXXIII, st. 40 e 41.

51.A tale oggetto il duca aveva già mandato a Roma il celebre giureconsulto reggiano Carlo Ruini, ma il papa non accettando scuse e giustificazioni, proruppe in nuove lagnanze contro il duca, accusandolo di tirannia, imputandogli l'uccisione di Ercole Strozzi la notte del 6 giugno 1508 e di un prete ricco a denari e per beneficii, come pure di aver coniata moneta falsa di cui aveva le prove, e perciò disse aver deliberato di privarlo giuridicamente del feudo di Ferrara (Campori,Notizieecc., l. c., p. 47-48).

51.A tale oggetto il duca aveva già mandato a Roma il celebre giureconsulto reggiano Carlo Ruini, ma il papa non accettando scuse e giustificazioni, proruppe in nuove lagnanze contro il duca, accusandolo di tirannia, imputandogli l'uccisione di Ercole Strozzi la notte del 6 giugno 1508 e di un prete ricco a denari e per beneficii, come pure di aver coniata moneta falsa di cui aveva le prove, e perciò disse aver deliberato di privarlo giuridicamente del feudo di Ferrara (Campori,Notizieecc., l. c., p. 47-48).

52.Ariosto,Furioso, canto XIV, st. 4.

52.Ariosto,Furioso, canto XIV, st. 4.

53.Anselmo Micotti,Descrizione di Garfagnana. Ms. presso la R. Biblioteca Estense di Modena.

53.Anselmo Micotti,Descrizione di Garfagnana. Ms. presso la R. Biblioteca Estense di Modena.

54.Giovio,Vita di Alfonso I, trad. del Gelli. Fir., 1553, pag. 127.

54.Giovio,Vita di Alfonso I, trad. del Gelli. Fir., 1553, pag. 127.

55.Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 283.

55.Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 283.

56.Idem,Furioso, canto XXXV, st. 2.

56.Idem,Furioso, canto XXXV, st. 2.

57.IlBaruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 174, seguendo la Cronaca di Jacopo da Marano, dice che il cardinale Ippolito ritornò a Ferrara il 7 luglio 1516. Vi è certamente l'errore di un mese, poichè apag. 146di questo volume riportiamo una lettera del cardinale datata di colà il 10 giugno.

57.IlBaruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 174, seguendo la Cronaca di Jacopo da Marano, dice che il cardinale Ippolito ritornò a Ferrara il 7 luglio 1516. Vi è certamente l'errore di un mese, poichè apag. 146di questo volume riportiamo una lettera del cardinale datata di colà il 10 giugno.

58.Vedi lettera dell'Ariosto, 25 dicembre 1509,pag. 9a 11 del presente volume e note relative.

58.Vedi lettera dell'Ariosto, 25 dicembre 1509,pag. 9a 11 del presente volume e note relative.

59.Campori,Notizieecc., l. c., pag. 56, ov'è pubblicata per la prima volta la lettera del cardinale. La riportiamo in appendice alla presente edizione, avendo rilevato essere tutta di pugno dell'Ariosto.

59.Campori,Notizieecc., l. c., pag. 56, ov'è pubblicata per la prima volta la lettera del cardinale. La riportiamo in appendice alla presente edizione, avendo rilevato essere tutta di pugno dell'Ariosto.

60.IlBaruffaldidice che il vicario del cardinale a Milano era Beltrando Costabili, confondendolo forse col socio del beneficio.Vita di Lod. Ariosto, pag. 178.

60.IlBaruffaldidice che il vicario del cardinale a Milano era Beltrando Costabili, confondendolo forse col socio del beneficio.Vita di Lod. Ariosto, pag. 178.

61.Bonaventura Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. II. Questa vita rimase imperfetta al cap. CIV per la morte dell'autore avvenuta il primo ottobre 1533, un anno prima di quella del duca. È lodata dal Muratori perchè scritta da persona molto bene informata delle cose da lui stesso trattate a nome di Alfonso I; ma pecca di soverchia parzialità al medesimo.

61.Bonaventura Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. II. Questa vita rimase imperfetta al cap. CIV per la morte dell'autore avvenuta il primo ottobre 1533, un anno prima di quella del duca. È lodata dal Muratori perchè scritta da persona molto bene informata delle cose da lui stesso trattate a nome di Alfonso I; ma pecca di soverchia parzialità al medesimo.

