XLII

Humillimus servitor,Ludovicus Ariostus.

Humillimus servitor,Ludovicus Ariostus.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.A' dì passati scrissi a V. S. del desiderio che aveva lo illustrissimo signor mio, che li banditi per omicidi volontari di questa ducale provincia e ribelli non fusseno sicuri nel dominio di V. S., massimamente in queste terre che ne confinano qui in Garfagnana; con obbligo che sua Eccellenza facesse il medesimo verso V. S.: e perchè quelle non mi hanno mai dato soluta risposta, e perchè anco di nuovo lo illustrissimo signor mio me ne ha scritto, ho replicato questa, per la quale le prego che mi rispondino, e siano contente di concedermi quanto li domando, che veramente farà la quiete e tranquillità di tutta Garfagnana. E a V. S. mi raccomando.

Castelnovi, 22 novembris 1522.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi honorandissimi.Perchè ogni dì si rinfresca qualche nuova circa la peste in questi luochi, che non sono da noi però molto distanti, mi pare che sia mio debito e ad ogni altra persona che non sia in tutto stolta, di porre questa cosa per il maggiore pensiero che io abbia; e come se la guerra mi instasse, io avrei ricorso a V. S., come a quelle nelle quali dopo ilsignor mio ho maggior fede, così in questa peste che non mi spaventa meno che farebbe la guerra, userò la medesima confidenza. Di nessuna cosa ho più dubio, che delli miei mulattieri, li quali mandati da Acconcio salinaro vanno e vengono da Pisa; e questo solamente per li alloggiamenti che fanno per via, che non so come siano securi: per questo mi è parso ricorrere a V. S., e pregarle siano contente di fare trovare o in Lucca o fuora di Lucca ne' borghi una stanza dove detti mulattieri possano albergare senza andare alla publica ostaria; della qual stanza esso Acconcio pagherà l'affitto, e se la fornirà secondo il suo bisogno. Maggior grazia ancora avrei da V. S., che quelle si degnassero di provvedere che detti mulattieri di Acconcio non avessero da passare Lucca, ma che V. S. commettesseno alli suoi carrattieri e vetturali, che ad istanza di detto Acconcio levasseno da Pisa la quantità del sale che li bisogna, la quale è in tutto staia 3000 e la conducessino a Lucca, e secondo l'ordinario e solito pagamento; dove si porrebbe in una stanza deputata a questo, e di costì si manderebbe per li nostri vetturali a tôrre qui a Castelnuovo: assicurando V. S. per tutte quelle cauzioni che loro paresse, che non avessino di tal cosa a patire danno alcuno. Io prego di questa grazia V. S. sì per più securità di mantenere sano il paese, sì anco perchè la montagna di Modena ha gran bisogno di sale; e dubito che li vetturali nostri non potranno supplire così presto, come richiede il bisogno: e lo illustrissimo signor mio mi ha dato commissionech'io usi diligenza, che questi sali si conduchino presto. S'io piglio troppa securità di V. S., quelle lo attribuischino più presto a molta fede che io ho in esse, che a presunzione: alle quali sempre mi raccomando.

Castelnuovo, 25 novembre 1522.

Se V. S. fusseno contente di dare uno alloggiamento a Sesto alli ditti vetturali, verrebbe comodo assai, e forsi manco disconcio a V. S.

Al Duca di Ferrara

Ill. ed Ecc. Signor mio. Per ubbidire alla Ecc. V. ho fatto chiamare gli uomini de la Vicarìa di Trasilico, e fatto loro intendere da parte di quella che eleggano un altro potestade, chè V. Ecc. non vuole che Ser Tomaso Micotto più faccia l'ufficio. Essi uomini mi domandaron termine a far questa elezione sei giorni, e poi tornâro in capo di due, e mi dissero che mi pregavano ch'almeno io dessi dilazione a questo Ser Tomaso che potesse venire al cospetto di V. Ecc. prima ch'io lo privassi de l'officio, e che essi n'eleggessino un altro, con speranza che quella serìa contenta che per due mesi ancora seguitasse finchè fusse in capo de l'officio che gli fu dato per un anno; e che essi mi facevano questi preghi perchè erano pregati da detto Ser Tomaso, che non gli facessino questa ingiuria; e che essi erano sforzati avergli rispetto, fussino lisuoi portamenti come si vogliano, per essere di buon parentado in questi paesi. Io nè in tutto ho voluto negare la loro domanda, nè anco compiacerli con disubbidienza di V. Ecc., e feci che elessino un potestade che rendesse lor ragione finchè Ser Tomaso o rifermato o in tutto escluso ritornasse da Ferrara; e così elessino Mess. Achille Granduccio, che solo in tutta Garfagnana si trova essere dottore, e veramente, oltra la dottrina, uomo molto da bene, che anco V. Ecc. ne può avere avuta qualche prova, chè non son molti giorni che era Giudice de' Malefici a Ferrara. Quando poi V. Ecc. vorrà che o al presente o al principio de l'anno, o a marzo, che fu il tempo che questo Ser Tomaso entrò in officio, che questi uomini facciano la consueta elezione, s'eleggeranno questo medesimo che hanno ora instituito, cioè Mess. Achille. La elezione non potria essere migliore: se anco eleggeranno altri, io ne farò giusta relazione a V. Ecc.