62.Napoléon III,Études sur le passé et l'avenir de l'artillerie, liv. I, chap. 2 (Bataille d'Aguadel).

62.Napoléon III,Études sur le passé et l'avenir de l'artillerie, liv. I, chap. 2 (Bataille d'Aguadel).

63.A' suoi maggiori cannoni d'assedio pose nome didiavolo, digran diavoloe diterremoto(ricordandolo anche l'AriostonelFurioso, c. XXV, s. 14), e così chiamòGiuliauna famosa bombarda perchè fatta col bronzo della statua che i Bolognesi avevano innalzata a Giulio II col magisterio del divino Michelangiolo. Su questa bombarda stanno nell'Archivio di Stato in Modena degli Epigrammi a penna dettati da diversi autori in latino ed in italiano, ed eccone un saggio:Tela Jovis supero, tremefactaque pondera terræ,Alphonsi Estensis machina facta manu....Chi non dirà che Giove e 'l ciel s'adiri,Se avvien che 'l fulminar mio si rimiri?...Gli avanzi delle artiglierie del duca Alfonso conservaronsi in Modena sino alla fine del secolo scorso, in cui se ne appropriarono i Francesi.

63.A' suoi maggiori cannoni d'assedio pose nome didiavolo, digran diavoloe diterremoto(ricordandolo anche l'AriostonelFurioso, c. XXV, s. 14), e così chiamòGiuliauna famosa bombarda perchè fatta col bronzo della statua che i Bolognesi avevano innalzata a Giulio II col magisterio del divino Michelangiolo. Su questa bombarda stanno nell'Archivio di Stato in Modena degli Epigrammi a penna dettati da diversi autori in latino ed in italiano, ed eccone un saggio:

Tela Jovis supero, tremefactaque pondera terræ,Alphonsi Estensis machina facta manu....Chi non dirà che Giove e 'l ciel s'adiri,Se avvien che 'l fulminar mio si rimiri?...

Tela Jovis supero, tremefactaque pondera terræ,Alphonsi Estensis machina facta manu....Chi non dirà che Giove e 'l ciel s'adiri,Se avvien che 'l fulminar mio si rimiri?...

Tela Jovis supero, tremefactaque pondera terræ,

Alphonsi Estensis machina facta manu....

Chi non dirà che Giove e 'l ciel s'adiri,

Se avvien che 'l fulminar mio si rimiri?...

Gli avanzi delle artiglierie del duca Alfonso conservaronsi in Modena sino alla fine del secolo scorso, in cui se ne appropriarono i Francesi.

64.Pietro Ghinzoni,Nozze e commedie alla corte di Ferrara nel febbraio 1491(v.Archivio storico lombardo, anno XI, fasc. IV, dicembre 1884). La citatagridaaggiunta in fine dal traduttore deiMenecmici fa conoscere che la recita venne eseguita sulla riduzione libera in ottava e terza rima che fu poi stampata a Venezia 1528 e 1530, due edizioni molto scorrette. L'Anfitrione, commedia diPlautorecitata la sera dopo, fu tradotta prolissamente in terza rima daPandolfo Collenuccio. Trovasi pubblicata a Venezia nel 1530, e da ultimo nellaBiblioteca raradelDaelli(Milano 1864); ma convien credere che per recitarla (e ciò avvenne anche due volte nel 1487) si dovesse accorciare in più luoghi, giacchè a darla conforme la stampa, e con intermezzi, sarebbe occorso troppo tempo.

64.Pietro Ghinzoni,Nozze e commedie alla corte di Ferrara nel febbraio 1491(v.Archivio storico lombardo, anno XI, fasc. IV, dicembre 1884). La citatagridaaggiunta in fine dal traduttore deiMenecmici fa conoscere che la recita venne eseguita sulla riduzione libera in ottava e terza rima che fu poi stampata a Venezia 1528 e 1530, due edizioni molto scorrette. L'Anfitrione, commedia diPlautorecitata la sera dopo, fu tradotta prolissamente in terza rima daPandolfo Collenuccio. Trovasi pubblicata a Venezia nel 1530, e da ultimo nellaBiblioteca raradelDaelli(Milano 1864); ma convien credere che per recitarla (e ciò avvenne anche due volte nel 1487) si dovesse accorciare in più luoghi, giacchè a darla conforme la stampa, e con intermezzi, sarebbe occorso troppo tempo.

65.Francesco de' Mantovani, nel suoLibro di alcune croniche, mss., parlando di Lucrezia, dice: «Il papa li voleva bene, a tale che niuno non poteva ottenire beneficii, se non per via di lei, e per questo guadagnava un tesoro.» IlRaynal,Ann. Eccles., dichiara che le fu talvolta ceduto dal padre il governo temporale di Roma.

65.Francesco de' Mantovani, nel suoLibro di alcune croniche, mss., parlando di Lucrezia, dice: «Il papa li voleva bene, a tale che niuno non poteva ottenire beneficii, se non per via di lei, e per questo guadagnava un tesoro.» IlRaynal,Ann. Eccles., dichiara che le fu talvolta ceduto dal padre il governo temporale di Roma.

66.Veggasi a pag. XXXV, nota 2 del presente volume.

66.Veggasi a pag. XXXV, nota 2 del presente volume.

67.Ariosto,Opere minori, vol. I, pag. 327.

67.Ariosto,Opere minori, vol. I, pag. 327.

68.Archivio storico italiano. Appendice, tomo II (Firenze, 1845), pag. 307 e 308.

68.Archivio storico italiano. Appendice, tomo II (Firenze, 1845), pag. 307 e 308.

69.«Oltre cento mila scudi d'oro di dote.... e molte gioie e argenti, ch'ella portò seco venendo a marito, papa Alessandro dette anco all'illustrissima casa d'Este il dominio di Cento e della Pieve. Oltre di questo, come si soleva pagare di censo e per ricognizione di Ferrara alla Sede Apostolica quattro mila scudi l'anno, dedusse il censo a cento ducati l'anno, col consenso del sacro Collegio de' cardinali.»Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. V.

69.«Oltre cento mila scudi d'oro di dote.... e molte gioie e argenti, ch'ella portò seco venendo a marito, papa Alessandro dette anco all'illustrissima casa d'Este il dominio di Cento e della Pieve. Oltre di questo, come si soleva pagare di censo e per ricognizione di Ferrara alla Sede Apostolica quattro mila scudi l'anno, dedusse il censo a cento ducati l'anno, col consenso del sacro Collegio de' cardinali.»Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. V.

70.Gli diresse un carme latino, e gli fece l'epitaffio in morte.Opere minori, tomo I, pag. 333 e 361. Lodato anche nelFurioso, canto XLII, st. 83.

70.Gli diresse un carme latino, e gli fece l'epitaffio in morte.Opere minori, tomo I, pag. 333 e 361. Lodato anche nelFurioso, canto XLII, st. 83.

71.Pompeo Litta,Famiglia d'Este. —Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 361 in nota.

71.Pompeo Litta,Famiglia d'Este. —Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 361 in nota.

72.Simone Fornari,La Sposizione sopra l'Orlando furioso di L. Ariosto. Fiorenza, 1549, pag. 690-91. Vedi ancheCarducci,Delle poesie latine edite e inedite di L. Ariosto, ed. cit., pag. 192-195; eCampori,Notizie di Lod. Ariosto, pag. 47, in nota.

72.Simone Fornari,La Sposizione sopra l'Orlando furioso di L. Ariosto. Fiorenza, 1549, pag. 690-91. Vedi ancheCarducci,Delle poesie latine edite e inedite di L. Ariosto, ed. cit., pag. 192-195; eCampori,Notizie di Lod. Ariosto, pag. 47, in nota.

73.Girolamo Mugiasca (il Comasco) scriveva da Bologna il 30 giugno 1508 al cardinale Ippolito d'Este: «Della morte del signor Ercole Strozzi qua se ne parla assai, e la pubblica voce è che la cagione della morte sua sia stato il signor Alessandro da Sassuolo. Oggi parlando con uno quale dirò a V. S. a bocca, m'ha detto che ne vien data imputazione a Mesino del Forno, benchè non gli sia da credere. Iddio sa la verità!...» (Arch. di Stato in Modena).