Appresso, per essere alquanto di discordia fra il Capitano di Camporeggiano e uno Leonardo da San Romano, al quale a' dì passati V. Ecc. ha fatto grazia libera d'una condennagione che gli avea data detto Capitano (e la discordia è che 'l Capitano vorrìa esigere il caposoldo, cioè due bolognini per lira di detta condennagione, allegando che la mente di V. Ecc. non è di donare quello che proviene agli officiali), io son stato alquanto sospeso di determinare questa differenza, chè da una parte mi pare che l'esattore non debbe aver guadagno dove non ha fatica di riscodere; e io che sono esattore a Castelnovoe similmente ho d'avere li due bolognini per lira, mai non gli ho domandati di condennagione ch'io abbia riscossa: da l'altra parte la ragione del Capitano non mi pare di poco momento, che dice questo essere suo emolumento, e che levandogli li emolumenti non ci potrà vivere; e che se non ne avrà frutto non farà per l'avvenire de le condennagioni: sicchè prego V. Ecc. che si degni di chiarirmi quello c'ho da far, o più presto da tollerare circa questo, perchè il Capitano ha voluto ogni modo detto caposoldo. Ben la supplico che non faccia, come si dice, de l'un figliolo e de l'altro figliastro, chè dovendo avere lui li due bolognini per lira anch'io li abbia; tanto più ch'io ho la fatica de l'esigere, che esso li ha senza fatica di esigere: perchè a Camporeggiano è poi anco un esattore separato che oltra quelli del Capitano tolle anche egli due bolognini per lira; e come vadano quelle esazioni di quella Vicarìa, il fattore lo debbe sapere, se mai ne vede conto.

Perchè V. Ecc. sappia tutto quello che accade in questa provincia, io scrissi a' dì passati a quella che 'l Capitano predetto aveva avuto ne le mani un Balduccio il quale insieme con prete Matteo e due altri ribaldi avevano gettato giù d'una balza e ammazzato un poveruomo, il qual Balduccio s'è ora venuto a porre spontaneamente in mano del detto Capitano, e che intendendo io che lo tenea molto sciolto, e per questo avendo suspicione che 'l Giudice e il malfattore fussino d'accordo insieme, commisi al notaro di Camporeggiano, non ci essendoil Capitano, che gli commettesse da mia parte che non lo lasciasse senza mia licenza; e che poi senza farmene intendere alcuna cosa lo assolse e liberò di prigione: a questo non mi è stato mai dato alcuna risposta. Appresso ho a significare a V. Ecc. un'altra cosa simile, non per dir male, ma perchè V. Ecc. intenda tutto quello che intendo io pertinente a questo officio. Fu a' dì passati fatta una rissa qua su a San Romano, dove padre e figliolo intervenne ad uno omicidio, e io di questa cosa esaminai due o tre testimonî che deponevano assai gagliardamente che 'l padre e il figliolo n'erano colpevoli, e tal testificato mandai al detto Capitano. Appresso intesi, non già che 'l Capitano mai me n'abbia avvisato nè detto parola, che 'l padre si era andato a porre in prigione, e poi ho sentito che è stato liberato e assoluto. Signor mio Ill., a me pare, se in queste cose non fosson fraudi, non si schivariano di comunicarle meco, e vengo in dubbio che detto Capitano non metta in effetto quello che, essendo già in contesa con gli uomini de la sua Vicarìa, che gli negavano di dare un certo premio per aver esso fatto giustiziare un ribaldo, disse presente molti uomini da bene: che poi che di questa esecuzione di giustizia negavano di premiarlo, impiccaria per l'avvenire le borse e non i ladri. Questo non ho scritto per referir male, ma per avvertire V. Ecc. che quando le fusse rapportato, che qui non si fa giustizia, ella non creda che sia mia colpa. Io avrei più ardire di riprenderli se non fusse che allegano c'hanno compratol'ufficio, e che bisogna che se ne rivagliano: pur o comprino o abbiano in dono, mi parrìa lor debito che di queste cose che importano mi dovesson far partecipe.

Appresso un Mess. Gian Giacomo, il quale sta alla badia di Frassinoro, e al quale ho qualche obbligazione per onore che sempre a me e alli miei ha fatto quando mi accade di andare e di mandare innanzi e indrieto; e per questo (ma più perchè mi credo che sia gran servitore di V. Ecc.) l'amo e desidero ogni suo bene; esso mi scrive la qui inclusa lettera per la quale si duole come V. Ecc. vederà.[241]V. Ecc. giudichi se si duole a ragione o torto. Di questo fo fede a quella, che per quello ch'io lo conosco gli è molto fedele e affezionato, e anco Ser Tito qui notaro potrìa di questo fargli più certa testimonianza. Esso scrive, e anco più volte ha cercato di persuadermi, che Domenico d'Amorotto sia buon servitore di V. Ecc. Che esso sia o non sia, V. Ecc. lo debbe sapere meglio di me: io per me di questa bona opinione di Domenico non son ben chiaro, perchè gli effetti che per li tempi passati ho veduto mi paron contrarî: pur avendo esso più possanza in questi paesi che non hanno liofficiali di V. Ecc., non mi pare che sia fuor di proposito mostrare di credere che più presto ne sia amico che inimico, finchè un dì Mess. Domenedio provegga che possiamo più di lui. Io mi son sforzato fin adesso di tenermelo per amico, e anco di persuadere a lui che V. Ecc. l'abbia per buon servitore: e questo credo che sia stato bona causa, che fin adesso non ha, sotto specie di parzialitadi, molestata questa provincia. Se questo mio discorso par bono a V. Ecc., prego quella che anco con estrinseche dimostrazioni si sforzi di tenere Domenico, se non amico, almeno non nimico. Se anco le par meglio ch'io faccia altramente, me ne dia norma.

Io ho da significare a V. Ecc. come a questi dì due preti, l'uno da Reggio, e l'altro qui da Sillano, andaron a trovare il Sig. Alberto da Carpi[242]a Lucca mandati da Domenico d'Amorotto, il quale Domenico domandava di essere fatto Commissario similmente del piano di Reggio come è de la montagna,e s'accompagnâro qui con uno, al quale per via disseno quello che andavano a fare; e questo l'ha riferito a me, e dettomi come il Sig. Alberto ha fatto a Domenico quanto ha domandato.[243]

Qui si dice che Pierino Magnano si è presentato al cospetto di V. Ecc.: quando sia vero, aspetto da lei intendere come m'ho da reggere, circa la confiscazione de li suoi beni. Io ho fatto condurre certa poca quantità di grano che era ad una sua possessione. Ancora che si sieno (come anco ho scritto) appresentati chi dicon averlo comprato dal figliolo, l'ho fatta condurre qui in rôcca, e ci farò anco condurre un poco di vino, e tutto quello che di lui si trova mobile: ma non ne farò altro contratto finchè non ho novo avviso da V. Ecc., salvo ch'io pagherò li balestrieri e le spese de la condotta. Altro non occorre al presente. In bona grazia di V. Ecc. mi raccomando.

Castelnovi, XXV novembris 1522.

Umil servitore,Ludovico Ariosto

Umil servitore,Ludovico Ariosto

Al medesimo

Ill. ed Ecc. Signor mio. È accaduto che per far scrivere le robe mobili di Pierino che si trovava avere a Castelnovo e di fuore, e che non parendo a me che fusse in tutto sicuro che 'l mio Cancelliero vi andasse solo, ho mandato seco li balestrieri col suo capo ogni volta in la terra, e tre è accaduto che li detti balestrieri son cavalcati fuore ad un luogo distante di qui quattro miglia detto Villa: la prima volta vi andâro a scrivere detti beni e li consegnâro in mano del prete de la villa, e non parendo a me che fussino ben depositati, volsi che vi tornasseno e che li mettessino in mano de l'officiale de la Villa; la terza volta vi sono iti per farli condurre in qua, e così hanno fatto condurre circa un moggio e mezzo di grano che v'era, e lasciato comandamento a quelli uomini che conducano un poco di vino che v'è. Ora non sapendo io come io avessi a satisfare il Cancelliero, li balestrieri e il suo capo, scrissi a questi dì agli Magnifici del Consiglio che mi avvisassino come io li avevo a pagare. Sue Magnificenze mi risposeno ch'io facessi il consueto e quel manco ch'io potessi, e che satisfatto a queste spese io mandassi il resto a l'esattore de la Camera. S'io sapessi certo qual fosse questo consueto, io non avrei avuto a domandare il parere di Sue Magnif.: ma qui non è Statuto nè lettera alcuna che sia pervenuta in man mia, cheparli di quanto appunto sia la mercede di tali esecutori. Li balestrieri ogni volta che cavalcano domandano un quarto di ducato per volta, e il Capitano un ducato; e se fanno esecuzione in Castelnovo, domandano la metade di questo, e dicono questo essere il consueto: e il Capitano per queste esecuzioni avrebbe voluto tre ducati e mezzo; e ogni balestriero tre quarti e mezzo: del Cancelliero non parlo perchè sta meco e si contenterà di quello che vorrò io. Io dissi di dare al Capitano due ducati, e mezzo ducato per balestriero, e tutti si dolgono come io voglia torre quel che lor proviene. Io supplico V. Ecc. acciò ch'un'altra volta io non abbia a contendere e dar causa che questi che mi hanno ad ubbidire mi voglian male, che faccia intendere com'è l'usanza ne li altri luoghi di V. Ecc. di satisfare li balestrieri per l'esecuzioni che fanno, e far che così de le cose che appartengono alli Criminali come di quelle che appartengono alla Camera, io sia puntualmente instrutto, perchè tal lettera io farò qui registrare ne li Statuti, acciò che per l'avvenire nè io nè li miei successori stiano più sospesi in tali cause. — Per la Dio grazia qui si vive molto quietamente e in pace, e ogni cosa anderìa bene se non fosse per la vicinanza ch'avemo d'alcune terre che sono infette di peste: ma io col Capitano de la Ragione e con alcuni uomini da bene di questa terra non cessamo di far tutte le debite provvisioni; ma gli è il pericolo ch'avemo a far con villani, che mal si ponno tenere che non vogliano ir trafficando: pur Dio n'ha aiutato fin qui,spero che anco ne aiuterà: pur quando accadesse che alcuno si infettasse, supplico V. E. che sia contenta ch'io, senza scrivere altrimente, possa levarmi e venirmene a casa, perchè in ogni altro luogo mi darìa il core di poter schivar la peste fuor che qui, dove ho sempre villani all'orecchie, e non c'è alcuno che stesse a maggior pericolo di me. — Qui si dice che Pierino è a Ferrara: se 'l serà vero spero che da V. E. n'averò avviso. Quest'altri confinati, cioè il Coiaio e il Casaia, han scritto lettere a questa Comunità pregandoli che vogliano scrivere a V. E. che li rimandi a casa, e promettono di volere far miracoli di bontade: la lettera fu domenica letta in consiglio, e non fu uomo, di circa quaranta che c'erano, che rispondesse mai nè ben nè male. Io n'ho voluto dare avviso a V. Ecc., in bona grazia de la quale mi raccomando.

Castelnovi, 26 novembris 1522.

Umil. servitore,Ludovico Ariosto.