73.Girolamo Mugiasca (il Comasco) scriveva da Bologna il 30 giugno 1508 al cardinale Ippolito d'Este: «Della morte del signor Ercole Strozzi qua se ne parla assai, e la pubblica voce è che la cagione della morte sua sia stato il signor Alessandro da Sassuolo. Oggi parlando con uno quale dirò a V. S. a bocca, m'ha detto che ne vien data imputazione a Mesino del Forno, benchè non gli sia da credere. Iddio sa la verità!...» (Arch. di Stato in Modena).

74.Al capitolo II.

74.Al capitolo II.

75.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LVIII.

75.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. LVIII.

76.Idem, ivi, cap. XXXVII.

76.Idem, ivi, cap. XXXVII.

77.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XXXIX.

77.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XXXIX.

78.Idem, ivi, cap. XL.

78.Idem, ivi, cap. XL.

79.Questa pittura doveva rappresentare il trionfo di Bacco nell'India, poi sembra che per essere stato un egual soggetto trattato da altri, si volesse mutare.

79.Questa pittura doveva rappresentare il trionfo di Bacco nell'India, poi sembra che per essere stato un egual soggetto trattato da altri, si volesse mutare.

80.Nel maggior travaglio della duchessa venne incaricato un tal CollealiasLibo d'implorare l'aiuto di Dio con una specialepregaria, che incomincia:Oh! creante, e increato; ed egli riferendo di averlo fatto prosteso nella sua solitaria camera con fervore e lagrime infinite, soggiunge che all'ultima sillaba dell'orazione «fu rapito nel più alto cielo, dove fra le divine e maravigliose cose vide una cattedra tanto ricca e tanto bella, che lo admirabile suo lavoro cosa impossibile narrar sarebbe, sopra la quale era questo motto:locus Lucretiae»! (Arch. di Stato in Modena).

80.Nel maggior travaglio della duchessa venne incaricato un tal CollealiasLibo d'implorare l'aiuto di Dio con una specialepregaria, che incomincia:Oh! creante, e increato; ed egli riferendo di averlo fatto prosteso nella sua solitaria camera con fervore e lagrime infinite, soggiunge che all'ultima sillaba dell'orazione «fu rapito nel più alto cielo, dove fra le divine e maravigliose cose vide una cattedra tanto ricca e tanto bella, che lo admirabile suo lavoro cosa impossibile narrar sarebbe, sopra la quale era questo motto:locus Lucretiae»! (Arch. di Stato in Modena).

81.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. V.

81.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. V.

82.Frizzi,Storia di Ferrara, ediz. cit. T. IV, pag. 263.

82.Frizzi,Storia di Ferrara, ediz. cit. T. IV, pag. 263.

83.Gregorovius,Lucrezia Borgia, secondo documenti e carteggi del tempo. Traduzione dal tedesco di Raffaele Mariano. Firenze, Le Monnier, 1874, pag. 291, 314-319.

83.Gregorovius,Lucrezia Borgia, secondo documenti e carteggi del tempo. Traduzione dal tedesco di Raffaele Mariano. Firenze, Le Monnier, 1874, pag. 291, 314-319.

84.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XLVIII.

84.Bon. Pistofilo,Vita di Alfonso I, cap. XLVIII.

85.Antichità Estensi, tomo II, pag. 323. Il Muratori espone che si vergognerebbe di riferir cosa cotanto ripugnante al decoro di papa Leone, e di cui l'animo grande di papa Giulio non sarebbe stato capace, se il famoso storico Francesco Guicciardini non avesse levato il velo a tentativo sì enorme. Ma il Guicciardini dice che si cercò solo di avere a tradimento la porta di castel Tedaldo in Ferrara (come Giulio II, stando in Bologna, tramò pure di averla), non di far assassinare il duca. VediStoria d'Italia, libro XIII, in fine: e ciò sta in relazione all'ultima parte del processo contro il Gambara.

85.Antichità Estensi, tomo II, pag. 323. Il Muratori espone che si vergognerebbe di riferir cosa cotanto ripugnante al decoro di papa Leone, e di cui l'animo grande di papa Giulio non sarebbe stato capace, se il famoso storico Francesco Guicciardini non avesse levato il velo a tentativo sì enorme. Ma il Guicciardini dice che si cercò solo di avere a tradimento la porta di castel Tedaldo in Ferrara (come Giulio II, stando in Bologna, tramò pure di averla), non di far assassinare il duca. VediStoria d'Italia, libro XIII, in fine: e ciò sta in relazione all'ultima parte del processo contro il Gambara.

86.Ariosto,Satira II, v. 102.

86.Ariosto,Satira II, v. 102.

87.Dante,Purgatorio, canto XXIV, v. 24.

87.Dante,Purgatorio, canto XXIV, v. 24.

88.Bon. Pistofilo, l. c., cap. L.

88.Bon. Pistofilo, l. c., cap. L.

89.Abbiamo tre edizioni della Lettera del duca, una di Ferrara e due di Venezia, di 4 carte in forma di quarto piccolo. La risposta della corte di Roma impressa in quella città è di carte 20, più altre 4 carte in fine che contengono la ristampa della Lettera del duca, nel formato pure di quarto piccolo.

89.Abbiamo tre edizioni della Lettera del duca, una di Ferrara e due di Venezia, di 4 carte in forma di quarto piccolo. La risposta della corte di Roma impressa in quella città è di carte 20, più altre 4 carte in fine che contengono la ristampa della Lettera del duca, nel formato pure di quarto piccolo.

90.Il Muratori parla della Lettera o Manifesto del duca contro Leone X, ma sembra che non conoscesse la risposta che vi fece la corte di Roma.Antichità Estensi, tomo II, pag. 326.

90.Il Muratori parla della Lettera o Manifesto del duca contro Leone X, ma sembra che non conoscesse la risposta che vi fece la corte di Roma.Antichità Estensi, tomo II, pag. 326.

91.Rinaldo Ariosto aveva tre figliuole, Lucrezia e Costanza maritate ne' conti Antonio e Ruggiero da Bagno, e l'altra per nome Bianca (oltre ad Ercole naturale che si fece frate minore di S. Francesco), non aventi diritto alla successione dei beni feudali. La marchesana di Mantova sentendo che le facoltà libere lasciate dal conte Rinaldo si trovavano molto scarse, fu sollecita di raccomandare con lettera del 21 luglio 1519 al duca di Ferrara le due sorelle Lucrezia e Costanza affinchè potessero conseguire il pagamento di due mila scudi che il padre aveva loro assegnato per dote. — La parentela dei da Bagno cogli Ariosto prestò occasione al nostro Poeta di indirizzare unitamente al proprio fratello Alessandro e a Lodovico da Bagno laSatira II, e tanto più che quest'ultimo fu anche cancelliere del cardinal d'Este.

91.Rinaldo Ariosto aveva tre figliuole, Lucrezia e Costanza maritate ne' conti Antonio e Ruggiero da Bagno, e l'altra per nome Bianca (oltre ad Ercole naturale che si fece frate minore di S. Francesco), non aventi diritto alla successione dei beni feudali. La marchesana di Mantova sentendo che le facoltà libere lasciate dal conte Rinaldo si trovavano molto scarse, fu sollecita di raccomandare con lettera del 21 luglio 1519 al duca di Ferrara le due sorelle Lucrezia e Costanza affinchè potessero conseguire il pagamento di due mila scudi che il padre aveva loro assegnato per dote. — La parentela dei da Bagno cogli Ariosto prestò occasione al nostro Poeta di indirizzare unitamente al proprio fratello Alessandro e a Lodovico da Bagno laSatira II, e tanto più che quest'ultimo fu anche cancelliere del cardinal d'Este.

92.Il Fattor ducale in Ferrara era capo direttore dei beni Camerali colla presidenza all'economia e contratti privati del principe. L'amministrazione dei beni Camerali era giudice in causa propria, e questo privilegio venne conservato altresì in Modena sotto gli Austro-Estensi finchè durò il loro dominio.

92.Il Fattor ducale in Ferrara era capo direttore dei beni Camerali colla presidenza all'economia e contratti privati del principe. L'amministrazione dei beni Camerali era giudice in causa propria, e questo privilegio venne conservato altresì in Modena sotto gli Austro-Estensi finchè durò il loro dominio.