Umil. servitore,Ludovico Ariosto.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Iacopino da Convalle, il quale da V. S. mi è stato raccomandato nella differenza che ha con suoi cognati, mi ricerca ch'io facci fede a quelle di quanto sia stato fatto da me nella causa sua. V. S. intenderanno come a sua instanza io feci citare suoi cognati, delli quali uno detto G. Francesco, il quale è principale di loro, e al quale li altri fratelli sirimettono, non potè comparire per essere stato prima da me proibito di uscire di casa, per essere egli stato in luoco sospetto di peste; e dipoi che fu passato il termine della sospizione, la vicaria, della quale egli è, fu anco da me vietata di venire in questa terra pure per simile sospetto, sì che esso non è potuto comparire se non a l'ultimo comandamento; e questo ho detto perchè Iacopino vorrebbe che prima che si intendesse altro, lo satisfacesseno delle sue spese; e a me non è paruto di farlo, e di non giudicare di spese se non poi che averò cognosciuto li meriti della causa. Iacopino ha prodotto due testificati; in l'uno mostra che gli furono promessi in dote 22 ducati, e questo testificato è stato fatto citata la parte; poi ha fatto fare un altro esamine, ne lo quale mostra che non sterno a quelli primi patti, e che questi suoi cognati poi gli promisero 25 ducati: ma a questo secondo esamine non fu citata la parte. Li cognati dicono avere satisfatto Iacopino di questa dote, e di qualche cosa di più; Iacopino lo nega: a me pareva di dare qualche dilazione alli cognati di provare; Iacopino non se ne contenta, e mi prega che io facci relazione a V. S. del termine in che si trova la causa, e così la faccio. Alle quali sempre mi raccomando.

Li cognati di Iacopino dicono che hanno le loro prove nella vicaria del Borgo, e che sono stati per farli esaminare; ma che per essere loro stati creduti in sospetto di peste, hanno incorso in pericolo della vita.

Castelnuovo, 12 decembris 1522.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Perchè dubito che una lettera del medesimo tenore di questa, che a' dì passati io scrissi a V. S., non sia venuta in sue mani per colpa del portatore, replico con questa altra per fare loro intendere che lo illustrissimo signor mio mi aveva dato commissione ch'io ricordassi a V. S. come sono passati due anni che tra il comune di Valico di sopra e quello di Cardoso fu fatta una dichiarazione di confine,intervenientibus utrinque commissariis, e di concordia ne fu contratto uno instrumento, e dal prelibato signor mio ne fu mandata la ratificazione e confirmazione a V. S.: e V. S. mai non hannomutuomandata a sua Eccellenza. E perchè sua Eccellenza desidera di averla ad ogni buono fine, m'ha commisso ch'io scriva a quelle che siano contente di mandarla; onde così io le prego e più presto che ponno, acciocchè da sua Eccellenza io non sia tenuto per negligente.

Appresso, questi di Valico si dolgono, che contra li patti alcuni di Cardoso hanno passato le confine, e arato e seminato sul terreno che non è suo: io prego V. S. che si degnino d'intendere la veritade, e non comportare che sia alli nostri fatto torto. Alle quali mi raccomando.

Castelnovi, ultimo anni 1522.

Agli Otto di Pratica in Firenze

Magnifici et excelsi domini mihi observandissimi.È accaduto ch'uno, detto il Pretaccio da Barga, suddito di Vostre Eccellenze, aveva per un suo figliolo domandata per moglie una fanciulla di questa terra, ed eragli da li tutori stata promessa. E mentre che si veniva ordinando per fare il sponsalizio, la fanciulla,nescio quo spiritu ducta, è intrata in un monasterio che abbiamo qui, dell'ordine di San Francesco, ed èssi fatta vestir suora. Ma prima che si sia vestita, io insieme con tutori e parenti di lei ho fatto ogni opera possibile per rimoverla di questa opinione e far che 'l parentato segua; ma non l'ho potuto ottenere. Per questo il Pretaccio non riman soddisfatto, e vorrebbe per violenza avere costei, e minaccia alli tutori e alle monache grandemente. Io me ne sono doluto col capitano di Barga, e sua Magnificenza me n'ha dato assai giustificata e conveniente risposta; ma non è restato però, che questa notte passata il Pretaccio non sia venuto per mezzo li borghi di Castelnuovo con più di 50 compagni armati, e ito ad una possessione qui presso de la fanciulla, e se ne dimostra come padrone: ed ècci fin a quest'ora. Io l'ho fatto ammonire che se ne levi subito. Non so quello che seguirà. Mi è parso di ricorrere a Vostre Eccellenze, e pregarle che si degnino di scrivere subito e d'operare in modo che questo suo suddito desista da usare violenza, e seguali modi de la ragione, acciò che costui non sia causa di attaccare alcuna nimicizia fra li sudditi del mio Ill.moSignore e quelli di Vostre Eccellenze, dove credo che la volontà de li Signori sia bene unita e ottimamente disposta l'uno verso l'altro: e in bona grazia di Vostre Eccellenze mi raccomando sempre.