93.Supplica dei fratelli Ariosto al duca Ercole II, che si vedrà riportata come ultimo documento sotto il n. XVII.

93.Supplica dei fratelli Ariosto al duca Ercole II, che si vedrà riportata come ultimo documento sotto il n. XVII.

94.Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 307 e 308.

94.Ariosto,Opere minori, tomo I, pag. 307 e 308.

95.Ariosto,Opere minori, tomo II, pag. 356, nota 4.

95.Ariosto,Opere minori, tomo II, pag. 356, nota 4.

96.Questa seconda possessione formava forse il miglior beneficio ecclesiastico fra quelli avuti dal cardinale Ippolito, e che l'Ariosto fu obbligato di rinunciare, cessando di servirlo.

96.Questa seconda possessione formava forse il miglior beneficio ecclesiastico fra quelli avuti dal cardinale Ippolito, e che l'Ariosto fu obbligato di rinunciare, cessando di servirlo.

97.March.Giuseppe Campori,Notizie inedite di Raffaello d'UrbinonegliAtti e Memorie di storia patria. Modena, 1863, Tom. I, pag. 130: e vi è pure per la prima volta stampata la suddetta lettera del Paolucci.

97.March.Giuseppe Campori,Notizie inedite di Raffaello d'UrbinonegliAtti e Memorie di storia patria. Modena, 1863, Tom. I, pag. 130: e vi è pure per la prima volta stampata la suddetta lettera del Paolucci.

98.Ariosto,Opere minori, Tom. II, pag. 352.

98.Ariosto,Opere minori, Tom. II, pag. 352.

99.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 283 e 284.

99.Baruffaldi,Vita di Lod. Ariosto, pag. 283 e 284.

100.Guido Panciroli,Storia della città di Reggio, trad. di Prospero Viani. Reggio, 1846, lib. VII.

100.Guido Panciroli,Storia della città di Reggio, trad. di Prospero Viani. Reggio, 1846, lib. VII.

101.E qui pure sarebbe a dire che l'Ariosto poteva in una successiva rivoltura di cose correr pericolo di veder su lui rinnovata la minaccia fatta al commissario fiorentino, e andar sommerso nell'acque della Turrita e del Serchio, a somiglianza di quanto fu detto per l'incarico avuto presso Giulio II.

101.E qui pure sarebbe a dire che l'Ariosto poteva in una successiva rivoltura di cose correr pericolo di veder su lui rinnovata la minaccia fatta al commissario fiorentino, e andar sommerso nell'acque della Turrita e del Serchio, a somiglianza di quanto fu detto per l'incarico avuto presso Giulio II.

102.Anselmo Micotti,Descrizione cronologica di Garfagnana, ms. presso la Biblioteca Estense di Modena.

102.Anselmo Micotti,Descrizione cronologica di Garfagnana, ms. presso la Biblioteca Estense di Modena.

103.Di queste tasse e diritti di somministrazioni di fieno e paglia per mantenimento di cavalli od altro parlano gli Statuti delle Vicarie di Garfagnana posseduti nella Biblioteca Estense di Modena; ed un prospetto levato dagli Statuti di Camporgiano fu pure presentato dal compianto prof. cav. Olinto Dini alla Deputazione di storia patria di cui faceva parte (v.Atti e Memoriedella Deputazione suddetta. Modena, 1864, Tom. II, pag. VI). Il celebre Fulvio Testi, che nel 1640 andò governatore di Garfagnana, ha nelle sue Lettere: «chi si diletta d'aver nette le manine caverà 1300 in 1600 scudi l'anno, computandovi il certo e l'incerto: chi ha la coscienza più larga si provecchierà 2500 e fors'anche 3000 scudi».

103.Di queste tasse e diritti di somministrazioni di fieno e paglia per mantenimento di cavalli od altro parlano gli Statuti delle Vicarie di Garfagnana posseduti nella Biblioteca Estense di Modena; ed un prospetto levato dagli Statuti di Camporgiano fu pure presentato dal compianto prof. cav. Olinto Dini alla Deputazione di storia patria di cui faceva parte (v.Atti e Memoriedella Deputazione suddetta. Modena, 1864, Tom. II, pag. VI). Il celebre Fulvio Testi, che nel 1640 andò governatore di Garfagnana, ha nelle sue Lettere: «chi si diletta d'aver nette le manine caverà 1300 in 1600 scudi l'anno, computandovi il certo e l'incerto: chi ha la coscienza più larga si provecchierà 2500 e fors'anche 3000 scudi».

104.Girolamo Garofolo,Vita di Lodovico Ariosto, che sta in fronte all'Orlando furiosodell'edizione di Venezia, 1584, colle figure in rame del Porro.

104.Girolamo Garofolo,Vita di Lodovico Ariosto, che sta in fronte all'Orlando furiosodell'edizione di Venezia, 1584, colle figure in rame del Porro.

105.Ariosto,Opere minori, Tom. I, pag. 218 a 220, ove l'Ariosto descrive senza meno il primo viaggio che fece andando al governo di Garfagnana e non un viaggio posteriore, qualunque sia il tempo in cui abbia dettata la suaElegia: chè qui la passione è propria del primo e più forte distacco dalla donna amata, qui scorgesi il pentimento di aver allora accettato quell'officio, e qui il poeta vien quasi a dirci che non aveva altra volta veduta la sua residenza di Castelnovo, figurandosela col pensiero in relazione alla scena che gli stava dintorno:«Deh! chi spero io che per sì iniqua strada,Sì rabbiosa procella d'acqua e venti,Possa esser degno che a trovar si vada?...Altre pioggie al coperto, altre tempesteDi sospiri e di lagrime m'aspetto».

105.Ariosto,Opere minori, Tom. I, pag. 218 a 220, ove l'Ariosto descrive senza meno il primo viaggio che fece andando al governo di Garfagnana e non un viaggio posteriore, qualunque sia il tempo in cui abbia dettata la suaElegia: chè qui la passione è propria del primo e più forte distacco dalla donna amata, qui scorgesi il pentimento di aver allora accettato quell'officio, e qui il poeta vien quasi a dirci che non aveva altra volta veduta la sua residenza di Castelnovo, figurandosela col pensiero in relazione alla scena che gli stava dintorno:

«Deh! chi spero io che per sì iniqua strada,Sì rabbiosa procella d'acqua e venti,Possa esser degno che a trovar si vada?...Altre pioggie al coperto, altre tempesteDi sospiri e di lagrime m'aspetto».

«Deh! chi spero io che per sì iniqua strada,Sì rabbiosa procella d'acqua e venti,Possa esser degno che a trovar si vada?...Altre pioggie al coperto, altre tempesteDi sospiri e di lagrime m'aspetto».

«Deh! chi spero io che per sì iniqua strada,

Sì rabbiosa procella d'acqua e venti,

Possa esser degno che a trovar si vada?...

Altre pioggie al coperto, altre tempeste

Di sospiri e di lagrime m'aspetto».

106.Il sig. cav. Vittorio Della Nave quando venti e più anni sono tenne l'ufficio di Sottoprefetto in Garfagnana ebbe il lodevole pensiero di cercare e ricuperare quasi tutte le lettere (andate in gran parte smarrite) che il duca Alfonso I diresse all'Ariosto durante il suo commissariato, e ne preparò anche accurata copia in un grosso e ben ordinato volume con altri documenti relativi alla provincia medesima prima e dopo quel tempo; volume del quale degnossi ultimamente far dono gradito alla R. Deputazione modenese di storia patria. Le lettere scritte dal duca all'Ariosto in Castelnovo dall'8 marzo 1522 al 5 giugno 1525 sono 117, e servono per la maggior parte di risposta a un centinaio di lettere che si citano mandate dall'Ariosto allo stesso duca e ai suoi due segretari Pistofilo e Remo. Non essendosi rinvenuto nell'Archivio di Stato in Modena che una metà circa delle citate lettere, è dunque da lamentare che l'altra metà andò perduta nei vari incendi sofferti dall'Archivio Estense in Ferrara. E noi che conoscevamo soltanto le ultime sedici lettere suddette offerte molti anni sono alla stessa Deputazione dal ricordato socio prof. Olinto Dini, non abbiamo potuto abbastanza giovarci delle anteriori perchè il dono del signor Della Nave arrivò allorchè il testo delle presenti lettere dell'Ariosto terminavasi di stampare.