Castelnovi Grafagnanae, 7 ianuarii 1523.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.Perchè V. S. potriano avere inteso che alla Pieve Fossana, loco il quale è tra Castiglione suo e questa terra di Castelnuovo, è stato sospetto di peste; e per questo pensando le cose maggiori e di più pericolo che non sono, averanno forsi fatti divieti, che quelli che vengano di qui non possino intrare in Lucca; certifico V. S. come un Lucca Pierotto per uno suo figlio che nascosamente era andato, non so dove, si è infettato di modo, che due o tre sono morti di casa sua; ma presto si è fatto provvisione, chè tutta quella famiglia si è fatta ire in loco separato, e proibito a tutti quelli della Pieve, che non escano de le loro confine; benchè, grazia di Dio, in quella terra non si sia la peste scoperta in altra casa, e a Castelnuovo non è male nè sospezione alcuna, e stiamo con buonissime guardie. Io scrivo questa a V. S., perchè sappiano come sono le cose, e per pregarle che siano contente che lo esibitoredi questa, che serà mio fratello messer Galeazzo Ariosto, entri e alloggi in Lucca, il quale è venuto da Ferrara per ire a Carrara a trovare il reverendissimo cardinale Cibo suo padrone; e questo riceverò da V. S. per uno grandissimo piacere; le quali ringrazio della copia che a questi giorni mi hanno mandata, di quella ratificazione pertinente alli uomini di Valico e di Cardoso. E in buona grazia di V. S. mi raccomando.

Castelnovi, 29 ianuarii 1523.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Giovanni da Montepulciano, esibitore di questa, farà intendere a V. S. di un torto che li fece uno di quelli delli quali sono stati confiscati li beni per loro mali importamenti da V. S.; e mi dice che del tutto è informatissimo il spettabile Baldassarre da Montecatino, il quale domandato da quelle ne potrà fare buona relazione. Prego V. S. che prima per la giustizia, e poi per misericordia di questo povero uomo, il quale è da bene e merita essere aiutato, e appresso per mio amore, si degnino di prestargli ogni favore e aiuto conveniente: in buona grazia delle quali mi raccomando sempre.

Castelnovi, 18 ianuarii 1523.

Post scripta.Le S. V. non si diano maraviglia se la lettera è tardata; la causa è stata per il suspettoche è stato di qua di non potere entrare in Lucca: tuttavia ogni volta che si presenterà alle S. V., prego quelle li sia raccomandato per mio amore.

Castelnovi, 17 februarii 1523.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Alli dì passati scrissi una lettera a V. S. di uno torto che fu fatto a Giovanni da Montepulciano per uno di quelli de li quali sono stati confiscati li suoi beni per li loro mali portamenti, e che del tutto è informatissimo il spettabile Baldassarre Montecatini e Baccio del Fava vostro conestabile; li quali, dimandati da quelle, li potranno fare buona e vera relazione. Prego V. S. che prima per la giustizia e poi per misericordia di questo povero uomo il quale è da bene e merita di essere aiutato, e appresso per mio amore, si degnino di volerli far fare il debito suo conveniente, se non in tutto o in parte, e a quelle non li serà grave di darne avviso di quello, ed esse si risolveranno, notificando le S. V.; e serà una buona elemosina a farli del bene, per essere disfatto per tale conto: e V. S. intenderanno per la qui alligata tutto quello dimanda esso Giovanni, il quale vi sia raccomandato in buona grazia. E a V. S. mi offro e raccomando.

Castelnovi, 2 aprilis 1523.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Essendo io a questi giorni stato a Ferrara, lo illustrissimo signor mio m'ha commisso ch'io replichi a V. S. quello che altre volte ho scritto, cioè che quelle siano contente, che li banditi di questa ducale provincia non siano securi nel dominio di V. S.,et versa vice. Quelle ponno intendere li omicidii e assassinamenti che tuttavia accadeno in questi paesi, a li quali, per essere le giurisdizioni di V. S., de' signori Fiorentini e dell'illustrissimo signor mio così appresso l'una l'altra e come confuse, male si può provedere. Non ci vedo rimedio; ma che più presto le cose abbino a ire di male in peggio, se V. S. non mi soccorreno specialmente e presto, di non comportare che a li miei banditi sia dato recapito in le sue terre;et etiamper vedere che quando noi dessimo campana a martello per perseguitare tal gente di mala sorte, che le terre di V. S. accorressino in aiuto, che noi saremmo apparecchiati di fare per V. S. il medesimo: in buona grazia delle quali mi raccomando sempre.

Castelnovi, 10 aprilis 1523.

Al duca di Ferrara

Ill.moed Ecc.moSignor mio. Alla mia giunta qui trovai che questi banditi del Costa da Pontecchiocon li figliuoli di Pellegrin dal Silico e alcuni lombardi de la fazione di Virgilio da Castagneto erano in numero di circa sessanta in Grafagnana, li quali, oltre a quello che avevano fatto fin a quel dì, di che il Capitano mi dice aver avvisato V. Ecc.a, di poi erano stati a Salcagnana e avevano preso un uomo da bene detto Cappello e l'avevano menato via legato e poi ammazzato. Parendomi gran carico mio e anco di V. Ecc.apatire stessino qui così senza contradizione alcuna, molte volte confortai questi di Castelnovo che volessino porsi insieme e ire a cacciarli, il che mai non potetti impetrare, come quelli che non si fidano l'uno de l'altro, e dubitavano che con intelligenza de la parte italiana fussino nel paese. Io pur mi deliberai di far il debito mio, e menai pratica con gli uomini di Sillano, li quali soli di tutta questa provincia gli avevano mostrato il volto ed erano stati seco alle mani, che luni mattina prossimo passato si trovassino a Camporeggiano con cinquanta de li suoi, che io mi troverei qui con quelle persone che potrei fare più presto; poi la sera innanzi mandai comandamenti nella Vicarìa di Trassilico che quelli che potevano portare armi la mattina del lunedì fussino a Camporeggiano: e così senza far motto ad alcuno la mattina del lunedì nell'aprire del giorno, con una gran pioggia, mi partii da Castelnovo con li balestrieri, cioè X, chè il Capitano loro con un altro balestriero restò ferito a Castelnovo, e avendo su la mezzanotte mandato a chiamare li uomini di Turrita, villa qui più prossima, con numero di circaquaranta persone, me n'andai a Camporeggiano, credendo di trovarvi li uomini di Sillano; ma quelli villani non s'erano più mossi, come nulla appartenesse loro questa cosa: tutti gli altri comandati vennero a pezzo a pezzo. Fu forza mandare a chiamare questi di Sillano, senza li quali non mi pareva di poter far cosa che stesse bene, perchè sono armati e da far qualche espedizione, chè gli altri erano da fare in loro poco fondamento. Mentre ch'io faceva questa indugia, li avvisi delli uomini di Castelnovo andavano in volta, li quali più ad agio mi dà l'animo d'investigare e di trovare. Finalmente vennero quelli di Sillano, incirca sei persone, e mi fecero certa scusa infangata, che non m'avevano bene inteso, e poi mi certificaro che tutti li lombardi insieme con Filippo Pacchione, Bernardello e Battistino Magnano s'erano partiti e tornati di costa da l'alpe, e Bertagnetta e tre altri da Pontecchio partiti in discordia da li compagni si trovavano a Pontecchio, ed erano certi che erano avvisati e che non aspettariano, e che s'io volevo andare per bruciar le case, sarei causa di far bruciare la metade di questo paese; e così quelli da Camporeggiano e tutti gli altri mi pregavano che io non bruciassi, ch'io sarei causa de la ruina di questo paese. Per questo e perchè mi vedevo essere stato tardo per pigliarli, e perchè vedevo che nessuno mi seguiva volentieri, e che sul fatto quando accadesse qualche contrasto sarei abbandonato, come già due volte sono stati li balestrieri; l'una da quelli di Castelnovo contra li borghesani, l'altra da quellidi Camporeggiano contra li banditi; mi parve di licenziare la gente. Subito mi furon ambasciatori di quelli banditi da Pontecchio, li quali mi pregavano come per la qui inclusa di Bertagnetta V. Ecc.apotrà vedere. Io per nessun modo son per farli tal salvocondotto: ben son per darli bone parole e vedere di assicurarlo alquanto, se mai potessi fare con astuzia quello che non posso per forza. Io avevo avvisato il Commissario di Frignano e signori Lucchesi, il Commissario di Fivizzano e alcuni altri che a me pareva che fussino buoni per serrare li passi quando questi ribaldi volessono fuggire; ma mentre che ho tardato a dar questi avvisi (che non ho potuto far sì secreto che li fautori suoi, cioè tutti questi de la parte taliana di Castelnovo, non se ne siano avveduti e non gli abbiano avvisati), si sono levati, come ho detto, e tornati in Lombardia. Io voglio che V.aEcc.aintenda ogni cosa acciò che possa pensare e avvisarmi come mi ho da governare, chè veramente se non ci si fa qualche buona provvisione, questa provincia anderà di male in peggio e a V.aEcc.anon resterà altro che 'l titolo di esserne signore, e la signoria in effetto sarà di questi assassini e delli capi e fautori c'hanno in questa provincia e specialmente in Castelnovo.

Ieri essendo a Camporeggiano feci chiamare il parlamento generale e proposi tre cose: l'una che fussino contenti di conferire con l'altra provincia ad accettare quindici o venti fanti scoppietteri appresso a gli balestrieri che ci sono, e pagarli perun mese o per dui finchè questa provincia si riducesse in tranquillità e sicurezza. Questo non ho potuto con alcuna persuasione far che vogliano accettare, anzi si sono levati in piedi alcuni vecchi e hanno cominciato a ricordare li tempi passati e a dolersi che contra li capitoli ch'ebbeno quando si dettono alla Casa da Este V.aEcc.agli abbia dato la gravezza de li balestrieri, allegando che prima si solevano tenire ne le rocche li castellani, il stipendio de li quali esse Comunità pagano senza alcun loro utile, e che detti castellani erano obbligati a tenere chi dui, chi tre, chi quattro famigli, de li quali famigli poi si soleva prevalere il Commissario, e che questi erano più temuti ed erano più atti a tenere queta la provincia che non sono li balestrieri. Io risposi loro quello che mi parve conveniente; ma finalmente non ci fu uomo che volesse consentire di crescere spesa, ma più presto instavano che questa spesa de li balestrieri si levasse lor da dosso, o almeno che li denari con che si pagano li balestrieri fussino spesi in tanti fanti, che sarìa pur più numero, e in questi sassi niente vagliono li cavalli e che li fanti più quietamente e per sentieri e per balze, di notte e di giorno si potriano condurre in luoghi dove non ponno ire li cavalli. Questo lor parere ho voluto scrivere: V.aEcc.alo intenda e poi faccia il suo.

Io li proposi appresso che si facesse un battaglione di ducento o di trecento fanti ne la sua Vicarìa distinto sotto li suoi capi e che se gli desse l'arme o scoppietti o balestre o picche, con che fussinosempre apparecchiati a poter obstare quando lombardi o altri forastieri volesson lor dar noia; chè di voler fare io per mezzo del suo aiuto alcuna esecuzione contro banditi o delinquenti son ben certo che non mi succederìa. Questi rimasero contenti di voler fare, e così ho cominciato a darli principio. Son quattro Vicarìe: mi sforzarò di fare che ciascuna faccia il suo, per potermene valere almeno contra l'insulti di forastieri.