106.Il sig. cav. Vittorio Della Nave quando venti e più anni sono tenne l'ufficio di Sottoprefetto in Garfagnana ebbe il lodevole pensiero di cercare e ricuperare quasi tutte le lettere (andate in gran parte smarrite) che il duca Alfonso I diresse all'Ariosto durante il suo commissariato, e ne preparò anche accurata copia in un grosso e ben ordinato volume con altri documenti relativi alla provincia medesima prima e dopo quel tempo; volume del quale degnossi ultimamente far dono gradito alla R. Deputazione modenese di storia patria. Le lettere scritte dal duca all'Ariosto in Castelnovo dall'8 marzo 1522 al 5 giugno 1525 sono 117, e servono per la maggior parte di risposta a un centinaio di lettere che si citano mandate dall'Ariosto allo stesso duca e ai suoi due segretari Pistofilo e Remo. Non essendosi rinvenuto nell'Archivio di Stato in Modena che una metà circa delle citate lettere, è dunque da lamentare che l'altra metà andò perduta nei vari incendi sofferti dall'Archivio Estense in Ferrara. E noi che conoscevamo soltanto le ultime sedici lettere suddette offerte molti anni sono alla stessa Deputazione dal ricordato socio prof. Olinto Dini, non abbiamo potuto abbastanza giovarci delle anteriori perchè il dono del signor Della Nave arrivò allorchè il testo delle presenti lettere dell'Ariosto terminavasi di stampare.

107.Fra le cure del commissariato si assunse anche quella di tenere i registri di dare ed avere, e nell'Archivio di Stato in Modena abbiamo un libro di 20 carte in foglio scritto di pugno dell'Ariosto, e intestatoConto de' Balestrieri a l'anno MDXXII. A destra trovasi ilDare della Camera ducale dalle Vicariediverse, tassate del mantenimento proporzionale degli uomini d'arme. I Balestrieri erano 10, che percepivano L. 1,2 il giorno, e il capitano Giovanni Manara col suo famiglio L. 2,6 di moneta lunga ferrarese, ossia di marchesini.

107.Fra le cure del commissariato si assunse anche quella di tenere i registri di dare ed avere, e nell'Archivio di Stato in Modena abbiamo un libro di 20 carte in foglio scritto di pugno dell'Ariosto, e intestatoConto de' Balestrieri a l'anno MDXXII. A destra trovasi ilDare della Camera ducale dalle Vicariediverse, tassate del mantenimento proporzionale degli uomini d'arme. I Balestrieri erano 10, che percepivano L. 1,2 il giorno, e il capitano Giovanni Manara col suo famiglio L. 2,6 di moneta lunga ferrarese, ossia di marchesini.

108.Il duca a queste proposte rispondeva il 31 luglio 1523, che «sarìa troppa gran ruina e crudeltà di bruciare case, tagliare vigne, minare i campanili, e che i padri fossero tenuti per gli figliuoli»; ma essendo poco dopo avvenuto l'assassinio della intiera famiglia dei conti di San Donnino per opera dei Madalena, altra famiglia potente e rivale dei detti conti, il duca ne provò tale risentimento, da permettere all'Ariosto di usare ogni giusta severità contro i delinquenti, con spianare e bruciare ancora le case loro: e gli mandò a tale effetto un rinforzo di soldati da pagarsi colle confiscazioni e condannazioni; e quando avesse alcun dubbio iniure, si consultasse col capitano della ragione (Lett. del 13 settembre).

108.Il duca a queste proposte rispondeva il 31 luglio 1523, che «sarìa troppa gran ruina e crudeltà di bruciare case, tagliare vigne, minare i campanili, e che i padri fossero tenuti per gli figliuoli»; ma essendo poco dopo avvenuto l'assassinio della intiera famiglia dei conti di San Donnino per opera dei Madalena, altra famiglia potente e rivale dei detti conti, il duca ne provò tale risentimento, da permettere all'Ariosto di usare ogni giusta severità contro i delinquenti, con spianare e bruciare ancora le case loro: e gli mandò a tale effetto un rinforzo di soldati da pagarsi colle confiscazioni e condannazioni; e quando avesse alcun dubbio iniure, si consultasse col capitano della ragione (Lett. del 13 settembre).


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