Io feci lor la terza proposta, che mi dessino autorità di poterli obbligare di 25 ducati per persona di delinquente, perchè intendono di metter taglia a questi assassini, e proposi che non volevo che alcuno di essi rispondessi in voce ma secretamente con le fave, acciò che particolarmente non potessino essere notati e per questo offesi da li banditi, de li quali ero certo che avevano più paura, e gli avevano in maggiore osservanza e gli prestavano più ubbidienza che a V. Signoria. Li Sindici furono li primi a rispondere che davano l'autorità di questo agli Otto, sì come a quelli nelli quali era rimesso di poter spendere quello de le Comunità a lor modo. Gli Otto risposero che erano certi di tutti otto essere morti se facevano questo. Io mandai per le fave per far ballottare la cosa: si cominciaro a levare in piedi e ad uscire dal consigliocatervatim, dicendomi che non volevano intervenire a questo perchè erano certi che li banditi gli averebbero tutti per inimici e che se ne vendicariano sol per questo che avessino consentito che tal cosa si ballottasse. Or V.aEcc.apuò comprenderein che paura è tutto questo paese per sei o dieci ribaldi che ci sono.

Ultimamente gli Otto che mi sedevano più appresso mi disseno che avriano di grazia di pagare questa taglia, fatto che fosse l'effetto, ma che non volevano essere autori, ma che più presto volevano mostrare essere sforzati da V.aEcc.ae che sarìa bene che quella mi dèsse per una sua lettera commissione o per una grida emanata da quella, che io mettessi taglia a questi ribaldi, e l'uno che ammazzasse l'altro uscisse di bando e appresso guadagnasse dieci ducati, chè fariano più conto del denaio che d'essere rimessi. V.aEcc.aora consideri il tutto e mi significhi ch'io per me, senza l'aiuto e consiglio di quella, non so che mi faccia.

Per satisfare a quella di quanto ella mi commise de li prugnoli e delle trote, passando da Montefiorino e ritrovandovi il Commissario di Sestola, feci che subito spacciò un messo con certi pochi prugnoli che erano ivi apparecchiati per lui; e credo che V.aEcc.agli abbia avuti. Io ho fatto subito pescare a trote, e fin qui non ho potuto averne se non tre assai piccole, le quali subito ho fatto amarenare. Se n'avrò prima che io spacci il messo dell'altre, le manderò insieme; se non V.aEcc.asi contenterà di queste perchè l'acque sono in questo paese ancora fredde di sorte, che non se ne può pigliare. Ho li messi fuori per trovare delli prugnoli: se ne potrò avere li manderò insieme; ma questo paese è più alto che 'l Frignano, e per questo più tardo a produrre le cose, sì che V.aEcc.ami scusi s'io non posso fare al presente quanto è il mio debito e desiderio. Altro non occorre. In buona grazia di quella umil. mi raccomando.

Castelnovi, 15 aprilis 1523.

(P. S.) Appresso mi ero scordato di dire a V.aEcc.ache tutto il consiglio di Camporeggiano mi pregava ch'io facessi a questi banditi salvo condotto di star nel paese, dando essi sicurtà secondo che per lettera loro inclusa propongono. Io risposi che questo non ero per fare senza saputa di V.aEcc.ae che gli ne darei avviso.

V.aEcc.adebbe anco sapere questo, che per derisione dell'officio questi banditi quando erano tutti insieme prima che si partissero del paese ferono far una grida che promettevano di donare ducento ducati a chi dèsse lor nelle mani vivo il Capitano Vicecommissario e cento morto: così m'ha detto esso Capitano che l'ha per cosa certa.

Al medesimo

Ill. ed Ecc. Signor mio. Ora ho ricevuto una di V. Ecc. per la quale quella m'instruisce quanto ho da fare contra questi banditi, li quali di nuovo hanno fatto li eccessi di che il Capitano de la Ragione avea dato avviso; ma perchè per un'altra mia, la quale per la via del Commissario del Frignano ho dirizzata a V. Ecc. io avviso quanto poi ho fatto, e qual sarebbe il mio disegno per averequesti ribaldi ne le mani, non farò altro fin che da quella non ho nuova commissione. Le case sempre si ponno bruciare, ma non già sono atto d'avere li delinquenti ne le mani, se non aspettando il tempo, e usando grande industria. Pur io manderò la lettera di Vostra Eccell. al Commissario del Frignano, acciò che ad ogni mia richiesta mi somministri le genti e l'aiuto di che io lo ricercherò.

Li uomini del Poggio per aver negato di seguitare il Capitano de' balestrieri, e per aver prima dato mangiare e bere alli banditi, benchè io creda più presto per paura che per volontà; pur per non avere fatto il debito loro di dar la campana a martello, o di mandare ad avvisare l'officio, et etiam perchè sieno esempio agli altri; ho condennato secondo il tenore de le mie gride in 200 ducati, ed anco penso di non lasciar quelli di Camporeggiano impuniti, se con ragione potrò procedere: ma fanno assai escuse, che li banditi erano molti più in numero che tutto quel popolo, e che li balestrieri nostri giunseno improvviso, e così presto furon rotti, che essi non ebbono tempo di pigliar l'arme. Pur la cosa s'intenderà e similmente del Comun di Ponticossi, che fu richiesto e non volse seguire; e s'io potrò condennarli, non avrò loro remissione. A V. Ecc. starà poi a far la grazia, ne la quale spero che avrà rispetto a far satisfare il Capitano e quel povero balestriero, del quale il cavallo peritte, dei loro interessi.

Appresso perchè si approssima il tempo che questo Capitano de la Ragionesit functus officio, chèquesto giugno è il suo termine, io dubito di restar qui senza compagno, o vero che sia mandato in suo loco uno che non sia così a proposito de l'officio come è lui, che, come altre volte ho scritto e detto a bocca, è virile e uomo da farsi temere e ubbidire, ed esso con la sua severità tempera quel mio difetto che alcuni di Castelnovo m'hanno imputato, cioè di essere troppo buono;[244]dove se fusse mandato qui un altro che similmente fusse troppo buono, dubito che l'uno e l'altro insieme farìa una mistura che valerìa poco: per tanto prego V. Ecc. a far che non si parta finchè ella non abbia provvisto d'un altro simile a lui; che almeno non si parta di qui per tutto agosto. Altro non occorre al presente. In bona grazia di V. Ecc. umil.temi raccomando.

Castelnovi, XVI aprilis 1523.

Al medesimo

Ill. ed Ecc. Signor mio. Essendo io a questi giorni a Ferrara,[245]accadde che due figlioli di Ser Evangelista dal Sillico entrâro qui a Castelnovo una notte travestiti in casa d'una giovane; la quale ancorach'abbia nome di far piacere segretamente ad un uomo da bene di questa terra, pur non è p.... di ognuno, e sta e pratica senza essere schivata con le donne da bene; e gli messero le mani addosso per tirarla per forza di casa. Ella gridò, e fu aiutata. La mattina si venne a dolere al Capitano. Per questo un figliolo di Ser Evangelista, detto prete Job, il quale è chierico ordinato in sacris, trovò la madre di detta giovane, e gli ruppe la testa e lasciò per morta, ed è stata molti dì in pericolo di morire. Per questo il Capitano gli processe contra, e lo condennò in 200 lire. Ser Evangelista produsse le bolle de li ordini del figliolo, e fece venire una inibitoria dal Vescovo di Lucca. Per questi ed anco per altri rispetti il Capitano cessò dal procedere, in modo che 'l detto prete Job è tornato a Castelnovo. Questa cosa è di mal esempio, e anzi spiace sommamente, e se non fosse che io temo le censure ecclesiastiche per aver beneficio,[246]io non guarderei che costui fosse prete, e lo castigherei peggio che un laico: e quando io non potessi fare altro, almen li darei bando: che se bene li signori temporali non hanno potestà sopra li chierici, pur mi pare che nè anco li chierici debbiano poter star nel dominio de li detti signori contra lor volontà. Io n'ho voluto scrivere a V. Ecc. acciò che quella gli faccia quella provvisione che le pare; e d'ognicosa che determini dia più presto al Capitano la commissione che a me, perchè esso non ha beneficî come ho io. E in buona grazia di V. Ecc. umil. mi raccomando.

Castelnovi, 17 aprilis 1523.

Post scripta. Avevo scritto al Vescovo di Lucca, de la cui diocesi è Castelnovo, e a quel di Luna, che è superiore alli preti di Camporeggiano, acciò che mi dessino autorità sopra li preti. Il Vescovo di Lucca si trova ammalato, sicchè non ho potuto ancora averne risposta. Questo di Luna mi risponde la qui inclusa lettera, per la quale V. Ecc. può giudicare che se vogliamo ricorrere alli Vescovi avremo poco aiuto: ed io anco n'ho fatto esperienza, chè questa passata estade mandai in mano del Vescovo di Lucca quel prete Matteo[247]che avea ferito il mio Cancelliero, ed era omicida e assassino publico, e con poca acqua lo mandò assolto: e prima ch'io venissi qui, un prete Antonio da Soraggio, ch'avea morto un suo zio, fu in mani del Vescovo di Luna, e con unmisereaturfu liberato.

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi.Li uomini di Valico mi hanno pregato ch'io facci opera d'impetrare grazia appresso V. S. per uno delli suoi detto Belgrado, che è prigione di quelle. Quello che detto Belgrado abbia fatto di male di nuovo, non m'hanno saputo dire, se non ch'è imputato d'aver voluto puorre taglia a certi di ch'io non so il nome, e in sua escusa mi allegano che questi tali erano debitori di lui; e più presto ha cercato per quella via che ha potuto di avere il suo, che egli avesse intenzione di volere quello che non gli apparteneva. Questo atto, ancora che sia violenza, chè non è licito ad alcuno farsi da sè ragione, pure merita, intercedendo persona quale io mi reputo di essere appresso V. S., per l'affezione e lo amore ch'io li porto, di esserli usato indulgenza e perdonanza; e così quanto so e posso, e prego e supplico V. S.: e se ben per li tempi passati questo Belgrado è stato alquanto più gagliardo a danno delli sudditi di V. S. e a difesa delli suoi di Valico in quelle differenze tra Valico e Cardoso, prego quelle che adesso non voglino ritoccare quelle piaghe che già più giorni dovrebbero essere salde, e così voglino rimettere ogni passata ingiuria, ch'io ne averò a V. S. perpetuo obbligo, e lo accumulerò appresso alli altri molti ch'i' li ho; e so cheal mio illustrissimo signore quelle faranno gran piacere: in buona grazia delle quali mi raccomando.

Castelnovi, 18 aprilis 1523.

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Cesare di Antonio Evangelista da Valico si trovò insieme con alcuni di Coreglia a fare certo omicidio, e perchè mi dice che tali suoi compagni hanno avuto da V. S. salvo condotto, è ricorso a me come a quello la cui intercessione spera che li debba giovare, e pregatomi che io supplichi a V. S. che in questo lo voglino trattare come hanno fatto li altri che sono in pari colpa: e così io, che debbo avere la protezione di questi sudditi dello illustrissimo signor mio, quanto so e posso lo raccomando a V. S. che lo faccino puorre nel medesimo salvo condotto, dove sono posti quelli da Coreglia, seguaci di Francesco da Castiglione: e in buona grazia di quelle mi raccomando.

Castelnovi, 19 aprilis 1523.


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